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Notiziario Aveto - Nure N. 2 /2011

Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza

La “Ponchielli” di Centenaro:

Mario Sordi con i figli Emanuele ed Alex


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aperto tuttI I GIorNI

dalle ore 9,00 alle 12,30 - dalle ore 16,00 alle 19,30

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Direttore responsabile:

Paolo Labati paolo.labati@tin.it

Responsabile amministrativo:

Don Giuseppe Calamari (0523 922234)

Autorizzazione Tribunale Piacenza:

n. 39 del 24 marzo 1975

Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P.

D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46)

Art1, comma 1 - DCB Piacenza

Stampatore:

Industrie Grafiche Padane - Guardamiglio (LO)

Tassa riscossa Dir. Amm. Poste Piacenza

SOMMARIO

RIcoRDI Del PASSATo....................................................................................

chIeSA e monDo...................................................................................................

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cAnADello......................................................................................................................

ceRReTo RoSSI..........................................................................................................

cASAlDonATo.............................................................................................................

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Editoriale

Ferie, vacanze,

tempo di incontri.

E’ il periodo che arriva ogni anno

e si aspetta con ansia dopo un lungo

periodo di preoccupazione. - lavoro

- studio - malanni.

Forse anche il dottore, dove siamo

andati per farci visitare, ci ha detto

che un rimedio senza controindicazioni

per riprendere forza, coraggio,

salute è “staccare la spina”

e così eccoci al mare o in montagna.

Durante l’anno chissà se qualche

volta abbiamo detto o abbiamo

sentito dire: “lasciami in pace....

non stufarmi.... me la so cavare da

solo... pensa ai fatti tuoi.... io non

ho bisogno di altri”.

Ora nel periodo estivo in cui ci si

rilassa c’è anche il tempo per fare

una revisione della propria vita,

dei rapporti in famiglia, di qualche

buona lettura, di momenti di

preghiera e leggere qualche brano

del Vangelo. Per questo proponiamo,

nelle pagine successive, alcuni

incontri di Gesù con le persone.

Buone Vacanze a tutti

dai vostri Parroci

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ontagna

Nostra

Il volto vero dell’uomo

Le beatitudini sono il cuore del vangelo.

E al cuore del vangelo c'è una parola:

felicità; volontà di Dio è che l'uomo

sia felice. Il pensiero dubita, vuole

una prova; ma non c'è prova o garanzia.

Solo una nuvola di canto, che chiama e

seduce e riaccende la nostalgia prepotente

di un mondo fatto di bontà, di non

violenza, di sincerità, di solidarietà.

Le nove beatitudini sono nove lineamenti

del volto di Gesù. In esse racconta

la sua vita, narra del cuore nuovo

sognato dai profeti per ogni uomo, dice

che così lui ha vissuto: povero, da ricco

che era, mite, pacifico, affamato di giustizia,

con occhi tanto puri e limpidi da

vedere tracce di Dio dovunque e segni

di bontà dentro ogni peccatore, perseguitato

e misericordioso, perseguitato e

crocifisso. Ma poi, proprio per questo,

è il Risorto, e il Regno è suo, eredita la

terra, è Figlio di Dio, vede Dio, è il Consolato

che sa consolare.

Le nove beatitudini sono nove tratti del

volto vero dell'uomo, libero da inganno

e da violenza, strade esigenti dove si intrecciano

presente e futuro, cronaca e

profezia, ingiustizia del mondo e giustizia

di Dio. L'uomo, come un vaso rotto,

chiama Dio, lo obbliga farsi vicino. E il

cuore spezzato che costringe Dio a non

ritirarsi nei suoi cieli perfetti e lontani.

Signore, non ho il coraggio delle beatitudini

da deporre davanti a te, ho solo

questi vuoti misteriosi della mia vita; ho

la mia sete di beatitudine, cuore della

mia coscienza, cuore incompiuto che tu,

solo tu, riempirai di speranza.

(p Ermes M Ronchi)

Chiesa e Mondo

Gli incontri di Gesù

Incontra un certo Nicodemo, un fariseo

un po ingenuo, e gli chiede di

ritrovare la giovinezza nello Spirito che

rinnova tutto.

Incontra un esattore delle tasse, piccolo,

grasso e imbroglione, servo dei romani

e detestato da tutti, lo chiama per

nome e gli dice: “Zaccheo oggi voglio

rimanere a casa tua”. E Zaccheo dà via

tutte le sue ricchezze, perchè la salvezza

che Gesù ha portato nella sua casa vale

molto di più.

Incontra un giovane buono e religioso

che ha sempre osservato i comandamenti.

Gesù lo scruta e gli dice: “Ti manca

soltanto una cosa: vai a vendere tutto

quello che possiedi, e i soldi che ricavi

dalli ai poveri”. Allora avrai un tesoro in

cielo. Poi vieni e seguimi.

Incontra dei pescatori, rozzi e ignoranti,

e dice semplicemente: “Venite con me

ad occuparvi della salvezza degli uomini”

e quelli lo seguono. E ancora oggi ci

sono pescatori di uomini che percorrono

le nostre strade.

Incontra ammalati nel corpo e nello

spirito e li guarisce.

Incontra due amici senza speranza che

lasciano Gerusalemme con la morte nel

cuore. Ad Emmaus si ferma con loro,

spiega loro la Sacra Scrittura, spezza il

pane con loro e li trasforma in intrepidi

apostoli che tornano a Gerusalemme ad

annunziare che Gesù è vivo per sempre.

Incontra ciascuno di noi per darci fiducia

e coraggio nel cammino della vita.

Don Giuseppe


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Nostra

riCordi del passato

Dai Bollettini parrocchiali del tempo.

1951

15 febbraio.

Ferriere - Questa notte, prima dell’una,

col camion dei sigg. Cassinari, sono arrivati,

da S. Stefano, i banchi della nostra

chiesa. Sono riusciti veramente bene:

di forma elegante, leggiadra e perfettamente

intonata con lo stile romanico

dell’edificio.

6 maggio

Visita pastorale di S.E.Rev.ma Mons. Arcivescovo

Coadiutore. Durante la messa

da Lui celebrata ammise alla prima Comunione

alcune bambine. Quindi benedì

ed inaugurò il trono di S. Rita, offerto

dai coniugi Giovanni e Rita Labati. Alle

10,30 consacrò l’altare dell’Immacolata,

donato nel 1928 da Balderacchi Ida. Seguì

la messa solenne con la processione

della B.V. per celebrare la definizione del

Dogma dell’Assunzione. A conclusione,

S.E. si recava ai Folli, dove benediceva

la bella edicola dedicata alla Madonna,

sorta ai margini della nuova strada. E,

di sua iniziativa, concesse l’indulgenza

di 200 giorni a coloro che passando davanti

alla Sacra Immagine diranno Ave

Maria.

1961

Appaltato il penultimo tratto di

strada per lo Zovallo

La mattina del 14 giugno il dott. Antonio

Molinaroli, Presidente della Provincia,

si recava a Selva per consegnare i lavori

per l’apertura del penultimo tratto

di strada che ci dovrà congiungere con

lo Zovallo e poi con S. Stefano d’Ave-

a cura di Paolo Labati

to. I lavori saranno eseguiti dall’impresa

Montebro.

1971

Novello Sacerdote

Cristina Chiusa e Lino Ronda, maestro

nella nostra scuola e che tutti conosciamo

da tempo: questi due giovani sono

diventati Centenaresi a tutti gli effetti

perché, oltre a voler molto bene a Centenaro,

hanno trasferito la residenza nella

nostra Parrocchia. Nel prossimo luglio

però partiranno per il Burundi (Africa)

dove per qualche anno metteranno a disposizione

di quelle popolazioni tutte le

loro energie fisiche, di mente e di cuore;

al loro ritorno in patria si stabiliranno

nella nostra Parrocchia.

Gambaro, il mese di maggio

Devo rivolgere un sincero ringraziamento

per la numerosa e devota partecipazione

al mese di Maggio celebrato

nella nostra cara Chiesetta. La chiusura

31 maggio avvenne poi nella frazione di

Valle dove ogni sera si trovavano nella

casa del sig. Gino Ferrari per la recita in

comune del S. Rosario. E così a conclusione

di tale mese il parroco si è recato a

Valle a celebrare la S. Messa fra la gioia e

l’entusiasmo di tutti. I frazionisti vollero

poi offrire a tutti gli intervenuti un simpatico

rinfresco: grazie a tutti.

Sagra a Selva

E’ un’antica tradizione ricordare a Selva

l’apparizione della Beata vergine a Giovannetta,

avvenuta in Caravaggio il 26

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Nostra

maggio 1432. Ma si può dire che è anche

tradizione la celebrazione di tale ricorrenza

sotto la pioggia.

