32 - Il Calitrano
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IL CALITRANO<br />
periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni<br />
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB - Firenze 1<br />
ANNO XXVI - NUMERO <strong>32</strong> (nuova serie) MAGGIO-AGOSTO 2006<br />
VIA A. CANOVA, 78 - 50142 FIRENZE - TEL. 055/783936<br />
www.ilcalitrano.it<br />
ISSN 1720-5638
IN COPERTINA:<br />
Uno scorcio dell’inizio di via Casaleni dalla parte di<br />
via Tozzoli. Negli anni ’50 al primo portale da sinistra<br />
viveva la famiglia di “carnera”, su per le scalette<br />
“il boccetto” con la moglie e a piano terra la vecchia<br />
filanda di “Cirlippù”. (Foto A. Marco Del Cogliano -<br />
info@calitritradizioni.it)<br />
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DI QUESTO<br />
GIORNALE<br />
IN QUESTO NUMERO<br />
La Fede e il Coraggio<br />
di Raffaele Salvante 3<br />
<strong>Il</strong> mini Sindaco di Calitri<br />
di Martina Buldo e Valeria Pontillo 4<br />
Missioni popolari in Irpinia<br />
nel Settecento<br />
del dottor Emilio Ricciardi 5<br />
Personaggi<br />
del Cronista 8<br />
Piccoli miracoli di vita<br />
quotidiana…<br />
a via Concezione<br />
del prof. Giovanni Acocella 9<br />
Vent’anni fa moriva<br />
Franco Lo Schiavo<br />
di Nicolino Longo 11<br />
Premio nazionale Biennale<br />
di poesia “Città di Solofra”<br />
del dott. Vincenzo D’Alessio 13<br />
LA NOSTRA BIBLIOTECA 18<br />
DIALETTO E CULTURA 20<br />
VITA CALITRANA 21<br />
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE 21<br />
MOVIMENTO DEMOGRAFICO 22<br />
REQUIESCANT IN PACE 23<br />
LA XXV FIERA<br />
INTERREGIONALE DI CALITRI<br />
“Un impegno per le zone interne del Mezzogiorno”<br />
che si terrà dal 27 Agosto al 3 Settembre 2006<br />
nel CAMPO SPORTIVO<br />
opportunamente allestito ed arredato per un’accoglienza<br />
come sempre responsabile ed originale<br />
VI ATTENDE<br />
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dell’Artigianato, dell’Industria, dell’Agricoltura,<br />
del Turismo e dei Servizi<br />
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a questo prestigioso appuntamento!<br />
IL CALITRANO<br />
ANNO XXVI - N. <strong>32</strong> n.s.<br />
Periodico quadrimestrale<br />
di ambiente - dialetto - storia e tradizioni<br />
dell’Associazione Culturale “Caletra”<br />
Fondato nel 1981<br />
Sito Internet:<br />
www.ilcalitrano.it<br />
E-mail:<br />
info@ilcalitrano.it<br />
Direttore<br />
Raffaella Salvante<br />
Direttore Responsabile<br />
A. Raffaele Salvante<br />
Segreteria<br />
Martina Salvante<br />
Direzione, Redazione, Amministrazione<br />
50142 Firenze - Via A. Canova, 78<br />
Tel. 055/78.39.36<br />
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ma in nessun caso instaura un rapporto<br />
di lavoro ed è sempre da intendersi<br />
a titolo di volontariato.<br />
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dei singoli autori, i quali se ne assumono<br />
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<strong>Il</strong> giornale viene diffuso gratuitamente.<br />
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<strong>Il</strong> Foro competente per ogni controversia è<br />
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di Risparmio di Firenze Spa - Via Bufalini,<br />
6 - 50122 Firenze - ABI 6160 - CAB<br />
2800<br />
Chiuso in stampa il 14 luglio 2006
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
“NON AVER PAURA, MA CONTINUA A PARLARE E NON TACERE” (AT.18,9-10)<br />
LA FEDE E IL CORAGGIO<br />
Nel mondo i cristiani laici, proprio in forza della loro fede, hanno un ruolo insostituibile.<br />
a fede si rafforza donandola” oggi<br />
“Lnon si può più dare per scontato che<br />
tra noi e attorno a noi, in un crescente<br />
pluralismo culturale e religioso, siano conosciuti<br />
gli orientamenti che un tempo<br />
servivano ad uomini di buona volontà a<br />
far sì che la società divenisse una casa<br />
ad immagine della “dimora di Dio tra gli<br />
uomini”.<br />
Questi orientamenti ed atteggiamenti<br />
di fondo vanno ripensati e concretizzati,<br />
nelle forme e nei tempi, a seconda delle<br />
situazioni perché oggi la società civile e il<br />
mondo rurale, che è stato la nostra culla,<br />
sono profondamente cambiati anche di<br />
fronte alla fede; e perciò oggi è necessario<br />
uno stile nuovo, fatto di intelligente<br />
valorizzazione e di personalizzazione dei<br />
rapporti, con strumenti realmente nuovi<br />
in ogni luogo dove spesso, l’anelito di fede<br />
non sempre si concretizza in scelte<br />
conseguenti.<br />
<strong>Il</strong> mondo rurale ha infatti le sue lacrime<br />
amare: lo spopolamento delle terre,<br />
la presenza non sempre valorizzata degli<br />
immigrati, le tensioni per un’Europa sentita<br />
ancora troppo lontana, una globalizzazione<br />
che penalizza<br />
Non si può non sottolineare il persistere<br />
o il prodursi di alcune forme di intolleranza,<br />
quando addirittura non si assiste<br />
a forme di aperta ostilità; infatti per<br />
molte persone le difficili e complesse condizioni<br />
di vita, un uso scorreto dei beni e<br />
uno scarso interesse per le diverse povertà,<br />
fanno sì che le preoccupazioni quotidiane<br />
prendano il sopravvento e non lascino<br />
spazio all’accoglienza di altri valori.<br />
La stessa classe politica italiana contribuisce<br />
a rinforzare il muro che separa<br />
sempre di più la politica dai cittadini.<br />
Soprattutto i giovani cercano la propria<br />
felicità in molti simboli, immagini e<br />
anche in cose vane,e sono facilmente inclini<br />
verso nuove forme di religiosità nel<br />
complesso e variegato fenomeno delle sette,<br />
tutto questo maschera l’accentuato individualismo<br />
con la ricerca di gruppi protettivi<br />
e gratificanti. Per rispondere con<br />
coerenza alle sollecitazioni odierne, non<br />
bastano estemporanee e pioniristiche iniziative,<br />
ma raccogliendo la sfida culturale,<br />
occorre una organizzazione che necessita<br />
della promozione della dimensione morale<br />
delle relazioni umane, perché possiamo<br />
essere sempre più “soggetti attivi e<br />
<strong>Il</strong> Nuovo Consiglio Comunale di CALITRI<br />
dopo le elezioni del 28 e 29 maggio 2006<br />
3<br />
responsabili” di una storia da fare. Perché<br />
sappiamo che la fedeltà al Vangelo si<br />
misura sul coerente legame tra fede detta<br />
e celebrata e più ancora accettando la fatica<br />
della testimonianza – da essere costantemente<br />
confermata e continuamente<br />
aggiornata – per avviare positivi processi<br />
di integrazione culturale e di proficuo dialogo<br />
in un’ottica non meramente assistenzialistica,<br />
ma di promozione e di crescita<br />
della persona senza indulgere né a vuoti<br />
ottimismi né a sterili pessimismi.<br />
La fede, che è sempre un dono gratuito<br />
di Dio, richiede la risposta e la collaborazione<br />
dell’uomo nell’apertura e nell’accoglienza<br />
pur nella costante vigilanza sulle<br />
proprie fragilità, è un dono fecondo capace<br />
di scuoterci dalla polvere dell’abitudinarietà<br />
e dalla sonnolenza per aprirci ad una<br />
nuova mentalità, ad alimentare la spiritualità<br />
e a ravvivare la presenza cristiana nel<br />
mondo. In pratica si tratta di trasformare le<br />
differenze in occasioni di arricchimento e<br />
di crescita comune e far evolvere gli interessi<br />
individuali e di gruppo in interessi<br />
generali, privilegiando ciò che è orientato<br />
al bene di tutti.<br />
Raffaele Salvante<br />
Sindaco Dott. Giuseppe Di Milia (agronomo) voti 2.447 (Margherita)<br />
Giunta Esecutiva Canio Galgano (medico) 539 (Margherita)<br />
Giovanni Di Cecca (insegnante) 274 (Margherita)<br />
Maria Di Milia (consulente) 102 (D. S.)<br />
Canio Russo (impiegato) 174 (UDEUR)<br />
Michele Di Cosmo (operaio) 107 (Rifondazione)<br />
Canio Cestone (impiegato) 99 (D. S.)<br />
Consiglieri di<br />
maggioranza Giuseppe Galgano (agricoltore) voti 196 (Margherita)<br />
Antonio V. Tuozzolo (imprenditore) 167 (UDEUR)<br />
Pasqualino Nannariello (dirigente aziendale) 157 (Margherita)<br />
Antonio Zarrilli (veterinario) 127 (UDEUR)<br />
Antonio Vito Di Maio (ceramista) 111 (D. S.)<br />
e di<br />
minoranza Fausto Acocella (ingegnere) voti 760 (Forza Italia)<br />
Michele Maffucci (commerciante) 118 (Destra)<br />
Salvatore Caruso (imprenditore) 114 (A. N.)<br />
Giovanni Melaccio (professore) 107 (Destra)<br />
Vincenzo Galgano (studente) 99 (Destra)
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
<strong>Il</strong> mini Sindaco di Calitri<br />
a sfida Viglioglia – Torchella, entrambi<br />
Lcandidati per il mini sindaco di Calitri<br />
si è conclusa sabato 1 aprile c.a. in seguito<br />
allo spoglio delle schede avvenuto<br />
presso i locali della scuola Primaria “Vito<br />
Acocella” di Calitri.<br />
<strong>Il</strong> progetto “<strong>Il</strong> consiglio comunale<br />
dei ragazzi” è stato organizzato e realizzato<br />
dagli studenti componenti le classi<br />
III A e B della scuola Secondaria di<br />
I° grado, sostenuti da alcuni insegnanti e<br />
con la collaborazione dell’ex sindaco del<br />
paese prof. Vito Marchitto.<br />
Ha prevalso, anche se per soli pochi<br />
voti, Beniamino Torchella, candidato con<br />
la lista “<strong>Il</strong> futuro con le nostre idee”. La<br />
cerimonia conclusiva si è tenuta nei nuovi<br />
locali dellex Casa dell’ECA, un locale ormai<br />
storico, sia come centro di addestramento<br />
reclute, sia come sala, per decenni,<br />
di banchetti per matrimoni e feste da ballo,<br />
e sia, infine, come sede parrocchiale durante<br />
l’emergenza del terremoto del 1980.<br />
Sono stati eletti per la maggioranza:<br />
Beniamino Torchella, Mariachiara Ramundo,<br />
Vincenzo Merola, Fabio Sanacore,<br />
Riccardo Carlucci, Donato Margotta,<br />
Lucia Panniello, Martina Buldo, Valeria<br />
Pontillo, Marco Zabatta, Francesco Borea<br />
e Mariangela Grasso; per la minoranza:<br />
Marisa Viglioglia, Giusy Cerreta, Vito Di<br />
Milia, Rocco Zarrilli e Donato Arci.<br />
Durante la cerimonia conclusiva, l’ex<br />
sindaco Vito Marchitto, tra l’altro, ha reso<br />
noto i nomi del nuovo sindaco e dei sedici<br />
consiglieri eletti, nelle recenti elezioni<br />
amministrative.<br />
Calitri 1 aprile 2006, il momento solenne dell’insediamento del<br />
mini sindaco Beniamino Torchella, qui insieme alla sua antagonista<br />
Marisa Viglioglia, assistiti dal sindaco prof.Vito Marchitto con i vigili<br />
in grande uniforme e una gran folla di spettatori.<br />
<strong>Il</strong> dirigente dott. Raffaele Petracca ha<br />
illustrato il programma svolto dalle due<br />
liste e ha ribadito che, queste occasioni,<br />
sono sicuramente importanti per la formazione<br />
dei ragazzi. La parola è passata<br />
così a Marisa Viglioglia che ha ringraziato<br />
tutti i compagni e i professori per<br />
averle consentito di compiere una nuova<br />
e simpatica esperienza, mentre Beniamino<br />
Torchella ha ringraziato tutti coloro<br />
che lo hanno sostenuto ed ha espresso la<br />
volontà di portare avanti le idee capaci di<br />
migliorare il Comune, venendo incontro<br />
– nel contempo – alle esigenze del-<br />
È in vendita<br />
– al prezzo di Euro 10 –<br />
il primo dei<br />
“Quaderni de <strong>Il</strong> <strong>Calitrano</strong>”<br />
sui giuochi dei bambini.<br />
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Spedizione a carico del destinatario<br />
4<br />
l’adolescenza calitrana, con il fattivo<br />
contributo dell’opposizione.<br />
Questa manifestazione ha certamente<br />
contribuito in modo efficace a far conoscere<br />
a noi ragazzi le Istituzioni civili e<br />
amministrative, nonché l’importanza di<br />
partecipare, in modo attivo, alla vita politica;<br />
a tal proposito, riteniamo che con<br />
il suo discorso il mini Sindaco abbia offerto<br />
una lezione ai nostri Amministratori,<br />
che – troppo spesso – antepongono al<br />
bene della Comunità, i loro dissidi personali<br />
e politici.<br />
Alla manifestazione hanno preso parte<br />
molti concittadini, autorità varie, con<br />
momenti di intensa partecipazione; gli<br />
insegnanti su “<strong>Il</strong> consiglio comunale dei<br />
Ragazzi” e con il supporto dell’Istituto,<br />
hanno realizzato un interessante “opuscolo”<br />
che ripercorre tutti i momenti significativi<br />
dell’intera attività.<br />
Inoltre una rappresentanza degli studenti<br />
ha avuto l’opportunità di intervenire,<br />
nella giornata di martedì 30 maggio<br />
2006, nella trasmissione radiofonica<br />
“<strong>Il</strong> Giornale Radio dei Ragazzi” in onda<br />
sul primo canale della radio dalle 14,50<br />
alle 15,00 dal lunedì al venerdì.<br />
Agli insegnanti, all’Istituto, al Dirigente<br />
Scolastico, al Sindaco e alla Redazione<br />
del Giornale radio dei Ragazzi<br />
vanni i più vivi ringraziamenti di noi<br />
alunni.<br />
Martina Buldo e Valeria Pontillo,<br />
classe III B Scuola Secondaria di I° Istituto<br />
Comprensivo di Calitri, anno scolastico<br />
2005-2006.<br />
Calitri, durante il progetto “<strong>Il</strong> Consiglio comunale dei Ragazzi”, da<br />
sinistra: Sandra Caruso, Rosangela Donatiello, Mayra Messina,<br />
Valeria Pontillo, Martina Buldo; alle spalle: Giuseppe Guardione e<br />
Roman Tustanovyeh.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
l legame tra l’Irpinia e i missionari di<br />
Isant’Alfonso de Liguori è molto stretto<br />
e risale ai primi anni di vita della congregazione<br />
redentorista; fu l’arciprete di<br />
Contursi, don Giovanni Rossi, a insistere<br />
affinché l’arcivescovo di Conza, Giuseppe<br />
Nicolai, invitasse sant’Alfonso a compiere<br />
una missione nella sua diocesi. La<br />
prima esperienza dei religiosi alfonsiani<br />
in Irpinia ebbe esiti molto positivi e pose<br />
le basi per la fondazione della casa redentorista<br />
di Materdomini, divenuta in<br />
seguito uno dei principali punti di riferimento<br />
dei fedeli della diocesi.<br />
Le cronache e le lettere dei missionari<br />
che vennero nelle nostre terre descrivono i<br />
paesi visitati, le popolazioni incontrate e il<br />
grande favore con cui i religiosi furono<br />
accolti nei paesini della diocesi.<br />
Le testimonianze che si presentano,<br />
tratte dall’archivio dei Redentoristi di Pagani1,<br />
si riferiscono al periodo tra il 1746<br />
e il 1748; la prima missione iniziò da<br />
Teora e si concluse a Valva, toccando nove<br />
paesi della diocesi di Conza (Teora,<br />
Cairano, Calitri, Castelnuovo, Caposele,<br />
Laviano, Senerchia, Quaglietta, Valva).<br />
Attraverso le lettere dei religiosi traspaiono,<br />
descritti con pochi essenziali<br />
tratti, i piccoli paesi, le strade fangose e<br />
approssimative percorse a dorso di mulo,<br />
i devoti dall’animo semplice che lasciavano<br />
il lavoro dei campi per raccogliersi<br />
intorno ai missionari e, come accadde a<br />
Calitri, facevano la fila di notte, sotto la<br />
neve, per potersi confessare.<br />
<strong>Il</strong> messaggio semplice e schietto dei<br />
missionari, la loro vita rigorosa (in più<br />
occasioni rifiutarono perfino il cibo offerto<br />
