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32 - Il Calitrano

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IL CALITRANO<br />

periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni<br />

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB - Firenze 1<br />

ANNO XXVI - NUMERO <strong>32</strong> (nuova serie) MAGGIO-AGOSTO 2006<br />

VIA A. CANOVA, 78 - 50142 FIRENZE - TEL. 055/783936<br />

www.ilcalitrano.it<br />

ISSN 1720-5638


IN COPERTINA:<br />

Uno scorcio dell’inizio di via Casaleni dalla parte di<br />

via Tozzoli. Negli anni ’50 al primo portale da sinistra<br />

viveva la famiglia di “carnera”, su per le scalette<br />

“il boccetto” con la moglie e a piano terra la vecchia<br />

filanda di “Cirlippù”. (Foto A. Marco Del Cogliano -<br />

info@calitritradizioni.it)<br />

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È DECISIVA PER<br />

LA PUBBLICAZIONE<br />

DI QUESTO<br />

GIORNALE<br />

IN QUESTO NUMERO<br />

La Fede e il Coraggio<br />

di Raffaele Salvante 3<br />

<strong>Il</strong> mini Sindaco di Calitri<br />

di Martina Buldo e Valeria Pontillo 4<br />

Missioni popolari in Irpinia<br />

nel Settecento<br />

del dottor Emilio Ricciardi 5<br />

Personaggi<br />

del Cronista 8<br />

Piccoli miracoli di vita<br />

quotidiana…<br />

a via Concezione<br />

del prof. Giovanni Acocella 9<br />

Vent’anni fa moriva<br />

Franco Lo Schiavo<br />

di Nicolino Longo 11<br />

Premio nazionale Biennale<br />

di poesia “Città di Solofra”<br />

del dott. Vincenzo D’Alessio 13<br />

LA NOSTRA BIBLIOTECA 18<br />

DIALETTO E CULTURA 20<br />

VITA CALITRANA 21<br />

SOLIDARIETÀ COL GIORNALE 21<br />

MOVIMENTO DEMOGRAFICO 22<br />

REQUIESCANT IN PACE 23<br />

LA XXV FIERA<br />

INTERREGIONALE DI CALITRI<br />

“Un impegno per le zone interne del Mezzogiorno”<br />

che si terrà dal 27 Agosto al 3 Settembre 2006<br />

nel CAMPO SPORTIVO<br />

opportunamente allestito ed arredato per un’accoglienza<br />

come sempre responsabile ed originale<br />

VI ATTENDE<br />

con la sua Rassegna espositiva specializzata nei settori<br />

dell’Artigianato, dell’Industria, dell’Agricoltura,<br />

del Turismo e dei Servizi<br />

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a questo prestigioso appuntamento!<br />

IL CALITRANO<br />

ANNO XXVI - N. <strong>32</strong> n.s.<br />

Periodico quadrimestrale<br />

di ambiente - dialetto - storia e tradizioni<br />

dell’Associazione Culturale “Caletra”<br />

Fondato nel 1981<br />

Sito Internet:<br />

www.ilcalitrano.it<br />

E-mail:<br />

info@ilcalitrano.it<br />

Direttore<br />

Raffaella Salvante<br />

Direttore Responsabile<br />

A. Raffaele Salvante<br />

Segreteria<br />

Martina Salvante<br />

Direzione, Redazione, Amministrazione<br />

50142 Firenze - Via A. Canova, 78<br />

Tel. 055/78.39.36<br />

Poste Italiane S.p.A. Spedizione in<br />

abbonamento postale 70% DCB Firenze 1<br />

C. C. P. n. 11384500<br />

La collaborazione è aperta a tutti,<br />

ma in nessun caso instaura un rapporto<br />

di lavoro ed è sempre da intendersi<br />

a titolo di volontariato.<br />

I lavori pubblicati riflettono il pensiero<br />

dei singoli autori, i quali se ne assumono<br />

le responsabilità di fronte alla legge.<br />

<strong>Il</strong> giornale viene diffuso gratuitamente.<br />

Attività editoriale di natura non<br />

commerciale nei sensi previsti dall’art. 4<br />

del DPR 16.10.1972 n. 633<br />

e successive modificazioni.<br />

Le spese di stampa e postali sono coperte<br />

dalla solidarietà dei lettori.<br />

Stampa: Polistampa - Firenze<br />

Autorizzazione n. 2912 del 13/2/1981<br />

del Tribunale di Firenze<br />

<strong>Il</strong> Foro competente per ogni controversia è<br />

quello di Firenze.<br />

Accrediti su c/c postale n. 11384500 intestato<br />

a “IL CALITRANO” - Firenze oppure<br />

c/c bancario 61943/00 intestato a Salvante<br />

A. Raffaele c/o Sede Centrale della Cassa<br />

di Risparmio di Firenze Spa - Via Bufalini,<br />

6 - 50122 Firenze - ABI 6160 - CAB<br />

2800<br />

Chiuso in stampa il 14 luglio 2006


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

“NON AVER PAURA, MA CONTINUA A PARLARE E NON TACERE” (AT.18,9-10)<br />

LA FEDE E IL CORAGGIO<br />

Nel mondo i cristiani laici, proprio in forza della loro fede, hanno un ruolo insostituibile.<br />

a fede si rafforza donandola” oggi<br />

“Lnon si può più dare per scontato che<br />

tra noi e attorno a noi, in un crescente<br />

pluralismo culturale e religioso, siano conosciuti<br />

gli orientamenti che un tempo<br />

servivano ad uomini di buona volontà a<br />

far sì che la società divenisse una casa<br />

ad immagine della “dimora di Dio tra gli<br />

uomini”.<br />

Questi orientamenti ed atteggiamenti<br />

di fondo vanno ripensati e concretizzati,<br />

nelle forme e nei tempi, a seconda delle<br />

situazioni perché oggi la società civile e il<br />

mondo rurale, che è stato la nostra culla,<br />

sono profondamente cambiati anche di<br />

fronte alla fede; e perciò oggi è necessario<br />

uno stile nuovo, fatto di intelligente<br />

valorizzazione e di personalizzazione dei<br />

rapporti, con strumenti realmente nuovi<br />

in ogni luogo dove spesso, l’anelito di fede<br />

non sempre si concretizza in scelte<br />

conseguenti.<br />

<strong>Il</strong> mondo rurale ha infatti le sue lacrime<br />

amare: lo spopolamento delle terre,<br />

la presenza non sempre valorizzata degli<br />

immigrati, le tensioni per un’Europa sentita<br />

ancora troppo lontana, una globalizzazione<br />

che penalizza<br />

Non si può non sottolineare il persistere<br />

o il prodursi di alcune forme di intolleranza,<br />

quando addirittura non si assiste<br />

a forme di aperta ostilità; infatti per<br />

molte persone le difficili e complesse condizioni<br />

di vita, un uso scorreto dei beni e<br />

uno scarso interesse per le diverse povertà,<br />

fanno sì che le preoccupazioni quotidiane<br />

prendano il sopravvento e non lascino<br />

spazio all’accoglienza di altri valori.<br />

La stessa classe politica italiana contribuisce<br />

a rinforzare il muro che separa<br />

sempre di più la politica dai cittadini.<br />

Soprattutto i giovani cercano la propria<br />

felicità in molti simboli, immagini e<br />

anche in cose vane,e sono facilmente inclini<br />

verso nuove forme di religiosità nel<br />

complesso e variegato fenomeno delle sette,<br />

tutto questo maschera l’accentuato individualismo<br />

con la ricerca di gruppi protettivi<br />

e gratificanti. Per rispondere con<br />

coerenza alle sollecitazioni odierne, non<br />

bastano estemporanee e pioniristiche iniziative,<br />

ma raccogliendo la sfida culturale,<br />

occorre una organizzazione che necessita<br />

della promozione della dimensione morale<br />

delle relazioni umane, perché possiamo<br />

essere sempre più “soggetti attivi e<br />

<strong>Il</strong> Nuovo Consiglio Comunale di CALITRI<br />

dopo le elezioni del 28 e 29 maggio 2006<br />

3<br />

responsabili” di una storia da fare. Perché<br />

sappiamo che la fedeltà al Vangelo si<br />

misura sul coerente legame tra fede detta<br />

e celebrata e più ancora accettando la fatica<br />

della testimonianza – da essere costantemente<br />

confermata e continuamente<br />

aggiornata – per avviare positivi processi<br />

di integrazione culturale e di proficuo dialogo<br />

in un’ottica non meramente assistenzialistica,<br />

ma di promozione e di crescita<br />

della persona senza indulgere né a vuoti<br />

ottimismi né a sterili pessimismi.<br />

La fede, che è sempre un dono gratuito<br />

di Dio, richiede la risposta e la collaborazione<br />

dell’uomo nell’apertura e nell’accoglienza<br />

pur nella costante vigilanza sulle<br />

proprie fragilità, è un dono fecondo capace<br />

di scuoterci dalla polvere dell’abitudinarietà<br />

e dalla sonnolenza per aprirci ad una<br />

nuova mentalità, ad alimentare la spiritualità<br />

e a ravvivare la presenza cristiana nel<br />

mondo. In pratica si tratta di trasformare le<br />

differenze in occasioni di arricchimento e<br />

di crescita comune e far evolvere gli interessi<br />

individuali e di gruppo in interessi<br />

generali, privilegiando ciò che è orientato<br />

al bene di tutti.<br />

Raffaele Salvante<br />

Sindaco Dott. Giuseppe Di Milia (agronomo) voti 2.447 (Margherita)<br />

Giunta Esecutiva Canio Galgano (medico) 539 (Margherita)<br />

Giovanni Di Cecca (insegnante) 274 (Margherita)<br />

Maria Di Milia (consulente) 102 (D. S.)<br />

Canio Russo (impiegato) 174 (UDEUR)<br />

Michele Di Cosmo (operaio) 107 (Rifondazione)<br />

Canio Cestone (impiegato) 99 (D. S.)<br />

Consiglieri di<br />

maggioranza Giuseppe Galgano (agricoltore) voti 196 (Margherita)<br />

Antonio V. Tuozzolo (imprenditore) 167 (UDEUR)<br />

Pasqualino Nannariello (dirigente aziendale) 157 (Margherita)<br />

Antonio Zarrilli (veterinario) 127 (UDEUR)<br />

Antonio Vito Di Maio (ceramista) 111 (D. S.)<br />

e di<br />

minoranza Fausto Acocella (ingegnere) voti 760 (Forza Italia)<br />

Michele Maffucci (commerciante) 118 (Destra)<br />

Salvatore Caruso (imprenditore) 114 (A. N.)<br />

Giovanni Melaccio (professore) 107 (Destra)<br />

Vincenzo Galgano (studente) 99 (Destra)


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

<strong>Il</strong> mini Sindaco di Calitri<br />

a sfida Viglioglia – Torchella, entrambi<br />

Lcandidati per il mini sindaco di Calitri<br />

si è conclusa sabato 1 aprile c.a. in seguito<br />

allo spoglio delle schede avvenuto<br />

presso i locali della scuola Primaria “Vito<br />

Acocella” di Calitri.<br />

<strong>Il</strong> progetto “<strong>Il</strong> consiglio comunale<br />

dei ragazzi” è stato organizzato e realizzato<br />

dagli studenti componenti le classi<br />

III A e B della scuola Secondaria di<br />

I° grado, sostenuti da alcuni insegnanti e<br />

con la collaborazione dell’ex sindaco del<br />

paese prof. Vito Marchitto.<br />

Ha prevalso, anche se per soli pochi<br />

voti, Beniamino Torchella, candidato con<br />

la lista “<strong>Il</strong> futuro con le nostre idee”. La<br />

cerimonia conclusiva si è tenuta nei nuovi<br />

locali dellex Casa dell’ECA, un locale ormai<br />

storico, sia come centro di addestramento<br />

reclute, sia come sala, per decenni,<br />

di banchetti per matrimoni e feste da ballo,<br />

e sia, infine, come sede parrocchiale durante<br />

l’emergenza del terremoto del 1980.<br />

Sono stati eletti per la maggioranza:<br />

Beniamino Torchella, Mariachiara Ramundo,<br />

Vincenzo Merola, Fabio Sanacore,<br />

Riccardo Carlucci, Donato Margotta,<br />

Lucia Panniello, Martina Buldo, Valeria<br />

Pontillo, Marco Zabatta, Francesco Borea<br />

e Mariangela Grasso; per la minoranza:<br />

Marisa Viglioglia, Giusy Cerreta, Vito Di<br />

Milia, Rocco Zarrilli e Donato Arci.<br />

Durante la cerimonia conclusiva, l’ex<br />

sindaco Vito Marchitto, tra l’altro, ha reso<br />

noto i nomi del nuovo sindaco e dei sedici<br />

consiglieri eletti, nelle recenti elezioni<br />

amministrative.<br />

Calitri 1 aprile 2006, il momento solenne dell’insediamento del<br />

mini sindaco Beniamino Torchella, qui insieme alla sua antagonista<br />

Marisa Viglioglia, assistiti dal sindaco prof.Vito Marchitto con i vigili<br />

in grande uniforme e una gran folla di spettatori.<br />

<strong>Il</strong> dirigente dott. Raffaele Petracca ha<br />

illustrato il programma svolto dalle due<br />

liste e ha ribadito che, queste occasioni,<br />

sono sicuramente importanti per la formazione<br />

dei ragazzi. La parola è passata<br />

così a Marisa Viglioglia che ha ringraziato<br />

tutti i compagni e i professori per<br />

averle consentito di compiere una nuova<br />

e simpatica esperienza, mentre Beniamino<br />

Torchella ha ringraziato tutti coloro<br />

che lo hanno sostenuto ed ha espresso la<br />

volontà di portare avanti le idee capaci di<br />

migliorare il Comune, venendo incontro<br />

– nel contempo – alle esigenze del-<br />

È in vendita<br />

– al prezzo di Euro 10 –<br />

il primo dei<br />

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Spedizione a carico del destinatario<br />

4<br />

l’adolescenza calitrana, con il fattivo<br />

contributo dell’opposizione.<br />

Questa manifestazione ha certamente<br />

contribuito in modo efficace a far conoscere<br />

a noi ragazzi le Istituzioni civili e<br />

amministrative, nonché l’importanza di<br />

partecipare, in modo attivo, alla vita politica;<br />

a tal proposito, riteniamo che con<br />

il suo discorso il mini Sindaco abbia offerto<br />

una lezione ai nostri Amministratori,<br />

che – troppo spesso – antepongono al<br />

bene della Comunità, i loro dissidi personali<br />

e politici.<br />

Alla manifestazione hanno preso parte<br />

molti concittadini, autorità varie, con<br />

momenti di intensa partecipazione; gli<br />

insegnanti su “<strong>Il</strong> consiglio comunale dei<br />

Ragazzi” e con il supporto dell’Istituto,<br />

hanno realizzato un interessante “opuscolo”<br />

che ripercorre tutti i momenti significativi<br />

dell’intera attività.<br />

Inoltre una rappresentanza degli studenti<br />

ha avuto l’opportunità di intervenire,<br />

nella giornata di martedì 30 maggio<br />

2006, nella trasmissione radiofonica<br />

“<strong>Il</strong> Giornale Radio dei Ragazzi” in onda<br />

sul primo canale della radio dalle 14,50<br />

alle 15,00 dal lunedì al venerdì.<br />

Agli insegnanti, all’Istituto, al Dirigente<br />

Scolastico, al Sindaco e alla Redazione<br />

del Giornale radio dei Ragazzi<br />

vanni i più vivi ringraziamenti di noi<br />

alunni.<br />

Martina Buldo e Valeria Pontillo,<br />

classe III B Scuola Secondaria di I° Istituto<br />

Comprensivo di Calitri, anno scolastico<br />

2005-2006.<br />

Calitri, durante il progetto “<strong>Il</strong> Consiglio comunale dei Ragazzi”, da<br />