Anche quest’anno la pioggia, puntuale,

non si è voluta smentire. Ha celebrato la

S. Messa il sacerdote Giambattista Villa di

Piacenza. Don Giambattista ci ha voluto

riservare una lietissima sorpresa. Sulla

sua macchina ha fatto salire don Luigi

Rivalta, quasi novantenne, che fu parroco

a Retorto fra il 1910 e il 1924.

E’ stato un incontro felicissimo e affettuoso

con i suoi “ragazzi”, ormai anch’essi

sessantenni o più. Don Luigi era venuto

a Retorto da Boschi. Si allontanò

dalla Parrocchia nel 1917-18, chiamato a

compiere il suo dovere verso la Patria,

allora in guerra. Nel 1924 don Luigi passò

a Cornolo e nel 1933 scese a Suzzano,

in pianura, nei pressi di Rivergaro ove

rimase fino a pochi mesi fa.

“Grande maestra è la montagna: insegna

il prudente coraggio, sorregge

l’intelligente sforzo al raggiungimento

di altissime mete! Avvicina Dio e

ne rivela come poche altre creature,

la maestà, la bellezza e la provvida

potenza”

Achille Ratti, alpinista e Papa Pio XI

– agosto 1934

Preghiera

Di domenica in domenica, Gesù,

tu percorri con noi la strada di Emmaus.

Ci trovi per strada, delusi,

incapaci di dipanare ....

il senso degli avvenimenti,

sconcertati ed avvolti dalle tenebre.

Tu ti metti in ascolto

delle nostre pene e delle nostre fatiche

e ci fai raccontare ciò che sta accadendo.

Solo allora prendi la parola

e i testi, sulle tue labbra,

acquistano una luce nuova,

diventano fuoco ardente

che accende i nostri cuori

e rischiara la nostra notte.

Tu non elimini lo scandalo

che proviamo davanti alla tua croce,

ma ci fai vedere ciò che conta:

l'amore più forte del peccato,

la vita che sconfigge la morte,

il disegno di Dio che si realizza

al di là di ogni previsione.

Di domenica in domenica, Gesù,

tu ti fermi nella nostra casa,

accetti di essere nostro ospite:

lo fai per donarci ancora una volta

quel Pane che solo può saziarci,

tuo Corpo spezzato

per la nostra salvezza,

così noi possiamo scoprire

di essere destinati a partecipare

come tuoi ospiti

al banchetto della vita, per l'eternità.

Roberto Laurita


L’anniversario della nascita dell’Italia

“Ora che abbiamo fatto l’Italia, dobbiamo

fare gli italiani” è la frase, adesso

abusatissima, che Massimo d’Azeglio

aveva pronunciato dopo la proclamazione

del Regno d’Italia. Se il celebre politico

e letterato fosse ancora vivo, non

so se se la sentirebbe, a centocinquanta

anni da allora, di ritenere che l’evento

si sia realizzato, che lo scopo sia stato

pienamente raggiunto.

Mi sono trovato sovente in Francia il 14

di luglio, in occasione della festa della

Repubblica francese e sempre sono rimasto

colpito dal fervore generale: per

strada e ovunque si espone la bandiera

nazionale, si organizzano rievocazioni

storiche in costume, sfilate, cortei, balli

e fuochi d’artificio, nella consapevolezza

e nell’ orgoglio della comune appartenenza,

che le note della “Marseillaise”

sottolineano.

E mi veniva spontaneo il paragone

con la tiepida atmosfera dell’analoga

celebrazione italiana, il due di giugno

(“Ma, sarà perché la Francia è

una realtà nazionale e statuale da ben

più secoli di noi - mi dicevo - da sentire

con più intensità la ricorrenza…”).

L’altro giorno, però, un amico mi faceva

notare che, da qualche tempo a questa

parte, in ogni manifestazione politica,

culturale, sportiva, al suono dell’Inno

di Mameli tutti i presenti si abbandonano,

la mano sulla sinistra del busto, a

cantare con passione le note di “Fratelli

d’Italia”.

Si, è vero! Che sia finalmente un accesso

di orgoglio, la presa di coscienza di

essere italiani, di costituire una nazione

ontagna

Nostra

unita, fiera della sua esistenza?

O un fenomeno di moda, nato semplicemente

dall’imitazione scimmiesca degli

atteggiamenti, che si vedono alla televisione,

per esempio delle squadre di

rugby estere, o degli atleti stranieri sul

podio alle olimpiadi, o delle riunioni

dei politici statunitensi che, all’attacco

del loro inno nazionale, si irrigidiscono

compunti e, la mano sul petto, ne cantano

le parole con solennità e commozione?

A me viene perfino da pensare che si

tratti della reazione di una parte della

popolazione italiana di fronte alle

reiterate e insistite esibizioni, oggi, di

quell’altra parte che vorrebbe sostituire

l’Inno di Mameli con il “ Va pensiero”,

dal Nabucco di Verdi, che ha la proprietà

di fare platealmente alzare in piedi gli

appartenenti a questa fazione che, cantando,

ovviamente subito pongono con

ostentazione anche essi la mano sul cuore.

Non è un contrasto di natura artistica,

un confronto estetico e poetico, aspetto

sotto il quale Mameli credo esca battuto,

ma è l’atteggiamento di uno schieramento

politico alternativo, di un vero

e proprio rifiuto di “Fratelli d’Italia” per

tutto quello che rappresenta, o vorrebbe

rappresentare, cioè appunto l’unità d’Italia

e degli italiani, in particolare del nord

e del sud. Ossia una nuova causa di divisione,

una di più, l’ultima in ordine di

tempo, perché tanti motivi di disunione

si sono verificati nella nostra storia, molti

dei quali sono tuttora presenti in sottofondo

nella nostra realtà.

A cominciare, appunto, dalla frattura fra

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Nostra

il ricco nord da un lato e il sud e le isole,

depressi, dall’altro, spaccatura mai veramente

sanata, anzi alimentata da quella

persistente disparità di prosperità e di

benessere, che nessun governo mai è riuscito

a ridurre, che fa del nostro Paese

un’economia dualistica, con tutto quello

che ne consegue. Le radici di questa dicotomia

sono storiche, vengono da lontano,

risalgono almeno ai tempi in cui i

Borboni governavano paternalisticamente

le regioni meridionali, di fatto lasciate

all’abbandono, mentre il settentrione

godeva della buona amministrazione

austriaca che, pur odiatissima politicamente

e combattuta, per essere straniera,

costruiva le premesse per il futuro

sviluppo industriale.

Come se non bastasse, ha contribuito ad

approfondire il solco divisorio anche il

banditismo che, nel mezzogiorno, è sorto

come atto di insofferenza e di ribellione

contro le imposizioni necessarie

poste dal nuovo Stato unitario quale, ad

esempio, l’introduzione della leva obbligatoria.

E poi l’esistenza delle varie mafie,

che costituirono e costituiscono, oltre

che un terribile cancro morale e sociale,

una pesantissima remora all’insediamento

imprenditoriale nel mezzogiorno e,

quindi, alla vera crescita economica di

quelle comunità.

Così, lungi dall’unificare quelle preesistenti,

originate dalla frammentazione in

vari staterelli, si sono perpetuate, tra le

due parti d’Italia, situazioni esistenziali

molto diverse, caratterizzate da usi, costumi,

mentalità e concezioni di vita dissimili,

tra loro spesso molto distanti.

Non credo che le guerre di indipendenza,

volute dalle élites intellettuali

e condotte dai piemontesi, per quanto

presentate come fenomeno di popolo,

abbiano interessato nella sua generalità

la popolazione che, per la gran

parte analfabeta e presa da ben più

pressanti urgenze primarie, non poteva

afferrare in tutta la sua valenza questo

sofferto e glorioso processo di unione,

al quale pertanto rimaneva piuttosto

estranea. (“Francia o Spagna, basta

che se magna” si diceva a Napoli..).

E non so fino a quanto questa incomunicabilità

e queste incomprensioni siano

state rimosse in seguito al contatto

obbligato tra gli italiani delle varie regioni

durante le guerre, soprattutto in

quella del “15/18”, e, più recentemente,

al rimescolamento dovuto all’intensa immigrazione

interna, dal sud al nord, in

occasione degli anni del boom economico.

Lo stesso cattolicesimo che, per essere

la religione praticata dalla stragrande

maggioranza degli italiani, per un verso

è stato un grande collante, dall’altro il

“non expedit” con cui Pio IX, dopo la

presa di Porta Pia, ha impedito per anni

la partecipazione dei cattolici alla vita

politica, ha probabilmente ritardato la

concordia e la coesione degli italiani, indipendentemente

da ogni appartenenza

geografica.

Infine la lotta fratricida tra i fascisti e i

suoi avversari politici, partigiani e non,

nella prima metà del secolo scorso, ha

profondamente spaccato in due l’anima

della Nazione, con strascichi forse non

ancora del tutto scomparsi.

