roma vista da me - MONICA MGL VALENTINI Scrittrice
roma vista da me - MONICA MGL VALENTINI Scrittrice
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Monica M.G.L. Valentini<br />
ROMA VISTA DA ME<br />
Ovvero, incontri ravvicinati del terzo tipo<br />
o quasi<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 2
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 3<br />
DELLA STESSA AUTRICE:<br />
Cristalli<br />
La spa<strong>da</strong> bianca<br />
Il condottiero<br />
Il richiamo del silenzio<br />
Principe delle tenebre<br />
Agemina<br />
L’ombra della ginestra<br />
Co<strong>me</strong> convivere con uno sport sconosciuto<br />
Roma <strong>vista</strong> <strong>da</strong> <strong>me</strong><br />
E il mondo non fu più lo stesso…<br />
ISBN 978-1-4092-2415-0<br />
© 2007 M.G.L. <strong>VALENTINI</strong><br />
Tutti i diritti riservati<br />
Grafica: Marco Licio Fabi<br />
CONTATTA L’AUTRICE<br />
WWW.<strong>MONICA</strong><strong>VALENTINI</strong>.NET<br />
Le seguenti interviste sono uscite periodica<strong>me</strong>nte sul web<br />
magazine "IL LEGIONARIO" nella rubrica: Gli eterni volti di<br />
Roma
SOMMARIO<br />
COLA DI RIENZO ....................................................................................... 7<br />
EZIO FLAVIO ............................................................................................ 11<br />
GALLA PLACIDIA .................................................................................... 15<br />
ATTILA ...................................................................................................... 20<br />
BONIFACIO VIII ........................................................................................ 25<br />
FEDERICO II ............................................................................................. 30<br />
REA SILVIA ............................................................................................... 36<br />
ROMOLO ................................................................................................... 41<br />
GAIO CESARE GERMANICO (Caligola) ................................................. 45<br />
CLAUDIO CESARE NERONE .................................................................. 50<br />
BENVENUTO CELLINI ............................................................................. 54<br />
RAFFAELLO SANZIO (Santi) .................................................................. 58<br />
BEATRICE CENCI .................................................................................... 63<br />
IL LEGIONARIO ........................................................................................ 68<br />
LUCREZIA BORGIA ................................................................................. 72<br />
CRISTINA DI SVEZIA ............................................................................... 77<br />
MICHELANGELO BUONARROTI ............................................................ 82<br />
ENRICO TOTI ............................................................................................ 86<br />
PASQUINO ................................................................................................ 90<br />
CICERUACCHIO (Angelo Brunetti) ........................................................ 94<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 4
Queste piccole interviste mi furono chieste per la rubrica “Gli eterni volti di<br />
Roma” che appariva sul web magazine “IL LEGIONARIO”, un giornale che<br />
parlava della Roma del calcio e, pertanto, alcune scherzose riflessioni<br />
sono riferite a questa Roma.<br />
Inizio questo mio girovagare tra i <strong>me</strong>andri oscuri e ambigui<br />
della Storia per far conoscere vari personaggi che hanno<br />
avuto a che fare con la nostra amata Roma. E ce ne sono<br />
tanti, credetemi, che, co<strong>me</strong> noi, l'hanno amata oppure odiata,<br />
ma che, in ogni caso, Roma ce l'avevano nel sangue. E<br />
l'impresa è ardua, lo so bene ahimè, perché oggi sono pochi<br />
coloro interessati a chi, volenti o nolenti, nel corso dei secoli la<br />
nostra città ha reso grande nel mondo.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 5<br />
<strong>MGL</strong> Valentini
A mio marito<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 6
COLA DI RIENZO<br />
(Roma, 1313/14 - Roma, 8 ottobre 1354)<br />
Cosa c'è di più incredibile, buffo, irriverente nella vita di un uomo che<br />
an<strong>da</strong>re una sera a dormire e ritrovarsi in una spelonca scura, umi<strong>da</strong>,<br />
salmastra, concreta<strong>me</strong>nte fuori del mondo e, all'improvviso, volgendo lo<br />
sguardo intorno, intravedere un fuoco fatuo che, inesplicabil<strong>me</strong>nte, ti<br />
richiama alla stessa maniera di co<strong>me</strong> un orso è attratto <strong>da</strong>l miele? Nulla, a<br />
parte la curiosità, la legittima curiosità. Non saremmo uomini altri<strong>me</strong>nti,<br />
non credete? Ed io mi ritrovo invischiata in qualcosa di <strong>me</strong>raviglioso,<br />
unico, singolare: un incontro quanto mai irreale con il passato che<br />
cambierà total<strong>me</strong>nte la mia esistenza.<br />
Lo vedo, stagliarsi nitido contro la roccia ricoperta di humus, che mi<br />
fissa con i suoi occhi perspicaci, che perforano l'animo, le braccia<br />
conserte, il peso del corpo sostenuto <strong>da</strong> una sola gamba, a testimonianza<br />
che era <strong>da</strong> un po' che stava lì nell'attesa di incontrarmi.<br />
Inghiottisco di colpo l'urlo che mi nasce spontaneo e, tremando<br />
appena, chino alquanto la testa co<strong>me</strong> a sincerarmi di ciò che sto<br />
osservando: sono viva o sono trapassata nella parte dei più? È lui, non<br />
possono esserci errori: Nicola di Rienzo Cabrini, più comune<strong>me</strong>nte<br />
chiamato Cola di Rienzo, conosciuto <strong>da</strong>i giovani<br />
<strong>roma</strong>ni più per la via a lui intitolata che per ciò che ha<br />
fatto.<br />
Mio Dio! penso allibita. Ma… Se è vera<strong>me</strong>nte lui,<br />
lui… Dio mio, qui stiamo parlando del periodo storico<br />
che si sno<strong>da</strong> tra la prima <strong>me</strong>tà del XIV secolo e la<br />
sua fine, quando la sede papale si trovava ad<br />
Avignone, in pieno marasma della Guerra dei Cento<br />
Anni, quando Roma era solo uno sbiadito ricordo<br />
dell'epoca d'oro, quando Dante componeva i suoi<br />
immortali versi, quando Petrarca imperava…<br />
-Sei proprio tu?- domando titubante, sbattendo più volte gli occhi per<br />
essere certa di vedere bene.<br />
Indispettito gonfia il petto, tronfio co<strong>me</strong> un pavone, scioglie le braccia e<br />
posa le mani sui fianchi e borbotta:<br />
-Chi diavolo pensi possa essere?-<br />
-Un fantasma?- azzardo provando ad avvicinarmi.<br />
-Un fantasma! Tst! Che tu lo voglia credere o no, sono proprio io, in carne<br />
e ossa. Forse,- am<strong>me</strong>tte ammiccando, -un po' più in ossa che carne, <strong>da</strong>ti i<br />
trascorsi secoli. Ma non mi la<strong>me</strong>nto. Prova.- mi invita allungando un<br />
braccio.<br />
Esitante mi accosto a lui e poggio la mano sull'avambraccio, ritraendola<br />
subito dopo, co<strong>me</strong> se mi fossi scottata: era vivo! Cola di Rienzo era vivo e<br />
vegeto dinanzi a <strong>me</strong>! In quale malia ero finita? L'istinto mi porta a toccarmi<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 7
il volto, per sincerarmi di essere anch'io viva e quel semplice gesto lo fa<br />
sogghignare.<br />
Alza l'indice a mo' di maestro ed esordisce:<br />
-Io sono <strong>roma</strong>no, trasteverino, tu non so se puoi vantare altrettanto. Sono<br />
nato non so bene se nel '13 o nel '14, all'epoca non esisteva l'anagrafe, <strong>da</strong><br />
genitori contadini e contadino sono stato anch'io per i miei primi vent'anni,<br />
ma, ascoltami bene ragazza di oggi, con le idee già chiare in testa:<br />
studiare i classici. Capisci cosa intendo?-<br />
Annuisco quasi impercettibil<strong>me</strong>nte, ancora attonita e lui inspira a fondo,<br />
prima di dire:<br />
-L'ho fatto, figliola. Ho studiato i classici e sono diventato notaio in Roma.-<br />
Percepisco l'orgoglio nelle sue parole e ne ha ben donde. Io, <strong>da</strong>l canto<br />
mio, all'improvviso mi sento piccina dinanzi a un uomo di tale stampo e<br />
sussulto appena quando lo vedo farmi un gesto con la mano. Mi avvicino e<br />
lui mi mostra la parete alle sue spalle, umi<strong>da</strong> e scura. Sto per aprire bocca,<br />
quando, all'improvviso, la roccia muta<br />
aspetto e vedo Roma, ossia, percepisco che<br />
è Roma perché riconosco i Fori Imperiali, ma<br />
non è la mia Roma. Non c'è neppure il<br />
cupolone. Sembra un paese in abbandono,<br />
dove per le strade girano postulanti,<br />
pellegrini e ladri e dove solo il ricco signore e<br />
il principe della Chiesa si possono<br />
per<strong>me</strong>ttere il cavallo.<br />
-Lo vedi anche tu lo squallore in cui era<br />
precipitata l'Urbe?- doman<strong>da</strong> con aria<br />
assorta. -Io ho <strong>da</strong>to letteral<strong>me</strong>nte la vita per<br />
cercare di ridonare alla nostra capitale la<br />
magnificenza che le era dovuta. Non era<br />
un'impresa facile, ne convengo.- com<strong>me</strong>nta con il volto corrucciato. -Io ho<br />
amato moltissimo la mia città e vederla ridotta così, com'era nel 1300,<br />
rispetto alla maestosità dell'epoca d'oro dei Cesari, mi <strong>da</strong>va un colpo al<br />
cuore. Pure il papa era fuggito.-<br />
-Per questo motivo sei partito per Avignone?- domando studiando il suo<br />
volto largo, <strong>da</strong>l naso aquilino, i suoi occhi vigili e attenti e le sue labbra<br />
serrate.<br />
-Sì, per intercedere presso papa Cle<strong>me</strong>nte VI de Beaufort, per porre fine a<br />
tutte le lotte intestine tra le varie fazioni nobiliari che dilaniavano l'Urbe. Ma<br />
tu,- aggiunge con aria inquisitoria, -hai una vaga idea di co<strong>me</strong> si viveva<br />
all'epoca?- doman<strong>da</strong> indicando la città apparsa alle sue spalle.<br />
-Be'… Vaga, sicura<strong>me</strong>nte vaga.- am<strong>me</strong>tto.<br />
Con uno scatto nervoso si passa una mano tra i capelli corti e borbotta:<br />
-Voi giovani d'oggi cosa ne potete sapere? Oggi girate con le macchine,<br />
con i motorini, infestando la città con il vostro smog. Avete la televisione, i<br />
videogiochi, i cellulari… Cosa ne potete sapere?-<br />
-In effetti, siamo più fortunati.- convengo con un sorriso di scusa.<br />
Lui mi fissa con brutto cipiglio e ribatte aspro:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 8
-Fortunati? Tu non hai capito nulla: siamo stati noi i veri fortunati! Noi non<br />
ci spaventavamo a <strong>me</strong>tterci in marcia a piedi, pronti a intraprendere un<br />
viaggio lungo e massacrante per giungere all'altro capo del mondo<br />
conosciuto; non te<strong>me</strong>vamo di perdere un gioco perché an<strong>da</strong>va via la<br />
corrente; non ci scannavamo per una partita di calcio an<strong>da</strong>ta male. Qui,-<br />
conclude ammiccante, con aria di superiorità, -se c'è qualcuno fortunato,<br />
sono io, non tu.-<br />
Rimango un attimo in silenzio, poco convinta del suo modo di<br />
interpretare la fortuna e chiedo:<br />
-Il linciaggio lo vedi co<strong>me</strong> una morte fortunata?-<br />
Lo scorgo sgranare gli occhi e illividire, camuffare il ricordo doloroso<br />
con un gesto vago della mano e ringhiare:<br />
-Aho! Noi <strong>roma</strong>ni siamo fatti così. Che ci vuoi fare?-<br />
-Ma tu, all'inizio, desideravi solo il loro bene.-<br />
-Si capisce! E dopo che il papa mi aveva investito dei pieni poteri, ho<br />
governato con giustizia, proclamandomi Vicario pontificio e liberatore della<br />
sacra repubblica <strong>roma</strong>na.-<br />
-Il che significa?- domando con un pizzico di impertinenza.<br />
Indispettito, torna a incrociare le braccia al petto e risponde piccato:<br />
-Ho cercato di riportare Roma al suo giusto ruolo: capitale dell'intero<br />
mondo cristiano.-<br />
Gli brillano gli occhi e gonfia il petto ed io posso solo immaginare<br />
l'orgoglio che gli fluisce nel sangue.<br />
-Tuttavia i baroni <strong>roma</strong>ni non la pensavano co<strong>me</strong> te.-<br />
Mi guar<strong>da</strong> e scuote la testa sconsolato.<br />
-Non solo loro, pure il pontefice, che prima mi ha teso la mano e poi l'ha<br />
ritirata. Pensa un po': mi ha fatto processare. Io! Che ho fatto tanto per la<br />
mia amata città, per elevarla a titolo di capitale del mondo e renderle il<br />
giusto posto!-<br />
-Forse hai esagerato un tantino?- insinuo inarcando le sopracciglia. -Sei<br />
stato costretto a fuggire per evitare il linciaggio.-<br />
Lui sorride e si <strong>me</strong>tte in testa la corona di alloro, co<strong>me</strong> i vecchi Cesari.<br />
-Per Roma ho sopportato la reclusione prima presso l'imperatore, poi ad<br />
Avignone. Ho persino fatto amicizia con i topi che dividevano la mia misera<br />
sorte. Un'intera famiglia di ratti, con baffi alquanto lunghi e denti aguzzi.-<br />
-Compagnia piacevole.-<br />
-Più che altro silenziosa.-<br />
-Ma poi sei tornato a Roma.-<br />
-Eh…- sospira. -All'elezione di Innocenzo VI Aubert, mi sono visto cavare<br />
di prigione per accompagnare il battagliero cardinale Albornoz in Italia, per<br />
spianare il ritorno della sede pontificia a Roma. Chi <strong>me</strong>glio di <strong>me</strong> poteva<br />
influire sui <strong>roma</strong>ni?-<br />
Sbircio lo scorcio di città alle sue spalle e, a dispetto di tutto, rimango<br />
incantata dinanzi a quel pezzetto di esistenza così remoto che mi si<br />
snocciola dinanzi agli occhi. Non è <strong>da</strong> tutti vedere la vita quotidiana che si<br />
faceva nel XIV secolo e mi ritengo eletta.<br />
-Tu, però, i <strong>roma</strong>ni li hai vessati con tasse altissi<strong>me</strong>, con gabelle sul sale<br />
che il popolino era impossibilitato a pagare.- gli faccio notare.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 9
Lui alza le spalle e risponde:<br />
-Roma era un letamaio. La gente viveva di elemosina e solo pochi<br />
potentati potevano per<strong>me</strong>ttersi certi lussi. Se dovevamo riportare il papa a<br />
Roma occorreva rinnovare la città.-<br />
-Tu i <strong>roma</strong>ni non li conosci poi tanto bene.- com<strong>me</strong>nto trattenendo un<br />
sorriso divertito.<br />
Abbassa gli occhi e sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />
-Quale riconoscenza, vero? Essere linciato e <strong>da</strong>to alle fiam<strong>me</strong> <strong>da</strong>l popolo<br />
che volevo innalzare agli onori della Storia.-<br />
-Siamo <strong>roma</strong>ni.-<br />
-E che vuoi farci? Correva l'anno 1354 ed io ero ancora piuttosto giovane.<br />
Ma così va il mondo.-<br />
-Più che il mondo, sono stati i baroni <strong>roma</strong>ni a sobillare il popolo, scontenti<br />
del tuo rientro.-<br />
-Certo, loro erano il vero argano e il popolino,<br />
bastardo co<strong>me</strong> una <strong>me</strong>retrice, pronto a<br />
coalizzarsi con chi alza di più la voce e loro<br />
l'hanno alzata abbastanza.- am<strong>me</strong>tte con un<br />
sorriso.<br />
-Però tu hai comunque perso la testa. Il potere ti<br />
ha <strong>da</strong>to al cervello e, per<strong>me</strong>ttimi di dirlo, non ti<br />
sei regolato. Lo stesso popolo, che all'inizio ti ha<br />
aperto le braccia, fo<strong>me</strong>ntato <strong>da</strong>i tuoi discorsi,<br />
<strong>da</strong>lle tue arringhe, <strong>da</strong>lla tua retorica, alla fine si<br />
è reso conto che eri uscito fuori dei binari e ben<br />
volentieri ha prestato orecchio ai baroni. Sai,<br />
con le belle parole ma con la pancia vuota…-<br />
I suoi occhi brillano di una luce vivi<strong>da</strong> e alza il <strong>me</strong>nto, fissandomi<br />
<strong>da</strong>ll'alto in basso.<br />
-Per lo <strong>me</strong>no, io ero spinto <strong>da</strong> un alto ideale. I baroni erano spinti solo <strong>da</strong>l<br />
loro tornaconto.-<br />
-A vederti ora,- com<strong>me</strong>nto restringendo gli occhi co<strong>me</strong> a pesarlo, -non<br />
sembrerebbe che tu fossi divenuto piuttosto pingue.-<br />
-Be', sì.- am<strong>me</strong>tte chinando appena la testa, co<strong>me</strong> colto in flagrante. -In<br />
effetti,- mi sussurra nell'orecchio, co<strong>me</strong> se avesse avuto timore che<br />
qualcuno lo udisse, -la cucina non mi faceva difetto. Soprattutto la buona<br />
cucina <strong>roma</strong>na.-<br />
Sorrido divertita e torno a guar<strong>da</strong>re la Roma del 1300 che lenta<strong>me</strong>nte<br />
svanisce, per lasciar riaffiorare la nu<strong>da</strong> roccia. Vedo Cola che mi sorride a<br />
sua volta, quasi felice di avermi fatto partecipe della sua vita e mi fa un<br />
cenno di saluto con la mano, e, prima che svanisca anche lui, mi precipito<br />
a chiedere:<br />
-Saresti pronto a rifarlo?-<br />
-Chiaro! È Roma, la mia città, la capitale del mondo!-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 10
EZIO FLAVIO<br />
(Durostoro, Mesia, 390 ca. - Roma, 454)<br />
È incredibile quanto sia vivo il sottobosco di notte. Si odono creature<br />
notturne che comunicano tra loro cinguettando, sibilando, ululando ed io<br />
quasi impallidisco dinanzi a queste spettrali presenze di cui odo solo il<br />
rumore. L'oscurità domina e tutti noi sappiamo quanto il buio faccia paura,<br />
quanto faccia credere che un semplice strisciare sopra le foglie possa<br />
essere qualcosa di diverso e mostruoso <strong>da</strong>l semplice e quanto mai<br />
naturale strisciare di un serpente.<br />
Mi muovo con cautela, allungando le braccia in avanti co<strong>me</strong> un cieco<br />
nella notte e quando inciampo su una radice nodosa, una mano forte, dura<br />
e callosa, mi sorregge per evitare di farmi fare un ruzzolone. Sto per<br />
gri<strong>da</strong>re di paura, lasciando sfogare la tensione accumulata, quando odo<br />
una voce sentenziare:<br />
-Stai attenta, figliola. Il sottobosco nasconde sempre minacce latenti.-<br />
Mi giro e lo vedo, con indosso una tunica <strong>roma</strong>na, con una candela<br />
nella mano libera e il tenue chiarore che illumina il suo volto duro, gli occhi<br />
perspicaci e attenti.<br />
-Ma… Ma tu sei…- balbetto incredula,<br />
<strong>me</strong>ntre lui mi lascia il braccio e si<br />
osserva intorno.<br />
-Sì, sono proprio io, Ezio, uno dei<br />
grandi della corte di Ravenna.-<br />
-Ezio… Il generale Ezio che ha<br />
sconfitto Attila?-<br />
-Quello e altro.- inizia facendo un<br />
<strong>me</strong>zzo inchino di presentazione.<br />
Rimango piacevol<strong>me</strong>nte sorpresa<br />
<strong>da</strong>lle buone maniere di quel rude<br />
sol<strong>da</strong>to <strong>roma</strong>no, che di <strong>roma</strong>no, poi,<br />
non ha nulla. Ma suo padre, un barbaro Goto, era diventato generale<br />
dell'impero <strong>roma</strong>no e lui, <strong>da</strong> bravo figliolo, ne aveva seguito le gesta.<br />
-Devo riconoscere,- am<strong>me</strong>tte con tono <strong>me</strong>sto, -che essere stato ostaggio<br />
per tre anni del Visigoto Alarico e poi degli Unni di re Rua, mi ha fatto<br />
crescere in fretta. All'epoca era la prassi normale quando si stipulava un<br />
patto.- aggiunge con noncuranza.<br />
-Quanti anni avevi?- domando incuriosita, <strong>me</strong>ntre mi risistemo la manica<br />
della maglia che lui aveva involontaria<strong>me</strong>nte tirato per non farmi cadere.<br />
Ci pensa un po' grattandosi il <strong>me</strong>nto, rendendosi conto che era arduo<br />
tornare indietro con la <strong>me</strong>nte a tanti secoli prima, quindi risponde:<br />
-Circa quindici. Ma se consideri che di origini sono barbaro anch'io…-<br />
-Deve essere stata un'esperienza difficile.-<br />
-Difficile?- sogghigna con tono insinuante. -Tu non ne puoi avere idea. Io<br />
giungevo <strong>da</strong> un paese civilizzato, <strong>da</strong> un luogo che aveva fatto la Storia e<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 11
mi sono ritrovato in un mondo dove un australopiteco avrebbe storto il<br />
naso.-<br />
Sorrido condividendo il suo estremo paragone e suggerisco:<br />
-Quell'esperienza ti ha però aiutato in seguito.-<br />
-Eh, sì.- am<strong>me</strong>tte. -Quando mi sono scontrato con i Visigoti in Gallia,<br />
conoscevo fin troppo bene i modi di fare di quei barbari, tanto <strong>da</strong><br />
sopraffarli.-<br />
-Soprattutto gli Unni.-<br />
Si guar<strong>da</strong> intorno, sempre all'erta, girando la candela per vedere<br />
<strong>me</strong>glio, quindi mi si avvicina e mi sussurra all'orecchio:<br />
-Qui lo dico e qui lo nego: i <strong>roma</strong>ni erano ottimi sol<strong>da</strong>ti, eppure i barbari<br />
erano una vera forza della natura. Loro la battaglia ce l'avevano nel<br />
sangue. Erano un popolo di guerrieri, uomini e donne, vecchi e bambini.<br />
Nulla a che vedere con la nostra civiltà.- aggiunge con un gesto secco<br />
della mano.<br />
Annuisco, concor<strong>da</strong>ndo con lui e un sorriso gli piega le labbra,<br />
compiacendosi che comprendessi la sua posizione.<br />
-Tu, però, hai fatto sì che l'altro tuo alter ego, il generale Bonifacio,<br />
risultasse un traditore di Roma agli occhi di Galla Placidia.-<br />
Si scurisce in volto e mi fissa a lungo, prima di annuire.<br />
-Sì. Ma all'epoca non ci si scan<strong>da</strong>lizzava di simili comporta<strong>me</strong>nti. La<br />
moralità era opinabile.-<br />
-Però dichiarando Bonifacio nemico di Roma, questi è stato costretto a<br />
rivolgersi ai barbari.-<br />
Annuisce e all'evanescente fuoco della candela vedo il suo volto<br />
incupire maggior<strong>me</strong>nte al ricordo.<br />
-Si è unito a re Genserico e i Van<strong>da</strong>li <strong>da</strong> lui coman<strong>da</strong>ti non si sono di certo<br />
fatti pregare nell'invadere la penisola: in Italia sono giunti e non se ne sono<br />
an<strong>da</strong>ti più.-<br />
Esito un attimo, quindi gli faccio notare:<br />
-Le rivalità e i rancori che correvano tra te e Bonifacio, hanno pratica<strong>me</strong>nte<br />
scisso in due l'ultimo esercito <strong>roma</strong>no, te ne sei mai reso conto? Tu <strong>da</strong> una<br />
parte, con le tue gelosie, lui <strong>da</strong>ll'altra, fedele servitore ferito nell'orgoglio<br />
per un tuo raggiro.-<br />
Mi fissa quasi con astio, gli occhi che avrebbero volentieri incenerito e<br />
quasi mi trafigge con il suo sguardo feroce, incutendomi un rispettoso<br />
terrore.<br />
-Tu parli di morale, tuttavia te l'ho già detto: all'epoca era opinabile. Ma, in<br />
fondo, se vera<strong>me</strong>nte vuoi capire, basterebbe solo che tu volgessi lo<br />
sguardo verso gli alti vertici e ti accorgeresti che la morale non esiste<br />
neppure ora.-<br />
Sbatto gli occhi più volte e infine, <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte, convengo con lui,<br />
com<strong>me</strong>ntando:<br />
-Allora i tempi non sono poi tanto mutati.-<br />
-Brava! Lo vedi che, se ti ci <strong>me</strong>tti, riesci a comprendere?- esclama<br />
<strong>da</strong>ndomi una pacca sulla spalla.<br />
Quel semplice gesto per poco mi man<strong>da</strong> gambe all'aria e la scapola mi<br />
rimane lieve<strong>me</strong>nte dolorante, eppure non gliene faccio una colpa: cosa<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 12
possediamo noi del XXI secolo di forza muscolare rispetto ai nostri<br />
antenati? Nulla, solo un vago ricordo.<br />
-In quell'occasione Bonifacio ti ha battuto, ma il vincitore sei risultato tu.-<br />
-Be', che vuoi… Lui aveva vinto sul campo di battaglia, ma io l'ho sfi<strong>da</strong>to a<br />
singolar tenzone e lì lui è caduto: ho vinto io.- si inorgoglisce.<br />
-Così facendo, hai anticipato il <strong>me</strong>dioevo e i suoi cavalieri.-<br />
Lo vedo sorridere e un attimo dopo, con velocità fulminea, estrae il<br />
pugnale legato in vita per conficcarlo nel corpo di una grossa migale che si<br />
arrampica su un albero. Inorridisco e un brivido mi corre lungo la schiena,<br />
facendomi drizzare tutti i peli: cosa posso farci se sono aracnofobica?<br />
Deglutisco e chiudo un attimo gli occhi, quindi mi concentro di nuovo su<br />
Ezio.<br />
-Tu e Bonifacio eravate i soli due grandi generali di Roma che avrebbero<br />
potuto salvare l'impero.-<br />
Aggrotta le sopracciglia e annuisce pensieroso.<br />
-Sì, è vero. Ma che vuoi farci?-<br />
-I Campi Catalaunici, dunque, devono essere un bel ricordo.- com<strong>me</strong>nto.<br />
Lo vedo illuminarsi in volto, quel volto duro <strong>da</strong> sol<strong>da</strong>to tutto d'un pezzo<br />
e gli occhi vispi si accendono co<strong>me</strong> due stelle.<br />
-Ci puoi giurare, figliola!- esclama gonfiando il petto. -Ah, che battaglia!<br />
Ricordo la sicurezza di Attila, lui, così fiero e altero dei suoi Unni selvaggi<br />
e crudeli, e noi, sol<strong>da</strong>ti disciplinati pronti a bloccare la barbara avanzata<br />
co<strong>me</strong> un muro. Teodorico, re dei Visigoti, che mi affiancava con il suo<br />
esercito, è caduto eroica<strong>me</strong>nte. Ma tu,- mi accusa con brutto cipiglio, -hai<br />
mai partecipato a una battaglia?-<br />
Sgrano gli occhi scuotendo la testa e rispondo <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte:<br />
-Non mi è stato <strong>da</strong>to… il piacere.-<br />
Lui fa un gesto vago con la mano, co<strong>me</strong> a voler scacciare una mosca<br />
fastidiosa e riprende:<br />
-Attila era sicuro di vincere, di sopraffare i miei uomini, eppure alla fine<br />
Roma ha vinto.- conclude senza velare l'orgoglio.<br />
Mi <strong>me</strong>tto a ridere di cuore, cosicché lui si adombra di nuovo in volto, e<br />
gli faccio notare con eccessiva superficialità:<br />
-Non dirlo troppo forte o i nostri tifosi penseranno che abbiamo vinto una<br />
partita di calcio contro una squadra chiamata "Attila"!-<br />
Lo sento grugnire qualcosa di inintelligibile e la sua espressione furiosa<br />
mi fa tornare im<strong>me</strong>diata<strong>me</strong>nte seria.<br />
-Rispetto,- sentenzia con tono e sguardo algido, -rispetto prima di tutto per<br />
chi ha donato la propria vita sui campi di battaglia. E su quel campo ne<br />
sono morti più di centomila.-<br />
Chino <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa, intimorita <strong>da</strong>lla sua autorità e bisbiglio:<br />
-Perdonami, non era mia intenzione offendere.-<br />
-Voi giovani moderni non siete sorretti <strong>da</strong> nessun ideale.- sibila con<br />
disprezzo.<br />
-Forse no o forse sì.- insinuo. -Dipende <strong>da</strong>i punti di <strong>vista</strong>. Le cose, in questi<br />
ultimi secoli, sono notevol<strong>me</strong>nte cambiate.-<br />
-In peggio.- grugnisce <strong>da</strong> buon generale.<br />
Scuoto la testa e gli faccio notare:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 13
-La vittoria su Attila, oltre a consoli<strong>da</strong>re la tua fama, ha attirato l'invidia di<br />
Valentiniano, l'imperatore d'occidente.-<br />
Fa un gesto di stizza e digrigna i denti, mostrando tutto il rancore che<br />
porta.<br />
-Quell'essere spregevole, quell'infante ed effeminato <strong>me</strong>zzo uomo, era<br />
geloso e invidioso della mia fama e della mia<br />
potenza.-<br />
-Spregevole forse per te.- correggo.<br />
-Certo! Mi ha ammazzato, con le sue mani,<br />
quel fedifrago! Se sua madre Galla Placidia<br />
fosse stata ancora viva, non sarebbe accaduto.<br />
È giunto <strong>da</strong>lla lontana Ravenna fino a Roma<br />
con la scusa delle nozze di mio figlio con sua figlia, ma in realtà con il solo<br />
scopo di eliminarmi! Se questo non lo giudichi spregevole…-<br />
-Non spetta a <strong>me</strong> <strong>da</strong>re giudizi: io non sono Dio.-<br />
Gonfia nuova<strong>me</strong>nte il petto, porta la candela <strong>da</strong>vanti al mio viso e mi<br />
fissa a lungo, <strong>da</strong>ll'alto verso il basso, quindi mi fa un cenno con la mano ed<br />
io osservo la quercia alle sue spalle, <strong>me</strong>ntre lo sento insinuare<br />
dolce<strong>me</strong>nte:<br />
-In un certo qual senso, per un periodo di tempo, io lo sono stato.-<br />
Sulla quercia, all'improvviso, appare lui, ai tempi del suo massimo<br />
splendore, circon<strong>da</strong>to <strong>da</strong> servi e schiavi, <strong>me</strong>ntre se ne sta disteso su un<br />
triclinio, in compagnia di com<strong>me</strong>nsali goliardici che mangiano e bevono<br />
ascoltando i versi di un poeta. Quell'attimo di vita mi lascia a bocca aperta<br />
per la bellezza e la solarità e mi chiedo inevitabil<strong>me</strong>nte dove sia finito lo<br />
splendore della Roma imperiale. Poi, all'improvviso, il buio torna ad<br />
avvolgermi e mi accorgo che Ezio sta per spegnere la candela e sparire<br />
per sempre <strong>da</strong>lla mia visuale. Vorrei trattenerlo, ma non so co<strong>me</strong> e provo a<br />
chiedere:<br />
-Hai fatto tanto per Roma: se ti fosse concesso, lo rifaresti?-<br />
Mi fissa co<strong>me</strong> se fossi impazzita, co<strong>me</strong> se per lui la doman<strong>da</strong> non<br />
sussistesse e risponde:<br />
-Aho, bella mia, siamo <strong>roma</strong>ni, no? E con questo ho detto tutto.-<br />
E detto <strong>da</strong> lui, un barbaro, mi lascia ben sperare.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 14
GALLA PLACIDIA<br />
(Roma, 389/392 - Roma, 27 novembre 450)<br />
Avete mai percorso la via Appia antica, quella che <strong>da</strong> Roma si sno<strong>da</strong><br />
verso il sud d'Italia, passando per Napoli e poi oltre, per giungere a Brindisi?<br />
Ah, quale subli<strong>me</strong> spettacolo! Uno dei tanti esempi di co<strong>me</strong> fosse<br />
ingegnosa la <strong>me</strong>nte dei nostri avi; il primo esempio di rete stra<strong>da</strong>le mai<br />
costruito al mondo. Be' noi <strong>roma</strong>ni ce l'abbiamo pratica<strong>me</strong>nte sotto casa,<br />
bella <strong>da</strong> mozzare il fiato, unica e irripetibile, con i suoi lastroni di pietra, con i<br />
pini che svettano lungo il ciglio e le opere in pietra innalzate ai bordi e che<br />
accompagnano il vian<strong>da</strong>nte per <strong>da</strong>re gioia e sollievo agli occhi abituati al<br />
grigio ce<strong>me</strong>nto e al puzzolente smog. È quanto mai rilassante passeggiare<br />
lungo questa via consolare e rigenerarsi all'ombra di costruzioni millenarie,<br />
magari evitando di pensare che qui, lungo il ciglio della stra<strong>da</strong>, i <strong>roma</strong>ni<br />
avevano l'abitudine di crocifiggere i con<strong>da</strong>nnati. Ma si sa, ogni civiltà ha i<br />
suoi scheletri nell'armadio e, <strong>me</strong>ntre mi inebrio di un tramonto rosso fuoco,<br />
uno di questi mi appare all'improvviso, dietro un monu<strong>me</strong>nto funerario di<br />
mirabile bellezza.<br />
Co<strong>me</strong> mirabile è la sua bellezza. Mi sorride<br />
invitante ed io mi avvicino, distraendomi <strong>da</strong>l<br />
tramonto.<br />
-Galla Placidia,- esordisco senza timore, -<br />
principessa <strong>roma</strong>na, sorella dell'imperatore<br />
Onorio, figlia di Teodosio I e di Galla.-<br />
-Proprio io. Ti <strong>me</strong>ravigli?-<br />
-No, non più.-<br />
Mi fa un cenno ed io lascio la stra<strong>da</strong> per<br />
avvicinarmi al monu<strong>me</strong>nto funerario con figure in<br />
rilievo. Le sfioro con le dita e avverto co<strong>me</strong> una<br />
scossa elettrica, co<strong>me</strong> se quei duemila anni di<br />
storia mi fulminassero e per un secondo rivedo<br />
la via Appia al suo massimo splendore, quando<br />
era percorsa <strong>da</strong> sol<strong>da</strong>ti con le calighe e <strong>da</strong> aurighi con i loro carri.<br />
-È <strong>me</strong>raviglioso.- sussurro estasiata.<br />
-Qui ci sono nata, ma la mia vita l'ho trascorsa a Ravenna, quando la<br />
capitale dell'impero non era più l'Urbe. Fu lì che Onorio stabilì la corte dopo<br />
il sacco di Roma del 410, quando fui fatta prigioniera <strong>da</strong> Alarico, re dei<br />
Visigoti. Fu un evento drammatico.- ricor<strong>da</strong> con le lacri<strong>me</strong> agli occhi.<br />
Il mio primo istinto, alla <strong>vista</strong> di quelle piccole stille, è quello di<br />
abbracciarla e confortarla, ma mi trattengo in tempo, ben ricor<strong>da</strong>ndo il<br />
carattere coriaceo della donna che ho <strong>da</strong>vanti agli occhi. E lei, alzando il<br />
<strong>me</strong>nto, inspira con regalità e prosegue:<br />
-La nostra città <strong>me</strong>ssa a ferro e fuoco <strong>da</strong>i barbari venuti <strong>da</strong>l nord, a dispetto<br />
dei nostri buoni propositi. Non so se ricordi, ma il generale Ezio, allora<br />
adolescente, fu <strong>da</strong>to in mano ad Alarico co<strong>me</strong> ostaggio.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 15
-Sì, ricordo.- rispondo guar<strong>da</strong>ndo il suo viso bello e un pensiero fugace mi<br />
transita nella <strong>me</strong>nte. -Immagino per quale motivo re Alarico ti abbia fatto<br />
prigioniera.-<br />
Lei sorride evanescente e scuote risoluta la testa, a sottolineare che la<br />
sua bellezza correva di pari passo con il suo carattere forte e risoluto.<br />
-Oh, no, credimi. Non tanto per la mia avvenenza, quanto per motivi<br />
pretta<strong>me</strong>nte politici: essendo principessa, potevo aprire molte porte a un<br />
conquistatore, soprattutto quella del potere.-<br />
-La prigionia è stata dura?- domando affabile.<br />
Lei china di lato la bella testa per sbirciarmi di sottecchi e risponde<br />
dolce<strong>me</strong>nte:<br />
-Nessuna prigionia è bella e neppure la mia, sebbene trattata con tutti gli<br />
onori. Non posso la<strong>me</strong>ntarmi, sebbene la mancanza di libertà va ben oltre<br />
le pene che si possono patire.-<br />
Annuisco e provo a immaginare una giovane e avvenente nobildonna<br />
<strong>roma</strong>na nelle mani di barbari sanguinari, ignari delle regole del vivere civile.<br />
-Ti hanno costretto a sposare un barbaro.- le ram<strong>me</strong>nto.<br />