sinistra: Sandra Caruso, Rosangela Donatiello, Mayra Messina,<br />

Valeria Pontillo, Martina Buldo; alle spalle: Giuseppe Guardione e<br />

Roman Tustanovyeh.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

l legame tra l’Irpinia e i missionari di<br />

Isant’Alfonso de Liguori è molto stretto<br />

e risale ai primi anni di vita della congregazione<br />

redentorista; fu l’arciprete di<br />

Contursi, don Giovanni Rossi, a insistere<br />

affinché l’arcivescovo di Conza, Giuseppe<br />

Nicolai, invitasse sant’Alfonso a compiere<br />

una missione nella sua diocesi. La<br />

prima esperienza dei religiosi alfonsiani<br />

in Irpinia ebbe esiti molto positivi e pose<br />

le basi per la fondazione della casa redentorista<br />

di Materdomini, divenuta in<br />

seguito uno dei principali punti di riferimento<br />

dei fedeli della diocesi.<br />

Le cronache e le lettere dei missionari<br />

che vennero nelle nostre terre descrivono i<br />

paesi visitati, le popolazioni incontrate e il<br />

grande favore con cui i religiosi furono<br />

accolti nei paesini della diocesi.<br />

Le testimonianze che si presentano,<br />

tratte dall’archivio dei Redentoristi di Pagani1,<br />

si riferiscono al periodo tra il 1746<br />

e il 1748; la prima missione iniziò da<br />

Teora e si concluse a Valva, toccando nove<br />

paesi della diocesi di Conza (Teora,<br />

Cairano, Calitri, Castelnuovo, Caposele,<br />

Laviano, Senerchia, Quaglietta, Valva).<br />

Attraverso le lettere dei religiosi traspaiono,<br />

descritti con pochi essenziali<br />

tratti, i piccoli paesi, le strade fangose e<br />

approssimative percorse a dorso di mulo,<br />

i devoti dall’animo semplice che lasciavano<br />

il lavoro dei campi per raccogliersi<br />

intorno ai missionari e, come accadde a<br />

Calitri, facevano la fila di notte, sotto la<br />

neve, per potersi confessare.<br />

<strong>Il</strong> messaggio semplice e schietto dei<br />

missionari, la loro vita rigorosa (in più<br />

occasioni rifiutarono perfino il cibo offerto<br />

dall’arcivescovo) e le loro prediche<br />

appassionate dovettero avere un grande<br />

impatto su quelle popolazioni tanto bisognose<br />

di cura pastorale; le condizioni di<br />

vita erano molto difficili, omicidi e vendette<br />

erano all’ordine del giorno, l’ignoranza<br />

e la superstizione erano diffuse tra<br />

il popolo, ma la semplicità d’animo di<br />

quelle povere genti commosse in più occasioni<br />

i religiosi.<br />

Un giovane missionario, inviato a<br />

Cairano, paragonava il paese a un’isola,<br />

per la sua posizione in cima a una montagna,<br />

e riferiva di essere rimasto colpito<br />

EMILIO RICCIARDI<br />

Missioni popolari in Irpinia<br />

nel Settecento<br />

della profonda mancanza di istruzione<br />

religiosa da parte del popolo, ma anche<br />

dell’innocenza di adulti e fanciulli i quali,<br />

sebbene non si fossero confessati per<br />

parecchi mesi, “non portavano materia<br />

per l’assoluzione” 2, cioè non avevano<br />

commesso peccati gravi; ed erano molti i<br />

devoti che si muovevano dai paesi vicini<br />

per andare ad assistere alla missione e<br />

per confessarsi.<br />

A Teora, dove non c’era stata nessuna<br />

missione per dodici anni, i religiosi di<br />

sant’Alfonso furono accolti da tutto il popolo<br />

e dal clero vestito con i paramenti<br />

delle occasioni solenni; a Castelnuovo di<br />

Conza un missionario si commosse nel<br />

vedere una povera donna che, dopo avere<br />

girato più paesi per raggiungere i religiosi,<br />

voleva offrire loro parte del poco denaro<br />

di cui disponeva, mentre a Calitri i<br />

padri rimasero ammirati dalla disciplina<br />

delle monache dell’Annunziata, che decidevano<br />

tutte di “maritarsi”, cioè di pronunciare<br />

i voti solenni, “anzi chi non si<br />

marita è tenuta per vergogna” 3. Sempre in<br />

Calitri padre Cesare Sportelli, compagno<br />

della prima ora di sant’Alfonso e morto<br />

in odore di santità, “convertì un peccatoraccio<br />

che da 24 anni non si era confessato”<br />

4, mentre le elemosine raccolte tra il<br />

popolo furono tante che il ricavato “basta<br />

a fare una statua di Maria”.<br />

Tra le testimonianze conservate nell’archivio<br />

redentorista c’è la trascrizione<br />

di una cronaca anonima, scritta da un religioso<br />

di Materdomini, nella quale si<br />

raccontano i primi momenti della fondazione<br />

irpina, tanto importante per la storia<br />

religiosa delle nostre terre; nel documento<br />

è ricordato anche il sacerdote calitrano<br />

Francesco Maria Margotta 5, amico<br />

di sant’Alfonso e di san Gerardo e<br />

benefattore della casa di Materdomini.<br />

DOCUMENTI<br />

1<br />

Epistolae Ven. Servi Dei Caesaris Sportelli<br />

C.SS.R., Roma 1937.<br />

Lettera 130. Ad monasterium quoddam<br />

monialium - 14 Febr. 1747<br />

5<br />

Molto Reverenda Madre padrona colendissima<br />

(…)<br />

A 20 del medesimo Xbre [1746], si partì<br />

per Teora, e si ebbero diece cavalcature, se<br />

bene noi eravamo undici, e si giunse colà passata<br />

l’Ave Maria, e per strada vi furono varie<br />

cadute, particolarmente D. Bernardo, e D.<br />

Bernardino, che andavano sopra un medesimo<br />

mulo, precipitorono dentro un pantano,<br />

essi sotto, ed il mulo sopra (…) ma per grazia<br />

di Dio non ci fu altro male, che il matarsi.<br />

<strong>Il</strong> giorno di S. Tommaso Appostolo si cominciò<br />

quella S. Missione, ed il Signore la<br />

benedisse a meraviglia siche i PP. difficilmente<br />

anno osservato contrizione simile, e perciò<br />

la diloro fatica fù eccessiva, che non riposavano<br />

mai, sempre sempre al confessionale, ed<br />

appena vi era tempo di prendere un boccone.<br />

(…) <strong>Il</strong> popolo era circa a due mila, e 400.<br />

<strong>Il</strong> giorno del S. Natale si staccorno quattro<br />

PP., e si mandarono alla missione di Ciorano<br />

(sic, ma Cairano) che è circa a mille<br />

anime. (…) Questa missione fu di sollievo a<br />

quei PP. mentre incontrarono un popolo d’oro:<br />

gli uomini sospesero i trafichi per attendere<br />

alle prediche, ed i figlioli pastorelli ecc.<br />

si ritrovarono d’una innocenza ammirabile.<br />

<strong>Il</strong> primo giorno di quest’anno si andò a<br />

Calitri, ove si unirono tutti i PP. per essere il<br />

popolo numeroso sino a tremila, e più centinaia.<br />

il P. D. Cesare fe’ la predica grande,<br />

l’istruzione D. Lorenzo, gl’esercizij a preti<br />

D. Andrea, la meditazione il P. D. Paolino,<br />

gl’esercizij alle monache restarono per intiero<br />

al P. D. Andrea, giache il P. D. Cesare l’aggiutò<br />

per due giorni, e poi ebbe da tralasciare,<br />

giache si ritrovava molto discapitato di voce.<br />

Qui fu grande la tenerezza in vedendo, che la<br />

gente per prendere i luoghi del confessionale<br />

andavano dietro le porte della Chiesa sin dalle<br />

tre di notte, restando coverte di neve, intirizzite<br />

dal freddo, eppure l’accadeva di non<br />

potere neanche arrivare a confessarsi; ma i<br />

padri non si partirono da colà, se non dopo<br />

aver confessato tutto tutto il popolo.<br />

A 12 dell’anno si staccorono quattro PP.,<br />

e si mandorono a cominciare due altre Missioni<br />

nel medesimo tempo, quella di Laviano,<br />

numerosa di circa mille, e ottocento anime; e<br />

quella di Castelnuovo, circa di ottocento anime.<br />

(…) Qui si trovò un popolo tenero assai,<br />

ma diede una gran tenerezza una povera<br />

donna, la quale andata a S. Andrea e a Pescopagano<br />

per confessarsi a’ Padri della Missione,<br />

detti delli Vergini, che ivi missionavano,<br />

ma non potendo arrivare a confessarsi n’ebbe<br />

una elemosina temporale, che voleva in parte<br />

dare a me per l’anima sua.<br />

A 22 del detto mese il P. D. Andrea, e D.<br />

Domenico, si partirono per incominciare la


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

missione in Calabritto; e D. Paolino, e D. Nicola<br />

per cominciare la missione in Senerchia<br />

(…) Al primo di questo corrente mese di Febrajo<br />

si passarono due padri per andare a cominciare<br />

la missione della Quaglietta, e due<br />

altri alla Missione della Valva, numerosa di<br />

mille anime (…) Tutte queste nove sante missioni<br />

si sono fatte senza risparmiare alcuna<br />

fatica, mentre tutti i popoli l’anno confessati i<br />

soli padri, senza cercare veruno aggiuto, e<br />

perciò quasi ogni giorno, andavano a confessare<br />

circa le dieci ora, e talvolta le 12 ore.<br />

Anno tutti faticato allegramente, ed io ò riconosciuto<br />

nella loro allegrezza, e nel profitto<br />

de’ popoli il nostro aggiuto. (…) Caposele, 14<br />

feb. 1747 - di Vostra Signoria devotissimo<br />

obligatissimo servitore vostro Cesare Sportelli<br />

del SS.mo Salvatore.<br />

2<br />

F. KUNTZ, Commentaria de vita D. Alphonsi<br />

et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />

III<br />

Nel giorno di Natale come vi scrissi si<br />

partì per Cairano, dove fece la predica grande<br />

il P. D. Lorenzo, l’istruzione il P. D. Francesco,<br />

la meditazione D. Bernardino, gli esercizj<br />

ai preti il P. D. Carmine, il quale ancora<br />

diede la benedizione e finì la vita divota, ettesoché<br />

il P. D. Lorenzo dovette andare a fare<br />

l’istruzione a Calitri. Già scrissi qualche cosa<br />

di questa missione; solo resta che di limosina<br />

si fece tanta che basta a fare una statua di<br />

Maria.<br />

Nel giorno della Circoncisione di Nostro<br />

Signore primo dell’anno 1747, io, il P. D. Lorenzo<br />

ed il P.D. Cesare partimmo per Calitri<br />

(seguitandoci poi da mano in mano tutti gli<br />

altri padri), luogo di 3 mila e più anime, dove<br />

ancora vi è quel benefattore D. Francesco<br />

Margotta, che contribuerà molto alla fondazione<br />

di Caposele. A Calitri fece la predica<br />

grande il P. D. Cesare, l’istruzione il P. D.<br />

Lorenzo, la meditazione il P. D. Paolino ed io<br />

il Rosario. il P.D. Andrea diede gli esercizj a<br />

preti ed al monastero delle monache singolare<br />

in tutta questa diocesi, dove non solo non<br />

si fanno monache nemmeno di casa, ma tutte<br />

tutte si maritano, anzi chi non si marita è tenuta<br />

per vergogna; (…). A Calitri cosa singolare<br />

fu che le genti dalla notte venivano alla<br />

chiesa, e si contentavano di aspettare alle porte<br />

per più ore, con tutto che pioveva a gran<br />

copia la neve e faceva grandissimo freddo,<br />

per poi confessarsi (che questa è la meraviglia)<br />

che avevano parlato colla moglie dello<br />

scomunicato, oppure avevano risalutato lo<br />

scomunicato.<br />

Nella terra di Calitri il P. Sportelli convertì<br />

un peccatoraccio che da 24 anni non si<br />

era confessato e ciò fu nel 1747 a 10 gennaio.<br />

3<br />

F. KUNTZ, Commentaria de vita D. Alphonsi<br />

et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />

III, 99<br />

Epistola dello studente Moscarelli a P.<br />

Mazzini sulla missione celebrata in Teora,<br />

215 - archivio generale XXXIX, 99<br />

Viva Gesù, Maria, e Luigi. Molto reverendo<br />

padre in Christo, padre rettore mio caro,<br />

scrivo all’isola di Cairano, dico isola perché<br />

sta sopra d’un monte, luogo di mille anime<br />

in circa; e per consolazione di tutti, voglio<br />

scrivervi qualche cosa di queste missioni.<br />

(…) il martedì da Voltorara ci partimmo per<br />

Teora, dove per strada il p. d. Francesco cadde<br />

tre volte da sopra il mulo, e d. Bernardo, e<br />

d. Bernardino caddero ancora, e per miracolo<br />

Convegno su<br />

Nicolai<br />

Tra il 15 e il 18 giugno si è svolto<br />

in Adelfia (BA) il convegno “La<br />

famiglia Nicolai tra XVII e XIX secolo”,<br />

promosso dall’Azione Cattolica<br />

di Adelfia con la collaborazione<br />

della Pro Loco “Compsa”.<br />

Alla manifestazione, istituita con<br />

lo scopo di promuovere la conoscenza<br />

dei Nicolai e di raccogliere<br />

fondi per completare il restauro del<br />

palazzo baronale di Adelfia, antica<br />

residenza della famiglia, hanno<br />

partecipato gli arcivescovi di Bari e<br />

di Sant’Angelo dei Lombardi, i<br />

sindaci di Adelfia e di Conza, la<br />

prof.ssa Angela Berardini, presidentessa<br />

dell’Azione Cattolica di<br />

Adelfia, Clemente Farese, presidente<br />

della Pro Loco “Compsa”, e<br />

numerosi relatori che per quattro<br />

giorni hanno ricostruito le vicende<br />

della famiglia Nicolai, delle loro<br />

residenze e del loro antico feudo.<br />

Appartennero all’illustre famiglia<br />

pugliese anche due arcivescovi di<br />

Conza, Francesco (1716-1731) e<br />

Giuseppe (1731-1758), che ressero<br />

la diocesi irpina per quarantadue<br />

anni, promuovendone la ricostruzione<br />

dopo il terremoto del 17<strong>32</strong> e<br />

favorendone l’evangelizzazione attraverso<br />

l’opera dei missionari di<br />

Sant’Alfonso Maria dei Liguori.<br />

non restarono pesti, a cagione delle pessime<br />

strade che sono da queste parti, con tutto ché<br />

da tanto tempo che non è piovuto. A Teora<br />

fummo ricevuti con gran onore, e gran consolazione,<br />

perché da dodeci anni che non aveva<br />

avuta missione. Nel giorno di Natale io, d.<br />

Francesco, e d. Bernardo e d. Bernardino, e<br />

non può spiegarsi l’onore con cui fummo ricevuti<br />

ed incontrati dal clero con stola, cotta,<br />

cantando il Benedictus. <strong>Il</strong> popolo era tutto<br />

molle di lacrime ed andava baciando le vesti<br />

dei padri (sebbene quasi nessuno si accostò a<br />

me perché mi conoscevano alla ciera) e ci<br />

venerava come santi (oh!, mia confusione!)<br />

ed è tanto ansioso di sentire la divina parola,<br />

che ad ogni segno di campana si raduna tutto<br />

alla chiesa; e così ancora sono i popoli convi-<br />

6<br />

cini, i quali a gara desiderano la missione.<br />

Anzi questa mattina vi abbiamo avuti molti di<br />

Calitri ed Andretta, molte miglia di questi<br />

paesi lontani, solo per confessarsi e sentire<br />

la divina parola. In somma, padre mio, è una<br />

tenerezza vedere tanti poveri campagnioli lasciare<br />

i loro campi, anzi i vaticali non andare<br />

alla vatica solo, dicono essi, per godersi la<br />

santa missione. I poveri padri faticano, e faticano<br />

bene, perché sono stati tre, sebbene poi<br />

è venuto il p. d. Carmine per dare gli esercizj<br />

ai preti, e per aiuto; ma il popolo è grande e<br />

vi concorrono molti forastieri.<br />

In questo luogo v’è gran ignoranza, e<br />

quel che è peggio poco affetto al sacramento<br />

della penitenza, tantoché ò trovato più figliuoli<br />

di 12, 13 o 14 senza essersi mai confessati,<br />

molto più oggi uno di 14 anni non<br />

sapeva nemmeno il mistero dell’Incarnazione,<br />

cioè, chi s’è fatto uomo. Ma poi da un’altra<br />

parte è consolazione vedere tante anime innocenti,<br />

nate per il Paradiso, imperocché da<br />

cinque e più mesi non confessati, non portano<br />

materia per l’assoluzione e nemmeno nella<br />

vita passata s’è trovato dove appoggiarla.<br />

4<br />

Epistolae Ven. Servi Dei Caesaris Sportelli<br />

C.SS.R., Roma 1937.<br />

lettera 135. Ad Patrem Mazzini - 5 Iun<br />

1747<br />

È terminata la missione di Andretta, che è<br />

stata di gravissimo incommodo, mentre la<br />

chiesa sta scoverta, ed abbiamo incontrato il<br />

tempo piovoso, e coll’umido, e freddo. Anno<br />

detto, che per miracolo non mi sono ammalato.<br />

La Predica della Madonna non la potei<br />

terminare, perché l’acqua, ed un vento freddo<br />

mi saettava tutte le ossa. È stata niente di meno<br />

una delle missioni fruttuosissime, e la misericordia<br />

di Dio vi ha fatto trovare un sacerdote<br />

forastiere sospeso per aver dato morte ad<br />

un suo figlio, che aveva avuto da una sua sorella<br />

carnale, colla quale anche dopo maritata<br />

seguitava la tresca. Da tre anni già si era disperato.<br />

Si è confessato con P. D. Paolo, e si è<br />

communicato con molta edificazione. Terminata<br />

questa rinnovazione di spirito, passerò,<br />

Deo dante, a Calabritto, ed indi a Calitri. <strong>Il</strong> P.<br />

D. Paulo con D. Paolino è in Laviano. <strong>Il</strong> P. D.<br />

Pietro è in Cajrano. (…) Teora, 5 giugno<br />

1747, servo e fratello Cesare Sportelli del SS.<br />

Salvatore.<br />

5<br />

F. KUNTZ, Commentaria de vita D.<br />

Alphonsi et de rebus Congregationis SS. Redemptoris,<br />

III, 101<br />

Relatio cujusdam congregati anonymi de<br />

iis quae caposelensi nostrae fundationi vitam<br />

dederunt<br />

I. M. I. Primi maneggi fra il signor arciprete<br />

Rossi, il P. D. Alfonso Liguori e monsignor<br />

Nicolai arcivescovo di Conza per la fondazione<br />

di Caposele.<br />

Stavano in Foggia il nostro padre rettore<br />

maggiore d. Alfonso di Liguori, presentemente<br />

vescovo di S. Agata de’ Goti e’l p. d.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