dall’arcivescovo) e le loro prediche<br />
appassionate dovettero avere un grande<br />
impatto su quelle popolazioni tanto bisognose<br />
di cura pastorale; le condizioni di<br />
vita erano molto difficili, omicidi e vendette<br />
erano all’ordine del giorno, l’ignoranza<br />
e la superstizione erano diffuse tra<br />
il popolo, ma la semplicità d’animo di<br />
quelle povere genti commosse in più occasioni<br />
i religiosi.<br />
Un giovane missionario, inviato a<br />
Cairano, paragonava il paese a un’isola,<br />
per la sua posizione in cima a una montagna,<br />
e riferiva di essere rimasto colpito<br />
EMILIO RICCIARDI<br />
Missioni popolari in Irpinia<br />
nel Settecento<br />
della profonda mancanza di istruzione<br />
religiosa da parte del popolo, ma anche<br />
dell’innocenza di adulti e fanciulli i quali,<br />
sebbene non si fossero confessati per<br />
parecchi mesi, “non portavano materia<br />
per l’assoluzione” 2, cioè non avevano<br />
commesso peccati gravi; ed erano molti i<br />
devoti che si muovevano dai paesi vicini<br />
per andare ad assistere alla missione e<br />
per confessarsi.<br />
A Teora, dove non c’era stata nessuna<br />
missione per dodici anni, i religiosi di<br />
sant’Alfonso furono accolti da tutto il popolo<br />
e dal clero vestito con i paramenti<br />
delle occasioni solenni; a Castelnuovo di<br />
Conza un missionario si commosse nel<br />
vedere una povera donna che, dopo avere<br />
girato più paesi per raggiungere i religiosi,<br />
voleva offrire loro parte del poco denaro<br />
di cui disponeva, mentre a Calitri i<br />
padri rimasero ammirati dalla disciplina<br />
delle monache dell’Annunziata, che decidevano<br />
tutte di “maritarsi”, cioè di pronunciare<br />
i voti solenni, “anzi chi non si<br />
marita è tenuta per vergogna” 3. Sempre in<br />
Calitri padre Cesare Sportelli, compagno<br />
della prima ora di sant’Alfonso e morto<br />
in odore di santità, “convertì un peccatoraccio<br />
che da 24 anni non si era confessato”<br />
4, mentre le elemosine raccolte tra il<br />
popolo furono tante che il ricavato “basta<br />
a fare una statua di Maria”.<br />
Tra le testimonianze conservate nell’archivio<br />
redentorista c’è la trascrizione<br />
di una cronaca anonima, scritta da un religioso<br />
di Materdomini, nella quale si<br />
raccontano i primi momenti della fondazione<br />
irpina, tanto importante per la storia<br />
religiosa delle nostre terre; nel documento<br />
è ricordato anche il sacerdote calitrano<br />
Francesco Maria Margotta 5, amico<br />
di sant’Alfonso e di san Gerardo e<br />
benefattore della casa di Materdomini.<br />
DOCUMENTI<br />
1<br />
Epistolae Ven. Servi Dei Caesaris Sportelli<br />
C.SS.R., Roma 1937.<br />
Lettera 130. Ad monasterium quoddam<br />
monialium - 14 Febr. 1747<br />
5<br />
Molto Reverenda Madre padrona colendissima<br />
(…)<br />
A 20 del medesimo Xbre [1746], si partì<br />
per Teora, e si ebbero diece cavalcature, se<br />
bene noi eravamo undici, e si giunse colà passata<br />
l’Ave Maria, e per strada vi furono varie<br />
cadute, particolarmente D. Bernardo, e D.<br />
Bernardino, che andavano sopra un medesimo<br />
mulo, precipitorono dentro un pantano,<br />
essi sotto, ed il mulo sopra (…) ma per grazia<br />
di Dio non ci fu altro male, che il matarsi.<br />
<strong>Il</strong> giorno di S. Tommaso Appostolo si cominciò<br />
quella S. Missione, ed il Signore la<br />
benedisse a meraviglia siche i PP. difficilmente<br />
anno osservato contrizione simile, e perciò<br />
la diloro fatica fù eccessiva, che non riposavano<br />
mai, sempre sempre al confessionale, ed<br />
appena vi era tempo di prendere un boccone.<br />
(…) <strong>Il</strong> popolo era circa a due mila, e 400.<br />
<strong>Il</strong> giorno del S. Natale si staccorno quattro<br />
PP., e si mandarono alla missione di Ciorano<br />
(sic, ma Cairano) che è circa a mille<br />
anime. (…) Questa missione fu di sollievo a<br />
quei PP. mentre incontrarono un popolo d’oro:<br />
gli uomini sospesero i trafichi per attendere<br />
alle prediche, ed i figlioli pastorelli ecc.<br />
si ritrovarono d’una innocenza ammirabile.<br />
<strong>Il</strong> primo giorno di quest’anno si andò a<br />
Calitri, ove si unirono tutti i PP. per essere il<br />
popolo numeroso sino a tremila, e più centinaia.<br />
il P. D. Cesare fe’ la predica grande,<br />
l’istruzione D. Lorenzo, gl’esercizij a preti<br />
D. Andrea, la meditazione il P. D. Paolino,<br />
gl’esercizij alle monache restarono per intiero<br />
al P. D. Andrea, giache il P. D. Cesare l’aggiutò<br />
per due giorni, e poi ebbe da tralasciare,<br />
giache si ritrovava molto discapitato di voce.<br />
Qui fu grande la tenerezza in vedendo, che la<br />
gente per prendere i luoghi del confessionale<br />
andavano dietro le porte della Chiesa sin dalle<br />
tre di notte, restando coverte di neve, intirizzite<br />
dal freddo, eppure l’accadeva di non<br />
potere neanche arrivare a confessarsi; ma i<br />
padri non si partirono da colà, se non dopo<br />
aver confessato tutto tutto il popolo.<br />
A 12 dell’anno si staccorono quattro PP.,<br />
e si mandorono a cominciare due altre Missioni<br />
nel medesimo tempo, quella di Laviano,<br />
numerosa di circa mille, e ottocento anime; e<br />
quella di Castelnuovo, circa di ottocento anime.<br />
(…) Qui si trovò un popolo tenero assai,<br />
ma diede una gran tenerezza una povera<br />
donna, la quale andata a S. Andrea e a Pescopagano<br />
per confessarsi a’ Padri della Missione,<br />
detti delli Vergini, che ivi missionavano,<br />
ma non potendo arrivare a confessarsi n’ebbe<br />
una elemosina temporale, che voleva in parte<br />
dare a me per l’anima sua.<br />
A 22 del detto mese il P. D. Andrea, e D.<br />
Domenico, si partirono per incominciare la
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
missione in Calabritto; e D. Paolino, e D. Nicola<br />
per cominciare la missione in Senerchia<br />
(…) Al primo di questo corrente mese di Febrajo<br />
si passarono due padri per andare a cominciare<br />
la missione della Quaglietta, e due<br />
altri alla Missione della Valva, numerosa di<br />
mille anime (…) Tutte queste nove sante missioni<br />
si sono fatte senza risparmiare alcuna<br />
fatica, mentre tutti i popoli l’anno confessati i<br />
soli padri, senza cercare veruno aggiuto, e<br />
perciò quasi ogni giorno, andavano a confessare<br />
circa le dieci ora, e talvolta le 12 ore.<br />
Anno tutti faticato allegramente, ed io ò riconosciuto<br />
nella loro allegrezza, e nel profitto<br />
de’ popoli il nostro aggiuto. (…) Caposele, 14<br />
feb. 1747 - di Vostra Signoria devotissimo<br />
obligatissimo servitore vostro Cesare Sportelli<br />
del SS.mo Salvatore.<br />
2<br />
F. KUNTZ, Commentaria de vita D. Alphonsi<br />
et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />
III<br />
Nel giorno di Natale come vi scrissi si<br />
partì per Cairano, dove fece la predica grande<br />
il P. D. Lorenzo, l’istruzione il P. D. Francesco,<br />
la meditazione D. Bernardino, gli esercizj<br />
ai preti il P. D. Carmine, il quale ancora<br />
diede la benedizione e finì la vita divota, ettesoché<br />
il P. D. Lorenzo dovette andare a fare<br />
l’istruzione a Calitri. Già scrissi qualche cosa<br />
di questa missione; solo resta che di limosina<br />
si fece tanta che basta a fare una statua di<br />
Maria.<br />
Nel giorno della Circoncisione di Nostro<br />
Signore primo dell’anno 1747, io, il P. D. Lorenzo<br />
ed il P.D. Cesare partimmo per Calitri<br />
(seguitandoci poi da mano in mano tutti gli<br />
altri padri), luogo di 3 mila e più anime, dove<br />
ancora vi è quel benefattore D. Francesco<br />
Margotta, che contribuerà molto alla fondazione<br />
di Caposele. A Calitri fece la predica<br />
grande il P. D. Cesare, l’istruzione il P. D.<br />
Lorenzo, la meditazione il P. D. Paolino ed io<br />
il Rosario. il P.D. Andrea diede gli esercizj a<br />
preti ed al monastero delle monache singolare<br />
in tutta questa diocesi, dove non solo non<br />
si fanno monache nemmeno di casa, ma tutte<br />
tutte si maritano, anzi chi non si marita è tenuta<br />
per vergogna; (…). A Calitri cosa singolare<br />
fu che le genti dalla notte venivano alla<br />
chiesa, e si contentavano di aspettare alle porte<br />
per più ore, con tutto che pioveva a gran<br />
copia la neve e faceva grandissimo freddo,<br />
per poi confessarsi (che questa è la meraviglia)<br />
che avevano parlato colla moglie dello<br />
scomunicato, oppure avevano risalutato lo<br />
scomunicato.<br />
Nella terra di Calitri il P. Sportelli convertì<br />
un peccatoraccio che da 24 anni non si<br />
era confessato e ciò fu nel 1747 a 10 gennaio.<br />
3<br />
F. KUNTZ, Commentaria de vita D. Alphonsi<br />
et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />
III, 99<br />
Epistola dello studente Moscarelli a P.<br />
Mazzini sulla missione celebrata in Teora,<br />
215 - archivio generale XXXIX, 99<br />
Viva Gesù, Maria, e Luigi. Molto reverendo<br />
padre in Christo, padre rettore mio caro,<br />
scrivo all’isola di Cairano, dico isola perché<br />
sta sopra d’un monte, luogo di mille anime<br />
in circa; e per consolazione di tutti, voglio<br />
scrivervi qualche cosa di queste missioni.<br />
(…) il martedì da Voltorara ci partimmo per<br />
Teora, dove per strada il p. d. Francesco cadde<br />
tre volte da sopra il mulo, e d. Bernardo, e<br />
d. Bernardino caddero ancora, e per miracolo<br />
Convegno su<br />
Nicolai<br />
Tra il 15 e il 18 giugno si è svolto<br />
in Adelfia (BA) il convegno “La<br />
famiglia Nicolai tra XVII e XIX secolo”,<br />
promosso dall’Azione Cattolica<br />
di Adelfia con la collaborazione<br />
della Pro Loco “Compsa”.<br />
Alla manifestazione, istituita con<br />
lo scopo di promuovere la conoscenza<br />
dei Nicolai e di raccogliere<br />
fondi per completare il restauro del<br />
palazzo baronale di Adelfia, antica<br />
residenza della famiglia, hanno<br />
partecipato gli arcivescovi di Bari e<br />
di Sant’Angelo dei Lombardi, i<br />
sindaci di Adelfia e di Conza, la<br />
prof.ssa Angela Berardini, presidentessa<br />
dell’Azione Cattolica di<br />
Adelfia, Clemente Farese, presidente<br />
della Pro Loco “Compsa”, e<br />
numerosi relatori che per quattro<br />
giorni hanno ricostruito le vicende<br />
della famiglia Nicolai, delle loro<br />
residenze e del loro antico feudo.<br />
Appartennero all’illustre famiglia<br />
pugliese anche due arcivescovi di<br />
Conza, Francesco (1716-1731) e<br />
Giuseppe (1731-1758), che ressero<br />
la diocesi irpina per quarantadue<br />
anni, promuovendone la ricostruzione<br />
dopo il terremoto del 17<strong>32</strong> e<br />
favorendone l’evangelizzazione attraverso<br />
l’opera dei missionari di<br />
Sant’Alfonso Maria dei Liguori.<br />
non restarono pesti, a cagione delle pessime<br />
strade che sono da queste parti, con tutto ché<br />
da tanto tempo che non è piovuto. A Teora<br />
fummo ricevuti con gran onore, e gran consolazione,<br />
perché da dodeci anni che non aveva<br />
avuta missione. Nel giorno di Natale io, d.<br />
Francesco, e d. Bernardo e d. Bernardino, e<br />
non può spiegarsi l’onore con cui fummo ricevuti<br />
ed incontrati dal clero con stola, cotta,<br />
cantando il Benedictus. <strong>Il</strong> popolo era tutto<br />
molle di lacrime ed andava baciando le vesti<br />
dei padri (sebbene quasi nessuno si accostò a<br />
me perché mi conoscevano alla ciera) e ci<br />
venerava come santi (oh!, mia confusione!)<br />
ed è tanto ansioso di sentire la divina parola,<br />
che ad ogni segno di campana si raduna tutto<br />
alla chiesa; e così ancora sono i popoli convi-<br />
6<br />
cini, i quali a gara desiderano la missione.<br />
Anzi questa mattina vi abbiamo avuti molti di<br />
Calitri ed Andretta, molte miglia di questi<br />
paesi lontani, solo per confessarsi e sentire<br />
la divina parola. In somma, padre mio, è una<br />
tenerezza vedere tanti poveri campagnioli lasciare<br />
i loro campi, anzi i vaticali non andare<br />
alla vatica solo, dicono essi, per godersi la<br />
santa missione. I poveri padri faticano, e faticano<br />
bene, perché sono stati tre, sebbene poi<br />
è venuto il p. d. Carmine per dare gli esercizj<br />
ai preti, e per aiuto; ma il popolo è grande e<br />
vi concorrono molti forastieri.<br />
In questo luogo v’è gran ignoranza, e<br />
quel che è peggio poco affetto al sacramento<br />
della penitenza, tantoché ò trovato più figliuoli<br />
di 12, 13 o 14 senza essersi mai confessati,<br />
molto più oggi uno di 14 anni non<br />
sapeva nemmeno il mistero dell’Incarnazione,<br />
cioè, chi s’è fatto uomo. Ma poi da un’altra<br />
parte è consolazione vedere tante anime innocenti,<br />
nate per il Paradiso, imperocché da<br />
cinque e più mesi non confessati, non portano<br />
materia per l’assoluzione e nemmeno nella<br />
vita passata s’è trovato dove appoggiarla.<br />
4<br />
Epistolae Ven. Servi Dei Caesaris Sportelli<br />
C.SS.R., Roma 1937.<br />
lettera 135. Ad Patrem Mazzini - 5 Iun<br />
1747<br />
È terminata la missione di Andretta, che è<br />
stata di gravissimo incommodo, mentre la<br />
chiesa sta scoverta, ed abbiamo incontrato il<br />
tempo piovoso, e coll’umido, e freddo. Anno<br />
detto, che per miracolo non mi sono ammalato.<br />
La Predica della Madonna non la potei<br />
terminare, perché l’acqua, ed un vento freddo<br />
mi saettava tutte le ossa. È stata niente di meno<br />
una delle missioni fruttuosissime, e la misericordia<br />
di Dio vi ha fatto trovare un sacerdote<br />
forastiere sospeso per aver dato morte ad<br />
un suo figlio, che aveva avuto da una sua sorella<br />
carnale, colla quale anche dopo maritata<br />
seguitava la tresca. Da tre anni già si era disperato.<br />
Si è confessato con P. D. Paolo, e si è<br />
communicato con molta edificazione. Terminata<br />
questa rinnovazione di spirito, passerò,<br />
Deo dante, a Calabritto, ed indi a Calitri. <strong>Il</strong> P.<br />
D. Paulo con D. Paolino è in Laviano. <strong>Il</strong> P. D.<br />
Pietro è in Cajrano. (…) Teora, 5 giugno<br />
1747, servo e fratello Cesare Sportelli del SS.<br />
Salvatore.<br />
5<br />
F. KUNTZ, Commentaria de vita D.<br />
Alphonsi et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />
III, 101<br />
Relatio cujusdam congregati anonymi de<br />
iis quae caposelensi nostrae fundationi vitam<br />
dederunt<br />
I. M. I. Primi maneggi fra il signor arciprete<br />
Rossi, il P. D. Alfonso Liguori e monsignor<br />
Nicolai arcivescovo di Conza per la fondazione<br />
di Caposele.<br />
Stavano in Foggia il nostro padre rettore<br />
maggiore d. Alfonso di Liguori, presentemente<br />
vescovo di S. Agata de’ Goti e’l p. d.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
Andrea Villani, presentemente vicario generale<br />
della nostra congregazione, predicando a<br />
quel pubblico nella novena della tanto celebre<br />
miracolosa Vergine detta d’Icona vetere,<br />
quando il molto reverendo d. Giovanni Rossi,<br />
arciprete della terra di Contursi nell’archidiocesi<br />
di Conza, portato ivi dal desiderio che<br />
aveva di conoscere e prlare col detto nostro<br />
padre rettore maggiore, avendolo trovato e<br />
conferito insieme di varie cose, finalmente<br />