Eppure davo ormai per scontata fondamentalmente

la solidità del legame di

fratellanza fra noi italiani anzi, non mi

ponevo neanche lontanamente il dub-


io che non fosse così: come si poteva

non avere questa certezza di fronte,

per esempio, all’entusiasmo dimostrato

dagli italiani, tutti gli italiani, davanti

alla televisione ad applaudire le vittorie

della “Nazionale” ai campionati

mondiali di calcio?! Una sola, immensa

eco, un gigantesco legame a percorrere

e idealmente riunire l’intera Penisola.

Probabilmente dobbiamo molto, ai fini

della reciproca conoscenza, e quindi

della reciproca accettazione, all’opera

omologante del cinema e della televisione,

che da anni propongono a tutti

lo stesso linguaggio e portano ogni

giorno in casa dei “settentrionali” aspet-

ontagna

Nostra

ti di vita dei “meridionali” e viceversa.

Solo che poi qualcuno, con un seguito

preoccupante, si è messo a predicare la

disunione, chiamando in causa la necessità

e l’interesse per il nord di liberarsi

della palla al piede del meridione e di

separarsi.

Sta di fatto che ora non mi sentirei più

così ottimista come Napolitano, il nostro

signorile e correttissimo Presidente della

Repubblica, che afferma di essere orgoglioso

dell’Italia e della sua unità.

Accidenti, sarebbe ora di costruire l’Europa

e gli europei, il grande traguardo

che presuppone ben consolidate le realtà

statuali, in vista addirittura di un

loro futuro superamento, e noi

siamo ancora alle prese con

il problema di retroguardia di

formare gli italiani?!

Sergio Ravoni

La sera del 7 maggio Ferriere

ha onorato il “tricolore”: i bambini

liberano i palloncini verso

il cielo.

Un grazie a chi ha rinnovato l’abbonamento al Bollettino

Un grazie a tutti gli abbonati che ci hanno rinnovato la fiducia. Continueremo

ad inviare il bollettino a tutti sino a fine anno. Con il numero 1 del

2012 sospenderemo l’invio a quelli “non in regola”. Ricordiamo, per chi

desidera, gli estremi del conto intestato alla Parrocchia di San Giovanni

Battista di Ferriere.

Numero Conto corrente postale: 6212788

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ontagna

Nostra

Festa della Repubblica

Nell’ultimo periodo si è accesa una

speranza: l’orgoglio di essere italiani

forse sta per risvegliarsi e finalmente

si torna ad essere un popolo! Sono

orgogliosa di appartenere ad un Paese

che festeggia i 65 anni di storia repubblicana

ed i 150 della sua unità. Sono

orgogliosa di sentirmi italiana quanto

un isolano e mi spiace che un alto atesino

non riesca ad esserlo altrettanto.

E’ bello avere la stessa lingua, la stessa

bandiera e comprenderci. C’è tanto da

fare, ma sono grata a chi ha lottato e

combattuto (in ogni schieramento) per

lasciarci un’Italia migliore e una storia

dalla quale trarre insegnamenti. Fiera

di essere italiana e sconcertata da come

quest’eredità ricevuta sia qualcosa ormai

di scontato, addirittura trascurato.

L’Italia, piccola com’è, è un paese nel

quale le differenze di territorio, paesaggistiche,

ambientali, colturali e culturali

sono talmente varie da farne un unico

meraviglioso “grande paese” nel quale

ogni peculiarità s’incontra e supporta.

Questa è l’unica vera, grande ricchezza

dell’Italia. La lunga sequenza di coste

che delimitano il paese ha fatto sì che

fossimo da sempre un popolo di marinai;

sì, che salpavano per ovunque e

sbarcavano da ovunque. La nostra italianità

è questo da sempre: un ibrido

impossibile da negare e che personalmente

non mi disturba, anzi. Lo si era

scordato, forse ce lo stiamo pian piano

ricordando, ma c’è tanto altro lavoro da

fare e in fretta, perché i giovani vogliono

risposte. Loro non sono ipocriti e non

sono più disposti a fingere una serenità

non vivono, né possono vivere di ricordi

che non hanno. Ricordi che già chi ha la

mia età non può avere se non come racconti

di generazioni precedenti. I ragazzi

conoscono solo quel che vedono, vivono

con l’aria che respirano, guardano e

riflettono. Non meravigliamoci si siano

dati appuntamento in piazza, alla Puerta

del Sol a Madrid, aspettiamoci invece si

diano appuntamento anche in qualche

piazza della nostra bella Italia e, quando

questo accadrà, non lasciamoli soli. Loro

hanno una visione della realtà scevra da

schieramenti, libera da abitudini e paure.

Loro hanno una grande forza: non sono

ricattabili. Fino alla mia generazione si

è potuto vivere con illusioni di pulizia

e lealtà per gesti compiuti da altri prima

di noi che, poco o tanto, possiamo

dire di aver conosciuto. Loro no, conoscono

solo generazioni che hanno semplicemente

goduto (e spesso approfittato)

delle condizioni trovate. Non hanno

avuto grandi esempi da seguire ed è

quindi lecita questa rivolta, questa rivoluzione

pacifica che si risveglia ovunque

dando voce a chiunque abbia coscienza.

Indigniamoci assieme ai nostri giovani,

se siamo buoni cittadini e buoni genitori.

E’ forse l’unico modo legittimo per dimostrare

dignità, amore e rispetto anche

al nostro paese. Auguri Italia!

Paola Carbone

Festa della Pubblica Assistenza - Croce Azzurra

Ferriere: Sabato 6 - Domenica 7 agosto 2011


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Nostra

Enrico Gallini l’ultimo erede dei “picasàss”

Chi pratica poco le

nostre montagne,

non dovrebbe perdere

l’occasione di visitare

un grazioso paesello,

unico al mondo

anche per il rappresentativo

toponimo,

Mangiarosto.

Mangiarosto è un piccolo

gruppo di case

che si affacciano sul

torrente Lavaiana.

I nostri occhi hanno

bisogno di arrivare in

questo luogo incantato,

e ammirare opere

uniche in tutta la provincia

di Piacenza, costruzioni in pietra

arenaria tutte eseguite esclusivamente

a mano. Le squadrature pregevoli delle

pietre e i segni dello scalpello lasciati da

un’unica mano, sapiente, rasentano l’accuratezza

di una macchina che non può

sicuramente eguagliare la raffinatezza

ed il gusto di un maestro.

La mano in questione è di Leandro

Gallini, il “picasàss” per eccellenza, che

ha tra l’altro messo la firma a numerosi

caminetti e campanili modellati dal

suo irrepetibile stile a suon di martello

e scalpello, ancora oggi vantati in case

e chiese a distanza di oltre centocinquant’anni

dalla loro creazione.

Leandro Gallini, artigiano originario di

Montesanto di Ponte dell’Olio ma arrivato

in alta val Nure, ebbe numerosi figli

tutti emigrati in America, tranne Domenico,

nonno di Enrico, ultimo testimone

a Mangiarosto di questa nobile arte tramandata

dal patriarca dei Gallini.

Enrico, secondogenito, nacque a Man-

Il cartello di Benvenuto a Mangiarosto,

realizzato completamente da Enrico Gallini

(nella foto a sinistra) ed il genero

Bruno.

giarosto da Giacomo (nipote di Leandro),

e da Anna Guglieri il 15 marzo

1941, una famiglia di contadini dediti

alla cura dei campi e con qualche bestia

da accudire come tutte le famiglie della

montagna appenninica di quei tempi.

Già da ragazzo, il piccolo Enrico si dimostrò

portato per l’inventiva e per i lavori

manuali che si distinguono per l’accuratezza

e la precisione.

In età infantile, ad esempio, si costruì

tutto da solo, con materiale di recupero,

un fucile perfettamente funzionante con

la canna esattamente forgiata della misura

delle cartucce da caccia, e sparava

davvero! Enrico, bambino già ecclettico,

racconta con il sorriso sulle labbra i ricordi

dei suoi giochi infantili: “mi piaceva

giocare a fare il cacciatore”, spiega,

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ontagna

Nostra

“con mio fratello Domenico ed il cugino

Carlo Cavanna: il primo s’immedesimava

in una lepre, mentre il secondo in un

cane”. Enrico naturalmente era il predatore

armato del suo archibugio; un gioco

pericoloso che fortunatamente è possibile

raccontare oggi con aspetti anche

comici.

Il piccolo Enrico, dovette rimboccarsi

molto presto le maniche quando, all’età

di undici anni perse il padre, e inevitabilmente

divenne presto maturo, con giganti

responsabilità sulle spalle: aiutare

la madre Anna, mamma da poco di una

bimba di pochi mesi, Maria, ed accudire

gli altri fratelli Domenico, prima citato, e

Giovanna.

A quei tempi, il pensiero principale di

Enrico era il sostentamento della famiglia,

che nelle realtà montane nel primo

dopoguerra, rappresentava tanta sofferenza

e fatica.