Andrea Villani, presentemente vicario generale<br />

della nostra congregazione, predicando a<br />

quel pubblico nella novena della tanto celebre<br />

miracolosa Vergine detta d’Icona vetere,<br />

quando il molto reverendo d. Giovanni Rossi,<br />

arciprete della terra di Contursi nell’archidiocesi<br />

di Conza, portato ivi dal desiderio che<br />

aveva di conoscere e prlare col detto nostro<br />

padre rettore maggiore, avendolo trovato e<br />

conferito insieme di varie cose, finalmente<br />

avendogli cominciato a parlare dei bisogni<br />

spirituali non che della sua parocchia ma di<br />

tutti altresì i luoghi della sua archidiocesi,<br />

governata allora savissimamente per altro dalla<br />

felice memoria di monsignor Nicolai, lo<br />

pregava a mandare non solo a mandare una<br />

compagnia de’ suoi missionari a missionare<br />

in quella archidiocesi, ma altresì a cooperarsi<br />

per quanto era dal canto suo per fondarvi una<br />

casa de’ suoi missionari per utile perpetuo di<br />

quelle anime destituite quasi affatto d’ogni<br />

spirituale soccorso, e che a tal fine sarebbe<br />

stata ottima una chiesa devota di S. Maria<br />

Materdomini, situata fuori dalla terra di Caposele,<br />

ma in poca distanza, dotata di qualche<br />

rendita, la quale, benché fosse addetta al clero<br />

di quella terra, monsignore però sarebbe<br />

stato capace farla cedere a lui dal clero, purché<br />

si volesse compiacere di fondarsi una casa<br />

de’ suoi missionari, e che finalmente vi<br />

era altresì un buonissimo prete della terra di<br />

Calitri, molto benestante, chiamato d. Francesco<br />

Margotti che sarebbe volentieri concorso<br />

a quella fondazione con porzione delle<br />

sue robe, e forse colla sua persona.<br />

<strong>Il</strong> nostro p. rettore maggiore, sapendo per<br />

esperienza, le gran difficoltà che seco ordinariamente<br />

portano le nuove fondazioni di case<br />

religiose, sentì con una grand’indifferenza li<br />

progetti fattigli dal signor arciprete Rossi, e<br />

colla stessa indifferenza lo licenziò. Partito<br />

l’arciprete, senza nulla aver conchiuso col p.<br />

rettore maggiore, il p. d. Andrea Villani, vedendo<br />

che il nostro padre stava duro e per la<br />

fondazione e per la missione, disse: Padre,<br />

noi andiamo facendo tante missioni in tanti<br />

Calitri 15 agosto 2005, si festeggiano i 70 anni di Benedetta Maffucci,<br />

da sinistra: Michele Codella, Chiara Codella, Canio Luciano<br />

Di Maio,Vincenzo Di Maio, Ersilia De Matteo; prima fila: Giuseppe<br />

Di Maio, Giovanna Di Maio, Benedetta Maffucci, la festeggiata, nata il<br />

15.08.1935 da Leonardo e da Marianna Cestone,Vincenzo Di Maio,<br />

Paola Codella.Auguri vivissimi dalla Redazione.<br />

paesi, andiamo a fare anche questa di Caposele.<br />

Noi non ci perdiamo niente, e all’incontro<br />

chi sa che ne verrà. A questa parole condiscese<br />

il p. rettore maggiore per la missione,<br />

e tornato il giorno seguente l’arciprete Rossi,<br />

li disse che si fosse cooperato presso monsignor<br />

arcivescovo e presso il pubblico di Caposele,<br />

acciò avessero domandato la santa<br />

missione e si fosse disposto tutto quello era<br />

necessario per la detta missione. Così partitosi<br />

alquanto consolato l’arciprete, subito ne<br />

scrisse a monsignor arcivescovo, da cui venne<br />

già lettera d’invito per la missione al nostro<br />

padre, come anche per lettera ne fu invitato e<br />

pregato dal pubblico di Caposele.<br />

Conchiusa già la missione, partirono i padri<br />

da Castello, dove avevano già terminato<br />

la missione, e giunti in Caposele diedero principio<br />

alla missione con somma consolazione<br />

di quel pubblico. Fra gli altri padri vi erano i<br />

sopradetti p. rettore maggiore che faceva la<br />

predica grande e’l p. d. Andrea Villani. Nel<br />

corso della missione, monsignor arcivescovo<br />

che stava in Calabritto colla santa visita, si<br />

portò in Caposele, dove assisté a qualche predica<br />

della missione, e insieme con lui vi si<br />

condusse ancora il suddetto arciprete Rossi di<br />

Contursi. Or monsignor arcivescovo, sebbene<br />

si mostrasse soddisfattissimo e consolatissimo<br />

della missione e de padri, e molto inclinato<br />

per la fondazione, pure poi parlando del<br />

congruo sostentamento da assegnarsi alla nuova<br />

fondazione, la quale doveva essere di operai<br />

non conveniva che fosse stabilita senza alcuna<br />

rendita, si mostrava un poco indifferente<br />

circa di ciò, dicendo che poi appresso si sarebbe<br />

pensato a questo e se li sarebbe assegnato<br />

più di quello forse essi avrebbero desiderato.<br />

Ma il nostro padre, che non si appagava<br />

di semplici parole, ma voleva vedere i fatti,<br />

vedendo che monsignor arcivescovo persisteva<br />

sempre in questo suo pensiero, rispose che<br />

lui non era venuto coi missionari in Caposele<br />

per farvi la fondazione, ma solo per farvi la<br />

santa missione e servire sua signoria illustrissima,<br />

e che ciò li bastava né pretendea altro.<br />

7<br />

A questo parlarsi risoluto del p. don Alfonso,<br />

temendo il signor arciprete Rossi che non<br />

isvanisse affatto l’affare della fondazione, si<br />

buttò piangendo a’ piedi di monsignore, e lo<br />

pregò istantemente per la fondazione, dicendo<br />

che sua signoria illustrissima avrebbe potuto<br />

rimediare a tutto, se avesse voluto. Monsignore<br />

all’incontro intenerito dalle lagrime di<br />

quel santo vecchio dell’arciprete, cominciò a<br />

piangere lui ancora, e disse che l’avessero detto<br />

cosa avesse potuto fare per quella fondazione,<br />

che tutto l’avrebbe fatto. Allora l’arciprete<br />

disse che non potendo bastare un congruo<br />

sostentamento dei padri missionari della<br />

nuova fondazione la porzione della rendita<br />

della cappella e l’altra porzione che vi avrebbe<br />

assegnata il molto reverendo don Francesco<br />

Margotti di Calitri, sua signoria illustrissima<br />

avrebbe potuto rimediare coll’aggiungersi del<br />

suo al dippiù che ci bisognava. A questo condiscendendo<br />

monsignore, fece del suo un capitale<br />

di docati 2.000 in circa a beneficio della<br />

nuova fondazione, e così restò assicurata<br />

la fondazione per questa casa.<br />

NOTE<br />

1 Come molte altre volte, questo lavoro non<br />

sarebbe stato possibile senza la preziosa collaborazione<br />

di padre Giovanni Vicidomini CSSR, direttore<br />

dell’archivio provinciale redentorista di Pagani;<br />

a lui vanno i miei ringraziamenti.<br />

2 Epistola dello studente Moscarelli a P. Mazzini<br />

sulla missione celebrata in Teora, p. 215 – archivio<br />

generale XXXIX, 99, in F. KUNTZ, Commentaria<br />

de vita D. Alphonsi et de rebus Congregationis<br />

SS. Redemptoris, manoscritto in 11 volumi<br />

conservato presso l’archivio provinciale redentorista<br />

di Pagani., III, 99.<br />

3 F. KUNTZ, Commentaria, III.<br />

4 Notizie del servo di Dio P. D. Cesare Sportelli<br />

sacerdote professo della Congregazione del<br />

SS. Redentore, Roma 1893, p. 57.<br />

5 Su Francesco Maria Margotta cfr. E. RIC-<br />

CIARDI, Calitri. Studi e ricerche 1996-2005, Napoli<br />

2005, pp. 93-103, al quale si rimanda per ulteriore<br />

bibliografia.<br />

Alessandria 07.05.2006, Luigi Briuolo nella felice ricorrenza dei suoi<br />

settant’anni, vuole ringraziare di cuore la moglie Maria, la figlia Lucia<br />

ed il marito Mario, i nipoti Federica, Giulia, la figlia Colomba e il marito<br />

Vincenzo e i due nipotini Rosanna e Gaetano. Un augurio sentito<br />

dalla Redazione.


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

Antonio Acocella nato a Calitri il 16 maggio 1913, in via Castello 74<br />

da Alfonso e da Margherita Piumelli; dopo gli studi classici sotto l’attenta<br />

guida dello zio prete don Vito Acocella si laurea in giurisprudenza<br />

il 24 novembre 1937 presso l’Università di Napoli e subito dopo<br />

partecipa come Ufficiale alla seconda guerra mondiale. Concedatosi<br />

e ritornato in paese esercita la professione di avvocato.<br />

Coniugato a Pompei il 26 marzo 1953 con la professoressa di lettere<br />

Cristina Nicolais nata a Calitri il 13 maggio 1922 da Alessandro e da<br />

Antonia Di Carlo, da questo matrimonio sono nati due figli Alfonso<br />

nato il 14.03.1954 e Margherita,Alessandra, Enza nata il 19.04.1959.<br />

Nel 1952 viene eletto sindaco del paese, carica che ricoprirà anche<br />

nel 1975; in particolare si dedica all’insegnamento presso l’Istituto Tecnico<br />

Commerciale di Calitri dove insegna Diritto ed Economia Politica<br />

e per molti anni ne fu anche Preside, più tardi fu anche Preside dell’Istituto<br />

Tecnico per Geometri di Lioni.<br />

Tutti noi studenti lo avevamo ribattezzato “Zi Totonn’” per il semplice<br />

fatto che la nostra professoressa di lettere era una sua nipote e quindi<br />

quando parlava dello zio, anche se Preside, lo chiamava zi Totonn’.<br />

Con noi alunni fu sempre comprensivo e rispettoso, e man mano che<br />

passavano gli anni, i cinque anni dell’Istituto, ebbe in considerazione la<br />

nostra aumentata responsabilità, trattandoci con gentile affabilità.<br />

È deceduto il 13 ottobre 1985.<br />

PERSONAGGI<br />

8<br />

Michele DELLA BADIA nacque a Calitri il 22 febbraio 1903 in vico<br />

Vitale Di Cairano n. 10, da Donato e da Angela Stanco, conseguita<br />

la Licenza presso l’Istituto Tecnico di Napoli nel gennaio 1923, si<br />

iscrisse alla Reale Scuola Superiore Politecnica di Napoli, sezione Industriale,<br />

sostenendo gli esami di laurea il 30 luglio 1929 per Ingegneria<br />

Elettronica.<br />

Coniugato a Napoli il 2 marzo 1936 con Angelina Orlando Miele<br />

(Napoli 15.12.1908 † Calitri 20.09.1986) nata da Pasquale e da Angela<br />

Maria Araneo, dal loro matrimonio nacquero tre figli: Donato, geometra<br />

nato il 24.04.1939,Angelo Mario, ingegnere, nato il 04.06.1941<br />

e Angelina Lucia nata il 05.07.1948.<br />

Fu nominato Podestà il 15.04.1936 con insediamento dal 04.06.1936<br />

al 22.03.1938.<br />

Fu militare durante la seconda guerra mondiale, esercitò la professione<br />

libera e si devono a lui i progetti degli edifici che ospitano l’Istituto<br />

Statale d’Arte e la Scuola Elementare.<br />

Venne assunto come ingegnere presso l’Ufficio Tecnico della Provincia,<br />

ma più di tutto si dedicò con passione all’insegnamento e fu docente<br />

all’Istituto Professionale di Sant’Aniello del Friuli, di Avellino e del<br />

Casanova di Napoli.<br />

Fu promotore, con altri, dell’istituzione della Scuola Media di Calitri,<br />

e per molti anni fu Preside incaricato della Scuola Media Statale<br />

“A. Del Re” e professore di matematica; fu, inoltre, uno dei promotori<br />

per l’apertura dell’Istituto Tecnico Commerciale di Calitri e fu<br />

Preside e professore di matematica anche presso l’Istituto.<br />

Per noi che lo abbiamo avuto Preside e professore di matematica sia<br />

alle Scuole medie che all’Istituto non era altro che “Tata Chel’”, e nei<br />

rapporti con noi e con i suoi collaboratori fu severo, ma paterno.<br />

Morì a Calitri il 12 febbraio 1965.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

