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roma vista da me - MONICA MGL VALENTINI Scrittrice

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Monica M.G.L. Valentini<br />

ROMA VISTA DA ME<br />

Ovvero, incontri ravvicinati del terzo tipo<br />

o quasi<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 2


©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 3<br />

DELLA STESSA AUTRICE:<br />

Cristalli<br />

La spa<strong>da</strong> bianca<br />

Il condottiero<br />

Il richiamo del silenzio<br />

Principe delle tenebre<br />

Agemina<br />

L’ombra della ginestra<br />

Co<strong>me</strong> convivere con uno sport sconosciuto<br />

Roma <strong>vista</strong> <strong>da</strong> <strong>me</strong><br />

E il mondo non fu più lo stesso…<br />

ISBN 978-1-4092-2415-0<br />

© 2007 M.G.L. <strong>VALENTINI</strong><br />

Tutti i diritti riservati<br />

Grafica: Marco Licio Fabi<br />

CONTATTA L’AUTRICE<br />

WWW.<strong>MONICA</strong><strong>VALENTINI</strong>.NET<br />

Le seguenti interviste sono uscite periodica<strong>me</strong>nte sul web<br />

magazine "IL LEGIONARIO" nella rubrica: Gli eterni volti di<br />

Roma


SOMMARIO<br />

COLA DI RIENZO ....................................................................................... 7<br />

EZIO FLAVIO ............................................................................................ 11<br />

GALLA PLACIDIA .................................................................................... 15<br />

ATTILA ...................................................................................................... 20<br />

BONIFACIO VIII ........................................................................................ 25<br />

FEDERICO II ............................................................................................. 30<br />

REA SILVIA ............................................................................................... 36<br />

ROMOLO ................................................................................................... 41<br />

GAIO CESARE GERMANICO (Caligola) ................................................. 45<br />

CLAUDIO CESARE NERONE .................................................................. 50<br />

BENVENUTO CELLINI ............................................................................. 54<br />

RAFFAELLO SANZIO (Santi) .................................................................. 58<br />

BEATRICE CENCI .................................................................................... 63<br />

IL LEGIONARIO ........................................................................................ 68<br />

LUCREZIA BORGIA ................................................................................. 72<br />

CRISTINA DI SVEZIA ............................................................................... 77<br />

MICHELANGELO BUONARROTI ............................................................ 82<br />

ENRICO TOTI ............................................................................................ 86<br />

PASQUINO ................................................................................................ 90<br />

CICERUACCHIO (Angelo Brunetti) ........................................................ 94<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 4


Queste piccole interviste mi furono chieste per la rubrica “Gli eterni volti di<br />

Roma” che appariva sul web magazine “IL LEGIONARIO”, un giornale che<br />

parlava della Roma del calcio e, pertanto, alcune scherzose riflessioni<br />

sono riferite a questa Roma.<br />

Inizio questo mio girovagare tra i <strong>me</strong>andri oscuri e ambigui<br />

della Storia per far conoscere vari personaggi che hanno<br />

avuto a che fare con la nostra amata Roma. E ce ne sono<br />

tanti, credetemi, che, co<strong>me</strong> noi, l'hanno amata oppure odiata,<br />

ma che, in ogni caso, Roma ce l'avevano nel sangue. E<br />

l'impresa è ardua, lo so bene ahimè, perché oggi sono pochi<br />

coloro interessati a chi, volenti o nolenti, nel corso dei secoli la<br />

nostra città ha reso grande nel mondo.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 5<br />

<strong>MGL</strong> Valentini


A mio marito<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 6


COLA DI RIENZO<br />

(Roma, 1313/14 - Roma, 8 ottobre 1354)<br />

Cosa c'è di più incredibile, buffo, irriverente nella vita di un uomo che<br />

an<strong>da</strong>re una sera a dormire e ritrovarsi in una spelonca scura, umi<strong>da</strong>,<br />

salmastra, concreta<strong>me</strong>nte fuori del mondo e, all'improvviso, volgendo lo<br />

sguardo intorno, intravedere un fuoco fatuo che, inesplicabil<strong>me</strong>nte, ti<br />

richiama alla stessa maniera di co<strong>me</strong> un orso è attratto <strong>da</strong>l miele? Nulla, a<br />

parte la curiosità, la legittima curiosità. Non saremmo uomini altri<strong>me</strong>nti,<br />

non credete? Ed io mi ritrovo invischiata in qualcosa di <strong>me</strong>raviglioso,<br />

unico, singolare: un incontro quanto mai irreale con il passato che<br />

cambierà total<strong>me</strong>nte la mia esistenza.<br />

Lo vedo, stagliarsi nitido contro la roccia ricoperta di humus, che mi<br />

fissa con i suoi occhi perspicaci, che perforano l'animo, le braccia<br />

conserte, il peso del corpo sostenuto <strong>da</strong> una sola gamba, a testimonianza<br />

che era <strong>da</strong> un po' che stava lì nell'attesa di incontrarmi.<br />

Inghiottisco di colpo l'urlo che mi nasce spontaneo e, tremando<br />

appena, chino alquanto la testa co<strong>me</strong> a sincerarmi di ciò che sto<br />

osservando: sono viva o sono trapassata nella parte dei più? È lui, non<br />

possono esserci errori: Nicola di Rienzo Cabrini, più comune<strong>me</strong>nte<br />

chiamato Cola di Rienzo, conosciuto <strong>da</strong>i giovani<br />

<strong>roma</strong>ni più per la via a lui intitolata che per ciò che ha<br />

fatto.<br />

Mio Dio! penso allibita. Ma… Se è vera<strong>me</strong>nte lui,<br />

lui… Dio mio, qui stiamo parlando del periodo storico<br />

che si sno<strong>da</strong> tra la prima <strong>me</strong>tà del XIV secolo e la<br />

sua fine, quando la sede papale si trovava ad<br />

Avignone, in pieno marasma della Guerra dei Cento<br />

Anni, quando Roma era solo uno sbiadito ricordo<br />

dell'epoca d'oro, quando Dante componeva i suoi<br />

immortali versi, quando Petrarca imperava…<br />

-Sei proprio tu?- domando titubante, sbattendo più volte gli occhi per<br />

essere certa di vedere bene.<br />

Indispettito gonfia il petto, tronfio co<strong>me</strong> un pavone, scioglie le braccia e<br />

posa le mani sui fianchi e borbotta:<br />

-Chi diavolo pensi possa essere?-<br />

-Un fantasma?- azzardo provando ad avvicinarmi.<br />

-Un fantasma! Tst! Che tu lo voglia credere o no, sono proprio io, in carne<br />

e ossa. Forse,- am<strong>me</strong>tte ammiccando, -un po' più in ossa che carne, <strong>da</strong>ti i<br />

trascorsi secoli. Ma non mi la<strong>me</strong>nto. Prova.- mi invita allungando un<br />

braccio.<br />

Esitante mi accosto a lui e poggio la mano sull'avambraccio, ritraendola<br />

subito dopo, co<strong>me</strong> se mi fossi scottata: era vivo! Cola di Rienzo era vivo e<br />

vegeto dinanzi a <strong>me</strong>! In quale malia ero finita? L'istinto mi porta a toccarmi<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 7


il volto, per sincerarmi di essere anch'io viva e quel semplice gesto lo fa<br />

sogghignare.<br />

Alza l'indice a mo' di maestro ed esordisce:<br />

-Io sono <strong>roma</strong>no, trasteverino, tu non so se puoi vantare altrettanto. Sono<br />

nato non so bene se nel '13 o nel '14, all'epoca non esisteva l'anagrafe, <strong>da</strong><br />

genitori contadini e contadino sono stato anch'io per i miei primi vent'anni,<br />

ma, ascoltami bene ragazza di oggi, con le idee già chiare in testa:<br />

studiare i classici. Capisci cosa intendo?-<br />

Annuisco quasi impercettibil<strong>me</strong>nte, ancora attonita e lui inspira a fondo,<br />

prima di dire:<br />

-L'ho fatto, figliola. Ho studiato i classici e sono diventato notaio in Roma.-<br />

Percepisco l'orgoglio nelle sue parole e ne ha ben donde. Io, <strong>da</strong>l canto<br />

mio, all'improvviso mi sento piccina dinanzi a un uomo di tale stampo e<br />

sussulto appena quando lo vedo farmi un gesto con la mano. Mi avvicino e<br />

lui mi mostra la parete alle sue spalle, umi<strong>da</strong> e scura. Sto per aprire bocca,<br />

quando, all'improvviso, la roccia muta<br />

aspetto e vedo Roma, ossia, percepisco che<br />

è Roma perché riconosco i Fori Imperiali, ma<br />

non è la mia Roma. Non c'è neppure il<br />

cupolone. Sembra un paese in abbandono,<br />

dove per le strade girano postulanti,<br />

pellegrini e ladri e dove solo il ricco signore e<br />

il principe della Chiesa si possono<br />

per<strong>me</strong>ttere il cavallo.<br />

-Lo vedi anche tu lo squallore in cui era<br />

precipitata l'Urbe?- doman<strong>da</strong> con aria<br />

assorta. -Io ho <strong>da</strong>to letteral<strong>me</strong>nte la vita per<br />

cercare di ridonare alla nostra capitale la<br />

magnificenza che le era dovuta. Non era<br />

un'impresa facile, ne convengo.- com<strong>me</strong>nta con il volto corrucciato. -Io ho<br />

amato moltissimo la mia città e vederla ridotta così, com'era nel 1300,<br />

rispetto alla maestosità dell'epoca d'oro dei Cesari, mi <strong>da</strong>va un colpo al<br />

cuore. Pure il papa era fuggito.-<br />

-Per questo motivo sei partito per Avignone?- domando studiando il suo<br />

volto largo, <strong>da</strong>l naso aquilino, i suoi occhi vigili e attenti e le sue labbra<br />

serrate.<br />

-Sì, per intercedere presso papa Cle<strong>me</strong>nte VI de Beaufort, per porre fine a<br />

tutte le lotte intestine tra le varie fazioni nobiliari che dilaniavano l'Urbe. Ma<br />

tu,- aggiunge con aria inquisitoria, -hai una vaga idea di co<strong>me</strong> si viveva<br />

all'epoca?- doman<strong>da</strong> indicando la città apparsa alle sue spalle.<br />

-Be'… Vaga, sicura<strong>me</strong>nte vaga.- am<strong>me</strong>tto.<br />

Con uno scatto nervoso si passa una mano tra i capelli corti e borbotta:<br />

-Voi giovani d'oggi cosa ne potete sapere? Oggi girate con le macchine,<br />

con i motorini, infestando la città con il vostro smog. Avete la televisione, i<br />

videogiochi, i cellulari… Cosa ne potete sapere?-<br />

-In effetti, siamo più fortunati.- convengo con un sorriso di scusa.<br />

Lui mi fissa con brutto cipiglio e ribatte aspro:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 8


-Fortunati? Tu non hai capito nulla: siamo stati noi i veri fortunati! Noi non<br />

ci spaventavamo a <strong>me</strong>tterci in marcia a piedi, pronti a intraprendere un<br />

viaggio lungo e massacrante per giungere all'altro capo del mondo<br />

conosciuto; non te<strong>me</strong>vamo di perdere un gioco perché an<strong>da</strong>va via la<br />

corrente; non ci scannavamo per una partita di calcio an<strong>da</strong>ta male. Qui,-<br />

conclude ammiccante, con aria di superiorità, -se c'è qualcuno fortunato,<br />

sono io, non tu.-<br />

Rimango un attimo in silenzio, poco convinta del suo modo di<br />

interpretare la fortuna e chiedo:<br />

-Il linciaggio lo vedi co<strong>me</strong> una morte fortunata?-<br />

Lo scorgo sgranare gli occhi e illividire, camuffare il ricordo doloroso<br />

con un gesto vago della mano e ringhiare:<br />

-Aho! Noi <strong>roma</strong>ni siamo fatti così. Che ci vuoi fare?-<br />

-Ma tu, all'inizio, desideravi solo il loro bene.-<br />

-Si capisce! E dopo che il papa mi aveva investito dei pieni poteri, ho<br />

governato con giustizia, proclamandomi Vicario pontificio e liberatore della<br />

sacra repubblica <strong>roma</strong>na.-<br />

-Il che significa?- domando con un pizzico di impertinenza.<br />

Indispettito, torna a incrociare le braccia al petto e risponde piccato:<br />

-Ho cercato di riportare Roma al suo giusto ruolo: capitale dell'intero<br />

mondo cristiano.-<br />

Gli brillano gli occhi e gonfia il petto ed io posso solo immaginare<br />

l'orgoglio che gli fluisce nel sangue.<br />

-Tuttavia i baroni <strong>roma</strong>ni non la pensavano co<strong>me</strong> te.-<br />

Mi guar<strong>da</strong> e scuote la testa sconsolato.<br />

-Non solo loro, pure il pontefice, che prima mi ha teso la mano e poi l'ha<br />

ritirata. Pensa un po': mi ha fatto processare. Io! Che ho fatto tanto per la<br />

mia amata città, per elevarla a titolo di capitale del mondo e renderle il<br />

giusto posto!-<br />

-Forse hai esagerato un tantino?- insinuo inarcando le sopracciglia. -Sei<br />

stato costretto a fuggire per evitare il linciaggio.-<br />

Lui sorride e si <strong>me</strong>tte in testa la corona di alloro, co<strong>me</strong> i vecchi Cesari.<br />

-Per Roma ho sopportato la reclusione prima presso l'imperatore, poi ad<br />

Avignone. Ho persino fatto amicizia con i topi che dividevano la mia misera<br />

sorte. Un'intera famiglia di ratti, con baffi alquanto lunghi e denti aguzzi.-<br />

-Compagnia piacevole.-<br />

-Più che altro silenziosa.-<br />

-Ma poi sei tornato a Roma.-<br />

-Eh…- sospira. -All'elezione di Innocenzo VI Aubert, mi sono visto cavare<br />

di prigione per accompagnare il battagliero cardinale Albornoz in Italia, per<br />

spianare il ritorno della sede pontificia a Roma. Chi <strong>me</strong>glio di <strong>me</strong> poteva<br />

influire sui <strong>roma</strong>ni?-<br />

Sbircio lo scorcio di città alle sue spalle e, a dispetto di tutto, rimango<br />

incantata dinanzi a quel pezzetto di esistenza così remoto che mi si<br />

snocciola dinanzi agli occhi. Non è <strong>da</strong> tutti vedere la vita quotidiana che si<br />

faceva nel XIV secolo e mi ritengo eletta.<br />

-Tu, però, i <strong>roma</strong>ni li hai vessati con tasse altissi<strong>me</strong>, con gabelle sul sale<br />

che il popolino era impossibilitato a pagare.- gli faccio notare.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 9


Lui alza le spalle e risponde:<br />

-Roma era un letamaio. La gente viveva di elemosina e solo pochi<br />

potentati potevano per<strong>me</strong>ttersi certi lussi. Se dovevamo riportare il papa a<br />

Roma occorreva rinnovare la città.-<br />

-Tu i <strong>roma</strong>ni non li conosci poi tanto bene.- com<strong>me</strong>nto trattenendo un<br />

sorriso divertito.<br />

Abbassa gli occhi e sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />

-Quale riconoscenza, vero? Essere linciato e <strong>da</strong>to alle fiam<strong>me</strong> <strong>da</strong>l popolo<br />

che volevo innalzare agli onori della Storia.-<br />

-Siamo <strong>roma</strong>ni.-<br />

-E che vuoi farci? Correva l'anno 1354 ed io ero ancora piuttosto giovane.<br />

Ma così va il mondo.-<br />

-Più che il mondo, sono stati i baroni <strong>roma</strong>ni a sobillare il popolo, scontenti<br />

del tuo rientro.-<br />

-Certo, loro erano il vero argano e il popolino,<br />

bastardo co<strong>me</strong> una <strong>me</strong>retrice, pronto a<br />

coalizzarsi con chi alza di più la voce e loro<br />

l'hanno alzata abbastanza.- am<strong>me</strong>tte con un<br />

sorriso.<br />

-Però tu hai comunque perso la testa. Il potere ti<br />

ha <strong>da</strong>to al cervello e, per<strong>me</strong>ttimi di dirlo, non ti<br />

sei regolato. Lo stesso popolo, che all'inizio ti ha<br />

aperto le braccia, fo<strong>me</strong>ntato <strong>da</strong>i tuoi discorsi,<br />

<strong>da</strong>lle tue arringhe, <strong>da</strong>lla tua retorica, alla fine si<br />

è reso conto che eri uscito fuori dei binari e ben<br />

volentieri ha prestato orecchio ai baroni. Sai,<br />

con le belle parole ma con la pancia vuota…-<br />

I suoi occhi brillano di una luce vivi<strong>da</strong> e alza il <strong>me</strong>nto, fissandomi<br />

<strong>da</strong>ll'alto in basso.<br />

-Per lo <strong>me</strong>no, io ero spinto <strong>da</strong> un alto ideale. I baroni erano spinti solo <strong>da</strong>l<br />

loro tornaconto.-<br />

-A vederti ora,- com<strong>me</strong>nto restringendo gli occhi co<strong>me</strong> a pesarlo, -non<br />

sembrerebbe che tu fossi divenuto piuttosto pingue.-<br />

-Be', sì.- am<strong>me</strong>tte chinando appena la testa, co<strong>me</strong> colto in flagrante. -In<br />

effetti,- mi sussurra nell'orecchio, co<strong>me</strong> se avesse avuto timore che<br />

qualcuno lo udisse, -la cucina non mi faceva difetto. Soprattutto la buona<br />

cucina <strong>roma</strong>na.-<br />

Sorrido divertita e torno a guar<strong>da</strong>re la Roma del 1300 che lenta<strong>me</strong>nte<br />

svanisce, per lasciar riaffiorare la nu<strong>da</strong> roccia. Vedo Cola che mi sorride a<br />

sua volta, quasi felice di avermi fatto partecipe della sua vita e mi fa un<br />

cenno di saluto con la mano, e, prima che svanisca anche lui, mi precipito<br />

a chiedere:<br />

-Saresti pronto a rifarlo?-<br />

-Chiaro! È Roma, la mia città, la capitale del mondo!-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 10


EZIO FLAVIO<br />

(Durostoro, Mesia, 390 ca. - Roma, 454)<br />

È incredibile quanto sia vivo il sottobosco di notte. Si odono creature<br />

notturne che comunicano tra loro cinguettando, sibilando, ululando ed io<br />

quasi impallidisco dinanzi a queste spettrali presenze di cui odo solo il<br />

rumore. L'oscurità domina e tutti noi sappiamo quanto il buio faccia paura,<br />

quanto faccia credere che un semplice strisciare sopra le foglie possa<br />

essere qualcosa di diverso e mostruoso <strong>da</strong>l semplice e quanto mai<br />

naturale strisciare di un serpente.<br />

Mi muovo con cautela, allungando le braccia in avanti co<strong>me</strong> un cieco<br />

nella notte e quando inciampo su una radice nodosa, una mano forte, dura<br />

e callosa, mi sorregge per evitare di farmi fare un ruzzolone. Sto per<br />

gri<strong>da</strong>re di paura, lasciando sfogare la tensione accumulata, quando odo<br />

una voce sentenziare:<br />

-Stai attenta, figliola. Il sottobosco nasconde sempre minacce latenti.-<br />

Mi giro e lo vedo, con indosso una tunica <strong>roma</strong>na, con una candela<br />

nella mano libera e il tenue chiarore che illumina il suo volto duro, gli occhi<br />

perspicaci e attenti.<br />

-Ma… Ma tu sei…- balbetto incredula,<br />

<strong>me</strong>ntre lui mi lascia il braccio e si<br />

osserva intorno.<br />

-Sì, sono proprio io, Ezio, uno dei<br />

grandi della corte di Ravenna.-<br />

-Ezio… Il generale Ezio che ha<br />

sconfitto Attila?-<br />

-Quello e altro.- inizia facendo un<br />

<strong>me</strong>zzo inchino di presentazione.<br />

Rimango piacevol<strong>me</strong>nte sorpresa<br />

<strong>da</strong>lle buone maniere di quel rude<br />

sol<strong>da</strong>to <strong>roma</strong>no, che di <strong>roma</strong>no, poi,<br />

non ha nulla. Ma suo padre, un barbaro Goto, era diventato generale<br />

dell'impero <strong>roma</strong>no e lui, <strong>da</strong> bravo figliolo, ne aveva seguito le gesta.<br />

-Devo riconoscere,- am<strong>me</strong>tte con tono <strong>me</strong>sto, -che essere stato ostaggio<br />

per tre anni del Visigoto Alarico e poi degli Unni di re Rua, mi ha fatto<br />

crescere in fretta. All'epoca era la prassi normale quando si stipulava un<br />

patto.- aggiunge con noncuranza.<br />

-Quanti anni avevi?- domando incuriosita, <strong>me</strong>ntre mi risistemo la manica<br />

della maglia che lui aveva involontaria<strong>me</strong>nte tirato per non farmi cadere.<br />

Ci pensa un po' grattandosi il <strong>me</strong>nto, rendendosi conto che era arduo<br />

tornare indietro con la <strong>me</strong>nte a tanti secoli prima, quindi risponde:<br />

-Circa quindici. Ma se consideri che di origini sono barbaro anch'io…-<br />

-Deve essere stata un'esperienza difficile.-<br />

-Difficile?- sogghigna con tono insinuante. -Tu non ne puoi avere idea. Io<br />

giungevo <strong>da</strong> un paese civilizzato, <strong>da</strong> un luogo che aveva fatto la Storia e<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 11


mi sono ritrovato in un mondo dove un australopiteco avrebbe storto il<br />

naso.-<br />

Sorrido condividendo il suo estremo paragone e suggerisco:<br />

-Quell'esperienza ti ha però aiutato in seguito.-<br />

-Eh, sì.- am<strong>me</strong>tte. -Quando mi sono scontrato con i Visigoti in Gallia,<br />

conoscevo fin troppo bene i modi di fare di quei barbari, tanto <strong>da</strong><br />

sopraffarli.-<br />

-Soprattutto gli Unni.-<br />

Si guar<strong>da</strong> intorno, sempre all'erta, girando la candela per vedere<br />

<strong>me</strong>glio, quindi mi si avvicina e mi sussurra all'orecchio:<br />

-Qui lo dico e qui lo nego: i <strong>roma</strong>ni erano ottimi sol<strong>da</strong>ti, eppure i barbari<br />

erano una vera forza della natura. Loro la battaglia ce l'avevano nel<br />

sangue. Erano un popolo di guerrieri, uomini e donne, vecchi e bambini.<br />

Nulla a che vedere con la nostra civiltà.- aggiunge con un gesto secco<br />

della mano.<br />

Annuisco, concor<strong>da</strong>ndo con lui e un sorriso gli piega le labbra,<br />

compiacendosi che comprendessi la sua posizione.<br />

-Tu, però, hai fatto sì che l'altro tuo alter ego, il generale Bonifacio,<br />

risultasse un traditore di Roma agli occhi di Galla Placidia.-<br />

Si scurisce in volto e mi fissa a lungo, prima di annuire.<br />

-Sì. Ma all'epoca non ci si scan<strong>da</strong>lizzava di simili comporta<strong>me</strong>nti. La<br />

moralità era opinabile.-<br />

-Però dichiarando Bonifacio nemico di Roma, questi è stato costretto a<br />

rivolgersi ai barbari.-<br />

Annuisce e all'evanescente fuoco della candela vedo il suo volto<br />

incupire maggior<strong>me</strong>nte al ricordo.<br />

-Si è unito a re Genserico e i Van<strong>da</strong>li <strong>da</strong> lui coman<strong>da</strong>ti non si sono di certo<br />

fatti pregare nell'invadere la penisola: in Italia sono giunti e non se ne sono<br />

an<strong>da</strong>ti più.-<br />

Esito un attimo, quindi gli faccio notare:<br />

-Le rivalità e i rancori che correvano tra te e Bonifacio, hanno pratica<strong>me</strong>nte<br />

scisso in due l'ultimo esercito <strong>roma</strong>no, te ne sei mai reso conto? Tu <strong>da</strong> una<br />

parte, con le tue gelosie, lui <strong>da</strong>ll'altra, fedele servitore ferito nell'orgoglio<br />

per un tuo raggiro.-<br />

Mi fissa quasi con astio, gli occhi che avrebbero volentieri incenerito e<br />

quasi mi trafigge con il suo sguardo feroce, incutendomi un rispettoso<br />

terrore.<br />

-Tu parli di morale, tuttavia te l'ho già detto: all'epoca era opinabile. Ma, in<br />

fondo, se vera<strong>me</strong>nte vuoi capire, basterebbe solo che tu volgessi lo<br />

sguardo verso gli alti vertici e ti accorgeresti che la morale non esiste<br />

neppure ora.-<br />

Sbatto gli occhi più volte e infine, <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte, convengo con lui,<br />

com<strong>me</strong>ntando:<br />

-Allora i tempi non sono poi tanto mutati.-<br />

-Brava! Lo vedi che, se ti ci <strong>me</strong>tti, riesci a comprendere?- esclama<br />

<strong>da</strong>ndomi una pacca sulla spalla.<br />

Quel semplice gesto per poco mi man<strong>da</strong> gambe all'aria e la scapola mi<br />

rimane lieve<strong>me</strong>nte dolorante, eppure non gliene faccio una colpa: cosa<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 12


possediamo noi del XXI secolo di forza muscolare rispetto ai nostri<br />

antenati? Nulla, solo un vago ricordo.<br />

-In quell'occasione Bonifacio ti ha battuto, ma il vincitore sei risultato tu.-<br />

-Be', che vuoi… Lui aveva vinto sul campo di battaglia, ma io l'ho sfi<strong>da</strong>to a<br />

singolar tenzone e lì lui è caduto: ho vinto io.- si inorgoglisce.<br />

-Così facendo, hai anticipato il <strong>me</strong>dioevo e i suoi cavalieri.-<br />

Lo vedo sorridere e un attimo dopo, con velocità fulminea, estrae il<br />

pugnale legato in vita per conficcarlo nel corpo di una grossa migale che si<br />

arrampica su un albero. Inorridisco e un brivido mi corre lungo la schiena,<br />

facendomi drizzare tutti i peli: cosa posso farci se sono aracnofobica?<br />

Deglutisco e chiudo un attimo gli occhi, quindi mi concentro di nuovo su<br />

Ezio.<br />

-Tu e Bonifacio eravate i soli due grandi generali di Roma che avrebbero<br />

potuto salvare l'impero.-<br />

Aggrotta le sopracciglia e annuisce pensieroso.<br />

-Sì, è vero. Ma che vuoi farci?-<br />

-I Campi Catalaunici, dunque, devono essere un bel ricordo.- com<strong>me</strong>nto.<br />

Lo vedo illuminarsi in volto, quel volto duro <strong>da</strong> sol<strong>da</strong>to tutto d'un pezzo<br />

e gli occhi vispi si accendono co<strong>me</strong> due stelle.<br />

-Ci puoi giurare, figliola!- esclama gonfiando il petto. -Ah, che battaglia!<br />

Ricordo la sicurezza di Attila, lui, così fiero e altero dei suoi Unni selvaggi<br />

e crudeli, e noi, sol<strong>da</strong>ti disciplinati pronti a bloccare la barbara avanzata<br />

co<strong>me</strong> un muro. Teodorico, re dei Visigoti, che mi affiancava con il suo<br />

esercito, è caduto eroica<strong>me</strong>nte. Ma tu,- mi accusa con brutto cipiglio, -hai<br />

mai partecipato a una battaglia?-<br />

Sgrano gli occhi scuotendo la testa e rispondo <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte:<br />

-Non mi è stato <strong>da</strong>to… il piacere.-<br />

Lui fa un gesto vago con la mano, co<strong>me</strong> a voler scacciare una mosca<br />

fastidiosa e riprende:<br />

-Attila era sicuro di vincere, di sopraffare i miei uomini, eppure alla fine<br />

Roma ha vinto.- conclude senza velare l'orgoglio.<br />

Mi <strong>me</strong>tto a ridere di cuore, cosicché lui si adombra di nuovo in volto, e<br />

gli faccio notare con eccessiva superficialità:<br />

-Non dirlo troppo forte o i nostri tifosi penseranno che abbiamo vinto una<br />

partita di calcio contro una squadra chiamata "Attila"!-<br />

Lo sento grugnire qualcosa di inintelligibile e la sua espressione furiosa<br />

mi fa tornare im<strong>me</strong>diata<strong>me</strong>nte seria.<br />

-Rispetto,- sentenzia con tono e sguardo algido, -rispetto prima di tutto per<br />

chi ha donato la propria vita sui campi di battaglia. E su quel campo ne<br />

sono morti più di centomila.-<br />

Chino <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa, intimorita <strong>da</strong>lla sua autorità e bisbiglio:<br />

-Perdonami, non era mia intenzione offendere.-<br />

-Voi giovani moderni non siete sorretti <strong>da</strong> nessun ideale.- sibila con<br />

disprezzo.<br />

-Forse no o forse sì.- insinuo. -Dipende <strong>da</strong>i punti di <strong>vista</strong>. Le cose, in questi<br />

ultimi secoli, sono notevol<strong>me</strong>nte cambiate.-<br />

-In peggio.- grugnisce <strong>da</strong> buon generale.<br />

Scuoto la testa e gli faccio notare:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 13


-La vittoria su Attila, oltre a consoli<strong>da</strong>re la tua fama, ha attirato l'invidia di<br />

Valentiniano, l'imperatore d'occidente.-<br />

Fa un gesto di stizza e digrigna i denti, mostrando tutto il rancore che<br />

porta.<br />

-Quell'essere spregevole, quell'infante ed effeminato <strong>me</strong>zzo uomo, era<br />

geloso e invidioso della mia fama e della mia<br />

potenza.-<br />

-Spregevole forse per te.- correggo.<br />

-Certo! Mi ha ammazzato, con le sue mani,<br />

quel fedifrago! Se sua madre Galla Placidia<br />

fosse stata ancora viva, non sarebbe accaduto.<br />

È giunto <strong>da</strong>lla lontana Ravenna fino a Roma<br />

con la scusa delle nozze di mio figlio con sua figlia, ma in realtà con il solo<br />

scopo di eliminarmi! Se questo non lo giudichi spregevole…-<br />

-Non spetta a <strong>me</strong> <strong>da</strong>re giudizi: io non sono Dio.-<br />

Gonfia nuova<strong>me</strong>nte il petto, porta la candela <strong>da</strong>vanti al mio viso e mi<br />

fissa a lungo, <strong>da</strong>ll'alto verso il basso, quindi mi fa un cenno con la mano ed<br />

io osservo la quercia alle sue spalle, <strong>me</strong>ntre lo sento insinuare<br />

dolce<strong>me</strong>nte:<br />

-In un certo qual senso, per un periodo di tempo, io lo sono stato.-<br />

Sulla quercia, all'improvviso, appare lui, ai tempi del suo massimo<br />

splendore, circon<strong>da</strong>to <strong>da</strong> servi e schiavi, <strong>me</strong>ntre se ne sta disteso su un<br />

triclinio, in compagnia di com<strong>me</strong>nsali goliardici che mangiano e bevono<br />

ascoltando i versi di un poeta. Quell'attimo di vita mi lascia a bocca aperta<br />

per la bellezza e la solarità e mi chiedo inevitabil<strong>me</strong>nte dove sia finito lo<br />

splendore della Roma imperiale. Poi, all'improvviso, il buio torna ad<br />

avvolgermi e mi accorgo che Ezio sta per spegnere la candela e sparire<br />

per sempre <strong>da</strong>lla mia visuale. Vorrei trattenerlo, ma non so co<strong>me</strong> e provo a<br />

chiedere:<br />

-Hai fatto tanto per Roma: se ti fosse concesso, lo rifaresti?-<br />

Mi fissa co<strong>me</strong> se fossi impazzita, co<strong>me</strong> se per lui la doman<strong>da</strong> non<br />

sussistesse e risponde:<br />

-Aho, bella mia, siamo <strong>roma</strong>ni, no? E con questo ho detto tutto.-<br />

E detto <strong>da</strong> lui, un barbaro, mi lascia ben sperare.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 14


GALLA PLACIDIA<br />

(Roma, 389/392 - Roma, 27 novembre 450)<br />

Avete mai percorso la via Appia antica, quella che <strong>da</strong> Roma si sno<strong>da</strong><br />

verso il sud d'Italia, passando per Napoli e poi oltre, per giungere a Brindisi?<br />

Ah, quale subli<strong>me</strong> spettacolo! Uno dei tanti esempi di co<strong>me</strong> fosse<br />

ingegnosa la <strong>me</strong>nte dei nostri avi; il primo esempio di rete stra<strong>da</strong>le mai<br />

costruito al mondo. Be' noi <strong>roma</strong>ni ce l'abbiamo pratica<strong>me</strong>nte sotto casa,<br />

bella <strong>da</strong> mozzare il fiato, unica e irripetibile, con i suoi lastroni di pietra, con i<br />

pini che svettano lungo il ciglio e le opere in pietra innalzate ai bordi e che<br />

accompagnano il vian<strong>da</strong>nte per <strong>da</strong>re gioia e sollievo agli occhi abituati al<br />

grigio ce<strong>me</strong>nto e al puzzolente smog. È quanto mai rilassante passeggiare<br />

lungo questa via consolare e rigenerarsi all'ombra di costruzioni millenarie,<br />

magari evitando di pensare che qui, lungo il ciglio della stra<strong>da</strong>, i <strong>roma</strong>ni<br />

avevano l'abitudine di crocifiggere i con<strong>da</strong>nnati. Ma si sa, ogni civiltà ha i<br />

suoi scheletri nell'armadio e, <strong>me</strong>ntre mi inebrio di un tramonto rosso fuoco,<br />

uno di questi mi appare all'improvviso, dietro un monu<strong>me</strong>nto funerario di<br />

mirabile bellezza.<br />

Co<strong>me</strong> mirabile è la sua bellezza. Mi sorride<br />

invitante ed io mi avvicino, distraendomi <strong>da</strong>l<br />

tramonto.<br />

-Galla Placidia,- esordisco senza timore, -<br />

principessa <strong>roma</strong>na, sorella dell'imperatore<br />

Onorio, figlia di Teodosio I e di Galla.-<br />

-Proprio io. Ti <strong>me</strong>ravigli?-<br />

-No, non più.-<br />

Mi fa un cenno ed io lascio la stra<strong>da</strong> per<br />

avvicinarmi al monu<strong>me</strong>nto funerario con figure in<br />

rilievo. Le sfioro con le dita e avverto co<strong>me</strong> una<br />

scossa elettrica, co<strong>me</strong> se quei duemila anni di<br />

storia mi fulminassero e per un secondo rivedo<br />

la via Appia al suo massimo splendore, quando<br />

era percorsa <strong>da</strong> sol<strong>da</strong>ti con le calighe e <strong>da</strong> aurighi con i loro carri.<br />

-È <strong>me</strong>raviglioso.- sussurro estasiata.<br />

-Qui ci sono nata, ma la mia vita l'ho trascorsa a Ravenna, quando la<br />

capitale dell'impero non era più l'Urbe. Fu lì che Onorio stabilì la corte dopo<br />

il sacco di Roma del 410, quando fui fatta prigioniera <strong>da</strong> Alarico, re dei<br />

Visigoti. Fu un evento drammatico.- ricor<strong>da</strong> con le lacri<strong>me</strong> agli occhi.<br />

Il mio primo istinto, alla <strong>vista</strong> di quelle piccole stille, è quello di<br />

abbracciarla e confortarla, ma mi trattengo in tempo, ben ricor<strong>da</strong>ndo il<br />

carattere coriaceo della donna che ho <strong>da</strong>vanti agli occhi. E lei, alzando il<br />

<strong>me</strong>nto, inspira con regalità e prosegue:<br />

-La nostra città <strong>me</strong>ssa a ferro e fuoco <strong>da</strong>i barbari venuti <strong>da</strong>l nord, a dispetto<br />

dei nostri buoni propositi. Non so se ricordi, ma il generale Ezio, allora<br />

adolescente, fu <strong>da</strong>to in mano ad Alarico co<strong>me</strong> ostaggio.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 15


-Sì, ricordo.- rispondo guar<strong>da</strong>ndo il suo viso bello e un pensiero fugace mi<br />

transita nella <strong>me</strong>nte. -Immagino per quale motivo re Alarico ti abbia fatto<br />

prigioniera.-<br />

Lei sorride evanescente e scuote risoluta la testa, a sottolineare che la<br />

sua bellezza correva di pari passo con il suo carattere forte e risoluto.<br />

-Oh, no, credimi. Non tanto per la mia avvenenza, quanto per motivi<br />

pretta<strong>me</strong>nte politici: essendo principessa, potevo aprire molte porte a un<br />

conquistatore, soprattutto quella del potere.-<br />

-La prigionia è stata dura?- domando affabile.<br />

Lei china di lato la bella testa per sbirciarmi di sottecchi e risponde<br />

dolce<strong>me</strong>nte:<br />

-Nessuna prigionia è bella e neppure la mia, sebbene trattata con tutti gli<br />

onori. Non posso la<strong>me</strong>ntarmi, sebbene la mancanza di libertà va ben oltre<br />

le pene che si possono patire.-<br />

Annuisco e provo a immaginare una giovane e avvenente nobildonna<br />

<strong>roma</strong>na nelle mani di barbari sanguinari, ignari delle regole del vivere civile.<br />

-Ti hanno costretto a sposare un barbaro.- le ram<strong>me</strong>nto.<br />

Lei inspira a fondo, co<strong>me</strong> a voler catturare un improbabile profumo<br />

d'erica nella brughiera, forse ricordo di giorni trascorsi all'aperto e risponde<br />

con un sorriso solare e con occhi a<strong>da</strong>mantini:<br />

-Sì, Ataulfo, fratello di Alarico. Però non mi hanno costretto: io ho amato<br />

profon<strong>da</strong><strong>me</strong>nte Ataulfo e ne sono stata total<strong>me</strong>nte ricambiata.-<br />

-Ma era un barbaro.- noto con un evidente accenno di sorpresa.<br />

Lei restringe appena i suoi occhi attenti e belli, quasi avesse voluto<br />

fulminarmi e ribatte:<br />

-Tu non hai la più palli<strong>da</strong> idea… Tu non puoi capire il periodo tumultuoso<br />

trascorso <strong>da</strong>lla nostra amata Roma in quei secoli. Esistevano barbari e<br />

barbari e Ataulfo era un barbaro, sì, ma tal<strong>me</strong>nte bello e gentile… Posso<br />

asserire che la mia prigionia durò ben poco, perché mai donna prigioniera<br />

fu più contenta di essere stata catturata. Lui era tutto ciò che più di diverso<br />

si poteva trovare a Roma: non un <strong>da</strong><strong>me</strong>rino effeminato, non un signore<br />

ingioiellato, non un eunuco, ma un principe sol<strong>da</strong>to che popola i sogni di<br />

ogni fanciulla.-<br />

La vedo risplendere di gioia <strong>me</strong>ntre parla di lui e mi azzardo a chiedere:<br />