Lei inspira a fondo, co<strong>me</strong> a voler catturare un improbabile profumo<br />
d'erica nella brughiera, forse ricordo di giorni trascorsi all'aperto e risponde<br />
con un sorriso solare e con occhi a<strong>da</strong>mantini:<br />
-Sì, Ataulfo, fratello di Alarico. Però non mi hanno costretto: io ho amato<br />
profon<strong>da</strong><strong>me</strong>nte Ataulfo e ne sono stata total<strong>me</strong>nte ricambiata.-<br />
-Ma era un barbaro.- noto con un evidente accenno di sorpresa.<br />
Lei restringe appena i suoi occhi attenti e belli, quasi avesse voluto<br />
fulminarmi e ribatte:<br />
-Tu non hai la più palli<strong>da</strong> idea… Tu non puoi capire il periodo tumultuoso<br />
trascorso <strong>da</strong>lla nostra amata Roma in quei secoli. Esistevano barbari e<br />
barbari e Ataulfo era un barbaro, sì, ma tal<strong>me</strong>nte bello e gentile… Posso<br />
asserire che la mia prigionia durò ben poco, perché mai donna prigioniera<br />
fu più contenta di essere stata catturata. Lui era tutto ciò che più di diverso<br />
si poteva trovare a Roma: non un <strong>da</strong><strong>me</strong>rino effeminato, non un signore<br />
ingioiellato, non un eunuco, ma un principe sol<strong>da</strong>to che popola i sogni di<br />
ogni fanciulla.-<br />
La vedo risplendere di gioia <strong>me</strong>ntre parla di lui e mi azzardo a chiedere:<br />
-Tuo fratello accettò lieta<strong>me</strong>nte l'evento delle tue nozze?-<br />
-Oh, no! Ataulfo fu costretto a dimostrargli tutto l'amore che nutriva nei miei<br />
confronti uccidendo un nemico di mio fratello e facendogli recapitare la testa<br />
su un vassoio d'argento.-<br />
Rimango un secondo perplessa udendo quelle parole, eppure capisco<br />
che all'epoca erano la regola simili comporta<strong>me</strong>nti.<br />
-Un bel dono, suppongo.-<br />
-Ovvia<strong>me</strong>nte, Onorio lo accettò e consentì le nozze, rendendomi la donna<br />
più felice del mondo. È così che sono diventata regina dei Goti. Essendo<br />
morto Alarico, suo fratello era assurto al trono e impalmandomi ha fatto di<br />
<strong>me</strong> una regina. Puoi immaginare la felicità completa quando nasce un figlio<br />
maschio che sarebbe potuto diventare l'imperatore di Roma? Sai,- aggiunge<br />
con un sorriso malinconico, -Onorio non aveva figli e il mio poteva essere il<br />
suo successore.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 16
-Poteva?-<br />
La vedo chinare <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa, con una regalità <strong>da</strong> fare invidia e<br />
sussurra a fior di labbra:<br />
-Ataulfo perì l'anno successivo alle nozze, subito dopo nostro figlio. Fu lui a<br />
volere, prima di spirare, che tornassi <strong>da</strong> mio fratello.-<br />
-Gentile <strong>da</strong>vvero.- com<strong>me</strong>nto sorpresa.<br />
-Non tutti i barbari erano barbari nel senso dispregiativo che diamo a questo<br />
aggettivo.- ribatte risoluta. -Io e Ataulfo, che tu voglia crederlo o no,<br />
eravamo innamorati ed ho odiato l'uomo che <strong>me</strong> lo ha ammazzato.<br />
Comunque,- riprende con tranquillità, -alla fine ho riconquistato la libertà.-<br />
-Non vi è cosa più preziosa.-<br />
-Puoi dirlo forte. Purtroppo, per <strong>me</strong> non aveva quel dolce sapore che<br />
ricor<strong>da</strong>vo nei primi mo<strong>me</strong>nti della prigionia. Ero sì tornata tra la mia gente,<br />
ma mi sono sentita più in trappola alla corte di mio fratello che non con i<br />
miei Visigoti.-<br />
Osservo il suo comporta<strong>me</strong>nto altero e dignitoso, degno di una<br />
principessa, e la sua acconciatura in perfetto stile bizantino e comprendo<br />
co<strong>me</strong> molti uomini avessero potuto perdere la testa per lei.<br />
-E poi ti sei risposata.-<br />
-Sì, con Costanzo, un generale di mio fratello Onorio. Un matrimonio<br />
combinato prima ancora che venissi presa <strong>da</strong> Alarico.-<br />
Notando il cambio di tono, mi azzardo a chiedere:<br />
-Non era di tuo gradi<strong>me</strong>nto?-<br />
Lei mi rivolge uno sguardo a dir poco esterrefatto e scoppia a ridere, una<br />
risata cristallina, proveniente <strong>da</strong>l cuore, che la rende ancora più bella ed io<br />
mi sento insignificante dinanzi a lei.<br />
-Di mio gradi<strong>me</strong>nto?- ripete divertita. -Co<strong>me</strong> avrebbe potuto incontrare il<br />
mio assenso un uomo grasso, sciatto, vecchio, poco affabile, quando al mio<br />
fianco avevo avuto un Visigoto giovane, alto, bello, biondo, forte e che mi<br />
ha amato total<strong>me</strong>nte? Tu avresti accettato? Ho provato, credimi, a<br />
riman<strong>da</strong>re le nozze e per tre anni sono rimasta arroccata in <strong>me</strong> stessa. Alla<br />
fine, per ragioni politiche, ho capitolato.-<br />
-Però gli hai <strong>da</strong>to Valentiniano, il futuro imperatore <strong>roma</strong>no d'occidente.-<br />
-Già. Valentiniano, il debole e indolente Valentiniano e Onoria, la causa<br />
della discesa di Attila in Italia. E li ho dovuti tirare su pratica<strong>me</strong>nte <strong>da</strong> sola,<br />
dopo essere rimasta nuova<strong>me</strong>nte vedova. Sai, una volta gli uomini<br />
morivano facil<strong>me</strong>nte. Era <strong>me</strong>glio nascere donna.- aggiunge arricciando<br />
maliziosa<strong>me</strong>nte il nasino. -Comunque, allevare i figli <strong>da</strong> soli è un compito<br />
piuttosto arduo, soprattutto all'epoca. Essere madre dell'imperatore,<br />
oltretutto, comporta molte responsabilità e tanti sacrifici.-<br />
-Non stento a crederlo. Ma, se non ricordo male, una volta vedova, un<br />
nuovo pretendente si era fatto avanti.-<br />
Lei sgrana i suoi bellissimi occhi e sorride subito dopo.<br />
-Sì, certo, mio fratello Onorio, che in vita sua aveva amato solo le galline e i<br />
polli. Non l'ho mai potuto sopportare e scoprire di essere oggetto dei suoi<br />
desideri mi fece ridere all'epoca co<strong>me</strong> mi fa ridere ora. Fortuna per <strong>me</strong> che<br />
è morto poco dopo.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 17
Con le dita affusolate tocca un lembo della veste che indossa e liscia<br />
una piega a <strong>me</strong> invisibile.<br />
-Eppure tu sei tornata a Roma <strong>da</strong> Ravenna.-<br />
Lo sguardo le si illumina, prende vita e con la mano mostra la città che si<br />
stende maestosa sotto i nostri<br />
occhi.<br />
-Ravenna, all'epoca, era la<br />
capitale dell'impero d'occidente e<br />
lì risiedeva l'imperatore <strong>roma</strong>no,<br />
dopo che mio padre lo aveva<br />
scisso in due. Ma co<strong>me</strong> si può<br />
abbandonare questa <strong>me</strong>raviglia?<br />
Oh, se solo tu avessi potuto<br />
mirarla ai tempi del suo massimo<br />
splendore avresti <strong>da</strong>to la vita per<br />
farla rimanere così in eterno.-<br />
Giro lo sguardo sulla via Appia e il mio pensiero corre alle macchine<br />
incolonnate nell'eterno traffico, alla gente che imbocca l'entrata della<br />
<strong>me</strong>tropolitana in un eterno tra<strong>me</strong>stio, odo le urla e le gri<strong>da</strong> di chi non riesce<br />
a prendere il bus perché eterna<strong>me</strong>nte affollato e sospiro: decisa<strong>me</strong>nte<br />
Roma è la città eterna.<br />
-Sì, hai ragione. All'epoca si poteva pensare benissimo di donare la vita per<br />
Roma. Ma ora…-<br />
-Ora la capitale del mondo riesce a farsi odiare.- conclude con tono<br />
malinconico. -Ero tornata a Roma per far proclamare Valentiniano<br />
imperatore; in realtà, conoscendo il suo carattere debole, ho fatto io <strong>da</strong><br />
imperatrice fino alla mia morte. Ho provato con tutte le mie forze a giostrare<br />
tra politica e religione pur di mantenere intatta la parte di regno lasciata <strong>da</strong><br />
mio padre, quel regno che Alarico e Ataulfo speravano inca<strong>me</strong>rasse i Goti,<br />
per vivere insie<strong>me</strong> in pace. Una politica saggia la loro, ma che lo stolto di<br />
mio fratello non ha voluto, o non ha saputo, capire. Strano, vero,-<br />
com<strong>me</strong>nta con un sorriso ironico, -che la grandezza di un impero stesse a<br />
cuore a dei barbari più che al suo imperatore.-<br />
-Sì, strano <strong>da</strong>vvero. Ma tu,- domando timi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte, -non ti sei mai più<br />
risposata?-<br />
-A che pro? Ho vissuto un'intera vita nel dolce ricordo di Ataulfo, tanto <strong>da</strong><br />
sapere che nessuno mai avrebbe potuto prendere il suo posto nel mio<br />
cuore. Ho preferito rimanere sola, con i miei figli capricciosi che mi hanno<br />
<strong>da</strong>to tanti grattacapi. Chiamami pure <strong>roma</strong>ntica, però così ero e così sono.-<br />
Annuisco appena, comprendendo quanto fosse stato difficile per lei<br />
recitare un ruolo che avrebbe dovuto essere di competenza del fratello<br />
prima e del figlio dopo.<br />
-È per il tuo <strong>roma</strong>nticismo che sei voluta venire a morire a Roma?-<br />
-Sì. Quando mi sono resa conto che stavo per raggiungere il mio Ataulfo, ho<br />
lasciato Ravenna e sono tornata nell'Urbe, per rivedere un'ultima volta la<br />
città eterna.-<br />
-Devi essere fiera di aver donato a Roma uno degli imperatori.- com<strong>me</strong>nto.<br />
Lei sorride dolce<strong>me</strong>nte e annuisce.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 18
-Ne sono fiera e <strong>me</strong> ne compiaccio. Non sono tante le donne che possono<br />
vantarsi di aver fatto altrettanto.-<br />
Chino la testa trovandomi d'accordo con lei e un secondo dopo la vedo<br />
svanire, sorridendo compiaciuta del nostro fortuito incontro e istintiva<strong>me</strong>nte<br />
allungo la mano per trattenerla, inconscia<strong>me</strong>nte riluttante a separarmi <strong>da</strong><br />
quella creatura eccezionale. Ma intorno a <strong>me</strong> rimane solo la via Appia, la<br />
via consolare che noi <strong>roma</strong>ni abbiamo sempre sotto gli occhi e che neppure<br />
scorgiamo, troppo intenti a eternare una vita frenetica.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 19
ATTILA<br />
(morto nel 453)<br />
A quanti di voi è mai capitato di risfogliare i vecchi libri di testo dove, <strong>da</strong><br />
adolescenti, abbiamo studiato per riportare un buon voto o per recuperarne<br />
uno brutto? Be', non so voi, ma io, chiusa in una soffitta illuminata<br />
fioca<strong>me</strong>nte <strong>da</strong> una lampadina che ha già fatto il suo tempo, tutta intenta nel<br />
risistemare e buttare cose inutili, mi ritrovo tra le mani i miei vecchi libri delle<br />
superiori, oserei dire quasi intonsi, visto che non amavo molto studiare. Un<br />
sorriso mi spunta sulle labbra e con le dita sfioro il ricordo di remoti giorni di<br />
scuola, quando preferivo di gran lunga interagire con le mie amiche anziché<br />
con le pagine imbrattate di scritte e immagini che, all'epoca, poco mi<br />
dicevano o quasi.<br />
Ed è <strong>me</strong>ntre sfoglio questo libro impolverato, sottolineato a matita, che lo<br />
sguardo mi cade su quel viso appuntito, su quegli occhi sottili, su quei baffi<br />
spioventi e sussulto quando lo vedo<br />
mutare espressione e fissarmi in<br />
cagnesco. Dopo il primo mo<strong>me</strong>nto di<br />
sorpresa, sorrido divertita e lo<br />
ammonisco:<br />
-Non mi fai paura, Flagello di Dio.-<br />
Lui incrocia le braccia al petto e<br />
grugnisce qualcosa di inintelligibile,<br />
prima di inspirare e dire:<br />
-Sì, lo so. Ora non faccio più paura,<br />
ma ai miei tempi tutti tremavano al mio<br />
passaggio.-<br />
-In effetti, si diceva che dove passava<br />
Attila non ricresceva più l'erba.-<br />
-Sacrosanta verità.- com<strong>me</strong>nta<br />
inorgoglito.<br />
-Io non ne andrei così fiera.- ribatto.<br />
La sua immagine, tracagnotta,<br />
dove affiora la sua efferata spietatezza, sembra voler uscire a tutti i costi<br />
<strong>da</strong>lla prigionia del libro ed io posso solo immaginare il suo scalpitare furioso.<br />
-Da dove vieni?- domando incuriosita.<br />
-Ma <strong>da</strong> Aetzelburg, ovvia<strong>me</strong>nte, la nostra capitale.- risponde sorpreso,<br />
co<strong>me</strong> se si aspettasse che lo sapessi.<br />
-Che sarebbe?-<br />
-Uhm… Vicino all'odierna Bu<strong>da</strong>pest. Io e mio fratello siamo cresciuti lì, con<br />
nostro nonno che era il re, re Rua. Alla sua morte, io e Ble<strong>da</strong> siamo assurti<br />
al trono, insie<strong>me</strong>. Noi Unni facevamo così.-<br />
-Una diarchia?-<br />
-Sì, certo. Anche se,- borbotta con un pizzico di rabbia, -Ble<strong>da</strong> amava solo<br />
divertirsi con il suo ripugnante nano negro e non voleva interessarsi d'altro.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 20
Diceva che lo faceva ridere. Era il suo giocattolo, che un giorno ha avuto<br />
l'ardire di ribellarsi e quello stolto di Ble<strong>da</strong> ha mobilitato l'intero esercito per<br />
inseguirlo e riacciuffarlo.-<br />
Provo a immaginare un popolo alla ricerca spasmodica di un nano e il<br />
solo pensiero mi fa ridere, prima di doman<strong>da</strong>re:<br />
-È per questo che la gui<strong>da</strong> sei diventato tu?-<br />
-Per forza di cose. Quello stolto di Ble<strong>da</strong> morì giovane e rimasi solo io. Io e<br />
il mio popolo.-<br />
-Unni facinorosi.- com<strong>me</strong>nto.<br />
Lui grugnisce indispettito e ribatte:<br />
-Sì, Mongoli tozzi, <strong>da</strong>i capelli neri e <strong>da</strong>gli occhi a mandorla, <strong>me</strong>scolati a<br />
tedeschi alti, biondi e con gli occhi cerulei. Ciò che rimaneva di tutte le tribù<br />
barbare <strong>da</strong> <strong>me</strong> assoggettate.-<br />
-Una bella accozzaglia.-<br />
-Già, di guerrieri fieri e indomiti.- aggiunge con orgoglio, battendosi un<br />
pugno sul petto.<br />
Con il dito lo sfioro e lui si irrigidisce, infastidito <strong>da</strong>lla sua posizione che<br />
gli impedisce di trattarmi <strong>da</strong> pari a pari ed io ne sono intima<strong>me</strong>nte lieta. Non<br />
è <strong>da</strong> tutti avere il terribile re Attila nelle proprie mani e la cosa mi diverte<br />
alquanto.<br />
-Si dice che la morte di Ble<strong>da</strong> debba essere imputata a te.-<br />
Ghigna sotto i baffi e con quegli occhietti sottili e temibili mi fissa e mi<br />
incute un certo timore.<br />
-Si dice…- ripete <strong>me</strong>llifluo, lasciando voluta<strong>me</strong>nte la frase in sospeso.<br />
-Sei stato tu?- insisto.<br />
-Avrei potuto farlo benissimo. Ma avrei anche potuto non farlo.- aggiunge<br />
enigmatico.<br />
Indispettita <strong>da</strong>lla sua reticenza, cambio argo<strong>me</strong>nto e domando:<br />
-È vero che non ti sei mai lasciato abbindolare <strong>da</strong>l lusso di cui amavano<br />
circon<strong>da</strong>rsi i <strong>roma</strong>ni?-<br />
Alza fiera<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto, negli occhi un barlu<strong>me</strong> di disprezzo e vuota<br />
superbia e risponde:<br />
-A che pro? Per rammollirsi e divenire femminucce co<strong>me</strong> lo erano diventati i<br />
generali <strong>roma</strong>ni?-<br />
-Uno di loro ti ha battuto.- gli ram<strong>me</strong>nto con dolcezza.<br />
Lui sogghigna e rimarca con altrettanta falsa dolcezza:<br />
-Ezio era un barbaro, non un <strong>roma</strong>no.-<br />
-Touché.- rispondo alzando le mani.<br />
-E, comunque,- riprende lui con indifferenza, -preferivo la mia bicocca alle<br />
case signorili e piene di agi di quei <strong>da</strong><strong>me</strong>rini <strong>roma</strong>ni e preferivo mangiare la<br />
carne cru<strong>da</strong> anziché cotta. Hai mai provato ad assaggiare un pezzo di<br />
carne frollato tra la tua coscia e il corpo del cavallo?-<br />
-Mio Dio no!- inorridisco.<br />
Lui arriccia il naso divertito e alza l'indice a mo' di maestro, spiegando:<br />
-Sono cose che temprano l'animo del guerriero.-<br />
-Eppure i tuoi stessi uomini, a contatto con la civiltà <strong>roma</strong>na, hanno preferito<br />
di gran lunga adottare i nostri usi anziché…-<br />
-Femminucce!- sentenzia categorico, senza farmi finire di parlare.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 21
Lo fisso in tralice, così fiero e sprezzante, i baffi sottili che scendono ai<br />
lati del <strong>me</strong>nto e borbotto:<br />
-Tutto ciò mi sa di tirchieria.-<br />
Impallidisce, colpito nel vivo e ribatte secco:<br />
-Il denaro all'epoca era importante e non amavo sprecarlo.-<br />
-Ok, eri tirchio.- taglio corto.<br />
Lo vedo digrignare i denti, ma non controbatte e ne approfitto per portare<br />
il libro più sotto la luce, per vederlo <strong>me</strong>glio.<br />
-Che c'è?- com<strong>me</strong>nta mor<strong>da</strong>ce. -Non hai mai visto un Unno in vita tua?-<br />
-Franca<strong>me</strong>nte no. E ne sono anche contenta. Di tutti i barbari, eravate i<br />
peggiori.-<br />
Scuote la testa e allarga le braccia, giustificandosi:<br />
-Eravamo potenti. Per questo motivo Roma ci ha pagato tributi per anni: per<br />
tenerci lontani. E fintanto che i soldi giungevano con regolarità, non<br />
avevamo motivo di marciare contro la nostra gallina <strong>da</strong>lle uova d'oro.-<br />
-Ma poi è successo.- ram<strong>me</strong>nto.<br />
-Già.- risponde scurendosi in volto. -Alla morte di Galla Placidia e di<br />
Teodosio, il tributo che i due nuovi<br />
imperatori dovevano continuare a<br />
man<strong>da</strong>re è venuto <strong>me</strong>no. E <strong>da</strong><br />
Costantinopoli giunsero ambasciatori a<br />
mani vuote. A mani vuote, capisci?- ripete<br />
indignato, co<strong>me</strong> se l'affronto gli bruciasse<br />
ancora.<br />
-Sì, certo, capisco che l'impero d'oriente<br />
aveva alzato la testa con l'avvento del<br />
nuovo imperatore.-<br />
-Per gli dèi, è proprio così! È stato per<br />
questo che ho volto i miei occhi a quello d'occidente: era più malleabile.<br />
Sai,- aggiunge con aria complice, -Onoria, la figlia di Galla Placidia, aveva<br />
avuto la bella idea di man<strong>da</strong>rmi un anello d'oro co<strong>me</strong> pegno di<br />
fi<strong>da</strong>nza<strong>me</strong>nto ed io non mi sono certo fatto pregare.-<br />
-Ma tu avevi già altre mogli!- esclamo allibita.<br />
-E allora? Non era la moglie <strong>roma</strong>na che mi serviva, bensì il pretesto per<br />
giungere a Roma. Chi avrebbe osato fermare un ardente fi<strong>da</strong>nzato che<br />
veniva a prendersi la bella fi<strong>da</strong>nzatina per impalmarla?-<br />
-Perché mai una principessa co<strong>me</strong> Onoria ti si è offerta su un piatto<br />
d'argento?- in<strong>da</strong>go.<br />
Lui si accarezza un baffo e chiude un attimo gli occhi, co<strong>me</strong> se con la<br />
<strong>me</strong>nte vagasse a un tempo trascorso che non sarebbe più potuto tornare e<br />
suppongo sia nostalgia l'espressione che vedo dipinta sul suo volto duro.<br />
-Onoria era una svampita, completa<strong>me</strong>nte diversa <strong>da</strong> sua madre.<br />
Probabil<strong>me</strong>nte pensava di ricreare la bella avventura di sua madre con<br />
Ataulfo. Ma Ataulfo e Placidia erano due persone assennate e innamorate,<br />
che speravano di unificare i due regni, completa<strong>me</strong>nte l'antitesi di <strong>me</strong> e<br />
Onoria.-<br />
Rimango un attimo a bocca aperta, quindi scuoto la testa e mormoro:<br />
-E poi vi chiamano barbari…-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 22
Lo vedo sogghignare di nuovo e annuire lenta<strong>me</strong>nte. Quindi mi fa un<br />
cenno con la mano ed io mi avvicino per sentire <strong>me</strong>glio.<br />
-Prova a immaginare il mio intero popolo, formato <strong>da</strong> Mongoli, Visigoti,<br />
Burgundi, Ostrogoti, Gepidi, Franchi, Turingi, Alani e tanti altri, prepararsi<br />
alla guerra. Un intero popolo, stile or<strong>da</strong>. Immagina le nostre donne<br />
guerriere, i nostri bambini, gli anziani, tutti in marcia per raggiungere e<br />
conquistare Roma.-<br />
Provo vera<strong>me</strong>nte a immaginare una simile apocalisse e un brivido mi fa<br />
rizzare i peli.<br />
-Ma Ezio ti ha bloccato.-<br />
-Sì, è vero, nei pressi di Mauriac, i cosiddetti Campi Catalaunici.-<br />
-Tu Ezio lo conoscevi.- com<strong>me</strong>nto.<br />
-Sicuro. Era stato ostaggio di mio nonno Rua e abbiamo giocato insie<strong>me</strong>.<br />
Da noi ha imparato tanto. Tanto <strong>da</strong> limitarsi a sconfiggermi, ma non ad<br />
annientarmi. E questo è stato un errore ben calcolato.-<br />
-Ben calcolato?- ripeto attonita.<br />
-Non hai idea, vero? Orbene, prova a immaginare il grande generale Ezio<br />
che sconfigge definitiva<strong>me</strong>nte i barbari: al suo rientro in patria si sarebbe<br />
trovato senza lavoro. Io gli servivo. Gli ero indispensabile per mantenere su<br />
Roma la spa<strong>da</strong> di Damocle dei barbari <strong>da</strong> combattere.-<br />
Annuisco e convengo con lui, pensando al <strong>me</strong>desimo comporta<strong>me</strong>nto,<br />
anni prima, di Flavio Stilicone contro Alarico. Ezio e Stilicone, i due generali<br />
<strong>roma</strong>ni che, scontratisi con i barbari, li hanno sconfitti ma non <strong>me</strong>ssi in rotta.<br />
Il tarlo del dubbio mi si insinua nella <strong>me</strong>nte e fisso il volto di quell'Unno fiero<br />
e selvaggio.<br />
-È per questo che sei sceso fino alle porte di Roma?-<br />
-Errore. Non ci sono mai arrivato a Roma- ricor<strong>da</strong> con amarezza. -Mi sono<br />
fermato a Milano e lì è giunta l'ambasceria <strong>da</strong>ll'Urbe.-<br />
-Già, niente po po di <strong>me</strong>no che il papa, Leone I Magno.-<br />
Corruga la fronte e com<strong>me</strong>nta:<br />
-Magno? Quell'uomo l'avete appellato Magno?-<br />
-Non avremmo dovuto?-<br />
-E cosa avrebbe fatto per <strong>me</strong>ritarsi simile titolo?-<br />
-Ti ha fermato mostrandoti la croce.-<br />
Scoppia a ridere di gusto ed io rimango perplessa, incredula dinanzi al<br />
suo comporta<strong>me</strong>nto a dir poco blasfemo.<br />
-E solo per questo l'avete chiamato così?- balbetta continuando a ridere. -Io<br />
a Roma non ci sono voluto arrivare, perché si diceva che Alarico, una volta<br />
giunto nell'Urbe, sia morto. Non volevo fare la stessa fine. Per questo<br />
motivo, quando mi sono visto arrivare il papa, l'ho incontrato sulle sponde<br />
del Mincio.-<br />
-Cosa vi siete detti?- domando curiosa.<br />
Lui sorride e scuote la testa.<br />
-Ero già malato, quel male che di lì a poco mi avrebbe condotto alla tomba<br />
ed ho capito che il suolo italico era letale per la mia salute. È stato questo a<br />
farmi desistere, non la croce nella quale non ho mai creduto.-<br />
Sgrano gli occhi incredula e mormoro:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 23
-Quindi, tu sostieni che non fu papa Leone a convincerti a non violare<br />
Roma, ma solo la tua superstizione.-<br />
-Con l'aggiunta di un lauto tributo che mi sono guar<strong>da</strong>to bene <strong>da</strong>l rifiutare.-<br />
-Ma allora…-<br />
-E allora se ne raccontavano di frottole.- ribatte scherzoso. -E tutti a<br />
crederci.-<br />
-Ma tu… Se non fossi stato malato, a Roma ci saresti venuto?-<br />
-Chiaro. C'ero stato <strong>da</strong> giovane, co<strong>me</strong> ostaggio e la sua bellezza mi è<br />
rimasta nel cuore. Sì, ci sarei tornato molto volentieri.-<br />
-Ti è mancata l'occasione. Meno male.-<br />
Lo vedo annuire e sorridere e mi fa un cenno con la mano, salutando:<br />
-Se sei qui, lo devi solo a <strong>me</strong>, a nessun altro.-<br />
Percepisco la frecciata indirizzata a papa Leone e provo a ribattere, ma<br />
mi rendo conto che l'immagine è tornata a essere piatta, fred<strong>da</strong> e rimango,<br />
a dispetto di tutto, a bocca aperta, muta testimone di un evento che,<br />
probabil<strong>me</strong>nte, ha cambiato il corso della Storia.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 24
BONIFACIO VIII<br />
(Anagni, 1235 - Roma, 11 ottobre 1303)<br />
Quale maestosità ci offre San Pietro, con il suo cupolone e il suo interno<br />
sfarzoso! Quale ricettacolo per dipinti e affreschi, sculture e mausolei! Una<br />
gioia per gli occhi e per lo spirito! E se il visitatore sa osservare bene, si<br />
accorge che qui dentro sopravvivono incontaminati duemila anni di Storia.<br />
Co<strong>me</strong> riuscire a rimanere indifferenti dinanzi alla Pietà del maestro<br />
Michelangelo? O alla Trasfigurazione del divino Raffaello? I turisti di tutto il<br />
mondo ci invidiano questa <strong>me</strong>raviglia e noi <strong>roma</strong>ni, che ce l'abbiamo dentro<br />
casa, pratica<strong>me</strong>nte l'ignoriamo. Entrare in Vaticano è un po' co<strong>me</strong> entrare<br />
nella Storia dell'umanità, con i suoi pittori, i suoi scultori e i suoi architetti<br />
che nei secoli si sono alternati, <strong>da</strong>ndo vita a qualcosa di unico e<br />
inestimabile, dove la spiritualità ti entra nelle ossa e rimani letteral<strong>me</strong>nte<br />
schiacciato <strong>da</strong>lla sua ineffabilità; ed è lì,<br />
<strong>me</strong>ntre osservo la bellissima cappella<br />
Caetani che, seduto su un sepolcro, lo<br />
vedo, con quella sua aria altera e<br />
sprezzante, più degna di un dio che di un<br />
suo umile servo.<br />
-Ma… Ma tu sei papa Bonifacio VIII!-<br />
esclamo.<br />
-Proprio io, al secolo Benedetto Caetani.- si<br />
presenta con manifesta alterigia.<br />
-Una tra le più potenti famiglie <strong>roma</strong>ne.-<br />
-Esatta<strong>me</strong>nte. Ti piace San Pietro?-<br />
doman<strong>da</strong> facendo un gesto con la mano<br />
guantata, dove spiccano anelli con gem<strong>me</strong><br />
preziose grosse co<strong>me</strong> noci.<br />
Mi guardo attorno e mi soffermo a<br />
sbirciare i passanti, che neppure mi notano.<br />
-A chi non piacerebbe?- rispondo elusiva, allungando una mano per toccare<br />
un turista.<br />
Con sorpresa, mi accorgo che la mia mano lo attraversa, co<strong>me</strong> se avessi<br />
solo tagliato l'aria e sussulto spaventata. Sono, infine, morta anch'io?<br />
-Non te<strong>me</strong>re.- mi previene con noncuranza, toccandosi il triregno e<br />
sistemandoselo <strong>me</strong>glio sulla testa. -Sei ancora viva.-<br />
-Tu… Sei il papa che ha indetto il primo giubileo della Storia, nel 1300.-<br />
mormoro, ancora perplessa.<br />
-Sì, è così.- am<strong>me</strong>tte con straripante orgoglio. -Un esodo co<strong>me</strong> mai si era<br />
visto prima. Migliaia di pellegrini si sono riversati a Roma per pregare e<br />
ottenere le indulgenze.-<br />
Esito un attimo, dinanzi a quest'uomo che non ho mai particolar<strong>me</strong>nte<br />
amato, che è stato un papa terribile, blasfemo e simoniaco e correggo<br />
sprezzante:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 25
-Vorrai dire che venivano sì a pregare, ma le indulgenze le pagavano a caro<br />
prezzo.-<br />
Alza le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo toccasse minima<strong>me</strong>nte e replica:<br />
-La gente ha bisogno di sicurezze.-<br />
-Diciamo pure che erano le tue casse ad aver fa<strong>me</strong> di soldi, visto che<br />
Filippo il Bello di Francia aveva tassativa<strong>me</strong>nte proibito ai prelati francesi di<br />
versare le deci<strong>me</strong> nelle casse papali!-<br />
Arrossisce suo malgrado, impreparato al mio attacco e si inalbera,<br />
illividendo subito dopo di rabbia.<br />
-Co<strong>me</strong> osi insultare così un uomo di Chiesa?-<br />
Avvampo indignata e, con sguardo furente, porto le mani sui fianchi e<br />
ribatto:<br />
-Tu un uomo di Chiesa? Mai udita bestemmia più colossale. Non hai mai<br />
creduto in Dio, giungendo a dire che, se Cristo non era riuscito a salvare se<br />
stesso <strong>da</strong>lla morte, neppure noi mortali avremmo potuto salvarci, te<br />
escluso, ovvia<strong>me</strong>nte, visto che ti consideravi un dio e ti credevi imperatore<br />
oltre che papa! Ti sei sempre circon<strong>da</strong>to di amuleti, portavi al dito un anello<br />
strappato al ca<strong>da</strong>vere di re Manfredi, giocavi ai <strong>da</strong>di e bestemmiavi se<br />
qualcuno osava vincere; non ti sei mai fatto scrupoli nel perpetrare tutti i<br />
peccati capitali, anzi, li eseguivi alla lettera e per certo non avevi esitazioni<br />
nel portarti a letto fanciulle e paggi!-<br />
Mi lascia sfogare alzando di tanto in tanto gli occhi al cielo e, quando<br />
intravede una possibilità di controbattere, non esita a sibilare minaccioso:<br />
-Tu, misero essere senza valore, hai l'ardire di giudicare un papa che tanto<br />
ha fatto per Roma? Cosa sai tu di cosa ho fatto io?-<br />
Indispettita e furiosa, faccio un passo verso di lui e l'accuso con tono che<br />
pare una scudisciata:<br />
-Mi è sufficiente sapere che hai brigato e ucciso il tuo predecessore,<br />
Celestino V!-<br />
-Ah!- esclama alzando una mano, irritato per essere stato costretto a<br />
ri<strong>me</strong>mbrare un simile episodio. -Io non ho mai ucciso nessuno!-<br />
Suppongo che, se mi fosse concesso, lo afferrerei per il collo e lo<br />
strozzerei senza tante cerimonie; purtroppo per <strong>me</strong> è già morto e non<br />
godrei questa soddisfazione.<br />
-Tu… Tu sei un uomo che non ha mai avuto una coscienza. Il povero Pietro<br />
<strong>da</strong> Morrone era un semplice e pio eremita che si è visto eleggere papa<br />
perché a te occorreva un uomo cuscinetto <strong>da</strong> porre sul trono di Pietro, quel<br />
tanto che bastava per riuscire a corrompere i cardinali per la tua elezione.<br />
Una volta certo che avresti ottenuto i voti necessari, hai condotto il mite<br />
Celestino al rifiuto e ti sei insediato sul trono con fasto e pompa magna.-<br />
Sogghigna divertito e incrocia le braccia al petto, fissandomi con<br />
condiscendenza.<br />
-Era così che si faceva.- com<strong>me</strong>nta lapi<strong>da</strong>rio.<br />
-No, non era così che si faceva.- replico indignata. -La tua bramosia di<br />
potere ti ha indotto a far rinchiudere Celestino nel tuo castello a Fumone,<br />
per timore che il popolo e i baroni, scoperta la pasta di cui eri fatto,<br />
reclamassero il ritorno del sant'uomo. Tu dici di non aver ucciso nessuno,<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 26
ma lasciare che il frate morisse di stenti in prigione a <strong>me</strong> sembra un<br />
omicidio studiato nei minimi particolari.-<br />
-È morto e basta. Che colpa ne ho io?-<br />
Stizzita per la sua totale indifferenza, continuo:<br />
-Eri un giurista eccellente, tra i migliori del tuo tempo ed hai stilato un rifiuto<br />
magistrale che hai portato a far firmare a Celestino: am<strong>me</strong>tto la tua bravura<br />
ed è proprio questa tua destrezza che mi<br />
porta a credere che hai fatto sì che la<br />
colpa della sua morte non ricadesse su di<br />
te. Ne eri all'altezza.- gli riconosco.<br />
Un gruppo di turisti si avvicina a noi,<br />
interrompendoci mo<strong>me</strong>ntanea<strong>me</strong>nte e<br />
quando ci passa <strong>da</strong>vanti, mi rendo conto<br />
che continuo a vedere il mio interlocutore<br />
anche attraverso i loro corpi. E mi rendo<br />
conto altresì che ha piegato le labbra in<br />
un ghigno beffardo, co<strong>me</strong> a volermi<br />
turlupinare.<br />
-Vedi, mia cara virago,- mormora<br />
accarezzandosi distratta<strong>me</strong>nte il pallio, -il<br />
mondo si divide in due categorie, che tu<br />
lo voglia accettare o <strong>me</strong>no: coloro che<br />
contano e coloro che non contano nulla.<br />
Purtroppo per te, io ho fatto parte della<br />
prima categoria e sono passato alla<br />
Storia. Tu ci passerai alla Storia?- insinua <strong>me</strong>llifluo.<br />
Stringo i pugni e serro i denti per trattenermi <strong>da</strong>ll'avventarmi contro di lui<br />
e rispondo glaciale:<br />
-Meglio non passare alla Storia e rimanere un perfetto signor nessuno, che<br />
leggere le tue infamie sui libri.-<br />
-Sei impertinente e indisciplinata! Se potessi ti farei abbassare le piu<strong>me</strong>.-<br />
-Con i tuoi <strong>me</strong>todi poco ortodossi che hanno contribuito ad allontanare il<br />
papato <strong>da</strong> Roma? Oh, conosco la storia di quell'ambasciatore al quale hai<br />
rifilato un calcio rompendogli il setto nasale solo perché ti girava storto.-<br />
-Servono anche questi <strong>me</strong>todi.-<br />
Rimango un attimo in silenzio, fissando quel papa eretico e<br />
bestemmiatore ma che aveva, nonostante tutto, coraggio <strong>da</strong> vendere.<br />
Co<strong>me</strong> quando il <strong>me</strong>sso di Francia, Guglielmo di Nogaret, insie<strong>me</strong> al capo<br />
della potente famiglia Colonna, Sciarra, portavoce degli esasperati cristiani<br />
di tutto il mondo e imbeccati <strong>da</strong>l re di Francia, assalirono il palazzo pontificio<br />
di Anagni, dove si era rifugiato Bonifacio e qui lo trovarono, abbandonato<br />
persino <strong>da</strong>i suoi servitori, lasciato in balia degli eventi. Gli intimarono di<br />
consegnarsi prigioniero se voleva salva la vita e lui, fiero e indomito,<br />
rivestito con tutti i palu<strong>da</strong><strong>me</strong>nti sacri, aveva alzato il <strong>me</strong>nto gri<strong>da</strong>ndo con<br />
spavalderia: "Ecco la mia nuca, ecco la mia testa!".<br />
-Hai avuto fortuna quando il Nogaret ha bloccato la mano omici<strong>da</strong> di Sciarra<br />
Colonna.-<br />
Lo vedo aggrottare le sopracciglia e risponde con freddezza:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 27
-I Colonna non hanno avuto mai buon animo verso i Caetani.-<br />
-Eravate sempre in guerra per il predominio su Roma. Ma la rivalità ha<br />
toccato l'apice proprio contro di te, inviso anche <strong>da</strong>lle altre potenti famiglie.<br />
Persino la tua ti si è in sostanza rivoltata contro, evitando di correre in tuo<br />
aiuto quando Sciarra è entrato in Anagni. Gli stessi tuoi concittadini non<br />
hanno alzato un dito per salvarti.-<br />
-Poi lo hanno fatto.-<br />
-Certo, ma solo perché te<strong>me</strong>vano la scomunica. Neppure Dante è stato<br />
cle<strong>me</strong>nte con te.- gli ricordo.<br />