avendogli cominciato a parlare dei bisogni<br />
spirituali non che della sua parocchia ma di<br />
tutti altresì i luoghi della sua archidiocesi,<br />
governata allora savissimamente per altro dalla<br />
felice memoria di monsignor Nicolai, lo<br />
pregava a mandare non solo a mandare una<br />
compagnia de’ suoi missionari a missionare<br />
in quella archidiocesi, ma altresì a cooperarsi<br />
per quanto era dal canto suo per fondarvi una<br />
casa de’ suoi missionari per utile perpetuo di<br />
quelle anime destituite quasi affatto d’ogni<br />
spirituale soccorso, e che a tal fine sarebbe<br />
stata ottima una chiesa devota di S. Maria<br />
Materdomini, situata fuori dalla terra di Caposele,<br />
ma in poca distanza, dotata di qualche<br />
rendita, la quale, benché fosse addetta al clero<br />
di quella terra, monsignore però sarebbe<br />
stato capace farla cedere a lui dal clero, purché<br />
si volesse compiacere di fondarsi una casa<br />
de’ suoi missionari, e che finalmente vi<br />
era altresì un buonissimo prete della terra di<br />
Calitri, molto benestante, chiamato d. Francesco<br />
Margotti che sarebbe volentieri concorso<br />
a quella fondazione con porzione delle<br />
sue robe, e forse colla sua persona.<br />
<strong>Il</strong> nostro p. rettore maggiore, sapendo per<br />
esperienza, le gran difficoltà che seco ordinariamente<br />
portano le nuove fondazioni di case<br />
religiose, sentì con una grand’indifferenza li<br />
progetti fattigli dal signor arciprete Rossi, e<br />
colla stessa indifferenza lo licenziò. Partito<br />
l’arciprete, senza nulla aver conchiuso col p.<br />
rettore maggiore, il p. d. Andrea Villani, vedendo<br />
che il nostro padre stava duro e per la<br />
fondazione e per la missione, disse: Padre,<br />
noi andiamo facendo tante missioni in tanti<br />
Calitri 15 agosto 2005, si festeggiano i 70 anni di Benedetta Maffucci,<br />
da sinistra: Michele Codella, Chiara Codella, Canio Luciano<br />
Di Maio,Vincenzo Di Maio, Ersilia De Matteo; prima fila: Giuseppe<br />
Di Maio, Giovanna Di Maio, Benedetta Maffucci, la festeggiata, nata il<br />
15.08.1935 da Leonardo e da Marianna Cestone,Vincenzo Di Maio,<br />
Paola Codella.Auguri vivissimi dalla Redazione.<br />
paesi, andiamo a fare anche questa di Caposele.<br />
Noi non ci perdiamo niente, e all’incontro<br />
chi sa che ne verrà. A questa parole condiscese<br />
il p. rettore maggiore per la missione,<br />
e tornato il giorno seguente l’arciprete Rossi,<br />
li disse che si fosse cooperato presso monsignor<br />
arcivescovo e presso il pubblico di Caposele,<br />
acciò avessero domandato la santa<br />
missione e si fosse disposto tutto quello era<br />
necessario per la detta missione. Così partitosi<br />
alquanto consolato l’arciprete, subito ne<br />
scrisse a monsignor arcivescovo, da cui venne<br />
già lettera d’invito per la missione al nostro<br />
padre, come anche per lettera ne fu invitato e<br />
pregato dal pubblico di Caposele.<br />
Conchiusa già la missione, partirono i padri<br />
da Castello, dove avevano già terminato<br />
la missione, e giunti in Caposele diedero principio<br />
alla missione con somma consolazione<br />
di quel pubblico. Fra gli altri padri vi erano i<br />
sopradetti p. rettore maggiore che faceva la<br />
predica grande e’l p. d. Andrea Villani. Nel<br />
corso della missione, monsignor arcivescovo<br />
che stava in Calabritto colla santa visita, si<br />
portò in Caposele, dove assisté a qualche predica<br />
della missione, e insieme con lui vi si<br />
condusse ancora il suddetto arciprete Rossi di<br />
Contursi. Or monsignor arcivescovo, sebbene<br />
si mostrasse soddisfattissimo e consolatissimo<br />
della missione e de padri, e molto inclinato<br />
per la fondazione, pure poi parlando del<br />
congruo sostentamento da assegnarsi alla nuova<br />
fondazione, la quale doveva essere di operai<br />
non conveniva che fosse stabilita senza alcuna<br />
rendita, si mostrava un poco indifferente<br />
circa di ciò, dicendo che poi appresso si sarebbe<br />
pensato a questo e se li sarebbe assegnato<br />
più di quello forse essi avrebbero desiderato.<br />
Ma il nostro padre, che non si appagava<br />
di semplici parole, ma voleva vedere i fatti,<br />
vedendo che monsignor arcivescovo persisteva<br />
sempre in questo suo pensiero, rispose che<br />
lui non era venuto coi missionari in Caposele<br />
per farvi la fondazione, ma solo per farvi la<br />
santa missione e servire sua signoria illustrissima,<br />
e che ciò li bastava né pretendea altro.<br />
7<br />
A questo parlarsi risoluto del p. don Alfonso,<br />
temendo il signor arciprete Rossi che non<br />
isvanisse affatto l’affare della fondazione, si<br />
buttò piangendo a’ piedi di monsignore, e lo<br />
pregò istantemente per la fondazione, dicendo<br />
che sua signoria illustrissima avrebbe potuto<br />
rimediare a tutto, se avesse voluto. Monsignore<br />
all’incontro intenerito dalle lagrime di<br />
quel santo vecchio dell’arciprete, cominciò a<br />
piangere lui ancora, e disse che l’avessero detto<br />
cosa avesse potuto fare per quella fondazione,<br />
che tutto l’avrebbe fatto. Allora l’arciprete<br />
disse che non potendo bastare un congruo<br />
sostentamento dei padri missionari della<br />
nuova fondazione la porzione della rendita<br />
della cappella e l’altra porzione che vi avrebbe<br />
assegnata il molto reverendo don Francesco<br />
Margotti di Calitri, sua signoria illustrissima<br />
avrebbe potuto rimediare coll’aggiungersi del<br />
suo al dippiù che ci bisognava. A questo condiscendendo<br />
monsignore, fece del suo un capitale<br />
di docati 2.000 in circa a beneficio della<br />
nuova fondazione, e così restò assicurata<br />
la fondazione per questa casa.<br />
NOTE<br />
1 Come molte altre volte, questo lavoro non<br />
sarebbe stato possibile senza la preziosa collaborazione<br />
di padre Giovanni Vicidomini CSSR, direttore<br />
dell’archivio provinciale redentorista di Pagani;<br />
a lui vanno i miei ringraziamenti.<br />
2 Epistola dello studente Moscarelli a P. Mazzini<br />
sulla missione celebrata in Teora, p. 215 – archivio<br />
generale XXXIX, 99, in F. KUNTZ, Commentaria<br />
de vita D. Alphonsi et de rebus Congregationis<br />
SS. Redemptoris, manoscritto in 11 volumi<br />
conservato presso l’archivio provinciale redentorista<br />
di Pagani., III, 99.<br />
3 F. KUNTZ, Commentaria, III.<br />
4 Notizie del servo di Dio P. D. Cesare Sportelli<br />
sacerdote professo della Congregazione del<br />
SS. Redentore, Roma 1893, p. 57.<br />
5 Su Francesco Maria Margotta cfr. E. RIC-<br />
CIARDI, Calitri. Studi e ricerche 1996-2005, Napoli<br />
2005, pp. 93-103, al quale si rimanda per ulteriore<br />
bibliografia.<br />
Alessandria 07.05.2006, Luigi Briuolo nella felice ricorrenza dei suoi<br />
settant’anni, vuole ringraziare di cuore la moglie Maria, la figlia Lucia<br />
ed il marito Mario, i nipoti Federica, Giulia, la figlia Colomba e il marito<br />
Vincenzo e i due nipotini Rosanna e Gaetano. Un augurio sentito<br />
dalla Redazione.
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
Antonio Acocella nato a Calitri il 16 maggio 1913, in via Castello 74<br />
da Alfonso e da Margherita Piumelli; dopo gli studi classici sotto l’attenta<br />
guida dello zio prete don Vito Acocella si laurea in giurisprudenza<br />
il 24 novembre 1937 presso l’Università di Napoli e subito dopo<br />
partecipa come Ufficiale alla seconda guerra mondiale. Concedatosi<br />
e ritornato in paese esercita la professione di avvocato.<br />
Coniugato a Pompei il 26 marzo 1953 con la professoressa di lettere<br />
Cristina Nicolais nata a Calitri il 13 maggio 1922 da Alessandro e da<br />
Antonia Di Carlo, da questo matrimonio sono nati due figli Alfonso<br />
nato il 14.03.1954 e Margherita,Alessandra, Enza nata il 19.04.1959.<br />
Nel 1952 viene eletto sindaco del paese, carica che ricoprirà anche<br />
nel 1975; in particolare si dedica all’insegnamento presso l’Istituto Tecnico<br />
Commerciale di Calitri dove insegna Diritto ed Economia Politica<br />
e per molti anni ne fu anche Preside, più tardi fu anche Preside dell’Istituto<br />
Tecnico per Geometri di Lioni.<br />
Tutti noi studenti lo avevamo ribattezzato “Zi Totonn’” per il semplice<br />
fatto che la nostra professoressa di lettere era una sua nipote e quindi<br />
quando parlava dello zio, anche se Preside, lo chiamava zi Totonn’.<br />
Con noi alunni fu sempre comprensivo e rispettoso, e man mano che<br />
passavano gli anni, i cinque anni dell’Istituto, ebbe in considerazione la<br />
nostra aumentata responsabilità, trattandoci con gentile affabilità.<br />
È deceduto il 13 ottobre 1985.<br />
PERSONAGGI<br />
8<br />
Michele DELLA BADIA nacque a Calitri il 22 febbraio 1903 in vico<br />
Vitale Di Cairano n. 10, da Donato e da Angela Stanco, conseguita<br />
la Licenza presso l’Istituto Tecnico di Napoli nel gennaio 1923, si<br />
iscrisse alla Reale Scuola Superiore Politecnica di Napoli, sezione Industriale,<br />
sostenendo gli esami di laurea il 30 luglio 1929 per Ingegneria<br />
Elettronica.<br />
Coniugato a Napoli il 2 marzo 1936 con Angelina Orlando Miele<br />
(Napoli 15.12.1908 † Calitri 20.09.1986) nata da Pasquale e da Angela<br />
Maria Araneo, dal loro matrimonio nacquero tre figli: Donato, geometra<br />
nato il 24.04.1939,Angelo Mario, ingegnere, nato il 04.06.1941<br />
e Angelina Lucia nata il 05.07.1948.<br />
Fu nominato Podestà il 15.04.1936 con insediamento dal 04.06.1936<br />
al 22.03.1938.<br />
Fu militare durante la seconda guerra mondiale, esercitò la professione<br />
libera e si devono a lui i progetti degli edifici che ospitano l’Istituto<br />
Statale d’Arte e la Scuola Elementare.<br />
Venne assunto come ingegnere presso l’Ufficio Tecnico della Provincia,<br />
ma più di tutto si dedicò con passione all’insegnamento e fu docente<br />
all’Istituto Professionale di Sant’Aniello del Friuli, di Avellino e del<br />
Casanova di Napoli.<br />
Fu promotore, con altri, dell’istituzione della Scuola Media di Calitri,<br />
e per molti anni fu Preside incaricato della Scuola Media Statale<br />
“A. Del Re” e professore di matematica; fu, inoltre, uno dei promotori<br />
per l’apertura dell’Istituto Tecnico Commerciale di Calitri e fu<br />
Preside e professore di matematica anche presso l’Istituto.<br />
Per noi che lo abbiamo avuto Preside e professore di matematica sia<br />
alle Scuole medie che all’Istituto non era altro che “Tata Chel’”, e nei<br />
rapporti con noi e con i suoi collaboratori fu severo, ma paterno.<br />
Morì a Calitri il 12 febbraio 1965.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
Piccoli miracoli di vita quotidiana…<br />
a via Concezione (Anni Trenta)<br />
iamo a via Concezione negli anni ’30<br />
Sdel Novecento. La parte del paese è<br />
quella che gravita attorno alla “via nova”<br />
partendo dalla “strada di pier’” e lambendo<br />
la “Cascina”. Sorprende la sopraelevata<br />
di quei tempi, il tratto della rotabile<br />
che porta al ponte di Sant’Antonio, costruita<br />
nei primi decenni. Lungo questa<br />
passerà il corteo del Duce, venuto in Irpinia<br />
per le Grandi Manovre dei 1936. È la<br />
zona che viene definita la “Vasciagna” rispetto<br />
all’“Autima”. Una contrapposizione<br />
che darà luogo, nei primi anni Quaranta a<br />
“piccole guerre” (finte e con qualche botta<br />
vera) fra ragazzi e poi alle partite di pallone,<br />
fra studenti, della fine del decennio.<br />
All’apparenza era una zona marginale,<br />
fisicamente sottostante rispetto al “Corso”<br />
e alla “Piazza”, che volevano, simbolicamente,<br />
rappresentare la parte centrale del<br />
paese, quasi il livello più alto della vita sociale,<br />
soprattutto perché adiacenti al Comune<br />
e al bar Toglia (prima c’era quello di<br />
Viccill’), ritrovo dei “signorini” e della<br />
gente che contava, politicamente e socialmente.<br />
Invece la vita più intensa del paese si<br />
svolgeva proprio nell’area di via Concezione,<br />
per traffici, per piccole attività commerciali<br />
ed artigianali, anche per capacità<br />
d’innovazione (per quei tempi) e di tessere<br />
rapporti esterni. Fanciullo in quegli anni,<br />
vivevo entrambe le realtà: trascorrevo frequentemente<br />
il giorno nella bottega di mio<br />
padre a “la croc’ r’ p’l’cin’” e la sera tornavo<br />
nella casa paterna, al centro del paese.<br />
In altri scritti sono stati descritti episodi<br />
e modi di essere di via Concezione. Cito<br />
quello di Alfonso Nannariello (figlio del<br />
muratore “Linarducc’”), che, recentemente,<br />
ha pubblicato il bel volume “Via Concezione”,<br />
ma non posso dimenticare il piacevolissimo<br />
bozzetto dell’indimenticato<br />
Aniello Basile, che descrisse, con la sua<br />
inimitabile penna (su il <strong>Calitrano</strong>, anno<br />
VIII, n.20 del marzo-aprile 1988), la “corte<br />
di Re Tommaso” (quel gruppo di sfottitori<br />
e ridanciani, con argomenti talvolta seri<br />
e talora faceti, che si piazzavano, nelle<br />
ore della siesta e del riposo, vicino al negozio<br />
di Tommaso Piumelli e al bar di<br />
Pepp’ r’ musc’, in piena croc’ r’ p’l’cin’),<br />
dedicando il tempo libero a battute rivolte<br />
ai passanti occasionali, non di rado forestieri,<br />
o a agli stessi compagni di cordata,<br />
Come nacque una classe dirigente<br />
tra un programma e l’altro di spedizioni di<br />
pesca (ahimé, con le bombe) nelle “chiatre”<br />
dell’Ofanto o della Ficocchia. Non<br />
erano comunque … uomini di corte.<br />
Stavolta il discorso vuole essere meno<br />
leggero e soave, spinto dalla curiosità di<br />
cogliere la spiegazione di una realtà più<br />
profonda. Mi sono sempre chiesto perché<br />
il cuore dei rapporti economici di Calitri<br />
risiedeva negli anni Trenta in quella parte<br />
del paese, da tutti ritenuta “sottostante”.<br />
Allora il grosso delle relazioni commerciali<br />
vedeva primeggiare figure di quella<br />
zona. Innanzitutto i mezzi di trasporto privati,<br />
una delle poche balilla, quella di<br />
Giulio Lampariello, il grosso dei train’,<br />
LAUREA<br />
<strong>Il</strong> giorno 4 maggio 2006<br />
presso l’Università degli Studi di<br />
Roma “La Sapienza”<br />
si è brillantemente laureata in<br />
Scienze della Comunicazione<br />
la signorina<br />
Erminia GRIPPO<br />
Di Morra De Sanctis<br />
discutendo la tesi<br />
“Gli eroi divennero Super!”<br />
ovvero il Marketing del fumetto<br />
in Italia, con il chiar.mo prof.<br />
Giuseppe Marchetti Tricamo.<br />
Alla neo laureata e ai genitori<br />
gli auguri più sinceri e sentiti<br />
dei parenti, degli amici e della<br />
Redazione.<br />
9<br />
quelli di cat’nazz’, di Catald’ r’ Rocc’<br />
Boia’, di Basile (Fr’llò), di Aniello Basile,<br />
contro i due che stavano al Corso, di proprietà<br />
del nonno del Direttore, Raffaele<br />
Salvante (lu bocc’), di Angelomaria Rabasca<br />
(’ngiul’mari’r’cicch’m’chel’) e Luigi<br />
Nicolais (picchj).<br />
La vita scorreva tra piccoli esercizi<br />
commerciali, numerosi anche se minuscoli,<br />
per l’estrema limitatezza dei consumi, attorno<br />
al negozio principe all’ingrosso di<br />
Tommaso Piumelli, i bar di Giuseppe De<br />