-Tuo fratello accettò lieta<strong>me</strong>nte l'evento delle tue nozze?-<br />

-Oh, no! Ataulfo fu costretto a dimostrargli tutto l'amore che nutriva nei miei<br />

confronti uccidendo un nemico di mio fratello e facendogli recapitare la testa<br />

su un vassoio d'argento.-<br />

Rimango un secondo perplessa udendo quelle parole, eppure capisco<br />

che all'epoca erano la regola simili comporta<strong>me</strong>nti.<br />

-Un bel dono, suppongo.-<br />

-Ovvia<strong>me</strong>nte, Onorio lo accettò e consentì le nozze, rendendomi la donna<br />

più felice del mondo. È così che sono diventata regina dei Goti. Essendo<br />

morto Alarico, suo fratello era assurto al trono e impalmandomi ha fatto di<br />

<strong>me</strong> una regina. Puoi immaginare la felicità completa quando nasce un figlio<br />

maschio che sarebbe potuto diventare l'imperatore di Roma? Sai,- aggiunge<br />

con un sorriso malinconico, -Onorio non aveva figli e il mio poteva essere il<br />

suo successore.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 16


-Poteva?-<br />

La vedo chinare <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa, con una regalità <strong>da</strong> fare invidia e<br />

sussurra a fior di labbra:<br />

-Ataulfo perì l'anno successivo alle nozze, subito dopo nostro figlio. Fu lui a<br />

volere, prima di spirare, che tornassi <strong>da</strong> mio fratello.-<br />

-Gentile <strong>da</strong>vvero.- com<strong>me</strong>nto sorpresa.<br />

-Non tutti i barbari erano barbari nel senso dispregiativo che diamo a questo<br />

aggettivo.- ribatte risoluta. -Io e Ataulfo, che tu voglia crederlo o no,<br />

eravamo innamorati ed ho odiato l'uomo che <strong>me</strong> lo ha ammazzato.<br />

Comunque,- riprende con tranquillità, -alla fine ho riconquistato la libertà.-<br />

-Non vi è cosa più preziosa.-<br />

-Puoi dirlo forte. Purtroppo, per <strong>me</strong> non aveva quel dolce sapore che<br />

ricor<strong>da</strong>vo nei primi mo<strong>me</strong>nti della prigionia. Ero sì tornata tra la mia gente,<br />

ma mi sono sentita più in trappola alla corte di mio fratello che non con i<br />

miei Visigoti.-<br />

Osservo il suo comporta<strong>me</strong>nto altero e dignitoso, degno di una<br />

principessa, e la sua acconciatura in perfetto stile bizantino e comprendo<br />

co<strong>me</strong> molti uomini avessero potuto perdere la testa per lei.<br />

-E poi ti sei risposata.-<br />

-Sì, con Costanzo, un generale di mio fratello Onorio. Un matrimonio<br />

combinato prima ancora che venissi presa <strong>da</strong> Alarico.-<br />

Notando il cambio di tono, mi azzardo a chiedere:<br />

-Non era di tuo gradi<strong>me</strong>nto?-<br />

Lei mi rivolge uno sguardo a dir poco esterrefatto e scoppia a ridere, una<br />

risata cristallina, proveniente <strong>da</strong>l cuore, che la rende ancora più bella ed io<br />

mi sento insignificante dinanzi a lei.<br />

-Di mio gradi<strong>me</strong>nto?- ripete divertita. -Co<strong>me</strong> avrebbe potuto incontrare il<br />

mio assenso un uomo grasso, sciatto, vecchio, poco affabile, quando al mio<br />

fianco avevo avuto un Visigoto giovane, alto, bello, biondo, forte e che mi<br />

ha amato total<strong>me</strong>nte? Tu avresti accettato? Ho provato, credimi, a<br />

riman<strong>da</strong>re le nozze e per tre anni sono rimasta arroccata in <strong>me</strong> stessa. Alla<br />

fine, per ragioni politiche, ho capitolato.-<br />

-Però gli hai <strong>da</strong>to Valentiniano, il futuro imperatore <strong>roma</strong>no d'occidente.-<br />

-Già. Valentiniano, il debole e indolente Valentiniano e Onoria, la causa<br />

della discesa di Attila in Italia. E li ho dovuti tirare su pratica<strong>me</strong>nte <strong>da</strong> sola,<br />

dopo essere rimasta nuova<strong>me</strong>nte vedova. Sai, una volta gli uomini<br />

morivano facil<strong>me</strong>nte. Era <strong>me</strong>glio nascere donna.- aggiunge arricciando<br />

maliziosa<strong>me</strong>nte il nasino. -Comunque, allevare i figli <strong>da</strong> soli è un compito<br />

piuttosto arduo, soprattutto all'epoca. Essere madre dell'imperatore,<br />

oltretutto, comporta molte responsabilità e tanti sacrifici.-<br />

-Non stento a crederlo. Ma, se non ricordo male, una volta vedova, un<br />

nuovo pretendente si era fatto avanti.-<br />

Lei sgrana i suoi bellissimi occhi e sorride subito dopo.<br />

-Sì, certo, mio fratello Onorio, che in vita sua aveva amato solo le galline e i<br />

polli. Non l'ho mai potuto sopportare e scoprire di essere oggetto dei suoi<br />

desideri mi fece ridere all'epoca co<strong>me</strong> mi fa ridere ora. Fortuna per <strong>me</strong> che<br />

è morto poco dopo.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 17


Con le dita affusolate tocca un lembo della veste che indossa e liscia<br />

una piega a <strong>me</strong> invisibile.<br />

-Eppure tu sei tornata a Roma <strong>da</strong> Ravenna.-<br />

Lo sguardo le si illumina, prende vita e con la mano mostra la città che si<br />

stende maestosa sotto i nostri<br />

occhi.<br />

-Ravenna, all'epoca, era la<br />

capitale dell'impero d'occidente e<br />

lì risiedeva l'imperatore <strong>roma</strong>no,<br />

dopo che mio padre lo aveva<br />

scisso in due. Ma co<strong>me</strong> si può<br />

abbandonare questa <strong>me</strong>raviglia?<br />

Oh, se solo tu avessi potuto<br />

mirarla ai tempi del suo massimo<br />

splendore avresti <strong>da</strong>to la vita per<br />

farla rimanere così in eterno.-<br />

Giro lo sguardo sulla via Appia e il mio pensiero corre alle macchine<br />

incolonnate nell'eterno traffico, alla gente che imbocca l'entrata della<br />

<strong>me</strong>tropolitana in un eterno tra<strong>me</strong>stio, odo le urla e le gri<strong>da</strong> di chi non riesce<br />

a prendere il bus perché eterna<strong>me</strong>nte affollato e sospiro: decisa<strong>me</strong>nte<br />

Roma è la città eterna.<br />

-Sì, hai ragione. All'epoca si poteva pensare benissimo di donare la vita per<br />

Roma. Ma ora…-<br />

-Ora la capitale del mondo riesce a farsi odiare.- conclude con tono<br />

malinconico. -Ero tornata a Roma per far proclamare Valentiniano<br />

imperatore; in realtà, conoscendo il suo carattere debole, ho fatto io <strong>da</strong><br />

imperatrice fino alla mia morte. Ho provato con tutte le mie forze a giostrare<br />

tra politica e religione pur di mantenere intatta la parte di regno lasciata <strong>da</strong><br />

mio padre, quel regno che Alarico e Ataulfo speravano inca<strong>me</strong>rasse i Goti,<br />

per vivere insie<strong>me</strong> in pace. Una politica saggia la loro, ma che lo stolto di<br />

mio fratello non ha voluto, o non ha saputo, capire. Strano, vero,-<br />

com<strong>me</strong>nta con un sorriso ironico, -che la grandezza di un impero stesse a<br />

cuore a dei barbari più che al suo imperatore.-<br />

-Sì, strano <strong>da</strong>vvero. Ma tu,- domando timi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte, -non ti sei mai più<br />

risposata?-<br />

-A che pro? Ho vissuto un'intera vita nel dolce ricordo di Ataulfo, tanto <strong>da</strong><br />

sapere che nessuno mai avrebbe potuto prendere il suo posto nel mio<br />

cuore. Ho preferito rimanere sola, con i miei figli capricciosi che mi hanno<br />

<strong>da</strong>to tanti grattacapi. Chiamami pure <strong>roma</strong>ntica, però così ero e così sono.-<br />

Annuisco appena, comprendendo quanto fosse stato difficile per lei<br />

recitare un ruolo che avrebbe dovuto essere di competenza del fratello<br />

prima e del figlio dopo.<br />

-È per il tuo <strong>roma</strong>nticismo che sei voluta venire a morire a Roma?-<br />

-Sì. Quando mi sono resa conto che stavo per raggiungere il mio Ataulfo, ho<br />

lasciato Ravenna e sono tornata nell'Urbe, per rivedere un'ultima volta la<br />

città eterna.-<br />

-Devi essere fiera di aver donato a Roma uno degli imperatori.- com<strong>me</strong>nto.<br />

Lei sorride dolce<strong>me</strong>nte e annuisce.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 18


-Ne sono fiera e <strong>me</strong> ne compiaccio. Non sono tante le donne che possono<br />

vantarsi di aver fatto altrettanto.-<br />

Chino la testa trovandomi d'accordo con lei e un secondo dopo la vedo<br />

svanire, sorridendo compiaciuta del nostro fortuito incontro e istintiva<strong>me</strong>nte<br />

allungo la mano per trattenerla, inconscia<strong>me</strong>nte riluttante a separarmi <strong>da</strong><br />

quella creatura eccezionale. Ma intorno a <strong>me</strong> rimane solo la via Appia, la<br />

via consolare che noi <strong>roma</strong>ni abbiamo sempre sotto gli occhi e che neppure<br />

scorgiamo, troppo intenti a eternare una vita frenetica.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 19


ATTILA<br />

(morto nel 453)<br />

A quanti di voi è mai capitato di risfogliare i vecchi libri di testo dove, <strong>da</strong><br />

adolescenti, abbiamo studiato per riportare un buon voto o per recuperarne<br />

uno brutto? Be', non so voi, ma io, chiusa in una soffitta illuminata<br />

fioca<strong>me</strong>nte <strong>da</strong> una lampadina che ha già fatto il suo tempo, tutta intenta nel<br />

risistemare e buttare cose inutili, mi ritrovo tra le mani i miei vecchi libri delle<br />

superiori, oserei dire quasi intonsi, visto che non amavo molto studiare. Un<br />

sorriso mi spunta sulle labbra e con le dita sfioro il ricordo di remoti giorni di<br />

scuola, quando preferivo di gran lunga interagire con le mie amiche anziché<br />

con le pagine imbrattate di scritte e immagini che, all'epoca, poco mi<br />

dicevano o quasi.<br />

Ed è <strong>me</strong>ntre sfoglio questo libro impolverato, sottolineato a matita, che lo<br />

sguardo mi cade su quel viso appuntito, su quegli occhi sottili, su quei baffi<br />

spioventi e sussulto quando lo vedo<br />

mutare espressione e fissarmi in<br />

cagnesco. Dopo il primo mo<strong>me</strong>nto di<br />

sorpresa, sorrido divertita e lo<br />

ammonisco:<br />

-Non mi fai paura, Flagello di Dio.-<br />

Lui incrocia le braccia al petto e<br />

grugnisce qualcosa di inintelligibile,<br />

prima di inspirare e dire:<br />

-Sì, lo so. Ora non faccio più paura,<br />

ma ai miei tempi tutti tremavano al mio<br />

passaggio.-<br />

-In effetti, si diceva che dove passava<br />

Attila non ricresceva più l'erba.-<br />

-Sacrosanta verità.- com<strong>me</strong>nta<br />

inorgoglito.<br />

-Io non ne andrei così fiera.- ribatto.<br />

La sua immagine, tracagnotta,<br />

dove affiora la sua efferata spietatezza, sembra voler uscire a tutti i costi<br />

<strong>da</strong>lla prigionia del libro ed io posso solo immaginare il suo scalpitare furioso.<br />

-Da dove vieni?- domando incuriosita.<br />

-Ma <strong>da</strong> Aetzelburg, ovvia<strong>me</strong>nte, la nostra capitale.- risponde sorpreso,<br />

co<strong>me</strong> se si aspettasse che lo sapessi.<br />

-Che sarebbe?-<br />

-Uhm… Vicino all'odierna Bu<strong>da</strong>pest. Io e mio fratello siamo cresciuti lì, con<br />

nostro nonno che era il re, re Rua. Alla sua morte, io e Ble<strong>da</strong> siamo assurti<br />

al trono, insie<strong>me</strong>. Noi Unni facevamo così.-<br />

-Una diarchia?-<br />

-Sì, certo. Anche se,- borbotta con un pizzico di rabbia, -Ble<strong>da</strong> amava solo<br />

divertirsi con il suo ripugnante nano negro e non voleva interessarsi d'altro.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 20


Diceva che lo faceva ridere. Era il suo giocattolo, che un giorno ha avuto<br />

l'ardire di ribellarsi e quello stolto di Ble<strong>da</strong> ha mobilitato l'intero esercito per<br />

inseguirlo e riacciuffarlo.-<br />

Provo a immaginare un popolo alla ricerca spasmodica di un nano e il<br />

solo pensiero mi fa ridere, prima di doman<strong>da</strong>re:<br />

-È per questo che la gui<strong>da</strong> sei diventato tu?-<br />

-Per forza di cose. Quello stolto di Ble<strong>da</strong> morì giovane e rimasi solo io. Io e<br />

il mio popolo.-<br />

-Unni facinorosi.- com<strong>me</strong>nto.<br />

Lui grugnisce indispettito e ribatte:<br />

-Sì, Mongoli tozzi, <strong>da</strong>i capelli neri e <strong>da</strong>gli occhi a mandorla, <strong>me</strong>scolati a<br />

tedeschi alti, biondi e con gli occhi cerulei. Ciò che rimaneva di tutte le tribù<br />

barbare <strong>da</strong> <strong>me</strong> assoggettate.-<br />

-Una bella accozzaglia.-<br />

-Già, di guerrieri fieri e indomiti.- aggiunge con orgoglio, battendosi un<br />

pugno sul petto.<br />

Con il dito lo sfioro e lui si irrigidisce, infastidito <strong>da</strong>lla sua posizione che<br />

gli impedisce di trattarmi <strong>da</strong> pari a pari ed io ne sono intima<strong>me</strong>nte lieta. Non<br />

è <strong>da</strong> tutti avere il terribile re Attila nelle proprie mani e la cosa mi diverte<br />

alquanto.<br />

-Si dice che la morte di Ble<strong>da</strong> debba essere imputata a te.-<br />

Ghigna sotto i baffi e con quegli occhietti sottili e temibili mi fissa e mi<br />

incute un certo timore.<br />

-Si dice…- ripete <strong>me</strong>llifluo, lasciando voluta<strong>me</strong>nte la frase in sospeso.<br />

-Sei stato tu?- insisto.<br />

-Avrei potuto farlo benissimo. Ma avrei anche potuto non farlo.- aggiunge<br />

enigmatico.<br />

Indispettita <strong>da</strong>lla sua reticenza, cambio argo<strong>me</strong>nto e domando:<br />

-È vero che non ti sei mai lasciato abbindolare <strong>da</strong>l lusso di cui amavano<br />

circon<strong>da</strong>rsi i <strong>roma</strong>ni?-<br />

Alza fiera<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto, negli occhi un barlu<strong>me</strong> di disprezzo e vuota<br />

superbia e risponde:<br />

-A che pro? Per rammollirsi e divenire femminucce co<strong>me</strong> lo erano diventati i<br />

generali <strong>roma</strong>ni?-<br />

-Uno di loro ti ha battuto.- gli ram<strong>me</strong>nto con dolcezza.<br />

Lui sogghigna e rimarca con altrettanta falsa dolcezza:<br />

-Ezio era un barbaro, non un <strong>roma</strong>no.-<br />

-Touché.- rispondo alzando le mani.<br />

-E, comunque,- riprende lui con indifferenza, -preferivo la mia bicocca alle<br />

case signorili e piene di agi di quei <strong>da</strong><strong>me</strong>rini <strong>roma</strong>ni e preferivo mangiare la<br />

carne cru<strong>da</strong> anziché cotta. Hai mai provato ad assaggiare un pezzo di<br />

carne frollato tra la tua coscia e il corpo del cavallo?-<br />

-Mio Dio no!- inorridisco.<br />

Lui arriccia il naso divertito e alza l'indice a mo' di maestro, spiegando:<br />

-Sono cose che temprano l'animo del guerriero.-<br />

-Eppure i tuoi stessi uomini, a contatto con la civiltà <strong>roma</strong>na, hanno preferito<br />

di gran lunga adottare i nostri usi anziché…-<br />

-Femminucce!- sentenzia categorico, senza farmi finire di parlare.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 21


Lo fisso in tralice, così fiero e sprezzante, i baffi sottili che scendono ai<br />

lati del <strong>me</strong>nto e borbotto:<br />

-Tutto ciò mi sa di tirchieria.-<br />

Impallidisce, colpito nel vivo e ribatte secco:<br />

-Il denaro all'epoca era importante e non amavo sprecarlo.-<br />

-Ok, eri tirchio.- taglio corto.<br />

Lo vedo digrignare i denti, ma non controbatte e ne approfitto per portare<br />

il libro più sotto la luce, per vederlo <strong>me</strong>glio.<br />

-Che c'è?- com<strong>me</strong>nta mor<strong>da</strong>ce. -Non hai mai visto un Unno in vita tua?-<br />

-Franca<strong>me</strong>nte no. E ne sono anche contenta. Di tutti i barbari, eravate i<br />

peggiori.-<br />

Scuote la testa e allarga le braccia, giustificandosi:<br />

-Eravamo potenti. Per questo motivo Roma ci ha pagato tributi per anni: per<br />

tenerci lontani. E fintanto che i soldi giungevano con regolarità, non<br />

avevamo motivo di marciare contro la nostra gallina <strong>da</strong>lle uova d'oro.-<br />

-Ma poi è successo.- ram<strong>me</strong>nto.<br />

-Già.- risponde scurendosi in volto. -Alla morte di Galla Placidia e di<br />

Teodosio, il tributo che i due nuovi<br />

imperatori dovevano continuare a<br />

man<strong>da</strong>re è venuto <strong>me</strong>no. E <strong>da</strong><br />

Costantinopoli giunsero ambasciatori a<br />

mani vuote. A mani vuote, capisci?- ripete<br />

indignato, co<strong>me</strong> se l'affronto gli bruciasse<br />

ancora.<br />

-Sì, certo, capisco che l'impero d'oriente<br />

aveva alzato la testa con l'avvento del<br />

nuovo imperatore.-<br />

-Per gli dèi, è proprio così! È stato per<br />

questo che ho volto i miei occhi a quello d'occidente: era più malleabile.<br />

Sai,- aggiunge con aria complice, -Onoria, la figlia di Galla Placidia, aveva<br />

avuto la bella idea di man<strong>da</strong>rmi un anello d'oro co<strong>me</strong> pegno di<br />

fi<strong>da</strong>nza<strong>me</strong>nto ed io non mi sono certo fatto pregare.-<br />

-Ma tu avevi già altre mogli!- esclamo allibita.<br />

-E allora? Non era la moglie <strong>roma</strong>na che mi serviva, bensì il pretesto per<br />

giungere a Roma. Chi avrebbe osato fermare un ardente fi<strong>da</strong>nzato che<br />

veniva a prendersi la bella fi<strong>da</strong>nzatina per impalmarla?-<br />

-Perché mai una principessa co<strong>me</strong> Onoria ti si è offerta su un piatto<br />

d'argento?- in<strong>da</strong>go.<br />

Lui si accarezza un baffo e chiude un attimo gli occhi, co<strong>me</strong> se con la<br />

<strong>me</strong>nte vagasse a un tempo trascorso che non sarebbe più potuto tornare e<br />

suppongo sia nostalgia l'espressione che vedo dipinta sul suo volto duro.<br />

-Onoria era una svampita, completa<strong>me</strong>nte diversa <strong>da</strong> sua madre.<br />

Probabil<strong>me</strong>nte pensava di ricreare la bella avventura di sua madre con<br />

Ataulfo. Ma Ataulfo e Placidia erano due persone assennate e innamorate,<br />

che speravano di unificare i due regni, completa<strong>me</strong>nte l'antitesi di <strong>me</strong> e<br />

Onoria.-<br />

Rimango un attimo a bocca aperta, quindi scuoto la testa e mormoro:<br />

-E poi vi chiamano barbari…-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 22


Lo vedo sogghignare di nuovo e annuire lenta<strong>me</strong>nte. Quindi mi fa un<br />

cenno con la mano ed io mi avvicino per sentire <strong>me</strong>glio.<br />

-Prova a immaginare il mio intero popolo, formato <strong>da</strong> Mongoli, Visigoti,<br />

Burgundi, Ostrogoti, Gepidi, Franchi, Turingi, Alani e tanti altri, prepararsi<br />

alla guerra. Un intero popolo, stile or<strong>da</strong>. Immagina le nostre donne<br />

guerriere, i nostri bambini, gli anziani, tutti in marcia per raggiungere e<br />

conquistare Roma.-<br />

Provo vera<strong>me</strong>nte a immaginare una simile apocalisse e un brivido mi fa<br />

rizzare i peli.<br />

-Ma Ezio ti ha bloccato.-<br />

-Sì, è vero, nei pressi di Mauriac, i cosiddetti Campi Catalaunici.-<br />

-Tu Ezio lo conoscevi.- com<strong>me</strong>nto.<br />

-Sicuro. Era stato ostaggio di mio nonno Rua e abbiamo giocato insie<strong>me</strong>.<br />

Da noi ha imparato tanto. Tanto <strong>da</strong> limitarsi a sconfiggermi, ma non ad<br />

annientarmi. E questo è stato un errore ben calcolato.-<br />

-Ben calcolato?- ripeto attonita.<br />

-Non hai idea, vero? Orbene, prova a immaginare il grande generale Ezio<br />

che sconfigge definitiva<strong>me</strong>nte i barbari: al suo rientro in patria si sarebbe<br />

trovato senza lavoro. Io gli servivo. Gli ero indispensabile per mantenere su<br />

Roma la spa<strong>da</strong> di Damocle dei barbari <strong>da</strong> combattere.-<br />

Annuisco e convengo con lui, pensando al <strong>me</strong>desimo comporta<strong>me</strong>nto,<br />

anni prima, di Flavio Stilicone contro Alarico. Ezio e Stilicone, i due generali<br />

<strong>roma</strong>ni che, scontratisi con i barbari, li hanno sconfitti ma non <strong>me</strong>ssi in rotta.<br />

Il tarlo del dubbio mi si insinua nella <strong>me</strong>nte e fisso il volto di quell'Unno fiero<br />

e selvaggio.<br />

-È per questo che sei sceso fino alle porte di Roma?-<br />

-Errore. Non ci sono mai arrivato a Roma- ricor<strong>da</strong> con amarezza. -Mi sono<br />

fermato a Milano e lì è giunta l'ambasceria <strong>da</strong>ll'Urbe.-<br />

-Già, niente po po di <strong>me</strong>no che il papa, Leone I Magno.-<br />

Corruga la fronte e com<strong>me</strong>nta:<br />

-Magno? Quell'uomo l'avete appellato Magno?-<br />

-Non avremmo dovuto?-<br />

-E cosa avrebbe fatto per <strong>me</strong>ritarsi simile titolo?-<br />

-Ti ha fermato mostrandoti la croce.-<br />

Scoppia a ridere di gusto ed io rimango perplessa, incredula dinanzi al<br />

suo comporta<strong>me</strong>nto a dir poco blasfemo.<br />

-E solo per questo l'avete chiamato così?- balbetta continuando a ridere. -Io<br />

a Roma non ci sono voluto arrivare, perché si diceva che Alarico, una volta<br />

giunto nell'Urbe, sia morto. Non volevo fare la stessa fine. Per questo<br />

motivo, quando mi sono visto arrivare il papa, l'ho incontrato sulle sponde<br />

del Mincio.-<br />

-Cosa vi siete detti?- domando curiosa.<br />

Lui sorride e scuote la testa.<br />

-Ero già malato, quel male che di lì a poco mi avrebbe condotto alla tomba<br />

ed ho capito che il suolo italico era letale per la mia salute. È stato questo a<br />

farmi desistere, non la croce nella quale non ho mai creduto.-<br />

Sgrano gli occhi incredula e mormoro:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 23


-Quindi, tu sostieni che non fu papa Leone a convincerti a non violare<br />

Roma, ma solo la tua superstizione.-<br />

-Con l'aggiunta di un lauto tributo che mi sono guar<strong>da</strong>to bene <strong>da</strong>l rifiutare.-<br />

-Ma allora…-<br />

-E allora se ne raccontavano di frottole.- ribatte scherzoso. -E tutti a<br />

crederci.-<br />

-Ma tu… Se non fossi stato malato, a Roma ci saresti venuto?-<br />

-Chiaro. C'ero stato <strong>da</strong> giovane, co<strong>me</strong> ostaggio e la sua bellezza mi è<br />

rimasta nel cuore. Sì, ci sarei tornato molto volentieri.-<br />

-Ti è mancata l'occasione. Meno male.-<br />

Lo vedo annuire e sorridere e mi fa un cenno con la mano, salutando:<br />

-Se sei qui, lo devi solo a <strong>me</strong>, a nessun altro.-<br />

Percepisco la frecciata indirizzata a papa Leone e provo a ribattere, ma<br />

mi rendo conto che l'immagine è tornata a essere piatta, fred<strong>da</strong> e rimango,<br />

a dispetto di tutto, a bocca aperta, muta testimone di un evento che,<br />

probabil<strong>me</strong>nte, ha cambiato il corso della Storia.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 24


BONIFACIO VIII<br />

(Anagni, 1235 - Roma, 11 ottobre 1303)<br />

Quale maestosità ci offre San Pietro, con il suo cupolone e il suo interno<br />

sfarzoso! Quale ricettacolo per dipinti e affreschi, sculture e mausolei! Una<br />

gioia per gli occhi e per lo spirito! E se il visitatore sa osservare bene, si<br />

accorge che qui dentro sopravvivono incontaminati duemila anni di Storia.<br />

Co<strong>me</strong> riuscire a rimanere indifferenti dinanzi alla Pietà del maestro<br />

Michelangelo? O alla Trasfigurazione del divino Raffaello? I turisti di tutto il<br />

mondo ci invidiano questa <strong>me</strong>raviglia e noi <strong>roma</strong>ni, che ce l'abbiamo dentro<br />

casa, pratica<strong>me</strong>nte l'ignoriamo. Entrare in Vaticano è un po' co<strong>me</strong> entrare<br />

nella Storia dell'umanità, con i suoi pittori, i suoi scultori e i suoi architetti<br />

che nei secoli si sono alternati, <strong>da</strong>ndo vita a qualcosa di unico e<br />

inestimabile, dove la spiritualità ti entra nelle ossa e rimani letteral<strong>me</strong>nte<br />

schiacciato <strong>da</strong>lla sua ineffabilità; ed è lì,<br />

<strong>me</strong>ntre osservo la bellissima cappella<br />

Caetani che, seduto su un sepolcro, lo<br />

vedo, con quella sua aria altera e<br />

sprezzante, più degna di un dio che di un<br />

suo umile servo.<br />

-Ma… Ma tu sei papa Bonifacio VIII!-<br />

esclamo.<br />

-Proprio io, al secolo Benedetto Caetani.- si<br />

presenta con manifesta alterigia.<br />

-Una tra le più potenti famiglie <strong>roma</strong>ne.-<br />

-Esatta<strong>me</strong>nte. Ti piace San Pietro?-<br />

doman<strong>da</strong> facendo un gesto con la mano<br />

guantata, dove spiccano anelli con gem<strong>me</strong><br />

preziose grosse co<strong>me</strong> noci.<br />

Mi guardo attorno e mi soffermo a<br />

sbirciare i passanti, che neppure mi notano.<br />

-A chi non piacerebbe?- rispondo elusiva, allungando una mano per toccare<br />

un turista.<br />

Con sorpresa, mi accorgo che la mia mano lo attraversa, co<strong>me</strong> se avessi<br />

solo tagliato l'aria e sussulto spaventata. Sono, infine, morta anch'io?<br />

-Non te<strong>me</strong>re.- mi previene con noncuranza, toccandosi il triregno e<br />

sistemandoselo <strong>me</strong>glio sulla testa. -Sei ancora viva.-<br />

-Tu… Sei il papa che ha indetto il primo giubileo della Storia, nel 1300.-<br />

mormoro, ancora perplessa.<br />

-Sì, è così.- am<strong>me</strong>tte con straripante orgoglio. -Un esodo co<strong>me</strong> mai si era<br />

visto prima. Migliaia di pellegrini si sono riversati a Roma per pregare e<br />

ottenere le indulgenze.-<br />

Esito un attimo, dinanzi a quest'uomo che non ho mai particolar<strong>me</strong>nte<br />

amato, che è stato un papa terribile, blasfemo e simoniaco e correggo<br />

sprezzante:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 25


-Vorrai dire che venivano sì a pregare, ma le indulgenze le pagavano a caro<br />

prezzo.-<br />

Alza le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo toccasse minima<strong>me</strong>nte e replica:<br />

-La gente ha bisogno di sicurezze.-<br />

-Diciamo pure che erano le tue casse ad aver fa<strong>me</strong> di soldi, visto che<br />

Filippo il Bello di Francia aveva tassativa<strong>me</strong>nte proibito ai prelati francesi di<br />

versare le deci<strong>me</strong> nelle casse papali!-<br />

Arrossisce suo malgrado, impreparato al mio attacco e si inalbera,<br />

illividendo subito dopo di rabbia.<br />

-Co<strong>me</strong> osi insultare così un uomo di Chiesa?-<br />

Avvampo indignata e, con sguardo furente, porto le mani sui fianchi e<br />

ribatto:<br />

-Tu un uomo di Chiesa? Mai udita bestemmia più colossale. Non hai mai<br />

creduto in Dio, giungendo a dire che, se Cristo non era riuscito a salvare se<br />

stesso <strong>da</strong>lla morte, neppure noi mortali avremmo potuto salvarci, te<br />

escluso, ovvia<strong>me</strong>nte, visto che ti consideravi un dio e ti credevi imperatore<br />

oltre che papa! Ti sei sempre circon<strong>da</strong>to di amuleti, portavi al dito un anello<br />

strappato al ca<strong>da</strong>vere di re Manfredi, giocavi ai <strong>da</strong>di e bestemmiavi se<br />

qualcuno osava vincere; non ti sei mai fatto scrupoli nel perpetrare tutti i<br />

peccati capitali, anzi, li eseguivi alla lettera e per certo non avevi esitazioni<br />

nel portarti a letto fanciulle e paggi!-<br />

Mi lascia sfogare alzando di tanto in tanto gli occhi al cielo e, quando<br />

intravede una possibilità di controbattere, non esita a sibilare minaccioso:<br />

-Tu, misero essere senza valore, hai l'ardire di giudicare un papa che tanto<br />

ha fatto per Roma? Cosa sai tu di cosa ho fatto io?-<br />

Indispettita e furiosa, faccio un passo verso di lui e l'accuso con tono che<br />

pare una scudisciata:<br />

-Mi è sufficiente sapere che hai brigato e ucciso il tuo predecessore,<br />

Celestino V!-<br />

-Ah!- esclama alzando una mano, irritato per essere stato costretto a<br />

ri<strong>me</strong>mbrare un simile episodio. -Io non ho mai ucciso nessuno!-<br />

Suppongo che, se mi fosse concesso, lo afferrerei per il collo e lo<br />

strozzerei senza tante cerimonie; purtroppo per <strong>me</strong> è già morto e non<br />

godrei questa soddisfazione.<br />

-Tu… Tu sei un uomo che non ha mai avuto una coscienza. Il povero Pietro<br />

<strong>da</strong> Morrone era un semplice e pio eremita che si è visto eleggere papa<br />

perché a te occorreva un uomo cuscinetto <strong>da</strong> porre sul trono di Pietro, quel<br />

tanto che bastava per riuscire a corrompere i cardinali per la tua elezione.<br />

Una volta certo che avresti ottenuto i voti necessari, hai condotto il mite<br />

Celestino al rifiuto e ti sei insediato sul trono con fasto e pompa magna.-<br />

Sogghigna divertito e incrocia le braccia al petto, fissandomi con<br />

condiscendenza.<br />

-Era così che si faceva.- com<strong>me</strong>nta lapi<strong>da</strong>rio.<br />

-No, non era così che si faceva.- replico indignata. -La tua bramosia di<br />

potere ti ha indotto a far rinchiudere Celestino nel tuo castello a Fumone,<br />

per timore che il popolo e i baroni, scoperta la pasta di cui eri fatto,<br />

reclamassero il ritorno del sant'uomo. Tu dici di non aver ucciso nessuno,<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 26


ma lasciare che il frate morisse di stenti in prigione a <strong>me</strong> sembra un<br />

omicidio studiato nei minimi particolari.-<br />

-È morto e basta. Che colpa ne ho io?-<br />

Stizzita per la sua totale indifferenza, continuo:<br />

-Eri un giurista eccellente, tra i migliori del tuo tempo ed hai stilato un rifiuto<br />

magistrale che hai portato a far firmare a Celestino: am<strong>me</strong>tto la tua bravura<br />

ed è proprio questa tua destrezza che mi<br />

porta a credere che hai fatto sì che la<br />

colpa della sua morte non ricadesse su di<br />

te. Ne eri all'altezza.- gli riconosco.<br />

Un gruppo di turisti si avvicina a noi,<br />

interrompendoci mo<strong>me</strong>ntanea<strong>me</strong>nte e<br />

quando ci passa <strong>da</strong>vanti, mi rendo conto<br />

che continuo a vedere il mio interlocutore<br />

anche attraverso i loro corpi. E mi rendo<br />

conto altresì che ha piegato le labbra in<br />

un ghigno beffardo, co<strong>me</strong> a volermi<br />

turlupinare.<br />

-Vedi, mia cara virago,- mormora<br />

accarezzandosi distratta<strong>me</strong>nte il pallio, -il<br />

mondo si divide in due categorie, che tu<br />

lo voglia accettare o <strong>me</strong>no: coloro che<br />

contano e coloro che non contano nulla.<br />

Purtroppo per te, io ho fatto parte della<br />

prima categoria e sono passato alla<br />

Storia. Tu ci passerai alla Storia?- insinua <strong>me</strong>llifluo.<br />

Stringo i pugni e serro i denti per trattenermi <strong>da</strong>ll'avventarmi contro di lui<br />

e rispondo glaciale:<br />

-Meglio non passare alla Storia e rimanere un perfetto signor nessuno, che<br />

leggere le tue infamie sui libri.-<br />

-Sei impertinente e indisciplinata! Se potessi ti farei abbassare le piu<strong>me</strong>.-<br />

-Con i tuoi <strong>me</strong>todi poco ortodossi che hanno contribuito ad allontanare il<br />

papato <strong>da</strong> Roma? Oh, conosco la storia di quell'ambasciatore al quale hai<br />

rifilato un calcio rompendogli il setto nasale solo perché ti girava storto.-<br />

-Servono anche questi <strong>me</strong>todi.-<br />

Rimango un attimo in silenzio, fissando quel papa eretico e<br />

bestemmiatore ma che aveva, nonostante tutto, coraggio <strong>da</strong> vendere.<br />

Co<strong>me</strong> quando il <strong>me</strong>sso di Francia, Guglielmo di Nogaret, insie<strong>me</strong> al capo<br />

della potente famiglia Colonna, Sciarra, portavoce degli esasperati cristiani<br />

di tutto il mondo e imbeccati <strong>da</strong>l re di Francia, assalirono il palazzo pontificio<br />

di Anagni, dove si era rifugiato Bonifacio e qui lo trovarono, abbandonato<br />

persino <strong>da</strong>i suoi servitori, lasciato in balia degli eventi. Gli intimarono di<br />

consegnarsi prigioniero se voleva salva la vita e lui, fiero e indomito,<br />

rivestito con tutti i palu<strong>da</strong><strong>me</strong>nti sacri, aveva alzato il <strong>me</strong>nto gri<strong>da</strong>ndo con<br />

spavalderia: "Ecco la mia nuca, ecco la mia testa!".<br />

-Hai avuto fortuna quando il Nogaret ha bloccato la mano omici<strong>da</strong> di Sciarra<br />

Colonna.-<br />

Lo vedo aggrottare le sopracciglia e risponde con freddezza:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 27


-I Colonna non hanno avuto mai buon animo verso i Caetani.-<br />

-Eravate sempre in guerra per il predominio su Roma. Ma la rivalità ha<br />

toccato l'apice proprio contro di te, inviso anche <strong>da</strong>lle altre potenti famiglie.<br />

Persino la tua ti si è in sostanza rivoltata contro, evitando di correre in tuo<br />

aiuto quando Sciarra è entrato in Anagni. Gli stessi tuoi concittadini non<br />

hanno alzato un dito per salvarti.-<br />

-Poi lo hanno fatto.-<br />

-Certo, ma solo perché te<strong>me</strong>vano la scomunica. Neppure Dante è stato<br />

cle<strong>me</strong>nte con te.- gli ricordo.<br />

-Dante era solo uno sciocco, che non capiva che il papato era superiore a<br />

tutto e a tutti. Tu,- accusa avvicinandosi con sguardo omici<strong>da</strong>, -cosa puoi<br />

sapere della grandezza della Chiesa? Hai forse vissuto in quei tempi oscuri,<br />

dove l'eresia rischiava di prendere il sopravvento, dove potere temporale e<br />

potere spirituale si scagliavano l'uno contro l'altro per la supremazia e dove<br />

ogni papa avrebbe dovuto fare co<strong>me</strong> <strong>me</strong> per ridonare il primato alla Chiesa<br />

del Cristo? Co<strong>me</strong> osi tu, venire ad accusare <strong>me</strong>, che sono stato papa,<br />