Piccoli miracoli di vita quotidiana…<br />

a via Concezione (Anni Trenta)<br />

iamo a via Concezione negli anni ’30<br />

Sdel Novecento. La parte del paese è<br />

quella che gravita attorno alla “via nova”<br />

partendo dalla “strada di pier’” e lambendo<br />

la “Cascina”. Sorprende la sopraelevata<br />

di quei tempi, il tratto della rotabile<br />

che porta al ponte di Sant’Antonio, costruita<br />

nei primi decenni. Lungo questa<br />

passerà il corteo del Duce, venuto in Irpinia<br />

per le Grandi Manovre dei 1936. È la<br />

zona che viene definita la “Vasciagna” rispetto<br />

all’“Autima”. Una contrapposizione<br />

che darà luogo, nei primi anni Quaranta a<br />

“piccole guerre” (finte e con qualche botta<br />

vera) fra ragazzi e poi alle partite di pallone,<br />

fra studenti, della fine del decennio.<br />

All’apparenza era una zona marginale,<br />

fisicamente sottostante rispetto al “Corso”<br />

e alla “Piazza”, che volevano, simbolicamente,<br />

rappresentare la parte centrale del<br />

paese, quasi il livello più alto della vita sociale,<br />

soprattutto perché adiacenti al Comune<br />

e al bar Toglia (prima c’era quello di<br />

Viccill’), ritrovo dei “signorini” e della<br />

gente che contava, politicamente e socialmente.<br />

Invece la vita più intensa del paese si<br />

svolgeva proprio nell’area di via Concezione,<br />

per traffici, per piccole attività commerciali<br />

ed artigianali, anche per capacità<br />

d’innovazione (per quei tempi) e di tessere<br />

rapporti esterni. Fanciullo in quegli anni,<br />

vivevo entrambe le realtà: trascorrevo frequentemente<br />

il giorno nella bottega di mio<br />

padre a “la croc’ r’ p’l’cin’” e la sera tornavo<br />

nella casa paterna, al centro del paese.<br />

In altri scritti sono stati descritti episodi<br />

e modi di essere di via Concezione. Cito<br />

quello di Alfonso Nannariello (figlio del<br />

muratore “Linarducc’”), che, recentemente,<br />

ha pubblicato il bel volume “Via Concezione”,<br />

ma non posso dimenticare il piacevolissimo<br />

bozzetto dell’indimenticato<br />

Aniello Basile, che descrisse, con la sua<br />

inimitabile penna (su il <strong>Calitrano</strong>, anno<br />

VIII, n.20 del marzo-aprile 1988), la “corte<br />

di Re Tommaso” (quel gruppo di sfottitori<br />

e ridanciani, con argomenti talvolta seri<br />

e talora faceti, che si piazzavano, nelle<br />

ore della siesta e del riposo, vicino al negozio<br />

di Tommaso Piumelli e al bar di<br />

Pepp’ r’ musc’, in piena croc’ r’ p’l’cin’),<br />

dedicando il tempo libero a battute rivolte<br />

ai passanti occasionali, non di rado forestieri,<br />

o a agli stessi compagni di cordata,<br />

Come nacque una classe dirigente<br />

tra un programma e l’altro di spedizioni di<br />

pesca (ahimé, con le bombe) nelle “chiatre”<br />

dell’Ofanto o della Ficocchia. Non<br />

erano comunque … uomini di corte.<br />

Stavolta il discorso vuole essere meno<br />

leggero e soave, spinto dalla curiosità di<br />

cogliere la spiegazione di una realtà più<br />

profonda. Mi sono sempre chiesto perché<br />

il cuore dei rapporti economici di Calitri<br />

risiedeva negli anni Trenta in quella parte<br />

del paese, da tutti ritenuta “sottostante”.<br />

Allora il grosso delle relazioni commerciali<br />

vedeva primeggiare figure di quella<br />

zona. Innanzitutto i mezzi di trasporto privati,<br />

una delle poche balilla, quella di<br />

Giulio Lampariello, il grosso dei train’,<br />

LAUREA<br />

<strong>Il</strong> giorno 4 maggio 2006<br />

presso l’Università degli Studi di<br />

Roma “La Sapienza”<br />

si è brillantemente laureata in<br />

Scienze della Comunicazione<br />

la signorina<br />

Erminia GRIPPO<br />

Di Morra De Sanctis<br />

discutendo la tesi<br />

“Gli eroi divennero Super!”<br />

ovvero il Marketing del fumetto<br />

in Italia, con il chiar.mo prof.<br />

Giuseppe Marchetti Tricamo.<br />

Alla neo laureata e ai genitori<br />

gli auguri più sinceri e sentiti<br />

dei parenti, degli amici e della<br />

Redazione.<br />

9<br />

quelli di cat’nazz’, di Catald’ r’ Rocc’<br />

Boia’, di Basile (Fr’llò), di Aniello Basile,<br />

contro i due che stavano al Corso, di proprietà<br />

del nonno del Direttore, Raffaele<br />

Salvante (lu bocc’), di Angelomaria Rabasca<br />

(’ngiul’mari’r’cicch’m’chel’) e Luigi<br />

Nicolais (picchj).<br />

La vita scorreva tra piccoli esercizi<br />

commerciali, numerosi anche se minuscoli,<br />

per l’estrema limitatezza dei consumi, attorno<br />

al negozio principe all’ingrosso di<br />

Tommaso Piumelli, i bar di Giuseppe De<br />

Rosa (Pepp’ r’ musc’) e di Orazio de Rosa<br />

(Graziucc’), la farmacia di don Angelo<br />

Melaccio (ronn’Ang’l) gli studi legali dell’avv.<br />

Luigi Buono (padre di Marcello, Ninuccio,<br />

Memena, Mario e Pompeo) e dell’avv.<br />

Giuseppe Stanco (scolla rossa), quello<br />

tecnico di Michele Cerreta (lup’rit’), lo<br />

studio medico del dott. Vincenzo Cioffari,<br />

negozi di tessuti come quelli di Canio Toglia<br />

(la vorpa) e Potito de Rosa (P’tit’ r’<br />

musc’), del fisico, i forni di Toglia e di<br />

Stanco, le macellerie Vallario (bellino, bubano<br />

e ciccillo), le botteghe di Francesco<br />

Margotta (pupacch’), di Luigi Metallo<br />

(rocc’ pastor’), di Alfonso Di Carlo (scolì),<br />

di Gabriele Acocella (dannunz’), di Luigi<br />

Tornillo (mast’amidi’ perché erede dell’arte<br />

del padre Emidio, con i fratelli Vincenzo<br />

e Renzo) con i discepoli Faiel’, Battista e<br />

Amedeo Russo (di Canio), di Vincenzo<br />

Scolamiero (lu santandrian’), di Angelomaria<br />

Di Napoli (tav’lon’), di Lops, con le<br />

barberie di Canio Russo (cani’ r’ battista),<br />

con annessa sartoria (lu mastron’), Pietro<br />

Maffucci (pietr’ lu barbier’), Giovanni<br />

Iannolillo, le forge di Vito Nicolais (mast’Vit’<br />

r’ C’lon), di Salvatore Nicolais<br />

(Br’zzacca), di Mast’Luigi’ lu fraulus con<br />

le botteghe dei calzolai Vito Scilimpaglia<br />

(zucculicch’), Gaetano di Napoli (lu maiestr),<br />

Michele Cesta (c’starieggh’), Vincenzo<br />

Di Milia (bosch’), Galgano Domenico<br />

(r’min’ch’ r’ la hregghia), Di Carlo (lu<br />

cap’jangh’), dei ramai mast’ Giacum’,<br />

d’annunzi’ e patacchieggh’, del molino e<br />

pastificio Vincenzino Del Franco (lu maccar’nar’),<br />

di falegnameria (Vincenzo e<br />

Luigi Tornillo, figli di mast’Amidii’), di<br />

Vito del Toro (il pittoresco sciacallo detto<br />

anche chicchirichì), di catablum, con i nomi<br />

beneaugurati dei figli, Dante, Virgilio,<br />

Galileo, mio compagno di scuola, le sartorie<br />

di Vincenzo Miano, di lu brutt’, l’o-


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

reficeria di Vito Rabasca (zi’ f’lice) dei<br />

commercianti di cereali Giovanni Frucci<br />

(br’sckon’) e Angelomaria Nannariello<br />

(rii’rii’ r’ cat’nazz’), i minestrai lu spaccon’,<br />

l’urtulan’ e l’urt’lan’ r’ Castiglion’,<br />

il pirotecnico e imbonitore squarcion’.<br />

Alcuni degli artigiani coltivavano anche<br />

un pezzettino di terra e l’orgoglio personale<br />

si fondava soprattutto nella tenuta e<br />

nella resa della “vigna” oggetto di discussioni<br />

e sopraluoghi collettivi.<br />

Anche le donne avevano un ruolo, coma<br />

la patrona, la vorpa, la scarpara, la<br />

barona, Addelia r’ Rocc’ boia e, in altre<br />

parti del paese, Consiglia, che vendeva oggetti<br />

di lana, e Graziella r’ farfalacch’, che<br />

vendeva, su prenotazione, i libri di testo<br />

delle scuole elementari, custora e la tavernara,<br />

con Mar’garita e Cia r’ Nunfri’.<br />

Indipendentemente dalle dimensioni era vivo<br />

il concetto degli scambi con i paesi vicini,<br />

con una clientela, attratta, soprattutto<br />

da Piumelli, e con Napoli, sede di scambi<br />

di derrate alimentari e animali (soprattutto<br />

uova e cereali, pelli di animali e, persino, le<br />

setole dei maiali per l’utilizzo da parte dei<br />

costruttori di pennelli da barba) in partenza<br />

e di prodotti trasformati e di frutta della<br />

pianura campana nell’altro senso. Forse era<br />

la posizione strategica a rafforzare questa<br />

realtà. Ricordo che una paghetta di ben<br />

dieci lire mi derivò, su suggerimento di<br />

mia madre, dalla raccolta di setole di maiali<br />

che consegnai a Canio Basile.<br />

La zona era un passaggio obbligato,<br />

non solo per l’accesso allo scalo ferroviario,<br />

dov’era sorta una importante industria<br />

di laterizia SALCA, con la fornace Cicoira-Errico<br />

e le tante botteghe di fornaciai, i<br />

vari fratelli Lampariello (fainzar’) lungo il<br />

cammino. Era l’unica rotabile di collegamento<br />

con i paesi vicini. Nella zona v’era<br />

l’unico asilo infantile, gestito dalle monache<br />

(suor Felicetta, suora Zenobia e suora<br />

Adorna) collegato alla Casa di mendicità<br />

“Maria Rosa Di Cosmo”, con una saletta<br />

per le recite, di bambini e di giovani dilettanti,<br />

l’unica in paese con quella della Società<br />

Operaia (poi cinema Rossini).<br />

Innegabile era, negli attori di tante minuscole<br />

iniziative, spazzate via dall’industrializzazione,<br />

la propensione all’investimento,<br />

anche se la domanda di mercato era<br />

debole e debole l’offerta di beni di consumo.<br />

<strong>Il</strong> grosso era costituito da attività di<br />

sopravvivenza. Vincere per loro non significava<br />

soltanto sbarcare il lunario ma aver<br />

in futuro dei figli professionisti. Perciò<br />

molti di loro, quelli che avevano dei figli,<br />

pensarono di investire in formazione, impresa<br />

difficile, quando a Calitri c’erano solo<br />

le scuole elementari.<br />

<strong>Il</strong> risultato fu sorprendente, anche per<br />

l’uso saggio di istituti religiosi lontani, seminari,<br />

conventi, presso i quali i figliuoli<br />

furono ospitati, spesso senza grossi sacrifici<br />

per le famiglie, in mancanza di scuole<br />

medie sul posto. I soggetti produttivi non<br />

erano ignoranti, leggevano molto e si tenevano<br />

costantemente aggiornati, attraverso<br />

i quotidiani venduti da Pasquale Scilimpaglia<br />

(zucculicch’) e commentati in gruppo<br />

nei bar, nei negozi e all’aperto. Le discussioni<br />

sui fatti del giorno erano aperte,<br />

non esistendo nemmeno una cieca professione<br />

di fede al regime. I temi spaziavano<br />

ad esempio dalle sanzioni, alla conquista<br />

LAUREA<br />

<strong>Il</strong> 25 febbraio 2006,<br />

presso la facoltà di Scienze<br />

Matematiche Fisiche e Naturali<br />

dell’Università “Carlo Bò”<br />

di Urbino, si è brillantemente<br />

laureata, con 110/110 in<br />

Biotecnologie per la produzione<br />

di diagnostici, terapeutici e vaccini,<br />

la signorina<br />

Lucia ZABATTA<br />

alla neo laureata ed ai genitori<br />

Vito e Donatina Zabatta<br />

gli auguri più sinceri<br />

e sentiti da parenti, amici<br />

e dalla Redazione<br />

dell’Impero, alla morte di Pio XI e all’ascesa<br />

al trono pontificio di papa Pacelli,<br />

alla morte di Guglielmo Marconi… C’erano<br />

fascisti e non, nelle animate discussioni,<br />

ma la tenuta squadristica di Canio<br />

Paolantonio (Iuccella) era oggetto più di<br />

discorsi folcloristico che di altro.<br />

La vita religiosa era dominata dalla<br />

massiccia presenza di chiese e cappelle, da<br />

quella principe dell’Immacolata, con i solenni<br />

festeggiamenti, alle minori, ma non<br />

trascurate, di Sant’Antonio, di San Berardino,<br />

di Sant’Antuono, di Santa Lucia con<br />

10<br />

piccoli riti, ma puntualmente seguiti. Come<br />

se non bastassero, si aggiungeva anche una<br />

cappella evangelica. <strong>Il</strong> nucleo principali dei<br />

mastri di festa proveniva dalla zona.<br />

Come dicevo prima, la vera sorpresa<br />

stava nel fatto che la schiera più nutrita di<br />

studenti calitrani, negli anni a cavallo tra i<br />

Trenta e i Quaranta (tutti futuri ed affermati<br />

professionisti) proveniva dalla Vasciagna.<br />

Sarà anche la futura classe dirigente<br />

del paese. Ne cito qualcuno: Vittorio<br />

Nicolais, Emidio Tornillo sr., Alfonso Margotta,<br />

futuri e affermati medici in Calitri e<br />

fuori, Angelo Frucci (dirigente del Ministero<br />

del Tesoro), Mario del Franco (per<br />

molti anni magistrato a Como), Emidio<br />

Tornillo jr dirigente sindacale e politico a<br />

Napoli, Luigi Lucadamo (funzionario del<br />

Ministero dell’Interno), Francesco De Nora<br />

(funzionario dell’ENPAS a Roma), Salvatore<br />

Di Napoli (professore e Sindaco),<br />

Attilio Piumelli (il fratello Lorenzo con la<br />

moglie si dedicarono esclusivamente all’azienda<br />

di famiglia, del papà T’mas’ r’<br />

Laurienz’) Vito Ricciardi (farmacista),<br />

Francesco Ricciardi (impiegato a Roma),<br />

Giovanni Scolamiero (addetto d’Ambasciata<br />

e diplomatico presso l’ONU), Francesco<br />

Scolamiero (funzionario di un ente di<br />

sviluppo), Michele Savanella, vice Questore,<br />

Giovanni Iannolillo, insegnante, Vincenzina<br />

Nicolais, insegnante, Mario Miano,<br />

dirigente ENPAS a Napoli, Pietro Borea,<br />

portiere della squadra di calcio.<br />

Diedero vita negli anni Quaranta ad<br />

una filodrammatica, ad una serie di iniziative<br />

culturali e ad una agguerrita squadra<br />

di calcio.<br />

Nella grande maggioranza sono scomparsi,<br />

ma all’epoca costituivano la stragrande<br />

maggioranza degli studenti calitrani,<br />

frutto del sacrificio di famiglie lungimiranti.<br />

Fra i loro coetanei, nella parte centrale<br />

del paese, Ernani Cicoira, Canio Nicolais,<br />

Giovanni Rabasca, futuri medici,<br />

Mario Melaccio e Vincenzo Cubelli, insegnanti,<br />

Michele sr, e Mario Ferrara, professori,<br />

Michele Ferrara jr., funzionario del<br />

Banco di Roma, Antonio Del Re, funzionario<br />

del Registro a Roma, Ottavio de Rosa,<br />

dirigente della Regione Lazio, Michele<br />

De Rosa, colonnello, Giuseppe Cerreta, avvocato<br />

e magistrato, Mario Cerreta e Michele<br />

Cerreta, Presidi.<br />

La contiguità e la vicinanza ambientale<br />

alimentavano sicuramente un forte spirito<br />

di emulazione. Migliorare con mezzi leciti<br />

era la parola d’ordine, frutto anche di un<br />

sottofondo morale non secondario. <strong>Il</strong> mistero<br />

di questo concentrato è tutto da scoprire.<br />

Ne restiamo affascinati e affidiamo al<br />

sociologo il compito di sciogliere l’arcano…<br />

Sarò passatista ma è la scuola… del<br />

sacrificio.<br />

Giovanni Acocella


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

ranco Lo Schiavo, quintogenito di<br />

F dieci tra fratelli e sorelle, nasce a Rosario<br />

di Santa Fè (Argentina) nel 1900 e<br />

muore a S. Nicola Arcella (CS), paese<br />

d’origine dei suoi genitori, nel 1986. Allievo<br />

(dopo il conseguimento della licenza<br />

ginnasiale a Salerno) del famoso<br />

scrittore Nicola Misasi, al Liceo classico<br />

“Bernardino Telesio” di Cosenza (da<br />

dove, a licenza conseguita, scriverà all’autoritario<br />

genitore che gli aveva promesso<br />

la somma di lire cinque in caso di<br />

promozione: “Vinta battaglia/ Spedisci<br />

vaglia”), si laurea a Napoli, a soli 23 anni,<br />

in Medicina e Chirurgia (con mezz’ora<br />

d’anticipo sul fratello maggiore,<br />

Eduardo, che eserciterà all’Ospedale Civile<br />

di Santa Fè), con l’insigne clinico,<br />

ultranonagenario, Antonio Cardarelli,<br />

specializzandosi poi, su consiglio dello<br />

stesso luminare, in otorino-laringo-odontoiatria,<br />

discipline che onorerà (lasciando,<br />

di conseguenza, sola, e per sempre,<br />

in S. Nicola Arcella, l’amatissima madre,<br />

per la quale, in Casetta, scriverà:<br />

“…E mamma mia piangeva!…/ Pianto<br />

di mamma non si scorda mai!…”), con<br />

tre ambulatori di sua proprietà, per un<br />

quarantennio circa, all’ombra della Madonnina<br />

da dove, nostalgicamente, scriverà<br />

ancora, nella stessa lirica: “…O mia<br />

casetta, aprimi, non senti?/ Io ribusso<br />

con i battiti del cuore”. E ove, nel contempo,<br />

verrà a contatto, per motivi artistico-professionali,<br />

con gente come Toti<br />

Dal Monte, Renato Rascel, Walter<br />

Chiari, Totò, Wilma De Angelis, ecc.<br />

Nella Sala “Maddaloni”, a Napoli, aveva<br />

recitato, a fianco dei fratelli Morra, nel<br />

dramma “Addio giovinezza” di Nino<br />

Oxilia (e Sandro Camasio) che aveva<br />

conosciuto, in una delle zone operative<br />

di prima linea, durante il primo Conflitto<br />

mondiale (parteciperà, altresì, col grado<br />

di Tenente medico degli alpini prima e di<br />

Capitano medico poi, alla guerra civile<br />

di Spagna e al secondo Conflitto, a seguito<br />

delle cui barbarie, perpetrate, in<br />

suo cospetto, in suolo russo e terra d’Ungheria,<br />

scriverà in O Signore: “Ti ho<br />

cercato ovunque/ disperatamente/ senza<br />

sostare mai,/ saziando la mia fame/ col<br />

NICOLINO LONGO<br />

Vent’anni fa<br />

moriva Franco Lo Schiavo<br />

Consuntivo della sua biobibliografia e delle ultime edizioni del Premio da lui fondato<br />