All’età di sedici anni arrivò una grande

svolta nella sua vita poiché decise, con

L'Oratorio di Mangiarosto allo stato attuale,

dopo l'opera di ristrutturazione

compiuta da Enrico Gallini

un amico di “Casetta” (piccolo paese

poco distante da Mangiarosto), di trasferirsi

in Francia come tantissimi altri della

zona fecero già in precedenza. Inizialmente

doveva essere una breve trasferta,

ma in realtà Enrico trovò subito un’occupazione

a Parigi in un laboratorio per la

lavorazione del ferro battuto, dove mise

in pratica da subito il suo “Estro - Gallini”

plasmando pregevoli cancellate e

preziose sculture in ferro. La sua famiglia

a Mangiarosto gli mancava, ma nello

stesso tempo, aveva un lavoro stabile:

aspettò diverso tempo prima di ritornare

tra le braccia di sua madre Anna che lo

aspettava ansiosamente; ogni anno egli

attendeva le ferie estive per ritornare

nella sua val Nure a ricaricare le batterie

e incontrare i vecchi amici.

La seconda importante svolta della vita

di Enrico, arrivò in ambito lavorativo.

Dopo aver lavorato per anni il ferro, decise

di intraprendere l’attività di edile,

come capocantiere, con il cugino Piero

Roffi, dove poté dimostrare la sua vera

indole, fissata a fuoco nel DNA, dal bisnonno

Leandro.

Enrico in poco tempo poté comprovare

l’innata qualità artigiana con il martello

e scalpello, soprattutto quando cominciò

a dedicare le proprie ferie estive alla

ristrutturazione dell’Oratorio di Mangiarosto,

della casa del bisnonno e di altre

costruzioni del paesello.

L’Oratorio, risalente al XVIII secolo, è

intitolato a San Girolamo Emiliani ed è

proprietà della parrocchia di Groppallo;


ancora oggi, nell’ultima domenica di luglio,

si festeggia la consueta festa paesana,

celebrando lì la Santa Messa .

Enrico, aiutato da altri compaesani, si

mise in testa, pochi anni fa, di rinnovare

l’aspetto del sacello che cominciava ad

accusare i segni del tempo. Come un direttore

d’orchestra, diresse una sinfonia

a colpi di cazzuola, cemento e gesso che

nell’arco di poche settimane riportò allo

splendore questa struttura facente parte

dei diciotto oratori della parrocchia di

Groppallo (alcuni sono oggi purtroppo

scomparsi a causa dell’incuria).

Le ferie a Mangiarosto non sono mai

state dedicate al “far niente” ed Enrico

cominciò a guardare con occhi diversi

anche la casa dell’avo Leandro, adibita a

quei tempi a magazzino e pollaio in un

evidente stato di rovina.

Da quelle rotonde finestre, scolpite a

mano, s’intravedevano gli interni della

casa, con le colonne cesellate su ogni

piano, i muri che sembravano disegnati

a mano, ma soprattutto spiccava un

caminetto al pianterreno che portava la

firma del bisnonno: una vera e propria

opera d’arte.

Dopo diverse vicissitudini, Enrico riuscì

ontagna

Nostra

Enrico con il trattore, intento a portare

dei blocchi di arenaria per essere scolpiti.

a far diventare sua a tutti gli effetti la

casa del suo progenitore e da quel momento

divenne il suo chiodo fisso: egli

doveva riportare alla luce quel monumento

d’arte scultorea: cominciò così a

interessarsi a Leandro in maniera quasi

ossessiva e carpirne i suoi segreti, intervistando

soprattutto gli anziani, veri tesori

delle memorie paesane. L’opera finita

non portò alcuna modifica alla struttura,

ma innanzitutto la rafforzò esaltandone

l’anima. Enrico ha voluto onorare Leandro

lasciando le cose come le aveva abbandonate

lui e ne sono tutti certi che

se il bisnonno potesse vedere il lavoro,

sarebbe orgoglioso del suo pronipote.

Enrico è a tutti gli effetti, l’erede diretto

di Leandro in materia di lavorazione

della pietra e di costruzioni edili, quindi

l’ultimo dei veri taglia pietra, piacentini.

Oltre che artigiano, Enrico è un grande

padre dell’unica figlia Veronique che lo

definisce un genitore sempre presente

che le ha trasmesso l’amore per la libertà,

il rispetto per gli altri e per la natura.

E’ un grande lavoratore, sempre con il

sorriso sulle labbra, costantemente pronto

ad aiutare gli altri, lontano dai pettegolezzi.

Mangiarosto è un paese che si ravviva

in estate, e l’invito personale è quello di

andare a visitare le opere d’arte di Leandro

e del suo erede Enrico, sempre disponibile

a fare due chiacchere con tutti

quelli che passano di lì.

Claudio Gallini

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ontagna

Nostra

radio libera Spazio Dei lettoRi

Orazione

della benedetta santa quaresima

È lunga quarantasei giorni

Ha digiunato Nostro Signore,

posso digiunare anch’io

Signore fa cosa che possa fare io.

San Giovanni mi prende per un braccio

San Pietro per un dito

uno mi porge all’inferno

l’altro al paradiso.

Il paradiso è bello e glorioso

L’inferno è brutto e spaventoso

quella povera anima che ci vive

ha cinquecento scalini per arrivare in fondo.

Quando è in fondo non trova niente di valore

solo fuoco, fiamme e dolore.

Anima benedetta sei stata troppo a pensare

non hai fatto ne elemosina ne carità

Se avessi detto l’orazione

della benedetta santa quaresima

in fondo di quarantasei giorni

avresti liberato un’anima dal purgatorio

Dilla e falla dire e in fondo a quarantasei giorni

verresti a godere qui anche tu.

Diremmu l’orazion

da benedetta santa quaresima

Le lunga quarantasei dì

L’ha dezunau Nostru Signu

possu dezuna ancha mi

Signu fa cosa che possa fa mi

San Giuane me ciappa pé in brazzu

San Pietru pin diu

un me porze all’infernu

e l’atru au paradisu

U paradisu l’è belu e gluriusu

L’infernu l’è brutu e spaventusu

qulla pora anima che ghe va

ha gha cinquezentu scare per arria in fundu.

Quando u lè in fundu a ne troa gninte de valure

sulu fùghu, fiamme e spiand’ura.

Anima benedetta te stà troppu a pensà

né thè fattù ne elemosina ne carità

Stessi dittu l’orazion

da benedetta santa quaresima

taressi liberau in anima dau purgatoriu

Dilla e falla dì e in cau de quarantasei dì

ti vigneressi a gode chi anca ti.

Cantilena della quaresima che la signora Maria Carmela Laneri ved. Peroni (nativa di

Ascona e mamma del nostro collaboratore Giancarlo Peroni di Torrio) di anni 85 si

ricorda bene a memoria.


A Perotti il primo Albergo Diffuso

“Casa delle favole”

L

’Albergo Diffuso è una proposta

ospitale italiana, concepita

negli anni ’80 in Friuli e

messa a punto come modello

di ospitalità originale negli anni

’90 in Sardegna e in altre regioni

del nostro paese.

In sintesi si tratta di una proposta

concepita per offrire agli

ospiti l’esperienza di vita di un

centro storico di un paese, potendo

contare su tutti i servizi

alberghieri, cioè su accoglienza,

assistenza, ristorazione, spazi e

servizi comuni per gli ospiti, alloggiando

in case e camere che distano non

oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo

diffuso: lo stabile nel quale sono situati

la reception, gli ambienti comuni, l’area

ristoro. Ma l’Albergo Diffuso è anche un

modello di sviluppo del territorio che

non crea impatto ambientale. Per dare

vita ad un Albergo Diffuso infatti non

è necessario costruire niente, dato che

ci si limita a recuperare/ristrutturare e

ontagna

Nostra

La famiglia Mainardi.

(foto Cesare Zilocchi)

a mettere in rete quello che esiste già.

L’idea, la progettazione, la realizzazione

e la proprietà è della famiglia Mainardi

(i geometri Giampaolo ed il figlio Alessandro).

Perchè Casa delle favole:

Ci si è voluti richiamare alle favole di

Esopo dando il nome di un animale ad

ogni fabbricato restaurato e recuperato

. Abbiano così la “Cà du farchètt”

(Casa del falco) adibita

a reception, sala colazione e

ristorazione, che accoglierà

chi vuole praticare un turismo

ambientale, rurale e storico

e lo accompagnerà a conoscere

l’Alta Valle del Nure. Gli

altri edifici, Cà du Tass (Casa

del tasso), Cà da Surgna (Casa

dello scoiattolo), Cà da vurp

(Casa della Volpe), Cà da levra

(casa della lepre), Cà du

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ontagna

Nostra

luv (Casa del lupo), Cà da bellura (Casa

della donnola), Cà da rondanèina (casa

della rondine), Cà du fuien (casa della

faina) saranno adibiti a camere ed appartamenti

per un totale di 35 posti letto.