-Dante era solo uno sciocco, che non capiva che il papato era superiore a<br />
tutto e a tutti. Tu,- accusa avvicinandosi con sguardo omici<strong>da</strong>, -cosa puoi<br />
sapere della grandezza della Chiesa? Hai forse vissuto in quei tempi oscuri,<br />
dove l'eresia rischiava di prendere il sopravvento, dove potere temporale e<br />
potere spirituale si scagliavano l'uno contro l'altro per la supremazia e dove<br />
ogni papa avrebbe dovuto fare co<strong>me</strong> <strong>me</strong> per ridonare il primato alla Chiesa<br />
del Cristo? Co<strong>me</strong> osi tu, venire ad accusare <strong>me</strong>, che sono stato papa,<br />
<strong>me</strong>ntre tu sei una nullità e che tale rimarrai?-<br />
Indugio un attimo in silenzio, fissando quel volto iracondo, rivestito con i<br />
palu<strong>da</strong><strong>me</strong>nti sacri ricca<strong>me</strong>nte ricamati in oro e argento, tempestato di pietre<br />
preziose in ogni parte degli abiti, alla faccia del voto di povertà e di umiltà e<br />
mi rendo conto che il suo è un deliberato tentativo di turbarmi e rispondo:<br />
-Hai vissuto fuori del tempo. Il <strong>me</strong>dioevo era agli sgoccioli, ma tu non hai<br />
saputo guar<strong>da</strong>re oltre, non hai saputo adeguarti. Hai solo fatto quanto era<br />
nelle tue possibilità per mantenere la Chiesa in uno stato di supremazia che<br />
ormai non le competeva più. Non hai saputo vedere la nascita delle nazioni<br />
e non hai capito quanto effi<strong>me</strong>ro era diventato il potere spirituale. Le<br />
scomuniche avevano fatto il loro tempo: gli uomini erano più eruditi e non<br />
credevano più cieca<strong>me</strong>nte.-<br />
-Male!- urla rabbioso, gli occhi che man<strong>da</strong>no scintille. -Gli uomini hanno<br />
sempre avuto bisogno di qualcuno che li gui<strong>da</strong>sse con polso fermo.-<br />
-E tu ti ritenevi la persona in grado di farlo.- com<strong>me</strong>nto mor<strong>da</strong>ce.<br />
Mi fissa con malcelato rancore e posso solo intravedere l'uomo<br />
battagliero e gaudente che ha condotto la Chiesa al tracollo, facendo sì che,<br />
dopo soli due anni <strong>da</strong>lla sua morte, il suo successore riparasse in Francia,<br />
<strong>da</strong>ndo inizio alla cattività avignonese.<br />
-Tu non hai idea.- sibila scuotendo la testa.<br />
Sì, probabil<strong>me</strong>nte ha ragione, bisogna esserci per valutare; tuttavia io<br />
non voglio giudicare, voglio solo sfogare la mia rabbia contro l'uomo che ha<br />
lasciato Roma allo sbando, incurante del male che le avrebbe causato nei<br />
secoli a venire.<br />
-Per quanto mi concerne, hai avuto un solo pregio: quello di indire il<br />
giubileo. Indipendente<strong>me</strong>nte <strong>da</strong>lle cause, è stata l'unica tua mossa che<br />
ancora oggi sopravvive e che rende a Roma la sua supremazia spirituale.<br />
Per il resto, auspico che il Cristo in cui tu non hai mai creduto, ti abbia fatto<br />
marcire all'inferno, facendoti espiare le tante e innu<strong>me</strong>revoli colpe, in primis<br />
la morte di Celestino.-<br />
Sogghigna divertito e si volta, avvicinandosi di nuovo al sepolcro.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 28
-Tu, per <strong>me</strong>,- sentenzia sprezzante, -sei nulla di più della semplice polvere<br />
che i miei piedi calpestano.-<br />
Non ribatto, evito la sfi<strong>da</strong> e rimango in silenzio a fissarlo, <strong>me</strong>ntre la sua<br />
immagine svanisce lenta<strong>me</strong>nte, confondendosi con il sepolcro ed io torno di<br />
carne e ossa, di nuovo viva in <strong>me</strong>zzo alla folla silente dei turisti.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 29
FEDERICO II<br />
(Jesi, 26 dicembre 1194 - Castel Fiorentino di Puglia, 13 dicembre<br />
1250)<br />
Odo un bisbiglio lieve, un sussurro gentile che fluttua tra il sonno e il<br />
torpore e le mie orecchie registrano uno sbattere d'ali prima di svegliarmi in<br />
piena notte, certa di aver sognato e mi porto seduta sul letto, sbadigliando.<br />
Eppure il sogno non se ne va, rimane lì, <strong>da</strong>vanti al mio sguardo ancora<br />
pre<strong>da</strong> dell'oblio di Morfeo, con un dolce sorriso sulle labbra e l'aria divertita.<br />
Sull'avambraccio porta uno<br />
splendido falco pellegrino, <strong>da</strong>gli<br />
occhi mobilissimi e attenti e <strong>da</strong>llo<br />
sguardo inquietante. Rimango<br />
incantata <strong>da</strong>lla visione avvolta nella<br />
penombra della stanza, investita <strong>da</strong><br />
un minuscolo fascio di luce<br />
proveniente <strong>da</strong> una fessura della<br />
serran<strong>da</strong> che le dona un tocco<br />
irreale e mi stropiccio gli occhi per<br />
svegliarmi del tutto e lui, con un<br />
accenno di inchino, mi tranquillizza:<br />
-Non te<strong>me</strong>re, non voglio farti del<br />
male.-<br />
Deglutisco non per lo spavento e<br />
rispondo fiduciosa:<br />
-Lo so. Ti conosco bene, stupor<br />
mundi.-<br />
A quelle parole le sue labbra si<br />
piegano in un sorriso compiaciuto, i<br />
suoi chiari occhi si illuminano e a quel punto l'inchino si accentua, rivelando<br />
il suo animo cavalleresco e svelando il rossore che mi ha colorito le gote,<br />
tanto <strong>da</strong> farmi accennare una spontanea riverenza.<br />
-Federico II di Hohenstaufen del ducato di Svevia, figlio di Enrico VI e di<br />
Costanza d'Altavilla.-<br />
-Sì, sono io, qui per rispondere a tutte le domande che vorrai farmi.-<br />
Quasi stento a crederci che il grande Federico II di Svevia, nipote del<br />
Barbarossa, sia <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong>, co<strong>me</strong> un qualsiasi comune mortale. Ma lui<br />
non è un comune mortale. In lui si fondono per la prima volta due corone:<br />
quella del Sacro Romano Impero e quella del Regno di Sicilia. Mio Dio,<br />
penso annichilita, mi trovo al cospetto di uno dei più grandi uomini della<br />
Storia prima dell'avvento di Napoleone, il solo nel quale scorra un miscuglio<br />
esplosivo di sangue: teutonico, normanno e italico. Sento il mio cuore<br />
galoppare co<strong>me</strong> un indemoniato e inspiro profon<strong>da</strong><strong>me</strong>nte per mantenere la<br />
dovuta lucidità.<br />
-Tu…- inizio timorosa, -sei rimasto orfano all'età di quattro anni.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 30
-Sì, è vero. Mio padre morì quando ne avevo tre e mia madre l'anno dopo.<br />
Prima di dipartire, però, mi ha affi<strong>da</strong>to a papa Innocenzo III dei Conti di<br />
Segni, il quale mi ha riconosciuto co<strong>me</strong> re di Sicilia senza battere ciglio,<br />
infeu<strong>da</strong>ndomi dell'eredità materna. Ma per quanto concerneva l'altra<br />
corona… Ha fatto di tutto pur di non riconoscermi co<strong>me</strong> imperatore del<br />
Sacro Romano Impero.-<br />
-All'età di quattro anni, sulla tua testa pendevano queste due grosse<br />
responsabilità. Ma perché negarti l'eredità paterna?-<br />
Lo vedo accarezzare con dolcezza il piumaggio del bellissimo falco e<br />
risponde:<br />
-È solo una questione geografica. Il papato, all'epoca, e per i secoli<br />
successivi, possedeva tutta l'Italia centrale. I Normanni, di cui mia madre<br />
era l'ultima discendente, possedevano <strong>da</strong>l napoletano in giù, il cosiddetto<br />
Regno di Sicilia. La Germania era al nord, il grande Sacro Romano Impero.<br />
Puoi benissimo immaginare che, se il papa mi avesse riconosciuto anche<br />
co<strong>me</strong> imperatore, si sarebbe venuto a trovare in una morsa stritolatrice: il<br />
Regno al sud e l'Impero al nord. Era, pratica<strong>me</strong>nte, accerchiato.-<br />
-Tuttavia alla fine l'hai spuntata tu.-<br />
-Sì, a costo di enormi sacrifici e di continue lotte diplomatiche e non, contro<br />
il papato.-<br />
-E contro il Carroccio.-<br />
Lo vedo corrucciarsi e un'ombra gli sfiora il volto non bello ma<br />
affascinante.<br />
-Già, contro i lombardi che, co<strong>me</strong> al tempo di mio nonno, hanno temuto, e<br />
non a torto, che volessi impossessarmi anche del nord Italia. Ma per unire il<br />
mio impero, non potevo fare altri<strong>me</strong>nti.-<br />
-Il terribile Ezzelino III <strong>da</strong> Romano ti ha sostenuto in Lombardia, dov'era il<br />
suo feudo.-<br />
-Era mio genero, avendo impalmato una delle mie figlie: non avrebbe potuto<br />
fare altri<strong>me</strong>nti.-<br />
-So che ti sei sposato tre volte.-<br />
-La mia prima moglie è stata Costanza d'Aragona ed è l'unica che mi sia<br />
rimasta nel cuore.-<br />
Lo guardo per un lungo attimo, scettica e lui sorride, continuando:<br />
-È vero, ho avuto anche molte concubine, la più amata delle quali è stata la<br />
contessa Bianca Lancia. È suo il mio figlio prediletto, Manfredi, l'unico che<br />
ho legittimato e che è divenuto re di Sicilia.-<br />
-Hai avuto anche altri figli.-<br />
-Una schiera, a dire il vero.- risponde ridendo. -Enrico, che avevo eletto a re<br />
di Germania, sono stato costretto ad accecarlo e imprigionarlo quando mi si<br />
è rivoltato contro. Enzo, che ho elevato a re di Sardegna, quello che più di<br />
tutti mi somigliava fisica<strong>me</strong>nte; Corrado, divenuto re di Germania e poi<br />
imperatore alla mia morte e tanti altri che ho sparso per l'Italia.-<br />
-Tu l'Italia l'hai amata molto.-<br />
Un sorriso dolce gli sfiora le labbra e sbircia il profilo del falco appollaiato<br />
sul suo braccio, <strong>me</strong>ntre il raggio di luce gli illumina il viso, rilucendo sulla<br />
corona ferrea che porta sulla testa.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 31
-Moltissimo e, co<strong>me</strong> tutti coloro che l'hanno amata, ne sono stato mal<br />
ricompensato. L'ho sempre preferita alla fred<strong>da</strong> Germania ed è per questo<br />
che, per tutta la vita, mi sono adoperato per portare il centro del potere in<br />
Sicilia e non nel gelido nord.-<br />
-Nel frattempo, il papato, con i vari papi succedutisi, ti ha combattuto<br />
aspra<strong>me</strong>nte, giungendo ad accusarti di essere l'Anticristo.-<br />
Si <strong>me</strong>tte a ridere e con gesto stanco si porta<br />
seduto sul letto accanto a <strong>me</strong>. I suoi occhi chiari<br />
mi scrutano a lungo ed io mi sento co<strong>me</strong> una<br />
formica dinanzi a un gigante. In realtà non è alto,<br />
ha una corporatura piuttosto tozza, ma è<br />
gigantesco ciò che ha provato a fare per amore<br />
dell'Italia, lui, un teutonico e non un italiano.<br />
-Ti parrà strano, ma io sono sempre stato un<br />
fedele cristiano, checché se ne dica. Ho<br />
perseguitato gli eretici ed ho sempre avuto<br />
rispetto per Roma e ciò che di più sacro<br />
rappresentava.-<br />
-Questo non ti ha evitato la scomunica.- gli<br />
ricordo.<br />
Annuisce e tira fuori <strong>da</strong> una sacca legata in<br />
vita un pezzo di carne che porge al falco. Questi<br />
lo prende e lo inghiotte, con aria soddisfatta.<br />
-Non solo una, ahimè. A parte le parentesi in cui<br />
la Chiesa è stata costretta a riprendermi in seno,<br />
ho in sostanza trascorso la vita <strong>da</strong> scomunicato<br />
e ci sarei pure morto scomunicato, se non fosse<br />
stato per il mio carissimo amico Berardo <strong>da</strong><br />
Palermo, il quale mi ha sciolto <strong>da</strong>lla scomunica<br />
in punto di morte, an<strong>da</strong>ndo contro la Chiesa.-<br />
Sorrido con l'eccitazione di una bambina ed<br />
esclamo:<br />
-Sempre scomunicato, co<strong>me</strong> quando hai conquistato Gerusalem<strong>me</strong>!-<br />
Lì scoppia a ridere al ricordo e si batte una mano sulla coscia,<br />
catturando l'attenzione del rapace.<br />
-Sì, proprio così. Era <strong>da</strong> un po' che il papa mi spingeva alla crociata,<br />
cercando di farmi emulare mio nonno il Barbarossa e Riccardo Cuor di<br />
Leone, ma io ho sempre nicchiato, rinviando sine die. Non avevo alcun<br />
interesse ad an<strong>da</strong>re a impelagarmi in Terrasanta, visto che avevo i miei<br />
grossi problemi a gestire un così vasto impero con italiani piuttosto<br />
indisciplinati. Ma alla fine ho chinato la testa ubbidiente e sono partito. E,<br />
senza colpo ferire, senza che nessuno tra cristiani e musulmani ci<br />
ri<strong>me</strong>ttesse la vita, ho conquistato Gerusalem<strong>me</strong> solo con la mia<br />
benevolenza verso l'Islam. Lo stesso sultano Al Kamil mi ha donato le chiavi<br />
e mi sono incoronato re di quella bellissima città. Ovvia<strong>me</strong>nte il papa,<br />
Gregorio IX dei Conti di Segni, ha schiumato di bile, perché tutto questo,-<br />
aggiunge con aria birichina, -l'ho fatto <strong>da</strong> scomunicato. Riesci a immaginare<br />
cosa significava? Al mio rientro in Italia, il papa si è dovuto mangiare il<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 32
fegato e ingoiare il rospo e sciogliere la scomunica perché gli portavo le<br />
chiavi di Gerusalem<strong>me</strong>.-<br />
-Sei riuscito in un'impresa dove nessuno è mai riuscito, addirittura senza<br />
neppure combattere.-<br />
-La diplomazia.- com<strong>me</strong>nta alzando l'indice. -Tutto<br />
ciò che ho fatto, l'ho fatto usando la diplomazia e<br />
non la spa<strong>da</strong>, ovvia<strong>me</strong>nte dove era possibile.-<br />
-Hai sempre avuto un animo gentile.- sospiro rapita.<br />
Lui mi fissa corrugando le sopracciglia e scuote<br />
la rossa testa.<br />
-Amavo scrivere poesie e questo dono ho<br />
tras<strong>me</strong>sso ai miei figli. Ma, <strong>me</strong>ntre gli altri usavano<br />
anche l'acciaio, Manfredi era il solo a somigliarmi<br />
nella preferenza della penna. Sai, è stato lui a<br />
suggerirmi di scrivere un trattato sulla caccia con il<br />
falcone, divenuto famoso in tutto il mondo e preso a<br />
modello nei secoli successivi.-<br />
-Hai amato molto Manfredi.- com<strong>me</strong>nto.<br />
-Co<strong>me</strong> si poteva non amarlo? Era il figlio che la mia adorata Bianca mi<br />
aveva <strong>da</strong>to, era l'unico a essere gentile e cortese, l'unico a cui avrei affi<strong>da</strong>to<br />
la mia vita e l'unico che, a dispetto del ruolo che ricopriva, si fi<strong>da</strong>va degli<br />
uomini.-<br />
-Una fiducia mal riposta.-<br />
-Purtroppo. Ma questa è un'altra storia.- risponde ponendo termine alla<br />
parentesi.<br />
-Grazie a questa tua sensibilità, hai fon<strong>da</strong>to la scuola poetica siciliana,<br />
ponendo le basi alla futura lingua italiana.-<br />
-La mia corte errabon<strong>da</strong> ridon<strong>da</strong>va di uomini colti.-<br />
-Ma anche di o<strong>da</strong>lische e di saraceni.- aggiungo.<br />
-E allora? Amavo i fasti orientali, erano così diversi <strong>da</strong>l grigiore impostoci<br />
<strong>da</strong>lla Chiesa… E poi, i saraceni erano gli uomini più leali che abbia mai<br />
avuto.-<br />
-Sei stato scomunicato anche per questo.-<br />
Sorride e fa un gesto vago con la mano, dicendo:<br />
-Non importa. L'oriente era un pozzo si sapienza in confronto a noi ed io<br />
preferivo interloquire con uomini colti anziché con stolti e bigotti.-<br />
-Puoi spiegarmi questa lotta tra l'impero e il papato?-<br />
-In due parole?- doman<strong>da</strong> sorpreso, inarcando le sopracciglia.<br />
Comprendo la difficoltà e rispondo:<br />
-Fai tu.-<br />
Rimane a lungo pensieroso, quindi si gratta il <strong>me</strong>nto con la mano libera<br />
e, con un sospiro, inizia:<br />
-Noi originari di Weiblingen eravamo in contrapposizione ai duchi di Welfen.<br />
In Italia venivano chiamati ghibellini, <strong>da</strong> Weiblingen, i sostenitori dell'impero,<br />
e guelfi, <strong>da</strong> Welfen, i sostenitori del papato. Pertanto, quando ti capita di<br />
vedere un castello con i <strong>me</strong>rli piatti, sappi che erano guelfi, <strong>me</strong>ntre i <strong>me</strong>rli a<br />
co<strong>da</strong> di rondine erano ghibellini.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 33
-Quindi, queste due parole che tanto fanno ammattire i nostri studenti, non<br />
sono altro che la trasposizione in italiano dei due ducati svevi di Weiblingen<br />
e Welfen?-<br />
-Svevi eravamo solo noi, i Welfen erano originari della Baviera. Buffo, non<br />
trovi?-<br />
-Ecco<strong>me</strong>! Ma cos'è accaduto al tuo amico nonché segretario Pier delle<br />
Vigne per essere imprigionato?- chiedo cambiando discorso.<br />
Lo vedo scurirsi in volto e i suoi occhi diventano due fessure sottili. A<br />
quanto pare, il ricordo gli fa ancora male e questo lo rende infinita<strong>me</strong>nte<br />
umano.<br />
-Tradi<strong>me</strong>nto. Io ho sempre spinto per l'onestà innanzitutto ed ho cercato io<br />
in primis di essere sempre onesto. Piero, co<strong>me</strong> ho mio malgrado scoperto,<br />
aveva rubato nelle casse del Regno e questo non l'ho potuto perdonare.-<br />
-Ha preferito suici<strong>da</strong>rsi.-<br />
-Sai, una volta le prigioni non erano co<strong>me</strong> quelle di oggi. Oggi hai tutti gli<br />
agi, hai la possibilità di uscire, addirittura di diventare famoso se sei furbo.<br />
All'epoca, le prigioni erano terribili. Buchi nelle segrete, privi di luce, senza<br />
giaciglio, senza sedie: solo nu<strong>da</strong> roccia. E in un buco di due <strong>me</strong>tri quadrati<br />
ci dovevi convivere con altri carcerati. Ovvia<strong>me</strong>nte non c'erano i servizi<br />
igienici, ma i topi erano in abbon<strong>da</strong>nza. Ti lascio immaginare per quale<br />
motivo il mio amico abbia optato per il suicidio.-<br />
Rabbrividisco all'orrore e provo a immaginare un carcerato moderno<br />
tradotto in un simile posto. Inconscia<strong>me</strong>nte sogghigno e penso che un<br />
piccolo assaggio non farebbe poi tanto male.<br />
-La tua politica è sempre stata avversata <strong>da</strong>i papi, nonostante tu abbia<br />
cercato vera<strong>me</strong>nte il bene dell'Italia.-<br />
-Il mio potere non era ben visto, incuteva paura. Sai, è più facile coman<strong>da</strong>re<br />
su un re bigotto che su uno aperto di <strong>me</strong>ntalità. Sono giunto persino a<br />
circon<strong>da</strong>re l'Urbe, minacciando il saccheggio, ma non l'avrei mai fatto,<br />
perché Roma era il mio sogno. Ho sempre sperato di unire il Regno<br />
all'Impero e porvi co<strong>me</strong> capitale la bellissima Roma.-<br />
-A Roma sei stato incoronato re di Sicilia e in seguito imperatore.-<br />
-Oh, sì. Roma, all'epoca, era ancora così bella, così spirituale e così unica<br />
nel suo genere che l'ho sempre portata nel cuore, benché i papi mi abbiano<br />
sempre tenuto distante.-<br />
-Ti trovavi in Puglia quando sei morto.-<br />
-Sì, le Puglie che ho tanto amato. Manfredi, il mio caro e dolce Manfredi era<br />
con <strong>me</strong> e anche i miei vecchi amici.-<br />
-Hai rimpianti?-<br />
Ci pensa un po' e, chinando appena la testa coronata, risponde:<br />
-Quello di non essere riuscito a far capire il mio amore per l'Italia. In questo,<br />
purtroppo, devo dire che Roma si è <strong>da</strong>ta la mazzata sui piedi.-<br />
-Purtroppo. Un sovrano illuminato co<strong>me</strong> te non lo avremmo avuto per altri<br />
secoli.- com<strong>me</strong>nto amara<strong>me</strong>nte.<br />
-Chissà, se le cose fossero an<strong>da</strong>te diversa<strong>me</strong>nte…-<br />
Esito un attimo, mio malgrado intimorita dinanzi a un uomo simile e mi<br />
accorgo che sta per svanire, per ricongiungersi a tutti coloro che sono<br />
vissuti prima di noi e d'istinto gli domando:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 34
-Prima di lasciarmi, posso <strong>da</strong>rti un bacio?-<br />
Sorride divertito ed è lui stesso, ormai evanescente, che si avvicina e mi<br />
posa un bacio sulla fronte. Chiudo gli occhi rapita, sapendo già che<br />
nessuno crederà mai che il grande Federico II di Svevia mi ha baciato e<br />
quando li riapro lui non c'è più, ma accanto al mio letto è rimasta una<br />
bellissima piuma del colore delle castagne.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 35
REA SILVIA<br />
(VIII secolo a.C.)<br />
Osservo il Tevere, il nostro biondo Tevere che scorre placido verso il<br />
mare, tagliando in due la nostra amata Roma e mi domando per quale<br />
motivo viene appellato biondo. A guar<strong>da</strong>rlo ora, sembra solo un ammasso<br />
di acqua marrone dove, ahimè, sguazzano pantecane <strong>da</strong> dieci chili l'una,<br />
galleggiano immondizia e rifiuti vari, dove si affacciano i gatti per afferrare<br />
con le loro zampette i pesci che affiorano e dove, bontà divina, qualche<br />
pescatore si porta seduto lungo la riva per pescare. Ci vuole coraggio. Non<br />
per pescare, bensì per mangiare il risultato della pesca. Sospiro scuotendo<br />
la testa e in quell'istante odo sussurrare il mio no<strong>me</strong>. Mi giro, ma non vedo<br />
nessuno, tranne la fila di macchine incolonnate sul lungotevere. Con<br />
un'alzata di spalle torno a volgere lo sguardo al fiu<strong>me</strong> e in quell'istante<br />
sgrano gli occhi: il Tevere, il biondo Tevere, è tornato a essere biondo e<br />
cristallino e tutto intorno a<br />
<strong>me</strong> è solo campagna,<br />
stri<strong>da</strong> di gabbiani e pesci<br />
che guizzano veloci tra le<br />
due sponde che si<br />
trovano al livello della<br />
terra. Al posto delle<br />
macchine, delle orribili<br />
macchine caotiche, vedo<br />
lei, bellissima, con una<br />
tunica bianca indosso,<br />
stretta in vita <strong>da</strong> una cinta<br />
di cuoio rudi<strong>me</strong>ntale e<br />
deglutisco prima di<br />
riuscire a fare un passo<br />
verso la sua figura.<br />
-Co<strong>me</strong> vedi,- esordisce<br />
con voce carezzevole, -il<br />
fiu<strong>me</strong> all'epoca era<br />
biondo per <strong>da</strong>vvero.-<br />
-Già… Ma tu… Mio Dio, ma tu sei Rea Silvia…- balbetto attonita.<br />
Sorride e annuisce con regalità, indicando il tempio di Vesta lungo la riva<br />
sinistra del fiu<strong>me</strong>.<br />
-Io ero una vestale, una sacerdotessa della dea Vesta, pertanto una vergine<br />
che sarebbe dovuta rimanere tale fino alla morte. Ma gli dèi avevano deciso<br />
diversa<strong>me</strong>nte, a dispetto della volontà di mio zio Amulio.-<br />
-Un mo<strong>me</strong>nto.- l'interrompo alzando una mano. -Tu sei la madre di Romolo<br />
e Remo.-<br />
-Sì, è così.-<br />
-E allora, co<strong>me</strong> facevi a essere una vestale?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 36
Piega le labbra in un sorriso condiscendente e si volta verso il fiu<strong>me</strong>,<br />
mostrando<strong>me</strong>lo. In lontananza, in una giornata plumbea dove la pioggia<br />
veniva giù a catinelle, vedo un'imbarcazione con degli uomini a bordo e uno<br />
di questi che cade nel fiu<strong>me</strong>, chiamando aiuto. Sussulto spaventata e vedo<br />
gli uomini in barca che provano in tutte le maniere a governarla contro la<br />
furia degli ele<strong>me</strong>nti, <strong>me</strong>ntre uno si sporge e tende la mano per agguantare il<br />
braccio che sporge <strong>da</strong>ll'acqua.<br />
-Non riusciranno a salvare il loro re.- mormora Rea Silvia. -Quell'uomo si<br />
chiamava Tiberino e il fiu<strong>me</strong> se l'è preso perché era un re buono e saggio.<br />
Per questo il fiu<strong>me</strong> è stato battezzato Tevere, a perenne ricordo del re<br />
morto annegato. Tiberino è un mio antenato, discendente di Enea, il<br />
fuggiasco di Troia.-<br />
Mi giro a guar<strong>da</strong>rla con la bocca aperta e lei continua:<br />
-Il figlio di Enea si chiamava Ascanio Julo, colui che diede vita alla Gens<br />
Julia, di cui noi siamo i discendenti. È evidente che <strong>da</strong> Enea a noi siano<br />
passati alcuni secoli e Tiberino è uno dei tanti re assurti al trono prima<br />
dell'avvento di Proca. Proca era mio nonno, il quale, morendo, lasciò il suo<br />
regno di Alba ai due figli maschi: Numitore, mio padre e Amulio, mio zio.-<br />
-Una diarchia.- com<strong>me</strong>nto.<br />
-Non proprio. Mio padre, essendo il maggiore, sarebbe dovuto diventare re,<br />
ma aveva deciso di lasciare il trono a mio fratello, preferendo rimanere un<br />
comune cittadino. Purtroppo, non aveva fatto i conti con mio zio Amulio, il<br />
quale ha brigato per salire al trono, uccidendo prima mio fratello, poi, con<br />
raggiri di parole e belle prospettive, ha costretto mio padre a farmi divenire<br />
una vestale, in modo tale che non potessi avere figli maschi a cui lasciare il<br />
trono.-<br />
-Questa cosa è orren<strong>da</strong>.-<br />
-Trovi? Da che mondo è mondo, il potere ha sempre fatto gola a tutti e mio<br />
zio non ha fatto nient'altro di diverso <strong>da</strong> quello che hanno fatto gli uomini in<br />
avvenire. Per caso, puoi farmi il no<strong>me</strong> di un solo uomo che sia riuscito a<br />
salire al potere senza giungere a compro<strong>me</strong>ssi, senza macchiarsi le mani di<br />
sangue, senza rinnegare il passato?-<br />
Abbasso lo sguardo e mi mordo le labbra, ben sapendo che ha ragione<br />
ma che, comunque, continuo a ritenere raccapricciante ciò che gli uomini<br />
giungono a fare pur di spianarsi la stra<strong>da</strong> e divenire qualcuno.<br />
-A quanti anni sei entrata nel tempio di Vesta?-<br />
-Dieci anni. Le vestali erano sempre tre, di natali nobili e venivano allevate<br />
fin <strong>da</strong>lla più tenera età per accudire i sacri ci<strong>me</strong>li e il fuoco perenne.<br />
Ovvia<strong>me</strong>nte, diventavi simile a una dea, la gente per stra<strong>da</strong> si prostrava al<br />
tuo passaggio e vivevi il resto della tua vita nel tempio. A turno dovevamo<br />
mantenere il fuoco sempre acceso, pena la morte.-<br />
-Perché?-<br />
-Perché il fuoco era considerato un dono divino e se per caso si fosse<br />
spento, carestie, siccità e disgrazie infinite si sarebbero abbattute<br />
sull'umanità. Quindi, a noi il compito di tenerlo sempre acceso, allegro e<br />
scoppiettante.-<br />
La vedo osservare il tempio e il suo sguardo si offusca, <strong>me</strong>more del suo<br />
tragico destino e dei capricci degli dèi.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 37
-Eri felice?- domando.<br />
-Felice co<strong>me</strong> può esserlo una giovane e bella donna che sogna l'amore.-<br />
risponde con un velo di sarcasmo.<br />
-Amore che a te era negato.-<br />
Sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte e si tira indietro una ciocca di capelli. È così bella e<br />
dolce che mi chiedo co<strong>me</strong> abbia potuto, suo zio, avere un cuore così duro<br />
<strong>da</strong> strapparla alla vita.<br />
-Un giorno, al tempio,- mi racconta, -venne a trovarmi mia<br />
cugina Anto, la figlia di Amulio. Mi raccontò di essersi<br />
innamorata di un uomo bello e ricco e che presto si sarebbero<br />
sposati per avere figli <strong>da</strong> destinare al trono. Era il corona<strong>me</strong>nto<br />
dei disegni di mio zio. Io e mia cugina ci siamo sempre volute<br />
bene, eppure lei non poteva capire, in quel mo<strong>me</strong>nto, quanto<br />
potevano ferirmi le sue parole. Anch'io desideravo sposarmi e<br />
avere figli, ma non l'avrei mai potuto fare, a differenza di lei.-<br />
-Frustrante.-<br />
-Fintanto che ero stata adolescente, la cosa non mi toccava, ma<br />
con gli anni… Poi…-<br />
La vedo illuminarsi in volto e per un attimo rimane in silenzio, rapita <strong>da</strong><br />
un fugace ricordo che la porta lontano <strong>da</strong> <strong>me</strong>. Io rimango in attesa e sbircio<br />
di nuovo il Tevere, dove alcuni gabbiani si tuffano per catturare il pesce e<br />
dove un gruppo di contadini si è riunito lungo la spon<strong>da</strong> per pescare.<br />
Sorrido ripensando ai pescatori moderni e mi domando che sapore aveva il<br />
pesce all'epoca.<br />
-Poi, un giorno,- riprende a raccontare, -<strong>me</strong>ntre ero al fiu<strong>me</strong> per attingere<br />
l'acqua, un guerriero bellissimo mi ha avvicinato, mi ha aiutato con la brocca<br />
e siamo rimasti insie<strong>me</strong> per tutta la notte. Io non potevo saperlo, ma quel<br />
guerriero era il dio Marte che aveva preso le sembianze di un uomo per<br />
potermi amare.-<br />
-Ma allora… Allora Romolo e Remo…-<br />
-Eh, già, sono i figli di Marte.-<br />
Sorrido, trovando la cosa alquanto sciocca, scettica co<strong>me</strong> qualsiasi<br />
persona priva di Fede, ma lei mi fulmina con i suoi occhi ed io s<strong>me</strong>tto subito<br />
di sogghignare.<br />
-È un problema tuo.- mi getta in faccia. -Noi abbiamo creduto per secoli ai<br />
nostri dèi e loro ci hanno guar<strong>da</strong>to con fare paterno, indicandoci la via<br />
giusta <strong>da</strong> seguire e punendoci quando eravamo indisciplinati.-<br />
-Co<strong>me</strong> è capitato a te.-<br />
La vedo irrigidirsi per una frazione di secondo, quindi am<strong>me</strong>tte:<br />
-Sì, co<strong>me</strong> è capitato a <strong>me</strong>. Sono svenuta <strong>me</strong>ntre ero di turno <strong>da</strong>vanti al<br />
braciere sacro e il fuoco si è spento. Inutili i tentativi di farlo riprendere: per<br />
colpa mia, la sciagura si sarebbe abbattuta sull'umanità.-<br />
-Sei svenuta perché eri incinta.-<br />
-Malaugurio su malaugurio. La morte era l'unico modo per espiare la colpa<br />
e neppure essere principessa mi poteva salvare.-<br />
-Però hai comunque partorito.- faccio notare.<br />
-Sì, certo, ma prima sono stata murata viva.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 38
Sgrano gli occhi inorridendo e lei mi posa una mano sulla spalla, quasi a<br />
volermi confortare.<br />
-Fortuna per <strong>me</strong> che avevo mia cugina Anto. Lei ha corrotto le guardie, le<br />
quali hanno abbattuto il muro e mi hanno portato nelle stanze di mia cugina,<br />
al sicuro. È ovvio che mio zio lo è venuto a sapere, ma a quel punto non<br />
poteva più fare nulla: ha lasciato che portassi a termine la gravi<strong>da</strong>nza e<br />
quando i ge<strong>me</strong>lli sono nati, <strong>me</strong> li ha strappati e li ha fatti uccidere <strong>da</strong>lle sue<br />
guardie.-<br />
-Ma non è vero!- esclamo.<br />
Lei sorride e risponde:<br />
-Questo lo so. Ma all'epoca era questa la voce che correva. In realtà, co<strong>me</strong><br />
tutti sanno, le guardie non hanno ucciso i miei figli: li hanno lasciati in una<br />
cesta, sul fiu<strong>me</strong>, un po' co<strong>me</strong> Mosè.-<br />
Sorrido ed esclamo co<strong>me</strong> una scolaretta:<br />
-Una lupa si è presa cura di loro. La lupa capitolina, il simbolo di Roma.-<br />
La vedo ridere di gusto e mi fa notare:<br />
-Ma co<strong>me</strong>! Sei scettica sugli dèi eppure credi alla favola della lupa?-<br />
Il sorriso svanisce <strong>da</strong>lle mie labbra e rimango a guar<strong>da</strong>rla con aria<br />
interrogativa. Lei allunga la mano e mi scompiglia affettuosa<strong>me</strong>nte i capelli,<br />
co<strong>me</strong> una madre che vuole riprendere una figlia.<br />
-Certo, una lupa li vide, ne avvertì l'odore e si avvicinò alla cesta, senza<br />
divorarli. Fu lo strano comporta<strong>me</strong>nto della bestia che attrasse l'attenzione<br />
di Acca Larenzia, la donna che si è presa cura dei miei figli. Tutto qui.-<br />
-In questo modo fai crollare un mito.- borbotto querula.<br />
Lei sorride e ribatte:<br />
-E tu perché non vuoi accettare il fatto che Romolo e Remo erano figli di<br />
Marte e discendenti di Venere? Gli dèi per noi erano tutto, così co<strong>me</strong> Dio lo<br />
è stato per i cristiani.-<br />
-Quindi, asserisci che Enea era figlio di Venere, che i suoi discendenti<br />
hanno fon<strong>da</strong>to la città di Alba della quale erano i legittimi re e che tu, ultima<br />
in linea diretta, hai avuto una storia con Marte che ha generato il primo re di<br />
Roma.-<br />
-Sì, è così. Semplice, no?-<br />
La guardo a lungo, comprendendo che non doveva essere stato facile<br />
per lei rinunciare ai figli per ordine dello zio, credendoli addirittura morti e<br />
domando:<br />
-Dopo aver partorito, cos'hai fatto?-<br />
-Tu cosa pensi che abbia fatto? Ero stata con<strong>da</strong>nnata a morte, se ben<br />
ricordi.-<br />
-Già. Sapere che hai <strong>da</strong>to alla luce il fon<strong>da</strong>tore di Roma, co<strong>me</strong> ti fa sentire?-<br />
-Ora ne sono orgogliosa, ciò nondi<strong>me</strong>no non di<strong>me</strong>ntico che per fon<strong>da</strong>re<br />
questa città, divenuta un impero, è stato sparso il sangue dell'altro mio<br />
figlio.-<br />
-Brutta storia.-<br />
-Anche se poi Roma è diventata quello che è, non potrei mai perdonare<br />
Romolo. È stato un grande, ne convengo e nessuna madre potrebbe essere<br />
più orgogliosa di <strong>me</strong>, ma ha seguito le gesta di mio zio e questo, ai miei<br />
occhi, inficia tutto ciò che ha fatto.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 39
-Non essere così severa con lui. Se noi ora stiamo qui a parlare, lo<br />
dobbiamo alla sua au<strong>da</strong>cia, alla sua fer<strong>me</strong>zza e alla sua risolutezza. Ha<br />
lasciato nelle mani di Numa Pompilio una città bene avviata, con solide<br />
fon<strong>da</strong><strong>me</strong>nta <strong>da</strong>lle quali avrebbe preso il volo.-<br />
-Già, l'aquila imperiale.- com<strong>me</strong>nta volgendo lo sguardo al Tevere. -Chi<br />
l'avrebbe detto che <strong>da</strong>lla fine di Troia sarebbe sorta una nuova e più potente<br />
città? Neppure O<strong>me</strong>ro avrebbe potuto immaginarlo.-<br />
-Tu hai vera<strong>me</strong>nte sacrificato la tua vita per Roma, prima ancora che Roma<br />
sorgesse.-<br />
Sorride e la sua immagine inizia a divenire diafana e alle sue spalle<br />
torna a materializzarsi il traffico caotico di Roma, riportandomi brusca<strong>me</strong>nte<br />
alla realtà. Allungo una mano per evitare che la bella Rea Silvia svanisca<br />
all'ombra del tempio di Vesta, ma all'improvviso non la vedo più e il biondo<br />
Tevere è tornato a essere <strong>me</strong>lmoso e marrone.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 40
ROMOLO<br />
(771 a.C.- 717 a.C.)<br />
È proprio vero: noi <strong>roma</strong>ni amiamo così tanto la nostra città che quasi ci<br />