digiuno,/ smorzando la mia sete/ con il<br />

pianto/ e tergendo il sudore/ con il vento…//<br />

Ma non ti ho incontrato mai…”).<br />

Reciterà anche al teatro “Rendano” di<br />

Cosenza, in “Oltre l’Amore” di Oreste<br />

Riggio. Nel periodo della sua goliardia,<br />

aveva pubblicato le prime poesie su<br />

l’“Amore <strong>Il</strong>lustrato”, dove veniva pubblicando<br />

i propri scritti anche il famoso<br />

scrittore partenopeo, Giuseppe Marotta.<br />

Le sue opere: sette di poesia, due di<br />

narrativa (di cui una ancora inedita), tre<br />

di medicina, quattro di teatro (anche di<br />

queste, una ancora inedita). Fra gli orga-<br />

ASSOCIAZIONE<br />

ROMANA dei<br />

CALITRANI<br />

<strong>Il</strong> 13 maggio 2006 con una stupenda<br />

partecipazione si è svolta – a<br />

Cisterna di Latina, presso l’Azienda<br />

Agricola di Antonio Zazzarino –<br />

la festa dei calitrani che, ogni anno,<br />

l’Associazione festeggia per rendere<br />

conto delle numerose iniziative<br />

messe in atto e per programmarne<br />

altre per il corrente anno.<br />

Una nutrita partecipazione è<br />

venuta direttamente da Calitri, guidata<br />

dal sindaco prof. Vito Marchitto,<br />

e che ha potuto verificare<br />

come in queste feste il divertimento<br />

è garantito e la partecipazione<br />

sempre attiva e fattiva.<br />

Come sempre Antonio Zazzarino<br />

ha messo a disposizione dei<br />

calitrani la sua Azienda e ha dato<br />

degna ospitalità ai numerosi partecipanti<br />

che hanno gradito di cuore.<br />

<strong>Il</strong> presidente dell’Associazione<br />

dott. Antonio Cicoira ha tenuto<br />

una particolareggiata relazione per<br />

mettere tutti i presenti al corrente<br />

dell’attuale situazione e per recepire<br />

eventuali suggerimenti per<br />

questa estate.<br />

11<br />

ni di stampa che ne hanno parlato: “<strong>Il</strong><br />

Tempo”, la “Gazzetta del Sud”, “<strong>Il</strong><br />

Giornale di Calabria”, “<strong>Il</strong> Corriere del<br />

Mezzogiorno”, “Medico d’Italia”, “<strong>Il</strong><br />

Gruppo”, “Ingresso Democratico”, “<strong>Il</strong><br />

Caminetto”, “<strong>Il</strong> Roma”, “Napoli Notte”,<br />

“Tempo Medico”, “El Ecos de los<br />

Calabreses” e “La Capital”, entrambi<br />

argentini, “Correjo Colonial,” del Brasile:<br />

dove aveva, per un anno circa, dovuto<br />

riparare – venerato come un dio da<br />

quelle popolazioni – onde sfuggire alla<br />

condanna di sei mesi di carcere e ad una<br />

multa di lire mille – il suo stipendio era<br />

di lire cinquecento – per “attività sovversiva”<br />

a seguito dei tafferugli antifascisti<br />

(in cui aveva ricevuto e restituito<br />

pari pari una coltellata a uno di quei militanti)<br />

nella lucana Bella, ove, nel 1924,<br />

da Cosenza, in cui esercitava già da un<br />

anno, era stato chiamato quale medico<br />

condotto. Fra le emittenti televisive:<br />

Raiuno, Raitre Calabria, Telespazio. Oltre<br />

centocinquanta, i riconoscimenti da<br />

lui ottenuti, fra cui cinquanta Primi premi<br />

assoluti; in più, la Medaglia d’oro<br />

dell’Ordine dei Medici di Milano e due<br />

Premi della Cultura da parte della Presidenza<br />

del Consiglio dei Ministri. Fonda<br />

il Premio letterario “S.N.A” (S. Nicola<br />

Arcella) nel 1974, rimanendone presidente<br />

generale fino al 1984, e un foglio<br />

culturale, “La Nuova Voce”, nel 1977.<br />

Numerose le autorità civili, politiche,<br />

militari e religiose (Prefetti, Ministri,<br />

Capitani dei Carabinieri, Vescovi) intervenute,<br />

quali ospiti d’onore, alle cerimonie<br />

di premiazione del suo concorso.<br />

A siglare questo “ventennale” della sua<br />

morte, e il rapporto che lui aveva con la<br />

morte medesima, non si può non riportare,<br />

a chiusura di questa succintissima<br />

nota biobibliografica, la poesia Non fu<br />

un sogno da lui scritta, nel 1978, per<br />

aver visto in faccia la morte, a seguito di<br />

un intervento allo stomaco, subìto nel<br />

nosocomio di Praia a Mare: “Non fu un<br />

sogno!…/ Ricordo ancora/ la mia sofferenza…/<br />

Giacevo morente/ ed era notte<br />

fonda.// Nella stanza gravava/ un silenzio<br />

compatto, pietroso/ pieno di sgomento,/<br />

quando mi parve di udire/ uno


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

scricchiolar di porta,/ un cauto strisciar/<br />

di passi felpati/ e passar sul mio viso/<br />

un alito freddo/ e un respirar gravoso.//<br />

Mi scossi… sussultai/ e mi parve che il<br />

cuore/ non avesse più palpiti/ di vita.//<br />

RITTA/ mi stava davanti/ un’ombra coperta/<br />

da un tenue velo oscuro,/ non<br />

avea corpo…/ non avea viso;/ io scorgevo<br />

un teschio soltanto/ con due fori neri/<br />

ed una bocca spalancata/ con lunghi<br />

denti sporgenti/ atteggiata a sardonico<br />

sorriso.// ERA LA MORTE!…/ e fra noi<br />

fu il silenzio,/ quel silenzio di tomba/ lugubre,<br />

infinito.// Mi scossi!!…// BUTTA<br />

QUEL VELO – le dissi –/ Io ti riconosco,/<br />

tante volte mi sei tu/ stata accanto,/<br />

di te non ho paura,/ della vita, amica<br />

mia,/ son tanto stanco…/ son pronto a<br />

seguirti/ in questa notte oscura.// Scomparve<br />

il sardonico sorriso/ dai suoi denti<br />

sporgenti,/ scomparve il lampeggiar/<br />

dei suoi occhi neri e vuoti/ e dalla finestra<br />

spalancata/ l’alba tenue m’apparve/<br />

con un alito di vita.”<br />

UN ANEDDOTO, ANCORA INEDITO,<br />

SU FRANCO LO SCHIAVO<br />

Da lui raccontatomi<br />

– assieme ad altri anch’essi inediti –<br />

qualche anno prima di morire<br />

n articolo, su “<strong>Il</strong> Giornale di Cala-<br />

Ubria”, del 1924, di cui io stesso procurai<br />

copia presso la biblioteca dell’Ac-<br />

I coniugi calitrani Maria Concetta Racioppi<br />

(21.10.1904 † 07.07.1984) e il marito Vito<br />

Michele Maffucci (01.10.1902 † 18.09.1983)<br />

ambedue deceduti in Belgio, dove si erano<br />

trasferiti tempo fa.<br />

cademia Cosentina, elogia le doti eticoprofessionali<br />

del dottore Franco Lo<br />

Schiavo per aver salvato da morte sicura,<br />

in quanto dichiarata inguaribile da<br />

tutti gli altri medici cittadini, la figlia<br />

di un tabaccaio di Cosenza, ove il medico<br />

sannicolese, fresco di laurea, era<br />

stato chiamato a esercitare. <strong>Il</strong> fatto saliente,<br />

che esula però dal contesto dell’articolo<br />

(perché ad esso di gran lunga<br />

posteriore), e ancora inedito (per non<br />

averne io mai scritto, né fatto cenno a<br />

chicchessia), è che Lo Schiavo, passando<br />

per Cosenza, reduce dall’Albania<br />

(ove era stato gravemente ferito, e da lì<br />

subito trasferito all’Ospedale Militare<br />

di Brindisi), vinto da una voglia matta<br />

di fumare, pensò di potere acquistare<br />

un pacchetto di sigarette proprio da<br />

quello stesso tabaccaio di sua conoscenza<br />

(da cui, però, non voleva, a sua<br />

volta, farsi riconoscere per non farlo<br />

sentire obbligato verso di lui). Ma la risposta<br />

che ne ottenne fu che ogni scorta<br />

di sigarette era andata esaurita e che doveva<br />

quindi accomodarsi immediatamente<br />

fuori, in quanto la presenza di un<br />

mendicante nella sua tabaccheria era<br />

poco gradita. A tal punto, il Capitano<br />

medico in borghese fu costretto, suo<br />

malgrado, a presentarsi. E lo fece con<br />

queste testuali parole: “E se io, egregio<br />

signore, Le dicessi che sono il dottore<br />

Franco Lo Schiavo?”. Non aveva neppure<br />

finito di pronunciare l’ultima sillaba<br />

quando il tabaccaio, scavalcando (e<br />

Calitri, 1955, un gruppo familiare da sinistra<br />

in piedi: Vittorio e Vincenzo Cirminiello,<br />

Vito e Canio Marchitto; a sedere sempre<br />

da sinistra: Vincenza Zarrilli (sciascialicchj)<br />

con la figlia Rosetta Cirminiello, Rosa Cestone<br />

(04.10.1904 † 23.06.1960),Vito Cirminiello<br />

(14.04.1899 † 17.06.1978), Antonietta<br />

Cirminiello (1929 † 01.11.2002)<br />

con la figlia Maria Marchitto, oggi suor<br />

Maria.<br />

12<br />

non aggirandolo) di scatto il bancone e<br />

sbottando in un pianto a dirotto, gli era<br />

già addosso ad abbracciarlo freneticamente<br />

e, in ginocchio poi ai suoi piedi,<br />

a domandargli mille volte scusa per il<br />

proprio comportamento scorbutico e arrogante,<br />

per subito condurlo nel retrobottega<br />

e dirgli: “Dottore, può prendere<br />

tutte le “stecche” di sigarette che vuole,<br />

tutta la tabaccheria, e non voglio una lira”.<br />

Al che, Lo Schiavo, dopo aver placato<br />

l’esagitazione del signore, rispose:<br />

“Ne volevo, e ne voglio, un solo pacchetto<br />

e lo prendo solo se mi consente<br />

di pagarglielo”. <strong>Il</strong> tabaccaio, dopo tanta<br />

sua insistenza, per non alienarsi il “salvatore”<br />

di sua figlia, dovette acconsentire<br />

e tenere per sé tutte le “stecche”,<br />

per l’uso, lecito o non, che doveva farne<br />

(dopo tutto, si era in tempi di guerra).<br />

<strong>Il</strong> dottore, da giovane, un adone aitante<br />

di circa un metro e ottanta, dalla chioma<br />

ondulata e bionda e dall’aspetto austero<br />

e signorile, non ne aveva preteso ricompensa<br />

alcuna all’epoca del suo operato<br />

medico a lieto fine, né volle approfittarne<br />

ora dopo circa vent’anni, quando<br />

sette anni di guerra (da quella civile di<br />

Spagna, 1935) lo avevano ridotto a un<br />

relitto umano, ischeletrito, con abiti in<br />

brandelli (e fu proprio ciò che potrebbe<br />

avere tratto in inganno l’improvvido tabaccaio)<br />

e ferite fasciate: quelle dell’anima,<br />

invece, in quanto poeta, da sempre<br />

vive e doloranti, per sempre beanti e<br />

sanguinanti.<br />

Calitri 18.08.2005, il matrimonio di Luciana<br />

Zarrilli (scatozza) e Luigi Cestone (c’rratiegghj)<br />

ai quali vanno gli auguri di ogni felicità da<br />

parte dei parenti, amici e della Redazione.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

Premio Nazionale Biennale di<br />

poesia Città di Solofra<br />

e giurie del Premio composte da: pre-<br />

Lsidente ad interim dott. Emilia DENTE<br />

SANTANGELO, proff.ri Teresa AR-<br />

MENTI, Paolino MAROTTA, Domenico<br />

CIPRIANO e segretario dott. Vincenzo<br />

D’Alessio e dalle classi V° D del 1° Circolo<br />

Didattico di Solofra e V° e IV° A<br />

della Scuola Elementare Statale di Montefusco,<br />

esaminati i trecentocinquanta lavori<br />

pervenuti hanno stilato la seguente<br />

graduatoria:<br />

Sezione poesia inedita:<br />

Primo premio a Gaetana AUFIERO<br />

da Avellino – secondo premio a Patrizia<br />

ASSUMMA da Tortora Marina (CS) –<br />

terzo premio a Loriana CAPECCHI da<br />

Quarrata (PT). Segnalati con nota di merito:<br />

Giuseppe VETROMILE da Madonna<br />

Dell’Arco (NA), William STABILE<br />

da Londra, Giovanni SPADA da Benevento,<br />

Benito SABLONE da Chieti e Benito<br />

GALILEA da Roma.<br />

XVI Edizione Anno 2005/2006<br />

Sezione poesia edita:<br />

Primo premio ad Alessandro RAM-<br />

BERTI c/o Fara Editore Rimini – secondo<br />

premio a Narda FATTORI c/o Fara<br />

Editrice Rimini – Mina ANTONELLI da<br />

Gravina (BA)<br />

Segnalati con nota di merito: Michelangelo<br />

CAMMARATA da Palermo –<br />

Paola CASTAGNA c/o Fara Editore Rimini<br />

– Francesco ACARAMOZZINO<br />

c/o Mobydick Edizioni Faenza – Anna<br />

Maria MONCHIERO c/o Tabula Fati<br />

Editore Chieti – Gezim HAJDARI c/o<br />

Fara Editore Rimini – Francesco CASA-<br />

DEI da Cesena (FC) – Mohamed GHO-<br />

NIM c/o Fara Editore Rimini – Giovanni<br />

CASO da Mercato San Severino (SA) –<br />

Anna FERRAZZANO da Serino (AV);<br />

segnalata speciale dalla Giuria Giovani:<br />

Claudia CARAPEZZI da Canossa (RE).<br />

Premio alla cultura: a Nicolino<br />

MONTONE da Montoro Inferiore, per<br />

13<br />

la valorizzazione del “Manifesto dei Poeti<br />

Irpini nehgli anni 90”.<br />

Premio per le Tradizioni: al dott.<br />

Giuseppe STABILE da Baronissi (SA)<br />

per la valorizzazione dell’IRPINIA nei<br />

suoi aspetti turistico-montani (Club Alpino<br />

Italiano di SA).<br />

Medaglia del Presidente della Repubblica:<br />

alle professoresse Teresa AR-<br />

MENTI e Ida IANNELLA da Castelsaraceno<br />

(PZ) per la costante opera di divulgazione<br />

storico-archeologica della<br />

Basilicata.<br />

Premio alla carriera di scrittore: a<br />

Michele Luongo da Trento, per il suo costante<br />

inpegno in favore dell’Irpinia.<br />

La cerimonia di premiazione è avvenuta<br />

in Solofra (AV) il 25 marzo 2006 alle<br />

ore 10,30, c/o l’Aula Magna della Direzione<br />

Didattica Primo Circolo via Casa<br />

Papa, con la presenza di alunni, genitori<br />

ed autorità.<br />

<strong>Il</strong> Segretario del Premio<br />

Dott. Vincenzo D’Alessio<br />

Ferrandina (MT) 08 agosto 2005, matrimonio di Nello Martiniello e Carmela Langellotti: ultima fila in fondo da sinistra:Antonio Scioscia,Vito<br />

Metallo, Alessandro Pasqualicchio, Fabio Zarrilli, Michele Maffucci; penultima fila: Rosanna Di Cecca, Francesco Cialeo, Mariantonietta<br />

Calabrese, Paola De Rosa, Canio Mario Gervasi,Angela Toglia,Alessandra Di Napoli, Enzo Di Marco,Antonella Pasqualicchio, Gerardo Sacino,<br />

Lucia Lampariello, Francesca Di Milia, Giovanni Rubinetti,Antonella Lantella, Silvia Pannisco, Giuseppe D’Emilia, Pasquale Licari (testimone), gli<br />

sposi Nello e Carmela, Enza Di Cecca, Donato Di Gregorio, Giovanni Cicoira,Andrea Varriale, Lorenzo Russo,Angelarosa Fierravanti, Donato<br />

Di Maio,Tania Di Luzio, Sara Monaco, Luigi Metallo, Maria Teresa Giuliano, Antonio Del Cogliano, Anna Pacia, Enzo Germano; prima fila:<br />

Luciano Capossela,Antonio Fonso, Claudio D’Emilia,Tonio Russo,Aurelio Lucadamo, Gianfranco Di Milia, Nino Maffucci, Lucia Di Cairano,<br />

Canio Margotta (testimone), Roberta Strollo, Maria Grazia Del Cogliano e Luciana Strollo. (Kukudrillu’s Club)


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

Quattro generazioni: Mario Cestone di anni 66, Maria Grazia Cestone<br />

in Sciatti di anni 38, Sabrina Sciatti di cinque anni e mezzo,<br />

Chiara Sciatti di 19 mesi e Maria Michela Di Milia (spaccac’pogghj) vedova<br />

Cestone di anni 91.<br />

Calitri 04 settembre 2005, la festa dei sessantenni, prima fila da sinistra:<br />

Gabriele Lucrezia, Pasqualina Di Maio si vede appena,Angelo Cetta,Vincenza<br />

Di Maio, Giuseppina Caputo,Antonietta Armiento, Raffaele<br />

Pastore,Angela Gautieri col marito, Grazia Armiento con il marito Pietro<br />

Cappiello; seconda fila:Antonio Cesta, Pasquale Antonio Miranda con la<br />

moglie Francesca Cestone,Antonia Galgano; terza fila: Canio Zabatta,<br />

Mario Maffucci, Francesco Vincenzo Basile, Michelina Inverso,Luigi Nicolais<br />

si vede appena; ultima fila:Antonietta Coppola, Michele Antonio Di<br />

Carlo, Lucia Pasqualicchio,Vincenzo Nannariello,Giuseppe Cubelli, Carlo<br />

Antonio Di Cecca, Emilio Cicoira e Vincenzo Russo.<br />

Calitri 1965,Vittorio Scoca con la moglie Maria Catano (can’sina),Filomena<br />

Iannece e i figli Giuseppe e Concetta Scoca.<br />

14<br />

Calitri 14.08.2004, 83° compleanno di Francesca Di Maio vedova di<br />

Vincenzo Tornillo; da sinistra in piedi: Mario Cestone, Vincenzo<br />

Tornillo, nipote della festeggiata,Antonella Laudano,Vincenzo Tornillo,<br />

Franca Tornillo e Franca Tornillo, tutti nipoti della festeggiata; seduti:<br />

Maria Grazia Cestone con la figlia Sabrina Sciatti, Gaetanina Tornillo<br />

con la nipote Chiara Sciatti, Francesca Di Maio la festeggiata. Sabrina e<br />

Chiara Sciatti sono pronipoti della festeggiata.<br />

I coniugi Maria Antonietta Cubelli e Mario Miano nel giorno delle<br />

nozze 23.04.1949, hanno festeggiato i loro 57 anni di matrimonio.<br />

Auguri dalla Redazione<br />

Calitri aprile 1966, in casa di Franchino Cianci, da sinistra: Generoso<br />

Tornillo,Vincenzo Lampariello, Franchino Cianci,Antonio Minichino,<br />

seduto Antonio Zabatta.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

Calitri 01 giugno 2005 in occasione dei “Giuochi<br />

dell’Infanzia” per la chiusura dell’anno scolastico,<br />

giovani nell’antico costume calitrano, da<br />

sinistra:Antonio Guardione (u sicilian’),Vincenzo<br />

Cestone (m’calon’/singer), Riccardo Maffucci<br />

(p’ciff’) e Giuseppe Cerreta (benfigliuol’).<br />

Calitri agosto 2005, Raffaele Cestone con i<br />

tre nipotini Vincenzo Cestone, Enza e Maria<br />

Rotonda nei pressi del Borgo Castello.<br />

Brooklyn N.Y.(USA), 8 gennaio 2006, Festa della Befana in casa Basile,<br />

da sinistra in piedi: Richard e Louise Payne (Rabasca), Rick Morris<br />

(Preziosi), seduti Mario Toglia, Maria Margotta Basile,Angie Moloney<br />

(Cicoira), Josie Gore (Galgano), Beth e Roberto Bongo (Margotta),<br />

Geraldine Cash (Metallo), Rosanna Raia (Innella-Cestone),<br />

con la piccola figlia Sofia; in prima fila: Phillis Piazza (Salerno), Edward<br />

Cash, Fred Rabasca, Rosa Innella (Cestone), la nonna dei gemelli Sofia<br />

e Salvatore che il 24 marzo hanno compiuto un anno.<br />

Calitri 07.01.2006, ristorante “Gagliano”:<br />

Gaetana Zarrilli (tacc’) circondata dall’affetto<br />

dei suoi nipotini Chiara, Matteo, Giulia e<br />

Giorgia.<br />

Asciano (SI) 29.05.2005, presso il ristorante<br />

“Piramidi”, la famiglia Aristico (t’mbesta) festeggia<br />

una doppia ricorrenza con i 35 anni<br />

di matrimonio di Antonio e Daniela e cinque<br />

anni di matrimonio del figlio Marco<br />

con Chiara Fattori.<br />

15<br />

Calitri 1957, Maria Luigia Cestone col marito<br />

Vincenzo Scoca e il figlio Franco Vincenzo.<br />

Genova 04.08.1957. Flavia Borea figlia a<br />

Mannina ’a Carr’zzera ed il marito Ascanio<br />

Manzoli al 49° anniversario di matrimonio.<br />

Angela Codella, caporal maggiore dell’esercito, è la prima donna<br />

calitrana che è entrata a far parte delle forze armate.“È proprio vero<br />

quando si dice che bisogna saper scegliere nella vita, e assumersi<br />

tutte le responsabilità di ciò che si vuol fare… Così anche quando il<br />

30 agosto 2004 ho deciso di firmare, ero consapevole del nuovo stile<br />

di vita che mi attendeva… Inizialmente è stata dura, ma la mia famiglia<br />

mi è stata sempre vicina e lo fa tuttora, li ringrazio tantissimo.<br />

Non poteva cominciare la mia carriera in un modo migliore”.