Gli appartamenti saranno tutti con uso

cucina e se pur ricavati in vecchi edifici

esistenti nei quali si è rispettato l’impianto

originario e si sono utilizzati i

materiali autoctoni per il loro recupero,

saranno dotati di ogni confort.

Servizi Albergo Diffuso

Il servizio comprende la pulizia giornaliera

dell’alloggio ed il cambio della

biancheria della camera e del bagno due

volte a settimana, spese di luce, acqua

e riscaldamento, kit cortesia da bagno. Il

soggiorno comprende la prima colazione

giornaliera a buffet.

Le case

L’ albergo, intorno alla reception, riunisce

le casette come in un paese in

miniatura, dove la privacy è garantita

dall’intimità del proprio appartamento e

le relazioni umane sono assicurate dalla

possibilità di incontrare il “vicino di

casa” per scambiare un saluto, una stretta

di mano, un sorriso o per programmare

un’esperienza da vivere insieme.

Ogni spazio, anche minimo, acquista un

significato e una funzione: dall’orto botanico,

alla mini palestra, alla sala degli

incontri, ai giardinetti inseriti in piccoli

fazzoletti di terra, sostenuti da muretti

in pietra, alla spiaggetta sistemata lungo

il corso del Nure, con la possibilità di

immergersi in acque limpide e di curare

l’abbronzatura sotto i raggi caldi del

sole mitigati dalla carezza della brezza di

montagna. Nel passaggio da una casetta

all’altra, su stradine ancora acciottolate,

sembra di vivere la magia di una storia

passata quando il contadino ascoltava

i rumori per organizzare gli interventi

necessari a difendere i vitelli dai lupi, le

uova del pollaio dalla faina, o anche per

cogliere i primi garriti delle rondini annuncio

di primavera.

All’interno dei mini - appartamenti, arredati

con gusto nel rispetto “delle vestigia

degli antichi padri” e nell’offerta delle

comodità per un periodo di vacanza rilassante,

sono stati conservati segni delle

antiche costruzioni.

I “ciapon” (lastre di pietra sul pavimento)

e i muri con le pietre a vista, così

come la dimensione delle finestre, s’intonano

con le suppellettili moderne e

con servizi igienici dei bagni offrendo

un armonioso accostamento fra passato

e presente.

Cuore di tutto l’albergo, la casa del Falco,

accoglie il visitatore che dopo aver

lasciato l’auto nell’ampio parcheggio in-


ghiaiato vicino al torrente Nure, percorre

una scaletta esterna e si trova nella piazzetta

principale del borgo.

La casa del falco, struttura interamente in

pietra recentemente ristrutturata composta

da tre piani, era l’antica osteria del

paese, quando i mulattieri vi facevano

l’ultima sosta prima di arrivare a Ferriere

e consegnare i loro carichi.

Comprende al piano terra la reception

che funge pure da sala tv, sala lettura

e sala bar con banco di somministrazione

ricavato dal maestro ebanista Birocci

Cristian di Gambaro da antiche assi di

rovere recuperate durante il rifacimento

del tetto. Un’antica cassapanca contadina

in legno di pero risalente alla metà

del settecento completa l’arredamento

del locale.

Per informazioni:

0523 922849 - 3387878158 - www.casadellefavole.com

In data 11 settembre 2010,

durante una passeggiata alle

Groppe di Selva, si è smarrito

Otto, di Valentino Alberoni,

del Castello di Gambaro. Nonostante

le ricerche, non se

ne sono più avute notizie. Il

cane è di taglia medio grande

(tipo Labrador), con testa

e muso simili a quelli di un

San Bernardo. E’ dotato di

microchip. Una ricompensa

per chi collabora al ritrovamento,

vivo o morto.

Tel. 335 6912581

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

La Parrocchia di

Ferriere al Santuario

“Madonna del San-

gue” in Val Vigezzo

Vive congratulazioni

a Cavanna Celestina e Bergonzi

Celeste hanno festeggiato il

50° di matrimonio attorniati dai

figli, nuore e nipoti nella chiesa

di Recesio di Bettola


2011: anno degli Scambi Culturali Italia- Russia.

ontagna

Nostra

L’attività a Casa Montagna per il corrente anno

E

’ una consuetudine

a Casa

Montagna conoscere,approfondire,

scambiare

reciproche culture.

E' dal 1996

che i Russi partecipano

al Festival

internazionale

dei Giovani.

In questi ultimi

10 anni, a Ferriere

sono giunti

oltre 3500 giovani

provenienti

da ogni parte del

suo grande territorio

che somma 57 volte l'Italia.

I giovani Russi, accompagnati da valenti

Maestri ci hanno fatto scoprire la Russia

intera e hanno immortalato con stupende

pitture e fotografie ogni angolo del

nostro territorio e dell'Italia che amano

profondamente per aver imparato a conoscerla

dai loro testi scolastici. Amano

i nostri grandi architetti che realizzarono

le più belle opere che si possono ammirare

a S. Pietroburgo, a Mosca ed in tante

altre città.

Quest'anno, per loro, sarà ancora più

bello perchè coincide con l'Anniversario

dei nostri 150 anni di Unità Nazionale e

dunque un'occasione per conoscere ancor

più la nostra Storia.

Con loro, altri 40 Gruppi provenienti

da 17 Nazioni del

Mondo motivati a

partecipare con il

solito entusiasmo

e preparati per approfondire

i legami

che uniscono

le loro storie alla

nostra e che documenteranno

con disegni,

foto e scritti

di ogni genere.

Nella lista dei compiti,

condivisa da

tutti, figura anche

la realizzazione di

una grande tela che

riporterà queste testimonianze

e con le quali realizzeremo

la scenografia in occasione dei nostri

spettacoli.

Quest'anno, non secondaria, sarà la partecipazione

dell'Orchestra columbiana

"Batuta" che giungerà da noi con 65 musicisti,

veri talenti che presenteranno un

programma misto fra musiche classiche,

folcloriche ed internazionali.

L'accordo è venuto grazie a Liliana Velasquez,

una Giornalista Columbiana

sposata con un italiano e che da anni

vive a Fiorenzula e passa parte delle sue

vacanze a Centenaro ospite dei parenti.

Maestro di Sport Carlo Devoti, Casa Montagna

Valnure di Ferriere

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ontagna

Nostra

Calendario Festival Internazionale dei Giovani 2011

1° Turno - dall’11 giugno al 24 giugno

ROMANIA - Colegiul Technic Napoca di Cluj Napoca

ROMANIA - Gruppo Folklorico Liceo “Lucian Blaga” di Cluj Napoca

ROMANIA - “Unirea Foresti” Associazione Sportiva Hayashi Activ Comune di Floresti di Cluj Napoca

ROMANIA - Facoltà di Cultura Fisica, Università di Cluj Napoca

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

RUSSIA - Gruppo Folklorico Katalik della Regione Yacutia ( Siberia)

ITALIA - Gruppo Judo Tamashi ryu ju jitsu di Genova

INDIA - Gruppo “Rang Puhar” di Mumbay

ALGERIA- Squadra Nazionale Juniores femminile

2° Turno - dall’25 giugno all’8 luglio

TURCHIA - Gruppo Pamukkale Egitim Vakfi Ozel Pev Okullari / Denizli

TURCHIA – Altuizade Hafize Ozal Uskudar di Istanbul

SLOVACCHIA - Scuola d’arte Umelcka Skola di Levoca

ROMANIA - Colegiul Technic Napoca di Cluj Napoca

UCRAINA - Gruppo Musicale “Terra Nativa” di Leopoli

RUSSIA - Creative Collective Topolek Pavloskaya-Krasnodar Region

RUSSIA – Gruppo folclorico Deti- Gor della Ossetia del Nord

POLONIA – Gruppo Sportivo della Parrocchia di Santa Edwige, Cracovia

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

RUSSIA – Complesso della Danza Popolare Russa « Glubinka » della città di Irkutsk

3° Turno - dall’9 luglio al 22 luglio

RUSSIA - Gruppo Folklorico di Krasnosnamensk

RUSSIA – School of Art, Villane of Vyselki

RUSSIA - Creative Collective Topolek Pavloskaya-Krasnodar Region

ROMANIA - Scuola " Colegiul Technic Napoca ” di Cluj Napoca

CEKIA – “Decka z Buchlovic” di Buchlovice

LITUANIA – Student Liceum Kaunas

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

TURCHIA – Hedise Evyap Ilkogretim Okulu(Kocaeli)