di<strong>me</strong>ntichiamo che esiste. Noi, esseri uniformi, stereotipati, viventi del XXI<br />
secolo, non ci rendiamo conto di dove posiamo i piedi ogni qualvolta<br />
muoviamo un passo. Dire che sotto di noi esistono tremila e più anni di<br />
Storia sembra riduttivo, ma tant'è e non è un caso se a Roma le<br />
<strong>me</strong>tropolitane sono solo due e sempre affollate co<strong>me</strong> carri <strong>me</strong>rci: prova tu a<br />
scavare sopra tremila anni di Storia e poi ne riparliamo. Ad ogni centi<strong>me</strong>tro<br />
scopri insedia<strong>me</strong>nti, fossili, ossa, statue, ciotole e via dicendo che, venendo<br />
alla luce, ci guar<strong>da</strong>no con un'aria co<strong>me</strong> dire: ma tu che puoi saperne?<br />
Eh, già. È proprio così che mi sento <strong>me</strong>ntre, girovagando tra i maestosi<br />
Fori Imperiali, d'improvviso il sole sparisce e un forte vento di scirocco mi<br />
costringe a chiudere gli occhi e a ripararmi in qualche modo. Ed è allora che<br />
lo vedo, con una tunica legata in vita, le gambe muscolose che<br />
s'intravedono <strong>da</strong> sotto il gonnellino e rimango incantata a fissarlo. Il suo<br />
sguardo fiero e deciso mi trafigge co<strong>me</strong> un <strong>da</strong>rdo e mi rendo conto di avere<br />
ancora gli occhi chiusi.<br />
-No, non aprirli, tanto mi vedi lo stesso.- mi dice con tono di comando.<br />
Gesù mio, non posso crederci: è lui, Romolo, il nostro fon<strong>da</strong>tore, che se<br />
ne sta lì, <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong>, fiero e altero proprio co<strong>me</strong> un re o, se preferite,<br />
co<strong>me</strong> un dio. Deglutisco sentendomi una nullità al suo cospetto e mormoro:<br />
-Salute a te, divino Quirino.-<br />
Lo vedo fare un gesto stizzoso con la mano prima di ribattere:<br />
-Falla finita. Sono Romolo, punto e basta.-<br />
-Ma… Ma dopo il tuo trapasso, i <strong>roma</strong>ni ti hanno elevato agli onori degli<br />
altari con il no<strong>me</strong> di Quirino e ti hanno venerato per secoli con questo<br />
appellativo.-<br />
-Sciocchezze. Sono morto e basta, co<strong>me</strong> un qualsiasi altro uomo.-<br />
-Ma tu sei Romolo…- insisto puerile.<br />
Lo vedo alzare gli occhi al cielo e rivolgere una preghiera a qualche dio<br />
pagano ed io mi <strong>me</strong>tto a ridere, notando la sua espressione buffa.<br />
-Ma è vero,- chiedo curiosa, -che tu e tuo fratello avete ucciso vostro zio<br />
Amulio e riportato sul trono vostro nonno Numitore?-<br />
-Tu cosa avresti fatto? Non solo quell'essere spregevole ha ucciso mia<br />
madre e tentato di eliminare <strong>me</strong> e mio fratello, aveva distrutto la mia intera<br />
famiglia pur di salire al trono. Quando io e Remo siamo venuti a saperlo,<br />
abbiamo fatto sì che le cose si riaggiustassero. Tutto qui.- conclude co<strong>me</strong><br />
se fosse la cosa più naturale del mondo.<br />
Per un attimo rimango sovrappensiero, cercando con la mano di<br />
trattenere i capelli che il vento mi ributta costante<strong>me</strong>nte in faccia, quindi<br />
mormoro:<br />
-Allora, eri comunque destinato a divenire re, re di Alba, appena tuo nonno<br />
avesse reso l'anima a Dio.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 41
-Dio? Quale dio?-<br />
Sospiro e allargo le braccia, borbottando:<br />
-Fa' un po' tu.-<br />
Lo vedo grattarsi il <strong>me</strong>nto<br />
<strong>me</strong>ditabondo e il suo<br />
sguardo incupirsi.<br />
-Sì, certo, re di Albalonga.<br />
Ma c'era anche Remo.-<br />
-Chiara<strong>me</strong>nte un neo <strong>da</strong><br />
estirpare.- com<strong>me</strong>nto<br />
mor<strong>da</strong>ce.<br />
Lui digrigna i denti e<br />
repri<strong>me</strong> uno scatto d'ira,<br />
dichiarando lapi<strong>da</strong>rio:<br />
-Se l'è cercata.-<br />
-La morte?- domando<br />
scettica.<br />
-Sapeva benissimo quali<br />
erano i patti, ne avevamo<br />
discusso a lungo. E li ha<br />
infranti.-<br />
Sbuffo spazientita e<br />
chiedo sarcastica:<br />
-E com'erano questi patti impossibili <strong>da</strong> infrangere?-<br />
Mi si avventa quasi contro, con sguardo furioso e sibila co<strong>me</strong> una<br />
scudisciata:<br />
-Non usare condiscendenza nei miei riguardi, ragazzina.-<br />
Rimango sbigottita, il cuore che mi arriva in gola per lo spavento e mi<br />
accorgo di essere diventata di granito. Be', la grinta non gli fa difetto. Lo<br />
vedo raddrizzare fiera<strong>me</strong>nte le spalle e inspira a fondo, prima di<br />
ricominciare:<br />
-È presto detto: visto che in due non ci era possibile coman<strong>da</strong>re, abbiamo<br />
deciso di fon<strong>da</strong>re una città sul colle Palatino. Lui insisteva per fon<strong>da</strong>rla sul<br />
colle Aventino, portando a pretesto che il Palatino fosse sacro agli dèi, io<br />
proprio per quello. Per questo, per decidere chi dei due avesse ragione, ci<br />
siamo accor<strong>da</strong>ti per una paziente attesa.-<br />
Chino di lato la testa, con una muta doman<strong>da</strong> nella mia espressione e lui<br />
continua:<br />
-Abbiamo atteso per un intero giorno che passassero gli avvoltoi in cielo.<br />
Chi più ne avesse av<strong>vista</strong>ti prima del calare del sole, avrebbe scelto il luogo<br />
della fon<strong>da</strong>zione e sarebbe diventato re. Era il 21 aprile del 753, non lo<br />
di<strong>me</strong>nticherò mai. Ero giovane, all'epoca.- ricor<strong>da</strong>, lasciandosi an<strong>da</strong>re per<br />
una frazione di secondo alla nostalgia. -Orbene,- riprende con tracotanza, -<br />
lui ne ha av<strong>vista</strong>ti sei, io dodici, proprio sul limitare del tramonto. Pertanto,<br />
lascio a te indovinare chi abbia vinto.- conclude con sarcasmo.<br />
Incrocio le braccia al petto e porto il peso del corpo su un solo piede, in<br />
segno di sfi<strong>da</strong>. In quell'attimo, alle spalle di Romolo, appare un altro giovane<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 42
che non stento a riconoscere co<strong>me</strong> l'altro ge<strong>me</strong>llo, il quale interviene<br />
precisando:<br />
-Dodici, sì, ma dopo il tramonto.-<br />
-Prima del tramonto.- ribatte Romolo con decisione.<br />
-Dopo.-<br />
-Prima!-<br />
-Un mo<strong>me</strong>nto!- intervengo alzando di un tono la voce, cercando di fare <strong>da</strong><br />
paciere. -Non è questo che conta. Conta il fatto che l'episodio vi ha reso<br />
nemici e vi ha condotti al fratricidio.-<br />
Remo sogghigna e indicando il fratello lo accusa:<br />
-Ti sei sporcato le mani con il tuo stesso sangue solo perché ho<br />
oltrepassato il solco della tua città quadrata.-<br />
Inviperito, Romolo fronteggia il fratello e ribatte:<br />
-Hai osato attraversare un solco dichiarato sacro e inviolabile <strong>da</strong>ll'oracolo. Ti<br />
sei fatto beffe degli dèi e sapevi benissimo a cosa saresti an<strong>da</strong>to incontro.<br />
Potevi rimanertene tranquillo sull'Aventino a fon<strong>da</strong>re la tua città, invece sei<br />
stato invidioso e mi hai portato a ucciderti!-<br />
-Ma sentitelo! Ora l'assassino accusa l'assassinato di essersi lasciato<br />
assassinare!-<br />
-Sparisci <strong>da</strong>lla mia <strong>vista</strong>, profano!-<br />
-Basta!- intervengo ponendomi tra i due e li guardo uno a uno negli occhi,<br />
quindi Remo abbozza un sorriso e svanisce così co<strong>me</strong> era apparso,<br />
facendomi un cenno di saluto con la mano. Rimango a fissare Romolo,<br />
sempre tenendo gli occhi chiusi, e domando:<br />
-Eravate sempre così bellicosi?-<br />
-Ti potrà apparire strano, ma io ho voluto bene a Remo, fino a quando ha<br />
compiuto quel miserabile gesto, in spregio agli dèi. Co<strong>me</strong> re, non ho potuto<br />
chiudere un occhio solo perché si trattava di mio fratello. Se l'avessi fatto,<br />
avrei creato un precedente e chiunque si sarebbe ritenuto in diritto di<br />
scavalcare il solco inviolabile e penetrare nell'Urbe.-<br />
Esito un attimo, cercando di capire il suo punto di <strong>vista</strong> e borbotto:<br />
-La ragione di stato.-<br />
-Ecco, brava. I senti<strong>me</strong>nti non c'entrano nulla.-<br />
Scuoto la testa, ben contenta di non fare parte di quella schiera di<br />
regnanti e potentati che, per ragioni politiche, hanno dovuto sacrificare i<br />
propri senti<strong>me</strong>nti. Il cinismo non è mai stato il mio forte, ma pare che tutti i<br />
grandi ne abbaino avuto a iosa. Buon per loro e poveri loro.<br />
-Tu e i tuoi uomini, però, eravate privi di donne, o, comunque, ne avevate<br />
pochissi<strong>me</strong> e, per fon<strong>da</strong>re e far crescere una città, occorrono le donne per<br />
procreare.-<br />
-Sì, è vero. Per questo motivo ho escogitato un piano, in barba alla sacralità<br />
dell'ospitalità.-<br />
-La ragione di stato.- com<strong>me</strong>nto rassegnata.<br />
-Proprio così. Le sabine erano un bocconcino appetitoso e con la scusa di<br />
giochi equestri ho invitato il loro re, Tito Tazio, a festeggiare la nascita di<br />
Roma. Lui è venuto, beato e contento e si è portato dietro gran parte della<br />
popolazione patrizia.-<br />
-Non hanno sospettato nulla?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 43
-Assoluta<strong>me</strong>nte. Avevo <strong>da</strong>to ordine ai miei uomini di rapire le più giovani,<br />
quelle che sicura<strong>me</strong>nte non erano sposate. Ma c'è stato un errore, uno solo:<br />
Ersilia, la donna a <strong>me</strong> destinata.-<br />
-Era già maritata?-<br />
-Purtroppo sì. Ma l'ho voluta comunque. Era troppo bella per riman<strong>da</strong>rla<br />
indietro solo per quella… sciocchezza. Alla fine il ratto si è risolto bene: i<br />
giovani <strong>roma</strong>ni si sono accasati ed hanno fatto molti figli.-<br />
-Si è risolto bene?- ripeto incredula, inarcando le sopracciglia. -Ma se Tito<br />
Tazio ha scatenato una guerra per riavere le ragazze!-<br />
Lo vedo fare un gesto vago con la mano, co<strong>me</strong> se la cosa fosse senza<br />
importanza e com<strong>me</strong>nta:<br />
-Ha fatto un errore: le ha prese di santa ragione, così co<strong>me</strong> tutti coloro che<br />
hanno avuto l'ardire di sfi<strong>da</strong>re Roma nei secoli successivi.- com<strong>me</strong>nta,<br />
orgoglioso oltre ogni limite.<br />
-Si è arreso,- lo correggo risoluta, -solo perché le sabine rapite si sono<br />
<strong>me</strong>sse in <strong>me</strong>zzo con i loro pargoli, per non dover vedere i propri mariti e i<br />
propri padri e fratelli scannarsi per loro.-<br />
-Quisquilie. Avremmo vinto comunque noi.- taglia corto.<br />
-Può essere.- concedo.<br />
-È sicuro.- sottolinea con fer<strong>me</strong>zza. -A dispetto di traditori alla stregua di<br />
Tarpea, abbiamo vinto comunque.-<br />
-Già, Tarpea. Lei ha tradito perché amava il denaro e i sabini l'hanno<br />
ricompensata lapi<strong>da</strong>ndola con i loro gioielli e seppellendola sotto i loro<br />
scudi. Bello sfregio.-<br />
Fa una smorfia di disgusto e scuote violente<strong>me</strong>nte la testa,<br />
com<strong>me</strong>ntando secco:<br />
-I traditori non <strong>me</strong>ritano di <strong>me</strong>glio. Per questo motivo, <strong>da</strong> allora, chiunque<br />
tradisse Roma veniva gettato <strong>da</strong> una rupe nominata Tarpea, a perenne<br />
ricordo.-<br />
-Brutta fine.-<br />
-Fin troppo cle<strong>me</strong>nti verso chi tradisce. Oggi,- aggiunge alzando la mano<br />
per mostrare i Fori Imperiali, -nessuno più sente il proprio dovere verso la<br />
patria.-<br />
-I valori morali hanno registrato un netto calo, ne convengo.-<br />
-Ah!- esclama rassegnato. -Se solo ci fossi ancora io alla gui<strong>da</strong> di questo<br />
popolo che non sente più l'orgoglio di essere <strong>roma</strong>no, che gode di<br />
un'indisciplina vergognosa…-<br />
Sorrido e provo a immaginare i <strong>roma</strong>ni di oggi sotto le grinfie di Romolo<br />
e giungo alla conclusione che, per noi, è <strong>me</strong>glio che lui sia vissuto secoli fa.<br />
In quel mo<strong>me</strong>nto il garbino si affievolisce, il sole torna a spuntare <strong>da</strong> dietro<br />
la nube ed io riapro gli occhi, fissando Romolo che svanisce lenta<strong>me</strong>nte, lo<br />
sguardo sconsolato su ciò che è rimasto della sua città. Poco più in là, in<br />
una nicchia, alcuni mazzi di fiori portati <strong>da</strong> mani gentili fanno ombra a una<br />
tomba, la sua tomba e lui, prima di sparire, sussurra dolce<strong>me</strong>nte:<br />
-Fa piacere sapere che a qualcuno sono rimasto nel cuore.-<br />
Gli sorrido e istintiva<strong>me</strong>nte gli mando un bacio, ringraziandolo per tutto<br />
ciò che ha fatto per Roma.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 44
GAIO CESARE GERMANICO (Caligola)<br />
(Anzio, 31 agosto 12 - Roma, gennaio 41)<br />
Mi lascio alle spalle la rocca del Sangallo e mi avvio sul lungomare della<br />
mia città natale, la cittadina che, insie<strong>me</strong> ad Anzio, ha visto sbarcare gli<br />
alleati per giungere a liberare Roma in breve tempo: Nettuno. L'odore della<br />
salsedine mi avviluppa e ricordo i giorni della mia prima infanzia, quando<br />
an<strong>da</strong>vo a giocare nel cimitero a<strong>me</strong>ricano, oppure quando mi soffermavo a<br />
fissare inquieta la salma di S. Maria Goretti. A distanza di anni mi sembra<br />
tutto molto più piccolo e rimango a guar<strong>da</strong>re il mare, spingendo lo sguardo<br />
all'orizzonte, dove svolazzano i<br />
gabbiani. Le loro stri<strong>da</strong> mi<br />
riportano alla <strong>me</strong>nte le albe<br />
trascorse in braccio a mio padre,<br />
quando mi portava a respirare lo<br />
iodio perché, dicevano, mi faceva<br />
bene ed è in quel mo<strong>me</strong>nto che<br />
vedo il lampo cadere sull'acqua e<br />
in <strong>me</strong>zzo ai frangiflutti apparire<br />
questa figura alta, bella, la testa<br />
circon<strong>da</strong>ta <strong>da</strong>lla corona di alloro<br />
che nasconde una incipiente<br />
calvizie, la toga virile che fascia la<br />
sua notevole corporatura.<br />
Mi irrigidisco alquanto,<br />
consapevole di trovarmi dinanzi a<br />
uno degli uomini più crudeli della<br />
Storia, o al<strong>me</strong>no così si dice, e<br />
provo ad aprire bocca, ma il<br />
terrore mi inchio<strong>da</strong> e riesco solo a<br />
deglutire. Lui se ne accorge e<br />
piega le sue labbra sottili in un<br />
sogghigno divertito.<br />
-Non intendo aggredirti.- inizia e il<br />
tono sottile contrasta con la sua corporatura possente.<br />
-Tu… Tu sei Gaio Cesare Germanico.-<br />
-Precisa<strong>me</strong>nte. Ma tutti mi conoscono con il nomignolo affibbiatomi <strong>da</strong>i<br />
legionari di mio padre: Caligola.-<br />
-E… perché?- continuo a balbettare, malgrado tutto ancora timorosa e<br />
diffidente.<br />
Alza le spalle con disinteresse e risponde:<br />
-Mia madre mi costringeva a indossare la divisa dei legionari che ai piedi<br />
calzavano le calighe. Da qui il nomignolo. Non mi è mai piaciuto, ma tale<br />
sono passato alla Storia.-<br />
-Non ti piaceva?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 45
-A te piacerebbe essere chiamata scarponcina?- ribatte con tono sferzante.<br />
Sussulto spaventata, tuttavia mi accorgo che è solo indignato e posso<br />
ben capirlo.<br />
-Sei dura di comprendonio?- riprende sarcastico. -Ti ho già detto che non<br />
ho intenzione di aggredirti. I veri assassini sanguinari sono nati e vissuti nel<br />
ventesimo secolo, man<strong>da</strong>lo bene a <strong>me</strong>nte. Non vanto i venti milioni di morti<br />
che ha seminato Stalin e neppure i sei di Hitler.-<br />
-È che… La Storia ti ha dipinto a fosche tinte.- mi difendo.<br />
Porta le mani sui fianchi, esasperato, quindi esce <strong>da</strong>i frangiflutti e mi si<br />
avvicina. Fa qualche passo sul bagnasciuga e si china per prendere una<br />
manciata di sabbia che poi mi mostra.<br />
-Questa rena ti ha visto crescere.- inizia. -Ed ha visto crescere <strong>me</strong> poco più<br />
in là, ad Anzio. Ti sembro così cattivo?-<br />
Lo studio a lungo in quegli occhi grandi e infossati, in quel volto ovale <strong>da</strong>i<br />
linea<strong>me</strong>nti gentili e dolci e mi rassereno alquanto, rispondendo:<br />
-No, non mi sembri così cattivo.- am<strong>me</strong>tto.<br />
Mi sorride e il suo volto si illumina, rivelandolo per quello che era: un<br />
uomo sicuro di sé, gaudente, sagace ed estrema<strong>me</strong>nte pungente e<br />
sprezzante.<br />
-È vero, mi hanno dipinto co<strong>me</strong> un folle, uno schizofrenico, un degenerato e<br />
un assassino e a mia discolpa posso solo dire che Svetonio, Dione e<br />
Seneca mi odiavano a sufficienza per lasciare ai posteri i loro scritti contro<br />
di <strong>me</strong>. Ma, se vai a vedere bene, non ho fatto nulla di più e nulla di <strong>me</strong>no di<br />
quello che avevano fatto i miei predecessori e avrebbero fatto i miei<br />
successori. Io ho ereditato un impero all'età di venticinque anni, un impero<br />
difficile <strong>da</strong> governare.-<br />
-Sbaglio, o tu sei stato il primo imperatore che è salito al potere non per<br />
adozione ma per sangue patrizio?-<br />
-No, non sbagli. In <strong>me</strong> si fondevano per la prima volta le due grandi famiglie<br />
patrizie <strong>roma</strong>ne: Giulia e Claudia. Mia madre Agrippina era la pronipote di<br />
Augusto, <strong>me</strong>ntre mio padre Germanico era discendente di Tiberio e Livia.-<br />
-Possiedi anche un altro primato poco invidiabile: quello di aver iniziato le<br />
persecuzioni dei cristiani.-<br />
Alza di nuovo le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo interessasse<br />
minima<strong>me</strong>nte e risponde:<br />
-Il popolo amava i giochi, allora co<strong>me</strong> ora. I <strong>roma</strong>ni adoravano vedere gli<br />
uomini sbranati <strong>da</strong>lle belve. Io ho semplice<strong>me</strong>nte ri<strong>da</strong>to i ludi alla città, dopo<br />
il governo insipido, piatto e puritano di Tiberio.-<br />
Faccio una smorfia, disgustata, e ribatto:<br />
-Sarà stato anche insipido e puritano, ma di certo lui non giaceva con le sue<br />
sorelle.-<br />
-Io ho amato oltremodo Drusilla.- risponde con tono vibrante, -Non ci trovo<br />
nulla di male nell'amare la propria sorella.-<br />
-E le mogli dei tuoi amici?-<br />
-Tanto <strong>me</strong>no.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 46
-Tu hai amato un po' troppe persone.- insinuo <strong>me</strong>lliflua. -Cosa mi dici<br />
dell'attore Mnestre, o di Valerio Catullo, o<br />
anche solo di tuo cognato Marco Emilio<br />
Lepido?-<br />
-E dunque?- ribatte drizzando le spalle. -<br />
Lepido, quel fedifrago, ha persino<br />
congiurato contro di <strong>me</strong>. Me, che ero un<br />
dio e che potevo per<strong>me</strong>ttermi di esserlo.<br />
L'ho fatto giustiziare.-<br />
-Un dio?-<br />
-Certo, mia cara. Ho persino <strong>da</strong>to ordine<br />
di far costruire una mia statua dentro il<br />
tempio di Gerusalem<strong>me</strong>. Ma l'intervento<br />
di Agrippa mi ha fatto desistere. Co<strong>me</strong><br />
potevo non <strong>da</strong>r retta al mio <strong>me</strong>ntore?-<br />
-Mentore?- rimando inarcando le<br />
sopracciglia. -Ora si dice così?-<br />
-Sei impertinente e maleducata!- scatta<br />
rabbioso, gli occhi imperiosi che<br />
man<strong>da</strong>no scintille. -Se mi fosse ancora<br />
concesso, ti farei mozzare la lingua.-<br />
-Così co<strong>me</strong> avresti voluto spellare<br />
Apelle?-<br />
A quelle parole si irrigidisce appena, quindi scoppia a ridere di gusto e si<br />
trattiene la corona di alloro per non farla cadere.<br />
-Oh, sì, quello! Ancora non hai capito? Era solo un gioco di parole ed io<br />
amavo giocare con le parole.-<br />
-E il tuo cavallo, Incitato? Lo hai fatto senatore.-<br />
La sua risata cristallina mi lascia perplessa e istintiva<strong>me</strong>nte lo studio un<br />
po' <strong>me</strong>glio, per vedere se per caso non mi è sfuggito qualcosa.<br />
-Sono stata divertente?- com<strong>me</strong>nto aci<strong>da</strong>, incrociando le braccia al petto.<br />
-No, ma hai avuto il potere di farmi ricor<strong>da</strong>re la faccia dei senatori quando<br />
ho fatto presente il mio desiderio di nominare loro pari Incitato.-<br />
-Indignati?- suggerisco.<br />
-Ed offesi! Quei tronfi pavoni che sapevano solo blaterare senza mai<br />
giungere a una conclusione! Ho semplice<strong>me</strong>nte voluto <strong>da</strong>rgli una lezione: il<br />
mio cavallo sarebbe stato più intelligente di loro e sicura<strong>me</strong>nte <strong>me</strong>no<br />
corrotto.-<br />
-Quindi, era solo uno scherzo?- domando dubbiosa.<br />
-Ovvio! Ogni cosa dicevo veniva sempre travisata, co<strong>me</strong> quando ho<br />
appellato Livia "Ulisse in gonnella" e questo non ha fatto altro che<br />
ali<strong>me</strong>ntare le dicerie sulla mia follia. Ma io ero co<strong>me</strong> mia madre e mia<br />
nonna: avevo la lingua tagliente e ne facevo largo uso, non perdendo<br />
occasione per fare battute.-<br />
-Peccato che coloro che ti stavano intorno non l'hanno capito.- replico.<br />
-Sì, un vero peccato. Non era colpa mia se ero pungente, sarcastico ed<br />
estrema<strong>me</strong>nte arrogante.-<br />
-A parte questo, io so che hai comunque amato molto Roma.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 47
Allarga le braccia e sorride, apparendo bellissimo.<br />
-Chi non l'a<strong>me</strong>rebbe? Durante il mio principato ho fatto in modo <strong>da</strong><br />
consoli<strong>da</strong>re il potere di Roma più che espanderlo. Ritenevo fosse più<br />
prudente poggiare su solide fon<strong>da</strong><strong>me</strong>nta.-<br />
-So che hai anche affrontato il problema della manutenzione delle strade.-<br />
-Mi sembrava lapalissiano. Noi <strong>roma</strong>ni siamo stati famosi per le nostre<br />
strade che si sno<strong>da</strong>vano per l'intero impero ed io non sopportavo che<br />
an<strong>da</strong>ssero in malora.-<br />
-È vero che hai ampliato la rete idrica a Roma?-<br />
-Verissimo. Feci costruire due nuovi acquedotti, l'Acqua Claudia e l'Anio<br />
Noves, entrambi portati a termine dopo la mia morte.-<br />
-Ti sei preoccupato anche della pulizia dell'Urbe.-<br />
Gonfia il petto e si liscia la tonaca virile.<br />
-Pur di far bella Roma, ho ricoperto di fango un addetto all'edilizia, per fargli<br />
capire cosa intendessi per pulizia. E lui lo capì tal<strong>me</strong>nte bene che, quando<br />
divenne imperatore con il no<strong>me</strong> di Vespasiano, si è ricor<strong>da</strong>to della lezione<br />
ricevuta. Tutto <strong>me</strong>rito mio, non credi?-<br />
Ne convengo e inizio a credere che <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong> non ci sia un folle,<br />
bensì una persona intelligente e sarcastica, che sa cogliere il lato umoristico<br />
in ogni occasione.<br />
-So che ti piaceva travestirti.-<br />
-Sì, fin <strong>da</strong> piccolo. La mia passione, dopo la corsa dei cavalli, era il teatro.<br />
Spesso intervenivo nelle rappresentazioni, mascherandomi e recitando<br />
insie<strong>me</strong> agli attori. Il mio migliore travesti<strong>me</strong>nto era Alessandro Magno.-<br />
-Oltre alle corse dei cavalli e al teatro, si dice che amavi i combatti<strong>me</strong>nti<br />
nelle arene.-<br />
Arriccia il naso e annusa l'aria salmastra, chiudendo un attimo gli occhi.<br />
-I ludi circensi erano un vero spettacolo. Hai mai assistito?- in<strong>da</strong>ga.<br />
Rabbrividisco involontaria<strong>me</strong>nte e scuoto la testa.<br />
-Male, ragazza, male. Noi <strong>roma</strong>ni ne an<strong>da</strong>vamo fieri e orgogliosi. I gladiatori<br />
erano un portento della natura. Un giorno mi capitò di assistere a un<br />
incontro singolare.-<br />
Rimango in silenzio e lo fisso a lungo, <strong>me</strong>ntre il suo sguardo si vela di<br />
ricordi e le sue labbra si piegano in un dolce sorriso. Con tono pacato,<br />
riprende:<br />
-Mentre un certo schiavo Androclo era al centro dell'arena, il leone che<br />
avrebbe dovuto sbranarlo si mise a leccarlo e a fargli le moine co<strong>me</strong> un<br />
grosso gattone. Ho poi saputo che la bestia aveva<br />
riconosciuto l'uomo che, tempo prima, gli aveva tolto<br />
una grossa spina <strong>da</strong>lla zampa che gli causava forte<br />
dolore. Quale magnifica riconoscenza!-<br />
-Ma… Ma è vera?- balbetto allibita. -Questa storia è<br />
vera?-<br />
-L'ho veduta io, con i miei occhi.-<br />
-Deve essere stata una scena entusiasmante.-<br />
-Spettacolare.- am<strong>me</strong>tte. -Ho liberato sia lo schiavo che il leone.-<br />
-Nobile gesto.- com<strong>me</strong>nto iniziando a guar<strong>da</strong>rlo sotto una luce diversa.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 48
Lui sorride e all'improvviso allunga la mano e mi scarmiglia i capelli,<br />
facendomi impallidire.<br />
-Un tempo, ti avrei costretto a tagliarli rasati.- am<strong>me</strong>tte.<br />
-Solo perché tu ne eri privo?- ribatto.<br />
-Una idiosincrasia che è costata cara a molti.- am<strong>me</strong>tte. -Ma io ero<br />
l'imperatore e co<strong>me</strong> tale mi consideravo un dio.-<br />
-Un dio che però è morto sotto i colpi di pugnale.-<br />
Sospira e scuote la testa bion<strong>da</strong>. Ancora mi chiedo co<strong>me</strong> facessero gli<br />
antichi a considerarlo brutto e privo di attrattiva. Ma il giudizio era stato <strong>da</strong>to<br />
<strong>da</strong> coloro che lo odiavano e volevano a ogni costo porlo sotto una luce<br />
crudele e sanguinaria. I senatori che lo hanno ucciso, non si erano aspettati<br />
che il popolo piangesse la sua dipartita.<br />
-Anche gli dèi tendono a morire.- com<strong>me</strong>nta. -Solo il vostro Dio non muore<br />
mai. Pretenzioso, non trovi?-<br />
Non replico, consapevole che mi sta stuzzicando di proposito,<br />
provocatorio co<strong>me</strong> sempre, e con un sorriso mi saluta, tornando nei<br />
frangiflutti <strong>da</strong> dove era apparso. Esito un solo istante e lo richiamo:<br />
-Gaio!-<br />
Si ferma e volta appena la testa, sbirciandomi <strong>da</strong> sopra la spalla.<br />
-Vedi? Tu ed io saremmo an<strong>da</strong>ti d'accordo. Se solo anche gli altri mi<br />
avessero compreso…-<br />
Gli sorrido senza più timore e istintiva<strong>me</strong>nte mi inchino, riconoscendo la<br />
sua natura divina. Lo vedo annuire lenta<strong>me</strong>nte e prima di svanire mi lancia<br />
la sua corona d'alloro. La raccolgo e la osservo a lungo, prima di portarla<br />
sul cuore e sospirare appena.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 49
CLAUDIO CESARE NERONE<br />
(Anzio, 15 dicembre 37 - Roma, 6 aprile 68)<br />
È buio ed io vago per il Colosseo illuminato a giorno <strong>da</strong>i riflettori, co<strong>me</strong><br />
una qualsiasi turista, immaginando i giochi, le battaglie, le gri<strong>da</strong>, il sangue<br />
che i secoli hanno cancellato, lasciando solo il ricordo di un'opera<br />
mastodontica e di sicura invidiabile bellezza. I gatti sono ora i padroni<br />
indiscussi e nei loro dolci miagolii riecheggiano i ruggiti di leoni, tigri e<br />
leopardi che un tempo vi soggiornavano e vi banchettavano.<br />
-Se solo avessi potuto cantare qui…-<br />
A quelle parole improvvise mi fermo e mi giro, fissando quel volto largo,<br />
non particolar<strong>me</strong>nte bello, che risplende alla luce dei riflettori. Se ne sta lì,<br />
seduto co<strong>me</strong> poteva esserlo un semplice <strong>roma</strong>no dell'epoca e lo sguardo gli<br />
brilla di malinconica eccitazione. Esito, nonostante tutto timorosa, ben<br />
conoscendo la sua indole crudele e rimango a debita distanza.<br />
-Non è questo il tuo posto, Nerone.- gli faccio notare. -Gli imperatori<br />
sedevano laggiù.- e ammicco verso<br />
il palco.<br />
Lui scuote la bion<strong>da</strong> testa e<br />
ribatte, co<strong>me</strong> se neppure avessi<br />
parlato:<br />
-Se solo questa <strong>me</strong>raviglia fosse<br />
esistita ai miei tempi, non <strong>me</strong> ne<br />
sarei an<strong>da</strong>to in Grecia per recitare,<br />
cantare e partecipare ai ludi<br />
equestri.-<br />
È vero, conosco queste sue<br />
passioni e so bene pure che, se<br />
solo chicchessia avesse osato<br />
vincere una gara canora al suo<br />
posto, lo avrebbe fatto uccidere<br />
seduta stante. Quando recitava o<br />
scendeva in pista co<strong>me</strong> auriga,<br />
pretendeva di vincere anche se<br />
arrivava ultimo e tutti l'avevano<br />
capito a <strong>me</strong>nadito dopo i primi<br />
morti.<br />
Mi guardo attorno, per accertarmi che i turisti non lo ve<strong>da</strong>no e faccio<br />
cauta<strong>me</strong>nte un passo verso di lui. In mano ha la lira e di tanto in tanto<br />
pizzica una cor<strong>da</strong>, creando una straziante <strong>me</strong>lodia.<br />
-Il nipote di Caligola.- com<strong>me</strong>nto. -L'ultimo della stirpe Giulio-Claudia.-<br />
-L'ultimo folle…- sogghigna ironico.<br />
-Io non ci credo. Non ho mai creduto che tu abbia deliberata<strong>me</strong>nte<br />
incendiato Roma nel 64.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 50
Quella affermazione cattura la sua attenzione e posa i suoi occhi<br />
inquietanti su di <strong>me</strong>, incutendomi un sano terrore.<br />
-Non l'ho fatto, difatti. Quando l'incendio divampò io ero ad Anzio, la città<br />
che ha visto i miei natali… ma non per questo <strong>me</strong> ne sono dispiaciuto.-<br />
am<strong>me</strong>tte con aria birichina.<br />
-Ah, no?- ripeto allibita, tenendo a freno l'ira che in un solo secondo mi ha<br />
incendiato il cuore.<br />
-No. Desideravo l'Urbe più bella di co<strong>me</strong> era diventata e dopo l'incendio l'ho<br />
fatta riedificare in pianta diversa, aggiungendoci la mia bellissima Domus<br />
Aurea. Una delizia per gli occhi, non sei d'accordo?-<br />
-Un tocco di <strong>me</strong>galomania.- sottolineo. -Però, indubbia<strong>me</strong>nte <strong>me</strong>ravigliosa.-<br />
concedo.<br />
Mi guar<strong>da</strong>, studiandomi <strong>da</strong>lla testa ai piedi e sotto quello sguardo acuto<br />
mi innervosisco. Così, per evitarlo, mi siedo su uno scalino accanto a lui,<br />
mantenendo una certa distanza di sicurezza. Non so, eppure di quest'uomo<br />
rubicondo non mi fido abbastanza.<br />
-Tutti, però, hanno sempre pensato che la colpa fosse tua.-<br />
-Se colpa ho avuto, è stata quella di dire pubblica<strong>me</strong>nte che avei voluto<br />
radere Roma al suolo per riedificarla. Non si può con<strong>da</strong>nnare un uomo solo<br />
per quello che proferisce.-<br />
Avrei molto <strong>da</strong> ribattere su quell'affermazione, ma lascio perdere,<br />
ricor<strong>da</strong>ndo chi ho di fronte e che ruolo ha ricoperto e borbotto:<br />
-Ma tua è stata la colpa di punire i cristiani co<strong>me</strong> rei dell'incendio.-<br />
Alza le spalle con indifferenza e borbotta:<br />
-Non conoscevo questi cristiani; sapevo solo vaga<strong>me</strong>nte della loro<br />
esistenza e mi è parsa la giusta mossa per far sfogare il rancore del popolo<br />
dopo il rogo che ha distrutto le case. Qualcuno doveva pur pagare, no? E<br />
chi <strong>me</strong>glio dei remissivi cristiani poteva essere innalzato a capro espiatorio?<br />
A chi vuoi che importava?-<br />
Rimango allibita e senza parole e la mia espressione deve avere un<br />
qualcosa di buffo, perché lui si <strong>me</strong>tte a ridere con spregio, lasciandomi<br />
chiara<strong>me</strong>nte capire co<strong>me</strong> la pensassero, all'epoca, sulla religione che stava<br />
piantando solide radici per divenire mondiale. Scuoto la testa e lo vedo che<br />
torna a pizzicare le corde, intonando una canzone in voga ai suoi tempi:<br />
tutto sommato, devo riconoscere che non ha una brutta voce.<br />
-Tua madre era Agrippina minore, la sorella di Caligola.- inizio.<br />
Al solo nominare sua madre, si scurisce in volto, s<strong>me</strong>tte di cantare e mi<br />
fissa con astio, co<strong>me</strong> se avessi appena attentato alla sua vita.<br />
-Già.- biascica e il suo tono mi sorprende. -È stata lei a spianarmi la stra<strong>da</strong><br />
per divenire imperatore, affiancandomi Seneca co<strong>me</strong> consigliere.-<br />
-I primi anni sei stato un buon sovrano.- ricordo.<br />
-Sì, ma poi il rifiuto di mia madre a concedermi di divorziare <strong>da</strong>lla mia prima<br />
moglie Ottavia, mi ha irritato a tal punto che l'ho esiliata.-<br />
-L'hai anche fatta uccidere <strong>da</strong>i tuoi pretoriani.- aggiungo.<br />
Fa' un gesto di insofferenza, co<strong>me</strong> se il ricordo lo infastidisse ancora<br />
dopo tanti secoli e spiega:<br />
-Sono salito al potere a diciassette anni e lei ha gui<strong>da</strong>to le mie azioni con<br />
l'appoggio di Seneca, fino a farmi soffocare. Era invasiva fino<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 51
all'inverosimile, tanto <strong>da</strong> giungere a offrirsi a <strong>me</strong>, suo figlio, purché non<br />
divorziassi <strong>da</strong> Ottavia.-<br />
Sgrano gli occhi e inorridisco al solo pensiero e vedo che anche lui<br />
scuote la testa con rassegnazione.<br />
-Non capirò mai,- conclude <strong>me</strong>ditabondo, -perché non volessi che sposassi<br />
Poppea.-<br />
-La Poppea che hai ucciso tirandole un calcio in grembo, dove cresceva tuo<br />
figlio?-<br />
Chiude gli occhi e inspira a fondo e un velo di malinconia lo sfiora,<br />
rendendolo quasi umano.<br />
-Ho amato molto Poppea ed ho sofferto enor<strong>me</strong><strong>me</strong>nte per la sua perdita. In<br />
seguito, errando co<strong>me</strong> un pazzo per le vie dell'Urbe<br />
invocando il suo no<strong>me</strong>, mi sono imbattuto in Sporo, un<br />
giovane che le somigliava tantissimo. L'ho sposato dopo<br />
averlo fatto castrare.-<br />
-L'hai sposato?- ripeto co<strong>me</strong> se non avessi ben capito e il<br />
tono aspro della mia voce sorprende <strong>me</strong> stessa.<br />
Riapre di scatto gli occhi e mi fissa con evidente astio.<br />