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

Calitri, USAP anno 1978/79, in piedi da sinistra: Pasquale Antonio Miranda (u tav’rnar’),Alfonso Di Carlo (pongì), Gaetano Cicoira (mast’carrier’), Gaetano<br />

Corazzelli nato in Venezuela,Vittorio Maffucci (battocchia), Mario Di Cairano,Vincenzo Corazzelli nato a Lacedonia, Francesco Di Carlo (ciccio),Angelo Maria<br />

Maffucci (s’nd’mend’), Leonardo Zarrilli (capacchion’); prima fila da sinistra:Vincenzo Cubelli, Donato Maffucci (patr’nett’/19.07.1952 † 02.05.1998), Crescenzo<br />

Martiniello (papp’lon’), Giovanni Buldo (bubù), Giovanni Galgano (foschi),Angelo Di Cosmo, Francesco Codella (bedin), Giuseppe Di Maio (Boninsegna).<br />

Calitri 8 settembre 1972/1973, piazza della Repubblica, questi baldi giovani<br />

hanno appena vinto il Palio della Cuccagna svoltosi in occasione della festa<br />

dell’Immacolata Concezione; da sinistra Vito Fierravanti (pamb’llin’),Agostino<br />

Di Maio (palusc’),Antonio Mauro Maffucci (chjvar’),Antonio Maffucci (sacr’stan’),Vincenzo<br />

Arù (sardagnuol’) si vede solo la testa, Michele Fonso (castagnar’),<br />

Canio Galgano (spaccon’), Donato Fierravanti (manolesta), Gaetano<br />

Guardione (siciliano),Vincenzo Coppola e Giovanni Cerreta (ricca recca).<br />

Mariano Comense 25.10.2005, la nostra concittadina Rosa Lucia Fatone,<br />

vedova Russo, circondata dall’affetto dei suoi cari, ha festeggiato il suo<br />

98° compleanno; da sinistra seduti:Vito Scoca, il piccolo Luca Scoca,<br />

Rosa Lucia Fatone la festeggiata e Gerardina Russo; in piedi: Mario<br />

Scoca, Michele Russo, Enzo, Leo, Maria Pia, Vito, Ivano, Sandra, Maria,<br />

Luciana e Marco, Chiara e la piccola Francesca.<br />

16<br />

Calitri, Carnevale 2006 i ragazzi sono stati premiati come la maschera più<br />

originale della serata; i costumi sono stati realizzati interamente dal gruppo,<br />

da sinistra:Vincenzo Tornillo di Vito e di Maria Codella, Cinzia Senerchia di<br />

Francesco e di Gina Lucrezia, Bianca basile di Vincenzo e di Domenica Fulgeri,Vittorio<br />

Ruggiero di Michele e di Anna maffucci, Clara Cicoira di Giuseppe<br />

e di Angela Cerreta, Luca Di Cairano di Michele e di Agnese Di Cosmo;<br />

seduto per terra: Mario Tornillo di Michele e di Maria Di Napoli.<br />

Calitri 1955 festa di S.Antonio con processione, da sinistra Giuseppe Di Cairano<br />

(ndruglia), la bambina con abito bianco Vincenza Della Valva deceduta<br />

nel 1964, Francesca Cianci moglie di Vincenzo Margotta (S’l’vestr’), dietro Elena<br />

Scoca (st’scè) residente negli USA, Elena Margotta porta u’ m’zzett’ sul capo,Antonietta<br />

Cirminiello (c’mm’niegghj) e Giacinta Zarrilli (tacch’).


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

DAGLI U.S.A.: Società Calitrana di Dunmore Pennsilvania 1958; da sinistra prima fila in piedi: Sal Gallo, Joseph Margotta, Mike Martinelli,<br />

Joseph De Maio, Nik Iannelli (non calitrano),Antonio Cantarella,Antonietta Cantarella, Joe Cantarella, Benny Errico, Jim Nicholas,Agnes Salico,<br />

Anthony Salico (forse il cognome originario è Sagliocco), Rose Cantarella,Antonietta Bocchicchio, Peggy Cantarella, Frank Cantarella, Lucy De Maio<br />

Montalbano e suo marito Ben Montalbano (di origine siciliano); seconda fila seduti: Vincenzo Metallo,Ann De Maio Gallo, Rosa Metallo, Rosa<br />

De Maio, Maria Paolantonio Errico,Antonietta Margotta, Rosa Nicholas,Vincenza Zarrilli e Giovanni De Maio, Luigi Cantarella, Helen Margotta,<br />

e Canio Pasqualicchio.<br />

Calitri 1955/56, da sinistra Maria Concetta<br />

Di Milia (paglier’/23.12.1931 † 24.05.2004),<br />

Maria Concetta Di Milia (paglier’/10.05.1908<br />

† 09.05.1971), Maria Giuseppa Capossela<br />

(nzaccanda/03.01.1925 † 11.02.1985), il<br />

bambino è Giovanni Di Milia (paglier’) nato<br />

il 09.05.1954 da Angelo e da Maria Giuseppa<br />

Capossela.<br />

Senigallia, agosto 1966, colonia gioventù italiana,<br />

Luigi Di Napoli (cicch’p’ndigghj) e Claudio<br />

D’Amelio (nescia).<br />

17<br />

Gita scolastica 1973, prima fila da sinistra:<br />

Antonietta D’Ambrosio, Vincenza Di Napoli,<br />

Gaetano Guardione; seconda fila: Antonio<br />

Di Napoli (cicch’p’ndigghj), don Michele<br />

Di Milia (cuzzett’), Giuseppe Di Maio<br />

(Boninsegna); ultima fila: Teresa De Vito di<br />

Aquilonia, Nicola Lottrecchiano di Aquilonia,Vitantonio<br />

Pasqualicchio.


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

LA NOS OSTRA TRA<br />

BIBLIOTEC<br />

BIBLIOTECA<br />

CALITRI - Una poesia di Ungaretti da “ritrovare” di Alfonso<br />

Nannariello, Delta 3 Edizioni, Grottaminarda 2006<br />

el 1949, nelle edizioni della Meridiana di Milano, Ungaretti<br />

Npubblicò la sua prima raccolta di poemi in prosa: <strong>Il</strong> povero<br />

nella città, composta con gli articoli comparsi nella «Gazzetta del<br />

Popolo» di Torino tra il 1931 e il 1934, periodo in cui, come inviato<br />

speciale della testata, aveva compiuto una serie di viaggi all’estero<br />

e in diverse regioni italiane, annotandone le impressioni.<br />

Dopo la stesura del ’31-’34 di questi suoi poemi, il poeta riscrisse<br />

le sue ‹prose di viaggio›, affinché volgessero alla ‹prosa<br />

d’arte› e alla poesia. Suggestionato da Góngora e da Shakespeare,<br />

in questa reinvenzione delle prose sperimentò e raffinò la<br />

figurazione barocca, percependo in sé il sentimento della «catastrofe»<br />

come gli pareva di avvertirlo negli scrittori di quel periodo.<br />

E, in effetti, le «prose di viaggio si definiscono, agnizione<br />

della catastrofe, nel ripercorrere i luoghi di un tempo esaurito,<br />

nello scavare in una storia, …, visitata come archeologico deposito<br />

di rovine».<br />

Nel 1949, anno in cui ricevette il Premio Roma per la poesia,<br />

Ungaretti si ripresentò alla cultura italiana con <strong>Il</strong> povero<br />

nella città.<br />

Nella “reinvenzione” del Povero compaiono anche due componimenti<br />

in versi: Lamento cairino e Calitri.<br />

<strong>Il</strong> testo di Calitri è l’ultima stesura di due precedenti scritture.<br />

La prima di queste portava il titolo Acquaforte e costituiva<br />

l’ultimo dei sette paragrafi che Ungaretti aveva dedicato agli<br />

Appunti per la poesia d’un viaggio da Foggia a Venosa, apparsi<br />

nella «Gazzetta» del 22 agosto 1934. Limata in alcuni punti, Acquaforte<br />

fu ripresentata il 2 maggio 1946 in un giornale letterario<br />

edito a Roma, «Fiera Letteraria», in un dittico titolato Acqueforti<br />

introdotto da un breve accompagnamento a carattere<br />

documentativo-esplicativo dell’autore<br />

Sono due paesaggi estivi: uno è il Tavoliere in un luglio<br />

senza una gocciola d’acqua; l’altro ricorda un paesino, Calitri,<br />

dove avevo passato la giornata e pernottato tornando a Venosa<br />

dalle sorgenti del Sele.<br />

Andando da Venosa a Caposele Ungaretti s’era già fermato a<br />

Calitri. Da qui, dopo aver fatto colazione, ripartì con i suoi accompagnatori<br />

per far visita alla stazione dell’Acquedotto Pugliese<br />

presso il torrente Ficocchia. Fu però in questa seconda occasione<br />

che, stando al contesto notturno della terza strofa della<br />

poesia, deve aver appuntato il testo di Acquaforte poi elaborato<br />

e intitolato Calitri. In questa nuova versione esso è uno di quei<br />

poemetti del Povero nella città che, come riferì lo stesso Ungaretti<br />

all’amico Giuseppe De Robertis in una lettera del 23 settembre<br />

1949, è uno «dei più belli scritti in lingua italiana».<br />

<strong>Il</strong> genere letterario di Calitri rispetto ai brani del Povero, è<br />

diverso. È poesia, non prosa. In quanto tale dovrebbe essere<br />

inclusa nel corpus poetico di Ungaretti, in Tutte le poesie:tra le<br />

Poesie Ritrovate. Questa proposta non è di parte. È formulata dai<br />

due maggiori studiosi di Ungaretti: Carlo Ossola, che motiva:<br />

«Poiché in due edizioni («Fiera Letteraria» e Povero, n. p.) essa<br />

fu pubblicata in stretta unione con le prime stesure, …, di Preda<br />

sua (tanto che nella ‹Fiera Letteraria› del 1946 comparivano<br />

sotto lo stesso titolo di Acqueforti), e poiché l’una è stata ora ‹al-<br />

18<br />

legata› alle Altre poesie ritrovate, anche l’altra – coerentemente<br />

– meriterebbe la stessa destinazione», e Mario Diacono che<br />

afferma: «Calitri non è stata inclusa in Tutte le poesie, ma<br />

avrebbe ogni diritto per esserlo».<br />

Con il suo nuovo libro Calitri, una poesia di Ungaretti da ritrovare<br />

(Delta 3 Edizioni), Alfonso Nannariello sostiene e motiva<br />

criticamente questa richiesta nel mentre mantiene fermo il<br />

confronto tra le tre redazioni del brano colmando, con ciò, una<br />

lacuna negli studi sulle opere del poeta ermetico.<br />

Livia Giunti<br />

Fiabe e favole d’Irpinia di Aniello Russo – International<br />

Printing Editore – Pianodardine (AV) marzo 2006<br />

l professore Aniello Russo ci ha,ormai, abituato alle sorprese e<br />

Ici propone un altro bellissimo volume che andrà a far parte del<br />

trittico 1) Leggende religiose 2) <strong>Il</strong> presente volume e 3) Novelle<br />

erotiche e racconti che quanto prima costituiranno un unico<br />

cofanetto col titolo di “Irpinia racconta”.<br />

Con questo ponderoso volume di ben <strong>32</strong>5 pagine il Russo ha<br />

messo una seria ipoteca perché le sue opere, per la serietà di lavoro,<br />

per l’attenta, lucida e doviziosa analisi, per la ricerca approfondita,<br />

reppresentino un complesso scritturale che si pone<br />

come testo di riferimento che resiste al tempo e nel tempo e che<br />

ci riporta ad una fedele ricostruzione della memoria per metterla<br />

a disposizione di tutti ed in particolare dei giovani. <strong>Il</strong> risultato<br />

è estremamente interessante perché in questo modo è stato<br />

possibile analizzare, la quasi totalità del territorio Irpino, raggiungendo<br />

anche i posti più remoti ed isolati per la costruzione<br />

di un lavoro d’insieme. I risultati premiano la fatica del ricercatore,<br />

che con una stimolante caratura metodologica, è andato oltre<br />

una partecipata testimonianza storica.<br />

Le chiese di Contursi Terme di Damiano Pipino – Valsele<br />

Tipografica – Materdomini (AV) gennaio 2006<br />

gni pur piccolo centro abitato rappresenta per coloro che ne<br />

Ofanno parte un piccolo, prezioso scrigno di memorie, in<br />

cui – a modo loro – abbagliano sia i riflessi della fede, dell’umanità<br />

e della cultura, come i fatti negativi delle negligenze, dei<br />

peccati e della mediocrità. Ricordare agli abitanti di Contursi<br />

Terme con brevi, ma dotti cenni storici, la chiesa di Santa Maria<br />

degli Angeli, la chiesa del SS. Nome di Gesù, la chiesa della<br />

Santissima Vergine Maria del Monte Carmelo, quella di Santa<br />

Maria delle Grazie, di San Vito, di Santa Maria della Scala, di<br />

Santa Sofia, San Donato, Santa Caterina e Sant’Antonio al Ponte<br />

è fare storia.<br />

Scopo del libro è, in primo luogo, quello di riportare alla conoscenza<br />

storica di una serie di chiese, ciascuna con la sua storia<br />

particolare e dove, in pratica, si è acquisita quella formazione<br />

cristiana che molti di noi hanno; in secondo luogo per ricordare<br />

ai cittadini che ad essere orgogliosi di questa storia che fu<br />

costruita dai nostri padri.<br />

La tragica avventura africana del carabiniere baianese Nicola<br />

Litto – di Pasquale Colucci – Grappone Mercogliano<br />

(AV) maggio 2006<br />

on la consueta perizia storica, ma anche con altrettanta ap-<br />

Cpassionata partecipazione umana, Pasquale Colucci, ricostruisce<br />

la tragica vicenda di Nicola Litto, il “carabiniere a pie-


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

di” di Baiano, caduto eroicamente la notte tra il 12 e il 13 febbraio<br />

1936 presso Mai Lahlà, in Etiopia, ad opera di una banda<br />

di irregolari abissini, che avevano assalito in forze il cantiere<br />

stradale della Gondrand, massacrando una settantina tra operai e<br />

tecnici italiani.<br />

<strong>Il</strong> tragico episodio – sin qui appena ricordato e non sempre<br />