GEORGIA - Gruppo Kavkasioni di Tbilisi

FILIPPINE –Cordero Academy Concepcion- Batangas Filippine

ROMANIA- Gruppo folk “Le Perle di Cucuieti” - Bacau Region

4° Turno - dall’23 luglio al 5 agosto

TAIWAN- Taiwan Dance Troupe- Taipei

BULGARIA - Group Spiritual Mirror From Sofia

TURCHIA - Group Mustafa Kiris Ilkogretim Okulu / Aydin

UNGHERIA - Gruppo Artistico E Folklorico della Scuola di Martonvasar

RUSSIA – School of Art, Villane of Vyselki, Krasnodar

RUSSIA – Coro di Omsk


ontagna

Nostra

RUSSIA - Gruppo Folklorico Katalik della Regione Yakutia( Siberia)

TAIWAN - Gruppo Folklorico “New Taipei City Municipal Ensamble”

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

5° Turno - dal 6 agosto al 19 agosto

UCRAINA - Ukrainan Folk Dance Ensemble Happy Childhood di Dneperpetrovsk

ROMANIA - Uniunea Ucrainenilor Din Romania Tinutul Bucovina Di Siret

ROMANIA – Foundatia “Orfani” di BacauRUSSIA – Children School of Arts of Krymska, Krasnodar

ROMANIA - Gruppo Artistico Arlechino Di Cluj Napoca

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

5° Turno - dal 20 agosto al 2 settembre

COLOMBIA - Fundacion Nacional Batuta Di Bogotà

ITALIA - Conservatorio F.A. Bonporti Di Trento

ALGERIA – Association Culturelle Espoires des Jeunes des la Wilaya de Boumerdes

ITALIA - Gruppo Tiro Con L’arco Di Solaro, Milano

UCRAINA - Ukrainan Folk Dance Ensemble Happy Childhood di Dneperpetrovsk

Anche per le piccole Marta e Margerita Baldini di Marco e Micaela Plucani momenti di ammirazione

per i giovani indiani e russi ospiti a Casa Montagna.

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ontagna

Nostra

In Alta Valnure il cantamaggio arriva in corriera

Una Alta Valnure vestita con i colori più belli dell’anno, di un verde intenso delle

piante e dei prati costellati da una miriade di fiori ha fatto da coreografia al gruppo

dei canta maggio, che anche quest’anno ha scelto la

corriera per raggiungere le diverse frazioni del territorio

interessate alla manifestazione. Una sosta “particolare”

è stata effettuata a Pertuso, dove anche in questa

occasione la disponibilità della frazione è stata totale:

buffet a base di risotto con “spinaroli” (pregiati funghi

primaverili), farinata, salumi, torte di patate, di verdure

e torte dolci offerte gratuitamente a tutti i presenti.


ontagna

Nostra

Sempre nella stessa frazione i “canta

maggio” hanno dedicato alcune

canzoni ad Armando Testa e Paolo

Barbieri (presidente della Pubblica

Assistenza di Ferriere) che proprio

quel giorno festeggiavano il compleanno.

Una maxi torta offerta a tutti

come segno di amicizia. Il gruppo

era partito di buon mattino dal capoluogo

e dopo aver sostato a Canadello, Rompeggio, Pertuso, Valle, Selva e Gambaro

è ritornato alla partenza per chiudere in allegria la “faticosa” giornata. Paolo

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ontagna

Nostra

Scomparso a Nogent sur Marne l’on. Roland Nungesser

Sindaco della città francese per il gemellaggio con l’alta Valnure

Con un manifesto alla cittadinanza

francese l’attuale Sindaco di Nogent

sur Marne Jacques Martin ha informato

la comunità della scomparsa di Roland

Nungesser, “Commandeur de la Légion

d'Honneur, Ancien Ministre, Maire honoraire

de la Ville de Nogent sur Marne,

Député gaulliste de 1958 à 1997”.

Queste le cariche ricoperte:

Segretario di Stato per l'edilizia residenziale

dall’8 Gennaio 1966 al 1 ° aprile

1967, Segretario di Stato per l'Economia

e delle Finanze per gli affari internazionali

dal 6 aprile 1967 al 31 maggio 1968,

Ministro della Gioventù e dello Sport dal

31 maggio al 10 luglio 1968, Presidente

del Consiglio provinciale di Parigi nel

1963-1964, Sindaco di Nogent-sur-Marne

1959-1995, Presidente del Consiglio Generale

della Val de Marne 1970-1976.

Inoltre è stato anche commissario generale

di « International Boat Show di

Parigi ».

Per la comunità dell’alta Valnure (Comuni

di Ferriere, Farini e Bettola), Roland

Nungesser è stato il grande Sindaco di

Nogent, la città alla

periferia nord est di

Parigi che annovera

tanti emigrati dei

citati comuni. E proprio

nelle funzioni

di primo cittadino,

di “Maire” è stato

uno dei fautori del

gemellaggio italo

francese.

Per la prima volta in Valnure

Era il primo settembre 1982, quando

l’On. Nungesser, accettando l’invito di

“suoi concittadini”, figli dell’alta Valnure,

come i fratelli Cesare e Agostino

Balderacchi, Giovanni e Valentino Draghi

e tanti altri è arrivato a Ferriere e ha

incontrato nel salone parrocchiale tanti

emigrati. Diversi i temi trattati in quell’incontro,

non ultimo l’opportunità reciproca

di stringere rapporti di amicizia fra

le comunità italiane e quella francese

mediante un gemellaggio. Infatti il 5 e 6

febbraio 1983, una delegazione dell’alta

Valnure, accompaganta dai sindaci

del tempo Giuseppe Caldini (Ferriere),

Gianfranco Squeri (Farini) e Piero Perani

(Bettola) si svolse la cerimonia ufficiale

nel comune francese alla presenza anceh

dell’ambasciatore italiano a Parigi

Gardini.

I gesti di reciproca amicizia si rinnovarono

nel tempo, sia nei nostri comuni, sia

a Nogent.

Nelle sue visite in Italia, il sindaco francese

ha avuto modo di conoscere l’ambiente

di vita italiano

dei nostri italiani –

suoi concittadini - per

i quali ha sempre avuto

grande rispetto e

grande stima.

La comunità di Nogent

ha reso un solenne

e ufficiale omaggio

al «grande Sindaco»

nella piazza antistante

il Municipio e con

una cerimonia religiosa

nella vicina chiesa


Rizzi Renato

Cordoglio in tutta la Valnure per l’improvvisa scomparsa

di Renato Rizzi, noto elettrauto di Pontedell’Olio.

Da oltre 50 anni era in attività a servizio

delle esigenze della vasta clientela che considerava

Renato un insostituibile punto di riferimento professionale.

Per noi era un amico, un affezionato lettore

della nostra rivista che sosteneva finanziariamente

con la consueta pubblicità. Chi scrive ha conosciuto

l’affermato imprenditore come un uomo di grande

spessore, una persona onesta, intelligente e amico che

sapeva inerpretare le esigenze sociali e pubbliche, un

“uomo” con il quale gli accordi si facevano con una

stretta di mano, un uomo la cui parola valeva di più

di qualunque scrittura. Grazie Renato per l’esempio

di vita che ci hai lasciato.

Paradisi Santina ved. Solenghi di anni 87

Era una nostra affezionata villeggiante per tanti anni

ospite in parrocchia. Santina sposa - vedova - mamma

- nonna, per chi ha avuto la fortuna di averla accanto

o di conoscerla con certezza ha detto: “questa è

una santa”, e il cognome Paradisi è l’augurio che con

i suoi cari che l’hanno preceduta sarà in Paradiso.

ontagna

Nostra

Barcella Anna Maria in Pellegri di anni 76

La comunità di Folli ha appreso con dolore la

morte a Cremona di Anna Maria. Ogni anno arrivava

puntuale con l’affezionato marito Renzo

per le ferie estive. Da tutti benvoluta e stimata,

non lasciava trasparire le sofferenze del suo cuore,

non ultima quella per suo cognato Ramon

che le è spirato in casa lo scorso anno appena

arrivato dalla Francia in gravi condizioni, ma

desideroso di arrivare a Folli. Dio li avrà con sè.

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28

ontagna

Nostra

Oggi devo fermarmi a casa tua

Oggi c’è bisogno di persone capaci

di andare controcorrente per costruire

“una società degna dell’uomo”,

ha detto il Papa a Venezia lo scorso 8

maggio. Riferendosi al brano del Vangelo

di Luca dove si narra l’incontro di

Gesù con Zaccheo, Benedetto XVI ha

rimarcato come nell’accogliere Cristo

Risorto si trovi la pienezza di vita e di

felicità. Infatti l’autentica realizzazione

dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano

nel potere, nel successo, nel denaro,

ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo

ci fa conoscere e ci rende vicino. E’ questa

l’esperienza di Zaccheo. Egli, secondo

la mentalità corrente, ha tutto: potere

e denaro. Può dirsi un “uomo arrivato”:

ha fatto carriera, ha raggiunto ciò che

voleva e potrebbe dire, come il ricco

stolto della parabola evangelica, “anima

mia hai a disposizione molti beni, per

molti anni, riposati, mangia, bevi e divertiti”.