<strong>me</strong>ntre tu sei una nullità e che tale rimarrai?-<br />

Indugio un attimo in silenzio, fissando quel volto iracondo, rivestito con i<br />

palu<strong>da</strong><strong>me</strong>nti sacri ricca<strong>me</strong>nte ricamati in oro e argento, tempestato di pietre<br />

preziose in ogni parte degli abiti, alla faccia del voto di povertà e di umiltà e<br />

mi rendo conto che il suo è un deliberato tentativo di turbarmi e rispondo:<br />

-Hai vissuto fuori del tempo. Il <strong>me</strong>dioevo era agli sgoccioli, ma tu non hai<br />

saputo guar<strong>da</strong>re oltre, non hai saputo adeguarti. Hai solo fatto quanto era<br />

nelle tue possibilità per mantenere la Chiesa in uno stato di supremazia che<br />

ormai non le competeva più. Non hai saputo vedere la nascita delle nazioni<br />

e non hai capito quanto effi<strong>me</strong>ro era diventato il potere spirituale. Le<br />

scomuniche avevano fatto il loro tempo: gli uomini erano più eruditi e non<br />

credevano più cieca<strong>me</strong>nte.-<br />

-Male!- urla rabbioso, gli occhi che man<strong>da</strong>no scintille. -Gli uomini hanno<br />

sempre avuto bisogno di qualcuno che li gui<strong>da</strong>sse con polso fermo.-<br />

-E tu ti ritenevi la persona in grado di farlo.- com<strong>me</strong>nto mor<strong>da</strong>ce.<br />

Mi fissa con malcelato rancore e posso solo intravedere l'uomo<br />

battagliero e gaudente che ha condotto la Chiesa al tracollo, facendo sì che,<br />

dopo soli due anni <strong>da</strong>lla sua morte, il suo successore riparasse in Francia,<br />

<strong>da</strong>ndo inizio alla cattività avignonese.<br />

-Tu non hai idea.- sibila scuotendo la testa.<br />

Sì, probabil<strong>me</strong>nte ha ragione, bisogna esserci per valutare; tuttavia io<br />

non voglio giudicare, voglio solo sfogare la mia rabbia contro l'uomo che ha<br />

lasciato Roma allo sbando, incurante del male che le avrebbe causato nei<br />

secoli a venire.<br />

-Per quanto mi concerne, hai avuto un solo pregio: quello di indire il<br />

giubileo. Indipendente<strong>me</strong>nte <strong>da</strong>lle cause, è stata l'unica tua mossa che<br />

ancora oggi sopravvive e che rende a Roma la sua supremazia spirituale.<br />

Per il resto, auspico che il Cristo in cui tu non hai mai creduto, ti abbia fatto<br />

marcire all'inferno, facendoti espiare le tante e innu<strong>me</strong>revoli colpe, in primis<br />

la morte di Celestino.-<br />

Sogghigna divertito e si volta, avvicinandosi di nuovo al sepolcro.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 28


-Tu, per <strong>me</strong>,- sentenzia sprezzante, -sei nulla di più della semplice polvere<br />

che i miei piedi calpestano.-<br />

Non ribatto, evito la sfi<strong>da</strong> e rimango in silenzio a fissarlo, <strong>me</strong>ntre la sua<br />

immagine svanisce lenta<strong>me</strong>nte, confondendosi con il sepolcro ed io torno di<br />

carne e ossa, di nuovo viva in <strong>me</strong>zzo alla folla silente dei turisti.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 29


FEDERICO II<br />

(Jesi, 26 dicembre 1194 - Castel Fiorentino di Puglia, 13 dicembre<br />

1250)<br />

Odo un bisbiglio lieve, un sussurro gentile che fluttua tra il sonno e il<br />

torpore e le mie orecchie registrano uno sbattere d'ali prima di svegliarmi in<br />

piena notte, certa di aver sognato e mi porto seduta sul letto, sbadigliando.<br />

Eppure il sogno non se ne va, rimane lì, <strong>da</strong>vanti al mio sguardo ancora<br />

pre<strong>da</strong> dell'oblio di Morfeo, con un dolce sorriso sulle labbra e l'aria divertita.<br />

Sull'avambraccio porta uno<br />

splendido falco pellegrino, <strong>da</strong>gli<br />

occhi mobilissimi e attenti e <strong>da</strong>llo<br />

sguardo inquietante. Rimango<br />

incantata <strong>da</strong>lla visione avvolta nella<br />

penombra della stanza, investita <strong>da</strong><br />

un minuscolo fascio di luce<br />

proveniente <strong>da</strong> una fessura della<br />

serran<strong>da</strong> che le dona un tocco<br />

irreale e mi stropiccio gli occhi per<br />

svegliarmi del tutto e lui, con un<br />

accenno di inchino, mi tranquillizza:<br />

-Non te<strong>me</strong>re, non voglio farti del<br />

male.-<br />

Deglutisco non per lo spavento e<br />

rispondo fiduciosa:<br />

-Lo so. Ti conosco bene, stupor<br />

mundi.-<br />

A quelle parole le sue labbra si<br />

piegano in un sorriso compiaciuto, i<br />

suoi chiari occhi si illuminano e a quel punto l'inchino si accentua, rivelando<br />

il suo animo cavalleresco e svelando il rossore che mi ha colorito le gote,<br />

tanto <strong>da</strong> farmi accennare una spontanea riverenza.<br />

-Federico II di Hohenstaufen del ducato di Svevia, figlio di Enrico VI e di<br />

Costanza d'Altavilla.-<br />

-Sì, sono io, qui per rispondere a tutte le domande che vorrai farmi.-<br />

Quasi stento a crederci che il grande Federico II di Svevia, nipote del<br />

Barbarossa, sia <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong>, co<strong>me</strong> un qualsiasi comune mortale. Ma lui<br />

non è un comune mortale. In lui si fondono per la prima volta due corone:<br />

quella del Sacro Romano Impero e quella del Regno di Sicilia. Mio Dio,<br />

penso annichilita, mi trovo al cospetto di uno dei più grandi uomini della<br />

Storia prima dell'avvento di Napoleone, il solo nel quale scorra un miscuglio<br />

esplosivo di sangue: teutonico, normanno e italico. Sento il mio cuore<br />

galoppare co<strong>me</strong> un indemoniato e inspiro profon<strong>da</strong><strong>me</strong>nte per mantenere la<br />

dovuta lucidità.<br />

-Tu…- inizio timorosa, -sei rimasto orfano all'età di quattro anni.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 30


-Sì, è vero. Mio padre morì quando ne avevo tre e mia madre l'anno dopo.<br />

Prima di dipartire, però, mi ha affi<strong>da</strong>to a papa Innocenzo III dei Conti di<br />

Segni, il quale mi ha riconosciuto co<strong>me</strong> re di Sicilia senza battere ciglio,<br />

infeu<strong>da</strong>ndomi dell'eredità materna. Ma per quanto concerneva l'altra<br />

corona… Ha fatto di tutto pur di non riconoscermi co<strong>me</strong> imperatore del<br />

Sacro Romano Impero.-<br />

-All'età di quattro anni, sulla tua testa pendevano queste due grosse<br />

responsabilità. Ma perché negarti l'eredità paterna?-<br />

Lo vedo accarezzare con dolcezza il piumaggio del bellissimo falco e<br />

risponde:<br />

-È solo una questione geografica. Il papato, all'epoca, e per i secoli<br />

successivi, possedeva tutta l'Italia centrale. I Normanni, di cui mia madre<br />

era l'ultima discendente, possedevano <strong>da</strong>l napoletano in giù, il cosiddetto<br />

Regno di Sicilia. La Germania era al nord, il grande Sacro Romano Impero.<br />

Puoi benissimo immaginare che, se il papa mi avesse riconosciuto anche<br />

co<strong>me</strong> imperatore, si sarebbe venuto a trovare in una morsa stritolatrice: il<br />

Regno al sud e l'Impero al nord. Era, pratica<strong>me</strong>nte, accerchiato.-<br />

-Tuttavia alla fine l'hai spuntata tu.-<br />

-Sì, a costo di enormi sacrifici e di continue lotte diplomatiche e non, contro<br />

il papato.-<br />

-E contro il Carroccio.-<br />

Lo vedo corrucciarsi e un'ombra gli sfiora il volto non bello ma<br />

affascinante.<br />

-Già, contro i lombardi che, co<strong>me</strong> al tempo di mio nonno, hanno temuto, e<br />

non a torto, che volessi impossessarmi anche del nord Italia. Ma per unire il<br />

mio impero, non potevo fare altri<strong>me</strong>nti.-<br />

-Il terribile Ezzelino III <strong>da</strong> Romano ti ha sostenuto in Lombardia, dov'era il<br />

suo feudo.-<br />

-Era mio genero, avendo impalmato una delle mie figlie: non avrebbe potuto<br />

fare altri<strong>me</strong>nti.-<br />

-So che ti sei sposato tre volte.-<br />

-La mia prima moglie è stata Costanza d'Aragona ed è l'unica che mi sia<br />

rimasta nel cuore.-<br />

Lo guardo per un lungo attimo, scettica e lui sorride, continuando:<br />

-È vero, ho avuto anche molte concubine, la più amata delle quali è stata la<br />

contessa Bianca Lancia. È suo il mio figlio prediletto, Manfredi, l'unico che<br />

ho legittimato e che è divenuto re di Sicilia.-<br />

-Hai avuto anche altri figli.-<br />

-Una schiera, a dire il vero.- risponde ridendo. -Enrico, che avevo eletto a re<br />

di Germania, sono stato costretto ad accecarlo e imprigionarlo quando mi si<br />

è rivoltato contro. Enzo, che ho elevato a re di Sardegna, quello che più di<br />

tutti mi somigliava fisica<strong>me</strong>nte; Corrado, divenuto re di Germania e poi<br />

imperatore alla mia morte e tanti altri che ho sparso per l'Italia.-<br />

-Tu l'Italia l'hai amata molto.-<br />

Un sorriso dolce gli sfiora le labbra e sbircia il profilo del falco appollaiato<br />

sul suo braccio, <strong>me</strong>ntre il raggio di luce gli illumina il viso, rilucendo sulla<br />

corona ferrea che porta sulla testa.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 31


-Moltissimo e, co<strong>me</strong> tutti coloro che l'hanno amata, ne sono stato mal<br />

ricompensato. L'ho sempre preferita alla fred<strong>da</strong> Germania ed è per questo<br />

che, per tutta la vita, mi sono adoperato per portare il centro del potere in<br />

Sicilia e non nel gelido nord.-<br />

-Nel frattempo, il papato, con i vari papi succedutisi, ti ha combattuto<br />

aspra<strong>me</strong>nte, giungendo ad accusarti di essere l'Anticristo.-<br />

Si <strong>me</strong>tte a ridere e con gesto stanco si porta<br />

seduto sul letto accanto a <strong>me</strong>. I suoi occhi chiari<br />

mi scrutano a lungo ed io mi sento co<strong>me</strong> una<br />

formica dinanzi a un gigante. In realtà non è alto,<br />

ha una corporatura piuttosto tozza, ma è<br />

gigantesco ciò che ha provato a fare per amore<br />

dell'Italia, lui, un teutonico e non un italiano.<br />

-Ti parrà strano, ma io sono sempre stato un<br />

fedele cristiano, checché se ne dica. Ho<br />

perseguitato gli eretici ed ho sempre avuto<br />

rispetto per Roma e ciò che di più sacro<br />

rappresentava.-<br />

-Questo non ti ha evitato la scomunica.- gli<br />

ricordo.<br />

Annuisce e tira fuori <strong>da</strong> una sacca legata in<br />

vita un pezzo di carne che porge al falco. Questi<br />

lo prende e lo inghiotte, con aria soddisfatta.<br />

-Non solo una, ahimè. A parte le parentesi in cui<br />

la Chiesa è stata costretta a riprendermi in seno,<br />

ho in sostanza trascorso la vita <strong>da</strong> scomunicato<br />

e ci sarei pure morto scomunicato, se non fosse<br />

stato per il mio carissimo amico Berardo <strong>da</strong><br />

Palermo, il quale mi ha sciolto <strong>da</strong>lla scomunica<br />

in punto di morte, an<strong>da</strong>ndo contro la Chiesa.-<br />

Sorrido con l'eccitazione di una bambina ed<br />

esclamo:<br />

-Sempre scomunicato, co<strong>me</strong> quando hai conquistato Gerusalem<strong>me</strong>!-<br />

Lì scoppia a ridere al ricordo e si batte una mano sulla coscia,<br />

catturando l'attenzione del rapace.<br />

-Sì, proprio così. Era <strong>da</strong> un po' che il papa mi spingeva alla crociata,<br />

cercando di farmi emulare mio nonno il Barbarossa e Riccardo Cuor di<br />

Leone, ma io ho sempre nicchiato, rinviando sine die. Non avevo alcun<br />

interesse ad an<strong>da</strong>re a impelagarmi in Terrasanta, visto che avevo i miei<br />

grossi problemi a gestire un così vasto impero con italiani piuttosto<br />

indisciplinati. Ma alla fine ho chinato la testa ubbidiente e sono partito. E,<br />

senza colpo ferire, senza che nessuno tra cristiani e musulmani ci<br />

ri<strong>me</strong>ttesse la vita, ho conquistato Gerusalem<strong>me</strong> solo con la mia<br />

benevolenza verso l'Islam. Lo stesso sultano Al Kamil mi ha donato le chiavi<br />

e mi sono incoronato re di quella bellissima città. Ovvia<strong>me</strong>nte il papa,<br />

Gregorio IX dei Conti di Segni, ha schiumato di bile, perché tutto questo,-<br />

aggiunge con aria birichina, -l'ho fatto <strong>da</strong> scomunicato. Riesci a immaginare<br />

cosa significava? Al mio rientro in Italia, il papa si è dovuto mangiare il<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 32


fegato e ingoiare il rospo e sciogliere la scomunica perché gli portavo le<br />

chiavi di Gerusalem<strong>me</strong>.-<br />

-Sei riuscito in un'impresa dove nessuno è mai riuscito, addirittura senza<br />

neppure combattere.-<br />

-La diplomazia.- com<strong>me</strong>nta alzando l'indice. -Tutto<br />

ciò che ho fatto, l'ho fatto usando la diplomazia e<br />

non la spa<strong>da</strong>, ovvia<strong>me</strong>nte dove era possibile.-<br />

-Hai sempre avuto un animo gentile.- sospiro rapita.<br />

Lui mi fissa corrugando le sopracciglia e scuote<br />

la rossa testa.<br />

-Amavo scrivere poesie e questo dono ho<br />

tras<strong>me</strong>sso ai miei figli. Ma, <strong>me</strong>ntre gli altri usavano<br />

anche l'acciaio, Manfredi era il solo a somigliarmi<br />

nella preferenza della penna. Sai, è stato lui a<br />

suggerirmi di scrivere un trattato sulla caccia con il<br />

falcone, divenuto famoso in tutto il mondo e preso a<br />

modello nei secoli successivi.-<br />

-Hai amato molto Manfredi.- com<strong>me</strong>nto.<br />

-Co<strong>me</strong> si poteva non amarlo? Era il figlio che la mia adorata Bianca mi<br />

aveva <strong>da</strong>to, era l'unico a essere gentile e cortese, l'unico a cui avrei affi<strong>da</strong>to<br />

la mia vita e l'unico che, a dispetto del ruolo che ricopriva, si fi<strong>da</strong>va degli<br />

uomini.-<br />

-Una fiducia mal riposta.-<br />

-Purtroppo. Ma questa è un'altra storia.- risponde ponendo termine alla<br />

parentesi.<br />

-Grazie a questa tua sensibilità, hai fon<strong>da</strong>to la scuola poetica siciliana,<br />

ponendo le basi alla futura lingua italiana.-<br />

-La mia corte errabon<strong>da</strong> ridon<strong>da</strong>va di uomini colti.-<br />

-Ma anche di o<strong>da</strong>lische e di saraceni.- aggiungo.<br />

-E allora? Amavo i fasti orientali, erano così diversi <strong>da</strong>l grigiore impostoci<br />

<strong>da</strong>lla Chiesa… E poi, i saraceni erano gli uomini più leali che abbia mai<br />

avuto.-<br />

-Sei stato scomunicato anche per questo.-<br />

Sorride e fa un gesto vago con la mano, dicendo:<br />

-Non importa. L'oriente era un pozzo si sapienza in confronto a noi ed io<br />

preferivo interloquire con uomini colti anziché con stolti e bigotti.-<br />

-Puoi spiegarmi questa lotta tra l'impero e il papato?-<br />

-In due parole?- doman<strong>da</strong> sorpreso, inarcando le sopracciglia.<br />

Comprendo la difficoltà e rispondo:<br />

-Fai tu.-<br />

Rimane a lungo pensieroso, quindi si gratta il <strong>me</strong>nto con la mano libera<br />

e, con un sospiro, inizia:<br />

-Noi originari di Weiblingen eravamo in contrapposizione ai duchi di Welfen.<br />

In Italia venivano chiamati ghibellini, <strong>da</strong> Weiblingen, i sostenitori dell'impero,<br />

e guelfi, <strong>da</strong> Welfen, i sostenitori del papato. Pertanto, quando ti capita di<br />

vedere un castello con i <strong>me</strong>rli piatti, sappi che erano guelfi, <strong>me</strong>ntre i <strong>me</strong>rli a<br />

co<strong>da</strong> di rondine erano ghibellini.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 33


-Quindi, queste due parole che tanto fanno ammattire i nostri studenti, non<br />

sono altro che la trasposizione in italiano dei due ducati svevi di Weiblingen<br />

e Welfen?-<br />

-Svevi eravamo solo noi, i Welfen erano originari della Baviera. Buffo, non<br />

trovi?-<br />

-Ecco<strong>me</strong>! Ma cos'è accaduto al tuo amico nonché segretario Pier delle<br />

Vigne per essere imprigionato?- chiedo cambiando discorso.<br />

Lo vedo scurirsi in volto e i suoi occhi diventano due fessure sottili. A<br />

quanto pare, il ricordo gli fa ancora male e questo lo rende infinita<strong>me</strong>nte<br />

umano.<br />

-Tradi<strong>me</strong>nto. Io ho sempre spinto per l'onestà innanzitutto ed ho cercato io<br />

in primis di essere sempre onesto. Piero, co<strong>me</strong> ho mio malgrado scoperto,<br />

aveva rubato nelle casse del Regno e questo non l'ho potuto perdonare.-<br />

-Ha preferito suici<strong>da</strong>rsi.-<br />

-Sai, una volta le prigioni non erano co<strong>me</strong> quelle di oggi. Oggi hai tutti gli<br />

agi, hai la possibilità di uscire, addirittura di diventare famoso se sei furbo.<br />

All'epoca, le prigioni erano terribili. Buchi nelle segrete, privi di luce, senza<br />

giaciglio, senza sedie: solo nu<strong>da</strong> roccia. E in un buco di due <strong>me</strong>tri quadrati<br />

ci dovevi convivere con altri carcerati. Ovvia<strong>me</strong>nte non c'erano i servizi<br />

igienici, ma i topi erano in abbon<strong>da</strong>nza. Ti lascio immaginare per quale<br />

motivo il mio amico abbia optato per il suicidio.-<br />

Rabbrividisco all'orrore e provo a immaginare un carcerato moderno<br />

tradotto in un simile posto. Inconscia<strong>me</strong>nte sogghigno e penso che un<br />

piccolo assaggio non farebbe poi tanto male.<br />

-La tua politica è sempre stata avversata <strong>da</strong>i papi, nonostante tu abbia<br />

cercato vera<strong>me</strong>nte il bene dell'Italia.-<br />

-Il mio potere non era ben visto, incuteva paura. Sai, è più facile coman<strong>da</strong>re<br />

su un re bigotto che su uno aperto di <strong>me</strong>ntalità. Sono giunto persino a<br />

circon<strong>da</strong>re l'Urbe, minacciando il saccheggio, ma non l'avrei mai fatto,<br />

perché Roma era il mio sogno. Ho sempre sperato di unire il Regno<br />

all'Impero e porvi co<strong>me</strong> capitale la bellissima Roma.-<br />

-A Roma sei stato incoronato re di Sicilia e in seguito imperatore.-<br />

-Oh, sì. Roma, all'epoca, era ancora così bella, così spirituale e così unica<br />

nel suo genere che l'ho sempre portata nel cuore, benché i papi mi abbiano<br />

sempre tenuto distante.-<br />

-Ti trovavi in Puglia quando sei morto.-<br />

-Sì, le Puglie che ho tanto amato. Manfredi, il mio caro e dolce Manfredi era<br />

con <strong>me</strong> e anche i miei vecchi amici.-<br />

-Hai rimpianti?-<br />

Ci pensa un po' e, chinando appena la testa coronata, risponde:<br />

-Quello di non essere riuscito a far capire il mio amore per l'Italia. In questo,<br />

purtroppo, devo dire che Roma si è <strong>da</strong>ta la mazzata sui piedi.-<br />

-Purtroppo. Un sovrano illuminato co<strong>me</strong> te non lo avremmo avuto per altri<br />

secoli.- com<strong>me</strong>nto amara<strong>me</strong>nte.<br />

-Chissà, se le cose fossero an<strong>da</strong>te diversa<strong>me</strong>nte…-<br />

Esito un attimo, mio malgrado intimorita dinanzi a un uomo simile e mi<br />

accorgo che sta per svanire, per ricongiungersi a tutti coloro che sono<br />

vissuti prima di noi e d'istinto gli domando:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 34


-Prima di lasciarmi, posso <strong>da</strong>rti un bacio?-<br />

Sorride divertito ed è lui stesso, ormai evanescente, che si avvicina e mi<br />

posa un bacio sulla fronte. Chiudo gli occhi rapita, sapendo già che<br />

nessuno crederà mai che il grande Federico II di Svevia mi ha baciato e<br />

quando li riapro lui non c'è più, ma accanto al mio letto è rimasta una<br />

bellissima piuma del colore delle castagne.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 35


REA SILVIA<br />

(VIII secolo a.C.)<br />

Osservo il Tevere, il nostro biondo Tevere che scorre placido verso il<br />

mare, tagliando in due la nostra amata Roma e mi domando per quale<br />

motivo viene appellato biondo. A guar<strong>da</strong>rlo ora, sembra solo un ammasso<br />

di acqua marrone dove, ahimè, sguazzano pantecane <strong>da</strong> dieci chili l'una,<br />

galleggiano immondizia e rifiuti vari, dove si affacciano i gatti per afferrare<br />

con le loro zampette i pesci che affiorano e dove, bontà divina, qualche<br />

pescatore si porta seduto lungo la riva per pescare. Ci vuole coraggio. Non<br />

per pescare, bensì per mangiare il risultato della pesca. Sospiro scuotendo<br />

la testa e in quell'istante odo sussurrare il mio no<strong>me</strong>. Mi giro, ma non vedo<br />

nessuno, tranne la fila di macchine incolonnate sul lungotevere. Con<br />

un'alzata di spalle torno a volgere lo sguardo al fiu<strong>me</strong> e in quell'istante<br />

sgrano gli occhi: il Tevere, il biondo Tevere, è tornato a essere biondo e<br />

cristallino e tutto intorno a<br />

<strong>me</strong> è solo campagna,<br />

stri<strong>da</strong> di gabbiani e pesci<br />

che guizzano veloci tra le<br />

due sponde che si<br />

trovano al livello della<br />

terra. Al posto delle<br />

macchine, delle orribili<br />

macchine caotiche, vedo<br />

lei, bellissima, con una<br />

tunica bianca indosso,<br />

stretta in vita <strong>da</strong> una cinta<br />

di cuoio rudi<strong>me</strong>ntale e<br />

deglutisco prima di<br />

riuscire a fare un passo<br />

verso la sua figura.<br />

-Co<strong>me</strong> vedi,- esordisce<br />

con voce carezzevole, -il<br />

fiu<strong>me</strong> all'epoca era<br />

biondo per <strong>da</strong>vvero.-<br />

-Già… Ma tu… Mio Dio, ma tu sei Rea Silvia…- balbetto attonita.<br />

Sorride e annuisce con regalità, indicando il tempio di Vesta lungo la riva<br />

sinistra del fiu<strong>me</strong>.<br />

-Io ero una vestale, una sacerdotessa della dea Vesta, pertanto una vergine<br />

che sarebbe dovuta rimanere tale fino alla morte. Ma gli dèi avevano deciso<br />

diversa<strong>me</strong>nte, a dispetto della volontà di mio zio Amulio.-<br />

-Un mo<strong>me</strong>nto.- l'interrompo alzando una mano. -Tu sei la madre di Romolo<br />

e Remo.-<br />

-Sì, è così.-<br />

-E allora, co<strong>me</strong> facevi a essere una vestale?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 36


Piega le labbra in un sorriso condiscendente e si volta verso il fiu<strong>me</strong>,<br />

mostrando<strong>me</strong>lo. In lontananza, in una giornata plumbea dove la pioggia<br />

veniva giù a catinelle, vedo un'imbarcazione con degli uomini a bordo e uno<br />

di questi che cade nel fiu<strong>me</strong>, chiamando aiuto. Sussulto spaventata e vedo<br />

gli uomini in barca che provano in tutte le maniere a governarla contro la<br />

furia degli ele<strong>me</strong>nti, <strong>me</strong>ntre uno si sporge e tende la mano per agguantare il<br />

braccio che sporge <strong>da</strong>ll'acqua.<br />

-Non riusciranno a salvare il loro re.- mormora Rea Silvia. -Quell'uomo si<br />

chiamava Tiberino e il fiu<strong>me</strong> se l'è preso perché era un re buono e saggio.<br />

Per questo il fiu<strong>me</strong> è stato battezzato Tevere, a perenne ricordo del re<br />

morto annegato. Tiberino è un mio antenato, discendente di Enea, il<br />

fuggiasco di Troia.-<br />

Mi giro a guar<strong>da</strong>rla con la bocca aperta e lei continua:<br />

-Il figlio di Enea si chiamava Ascanio Julo, colui che diede vita alla Gens<br />

Julia, di cui noi siamo i discendenti. È evidente che <strong>da</strong> Enea a noi siano<br />

passati alcuni secoli e Tiberino è uno dei tanti re assurti al trono prima<br />

dell'avvento di Proca. Proca era mio nonno, il quale, morendo, lasciò il suo<br />

regno di Alba ai due figli maschi: Numitore, mio padre e Amulio, mio zio.-<br />

-Una diarchia.- com<strong>me</strong>nto.<br />

-Non proprio. Mio padre, essendo il maggiore, sarebbe dovuto diventare re,<br />

ma aveva deciso di lasciare il trono a mio fratello, preferendo rimanere un<br />

comune cittadino. Purtroppo, non aveva fatto i conti con mio zio Amulio, il<br />

quale ha brigato per salire al trono, uccidendo prima mio fratello, poi, con<br />

raggiri di parole e belle prospettive, ha costretto mio padre a farmi divenire<br />

una vestale, in modo tale che non potessi avere figli maschi a cui lasciare il<br />

trono.-<br />

-Questa cosa è orren<strong>da</strong>.-<br />

-Trovi? Da che mondo è mondo, il potere ha sempre fatto gola a tutti e mio<br />

zio non ha fatto nient'altro di diverso <strong>da</strong> quello che hanno fatto gli uomini in<br />

avvenire. Per caso, puoi farmi il no<strong>me</strong> di un solo uomo che sia riuscito a<br />

salire al potere senza giungere a compro<strong>me</strong>ssi, senza macchiarsi le mani di<br />

sangue, senza rinnegare il passato?-<br />

Abbasso lo sguardo e mi mordo le labbra, ben sapendo che ha ragione<br />

ma che, comunque, continuo a ritenere raccapricciante ciò che gli uomini<br />

giungono a fare pur di spianarsi la stra<strong>da</strong> e divenire qualcuno.<br />

-A quanti anni sei entrata nel tempio di Vesta?-<br />

-Dieci anni. Le vestali erano sempre tre, di natali nobili e venivano allevate<br />

fin <strong>da</strong>lla più tenera età per accudire i sacri ci<strong>me</strong>li e il fuoco perenne.<br />

Ovvia<strong>me</strong>nte, diventavi simile a una dea, la gente per stra<strong>da</strong> si prostrava al<br />

tuo passaggio e vivevi il resto della tua vita nel tempio. A turno dovevamo<br />

mantenere il fuoco sempre acceso, pena la morte.-<br />

-Perché?-<br />

-Perché il fuoco era considerato un dono divino e se per caso si fosse<br />

spento, carestie, siccità e disgrazie infinite si sarebbero abbattute<br />

sull'umanità. Quindi, a noi il compito di tenerlo sempre acceso, allegro e<br />

scoppiettante.-<br />

La vedo osservare il tempio e il suo sguardo si offusca, <strong>me</strong>more del suo<br />

tragico destino e dei capricci degli dèi.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 37


-Eri felice?- domando.<br />

-Felice co<strong>me</strong> può esserlo una giovane e bella donna che sogna l'amore.-<br />

risponde con un velo di sarcasmo.<br />

-Amore che a te era negato.-<br />

Sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte e si tira indietro una ciocca di capelli. È così bella e<br />

dolce che mi chiedo co<strong>me</strong> abbia potuto, suo zio, avere un cuore così duro<br />

<strong>da</strong> strapparla alla vita.<br />

-Un giorno, al tempio,- mi racconta, -venne a trovarmi mia<br />

cugina Anto, la figlia di Amulio. Mi raccontò di essersi<br />

innamorata di un uomo bello e ricco e che presto si sarebbero<br />

sposati per avere figli <strong>da</strong> destinare al trono. Era il corona<strong>me</strong>nto<br />

dei disegni di mio zio. Io e mia cugina ci siamo sempre volute<br />

bene, eppure lei non poteva capire, in quel mo<strong>me</strong>nto, quanto<br />

potevano ferirmi le sue parole. Anch'io desideravo sposarmi e<br />

avere figli, ma non l'avrei mai potuto fare, a differenza di lei.-<br />

-Frustrante.-<br />

-Fintanto che ero stata adolescente, la cosa non mi toccava, ma<br />

con gli anni… Poi…-<br />

La vedo illuminarsi in volto e per un attimo rimane in silenzio, rapita <strong>da</strong><br />

un fugace ricordo che la porta lontano <strong>da</strong> <strong>me</strong>. Io rimango in attesa e sbircio<br />

di nuovo il Tevere, dove alcuni gabbiani si tuffano per catturare il pesce e<br />

dove un gruppo di contadini si è riunito lungo la spon<strong>da</strong> per pescare.<br />

Sorrido ripensando ai pescatori moderni e mi domando che sapore aveva il<br />

pesce all'epoca.<br />

-Poi, un giorno,- riprende a raccontare, -<strong>me</strong>ntre ero al fiu<strong>me</strong> per attingere<br />

l'acqua, un guerriero bellissimo mi ha avvicinato, mi ha aiutato con la brocca<br />

e siamo rimasti insie<strong>me</strong> per tutta la notte. Io non potevo saperlo, ma quel<br />

guerriero era il dio Marte che aveva preso le sembianze di un uomo per<br />

potermi amare.-<br />

-Ma allora… Allora Romolo e Remo…-<br />

-Eh, già, sono i figli di Marte.-<br />

Sorrido, trovando la cosa alquanto sciocca, scettica co<strong>me</strong> qualsiasi<br />

persona priva di Fede, ma lei mi fulmina con i suoi occhi ed io s<strong>me</strong>tto subito<br />

di sogghignare.<br />

-È un problema tuo.- mi getta in faccia. -Noi abbiamo creduto per secoli ai<br />

nostri dèi e loro ci hanno guar<strong>da</strong>to con fare paterno, indicandoci la via<br />

giusta <strong>da</strong> seguire e punendoci quando eravamo indisciplinati.-<br />

-Co<strong>me</strong> è capitato a te.-<br />

La vedo irrigidirsi per una frazione di secondo, quindi am<strong>me</strong>tte:<br />

-Sì, co<strong>me</strong> è capitato a <strong>me</strong>. Sono svenuta <strong>me</strong>ntre ero di turno <strong>da</strong>vanti al<br />

braciere sacro e il fuoco si è spento. Inutili i tentativi di farlo riprendere: per<br />

colpa mia, la sciagura si sarebbe abbattuta sull'umanità.-<br />

-Sei svenuta perché eri incinta.-<br />

-Malaugurio su malaugurio. La morte era l'unico modo per espiare la colpa<br />

e neppure essere principessa mi poteva salvare.-<br />

-Però hai comunque partorito.- faccio notare.<br />

-Sì, certo, ma prima sono stata murata viva.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 38


Sgrano gli occhi inorridendo e lei mi posa una mano sulla spalla, quasi a<br />

volermi confortare.<br />

-Fortuna per <strong>me</strong> che avevo mia cugina Anto. Lei ha corrotto le guardie, le<br />

quali hanno abbattuto il muro e mi hanno portato nelle stanze di mia cugina,<br />

al sicuro. È ovvio che mio zio lo è venuto a sapere, ma a quel punto non<br />

poteva più fare nulla: ha lasciato che portassi a termine la gravi<strong>da</strong>nza e<br />

quando i ge<strong>me</strong>lli sono nati, <strong>me</strong> li ha strappati e li ha fatti uccidere <strong>da</strong>lle sue<br />

guardie.-<br />

-Ma non è vero!- esclamo.<br />

Lei sorride e risponde:<br />

-Questo lo so. Ma all'epoca era questa la voce che correva. In realtà, co<strong>me</strong><br />

tutti sanno, le guardie non hanno ucciso i miei figli: li hanno lasciati in una<br />

cesta, sul fiu<strong>me</strong>, un po' co<strong>me</strong> Mosè.-<br />

Sorrido ed esclamo co<strong>me</strong> una scolaretta:<br />

-Una lupa si è presa cura di loro. La lupa capitolina, il simbolo di Roma.-<br />

La vedo ridere di gusto e mi fa notare:<br />

-Ma co<strong>me</strong>! Sei scettica sugli dèi eppure credi alla favola della lupa?-<br />

Il sorriso svanisce <strong>da</strong>lle mie labbra e rimango a guar<strong>da</strong>rla con aria<br />

interrogativa. Lei allunga la mano e mi scompiglia affettuosa<strong>me</strong>nte i capelli,<br />

co<strong>me</strong> una madre che vuole riprendere una figlia.<br />

-Certo, una lupa li vide, ne avvertì l'odore e si avvicinò alla cesta, senza<br />

divorarli. Fu lo strano comporta<strong>me</strong>nto della bestia che attrasse l'attenzione<br />

di Acca Larenzia, la donna che si è presa cura dei miei figli. Tutto qui.-<br />

-In questo modo fai crollare un mito.- borbotto querula.<br />

Lei sorride e ribatte:<br />

-E tu perché non vuoi accettare il fatto che Romolo e Remo erano figli di<br />

Marte e discendenti di Venere? Gli dèi per noi erano tutto, così co<strong>me</strong> Dio lo<br />

è stato per i cristiani.-<br />

-Quindi, asserisci che Enea era figlio di Venere, che i suoi discendenti<br />

hanno fon<strong>da</strong>to la città di Alba della quale erano i legittimi re e che tu, ultima<br />

in linea diretta, hai avuto una storia con Marte che ha generato il primo re di<br />

Roma.-<br />

-Sì, è così. Semplice, no?-<br />

La guardo a lungo, comprendendo che non doveva essere stato facile<br />

per lei rinunciare ai figli per ordine dello zio, credendoli addirittura morti e<br />

domando:<br />

-Dopo aver partorito, cos'hai fatto?-<br />

-Tu cosa pensi che abbia fatto? Ero stata con<strong>da</strong>nnata a morte, se ben<br />

ricordi.-<br />

-Già. Sapere che hai <strong>da</strong>to alla luce il fon<strong>da</strong>tore di Roma, co<strong>me</strong> ti fa sentire?-<br />

-Ora ne sono orgogliosa, ciò nondi<strong>me</strong>no non di<strong>me</strong>ntico che per fon<strong>da</strong>re<br />

questa città, divenuta un impero, è stato sparso il sangue dell'altro mio<br />

figlio.-<br />

-Brutta storia.-<br />

-Anche se poi Roma è diventata quello che è, non potrei mai perdonare<br />

Romolo. È stato un grande, ne convengo e nessuna madre potrebbe essere<br />

più orgogliosa di <strong>me</strong>, ma ha seguito le gesta di mio zio e questo, ai miei<br />

occhi, inficia tutto ciò che ha fatto.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 39


-Non essere così severa con lui. Se noi ora stiamo qui a parlare, lo<br />

dobbiamo alla sua au<strong>da</strong>cia, alla sua fer<strong>me</strong>zza e alla sua risolutezza. Ha<br />

lasciato nelle mani di Numa Pompilio una città bene avviata, con solide<br />

fon<strong>da</strong><strong>me</strong>nta <strong>da</strong>lle quali avrebbe preso il volo.-<br />

-Già, l'aquila imperiale.- com<strong>me</strong>nta volgendo lo sguardo al Tevere. -Chi<br />

l'avrebbe detto che <strong>da</strong>lla fine di Troia sarebbe sorta una nuova e più potente<br />

città? Neppure O<strong>me</strong>ro avrebbe potuto immaginarlo.-<br />

-Tu hai vera<strong>me</strong>nte sacrificato la tua vita per Roma, prima ancora che Roma<br />

sorgesse.-<br />

Sorride e la sua immagine inizia a divenire diafana e alle sue spalle<br />

torna a materializzarsi il traffico caotico di Roma, riportandomi brusca<strong>me</strong>nte<br />

alla realtà. Allungo una mano per evitare che la bella Rea Silvia svanisca<br />

all'ombra del tempio di Vesta, ma all'improvviso non la vedo più e il biondo<br />

Tevere è tornato a essere <strong>me</strong>lmoso e marrone.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 40


ROMOLO<br />

(771 a.C.- 717 a.C.)<br />

È proprio vero: noi <strong>roma</strong>ni amiamo così tanto la nostra città che quasi ci<br />

di<strong>me</strong>ntichiamo che esiste. Noi, esseri uniformi, stereotipati, viventi del XXI<br />

secolo, non ci rendiamo conto di dove posiamo i piedi ogni qualvolta<br />

muoviamo un passo. Dire che sotto di noi esistono tremila e più anni di<br />

Storia sembra riduttivo, ma tant'è e non è un caso se a Roma le<br />

<strong>me</strong>tropolitane sono solo due e sempre affollate co<strong>me</strong> carri <strong>me</strong>rci: prova tu a<br />

scavare sopra tremila anni di Storia e poi ne riparliamo. Ad ogni centi<strong>me</strong>tro<br />

scopri insedia<strong>me</strong>nti, fossili, ossa, statue, ciotole e via dicendo che, venendo<br />

alla luce, ci guar<strong>da</strong>no con un'aria co<strong>me</strong> dire: ma tu che puoi saperne?<br />