esattamente ricostruito dalla storiografia sulla guerra italo-etiopica<br />

– viene per la prima volta accuratamente indagato in tutti i<br />

suoi particolari da Colucci, che offre quindi sull’argomento un<br />

contributo nuovo e un approfondimento originale.<br />

Documenti ufficiali, carteggi familiari e cronache giornalistiche<br />

del tempo – tutte fonti diligentemente investigate, confrontate<br />

e criticamente utilizzate – consentono inoltre all’autore<br />

di restituire l’autentico volto di questo umile servitore dello<br />

Stato, caduto vittima del dovere.<br />

(dalla Presentazione di Francesco Barra)<br />

L’Arte Sacra in Alta Irpinia di don Pasquale Di Fronzo –<br />

Quindicesimo Volume – Ed. Grappone – Torrette (AV)<br />

2006 – Fuori Commercio<br />

on possiamo non essere riconoscenti e grati a don Pasquale<br />

NDi Fronzo per l’immane lavoro che sta conducendo da solo<br />

– e riaffiora alla mente la bellissima “Ode” del Pascoli. “Da me,<br />

da solo…per l’erta mossi rompendo ai triboli i piedi e la mano”…<br />

–.<br />

per riscrivere la storia artistica delle nostre contrade che è<br />

una necessità alla quale, ormai non si può più sfuggire, e che<br />

don Pasquale riscrive con quella onestà intellettuale che gli è<br />

propria.<br />

Undici nuove schede, in un corposo volume di circa 190<br />

pagine, ci offrono una nuova allettante possibilità di conoscenza<br />

sulle, ormai, numerose opere artistiche della nostra Provincia<br />

che nella vasta e difficile ricerca dell’Autore, diventano per noi<br />

un osservatorio privilegiato.<br />

Dalla tavola della Madonna e i Santi, il Calvario e la Trinità<br />

e la Vergine di Torella dei Lombardi, ci conduce al culto di San<br />

Biagio e alla chiesa del Passo di Mirabella Eclano, per portarci<br />

ad ammirare il gruppo statuario dell’Annunziata e il suo altare in<br />

Calitri, la chiesa madre di Carife, Santa Maria di Nazareth di<br />

Monteverde, all’organo di S. Maria maggiore di Grottaminarda,<br />

alla statua di S. Lucia di Castelvetere sul Calore e finire ai<br />

quattro evangelisti di Villanova del Battista.<br />

Un avvincente viaggio, frutto di un’attenta e complessa indagine,<br />

che ci fa scoprire un mondo nuovo, attraverso una lettura<br />

agevole ed allettante.<br />

VOCI DI LOTTA E DI PASSIONE di Vincenzo D’Alessio –<br />

Edizioni Gruppo Culturale “F. Guarini” – Montoro 2006<br />

uesta raccolta di poesie tenta nuove tappe che, in versi<br />

Qchiari o torbidi, custodisce la vita di un intero gruppo sociale<br />

che non si limita alla semplice protesta contro i politici, ma<br />

comincia dalla propria persona per lottare, per garantire l’onestà<br />

di tutti, la non violenza, l’umiltà, la pazienza, affermando, in<br />

concreto, tutte quelle virtù che – purtroppo – oggi non sono<br />

più di moda.<br />

Sono le domande che emergono da queste poesie e che rischiano<br />

di rimanere disattese se non si depongono le armi dello<br />

scetticismo e della pigrizia, e se non si assume l’impegno di provocare<br />

tutti a scegliere, in questo mondo senza pace e senza<br />

gioia, per dare fattiva concretezza a ciò in cui si crede.Ciascuno<br />

19<br />

al suo posto nella scuola, nella famiglia, nella professione deve<br />

preoccuparsi di essere sempre osservato dai giovani ai quali<br />

dare l’esempio; infatti non sempre è necessario dire, ma sempre<br />

è necessario mostrare coerenza.<br />

Storia biomedica del Tarantismo nel XVIII secolo di Gino<br />

L. Di Mitri – Olschki – Firenze 2006 – Euro 34.00<br />

onsiderato di volta in volta manifestazione del pregiudizio<br />

Cpopolare, effetto reale provocato dal morso e dal veleno di<br />

un ragno o – nella migliore delle ipotesi – generica espressione<br />

religiosa dei ceti subalterni meridionali, il tarantismo è in realtà<br />

un rituale sincretico di possessione.<br />

Ma questo fenomeno fu anche uno dei più straordinari oggetti<br />

di ricerca operativa e banchi di prova teoretica delle scienze<br />

biomediche in età moderna. Situato tra la geniale e artificiosa<br />

credulità delle dottrine latromeccaniciste secentesche e lo<br />

sbrigativo ma a volte fondato riduzionismo di quelle positivistiche,<br />

il secolo dei Lumi innalzò attorno a questo mistero, conteso<br />

da natura e spirito, un complesso e variegato edificio dei saperi<br />

entomologico, clinico, musicologico, fisico, fisiologico ed<br />

etnografico abitato stabilmente da una folta schiera di scienziati<br />

e filosofi come Baglivi, Berkeley, Vico, Mead, Linneo e<br />

Rousseau.<br />

L’autore, attraverso una riflessione originale e una narrazione<br />

coinvolgente, ricostruisce la vicenda finora ignota di un dibattito<br />

in materia sperimentale ed epistemologica in cui le sorti<br />

neglette della civiltà di tradizione orale si intrecciarono con<br />

quelle della più raffinata cultura scientifica europea: un confronto<br />

che fu insieme attiva metafora della Repubblica Letteraria<br />

e insigne paradigma per gli studi contemporanei sugli stati<br />

modificati di coscienza.<br />

Gino Leonardo Di Mitri è nato a Brindisi nel 1957. Laureato<br />

all’Università di lecce in Filosofia Teoretica con una tesi<br />

sulla logica delle scienze sociali in Theodor W. Adorno e in<br />

Karl R. Popper, si è poi perfezionato all’Università di Padova.<br />

Ha quindi conseguito il Diplama d’Etudes Approfondies in Storia<br />

della Medicina all’Universitè de Geneve e il Dottorato di Ricerca<br />

in Storia Storia della Scienza all’Università di bari. Specialista<br />

del pensiero delle pratiche nelle scienze naturali del<br />

’700, attualmente fa parte del Dipartimento di Studi Storici dal<br />

Medioevo all’Età Contemporanea dell’Università di Lecce.<br />

<strong>Il</strong> bisnonno Giovanni Di Maio (Sabetta Cesta) fa tanti auguri per un<br />

felice avvenire al piccolo pronipote Enzo Lucio Nicolais nato il<br />

14.07.2005 da Antonio e da Concetta Zarrilli.<br />

da n. 29 continua - 4


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

DIALETTO E CULTURA POPOLARE<br />

NG’ERAN’ NA VOTA<br />

I FR’GGIAR’<br />

re stamb’ a lat’ a li fierr’ r’ li ciucc’, quatt’ a lat’ a quigghj’ r’ li mul’<br />

Te cavagghj’, lu lat’ ra for’ avìa ess’ n’ picca cchiù largh’ p’avè<br />

cchiù appogg’, lu lat’ r’ indr’ avìa ess’ arrotondat’ a forma r’ l’ogna<br />

sinò s’cc’ria ca quann’ l’animal’ camm’nava cu lu fierr’ nd’ppava<br />

l’atu per’ e s’ “tagliava”, li fierr’ r’ nand’ eran’ chjcat’ n’aut’ p’ r’parà<br />

lu per’ ra quacche botta mbiett’ a r’ pret’.<br />

A li fierr’ r’ nn’ret’ s’ facienn’ li rampun’, quann’ l’ogna n’ nn’era<br />

cr’sciuta para, nnand’ sì e nn’ret’ no (n’ so’ cr’sciut’ li quart’) pur’ a li<br />

fierr’ r’ nand’ s’ facienn’ li rampun’ p’ gav’tà ca lu (f’tton’ o forcella) la<br />

part’ r’ intr’ r’ l’ogna nd’ppava nderra e l’animal’ s’azz’ppava, a li fierr’<br />

r’ li cavagghj’ s’ facìa la barbetta, nu triangolin’ chjcat’ nn’and’; li fierr’<br />

r’ li vuov’, animal’ cu l’ogna spaccata, s’ facienn’ a mezza luna e<br />

cchiù s’ttil’ a seconda r’ la hrannezza, s’ facienn’ quatt’ o cinq’ p’rtos’;<br />

quann’ li fierr’ s’eran’ r’fr’ddat’ s’avienna p’rcià cu lu p’ndigghj’ quadrat’,<br />

s’ m’ttìa lu fierr’ a l’angul’ r’ la ngurana cu lu martiegghj’ p’cc’ninn’<br />

roj bott’ ngimma a lu p’ndigghj’ e lu p’rtus’ era p’rciat’ ra lu lat’<br />

r’ sotta, r’manìa na sbavatura r’ fierr’, cu lu martiegghj s’ammaccava,<br />

li fierr’ r’ li vuov’ s’ p’rciavan’ ngimma a nu c’ppon’ r’ l’gnam’.<br />

Ropp’ s’ m’ttienn’ ngimma a r’ pert’ch’ ra nu lat’ i fierr’ r’ nand’ a<br />

l’atu lat’ quigghj r’ nn’ret’, s’accumm’nzava ra lu cchiù hruoss’ fin’ a<br />

lu cchiù p’cc’ninn’; r’ pert’ch’ eran’ tre: quegghia r’ cimma li fierr’ r’<br />

cavagghj’, quegghia r’ miezz’ li fierr’ r’ mul’ e quegghia r’ sotta li<br />

fierr’ r’ ciucc’ chi eran’ cchiù assaj; li fierr’ r’ li vuov’ n’ nn’eran’ assai,<br />

s’ m’ttienn’ nda nu fierr’ f’lat’ fatt’ a cannacca e s’app’nnienn’ a nu<br />

c’ndron’ mbietta a lu mur’; quann’ s’avìa f’rrà n’ s’avìa sci mbaccìa,<br />

lu fierr’ chi abb’s’gnava subb’t s’acchiava.<br />

Ra na sferra r’ fierr’ vecchj’ chi s’ luava quann’ s’ sf’rrava, quann’<br />

s’ nfuquava r’v’ndava fierr’ nuov’ e s’ facienn’ tanda cos’: la paletta r’<br />

la fazzatora, la paletta r’ la zappa, campaniegghj’, u mierch’ chi s’<br />

m’ttìa ngimma a r’ sckanat’ r’ pan’ quann’ s’ p’rtava a coc’ a lu furn’,<br />

si s’ nfuquava nda r’ fuoch’ s’ m’ttìa pur’ ngimma a r’ spallier’ r’ r’<br />

segg’ p’ r’ canosc’ quann’ s’ mbr’stavan’ a li sp’salizzij e a li lutt’, a li<br />

t’niegghj’ r’ l’uva, a li c’rnicchj’ e a tott’ quegghj’ cos’ chi avienna ess’<br />

can’sciut’, ardìa lu l’gnam’ e lu mierch’ r’manìa p’ semp’; lu mierch’<br />

p’rtava le iniziali r’ cugnom’ e nom’ r’ lu cap’ famiglia.<br />

Cu li fierr’ cchiù gruoss’ s’ facienn’ li trebb’t’ r’ tott’ r’ m’sur’: la<br />

paletta r’ la f’rnacella.<br />

La catena r’ lu callarucc’, s’ facienn’ ast’ longh’ na s’ssantina r’<br />

centimetr’ fatt’ ngin a li ruj lat’, ropp’ s’ m’ttìa nda r’ fuoch’ quann’<br />

eran nfuquat’ s’ m’ttìa nda la morsa e s’ facienn’ nu par’ r’ gir’ accussì<br />

l’asta v’nìa nt’rc’gliata, ropp’ s’ facienn’ li cat’niegghj chi s’ saldavan’<br />

un’ ind’ a l’aut’, s’rvìa p’ auzà e abbascià lu callarucc’.<br />

S’ facìa lu pal’ttin’ p’ la vrascera, la molla r li car’vun’ “p’zz’carola”,<br />

lu jatatur’ s’ facìa cu nu tubb’ s’ m’ttìa nu lat’ ndo r’ fuoch’ e cu<br />

lu martiegghj’ s’ str’ngìa lu p’rtus’ fin’ a chi r’manìa nu p’rt’siegghj<br />

p’cc’ninn’, ca quann’ s’ iatava r’ fuoch’ laria assìa a pression’.<br />

S’ facìenn’ r’ brigl’ a “morso intero e morso spezzato” p’ li mul’, li<br />

ciucc’ e li cavagghj’, la morgia chi s’ m’ttìa a li mul’ e a li ciucc’ a nu<br />

lat’ ng’era na maglia r’ catena e nu cat’niegghj’ fissat’ a la capezza a<br />

l’atu lat’ tre magl’ r’ caten’ attaccat’ a lu suatt’ chi s’rvìa p’ guidà e<br />

fr’nà l’animal’.<br />

VINCENZO METALLO<br />

20<br />

C’ERANO UNA VOLTA<br />

I FABBRI FERRAI<br />

re stampi a lato sui ferri per gli asini, quattro a lato per i ferri per i<br />

Tmuli e cavalli, il lato esterno doveva essere un po’ più largo per<br />

avere più appoggio, il lato interno doveva essere arrotondato secondo la<br />

forma dell’unghia altrimenti succedeva che quando l’animale camminava,<br />

col ferro toccava l’altro piede e si tagliava, i ferri davanti erano<br />

piegati davanti per riparare il piede da qualche botta contro le pietre.<br />

Ai ferri posteriori si facevano i ramponi, quando l’ugna non era<br />

cresciuta alla pari, cioè davanti si e dietro no si diceva “non sono cresciuti<br />

i quarti”, anche ai ferri davanti si facevano i ramponi per evitare<br />

che il filettone o forcella cioè la parte interna dell’unghia toccasse<br />

terra e l’animale si poteva azzoppare, ai ferri dei cavalli si faceva la<br />

“barbetta” un triangolino piegato davanti. I ferri dei buoi, essendo animali<br />

con l’unghia spaccata, si facevano i ferri a mezza luna e più sottili<br />

e a seconda della grandezza si praticavano quattro o cinque buchi.<br />

Quando i ferri si erano raffreddati si dovevano bucare col punteruolo<br />

quadrato, si metteva il ferro all’angolo dell’incudine e col martello<br />

piccolo due colpi sul punteruolo e il foro era fatto, nel lato sottostante<br />

rimaneva una sbafatura di ferro e col martello si ammaccava;<br />

i ferri dei buoi si foravano su un ceppo di legno, dopo si mettevano<br />

sulle pertiche, da un lato i ferri davanti e dall’altro i ferri posteriori, si<br />

cominciava dal più grande fino al più piccolo.<br />

Le pertiche erano tre, quella di sopra aveva i ferri per cavallo, quella<br />

di mezzo i ferri per i muli e quella di sotto i ferri per gli asini che<br />

erano più numerosi; i ferri per i buoi non erano numerosi, si mettevano<br />

dentro un filo di ferro fatta a collana e si appendeva ad un chiodo<br />

sul muro, quando si doveva ferrae non si perdeva tempoe subito si trovava<br />

quello che abbisognava.<br />

Una scheggia di ferro vecchio che si toglieva quando si sferrava,<br />

appena messa nel fuoco diventava ferro nuovo e si facevano tante piccole<br />

cose: la paletta per la madia, la paletta della zappa, lu merch che<br />

si metteva sulle forme di pane quando si portavano a cuocere al forno<br />

pubblico, se riscaldato sul fuoco si metteva sulle spalliere delle sedie<br />

per riconoscerle quando si prestavano per gli sposalizi e per i lutti, ai<br />

tinelli dell’uva, ai crivelli del grano e a tutti quegli oggetti che dovevano<br />

essere riconosciuti, lu merch portava le iniziali del nome e cognome<br />

del capo famiglia.<br />

Con i ferri più grandi si fecevano i treppiedi di tutte le misure, la<br />

paletta della fornacella, la catena della caldaia, si facevano aste lunghe<br />

una sessantina di centimetri fatte ad uncino ai due lati, dopo si mettevano<br />

nel fuoco e poi nella morsa e si facevano un paio di giri, così<br />

si saldavano uno con l’altro, serviva per alzare o abbassare la caldaia;<br />

si faceva il palettino per il braciere, la molla per i carboni “pizz’carola”,<br />

il soffietto per il fuoco si faceva con un tubo, si metteva un lato<br />

nel fuoco e col martello si stringeva il foro fino a che rimaneva un<br />

piccolissimo foro che quando si soffiava sul fuoco l’aria usciva a<br />

pressione.<br />

Si facevano le briglie a “morso intero e a morso spezzato” ai muli,<br />

agli asini e ai cavalli, la museruola che si metteva ai muli e agli asini,<br />

ad un lato c’era na maglia di catena e un cateniegghio fissato alla<br />

capezza all’altro lato tre maglie di catena attaccate allo suatt’ che serviva<br />

per guidare e frenare l’animale, e tante altre cose.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

Vita Calitrana<br />

<strong>Il</strong> Comune di Calitri e la Pro-Loco hanno sponsorizzato dal 9 al 17<br />

aprile 2006, nella suggestiva chiesa dell’Annunziata, la mostra dal titolo:<br />

“L’arte del lucignolo” del maestro Vito Zabatta (mattaion’) ceramista<br />

di Calitri.<br />

DA CALITRI<br />

<br />

La Scuola Primaria “Vito Acocella” di Calitri dal 9 giugno 2006,<br />

presso l’edificio scolastico di corso Garibaldi, ha aperto la 2° mostra<br />

mercato relativa al “Progetto ceramica – piccoli ceramisti all’opera” al<br />

fine di integrare le attività didattiche e la riscoperta delle tradizioni locali<br />

artigianali del territorio.<br />

<br />

<strong>Il</strong> 14 maggio 2006, l’Associazione di volontariato “Donne per il<br />

Sociale”, ha organizzato nel salone dell’ECA, un incontro dibattito sul<br />

tema “ menopausa: stili di vita” relatrice la ginecologa dott.ssa Liliana<br />

Romano, responsabile dei consultori familiari dell’ASL n. 2 di Potenza.<br />

<br />

<strong>Il</strong> 24 maggio 2006 presso l’auditorium del Liceo/Istituto d’Arte di<br />