(Lc.12,19)

Per questo il suo desiderio di vedere

Gesù è sorprendente. Che cosa lo spinge

a ricercare l’incontro con Lui? Zaccheo si

rende conto che quanto possiede non

gli basta, sente il desiderio di andare ol-

Ferriere

tre. Ed ecco che Gesù, il profeta di Nazaret,

passa da Gerico, la sua città. Di

Lui gli è giunta l’eco di alcune parole

inconsuete: beati i poveri, i miti, gli afflitti,

gli affamati di giustizia. Parole per

lui strane, ma forse proprio per questo

affascinanti e nuove. Vuol vedere questo

Gesù. Ma Zaccheo, seppure ricco e potente,

è piccolo di statura. Perciò corre

avanti, sale su un albero, un sicomoro.

Non gli importa di esporsi al ridicolo: ha

trovato un modo per rendere possibile

l’incontro. E Gesù arriva, alza lo sguardo

verso di lui, lo chiama per nome: “Zaccheo,

scendi subito, perchè oggi devo

fermarmi a casa tua” (Lc.19,5).

Nulla è impossibile a Dio! Questo incontro

scaturisce per Zaccheo una vita nuova:

accoglie Gesù con gioia scoprendo

finalmente la realtà che può riempire veramente

e pienamente la sua vita.

Ha toccato con mano la salvezza, ormai

non è più quello di prima e come segno

di conversione si impegna a donare

metà dei suoi beni ai poveri e a restituire

il quadruplo a chi aveva derubato. Ha

trovato il vero tesoro, perchè il Tesoro,

che è Gesù, ha trovato lui!

Rispettando le “buone tradizioni”

domenica 2 maggio Ferriere

ha celebrato le “Rogazioni”

con la benedizione e distribuzione

delle croci (realizzate da

Antonio Draghi) da mettere nei

nostri campi e orti.


Folli in festa per il compleanno di Gioia

ontagna

Nostra

Gioia Mocellin ha compiuto lo scorso 28 maggio 2011 cinque anni. Per la ricorrenza

ha radunato a Folli i suoi amici per un pomeriggio di festa, di giochi e di

merenda. Fra loro i cuginetti, gemelli Nicolas e Jacopo.

Battesimo di Annalisa

Bergonzi

di Francesco e Isabella

Garatti. Testimoni:

Leonardo

Garatti e Marianora

Bergonzi. Ha celebrato

Monsignor

Pero Bracchi nella

chiesa di S. Francesco

a Piacenza il

2 giugno 2011

29


30

ontagna

Nostra

Ferdinando Bergonzi e Liliana con i figli

Riccardo ed Alessandro.

Angelo Melfa e la moglie mostrano orgogliosi

la nipotina.

Laura Lanfranchi ha superato il

primo esame di Danza Classica

con il massimo dei voti.

Fulvo Pontello e Sara mostrano orgogliosi

la piccola Chiara.

Eugenio Quartieri e Stefania con la

loro piccola Francesca.

Quattro generazioni in uno scatto: Giovanna

Bazzini, Marilena Perini, Valentina Labati

e Martina Bocciarelli.


ontagna

Nostra

La pioggia non ferma l’entusiasmo dei pescatori

Una giornata piovosa, una di quelle

che hanno contraddistinto la “bagnata”

primavera, non ha fermato l’entusiasmo

dei partecipanti alla seconda

festa del pescatore, organizzata dalla società

pesca sportiva Comune di Ferriere

per la giornata di domenica 16 maggio

scorso. In diversi, anche se non in tantissimi,

si sono dati appuntamento nel

capoluogo per trascorrere nelle abbondanti

acque del Nure, dal capoluogo a

Folli, alcune ore di sfida a colpi di esca.

Lo sforzo dei volontari della neonata associazione

ha senz’altro perseguito alcuni

degli scopi prefissi: far conoscere

un tratto di torrente, percorribile senza

difficoltà, a portata di tutti, incrementare

il patrimonio ittico che a seguito dell’immissione

in acqua delle trote nei giorni

precedenti la festa è ora in dote al fiume

medesimo e incentivare, attraverso l’incubatoio

di Canadello, gestito dalla società

medesima con l’aiuto e la costante

visione in loco del proprietario Piero

Bergonzi, la semina di trote perfettamente

“adatte” all’ambiente di montagna.

Il presidente della società Sergio Lanfranchi,

coadiuvato dagli altri giovani

soci, ha seguito ogni fase dell’organizzazione

perché avesse successo una

delle manifestazioni che possiede grandi

potenzialità per lo sviluppo turistico

del territorio. Ne è cosciente di ciò anche

l’amministrazione comunale che sta

investendo risorse e impegno perché

il settore cresca a tutto vantaggio degli

sportivi che scelgono l’alta Valnure per

le loro uscite e per le loro ferie.

Ha presenziato in loco per tutta la giornata

anche il Presidente provinciale Arci

Pesca Fisa Enzo Savoretti che si è

complimentato con i partecipanti ed ha

effettuato le premiazioni.

La prima targa di “riconoscenza” è stata

consegnata a Piero Bergonzi di Canadello,

che come sopra ricordato, segue

con passione le varie fasi di “nascita” degli

avanotti prima di essere immessi in

acqua. Riconoscimento anche al più giovane

(e migliore avendo collezionato un

ricco bottino di trote) Oscar Ferrari di

Cerreto Rossi, a Jean Bergonzi che con

la moglie ha partecipato alla gara, alla

famiglia Brigati, sempre affezionata al

capoluogo e ad altri partecipanti.

Paolo

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ontagna

Nostra

Santa Rita con prima Comunione

Ferriere ha celebrato la

festa di Santa Rita da

Cascia con la celebrazione

religiosa nella chiesa parrocchiale,

un breve processione

sul piazzale antistante

la chiesa medesima e la benedizione

delle rose e delle

macchine. Per l’occasione

due bambini del capoluogo

hanno ricevuto da don

Giuseppe Calamari la prima

Comunione: Monica Carini

e Alex Rio.

A fianco Monica ed Alex all’altare

con don Giuseppe. Sotto, gli stessi

con le loro famiglie.


Maria Zanelli Labati ha festeggiato

nella Casa Protetta di Farini la bella età

di 95 anni attorniata dal figlio, dalla nuora e da tanti parenti.

Pietro Pollini di

Rolando e Sabrina

Alberici, nato il 28

dicembre 2010. Ricordiamo

che Sabrina è

la “nostra” direttrice

di Banca, nipote di

Giuseppe e Giuseppina

Toni (Pinein e

la Fifine di Toni di

Rocca).

ontagna

Nostra

Nonna Angiolina, dalla Casa di Riposo

a Monticelli, dove è transitata prima

di arrivare alla Casa Protetta di Farini-

Ferriere, saluta gli amici con tanta nostalgia.

Noi tutti le siamo sempre molto

vicini e le vogliamo un mondo di bene.

In foto con alcuni nipoti, Mirko Laura e

Chiara.

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ontagna

Nostra

Ricordiamoli

Bottazzi Luisa ved. Del Forno

n.08.11.1922 – m.26.03.2011

Vedova dell’indimenticato tenore Gino Del Forno,

che per 19 anni ha allietato le serate estive di Ferriere

con i suoi acclamati concerti lirici, ci ha lasciato

dopo una lunga e invalidante malattia. È stata per

40 anni fedele dipendente del Ministero della Difesa

guadagnandosi con encomio la croce di Cavaliere

per meriti del lavoro ricevendo nelle mani dell’allora

Presidente della Repubblica, on. Sandro Pertini, la

tanto meritata onorificenza. Ora riposa accanto al

marito Gino e all’adorato figlio Claudio scomparsi

negli anni precedenti.

Buffon Francesco

n.18.02.1941 - m. 01.05.2011

Papà, ci manchi tantissimo…ci manca il papà,

il nonno, il marito e l’uomo forte che durante la

malattia ha lottato tantissimo per cercare di restare

qui. La tua forza l’hai dimostrata ogni giorno

quando cercavi di uscire dal coma, quando

ci stringevi la mano per farci capire che sentivi le

nostre parole e anche nell’ultimo sguardo che hai

regalato alla mamma, uno sguardo pieno d’amore

ma anche pieno di rassegnazione. E’ proprio la

rassegnazione che stiamo cercando di trovare ma è dura oltre che per noi anche

per i tuoi nipoti…per Fabio che hai cresciuto, per Alice per la quale eri il nonno

delle favole…quel nonno che giocava a nascondino, quel nonno che l’aspettava

con le braccia aperte fuori dall’asilo, quel nonno che da un piccolo seme faceva

crescere una piantina….per lei eri il nonno delle magie; la piccola Giorgia aveva

tre mesi quando ti sei ammalato, purtroppo siete stati insieme poco tempo ma noi

cercheremo di raccontarle di te perché il tuo ricordo non morirà mai.