Rosa (Pepp’ r’ musc’) e di Orazio de Rosa<br />
(Graziucc’), la farmacia di don Angelo<br />
Melaccio (ronn’Ang’l) gli studi legali dell’avv.<br />
Luigi Buono (padre di Marcello, Ninuccio,<br />
Memena, Mario e Pompeo) e dell’avv.<br />
Giuseppe Stanco (scolla rossa), quello<br />
tecnico di Michele Cerreta (lup’rit’), lo<br />
studio medico del dott. Vincenzo Cioffari,<br />
negozi di tessuti come quelli di Canio Toglia<br />
(la vorpa) e Potito de Rosa (P’tit’ r’<br />
musc’), del fisico, i forni di Toglia e di<br />
Stanco, le macellerie Vallario (bellino, bubano<br />
e ciccillo), le botteghe di Francesco<br />
Margotta (pupacch’), di Luigi Metallo<br />
(rocc’ pastor’), di Alfonso Di Carlo (scolì),<br />
di Gabriele Acocella (dannunz’), di Luigi<br />
Tornillo (mast’amidi’ perché erede dell’arte<br />
del padre Emidio, con i fratelli Vincenzo<br />
e Renzo) con i discepoli Faiel’, Battista e<br />
Amedeo Russo (di Canio), di Vincenzo<br />
Scolamiero (lu santandrian’), di Angelomaria<br />
Di Napoli (tav’lon’), di Lops, con le<br />
barberie di Canio Russo (cani’ r’ battista),<br />
con annessa sartoria (lu mastron’), Pietro<br />
Maffucci (pietr’ lu barbier’), Giovanni<br />
Iannolillo, le forge di Vito Nicolais (mast’Vit’<br />
r’ C’lon), di Salvatore Nicolais<br />
(Br’zzacca), di Mast’Luigi’ lu fraulus con<br />
le botteghe dei calzolai Vito Scilimpaglia<br />
(zucculicch’), Gaetano di Napoli (lu maiestr),<br />
Michele Cesta (c’starieggh’), Vincenzo<br />
Di Milia (bosch’), Galgano Domenico<br />
(r’min’ch’ r’ la hregghia), Di Carlo (lu<br />
cap’jangh’), dei ramai mast’ Giacum’,<br />
d’annunzi’ e patacchieggh’, del molino e<br />
pastificio Vincenzino Del Franco (lu maccar’nar’),<br />
di falegnameria (Vincenzo e<br />
Luigi Tornillo, figli di mast’Amidii’), di<br />
Vito del Toro (il pittoresco sciacallo detto<br />
anche chicchirichì), di catablum, con i nomi<br />
beneaugurati dei figli, Dante, Virgilio,<br />
Galileo, mio compagno di scuola, le sartorie<br />
di Vincenzo Miano, di lu brutt’, l’o-
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
reficeria di Vito Rabasca (zi’ f’lice) dei<br />
commercianti di cereali Giovanni Frucci<br />
(br’sckon’) e Angelomaria Nannariello<br />
(rii’rii’ r’ cat’nazz’), i minestrai lu spaccon’,<br />
l’urtulan’ e l’urt’lan’ r’ Castiglion’,<br />
il pirotecnico e imbonitore squarcion’.<br />
Alcuni degli artigiani coltivavano anche<br />
un pezzettino di terra e l’orgoglio personale<br />
si fondava soprattutto nella tenuta e<br />
nella resa della “vigna” oggetto di discussioni<br />
e sopraluoghi collettivi.<br />
Anche le donne avevano un ruolo, coma<br />
la patrona, la vorpa, la scarpara, la<br />
barona, Addelia r’ Rocc’ boia e, in altre<br />
parti del paese, Consiglia, che vendeva oggetti<br />
di lana, e Graziella r’ farfalacch’, che<br />
vendeva, su prenotazione, i libri di testo<br />
delle scuole elementari, custora e la tavernara,<br />
con Mar’garita e Cia r’ Nunfri’.<br />
Indipendentemente dalle dimensioni era vivo<br />
il concetto degli scambi con i paesi vicini,<br />
con una clientela, attratta, soprattutto<br />
da Piumelli, e con Napoli, sede di scambi<br />
di derrate alimentari e animali (soprattutto<br />
uova e cereali, pelli di animali e, persino, le<br />
setole dei maiali per l’utilizzo da parte dei<br />
costruttori di pennelli da barba) in partenza<br />
e di prodotti trasformati e di frutta della<br />
pianura campana nell’altro senso. Forse era<br />
la posizione strategica a rafforzare questa<br />
realtà. Ricordo che una paghetta di ben<br />
dieci lire mi derivò, su suggerimento di<br />
mia madre, dalla raccolta di setole di maiali<br />
che consegnai a Canio Basile.<br />
La zona era un passaggio obbligato,<br />
non solo per l’accesso allo scalo ferroviario,<br />
dov’era sorta una importante industria<br />
di laterizia SALCA, con la fornace Cicoira-Errico<br />
e le tante botteghe di fornaciai, i<br />
vari fratelli Lampariello (fainzar’) lungo il<br />
cammino. Era l’unica rotabile di collegamento<br />
con i paesi vicini. Nella zona v’era<br />
l’unico asilo infantile, gestito dalle monache<br />
(suor Felicetta, suora Zenobia e suora<br />
Adorna) collegato alla Casa di mendicità<br />
“Maria Rosa Di Cosmo”, con una saletta<br />
per le recite, di bambini e di giovani dilettanti,<br />
l’unica in paese con quella della Società<br />
Operaia (poi cinema Rossini).<br />
Innegabile era, negli attori di tante minuscole<br />
iniziative, spazzate via dall’industrializzazione,<br />
la propensione all’investimento,<br />
anche se la domanda di mercato era<br />
debole e debole l’offerta di beni di consumo.<br />
<strong>Il</strong> grosso era costituito da attività di<br />
sopravvivenza. Vincere per loro non significava<br />
soltanto sbarcare il lunario ma aver<br />
in futuro dei figli professionisti. Perciò<br />
molti di loro, quelli che avevano dei figli,<br />
pensarono di investire in formazione, impresa<br />
difficile, quando a Calitri c’erano solo<br />
le scuole elementari.<br />
<strong>Il</strong> risultato fu sorprendente, anche per<br />
l’uso saggio di istituti religiosi lontani, seminari,<br />
conventi, presso i quali i figliuoli<br />
furono ospitati, spesso senza grossi sacrifici<br />
per le famiglie, in mancanza di scuole<br />
medie sul posto. I soggetti produttivi non<br />
erano ignoranti, leggevano molto e si tenevano<br />
costantemente aggiornati, attraverso<br />
i quotidiani venduti da Pasquale Scilimpaglia<br />
(zucculicch’) e commentati in gruppo<br />
nei bar, nei negozi e all’aperto. Le discussioni<br />
sui fatti del giorno erano aperte,<br />
non esistendo nemmeno una cieca professione<br />
di fede al regime. I temi spaziavano<br />
ad esempio dalle sanzioni, alla conquista<br />
LAUREA<br />
<strong>Il</strong> 25 febbraio 2006,<br />
presso la facoltà di Scienze<br />
Matematiche Fisiche e Naturali<br />
dell’Università “Carlo Bò”<br />
di Urbino, si è brillantemente<br />
laureata, con 110/110 in<br />
Biotecnologie per la produzione<br />
di diagnostici, terapeutici e vaccini,<br />
la signorina<br />
Lucia ZABATTA<br />
alla neo laureata ed ai genitori<br />
Vito e Donatina Zabatta<br />
gli auguri più sinceri<br />
e sentiti da parenti, amici<br />
e dalla Redazione<br />
dell’Impero, alla morte di Pio XI e all’ascesa<br />
al trono pontificio di papa Pacelli,<br />
alla morte di Guglielmo Marconi… C’erano<br />
fascisti e non, nelle animate discussioni,<br />
ma la tenuta squadristica di Canio<br />
Paolantonio (Iuccella) era oggetto più di<br />
discorsi folcloristico che di altro.<br />
La vita religiosa era dominata dalla<br />
massiccia presenza di chiese e cappelle, da<br />
quella principe dell’Immacolata, con i solenni<br />
festeggiamenti, alle minori, ma non<br />
trascurate, di Sant’Antonio, di San Berardino,<br />
di Sant’Antuono, di Santa Lucia con<br />
10<br />
piccoli riti, ma puntualmente seguiti. Come<br />
se non bastassero, si aggiungeva anche una<br />
cappella evangelica. <strong>Il</strong> nucleo principali dei<br />
mastri di festa proveniva dalla zona.<br />
Come dicevo prima, la vera sorpresa<br />
stava nel fatto che la schiera più nutrita di<br />
studenti calitrani, negli anni a cavallo tra i<br />
Trenta e i Quaranta (tutti futuri ed affermati<br />
professionisti) proveniva dalla Vasciagna.<br />
Sarà anche la futura classe dirigente<br />
del paese. Ne cito qualcuno: Vittorio<br />
Nicolais, Emidio Tornillo sr., Alfonso Margotta,<br />
futuri e affermati medici in Calitri e<br />
fuori, Angelo Frucci (dirigente del Ministero<br />
del Tesoro), Mario del Franco (per<br />
molti anni magistrato a Como), Emidio<br />
Tornillo jr dirigente sindacale e politico a<br />
Napoli, Luigi Lucadamo (funzionario del<br />
Ministero dell’Interno), Francesco De Nora<br />
(funzionario dell’ENPAS a Roma), Salvatore<br />
Di Napoli (professore e Sindaco),<br />
Attilio Piumelli (il fratello Lorenzo con la<br />
moglie si dedicarono esclusivamente all’azienda<br />
di famiglia, del papà T’mas’ r’<br />
Laurienz’) Vito Ricciardi (farmacista),<br />
Francesco Ricciardi (impiegato a Roma),<br />
Giovanni Scolamiero (addetto d’Ambasciata<br />
e diplomatico presso l’ONU), Francesco<br />
Scolamiero (funzionario di un ente di<br />
sviluppo), Michele Savanella, vice Questore,<br />
Giovanni Iannolillo, insegnante, Vincenzina<br />
Nicolais, insegnante, Mario Miano,<br />
dirigente ENPAS a Napoli, Pietro Borea,<br />
portiere della squadra di calcio.<br />
Diedero vita negli anni Quaranta ad<br />
una filodrammatica, ad una serie di iniziative<br />
culturali e ad una agguerrita squadra<br />
di calcio.<br />
Nella grande maggioranza sono scomparsi,<br />
ma all’epoca costituivano la stragrande<br />
maggioranza degli studenti calitrani,<br />
frutto del sacrificio di famiglie lungimiranti.<br />
Fra i loro coetanei, nella parte centrale<br />
del paese, Ernani Cicoira, Canio Nicolais,<br />
Giovanni Rabasca, futuri medici,<br />
Mario Melaccio e Vincenzo Cubelli, insegnanti,<br />
Michele sr, e Mario Ferrara, professori,<br />
Michele Ferrara jr., funzionario del<br />
Banco di Roma, Antonio Del Re, funzionario<br />
del Registro a Roma, Ottavio de Rosa,<br />
dirigente della Regione Lazio, Michele<br />
De Rosa, colonnello, Giuseppe Cerreta, avvocato<br />
e magistrato, Mario Cerreta e Michele<br />
Cerreta, Presidi.<br />
La contiguità e la vicinanza ambientale<br />
alimentavano sicuramente un forte spirito<br />
di emulazione. Migliorare con mezzi leciti<br />
era la parola d’ordine, frutto anche di un<br />
sottofondo morale non secondario. <strong>Il</strong> mistero<br />
di questo concentrato è tutto da scoprire.<br />
Ne restiamo affascinati e affidiamo al<br />
sociologo il compito di sciogliere l’arcano…<br />
Sarò passatista ma è la scuola… del<br />
sacrificio.<br />
Giovanni Acocella
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
ranco Lo Schiavo, quintogenito di<br />
F dieci tra fratelli e sorelle, nasce a Rosario<br />
di Santa Fè (Argentina) nel 1900 e<br />
muore a S. Nicola Arcella (CS), paese<br />
d’origine dei suoi genitori, nel 1986. Allievo<br />
(dopo il conseguimento della licenza<br />
ginnasiale a Salerno) del famoso<br />
scrittore Nicola Misasi, al Liceo classico<br />
“Bernardino Telesio” di Cosenza (da<br />
dove, a licenza conseguita, scriverà all’autoritario<br />
genitore che gli aveva promesso<br />
la somma di lire cinque in caso di<br />
promozione: “Vinta battaglia/ Spedisci<br />
vaglia”), si laurea a Napoli, a soli 23 anni,<br />
in Medicina e Chirurgia (con mezz’ora<br />
d’anticipo sul fratello maggiore,<br />
Eduardo, che eserciterà all’Ospedale Civile<br />
di Santa Fè), con l’insigne clinico,<br />
ultranonagenario, Antonio Cardarelli,<br />
specializzandosi poi, su consiglio dello<br />
stesso luminare, in otorino-laringo-odontoiatria,<br />
discipline che onorerà (lasciando,<br />
di conseguenza, sola, e per sempre,<br />
in S. Nicola Arcella, l’amatissima madre,<br />
per la quale, in Casetta, scriverà:<br />
“…E mamma mia piangeva!…/ Pianto<br />
di mamma non si scorda mai!…”), con<br />
tre ambulatori di sua proprietà, per un<br />
quarantennio circa, all’ombra della Madonnina<br />
da dove, nostalgicamente, scriverà<br />
ancora, nella stessa lirica: “…O mia<br />
casetta, aprimi, non senti?/ Io ribusso<br />
con i battiti del cuore”. E ove, nel contempo,<br />
verrà a contatto, per motivi artistico-professionali,<br />
con gente come Toti<br />
Dal Monte, Renato Rascel, Walter<br />
Chiari, Totò, Wilma De Angelis, ecc.<br />
Nella Sala “Maddaloni”, a Napoli, aveva<br />
recitato, a fianco dei fratelli Morra, nel<br />
dramma “Addio giovinezza” di Nino<br />
Oxilia (e Sandro Camasio) che aveva<br />
conosciuto, in una delle zone operative<br />
di prima linea, durante il primo Conflitto<br />
mondiale (parteciperà, altresì, col grado<br />
di Tenente medico degli alpini prima e di<br />
Capitano medico poi, alla guerra civile<br />
di Spagna e al secondo Conflitto, a seguito<br />
delle cui barbarie, perpetrate, in<br />
suo cospetto, in suolo russo e terra d’Ungheria,<br />
scriverà in O Signore: “Ti ho<br />
cercato ovunque/ disperatamente/ senza<br />
sostare mai,/ saziando la mia fame/ col<br />
NICOLINO LONGO<br />
Vent’anni fa<br />
moriva Franco Lo Schiavo<br />
Consuntivo della sua biobibliografia e delle ultime edizioni del Premio da lui fondato<br />
digiuno,/ smorzando la mia sete/ con il<br />
pianto/ e tergendo il sudore/ con il vento…//<br />
Ma non ti ho incontrato mai…”).<br />
Reciterà anche al teatro “Rendano” di<br />
Cosenza, in “Oltre l’Amore” di Oreste<br />
Riggio. Nel periodo della sua goliardia,<br />
aveva pubblicato le prime poesie su<br />
l’“Amore <strong>Il</strong>lustrato”, dove veniva pubblicando<br />
i propri scritti anche il famoso<br />
scrittore partenopeo, Giuseppe Marotta.<br />
Le sue opere: sette di poesia, due di<br />
narrativa (di cui una ancora inedita), tre<br />
di medicina, quattro di teatro (anche di<br />
queste, una ancora inedita). Fra gli orga-<br />
ASSOCIAZIONE<br />
ROMANA dei<br />
CALITRANI<br />
<strong>Il</strong> 13 maggio 2006 con una stupenda<br />
partecipazione si è svolta – a<br />
Cisterna di Latina, presso l’Azienda<br />
Agricola di Antonio Zazzarino –<br />
la festa dei calitrani che, ogni anno,<br />
l’Associazione festeggia per rendere<br />
conto delle numerose iniziative<br />
messe in atto e per programmarne<br />
altre per il corrente anno.<br />
Una nutrita partecipazione è<br />
venuta direttamente da Calitri, guidata<br />
dal sindaco prof. Vito Marchitto,<br />
e che ha potuto verificare<br />
come in queste feste il divertimento<br />
è garantito e la partecipazione<br />
sempre attiva e fattiva.<br />
Come sempre Antonio Zazzarino<br />
ha messo a disposizione dei<br />
calitrani la sua Azienda e ha dato<br />
degna ospitalità ai numerosi partecipanti<br />
che hanno gradito di cuore.<br />
<strong>Il</strong> presidente dell’Associazione<br />
dott. Antonio Cicoira ha tenuto<br />
una particolareggiata relazione per<br />
mettere tutti i presenti al corrente<br />
dell’attuale situazione e per recepire<br />
eventuali suggerimenti per<br />
questa estate.<br />
11<br />
ni di stampa che ne hanno parlato: “<strong>Il</strong><br />
Tempo”, la “Gazzetta del Sud”, “<strong>Il</strong><br />
Giornale di Calabria”, “<strong>Il</strong> Corriere del<br />
Mezzogiorno”, “Medico d’Italia”, “<strong>Il</strong><br />
Gruppo”, “Ingresso Democratico”, “<strong>Il</strong><br />
Caminetto”, “<strong>Il</strong> Roma”, “Napoli Notte”,<br />
“Tempo Medico”, “El Ecos de los<br />
Calabreses” e “La Capital”, entrambi<br />
argentini, “Correjo Colonial,” del Brasile:<br />
dove aveva, per un anno circa, dovuto<br />
riparare – venerato come un dio da<br />
quelle popolazioni – onde sfuggire alla<br />
condanna di sei mesi di carcere e ad una<br />
multa di lire mille – il suo stipendio era<br />
di lire cinquecento – per “attività sovversiva”<br />
a seguito dei tafferugli antifascisti<br />
(in cui aveva ricevuto e restituito<br />
pari pari una coltellata a uno di quei militanti)<br />
nella lucana Bella, ove, nel 1924,<br />
da Cosenza, in cui esercitava già da un<br />
anno, era stato chiamato quale medico<br />
condotto. Fra le emittenti televisive:<br />