Calitri ha avuto luogo un convegno sugli studenti portatori di handicap<br />

dal titolo: “Salve sono un geranio” relatore il dott. Claudio Imprudente,<br />

direttore della rivista Accaparrante e responsabile del Centro documentazione<br />

H di Bologna.<br />

SOLIDARIETÀ COL GIORNALE<br />

Euro 5: Siconolfi Anna<br />

Euro 10: Sime Maria Donata, Metallo Canio, Lo Priore Antonio, Di Luzio<br />

Antonietta, Di Cecca Angelo<br />

Euro 15: Maffucci Maria<br />

Euro 20: Capossela Valeria, Cerreta Maretta, Maffucci Gaetanina, Maffucci<br />

Teresa, Fastiggi Maria Francesca<br />

Euro 25: Paolantonio Francesco, Di Roma Iolanda<br />

Euro 30: Maffucci Michele, corso Garibaldi<br />

Euro 50: Cubelli Angela<br />

DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE<br />

Euro 5: Algeri Alba (Retorbido), Alberico Matteo (Altavilla Irpina)<br />

Euro 10: Buglione Gerardo (Cantù), Armiento Michelina (Alessandria),<br />

Stanco Angela ved. Forgione (Lentate S.S.), Gruppo Culturale “F. Guarini”<br />

(Montoro Inf.), Di Napoli Vincenzo (Bologna), Malevolti Giancarlo (Firenze),<br />

Saverino Vincenzo (Milano), Rabasca Canio (Nova M.se), Fastiggi Canio<br />

(Ponsacco), Scoca Vincenzo (Perticato), Currà Antonio (Novate M.se), Leone<br />

Giovanni (Milano), Briuolo Luigi (Alessandria), Margotta Maria Teresa (Salerno),<br />

Margotta Vincenzo (Salerno), Margotta Vincenzo e Francesca (Roma),<br />

Romano Sabato (Bellizzi), Acocella Vito Antonio (Lentate S.S.)<br />

Euro 15: De Nora Bartolomeo (Verbania), Lotito Vincenzo e Nesta Rosetta<br />

Maria (Foggia), Tongiorgi Di Milia Anna (Crespina), Rizzi Savina (Napoli),<br />

Lops Antonio (Besano), Maffucci Vincenzo (Bregnano)<br />

Euro 19: Sauda Roberto (Roma)<br />

21<br />

Euro 20: Sisinno Maria (S. Nicola Arcella), Codella Vincenzo (Firenze),<br />

Cignarella Rosario (S.Andrea di Conza), Galgano Luciana (Roma), Maffucci<br />

Samuele (Carmignano), Tornillo Filomena (Reggio Emilia), Codella Vincenzo<br />

(Firenze), Cicoira Antonio (Rimini), Lantella Salvatore (Torino), Ardolino Marianna<br />

(Baronissi), Errico Salvatore (Carugo)<br />

Euro 20: Cerreta Giovanna (Prato), Donatiello Giuseppe (Napoli)<br />

Euro 24: Cestone Francesco (Potenza)<br />

Euro 26: Vallario Giuseppe Nicola (S. Miniato Basso)<br />

Euro 30: Cirminiello Mario (Posta Fibreno), Cianci Mario (Napoli), Cerreta<br />

Canio (Malmadrera), De Nicola Michele (Bologna), Di Milia Michele (Gallarate),<br />

Tozzoli Maria (Napoli)<br />

Euro 50: Galgano Anna (Milano), Di Cairano Giovanni (Siena), Tuozzolo<br />

Donato (Roma), Marra Raffaele (Caserta), Di Cosmo Michelino (Oliveto Citra),<br />

Zabatta Michele (S. Giorgio a Cremano), Tuozzolo Giovannino (Roma),<br />

Nappi Gaetana (Bergamasco)<br />

Euro 100: Cestone Vincenzina (Melfi), Marra Raffaele (Caserta)<br />

DALL’ESTERO<br />

<br />

L’Assessorato alla Cultura della Provincia di Avellino ha organizzato<br />

dal 2 al 12 giugno 2006 delle manifestazioni musicali, teatrali e<br />

visite guidate nei centri storici di taurasi, di Calitri, di Gesualdo ed a<br />

Conza della Campania, dal titolo: “Lusinghe e tormenti” sulla figura del<br />

Principe Carlo Gesualdo, poeta e compositore di musica sacra e profana.<br />

I quattro paesi oggi vengono chiamati: ”Luoghi Gesualdini”, perché parte<br />

della loro storia è stata segnata dalla vita del Principe.<br />

<br />

Alle ore 19 del 15 giugno 2006, nella sala dell’ex ECA, è avvenuta<br />

la prima seduta del Consiglio Comunale di Calitri, è stata formata la<br />

Giunta con 6 assessori, è stato nominato il vice sindaco la ragioniera<br />

Maria Di Milia (pisciacenn’r’).<br />

<br />

Dal 30 giugno al 2 luglio ha avuto luogo a Calitri la VI° prova del<br />

“Trofeo turistico Nazionale 2006 – Moto Club – Alta Irpinia” organizzato<br />

dai giovani della moto Guzzi world club di Calitri. Nei padiglioni<br />

della Fiera interregionale il 30 giugno ore 18,00 convegno moto e sicurezza<br />

stradale; il 1 e il 2 luglio: mototour, varie mostre, visite guidate, 3°<br />

edizione Miss ’nguzz, concerto live, fuochi d’artificio, premiazione<br />

vincitori del mototour e degustazione di prodotti tipici locali.<br />

<br />

Presso il Centro della Scienza, in via San Berardino, il 24 e il 25<br />

agosto 2006, si terrà – come ormai avviene da anni – il corso di formazione<br />

scientifica esperienzale “Insegnare scienze facendo scienza”<br />

riservato a venti docenti di materie scientifiche di Scuole Italiane.<br />

E-mail: scienzavia@tiscali.it.<br />

GERMANIA: Euro 20 Margotta Masullo Maria<br />

SVIZZERA: Euro 315,30 ALECS (Associazione Lavoratori Emigrati Calitrani<br />

Svizzeri) - Euro 30 Maffucci Giovannino<br />

U.S.A.: Euro 100 Frucci Costantino, Euro 10 Metallo Mary, $ 50 Abate<br />

Vitale<br />

Chiediamo scusa se nel numero precedente a proposito dell’Australia abbiamo scritto dollari<br />

– è stato un nostro errore – ma sono Euro che al cambio, più le spese, da 20 dollari<br />

australiani sono diventati Euro 12,50.


IL CALITRANO N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006<br />

MOVIMENTO DEMOGRAFICO<br />

Rubrica a cura di Anna Rosania<br />

I dati, relativi al periodo dal 1 marzo 2006 al 10 giugno 2006,<br />

sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri.<br />

NATI<br />

Cirminiello Ludovica di Antonio e di Di Napoli Vincenza 16.03.2006<br />

Di Cairano Vincenzo di Giuseppe e di Di Luzio Vincenza 18.04.2006<br />

Frino Gabriele di Frino Mariagrazia 19.04.2006<br />

Bozza Martina di Vincenzo e di Cesta Marisa 24.04.2006<br />

Rainone Alessandro di Michele e di Cesta Teresa 12.05.2006<br />

Zabatta Valerio di Antonio e di Borea Emanuela 21.05.2006<br />

Cestone Benedetto di Luigi Antonio e di Acocella Giovannina 21.05.2006<br />

Russo Benedetta di Donato e di Fastiggi Marilu’ 23.05.2006<br />

Rabasca Alessandra Teresa di Antonello e di Annunziata Debora 16.06.2006<br />

Sibilia Mirko di Massimiliano e di Caruso Anna 19.06.2006<br />

Cicoira Tullia Maria di Michele e di Maffucci Lucia 25.06.2006<br />

MATRIMONI<br />

Canistro Angelo Maria e Di Cecca Maria Antonietta 08.04.2006<br />

De Simone Francesco e Maffucci Rosanna 08.04.2006<br />

Di Muro Rodolfo e Milova Irina 19.04.2006<br />

Rubino Giuseppe e Lupo Maria Cristina 22.04.2006<br />

Colacicco Ottavio e Intini Rosa 22.04.2006<br />

Cala’ Vincenzo e Michelutti Paola 24.04.2006<br />

Fonso Canio e Galgano Brunella 29.04.2006<br />

Tornillo Lorenzo e Pinto Annalisa 10.06.2006<br />

MORTI<br />

Galgano Rosa 19.12.1913 - † 11.07.2005<br />

Russo Maria Michela 21.05.1924 - † 01.03.2006<br />

Zabatta Giuseppa 09.09.1920 - † 19.03.2006<br />

Zabatta Salvatore 20.10.1925 - † 22.03.2006<br />

Buonomo Amelia 15.12.1913 - † 22.03.2006<br />

Di Napoli Rosa Maria Michela 14.09.1912 - † 24.03.2006<br />

Bavosa Angela 02.05.1930 - † 29.03.2006<br />

Mastrogiacomo Angiola 26.10.1913 - † 04.04.2006<br />

Pagliaccio Anna 08.06.1917 - † 07.04.2006<br />

Giuliano Agnese 27.01.1911 - † 07.04.2006<br />

Russo Antonio Michele 24.07.1913 - † 11.04.2006<br />

Cestone Maria 07.12.1936 - † 13.04.2006<br />

Di Guglielmo Rocco 28.10.1926 - † 26.04.2006<br />

Rubino Maria 14.10.1926 - † 30.04.2006<br />

Di Cairano Maria Concetta 02.09.1923 - † 02.05.2006<br />

Zarrilli Giovanni 22.12.1926 - † 10.05.2006<br />

Cialeo Francesco 14.03.1916 - † 12.05.2006<br />

Margotta Grazio 09.10.1904 - † 12.05.2006<br />

Maiorano Giovanni 24.03.1958 - † 12.05.2006<br />

Senerchia Angelina 01.11.1936 - † 15.05.2006<br />

Di Napoli Giovanna 03.12.1909 - † 19.05.2006<br />

Marino Donato Carmine 18.07.1918 - † 21.05.2006<br />

Acocella Irma Giovanna 27.10.1924 - † 25.05.2006<br />

Cicoira Nicolina 06.08.1915 - † 01.06.2006<br />

Cerreta Giovanna 26.03.1928 - † 01.06.2006<br />

Errico Vincenza 15.04.1916 - † 10.06.2006<br />

22<br />

Salvatore Zabatta<br />

(haland’)<br />

20.10.1925 † 22.03.2006<br />

Anche se non ci sei più,<br />

sei sempre presente<br />

in noi tutti.<br />

Grazio Margotta<br />

09.10.1904 † 12.05.2006<br />

CIAO, ZI’ IUCC’<br />

Infine la nera signora lo ha portato<br />

via. È stato il 12 di questo<br />

radioso maggio, mentre intorno<br />

era un tripudio di colori. Lui<br />

– Grazio Margotta, 101 anni –<br />

si è spento, quasi in sordina.<br />

La sua vita l’ha vissuta pienamente e sino in fondo, come negarlo?<br />

Eppure, se potessi, farei ancora una carezza a quel viso rugoso,<br />

chiederei altre parole alla sua voce. Ancora uno dei suoi<br />

racconti. “<strong>Il</strong> cuore ha ragioni che la ragione non conosce”. Quando<br />

l’ho visto, mi ha stretto la mano fra le sue, dicendomi “torna<br />

presto”. Avrei voluto, ancora una volta, caro zì Iucc’. Séguita,<br />

ora, a sorriderci, da lassù.<br />

A. Marco Del Cogliano<br />

Rosetta Tartaglia<br />

(Belgio)<br />

01.08.1959 † 23.12.2005<br />

Vivrai per sempre nei<br />

nostri cuori.<br />

Domenico Di Luzio<br />

01.01.1934 † 23.09.2003<br />

La sua morte lascia nel<br />

nostro cuore una piaga<br />

profonda.<br />

Noi ti abbiamo supplicato,<br />

Signore, di prolungare<br />

i suoi giorni.<br />

Tu gli hai dato il riposo<br />

eterno; il Tuo Santo<br />

Nome sia benedetto.<br />

Maria Maffucci<br />

27.08.1928 † 27.06.2005<br />

<strong>Il</strong> Signore si compiace di<br />

chi lo teme<br />

e si affida nella sua bontà<br />

(Salmo 147/A)<br />

Raffaele Nappo<br />

10.10.1942 † 08.06.2003<br />

I tuoi cari serbano<br />

nel cuore<br />

il tuo vivissimo ricordo.


N. <strong>32</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2006 IL CALITRANO<br />

REQUIESCANT IN PACE<br />

Angela Simone<br />

09.08.1914 † 07.08.1989<br />

A chi la conobbe e l’amò,<br />

perché rimanga<br />

vivo il suo dolce ricordo.<br />

Amedeo Toglia<br />

18.01.1935 † 16.08.1981<br />

<strong>Il</strong> dolore ti ha duramente<br />

provato, ma la speranza ti<br />

ha dato forza. La tua<br />

famiglia serba di te un<br />

amore infinito.<br />

Canio Lucrezia<br />

Calitri Svizzera<br />

26.08.1936 † 01.03.1967<br />

A quarant’anni dalla<br />

scomparsa lo ricordano,<br />

con immutato affetto, la<br />

moglie Gaetanina, la figlia<br />

Vincenzina, il genero<br />

Michele Di Carlo e le<br />

nipoti Marisa e Tania.<br />

Vincenzo Di Cairano<br />

03.08.1935 † 10.05.2002<br />

Non possiamo<br />

dimenticarti, tua moglie<br />

Antonietta, tuo figlio<br />

Vitale e i parenti tutti.<br />

Giuseppe Beltrami<br />

12.12.1897 † 10.05.1982<br />

La tua onestà e la tua<br />

dirittura hanno lasciato un<br />

segno duratuto nei cuori di<br />

chi ti ha conosciuto.<br />

Adolfo Beltrami<br />

20.09.1931<br />

† Berna 22.05.1974<br />

I parenti e gli amici lo<br />

ricordano a coloro<br />

che lo conobbero e lo<br />

amarono.<br />

Vincenzo Maffucci<br />

01.12.1947 † 14.08.1988<br />

I morti vivono sempre,<br />

perché li accompagna il<br />

ricordo dei parenti e il<br />

rimpianto degli amici.<br />

Maria Francesca Tetta<br />

(cangiaregghia)<br />

20.08.1922 † 11.07.1975<br />

Giovanni Fastiggi<br />

(tobb’t’)<br />

23.05.1920 † 27.09.1997<br />

Flavia Gautieri<br />

27.09.1905 † 16.06.1960<br />

Michele Santoro<br />

Ruvo del Monte Napoli<br />

28.06.1906 † 21.06.1935<br />

23<br />

Vincenzo Zabatta<br />

28.08.1928 † 28.05.2002<br />

Ti terremo sempre nei<br />

nostri cuori<br />

I nipoti.<br />

Maria Giuseppa Cestone<br />

ved. Codella<br />

31.10.1902 † 04.06.1981<br />

La cara memoria di te è<br />

sempre viva in quanti ti<br />

vollero bene.<br />

Vincenzo Cioffari<br />

Pavia<br />

06.05.1948 † 09.08.1975<br />

La tragica morte, in<br />

servizio militare,<br />

ne stroncò la giovane vita,<br />

non la memoria<br />

e l’affetto, sempre vivi<br />

nel cuore di chi lo amò<br />

e lo piange.<br />

Antonio Cioffari<br />

(Totonn’ r’ p’satur’)<br />

21.01.1910 † 22.06.1985<br />

La mia difesa sta in Dio,<br />

che salva i puri di cuore<br />

(Salmo 7)<br />

Michele Frucci<br />

03.02.1936 † 18.06.1998<br />

Gli amici più cari<br />

costituiscono il più dolce<br />

dei sostegni (Cicerone)<br />

Alfonsina Ferri<br />

ved. Maffucci<br />

20.09.1912 † 23.07.1981<br />

Ché sei tu la mia fiaccola,<br />

o Signor, mio Dio, tu la<br />

mia tenebra rischiari.<br />

(Salmo 18)<br />

La figlia Maria Francesca<br />

ed i familiari tutti, li<br />

ricordano a quanti li<br />

conobbero e li amarono.<br />

Vincenzo Maffucci<br />

19.06.1929 † 01.12.1975<br />

La moglie Teresa, i figli<br />

Michelangelo e Antonio, i<br />

parenti tutti lo ricordano<br />

con tanto amore.<br />

<strong>Il</strong> dolore per la vostra<br />

assenza non potrà mai<br />

essere colmato. In ricordo i<br />

figli Angela, Vincenzo,<br />

Michelina, i generi, la<br />

nuora, i nipoti e i<br />

pronipoti.


In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Postale di Firenze CMP<br />

per la restituzione al mittente previo pagamento resi<br />

Calitri 1952/53 da sinistra, fila in piedi: Canio Lampariello (21.10.1939 † 01.01.1956), Orazio De Rosa,Alfredo Di Carlo,Angelo Cerrata (ang’lon’/25.08.1934 † Avellino 27.09.1993), Costantino Frucci<br />

(fifì/zuzzio), Angelo Di Napoli (Lilin’/uardafil’),Vincenzo Galgano (campanar’); prima fila: Nicola Acocella (27.09.1905 † 27.04.1982),Adolfo Beltrami (20.09.1931 † Berna 22.05.1974), Giovanni Del Re<br />

(Gimì/24.06.1930 † 22.11.1995), Canio Metallo (baron’/25.06.1937 † 14.10.2000).

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