Eh, già. È proprio così che mi sento <strong>me</strong>ntre, girovagando tra i maestosi<br />

Fori Imperiali, d'improvviso il sole sparisce e un forte vento di scirocco mi<br />

costringe a chiudere gli occhi e a ripararmi in qualche modo. Ed è allora che<br />

lo vedo, con una tunica legata in vita, le gambe muscolose che<br />

s'intravedono <strong>da</strong> sotto il gonnellino e rimango incantata a fissarlo. Il suo<br />

sguardo fiero e deciso mi trafigge co<strong>me</strong> un <strong>da</strong>rdo e mi rendo conto di avere<br />

ancora gli occhi chiusi.<br />

-No, non aprirli, tanto mi vedi lo stesso.- mi dice con tono di comando.<br />

Gesù mio, non posso crederci: è lui, Romolo, il nostro fon<strong>da</strong>tore, che se<br />

ne sta lì, <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong>, fiero e altero proprio co<strong>me</strong> un re o, se preferite,<br />

co<strong>me</strong> un dio. Deglutisco sentendomi una nullità al suo cospetto e mormoro:<br />

-Salute a te, divino Quirino.-<br />

Lo vedo fare un gesto stizzoso con la mano prima di ribattere:<br />

-Falla finita. Sono Romolo, punto e basta.-<br />

-Ma… Ma dopo il tuo trapasso, i <strong>roma</strong>ni ti hanno elevato agli onori degli<br />

altari con il no<strong>me</strong> di Quirino e ti hanno venerato per secoli con questo<br />

appellativo.-<br />

-Sciocchezze. Sono morto e basta, co<strong>me</strong> un qualsiasi altro uomo.-<br />

-Ma tu sei Romolo…- insisto puerile.<br />

Lo vedo alzare gli occhi al cielo e rivolgere una preghiera a qualche dio<br />

pagano ed io mi <strong>me</strong>tto a ridere, notando la sua espressione buffa.<br />

-Ma è vero,- chiedo curiosa, -che tu e tuo fratello avete ucciso vostro zio<br />

Amulio e riportato sul trono vostro nonno Numitore?-<br />

-Tu cosa avresti fatto? Non solo quell'essere spregevole ha ucciso mia<br />

madre e tentato di eliminare <strong>me</strong> e mio fratello, aveva distrutto la mia intera<br />

famiglia pur di salire al trono. Quando io e Remo siamo venuti a saperlo,<br />

abbiamo fatto sì che le cose si riaggiustassero. Tutto qui.- conclude co<strong>me</strong><br />

se fosse la cosa più naturale del mondo.<br />

Per un attimo rimango sovrappensiero, cercando con la mano di<br />

trattenere i capelli che il vento mi ributta costante<strong>me</strong>nte in faccia, quindi<br />

mormoro:<br />

-Allora, eri comunque destinato a divenire re, re di Alba, appena tuo nonno<br />

avesse reso l'anima a Dio.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 41


-Dio? Quale dio?-<br />

Sospiro e allargo le braccia, borbottando:<br />

-Fa' un po' tu.-<br />

Lo vedo grattarsi il <strong>me</strong>nto<br />

<strong>me</strong>ditabondo e il suo<br />

sguardo incupirsi.<br />

-Sì, certo, re di Albalonga.<br />

Ma c'era anche Remo.-<br />

-Chiara<strong>me</strong>nte un neo <strong>da</strong><br />

estirpare.- com<strong>me</strong>nto<br />

mor<strong>da</strong>ce.<br />

Lui digrigna i denti e<br />

repri<strong>me</strong> uno scatto d'ira,<br />

dichiarando lapi<strong>da</strong>rio:<br />

-Se l'è cercata.-<br />

-La morte?- domando<br />

scettica.<br />

-Sapeva benissimo quali<br />

erano i patti, ne avevamo<br />

discusso a lungo. E li ha<br />

infranti.-<br />

Sbuffo spazientita e<br />

chiedo sarcastica:<br />

-E com'erano questi patti impossibili <strong>da</strong> infrangere?-<br />

Mi si avventa quasi contro, con sguardo furioso e sibila co<strong>me</strong> una<br />

scudisciata:<br />

-Non usare condiscendenza nei miei riguardi, ragazzina.-<br />

Rimango sbigottita, il cuore che mi arriva in gola per lo spavento e mi<br />

accorgo di essere diventata di granito. Be', la grinta non gli fa difetto. Lo<br />

vedo raddrizzare fiera<strong>me</strong>nte le spalle e inspira a fondo, prima di<br />

ricominciare:<br />

-È presto detto: visto che in due non ci era possibile coman<strong>da</strong>re, abbiamo<br />

deciso di fon<strong>da</strong>re una città sul colle Palatino. Lui insisteva per fon<strong>da</strong>rla sul<br />

colle Aventino, portando a pretesto che il Palatino fosse sacro agli dèi, io<br />

proprio per quello. Per questo, per decidere chi dei due avesse ragione, ci<br />

siamo accor<strong>da</strong>ti per una paziente attesa.-<br />

Chino di lato la testa, con una muta doman<strong>da</strong> nella mia espressione e lui<br />

continua:<br />

-Abbiamo atteso per un intero giorno che passassero gli avvoltoi in cielo.<br />

Chi più ne avesse av<strong>vista</strong>ti prima del calare del sole, avrebbe scelto il luogo<br />

della fon<strong>da</strong>zione e sarebbe diventato re. Era il 21 aprile del 753, non lo<br />

di<strong>me</strong>nticherò mai. Ero giovane, all'epoca.- ricor<strong>da</strong>, lasciandosi an<strong>da</strong>re per<br />

una frazione di secondo alla nostalgia. -Orbene,- riprende con tracotanza, -<br />

lui ne ha av<strong>vista</strong>ti sei, io dodici, proprio sul limitare del tramonto. Pertanto,<br />

lascio a te indovinare chi abbia vinto.- conclude con sarcasmo.<br />

Incrocio le braccia al petto e porto il peso del corpo su un solo piede, in<br />

segno di sfi<strong>da</strong>. In quell'attimo, alle spalle di Romolo, appare un altro giovane<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 42


che non stento a riconoscere co<strong>me</strong> l'altro ge<strong>me</strong>llo, il quale interviene<br />

precisando:<br />

-Dodici, sì, ma dopo il tramonto.-<br />

-Prima del tramonto.- ribatte Romolo con decisione.<br />

-Dopo.-<br />

-Prima!-<br />

-Un mo<strong>me</strong>nto!- intervengo alzando di un tono la voce, cercando di fare <strong>da</strong><br />

paciere. -Non è questo che conta. Conta il fatto che l'episodio vi ha reso<br />

nemici e vi ha condotti al fratricidio.-<br />

Remo sogghigna e indicando il fratello lo accusa:<br />

-Ti sei sporcato le mani con il tuo stesso sangue solo perché ho<br />

oltrepassato il solco della tua città quadrata.-<br />

Inviperito, Romolo fronteggia il fratello e ribatte:<br />

-Hai osato attraversare un solco dichiarato sacro e inviolabile <strong>da</strong>ll'oracolo. Ti<br />

sei fatto beffe degli dèi e sapevi benissimo a cosa saresti an<strong>da</strong>to incontro.<br />

Potevi rimanertene tranquillo sull'Aventino a fon<strong>da</strong>re la tua città, invece sei<br />

stato invidioso e mi hai portato a ucciderti!-<br />

-Ma sentitelo! Ora l'assassino accusa l'assassinato di essersi lasciato<br />

assassinare!-<br />

-Sparisci <strong>da</strong>lla mia <strong>vista</strong>, profano!-<br />

-Basta!- intervengo ponendomi tra i due e li guardo uno a uno negli occhi,<br />

quindi Remo abbozza un sorriso e svanisce così co<strong>me</strong> era apparso,<br />

facendomi un cenno di saluto con la mano. Rimango a fissare Romolo,<br />

sempre tenendo gli occhi chiusi, e domando:<br />

-Eravate sempre così bellicosi?-<br />

-Ti potrà apparire strano, ma io ho voluto bene a Remo, fino a quando ha<br />

compiuto quel miserabile gesto, in spregio agli dèi. Co<strong>me</strong> re, non ho potuto<br />

chiudere un occhio solo perché si trattava di mio fratello. Se l'avessi fatto,<br />

avrei creato un precedente e chiunque si sarebbe ritenuto in diritto di<br />

scavalcare il solco inviolabile e penetrare nell'Urbe.-<br />

Esito un attimo, cercando di capire il suo punto di <strong>vista</strong> e borbotto:<br />

-La ragione di stato.-<br />

-Ecco, brava. I senti<strong>me</strong>nti non c'entrano nulla.-<br />

Scuoto la testa, ben contenta di non fare parte di quella schiera di<br />

regnanti e potentati che, per ragioni politiche, hanno dovuto sacrificare i<br />

propri senti<strong>me</strong>nti. Il cinismo non è mai stato il mio forte, ma pare che tutti i<br />

grandi ne abbaino avuto a iosa. Buon per loro e poveri loro.<br />

-Tu e i tuoi uomini, però, eravate privi di donne, o, comunque, ne avevate<br />

pochissi<strong>me</strong> e, per fon<strong>da</strong>re e far crescere una città, occorrono le donne per<br />

procreare.-<br />

-Sì, è vero. Per questo motivo ho escogitato un piano, in barba alla sacralità<br />

dell'ospitalità.-<br />

-La ragione di stato.- com<strong>me</strong>nto rassegnata.<br />

-Proprio così. Le sabine erano un bocconcino appetitoso e con la scusa di<br />

giochi equestri ho invitato il loro re, Tito Tazio, a festeggiare la nascita di<br />

Roma. Lui è venuto, beato e contento e si è portato dietro gran parte della<br />

popolazione patrizia.-<br />

-Non hanno sospettato nulla?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 43


-Assoluta<strong>me</strong>nte. Avevo <strong>da</strong>to ordine ai miei uomini di rapire le più giovani,<br />

quelle che sicura<strong>me</strong>nte non erano sposate. Ma c'è stato un errore, uno solo:<br />

Ersilia, la donna a <strong>me</strong> destinata.-<br />

-Era già maritata?-<br />

-Purtroppo sì. Ma l'ho voluta comunque. Era troppo bella per riman<strong>da</strong>rla<br />

indietro solo per quella… sciocchezza. Alla fine il ratto si è risolto bene: i<br />

giovani <strong>roma</strong>ni si sono accasati ed hanno fatto molti figli.-<br />

-Si è risolto bene?- ripeto incredula, inarcando le sopracciglia. -Ma se Tito<br />

Tazio ha scatenato una guerra per riavere le ragazze!-<br />

Lo vedo fare un gesto vago con la mano, co<strong>me</strong> se la cosa fosse senza<br />

importanza e com<strong>me</strong>nta:<br />

-Ha fatto un errore: le ha prese di santa ragione, così co<strong>me</strong> tutti coloro che<br />

hanno avuto l'ardire di sfi<strong>da</strong>re Roma nei secoli successivi.- com<strong>me</strong>nta,<br />

orgoglioso oltre ogni limite.<br />

-Si è arreso,- lo correggo risoluta, -solo perché le sabine rapite si sono<br />

<strong>me</strong>sse in <strong>me</strong>zzo con i loro pargoli, per non dover vedere i propri mariti e i<br />

propri padri e fratelli scannarsi per loro.-<br />

-Quisquilie. Avremmo vinto comunque noi.- taglia corto.<br />

-Può essere.- concedo.<br />

-È sicuro.- sottolinea con fer<strong>me</strong>zza. -A dispetto di traditori alla stregua di<br />

Tarpea, abbiamo vinto comunque.-<br />

-Già, Tarpea. Lei ha tradito perché amava il denaro e i sabini l'hanno<br />

ricompensata lapi<strong>da</strong>ndola con i loro gioielli e seppellendola sotto i loro<br />

scudi. Bello sfregio.-<br />

Fa una smorfia di disgusto e scuote violente<strong>me</strong>nte la testa,<br />

com<strong>me</strong>ntando secco:<br />

-I traditori non <strong>me</strong>ritano di <strong>me</strong>glio. Per questo motivo, <strong>da</strong> allora, chiunque<br />

tradisse Roma veniva gettato <strong>da</strong> una rupe nominata Tarpea, a perenne<br />

ricordo.-<br />

-Brutta fine.-<br />

-Fin troppo cle<strong>me</strong>nti verso chi tradisce. Oggi,- aggiunge alzando la mano<br />

per mostrare i Fori Imperiali, -nessuno più sente il proprio dovere verso la<br />

patria.-<br />

-I valori morali hanno registrato un netto calo, ne convengo.-<br />

-Ah!- esclama rassegnato. -Se solo ci fossi ancora io alla gui<strong>da</strong> di questo<br />

popolo che non sente più l'orgoglio di essere <strong>roma</strong>no, che gode di<br />

un'indisciplina vergognosa…-<br />

Sorrido e provo a immaginare i <strong>roma</strong>ni di oggi sotto le grinfie di Romolo<br />

e giungo alla conclusione che, per noi, è <strong>me</strong>glio che lui sia vissuto secoli fa.<br />

In quel mo<strong>me</strong>nto il garbino si affievolisce, il sole torna a spuntare <strong>da</strong> dietro<br />

la nube ed io riapro gli occhi, fissando Romolo che svanisce lenta<strong>me</strong>nte, lo<br />

sguardo sconsolato su ciò che è rimasto della sua città. Poco più in là, in<br />

una nicchia, alcuni mazzi di fiori portati <strong>da</strong> mani gentili fanno ombra a una<br />

tomba, la sua tomba e lui, prima di sparire, sussurra dolce<strong>me</strong>nte:<br />

-Fa piacere sapere che a qualcuno sono rimasto nel cuore.-<br />

Gli sorrido e istintiva<strong>me</strong>nte gli mando un bacio, ringraziandolo per tutto<br />

ciò che ha fatto per Roma.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 44


GAIO CESARE GERMANICO (Caligola)<br />

(Anzio, 31 agosto 12 - Roma, gennaio 41)<br />

Mi lascio alle spalle la rocca del Sangallo e mi avvio sul lungomare della<br />

mia città natale, la cittadina che, insie<strong>me</strong> ad Anzio, ha visto sbarcare gli<br />

alleati per giungere a liberare Roma in breve tempo: Nettuno. L'odore della<br />

salsedine mi avviluppa e ricordo i giorni della mia prima infanzia, quando<br />

an<strong>da</strong>vo a giocare nel cimitero a<strong>me</strong>ricano, oppure quando mi soffermavo a<br />

fissare inquieta la salma di S. Maria Goretti. A distanza di anni mi sembra<br />

tutto molto più piccolo e rimango a guar<strong>da</strong>re il mare, spingendo lo sguardo<br />

all'orizzonte, dove svolazzano i<br />

gabbiani. Le loro stri<strong>da</strong> mi<br />

riportano alla <strong>me</strong>nte le albe<br />

trascorse in braccio a mio padre,<br />

quando mi portava a respirare lo<br />

iodio perché, dicevano, mi faceva<br />

bene ed è in quel mo<strong>me</strong>nto che<br />

vedo il lampo cadere sull'acqua e<br />

in <strong>me</strong>zzo ai frangiflutti apparire<br />

questa figura alta, bella, la testa<br />

circon<strong>da</strong>ta <strong>da</strong>lla corona di alloro<br />

che nasconde una incipiente<br />

calvizie, la toga virile che fascia la<br />

sua notevole corporatura.<br />

Mi irrigidisco alquanto,<br />

consapevole di trovarmi dinanzi a<br />

uno degli uomini più crudeli della<br />

Storia, o al<strong>me</strong>no così si dice, e<br />

provo ad aprire bocca, ma il<br />

terrore mi inchio<strong>da</strong> e riesco solo a<br />

deglutire. Lui se ne accorge e<br />

piega le sue labbra sottili in un<br />

sogghigno divertito.<br />

-Non intendo aggredirti.- inizia e il<br />

tono sottile contrasta con la sua corporatura possente.<br />

-Tu… Tu sei Gaio Cesare Germanico.-<br />

-Precisa<strong>me</strong>nte. Ma tutti mi conoscono con il nomignolo affibbiatomi <strong>da</strong>i<br />

legionari di mio padre: Caligola.-<br />

-E… perché?- continuo a balbettare, malgrado tutto ancora timorosa e<br />

diffidente.<br />

Alza le spalle con disinteresse e risponde:<br />

-Mia madre mi costringeva a indossare la divisa dei legionari che ai piedi<br />

calzavano le calighe. Da qui il nomignolo. Non mi è mai piaciuto, ma tale<br />

sono passato alla Storia.-<br />

-Non ti piaceva?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 45


-A te piacerebbe essere chiamata scarponcina?- ribatte con tono sferzante.<br />

Sussulto spaventata, tuttavia mi accorgo che è solo indignato e posso<br />

ben capirlo.<br />

-Sei dura di comprendonio?- riprende sarcastico. -Ti ho già detto che non<br />

ho intenzione di aggredirti. I veri assassini sanguinari sono nati e vissuti nel<br />

ventesimo secolo, man<strong>da</strong>lo bene a <strong>me</strong>nte. Non vanto i venti milioni di morti<br />

che ha seminato Stalin e neppure i sei di Hitler.-<br />

-È che… La Storia ti ha dipinto a fosche tinte.- mi difendo.<br />

Porta le mani sui fianchi, esasperato, quindi esce <strong>da</strong>i frangiflutti e mi si<br />

avvicina. Fa qualche passo sul bagnasciuga e si china per prendere una<br />

manciata di sabbia che poi mi mostra.<br />

-Questa rena ti ha visto crescere.- inizia. -Ed ha visto crescere <strong>me</strong> poco più<br />

in là, ad Anzio. Ti sembro così cattivo?-<br />

Lo studio a lungo in quegli occhi grandi e infossati, in quel volto ovale <strong>da</strong>i<br />

linea<strong>me</strong>nti gentili e dolci e mi rassereno alquanto, rispondendo:<br />

-No, non mi sembri così cattivo.- am<strong>me</strong>tto.<br />

Mi sorride e il suo volto si illumina, rivelandolo per quello che era: un<br />

uomo sicuro di sé, gaudente, sagace ed estrema<strong>me</strong>nte pungente e<br />

sprezzante.<br />

-È vero, mi hanno dipinto co<strong>me</strong> un folle, uno schizofrenico, un degenerato e<br />

un assassino e a mia discolpa posso solo dire che Svetonio, Dione e<br />

Seneca mi odiavano a sufficienza per lasciare ai posteri i loro scritti contro<br />

di <strong>me</strong>. Ma, se vai a vedere bene, non ho fatto nulla di più e nulla di <strong>me</strong>no di<br />

quello che avevano fatto i miei predecessori e avrebbero fatto i miei<br />

successori. Io ho ereditato un impero all'età di venticinque anni, un impero<br />

difficile <strong>da</strong> governare.-<br />

-Sbaglio, o tu sei stato il primo imperatore che è salito al potere non per<br />

adozione ma per sangue patrizio?-<br />

-No, non sbagli. In <strong>me</strong> si fondevano per la prima volta le due grandi famiglie<br />

patrizie <strong>roma</strong>ne: Giulia e Claudia. Mia madre Agrippina era la pronipote di<br />

Augusto, <strong>me</strong>ntre mio padre Germanico era discendente di Tiberio e Livia.-<br />

-Possiedi anche un altro primato poco invidiabile: quello di aver iniziato le<br />

persecuzioni dei cristiani.-<br />

Alza di nuovo le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo interessasse<br />

minima<strong>me</strong>nte e risponde:<br />

-Il popolo amava i giochi, allora co<strong>me</strong> ora. I <strong>roma</strong>ni adoravano vedere gli<br />

uomini sbranati <strong>da</strong>lle belve. Io ho semplice<strong>me</strong>nte ri<strong>da</strong>to i ludi alla città, dopo<br />

il governo insipido, piatto e puritano di Tiberio.-<br />

Faccio una smorfia, disgustata, e ribatto:<br />

-Sarà stato anche insipido e puritano, ma di certo lui non giaceva con le sue<br />

sorelle.-<br />

-Io ho amato oltremodo Drusilla.- risponde con tono vibrante, -Non ci trovo<br />

nulla di male nell'amare la propria sorella.-<br />

-E le mogli dei tuoi amici?-<br />

-Tanto <strong>me</strong>no.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 46


-Tu hai amato un po' troppe persone.- insinuo <strong>me</strong>lliflua. -Cosa mi dici<br />

dell'attore Mnestre, o di Valerio Catullo, o<br />

anche solo di tuo cognato Marco Emilio<br />

Lepido?-<br />

-E dunque?- ribatte drizzando le spalle. -<br />

Lepido, quel fedifrago, ha persino<br />

congiurato contro di <strong>me</strong>. Me, che ero un<br />

dio e che potevo per<strong>me</strong>ttermi di esserlo.<br />

L'ho fatto giustiziare.-<br />

-Un dio?-<br />

-Certo, mia cara. Ho persino <strong>da</strong>to ordine<br />

di far costruire una mia statua dentro il<br />

tempio di Gerusalem<strong>me</strong>. Ma l'intervento<br />

di Agrippa mi ha fatto desistere. Co<strong>me</strong><br />

potevo non <strong>da</strong>r retta al mio <strong>me</strong>ntore?-<br />

-Mentore?- rimando inarcando le<br />

sopracciglia. -Ora si dice così?-<br />

-Sei impertinente e maleducata!- scatta<br />

rabbioso, gli occhi imperiosi che<br />

man<strong>da</strong>no scintille. -Se mi fosse ancora<br />

concesso, ti farei mozzare la lingua.-<br />

-Così co<strong>me</strong> avresti voluto spellare<br />

Apelle?-<br />

A quelle parole si irrigidisce appena, quindi scoppia a ridere di gusto e si<br />

trattiene la corona di alloro per non farla cadere.<br />

-Oh, sì, quello! Ancora non hai capito? Era solo un gioco di parole ed io<br />

amavo giocare con le parole.-<br />

-E il tuo cavallo, Incitato? Lo hai fatto senatore.-<br />

La sua risata cristallina mi lascia perplessa e istintiva<strong>me</strong>nte lo studio un<br />

po' <strong>me</strong>glio, per vedere se per caso non mi è sfuggito qualcosa.<br />

-Sono stata divertente?- com<strong>me</strong>nto aci<strong>da</strong>, incrociando le braccia al petto.<br />

-No, ma hai avuto il potere di farmi ricor<strong>da</strong>re la faccia dei senatori quando<br />

ho fatto presente il mio desiderio di nominare loro pari Incitato.-<br />

-Indignati?- suggerisco.<br />

-Ed offesi! Quei tronfi pavoni che sapevano solo blaterare senza mai<br />

giungere a una conclusione! Ho semplice<strong>me</strong>nte voluto <strong>da</strong>rgli una lezione: il<br />

mio cavallo sarebbe stato più intelligente di loro e sicura<strong>me</strong>nte <strong>me</strong>no<br />

corrotto.-<br />

-Quindi, era solo uno scherzo?- domando dubbiosa.<br />

-Ovvio! Ogni cosa dicevo veniva sempre travisata, co<strong>me</strong> quando ho<br />

appellato Livia "Ulisse in gonnella" e questo non ha fatto altro che<br />

ali<strong>me</strong>ntare le dicerie sulla mia follia. Ma io ero co<strong>me</strong> mia madre e mia<br />

nonna: avevo la lingua tagliente e ne facevo largo uso, non perdendo<br />

occasione per fare battute.-<br />

-Peccato che coloro che ti stavano intorno non l'hanno capito.- replico.<br />

-Sì, un vero peccato. Non era colpa mia se ero pungente, sarcastico ed<br />

estrema<strong>me</strong>nte arrogante.-<br />

-A parte questo, io so che hai comunque amato molto Roma.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 47


Allarga le braccia e sorride, apparendo bellissimo.<br />

-Chi non l'a<strong>me</strong>rebbe? Durante il mio principato ho fatto in modo <strong>da</strong><br />

consoli<strong>da</strong>re il potere di Roma più che espanderlo. Ritenevo fosse più<br />

prudente poggiare su solide fon<strong>da</strong><strong>me</strong>nta.-<br />

-So che hai anche affrontato il problema della manutenzione delle strade.-<br />

-Mi sembrava lapalissiano. Noi <strong>roma</strong>ni siamo stati famosi per le nostre<br />

strade che si sno<strong>da</strong>vano per l'intero impero ed io non sopportavo che<br />

an<strong>da</strong>ssero in malora.-<br />

-È vero che hai ampliato la rete idrica a Roma?-<br />

-Verissimo. Feci costruire due nuovi acquedotti, l'Acqua Claudia e l'Anio<br />

Noves, entrambi portati a termine dopo la mia morte.-<br />

-Ti sei preoccupato anche della pulizia dell'Urbe.-<br />

Gonfia il petto e si liscia la tonaca virile.<br />

-Pur di far bella Roma, ho ricoperto di fango un addetto all'edilizia, per fargli<br />

capire cosa intendessi per pulizia. E lui lo capì tal<strong>me</strong>nte bene che, quando<br />

divenne imperatore con il no<strong>me</strong> di Vespasiano, si è ricor<strong>da</strong>to della lezione<br />

ricevuta. Tutto <strong>me</strong>rito mio, non credi?-<br />

Ne convengo e inizio a credere che <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong> non ci sia un folle,<br />

bensì una persona intelligente e sarcastica, che sa cogliere il lato umoristico<br />

in ogni occasione.<br />

-So che ti piaceva travestirti.-<br />

-Sì, fin <strong>da</strong> piccolo. La mia passione, dopo la corsa dei cavalli, era il teatro.<br />

Spesso intervenivo nelle rappresentazioni, mascherandomi e recitando<br />

insie<strong>me</strong> agli attori. Il mio migliore travesti<strong>me</strong>nto era Alessandro Magno.-<br />

-Oltre alle corse dei cavalli e al teatro, si dice che amavi i combatti<strong>me</strong>nti<br />

nelle arene.-<br />

Arriccia il naso e annusa l'aria salmastra, chiudendo un attimo gli occhi.<br />

-I ludi circensi erano un vero spettacolo. Hai mai assistito?- in<strong>da</strong>ga.<br />

Rabbrividisco involontaria<strong>me</strong>nte e scuoto la testa.<br />

-Male, ragazza, male. Noi <strong>roma</strong>ni ne an<strong>da</strong>vamo fieri e orgogliosi. I gladiatori<br />

erano un portento della natura. Un giorno mi capitò di assistere a un<br />

incontro singolare.-<br />

Rimango in silenzio e lo fisso a lungo, <strong>me</strong>ntre il suo sguardo si vela di<br />

ricordi e le sue labbra si piegano in un dolce sorriso. Con tono pacato,<br />

riprende:<br />

-Mentre un certo schiavo Androclo era al centro dell'arena, il leone che<br />

avrebbe dovuto sbranarlo si mise a leccarlo e a fargli le moine co<strong>me</strong> un<br />

grosso gattone. Ho poi saputo che la bestia aveva<br />

riconosciuto l'uomo che, tempo prima, gli aveva tolto<br />

una grossa spina <strong>da</strong>lla zampa che gli causava forte<br />

dolore. Quale magnifica riconoscenza!-<br />

-Ma… Ma è vera?- balbetto allibita. -Questa storia è<br />

vera?-<br />

-L'ho veduta io, con i miei occhi.-<br />

-Deve essere stata una scena entusiasmante.-<br />

-Spettacolare.- am<strong>me</strong>tte. -Ho liberato sia lo schiavo che il leone.-<br />

-Nobile gesto.- com<strong>me</strong>nto iniziando a guar<strong>da</strong>rlo sotto una luce diversa.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 48


Lui sorride e all'improvviso allunga la mano e mi scarmiglia i capelli,<br />

facendomi impallidire.<br />

-Un tempo, ti avrei costretto a tagliarli rasati.- am<strong>me</strong>tte.<br />

-Solo perché tu ne eri privo?- ribatto.<br />

-Una idiosincrasia che è costata cara a molti.- am<strong>me</strong>tte. -Ma io ero<br />

l'imperatore e co<strong>me</strong> tale mi consideravo un dio.-<br />

-Un dio che però è morto sotto i colpi di pugnale.-<br />

Sospira e scuote la testa bion<strong>da</strong>. Ancora mi chiedo co<strong>me</strong> facessero gli<br />

antichi a considerarlo brutto e privo di attrattiva. Ma il giudizio era stato <strong>da</strong>to<br />

<strong>da</strong> coloro che lo odiavano e volevano a ogni costo porlo sotto una luce<br />

crudele e sanguinaria. I senatori che lo hanno ucciso, non si erano aspettati<br />

che il popolo piangesse la sua dipartita.<br />

-Anche gli dèi tendono a morire.- com<strong>me</strong>nta. -Solo il vostro Dio non muore<br />

mai. Pretenzioso, non trovi?-<br />

Non replico, consapevole che mi sta stuzzicando di proposito,<br />

provocatorio co<strong>me</strong> sempre, e con un sorriso mi saluta, tornando nei<br />

frangiflutti <strong>da</strong> dove era apparso. Esito un solo istante e lo richiamo:<br />

-Gaio!-<br />

Si ferma e volta appena la testa, sbirciandomi <strong>da</strong> sopra la spalla.<br />

-Vedi? Tu ed io saremmo an<strong>da</strong>ti d'accordo. Se solo anche gli altri mi<br />

avessero compreso…-<br />

Gli sorrido senza più timore e istintiva<strong>me</strong>nte mi inchino, riconoscendo la<br />

sua natura divina. Lo vedo annuire lenta<strong>me</strong>nte e prima di svanire mi lancia<br />

la sua corona d'alloro. La raccolgo e la osservo a lungo, prima di portarla<br />

sul cuore e sospirare appena.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 49


CLAUDIO CESARE NERONE<br />

(Anzio, 15 dicembre 37 - Roma, 6 aprile 68)<br />

È buio ed io vago per il Colosseo illuminato a giorno <strong>da</strong>i riflettori, co<strong>me</strong><br />

una qualsiasi turista, immaginando i giochi, le battaglie, le gri<strong>da</strong>, il sangue<br />

che i secoli hanno cancellato, lasciando solo il ricordo di un'opera<br />

mastodontica e di sicura invidiabile bellezza. I gatti sono ora i padroni<br />

indiscussi e nei loro dolci miagolii riecheggiano i ruggiti di leoni, tigri e<br />

leopardi che un tempo vi soggiornavano e vi banchettavano.<br />

-Se solo avessi potuto cantare qui…-<br />

A quelle parole improvvise mi fermo e mi giro, fissando quel volto largo,<br />

non particolar<strong>me</strong>nte bello, che risplende alla luce dei riflettori. Se ne sta lì,<br />

seduto co<strong>me</strong> poteva esserlo un semplice <strong>roma</strong>no dell'epoca e lo sguardo gli<br />

brilla di malinconica eccitazione. Esito, nonostante tutto timorosa, ben<br />

conoscendo la sua indole crudele e rimango a debita distanza.<br />

-Non è questo il tuo posto, Nerone.- gli faccio notare. -Gli imperatori<br />

sedevano laggiù.- e ammicco verso<br />

il palco.<br />

Lui scuote la bion<strong>da</strong> testa e<br />

ribatte, co<strong>me</strong> se neppure avessi<br />

parlato:<br />

-Se solo questa <strong>me</strong>raviglia fosse<br />

esistita ai miei tempi, non <strong>me</strong> ne<br />

sarei an<strong>da</strong>to in Grecia per recitare,<br />

cantare e partecipare ai ludi<br />

equestri.-<br />

È vero, conosco queste sue<br />

passioni e so bene pure che, se<br />

solo chicchessia avesse osato<br />

vincere una gara canora al suo<br />

posto, lo avrebbe fatto uccidere<br />

seduta stante. Quando recitava o<br />

scendeva in pista co<strong>me</strong> auriga,<br />

pretendeva di vincere anche se<br />

arrivava ultimo e tutti l'avevano<br />

capito a <strong>me</strong>nadito dopo i primi<br />

morti.<br />

Mi guardo attorno, per accertarmi che i turisti non lo ve<strong>da</strong>no e faccio<br />

cauta<strong>me</strong>nte un passo verso di lui. In mano ha la lira e di tanto in tanto<br />

pizzica una cor<strong>da</strong>, creando una straziante <strong>me</strong>lodia.<br />

-Il nipote di Caligola.- com<strong>me</strong>nto. -L'ultimo della stirpe Giulio-Claudia.-<br />

-L'ultimo folle…- sogghigna ironico.<br />

-Io non ci credo. Non ho mai creduto che tu abbia deliberata<strong>me</strong>nte<br />

incendiato Roma nel 64.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 50


Quella affermazione cattura la sua attenzione e posa i suoi occhi<br />

inquietanti su di <strong>me</strong>, incutendomi un sano terrore.<br />

-Non l'ho fatto, difatti. Quando l'incendio divampò io ero ad Anzio, la città<br />

che ha visto i miei natali… ma non per questo <strong>me</strong> ne sono dispiaciuto.-<br />

am<strong>me</strong>tte con aria birichina.<br />

-Ah, no?- ripeto allibita, tenendo a freno l'ira che in un solo secondo mi ha<br />

incendiato il cuore.<br />

-No. Desideravo l'Urbe più bella di co<strong>me</strong> era diventata e dopo l'incendio l'ho<br />

fatta riedificare in pianta diversa, aggiungendoci la mia bellissima Domus<br />

Aurea. Una delizia per gli occhi, non sei d'accordo?-<br />

-Un tocco di <strong>me</strong>galomania.- sottolineo. -Però, indubbia<strong>me</strong>nte <strong>me</strong>ravigliosa.-<br />

concedo.<br />

Mi guar<strong>da</strong>, studiandomi <strong>da</strong>lla testa ai piedi e sotto quello sguardo acuto<br />

mi innervosisco. Così, per evitarlo, mi siedo su uno scalino accanto a lui,<br />

mantenendo una certa distanza di sicurezza. Non so, eppure di quest'uomo<br />

rubicondo non mi fido abbastanza.<br />

-Tutti, però, hanno sempre pensato che la colpa fosse tua.-<br />

-Se colpa ho avuto, è stata quella di dire pubblica<strong>me</strong>nte che avei voluto<br />

radere Roma al suolo per riedificarla. Non si può con<strong>da</strong>nnare un uomo solo<br />

per quello che proferisce.-<br />

Avrei molto <strong>da</strong> ribattere su quell'affermazione, ma lascio perdere,<br />

ricor<strong>da</strong>ndo chi ho di fronte e che ruolo ha ricoperto e borbotto:<br />

-Ma tua è stata la colpa di punire i cristiani co<strong>me</strong> rei dell'incendio.-<br />

Alza le spalle con indifferenza e borbotta:<br />

-Non conoscevo questi cristiani; sapevo solo vaga<strong>me</strong>nte della loro<br />

esistenza e mi è parsa la giusta mossa per far sfogare il rancore del popolo<br />

dopo il rogo che ha distrutto le case. Qualcuno doveva pur pagare, no? E<br />

chi <strong>me</strong>glio dei remissivi cristiani poteva essere innalzato a capro espiatorio?<br />

A chi vuoi che importava?-<br />

Rimango allibita e senza parole e la mia espressione deve avere un<br />

qualcosa di buffo, perché lui si <strong>me</strong>tte a ridere con spregio, lasciandomi<br />

chiara<strong>me</strong>nte capire co<strong>me</strong> la pensassero, all'epoca, sulla religione che stava<br />

piantando solide radici per divenire mondiale. Scuoto la testa e lo vedo che<br />

torna a pizzicare le corde, intonando una canzone in voga ai suoi tempi:<br />

tutto sommato, devo riconoscere che non ha una brutta voce.<br />

-Tua madre era Agrippina minore, la sorella di Caligola.- inizio.<br />

Al solo nominare sua madre, si scurisce in volto, s<strong>me</strong>tte di cantare e mi<br />

fissa con astio, co<strong>me</strong> se avessi appena attentato alla sua vita.<br />

-Già.- biascica e il suo tono mi sorprende. -È stata lei a spianarmi la stra<strong>da</strong><br />

per divenire imperatore, affiancandomi Seneca co<strong>me</strong> consigliere.-<br />

-I primi anni sei stato un buon sovrano.- ricordo.<br />

-Sì, ma poi il rifiuto di mia madre a concedermi di divorziare <strong>da</strong>lla mia prima<br />

moglie Ottavia, mi ha irritato a tal punto che l'ho esiliata.-<br />

-L'hai anche fatta uccidere <strong>da</strong>i tuoi pretoriani.- aggiungo.<br />

Fa' un gesto di insofferenza, co<strong>me</strong> se il ricordo lo infastidisse ancora<br />

dopo tanti secoli e spiega:<br />

-Sono salito al potere a diciassette anni e lei ha gui<strong>da</strong>to le mie azioni con<br />

l'appoggio di Seneca, fino a farmi soffocare. Era invasiva fino<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 51


all'inverosimile, tanto <strong>da</strong> giungere a offrirsi a <strong>me</strong>, suo figlio, purché non<br />

divorziassi <strong>da</strong> Ottavia.-<br />

Sgrano gli occhi e inorridisco al solo pensiero e vedo che anche lui<br />

scuote la testa con rassegnazione.<br />

-Non capirò mai,- conclude <strong>me</strong>ditabondo, -perché non volessi che sposassi<br />

Poppea.-<br />

-La Poppea che hai ucciso tirandole un calcio in grembo, dove cresceva tuo<br />

figlio?-<br />

Chiude gli occhi e inspira a fondo e un velo di malinconia lo sfiora,<br />

rendendolo quasi umano.<br />

-Ho amato molto Poppea ed ho sofferto enor<strong>me</strong><strong>me</strong>nte per la sua perdita. In<br />

seguito, errando co<strong>me</strong> un pazzo per le vie dell'Urbe<br />

invocando il suo no<strong>me</strong>, mi sono imbattuto in Sporo, un<br />

giovane che le somigliava tantissimo. L'ho sposato dopo<br />

averlo fatto castrare.-<br />

-L'hai sposato?- ripeto co<strong>me</strong> se non avessi ben capito e il<br />

tono aspro della mia voce sorprende <strong>me</strong> stessa.<br />

Riapre di scatto gli occhi e mi fissa con evidente astio.<br />

-Sì, l'ho sposato, e allora? E dopo di lui ho sposato Statilia<br />

Messalina.-<br />

-"Quella" Messalina?-<br />

-Ma no!- esclama facendo un gesto di stizza con la mano. -Quella era la<br />

quarta moglie di Claudio. Noto che hai un po' di confusione in testa.-<br />

-Be', con nomi uguali… Ma tu,- riprendo cambiando discorso, -alla fine hai<br />

esiliato pure Seneca, prendendoti Tigellino co<strong>me</strong> amico e consigliere.-<br />