-Sì, l'ho sposato, e allora? E dopo di lui ho sposato Statilia<br />
Messalina.-<br />
-"Quella" Messalina?-<br />
-Ma no!- esclama facendo un gesto di stizza con la mano. -Quella era la<br />
quarta moglie di Claudio. Noto che hai un po' di confusione in testa.-<br />
-Be', con nomi uguali… Ma tu,- riprendo cambiando discorso, -alla fine hai<br />
esiliato pure Seneca, prendendoti Tigellino co<strong>me</strong> amico e consigliere.-<br />
Lo sento grugnire qualcosa e <strong>da</strong>lla sua lira parte un suono stridulo che<br />
mi fa serrare i denti prima che ca<strong>da</strong>no a pezzi.<br />
-Bell'affare feci.- com<strong>me</strong>nta acido. -Mi ha fatto credere di essermi amico e<br />
poi mi ha tradito. La prima congiura per uccidermi è costata la vita a<br />
Calpurnio Pisone, Lucano, Petronio e lo stesso Seneca. Via,- conclude con<br />
tono spicciativo, facendo un gesto eloquente con la mano, -morti tutti per<br />
aver osato alzare la mano armata su un dio.-<br />
-Tu?- insinuo mor<strong>da</strong>ce.<br />
-Io, sì.- sibila minaccioso, puntandomi addosso due occhi fiam<strong>me</strong>ggianti. -<br />
Non digerivo granché l'idea che a qualcuno piacesse vedermi morto. Ero<br />
giovane e non gradivo divenire cibo per far banchettare i vermi.-<br />
-Però li hai rimpinzati a dovere con la carne di tutti coloro che hanno<br />
provato a ribellarsi alla tua monarchia assoluta.-<br />
-E dunque?- mi sfi<strong>da</strong> ergendosi fin dove possibile stando seduti. -Non vedo<br />
dove sia il problema.-<br />
Rimango sconcertata, apro la bocca per replicare, quindi la richiudo di<br />
scatto e dopo un po' ripeto:<br />
-Già. Nessun problema.-<br />
Il mio tono non deve fargli molto piacere, poiché restringe gli occhi<br />
perigliosa<strong>me</strong>nte, fissandomi a lungo <strong>da</strong> sotto le ciglia bionde.<br />
-Tu, figliola, non hai buon animo verso di <strong>me</strong>.- com<strong>me</strong>nta.<br />
Sorrido e mi rialzo, volgendo l'attenzione ai turisti che, ignari, ci passano<br />
accanto sfiorandoci senza vederci.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 52
-La tua condotta immorale e violenta non ha mai influito<br />
sull'amministrazione pubblica e questo va a tuo vantaggio.-<br />
-A mio vantaggio pure il fatto che il popolo non ha voluto credere alla mia<br />
morte e che ha sempre sperato nel mio ritorno.- aggiunge<br />
alzando l'indice co<strong>me</strong> un maestro che sta spiegando una<br />
lezione.<br />
-Vero.- concedo. -Ma il senato e i pretoriani ti odiavano e ti<br />
hanno isolato, con<strong>da</strong>nnandoti a morte.-<br />
Si scurisce in volto, quel volto massiccio e duro e<br />
digrigna i denti sibilando furente:<br />
-Quel fedifrago di Tigellino… Mi ha tradito, quel bastardo!-<br />
ripete ed io mi accorgo che la cosa gli rode ancora l'anima.<br />
-Non mi risulta sia mai stato uno stinco di santo.- gli faccio notare con<br />
condiscendenza. -Avresti potuto essere un po' più oculato nello sceglierti gli<br />
amici.-<br />
Sogghigna, lo sguardo perso nel vuoto, in un periodo lontano che io non<br />
vivrò mai e mormora:<br />
-Non gli ho <strong>da</strong>to la soddisfazione di uccidermi: l'ho fatto <strong>da</strong> solo.-<br />
-Co<strong>me</strong> un vero com<strong>me</strong>diante. Così co<strong>me</strong> hai vissuto.-<br />
-Hai paura della morte?- mi doman<strong>da</strong> a bruciapelo, scrutandomi fin dentro<br />
l'anima.<br />
-Sì.- non esito a rispondere. -Co<strong>me</strong> tutti, del resto.-<br />
-Io non ho avuto timore.- risponde gonfiando il petto.<br />
Inarco le sopracciglia, ricor<strong>da</strong>ndo che la paura l'aveva trattenuto <strong>da</strong>l<br />
pugnalarsi <strong>da</strong> solo e che era stato aiutato <strong>da</strong> un liberto suo amico; ma non<br />
ribatto, lascio che si crogioli in un ricordo affievolito <strong>da</strong>l tempo, un ricordo<br />
che gli fa credere di essere stato migliore di quanto in realtà fosse stato.<br />
-Quindi, deduco che tu abbia avuto a cuore Roma.- com<strong>me</strong>nto cambiando<br />
discorso.<br />
Con un gesto della mano mi mostra il Colosseo e il suo volto si illumina.<br />
-Tu non l'hai a cuore?- riman<strong>da</strong>. -Per Roma ho sopportato che la Storia mi<br />
bollasse co<strong>me</strong> pi<strong>roma</strong>ne, quando in realtà ho portato solo migliorie. Ma, si<br />
sa, la Storia la scrivono i vincitori ed io, purtroppo, ne sono uscito vinto.-<br />
Lo studio a lungo, <strong>me</strong>ntre riprende a pizzicare le corde della lira e intona<br />
una canzone dolce, che non comprendo e mi rendo conto che quest'uomo,<br />
tutto sommato, è stato sì crudele nella sfera affettiva, ma che nei <strong>roma</strong>ni ha<br />
lasciato un senso di vuoto e di rimpianto che noi, <strong>roma</strong>ni di oggi, stentiamo<br />
a comprendere e non è un caso se la sua tomba è rimasta sempre coperta<br />
di fiori, a dispetto dei congiurati e a testimonianza dell'affetto di un intero<br />
popolo.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 53
BENVENUTO CELLINI<br />
(Firenze, 3 novembre 1500 - Firenze, 13 febbraio 1571)<br />
Credo non ci sia nulla di più piacevole che an<strong>da</strong>rsene in vacanza dopo<br />
un intero anno lavorativo, di<strong>me</strong>nticando le arrabbiature, le delusioni, le<br />
battaglie verbali con l'eccentrico, con il perfettino, con l'ignorante, con il<br />
saccente e con il prototipo del cafone <strong>roma</strong>no. Sì, perché noi <strong>roma</strong>ni,<br />
quando ci <strong>me</strong>ttiamo, sappiamo essere ignoranti e sgradevoli co<strong>me</strong> pochi<br />
altri al mondo. Inutile illuderci. Allora, dopo un intero anno a combattere con<br />
gente simile, la vacanza sembra una vera manna <strong>da</strong>l cielo, un modo per<br />
ritemprarsi e fare riforni<strong>me</strong>nto di buonumore per poter sopravvivere a un<br />
altro anno di duro lavoro.<br />
È <strong>me</strong>raviglioso starsene su una barchetta a remi a crogiolarsi sotto il<br />
sole, sopra un lago piatto e invitante, la<br />
<strong>me</strong>nte vuota e il cinguettio <strong>me</strong>lodioso degli<br />
uccellini che corrobora lo spirito abbrutito <strong>da</strong>l<br />
caos cittadino. E poi, se decidi di fare un<br />
bagno rinfrescante, hai la possibilità di<br />
godere della fauna marina che pullula, vive e<br />
prolifica sotto la barchetta. E non solo la<br />
fauna: anche un uomo ormai in là negli anni,<br />
che se ne sta lì, sul fon<strong>da</strong>le, accovacciato su<br />
uno scoglio som<strong>me</strong>rso, le braccia incrociate e<br />
l'aria bellicosa.<br />
-Era ora.- esordisce acido. -È <strong>da</strong> un bel po'<br />
che ti aspetto e tutta questa umidità non fa<br />
certo bene alle mie povere giunture.-<br />
Sgrano gli occhi incredula e porto la mano<br />
alla maschera e al boccaglio che indosso,<br />
prima di dire:<br />
-Benvenuto Cellini?- e mi domando co<strong>me</strong> diavolo faccio a comunicare con<br />
lui sotto la superficie del lago.<br />
-Io, sì, in persona.- ribatte con tono burbero e cipiglio fiero.<br />
-Ma… cosa ci fai qui?- domando sorpresa e in quell'istante mi accorgo che<br />
è il mio pensiero a parlare, non io.<br />
Lo sento borbottare qualcosa di inintelligibile, circon<strong>da</strong>to <strong>da</strong> un branco di<br />
bellissimi pesciolini gialli e rossi, prima di bofonchiare:<br />
-Aspettavo te. Chi altri?-<br />
-Be', tutto ciò è alquanto lusinghiero e sono onorata di trovarmi al tuo<br />
cospetto…-<br />
-Dacci un taglio, figliola e vieni al sodo: cosa vuoi sapere?-<br />
Santo cielo! Ma allora è proprio vero che Cellini era scontroso, irascibile,<br />
attaccabrighe e violento, al pari del suo genio. Sì, perché nel Rinasci<strong>me</strong>nto<br />
italiano un solo no<strong>me</strong> si ergeva al di sopra di tutti gli altri in fatto di arte<br />
orafa: Benvenuto Cellini. E non solo orafo alla corte papale e coniatore della<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 54
zecca, ma anche scultore, visto e considerato che ci ha lasciato in eredità<br />
un Perseo di mirabile bellezza.<br />
-So che sei nato a Firenze, la città dei Medici, <strong>da</strong> un suonatore di flauto.-<br />
inizio, ignorando voluta<strong>me</strong>nte la sua maleducazione.<br />
Fa una smorfia e con la mano scansa i pesci in malo modo, prima di<br />
controbattere:<br />
-Discendo <strong>da</strong> un capitano di Giulio Cesare.-<br />
Sorvolo su quell'affermazione inventata di sana pianta e continuo:<br />
-Sei stato amico di Michelangelo, che tu hai sempre considerato un idolo e<br />
un modello <strong>da</strong> seguire.-<br />
Gonfia il petto co<strong>me</strong> un attempato pavone e subito dopo <strong>da</strong>l naso gli<br />
escono migliaia di bollicine d'aria che provocano la mia ilarità.<br />
-Quale amicizia, eh? Puoi vantare lo stesso?-<br />
-No, purtroppo no.- rispondo alzando le spalle.<br />
-A quel tempo, nella Signoria, si incontravano persone fuori del comune.-<br />
-Non stento a crederlo. Tuttavia tu a Firenze non ci sei rimasto a lungo.-<br />
faccio presente.<br />
-Vero. Mi sono spostato a Roma non ancora ventenne, presso papa Leone<br />
X Medici, il quale mi ha preso a servizio co<strong>me</strong> incisore della zecca e<br />
suonatore di flauto. Ma questo secondo <strong>me</strong>stiere lo facevo solo a ricordo di<br />
mio padre.- am<strong>me</strong>tte con una certa riluttanza.<br />
-Un bel lavoro.-<br />
-Sì.- conviene con superficialità, osservandosi le punte delle dita. -Ero un<br />
genio: tutto ciò che toccavo trasformavo in oro. Un dono che nessun altro,<br />
nel corso dei secoli, è riuscito ad avere.-<br />
-La modestia non è il tuo forte, vero?- replico con evidente sarcasmo.<br />
Vedo le sue narici dilatarsi <strong>da</strong>ll'ira e con stizza ribadisce:<br />
-Checché tu ne dica, il mio era un dono che tu, sicura<strong>me</strong>nte, non hai e mai<br />
avrai.-<br />
-Un dono, sì, ma lo usavi male.- gli ram<strong>me</strong>nto, per nulla intimorita <strong>da</strong>lla sua<br />
arroganza. -Non facevi che giocare d'azzardo e an<strong>da</strong>re a donne, ignorando<br />
tua moglie, e ogni volta avevi problemi con la giustizia.-<br />
Lo vedo sbuffare con irritazione e portare una mano al fianco, in posa<br />
prosaica, l'aria <strong>me</strong>ditabon<strong>da</strong> e infine china appena la testa e am<strong>me</strong>tte:<br />
-Era l'unico inconveniente che mi costringeva a cambiare repentina<strong>me</strong>nte<br />
città. Però a Roma sono sempre tornato. Il fascino dell'Urbe è irresistibile.-<br />
am<strong>me</strong>tte annuendo.<br />
-E a Roma stavi, durante il sacco del 1527.-<br />
Lo vedo sogghignare strafottente e mi sistemo <strong>me</strong>glio la maschera sul<br />
naso per osservarlo più niti<strong>da</strong><strong>me</strong>nte. Quest'uomo, un genio nel far uscire<br />
<strong>da</strong>lla sua fucina monete, monili, <strong>me</strong><strong>da</strong>glie, intarsi e via dicendo, era, tutto<br />
sommato, un <strong>me</strong>zzo delinquente, un furbacchione, un ladruncolo che si<br />
spacciava per erudito e che riusciva a farsi perdonare ogni marachella, ogni<br />
omicidio, ogni rissa grazie al tocco magico delle sue mani. Un novello re<br />
Mi<strong>da</strong>.<br />
-Sì, ero a Roma quando giunsero i lanzichenecchi di Georg von<br />
Frundsberg. Mi sono offerto di divenire artigliere del papa, Cle<strong>me</strong>nte VII<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 55
Medici, ed è stato un mio proiettile, sai, a uccidere il Conestabile di Borbone<br />
e a ferire il principe Filiberto d'Orange.-<br />
-Tu?- esclamo inarcando le sopracciglia.<br />
-Io, sì!- ringhia furente, convinto che non gli credessi.<br />
-Ottimo.- rispondo malleabile, per calmarlo. -Potevi ammazzarne altri, visto<br />
che c'eri.-<br />
-L'ho fatto. Ho anche provato ad accoppare quel vecchio volpone del<br />
Frundsberg, ma non ci sono riuscito. Vedere Roma devastata <strong>da</strong> quell'or<strong>da</strong><br />
barbarica… Ah, quale atroce spettacolo!- esclama con un gesto della mano.<br />
-Comunque, papa Cle<strong>me</strong>nte ti nominò mazziere in seguito al tuo servigio e<br />
sei rimasto a Roma fino…-<br />
-Fino a quando,- conclude per <strong>me</strong>, -il papa si è accorto che facevo la cresta<br />
sull'oro destinato alla zecca e sostituivo i <strong>me</strong>talli buoni con quelli vili e<br />
falsificavo le monete e via dicendo.-<br />
Sgrano gli occhi dinanzi alla sua ammissione e chiedo:<br />
-È vero?-<br />
-Certo.- risponde fiero. -Per questo, dopo che il papa mi aveva con<strong>da</strong>nnato<br />
a morte, ingiusta<strong>me</strong>nte secondo <strong>me</strong>, sono fuggito a Napoli, presso una<br />
delle mie amanti. Ma poi, al cambio di papa, sono rientrato nell'Urbe, per poi<br />
fuggire di nuovo a gambe levate, riparando in Francia presso re Francesco.-<br />
-Il munifico Francesco I?- ripeto incredula.<br />
-Lui, proprio lui, quel gigante in persona.- borbotta, in qualche modo<br />
contrariato <strong>da</strong>l ricordo.<br />
-Era <strong>da</strong>vvero così alto?- m'informo curiosa.<br />
-Altissimo. Suppongo arrivasse a due <strong>me</strong>tri; non ho mai più visto un uomo<br />
simile in vita mia.- risponde pensieroso, grattandosi il <strong>me</strong>nto barbuto.<br />
-E poi?- domando, conquistata <strong>da</strong>lla sua vita avventurosa e irriverente.<br />
-E poi… I francesi, quei bastardi di prima categoria, non mi hanno trattato<br />
affatto bene ed io ho rifatto fagotto e sono tornato a Roma.-<br />
-Roma… Sempre Roma.-<br />
-Eh, che vuoi…- sospira malinconico. -La città eterna era la mia gallina <strong>da</strong>lle<br />
uova d'oro. Il guaio è che la stessa gallina si è arrabbiata e mi ha rinchiuso<br />
in Castel S. Angelo per una… sciocchezza com<strong>me</strong>ssa durante il sacco del<br />
'27.-<br />
-Una sciocchezza?- ripeto chinando appena la testa per sbirciarlo di<br />
sottecchi, maledicendo l'acqua che non mi fa vedere le giuste proporzioni.<br />
-Mi accusarono di aver rubato nelle casse. Tst! Che taccagni!-<br />
-Ci risiamo.-<br />
-Erano trascorsi tanti anni, undici per l'esattezza ed io non ci pensavo più.<br />
Ovvio, non trovi? Ma, a quanto pare, qualcun altro ci aveva pensato al<br />
posto mio, rimuginando e aspettando il mo<strong>me</strong>nto favorevole.- com<strong>me</strong>nta<br />
acido. -Quel Pier Luigi Farnese ce l'ha sempre avuta con <strong>me</strong>, bastardo<br />
pusillani<strong>me</strong>!-<br />
-Suppongo avrà avuto i suoi validi motivi.- borbotto.<br />
Mi fissa a lungo, con sguardo truce e istintiva<strong>me</strong>nte deglutisco,<br />
ammonendomi di non com<strong>me</strong>ttere altri errori.<br />
-E poi dicono a <strong>me</strong> che sono scontroso!- sibila.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 56
Provo, per quanto l'acqua <strong>me</strong> lo concede, a fare un gesto di scusa per<br />
non irritarlo maggior<strong>me</strong>nte e continuo con noncuranza:<br />
-Allora? Ti hanno rinchiuso.-<br />
-Sì. E lì ho bestemmiato, ho urlato, ho pregato e alla fine ho tentato la fuga.<br />
Volevo emulare il gesto di Cesare Borgia quando è riuscito a fuggire <strong>da</strong>lla<br />
rocca della Mota: a lui andò bene, a <strong>me</strong> no. Mi calai con le lenzuola<br />
anno<strong>da</strong>te, ma caddi e<br />
mi ruppi una gamba.-<br />
ricor<strong>da</strong> scuotendo la<br />
testa canuta.<br />
-Ed è stato allora che,<br />
dopo aver scontato il<br />
fio, sei tornato in<br />
Francia.-<br />
-Sì, e stavolta accolto<br />
con tutti gli onori.<br />
Purtroppo il mio<br />
caratteraccio mi ha<br />
ributtato in <strong>me</strong>zzo ai<br />
problemi e sono stato<br />
costretto a far di nuovo<br />
fagotto e tornare di gran carriera a Firenze. È stato allora, presso il duca<br />
Cosimo de' Medici, che ho creato il Perseo. Oh, ma a Roma ci sono tornato<br />
un'ultima volta, ammaliato <strong>da</strong>lla sua eterna bellezza.-<br />
-E poi sei ritornato definitiva<strong>me</strong>nte a Firenze, quando, in un impeto di<br />
espiazione, hai preso gli ordini e ricevuto la tonsura.-<br />
China la testa e annuisce <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />
-Ho trascorso la vita intera nella sregolatezza, nella violenza,<br />
nell'imbrogliare il prossimo e nel maltrattare le mie mogli e le mie amanti.<br />
Avevo cinquantotto anni quando ho preso i voti e mi sono <strong>me</strong>sso a scrivere<br />
la mia vita. Non mi sono pentito della scelta fatta. Alla fine, dopo tanto<br />
vagare alla ricerca di <strong>me</strong> stesso, ho trovato la pace e il conforto nella Fede.-<br />
-Sei stato un rivoluzionario ante litteram.- com<strong>me</strong>nto.<br />
Alza le spalle, co<strong>me</strong> se la cosa non lo interessasse minima<strong>me</strong>nte e un<br />
pesce gli passa <strong>da</strong>vanti agli occhi perspicaci e attenti.<br />
-Addio, figliola. Auguro anche a te di riuscire a trovare te stessa. E se, per<br />
caso, in questo tuo girovagare tra le ani<strong>me</strong> del passato, incontrassi il<br />
Frundsberg, porgigli i miei più calorosi saluti.-<br />
Rimango letteral<strong>me</strong>nte spiazzata e lo fisso attonita, comprendendo che il<br />
vecchio detto ha un fondo di verità: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed è<br />
con perplessità che mi allontano nuotando, chiedendomi se, tutto sommato,<br />
il genio immorale quanto inimitabile che risponde al no<strong>me</strong> di Cellini, non<br />
abbia ragione.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 57
RAFFAELLO SANZIO (Santi)<br />
(Urbino, 6 aprile 1483 - Roma, 6 aprile 1520)<br />
La canicola <strong>roma</strong>na, per noi <strong>roma</strong>ni, è un incubo. Non solo il sole estivo<br />
picchia sodo, facendo la felicità delle cicale, ma ci si <strong>me</strong>tte anche l'umidità a<br />
rendere tutto più insopportabile. L'asfalto si scioglie sotto i piedi, si lasciano<br />
le impronte lungo i marciapiedi e si gron<strong>da</strong> sudore peggio della fontana di<br />
Trevi. Nei giorni del solleone Roma è una città piena non di uomini, ma di<br />
pesci simili a esseri umani che boccheggiano. E allora, ligi al buoncostu<strong>me</strong>,<br />
noi cittadini dell'Urbe arroventata ci dedichiamo alla "pennichella", giusto<br />
per fuggire le ore più cocenti. Io non faccio eccezione. Dopo il pranzo cedo<br />
al cosiddetto "abbiocco" <strong>roma</strong>no e svengo letteral<strong>me</strong>nte sul letto, dove le<br />
lenzuola sono più bollenti dell'asfalto.<br />
E <strong>me</strong>ntre <strong>me</strong> ne sto lì in catalessi a fissare il soffitto, attenta a non<br />
muovere un solo muscolo per cercare di<br />
su<strong>da</strong>re il <strong>me</strong>no possibile e, di<br />
conseguenza sperare di sentire <strong>me</strong>no<br />
caldo, annuso all'improvviso un odore<br />
che ha un che di familiare: i colori sulla<br />
tavolozza. Mi volto e lo vedo, in piedi,<br />
dritto accanto al mio letto, in mano un<br />
pennello e l'occhio critico che osserva il<br />
soffitto co<strong>me</strong> <strong>me</strong> poco prima.<br />
-È interessante tutto bianco,- com<strong>me</strong>nta<br />
alzando la mano ingioiellata, -tuttavia io<br />
proverei a <strong>da</strong>rgli un tocco di colore.-<br />
Scatto seduta e lo fisso attonita,<br />
incapace di aprire bocca e istintiva<strong>me</strong>nte<br />
mi sistemo i capelli, un vezzo tutto<br />
femminile dinanzi a un personaggio di<br />
cotanto spessore, che ha fatto girare la<br />
testa a tutte le donne che incontrava.<br />
-Mio Dio… Raffaello…- sussurro e<br />
subito dopo arrossisco imbarazzata,<br />
ripensando ai miei miseri disegni<br />
attaccati alle spoglie pareti di casa, che cercano vana<strong>me</strong>nte di tras<strong>me</strong>ttere<br />
un minimo di calore.<br />
Lui abbassa lo sguardo e mi sorride con estrema dolcezza.<br />
-Io, per servirti.- e s'inchina elegante<strong>me</strong>nte.<br />
-Be'… per servirmi…- ripeto trasecolata, indecisa, in un barlu<strong>me</strong> di<br />
pudicizia, se scendere di volata <strong>da</strong>l letto e an<strong>da</strong>re a staccare tutti i disegni.<br />
-Desideri che affreschi il tuo soffitto?- si offre con estrema amabilità.<br />
Accidenti! Affrescarmi il soffitto? Sbatto gli occhi co<strong>me</strong> per svegliarmi <strong>da</strong><br />
un sogno e per un secondo accarezzo l'idea, la splendi<strong>da</strong> idea di avere un<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 58
Raffaello in casa mia, inedito e tutto per <strong>me</strong>. Possedere un'opera simile mi<br />
<strong>da</strong>rebbe letteral<strong>me</strong>nte alla testa e diniego seppur controvoglia.<br />
-Sarebbe un onore im<strong>me</strong>nso che non <strong>me</strong>rito.- am<strong>me</strong>tto.<br />
-Sciocchezze. Lo farei ben volentieri, dopo questi secoli di oblio… A lungo<br />
an<strong>da</strong>re la mano si atrofizza e per noi pittori è un evento terribile.-<br />
-Ti ringrazio, ma non dormirei più, intenta a osservare il tuo affresco notte<br />
dopo notte. Piuttosto,- inizio cambiando discorso, -perché non mi parli di<br />
te?-<br />
Lo vedo grattarsi distratta<strong>me</strong>nte la cute, l'aria assorta, e poco dopo<br />
posare il pennello sul mio comodino e sedersi accanto a <strong>me</strong>. Mi sorride<br />
accattivante ed io rimango incantata dinanzi alla sua celeberrima bellezza.<br />
-Cosa vuoi che ti dica? Sono nato per dipingere. Non ho fatto altro per tutta<br />
la mia breve vita.-<br />
-A parte correre dietro alle gonnelle.- sottolineo pungente.<br />
Ride di gusto e annuisce, un secondo prima di accarezzarmi il volto con<br />
delicatezza. Rimango esterrefatta e mi accorgo che lui mi osserva attento,<br />
prendendo nota dei miei linea<strong>me</strong>nti, con l'occhio critico del pittore. Non è un<br />
segreto che lui, il "divino Raffaello", abbia amato oltremodo le donne di ogni<br />
costu<strong>me</strong>, ricevendo in cambio il loro amore eterno, tanto che al suo funerale<br />
tutta la Roma femminile seguiva il<br />
corteo piangendo a dirotto. Mi<br />
scuoto <strong>da</strong>ll'oblio e torno<br />
sufficiente<strong>me</strong>nte luci<strong>da</strong> per dire:<br />
-Sei di Urbino, la città dei<br />
Montefeltro.-<br />
-Sì, nato durante il principato di<br />
Guidobaldo, figlio del grande<br />
Federico.-<br />
-La corte dei duchi di Urbino era<br />
facoltosa e ridon<strong>da</strong>va dei massimi<br />
esponenti in tutte le arti e le scienze.<br />
I Montefeltro erano veri e propri<br />
<strong>me</strong>cenati illuminati.-<br />
-Vero. Mio padre, Giovanni Santi, era un pittore e i primi anni li ho trascorsi<br />
con lui, alla corte dei Montefeltro. È stato lui a indirizzarmi verso questa<br />
subli<strong>me</strong> arte, fino a quando sono rimasto orfano ancora bambino. Allora ho<br />
frequentato la bottega di Pietro Vannucci, detto il Perugino ed ho imparato<br />
tanto presso questo pittore di grandissima fama. La mia prima commissione<br />
è stata una Pala per Città di Castello quando ero ancora adolescente.-<br />
-La città dei Vitelli.-<br />
-Esatta<strong>me</strong>nte.-<br />
-Quindi, hai lasciato Urbino in giovane età.- noto.<br />
-Morti i miei genitori, non avevo nulla che mi trattenesse lì, a parte la mia<br />
sorellina Elisabetta.-<br />
-Tu hai vissuto il periodo di maggior rilievo artistico del nostro paese,<br />
l'invidiatissimo e ineguagliabile Rinasci<strong>me</strong>nto italiano.-<br />
Rimane in silenzio per un lungo mo<strong>me</strong>nto ed io inizio a credere che non<br />
mi abbia udita. Ma poi alza una mano e la muove dinanzi ai miei occhi, fin<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 59
quando, sospesi nell'aria, mi appaiono i suoi capolavori, uno dietro l'altro,<br />
<strong>da</strong>lla Scuola di Atene alla Fornarina, <strong>da</strong>lle varie Madonna con il bambino<br />
alle Stanze Vaticane ed io per poco non ho un colpo apoplettico.<br />
L'emozione è così forte che rimango di granito, senza fiato, gli occhi<br />
sgranati dinanzi a quelle <strong>me</strong>raviglie uniche e irripetibili. Se solo il mondo<br />
intero potesse vederle…<br />
-Ho lavorato e assorbito le tecniche dei maggiori pittori e scultori del mio<br />
tempo e di quello precedente: Perugino, Luca Signorelli, Pinturicchio,<br />
Leonardo, Michelangelo, Bramante, i Sangallo, Piero della Francesca,<br />
Verrocchio, Donatello, Masaccio, Giotto, Beato Angelico…-<br />
Al solo udire quei nomi vengo colta <strong>da</strong> vertigine e impallidisco: cosa<br />
sono io in confronto a questo giovane che ha avuto la fortuna di vivere<br />
fianco a fianco con geni simili? E divenire lui stesso un "divino"? Mi gira la<br />
testa al solo pensiero e lui se ne accorge. Mi tocca un braccio ed io sussulto<br />
involontaria<strong>me</strong>nte, tornando con i piedi per terra. Lo fisso attonita, notando<br />
la sua bellezza delicata, i suoi occhi grandi e limpidi, la sua bocca piena e<br />
piccola, i capelli che gli lambiscono le spalle e comprendo il motivo per cui<br />
tutti lo amavano.<br />
-Non è un caso che ti hanno soprannominato "Il divino Raffaello".-<br />
com<strong>me</strong>nto in un sussurro.<br />
-Io ho solo assorbito e riunito in <strong>me</strong> tutti questi pittori che stimo oltremodo e<br />
che ho sempre ritenuto i miei maestri, cercando di <strong>da</strong>re vita ai loro studi.-<br />
-Tu… sei un genio della pittura. I tuoi ritratti sono… pratica<strong>me</strong>nte perfetti.-<br />
-Un artista non considera mai terminata un'opera. Leonardo non considerò<br />
mai terminata la sua Giocon<strong>da</strong>, sebbene io la considerassi perfetta già ai<br />
tempi di Roma.-<br />
-Oh, Roma…-<br />
Per un attimo rimaniamo in silenzio, ognuno perso in reconditi ricordi,<br />
<strong>me</strong>ntre le sue opere continuano a scorrere dinanzi ai miei occhi, catturando<br />
il mio sguardo e il mio cuore.<br />
-Dopo Firenze, sei venuto a Roma.- ricordo.<br />
-Sì, presso papa Giulio II Della Rovere. Ero accompagnato <strong>da</strong> Bramante,<br />
che mi ha introdotto alla corte papale.-<br />
Be', a quanto pare, anche allora an<strong>da</strong>vano di mo<strong>da</strong> le raccoman<strong>da</strong>zioni.<br />
-E qui hai affrescato le Stanze Vaticane.- sospiro rapita.<br />
Mi guar<strong>da</strong> di sottecchi e sorride.<br />
-Sì, nello stesso periodo in cui Michelangelo dipingeva la Cappella Sistina.-<br />
-Mio Dio… Quale spettacolo di mirabile bellezza deve essere stato… Tu in<br />
una stanza e Michelangelo in quella accanto…-<br />
-Non era la prima volta che accadeva un fatto simile: per l'affresco nel<br />
Palazzo Vecchio di Firenze, erano stati chiamati Leonardo e Michelangelo, i<br />
quali dovevano lavorare schiena contro schiena. E tu sai quanto quei due<br />
geni si odiassero.-<br />
-Cosa avei <strong>da</strong>to per poter vivere in quegli anni di risveglio artistico e<br />
culturale!- sospiro rapita.<br />
-Erano tempi duri, non di<strong>me</strong>nticare.- mi rimprovera dolce<strong>me</strong>nte.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 60
-Oh, ma tu parli di Michelangelo e pretendi che io non rimanga incantata <strong>da</strong><br />
un simile personaggio che ha regalato al mondo un capolavoro co<strong>me</strong> la<br />
Cappella Sistina.-<br />
-In effetti ero anch'io un suo estimatore e, per omaggiarlo, l'ho raffigurato<br />
nei panni di Eraclito nella Scuola di Atene.-<br />
-Così co<strong>me</strong> hai raffigurato Leonardo e Bramante.-<br />
-Vero. Personaggi simili, di tale levatura artistica e scientifica, non si<br />
incontrano spesso nella vita.-<br />
-Sacrosante parole. Sei stato il pupillo di Leone X, papa Medici.-<br />
-Sì, è vero. Io e lui la pensavamo uguale in fatto di gusto per l'estetica,<br />
amore per il lusso, la buona cucina e le buone cose che ci dona la vita,<br />
tranne le donne.-<br />
-Già. Tu le amavi <strong>da</strong> morirne, <strong>me</strong>ntre lui preferiva i giovani.-<br />
-Non giudicarlo solo per questo. È stato un papa del suo tempo.-<br />
-Non lo giudico affatto. Anzi: se ritieni che possa avere dei pregiudizi, allora<br />
non mi conosci.-<br />
Mi fissa attenta<strong>me</strong>nte, quasi a son<strong>da</strong>rmi ed io rimango incatenata ai suoi<br />
occhi, un libro aperto per lui. Quando lo vedo piegare le labbra in un sorriso<br />
di accettazione, mormoro:<br />
-Tu hai ri<strong>da</strong>to splendore a Roma e la tua luce si riflette ancor oggi.-<br />
Rimane un attimo in silenzio ed io sbircio il suo profilo delicato,<br />
chiedendomi per quale recondito fine il Signore avesse deciso di riprendersi<br />
la vita di questo giovane che tanto avrebbe potuto <strong>da</strong>re all'umanità.<br />
-Ricordo che quando vidi la Giocon<strong>da</strong>, rimasi pratica<strong>me</strong>nte paralizzato: era<br />
di una bellezza così irreale, sensuale, sfuggente, che ho invidiato la felice<br />
mano del maestro. Non ho fatto nulla di così grandioso, ma solo quello per<br />
cui venivo pagato.-<br />
-Non hai fatto nulla?!- ripeto scan<strong>da</strong>lizzata. -Ma se il papa stesso ti nominò<br />
direttore della Fabbrica di S. Pietro, accanto ai Sangallo!-<br />
Mi guar<strong>da</strong> dritto negli occhi e trattengo il gemito di soggezione di fronte a<br />
un simile pilastro dell'umanità che, oltre a essere eccelso, è gentile, dolce e<br />
modesto, sebbene ignorante nel senso originale della parola. Lo vedo<br />
piegare le labbra in un sorriso e alzare le spalle in<br />
segno di rassegnazione e con tono <strong>me</strong>sto<br />
spiegare:<br />
-Io non avrei saputo maneggiare una spa<strong>da</strong> co<strong>me</strong><br />
Guidobaldo di Montefeltro, co<strong>me</strong> il Carmagnola,<br />
co<strong>me</strong> il Gatta<strong>me</strong>lata o co<strong>me</strong> Giovanni <strong>da</strong>lle Bande<br />
Nere, ma sapevo usare il pennello e mi è parsa la<br />
cosa più naturale del mondo <strong>me</strong>tterlo al servizio<br />
dei potentati.-<br />
-Il pennello al posto della spa<strong>da</strong>… Tu sì che<br />
possiedi un animo nobile. È per questo che noi<br />
<strong>roma</strong>ni ti amiamo e ti abbiamo sepolto nel nostro<br />
Pantheon, degno di riposare al fianco dei nostri<br />
re.-<br />
In quel mo<strong>me</strong>nto <strong>da</strong>vanti ai miei occhi appare la Trasfigurazione, l'ultima<br />
sua opera e un attimo dopo lo vedo alzarsi <strong>da</strong>l letto e allungare la mano,<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 61
co<strong>me</strong> per riprendersi le sue <strong>me</strong>raviglie. I suoi incantevoli dipinti iniziano a<br />
sfumare lenta<strong>me</strong>nte, lasciandomi smarrita, gli occhi mobilissimi in cerca di<br />
quei quadri che hanno segnato un'epoca e mi rendo conto, mio malgrado,<br />
che anche lui se ne sta an<strong>da</strong>ndo, lasciandomi di nuovo sola. Lo vedo che si<br />
china legger<strong>me</strong>nte e mi posa un bacio in fronte, prima di sussurrare:<br />
-Un giorno, forse, farò il tuo ritratto.-<br />
Deglutisco a una simile prospettiva e arrossisco co<strong>me</strong> una scolaretta,<br />
<strong>me</strong>ntre la canicola torna ad assalirmi con il suo pesante carico di umidità. E<br />
<strong>me</strong>ntre sbatto gli occhi, ancora stordita, qualcosa attrae la mia attenzione,<br />
qualcosa che mi lascia con il fiato sospeso e gli occhi spalancati: il pennello<br />
che il "divin pittore" ha lasciato a suo perenne ricordo sul mio comodino.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 62
BEATRICE CENCI<br />
(Roma, 12 febbraio 1577 - Roma, 11 settembre 1599)<br />
Avete mai imparato a sciare? Io ci ho provato quando ero ragazzina e la<br />
cosa mi ha tal<strong>me</strong>nte impressionato che ho preferito scendere con lo slittino<br />
per il resto della vita. È un piacere enor<strong>me</strong> quando sfrecci sulla neve<br />
indurita, quando il gelo ti sferza le gote e il naso fino a renderli rossi co<strong>me</strong><br />
un ubriaco e senti l'adrenalina au<strong>me</strong>ntare con l'au<strong>me</strong>nto della velocità. Lo è<br />
un po' <strong>me</strong>no quando ti imbatti in un punto dove la neve è soffice e lo slittino<br />
ti si inchio<strong>da</strong> e tu sfrecci sopra di lui fino a ruzzolare giù co<strong>me</strong> una palla<br />
impazzita. È un miracolo se non ti rompi nulla e rimani a sedere <strong>me</strong>zzo<br />
intontita prima di scoppiare a ridere per la scena buffa con la quale hai <strong>da</strong>to<br />
spettacolo.<br />
-Beata te che puoi godere delle<br />
gioie della vita.-<br />
Sbatto gli occhi al suono di<br />
quella voce som<strong>me</strong>ssa e<br />
malinconica e mi alzo <strong>da</strong> terra,<br />
sgrullandomi la neve di dosso. La<br />
vedo, accanto a un albero <strong>da</strong>lle<br />
fronde basse, l'abito candido<br />
co<strong>me</strong> la neve e rimango a fissarla<br />
a lungo, rapita <strong>da</strong>lla sua bellezza<br />
che non riesce a nascondere il<br />
dolore. Esito a lungo e chiamo<br />
titubante:<br />
-Beatrice Cenci?-<br />
Annuisce appena e sorride<br />
indicando la propria testa.<br />
-Preferisco non muoverla troppo:<br />
dopo sarei costretta a raccoglierla.<br />
Durante tutti questi secoli,-<br />
com<strong>me</strong>nta in un borbottio, -ancora non sono riuscita a capire co<strong>me</strong> fare per<br />
riattaccarla.-<br />
Rabbrividisco, a dispetto del caldo provocato <strong>da</strong>lle tante discese con lo<br />
slittino e porto istintiva<strong>me</strong>nte una mano alla gola, co<strong>me</strong> a sincerarmi che ci<br />
sia ancora.<br />
-Vuoi vedere?- mi doman<strong>da</strong> e senza attendere risposta si prende la testa<br />
tra le mani e la stacca <strong>da</strong>l collo.<br />
A quella <strong>vista</strong> raccapricciante divento più bianca della neve e un attimo<br />
dopo mi ritrovo di nuovo seduta per terra, gli occhi sgranati per l'orrore. Mi<br />