Raiuno, Raitre Calabria, Telespazio. Oltre<br />
centocinquanta, i riconoscimenti da<br />
lui ottenuti, fra cui cinquanta Primi premi<br />
assoluti; in più, la Medaglia d’oro<br />
dell’Ordine dei Medici di Milano e due<br />
Premi della Cultura da parte della Presidenza<br />
del Consiglio dei Ministri. Fonda<br />
il Premio letterario “S.N.A” (S. Nicola<br />
Arcella) nel 1974, rimanendone presidente<br />
generale fino al 1984, e un foglio<br />
culturale, “La Nuova Voce”, nel 1977.<br />
Numerose le autorità civili, politiche,<br />
militari e religiose (Prefetti, Ministri,<br />
Capitani dei Carabinieri, Vescovi) intervenute,<br />
quali ospiti d’onore, alle cerimonie<br />
di premiazione del suo concorso.<br />
A siglare questo “ventennale” della sua<br />
morte, e il rapporto che lui aveva con la<br />
morte medesima, non si può non riportare,<br />
a chiusura di questa succintissima<br />
nota biobibliografica, la poesia Non fu<br />
un sogno da lui scritta, nel 1978, per<br />
aver visto in faccia la morte, a seguito di<br />
un intervento allo stomaco, subìto nel<br />
nosocomio di Praia a Mare: “Non fu un<br />
sogno!…/ Ricordo ancora/ la mia sofferenza…/<br />
Giacevo morente/ ed era notte<br />
fonda.// Nella stanza gravava/ un silenzio<br />
compatto, pietroso/ pieno di sgomento,/<br />
quando mi parve di udire/ uno
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
scricchiolar di porta,/ un cauto strisciar/<br />
di passi felpati/ e passar sul mio viso/<br />
un alito freddo/ e un respirar gravoso.//<br />
Mi scossi… sussultai/ e mi parve che il<br />
cuore/ non avesse più palpiti/ di vita.//<br />
RITTA/ mi stava davanti/ un’ombra coperta/<br />
da un tenue velo oscuro,/ non<br />
avea corpo…/ non avea viso;/ io scorgevo<br />
un teschio soltanto/ con due fori neri/<br />
ed una bocca spalancata/ con lunghi<br />
denti sporgenti/ atteggiata a sardonico<br />
sorriso.// ERA LA MORTE!…/ e fra noi<br />
fu il silenzio,/ quel silenzio di tomba/ lugubre,<br />
infinito.// Mi scossi!!…// BUTTA<br />
QUEL VELO – le dissi –/ Io ti riconosco,/<br />
tante volte mi sei tu/ stata accanto,/<br />
di te non ho paura,/ della vita, amica<br />
mia,/ son tanto stanco…/ son pronto a<br />
seguirti/ in questa notte oscura.// Scomparve<br />
il sardonico sorriso/ dai suoi denti<br />
sporgenti,/ scomparve il lampeggiar/<br />
dei suoi occhi neri e vuoti/ e dalla finestra<br />
spalancata/ l’alba tenue m’apparve/<br />
con un alito di vita.”<br />
UN ANEDDOTO, ANCORA INEDITO,<br />
SU FRANCO LO SCHIAVO<br />
Da lui raccontatomi<br />
– assieme ad altri anch’essi inediti –<br />
qualche anno prima di morire<br />
n articolo, su “<strong>Il</strong> Giornale di Cala-<br />
Ubria”, del 1924, di cui io stesso procurai<br />
copia presso la biblioteca dell’Ac-<br />
I coniugi calitrani Maria Concetta Racioppi<br />
(21.10.1904 † 07.07.1984) e il marito Vito<br />
Michele Maffucci (01.10.1902 † 18.09.1983)<br />
ambedue deceduti in Belgio, dove si erano<br />
trasferiti tempo fa.<br />
cademia Cosentina, elogia le doti eticoprofessionali<br />
del dottore Franco Lo<br />
Schiavo per aver salvato da morte sicura,<br />
in quanto dichiarata inguaribile da<br />
tutti gli altri medici cittadini, la figlia<br />
di un tabaccaio di Cosenza, ove il medico<br />
sannicolese, fresco di laurea, era<br />
stato chiamato a esercitare. <strong>Il</strong> fatto saliente,<br />
che esula però dal contesto dell’articolo<br />
(perché ad esso di gran lunga<br />
posteriore), e ancora inedito (per non<br />
averne io mai scritto, né fatto cenno a<br />
chicchessia), è che Lo Schiavo, passando<br />
per Cosenza, reduce dall’Albania<br />
(ove era stato gravemente ferito, e da lì<br />
subito trasferito all’Ospedale Militare<br />
di Brindisi), vinto da una voglia matta<br />
di fumare, pensò di potere acquistare<br />
un pacchetto di sigarette proprio da<br />
quello stesso tabaccaio di sua conoscenza<br />
(da cui, però, non voleva, a sua<br />
volta, farsi riconoscere per non farlo<br />
sentire obbligato verso di lui). Ma la risposta<br />
che ne ottenne fu che ogni scorta<br />
di sigarette era andata esaurita e che doveva<br />
quindi accomodarsi immediatamente<br />
fuori, in quanto la presenza di un<br />
mendicante nella sua tabaccheria era<br />
poco gradita. A tal punto, il Capitano<br />
medico in borghese fu costretto, suo<br />
malgrado, a presentarsi. E lo fece con<br />
queste testuali parole: “E se io, egregio<br />
signore, Le dicessi che sono il dottore<br />
Franco Lo Schiavo?”. Non aveva neppure<br />
finito di pronunciare l’ultima sillaba<br />
quando il tabaccaio, scavalcando (e<br />
Calitri, 1955, un gruppo familiare da sinistra<br />
in piedi: Vittorio e Vincenzo Cirminiello,<br />
Vito e Canio Marchitto; a sedere sempre<br />
da sinistra: Vincenza Zarrilli (sciascialicchj)<br />
con la figlia Rosetta Cirminiello, Rosa Cestone<br />
(04.10.1904 † 23.06.1960),Vito Cirminiello<br />
(14.04.1899 † 17.06.1978), Antonietta<br />
Cirminiello (1929 † 01.11.2002)<br />
con la figlia Maria Marchitto, oggi suor<br />
Maria.<br />
12<br />
non aggirandolo) di scatto il bancone e<br />
sbottando in un pianto a dirotto, gli era<br />
già addosso ad abbracciarlo freneticamente<br />
e, in ginocchio poi ai suoi piedi,<br />
a domandargli mille volte scusa per il<br />
proprio comportamento scorbutico e arrogante,<br />
per subito condurlo nel retrobottega<br />
e dirgli: “Dottore, può prendere<br />
tutte le “stecche” di sigarette che vuole,<br />
tutta la tabaccheria, e non voglio una lira”.<br />
Al che, Lo Schiavo, dopo aver placato<br />
l’esagitazione del signore, rispose:<br />
“Ne volevo, e ne voglio, un solo pacchetto<br />
e lo prendo solo se mi consente<br />
di pagarglielo”. <strong>Il</strong> tabaccaio, dopo tanta<br />
sua insistenza, per non alienarsi il “salvatore”<br />
di sua figlia, dovette acconsentire<br />
e tenere per sé tutte le “stecche”,<br />
per l’uso, lecito o non, che doveva farne<br />
(dopo tutto, si era in tempi di guerra).<br />
<strong>Il</strong> dottore, da giovane, un adone aitante<br />
di circa un metro e ottanta, dalla chioma<br />
ondulata e bionda e dall’aspetto austero<br />
e signorile, non ne aveva preteso ricompensa<br />
alcuna all’epoca del suo operato<br />
medico a lieto fine, né volle approfittarne<br />
ora dopo circa vent’anni, quando<br />
sette anni di guerra (da quella civile di<br />
Spagna, 1935) lo avevano ridotto a un<br />
relitto umano, ischeletrito, con abiti in<br />
brandelli (e fu proprio ciò che potrebbe<br />
avere tratto in inganno l’improvvido tabaccaio)<br />
e ferite fasciate: quelle dell’anima,<br />
invece, in quanto poeta, da sempre<br />
vive e doloranti, per sempre beanti e<br />
sanguinanti.<br />
Calitri 18.08.2005, il matrimonio di Luciana<br />
Zarrilli (scatozza) e Luigi Cestone (c’rratiegghj)<br />
ai quali vanno gli auguri di ogni felicità da<br />
parte dei parenti, amici e della Redazione.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
Premio Nazionale Biennale di<br />
poesia Città di Solofra<br />
e giurie del Premio composte da: pre-<br />
Lsidente ad interim dott. Emilia DENTE<br />
SANTANGELO, proff.ri Teresa AR-<br />
MENTI, Paolino MAROTTA, Domenico<br />
CIPRIANO e segretario dott. Vincenzo<br />
D’Alessio e dalle classi V° D del 1° Circolo<br />
Didattico di Solofra e V° e IV° A<br />
della Scuola Elementare Statale di Montefusco,<br />
esaminati i trecentocinquanta lavori<br />
pervenuti hanno stilato la seguente<br />
graduatoria:<br />
Sezione poesia inedita:<br />
Primo premio a Gaetana AUFIERO<br />
da Avellino – secondo premio a Patrizia<br />
ASSUMMA da Tortora Marina (CS) –<br />
terzo premio a Loriana CAPECCHI da<br />
Quarrata (PT). Segnalati con nota di merito:<br />
Giuseppe VETROMILE da Madonna<br />
Dell’Arco (NA), William STABILE<br />
da Londra, Giovanni SPADA da Benevento,<br />
Benito SABLONE da Chieti e Benito<br />
GALILEA da Roma.<br />
XVI Edizione Anno 2005/2006<br />
Sezione poesia edita:<br />
Primo premio ad Alessandro RAM-<br />
BERTI c/o Fara Editore Rimini – secondo<br />
premio a Narda FATTORI c/o Fara<br />
Editrice Rimini – Mina ANTONELLI da<br />
Gravina (BA)<br />
Segnalati con nota di merito: Michelangelo<br />
CAMMARATA da Palermo –<br />
Paola CASTAGNA c/o Fara Editore Rimini<br />
– Francesco ACARAMOZZINO<br />
c/o Mobydick Edizioni Faenza – Anna<br />
Maria MONCHIERO c/o Tabula Fati<br />
Editore Chieti – Gezim HAJDARI c/o<br />
Fara Editore Rimini – Francesco CASA-<br />
DEI da Cesena (FC) – Mohamed GHO-<br />
NIM c/o Fara Editore Rimini – Giovanni<br />
CASO da Mercato San Severino (SA) –<br />
Anna FERRAZZANO da Serino (AV);<br />
segnalata speciale dalla Giuria Giovani:<br />
Claudia CARAPEZZI da Canossa (RE).<br />
Premio alla cultura: a Nicolino<br />
MONTONE da Montoro Inferiore, per<br />
13<br />
la valorizzazione del “Manifesto dei Poeti<br />
Irpini nehgli anni 90”.<br />
Premio per le Tradizioni: al dott.<br />
Giuseppe STABILE da Baronissi (SA)<br />
per la valorizzazione dell’IRPINIA nei<br />
suoi aspetti turistico-montani (Club Alpino<br />
Italiano di SA).<br />
Medaglia del Presidente della Repubblica:<br />
alle professoresse Teresa AR-<br />
MENTI e Ida IANNELLA da Castelsaraceno<br />
(PZ) per la costante opera di divulgazione<br />
storico-archeologica della<br />
Basilicata.<br />
Premio alla carriera di scrittore: a<br />
Michele Luongo da Trento, per il suo costante<br />
inpegno in favore dell’Irpinia.<br />
La cerimonia di premiazione è avvenuta<br />
in Solofra (AV) il 25 marzo 2006 alle<br />
ore 10,30, c/o l’Aula Magna della Direzione<br />
Didattica Primo Circolo via Casa<br />
Papa, con la presenza di alunni, genitori<br />
ed autorità.<br />
<strong>Il</strong> Segretario del Premio<br />
Dott. Vincenzo D’Alessio<br />
Ferrandina (MT) 08 agosto 2005, matrimonio di Nello Martiniello e Carmela Langellotti: ultima fila in fondo da sinistra:Antonio Scioscia,Vito<br />
Metallo, Alessandro Pasqualicchio, Fabio Zarrilli, Michele Maffucci; penultima fila: Rosanna Di Cecca, Francesco Cialeo, Mariantonietta<br />
Calabrese, Paola De Rosa, Canio Mario Gervasi,Angela Toglia,Alessandra Di Napoli, Enzo Di Marco,Antonella Pasqualicchio, Gerardo Sacino,<br />
Lucia Lampariello, Francesca Di Milia, Giovanni Rubinetti,Antonella Lantella, Silvia Pannisco, Giuseppe D’Emilia, Pasquale Licari (testimone), gli<br />
sposi Nello e Carmela, Enza Di Cecca, Donato Di Gregorio, Giovanni Cicoira,Andrea Varriale, Lorenzo Russo,Angelarosa Fierravanti, Donato<br />
Di Maio,Tania Di Luzio, Sara Monaco, Luigi Metallo, Maria Teresa Giuliano, Antonio Del Cogliano, Anna Pacia, Enzo Germano; prima fila:<br />
Luciano Capossela,Antonio Fonso, Claudio D’Emilia,Tonio Russo,Aurelio Lucadamo, Gianfranco Di Milia, Nino Maffucci, Lucia Di Cairano,<br />
Canio Margotta (testimone), Roberta Strollo, Maria Grazia Del Cogliano e Luciana Strollo. (Kukudrillu’s Club)
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
Quattro generazioni: Mario Cestone di anni 66, Maria Grazia Cestone<br />
in Sciatti di anni 38, Sabrina Sciatti di cinque anni e mezzo,<br />
Chiara Sciatti di 19 mesi e Maria Michela Di Milia (spaccac’pogghj) vedova<br />
Cestone di anni 91.<br />
Calitri 04 settembre 2005, la festa dei sessantenni, prima fila da sinistra:<br />
Gabriele Lucrezia, Pasqualina Di Maio si vede appena,Angelo Cetta,Vincenza<br />
Di Maio, Giuseppina Caputo,Antonietta Armiento, Raffaele<br />
Pastore,Angela Gautieri col marito, Grazia Armiento con il marito Pietro<br />
Cappiello; seconda fila:Antonio Cesta, Pasquale Antonio Miranda con la<br />
moglie Francesca Cestone,Antonia Galgano; terza fila: Canio Zabatta,<br />
Mario Maffucci, Francesco Vincenzo Basile, Michelina Inverso,Luigi Nicolais<br />
si vede appena; ultima fila:Antonietta Coppola, Michele Antonio Di<br />
Carlo, Lucia Pasqualicchio,Vincenzo Nannariello,Giuseppe Cubelli, Carlo<br />
Antonio Di Cecca, Emilio Cicoira e Vincenzo Russo.<br />
Calitri 1965,Vittorio Scoca con la moglie Maria Catano (can’sina),Filomena<br />
Iannece e i figli Giuseppe e Concetta Scoca.<br />
14<br />
Calitri 14.08.2004, 83° compleanno di Francesca Di Maio vedova di<br />
Vincenzo Tornillo; da sinistra in piedi: Mario Cestone, Vincenzo<br />
Tornillo, nipote della festeggiata,Antonella Laudano,Vincenzo Tornillo,<br />
Franca Tornillo e Franca Tornillo, tutti nipoti della festeggiata; seduti:<br />
Maria Grazia Cestone con la figlia Sabrina Sciatti, Gaetanina Tornillo<br />
con la nipote Chiara Sciatti, Francesca Di Maio la festeggiata. Sabrina e<br />
Chiara Sciatti sono pronipoti della festeggiata.<br />
I coniugi Maria Antonietta Cubelli e Mario Miano nel giorno delle<br />
nozze 23.04.1949, hanno festeggiato i loro 57 anni di matrimonio.<br />
Auguri dalla Redazione<br />
Calitri aprile 1966, in casa di Franchino Cianci, da sinistra: Generoso<br />
Tornillo,Vincenzo Lampariello, Franchino Cianci,Antonio Minichino,<br />
seduto Antonio Zabatta.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
Calitri 01 giugno 2005 in occasione dei “Giuochi<br />
dell’Infanzia” per la chiusura dell’anno scolastico,<br />
giovani nell’antico costume calitrano, da<br />
sinistra:Antonio Guardione (u sicilian’),Vincenzo<br />
Cestone (m’calon’/singer), Riccardo Maffucci<br />
(p’ciff’) e Giuseppe Cerreta (benfigliuol’).<br />
Calitri agosto 2005, Raffaele Cestone con i<br />
tre nipotini Vincenzo Cestone, Enza e Maria<br />
Rotonda nei pressi del Borgo Castello.<br />
Brooklyn N.Y.(USA), 8 gennaio 2006, Festa della Befana in casa Basile,<br />
da sinistra in piedi: Richard e Louise Payne (Rabasca), Rick Morris<br />
(Preziosi), seduti Mario Toglia, Maria Margotta Basile,Angie Moloney<br />
(Cicoira), Josie Gore (Galgano), Beth e Roberto Bongo (Margotta),<br />
Geraldine Cash (Metallo), Rosanna Raia (Innella-Cestone),<br />
con la piccola figlia Sofia; in prima fila: Phillis Piazza (Salerno), Edward<br />
Cash, Fred Rabasca, Rosa Innella (Cestone), la nonna dei gemelli Sofia<br />
e Salvatore che il 24 marzo hanno compiuto un anno.<br />
Calitri 07.01.2006, ristorante “Gagliano”:<br />
Gaetana Zarrilli (tacc’) circondata dall’affetto<br />
dei suoi nipotini Chiara, Matteo, Giulia e<br />
Giorgia.<br />
Asciano (SI) 29.05.2005, presso il ristorante<br />
“Piramidi”, la famiglia Aristico (t’mbesta) festeggia<br />
una doppia ricorrenza con i 35 anni<br />
di matrimonio di Antonio e Daniela e cinque<br />
anni di matrimonio del figlio Marco<br />
con Chiara Fattori.<br />
15<br />
Calitri 1957, Maria Luigia Cestone col marito<br />
Vincenzo Scoca e il figlio Franco Vincenzo.<br />
Genova 04.08.1957. Flavia Borea figlia a<br />
Mannina ’a Carr’zzera ed il marito Ascanio<br />
Manzoli al 49° anniversario di matrimonio.<br />
Angela Codella, caporal maggiore dell’esercito, è la prima donna<br />
calitrana che è entrata a far parte delle forze armate.“È proprio vero<br />
quando si dice che bisogna saper scegliere nella vita, e assumersi<br />
tutte le responsabilità di ciò che si vuol fare… Così anche quando il<br />
30 agosto 2004 ho deciso di firmare, ero consapevole del nuovo stile<br />
di vita che mi attendeva… Inizialmente è stata dura, ma la mia famiglia<br />
mi è stata sempre vicina e lo fa tuttora, li ringrazio tantissimo.<br />
Non poteva cominciare la mia carriera in un modo migliore”.