Lo sento grugnire qualcosa e <strong>da</strong>lla sua lira parte un suono stridulo che<br />

mi fa serrare i denti prima che ca<strong>da</strong>no a pezzi.<br />

-Bell'affare feci.- com<strong>me</strong>nta acido. -Mi ha fatto credere di essermi amico e<br />

poi mi ha tradito. La prima congiura per uccidermi è costata la vita a<br />

Calpurnio Pisone, Lucano, Petronio e lo stesso Seneca. Via,- conclude con<br />

tono spicciativo, facendo un gesto eloquente con la mano, -morti tutti per<br />

aver osato alzare la mano armata su un dio.-<br />

-Tu?- insinuo mor<strong>da</strong>ce.<br />

-Io, sì.- sibila minaccioso, puntandomi addosso due occhi fiam<strong>me</strong>ggianti. -<br />

Non digerivo granché l'idea che a qualcuno piacesse vedermi morto. Ero<br />

giovane e non gradivo divenire cibo per far banchettare i vermi.-<br />

-Però li hai rimpinzati a dovere con la carne di tutti coloro che hanno<br />

provato a ribellarsi alla tua monarchia assoluta.-<br />

-E dunque?- mi sfi<strong>da</strong> ergendosi fin dove possibile stando seduti. -Non vedo<br />

dove sia il problema.-<br />

Rimango sconcertata, apro la bocca per replicare, quindi la richiudo di<br />

scatto e dopo un po' ripeto:<br />

-Già. Nessun problema.-<br />

Il mio tono non deve fargli molto piacere, poiché restringe gli occhi<br />

perigliosa<strong>me</strong>nte, fissandomi a lungo <strong>da</strong> sotto le ciglia bionde.<br />

-Tu, figliola, non hai buon animo verso di <strong>me</strong>.- com<strong>me</strong>nta.<br />

Sorrido e mi rialzo, volgendo l'attenzione ai turisti che, ignari, ci passano<br />

accanto sfiorandoci senza vederci.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 52


-La tua condotta immorale e violenta non ha mai influito<br />

sull'amministrazione pubblica e questo va a tuo vantaggio.-<br />

-A mio vantaggio pure il fatto che il popolo non ha voluto credere alla mia<br />

morte e che ha sempre sperato nel mio ritorno.- aggiunge<br />

alzando l'indice co<strong>me</strong> un maestro che sta spiegando una<br />

lezione.<br />

-Vero.- concedo. -Ma il senato e i pretoriani ti odiavano e ti<br />

hanno isolato, con<strong>da</strong>nnandoti a morte.-<br />

Si scurisce in volto, quel volto massiccio e duro e<br />

digrigna i denti sibilando furente:<br />

-Quel fedifrago di Tigellino… Mi ha tradito, quel bastardo!-<br />

ripete ed io mi accorgo che la cosa gli rode ancora l'anima.<br />

-Non mi risulta sia mai stato uno stinco di santo.- gli faccio notare con<br />

condiscendenza. -Avresti potuto essere un po' più oculato nello sceglierti gli<br />

amici.-<br />

Sogghigna, lo sguardo perso nel vuoto, in un periodo lontano che io non<br />

vivrò mai e mormora:<br />

-Non gli ho <strong>da</strong>to la soddisfazione di uccidermi: l'ho fatto <strong>da</strong> solo.-<br />

-Co<strong>me</strong> un vero com<strong>me</strong>diante. Così co<strong>me</strong> hai vissuto.-<br />

-Hai paura della morte?- mi doman<strong>da</strong> a bruciapelo, scrutandomi fin dentro<br />

l'anima.<br />

-Sì.- non esito a rispondere. -Co<strong>me</strong> tutti, del resto.-<br />

-Io non ho avuto timore.- risponde gonfiando il petto.<br />

Inarco le sopracciglia, ricor<strong>da</strong>ndo che la paura l'aveva trattenuto <strong>da</strong>l<br />

pugnalarsi <strong>da</strong> solo e che era stato aiutato <strong>da</strong> un liberto suo amico; ma non<br />

ribatto, lascio che si crogioli in un ricordo affievolito <strong>da</strong>l tempo, un ricordo<br />

che gli fa credere di essere stato migliore di quanto in realtà fosse stato.<br />

-Quindi, deduco che tu abbia avuto a cuore Roma.- com<strong>me</strong>nto cambiando<br />

discorso.<br />

Con un gesto della mano mi mostra il Colosseo e il suo volto si illumina.<br />

-Tu non l'hai a cuore?- riman<strong>da</strong>. -Per Roma ho sopportato che la Storia mi<br />

bollasse co<strong>me</strong> pi<strong>roma</strong>ne, quando in realtà ho portato solo migliorie. Ma, si<br />

sa, la Storia la scrivono i vincitori ed io, purtroppo, ne sono uscito vinto.-<br />

Lo studio a lungo, <strong>me</strong>ntre riprende a pizzicare le corde della lira e intona<br />

una canzone dolce, che non comprendo e mi rendo conto che quest'uomo,<br />

tutto sommato, è stato sì crudele nella sfera affettiva, ma che nei <strong>roma</strong>ni ha<br />

lasciato un senso di vuoto e di rimpianto che noi, <strong>roma</strong>ni di oggi, stentiamo<br />

a comprendere e non è un caso se la sua tomba è rimasta sempre coperta<br />

di fiori, a dispetto dei congiurati e a testimonianza dell'affetto di un intero<br />

popolo.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 53


BENVENUTO CELLINI<br />

(Firenze, 3 novembre 1500 - Firenze, 13 febbraio 1571)<br />

Credo non ci sia nulla di più piacevole che an<strong>da</strong>rsene in vacanza dopo<br />

un intero anno lavorativo, di<strong>me</strong>nticando le arrabbiature, le delusioni, le<br />

battaglie verbali con l'eccentrico, con il perfettino, con l'ignorante, con il<br />

saccente e con il prototipo del cafone <strong>roma</strong>no. Sì, perché noi <strong>roma</strong>ni,<br />

quando ci <strong>me</strong>ttiamo, sappiamo essere ignoranti e sgradevoli co<strong>me</strong> pochi<br />

altri al mondo. Inutile illuderci. Allora, dopo un intero anno a combattere con<br />

gente simile, la vacanza sembra una vera manna <strong>da</strong>l cielo, un modo per<br />

ritemprarsi e fare riforni<strong>me</strong>nto di buonumore per poter sopravvivere a un<br />

altro anno di duro lavoro.<br />

È <strong>me</strong>raviglioso starsene su una barchetta a remi a crogiolarsi sotto il<br />

sole, sopra un lago piatto e invitante, la<br />

<strong>me</strong>nte vuota e il cinguettio <strong>me</strong>lodioso degli<br />

uccellini che corrobora lo spirito abbrutito <strong>da</strong>l<br />

caos cittadino. E poi, se decidi di fare un<br />

bagno rinfrescante, hai la possibilità di<br />

godere della fauna marina che pullula, vive e<br />

prolifica sotto la barchetta. E non solo la<br />

fauna: anche un uomo ormai in là negli anni,<br />

che se ne sta lì, sul fon<strong>da</strong>le, accovacciato su<br />

uno scoglio som<strong>me</strong>rso, le braccia incrociate e<br />

l'aria bellicosa.<br />

-Era ora.- esordisce acido. -È <strong>da</strong> un bel po'<br />

che ti aspetto e tutta questa umidità non fa<br />

certo bene alle mie povere giunture.-<br />

Sgrano gli occhi incredula e porto la mano<br />

alla maschera e al boccaglio che indosso,<br />

prima di dire:<br />

-Benvenuto Cellini?- e mi domando co<strong>me</strong> diavolo faccio a comunicare con<br />

lui sotto la superficie del lago.<br />

-Io, sì, in persona.- ribatte con tono burbero e cipiglio fiero.<br />

-Ma… cosa ci fai qui?- domando sorpresa e in quell'istante mi accorgo che<br />

è il mio pensiero a parlare, non io.<br />

Lo sento borbottare qualcosa di inintelligibile, circon<strong>da</strong>to <strong>da</strong> un branco di<br />

bellissimi pesciolini gialli e rossi, prima di bofonchiare:<br />

-Aspettavo te. Chi altri?-<br />

-Be', tutto ciò è alquanto lusinghiero e sono onorata di trovarmi al tuo<br />

cospetto…-<br />

-Dacci un taglio, figliola e vieni al sodo: cosa vuoi sapere?-<br />

Santo cielo! Ma allora è proprio vero che Cellini era scontroso, irascibile,<br />

attaccabrighe e violento, al pari del suo genio. Sì, perché nel Rinasci<strong>me</strong>nto<br />

italiano un solo no<strong>me</strong> si ergeva al di sopra di tutti gli altri in fatto di arte<br />

orafa: Benvenuto Cellini. E non solo orafo alla corte papale e coniatore della<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 54


zecca, ma anche scultore, visto e considerato che ci ha lasciato in eredità<br />

un Perseo di mirabile bellezza.<br />

-So che sei nato a Firenze, la città dei Medici, <strong>da</strong> un suonatore di flauto.-<br />

inizio, ignorando voluta<strong>me</strong>nte la sua maleducazione.<br />

Fa una smorfia e con la mano scansa i pesci in malo modo, prima di<br />

controbattere:<br />

-Discendo <strong>da</strong> un capitano di Giulio Cesare.-<br />

Sorvolo su quell'affermazione inventata di sana pianta e continuo:<br />

-Sei stato amico di Michelangelo, che tu hai sempre considerato un idolo e<br />

un modello <strong>da</strong> seguire.-<br />

Gonfia il petto co<strong>me</strong> un attempato pavone e subito dopo <strong>da</strong>l naso gli<br />

escono migliaia di bollicine d'aria che provocano la mia ilarità.<br />

-Quale amicizia, eh? Puoi vantare lo stesso?-<br />

-No, purtroppo no.- rispondo alzando le spalle.<br />

-A quel tempo, nella Signoria, si incontravano persone fuori del comune.-<br />

-Non stento a crederlo. Tuttavia tu a Firenze non ci sei rimasto a lungo.-<br />

faccio presente.<br />

-Vero. Mi sono spostato a Roma non ancora ventenne, presso papa Leone<br />

X Medici, il quale mi ha preso a servizio co<strong>me</strong> incisore della zecca e<br />

suonatore di flauto. Ma questo secondo <strong>me</strong>stiere lo facevo solo a ricordo di<br />

mio padre.- am<strong>me</strong>tte con una certa riluttanza.<br />

-Un bel lavoro.-<br />

-Sì.- conviene con superficialità, osservandosi le punte delle dita. -Ero un<br />

genio: tutto ciò che toccavo trasformavo in oro. Un dono che nessun altro,<br />

nel corso dei secoli, è riuscito ad avere.-<br />

-La modestia non è il tuo forte, vero?- replico con evidente sarcasmo.<br />

Vedo le sue narici dilatarsi <strong>da</strong>ll'ira e con stizza ribadisce:<br />

-Checché tu ne dica, il mio era un dono che tu, sicura<strong>me</strong>nte, non hai e mai<br />

avrai.-<br />

-Un dono, sì, ma lo usavi male.- gli ram<strong>me</strong>nto, per nulla intimorita <strong>da</strong>lla sua<br />

arroganza. -Non facevi che giocare d'azzardo e an<strong>da</strong>re a donne, ignorando<br />

tua moglie, e ogni volta avevi problemi con la giustizia.-<br />

Lo vedo sbuffare con irritazione e portare una mano al fianco, in posa<br />

prosaica, l'aria <strong>me</strong>ditabon<strong>da</strong> e infine china appena la testa e am<strong>me</strong>tte:<br />

-Era l'unico inconveniente che mi costringeva a cambiare repentina<strong>me</strong>nte<br />

città. Però a Roma sono sempre tornato. Il fascino dell'Urbe è irresistibile.-<br />

am<strong>me</strong>tte annuendo.<br />

-E a Roma stavi, durante il sacco del 1527.-<br />

Lo vedo sogghignare strafottente e mi sistemo <strong>me</strong>glio la maschera sul<br />

naso per osservarlo più niti<strong>da</strong><strong>me</strong>nte. Quest'uomo, un genio nel far uscire<br />

<strong>da</strong>lla sua fucina monete, monili, <strong>me</strong><strong>da</strong>glie, intarsi e via dicendo, era, tutto<br />

sommato, un <strong>me</strong>zzo delinquente, un furbacchione, un ladruncolo che si<br />

spacciava per erudito e che riusciva a farsi perdonare ogni marachella, ogni<br />

omicidio, ogni rissa grazie al tocco magico delle sue mani. Un novello re<br />

Mi<strong>da</strong>.<br />

-Sì, ero a Roma quando giunsero i lanzichenecchi di Georg von<br />

Frundsberg. Mi sono offerto di divenire artigliere del papa, Cle<strong>me</strong>nte VII<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 55


Medici, ed è stato un mio proiettile, sai, a uccidere il Conestabile di Borbone<br />

e a ferire il principe Filiberto d'Orange.-<br />

-Tu?- esclamo inarcando le sopracciglia.<br />

-Io, sì!- ringhia furente, convinto che non gli credessi.<br />

-Ottimo.- rispondo malleabile, per calmarlo. -Potevi ammazzarne altri, visto<br />

che c'eri.-<br />

-L'ho fatto. Ho anche provato ad accoppare quel vecchio volpone del<br />

Frundsberg, ma non ci sono riuscito. Vedere Roma devastata <strong>da</strong> quell'or<strong>da</strong><br />

barbarica… Ah, quale atroce spettacolo!- esclama con un gesto della mano.<br />

-Comunque, papa Cle<strong>me</strong>nte ti nominò mazziere in seguito al tuo servigio e<br />

sei rimasto a Roma fino…-<br />

-Fino a quando,- conclude per <strong>me</strong>, -il papa si è accorto che facevo la cresta<br />

sull'oro destinato alla zecca e sostituivo i <strong>me</strong>talli buoni con quelli vili e<br />

falsificavo le monete e via dicendo.-<br />

Sgrano gli occhi dinanzi alla sua ammissione e chiedo:<br />

-È vero?-<br />

-Certo.- risponde fiero. -Per questo, dopo che il papa mi aveva con<strong>da</strong>nnato<br />

a morte, ingiusta<strong>me</strong>nte secondo <strong>me</strong>, sono fuggito a Napoli, presso una<br />

delle mie amanti. Ma poi, al cambio di papa, sono rientrato nell'Urbe, per poi<br />

fuggire di nuovo a gambe levate, riparando in Francia presso re Francesco.-<br />

-Il munifico Francesco I?- ripeto incredula.<br />

-Lui, proprio lui, quel gigante in persona.- borbotta, in qualche modo<br />

contrariato <strong>da</strong>l ricordo.<br />

-Era <strong>da</strong>vvero così alto?- m'informo curiosa.<br />

-Altissimo. Suppongo arrivasse a due <strong>me</strong>tri; non ho mai più visto un uomo<br />

simile in vita mia.- risponde pensieroso, grattandosi il <strong>me</strong>nto barbuto.<br />

-E poi?- domando, conquistata <strong>da</strong>lla sua vita avventurosa e irriverente.<br />

-E poi… I francesi, quei bastardi di prima categoria, non mi hanno trattato<br />

affatto bene ed io ho rifatto fagotto e sono tornato a Roma.-<br />

-Roma… Sempre Roma.-<br />

-Eh, che vuoi…- sospira malinconico. -La città eterna era la mia gallina <strong>da</strong>lle<br />

uova d'oro. Il guaio è che la stessa gallina si è arrabbiata e mi ha rinchiuso<br />

in Castel S. Angelo per una… sciocchezza com<strong>me</strong>ssa durante il sacco del<br />

'27.-<br />

-Una sciocchezza?- ripeto chinando appena la testa per sbirciarlo di<br />

sottecchi, maledicendo l'acqua che non mi fa vedere le giuste proporzioni.<br />

-Mi accusarono di aver rubato nelle casse. Tst! Che taccagni!-<br />

-Ci risiamo.-<br />

-Erano trascorsi tanti anni, undici per l'esattezza ed io non ci pensavo più.<br />

Ovvio, non trovi? Ma, a quanto pare, qualcun altro ci aveva pensato al<br />

posto mio, rimuginando e aspettando il mo<strong>me</strong>nto favorevole.- com<strong>me</strong>nta<br />

acido. -Quel Pier Luigi Farnese ce l'ha sempre avuta con <strong>me</strong>, bastardo<br />

pusillani<strong>me</strong>!-<br />

-Suppongo avrà avuto i suoi validi motivi.- borbotto.<br />

Mi fissa a lungo, con sguardo truce e istintiva<strong>me</strong>nte deglutisco,<br />

ammonendomi di non com<strong>me</strong>ttere altri errori.<br />

-E poi dicono a <strong>me</strong> che sono scontroso!- sibila.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 56


Provo, per quanto l'acqua <strong>me</strong> lo concede, a fare un gesto di scusa per<br />

non irritarlo maggior<strong>me</strong>nte e continuo con noncuranza:<br />

-Allora? Ti hanno rinchiuso.-<br />

-Sì. E lì ho bestemmiato, ho urlato, ho pregato e alla fine ho tentato la fuga.<br />

Volevo emulare il gesto di Cesare Borgia quando è riuscito a fuggire <strong>da</strong>lla<br />

rocca della Mota: a lui andò bene, a <strong>me</strong> no. Mi calai con le lenzuola<br />

anno<strong>da</strong>te, ma caddi e<br />

mi ruppi una gamba.-<br />

ricor<strong>da</strong> scuotendo la<br />

testa canuta.<br />

-Ed è stato allora che,<br />

dopo aver scontato il<br />

fio, sei tornato in<br />

Francia.-<br />

-Sì, e stavolta accolto<br />

con tutti gli onori.<br />

Purtroppo il mio<br />

caratteraccio mi ha<br />

ributtato in <strong>me</strong>zzo ai<br />

problemi e sono stato<br />

costretto a far di nuovo<br />

fagotto e tornare di gran carriera a Firenze. È stato allora, presso il duca<br />

Cosimo de' Medici, che ho creato il Perseo. Oh, ma a Roma ci sono tornato<br />

un'ultima volta, ammaliato <strong>da</strong>lla sua eterna bellezza.-<br />

-E poi sei ritornato definitiva<strong>me</strong>nte a Firenze, quando, in un impeto di<br />

espiazione, hai preso gli ordini e ricevuto la tonsura.-<br />

China la testa e annuisce <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />

-Ho trascorso la vita intera nella sregolatezza, nella violenza,<br />

nell'imbrogliare il prossimo e nel maltrattare le mie mogli e le mie amanti.<br />

Avevo cinquantotto anni quando ho preso i voti e mi sono <strong>me</strong>sso a scrivere<br />

la mia vita. Non mi sono pentito della scelta fatta. Alla fine, dopo tanto<br />

vagare alla ricerca di <strong>me</strong> stesso, ho trovato la pace e il conforto nella Fede.-<br />

-Sei stato un rivoluzionario ante litteram.- com<strong>me</strong>nto.<br />

Alza le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo interessasse minima<strong>me</strong>nte e un<br />

pesce gli passa <strong>da</strong>vanti agli occhi perspicaci e attenti.<br />

-Addio, figliola. Auguro anche a te di riuscire a trovare te stessa. E se, per<br />

caso, in questo tuo girovagare tra le ani<strong>me</strong> del passato, incontrassi il<br />

Frundsberg, porgigli i miei più calorosi saluti.-<br />

Rimango letteral<strong>me</strong>nte spiazzata e lo fisso attonita, comprendendo che il<br />

vecchio detto ha un fondo di verità: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed è<br />

con perplessità che mi allontano nuotando, chiedendomi se, tutto sommato,<br />

il genio immorale quanto inimitabile che risponde al no<strong>me</strong> di Cellini, non<br />

abbia ragione.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 57


RAFFAELLO SANZIO (Santi)<br />

(Urbino, 6 aprile 1483 - Roma, 6 aprile 1520)<br />

La canicola <strong>roma</strong>na, per noi <strong>roma</strong>ni, è un incubo. Non solo il sole estivo<br />

picchia sodo, facendo la felicità delle cicale, ma ci si <strong>me</strong>tte anche l'umidità a<br />

rendere tutto più insopportabile. L'asfalto si scioglie sotto i piedi, si lasciano<br />

le impronte lungo i marciapiedi e si gron<strong>da</strong> sudore peggio della fontana di<br />

Trevi. Nei giorni del solleone Roma è una città piena non di uomini, ma di<br />

pesci simili a esseri umani che boccheggiano. E allora, ligi al buoncostu<strong>me</strong>,<br />

noi cittadini dell'Urbe arroventata ci dedichiamo alla "pennichella", giusto<br />

per fuggire le ore più cocenti. Io non faccio eccezione. Dopo il pranzo cedo<br />

al cosiddetto "abbiocco" <strong>roma</strong>no e svengo letteral<strong>me</strong>nte sul letto, dove le<br />

lenzuola sono più bollenti dell'asfalto.<br />

E <strong>me</strong>ntre <strong>me</strong> ne sto lì in catalessi a fissare il soffitto, attenta a non<br />

muovere un solo muscolo per cercare di<br />

su<strong>da</strong>re il <strong>me</strong>no possibile e, di<br />

conseguenza sperare di sentire <strong>me</strong>no<br />

caldo, annuso all'improvviso un odore<br />

che ha un che di familiare: i colori sulla<br />

tavolozza. Mi volto e lo vedo, in piedi,<br />

dritto accanto al mio letto, in mano un<br />

pennello e l'occhio critico che osserva il<br />

soffitto co<strong>me</strong> <strong>me</strong> poco prima.<br />

-È interessante tutto bianco,- com<strong>me</strong>nta<br />

alzando la mano ingioiellata, -tuttavia io<br />

proverei a <strong>da</strong>rgli un tocco di colore.-<br />

Scatto seduta e lo fisso attonita,<br />

incapace di aprire bocca e istintiva<strong>me</strong>nte<br />

mi sistemo i capelli, un vezzo tutto<br />

femminile dinanzi a un personaggio di<br />

cotanto spessore, che ha fatto girare la<br />

testa a tutte le donne che incontrava.<br />

-Mio Dio… Raffaello…- sussurro e<br />

subito dopo arrossisco imbarazzata,<br />

ripensando ai miei miseri disegni<br />

attaccati alle spoglie pareti di casa, che cercano vana<strong>me</strong>nte di tras<strong>me</strong>ttere<br />

un minimo di calore.<br />

Lui abbassa lo sguardo e mi sorride con estrema dolcezza.<br />

-Io, per servirti.- e s'inchina elegante<strong>me</strong>nte.<br />

-Be'… per servirmi…- ripeto trasecolata, indecisa, in un barlu<strong>me</strong> di<br />

pudicizia, se scendere di volata <strong>da</strong>l letto e an<strong>da</strong>re a staccare tutti i disegni.<br />

-Desideri che affreschi il tuo soffitto?- si offre con estrema amabilità.<br />

Accidenti! Affrescarmi il soffitto? Sbatto gli occhi co<strong>me</strong> per svegliarmi <strong>da</strong><br />

un sogno e per un secondo accarezzo l'idea, la splendi<strong>da</strong> idea di avere un<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 58


Raffaello in casa mia, inedito e tutto per <strong>me</strong>. Possedere un'opera simile mi<br />

<strong>da</strong>rebbe letteral<strong>me</strong>nte alla testa e diniego seppur controvoglia.<br />

-Sarebbe un onore im<strong>me</strong>nso che non <strong>me</strong>rito.- am<strong>me</strong>tto.<br />

-Sciocchezze. Lo farei ben volentieri, dopo questi secoli di oblio… A lungo<br />

an<strong>da</strong>re la mano si atrofizza e per noi pittori è un evento terribile.-<br />

-Ti ringrazio, ma non dormirei più, intenta a osservare il tuo affresco notte<br />

dopo notte. Piuttosto,- inizio cambiando discorso, -perché non mi parli di<br />

te?-<br />

Lo vedo grattarsi distratta<strong>me</strong>nte la cute, l'aria assorta, e poco dopo<br />

posare il pennello sul mio comodino e sedersi accanto a <strong>me</strong>. Mi sorride<br />

accattivante ed io rimango incantata dinanzi alla sua celeberrima bellezza.<br />

-Cosa vuoi che ti dica? Sono nato per dipingere. Non ho fatto altro per tutta<br />

la mia breve vita.-<br />

-A parte correre dietro alle gonnelle.- sottolineo pungente.<br />

Ride di gusto e annuisce, un secondo prima di accarezzarmi il volto con<br />

delicatezza. Rimango esterrefatta e mi accorgo che lui mi osserva attento,<br />

prendendo nota dei miei linea<strong>me</strong>nti, con l'occhio critico del pittore. Non è un<br />

segreto che lui, il "divino Raffaello", abbia amato oltremodo le donne di ogni<br />

costu<strong>me</strong>, ricevendo in cambio il loro amore eterno, tanto che al suo funerale<br />

tutta la Roma femminile seguiva il<br />

corteo piangendo a dirotto. Mi<br />

scuoto <strong>da</strong>ll'oblio e torno<br />

sufficiente<strong>me</strong>nte luci<strong>da</strong> per dire:<br />

-Sei di Urbino, la città dei<br />

Montefeltro.-<br />

-Sì, nato durante il principato di<br />

Guidobaldo, figlio del grande<br />

Federico.-<br />

-La corte dei duchi di Urbino era<br />

facoltosa e ridon<strong>da</strong>va dei massimi<br />

esponenti in tutte le arti e le scienze.<br />

I Montefeltro erano veri e propri<br />

<strong>me</strong>cenati illuminati.-<br />

-Vero. Mio padre, Giovanni Santi, era un pittore e i primi anni li ho trascorsi<br />

con lui, alla corte dei Montefeltro. È stato lui a indirizzarmi verso questa<br />

subli<strong>me</strong> arte, fino a quando sono rimasto orfano ancora bambino. Allora ho<br />

frequentato la bottega di Pietro Vannucci, detto il Perugino ed ho imparato<br />

tanto presso questo pittore di grandissima fama. La mia prima commissione<br />

è stata una Pala per Città di Castello quando ero ancora adolescente.-<br />

-La città dei Vitelli.-<br />

-Esatta<strong>me</strong>nte.-<br />

-Quindi, hai lasciato Urbino in giovane età.- noto.<br />

-Morti i miei genitori, non avevo nulla che mi trattenesse lì, a parte la mia<br />

sorellina Elisabetta.-<br />

-Tu hai vissuto il periodo di maggior rilievo artistico del nostro paese,<br />

l'invidiatissimo e ineguagliabile Rinasci<strong>me</strong>nto italiano.-<br />

Rimane in silenzio per un lungo mo<strong>me</strong>nto ed io inizio a credere che non<br />

mi abbia udita. Ma poi alza una mano e la muove dinanzi ai miei occhi, fin<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 59


quando, sospesi nell'aria, mi appaiono i suoi capolavori, uno dietro l'altro,<br />

<strong>da</strong>lla Scuola di Atene alla Fornarina, <strong>da</strong>lle varie Madonna con il bambino<br />

alle Stanze Vaticane ed io per poco non ho un colpo apoplettico.<br />

L'emozione è così forte che rimango di granito, senza fiato, gli occhi<br />

sgranati dinanzi a quelle <strong>me</strong>raviglie uniche e irripetibili. Se solo il mondo<br />

intero potesse vederle…<br />

-Ho lavorato e assorbito le tecniche dei maggiori pittori e scultori del mio<br />

tempo e di quello precedente: Perugino, Luca Signorelli, Pinturicchio,<br />

Leonardo, Michelangelo, Bramante, i Sangallo, Piero della Francesca,<br />

Verrocchio, Donatello, Masaccio, Giotto, Beato Angelico…-<br />

Al solo udire quei nomi vengo colta <strong>da</strong> vertigine e impallidisco: cosa<br />

sono io in confronto a questo giovane che ha avuto la fortuna di vivere<br />

fianco a fianco con geni simili? E divenire lui stesso un "divino"? Mi gira la<br />

testa al solo pensiero e lui se ne accorge. Mi tocca un braccio ed io sussulto<br />

involontaria<strong>me</strong>nte, tornando con i piedi per terra. Lo fisso attonita, notando<br />

la sua bellezza delicata, i suoi occhi grandi e limpidi, la sua bocca piena e<br />

piccola, i capelli che gli lambiscono le spalle e comprendo il motivo per cui<br />

tutti lo amavano.<br />

-Non è un caso che ti hanno soprannominato "Il divino Raffaello".-<br />

com<strong>me</strong>nto in un sussurro.<br />

-Io ho solo assorbito e riunito in <strong>me</strong> tutti questi pittori che stimo oltremodo e<br />

che ho sempre ritenuto i miei maestri, cercando di <strong>da</strong>re vita ai loro studi.-<br />

-Tu… sei un genio della pittura. I tuoi ritratti sono… pratica<strong>me</strong>nte perfetti.-<br />

-Un artista non considera mai terminata un'opera. Leonardo non considerò<br />

mai terminata la sua Giocon<strong>da</strong>, sebbene io la considerassi perfetta già ai<br />

tempi di Roma.-<br />

-Oh, Roma…-<br />

Per un attimo rimaniamo in silenzio, ognuno perso in reconditi ricordi,<br />

<strong>me</strong>ntre le sue opere continuano a scorrere dinanzi ai miei occhi, catturando<br />

il mio sguardo e il mio cuore.<br />

-Dopo Firenze, sei venuto a Roma.- ricordo.<br />

-Sì, presso papa Giulio II Della Rovere. Ero accompagnato <strong>da</strong> Bramante,<br />

che mi ha introdotto alla corte papale.-<br />

Be', a quanto pare, anche allora an<strong>da</strong>vano di mo<strong>da</strong> le raccoman<strong>da</strong>zioni.<br />

-E qui hai affrescato le Stanze Vaticane.- sospiro rapita.<br />

Mi guar<strong>da</strong> di sottecchi e sorride.<br />

-Sì, nello stesso periodo in cui Michelangelo dipingeva la Cappella Sistina.-<br />

-Mio Dio… Quale spettacolo di mirabile bellezza deve essere stato… Tu in<br />

una stanza e Michelangelo in quella accanto…-<br />

-Non era la prima volta che accadeva un fatto simile: per l'affresco nel<br />

Palazzo Vecchio di Firenze, erano stati chiamati Leonardo e Michelangelo, i<br />

quali dovevano lavorare schiena contro schiena. E tu sai quanto quei due<br />

geni si odiassero.-<br />

-Cosa avei <strong>da</strong>to per poter vivere in quegli anni di risveglio artistico e<br />

culturale!- sospiro rapita.<br />

-Erano tempi duri, non di<strong>me</strong>nticare.- mi rimprovera dolce<strong>me</strong>nte.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 60


-Oh, ma tu parli di Michelangelo e pretendi che io non rimanga incantata <strong>da</strong><br />

un simile personaggio che ha regalato al mondo un capolavoro co<strong>me</strong> la<br />

Cappella Sistina.-<br />

-In effetti ero anch'io un suo estimatore e, per omaggiarlo, l'ho raffigurato<br />

nei panni di Eraclito nella Scuola di Atene.-<br />

-Così co<strong>me</strong> hai raffigurato Leonardo e Bramante.-<br />

-Vero. Personaggi simili, di tale levatura artistica e scientifica, non si<br />

incontrano spesso nella vita.-<br />

-Sacrosante parole. Sei stato il pupillo di Leone X, papa Medici.-<br />

-Sì, è vero. Io e lui la pensavamo uguale in fatto di gusto per l'estetica,<br />

amore per il lusso, la buona cucina e le buone cose che ci dona la vita,<br />

tranne le donne.-<br />

-Già. Tu le amavi <strong>da</strong> morirne, <strong>me</strong>ntre lui preferiva i giovani.-<br />

-Non giudicarlo solo per questo. È stato un papa del suo tempo.-<br />

-Non lo giudico affatto. Anzi: se ritieni che possa avere dei pregiudizi, allora<br />

non mi conosci.-<br />

Mi fissa attenta<strong>me</strong>nte, quasi a son<strong>da</strong>rmi ed io rimango incatenata ai suoi<br />

occhi, un libro aperto per lui. Quando lo vedo piegare le labbra in un sorriso<br />

di accettazione, mormoro:<br />

-Tu hai ri<strong>da</strong>to splendore a Roma e la tua luce si riflette ancor oggi.-<br />

Rimane un attimo in silenzio ed io sbircio il suo profilo delicato,<br />

chiedendomi per quale recondito fine il Signore avesse deciso di riprendersi<br />

la vita di questo giovane che tanto avrebbe potuto <strong>da</strong>re all'umanità.<br />

-Ricordo che quando vidi la Giocon<strong>da</strong>, rimasi pratica<strong>me</strong>nte paralizzato: era<br />

di una bellezza così irreale, sensuale, sfuggente, che ho invidiato la felice<br />

mano del maestro. Non ho fatto nulla di così grandioso, ma solo quello per<br />

cui venivo pagato.-<br />

-Non hai fatto nulla?!- ripeto scan<strong>da</strong>lizzata. -Ma se il papa stesso ti nominò<br />

direttore della Fabbrica di S. Pietro, accanto ai Sangallo!-<br />

Mi guar<strong>da</strong> dritto negli occhi e trattengo il gemito di soggezione di fronte a<br />

un simile pilastro dell'umanità che, oltre a essere eccelso, è gentile, dolce e<br />

modesto, sebbene ignorante nel senso originale della parola. Lo vedo<br />

piegare le labbra in un sorriso e alzare le spalle in<br />

segno di rassegnazione e con tono <strong>me</strong>sto<br />

spiegare:<br />

-Io non avrei saputo maneggiare una spa<strong>da</strong> co<strong>me</strong><br />

Guidobaldo di Montefeltro, co<strong>me</strong> il Carmagnola,<br />

co<strong>me</strong> il Gatta<strong>me</strong>lata o co<strong>me</strong> Giovanni <strong>da</strong>lle Bande<br />

Nere, ma sapevo usare il pennello e mi è parsa la<br />

cosa più naturale del mondo <strong>me</strong>tterlo al servizio<br />

dei potentati.-<br />

-Il pennello al posto della spa<strong>da</strong>… Tu sì che<br />

possiedi un animo nobile. È per questo che noi<br />

<strong>roma</strong>ni ti amiamo e ti abbiamo sepolto nel nostro<br />

Pantheon, degno di riposare al fianco dei nostri<br />

re.-<br />

In quel mo<strong>me</strong>nto <strong>da</strong>vanti ai miei occhi appare la Trasfigurazione, l'ultima<br />

sua opera e un attimo dopo lo vedo alzarsi <strong>da</strong>l letto e allungare la mano,<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 61


co<strong>me</strong> per riprendersi le sue <strong>me</strong>raviglie. I suoi incantevoli dipinti iniziano a<br />

sfumare lenta<strong>me</strong>nte, lasciandomi smarrita, gli occhi mobilissimi in cerca di<br />

quei quadri che hanno segnato un'epoca e mi rendo conto, mio malgrado,<br />

che anche lui se ne sta an<strong>da</strong>ndo, lasciandomi di nuovo sola. Lo vedo che si<br />

china legger<strong>me</strong>nte e mi posa un bacio in fronte, prima di sussurrare:<br />

-Un giorno, forse, farò il tuo ritratto.-<br />

Deglutisco a una simile prospettiva e arrossisco co<strong>me</strong> una scolaretta,<br />

<strong>me</strong>ntre la canicola torna ad assalirmi con il suo pesante carico di umidità. E<br />

<strong>me</strong>ntre sbatto gli occhi, ancora stordita, qualcosa attrae la mia attenzione,<br />

qualcosa che mi lascia con il fiato sospeso e gli occhi spalancati: il pennello<br />

che il "divin pittore" ha lasciato a suo perenne ricordo sul mio comodino.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 62


BEATRICE CENCI<br />

(Roma, 12 febbraio 1577 - Roma, 11 settembre 1599)<br />

Avete mai imparato a sciare? Io ci ho provato quando ero ragazzina e la<br />

cosa mi ha tal<strong>me</strong>nte impressionato che ho preferito scendere con lo slittino<br />

per il resto della vita. È un piacere enor<strong>me</strong> quando sfrecci sulla neve<br />

indurita, quando il gelo ti sferza le gote e il naso fino a renderli rossi co<strong>me</strong><br />

un ubriaco e senti l'adrenalina au<strong>me</strong>ntare con l'au<strong>me</strong>nto della velocità. Lo è<br />

un po' <strong>me</strong>no quando ti imbatti in un punto dove la neve è soffice e lo slittino<br />

ti si inchio<strong>da</strong> e tu sfrecci sopra di lui fino a ruzzolare giù co<strong>me</strong> una palla<br />

impazzita. È un miracolo se non ti rompi nulla e rimani a sedere <strong>me</strong>zzo<br />

intontita prima di scoppiare a ridere per la scena buffa con la quale hai <strong>da</strong>to<br />

spettacolo.<br />

-Beata te che puoi godere delle<br />

gioie della vita.-<br />

Sbatto gli occhi al suono di<br />

quella voce som<strong>me</strong>ssa e<br />

malinconica e mi alzo <strong>da</strong> terra,<br />

sgrullandomi la neve di dosso. La<br />

vedo, accanto a un albero <strong>da</strong>lle<br />

fronde basse, l'abito candido<br />

co<strong>me</strong> la neve e rimango a fissarla<br />

a lungo, rapita <strong>da</strong>lla sua bellezza<br />

che non riesce a nascondere il<br />

dolore. Esito a lungo e chiamo<br />

titubante:<br />

-Beatrice Cenci?-<br />

Annuisce appena e sorride<br />

indicando la propria testa.<br />

-Preferisco non muoverla troppo:<br />

dopo sarei costretta a raccoglierla.<br />

Durante tutti questi secoli,-<br />

com<strong>me</strong>nta in un borbottio, -ancora non sono riuscita a capire co<strong>me</strong> fare per<br />

riattaccarla.-<br />

Rabbrividisco, a dispetto del caldo provocato <strong>da</strong>lle tante discese con lo<br />

slittino e porto istintiva<strong>me</strong>nte una mano alla gola, co<strong>me</strong> a sincerarmi che ci<br />

sia ancora.<br />

-Vuoi vedere?- mi doman<strong>da</strong> e senza attendere risposta si prende la testa<br />

tra le mani e la stacca <strong>da</strong>l collo.<br />

A quella <strong>vista</strong> raccapricciante divento più bianca della neve e un attimo<br />

dopo mi ritrovo di nuovo seduta per terra, gli occhi sgranati per l'orrore. Mi<br />

sembra di vivere un incubo scozzese, dove i fantasmi girano indisturbati nei<br />