sembra di vivere un incubo scozzese, dove i fantasmi girano indisturbati nei<br />
<strong>me</strong>andri di castelli antichi e fatiscenti. Tremando appena mi <strong>me</strong>tto in<br />
ginocchio e porto le mani in avanti, a mo' di scudo e supplico:<br />
-Ti prego, ricomponiti.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 63
Lei lo fa ed io rinsanguo visibil<strong>me</strong>nte. Mi rialzo con lentezza, ancora<br />
sconvolta e mormoro:<br />
-Comprendo il tuo stato d'animo e mi spiace per quello che hai passato.-<br />
Sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte ed io ricordo con chiarezza la brutalità e la crudeltà<br />
di suo padre, Francesco Cenci, nobile <strong>roma</strong>no gottoso e rognoso, erede di<br />
una ingente fortuna che lui, con il suo stile di vita, aveva sperperato.<br />
-Già.- mormora, co<strong>me</strong> se mi avesse letto nella <strong>me</strong>nte. -Soldi ereditati <strong>da</strong><br />
suo padre e che è stato costretto a versare co<strong>me</strong> risarci<strong>me</strong>nto alle famiglie<br />
dei giovani <strong>da</strong> lui crudel<strong>me</strong>nte sodomizzati.-<br />
Faccio una smorfia, pensando che gli uomini non cambieranno mai e<br />
domando:<br />
-È per questo che non voleva farti maritare? Per non dover pagare la dote?-<br />
-Esatta<strong>me</strong>nte. I miei stessi fratelli hanno provato più volte a parlare con il<br />
pontefice per spiegargli l'impossibilità di vivere accanto a un mostro simile,<br />
ma il papa, ben conoscendo la situazione, non ha potuto far nulla, se non<br />
esiliare i miei fratelli maggiori.-<br />
-Pertanto, tu e gli altri siete rimasti alla sua <strong>me</strong>rcè.-<br />
China appena la bellissima testa e i lunghi capelli castani le incorniciano<br />
il volto <strong>da</strong>lle guance ancora paffute.<br />
-Io e la mia matrigna, Lucrezia, siamo state rinchiuse nella rocca di Petrella<br />
Liri, in Abruzzo, in modo tale che lui potesse continuare a trattarci con<br />
estrema violenza lontano <strong>da</strong>gli occhi di Roma. I suoi continui soprusi, le sue<br />
svariate sevizie, alla fine mi hanno costretto a chiedere aiuto. Ho scritto<br />
alcune lettere al papa, Cle<strong>me</strong>nte VIII Aldobrandini, per spiegargli in quale<br />
situazione ci trovavamo io e Lucrezia ed ho scritto lettere anche ai miei<br />
fratelli maggiori in esilio, nella speranza che qualcuno venisse a liberarci.-<br />
-Ci sei riuscita?-<br />
-Sì, le lettere sono giunte a destinazione, tuttavia nessuno si è preso la<br />
briga di aiutarci. Le mie erano parole al vento. Auspico che oggi si dia più<br />
credito a una fanciulla che versi nello stato pietoso in cui ho vissuto io.-<br />
-Per certo, oggi le tue lettere non sarebbero cadute nel vuoto.-<br />
Sorride soddisfatta e alza lo sguardo all'albero carico di neve che svetta<br />
alle sue spalle, com<strong>me</strong>ntando lapi<strong>da</strong>ria:<br />
-Allora, la mia morte è servita a qualcosa.-<br />
-Indubbia<strong>me</strong>nte. Le donne <strong>roma</strong>ne hanno guar<strong>da</strong>to a te co<strong>me</strong> a una vittima<br />
e co<strong>me</strong> tale ti hanno onorata nei secoli.-<br />
-È già qualcosa.- risponde con un cenno impercettibile della testa, gli occhi<br />
dolci velati di lacri<strong>me</strong>.<br />
Mi soffermo sul suo turba<strong>me</strong>nto e non riesco a dirle che, in fondo, era<br />
una colpevole che, oggi, avrebbe potuto usufruire delle attenuanti.<br />
-Una di quelle lettere,- riprende a raccontare, -giunse nelle mani di mio<br />
padre ed io venni brutal<strong>me</strong>nte percossa. Ero certa che sarei morta sotto i<br />
suoi colpi, ma ne uscii con un po' di ossa rotte e molte ecchimosi.-<br />
-Tuo padre non an<strong>da</strong>va per il sottile.- com<strong>me</strong>nto aci<strong>da</strong>.<br />
-No. Era un mostro, nel vero senso della parola. E quando, nel 1597, si<br />
trasferì definitiva<strong>me</strong>nte a Petrella, per <strong>me</strong> e Lucrezia fu la fine.-<br />
-È stato allora che hai iniziato a pensare all'omicidio?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 64
A quella parola gli occhi le si illuminano e sembrano prendere fuoco<br />
co<strong>me</strong> tizzoni ardenti, mostrando tutta la voglia di vivere che aveva.<br />
-Già.- sussurra in un sogghigno. -Solo la sua dipartita ci avrebbe liberato<br />
<strong>da</strong>lla sua violenza. Non credi?-<br />
Rimango un attimo in silenzio, ripensando a tutti i processi subiti <strong>da</strong><br />
Francesco per la sua crudeltà e tutte le volte con<strong>da</strong>nnato, e mi domando se,<br />
in questo caso, la vittima non sia giustificata. Ma non sono un leguleio, non<br />
capisco nulla di leggi e mi astengo <strong>da</strong>l rispondere.<br />
-Si dice che tuo padre avesse abusato di te sessual<strong>me</strong>nte.-<br />
-No, non giunse a tanto, per mia fortuna.- risponde nauseata.<br />
-Hai organizzato tu il parricidio?- domando.<br />
-Io, con la connivenza di Lucrezia e dei miei fratelli Giacomo e Bernardo,<br />
con il castellano Olimpio Calvetti e il maniscalco Marzio <strong>da</strong> Fioran.-<br />
-E co<strong>me</strong> avete agito?-<br />
-Be'…-<br />
Esita e si morde le labbra, <strong>me</strong>ntre le guance le si imporporano,<br />
rendendola ancora più bella.<br />
-A dire il vero, i primi due tentativi fallirono.-<br />
-Due tentativi?- ripeto incredula.<br />
-Eravamo un po' maldestri, devo am<strong>me</strong>tterlo. Noi non eravamo avvezzi a far<br />
del male. La prima volta provammo con il veleno e la secon<strong>da</strong> con<br />
un'imboscata, e sono giunta alla conclusione che questi due tentativi an<strong>da</strong>ti<br />
a male fossero un avverti<strong>me</strong>nto divino, un tentativo di dissuadermi <strong>da</strong>l<br />
portare a compi<strong>me</strong>nto l'opera.-<br />
-Ciò nonostante non gli hai <strong>da</strong>to ascolto.- faccio notare con un vago gesto<br />
della mano.<br />
-No, infatti. Ma il terzo riuscì. Mio fratello Giacomo mi procurò l'oppio per<br />
stordirlo e dopo che si fu addor<strong>me</strong>ntato, Marzio gli spezzò le gambe con un<br />
martello, <strong>me</strong>ntre Olimpio lo finì conficcandogli un chiodo alla base del cranio<br />
e uno nel collo.-<br />
Inorridisco alla raccapricciante scena che mi riman<strong>da</strong> la <strong>me</strong>nte e scuoto<br />
la testa, inalando a pieni polmoni il freddo dell'inverno.<br />
-Quindi tentammo di simulare un incidente, facendo credere che fosse<br />
caduto <strong>da</strong>lla balaustra. Quando, due giorni dopo, il corpo fu rinvenuto, seguì<br />
il funerale e il seppelli<strong>me</strong>nto e noi tornammo final<strong>me</strong>nte a Roma.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 65
Il suo racconto freddo e distaccato gareggia con il clima rigido, eppure<br />
non <strong>me</strong> la sento di accusarla; in finale, si è solo difesa con le proprie mani,<br />
visto che nessuno accorreva alle sue invocazioni di aiuto.<br />
-Ma poi si iniziò a sospettare di omicidio.- ricordo.<br />
La vedo chiudere gli occhi e inspirare a fondo, prima di am<strong>me</strong>ttere:<br />
-Sì. Il suo ca<strong>da</strong>vere fu esumato e risultò chiaro che non si trattava di<br />
incidente. E visto che tutta la famiglia lo odiava, i sospetti caddero subito su<br />
noi.-<br />
-Foste imprigionati.-<br />
-Sì, tutti quanti. Olimpio ammise le sue colpe e poco dopo lo uccisero. E lo<br />
stesso Marzio, torturato a morte, confessò prima di morire. Anche i miei<br />
fratelli confessarono. Solo io, all'inizio, mi dissi estranea ai fatti, ma dopo la<br />
tortura della cor<strong>da</strong>, dovetti am<strong>me</strong>ttere la mia colpa.-<br />
-Confessione spontanea, vero?- com<strong>me</strong>nto sarcastica.<br />
-Il papa decise di dover <strong>da</strong>re il buon esempio per cercare di arginare la<br />
violenza che dilagava nell'Urbe.- rispose con disprezzo. -Che ci vuoi fare? A<br />
quei tempi la tortura era tollerata, anzi, la si esigeva. Solo ai nobili era<br />
risparmiata, però per noi il papa fece un'eccezione.- aggiunge con<br />
disprezzo.<br />
-Ci fu un processo che coinvolse e fo<strong>me</strong>ntò tutta Roma…-<br />
-Certo, ma ormai Cle<strong>me</strong>nte VIII aveva deciso che io dovevo essere il monito<br />
per tutti coloro che osavano ribellarsi.-<br />
-So che al patibolo siete an<strong>da</strong>ti in tre: tu, Lucrezia e Giacomo.-<br />
-Sì. Bernardo, che era giovane, fu risparmiato. A noi ci portarono nella<br />
piazza di Castel S. Angelo, in modo che tutta Roma potesse godere dello<br />
spettacolo. Ci furono tagliate le teste con una spa<strong>da</strong>: prima Lucrezia, poi io.<br />
Mio fratello subì anche una tortura atroce durante il tragitto e sul palco<br />
venne squartato.-<br />
Deglutisco e sento che conclude sconsolata:<br />
-Tra la folla c'era pure Caravaggio.-<br />
Rimango attonita e perplessa e guardo quel volto giovane e bello che<br />
emana una dolcezza infinita e mi domando co<strong>me</strong> si è potuto infierire su una<br />
simile creatura che aveva solo voglia di vivere e che le era stata negata<br />
<strong>da</strong>gli eventi. È morta due volte e di questo tutta Roma dovrebbe<br />
rammaricarsi.<br />
-Anche tu sei pronta a con<strong>da</strong>nnarmi?- s'informa studiandomi.<br />
Scuoto la testa e rispondo con fer<strong>me</strong>zza:<br />
-No, assoluta<strong>me</strong>nte. C'è tanta gente al mondo che ha fatto cose peggiori di<br />
te e che vive libera<strong>me</strong>nte.-<br />
-Io so solo ciò che ho fatto io e non mi pento. Tanto,- conclude<br />
amara<strong>me</strong>nte, -se non mi avesse ucciso la mano del boia, mi avrebbe uccisa<br />
mio padre. Per <strong>me</strong>, il finale non sarebbe cambiato.-<br />
-Roma ti ha visto morire con dignità.-<br />
Alza il <strong>me</strong>nto fiera<strong>me</strong>nte e mi fissa a lungo, prima di mormorare:<br />
-Anche una giovane co<strong>me</strong> <strong>me</strong> poteva mostrare co<strong>me</strong> si muore. Avevo<br />
ventidue anni e per <strong>me</strong> abbandonare questa valle di lacri<strong>me</strong> ha solo<br />
significato iniziare a vivere.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 66
Esito dinanzi a questo com<strong>me</strong>nto, ma poi comprendo e sorrido<br />
annuendo. La vedo farmi un inchino di complicità e le rispondo goffa<strong>me</strong>nte,<br />
scatenando la sua ilarità. Rimango incantata dinanzi alla sua gioia e rido<br />
anch'io con lei, fino a quando la mia attenzione è catturata <strong>da</strong> uno scoiattolo<br />
che si affaccia <strong>da</strong> un ramo imbiancato <strong>da</strong>lla neve. Lo guardo per un attimo,<br />
quindi torno a posare gli occhi su di lei, ma non la distinguo più e la neve<br />
candi<strong>da</strong> torna a predominare, purificatrice e silenziosa testimone.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 67
IL LEGIONARIO<br />
Cammino sotto il sole infuocato del deserto, arranco con la gola riarsa e<br />
sento la <strong>me</strong>nte che inizia a vacillare, facile pre<strong>da</strong> dei <strong>da</strong>rdi mortali di Helio.<br />
All'orizzonte, bagnato per effetto del riverbero, intravedo una palma<br />
ondeggiante, al<strong>me</strong>no credo sia una palma, e già pregusto la sorsata<br />
d'acqua che può salvarmi la vita, quando, in un barlu<strong>me</strong> di lucidità, mi<br />
accorgo che la supposta palma si muove, mi si avvicina a passo addirittura<br />
sostenuto. Restringo gli occhi e porto la mano a visiera e lenta<strong>me</strong>nte<br />
l'immagine prende forma, una forma umana più che vegetale. Il sole<br />
risplende su un'armatura a placche d'acciaio, su un elmo ston<strong>da</strong>to e su uno<br />
scudo con fregi gialli e rossi. Il gonnellino è rosso, le calighe marroni e la<br />
cuspide della lancia risplende incutendomi un timore reverenziale.<br />
Mi fermo, priva di forze, il fiato corto e il mio sguardo si posa sul<br />
minaccioso gladio che sporge al fianco dell'uomo e che mi abbaglia<br />
all'improvviso.<br />
Con estrema tranquillità, co<strong>me</strong> se il caldo non lo sfiorasse neppure,<br />
appena arriva vicinissimo mi assesta una cordiale pacca sulla spalla ed io<br />
cado a peso morto sulla sabbia sottile del deserto.<br />
-Ehi!- esclama aiutandomi a tornare in piedi. -Non immaginavo fossi così…<br />
gracilina.-<br />
Mi pulisco <strong>da</strong>lla sabbia, sputo un po' di granelli, sbatto gli occhi e<br />
sospiro.<br />
-Ma chi diavolo sei? E co<strong>me</strong> ti viene in <strong>me</strong>nte, poi, di abbattermi così?-<br />
-Aho, e mica è colpa mia se<br />
sei fatta di gelatina.- ribatte<br />
quasi offeso. -Io volevo solo<br />
essere gentile, scambiare un<br />
saluto. Non si incontra molta<br />
gente nei paraggi.<br />
Comunque, io sono Caio,<br />
uno dei legionari del grande<br />
Giulio Cesare.- si presenta<br />
raddrizzando le spalle.<br />
Per una frazione di<br />
secondo rimango senza parole, quindi, cercando vana<strong>me</strong>nte di pararmi <strong>da</strong>l<br />
sole accecante, borbotto:<br />
-Ecco. Dovevo immaginarlo. Siete tutti così gentili voi legionari?-<br />
Sorride e si toglie l'elmo, <strong>me</strong>ttendo<strong>me</strong>lo in testa e studiando la mia<br />
espressione titubante.<br />
-Questo ti riparerà.- mormora conciliante.<br />
Avverto la pesantezza dell'acciaio sulla testa, ma non riesco a replicare,<br />
troppo sfinita e prossima al collasso. È incredibile, eppure quell'elmo offre<br />
un'ottima visuale e lascia scoperte le orecchie, nonostante i guanciali che<br />
riparano i lati del volto.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 68
-È per ascoltare bene gli ordini in battaglia.- spiega.<br />
Lo vedo prendere una borraccia che porta in spalla insie<strong>me</strong> ad altre cose<br />
e <strong>me</strong> la offre per dissetarmi. La prendo con avidità e ne tracanno un lungo<br />
sorso, sentendomi subito <strong>me</strong>glio.<br />
-Mi sembra giusto. Ma quanto pesa quest'armatura?- domando porgendo la<br />
borraccia che, nel frattempo, si è miracolosa<strong>me</strong>nte riempita di nuovo di<br />
acqua.<br />
-Suppongo quindici, venti chili. Ma noi legionari siamo addestrati a marciare<br />
con questo peso addosso, pertanto non lo avvertiamo più. Ti basti sapere<br />
che, seguendo il nostro generale, abbiamo coperto duecento chilo<strong>me</strong>tri in<br />
soli tre giorni. A piedi, ovvia<strong>me</strong>nte.-<br />
Il suo orgoglio è tangibile e gli<br />
occhi gli brillano di fierezza ed io mi<br />
sento vera<strong>me</strong>nte di gelatina dinanzi a<br />
lui.<br />
-Le legioni hanno reso grande Roma.-<br />
ram<strong>me</strong>nto, sbirciando la scritta<br />
"Legio" sullo scudo e il nu<strong>me</strong>ro di<br />
appartenenza.<br />
Annuisce e porta le mani sui<br />
fianchi, inspirando a fondo.<br />
-Agli inizi la legione era composta <strong>da</strong><br />
6000 uomini che prestavano servizio solo in caso di guerra. In seguito, con<br />
l'espandersi del territorio, ci siamo <strong>da</strong>ti un ordina<strong>me</strong>nto e il servizio non si<br />
prestava più saltuaria<strong>me</strong>nte.-<br />
-Questo, però, non è stato sufficiente quando i Celti hanno invaso l'Urbe,<br />
nel 390 a.C.-<br />
-È vero.- am<strong>me</strong>tte riluttante. -In quell'occasione i biondi barbari del nord ci<br />
hanno sopraffatto e noi legionari abbiamo dovuto rivedere la nostra tattica.<br />
Qualcosa, ovvia<strong>me</strong>nte, non an<strong>da</strong>va.-<br />
-Ossia?- domando curiosa.<br />
-Be', innanzi tutto il servizio di leva non poteva essere più a carattere<br />
facoltativo, bensì doveva divenire obbligatorio per tutti; di conseguenza, una<br />
volta arruolati, affrontare un faticosissimo ed estenuante addestra<strong>me</strong>nto che<br />
durava quattro <strong>me</strong>si, dove facevamo marce forzate con tutta l'armatura<br />
addosso. Di pari passo l'addestra<strong>me</strong>nto con il gladio.- e tira fuori questa<br />
spa<strong>da</strong> corta e larga che incute paura.<br />
-Sembra un grosso pugnale.- noto deglutendo.<br />
-E quasi lo era. Venivamo addestrati per colpire di punta, diritto allo<br />
stomaco dell'avversario, la parte più molle e priva di protezioni. Sotto il<br />
nostro assalto nessuno resisteva.- ammicca arricciando il naso.<br />
-Posso benissimo immaginarlo. Siete diventati l'esercito più temuto<br />
dell'antichità, il più efferato, ma anche il più disciplinato.-<br />
-Già.- sogghigna, mostrando una fila di denti bianchi. -L'astinenza forzata<br />
prima della battaglia aveva il potere di renderti più crudele contro il nemico.<br />
La legione, nel periodo di massimo splendore, era composta <strong>da</strong> 4800<br />
sol<strong>da</strong>ti, suddivisi in 10 coorti di 480 uomini e questi suddivisi in 6 centurie di<br />
80 uomini. I centurioni erano coloro che, alla fine, coman<strong>da</strong>vano, essendo i<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 69
più vicini ai sol<strong>da</strong>ti; un po' co<strong>me</strong> succede alle basi di un esercito moderno.<br />
Non an<strong>da</strong>vano mai in pensione e terminavano la loro vita facendo carriera<br />
militare. Ho conosciuto centurioni che combattevano pur essendo<br />
ottuagenari.-<br />
Trattengo un sorriso divertito, immaginando un attempato vecchietto con<br />
i radi capelli bianchi che ancora urla ordini ai suoi uomini. Ma, a parte<br />
questo, Caio ha ragione.<br />
-Vedervi schierati doveva apparire terrificante per il nemico.-<br />
Mi si avvicina con aria complice e sussurra:<br />
-Se pensi che ogni legione possedeva anche 300 cavalieri…-<br />
Provo solo a immaginare un esercito di decine di legioni, schierato<br />
dinanzi a un nemico più caotico e roboante che addestrato e disciplinato e<br />
rabbrividisco.<br />
-Le battaglie sostenute <strong>da</strong>i legionari erano sanguinose.- ricordo.<br />
-Sì, è vero. Ma noi <strong>roma</strong>ni, a differenza dei barbari e dei Cartaginesi,<br />
potevamo per<strong>me</strong>tterci il lusso di perdere anche 50.000 uomini al giorno,<br />
perché il giorno dopo erano comunque rimpiazzati. La legione era sempre<br />
pingue.- com<strong>me</strong>nta con un sorriso di superiorità.<br />
Inorridisco al pensiero e riesco a credere, a quel punto, alle parole di<br />
Giulio Cesare, quando disse che la guerra contro i Galli era costata due<br />
milioni di morti.<br />
-A proposito di Cartagine…- inizio<br />
con brutto cipiglio. -L'avete rasa<br />
al suolo con una violenza<br />
inaudita.-<br />
Sbuffa e sposta il peso <strong>da</strong> un<br />
piede all'alto ed io mi soffermo<br />
sulle calighe, inarcando le<br />
sopracciglia: co<strong>me</strong> diavolo<br />
facevano a combattere con<br />
quelle cose addosso?<br />
Apparente<strong>me</strong>nte sembrano così<br />
delicate…<br />
-Tre sanguinose guerre puniche, durate decenni e costate molte vite… Sì,<br />
avevamo timore di Cartagine e non ci abbiamo pensato due volte, quando<br />
ne abbiamo avuto l'occasione, a raderla al suolo. Ma noi,- aggiunge<br />
scurendosi in volto, -non eravamo spietati solo contro i nostri nemici; anche<br />
con noi stessi.-<br />
-Ossia?-<br />
-Mai sentito parlare della decimazione?-<br />
-Be', sì, quando il vincitore decima il nemico…-<br />
-No, no.- mi interrompe con un gesto secco della mano. -La vera<br />
decimazione significa prendere un uomo su dieci e passarlo per le armi. I<br />
nostri uomini.-<br />
Sgrano gli occhi inorridita e chiedo:<br />
-E perché mai?-<br />
Fa una smorfia e si avvicina per osservarmi bene.<br />
-Sei mai stata sotto le armi?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 70
-No.-<br />
-Allora è tutto chiaro.- com<strong>me</strong>nta quasi con disgusto.<br />
-Chiaro cosa?- insisto.<br />
Si gratta il <strong>me</strong>nto sbarbato e mi accorgo che, a dispetto delle apparenze,<br />
è molto giovane e mi sovviene anche il perché: l'età <strong>me</strong>dia, all'epoca, era di<br />
venticinque anni. Pertanto, co<strong>me</strong> si entrava nella pubertà, si veniva subito<br />
arruolati per un periodo non inferiore agli otto anni.<br />
-Chiunque si dimostrava co<strong>da</strong>rdo in battaglia, era causa della decimazione<br />
del proprio reparto.-<br />
-Oh, mio Dio!- sussurro inorridita. -Non era più logico colpire il pusillani<strong>me</strong>?-<br />
-Occorre disciplina.- replica perentorio,<br />
<strong>da</strong> buon legionario. -Non mi <strong>me</strong>raviglia<br />
che tu sia stata renitente alla leva.-<br />
-Io non sono stata…-<br />
Scuoto la testa, sorvolando<br />
sull'insinuazione e lui continua, co<strong>me</strong> se<br />
non fosse stato neppure interrotto:<br />
-Se ero consapevole di poter causare la<br />
morte dei miei compagni, preferivo<br />
superare la paura e morire in battaglia.<br />
Tu sopravvivresti con un fardello<br />
simile?-<br />
-Assoluta<strong>me</strong>nte. Ora mi spiego perché le legioni <strong>roma</strong>ne erano temute in<br />
tutto il mondo-<br />
-Già. Il nostro arrivo era sinonimo di morte e distruzione. Io ero e sono<br />
tuttora fiero di essere un legionario di Cesare.- dice portando il braccio<br />
piegato all'altezza del petto, in modo che il pugno arrivi al cuore.<br />
-Be',- rispondo sorridendo, -in qualche modo, anche noi siamo legionari,<br />
legionari di una Roma diversa.-<br />
-Quale Roma?- grugnisce e la sua irruenza quasi mi spaventa. -Di Roma ce<br />
n'è una sola.- puntualizza con occhi che scintillano.<br />
-Non esatta<strong>me</strong>nte…-<br />
-Sai cosa vuol dire "Legionario"?- incalza, provando a incutermi soggezione.<br />
-Am<strong>me</strong>tto di essere molto ignorante.- rispondo con un sorriso accattivante.<br />
-Nel nostro latino, la nostra bellissima lingua, significa "raccogliere in armi".<br />
Anche voi vi raccogliete in armi?-<br />
Il mio sorriso si illumina maggior<strong>me</strong>nte, pensando ai colori dello stadio e<br />
rispondo:<br />
-Non proprio.-<br />
-E allora, cara mia, di legionari esistiamo solo noi, la vera macchina <strong>da</strong><br />
guerra di Roma.-<br />
Lo vedo alzare il <strong>me</strong>nto con fierezza e comprendo che non può capire<br />
quello che intendo io e lascio cadere il discorso, un attimo prima di sentire<br />
un tuono rombare sopra la mia testa. Alzo gli occhi al cielo e vedo un<br />
gruppo di nubi nere che arrivano con il loro pesante carico di pioggia e<br />
sorrido, rincuorandomi non poco. Quando la pioggia scende, mi accorgo<br />
che l'uomo non c'è più, svanito co<strong>me</strong> un miraggio, ma in testa porto ancora<br />
il suo brillante elmo d'acciaio e un sorriso mi piega le labbra.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 71
LUCREZIA BORGIA<br />
(Subiaco, 18 aprile 1480 - Ferrara, 24 giugno 1519)<br />
Mi aggiro in silenzio nelle stanze dei Musei Vaticani, mirando incantata<br />
le opere d'arte in esse contenute, instancabile e insaziabile dinanzi ai dipinti<br />
di Raffaello, insignificante sotto la volta della Sistina, stupefatta nel fissare<br />
le mummie egizie, fin quando entro nella Torre Borgia, fatta costruire <strong>da</strong><br />
papa Alessandro VI e mi addentro nelle sale affrescate<br />
<strong>da</strong> Bernardino Betti, il Pinturicchio, soffermandomi sui<br />
volti dove il pittore ha ritratto i componenti della famiglia<br />
Borgia. I dipinti sono così belli che rapiscono lo sguardo e<br />
quasi mi pare impossibile che quelle figure così<br />
candi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte ritratte possano essere i crudeli<br />
personaggi che la Storia ci ha traman<strong>da</strong>to. O, al<strong>me</strong>no,<br />
una parte della Storia. Chiudo gli occhi e un attimo dopo<br />
vedo la santa Caterina che, quasi per magia, si stacca<br />
<strong>da</strong>ll'affresco e rimane sospesa a <strong>me</strong>zz'aria, fluttuando lieve, simile a un<br />
sogno. Ci risiamo, penso sgranando gli occhi e fissando la figura <strong>da</strong>vanti a<br />
<strong>me</strong> che, sorridendo affabile, esordisce:<br />
-Lo vuoi proprio sapere?-<br />
Rimango mio malgrado incantata e mi accorgo che la gente che affolla la<br />
sala non si rende conto di noi, non ci guar<strong>da</strong> neppure, co<strong>me</strong> se fossimo due<br />
creature invisibili. Lei, Lucrezia adolescente, presa a modello <strong>da</strong>l<br />
Pinturicchio per interpretare la santa, mi sorride e alza il braccio per<br />
mostrarmi i suoi familiari.<br />
-Mio padre, Rodrigo Borgia, eletto papa con il no<strong>me</strong> di Alessandro VI, era<br />
un uomo buono, parco, gaudente, sostenuto <strong>da</strong>lla ferrea Fede che aveva<br />
nel Cristo, a dispetto di tutti coloro che lo hanno soprannominato<br />
l'Anticristo.-<br />
-In effetti, si concedeva tal<strong>me</strong>nte tanta licenza che quando era ancora un<br />
giovane vescovo si è beccato un rimprovero <strong>da</strong>ll'allora papa Pio II<br />
Piccolomini.-<br />
Lei annuisce e ribatte candi<strong>da</strong><strong>me</strong>nte:<br />
-Era moralità del tempo. Non esisteva uomo di Fede che non fornicasse.-<br />
-Alla stregua di tuo fratello?- domando insinuante.<br />
La vedo scurirsi in volto per una frazione di secondo, quindi recuperare<br />
la regalità conseguita per ricoprire il ruolo primario di principessa del<br />
Vaticano.<br />
-Mio fratello Cesare era un cardinale allegro, modesto, pieno di vita e i<br />
contemporanei possono sottoscrivere.-<br />
-Era il fratello maggiore, vero?-<br />
-Maggiore se parli dei figli che mio padre ha avuto <strong>da</strong> Vannozza Cattanei:<br />
ne ha avuti altri in precedenza <strong>da</strong> altre donne. Ma sì, Cesare era il<br />
maggiore, poi venivamo Juan, io e infine Jofre. Quattro, e mio padre ci ha<br />
amato tutti, in particolare Juan, destinato alla carriera militare.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 72
Vedo i suoi occhi brillare <strong>me</strong>ntre parla della sua famiglia e comprendo<br />
che il loro sangue valenzano li ha legati indissolubil<strong>me</strong>nte.<br />
-So che ti sei sposata a tredici anni.- ram<strong>me</strong>nto, provando a toccare un<br />
visitatore per assicurarmi di essere <strong>vista</strong>, ma costui non mi sente neppure.<br />
-Sì, con Giovanni Sforza, conte di Pesaro e nipote del Moro. Ma era un<br />
matrimonio destinato a naufragare per correre dietro ai venti politici.-<br />
com<strong>me</strong>nta scuotendo la bellissima testa <strong>da</strong>i lunghi capelli biondi. -Puoi<br />
immaginare cosa significa essere costretta a sciogliere un matrimonio in<br />
quell'epoca? Mio padre e mio fratello erano tal<strong>me</strong>nte sicuri del fatto loro che<br />
non si sono mai curati dell'infamia che mi gettavano addosso.-<br />
-Co<strong>me</strong> un marchio a fuoco.-<br />
-Proprio così. Quando Giovanni non è stato più utile, mio padre e Cesare si<br />
sono guar<strong>da</strong>ti intorno per cercarmi un altro degno marito che a loro potesse<br />
aprire le porte di altre proficue alleanze. A <strong>me</strong> non era concesso ribellarmi.<br />
Co<strong>me</strong> non mi è stato concesso piangere la morte di mio fratello Juan.-<br />
Sento la sua voce incrinarsi al penoso ricordo e posso solo immaginare il<br />
dolore <strong>da</strong> lei provato.<br />
-Se non ram<strong>me</strong>nto male,- mormoro facendo un vago gesto con la mano, -fu<br />
ritrovato accoltellato nel Tevere, nello stesso periodo in cui eri costretta a<br />
divorziare.-<br />
Lei china appena la bion<strong>da</strong> testa e sospira <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte.<br />
-Fu un mo<strong>me</strong>nto terribile per <strong>me</strong> e per tutto il mondo cristiano. Il fatto poi di<br />
non aver mai saputo chi avesse osato uccidere il figlio prediletto del papa,<br />
lasciò tutti con l'amaro in bocca.-<br />
-Si sussurrò che fosse stato Jofre, tuo fratello più piccolo, perché Juan era<br />
l'amante di sua moglie.-<br />
-Sciocchezze.- taglia corto con decisione, alzando il <strong>me</strong>nto co<strong>me</strong> una<br />
regina. -Noi Borgia siamo stati a lungo infamati <strong>da</strong> parole che hanno<br />
scavalcato i secoli, proferite <strong>da</strong> persone che ci hanno sempre odiato. Era<br />
vero che Juan fosse l'amante di sua moglie, ma Jofre non ha mai ucciso<br />
nessuno. Si disse pure che fosse stato Cesare, ma neppure lui avrebbe mai<br />
alzato la mano su un congiunto.-<br />
-E chi fu a ucciderlo?- domando incuriosita. -La Storia non ha mai svelato<br />
l'arcano.-<br />
-Fai la doman<strong>da</strong> alla persona sbagliata: io ero chiusa in convento in quel<br />
periodo, in attesa del divorzio e pronta a impalmare il secondo marito, il<br />
duca di Bisceglie.-<br />
-Per certo, qualcuno che conosceva bene le sue abitudini lo ha colpito e poi<br />
si è ritirato nel buio.- in<strong>da</strong>go pensierosa.<br />
-Sì, e quello che so per certo è che mio padre incolpò gli Orsini, senza, per<br />
altro, averne mai le prove.-<br />
-La scomparsa di tuo fratello fu la causa dello spoglia<strong>me</strong>nto di Cesare.-<br />
-Ovvio. La nostra famiglia aveva bisogno di un uomo d'ar<strong>me</strong> più che di un<br />
uomo di Chiesa e Cesare scese in campo.-<br />
-Una morte quanto mai provvidenziale per l'ambizione del Valentino.- faccio<br />
notare.<br />
Lei mi fissa <strong>da</strong>ll'alto in basso, con il distacco dell'essere superiore e<br />
ribatte:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 73
-Cosa ne sai tu? La gente dice che uccise il fratello per diventare<br />
condottiero; io sostengo che fu<br />
costretto a divenire condottiero<br />
perché gli avevano ucciso il<br />
fratello.-<br />
Con un cenno della testa le<br />
concedo il beneficio del dubbio<br />
e insinuo:<br />
-Si dice pure che tu abbia<br />
avvelenato i tuoi mariti.-<br />
Si <strong>me</strong>tte a ridere di cuore,<br />
portando una mano alla bocca<br />
ed io rimango incantata dinanzi<br />
alla sua bellezza e ai suoi modi<br />
gentili, <strong>da</strong> sempre decantati <strong>da</strong>i<br />
poeti e <strong>da</strong>lle persone a lei<br />
vicine.<br />
-Io non ho mai avvelenato<br />
nessuno. Amavo tal<strong>me</strong>nte<br />
tanto il mio secondo marito che<br />
quando Cesare <strong>me</strong> lo ha<br />
ucciso per potermi rendere<br />
vedova e donarmi agli Este, sono quasi impazzita <strong>da</strong>l dolore.-<br />
-Vuoi dire che, nonostante il matrimonio politico, eri innamorata di Alfonso<br />
d'Aragona?-<br />
Lei socchiude i bellissimi occhi a mandorla e sospira.<br />
-Chi non l'avrebbe amato? Era giovane, bello e gentile ed ho pregato per<br />
avere una lunga vita insie<strong>me</strong> a lui. A quanto pare,- aggiunge con tono<br />
struggente, -ho pregato la persona sbagliata.-<br />
Vedo una piccola goccia di rugia<strong>da</strong> bagnare le sue ciglia e com<strong>me</strong>nto:<br />
-Allora ricusi l'accusa di avvelenatrice.-<br />
-Così co<strong>me</strong> ricuso tante altre calunnie gettate sul nostro no<strong>me</strong>.-<br />
-Eppure la gente ci crede.- faccio notare inarcando le sopracciglia.<br />
Lei abbozza un sorriso e volge il chiaro sguardo oltre la finestra,<br />
perdendosi in ricordi lontani. Io ne approfitto per provare a toccarla, per<br />
vedere se è reale o se è il frutto della mia fantasia e lei mi lascia fare,<br />
condiscendente e intima<strong>me</strong>nte divertita. Con timidezza le sfioro la manica a<br />
sbuffo e sento sotto i polpastrelli la vellutata morbidezza del broccato e le<br />
coste in rilievo ricamate con fili d'oro. L'emozione quasi mi stronca e alzo lo<br />
sguardo per guar<strong>da</strong>rla, bellissima e delicata, eterea ed evanescente.<br />
-Mio padre fu troppo buono nel concedere che il popolo, e chi lo sobillava,<br />
sparlasse di lui e lo rendesse ridicolo; Cesare, al contrario, puniva persino i<br />
pensieri.-<br />
Esito dinanzi alla sua espressione assorta, co<strong>me</strong> rapita <strong>da</strong> un vago<br />
senso di voluttà e solo dopo un po' le ram<strong>me</strong>nto:<br />
-Si dice che tuo fratello fosse un mostro.-<br />
Lei mi fissa e d'istinto allunga la mano per scansare una ciocca di capelli<br />
che mi era caduta sugli occhi ed io arrossisco co<strong>me</strong> una scolaretta.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 74
-No, non lo era. Era determinato e ispirato <strong>da</strong> un alto ideale: quello di unire<br />
un'Italia lacerata <strong>da</strong> guerre intestine; e per portare a termine i suoi progetti<br />
non si è fermato dinanzi a nulla. Basti dire che mi ha fatto sposare Alfonso<br />
d'Este, recalcitrante e inviperito contro la mia persona perché credeva a<br />
tutte le malelingue che correvano sulla mia famiglia.-<br />
-Ma poi ha finito con l'amarti.-<br />
China appena la testa e annuisce.<br />
-Sì, si è ricreduto, co<strong>me</strong> tutti, del resto. Ha pianto moltissimo la mia<br />
dipartita.-<br />
Colgo quel com<strong>me</strong>nto per mormorare insinuante:<br />
-Si dice che alla morte del Valentino, il tuo pianto straziante somigliasse a<br />
quello di una donna innamorata.-<br />
Lei si gira a guar<strong>da</strong>rmi, raddrizza le spalle e i suoi occhi grigi brillano<br />
co<strong>me</strong> diamanti.<br />
-Cesare era l'uomo più seducente e bello del suo tempo.<br />
Nessuno poteva avvicinarlo senza cadere nel<br />
magnetismo del suo fascino. Persino i suoi condottieri,<br />
quando hanno provato a ribellarsi al suo straripante<br />
potere, gli sono caduti tra le mani appena li ha richiamati.<br />
Era impossibile resistergli. Tutti, prima o poi, si<br />
scornavano contro i suoi modi affabili, il suo timbro di<br />
voce dolce e som<strong>me</strong>sso, la sua forza fisica che amava<br />
<strong>me</strong>ttere in mostra; prova a chiedere al suo fido Michelotto: si è lasciato<br />
torturare pur di non rivelare i suoi segreti. Cesare era una forza della natura<br />
e nessuno poteva o riusciva a resistergli.-<br />
-Eppure ti ha ammazzato il marito.- le ricordo.<br />