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
Calitri, USAP anno 1978/79, in piedi da sinistra: Pasquale Antonio Miranda (u tav’rnar’),Alfonso Di Carlo (pongì), Gaetano Cicoira (mast’carrier’), Gaetano<br />
Corazzelli nato in Venezuela,Vittorio Maffucci (battocchia), Mario Di Cairano,Vincenzo Corazzelli nato a Lacedonia, Francesco Di Carlo (ciccio),Angelo Maria<br />
Maffucci (s’nd’mend’), Leonardo Zarrilli (capacchion’); prima fila da sinistra:Vincenzo Cubelli, Donato Maffucci (patr’nett’/19.07.1952 † 02.05.1998), Crescenzo<br />
Martiniello (papp’lon’), Giovanni Buldo (bubù), Giovanni Galgano (foschi),Angelo Di Cosmo, Francesco Codella (bedin), Giuseppe Di Maio (Boninsegna).<br />
Calitri 8 settembre 1972/1973, piazza della Repubblica, questi baldi giovani<br />
hanno appena vinto il Palio della Cuccagna svoltosi in occasione della festa<br />
dell’Immacolata Concezione; da sinistra Vito Fierravanti (pamb’llin’),Agostino<br />
Di Maio (palusc’),Antonio Mauro Maffucci (chjvar’),Antonio Maffucci (sacr’stan’),Vincenzo<br />
Arù (sardagnuol’) si vede solo la testa, Michele Fonso (castagnar’),<br />
Canio Galgano (spaccon’), Donato Fierravanti (manolesta), Gaetano<br />
Guardione (siciliano),Vincenzo Coppola e Giovanni Cerreta (ricca recca).<br />
Mariano Comense 25.10.2005, la nostra concittadina Rosa Lucia Fatone,<br />
vedova Russo, circondata dall’affetto dei suoi cari, ha festeggiato il suo<br />
98° compleanno; da sinistra seduti:Vito Scoca, il piccolo Luca Scoca,<br />
Rosa Lucia Fatone la festeggiata e Gerardina Russo; in piedi: Mario<br />
Scoca, Michele Russo, Enzo, Leo, Maria Pia, Vito, Ivano, Sandra, Maria,<br />
Luciana e Marco, Chiara e la piccola Francesca.<br />
16<br />
Calitri, Carnevale 2006 i ragazzi sono stati premiati come la maschera più<br />
originale della serata; i costumi sono stati realizzati interamente dal gruppo,<br />
da sinistra:Vincenzo Tornillo di Vito e di Maria Codella, Cinzia Senerchia di<br />
Francesco e di Gina Lucrezia, Bianca basile di Vincenzo e di Domenica Fulgeri,Vittorio<br />
Ruggiero di Michele e di Anna maffucci, Clara Cicoira di Giuseppe<br />
e di Angela Cerreta, Luca Di Cairano di Michele e di Agnese Di Cosmo;<br />
seduto per terra: Mario Tornillo di Michele e di Maria Di Napoli.<br />
Calitri 1955 festa di S.Antonio con processione, da sinistra Giuseppe Di Cairano<br />
(ndruglia), la bambina con abito bianco Vincenza Della Valva deceduta<br />
nel 1964, Francesca Cianci moglie di Vincenzo Margotta (S’l’vestr’), dietro Elena<br />
Scoca (st’scè) residente negli USA, Elena Margotta porta u’ m’zzett’ sul capo,Antonietta<br />
Cirminiello (c’mm’niegghj) e Giacinta Zarrilli (tacch’).
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
DAGLI U.S.A.: Società Calitrana di Dunmore Pennsilvania 1958; da sinistra prima fila in piedi: Sal Gallo, Joseph Margotta, Mike Martinelli,<br />
Joseph De Maio, Nik Iannelli (non calitrano),Antonio Cantarella,Antonietta Cantarella, Joe Cantarella, Benny Errico, Jim Nicholas,Agnes Salico,<br />
Anthony Salico (forse il cognome originario è Sagliocco), Rose Cantarella,Antonietta Bocchicchio, Peggy Cantarella, Frank Cantarella, Lucy De Maio<br />
Montalbano e suo marito Ben Montalbano (di origine siciliano); seconda fila seduti: Vincenzo Metallo,Ann De Maio Gallo, Rosa Metallo, Rosa<br />
De Maio, Maria Paolantonio Errico,Antonietta Margotta, Rosa Nicholas,Vincenza Zarrilli e Giovanni De Maio, Luigi Cantarella, Helen Margotta,<br />
e Canio Pasqualicchio.<br />
Calitri 1955/56, da sinistra Maria Concetta<br />
Di Milia (paglier’/23.12.1931 † 24.05.2004),<br />
Maria Concetta Di Milia (paglier’/10.05.1908<br />
† 09.05.1971), Maria Giuseppa Capossela<br />
(nzaccanda/03.01.1925 † 11.02.1985), il<br />
bambino è Giovanni Di Milia (paglier’) nato<br />
il 09.05.1954 da Angelo e da Maria Giuseppa<br />
Capossela.<br />
Senigallia, agosto 1966, colonia gioventù italiana,<br />
Luigi Di Napoli (cicch’p’ndigghj) e Claudio<br />
D’Amelio (nescia).<br />
17<br />
Gita scolastica 1973, prima fila da sinistra:<br />
Antonietta D’Ambrosio, Vincenza Di Napoli,<br />
Gaetano Guardione; seconda fila: Antonio<br />
Di Napoli (cicch’p’ndigghj), don Michele<br />
Di Milia (cuzzett’), Giuseppe Di Maio<br />
(Boninsegna); ultima fila: Teresa De Vito di<br />
Aquilonia, Nicola Lottrecchiano di Aquilonia,Vitantonio<br />
Pasqualicchio.
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
LA NOS OSTRA TRA<br />
BIBLIOTEC<br />
BIBLIOTECA<br />
CALITRI - Una poesia di Ungaretti da “ritrovare” di Alfonso<br />
Nannariello, Delta 3 Edizioni, Grottaminarda 2006<br />
el 1949, nelle edizioni della Meridiana di Milano, Ungaretti<br />
Npubblicò la sua prima raccolta di poemi in prosa: <strong>Il</strong> povero<br />
nella città, composta con gli articoli comparsi nella «Gazzetta del<br />
Popolo» di Torino tra il 1931 e il 1934, periodo in cui, come inviato<br />
speciale della testata, aveva compiuto una serie di viaggi all’estero<br />
e in diverse regioni italiane, annotandone le impressioni.<br />
Dopo la stesura del ’31-’34 di questi suoi poemi, il poeta riscrisse<br />
le sue ‹prose di viaggio›, affinché volgessero alla ‹prosa<br />
d’arte› e alla poesia. Suggestionato da Góngora e da Shakespeare,<br />
in questa reinvenzione delle prose sperimentò e raffinò la<br />
figurazione barocca, percependo in sé il sentimento della «catastrofe»<br />
come gli pareva di avvertirlo negli scrittori di quel periodo.<br />
E, in effetti, le «prose di viaggio si definiscono, agnizione<br />
della catastrofe, nel ripercorrere i luoghi di un tempo esaurito,<br />
nello scavare in una storia, …, visitata come archeologico deposito<br />
di rovine».<br />
Nel 1949, anno in cui ricevette il Premio Roma per la poesia,<br />
Ungaretti si ripresentò alla cultura italiana con <strong>Il</strong> povero<br />
nella città.<br />
Nella “reinvenzione” del Povero compaiono anche due componimenti<br />
in versi: Lamento cairino e Calitri.<br />
<strong>Il</strong> testo di Calitri è l’ultima stesura di due precedenti scritture.<br />
La prima di queste portava il titolo Acquaforte e costituiva<br />
l’ultimo dei sette paragrafi che Ungaretti aveva dedicato agli<br />
Appunti per la poesia d’un viaggio da Foggia a Venosa, apparsi<br />
nella «Gazzetta» del 22 agosto 1934. Limata in alcuni punti, Acquaforte<br />
fu ripresentata il 2 maggio 1946 in un giornale letterario<br />
edito a Roma, «Fiera Letteraria», in un dittico titolato Acqueforti<br />
introdotto da un breve accompagnamento a carattere<br />
documentativo-esplicativo dell’autore<br />
Sono due paesaggi estivi: uno è il Tavoliere in un luglio<br />
senza una gocciola d’acqua; l’altro ricorda un paesino, Calitri,<br />
dove avevo passato la giornata e pernottato tornando a Venosa<br />
dalle sorgenti del Sele.<br />
Andando da Venosa a Caposele Ungaretti s’era già fermato a<br />
Calitri. Da qui, dopo aver fatto colazione, ripartì con i suoi accompagnatori<br />
per far visita alla stazione dell’Acquedotto Pugliese<br />
presso il torrente Ficocchia. Fu però in questa seconda occasione<br />
che, stando al contesto notturno della terza strofa della<br />
poesia, deve aver appuntato il testo di Acquaforte poi elaborato<br />
e intitolato Calitri. In questa nuova versione esso è uno di quei<br />
poemetti del Povero nella città che, come riferì lo stesso Ungaretti<br />
all’amico Giuseppe De Robertis in una lettera del 23 settembre<br />
1949, è uno «dei più belli scritti in lingua italiana».<br />
<strong>Il</strong> genere letterario di Calitri rispetto ai brani del Povero, è<br />
diverso. È poesia, non prosa. In quanto tale dovrebbe essere<br />
inclusa nel corpus poetico di Ungaretti, in Tutte le poesie:tra le<br />
Poesie Ritrovate. Questa proposta non è di parte. È formulata dai<br />
due maggiori studiosi di Ungaretti: Carlo Ossola, che motiva:<br />
«Poiché in due edizioni («Fiera Letteraria» e Povero, n. p.) essa<br />
fu pubblicata in stretta unione con le prime stesure, …, di Preda<br />
sua (tanto che nella ‹Fiera Letteraria› del 1946 comparivano<br />
sotto lo stesso titolo di Acqueforti), e poiché l’una è stata ora ‹al-<br />
18<br />
legata› alle Altre poesie ritrovate, anche l’altra – coerentemente<br />
– meriterebbe la stessa destinazione», e Mario Diacono che<br />
afferma: «Calitri non è stata inclusa in Tutte le poesie, ma<br />
avrebbe ogni diritto per esserlo».<br />
Con il suo nuovo libro Calitri, una poesia di Ungaretti da ritrovare<br />
(Delta 3 Edizioni), Alfonso Nannariello sostiene e motiva<br />
criticamente questa richiesta nel mentre mantiene fermo il<br />
confronto tra le tre redazioni del brano colmando, con ciò, una<br />
lacuna negli studi sulle opere del poeta ermetico.<br />
Livia Giunti<br />
Fiabe e favole d’Irpinia di Aniello Russo – International<br />
Printing Editore – Pianodardine (AV) marzo 2006<br />
l professore Aniello Russo ci ha,ormai, abituato alle sorprese e<br />
Ici propone un altro bellissimo volume che andrà a far parte del<br />
trittico 1) Leggende religiose 2) <strong>Il</strong> presente volume e 3) Novelle<br />
erotiche e racconti che quanto prima costituiranno un unico<br />
cofanetto col titolo di “Irpinia racconta”.<br />
Con questo ponderoso volume di ben <strong>32</strong>5 pagine il Russo ha<br />
messo una seria ipoteca perché le sue opere, per la serietà di lavoro,<br />
per l’attenta, lucida e doviziosa analisi, per la ricerca approfondita,<br />
reppresentino un complesso scritturale che si pone<br />
come testo di riferimento che resiste al tempo e nel tempo e che<br />
ci riporta ad una fedele ricostruzione della memoria per metterla<br />
a disposizione di tutti ed in particolare dei giovani. <strong>Il</strong> risultato<br />
è estremamente interessante perché in questo modo è stato<br />
possibile analizzare, la quasi totalità del territorio Irpino, raggiungendo<br />
anche i posti più remoti ed isolati per la costruzione<br />
di un lavoro d’insieme. I risultati premiano la fatica del ricercatore,<br />
che con una stimolante caratura metodologica, è andato oltre<br />
una partecipata testimonianza storica.<br />
Le chiese di Contursi Terme di Damiano Pipino – Valsele<br />
Tipografica – Materdomini (AV) gennaio 2006<br />
gni pur piccolo centro abitato rappresenta per coloro che ne<br />
Ofanno parte un piccolo, prezioso scrigno di memorie, in<br />
cui – a modo loro – abbagliano sia i riflessi della fede, dell’umanità<br />
e della cultura, come i fatti negativi delle negligenze, dei<br />
peccati e della mediocrità. Ricordare agli abitanti di Contursi<br />
Terme con brevi, ma dotti cenni storici, la chiesa di Santa Maria<br />
degli Angeli, la chiesa del SS. Nome di Gesù, la chiesa della<br />
Santissima Vergine Maria del Monte Carmelo, quella di Santa<br />
Maria delle Grazie, di San Vito, di Santa Maria della Scala, di<br />
Santa Sofia, San Donato, Santa Caterina e Sant’Antonio al Ponte<br />
è fare storia.<br />
Scopo del libro è, in primo luogo, quello di riportare alla conoscenza<br />
storica di una serie di chiese, ciascuna con la sua storia<br />
particolare e dove, in pratica, si è acquisita quella formazione<br />
cristiana che molti di noi hanno; in secondo luogo per ricordare<br />
ai cittadini che ad essere orgogliosi di questa storia che fu<br />
costruita dai nostri padri.<br />
La tragica avventura africana del carabiniere baianese Nicola<br />
Litto – di Pasquale Colucci – Grappone Mercogliano<br />
(AV) maggio 2006<br />
on la consueta perizia storica, ma anche con altrettanta ap-<br />
Cpassionata partecipazione umana, Pasquale Colucci, ricostruisce<br />
la tragica vicenda di Nicola Litto, il “carabiniere a pie-
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
di” di Baiano, caduto eroicamente la notte tra il 12 e il 13 febbraio<br />
1936 presso Mai Lahlà, in Etiopia, ad opera di una banda<br />
di irregolari abissini, che avevano assalito in forze il cantiere<br />
stradale della Gondrand, massacrando una settantina tra operai e<br />
tecnici italiani.<br />
<strong>Il</strong> tragico episodio – sin qui appena ricordato e non sempre<br />
esattamente ricostruito dalla storiografia sulla guerra italo-etiopica<br />
– viene per la prima volta accuratamente indagato in tutti i<br />
suoi particolari da Colucci, che offre quindi sull’argomento un<br />
contributo nuovo e un approfondimento originale.<br />
Documenti ufficiali, carteggi familiari e cronache giornalistiche<br />
del tempo – tutte fonti diligentemente investigate, confrontate<br />
e criticamente utilizzate – consentono inoltre all’autore<br />
di restituire l’autentico volto di questo umile servitore dello<br />
Stato, caduto vittima del dovere.<br />
(dalla Presentazione di Francesco Barra)<br />
L’Arte Sacra in Alta Irpinia di don Pasquale Di Fronzo –<br />
Quindicesimo Volume – Ed. Grappone – Torrette (AV)<br />
2006 – Fuori Commercio<br />
on possiamo non essere riconoscenti e grati a don Pasquale<br />
NDi Fronzo per l’immane lavoro che sta conducendo da solo<br />
– e riaffiora alla mente la bellissima “Ode” del Pascoli. “Da me,<br />
da solo…per l’erta mossi rompendo ai triboli i piedi e la mano”…<br />
–.<br />
per riscrivere la storia artistica delle nostre contrade che è<br />
una necessità alla quale, ormai non si può più sfuggire, e che<br />
don Pasquale riscrive con quella onestà intellettuale che gli è<br />
propria.<br />