<strong>me</strong>andri di castelli antichi e fatiscenti. Tremando appena mi <strong>me</strong>tto in<br />

ginocchio e porto le mani in avanti, a mo' di scudo e supplico:<br />

-Ti prego, ricomponiti.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 63


Lei lo fa ed io rinsanguo visibil<strong>me</strong>nte. Mi rialzo con lentezza, ancora<br />

sconvolta e mormoro:<br />

-Comprendo il tuo stato d'animo e mi spiace per quello che hai passato.-<br />

Sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte ed io ricordo con chiarezza la brutalità e la crudeltà<br />

di suo padre, Francesco Cenci, nobile <strong>roma</strong>no gottoso e rognoso, erede di<br />

una ingente fortuna che lui, con il suo stile di vita, aveva sperperato.<br />

-Già.- mormora, co<strong>me</strong> se mi avesse letto nella <strong>me</strong>nte. -Soldi ereditati <strong>da</strong><br />

suo padre e che è stato costretto a versare co<strong>me</strong> risarci<strong>me</strong>nto alle famiglie<br />

dei giovani <strong>da</strong> lui crudel<strong>me</strong>nte sodomizzati.-<br />

Faccio una smorfia, pensando che gli uomini non cambieranno mai e<br />

domando:<br />

-È per questo che non voleva farti maritare? Per non dover pagare la dote?-<br />

-Esatta<strong>me</strong>nte. I miei stessi fratelli hanno provato più volte a parlare con il<br />

pontefice per spiegargli l'impossibilità di vivere accanto a un mostro simile,<br />

ma il papa, ben conoscendo la situazione, non ha potuto far nulla, se non<br />

esiliare i miei fratelli maggiori.-<br />

-Pertanto, tu e gli altri siete rimasti alla sua <strong>me</strong>rcè.-<br />

China appena la bellissima testa e i lunghi capelli castani le incorniciano<br />

il volto <strong>da</strong>lle guance ancora paffute.<br />

-Io e la mia matrigna, Lucrezia, siamo state rinchiuse nella rocca di Petrella<br />

Liri, in Abruzzo, in modo tale che lui potesse continuare a trattarci con<br />

estrema violenza lontano <strong>da</strong>gli occhi di Roma. I suoi continui soprusi, le sue<br />

svariate sevizie, alla fine mi hanno costretto a chiedere aiuto. Ho scritto<br />

alcune lettere al papa, Cle<strong>me</strong>nte VIII Aldobrandini, per spiegargli in quale<br />

situazione ci trovavamo io e Lucrezia ed ho scritto lettere anche ai miei<br />

fratelli maggiori in esilio, nella speranza che qualcuno venisse a liberarci.-<br />

-Ci sei riuscita?-<br />

-Sì, le lettere sono giunte a destinazione, tuttavia nessuno si è preso la<br />

briga di aiutarci. Le mie erano parole al vento. Auspico che oggi si dia più<br />

credito a una fanciulla che versi nello stato pietoso in cui ho vissuto io.-<br />

-Per certo, oggi le tue lettere non sarebbero cadute nel vuoto.-<br />

Sorride soddisfatta e alza lo sguardo all'albero carico di neve che svetta<br />

alle sue spalle, com<strong>me</strong>ntando lapi<strong>da</strong>ria:<br />

-Allora, la mia morte è servita a qualcosa.-<br />

-Indubbia<strong>me</strong>nte. Le donne <strong>roma</strong>ne hanno guar<strong>da</strong>to a te co<strong>me</strong> a una vittima<br />

e co<strong>me</strong> tale ti hanno onorata nei secoli.-<br />

-È già qualcosa.- risponde con un cenno impercettibile della testa, gli occhi<br />

dolci velati di lacri<strong>me</strong>.<br />

Mi soffermo sul suo turba<strong>me</strong>nto e non riesco a dirle che, in fondo, era<br />

una colpevole che, oggi, avrebbe potuto usufruire delle attenuanti.<br />

-Una di quelle lettere,- riprende a raccontare, -giunse nelle mani di mio<br />

padre ed io venni brutal<strong>me</strong>nte percossa. Ero certa che sarei morta sotto i<br />

suoi colpi, ma ne uscii con un po' di ossa rotte e molte ecchimosi.-<br />

-Tuo padre non an<strong>da</strong>va per il sottile.- com<strong>me</strong>nto aci<strong>da</strong>.<br />

-No. Era un mostro, nel vero senso della parola. E quando, nel 1597, si<br />

trasferì definitiva<strong>me</strong>nte a Petrella, per <strong>me</strong> e Lucrezia fu la fine.-<br />

-È stato allora che hai iniziato a pensare all'omicidio?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 64


A quella parola gli occhi le si illuminano e sembrano prendere fuoco<br />

co<strong>me</strong> tizzoni ardenti, mostrando tutta la voglia di vivere che aveva.<br />

-Già.- sussurra in un sogghigno. -Solo la sua dipartita ci avrebbe liberato<br />

<strong>da</strong>lla sua violenza. Non credi?-<br />

Rimango un attimo in silenzio, ripensando a tutti i processi subiti <strong>da</strong><br />

Francesco per la sua crudeltà e tutte le volte con<strong>da</strong>nnato, e mi domando se,<br />

in questo caso, la vittima non sia giustificata. Ma non sono un leguleio, non<br />

capisco nulla di leggi e mi astengo <strong>da</strong>l rispondere.<br />

-Si dice che tuo padre avesse abusato di te sessual<strong>me</strong>nte.-<br />

-No, non giunse a tanto, per mia fortuna.- risponde nauseata.<br />

-Hai organizzato tu il parricidio?- domando.<br />

-Io, con la connivenza di Lucrezia e dei miei fratelli Giacomo e Bernardo,<br />

con il castellano Olimpio Calvetti e il maniscalco Marzio <strong>da</strong> Fioran.-<br />

-E co<strong>me</strong> avete agito?-<br />

-Be'…-<br />

Esita e si morde le labbra, <strong>me</strong>ntre le guance le si imporporano,<br />

rendendola ancora più bella.<br />

-A dire il vero, i primi due tentativi fallirono.-<br />

-Due tentativi?- ripeto incredula.<br />

-Eravamo un po' maldestri, devo am<strong>me</strong>tterlo. Noi non eravamo avvezzi a far<br />

del male. La prima volta provammo con il veleno e la secon<strong>da</strong> con<br />

un'imboscata, e sono giunta alla conclusione che questi due tentativi an<strong>da</strong>ti<br />

a male fossero un avverti<strong>me</strong>nto divino, un tentativo di dissuadermi <strong>da</strong>l<br />

portare a compi<strong>me</strong>nto l'opera.-<br />

-Ciò nonostante non gli hai <strong>da</strong>to ascolto.- faccio notare con un vago gesto<br />

della mano.<br />

-No, infatti. Ma il terzo riuscì. Mio fratello Giacomo mi procurò l'oppio per<br />

stordirlo e dopo che si fu addor<strong>me</strong>ntato, Marzio gli spezzò le gambe con un<br />

martello, <strong>me</strong>ntre Olimpio lo finì conficcandogli un chiodo alla base del cranio<br />

e uno nel collo.-<br />

Inorridisco alla raccapricciante scena che mi riman<strong>da</strong> la <strong>me</strong>nte e scuoto<br />

la testa, inalando a pieni polmoni il freddo dell'inverno.<br />

-Quindi tentammo di simulare un incidente, facendo credere che fosse<br />

caduto <strong>da</strong>lla balaustra. Quando, due giorni dopo, il corpo fu rinvenuto, seguì<br />

il funerale e il seppelli<strong>me</strong>nto e noi tornammo final<strong>me</strong>nte a Roma.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 65


Il suo racconto freddo e distaccato gareggia con il clima rigido, eppure<br />

non <strong>me</strong> la sento di accusarla; in finale, si è solo difesa con le proprie mani,<br />

visto che nessuno accorreva alle sue invocazioni di aiuto.<br />

-Ma poi si iniziò a sospettare di omicidio.- ricordo.<br />

La vedo chiudere gli occhi e inspirare a fondo, prima di am<strong>me</strong>ttere:<br />

-Sì. Il suo ca<strong>da</strong>vere fu esumato e risultò chiaro che non si trattava di<br />

incidente. E visto che tutta la famiglia lo odiava, i sospetti caddero subito su<br />

noi.-<br />

-Foste imprigionati.-<br />

-Sì, tutti quanti. Olimpio ammise le sue colpe e poco dopo lo uccisero. E lo<br />

stesso Marzio, torturato a morte, confessò prima di morire. Anche i miei<br />

fratelli confessarono. Solo io, all'inizio, mi dissi estranea ai fatti, ma dopo la<br />

tortura della cor<strong>da</strong>, dovetti am<strong>me</strong>ttere la mia colpa.-<br />

-Confessione spontanea, vero?- com<strong>me</strong>nto sarcastica.<br />

-Il papa decise di dover <strong>da</strong>re il buon esempio per cercare di arginare la<br />

violenza che dilagava nell'Urbe.- rispose con disprezzo. -Che ci vuoi fare? A<br />

quei tempi la tortura era tollerata, anzi, la si esigeva. Solo ai nobili era<br />

risparmiata, però per noi il papa fece un'eccezione.- aggiunge con<br />

disprezzo.<br />

-Ci fu un processo che coinvolse e fo<strong>me</strong>ntò tutta Roma…-<br />

-Certo, ma ormai Cle<strong>me</strong>nte VIII aveva deciso che io dovevo essere il monito<br />

per tutti coloro che osavano ribellarsi.-<br />

-So che al patibolo siete an<strong>da</strong>ti in tre: tu, Lucrezia e Giacomo.-<br />

-Sì. Bernardo, che era giovane, fu risparmiato. A noi ci portarono nella<br />

piazza di Castel S. Angelo, in modo che tutta Roma potesse godere dello<br />

spettacolo. Ci furono tagliate le teste con una spa<strong>da</strong>: prima Lucrezia, poi io.<br />

Mio fratello subì anche una tortura atroce durante il tragitto e sul palco<br />

venne squartato.-<br />

Deglutisco e sento che conclude sconsolata:<br />

-Tra la folla c'era pure Caravaggio.-<br />

Rimango attonita e perplessa e guardo quel volto giovane e bello che<br />

emana una dolcezza infinita e mi domando co<strong>me</strong> si è potuto infierire su una<br />

simile creatura che aveva solo voglia di vivere e che le era stata negata<br />

<strong>da</strong>gli eventi. È morta due volte e di questo tutta Roma dovrebbe<br />

rammaricarsi.<br />

-Anche tu sei pronta a con<strong>da</strong>nnarmi?- s'informa studiandomi.<br />

Scuoto la testa e rispondo con fer<strong>me</strong>zza:<br />

-No, assoluta<strong>me</strong>nte. C'è tanta gente al mondo che ha fatto cose peggiori di<br />

te e che vive libera<strong>me</strong>nte.-<br />

-Io so solo ciò che ho fatto io e non mi pento. Tanto,- conclude<br />

amara<strong>me</strong>nte, -se non mi avesse ucciso la mano del boia, mi avrebbe uccisa<br />

mio padre. Per <strong>me</strong>, il finale non sarebbe cambiato.-<br />

-Roma ti ha visto morire con dignità.-<br />

Alza il <strong>me</strong>nto fiera<strong>me</strong>nte e mi fissa a lungo, prima di mormorare:<br />

-Anche una giovane co<strong>me</strong> <strong>me</strong> poteva mostrare co<strong>me</strong> si muore. Avevo<br />

ventidue anni e per <strong>me</strong> abbandonare questa valle di lacri<strong>me</strong> ha solo<br />

significato iniziare a vivere.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 66


Esito dinanzi a questo com<strong>me</strong>nto, ma poi comprendo e sorrido<br />

annuendo. La vedo farmi un inchino di complicità e le rispondo goffa<strong>me</strong>nte,<br />

scatenando la sua ilarità. Rimango incantata dinanzi alla sua gioia e rido<br />

anch'io con lei, fino a quando la mia attenzione è catturata <strong>da</strong> uno scoiattolo<br />

che si affaccia <strong>da</strong> un ramo imbiancato <strong>da</strong>lla neve. Lo guardo per un attimo,<br />

quindi torno a posare gli occhi su di lei, ma non la distinguo più e la neve<br />

candi<strong>da</strong> torna a predominare, purificatrice e silenziosa testimone.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 67


IL LEGIONARIO<br />

Cammino sotto il sole infuocato del deserto, arranco con la gola riarsa e<br />

sento la <strong>me</strong>nte che inizia a vacillare, facile pre<strong>da</strong> dei <strong>da</strong>rdi mortali di Helio.<br />

All'orizzonte, bagnato per effetto del riverbero, intravedo una palma<br />

ondeggiante, al<strong>me</strong>no credo sia una palma, e già pregusto la sorsata<br />

d'acqua che può salvarmi la vita, quando, in un barlu<strong>me</strong> di lucidità, mi<br />

accorgo che la supposta palma si muove, mi si avvicina a passo addirittura<br />

sostenuto. Restringo gli occhi e porto la mano a visiera e lenta<strong>me</strong>nte<br />

l'immagine prende forma, una forma umana più che vegetale. Il sole<br />

risplende su un'armatura a placche d'acciaio, su un elmo ston<strong>da</strong>to e su uno<br />

scudo con fregi gialli e rossi. Il gonnellino è rosso, le calighe marroni e la<br />

cuspide della lancia risplende incutendomi un timore reverenziale.<br />

Mi fermo, priva di forze, il fiato corto e il mio sguardo si posa sul<br />

minaccioso gladio che sporge al fianco dell'uomo e che mi abbaglia<br />

all'improvviso.<br />

Con estrema tranquillità, co<strong>me</strong> se il caldo non lo sfiorasse neppure,<br />

appena arriva vicinissimo mi assesta una cordiale pacca sulla spalla ed io<br />

cado a peso morto sulla sabbia sottile del deserto.<br />

-Ehi!- esclama aiutandomi a tornare in piedi. -Non immaginavo fossi così…<br />

gracilina.-<br />

Mi pulisco <strong>da</strong>lla sabbia, sputo un po' di granelli, sbatto gli occhi e<br />

sospiro.<br />

-Ma chi diavolo sei? E co<strong>me</strong> ti viene in <strong>me</strong>nte, poi, di abbattermi così?-<br />

-Aho, e mica è colpa mia se<br />

sei fatta di gelatina.- ribatte<br />

quasi offeso. -Io volevo solo<br />

essere gentile, scambiare un<br />

saluto. Non si incontra molta<br />

gente nei paraggi.<br />

Comunque, io sono Caio,<br />

uno dei legionari del grande<br />

Giulio Cesare.- si presenta<br />

raddrizzando le spalle.<br />

Per una frazione di<br />

secondo rimango senza parole, quindi, cercando vana<strong>me</strong>nte di pararmi <strong>da</strong>l<br />

sole accecante, borbotto:<br />

-Ecco. Dovevo immaginarlo. Siete tutti così gentili voi legionari?-<br />

Sorride e si toglie l'elmo, <strong>me</strong>ttendo<strong>me</strong>lo in testa e studiando la mia<br />

espressione titubante.<br />

-Questo ti riparerà.- mormora conciliante.<br />

Avverto la pesantezza dell'acciaio sulla testa, ma non riesco a replicare,<br />

troppo sfinita e prossima al collasso. È incredibile, eppure quell'elmo offre<br />

un'ottima visuale e lascia scoperte le orecchie, nonostante i guanciali che<br />

riparano i lati del volto.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 68


-È per ascoltare bene gli ordini in battaglia.- spiega.<br />

Lo vedo prendere una borraccia che porta in spalla insie<strong>me</strong> ad altre cose<br />

e <strong>me</strong> la offre per dissetarmi. La prendo con avidità e ne tracanno un lungo<br />

sorso, sentendomi subito <strong>me</strong>glio.<br />

-Mi sembra giusto. Ma quanto pesa quest'armatura?- domando porgendo la<br />

borraccia che, nel frattempo, si è miracolosa<strong>me</strong>nte riempita di nuovo di<br />

acqua.<br />

-Suppongo quindici, venti chili. Ma noi legionari siamo addestrati a marciare<br />

con questo peso addosso, pertanto non lo avvertiamo più. Ti basti sapere<br />

che, seguendo il nostro generale, abbiamo coperto duecento chilo<strong>me</strong>tri in<br />

soli tre giorni. A piedi, ovvia<strong>me</strong>nte.-<br />

Il suo orgoglio è tangibile e gli<br />

occhi gli brillano di fierezza ed io mi<br />

sento vera<strong>me</strong>nte di gelatina dinanzi a<br />

lui.<br />

-Le legioni hanno reso grande Roma.-<br />

ram<strong>me</strong>nto, sbirciando la scritta<br />

"Legio" sullo scudo e il nu<strong>me</strong>ro di<br />

appartenenza.<br />

Annuisce e porta le mani sui<br />

fianchi, inspirando a fondo.<br />

-Agli inizi la legione era composta <strong>da</strong><br />

6000 uomini che prestavano servizio solo in caso di guerra. In seguito, con<br />

l'espandersi del territorio, ci siamo <strong>da</strong>ti un ordina<strong>me</strong>nto e il servizio non si<br />

prestava più saltuaria<strong>me</strong>nte.-<br />

-Questo, però, non è stato sufficiente quando i Celti hanno invaso l'Urbe,<br />

nel 390 a.C.-<br />

-È vero.- am<strong>me</strong>tte riluttante. -In quell'occasione i biondi barbari del nord ci<br />

hanno sopraffatto e noi legionari abbiamo dovuto rivedere la nostra tattica.<br />

Qualcosa, ovvia<strong>me</strong>nte, non an<strong>da</strong>va.-<br />

-Ossia?- domando curiosa.<br />

-Be', innanzi tutto il servizio di leva non poteva essere più a carattere<br />

facoltativo, bensì doveva divenire obbligatorio per tutti; di conseguenza, una<br />

volta arruolati, affrontare un faticosissimo ed estenuante addestra<strong>me</strong>nto che<br />

durava quattro <strong>me</strong>si, dove facevamo marce forzate con tutta l'armatura<br />

addosso. Di pari passo l'addestra<strong>me</strong>nto con il gladio.- e tira fuori questa<br />

spa<strong>da</strong> corta e larga che incute paura.<br />

-Sembra un grosso pugnale.- noto deglutendo.<br />

-E quasi lo era. Venivamo addestrati per colpire di punta, diritto allo<br />

stomaco dell'avversario, la parte più molle e priva di protezioni. Sotto il<br />

nostro assalto nessuno resisteva.- ammicca arricciando il naso.<br />

-Posso benissimo immaginarlo. Siete diventati l'esercito più temuto<br />

dell'antichità, il più efferato, ma anche il più disciplinato.-<br />

-Già.- sogghigna, mostrando una fila di denti bianchi. -L'astinenza forzata<br />

prima della battaglia aveva il potere di renderti più crudele contro il nemico.<br />

La legione, nel periodo di massimo splendore, era composta <strong>da</strong> 4800<br />

sol<strong>da</strong>ti, suddivisi in 10 coorti di 480 uomini e questi suddivisi in 6 centurie di<br />

80 uomini. I centurioni erano coloro che, alla fine, coman<strong>da</strong>vano, essendo i<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 69


più vicini ai sol<strong>da</strong>ti; un po' co<strong>me</strong> succede alle basi di un esercito moderno.<br />

Non an<strong>da</strong>vano mai in pensione e terminavano la loro vita facendo carriera<br />

militare. Ho conosciuto centurioni che combattevano pur essendo<br />

ottuagenari.-<br />

Trattengo un sorriso divertito, immaginando un attempato vecchietto con<br />

i radi capelli bianchi che ancora urla ordini ai suoi uomini. Ma, a parte<br />

questo, Caio ha ragione.<br />

-Vedervi schierati doveva apparire terrificante per il nemico.-<br />

Mi si avvicina con aria complice e sussurra:<br />

-Se pensi che ogni legione possedeva anche 300 cavalieri…-<br />

Provo solo a immaginare un esercito di decine di legioni, schierato<br />

dinanzi a un nemico più caotico e roboante che addestrato e disciplinato e<br />

rabbrividisco.<br />

-Le battaglie sostenute <strong>da</strong>i legionari erano sanguinose.- ricordo.<br />

-Sì, è vero. Ma noi <strong>roma</strong>ni, a differenza dei barbari e dei Cartaginesi,<br />

potevamo per<strong>me</strong>tterci il lusso di perdere anche 50.000 uomini al giorno,<br />

perché il giorno dopo erano comunque rimpiazzati. La legione era sempre<br />

pingue.- com<strong>me</strong>nta con un sorriso di superiorità.<br />

Inorridisco al pensiero e riesco a credere, a quel punto, alle parole di<br />

Giulio Cesare, quando disse che la guerra contro i Galli era costata due<br />

milioni di morti.<br />

-A proposito di Cartagine…- inizio<br />

con brutto cipiglio. -L'avete rasa<br />

al suolo con una violenza<br />

inaudita.-<br />

Sbuffa e sposta il peso <strong>da</strong> un<br />

piede all'alto ed io mi soffermo<br />

sulle calighe, inarcando le<br />

sopracciglia: co<strong>me</strong> diavolo<br />

facevano a combattere con<br />

quelle cose addosso?<br />

Apparente<strong>me</strong>nte sembrano così<br />

delicate…<br />

-Tre sanguinose guerre puniche, durate decenni e costate molte vite… Sì,<br />

avevamo timore di Cartagine e non ci abbiamo pensato due volte, quando<br />

ne abbiamo avuto l'occasione, a raderla al suolo. Ma noi,- aggiunge<br />

scurendosi in volto, -non eravamo spietati solo contro i nostri nemici; anche<br />

con noi stessi.-<br />

-Ossia?-<br />

-Mai sentito parlare della decimazione?-<br />

-Be', sì, quando il vincitore decima il nemico…-<br />

-No, no.- mi interrompe con un gesto secco della mano. -La vera<br />

decimazione significa prendere un uomo su dieci e passarlo per le armi. I<br />

nostri uomini.-<br />

Sgrano gli occhi inorridita e chiedo:<br />

-E perché mai?-<br />

Fa una smorfia e si avvicina per osservarmi bene.<br />

-Sei mai stata sotto le armi?-<br />

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-No.-<br />

-Allora è tutto chiaro.- com<strong>me</strong>nta quasi con disgusto.<br />

-Chiaro cosa?- insisto.<br />

Si gratta il <strong>me</strong>nto sbarbato e mi accorgo che, a dispetto delle apparenze,<br />

è molto giovane e mi sovviene anche il perché: l'età <strong>me</strong>dia, all'epoca, era di<br />

venticinque anni. Pertanto, co<strong>me</strong> si entrava nella pubertà, si veniva subito<br />

arruolati per un periodo non inferiore agli otto anni.<br />

-Chiunque si dimostrava co<strong>da</strong>rdo in battaglia, era causa della decimazione<br />

del proprio reparto.-<br />

-Oh, mio Dio!- sussurro inorridita. -Non era più logico colpire il pusillani<strong>me</strong>?-<br />

-Occorre disciplina.- replica perentorio,<br />

<strong>da</strong> buon legionario. -Non mi <strong>me</strong>raviglia<br />

che tu sia stata renitente alla leva.-<br />

-Io non sono stata…-<br />

Scuoto la testa, sorvolando<br />

sull'insinuazione e lui continua, co<strong>me</strong> se<br />

non fosse stato neppure interrotto:<br />

-Se ero consapevole di poter causare la<br />

morte dei miei compagni, preferivo<br />

superare la paura e morire in battaglia.<br />

Tu sopravvivresti con un fardello<br />

simile?-<br />

-Assoluta<strong>me</strong>nte. Ora mi spiego perché le legioni <strong>roma</strong>ne erano temute in<br />

tutto il mondo-<br />

-Già. Il nostro arrivo era sinonimo di morte e distruzione. Io ero e sono<br />

tuttora fiero di essere un legionario di Cesare.- dice portando il braccio<br />

piegato all'altezza del petto, in modo che il pugno arrivi al cuore.<br />

-Be',- rispondo sorridendo, -in qualche modo, anche noi siamo legionari,<br />

legionari di una Roma diversa.-<br />

-Quale Roma?- grugnisce e la sua irruenza quasi mi spaventa. -Di Roma ce<br />

n'è una sola.- puntualizza con occhi che scintillano.<br />

-Non esatta<strong>me</strong>nte…-<br />

-Sai cosa vuol dire "Legionario"?- incalza, provando a incutermi soggezione.<br />

-Am<strong>me</strong>tto di essere molto ignorante.- rispondo con un sorriso accattivante.<br />

-Nel nostro latino, la nostra bellissima lingua, significa "raccogliere in armi".<br />

Anche voi vi raccogliete in armi?-<br />

Il mio sorriso si illumina maggior<strong>me</strong>nte, pensando ai colori dello stadio e<br />

rispondo:<br />

-Non proprio.-<br />

-E allora, cara mia, di legionari esistiamo solo noi, la vera macchina <strong>da</strong><br />

guerra di Roma.-<br />

Lo vedo alzare il <strong>me</strong>nto con fierezza e comprendo che non può capire<br />

quello che intendo io e lascio cadere il discorso, un attimo prima di sentire<br />

un tuono rombare sopra la mia testa. Alzo gli occhi al cielo e vedo un<br />

gruppo di nubi nere che arrivano con il loro pesante carico di pioggia e<br />

sorrido, rincuorandomi non poco. Quando la pioggia scende, mi accorgo<br />

che l'uomo non c'è più, svanito co<strong>me</strong> un miraggio, ma in testa porto ancora<br />

il suo brillante elmo d'acciaio e un sorriso mi piega le labbra.<br />

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LUCREZIA BORGIA<br />

(Subiaco, 18 aprile 1480 - Ferrara, 24 giugno 1519)<br />

Mi aggiro in silenzio nelle stanze dei Musei Vaticani, mirando incantata<br />

le opere d'arte in esse contenute, instancabile e insaziabile dinanzi ai dipinti<br />

di Raffaello, insignificante sotto la volta della Sistina, stupefatta nel fissare<br />

le mummie egizie, fin quando entro nella Torre Borgia, fatta costruire <strong>da</strong><br />

papa Alessandro VI e mi addentro nelle sale affrescate<br />

<strong>da</strong> Bernardino Betti, il Pinturicchio, soffermandomi sui<br />

volti dove il pittore ha ritratto i componenti della famiglia<br />

Borgia. I dipinti sono così belli che rapiscono lo sguardo e<br />

quasi mi pare impossibile che quelle figure così<br />

candi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte ritratte possano essere i crudeli<br />

personaggi che la Storia ci ha traman<strong>da</strong>to. O, al<strong>me</strong>no,<br />

una parte della Storia. Chiudo gli occhi e un attimo dopo<br />

vedo la santa Caterina che, quasi per magia, si stacca<br />

<strong>da</strong>ll'affresco e rimane sospesa a <strong>me</strong>zz'aria, fluttuando lieve, simile a un<br />

sogno. Ci risiamo, penso sgranando gli occhi e fissando la figura <strong>da</strong>vanti a<br />

<strong>me</strong> che, sorridendo affabile, esordisce:<br />

-Lo vuoi proprio sapere?-<br />

Rimango mio malgrado incantata e mi accorgo che la gente che affolla la<br />

sala non si rende conto di noi, non ci guar<strong>da</strong> neppure, co<strong>me</strong> se fossimo due<br />

creature invisibili. Lei, Lucrezia adolescente, presa a modello <strong>da</strong>l<br />

Pinturicchio per interpretare la santa, mi sorride e alza il braccio per<br />

mostrarmi i suoi familiari.<br />

-Mio padre, Rodrigo Borgia, eletto papa con il no<strong>me</strong> di Alessandro VI, era<br />

un uomo buono, parco, gaudente, sostenuto <strong>da</strong>lla ferrea Fede che aveva<br />

nel Cristo, a dispetto di tutti coloro che lo hanno soprannominato<br />

l'Anticristo.-<br />

-In effetti, si concedeva tal<strong>me</strong>nte tanta licenza che quando era ancora un<br />

giovane vescovo si è beccato un rimprovero <strong>da</strong>ll'allora papa Pio II<br />

Piccolomini.-<br />

Lei annuisce e ribatte candi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte:<br />

-Era moralità del tempo. Non esisteva uomo di Fede che non fornicasse.-<br />

-Alla stregua di tuo fratello?- domando insinuante.<br />

La vedo scurirsi in volto per una frazione di secondo, quindi recuperare<br />

la regalità conseguita per ricoprire il ruolo primario di principessa del<br />

Vaticano.<br />

-Mio fratello Cesare era un cardinale allegro, modesto, pieno di vita e i<br />

contemporanei possono sottoscrivere.-<br />

-Era il fratello maggiore, vero?-<br />

-Maggiore se parli dei figli che mio padre ha avuto <strong>da</strong> Vannozza Cattanei:<br />

ne ha avuti altri in precedenza <strong>da</strong> altre donne. Ma sì, Cesare era il<br />

maggiore, poi venivamo Juan, io e infine Jofre. Quattro, e mio padre ci ha<br />

amato tutti, in particolare Juan, destinato alla carriera militare.-<br />

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Vedo i suoi occhi brillare <strong>me</strong>ntre parla della sua famiglia e comprendo<br />

che il loro sangue valenzano li ha legati indissolubil<strong>me</strong>nte.<br />

-So che ti sei sposata a tredici anni.- ram<strong>me</strong>nto, provando a toccare un<br />

visitatore per assicurarmi di essere <strong>vista</strong>, ma costui non mi sente neppure.<br />

-Sì, con Giovanni Sforza, conte di Pesaro e nipote del Moro. Ma era un<br />

matrimonio destinato a naufragare per correre dietro ai venti politici.-<br />

com<strong>me</strong>nta scuotendo la bellissima testa <strong>da</strong>i lunghi capelli biondi. -Puoi<br />

immaginare cosa significa essere costretta a sciogliere un matrimonio in<br />

quell'epoca? Mio padre e mio fratello erano tal<strong>me</strong>nte sicuri del fatto loro che<br />

non si sono mai curati dell'infamia che mi gettavano addosso.-<br />

-Co<strong>me</strong> un marchio a fuoco.-<br />

-Proprio così. Quando Giovanni non è stato più utile, mio padre e Cesare si<br />

sono guar<strong>da</strong>ti intorno per cercarmi un altro degno marito che a loro potesse<br />

aprire le porte di altre proficue alleanze. A <strong>me</strong> non era concesso ribellarmi.<br />

Co<strong>me</strong> non mi è stato concesso piangere la morte di mio fratello Juan.-<br />

Sento la sua voce incrinarsi al penoso ricordo e posso solo immaginare il<br />

dolore <strong>da</strong> lei provato.<br />

-Se non ram<strong>me</strong>nto male,- mormoro facendo un vago gesto con la mano, -fu<br />

ritrovato accoltellato nel Tevere, nello stesso periodo in cui eri costretta a<br />

divorziare.-<br />

Lei china appena la bion<strong>da</strong> testa e sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />

-Fu un mo<strong>me</strong>nto terribile per <strong>me</strong> e per tutto il mondo cristiano. Il fatto poi di<br />

non aver mai saputo chi avesse osato uccidere il figlio prediletto del papa,<br />

lasciò tutti con l'amaro in bocca.-<br />

-Si sussurrò che fosse stato Jofre, tuo fratello più piccolo, perché Juan era<br />

l'amante di sua moglie.-<br />

-Sciocchezze.- taglia corto con decisione, alzando il <strong>me</strong>nto co<strong>me</strong> una<br />

regina. -Noi Borgia siamo stati a lungo infamati <strong>da</strong> parole che hanno<br />

scavalcato i secoli, proferite <strong>da</strong> persone che ci hanno sempre odiato. Era<br />

vero che Juan fosse l'amante di sua moglie, ma Jofre non ha mai ucciso<br />

nessuno. Si disse pure che fosse stato Cesare, ma neppure lui avrebbe mai<br />

alzato la mano su un congiunto.-<br />

-E chi fu a ucciderlo?- domando incuriosita. -La Storia non ha mai svelato<br />

l'arcano.-<br />

-Fai la doman<strong>da</strong> alla persona sbagliata: io ero chiusa in convento in quel<br />

periodo, in attesa del divorzio e pronta a impalmare il secondo marito, il<br />

duca di Bisceglie.-<br />

-Per certo, qualcuno che conosceva bene le sue abitudini lo ha colpito e poi<br />

si è ritirato nel buio.- in<strong>da</strong>go pensierosa.<br />

-Sì, e quello che so per certo è che mio padre incolpò gli Orsini, senza, per<br />

altro, averne mai le prove.-<br />

-La scomparsa di tuo fratello fu la causa dello spoglia<strong>me</strong>nto di Cesare.-<br />

-Ovvio. La nostra famiglia aveva bisogno di un uomo d'ar<strong>me</strong> più che di un<br />

uomo di Chiesa e Cesare scese in campo.-<br />

-Una morte quanto mai provvidenziale per l'ambizione del Valentino.- faccio<br />

notare.<br />

Lei mi fissa <strong>da</strong>ll'alto in basso, con il distacco dell'essere superiore e<br />

ribatte:<br />

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-Cosa ne sai tu? La gente dice che uccise il fratello per diventare<br />

condottiero; io sostengo che fu<br />

costretto a divenire condottiero<br />

perché gli avevano ucciso il<br />

fratello.-<br />

Con un cenno della testa le<br />

concedo il beneficio del dubbio<br />

e insinuo:<br />

-Si dice pure che tu abbia<br />

avvelenato i tuoi mariti.-<br />

Si <strong>me</strong>tte a ridere di cuore,<br />

portando una mano alla bocca<br />

ed io rimango incantata dinanzi<br />

alla sua bellezza e ai suoi modi<br />

gentili, <strong>da</strong> sempre decantati <strong>da</strong>i<br />

poeti e <strong>da</strong>lle persone a lei<br />

vicine.<br />

-Io non ho mai avvelenato<br />

nessuno. Amavo tal<strong>me</strong>nte<br />

tanto il mio secondo marito che<br />

quando Cesare <strong>me</strong> lo ha<br />

ucciso per potermi rendere<br />

vedova e donarmi agli Este, sono quasi impazzita <strong>da</strong>l dolore.-<br />

-Vuoi dire che, nonostante il matrimonio politico, eri innamorata di Alfonso<br />

d'Aragona?-<br />

Lei socchiude i bellissimi occhi a mandorla e sospira.<br />

-Chi non l'avrebbe amato? Era giovane, bello e gentile ed ho pregato per<br />

avere una lunga vita insie<strong>me</strong> a lui. A quanto pare,- aggiunge con tono<br />

struggente, -ho pregato la persona sbagliata.-<br />

Vedo una piccola goccia di rugia<strong>da</strong> bagnare le sue ciglia e com<strong>me</strong>nto:<br />

-Allora ricusi l'accusa di avvelenatrice.-<br />

-Così co<strong>me</strong> ricuso tante altre calunnie gettate sul nostro no<strong>me</strong>.-<br />

-Eppure la gente ci crede.- faccio notare inarcando le sopracciglia.<br />

Lei abbozza un sorriso e volge il chiaro sguardo oltre la finestra,<br />

perdendosi in ricordi lontani. Io ne approfitto per provare a toccarla, per<br />

vedere se è reale o se è il frutto della mia fantasia e lei mi lascia fare,<br />

condiscendente e intima<strong>me</strong>nte divertita. Con timidezza le sfioro la manica a<br />

sbuffo e sento sotto i polpastrelli la vellutata morbidezza del broccato e le<br />

coste in rilievo ricamate con fili d'oro. L'emozione quasi mi stronca e alzo lo<br />

sguardo per guar<strong>da</strong>rla, bellissima e delicata, eterea ed evanescente.<br />

-Mio padre fu troppo buono nel concedere che il popolo, e chi lo sobillava,<br />

sparlasse di lui e lo rendesse ridicolo; Cesare, al contrario, puniva persino i<br />

pensieri.-<br />

Esito dinanzi alla sua espressione assorta, co<strong>me</strong> rapita <strong>da</strong> un vago<br />

senso di voluttà e solo dopo un po' le ram<strong>me</strong>nto:<br />

-Si dice che tuo fratello fosse un mostro.-<br />

Lei mi fissa e d'istinto allunga la mano per scansare una ciocca di capelli<br />

che mi era caduta sugli occhi ed io arrossisco co<strong>me</strong> una scolaretta.<br />

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-No, non lo era. Era determinato e ispirato <strong>da</strong> un alto ideale: quello di unire<br />

un'Italia lacerata <strong>da</strong> guerre intestine; e per portare a termine i suoi progetti<br />

non si è fermato dinanzi a nulla. Basti dire che mi ha fatto sposare Alfonso<br />

d'Este, recalcitrante e inviperito contro la mia persona perché credeva a<br />

tutte le malelingue che correvano sulla mia famiglia.-<br />

-Ma poi ha finito con l'amarti.-<br />

China appena la testa e annuisce.<br />

-Sì, si è ricreduto, co<strong>me</strong> tutti, del resto. Ha pianto moltissimo la mia<br />

dipartita.-<br />

Colgo quel com<strong>me</strong>nto per mormorare insinuante:<br />

-Si dice che alla morte del Valentino, il tuo pianto straziante somigliasse a<br />

quello di una donna innamorata.-<br />

Lei si gira a guar<strong>da</strong>rmi, raddrizza le spalle e i suoi occhi grigi brillano<br />

co<strong>me</strong> diamanti.<br />

-Cesare era l'uomo più seducente e bello del suo tempo.<br />

Nessuno poteva avvicinarlo senza cadere nel<br />

magnetismo del suo fascino. Persino i suoi condottieri,<br />

quando hanno provato a ribellarsi al suo straripante<br />

potere, gli sono caduti tra le mani appena li ha richiamati.<br />

Era impossibile resistergli. Tutti, prima o poi, si<br />

scornavano contro i suoi modi affabili, il suo timbro di<br />

voce dolce e som<strong>me</strong>sso, la sua forza fisica che amava<br />

<strong>me</strong>ttere in mostra; prova a chiedere al suo fido Michelotto: si è lasciato<br />

torturare pur di non rivelare i suoi segreti. Cesare era una forza della natura<br />

e nessuno poteva o riusciva a resistergli.-<br />

-Eppure ti ha ammazzato il marito.- le ricordo.<br />

Lei esita, si tocca la fronte con la mano e sospira, co<strong>me</strong> riportata indietro<br />

di secoli, a un periodo buio della sua vita, il periodo indi<strong>me</strong>nticabile di<br />