Lei esita, si tocca la fronte con la mano e sospira, co<strong>me</strong> riportata indietro<br />
di secoli, a un periodo buio della sua vita, il periodo indi<strong>me</strong>nticabile di<br />
Roma.<br />
-Per un po' l'ho odiato, è vero.- am<strong>me</strong>tte riluttante. -Ma era impossibile<br />
odiare a lungo il Valentino: era il mio fratello preferito.- aggiunge con<br />
insinuante dolcezza e con sguardo che non ha bisogno di altre parole.<br />
Questa volta chino io la testa, accettando la sua <strong>me</strong>zza risposta e<br />
m'informo:<br />
-Co<strong>me</strong> ti sei trovata lontana <strong>da</strong> Roma?-<br />
Sospira malinconica e chiude un attimo i suoi magnifici occhi, quindi<br />
risponde:<br />
-Roma… Roma era tutto per <strong>me</strong>: era il bene ed era il male, era la felicità ed<br />
era il dolore, era la gioventù ed era l'irresponsabilità. Io ho amato oltremodo<br />
Roma e quando l'ho lasciata, costretta a trasferirmi a Ferrara, ho pianto a<br />
lungo. Tu hai mai lasciato l'Urbe?- in<strong>da</strong>ga fissandomi dritto negli occhi.<br />
-Solo il tempo stretta<strong>me</strong>nte necessario per an<strong>da</strong>re in vacanza.- am<strong>me</strong>tto<br />
sorridendo.<br />
-Io l'ho lasciata per sempre e quel vuoto non si è mai colmato.-<br />
-Ma a Ferrara,- ribatto, -alla fine ti sei trovata bene; tuo marito, <strong>da</strong> prima<br />
riluttante, alla fine ti ha amato tenera<strong>me</strong>nte ed ha pianto la tua morte, così<br />
co<strong>me</strong> i ferraresi. Sei rimasta nei loro cuori.-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 75
-Sì, è vero, tuttavia ho dovuto faticare non poco per sopire i malanimi. Ero<br />
<strong>vista</strong> co<strong>me</strong> una strega, co<strong>me</strong> una donna dissoluta e <strong>da</strong>i facili costumi. Nulla<br />
di tutto ciò, anche se a tutt’oggi lo si crede.<br />
Pensa un po',- aggiunge con aria birichina, -<br />
quando sono morta, di parto, hanno<br />
final<strong>me</strong>nte scoperto che portavo il cilicio.<br />
No,- conclude con un sorriso dolce, -non<br />
sono mai stata il mostro che mi si dipinge,<br />
tanto <strong>me</strong>no lo è stato Cesare. La nostra<br />
unica colpa, semmai, è stata quella di<br />
essere una famiglia di umili origini che vanta<br />
due papi e che ha travolto nomi altisonanti<br />
co<strong>me</strong> gli Orsini, i Colonna, i Savelli, gli Aragona, gli Sforza, i Malatesta, i<br />
Baglioni e tanti altri. Di nemici ne abbiamo avuti molti, a partire <strong>da</strong>l re di<br />
Francia ai reali Cattolici di Spagna, ma abbiamo avuto anche tanti<br />
ammiratori, quali il Machiavelli, Leonardo <strong>da</strong> Vinci, il Bramante, il Bembo, il<br />
Sangallo, i Medici e, soprattutto, il popolo.-<br />
-Non è poco.-<br />
-No, non è poco.-<br />
Ci guardiamo per un lungo attimo, con la connivenza di due donne che si<br />
conoscono <strong>da</strong> una intera esistenza e la vedo sorridere un attimo prima di<br />
sfiorarmi la fronte con un bacio materno. Rimango esterrefatta, rapita <strong>da</strong>l<br />
suo fascino malinconico e un nodo mi chiude la gola quando riprende il suo<br />
posto nel dipinto, immobile dinanzi alla figura di suo fratello Cesare.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 76
CRISTINA DI SVEZIA<br />
(Stoccolma, 18 dicembre 1626 - Roma, 19 aprile 1689)<br />
Il freddo a Roma, quando decide di farlo sul serio, è insopportabile. Ma<br />
non a causa delle basse temperature, bensì per l'umidità che ti si insinua<br />
nell'epidermide, supera lo strato di grasso, trapassa i muscoli e si impianta<br />
nelle ossa provocandoti perenni brividi. Il freddo che si percepisce è di gran<br />
lunga superiore a quello indicato <strong>da</strong>l termo<strong>me</strong>tro, così co<strong>me</strong>, in estate, la<br />
calura è maggiore di quanto stabilito <strong>da</strong>l <strong>me</strong>rcurio dentro la colonnina.<br />
Noi <strong>roma</strong>ni siamo vessati <strong>da</strong>l clima umido e solo chi è avvezzo a rigidità<br />
maggiori può ridere dei nostri<br />
brividi. Proprio co<strong>me</strong> il sorriso<br />
beffardo che vedo spuntare su<br />
questa creatura apparsa<br />
all'improvviso, annunciata <strong>da</strong> un<br />
lieve tintinnare di campanellini<br />
attaccati a una slitta trainata <strong>da</strong><br />
magnifici cavalli bar<strong>da</strong>ti. Una<br />
slitta in piena Roma?<br />
Rabbrividisco involontaria<strong>me</strong>nte<br />
e mi stringo nel cappotto,<br />
fissando questa figura esile,<br />
ancora giovane, un tantino<br />
bruttina, con i capelli acconciati<br />
in lunghi boccoli che<br />
fuoriescono <strong>da</strong> una cuffia<br />
ingemmata. Mio Dio, penso<br />
attonita, ma costei è la famosa<br />
regina Cristina di Svezia, la<br />
quale abdicò a favore di suo<br />
cugino per venire a stabilirsi in<br />
pianta stabile a Roma! Una<br />
regina testar<strong>da</strong>, avi<strong>da</strong> di sapere, munifica; in realtà intenta a ricercare se<br />
stessa co<strong>me</strong> donna, perché tale non si sentiva e per tutta la vita tentò<br />
inutil<strong>me</strong>nte di apparire la donna che la natura le aveva negato di essere.<br />
-Tu…- balbetto e non per il freddo, -sei la figlia di Gustavo Adolfo, il re<br />
guerriero protestante che ha dominato durante la guerra dei trent'anni.-<br />
Sogghigna co<strong>me</strong> un maschiaccio e appare ancor più bruttina di quello<br />
che è.<br />
-Sì, e aggiungerei che mi ha lasciato orfana all'età di sei anni pensando che<br />
era dovere di re morire su un campo di battaglia piuttosto che pensare alla<br />
figlia.- risponde con malcelato sarcasmo.<br />
-Ma ti ha lasciato con tua madre, una principessa Hohenzollern di Prussia.-<br />
Fa uno scatto con la testa, risoluta, e la slitta <strong>da</strong> dove è scesa svanisce<br />
così co<strong>me</strong> era apparsa, in un tintinnare dolce di campanellini.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 77
-Faresti <strong>me</strong>glio a dire che mi ha lasciato nelle mani del solerte e devoto<br />
cancelliere Axel Oxenstierna. È stato lui il mio reggente fino al compi<strong>me</strong>nto<br />
dei miei diciotto anni. Mia madre, <strong>da</strong> ferrea prussiana, mi rinfacciava<br />
sempre di essere nata donna ed io, per non deluderla, mi comportavo <strong>da</strong><br />
quel maschio che tutti avevano sperato che io fossi quando sono venuta<br />
alla luce.-<br />
Percepisco nuova<strong>me</strong>nte un sottile sarcasmo nel suo tono e domando:<br />
-Per questo ti sei rivolta all'ambasciatore inglese dicendo che la tua<br />
<strong>da</strong>migella era la tua compagna di letto?-<br />
-E lo era!- ribatte alzando fiera<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto. -Ho sempre odiato gli uomini,<br />
benché ne cercassi la compagnia, sebbene il rapporto intimo con loro mi<br />
abbia sempre disgustato. Co<strong>me</strong> si può solo pensare di rotolarsi in un letto<br />
con questi esseri rozzi e privi di attrattive?-<br />
Rimango attonita, in silenzio, impreparata a quell'ammissione senza peli<br />
sulla lingua e deduco in un sussurro:<br />
-Amavi le donne…-<br />
-Ovvio.- risponde co<strong>me</strong> se fosse la cosa più naturale del mondo. -Mi si è<br />
sempre chiesto e coman<strong>da</strong>to di comportarmi <strong>da</strong> uomo ed io così ho fatto, in<br />
tutto e per tutto. Ti dirò,- aggiunge insinuante, -la cosa mi allettava non<br />
poco.-<br />
La osservo di sottecchi e, tutto sommato, un po' mascolina lo è. Le<br />
mancano la grazia di una donna, l'eleganza, il porta<strong>me</strong>nto e la dizione,<br />
<strong>me</strong>ntre abbon<strong>da</strong>no e trasu<strong>da</strong>no la sfrontatezza, l'aggressività e la<br />
risolutezza tipica degli uomini. Tutto sommato, questa giovane regina mi fa<br />
tenerezza.<br />
-Tu eri figlia di protestante, nata in un paese luterano e, alla fine, ti sei<br />
convertita al cattolicesimo.-<br />
Alza le spalle esili, non ancora pingue co<strong>me</strong> lo era diventata durante la<br />
secon<strong>da</strong> <strong>me</strong>tà della sua vita e con un gesto secco tira indietro un boccolo.<br />
-E allora? In realtà, non <strong>me</strong> ne importava nulla della religione, intenta<br />
com'ero a studiare i grandi del rinasci<strong>me</strong>nto italiano. Le guerre di religione<br />
non le ho mai condivise, le ritenevo e ritengo puerili, una facciata per<br />
nascondere problemi più gravi.-<br />
-Ma tuo padre morì sul campo di battaglia per difendere il protestantesimo!-<br />
esclamo scan<strong>da</strong>lizzata.<br />
-La sua vita era sua, poteva farne ciò che voleva.- risponde con fred<strong>da</strong><br />
indifferenza. -Io ho sempre di gran lunga preferito lo studio dei classici alle<br />
continue amarezze che ci propinava la religione.-<br />
Mi fissa con alterigia, restringendo gli occhi per son<strong>da</strong>rmi e continua<br />
sibilando:<br />
-Vuoi <strong>me</strong>ttere la bellezza di tutto lo scibile umano dinanzi ai futili battibecchi<br />
di vecchi prelati che si credono portatori della voce di Dio e che scatenano<br />
rancori che sfociano in guerre fratricide? Io ho preferito dilapi<strong>da</strong>re il mio<br />
patrimonio aprendo la mia corte a tutti gli uomini di cultura, <strong>da</strong>i filosofi ai<br />
pittori, <strong>da</strong>gli scultori ai professori e ne sono stata ben ripagata.-<br />
Sentirla parlare così mi fa venire i brividi e mi domando co<strong>me</strong> sia<br />
sfuggita alle maglie dell'Inquisizione. Ma, probabil<strong>me</strong>nte, si teneva per sé<br />
queste osservazioni, facendo bene, aggiungo.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 78
-So che sei stata una grande <strong>me</strong>cenate e la Svezia, sotto il tuo regno, è<br />
diventata la più grande potenza europea, al pari dell'Inghilterra sotto la<br />
regina Elisabetta. Tutto ciò, però, è an<strong>da</strong>to inevitabil<strong>me</strong>nte a cozzare con la<br />
supervisione di Oxenstierna.- le ram<strong>me</strong>nto.<br />
Scoppia a ridere e si porta una mano alla fronte, scuotendo la testa.<br />
-Sì, è vero. Il devoto Axel si preoccupava delle casse dello stato, io mi<br />
preoccupavo delle casse intellettuali. E questo mi ha inevitabil<strong>me</strong>nte indotto<br />
ad abdicare, alla veneran<strong>da</strong> età di<br />
ventotto anni. Sai,- aggiunge<br />
avvicinandosi e facendo l'occhiolino, -<br />
ho sempre odiato le convenzioni.-<br />
-Lungi <strong>da</strong> <strong>me</strong> simile dubbio.- ribatto e<br />
il pensiero mi vola in un'epoca remota,<br />
dove una giovane e irrequieta regina<br />
scorrazzava insie<strong>me</strong> ai gentiluomini<br />
della sua corte, in abiti maschili,<br />
cacciando co<strong>me</strong> una indemoniata in<br />
<strong>me</strong>zzo alle lande ghiacciate della<br />
Svezia.<br />
Una cosa è certa: questa donna<br />
tutto era tranne che una donna. Per lei<br />
gli uomini erano il <strong>me</strong>zzo per imparare<br />
qualcosa e co<strong>me</strong> tali li considerava.<br />
L'idea di sposarsi non le aveva mai<br />
sfiorato la <strong>me</strong>nte e il pensiero di<br />
avvizzire su un trono gelido co<strong>me</strong><br />
quello svedese le faceva accapponare la pelle. La sua salute gracile e le<br />
continui bronchiti non si a<strong>da</strong>ttavano al rigido clima nordico e lei smaniava e<br />
scalpitava per liberarsi <strong>da</strong> quel compito al quale era stata chiamata <strong>da</strong>lla<br />
tenera età di sei anni. Il solo pensiero di dover <strong>da</strong>re un erede alla corona la<br />
faceva stare male. E a sue spese dovette capirlo anche suo cugino Carlo<br />
Gustavo, il quale vana<strong>me</strong>nte le aveva ripetuto di sposarlo, ricevendo in<br />
cambio sempre secchi rifiuti. All'ennesimo tentativo, Cristina altro non fece<br />
che abdicare in suo favore, senza prestare orecchio al suo cancelliere, e<br />
voltargli le spalle per partire alla volta dell'assolata Roma.<br />
-Il giorno dell'abdicazione, nessuno ha avuto il coraggio di toglierti la corona<br />
<strong>da</strong>lla testa.-<br />
-No, infatti. Ho dovuto <strong>da</strong>re un ordine, il mio ultimo ordine co<strong>me</strong> sovrana.<br />
Ma quale soddisfazione!- aggiunge esultante. -Lo stolto di mio cugino era<br />
tal<strong>me</strong>nte innamorato che mi ha rincorsa per propormi nuova<strong>me</strong>nte di<br />
sposarlo e dividere il torno con lui. Povero idiota.- com<strong>me</strong>nta scuotendo il<br />
capo.<br />
Rimango di ghiaccio, pensando che si sta rivolgendo niente di <strong>me</strong>no che<br />
a Carlo X!<br />
-Di Roma mi attraeva tutto, a partire <strong>da</strong>lle sue opere.- mormora con tono<br />
nostalgico, di<strong>me</strong>ntica della fred<strong>da</strong> Svezia.<br />
Scorgo i suoi occhi prendere vita all'improvviso, co<strong>me</strong> se stesse<br />
parlando di un amante e continua con voce vibrante:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 79
-L'Urbe era, per <strong>me</strong>, un ricettacolo di bellezza e di cultura co<strong>me</strong> nessun<br />
altro luogo al mondo e il solo poter mirare le opere di Raffaello e<br />
Michelangelo mi riempiva il cuore e fortificava l'anima.-<br />
-Sì, posso capirlo.- convengo trattenendo l'emozione.<br />
-Le basiliche per <strong>me</strong> erano solo <strong>me</strong>ravigliosi musei, altro che luoghi di<br />
culto!-<br />
Sgrano gli occhi e rabbrividisco: se solo l'avesse urlato ai quattro venti,<br />
l'avrebbero processata e con<strong>da</strong>nnata per eresia. E la cosa strana, è che<br />
condivido la sua visione. Tuttavia questa donna, toccata <strong>da</strong>ll'arte, <strong>da</strong>lla<br />
bellezza della natura e <strong>da</strong>i classici greci e latini, sapeva essere crudele e<br />
spietata co<strong>me</strong> un uomo. Così co<strong>me</strong> avvenne per una rivolta in Svezia,<br />
prima della sua abdicazione: la soffocò con un massacro, non risparmiando<br />
né provando pietà per nessuno. Co<strong>me</strong> non risparmiò uno dei gentiluomini<br />
della sua corte allorché le giunse all'orecchio che potesse essere un<br />
sicofante.<br />
-A Roma hai gettato le basi per un'accademia che, in avvenire, sarebbe<br />
diventata la famosa Arcadia.-<br />
-Già. Ho sempre amato circon<strong>da</strong>rmi di uomini eccelsi. Sai, an<strong>da</strong>vo a veder<br />
lavorare il Bernini e tutte le volte mi dispiaceva di non poterlo avere al mio<br />
servizio: le sue mani erano un dono di Dio. Così co<strong>me</strong> le belle donne<br />
<strong>roma</strong>ne.- aggiunge ammiccante.<br />
Rimango immobile e provo a fare un sorriso, <strong>me</strong>ntre la vedo avvicinarsi<br />
con passo misurato e quando è a pochi centi<strong>me</strong>tri <strong>da</strong> <strong>me</strong> mi posa una mano<br />
sugli occhi e in quell'istante mi appare Roma in età barocca, così diversa<br />
<strong>da</strong>lla Roma imperiale e <strong>me</strong>dievale. Sembra un ribollire di attività frenetiche,<br />
dedite a ri<strong>da</strong>re lustro e belletto a una città che, per secoli, è stata la capitale<br />
del mondo prima e della cristianità dopo. Vedo scalpellini intorno alle<br />
fontane e alle scalinate, som<strong>me</strong>rsi di polvere di marmo, felici di arricchire<br />
l'Urbe con ridon<strong>da</strong>nti tocchi che sfiorano la tracotanza e il popolino che<br />
neppure li vede, avvezzo a scene simili.<br />
-Allora?- mi chiede ritraendo la mano. -Non era magnifica?-<br />
Sbatto le palpebre e rispondo:<br />
-Sì, co<strong>me</strong> sempre. Anche in mo<strong>me</strong>nti di declino<br />
la nostra amata Roma ha sempre brillato co<strong>me</strong><br />
un faro. Ma tu, nonostante l'abdicazione, hai<br />
brigato per divenire regina di Napoli e dei<br />
Polacchi.-<br />
Repri<strong>me</strong> un gesto di stizza e fa un gesto<br />
vago, co<strong>me</strong> a sottolineare che non voleva<br />
neppure sentirne parlare.<br />
-Dovevo pur fare qualcosa, no? Regina sono<br />
nata e regina mi sono sempre sentita. Sono solo<br />
nata nel posto sbagliato. Per questo sono voluta<br />
venire qui a morire. Non si potrebbe scegliere<br />
città migliore per lasciare un segno nella Storia.-<br />
-Ho veduto il tuo catafalco in S. Pietro.-<br />
La vedo fare una smorfia e com<strong>me</strong>nta aci<strong>da</strong>, con tono quasi isterico:<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 80
-Il mio testa<strong>me</strong>nto parlava chiaro: volevo essere sepolta nel Pantheon,<br />
accanto al mio amato Raffaello.-<br />
Sorrido condiscendente e inarcando le sopracciglia le faccio notare:<br />
-Vedila così: S. Pietro non è certo un luogo comune dove venire inumati.-<br />
Sbuffa e porta le mani sui fianchi, mi fissa a lungo, borbotta qualcosa di<br />
inintelligibile in svedese, quindi inspira a fondo e annuisce.<br />
-E sia. Sono pur sempre una regina.- com<strong>me</strong>nta con vana superbia.<br />
-Di spessore notevole.-<br />
La vedo chinare la testa in segno di accettazione e un attimo dopo batte<br />
le mani e di fianco a lei si materializza un cocchio trainato <strong>da</strong> quattro<br />
magnifici cavalli bianchi, un lacché a cassetta e due dietro la carrozza.<br />
Rimango incantata <strong>da</strong>lla sontuosità della scena e vedo un cardinale,<br />
probabil<strong>me</strong>nte il suo fedele amico Decio Azzolino, che le porge la mano per<br />
aiutarla a salire. Lei mi man<strong>da</strong> un bacio a distanza e subito dopo svanisce<br />
insie<strong>me</strong> al co<strong>da</strong>zzo ed io rimango impietrita nel freddo umido di Roma,<br />
incredula dinanzi a ciò che ho visto e volgo lo sguardo al cupolone che<br />
svetta dinanzi a <strong>me</strong> in tutto il suo splendore.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 81
MICHELANGELO BUONARROTI<br />
(Caprese, 6 marzo 1475 - Roma, 18 febbraio 1564)<br />
Viaggiare in aereo per <strong>me</strong> è sempre un'emozione incredibile, un<br />
avvicinarsi un po' di più a Dio così co<strong>me</strong> lo era per i cristiani nel <strong>me</strong>dioevo<br />
quando costruivano le cattedrali che svettavano verso il cielo. Lassù, in<br />
<strong>me</strong>zzo alle nuvole co<strong>me</strong> un uccello con le ali spiegate, provi a sbirciare<br />
attraverso l'oblò e quello che si apre ai tuoi occhi è un mondo fantastico,<br />
una diversa prospettiva <strong>da</strong> quella usuale, più suggestiva e divina. Perché la<br />
Terra, il sistema solare, l'intero universo sembrano real<strong>me</strong>nte usciti <strong>da</strong>lle<br />
mani magiche di un essere superiore. Un evidente spettacolo della natura!<br />
Sospiro, scorgendo le dolci ondulazioni del Sahara che sembrano flutti<br />
dorati e il mio pensiero vola ai giorni mai di<strong>me</strong>nticati della guerra e scuoto<br />
<strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa.<br />
-Se solo avessi potuto osservare il<br />
mondo <strong>da</strong> quassù…-<br />
Sussulto e mi giro di scatto,<br />
rimanendo a fissare quel volto<br />
bruttino, <strong>da</strong>i linea<strong>me</strong>nti duri, il naso<br />
rotto, la bocca piegata perenne<strong>me</strong>nte<br />
all'ingiù e sbatto gli occhi più volte,<br />
incredula e intima<strong>me</strong>nte atterrita <strong>da</strong><br />
ciò che quell'uomo rappresenta.<br />
-Mi… Michelangelo.- balbetto in un<br />
sussurro.<br />
-Sì, decisa<strong>me</strong>nte se avessi potuto<br />
avere questa visuale… Avrei per certo<br />
fatto morire di bile quell'effeminato di<br />
Leonardo!- sbotta irato.<br />
Mi guardo timorosa in giro, ma i<br />
passeggeri continuano a godersi il<br />
viaggio co<strong>me</strong> se nulla fosse e porto<br />
una mano al cuore, sollevata e indispettita al contempo.<br />
-Leonardo non era effeminato!- ribatto.<br />
A quelle parole mi degna infine di attenzione e socchiude gli occhi<br />
soppesandomi, alzando lenta<strong>me</strong>nte il <strong>me</strong>nto.<br />
-Osi negare l'evidenza?- borbotta.<br />
-Lui era dolce, bello, elegante…-<br />
-Oddio, eccone un'altra!- esclama inorridito.<br />
Lo fisso attonita e lascio cadere l'argo<strong>me</strong>nto, consapevole che l'astio<br />
esistito tra i due maggiori uomini che il mondo abbia partorito non si è<br />
sanato neppure dopo tanti secoli.<br />
-È vero che a tredici anni sei an<strong>da</strong>to a bottega <strong>da</strong>l Ghirlan<strong>da</strong>io?-<br />
-Verissimo. Mio padre avrebbe voluto che divenissi un avvocato, ma con il<br />
greco e con il latino non sono mai an<strong>da</strong>to d'accordo. D'accordo an<strong>da</strong>vo con<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 82
il disegno e fin <strong>da</strong> piccolo preferivo tratteggiare le chiese che vedevo nella<br />
città.-<br />
-Hai attirato l'interesse del Magnifico.-<br />
-Sì, si stupì nel vedermi maneggiare lo scalpello con maestria e mi tenne<br />
con sé. Era un grand'uomo <strong>me</strong>sser Lorenzo.- aggiunge e la voce gli si<br />
incrina lieve<strong>me</strong>nte, tradendo l'emozione.<br />
Provo a immaginarmi alla corte del Magnifico ma la testa mi gira e<br />
turbina in un ambiente frequentato <strong>da</strong>i più grandi uomini del tempo e subito<br />
torno con i piedi per terra. Se penso che Michelangelo l'ha frequentata<br />
all'età di quindici anni…<br />
-Sbaglio o ammiravi Savonarola?- domando.<br />
-I suoi sermoni erano sferzate contro tutti i potentati e contro la loro<br />
opulenza e richiamavano sempre all'amore del Cristo e alla Sua umiltà.-<br />
-Ma tu mangiavi al desco del Magnifico!- esclamo sbigottita.<br />
Lo vedo alzare le spalle larghe e possenti, co<strong>me</strong> se la cosa non lo<br />
turbasse e mi domando se io sarei mai riuscita a sopravvivere in un simile<br />
periodo, dove la morale era un'utopia.<br />
-Dopo la morte del Magnifico ti sei trasferito a<br />
Roma, chiamato <strong>da</strong>l cardinale Riario.-<br />
-Quel taccagno!- e sembra che sputi le parole. -<br />
Per fortuna il Galli e poi il cardinale de Villiers mi<br />
hanno notato ed ho potuto lavorare, altri<strong>me</strong>nti<br />
sarei rimasto con le mani in mano.-<br />
-La famosa Pietà…- mormoro rapita.<br />
Nota il mio sguardo sognante e com<strong>me</strong>nta<br />
aspro:<br />
-Anche i miei contemporanei rimasero a bocca<br />
aperta.-<br />
Inizio a capire per quale motivo Leonardo non ci an<strong>da</strong>va d'accordo e per<br />
quale motivo in una rissa un tipo gli spaccò il naso: è arrogante,<br />
attaccabrighe e irascibile, eppure tutti questi suoi difetti svaniscono dinanzi<br />
alle sue opere ed io non posso che inchinarmi al suo genio.<br />
-La fama a soli ventitré anni… Da allora sei stato richiestissimo.-<br />
-Me ne sono tornato a Firenze, dove il Duomo mi commissionò una statua<br />
ed io tirai fuori il David.-<br />
-Lo dici co<strong>me</strong> se fosse… co<strong>me</strong> se fosse la cosa più facile del mondo!-<br />
E<strong>me</strong>tte un grugnito con quella sua voce dura co<strong>me</strong> il carattere e ribatte:<br />
-Per <strong>me</strong> lo era. Il David era già lì, nel blocco di marmo; io ho solo tolto il<br />
superfluo per farlo venire alla luce.-<br />
Rimango esterrefatta e scuoto lieve<strong>me</strong>nte la testa, co<strong>me</strong> a sottolineare<br />
la mia incredulità.<br />
-E per affrescare una delle pareti di Palazzo Vecchio?- domando.<br />
Fa un gesto stizzito con la mano e si agita sul sedile e a <strong>me</strong> incute un<br />
po' di timore.<br />
-Io e lui…-<br />
-Lui Leonardo?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 83
-Sì, l'effeminato, il <strong>da</strong><strong>me</strong>rino. Ci vedi a lavorare schiena contro schiena per<br />
affrescare le due pareti? Se solo Giulio non mi avesse voluto a Roma alle<br />
sue dipendenze…-<br />
-Giulio II, il papa battagliero?-<br />
-Proprio lui.-<br />
Sogghigno e provo a immaginare Michelangelo e Giuliano della Rovere,<br />
papa Giulio II, faccia a faccia: entrambi collerici, iracondi e insopportabili. Le<br />
scintille si sarebbero sprecate e si maltrattarono per tutto il tempo che<br />
lavorarono insie<strong>me</strong>. Cosa avrei <strong>da</strong>to per vederli…!<br />
-Quindi niente più raffigurazione a Palazzo Vecchio.-<br />
-No. Il destino aveva deciso che né io né l'effeminato avremmo affrescato le<br />
pareti: io per un motivo, lui per un altro.-<br />
Immagino che se continua ad appellare così Leonardo<br />
tra un po' lo strozzo.<br />
-Papa Della Rovere voleva un mausoleo <strong>da</strong> te.-<br />
-Sì, enor<strong>me</strong>, degno dei tempi antichi. Hai presente il<br />
Mosè?-<br />
-Certo, nella basilica di S. Francesca Romana.-<br />
-Quello. La tomba del papa. Quella che lui, dietro<br />
insistenza di Bramante che doveva progettare la cupola di<br />
S. Pietro, mi costrinse a riman<strong>da</strong>re. Ovvio che <strong>me</strong> ne tornai a Firenze.-<br />
-E il papa?-<br />
Lo vedo sogghignare prima di rispondere:<br />
-Mi man<strong>da</strong>va lettere ogni giorno intimandomi di rientrare nell'Urbe, ma io ho<br />
sempre fatto orecchie <strong>da</strong> <strong>me</strong>rcante.-<br />
Sì, però alla fine l'ha spuntata il "grande collerico".-<br />
-Avrebbe <strong>me</strong>sso a ferro e fuoco Firenze, quel pazzo! Sono sì rientrato a<br />
Roma, ma mi sono visto incaricato non del mausoleo, bensì dell'affresco<br />
della Sistina. A te pare normale?- borbotta incrociando le braccia al petto.<br />
Al solo nominare la Cappella Sistina vado in brodo di giuggiole e chiudo<br />
gli occhi sospirando rapita.<br />
-Hai idea, hai una pur solo vaga idea di quanto mi sia costato quel lavoro<br />
massacrante?- sbraita irritato. -Da solo, ho dovuto fare tutto <strong>da</strong> solo, io che<br />
di affreschi non m'intendevo, <strong>me</strong>ntre nelle sale affianco c'era Raffaello, che<br />
avrebbe potuto benissimo farlo al posto mio. Invece no, quel testardo di<br />
Giulio si era incaponito e alla fine l'ha spuntata. Per quattro lunghi anni ho<br />
lavorato co<strong>me</strong> una bestia, con i suggeri<strong>me</strong>nti del Sangallo per non rovinare<br />
l'affresco, con Giulio che ogni giorno veniva a sbirciare senza com<strong>me</strong>ntare<br />
e poi, una volta terminata e aperta al pubblico, il testardo mi lascia, muore!-<br />
Nel suo sfogo sento il sincero rammarico di colui che perde un padre, un<br />
protettore e la cosa mi lascia alquanto stupita. Che, tutto sommato, il<br />
misantropo Michelangelo Buonarroti avesse un cuore? Fatto sta che, una<br />
volta morto il papa, lui tornò a Firenze, fino a quando, nel 1536, papa Paolo<br />
III Farnese gli commissionò il Giudizio Universale.<br />
-Nel frattempo avevo portato a termine il mausoleo e le due tombe dei<br />
fratelli Medici,- racconta, -e solo Dio sa quanto non avrei voluto <strong>me</strong>ttermi a<br />
dipingere di nuovo. Ciò nondi<strong>me</strong>no alla fine l'ho fatto.-<br />
-E quale mirabile <strong>me</strong>raviglia!-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 84
Lo vedo digrignare i denti, scontroso co<strong>me</strong> sempre e mi passa una mano<br />
<strong>da</strong>vanti agli occhi, co<strong>me</strong> per svegliarmi.<br />
-Li hanno coperti.- com<strong>me</strong>nta lapi<strong>da</strong>rio.<br />
Lo fisso attonita, quindi capisco e ripenso<br />
a quanto tutte quelle nudità avessero turbato<br />
i <strong>me</strong>no scan<strong>da</strong>lizzabili uomini del tempo, con<br />
il risultato che furono disegnate foglie di fico<br />
dinanzi a ogni <strong>me</strong>mbro.<br />
-Sì, però noi progrediti le abbiamo rimosse,<br />
così il dipinto risplende in tutta la sua<br />
magnificenza.- rispondo con soddisfazione.<br />
-Voi… progrediti?- ripete inarcando un sopracciglio.<br />
Devo aver fatto un'espressione simpatica perché scoppia a ridere ed io<br />
non comprendo la sua ilarità.<br />
-Quale assur<strong>da</strong> pretesa…- mormora scuotendo il capo.<br />
Rimango a guar<strong>da</strong>rlo, lui, Michelangelo, un genio tra i geni del<br />
rinasci<strong>me</strong>nto che ci esalta, noi italiani al confronto con gli altri stati e mi<br />
chiedo co<strong>me</strong> sarebbe ora Roma senza il tocco delle sue mani. La Sistina<br />
sarebbe ancora dipinta di azzurro con miriadi di stelle bianche, insulse e<br />
prive di qualsiasi significato dinanzi al capolavoro michelangiolesco, e la<br />
navata destra di S. Pietro non vanterebbe la sua Pietà, bella oltre ogni dire.<br />
-Hai pratica<strong>me</strong>nte diviso la tua vita tra due delle più grandi città del<br />
rinasci<strong>me</strong>nto, Roma e Firenze.-<br />
-A Roma ci sono pure morto, novant'enne, ma i toscani non mi hanno<br />
lasciato in pace neppure dopo trapassato: mi hanno traslato a Firenze e qui<br />
sepolto. A Roma ci sono stato bene gli ultimi anni della mia vita, ho<br />
conosciuto Vittoria Colonna e siamo diventati molto amici.-<br />
-Anche Tommaso Cavalieri.- insinuo dolce<strong>me</strong>nte, fissandolo dritto negli<br />
occhi.<br />
Lo vedo agitarsi alquanto e serra le labbra in una linea dura e sottile.<br />
-Dai dell'effeminato a Leonardo, ma tu non eri migliore.- lo sfido alzando il<br />
<strong>me</strong>nto.<br />
Se il suo sguardo avesse potuto incenerirmi, ora sarei solo un<br />
mucchietto di polvere sul sedile dell'aereo e dentro di <strong>me</strong> sogghigno<br />
soddisfatta: il genio di Vinci è vendicato!<br />
All'improvviso si sporge verso di <strong>me</strong> e indica oltre l'oblò. Mi giro e<br />
rimango esterrefatta dinanzi alla maestosità della Cappella Sistina, priva di<br />
mura che la racchiudono, bensì aperta co<strong>me</strong> un foglio in <strong>me</strong>zzo all'azzurro<br />
delle nuvole e mi rendo conto che sono letteral<strong>me</strong>nte rimasta a bocca e<br />
occhi spalancati. La visione rimane quel tanto <strong>da</strong> farmi capire quanto l'uomo<br />
possa an<strong>da</strong>re a braccetto con la natura e quando mi volto per ringraziare il<br />
genio, il suo posto è vuoto e una hostess mi fissa sorridendo amabil<strong>me</strong>nte,<br />
offrendomi dell'acqua.<br />
Sospiro dispiaciuta e mi mordo le labbra.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 85
ENRICO TOTI<br />
(Roma, 20 agosto 1882 - Monfalcone, 6 agosto 1916)<br />
Le Alpi, questo maestoso spettacolo della natura, questo baluardo che ci<br />
ripara <strong>da</strong>i freddi venti del nord e che, in teoria, ci avrebbe dovuto salvare<br />
<strong>da</strong>lle invasioni… L'abbagliante candore del Bianco è così forte che sono<br />
costretta a socchiudere gli occhi, <strong>me</strong>ntre la gente intorno a <strong>me</strong> si affretta<br />
verso la funivia, imbacuccata nelle tute a vento, simili a variopinti pinguini e<br />
abbasso lo sguardo per sbirciarmi: anch'io sembro un pinguino e la cosa mi<br />
fa sorridere divertita.<br />
Un rapace, che non riconosco a causa del riverbero provocato <strong>da</strong>lla<br />
neve, sfreccia nel cielo terso, e<strong>me</strong>ttendo un acuto che rimbomba nella<br />
vallata e che richiama la mia<br />
totale attenzione. È<br />
spettacolare.<br />
Alcuni turisti di lingua<br />
tedesca scherzano, con le<br />
gote rosse che spiccano sulla<br />
pelle candi<strong>da</strong>, i capelli chiari<br />
co<strong>me</strong> oro e gli occhi azzurri<br />
co<strong>me</strong> il cielo e sto per unirmi<br />
a loro, quando qualcuno mi<br />
afferra sal<strong>da</strong><strong>me</strong>nte per un<br />
braccio trattenendomi.<br />
Inghiottisco l'urlo di spavento<br />
che mi è salito in gola e mi<br />
giro di scatto, rimanendo a<br />
fissarlo con occhi sgranati.<br />
Una rapidissima occhiata alla<br />
sua sola gamba destra mi fa<br />
deglutire e rimango a fissarlo<br />
incantata.<br />
-Ora non fanno più paura,<br />
vero?- esordisce con forte<br />
accento <strong>roma</strong>no.<br />
Ammicca ai ragazzi<br />
teutonici ed io scuoto la testa,<br />
rendendomi conto che sono emozionatissima. Il mio respiro è corto, il cuore<br />
mi galoppa indemoniato dinanzi a questo giovane minuto, <strong>da</strong>i baffoni<br />
spioventi e <strong>da</strong>l naso pronunciato.<br />
-Enrico Toti…- sussurro, ancora incredula.<br />
Accenna un impercettibile inchino e sbircio la sua famosissima gruccia<br />
che lo sorregge.<br />
-Ma tu ti fidi di loro?-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 86
Capisco che si sta riferendo nuova<strong>me</strong>nte ai turisti e con condiscendenza<br />
rispondo:<br />
-Sì, mi fido. Non è più co<strong>me</strong> una volta, credimi.-<br />
Esita, poco convinto, e continua:<br />
-Eccellenti sol<strong>da</strong>ti. Veri guerrieri. È stato duro combatterli, lasciatelo dire <strong>da</strong><br />
chi li ha visti in opera con i propri occhi: vere macchine belligeranti.-<br />
-Oh, ma loro non sono più…-<br />
-Le hai viste le loro trincee? Le loro, non le nostre o quelle francesi.-<br />
ribadisce. -Erano in grado di scavare trincee corre<strong>da</strong>te di tutto, persino di<br />
brande comode, in <strong>me</strong>tà del tempo che occorreva a noi o ai nostri alleati.<br />
Non ho mai visto trincee simili. Veri e propri baluardi invalicabili.-<br />
Annuisce <strong>me</strong>ntre parla, gli occhi al cielo, persi in un ricordo lontano nel<br />
tempo che noi, sebbene vicini all'epoca, non riusciamo a percepire nella sua<br />
piena crudezza. Posso solo provare a immaginare i nuovi italiani, coloro che<br />
<strong>da</strong>l 1870 facevano parte dell'Italia unificata, questi giovani che, di punto in<br />
bianco, si sono visti crollare i confini tra una regione e l'altra, i sardi venuti a<br />
stretto contatto con i pugliesi, con i toscani, con i veneziani, con i <strong>roma</strong>ni e<br />
non più pugliesi, <strong>roma</strong>ni o sardi, bensì italiani con tanto di patria, di inno<br />
nazionale, in tutto e per tutto uguali agli inglesi, ai francesi, agli austriaci, ai<br />
russi…<br />