Undici nuove schede, in un corposo volume di circa 190<br />
pagine, ci offrono una nuova allettante possibilità di conoscenza<br />
sulle, ormai, numerose opere artistiche della nostra Provincia<br />
che nella vasta e difficile ricerca dell’Autore, diventano per noi<br />
un osservatorio privilegiato.<br />
Dalla tavola della Madonna e i Santi, il Calvario e la Trinità<br />
e la Vergine di Torella dei Lombardi, ci conduce al culto di San<br />
Biagio e alla chiesa del Passo di Mirabella Eclano, per portarci<br />
ad ammirare il gruppo statuario dell’Annunziata e il suo altare in<br />
Calitri, la chiesa madre di Carife, Santa Maria di Nazareth di<br />
Monteverde, all’organo di S. Maria maggiore di Grottaminarda,<br />
alla statua di S. Lucia di Castelvetere sul Calore e finire ai<br />
quattro evangelisti di Villanova del Battista.<br />
Un avvincente viaggio, frutto di un’attenta e complessa indagine,<br />
che ci fa scoprire un mondo nuovo, attraverso una lettura<br />
agevole ed allettante.<br />
VOCI DI LOTTA E DI PASSIONE di Vincenzo D’Alessio –<br />
Edizioni Gruppo Culturale “F. Guarini” – Montoro 2006<br />
uesta raccolta di poesie tenta nuove tappe che, in versi<br />
Qchiari o torbidi, custodisce la vita di un intero gruppo sociale<br />
che non si limita alla semplice protesta contro i politici, ma<br />
comincia dalla propria persona per lottare, per garantire l’onestà<br />
di tutti, la non violenza, l’umiltà, la pazienza, affermando, in<br />
concreto, tutte quelle virtù che – purtroppo – oggi non sono<br />
più di moda.<br />
Sono le domande che emergono da queste poesie e che rischiano<br />
di rimanere disattese se non si depongono le armi dello<br />
scetticismo e della pigrizia, e se non si assume l’impegno di provocare<br />
tutti a scegliere, in questo mondo senza pace e senza<br />
gioia, per dare fattiva concretezza a ciò in cui si crede.Ciascuno<br />
19<br />
al suo posto nella scuola, nella famiglia, nella professione deve<br />
preoccuparsi di essere sempre osservato dai giovani ai quali<br />
dare l’esempio; infatti non sempre è necessario dire, ma sempre<br />
è necessario mostrare coerenza.<br />
Storia biomedica del Tarantismo nel XVIII secolo di Gino<br />
L. Di Mitri – Olschki – Firenze 2006 – Euro 34.00<br />
onsiderato di volta in volta manifestazione del pregiudizio<br />
Cpopolare, effetto reale provocato dal morso e dal veleno di<br />
un ragno o – nella migliore delle ipotesi – generica espressione<br />
religiosa dei ceti subalterni meridionali, il tarantismo è in realtà<br />
un rituale sincretico di possessione.<br />
Ma questo fenomeno fu anche uno dei più straordinari oggetti<br />
di ricerca operativa e banchi di prova teoretica delle scienze<br />
biomediche in età moderna. Situato tra la geniale e artificiosa<br />
credulità delle dottrine latromeccaniciste secentesche e lo<br />
sbrigativo ma a volte fondato riduzionismo di quelle positivistiche,<br />
il secolo dei Lumi innalzò attorno a questo mistero, conteso<br />
da natura e spirito, un complesso e variegato edificio dei saperi<br />
entomologico, clinico, musicologico, fisico, fisiologico ed<br />
etnografico abitato stabilmente da una folta schiera di scienziati<br />
e filosofi come Baglivi, Berkeley, Vico, Mead, Linneo e<br />
Rousseau.<br />
L’autore, attraverso una riflessione originale e una narrazione<br />
coinvolgente, ricostruisce la vicenda finora ignota di un dibattito<br />
in materia sperimentale ed epistemologica in cui le sorti<br />
neglette della civiltà di tradizione orale si intrecciarono con<br />
quelle della più raffinata cultura scientifica europea: un confronto<br />
che fu insieme attiva metafora della Repubblica Letteraria<br />
e insigne paradigma per gli studi contemporanei sugli stati<br />
modificati di coscienza.<br />
Gino Leonardo Di Mitri è nato a Brindisi nel 1957. Laureato<br />
all’Università di lecce in Filosofia Teoretica con una tesi<br />
sulla logica delle scienze sociali in Theodor W. Adorno e in<br />
Karl R. Popper, si è poi perfezionato all’Università di Padova.<br />
Ha quindi conseguito il Diplama d’Etudes Approfondies in Storia<br />
della Medicina all’Universitè de Geneve e il Dottorato di Ricerca<br />
in Storia Storia della Scienza all’Università di bari. Specialista<br />
del pensiero delle pratiche nelle scienze naturali del<br />
’700, attualmente fa parte del Dipartimento di Studi Storici dal<br />
Medioevo all’Età Contemporanea dell’Università di Lecce.<br />
<strong>Il</strong> bisnonno Giovanni Di Maio (Sabetta Cesta) fa tanti auguri per un<br />
felice avvenire al piccolo pronipote Enzo Lucio Nicolais nato il<br />
14.07.2005 da Antonio e da Concetta Zarrilli.<br />
da n. 29 continua - 4
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
DIALETTO E CULTURA POPOLARE<br />
NG’ERAN’ NA VOTA<br />
I FR’GGIAR’<br />
re stamb’ a lat’ a li fierr’ r’ li ciucc’, quatt’ a lat’ a quigghj’ r’ li mul’<br />
Te cavagghj’, lu lat’ ra for’ avìa ess’ n’ picca cchiù largh’ p’avè<br />
cchiù appogg’, lu lat’ r’ indr’ avìa ess’ arrotondat’ a forma r’ l’ogna<br />
sinò s’cc’ria ca quann’ l’animal’ camm’nava cu lu fierr’ nd’ppava<br />
l’atu per’ e s’ “tagliava”, li fierr’ r’ nand’ eran’ chjcat’ n’aut’ p’ r’parà<br />
lu per’ ra quacche botta mbiett’ a r’ pret’.<br />
A li fierr’ r’ nn’ret’ s’ facienn’ li rampun’, quann’ l’ogna n’ nn’era<br />
cr’sciuta para, nnand’ sì e nn’ret’ no (n’ so’ cr’sciut’ li quart’) pur’ a li<br />
fierr’ r’ nand’ s’ facienn’ li rampun’ p’ gav’tà ca lu (f’tton’ o forcella) la<br />
part’ r’ intr’ r’ l’ogna nd’ppava nderra e l’animal’ s’azz’ppava, a li fierr’<br />
r’ li cavagghj’ s’ facìa la barbetta, nu triangolin’ chjcat’ nn’and’; li fierr’<br />
r’ li vuov’, animal’ cu l’ogna spaccata, s’ facienn’ a mezza luna e<br />
cchiù s’ttil’ a seconda r’ la hrannezza, s’ facienn’ quatt’ o cinq’ p’rtos’;<br />
quann’ li fierr’ s’eran’ r’fr’ddat’ s’avienna p’rcià cu lu p’ndigghj’ quadrat’,<br />
s’ m’ttìa lu fierr’ a l’angul’ r’ la ngurana cu lu martiegghj’ p’cc’ninn’<br />
roj bott’ ngimma a lu p’ndigghj’ e lu p’rtus’ era p’rciat’ ra lu lat’<br />
r’ sotta, r’manìa na sbavatura r’ fierr’, cu lu martiegghj s’ammaccava,<br />
li fierr’ r’ li vuov’ s’ p’rciavan’ ngimma a nu c’ppon’ r’ l’gnam’.<br />
Ropp’ s’ m’ttienn’ ngimma a r’ pert’ch’ ra nu lat’ i fierr’ r’ nand’ a<br />
l’atu lat’ quigghj r’ nn’ret’, s’accumm’nzava ra lu cchiù hruoss’ fin’ a<br />
lu cchiù p’cc’ninn’; r’ pert’ch’ eran’ tre: quegghia r’ cimma li fierr’ r’<br />
cavagghj’, quegghia r’ miezz’ li fierr’ r’ mul’ e quegghia r’ sotta li<br />
fierr’ r’ ciucc’ chi eran’ cchiù assaj; li fierr’ r’ li vuov’ n’ nn’eran’ assai,<br />
s’ m’ttienn’ nda nu fierr’ f’lat’ fatt’ a cannacca e s’app’nnienn’ a nu<br />
c’ndron’ mbietta a lu mur’; quann’ s’avìa f’rrà n’ s’avìa sci mbaccìa,<br />
lu fierr’ chi abb’s’gnava subb’t s’acchiava.<br />
Ra na sferra r’ fierr’ vecchj’ chi s’ luava quann’ s’ sf’rrava, quann’<br />
s’ nfuquava r’v’ndava fierr’ nuov’ e s’ facienn’ tanda cos’: la paletta r’<br />
la fazzatora, la paletta r’ la zappa, campaniegghj’, u mierch’ chi s’<br />
m’ttìa ngimma a r’ sckanat’ r’ pan’ quann’ s’ p’rtava a coc’ a lu furn’,<br />
si s’ nfuquava nda r’ fuoch’ s’ m’ttìa pur’ ngimma a r’ spallier’ r’ r’<br />
segg’ p’ r’ canosc’ quann’ s’ mbr’stavan’ a li sp’salizzij e a li lutt’, a li<br />
t’niegghj’ r’ l’uva, a li c’rnicchj’ e a tott’ quegghj’ cos’ chi avienna ess’<br />
can’sciut’, ardìa lu l’gnam’ e lu mierch’ r’manìa p’ semp’; lu mierch’<br />
p’rtava le iniziali r’ cugnom’ e nom’ r’ lu cap’ famiglia.<br />
Cu li fierr’ cchiù gruoss’ s’ facienn’ li trebb’t’ r’ tott’ r’ m’sur’: la<br />
paletta r’ la f’rnacella.<br />
La catena r’ lu callarucc’, s’ facienn’ ast’ longh’ na s’ssantina r’<br />
centimetr’ fatt’ ngin a li ruj lat’, ropp’ s’ m’ttìa nda r’ fuoch’ quann’<br />
eran nfuquat’ s’ m’ttìa nda la morsa e s’ facienn’ nu par’ r’ gir’ accussì<br />
l’asta v’nìa nt’rc’gliata, ropp’ s’ facienn’ li cat’niegghj chi s’ saldavan’<br />
un’ ind’ a l’aut’, s’rvìa p’ auzà e abbascià lu callarucc’.<br />
S’ facìa lu pal’ttin’ p’ la vrascera, la molla r li car’vun’ “p’zz’carola”,<br />
lu jatatur’ s’ facìa cu nu tubb’ s’ m’ttìa nu lat’ ndo r’ fuoch’ e cu<br />
lu martiegghj’ s’ str’ngìa lu p’rtus’ fin’ a chi r’manìa nu p’rt’siegghj<br />
p’cc’ninn’, ca quann’ s’ iatava r’ fuoch’ laria assìa a pression’.<br />
S’ facìenn’ r’ brigl’ a “morso intero e morso spezzato” p’ li mul’, li<br />
ciucc’ e li cavagghj’, la morgia chi s’ m’ttìa a li mul’ e a li ciucc’ a nu<br />
lat’ ng’era na maglia r’ catena e nu cat’niegghj’ fissat’ a la capezza a<br />
l’atu lat’ tre magl’ r’ caten’ attaccat’ a lu suatt’ chi s’rvìa p’ guidà e<br />
fr’nà l’animal’.<br />
VINCENZO METALLO<br />
20<br />
C’ERANO UNA VOLTA<br />
I FABBRI FERRAI<br />
re stampi a lato sui ferri per gli asini, quattro a lato per i ferri per i<br />
Tmuli e cavalli, il lato esterno doveva essere un po’ più largo per<br />
avere più appoggio, il lato interno doveva essere arrotondato secondo la<br />
forma dell’unghia altrimenti succedeva che quando l’animale camminava,<br />
col ferro toccava l’altro piede e si tagliava, i ferri davanti erano<br />
piegati davanti per riparare il piede da qualche botta contro le pietre.<br />
Ai ferri posteriori si facevano i ramponi, quando l’ugna non era<br />
cresciuta alla pari, cioè davanti si e dietro no si diceva “non sono cresciuti<br />
i quarti”, anche ai ferri davanti si facevano i ramponi per evitare<br />
che il filettone o forcella cioè la parte interna dell’unghia toccasse<br />
terra e l’animale si poteva azzoppare, ai ferri dei cavalli si faceva la<br />
“barbetta” un triangolino piegato davanti. I ferri dei buoi, essendo animali<br />
con l’unghia spaccata, si facevano i ferri a mezza luna e più sottili<br />
e a seconda della grandezza si praticavano quattro o cinque buchi.<br />
Quando i ferri si erano raffreddati si dovevano bucare col punteruolo<br />
quadrato, si metteva il ferro all’angolo dell’incudine e col martello<br />
piccolo due colpi sul punteruolo e il foro era fatto, nel lato sottostante<br />
rimaneva una sbafatura di ferro e col martello si ammaccava;<br />
i ferri dei buoi si foravano su un ceppo di legno, dopo si mettevano<br />
sulle pertiche, da un lato i ferri davanti e dall’altro i ferri posteriori, si<br />
cominciava dal più grande fino al più piccolo.<br />
Le pertiche erano tre, quella di sopra aveva i ferri per cavallo, quella<br />
di mezzo i ferri per i muli e quella di sotto i ferri per gli asini che<br />
erano più numerosi; i ferri per i buoi non erano numerosi, si mettevano<br />
dentro un filo di ferro fatta a collana e si appendeva ad un chiodo<br />
sul muro, quando si doveva ferrae non si perdeva tempoe subito si trovava<br />
quello che abbisognava.<br />
Una scheggia di ferro vecchio che si toglieva quando si sferrava,<br />
appena messa nel fuoco diventava ferro nuovo e si facevano tante piccole<br />
cose: la paletta per la madia, la paletta della zappa, lu merch che<br />
si metteva sulle forme di pane quando si portavano a cuocere al forno<br />
pubblico, se riscaldato sul fuoco si metteva sulle spalliere delle sedie<br />
per riconoscerle quando si prestavano per gli sposalizi e per i lutti, ai<br />
tinelli dell’uva, ai crivelli del grano e a tutti quegli oggetti che dovevano<br />
essere riconosciuti, lu merch portava le iniziali del nome e cognome<br />
del capo famiglia.<br />
Con i ferri più grandi si fecevano i treppiedi di tutte le misure, la<br />
paletta della fornacella, la catena della caldaia, si facevano aste lunghe<br />
una sessantina di centimetri fatte ad uncino ai due lati, dopo si mettevano<br />
nel fuoco e poi nella morsa e si facevano un paio di giri, così<br />
si saldavano uno con l’altro, serviva per alzare o abbassare la caldaia;<br />
si faceva il palettino per il braciere, la molla per i carboni “pizz’carola”,<br />
il soffietto per il fuoco si faceva con un tubo, si metteva un lato<br />
nel fuoco e col martello si stringeva il foro fino a che rimaneva un<br />
piccolissimo foro che quando si soffiava sul fuoco l’aria usciva a<br />
pressione.<br />
Si facevano le briglie a “morso intero e a morso spezzato” ai muli,<br />
agli asini e ai cavalli, la museruola che si metteva ai muli e agli asini,<br />
ad un lato c’era na maglia di catena e un cateniegghio fissato alla<br />
capezza all’altro lato tre maglie di catena attaccate allo suatt’ che serviva<br />
per guidare e frenare l’animale, e tante altre cose.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
Vita Calitrana<br />
<strong>Il</strong> Comune di Calitri e la Pro-Loco hanno sponsorizzato dal 9 al 17<br />
aprile 2006, nella suggestiva chiesa dell’Annunziata, la mostra dal titolo:<br />
“L’arte del lucignolo” del maestro Vito Zabatta (mattaion’) ceramista<br />
di Calitri.<br />
DA CALITRI<br />
<br />
La Scuola Primaria “Vito Acocella” di Calitri dal 9 giugno 2006,<br />
presso l’edificio scolastico di corso Garibaldi, ha aperto la 2° mostra<br />
mercato relativa al “Progetto ceramica – piccoli ceramisti all’opera” al<br />
fine di integrare le attività didattiche e la riscoperta delle tradizioni locali<br />
artigianali del territorio.<br />
<br />
<strong>Il</strong> 14 maggio 2006, l’Associazione di volontariato “Donne per il<br />
Sociale”, ha organizzato nel salone dell’ECA, un incontro dibattito sul<br />
tema “ menopausa: stili di vita” relatrice la ginecologa dott.ssa Liliana<br />