Roma.<br />

-Per un po' l'ho odiato, è vero.- am<strong>me</strong>tte riluttante. -Ma era impossibile<br />

odiare a lungo il Valentino: era il mio fratello preferito.- aggiunge con<br />

insinuante dolcezza e con sguardo che non ha bisogno di altre parole.<br />

Questa volta chino io la testa, accettando la sua <strong>me</strong>zza risposta e<br />

m'informo:<br />

-Co<strong>me</strong> ti sei trovata lontana <strong>da</strong> Roma?-<br />

Sospira malinconica e chiude un attimo i suoi magnifici occhi, quindi<br />

risponde:<br />

-Roma… Roma era tutto per <strong>me</strong>: era il bene ed era il male, era la felicità ed<br />

era il dolore, era la gioventù ed era l'irresponsabilità. Io ho amato oltremodo<br />

Roma e quando l'ho lasciata, costretta a trasferirmi a Ferrara, ho pianto a<br />

lungo. Tu hai mai lasciato l'Urbe?- in<strong>da</strong>ga fissandomi dritto negli occhi.<br />

-Solo il tempo stretta<strong>me</strong>nte necessario per an<strong>da</strong>re in vacanza.- am<strong>me</strong>tto<br />

sorridendo.<br />

-Io l'ho lasciata per sempre e quel vuoto non si è mai colmato.-<br />

-Ma a Ferrara,- ribatto, -alla fine ti sei trovata bene; tuo marito, <strong>da</strong> prima<br />

riluttante, alla fine ti ha amato tenera<strong>me</strong>nte ed ha pianto la tua morte, così<br />

co<strong>me</strong> i ferraresi. Sei rimasta nei loro cuori.-<br />

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-Sì, è vero, tuttavia ho dovuto faticare non poco per sopire i malanimi. Ero<br />

<strong>vista</strong> co<strong>me</strong> una strega, co<strong>me</strong> una donna dissoluta e <strong>da</strong>i facili costumi. Nulla<br />

di tutto ciò, anche se a tutt’oggi lo si crede.<br />

Pensa un po',- aggiunge con aria birichina, -<br />

quando sono morta, di parto, hanno<br />

final<strong>me</strong>nte scoperto che portavo il cilicio.<br />

No,- conclude con un sorriso dolce, -non<br />

sono mai stata il mostro che mi si dipinge,<br />

tanto <strong>me</strong>no lo è stato Cesare. La nostra<br />

unica colpa, semmai, è stata quella di<br />

essere una famiglia di umili origini che vanta<br />

due papi e che ha travolto nomi altisonanti<br />

co<strong>me</strong> gli Orsini, i Colonna, i Savelli, gli Aragona, gli Sforza, i Malatesta, i<br />

Baglioni e tanti altri. Di nemici ne abbiamo avuti molti, a partire <strong>da</strong>l re di<br />

Francia ai reali Cattolici di Spagna, ma abbiamo avuto anche tanti<br />

ammiratori, quali il Machiavelli, Leonardo <strong>da</strong> Vinci, il Bramante, il Bembo, il<br />

Sangallo, i Medici e, soprattutto, il popolo.-<br />

-Non è poco.-<br />

-No, non è poco.-<br />

Ci guardiamo per un lungo attimo, con la connivenza di due donne che si<br />

conoscono <strong>da</strong> una intera esistenza e la vedo sorridere un attimo prima di<br />

sfiorarmi la fronte con un bacio materno. Rimango esterrefatta, rapita <strong>da</strong>l<br />

suo fascino malinconico e un nodo mi chiude la gola quando riprende il suo<br />

posto nel dipinto, immobile dinanzi alla figura di suo fratello Cesare.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 76


CRISTINA DI SVEZIA<br />

(Stoccolma, 18 dicembre 1626 - Roma, 19 aprile 1689)<br />

Il freddo a Roma, quando decide di farlo sul serio, è insopportabile. Ma<br />

non a causa delle basse temperature, bensì per l'umidità che ti si insinua<br />

nell'epidermide, supera lo strato di grasso, trapassa i muscoli e si impianta<br />

nelle ossa provocandoti perenni brividi. Il freddo che si percepisce è di gran<br />

lunga superiore a quello indicato <strong>da</strong>l termo<strong>me</strong>tro, così co<strong>me</strong>, in estate, la<br />

calura è maggiore di quanto stabilito <strong>da</strong>l <strong>me</strong>rcurio dentro la colonnina.<br />

Noi <strong>roma</strong>ni siamo vessati <strong>da</strong>l clima umido e solo chi è avvezzo a rigidità<br />

maggiori può ridere dei nostri<br />

brividi. Proprio co<strong>me</strong> il sorriso<br />

beffardo che vedo spuntare su<br />

questa creatura apparsa<br />

all'improvviso, annunciata <strong>da</strong> un<br />

lieve tintinnare di campanellini<br />

attaccati a una slitta trainata <strong>da</strong><br />

magnifici cavalli bar<strong>da</strong>ti. Una<br />

slitta in piena Roma?<br />

Rabbrividisco involontaria<strong>me</strong>nte<br />

e mi stringo nel cappotto,<br />

fissando questa figura esile,<br />

ancora giovane, un tantino<br />

bruttina, con i capelli acconciati<br />

in lunghi boccoli che<br />

fuoriescono <strong>da</strong> una cuffia<br />

ingemmata. Mio Dio, penso<br />

attonita, ma costei è la famosa<br />

regina Cristina di Svezia, la<br />

quale abdicò a favore di suo<br />

cugino per venire a stabilirsi in<br />

pianta stabile a Roma! Una<br />

regina testar<strong>da</strong>, avi<strong>da</strong> di sapere, munifica; in realtà intenta a ricercare se<br />

stessa co<strong>me</strong> donna, perché tale non si sentiva e per tutta la vita tentò<br />

inutil<strong>me</strong>nte di apparire la donna che la natura le aveva negato di essere.<br />

-Tu…- balbetto e non per il freddo, -sei la figlia di Gustavo Adolfo, il re<br />

guerriero protestante che ha dominato durante la guerra dei trent'anni.-<br />

Sogghigna co<strong>me</strong> un maschiaccio e appare ancor più bruttina di quello<br />

che è.<br />

-Sì, e aggiungerei che mi ha lasciato orfana all'età di sei anni pensando che<br />

era dovere di re morire su un campo di battaglia piuttosto che pensare alla<br />

figlia.- risponde con malcelato sarcasmo.<br />

-Ma ti ha lasciato con tua madre, una principessa Hohenzollern di Prussia.-<br />

Fa uno scatto con la testa, risoluta, e la slitta <strong>da</strong> dove è scesa svanisce<br />

così co<strong>me</strong> era apparsa, in un tintinnare dolce di campanellini.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 77


-Faresti <strong>me</strong>glio a dire che mi ha lasciato nelle mani del solerte e devoto<br />

cancelliere Axel Oxenstierna. È stato lui il mio reggente fino al compi<strong>me</strong>nto<br />

dei miei diciotto anni. Mia madre, <strong>da</strong> ferrea prussiana, mi rinfacciava<br />

sempre di essere nata donna ed io, per non deluderla, mi comportavo <strong>da</strong><br />

quel maschio che tutti avevano sperato che io fossi quando sono venuta<br />

alla luce.-<br />

Percepisco nuova<strong>me</strong>nte un sottile sarcasmo nel suo tono e domando:<br />

-Per questo ti sei rivolta all'ambasciatore inglese dicendo che la tua<br />

<strong>da</strong>migella era la tua compagna di letto?-<br />

-E lo era!- ribatte alzando fiera<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto. -Ho sempre odiato gli uomini,<br />

benché ne cercassi la compagnia, sebbene il rapporto intimo con loro mi<br />

abbia sempre disgustato. Co<strong>me</strong> si può solo pensare di rotolarsi in un letto<br />

con questi esseri rozzi e privi di attrattive?-<br />

Rimango attonita, in silenzio, impreparata a quell'ammissione senza peli<br />

sulla lingua e deduco in un sussurro:<br />

-Amavi le donne…-<br />

-Ovvio.- risponde co<strong>me</strong> se fosse la cosa più naturale del mondo. -Mi si è<br />

sempre chiesto e coman<strong>da</strong>to di comportarmi <strong>da</strong> uomo ed io così ho fatto, in<br />

tutto e per tutto. Ti dirò,- aggiunge insinuante, -la cosa mi allettava non<br />

poco.-<br />

La osservo di sottecchi e, tutto sommato, un po' mascolina lo è. Le<br />

mancano la grazia di una donna, l'eleganza, il porta<strong>me</strong>nto e la dizione,<br />

<strong>me</strong>ntre abbon<strong>da</strong>no e trasu<strong>da</strong>no la sfrontatezza, l'aggressività e la<br />

risolutezza tipica degli uomini. Tutto sommato, questa giovane regina mi fa<br />

tenerezza.<br />

-Tu eri figlia di protestante, nata in un paese luterano e, alla fine, ti sei<br />

convertita al cattolicesimo.-<br />

Alza le spalle esili, non ancora pingue co<strong>me</strong> lo era diventata durante la<br />

secon<strong>da</strong> <strong>me</strong>tà della sua vita e con un gesto secco tira indietro un boccolo.<br />

-E allora? In realtà, non <strong>me</strong> ne importava nulla della religione, intenta<br />

com'ero a studiare i grandi del rinasci<strong>me</strong>nto italiano. Le guerre di religione<br />

non le ho mai condivise, le ritenevo e ritengo puerili, una facciata per<br />

nascondere problemi più gravi.-<br />

-Ma tuo padre morì sul campo di battaglia per difendere il protestantesimo!-<br />

esclamo scan<strong>da</strong>lizzata.<br />

-La sua vita era sua, poteva farne ciò che voleva.- risponde con fred<strong>da</strong><br />

indifferenza. -Io ho sempre di gran lunga preferito lo studio dei classici alle<br />

continue amarezze che ci propinava la religione.-<br />

Mi fissa con alterigia, restringendo gli occhi per son<strong>da</strong>rmi e continua<br />

sibilando:<br />

-Vuoi <strong>me</strong>ttere la bellezza di tutto lo scibile umano dinanzi ai futili battibecchi<br />

di vecchi prelati che si credono portatori della voce di Dio e che scatenano<br />

rancori che sfociano in guerre fratricide? Io ho preferito dilapi<strong>da</strong>re il mio<br />

patrimonio aprendo la mia corte a tutti gli uomini di cultura, <strong>da</strong>i filosofi ai<br />

pittori, <strong>da</strong>gli scultori ai professori e ne sono stata ben ripagata.-<br />

Sentirla parlare così mi fa venire i brividi e mi domando co<strong>me</strong> sia<br />

sfuggita alle maglie dell'Inquisizione. Ma, probabil<strong>me</strong>nte, si teneva per sé<br />

queste osservazioni, facendo bene, aggiungo.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 78


-So che sei stata una grande <strong>me</strong>cenate e la Svezia, sotto il tuo regno, è<br />

diventata la più grande potenza europea, al pari dell'Inghilterra sotto la<br />

regina Elisabetta. Tutto ciò, però, è an<strong>da</strong>to inevitabil<strong>me</strong>nte a cozzare con la<br />

supervisione di Oxenstierna.- le ram<strong>me</strong>nto.<br />

Scoppia a ridere e si porta una mano alla fronte, scuotendo la testa.<br />

-Sì, è vero. Il devoto Axel si preoccupava delle casse dello stato, io mi<br />

preoccupavo delle casse intellettuali. E questo mi ha inevitabil<strong>me</strong>nte indotto<br />

ad abdicare, alla veneran<strong>da</strong> età di<br />

ventotto anni. Sai,- aggiunge<br />

avvicinandosi e facendo l'occhiolino, -<br />

ho sempre odiato le convenzioni.-<br />

-Lungi <strong>da</strong> <strong>me</strong> simile dubbio.- ribatto e<br />

il pensiero mi vola in un'epoca remota,<br />

dove una giovane e irrequieta regina<br />

scorrazzava insie<strong>me</strong> ai gentiluomini<br />

della sua corte, in abiti maschili,<br />

cacciando co<strong>me</strong> una indemoniata in<br />

<strong>me</strong>zzo alle lande ghiacciate della<br />

Svezia.<br />

Una cosa è certa: questa donna<br />

tutto era tranne che una donna. Per lei<br />

gli uomini erano il <strong>me</strong>zzo per imparare<br />

qualcosa e co<strong>me</strong> tali li considerava.<br />

L'idea di sposarsi non le aveva mai<br />

sfiorato la <strong>me</strong>nte e il pensiero di<br />

avvizzire su un trono gelido co<strong>me</strong><br />

quello svedese le faceva accapponare la pelle. La sua salute gracile e le<br />

continui bronchiti non si a<strong>da</strong>ttavano al rigido clima nordico e lei smaniava e<br />

scalpitava per liberarsi <strong>da</strong> quel compito al quale era stata chiamata <strong>da</strong>lla<br />

tenera età di sei anni. Il solo pensiero di dover <strong>da</strong>re un erede alla corona la<br />

faceva stare male. E a sue spese dovette capirlo anche suo cugino Carlo<br />

Gustavo, il quale vana<strong>me</strong>nte le aveva ripetuto di sposarlo, ricevendo in<br />

cambio sempre secchi rifiuti. All'ennesimo tentativo, Cristina altro non fece<br />

che abdicare in suo favore, senza prestare orecchio al suo cancelliere, e<br />

voltargli le spalle per partire alla volta dell'assolata Roma.<br />

-Il giorno dell'abdicazione, nessuno ha avuto il coraggio di toglierti la corona<br />

<strong>da</strong>lla testa.-<br />

-No, infatti. Ho dovuto <strong>da</strong>re un ordine, il mio ultimo ordine co<strong>me</strong> sovrana.<br />

Ma quale soddisfazione!- aggiunge esultante. -Lo stolto di mio cugino era<br />

tal<strong>me</strong>nte innamorato che mi ha rincorsa per propormi nuova<strong>me</strong>nte di<br />

sposarlo e dividere il torno con lui. Povero idiota.- com<strong>me</strong>nta scuotendo il<br />

capo.<br />

Rimango di ghiaccio, pensando che si sta rivolgendo niente di <strong>me</strong>no che<br />

a Carlo X!<br />

-Di Roma mi attraeva tutto, a partire <strong>da</strong>lle sue opere.- mormora con tono<br />

nostalgico, di<strong>me</strong>ntica della fred<strong>da</strong> Svezia.<br />

Scorgo i suoi occhi prendere vita all'improvviso, co<strong>me</strong> se stesse<br />

parlando di un amante e continua con voce vibrante:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 79


-L'Urbe era, per <strong>me</strong>, un ricettacolo di bellezza e di cultura co<strong>me</strong> nessun<br />

altro luogo al mondo e il solo poter mirare le opere di Raffaello e<br />

Michelangelo mi riempiva il cuore e fortificava l'anima.-<br />

-Sì, posso capirlo.- convengo trattenendo l'emozione.<br />

-Le basiliche per <strong>me</strong> erano solo <strong>me</strong>ravigliosi musei, altro che luoghi di<br />

culto!-<br />

Sgrano gli occhi e rabbrividisco: se solo l'avesse urlato ai quattro venti,<br />

l'avrebbero processata e con<strong>da</strong>nnata per eresia. E la cosa strana, è che<br />

condivido la sua visione. Tuttavia questa donna, toccata <strong>da</strong>ll'arte, <strong>da</strong>lla<br />

bellezza della natura e <strong>da</strong>i classici greci e latini, sapeva essere crudele e<br />

spietata co<strong>me</strong> un uomo. Così co<strong>me</strong> avvenne per una rivolta in Svezia,<br />

prima della sua abdicazione: la soffocò con un massacro, non risparmiando<br />

né provando pietà per nessuno. Co<strong>me</strong> non risparmiò uno dei gentiluomini<br />

della sua corte allorché le giunse all'orecchio che potesse essere un<br />

sicofante.<br />

-A Roma hai gettato le basi per un'accademia che, in avvenire, sarebbe<br />

diventata la famosa Arcadia.-<br />

-Già. Ho sempre amato circon<strong>da</strong>rmi di uomini eccelsi. Sai, an<strong>da</strong>vo a veder<br />

lavorare il Bernini e tutte le volte mi dispiaceva di non poterlo avere al mio<br />

servizio: le sue mani erano un dono di Dio. Così co<strong>me</strong> le belle donne<br />

<strong>roma</strong>ne.- aggiunge ammiccante.<br />

Rimango immobile e provo a fare un sorriso, <strong>me</strong>ntre la vedo avvicinarsi<br />

con passo misurato e quando è a pochi centi<strong>me</strong>tri <strong>da</strong> <strong>me</strong> mi posa una mano<br />

sugli occhi e in quell'istante mi appare Roma in età barocca, così diversa<br />

<strong>da</strong>lla Roma imperiale e <strong>me</strong>dievale. Sembra un ribollire di attività frenetiche,<br />

dedite a ri<strong>da</strong>re lustro e belletto a una città che, per secoli, è stata la capitale<br />

del mondo prima e della cristianità dopo. Vedo scalpellini intorno alle<br />

fontane e alle scalinate, som<strong>me</strong>rsi di polvere di marmo, felici di arricchire<br />

l'Urbe con ridon<strong>da</strong>nti tocchi che sfiorano la tracotanza e il popolino che<br />

neppure li vede, avvezzo a scene simili.<br />

-Allora?- mi chiede ritraendo la mano. -Non era magnifica?-<br />

Sbatto le palpebre e rispondo:<br />

-Sì, co<strong>me</strong> sempre. Anche in mo<strong>me</strong>nti di declino<br />

la nostra amata Roma ha sempre brillato co<strong>me</strong><br />

un faro. Ma tu, nonostante l'abdicazione, hai<br />

brigato per divenire regina di Napoli e dei<br />

Polacchi.-<br />

Repri<strong>me</strong> un gesto di stizza e fa un gesto<br />

vago, co<strong>me</strong> a sottolineare che non voleva<br />

neppure sentirne parlare.<br />

-Dovevo pur fare qualcosa, no? Regina sono<br />

nata e regina mi sono sempre sentita. Sono solo<br />

nata nel posto sbagliato. Per questo sono voluta<br />

venire qui a morire. Non si potrebbe scegliere<br />

città migliore per lasciare un segno nella Storia.-<br />

-Ho veduto il tuo catafalco in S. Pietro.-<br />

La vedo fare una smorfia e com<strong>me</strong>nta aci<strong>da</strong>, con tono quasi isterico:<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 80


-Il mio testa<strong>me</strong>nto parlava chiaro: volevo essere sepolta nel Pantheon,<br />

accanto al mio amato Raffaello.-<br />

Sorrido condiscendente e inarcando le sopracciglia le faccio notare:<br />

-Vedila così: S. Pietro non è certo un luogo comune dove venire inumati.-<br />

Sbuffa e porta le mani sui fianchi, mi fissa a lungo, borbotta qualcosa di<br />

inintelligibile in svedese, quindi inspira a fondo e annuisce.<br />

-E sia. Sono pur sempre una regina.- com<strong>me</strong>nta con vana superbia.<br />

-Di spessore notevole.-<br />

La vedo chinare la testa in segno di accettazione e un attimo dopo batte<br />

le mani e di fianco a lei si materializza un cocchio trainato <strong>da</strong> quattro<br />

magnifici cavalli bianchi, un lacché a cassetta e due dietro la carrozza.<br />

Rimango incantata <strong>da</strong>lla sontuosità della scena e vedo un cardinale,<br />

probabil<strong>me</strong>nte il suo fedele amico Decio Azzolino, che le porge la mano per<br />

aiutarla a salire. Lei mi man<strong>da</strong> un bacio a distanza e subito dopo svanisce<br />

insie<strong>me</strong> al co<strong>da</strong>zzo ed io rimango impietrita nel freddo umido di Roma,<br />

incredula dinanzi a ciò che ho visto e volgo lo sguardo al cupolone che<br />

svetta dinanzi a <strong>me</strong> in tutto il suo splendore.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 81


MICHELANGELO BUONARROTI<br />

(Caprese, 6 marzo 1475 - Roma, 18 febbraio 1564)<br />

Viaggiare in aereo per <strong>me</strong> è sempre un'emozione incredibile, un<br />

avvicinarsi un po' di più a Dio così co<strong>me</strong> lo era per i cristiani nel <strong>me</strong>dioevo<br />

quando costruivano le cattedrali che svettavano verso il cielo. Lassù, in<br />

<strong>me</strong>zzo alle nuvole co<strong>me</strong> un uccello con le ali spiegate, provi a sbirciare<br />

attraverso l'oblò e quello che si apre ai tuoi occhi è un mondo fantastico,<br />

una diversa prospettiva <strong>da</strong> quella usuale, più suggestiva e divina. Perché la<br />

Terra, il sistema solare, l'intero universo sembrano real<strong>me</strong>nte usciti <strong>da</strong>lle<br />

mani magiche di un essere superiore. Un evidente spettacolo della natura!<br />

Sospiro, scorgendo le dolci ondulazioni del Sahara che sembrano flutti<br />

dorati e il mio pensiero vola ai giorni mai di<strong>me</strong>nticati della guerra e scuoto<br />

<strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa.<br />

-Se solo avessi potuto osservare il<br />

mondo <strong>da</strong> quassù…-<br />

Sussulto e mi giro di scatto,<br />

rimanendo a fissare quel volto<br />

bruttino, <strong>da</strong>i linea<strong>me</strong>nti duri, il naso<br />

rotto, la bocca piegata perenne<strong>me</strong>nte<br />

all'ingiù e sbatto gli occhi più volte,<br />

incredula e intima<strong>me</strong>nte atterrita <strong>da</strong><br />

ciò che quell'uomo rappresenta.<br />

-Mi… Michelangelo.- balbetto in un<br />

sussurro.<br />

-Sì, decisa<strong>me</strong>nte se avessi potuto<br />

avere questa visuale… Avrei per certo<br />

fatto morire di bile quell'effeminato di<br />

Leonardo!- sbotta irato.<br />

Mi guardo timorosa in giro, ma i<br />

passeggeri continuano a godersi il<br />

viaggio co<strong>me</strong> se nulla fosse e porto<br />

una mano al cuore, sollevata e indispettita al contempo.<br />

-Leonardo non era effeminato!- ribatto.<br />

A quelle parole mi degna infine di attenzione e socchiude gli occhi<br />

soppesandomi, alzando lenta<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto.<br />

-Osi negare l'evidenza?- borbotta.<br />

-Lui era dolce, bello, elegante…-<br />

-Oddio, eccone un'altra!- esclama inorridito.<br />

Lo fisso attonita e lascio cadere l'argo<strong>me</strong>nto, consapevole che l'astio<br />

esistito tra i due maggiori uomini che il mondo abbia partorito non si è<br />

sanato neppure dopo tanti secoli.<br />

-È vero che a tredici anni sei an<strong>da</strong>to a bottega <strong>da</strong>l Ghirlan<strong>da</strong>io?-<br />

-Verissimo. Mio padre avrebbe voluto che divenissi un avvocato, ma con il<br />

greco e con il latino non sono mai an<strong>da</strong>to d'accordo. D'accordo an<strong>da</strong>vo con<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 82


il disegno e fin <strong>da</strong> piccolo preferivo tratteggiare le chiese che vedevo nella<br />

città.-<br />

-Hai attirato l'interesse del Magnifico.-<br />

-Sì, si stupì nel vedermi maneggiare lo scalpello con maestria e mi tenne<br />

con sé. Era un grand'uomo <strong>me</strong>sser Lorenzo.- aggiunge e la voce gli si<br />

incrina lieve<strong>me</strong>nte, tradendo l'emozione.<br />

Provo a immaginarmi alla corte del Magnifico ma la testa mi gira e<br />

turbina in un ambiente frequentato <strong>da</strong>i più grandi uomini del tempo e subito<br />

torno con i piedi per terra. Se penso che Michelangelo l'ha frequentata<br />

all'età di quindici anni…<br />

-Sbaglio o ammiravi Savonarola?- domando.<br />

-I suoi sermoni erano sferzate contro tutti i potentati e contro la loro<br />

opulenza e richiamavano sempre all'amore del Cristo e alla Sua umiltà.-<br />

-Ma tu mangiavi al desco del Magnifico!- esclamo sbigottita.<br />

Lo vedo alzare le spalle larghe e possenti, co<strong>me</strong> se la cosa non lo<br />

turbasse e mi domando se io sarei mai riuscita a sopravvivere in un simile<br />

periodo, dove la morale era un'utopia.<br />

-Dopo la morte del Magnifico ti sei trasferito a<br />

Roma, chiamato <strong>da</strong>l cardinale Riario.-<br />

-Quel taccagno!- e sembra che sputi le parole. -<br />

Per fortuna il Galli e poi il cardinale de Villiers mi<br />

hanno notato ed ho potuto lavorare, altri<strong>me</strong>nti<br />

sarei rimasto con le mani in mano.-<br />

-La famosa Pietà…- mormoro rapita.<br />

Nota il mio sguardo sognante e com<strong>me</strong>nta<br />

aspro:<br />

-Anche i miei contemporanei rimasero a bocca<br />

aperta.-<br />

Inizio a capire per quale motivo Leonardo non ci an<strong>da</strong>va d'accordo e per<br />

quale motivo in una rissa un tipo gli spaccò il naso: è arrogante,<br />

attaccabrighe e irascibile, eppure tutti questi suoi difetti svaniscono dinanzi<br />

alle sue opere ed io non posso che inchinarmi al suo genio.<br />

-La fama a soli ventitré anni… Da allora sei stato richiestissimo.-<br />

-Me ne sono tornato a Firenze, dove il Duomo mi commissionò una statua<br />

ed io tirai fuori il David.-<br />

-Lo dici co<strong>me</strong> se fosse… co<strong>me</strong> se fosse la cosa più facile del mondo!-<br />

E<strong>me</strong>tte un grugnito con quella sua voce dura co<strong>me</strong> il carattere e ribatte:<br />

-Per <strong>me</strong> lo era. Il David era già lì, nel blocco di marmo; io ho solo tolto il<br />

superfluo per farlo venire alla luce.-<br />

Rimango esterrefatta e scuoto lieve<strong>me</strong>nte la testa, co<strong>me</strong> a sottolineare<br />

la mia incredulità.<br />

-E per affrescare una delle pareti di Palazzo Vecchio?- domando.<br />

Fa un gesto stizzito con la mano e si agita sul sedile e a <strong>me</strong> incute un<br />

po' di timore.<br />

-Io e lui…-<br />

-Lui Leonardo?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 83


-Sì, l'effeminato, il <strong>da</strong><strong>me</strong>rino. Ci vedi a lavorare schiena contro schiena per<br />

affrescare le due pareti? Se solo Giulio non mi avesse voluto a Roma alle<br />

sue dipendenze…-<br />

-Giulio II, il papa battagliero?-<br />

-Proprio lui.-<br />

Sogghigno e provo a immaginare Michelangelo e Giuliano della Rovere,<br />

papa Giulio II, faccia a faccia: entrambi collerici, iracondi e insopportabili. Le<br />

scintille si sarebbero sprecate e si maltrattarono per tutto il tempo che<br />

lavorarono insie<strong>me</strong>. Cosa avrei <strong>da</strong>to per vederli…!<br />

-Quindi niente più raffigurazione a Palazzo Vecchio.-<br />

-No. Il destino aveva deciso che né io né l'effeminato avremmo affrescato le<br />

pareti: io per un motivo, lui per un altro.-<br />

Immagino che se continua ad appellare così Leonardo<br />

tra un po' lo strozzo.<br />

-Papa Della Rovere voleva un mausoleo <strong>da</strong> te.-<br />

-Sì, enor<strong>me</strong>, degno dei tempi antichi. Hai presente il<br />

Mosè?-<br />

-Certo, nella basilica di S. Francesca Romana.-<br />

-Quello. La tomba del papa. Quella che lui, dietro<br />

insistenza di Bramante che doveva progettare la cupola di<br />

S. Pietro, mi costrinse a riman<strong>da</strong>re. Ovvio che <strong>me</strong> ne tornai a Firenze.-<br />

-E il papa?-<br />

Lo vedo sogghignare prima di rispondere:<br />

-Mi man<strong>da</strong>va lettere ogni giorno intimandomi di rientrare nell'Urbe, ma io ho<br />

sempre fatto orecchie <strong>da</strong> <strong>me</strong>rcante.-<br />

Sì, però alla fine l'ha spuntata il "grande collerico".-<br />

-Avrebbe <strong>me</strong>sso a ferro e fuoco Firenze, quel pazzo! Sono sì rientrato a<br />

Roma, ma mi sono visto incaricato non del mausoleo, bensì dell'affresco<br />

della Sistina. A te pare normale?- borbotta incrociando le braccia al petto.<br />

Al solo nominare la Cappella Sistina vado in brodo di giuggiole e chiudo<br />

gli occhi sospirando rapita.<br />

-Hai idea, hai una pur solo vaga idea di quanto mi sia costato quel lavoro<br />

massacrante?- sbraita irritato. -Da solo, ho dovuto fare tutto <strong>da</strong> solo, io che<br />

di affreschi non m'intendevo, <strong>me</strong>ntre nelle sale affianco c'era Raffaello, che<br />

avrebbe potuto benissimo farlo al posto mio. Invece no, quel testardo di<br />

Giulio si era incaponito e alla fine l'ha spuntata. Per quattro lunghi anni ho<br />

lavorato co<strong>me</strong> una bestia, con i suggeri<strong>me</strong>nti del Sangallo per non rovinare<br />

l'affresco, con Giulio che ogni giorno veniva a sbirciare senza com<strong>me</strong>ntare<br />

e poi, una volta terminata e aperta al pubblico, il testardo mi lascia, muore!-<br />

Nel suo sfogo sento il sincero rammarico di colui che perde un padre, un<br />

protettore e la cosa mi lascia alquanto stupita. Che, tutto sommato, il<br />

misantropo Michelangelo Buonarroti avesse un cuore? Fatto sta che, una<br />

volta morto il papa, lui tornò a Firenze, fino a quando, nel 1536, papa Paolo<br />

III Farnese gli commissionò il Giudizio Universale.<br />

-Nel frattempo avevo portato a termine il mausoleo e le due tombe dei<br />

fratelli Medici,- racconta, -e solo Dio sa quanto non avrei voluto <strong>me</strong>ttermi a<br />

dipingere di nuovo. Ciò nondi<strong>me</strong>no alla fine l'ho fatto.-<br />

-E quale mirabile <strong>me</strong>raviglia!-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 84


Lo vedo digrignare i denti, scontroso co<strong>me</strong> sempre e mi passa una mano<br />

<strong>da</strong>vanti agli occhi, co<strong>me</strong> per svegliarmi.<br />

-Li hanno coperti.- com<strong>me</strong>nta lapi<strong>da</strong>rio.<br />

Lo fisso attonita, quindi capisco e ripenso<br />

a quanto tutte quelle nudità avessero turbato<br />

i <strong>me</strong>no scan<strong>da</strong>lizzabili uomini del tempo, con<br />

il risultato che furono disegnate foglie di fico<br />

dinanzi a ogni <strong>me</strong>mbro.<br />

-Sì, però noi progrediti le abbiamo rimosse,<br />

così il dipinto risplende in tutta la sua<br />

magnificenza.- rispondo con soddisfazione.<br />

-Voi… progrediti?- ripete inarcando un sopracciglio.<br />

Devo aver fatto un'espressione simpatica perché scoppia a ridere ed io<br />

non comprendo la sua ilarità.<br />

-Quale assur<strong>da</strong> pretesa…- mormora scuotendo il capo.<br />

Rimango a guar<strong>da</strong>rlo, lui, Michelangelo, un genio tra i geni del<br />

rinasci<strong>me</strong>nto che ci esalta, noi italiani al confronto con gli altri stati e mi<br />

chiedo co<strong>me</strong> sarebbe ora Roma senza il tocco delle sue mani. La Sistina<br />

sarebbe ancora dipinta di azzurro con miriadi di stelle bianche, insulse e<br />

prive di qualsiasi significato dinanzi al capolavoro michelangiolesco, e la<br />

navata destra di S. Pietro non vanterebbe la sua Pietà, bella oltre ogni dire.<br />

-Hai pratica<strong>me</strong>nte diviso la tua vita tra due delle più grandi città del<br />

rinasci<strong>me</strong>nto, Roma e Firenze.-<br />

-A Roma ci sono pure morto, novant'enne, ma i toscani non mi hanno<br />

lasciato in pace neppure dopo trapassato: mi hanno traslato a Firenze e qui<br />

sepolto. A Roma ci sono stato bene gli ultimi anni della mia vita, ho<br />

conosciuto Vittoria Colonna e siamo diventati molto amici.-<br />

-Anche Tommaso Cavalieri.- insinuo dolce<strong>me</strong>nte, fissandolo dritto negli<br />

occhi.<br />

Lo vedo agitarsi alquanto e serra le labbra in una linea dura e sottile.<br />

-Dai dell'effeminato a Leonardo, ma tu non eri migliore.- lo sfido alzando il<br />

<strong>me</strong>nto.<br />

Se il suo sguardo avesse potuto incenerirmi, ora sarei solo un<br />

mucchietto di polvere sul sedile dell'aereo e dentro di <strong>me</strong> sogghigno<br />

soddisfatta: il genio di Vinci è vendicato!<br />

All'improvviso si sporge verso di <strong>me</strong> e indica oltre l'oblò. Mi giro e<br />

rimango esterrefatta dinanzi alla maestosità della Cappella Sistina, priva di<br />

mura che la racchiudono, bensì aperta co<strong>me</strong> un foglio in <strong>me</strong>zzo all'azzurro<br />

delle nuvole e mi rendo conto che sono letteral<strong>me</strong>nte rimasta a bocca e<br />

occhi spalancati. La visione rimane quel tanto <strong>da</strong> farmi capire quanto l'uomo<br />

possa an<strong>da</strong>re a braccetto con la natura e quando mi volto per ringraziare il<br />

genio, il suo posto è vuoto e una hostess mi fissa sorridendo amabil<strong>me</strong>nte,<br />

offrendomi dell'acqua.<br />

Sospiro dispiaciuta e mi mordo le labbra.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 85


ENRICO TOTI<br />

(Roma, 20 agosto 1882 - Monfalcone, 6 agosto 1916)<br />

Le Alpi, questo maestoso spettacolo della natura, questo baluardo che ci<br />

ripara <strong>da</strong>i freddi venti del nord e che, in teoria, ci avrebbe dovuto salvare<br />

<strong>da</strong>lle invasioni… L'abbagliante candore del Bianco è così forte che sono<br />

costretta a socchiudere gli occhi, <strong>me</strong>ntre la gente intorno a <strong>me</strong> si affretta<br />

verso la funivia, imbacuccata nelle tute a vento, simili a variopinti pinguini e<br />

abbasso lo sguardo per sbirciarmi: anch'io sembro un pinguino e la cosa mi<br />

fa sorridere divertita.<br />

Un rapace, che non riconosco a causa del riverbero provocato <strong>da</strong>lla<br />

neve, sfreccia nel cielo terso, e<strong>me</strong>ttendo un acuto che rimbomba nella<br />

vallata e che richiama la mia<br />

totale attenzione. È<br />

spettacolare.<br />

Alcuni turisti di lingua<br />

tedesca scherzano, con le<br />

gote rosse che spiccano sulla<br />

pelle candi<strong>da</strong>, i capelli chiari<br />

co<strong>me</strong> oro e gli occhi azzurri<br />

co<strong>me</strong> il cielo e sto per unirmi<br />

a loro, quando qualcuno mi<br />

afferra sal<strong>da</strong><strong>me</strong>nte per un<br />

braccio trattenendomi.<br />

Inghiottisco l'urlo di spavento<br />

che mi è salito in gola e mi<br />

giro di scatto, rimanendo a<br />

fissarlo con occhi sgranati.<br />

Una rapidissima occhiata alla<br />

sua sola gamba destra mi fa<br />

deglutire e rimango a fissarlo<br />

incantata.<br />

-Ora non fanno più paura,<br />

vero?- esordisce con forte<br />

accento <strong>roma</strong>no.<br />

Ammicca ai ragazzi<br />

teutonici ed io scuoto la testa,<br />

rendendomi conto che sono emozionatissima. Il mio respiro è corto, il cuore<br />

mi galoppa indemoniato dinanzi a questo giovane minuto, <strong>da</strong>i baffoni<br />

spioventi e <strong>da</strong>l naso pronunciato.<br />

-Enrico Toti…- sussurro, ancora incredula.<br />

Accenna un impercettibile inchino e sbircio la sua famosissima gruccia<br />

che lo sorregge.<br />

-Ma tu ti fidi di loro?-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 86


Capisco che si sta riferendo nuova<strong>me</strong>nte ai turisti e con condiscendenza<br />

rispondo:<br />

-Sì, mi fido. Non è più co<strong>me</strong> una volta, credimi.-<br />

Esita, poco convinto, e continua:<br />

-Eccellenti sol<strong>da</strong>ti. Veri guerrieri. È stato duro combatterli, lasciatelo dire <strong>da</strong><br />

chi li ha visti in opera con i propri occhi: vere macchine belligeranti.-<br />

-Oh, ma loro non sono più…-<br />

-Le hai viste le loro trincee? Le loro, non le nostre o quelle francesi.-<br />

ribadisce. -Erano in grado di scavare trincee corre<strong>da</strong>te di tutto, persino di<br />

brande comode, in <strong>me</strong>tà del tempo che occorreva a noi o ai nostri alleati.<br />

Non ho mai visto trincee simili. Veri e propri baluardi invalicabili.-<br />

Annuisce <strong>me</strong>ntre parla, gli occhi al cielo, persi in un ricordo lontano nel<br />

tempo che noi, sebbene vicini all'epoca, non riusciamo a percepire nella sua<br />

piena crudezza. Posso solo provare a immaginare i nuovi italiani, coloro che<br />

<strong>da</strong>l 1870 facevano parte dell'Italia unificata, questi giovani che, di punto in<br />

bianco, si sono visti crollare i confini tra una regione e l'altra, i sardi venuti a<br />

stretto contatto con i pugliesi, con i toscani, con i veneziani, con i <strong>roma</strong>ni e<br />

non più pugliesi, <strong>roma</strong>ni o sardi, bensì italiani con tanto di patria, di inno<br />

nazionale, in tutto e per tutto uguali agli inglesi, ai francesi, agli austriaci, ai<br />

russi…<br />

-Mio Dio… quale periodo di subli<strong>me</strong> abnegazione per il raggiungi<strong>me</strong>nto di<br />

un alto ideale…- sussurro mio malgrado incantata.<br />

-Puoi dirlo forte, ragazza!- esclama con gagliardo orgoglio.<br />

Un secondo dopo lo vedo rabbuiarsi e si china un po' in avanti, per<br />

sussurrare:<br />

-E pensare che oggi qualcuno vorrebbe che l'Italia si dividesse nuova<strong>me</strong>nte!<br />