-Mio Dio… quale periodo di subli<strong>me</strong> abnegazione per il raggiungi<strong>me</strong>nto di<br />
un alto ideale…- sussurro mio malgrado incantata.<br />
-Puoi dirlo forte, ragazza!- esclama con gagliardo orgoglio.<br />
Un secondo dopo lo vedo rabbuiarsi e si china un po' in avanti, per<br />
sussurrare:<br />
-E pensare che oggi qualcuno vorrebbe che l'Italia si dividesse nuova<strong>me</strong>nte!<br />
Ma ti rendi conto?-<br />
Posso capire benissimo lo sdegno di chi, co<strong>me</strong> lui, ha donato la vita per<br />
l'Italia e mi domando cosa ne pensa dell'Italia attuale. Meglio sorvolare.<br />
-Tu sei di Roma, vero?-<br />
-Roma, sì, l'ultima a essere annessa al regno, grazie ai valorosi bersaglieri.-<br />
Gli brillano gli occhi e ne approfitto per chiedere:<br />
-È per questo che ti sei arruolato nei bersaglieri, nonostante la<br />
<strong>me</strong>nomazione?-<br />
-Certo! Bersaglieri in bicicletta. Be',- am<strong>me</strong>tte con una certa riluttanza, -ho<br />
dovuto insistere un po'…-<br />
Sorrido, ripensando alla sua vita, al suo incidente sul lavoro che, nel<br />
1908 co<strong>me</strong> oggi, gli ha portato via la gamba, alla sua ferrea volontà di<br />
essere in tutto e per tutto uguale agli altri, la bicicletta che lo ha portato in<br />
giro per il mondo, fino allo scoppio della guerra, la Grande Guerra.<br />
-Il mio ardore di patriota non poteva tollerare che Trento e Trieste fossero<br />
ancora in mano agli austriaci, per questo ho fatto di tutto per arruolarmi. Ho<br />
interceduto presso il duca d'Aosta, pur di partire per il fronte.-<br />
-E una volta lì?-<br />
Lo vedo esitare un attimo, si gratta la nuca e sorride, con quel suo<br />
sfavillante ottimismo che lo ha sempre contraddistinto.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 87
-Be', il fronte non era certo rose e fiori. Facevo la spola tra i feriti, portando<br />
conforto, posta e tutto l'aiuto possibile. Ma ero comunque un infiltrato.-<br />
am<strong>me</strong>tte.<br />
-Un infiltrato?- ripeto sconcertata.<br />
-Che vuoi… La mia unica gamba non mi per<strong>me</strong>tteva di venire arruolato;<br />
tuttavia io sono partito lo stesso, con una divisa senza mostrine né stellette,<br />
ma con tanta voglia di dimostrare il mio orgoglio di essere<br />
italiano.-<br />
-Sei stato a lungo a Cervignano, vero?-<br />
-Sì. Mi trovavo bene, anche se a volte incappavo nei<br />
sol<strong>da</strong>ti che provenivano <strong>da</strong>l fronte e non comprendevano il<br />
mio entusiasmo. Certo,- aggiunge alzando le spalle, -<br />
immaginavo gli orrori delle trincee, eppure per <strong>me</strong><br />
partecipare alla guerra significava coronare il sogno dei<br />
nostri padri che erano riusciti a unificare l'Italia, significava<br />
legittimare Porta Pia e dimostrare che i loro sforzi non<br />
erano stati vani.-<br />
Tutto il suo volto, <strong>da</strong>gli occhi alla bocca, splende di luce<br />
propria <strong>me</strong>ntre parla e un groppo mi chiude la gola all'improvviso.<br />
Quest'uomo era animato <strong>da</strong> ideali puri, scevri di politica e di retorica, spinto<br />
solo <strong>da</strong>ll'entusiasmo e <strong>da</strong>ll'orgoglio di essere italiano e domando:<br />
-Quanto ha contato per te essere <strong>roma</strong>no?-<br />
-Tantissimo. Ero il figlio dell'ultima roccaforte papalina, quella che si<br />
ostinava a mantenersi indipendente e che non ci pensava minima<strong>me</strong>nte a<br />
riconoscere i Savoia co<strong>me</strong> sovrani legittimi. A Roma si respirava aria strana<br />
quando sono nato, appena dodici anni dopo la presa di Porta Pia: <strong>da</strong> una<br />
parte l'atavico attacca<strong>me</strong>nto al papa, <strong>da</strong>ll'altro il nuovo lega<strong>me</strong> al re. Ma noi<br />
<strong>roma</strong>ni siamo gente strana, ci a<strong>da</strong>ttiamo a tutto. Sono fiero e orgoglioso di<br />
essere <strong>roma</strong>no ed è stata questa consapevolezza a spingermi fino alle<br />
trincee: dimostrare il valore di un trasteverino.-<br />
-Alla fine sei riuscito a farti arruolare.-<br />
-Sì! Final<strong>me</strong>nte, nel 1916, mi presero nel Terzo Ciclisti Bersaglieri, la<br />
Brigata Pinerolo. Da quel mo<strong>me</strong>nto in poi potei stare con i miei compagni in<br />
trincea e, sebbene non mi fosse stato concesso di partecipare attiva<strong>me</strong>nte<br />
agli scontri, rimanevo sempre con i miei commilitoni, e spesso leggevo loro<br />
il giornale, le lettere, perché… Be', coloro che studiavano all'epoca erano<br />
pochissimi, io sono stato fortunato a fare le ele<strong>me</strong>ntari e non ero ignorante.<br />
Ho persino scritto su un giornale. E loro mi chiedevano di leggergli le<br />
lettere, di scriverle ed io facevo quanto possibile per mantenere alto il<br />
morale. Spesso mi avventuravo nella terra di nessuno e loro mi<br />
rimproveravano, dicendomi che era pericoloso, ma io non te<strong>me</strong>vo la morte.-<br />
-Eri un po' spericolato, am<strong>me</strong>ttilo.- sorrido.<br />
Annuisce e inspira a fondo l'aria fred<strong>da</strong>.<br />
Provo a immaginarlo quando, deciso l'attacco di quel 6 agosto a quota<br />
85, si getta con i suoi compagni contro le trincee nemiche, sorretto <strong>da</strong>lla<br />
gruccia che lo accompagnava sempre, <strong>me</strong>ntre incita i compagni a<br />
squarciagola. Provo a immaginarlo <strong>me</strong>ntre si siede sul muretto della trincea<br />
e spara con il fucile a ridosso degli austriaci, animato <strong>da</strong>ll'entusiasmo e<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 88
sorretto <strong>da</strong> un ideale più grande di lui, <strong>me</strong>ntre <strong>da</strong>lla sua bocca escono<br />
continua<strong>me</strong>nte esortazioni ai suoi commilitoni.<br />
Co<strong>me</strong> per magia, sento gli spari nemici che lo colpiscono, li sento co<strong>me</strong><br />
se mi rimbombassero nelle orecchie e per un attimo il<br />
cuore mi si ferma, co<strong>me</strong> colpito a morte. Sgrano gli<br />
occhi e <strong>da</strong>vanti a <strong>me</strong> non c'è più la neve, non c'è più<br />
la funivia, bensì solo buche enormi, fili spinati,<br />
trincee, feriti, morti. Apro la bocca per urlare, ma il<br />
grido mi muore in gola, alla stessa maniera in cui i<br />
sol<strong>da</strong>ti vengono falciati <strong>da</strong>lle mitragliatrici. Non so<br />
dove questi uomini prendono il coraggio a due mani e<br />
si gettano a capofitto verso la morte sicura: io questo<br />
coraggio non l'avrò mai.<br />
Poi lo vedo, lui, irritato per essere stato colpito, afferrare la sua gruccia in<br />
un ultimo disperato tentativo per scagliarla contro il nemico, in un gesto che<br />
più eloquente non potrebbe essere. Lo vedo accasciarsi, sussurrare le sue<br />
famose parole: "Tanto nun moro io", baciare il piu<strong>me</strong>tto del suo cappello e<br />
restituire la sua dolce anima a Dio.<br />
Mi rendo conto che i miei occhi sono pieni di lacri<strong>me</strong> e deglutisco più<br />
volte per non scoppiare a piangere.<br />
-Aho, ma che ti <strong>me</strong>tti a piangere?- esclama incredulo.<br />
Scuoto la testa senza riuscire ancora a parlare. Mi accorgo che la neve è<br />
tornata a dominare con il suo candore, manto purificatore sulle follie umane<br />
e inspiro a fondo.<br />
-La <strong>me</strong><strong>da</strong>glia d'oro te la sei più che <strong>me</strong>ritata.-<br />
-Avrà consolato mia madre e mia sorella. A <strong>me</strong> è sufficiente sapere e<br />
sperare che gli italiani di oggi amino ancora l'Italia co<strong>me</strong> l'abbiamo amata<br />
noi.-<br />
-Questo… Questo non lo so.- am<strong>me</strong>tto e mi vergogno co<strong>me</strong> una ladra.<br />
Lo vedo sorridere dolce<strong>me</strong>nte e sposta la gruccia per posizionarla<br />
<strong>me</strong>glio.<br />
-Io credo… Io sono sicuro che i miei <strong>roma</strong>ni, quando passano <strong>da</strong>vanti al mio<br />
monu<strong>me</strong>nto al Pincio, non possano far altro che condividere i miei stessi<br />
ideali. Se così non fosse,- aggiunge <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte, -allora il sacrificio di tante<br />
generazioni è stato vano.-<br />
-Non il tuo.- mi appresto ad affermare. -Noi <strong>roma</strong>ni non potremmo mai<br />
di<strong>me</strong>nticare. Mai.-<br />
Mi fissa a lungo, quindi volge lo sguardo ai turisti austriaci, il pensiero<br />
perso in un ricordo lontano e un attimo dopo lo vedo annuire, prima di<br />
svanire confondendosi con la neve.<br />
Rimango immobile, infagottata co<strong>me</strong> un pinguino e istintiva<strong>me</strong>nte porto<br />
la mano al cuore, <strong>me</strong>ntre nella <strong>me</strong>nte mi torna un ritornello che oggi non<br />
dice più nulla, ma che era caro ai nostri sol<strong>da</strong>ti: "Il Piave mormorò: non<br />
passa lo straniero!".<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 89
PASQUINO<br />
Il giorno di ferragosto è una manna <strong>da</strong>l cielo per i superstiti <strong>roma</strong>ni<br />
rimasti a casa e che non si sono <strong>da</strong>ti alla villeggiatura: l'Urbe è final<strong>me</strong>nte a<br />
portata di mano. Niente traffico, niente studenti, niente lavoratori, niente<br />
caos; solo turisti e strade deserte che puoi per<strong>me</strong>tterti di percorrere a piedi.<br />
Mi sento la signora di Roma, padrona di tremila anni di storia e <strong>me</strong> li godo<br />
tutti <strong>me</strong>ntre passeggio sotto il solleone, avi<strong>da</strong> di sole co<strong>me</strong> una lucertola. Mi<br />
si scal<strong>da</strong>no il fisico e il cuore quando scorgo il Pincio, quando raggiungo il<br />
Gianicolo, quando intravedo Porta Pia, quando approdo al Pantheon o al<br />
Colosseo. La mia amata Roma dovrebbe essere sempre così, libera <strong>da</strong><br />
rumori assor<strong>da</strong>nti, libera <strong>da</strong> gente impazzita, libera <strong>da</strong>llo smog delle migliaia<br />
di macchine e di motorini. Dovrebbe essere solo Roma. Ma qui pure le<br />
mosche sono stressate.<br />
E <strong>me</strong>ntre cammino assorta, gli occhi ricolmi delle <strong>me</strong>raviglie che mi si<br />
spiegano dinanzi, giungo dirimpetto a palazzo Braschi, un tempo palazzo<br />
Orsini, e lo sguardo mi cade sulla statua di Pasquino. Sorrido e sto per<br />
tirare dritto, quando all'improvviso non vedo più i palazzi moderni, non vedo<br />
più le strade asfaltate, non scorgo più nulla della civiltà del ventesimo<br />
secolo che ci ostiniamo ad appellare "civile" non si sa per quale recondito<br />
motivo. All'improvviso, co<strong>me</strong> per magia, mi ritrovo nella Roma barocca, con<br />
i suoi abitanti che sfoggiano abiti sfarzosi, carrozze ridon<strong>da</strong>nti di ghirigori,<br />
prelati altezzosi protetti <strong>da</strong>l bal<strong>da</strong>cchino, venditori ambulanti, postulanti<br />
vestiti di stracci, bambini luridi che si rincorrono insie<strong>me</strong> ad animali <strong>da</strong><br />
cortile, cavalli e cavalieri e sento sogghignare alle mie spalle. Mi giro e vedo<br />
la statua di Pasquino che prende vita, con i suoi arti mutilati e sicura<strong>me</strong>nte<br />
impallidisco, perché la sento dire:<br />
-Aho, bella mia, ma che hai visto un fantasma?-<br />
-Tu… Tu parli?- balbetto.<br />
-Parlare…- ripete con aria ispirata. -Sì, mi piacerebbe parlare, <strong>da</strong>to che<br />
sono la più famosa statua parlante di Roma, ma, ahimè, in genere<br />
comunico attraverso i fogli che la gente mi attacca addosso.-<br />
-Fogli?-<br />
-Sì. Libelli. Chiamali co<strong>me</strong> vuoi.-<br />
Annuisco e le labbra mi si piegano in un sorriso divertito. Anche lui<br />
sogghigna e am<strong>me</strong>tte:<br />
-In questi secoli mi sono divertito <strong>da</strong> matti.-<br />
-Non stento a crederlo. La satira è di mo<strong>da</strong> tuttora.-<br />
Scuote la testa e ribatte:<br />
-Non è la stessa cosa.-<br />
-Sì che lo è.-<br />
-No che non lo è! Vuoi <strong>me</strong>ttere l'atmosfera, dove era vietato parlare male<br />
dei potentati e trovare comunque qualcuno disposto a sfi<strong>da</strong>re gli strali del<br />
potere pur di attaccare e denunciare e vedere la faccia del bersaglio la<br />
mattina dopo? Ah, bella mia, queste sì che sono soddisfazioni!-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 90
Mi guardo intorno e noto la gente che prosegue nelle faccende<br />
quotidiane, ignorando sia <strong>me</strong> che Pasquino e quando una <strong>da</strong>ma mi passa<br />
accanto con la scorta, provo a toccarla, ma la mia mano afferra solo l'aria.<br />
Sospiro e mi godo lo spettacolo<br />
della Roma barocca, così calmo,<br />
così luminoso, così pieno di vita.<br />
Be', sì, noi, al confronto, non<br />
viviamo: sopravviviamo.<br />
-Sai,- riprende con tono allegro,<br />
-ci sono stati papi che avrebbero<br />
voluto distruggermi per far<br />
cessare le pasquinate, ma<br />
uomini dello stampo dell'Aretino,<br />
del Marino e del Belli, non hanno<br />
avuto timore ed hanno<br />
continuato imperterriti a scrivere<br />
le loro pasquinate. Sono<br />
orgoglioso di questo. Io faccio<br />
parte del popolo di Roma e nulla<br />
e nessuno lo può negare.-<br />
-Raccontami.- lo esorto con aria<br />
rapita.<br />
Esita, china appena la testa,<br />
quindi annuisce e sospira.<br />
-Hai presente papa Cle<strong>me</strong>nte VII<br />
de' Medici?-<br />
Faccio <strong>me</strong>nte locale, quindi rispondo:<br />
-Certo, il papa del sacco di Roma.-<br />
-Brava. Adunque, quando è morto, dopo lunga malattia seguita <strong>da</strong>l suo<br />
<strong>me</strong>dico personale, qualcuno, forse proprio l'Aretino, considerato il governo<br />
disastroso e sospettando il cerusico di aver abbreviato la sofferenza,<br />
scrisse: "Ecco colui che toglie i peccati del mondo", chiara<strong>me</strong>nte riferendosi<br />
al <strong>me</strong>dico.-<br />
Mi <strong>me</strong>tto a ridere di gusto e lui sorride a sua volta, felice della mia<br />
reazione.<br />
-Orbene, hai presente papa Paolo IV Carafa?-<br />
-Papa rigido oltremodo, forse un po' bigotto.-<br />
-Sì, costretto <strong>da</strong> lui <strong>me</strong>desimo al digiuno per espiare colpe sue fino alla<br />
morte. Orbene, io dissi: "Accidenti, che vino forte c'è in questa Carafa!" e<br />
Marforio, mio grande alleato, rispose: "Ti sbagli, è aceto".-<br />
Mio Dio, quale <strong>me</strong>raviglia! Sto dialogando con Pasquino e quasi stento a<br />
crederci! E via, una pasquinata dietro l'altra, le braccia che stringo intorno<br />
all'addo<strong>me</strong> per le risate, la gente che continua a non vederci e mi sento<br />
strana<strong>me</strong>nte viva.<br />
-E di papa Sisto V?- esorto eccitata.<br />
-Oh, lui, papa Peretti, no<strong>me</strong> rimasto oscuro e sconosciuto. Che vuoi che<br />
dica, se non che fosse già vecchio e rigido <strong>da</strong> non riuscire a definire? Basti<br />
dire che di lui si dice: "Papa Sisto non la perdonò neppure a Cristo"!-<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 91
Rimango allibita e la mia espressione deve essere così comica che<br />
Pasquino ride e spiega:<br />
-Si dice così perché, dinanzi a un crocifisso in legno che pareva versasse<br />
sangue, lui lo spaccò in due, mostrando che dentro vi erano state <strong>me</strong>sse<br />
delle spugne imbevute di sangue.-<br />
Spettacolare! Un papa vera<strong>me</strong>nte tosto. Uno di quelli che non si piega.<br />
-Quando morì, lasciando Roma sul lastrico e carica di gabelle, Marforio mi<br />
chiese: "Co<strong>me</strong> si potrà vivere, Pasquino, con le vettovaglie tanto rincarate<br />
per le gabelle imposte <strong>da</strong> Sisto?". Ed io risposi: "E chi ti ha detto che si<br />
debba vivere sotto Sisto? Un po' per volta non si deve morire tutti<br />
impiccati?".<br />
Scoppio a ridere<br />
e per un attimo<br />
chiudo gli occhi,<br />
assaporando la<br />
Roma barocca e<br />
sperando di poterci<br />
rimanere in eterno.<br />
-E di papa Cle<strong>me</strong>nte<br />
VIII Aldobrandini<br />
cosa mi dici?-<br />
domando.<br />
-Ah, lui! Che tipo!<br />
Hai presente Enrico<br />
IV di Francia, che<br />
abiurò la sua fede<br />
pur di farsi incoronare re <strong>da</strong>l papa? Ebbene, io risposi: "Enrico era acattolico<br />
e per amor del regno eccolo pronto a diventar cattolico apostolico. Se gliene<br />
torna il conto, Cle<strong>me</strong>nte, ch'è pontefice <strong>roma</strong>no domani si fa turco o<br />
luterano".-<br />
Rido di nuovo, le lacri<strong>me</strong> che sgorgano <strong>da</strong>gli occhi e mi trattengo lo<br />
stomaco, immaginando Enrico IV che abiura mormorando: "Roma val bene<br />
una <strong>me</strong>ssa". Oh, sì, due tipi proprio simili e si sono capiti subito!<br />
-Ma lui è anche il papa che ha spedito al patibolo Beatrice Cenci, perché<br />
imballata di soldi.- riprende Pasquino. -E Marforio mi chiese: "Quali delitti<br />
avea la casa Cenci, secondo il santo padre Aldobrandini?". Ed io di<br />
rimando: "Avea troppi quattrini."-<br />
È incredibile quanto le pasquinate facciano bene alla salute: aiutano nel<br />
riso e solo il riso lenisce tutte le preoccupazioni e mostra il lato migliore<br />
della vita.<br />
-Però,- ammonisce Pasquino, -è stato anche il papa che ha bruciato<br />
Gior<strong>da</strong>no Bruno, unico esempio di Inquisizione a Roma in quel periodo.-<br />
-Già.- mormoro scuotendo la testa e tornando seria.<br />
Rimango a fissarlo, tuttora incredula che una statua possa rivolgermi la<br />
parola e il mio pensiero vola a Marforio, l'altra statua <strong>me</strong>glio conservata che<br />
poggia langui<strong>da</strong> su un triclinio e che osserva i <strong>roma</strong>ni con aria di superiorità.<br />
Posso solo immaginare la gente che si accalcava intorno a queste due<br />
opere d'arte per leggere la satira che uomini illustri e <strong>me</strong>no illustri si sono<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 92
presi la briga di divulgare per non farla passare liscia ai potentati. E posso<br />
altresì immaginare la faccia di prelati e papi e re e imperatori illividire di<br />
furore e prendersela contro le parole portate <strong>da</strong>l vento.<br />
-E con Napoleone?- domando.<br />
-Eh… Ne sono volate di pasquinate… Quando si presentò al cospetto di<br />
papa Pio VII Chiaramonti per fare am<strong>me</strong>n<strong>da</strong> e questi fece intonare il Te<br />
Deum, su di <strong>me</strong> si trovarono queste parole: "Te deum lau<strong>da</strong>mus e in te<br />
speriamo, ma a Bonaparte non ci crediamo".-<br />
-Già! Ma poi, con la caduta del potere papale, nessuno più ha scritto libelli.-<br />
Rimane in silenzio e mi accorgo che sta osservando alcuni bambini che<br />
giocano vicino a noi senza vederci. Sbircio il loro gioco e rabbrividisco:<br />
stanno simulando una impiccagione! Sbalordita, alzo lo sguardo su<br />
Pasquino e lui sospira.<br />
-Che vuoi… Ai nostri giorni gli spettacoli che il popolino poteva per<strong>me</strong>ttersi<br />
erano le con<strong>da</strong>nne capitali.-<br />
Deglutisco e chiudo un attimo gli occhi, <strong>me</strong>ntre le risate cristalline dei<br />
bambini mi riempiono le orecchie co<strong>me</strong> campane a morto.<br />
-Tranquilla, ragazza: questi giovani qui sono più svegli e arguti di quelli<br />
attuali.-<br />
-Non lo <strong>me</strong>tto in dubbio.-<br />
-Comunque,- riprende con tono birichino, -ci sono stati altri libelli. Uno in<br />
particolare…-<br />
-Quale?- domando incuriosita.<br />
Sogghigna divertito e spiega:<br />
-Quando a Roma giunse in visita Hitler. Qualche bontempone ha deciso di<br />
farmi risorgere e la mattina su di <strong>me</strong> c'era scritto: "Povera Roma mia de'<br />
travertino! T'hanno vestita tutta de cartone pe' fatte rimirà <strong>da</strong><br />
'n'bianchino…"-<br />
Scoppio a ridere e porto una mano alla fronte, immaginando le facce<br />
austere e dure di Hitler e Mussolini dinanzi alla pasquinata e comincio a<br />
capire la diversità di satira. Quella di Pasquino è sottile, irriverente,<br />
lapi<strong>da</strong>ria, spiritosa, ma, soprattutto, è discreta e per questo più efficace.<br />
Oggi non si fa più satira simile…<br />
Annuisco, prendendo nota della lezione offertami <strong>da</strong> Pasquino e quando<br />
alzo lo sguardo, noto la statua di nuovo rigi<strong>da</strong>, quel che rimane del volto<br />
intagliato nel marmo un marmo stesso e apro la bocca per dire qualcosa,<br />
ma ci ripenso e mi accorgo che sono tornati a circon<strong>da</strong>rmi i palazzi moderni,<br />
i turisti e, soprattutto, lo smog.<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 93
CICERUACCHIO (Angelo Brunetti)<br />
(Roma, settembre 1800 - Porto Tolle, 10 agosto 1849)<br />
A Roma non piove molto, ma quando il cielo decide che è ora di<br />
piangere, man<strong>da</strong> giù tanta di quell’acqua che noi <strong>roma</strong>ni diventiamo scemi.<br />
No, non scherzo. Noi siamo avvezzi al sole, ci crogioliamo sotto la sua luce<br />
e non conosciamo nebbia, neve, bora né nubifragi. Siamo un po' co<strong>me</strong> le<br />
lucertole, usciamo solo con il bel tempo e, visto che c'è sempre il sole,<br />
usciamo sempre. Ma quando piove… Quando piove e siamo costretti a<br />
<strong>me</strong>ttere il muso fuori di casa causa lavoro, noi <strong>roma</strong>ni impazziamo. Se con il<br />
sole siamo soliti usare gli autobus e la <strong>me</strong>tro, con la pioggia montiamo tutti<br />
in macchina, terrorizzati all'idea che una singola goccia d'acqua possa<br />
bagnarci. E allora vedi l'Urbe divenire un'im<strong>me</strong>nsa pozzanghera, straripare<br />
di autovetture in fila per ore per giungere a destinazione, con gli<br />
automobilisti che smadonnano e si insultano reciproca<strong>me</strong>nte, <strong>da</strong>ndo la<br />
colpa al tempo se fanno tardi. È follia, ma è sempre così. Quando piove,<br />
Roma va in tilt. Figuriamoci se dovessero scendere due fiocchi di neve…<br />
Osservo in silenzio le macchine incolonnate,<br />
imbottigliate nel caos cittadino, <strong>me</strong>ntre <strong>me</strong> ne sto sotto<br />
l'ombrello in attesa che arrivi l'autobus che mi conduca al<br />
lavoro, stando bene attenta a non farmi schizzare <strong>da</strong>lle<br />
automobili che passano sulle buche piene d'acqua piovana.<br />
Alcuni vigili provano a sfi<strong>da</strong>re l'ira degli automobilisti,<br />
ricevendo in cambio insulti e minacce sussurrati a fior di<br />
labbra. Solo un singolo essere sorride divertito, un uomo<br />
che mi sta vicino, senza alcun riparo e che guar<strong>da</strong> con<br />
sommo disprezzo la follia che scivola dinanzi ai suoi occhi. Lo sbircio e mi<br />
accorgo che, a dispetto della pioggia, è asciutto e veste un po' di<strong>me</strong>sso. Lo<br />
osservo <strong>me</strong>glio e subito dopo sgrano gli occhi, esclamando:<br />
-Ciceruacchio!-<br />
Lui si volta a guar<strong>da</strong>rmi e sorride, illuminandosi in quel volto rotondo che<br />
ispira fiducia e tranquillità<br />
-Ma tu guar<strong>da</strong> 'sti <strong>roma</strong>ni di oggi!- esclama con il suo forte accento<br />
<strong>roma</strong>nesco.<br />
-Ai tuoi tempi era diverso.-<br />
-Lo puoi dire forte, ragazza mia! E non c'era neppure questo rumore<br />
assor<strong>da</strong>nte al quale voi vi siete assuefatti. Tutt'al più si potevano udire gli<br />
strilloni in Campo Marzio, o a piazza Navona, o lo stridio delle ruote delle<br />
carrozze sul selciato oppure il calpestio degli zoccoli dei cavalli. Tutto<br />
questo…- e fa un gesto con la mano, -roboante rumore non c'era.-<br />
-Si viveva <strong>me</strong>glio, eh?- com<strong>me</strong>nto divertita <strong>da</strong>lla sua aria schifata.<br />
-Ecco<strong>me</strong>!-<br />
Esito un attimo, quindi abbasso il mio ombrello e mi accorgo che la<br />
pioggia devia, non mi tocca, co<strong>me</strong> se fossi coperta <strong>da</strong> una invisibile<br />
campana di vetro. Co<strong>me</strong> al solito la gente non ci vede neppure e torno a<br />
©<strong>MGL</strong> <strong>VALENTINI</strong> 94
guar<strong>da</strong>re lui, con quei suoi baffoni scuri e quel pizzetto che quasi fanno<br />
sparire la bocca.<br />
-Perché il sopranno<strong>me</strong> Ciceruacchio?- domando curiosa.<br />
-È una corruzione di ciruacchiotto, ossia cicciottello. Ed io lo sono sempre<br />
stato, fin <strong>da</strong> piccolo.-<br />
-Tu sei nato e vissuto a Roma in un periodo un po' turbolento.- ricordo.<br />
Scuote la testa annuendo e si accarezza il ventre prominente.<br />
-In effetti, dopo la rivoluzione francese, si annusava in giro aria di ribellione<br />
ovunque.-<br />
-E tu ti sei <strong>da</strong>to <strong>da</strong> fare.-<br />
Lo vedo corrucciarsi e scurirsi in volto, quel volto rubicondo che i <strong>roma</strong>ni<br />
avevano imparato ad amare e rispettare, nonostante fosse solo un semplice<br />
oste.<br />
-Con il mondo che cambia, che riscatta la sua libertà, secondo te cosa avrei<br />
dovuto fare? Star<strong>me</strong>ne con le mani in mano?-<br />
Non rispondo, consapevole che ha ragione. È destino che alcuni uomini<br />
sentano maggior<strong>me</strong>nte il richiamo della Storia, seppur inconsapevol<strong>me</strong>nte,<br />
e lui è uno di questi. Non a caso, durante la Repubblica Romana, si diede<br />
<strong>da</strong> fare per far passare armi e vettovaglie ai combattenti e al popolo di<br />
Roma.<br />
-So che i <strong>roma</strong>ni hanno sempre guar<strong>da</strong>to a te co<strong>me</strong> il portavoce dei loro<br />
senti<strong>me</strong>nti.-<br />
-Ero il loro specchio, il riflesso di loro stessi!- esclama soddisfatto. -Essendo<br />
un oste, conoscevo più che bene il malumore dei miei concittadini, che si<br />
riunivano nel mio locale per parlare male o bene di taluna<br />
persona o di tale nobile o porporato. La gente si confi<strong>da</strong>va<br />
con <strong>me</strong> ed io ascoltavo. Ed essendo sempre stato<br />
socievole e bontempone, ho preso le redini in mano<br />
quando si è trattato di eleggere il nuovo papa.-<br />
Sgrano gli occhi e chino la testa di lato, incredula.<br />
-Tu… hai eletto il nuovo papa?- esclamo.<br />
-Ma no! Certo che no!- risponde quasi offeso. -Con<br />
l'avvento di Pio IX Mastai Ferretti, mi feci portavoce del malcontento<br />
popolare e riportai con la mia dialettica diretta, priva di retorica, tutta l'ansia<br />
dei <strong>roma</strong>ni che <strong>da</strong> tempo attendevano rifor<strong>me</strong>.-<br />
Espiro, inconsapevole di aver trattenuto l'aria e subito dopo sorrido. Be',<br />
capita di fraintendere…<br />
-Addirittura,- riprende con il suo vocione, -ho ringraziato pubblica<strong>me</strong>nte il<br />
nuovo papa per aver concesso la libertà ad alcuni prigionieri politici ed ho<br />
offerto <strong>da</strong> bere nella mia osteria. Ah, sì…- sospira e un velo di malinconia<br />
ricopre i suoi occhi attenti. -Che festa abbiamo fatto… Fino a sera tardi, al<br />
lu<strong>me</strong> delle torce e delle fiaccole, tutti a bere e cantare e mangiare:<br />
sembravano tornati i bei tempi an<strong>da</strong>ti.-<br />
Rimango in silenzio, doman<strong>da</strong>ndomi a quali bei tempi si riferisse e, a<br />
dispetto della mia ricerca nella <strong>me</strong>moria, non trovo nulla che possa definirsi<br />
tale. Forse è solo un suo senti<strong>me</strong>nto personale. Di certo l'Italia non<br />
percorreva un buon periodo, <strong>vista</strong> la dominazione francese e austriaca.<br />
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-A Porta del Popolo, poi,- continua con aria estasiata, -abbiamo acceso un<br />
fuoco enor<strong>me</strong>, richiamando tanti di quei <strong>roma</strong>ni che tu non puoi<br />
immaginare.-<br />
Sogghigno sotto i baffi, immaginando un concerto dei Queen, o dei Led<br />
Zeppelin, o dei Pink Floyd e neppure rispondo, lasciandolo crogiolare nel<br />
suo ricordo. E in quel lasso di tempo mi rendo conto di quanto possano<br />
essere cambiati i tempi nel volgere di un solo secolo, stravolgendo le<br />
abitudini e lo stesso pensiero.<br />
-Ma poi qualcosa è cambiato.- noto.<br />
China <strong>me</strong>sta<strong>me</strong>nte la testa al ricordo bruciante e si morde le labbra.<br />
-Avevo riposto grande fiducia nel nuovo papa, tanto <strong>da</strong> sperare fino<br />
all'ultimo che avrebbe vera<strong>me</strong>nte cambiato le cose. Ma quando è fuggito,<br />
facendo crollare anche la Repubblica Romana, ho aperto gli occhi.-<br />
-Non poteva essere il successore di Pietro il riformatore, vero?-<br />
-No.- am<strong>me</strong>tte controvoglia. -E l'ho capito a mie spese. È fuggito<br />
abbandonando Roma nelle mani dei francesi. Ti lascio immaginare gli<br />
avventori della mia osteria: indignati, offesi e furiosi era a dir poco. Io con<br />
loro.-<br />
Annuisco, eppure non so se riesco a capire piena<strong>me</strong>nte il suo stato<br />
d'animo. Di certo non deve essere stato facile vivere in quel periodo di<br />
stravolgi<strong>me</strong>nti emotivi. Da una parte la Francia che insegnava con la sua<br />
rivoluzione e con l'avvento di Napoleone, <strong>da</strong>ll'altra l'Austria e la Prussia con<br />
le loro ancor solide radici nel <strong>me</strong>dioevo, imper<strong>me</strong>abili a qualsiasi<br />
capovolgi<strong>me</strong>nto, insofferenti a ogni riforma e ognuna di loro con basi stabili,<br />
o semistabili, in Italia. In effetti, noi giovani di oggi, cosa possiamo saperne<br />
dell'occupazione, delle restrizioni, dell'impossibilità di espri<strong>me</strong>re le proprie<br />
opinioni, della morte che si anni<strong>da</strong> dietro ogni angolo che si può svoltare?<br />
Salvatore Quasimodo ne sapeva qualcosa e la sua <strong>me</strong>ravigliosa "Alle<br />
fronde dei salici" è lì a testimoniarlo.<br />
-Anche tu sei fuggito.-<br />
-Be', a dir la verità, visto co<strong>me</strong> si <strong>me</strong>ttevano le cose, ho preferito seguire<br />
Garibaldi… Hai presente Garibaldi?- doman<strong>da</strong> con aria <strong>da</strong> inquisitore.<br />
-Eh, sì.- sospiro annuendo.<br />
Mi fissa a lungo, co<strong>me</strong> se la mia espressione non gli piacesse e provo a<br />
piegare le labbra in un sorriso amichevole.<br />
-Aho, regazzì,- mi riprende alzando l'indice co<strong>me</strong> un maestro e<br />
agitando<strong>me</strong>lo sotto il naso, -guai se ti vedo deridere il nostro Garibaldi. Non<br />
te lo per<strong>me</strong>tto.-<br />
-Non lo per<strong>me</strong>tterei a <strong>me</strong> stessa.- ribatto. -So bene chi fosse Garibaldi e ne<br />
ho profondo rispetto, nonché stima.-<br />
-Ah, be'.- com<strong>me</strong>nta compiaciuto.<br />
Lo vedo rilassarsi in volto e porta le mani dentro le tasche del panciotto,<br />
con aria soddisfatta.<br />
Rimango a osservarlo, in attesa che continui il racconto e, quando si<br />
rende conto del mio prolungato silenzio, mi fissa e chiede brusco:<br />
-Be'? Che hai <strong>da</strong> guar<strong>da</strong>re?-<br />
Esito, non sapendo bene cosa dire, quindi rispondo:<br />
-Guardo un eroe <strong>roma</strong>no.-<br />
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Quella risposta lo compiace e sorride beota.<br />
-Be', forse hai ragione.- risponde. -In finale, ho <strong>da</strong>to la mia vita per Roma,<br />
per la sua libertà. E con <strong>me</strong> l'hanno <strong>da</strong>ta i miei due figli, il più grande e il più<br />
piccolo, poco più di un bambino.-<br />
-Sì, ricordo. Gli austriaci non hanno avuto pietà di un ragazzino.-<br />
-Già- ringhia con espressione furiosa. -Ci vuole coraggio a fucilare un<br />
tredicenne mingherlino.-<br />
Avverto il sarcasmo e convengo con lui. Non deve essere facile<br />
affrontare la morte a viso aperto, figuriamoci poi se al fianco ti ritrovi con<br />
due figli che debbono fare la tua stessa fine. Me lo immagino, Ciceruacchio,<br />
provare a coprire con il suo corpo massiccio il figlio minore, nella speranza<br />
di salvarlo <strong>da</strong>l plotone di esecuzione.<br />
-Sei morto lontano <strong>da</strong>lla tua Roma.- com<strong>me</strong>nto.<br />
-Purtroppo. E pensare che quando ero partito, speravo di<br />
contribuire alla sua liberazione. Sai,- mormora sconsolato, -<br />
con Garibaldi volevo <strong>da</strong>re una mano a Venezia che<br />
resisteva agli austriaci, ma ci siamo dovuti fermare al Delta<br />
del Po, per sfuggire alle vedette nemiche. Abbiamo chiesto<br />
rifugio ai connazionali, ma quei bastardi di italiani, anziché<br />
aiutarci, ci hanno denunciato agli austriaci, i quali hanno<br />
provveduto a fucilarci senza perdere tempo. Comprendi?<br />
Noi, italiani che volevamo scacciare gli oppressori,<br />
denunciati <strong>da</strong>i nostri stessi concittadini! Roba <strong>da</strong> non credere.-<br />
Scuoto la testa co<strong>me</strong> lui, pensando che fosse normale per gli italiani<br />
dell'epoca, divisi per secoli, non provare un senti<strong>me</strong>nto di unità nazionale.<br />
Troppo diversi. Troppi dialetti diversi. Troppe frontiere. Ma, chissà perché,<br />
questo solo pensiero non mi consola dinanzi alla <strong>vista</strong> di italiani che<br />
tradiscono gli stessi italiani. Quello che mi colpisce e mi ferisce, è che oggi,<br />
tutto sommato, la pensiamo ancora co<strong>me</strong> quei contadini del Delta del Po.<br />
-Oggi, però, riposi al Gianicolo.- lo consolo.<br />
Sorride e in un gesto affettuoso mi dà un buffetto sulla guancia.<br />
-Aho, regazzì, e mica è <strong>da</strong> tutti!-<br />
Rido della sua <strong>roma</strong>nità e in quel mo<strong>me</strong>nto sento la pioggia inumidire la<br />
tesa. Alzo lo sguardo e mi bagno il volto, ricor<strong>da</strong>ndo che avevo chiuso<br />
l'ombrello perché riparata <strong>da</strong>lla presenza di Ciceruacchio. Quando mi giro<br />
per salutarlo, non c'è più e la pioggia sul mio viso mi sembra all'improvviso<br />
co<strong>me</strong> un pianto silenzioso per tutte quelle vite donate per un ideale che oggi<br />
nessuno sente più.<br />
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