Romano, responsabile dei consultori familiari dell’ASL n. 2 di Potenza.<br />
<br />
<strong>Il</strong> 24 maggio 2006 presso l’auditorium del Liceo/Istituto d’Arte di<br />
Calitri ha avuto luogo un convegno sugli studenti portatori di handicap<br />
dal titolo: “Salve sono un geranio” relatore il dott. Claudio Imprudente,<br />
direttore della rivista Accaparrante e responsabile del Centro documentazione<br />
H di Bologna.<br />
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE<br />
Euro 5: Siconolfi Anna<br />
Euro 10: Sime Maria Donata, Metallo Canio, Lo Priore Antonio, Di Luzio<br />
Antonietta, Di Cecca Angelo<br />
Euro 15: Maffucci Maria<br />
Euro 20: Capossela Valeria, Cerreta Maretta, Maffucci Gaetanina, Maffucci<br />
Teresa, Fastiggi Maria Francesca<br />
Euro 25: Paolantonio Francesco, Di Roma Iolanda<br />
Euro 30: Maffucci Michele, corso Garibaldi<br />
Euro 50: Cubelli Angela<br />
DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE<br />
Euro 5: Algeri Alba (Retorbido), Alberico Matteo (Altavilla Irpina)<br />
Euro 10: Buglione Gerardo (Cantù), Armiento Michelina (Alessandria),<br />
Stanco Angela ved. Forgione (Lentate S.S.), Gruppo Culturale “F. Guarini”<br />
(Montoro Inf.), Di Napoli Vincenzo (Bologna), Malevolti Giancarlo (Firenze),<br />
Saverino Vincenzo (Milano), Rabasca Canio (Nova M.se), Fastiggi Canio<br />
(Ponsacco), Scoca Vincenzo (Perticato), Currà Antonio (Novate M.se), Leone<br />
Giovanni (Milano), Briuolo Luigi (Alessandria), Margotta Maria Teresa (Salerno),<br />
Margotta Vincenzo (Salerno), Margotta Vincenzo e Francesca (Roma),<br />
Romano Sabato (Bellizzi), Acocella Vito Antonio (Lentate S.S.)<br />
Euro 15: De Nora Bartolomeo (Verbania), Lotito Vincenzo e Nesta Rosetta<br />
Maria (Foggia), Tongiorgi Di Milia Anna (Crespina), Rizzi Savina (Napoli),<br />
Lops Antonio (Besano), Maffucci Vincenzo (Bregnano)<br />
Euro 19: Sauda Roberto (Roma)<br />
21<br />
Euro 20: Sisinno Maria (S. Nicola Arcella), Codella Vincenzo (Firenze),<br />
Cignarella Rosario (S.Andrea di Conza), Galgano Luciana (Roma), Maffucci<br />
Samuele (Carmignano), Tornillo Filomena (Reggio Emilia), Codella Vincenzo<br />
(Firenze), Cicoira Antonio (Rimini), Lantella Salvatore (Torino), Ardolino Marianna<br />
(Baronissi), Errico Salvatore (Carugo)<br />
Euro 20: Cerreta Giovanna (Prato), Donatiello Giuseppe (Napoli)<br />
Euro 24: Cestone Francesco (Potenza)<br />
Euro 26: Vallario Giuseppe Nicola (S. Miniato Basso)<br />
Euro 30: Cirminiello Mario (Posta Fibreno), Cianci Mario (Napoli), Cerreta<br />
Canio (Malmadrera), De Nicola Michele (Bologna), Di Milia Michele (Gallarate),<br />
Tozzoli Maria (Napoli)<br />
Euro 50: Galgano Anna (Milano), Di Cairano Giovanni (Siena), Tuozzolo<br />
Donato (Roma), Marra Raffaele (Caserta), Di Cosmo Michelino (Oliveto Citra),<br />
Zabatta Michele (S. Giorgio a Cremano), Tuozzolo Giovannino (Roma),<br />
Nappi Gaetana (Bergamasco)<br />
Euro 100: Cestone Vincenzina (Melfi), Marra Raffaele (Caserta)<br />
DALL’ESTERO<br />
<br />
L’Assessorato alla Cultura della Provincia di Avellino ha organizzato<br />
dal 2 al 12 giugno 2006 delle manifestazioni musicali, teatrali e<br />
visite guidate nei centri storici di taurasi, di Calitri, di Gesualdo ed a<br />
Conza della Campania, dal titolo: “Lusinghe e tormenti” sulla figura del<br />
Principe Carlo Gesualdo, poeta e compositore di musica sacra e profana.<br />
I quattro paesi oggi vengono chiamati: ”Luoghi Gesualdini”, perché parte<br />
della loro storia è stata segnata dalla vita del Principe.<br />
<br />
Alle ore 19 del 15 giugno 2006, nella sala dell’ex ECA, è avvenuta<br />
la prima seduta del Consiglio Comunale di Calitri, è stata formata la<br />
Giunta con 6 assessori, è stato nominato il vice sindaco la ragioniera<br />
Maria Di Milia (pisciacenn’r’).<br />
<br />
Dal 30 giugno al 2 luglio ha avuto luogo a Calitri la VI° prova del<br />
“Trofeo turistico Nazionale 2006 – Moto Club – Alta Irpinia” organizzato<br />
dai giovani della moto Guzzi world club di Calitri. Nei padiglioni<br />
della Fiera interregionale il 30 giugno ore 18,00 convegno moto e sicurezza<br />
stradale; il 1 e il 2 luglio: mototour, varie mostre, visite guidate, 3°<br />
edizione Miss ’nguzz, concerto live, fuochi d’artificio, premiazione<br />
vincitori del mototour e degustazione di prodotti tipici locali.<br />
<br />
Presso il Centro della Scienza, in via San Berardino, il 24 e il 25<br />
agosto 2006, si terrà – come ormai avviene da anni – il corso di formazione<br />
scientifica esperienzale “Insegnare scienze facendo scienza”<br />
riservato a venti docenti di materie scientifiche di Scuole Italiane.<br />
E-mail: scienzavia@tiscali.it.<br />
GERMANIA: Euro 20 Margotta Masullo Maria<br />
SVIZZERA: Euro 315,30 ALECS (Associazione Lavoratori Emigrati Calitrani<br />
Svizzeri) - Euro 30 Maffucci Giovannino<br />
U.S.A.: Euro 100 Frucci Costantino, Euro 10 Metallo Mary, $ 50 Abate<br />
Vitale<br />
Chiediamo scusa se nel numero precedente a proposito dell’Australia abbiamo scritto dollari<br />
– è stato un nostro errore – ma sono Euro che al cambio, più le spese, da 20 dollari<br />
australiani sono diventati Euro 12,50.
IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />
MOVIMENTO DEMOGRAFICO<br />
Rubrica a cura di Anna Rosania<br />
I dati, relativi al periodo dal 1 marzo 2006 al 10 giugno 2006,<br />
sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri.<br />
NATI<br />
Cirminiello Ludovica di Antonio e di Di Napoli Vincenza 16.03.2006<br />
Di Cairano Vincenzo di Giuseppe e di Di Luzio Vincenza 18.04.2006<br />
Frino Gabriele di Frino Mariagrazia 19.04.2006<br />
Bozza Martina di Vincenzo e di Cesta Marisa 24.04.2006<br />
Rainone Alessandro di Michele e di Cesta Teresa 12.05.2006<br />
Zabatta Valerio di Antonio e di Borea Emanuela 21.05.2006<br />
Cestone Benedetto di Luigi Antonio e di Acocella Giovannina 21.05.2006<br />
Russo Benedetta di Donato e di Fastiggi Marilu’ 23.05.2006<br />
Rabasca Alessandra Teresa di Antonello e di Annunziata Debora 16.06.2006<br />
Sibilia Mirko di Massimiliano e di Caruso Anna 19.06.2006<br />
Cicoira Tullia Maria di Michele e di Maffucci Lucia 25.06.2006<br />
MATRIMONI<br />
Canistro Angelo Maria e Di Cecca Maria Antonietta 08.04.2006<br />
De Simone Francesco e Maffucci Rosanna 08.04.2006<br />
Di Muro Rodolfo e Milova Irina 19.04.2006<br />
Rubino Giuseppe e Lupo Maria Cristina 22.04.2006<br />
Colacicco Ottavio e Intini Rosa 22.04.2006<br />
Cala’ Vincenzo e Michelutti Paola 24.04.2006<br />
Fonso Canio e Galgano Brunella 29.04.2006<br />
Tornillo Lorenzo e Pinto Annalisa 10.06.2006<br />
MORTI<br />
Galgano Rosa 19.12.1913 - † 11.07.2005<br />
Russo Maria Michela 21.05.1924 - † 01.03.2006<br />
Zabatta Giuseppa 09.09.1920 - † 19.03.2006<br />
Zabatta Salvatore 20.10.1925 - † 22.03.2006<br />
Buonomo Amelia 15.12.1913 - † 22.03.2006<br />
Di Napoli Rosa Maria Michela 14.09.1912 - † 24.03.2006<br />
Bavosa Angela 02.05.1930 - † 29.03.2006<br />
Mastrogiacomo Angiola 26.10.1913 - † 04.04.2006<br />
Pagliaccio Anna 08.06.1917 - † 07.04.2006<br />
Giuliano Agnese 27.01.1911 - † 07.04.2006<br />
Russo Antonio Michele 24.07.1913 - † 11.04.2006<br />
Cestone Maria 07.12.1936 - † 13.04.2006<br />
Di Guglielmo Rocco 28.10.1926 - † 26.04.2006<br />
Rubino Maria 14.10.1926 - † 30.04.2006<br />
Di Cairano Maria Concetta 02.09.1923 - † 02.05.2006<br />
Zarrilli Giovanni 22.12.1926 - † 10.05.2006<br />
Cialeo Francesco 14.03.1916 - † 12.05.2006<br />
Margotta Grazio 09.10.1904 - † 12.05.2006<br />
Maiorano Giovanni 24.03.1958 - † 12.05.2006<br />
Senerchia Angelina 01.11.1936 - † 15.05.2006<br />
Di Napoli Giovanna 03.12.1909 - † 19.05.2006<br />
Marino Donato Carmine 18.07.1918 - † 21.05.2006<br />
Acocella Irma Giovanna 27.10.1924 - † 25.05.2006<br />
Cicoira Nicolina 06.08.1915 - † 01.06.2006<br />
Cerreta Giovanna 26.03.1928 - † 01.06.2006<br />
Errico Vincenza 15.04.1916 - † 10.06.2006<br />
22<br />
Salvatore Zabatta<br />
(haland’)<br />
20.10.1925 † 22.03.2006<br />
Anche se non ci sei più,<br />
sei sempre presente<br />
in noi tutti.<br />
Grazio Margotta<br />
09.10.1904 † 12.05.2006<br />
CIAO, ZI’ IUCC’<br />
Infine la nera signora lo ha portato<br />
via. È stato il 12 di questo<br />
radioso maggio, mentre intorno<br />
era un tripudio di colori. Lui<br />
– Grazio Margotta, 101 anni –<br />
si è spento, quasi in sordina.<br />
La sua vita l’ha vissuta pienamente e sino in fondo, come negarlo?<br />
Eppure, se potessi, farei ancora una carezza a quel viso rugoso,<br />
chiederei altre parole alla sua voce. Ancora uno dei suoi<br />
racconti. “<strong>Il</strong> cuore ha ragioni che la ragione non conosce”. Quando<br />
l’ho visto, mi ha stretto la mano fra le sue, dicendomi “torna<br />
presto”. Avrei voluto, ancora una volta, caro zì Iucc’. Séguita,<br />
ora, a sorriderci, da lassù.<br />
A. Marco Del Cogliano<br />
Rosetta Tartaglia<br />
(Belgio)<br />
01.08.1959 † 23.12.2005<br />
Vivrai per sempre nei<br />
nostri cuori.<br />
Domenico Di Luzio<br />
01.01.1934 † 23.09.2003<br />
La sua morte lascia nel<br />
nostro cuore una piaga<br />
profonda.<br />
Noi ti abbiamo supplicato,<br />
Signore, di prolungare<br />
i suoi giorni.<br />
Tu gli hai dato il riposo<br />
eterno; il Tuo Santo<br />
Nome sia benedetto.<br />
Maria Maffucci<br />
27.08.1928 † 27.06.2005<br />
<strong>Il</strong> Signore si compiace di<br />
chi lo teme<br />
e si affida nella sua bontà<br />
(Salmo 147/A)<br />
Raffaele Nappo<br />
10.10.1942 † 08.06.2003<br />
I tuoi cari serbano<br />
nel cuore<br />
il tuo vivissimo ricordo.
N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />
REQUIESCANT IN PACE<br />
Angela Simone<br />
09.08.1914 † 07.08.1989<br />
A chi la conobbe e l’amò,<br />
perché rimanga<br />
vivo il suo dolce ricordo.<br />
Amedeo Toglia<br />
18.01.1935 † 16.08.1981<br />
<strong>Il</strong> dolore ti ha duramente<br />
provato, ma la speranza ti<br />
ha dato forza. La tua<br />
famiglia serba di te un<br />
amore infinito.<br />
Canio Lucrezia<br />
Calitri Svizzera<br />
26.08.1936 † 01.03.1967<br />
A quarant’anni dalla<br />
scomparsa lo ricordano,<br />
con immutato affetto, la<br />
moglie Gaetanina, la figlia<br />
Vincenzina, il genero<br />
Michele Di Carlo e le<br />
nipoti Marisa e Tania.<br />
Vincenzo Di Cairano<br />
03.08.1935 † 10.05.2002<br />
Non possiamo<br />
dimenticarti, tua moglie<br />
Antonietta, tuo figlio<br />
Vitale e i parenti tutti.<br />
Giuseppe Beltrami<br />
12.12.1897 † 10.05.1982<br />
La tua onestà e la tua<br />
dirittura hanno lasciato un<br />
segno duratuto nei cuori di<br />
chi ti ha conosciuto.<br />
Adolfo Beltrami<br />
20.09.1931<br />
† Berna 22.05.1974<br />
I parenti e gli amici lo<br />
ricordano a coloro<br />
che lo conobbero e lo<br />
amarono.<br />
Vincenzo Maffucci<br />
01.12.1947 † 14.08.1988<br />
I morti vivono sempre,<br />
perché li accompagna il<br />
ricordo dei parenti e il<br />
rimpianto degli amici.<br />
Maria Francesca Tetta<br />
(cangiaregghia)<br />
20.08.1922 † 11.07.1975<br />
Giovanni Fastiggi<br />
(tobb’t’)<br />
23.05.1920 † 27.09.1997<br />
Flavia Gautieri<br />
27.09.1905 † 16.06.1960<br />
Michele Santoro<br />
Ruvo del Monte Napoli<br />
28.06.1906 † 21.06.1935<br />
23<br />
Vincenzo Zabatta<br />
28.08.1928 † 28.05.2002<br />
Ti terremo sempre nei<br />
nostri cuori<br />
I nipoti.<br />
Maria Giuseppa Cestone<br />
ved. Codella<br />
31.10.1902 † 04.06.1981<br />
La cara memoria di te è<br />
sempre viva in quanti ti<br />
vollero bene.<br />
Vincenzo Cioffari<br />
Pavia<br />
06.05.1948 † 09.08.1975<br />
La tragica morte, in<br />
servizio militare,<br />
ne stroncò la giovane vita,<br />
non la memoria<br />
e l’affetto, sempre vivi<br />
nel cuore di chi lo amò<br />
e lo piange.<br />
Antonio Cioffari<br />
(Totonn’ r’ p’satur’)<br />
21.01.1910 † 22.06.1985<br />
La mia difesa sta in Dio,<br />
che salva i puri di cuore<br />
(Salmo 7)<br />
Michele Frucci<br />
03.02.1936 † 18.06.1998<br />
Gli amici più cari<br />
costituiscono il più dolce<br />
dei sostegni (Cicerone)<br />
Alfonsina Ferri<br />
ved. Maffucci<br />
20.09.1912 † 23.07.1981<br />
Ché sei tu la mia fiaccola,<br />
o Signor, mio Dio, tu la<br />
mia tenebra rischiari.<br />
(Salmo 18)<br />
La figlia Maria Francesca<br />
ed i familiari tutti, li<br />
ricordano a quanti li<br />
conobbero e li amarono.<br />
Vincenzo Maffucci<br />
19.06.1929 † 01.12.1975<br />
La moglie Teresa, i figli<br />
Michelangelo e Antonio, i<br />
parenti tutti lo ricordano<br />
con tanto amore.<br />
<strong>Il</strong> dolore per la vostra<br />
assenza non potrà mai<br />
essere colmato. In ricordo i<br />
figli Angela, Vincenzo,<br />
Michelina, i generi, la<br />
nuora, i nipoti e i<br />
pronipoti.
In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Firenze CMP<br />
per la restituzione al mittente previo pagamento resi<br />
Calitri 1952/53 da sinistra, fila in piedi: Canio Lampariello (21.10.1939 † 01.01.1956), Orazio De Rosa,Alfredo Di Carlo,Angelo Cerrata (ang’lon’/25.08.1934 † Avellino 27.09.1993), Costantino Frucci<br />
(fifì/zuzzio), Angelo Di Napoli (Lilin’/uardafil’),Vincenzo Galgano (campanar’); prima fila: Nicola Acocella (27.09.1905 † 27.04.1982),Adolfo Beltrami (20.09.1931 † Berna 22.05.1974), Giovanni Del Re<br />
(Gimì/24.06.1930 † 22.11.1995), Canio Metallo (baron’/25.06.1937 † 14.10.2000).