Ma ti rendi conto?-<br />

Posso capire benissimo lo sdegno di chi, co<strong>me</strong> lui, ha donato la vita per<br />

l'Italia e mi domando cosa ne pensa dell'Italia attuale. Meglio sorvolare.<br />

-Tu sei di Roma, vero?-<br />

-Roma, sì, l'ultima a essere annessa al regno, grazie ai valorosi bersaglieri.-<br />

Gli brillano gli occhi e ne approfitto per chiedere:<br />

-È per questo che ti sei arruolato nei bersaglieri, nonostante la<br />

<strong>me</strong>nomazione?-<br />

-Certo! Bersaglieri in bicicletta. Be',- am<strong>me</strong>tte con una certa riluttanza, -ho<br />

dovuto insistere un po'…-<br />

Sorrido, ripensando alla sua vita, al suo incidente sul lavoro che, nel<br />

1908 co<strong>me</strong> oggi, gli ha portato via la gamba, alla sua ferrea volontà di<br />

essere in tutto e per tutto uguale agli altri, la bicicletta che lo ha portato in<br />

giro per il mondo, fino allo scoppio della guerra, la Grande Guerra.<br />

-Il mio ardore di patriota non poteva tollerare che Trento e Trieste fossero<br />

ancora in mano agli austriaci, per questo ho fatto di tutto per arruolarmi. Ho<br />

interceduto presso il duca d'Aosta, pur di partire per il fronte.-<br />

-E una volta lì?-<br />

Lo vedo esitare un attimo, si gratta la nuca e sorride, con quel suo<br />

sfavillante ottimismo che lo ha sempre contraddistinto.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 87


-Be', il fronte non era certo rose e fiori. Facevo la spola tra i feriti, portando<br />

conforto, posta e tutto l'aiuto possibile. Ma ero comunque un infiltrato.-<br />

am<strong>me</strong>tte.<br />

-Un infiltrato?- ripeto sconcertata.<br />

-Che vuoi… La mia unica gamba non mi per<strong>me</strong>tteva di venire arruolato;<br />

tuttavia io sono partito lo stesso, con una divisa senza mostrine né stellette,<br />

ma con tanta voglia di dimostrare il mio orgoglio di essere<br />

italiano.-<br />

-Sei stato a lungo a Cervignano, vero?-<br />

-Sì. Mi trovavo bene, anche se a volte incappavo nei<br />

sol<strong>da</strong>ti che provenivano <strong>da</strong>l fronte e non comprendevano il<br />

mio entusiasmo. Certo,- aggiunge alzando le spalle, -<br />

immaginavo gli orrori delle trincee, eppure per <strong>me</strong><br />

partecipare alla guerra significava coronare il sogno dei<br />

nostri padri che erano riusciti a unificare l'Italia, significava<br />

legittimare Porta Pia e dimostrare che i loro sforzi non<br />

erano stati vani.-<br />

Tutto il suo volto, <strong>da</strong>gli occhi alla bocca, splende di luce<br />

propria <strong>me</strong>ntre parla e un groppo mi chiude la gola all'improvviso.<br />

Quest'uomo era animato <strong>da</strong> ideali puri, scevri di politica e di retorica, spinto<br />

solo <strong>da</strong>ll'entusiasmo e <strong>da</strong>ll'orgoglio di essere italiano e domando:<br />

-Quanto ha contato per te essere <strong>roma</strong>no?-<br />

-Tantissimo. Ero il figlio dell'ultima roccaforte papalina, quella che si<br />

ostinava a mantenersi indipendente e che non ci pensava minima<strong>me</strong>nte a<br />

riconoscere i Savoia co<strong>me</strong> sovrani legittimi. A Roma si respirava aria strana<br />

quando sono nato, appena dodici anni dopo la presa di Porta Pia: <strong>da</strong> una<br />

parte l'atavico attacca<strong>me</strong>nto al papa, <strong>da</strong>ll'altro il nuovo lega<strong>me</strong> al re. Ma noi<br />

<strong>roma</strong>ni siamo gente strana, ci a<strong>da</strong>ttiamo a tutto. Sono fiero e orgoglioso di<br />

essere <strong>roma</strong>no ed è stata questa consapevolezza a spingermi fino alle<br />

trincee: dimostrare il valore di un trasteverino.-<br />

-Alla fine sei riuscito a farti arruolare.-<br />

-Sì! Final<strong>me</strong>nte, nel 1916, mi presero nel Terzo Ciclisti Bersaglieri, la<br />

Brigata Pinerolo. Da quel mo<strong>me</strong>nto in poi potei stare con i miei compagni in<br />

trincea e, sebbene non mi fosse stato concesso di partecipare attiva<strong>me</strong>nte<br />

agli scontri, rimanevo sempre con i miei commilitoni, e spesso leggevo loro<br />

il giornale, le lettere, perché… Be', coloro che studiavano all'epoca erano<br />

pochissimi, io sono stato fortunato a fare le ele<strong>me</strong>ntari e non ero ignorante.<br />

Ho persino scritto su un giornale. E loro mi chiedevano di leggergli le<br />

lettere, di scriverle ed io facevo quanto possibile per mantenere alto il<br />

morale. Spesso mi avventuravo nella terra di nessuno e loro mi<br />

rimproveravano, dicendomi che era pericoloso, ma io non te<strong>me</strong>vo la morte.-<br />

-Eri un po' spericolato, am<strong>me</strong>ttilo.- sorrido.<br />

Annuisce e inspira a fondo l'aria fred<strong>da</strong>.<br />

Provo a immaginarlo quando, deciso l'attacco di quel 6 agosto a quota<br />

85, si getta con i suoi compagni contro le trincee nemiche, sorretto <strong>da</strong>lla<br />

gruccia che lo accompagnava sempre, <strong>me</strong>ntre incita i compagni a<br />

squarciagola. Provo a immaginarlo <strong>me</strong>ntre si siede sul muretto della trincea<br />

e spara con il fucile a ridosso degli austriaci, animato <strong>da</strong>ll'entusiasmo e<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 88


sorretto <strong>da</strong> un ideale più grande di lui, <strong>me</strong>ntre <strong>da</strong>lla sua bocca escono<br />

continua<strong>me</strong>nte esortazioni ai suoi commilitoni.<br />

Co<strong>me</strong> per magia, sento gli spari nemici che lo colpiscono, li sento co<strong>me</strong><br />

se mi rimbombassero nelle orecchie e per un attimo il<br />

cuore mi si ferma, co<strong>me</strong> colpito a morte. Sgrano gli<br />

occhi e <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong> non c'è più la neve, non c'è più<br />

la funivia, bensì solo buche enormi, fili spinati,<br />

trincee, feriti, morti. Apro la bocca per urlare, ma il<br />

grido mi muore in gola, alla stessa maniera in cui i<br />

sol<strong>da</strong>ti vengono falciati <strong>da</strong>lle mitragliatrici. Non so<br />

dove questi uomini prendono il coraggio a due mani e<br />

si gettano a capofitto verso la morte sicura: io questo<br />

coraggio non l'avrò mai.<br />

Poi lo vedo, lui, irritato per essere stato colpito, afferrare la sua gruccia in<br />

un ultimo disperato tentativo per scagliarla contro il nemico, in un gesto che<br />

più eloquente non potrebbe essere. Lo vedo accasciarsi, sussurrare le sue<br />

famose parole: "Tanto nun moro io", baciare il piu<strong>me</strong>tto del suo cappello e<br />

restituire la sua dolce anima a Dio.<br />

Mi rendo conto che i miei occhi sono pieni di lacri<strong>me</strong> e deglutisco più<br />

volte per non scoppiare a piangere.<br />

-Aho, ma che ti <strong>me</strong>tti a piangere?- esclama incredulo.<br />

Scuoto la testa senza riuscire ancora a parlare. Mi accorgo che la neve è<br />

tornata a dominare con il suo candore, manto purificatore sulle follie umane<br />

e inspiro a fondo.<br />

-La <strong>me</strong><strong>da</strong>glia d'oro te la sei più che <strong>me</strong>ritata.-<br />

-Avrà consolato mia madre e mia sorella. A <strong>me</strong> è sufficiente sapere e<br />

sperare che gli italiani di oggi amino ancora l'Italia co<strong>me</strong> l'abbiamo amata<br />

noi.-<br />

-Questo… Questo non lo so.- am<strong>me</strong>tto e mi vergogno co<strong>me</strong> una ladra.<br />

Lo vedo sorridere dolce<strong>me</strong>nte e sposta la gruccia per posizionarla<br />

<strong>me</strong>glio.<br />

-Io credo… Io sono sicuro che i miei <strong>roma</strong>ni, quando passano <strong>da</strong>vanti al mio<br />

monu<strong>me</strong>nto al Pincio, non possano far altro che condividere i miei stessi<br />

ideali. Se così non fosse,- aggiunge <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte, -allora il sacrificio di tante<br />

generazioni è stato vano.-<br />

-Non il tuo.- mi appresto ad affermare. -Noi <strong>roma</strong>ni non potremmo mai<br />

di<strong>me</strong>nticare. Mai.-<br />

Mi fissa a lungo, quindi volge lo sguardo ai turisti austriaci, il pensiero<br />

perso in un ricordo lontano e un attimo dopo lo vedo annuire, prima di<br />

svanire confondendosi con la neve.<br />

Rimango immobile, infagottata co<strong>me</strong> un pinguino e istintiva<strong>me</strong>nte porto<br />

la mano al cuore, <strong>me</strong>ntre nella <strong>me</strong>nte mi torna un ritornello che oggi non<br />

dice più nulla, ma che era caro ai nostri sol<strong>da</strong>ti: "Il Piave mormorò: non<br />

passa lo straniero!".<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 89


PASQUINO<br />

Il giorno di ferragosto è una manna <strong>da</strong>l cielo per i superstiti <strong>roma</strong>ni<br />

rimasti a casa e che non si sono <strong>da</strong>ti alla villeggiatura: l'Urbe è final<strong>me</strong>nte a<br />

portata di mano. Niente traffico, niente studenti, niente lavoratori, niente<br />

caos; solo turisti e strade deserte che puoi per<strong>me</strong>tterti di percorrere a piedi.<br />

Mi sento la signora di Roma, padrona di tremila anni di storia e <strong>me</strong> li godo<br />

tutti <strong>me</strong>ntre passeggio sotto il solleone, avi<strong>da</strong> di sole co<strong>me</strong> una lucertola. Mi<br />

si scal<strong>da</strong>no il fisico e il cuore quando scorgo il Pincio, quando raggiungo il<br />

Gianicolo, quando intravedo Porta Pia, quando approdo al Pantheon o al<br />

Colosseo. La mia amata Roma dovrebbe essere sempre così, libera <strong>da</strong><br />

rumori assor<strong>da</strong>nti, libera <strong>da</strong> gente impazzita, libera <strong>da</strong>llo smog delle migliaia<br />

di macchine e di motorini. Dovrebbe essere solo Roma. Ma qui pure le<br />

mosche sono stressate.<br />

E <strong>me</strong>ntre cammino assorta, gli occhi ricolmi delle <strong>me</strong>raviglie che mi si<br />

spiegano dinanzi, giungo dirimpetto a palazzo Braschi, un tempo palazzo<br />

Orsini, e lo sguardo mi cade sulla statua di Pasquino. Sorrido e sto per<br />

tirare dritto, quando all'improvviso non vedo più i palazzi moderni, non vedo<br />

più le strade asfaltate, non scorgo più nulla della civiltà del ventesimo<br />

secolo che ci ostiniamo ad appellare "civile" non si sa per quale recondito<br />

motivo. All'improvviso, co<strong>me</strong> per magia, mi ritrovo nella Roma barocca, con<br />

i suoi abitanti che sfoggiano abiti sfarzosi, carrozze ridon<strong>da</strong>nti di ghirigori,<br />

prelati altezzosi protetti <strong>da</strong>l bal<strong>da</strong>cchino, venditori ambulanti, postulanti<br />

vestiti di stracci, bambini luridi che si rincorrono insie<strong>me</strong> ad animali <strong>da</strong><br />

cortile, cavalli e cavalieri e sento sogghignare alle mie spalle. Mi giro e vedo<br />

la statua di Pasquino che prende vita, con i suoi arti mutilati e sicura<strong>me</strong>nte<br />

impallidisco, perché la sento dire:<br />

-Aho, bella mia, ma che hai visto un fantasma?-<br />

-Tu… Tu parli?- balbetto.<br />

-Parlare…- ripete con aria ispirata. -Sì, mi piacerebbe parlare, <strong>da</strong>to che<br />

sono la più famosa statua parlante di Roma, ma, ahimè, in genere<br />

comunico attraverso i fogli che la gente mi attacca addosso.-<br />

-Fogli?-<br />

-Sì. Libelli. Chiamali co<strong>me</strong> vuoi.-<br />

Annuisco e le labbra mi si piegano in un sorriso divertito. Anche lui<br />

sogghigna e am<strong>me</strong>tte:<br />

-In questi secoli mi sono divertito <strong>da</strong> matti.-<br />

-Non stento a crederlo. La satira è di mo<strong>da</strong> tuttora.-<br />

Scuote la testa e ribatte:<br />

-Non è la stessa cosa.-<br />

-Sì che lo è.-<br />

-No che non lo è! Vuoi <strong>me</strong>ttere l'atmosfera, dove era vietato parlare male<br />

dei potentati e trovare comunque qualcuno disposto a sfi<strong>da</strong>re gli strali del<br />

potere pur di attaccare e denunciare e vedere la faccia del bersaglio la<br />

mattina dopo? Ah, bella mia, queste sì che sono soddisfazioni!-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 90


Mi guardo intorno e noto la gente che prosegue nelle faccende<br />

quotidiane, ignorando sia <strong>me</strong> che Pasquino e quando una <strong>da</strong>ma mi passa<br />

accanto con la scorta, provo a toccarla, ma la mia mano afferra solo l'aria.<br />

Sospiro e mi godo lo spettacolo<br />

della Roma barocca, così calmo,<br />

così luminoso, così pieno di vita.<br />

Be', sì, noi, al confronto, non<br />

viviamo: sopravviviamo.<br />

-Sai,- riprende con tono allegro,<br />

-ci sono stati papi che avrebbero<br />

voluto distruggermi per far<br />

cessare le pasquinate, ma<br />

uomini dello stampo dell'Aretino,<br />

del Marino e del Belli, non hanno<br />

avuto timore ed hanno<br />

continuato imperterriti a scrivere<br />

le loro pasquinate. Sono<br />

orgoglioso di questo. Io faccio<br />

parte del popolo di Roma e nulla<br />

e nessuno lo può negare.-<br />

-Raccontami.- lo esorto con aria<br />

rapita.<br />

Esita, china appena la testa,<br />

quindi annuisce e sospira.<br />

-Hai presente papa Cle<strong>me</strong>nte VII<br />

de' Medici?-<br />

Faccio <strong>me</strong>nte locale, quindi rispondo:<br />

-Certo, il papa del sacco di Roma.-<br />

-Brava. Adunque, quando è morto, dopo lunga malattia seguita <strong>da</strong>l suo<br />

<strong>me</strong>dico personale, qualcuno, forse proprio l'Aretino, considerato il governo<br />

disastroso e sospettando il cerusico di aver abbreviato la sofferenza,<br />

scrisse: "Ecco colui che toglie i peccati del mondo", chiara<strong>me</strong>nte riferendosi<br />

al <strong>me</strong>dico.-<br />

Mi <strong>me</strong>tto a ridere di gusto e lui sorride a sua volta, felice della mia<br />

reazione.<br />

-Orbene, hai presente papa Paolo IV Carafa?-<br />

-Papa rigido oltremodo, forse un po' bigotto.-<br />

-Sì, costretto <strong>da</strong> lui <strong>me</strong>desimo al digiuno per espiare colpe sue fino alla<br />

morte. Orbene, io dissi: "Accidenti, che vino forte c'è in questa Carafa!" e<br />

Marforio, mio grande alleato, rispose: "Ti sbagli, è aceto".-<br />

Mio Dio, quale <strong>me</strong>raviglia! Sto dialogando con Pasquino e quasi stento a<br />

crederci! E via, una pasquinata dietro l'altra, le braccia che stringo intorno<br />

all'addo<strong>me</strong> per le risate, la gente che continua a non vederci e mi sento<br />

strana<strong>me</strong>nte viva.<br />

-E di papa Sisto V?- esorto eccitata.<br />

-Oh, lui, papa Peretti, no<strong>me</strong> rimasto oscuro e sconosciuto. Che vuoi che<br />

dica, se non che fosse già vecchio e rigido <strong>da</strong> non riuscire a definire? Basti<br />

dire che di lui si dice: "Papa Sisto non la perdonò neppure a Cristo"!-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 91


Rimango allibita e la mia espressione deve essere così comica che<br />

Pasquino ride e spiega:<br />

-Si dice così perché, dinanzi a un crocifisso in legno che pareva versasse<br />

sangue, lui lo spaccò in due, mostrando che dentro vi erano state <strong>me</strong>sse<br />

delle spugne imbevute di sangue.-<br />

Spettacolare! Un papa vera<strong>me</strong>nte tosto. Uno di quelli che non si piega.<br />

-Quando morì, lasciando Roma sul lastrico e carica di gabelle, Marforio mi<br />

chiese: "Co<strong>me</strong> si potrà vivere, Pasquino, con le vettovaglie tanto rincarate<br />

per le gabelle imposte <strong>da</strong> Sisto?". Ed io risposi: "E chi ti ha detto che si<br />

debba vivere sotto Sisto? Un po' per volta non si deve morire tutti<br />

impiccati?".<br />

Scoppio a ridere<br />

e per un attimo<br />

chiudo gli occhi,<br />

assaporando la<br />

Roma barocca e<br />

sperando di poterci<br />

rimanere in eterno.<br />

-E di papa Cle<strong>me</strong>nte<br />

VIII Aldobrandini<br />

cosa mi dici?-<br />

domando.<br />

-Ah, lui! Che tipo!<br />

Hai presente Enrico<br />

IV di Francia, che<br />

abiurò la sua fede<br />

pur di farsi incoronare re <strong>da</strong>l papa? Ebbene, io risposi: "Enrico era acattolico<br />

e per amor del regno eccolo pronto a diventar cattolico apostolico. Se gliene<br />

torna il conto, Cle<strong>me</strong>nte, ch'è pontefice <strong>roma</strong>no domani si fa turco o<br />

luterano".-<br />

Rido di nuovo, le lacri<strong>me</strong> che sgorgano <strong>da</strong>gli occhi e mi trattengo lo<br />

stomaco, immaginando Enrico IV che abiura mormorando: "Roma val bene<br />

una <strong>me</strong>ssa". Oh, sì, due tipi proprio simili e si sono capiti subito!<br />

-Ma lui è anche il papa che ha spedito al patibolo Beatrice Cenci, perché<br />

imballata di soldi.- riprende Pasquino. -E Marforio mi chiese: "Quali delitti<br />

avea la casa Cenci, secondo il santo padre Aldobrandini?". Ed io di<br />

rimando: "Avea troppi quattrini."-<br />

È incredibile quanto le pasquinate facciano bene alla salute: aiutano nel<br />

riso e solo il riso lenisce tutte le preoccupazioni e mostra il lato migliore<br />

della vita.<br />

-Però,- ammonisce Pasquino, -è stato anche il papa che ha bruciato<br />

Gior<strong>da</strong>no Bruno, unico esempio di Inquisizione a Roma in quel periodo.-<br />

-Già.- mormoro scuotendo la testa e tornando seria.<br />

Rimango a fissarlo, tuttora incredula che una statua possa rivolgermi la<br />

parola e il mio pensiero vola a Marforio, l'altra statua <strong>me</strong>glio conservata che<br />

poggia langui<strong>da</strong> su un triclinio e che osserva i <strong>roma</strong>ni con aria di superiorità.<br />

Posso solo immaginare la gente che si accalcava intorno a queste due<br />

opere d'arte per leggere la satira che uomini illustri e <strong>me</strong>no illustri si sono<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 92


presi la briga di divulgare per non farla passare liscia ai potentati. E posso<br />

altresì immaginare la faccia di prelati e papi e re e imperatori illividire di<br />

furore e prendersela contro le parole portate <strong>da</strong>l vento.<br />

-E con Napoleone?- domando.<br />

-Eh… Ne sono volate di pasquinate… Quando si presentò al cospetto di<br />

papa Pio VII Chiaramonti per fare am<strong>me</strong>n<strong>da</strong> e questi fece intonare il Te<br />

Deum, su di <strong>me</strong> si trovarono queste parole: "Te deum lau<strong>da</strong>mus e in te<br />

speriamo, ma a Bonaparte non ci crediamo".-<br />

-Già! Ma poi, con la caduta del potere papale, nessuno più ha scritto libelli.-<br />

Rimane in silenzio e mi accorgo che sta osservando alcuni bambini che<br />

giocano vicino a noi senza vederci. Sbircio il loro gioco e rabbrividisco:<br />

stanno simulando una impiccagione! Sbalordita, alzo lo sguardo su<br />

Pasquino e lui sospira.<br />

-Che vuoi… Ai nostri giorni gli spettacoli che il popolino poteva per<strong>me</strong>ttersi<br />

erano le con<strong>da</strong>nne capitali.-<br />

Deglutisco e chiudo un attimo gli occhi, <strong>me</strong>ntre le risate cristalline dei<br />

bambini mi riempiono le orecchie co<strong>me</strong> campane a morto.<br />

-Tranquilla, ragazza: questi giovani qui sono più svegli e arguti di quelli<br />

attuali.-<br />

-Non lo <strong>me</strong>tto in dubbio.-<br />

-Comunque,- riprende con tono birichino, -ci sono stati altri libelli. Uno in<br />

particolare…-<br />

-Quale?- domando incuriosita.<br />

Sogghigna divertito e spiega:<br />

-Quando a Roma giunse in visita Hitler. Qualche bontempone ha deciso di<br />

farmi risorgere e la mattina su di <strong>me</strong> c'era scritto: "Povera Roma mia de'<br />

travertino! T'hanno vestita tutta de cartone pe' fatte rimirà <strong>da</strong><br />

'n'bianchino…"-<br />

Scoppio a ridere e porto una mano alla fronte, immaginando le facce<br />

austere e dure di Hitler e Mussolini dinanzi alla pasquinata e comincio a<br />

capire la diversità di satira. Quella di Pasquino è sottile, irriverente,<br />

lapi<strong>da</strong>ria, spiritosa, ma, soprattutto, è discreta e per questo più efficace.<br />

Oggi non si fa più satira simile…<br />

Annuisco, prendendo nota della lezione offertami <strong>da</strong> Pasquino e quando<br />

alzo lo sguardo, noto la statua di nuovo rigi<strong>da</strong>, quel che rimane del volto<br />

intagliato nel marmo un marmo stesso e apro la bocca per dire qualcosa,<br />

ma ci ripenso e mi accorgo che sono tornati a circon<strong>da</strong>rmi i palazzi moderni,<br />

i turisti e, soprattutto, lo smog.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 93


CICERUACCHIO (Angelo Brunetti)<br />

(Roma, settembre 1800 - Porto Tolle, 10 agosto 1849)<br />

A Roma non piove molto, ma quando il cielo decide che è ora di<br />

piangere, man<strong>da</strong> giù tanta di quell’acqua che noi <strong>roma</strong>ni diventiamo scemi.<br />

No, non scherzo. Noi siamo avvezzi al sole, ci crogioliamo sotto la sua luce<br />

e non conosciamo nebbia, neve, bora né nubifragi. Siamo un po' co<strong>me</strong> le<br />

lucertole, usciamo solo con il bel tempo e, visto che c'è sempre il sole,<br />

usciamo sempre. Ma quando piove… Quando piove e siamo costretti a<br />

<strong>me</strong>ttere il muso fuori di casa causa lavoro, noi <strong>roma</strong>ni impazziamo. Se con il<br />

sole siamo soliti usare gli autobus e la <strong>me</strong>tro, con la pioggia montiamo tutti<br />

in macchina, terrorizzati all'idea che una singola goccia d'acqua possa<br />

bagnarci. E allora vedi l'Urbe divenire un'im<strong>me</strong>nsa pozzanghera, straripare<br />

di autovetture in fila per ore per giungere a destinazione, con gli<br />

automobilisti che smadonnano e si insultano reciproca<strong>me</strong>nte, <strong>da</strong>ndo la<br />

colpa al tempo se fanno tardi. È follia, ma è sempre così. Quando piove,<br />

Roma va in tilt. Figuriamoci se dovessero scendere due fiocchi di neve…<br />

Osservo in silenzio le macchine incolonnate,<br />

imbottigliate nel caos cittadino, <strong>me</strong>ntre <strong>me</strong> ne sto sotto<br />

l'ombrello in attesa che arrivi l'autobus che mi conduca al<br />

lavoro, stando bene attenta a non farmi schizzare <strong>da</strong>lle<br />

automobili che passano sulle buche piene d'acqua piovana.<br />

Alcuni vigili provano a sfi<strong>da</strong>re l'ira degli automobilisti,<br />

ricevendo in cambio insulti e minacce sussurrati a fior di<br />

labbra. Solo un singolo essere sorride divertito, un uomo<br />

che mi sta vicino, senza alcun riparo e che guar<strong>da</strong> con<br />

sommo disprezzo la follia che scivola dinanzi ai suoi occhi. Lo sbircio e mi<br />

accorgo che, a dispetto della pioggia, è asciutto e veste un po' di<strong>me</strong>sso. Lo<br />

osservo <strong>me</strong>glio e subito dopo sgrano gli occhi, esclamando:<br />

-Ciceruacchio!-<br />

Lui si volta a guar<strong>da</strong>rmi e sorride, illuminandosi in quel volto rotondo che<br />

ispira fiducia e tranquillità<br />

-Ma tu guar<strong>da</strong> 'sti <strong>roma</strong>ni di oggi!- esclama con il suo forte accento<br />

<strong>roma</strong>nesco.<br />

-Ai tuoi tempi era diverso.-<br />

-Lo puoi dire forte, ragazza mia! E non c'era neppure questo rumore<br />

assor<strong>da</strong>nte al quale voi vi siete assuefatti. Tutt'al più si potevano udire gli<br />

strilloni in Campo Marzio, o a piazza Navona, o lo stridio delle ruote delle<br />

carrozze sul selciato oppure il calpestio degli zoccoli dei cavalli. Tutto<br />

questo…- e fa un gesto con la mano, -roboante rumore non c'era.-<br />

-Si viveva <strong>me</strong>glio, eh?- com<strong>me</strong>nto divertita <strong>da</strong>lla sua aria schifata.<br />

-Ecco<strong>me</strong>!-<br />

Esito un attimo, quindi abbasso il mio ombrello e mi accorgo che la<br />

pioggia devia, non mi tocca, co<strong>me</strong> se fossi coperta <strong>da</strong> una invisibile<br />

campana di vetro. Co<strong>me</strong> al solito la gente non ci vede neppure e torno a<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 94


guar<strong>da</strong>re lui, con quei suoi baffoni scuri e quel pizzetto che quasi fanno<br />

sparire la bocca.<br />

-Perché il sopranno<strong>me</strong> Ciceruacchio?- domando curiosa.<br />

-È una corruzione di ciruacchiotto, ossia cicciottello. Ed io lo sono sempre<br />

stato, fin <strong>da</strong> piccolo.-<br />

-Tu sei nato e vissuto a Roma in un periodo un po' turbolento.- ricordo.<br />

Scuote la testa annuendo e si accarezza il ventre prominente.<br />

-In effetti, dopo la rivoluzione francese, si annusava in giro aria di ribellione<br />

ovunque.-<br />

-E tu ti sei <strong>da</strong>to <strong>da</strong> fare.-<br />

Lo vedo corrucciarsi e scurirsi in volto, quel volto rubicondo che i <strong>roma</strong>ni<br />

avevano imparato ad amare e rispettare, nonostante fosse solo un semplice<br />

oste.<br />

-Con il mondo che cambia, che riscatta la sua libertà, secondo te cosa avrei<br />

dovuto fare? Star<strong>me</strong>ne con le mani in mano?-<br />

Non rispondo, consapevole che ha ragione. È destino che alcuni uomini<br />

sentano maggior<strong>me</strong>nte il richiamo della Storia, seppur inconsapevol<strong>me</strong>nte,<br />

e lui è uno di questi. Non a caso, durante la Repubblica Romana, si diede<br />

<strong>da</strong> fare per far passare armi e vettovaglie ai combattenti e al popolo di<br />

Roma.<br />

-So che i <strong>roma</strong>ni hanno sempre guar<strong>da</strong>to a te co<strong>me</strong> il portavoce dei loro<br />

senti<strong>me</strong>nti.-<br />

-Ero il loro specchio, il riflesso di loro stessi!- esclama soddisfatto. -Essendo<br />

un oste, conoscevo più che bene il malumore dei miei concittadini, che si<br />

riunivano nel mio locale per parlare male o bene di taluna<br />

persona o di tale nobile o porporato. La gente si confi<strong>da</strong>va<br />

con <strong>me</strong> ed io ascoltavo. Ed essendo sempre stato<br />

socievole e bontempone, ho preso le redini in mano<br />

quando si è trattato di eleggere il nuovo papa.-<br />

Sgrano gli occhi e chino la testa di lato, incredula.<br />

-Tu… hai eletto il nuovo papa?- esclamo.<br />

-Ma no! Certo che no!- risponde quasi offeso. -Con<br />

l'avvento di Pio IX Mastai Ferretti, mi feci portavoce del malcontento<br />

popolare e riportai con la mia dialettica diretta, priva di retorica, tutta l'ansia<br />

dei <strong>roma</strong>ni che <strong>da</strong> tempo attendevano rifor<strong>me</strong>.-<br />

Espiro, inconsapevole di aver trattenuto l'aria e subito dopo sorrido. Be',<br />

capita di fraintendere…<br />

-Addirittura,- riprende con il suo vocione, -ho ringraziato pubblica<strong>me</strong>nte il<br />

nuovo papa per aver concesso la libertà ad alcuni prigionieri politici ed ho<br />

offerto <strong>da</strong> bere nella mia osteria. Ah, sì…- sospira e un velo di malinconia<br />

ricopre i suoi occhi attenti. -Che festa abbiamo fatto… Fino a sera tardi, al<br />

lu<strong>me</strong> delle torce e delle fiaccole, tutti a bere e cantare e mangiare:<br />

sembravano tornati i bei tempi an<strong>da</strong>ti.-<br />

Rimango in silenzio, doman<strong>da</strong>ndomi a quali bei tempi si riferisse e, a<br />

dispetto della mia ricerca nella <strong>me</strong>moria, non trovo nulla che possa definirsi<br />

tale. Forse è solo un suo senti<strong>me</strong>nto personale. Di certo l'Italia non<br />

percorreva un buon periodo, <strong>vista</strong> la dominazione francese e austriaca.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 95


-A Porta del Popolo, poi,- continua con aria estasiata, -abbiamo acceso un<br />

fuoco enor<strong>me</strong>, richiamando tanti di quei <strong>roma</strong>ni che tu non puoi<br />

immaginare.-<br />

Sogghigno sotto i baffi, immaginando un concerto dei Queen, o dei Led<br />

Zeppelin, o dei Pink Floyd e neppure rispondo, lasciandolo crogiolare nel<br />

suo ricordo. E in quel lasso di tempo mi rendo conto di quanto possano<br />

essere cambiati i tempi nel volgere di un solo secolo, stravolgendo le<br />

abitudini e lo stesso pensiero.<br />

-Ma poi qualcosa è cambiato.- noto.<br />

China <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa al ricordo bruciante e si morde le labbra.<br />

-Avevo riposto grande fiducia nel nuovo papa, tanto <strong>da</strong> sperare fino<br />

all'ultimo che avrebbe vera<strong>me</strong>nte cambiato le cose. Ma quando è fuggito,<br />

facendo crollare anche la Repubblica Romana, ho aperto gli occhi.-<br />

-Non poteva essere il successore di Pietro il riformatore, vero?-<br />

-No.- am<strong>me</strong>tte controvoglia. -E l'ho capito a mie spese. È fuggito<br />

abbandonando Roma nelle mani dei francesi. Ti lascio immaginare gli<br />

avventori della mia osteria: indignati, offesi e furiosi era a dir poco. Io con<br />

loro.-<br />

Annuisco, eppure non so se riesco a capire piena<strong>me</strong>nte il suo stato<br />

d'animo. Di certo non deve essere stato facile vivere in quel periodo di<br />

stravolgi<strong>me</strong>nti emotivi. Da una parte la Francia che insegnava con la sua<br />

rivoluzione e con l'avvento di Napoleone, <strong>da</strong>ll'altra l'Austria e la Prussia con<br />

le loro ancor solide radici nel <strong>me</strong>dioevo, imper<strong>me</strong>abili a qualsiasi<br />

capovolgi<strong>me</strong>nto, insofferenti a ogni riforma e ognuna di loro con basi stabili,<br />

o semistabili, in Italia. In effetti, noi giovani di oggi, cosa possiamo saperne<br />

dell'occupazione, delle restrizioni, dell'impossibilità di espri<strong>me</strong>re le proprie<br />

opinioni, della morte che si anni<strong>da</strong> dietro ogni angolo che si può svoltare?<br />

Salvatore Quasimodo ne sapeva qualcosa e la sua <strong>me</strong>ravigliosa "Alle<br />

fronde dei salici" è lì a testimoniarlo.<br />

-Anche tu sei fuggito.-<br />

-Be', a dir la verità, visto co<strong>me</strong> si <strong>me</strong>ttevano le cose, ho preferito seguire<br />

Garibaldi… Hai presente Garibaldi?- doman<strong>da</strong> con aria <strong>da</strong> inquisitore.<br />

-Eh, sì.- sospiro annuendo.<br />

Mi fissa a lungo, co<strong>me</strong> se la mia espressione non gli piacesse e provo a<br />

piegare le labbra in un sorriso amichevole.<br />

-Aho, regazzì,- mi riprende alzando l'indice co<strong>me</strong> un maestro e<br />

agitando<strong>me</strong>lo sotto il naso, -guai se ti vedo deridere il nostro Garibaldi. Non<br />

te lo per<strong>me</strong>tto.-<br />

-Non lo per<strong>me</strong>tterei a <strong>me</strong> stessa.- ribatto. -So bene chi fosse Garibaldi e ne<br />

ho profondo rispetto, nonché stima.-<br />

-Ah, be'.- com<strong>me</strong>nta compiaciuto.<br />

Lo vedo rilassarsi in volto e porta le mani dentro le tasche del panciotto,<br />

con aria soddisfatta.<br />

Rimango a osservarlo, in attesa che continui il racconto e, quando si<br />

rende conto del mio prolungato silenzio, mi fissa e chiede brusco:<br />

-Be'? Che hai <strong>da</strong> guar<strong>da</strong>re?-<br />

Esito, non sapendo bene cosa dire, quindi rispondo:<br />

-Guardo un eroe <strong>roma</strong>no.-<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 96


Quella risposta lo compiace e sorride beota.<br />

-Be', forse hai ragione.- risponde. -In finale, ho <strong>da</strong>to la mia vita per Roma,<br />

per la sua libertà. E con <strong>me</strong> l'hanno <strong>da</strong>ta i miei due figli, il più grande e il più<br />

piccolo, poco più di un bambino.-<br />

-Sì, ricordo. Gli austriaci non hanno avuto pietà di un ragazzino.-<br />

-Già- ringhia con espressione furiosa. -Ci vuole coraggio a fucilare un<br />

tredicenne mingherlino.-<br />

Avverto il sarcasmo e convengo con lui. Non deve essere facile<br />

affrontare la morte a viso aperto, figuriamoci poi se al fianco ti ritrovi con<br />

due figli che debbono fare la tua stessa fine. Me lo immagino, Ciceruacchio,<br />

provare a coprire con il suo corpo massiccio il figlio minore, nella speranza<br />

di salvarlo <strong>da</strong>l plotone di esecuzione.<br />

-Sei morto lontano <strong>da</strong>lla tua Roma.- com<strong>me</strong>nto.<br />

-Purtroppo. E pensare che quando ero partito, speravo di<br />

contribuire alla sua liberazione. Sai,- mormora sconsolato, -<br />

con Garibaldi volevo <strong>da</strong>re una mano a Venezia che<br />

resisteva agli austriaci, ma ci siamo dovuti fermare al Delta<br />

del Po, per sfuggire alle vedette nemiche. Abbiamo chiesto<br />

rifugio ai connazionali, ma quei bastardi di italiani, anziché<br />

aiutarci, ci hanno denunciato agli austriaci, i quali hanno<br />

provveduto a fucilarci senza perdere tempo. Comprendi?<br />

Noi, italiani che volevamo scacciare gli oppressori,<br />

denunciati <strong>da</strong>i nostri stessi concittadini! Roba <strong>da</strong> non credere.-<br />

Scuoto la testa co<strong>me</strong> lui, pensando che fosse normale per gli italiani<br />

dell'epoca, divisi per secoli, non provare un senti<strong>me</strong>nto di unità nazionale.<br />

Troppo diversi. Troppi dialetti diversi. Troppe frontiere. Ma, chissà perché,<br />

questo solo pensiero non mi consola dinanzi alla <strong>vista</strong> di italiani che<br />

tradiscono gli stessi italiani. Quello che mi colpisce e mi ferisce, è che oggi,<br />

tutto sommato, la pensiamo ancora co<strong>me</strong> quei contadini del Delta del Po.<br />

-Oggi, però, riposi al Gianicolo.- lo consolo.<br />

Sorride e in un gesto affettuoso mi dà un buffetto sulla guancia.<br />

-Aho, regazzì, e mica è <strong>da</strong> tutti!-<br />

Rido della sua <strong>roma</strong>nità e in quel mo<strong>me</strong>nto sento la pioggia inumidire la<br />

tesa. Alzo lo sguardo e mi bagno il volto, ricor<strong>da</strong>ndo che avevo chiuso<br />

l'ombrello perché riparata <strong>da</strong>lla presenza di Ciceruacchio. Quando mi giro<br />

per salutarlo, non c'è più e la pioggia sul mio viso mi sembra all'improvviso<br />

co<strong>me</strong> un pianto silenzioso per tutte quelle vite donate per un ideale che oggi<br />

nessuno sente più.<br />

©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 97

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