Di una cosa siamo certe: sei volato via circondato dal nostro amore, ti abbiamo

seguito ovunque nel tuo peregrinare da un ospedale all’altro per tentare il

tutto per tutto. Ti hanno fatto di tutto, hanno provato ogni farmaco, sei arrivato

all’estremo e noi eravamo lì vicino a te a sostenere la tua lotta.

Una lotta che è stata l’ennesimo gesto d’amore nei nostri confronti…lottavi per

stare con la tua famiglia. Adesso che sei un angelo ti prego veglia su di noi, aiuta

la mamma ad andare avanti e ti prego aiutaci ad educare i nostri figli con amore

e onestà proprio come piaceva a te. Hai seminato fiori sulla terra raccoglierai

baci in paradiso. Con Amore, Tiziana e Patrizia


Canadello

ontagna

Nostra

Carissimi villeggianti, emigrati ed amici, ben arrivati fra noi per contemplare il

verde di queste montagne che ci invitano alla “speranza” ed insieme lodiamo il

Creatore:

Laudato sii, Signore mio!

Per il sole di ogni giorno

che riscalda e dona vita.

Egli illumina il cammino

di chi cerca Te, Signore.

Per la luna e per le stelle,

io le sento mie sorelle;

le hai formate su nel cielo

e le doni a chi è nel buio.

Per la nostra madre terra

che ci dona fiori ed erba;

su di lei noi fatichiamo

per il pane di ogni giorno.

Per chi soffre con coraggio

e perdona nel tuo amore:

Tu gli dai la pace tua

alla sera della vita.

Per la morte che è di tutti,

io la sento ad ogni istante,

ma se vivo nel tuo amore,

dona un senso alla mia vita.

Per l’amore che è nel mondo

tra una donna e l’uomo suo;

per la vita dei bambini

che il mio mondo fanno nuovo.

Io ti canto, mio Signore,

e con me la creazione

ti ringrazia umilmente

perchè Tu sei il Signore.

In foto il nostro Piero assieme all’amico

avv. Guido Brigati e alla festa del pescatore

mentre viene premiato per la cura e

la dedizione all’incubatoio di trote.

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ontagna

Nostra

C arissimi

Giugno mese del Sacro Cuore, Gesù

ci dice: “Imparate da me che sono mite

ed umile di cuore”. E dobbiamo ringraziare

il Signore perchè dentro di noi c’è

un cuore mite ed umile che batte giorno

e notte, tanto che camminiamo come

che lavoriamo; che ci pensiamo o no lui

batte e ci dona via.

Se non batte bene si sta male e così è

nelle famiglie e paesi. Se si è umili e

miti c’è la gioia di vivere insieme, se si è

orgogliosi e superbi tutto batte male. E

il cuore è simbolo dell’amore, di cui tutti

abbiamo bisogno.

La nostra comunità ora aspetta l’arrivo

di quanti sono andati verso la Lombardia,

in Francia e dei nostri villeggainti

alcuni dei quali anche durante l’anno

Cerreto rossi

appena possono non mancano di far ritorno

alle loro case.

Vorrei ringraziare tutti per la collaborazione

nei riguardi della Parrocchia. Nel

2011 le entrate sono state di € 8.108,00

mentre le uscite di € 2.489,00. Avendo

così avuto un attivo di € 5.620,00 abbiamo

potuto ridare in parte i soldi prestati

per il lavori della Chiesa e canonica: ora

ci rimane un’ultima quota di € 3.800,00

che salderemo quest’anno.

Celebrata la festa della Madonna di Caravaggio

(pagina successiva), l’ultima

domenica di luglio invocheremo i nostri

patroni SS. Nazaro e Celso, dandoci poi

appuntamento al 20 agosto per la festa

“A Sarèi cu capell”.


Onorata la Madonna di Caravaggio

A Mia Madre

ontagna

Nostra

Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime e gli affanni

mia madre ha sessant'anni e più la guardo

e più mi sembra bella.

Non ha un accento, un guardo, un riso

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore, farei tutta la vita

il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch'io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio prego in cielo accolto

non chiederei al gran pittore d'Urbino

il pennello divino per coronar di gloria

il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei...

dal sacrificio mio ringiovanita!

De Amicis

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ontagna

Nostra

Ricordiamolo

Ferrari Giuseppe

Riportiamo qualche notizia della vita di Giuseppe,

per far conoscere anche ai nostri giovani e ai lettori

la storia della nostra terra.

Giuseppe è nato in America il 17 settembre 1919

dai Bonfiglio e Domenica Capucciati. I genitori erano

emigrati oltreoceano per motivi di lavoro e il

papà faceva il cameriere in un grande albergo.

Giuseppe rientra in Italia e partecipa, per cinque

anni alla seconda guerra mondiale. Sposa Rosa Pradelli

di Peli di Coli ed insieme vivono a New York.

Seguendo le orme del papà, tornato in Italia a coltivare

i suoi campicelli a Cassimorenga, Giuseppe

trova occupazione nel grande “Waldorf Astoria” di

New York. Conosce e percorrono insieme un pezzo

della vita lavorativa Florio Bergonzi di Casaldonato.

Con lui, vivono oltreoceano anche le sorelle Giovanna ed Esterina. Come tutti i

nostri emigrati, Giuseppe conserva un grande amore per la terra dei genitori e

ogni tanto rientra a Cassimorenga dove vive il fratello Luigino (non era partito per

l’America per paura dell’apparecchio). E proprio per stare accanto a Luigino, il più

giovane della famiglia, rientra definitivamente a casa anche la sorella Giovanna.

Giuseppe muore a New York il 20 ottobre 2010 e riposa in quella terra. Per la

moglie e i figli pubblichiamo sotto un’immagine di Cassimorenga, la terra che era

nel cuore del loro caro.


Casaldonato

La difficoltà della convivenza

In famiglia non è raro il caso in cui fratelli

si odiano o non si parlano più a

causa di una eredità con tanto dolore dei

genitori vivi o morti che siano.

Nei campi da pallone c’è una guerriglia

e uccisioni fra le varie tifoserie

Nella politica, partiti di schieramenti diversi,

che pur vedendo il bene comune

non arrivano ad un accordo per non darla

vinta all’altro e s’insultano a vicenda.

Nella religione, persone che pur credendo

nello stesso Dio (ebrei, cristiani,

musulmani) si odiano, uccidono, distruggono

chiese, sinagoghe, moschee,

senza parlare dell’integrazione fra le varie

razze nel mondo che sta cambiando.

Triste spettacolo che porta dolore e rende

la vita più difficile, per chi nell’animo

non sa amare, perdonare, vedere anche

ontagna

Nostra

nell’altro il bene che c’è, vive male anche

lui.

La Quaresima che abbiamo vissuto i mesi

scorsi voleva essere tempo di conversione,

cioè ritornare sul giusto cammino, di

rivedere il nostro modo di vivere e di far

sì che la convivenza possa ridare fiducia

e gioia di vivere.

Gesù nel suo testamento prima di essere

inchiodato sulla croce pregava “Padre io

vengo a te, ma prego per coloro che rimangono

sul mondo, perché si amino”.

E’ la preghiera, è la sofferenza di tanti

genitori per i loro figli e per le persone

a cui sta a cuore il bene dell’umanità,

convinti che la preghiera e la sofferenza

possa cambiare il cuore della gente.

don Giuseppe

Sabato 2 luglio 2011

6° Marcia Monte Carevolo

Ore 9,00: Marcia guidata sul Monte Carevolo -

dalle ore 17 / 18: Marcia non competitiva da 5 e 10 Km. - Casaldonato

3° Escursione guidata in Mountain Bike

Partenza ore 9 da Casaldonato

A disposizione pullman da Piacenza per Casaldonato -

Bar Cheope - partenza ore 14, Podenzano: Bar Rendez Vous, Vigolzone: Scuola elementare,

Pontedell’Olio: Ristorante Valnure, Bettola: Bar Roma, Farini: Piazza Marconi

Il ritorno è previsto per le ore 21,30

Per informazioni e prenotazioni: Ratti Angelo 329 1821613

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ontagna

Nostra

Ricordiamoli

Rossi Giovanni

n.05.01.1913 - m.23.05.2011

Giovanni è nato a Caserarso e come i faggi secolari

del vicino Carevolo, è stato il simbolo di quella gente di

cui si diceva: “scarpe grosse e cervello fine”. Un uomo

che ne ha viste “di cotte e di crude”, ma di uno spirito

signorile che intuisce, ascolta tutti, pronto a mostrare il

lato positivo e suggerire soluzioni ai vari problemi. Era

il punto di riferimento della comunità e la gente non ha

voluto mancare al suo funerale in segno di riconoscenza

il giorno 25 maggio a Casaldonato.

Da anni viveva a Vigolzone con la figlia Luisa, il genero

Natalino che lo considerava come un papà ed il nipote

Michele. Il suo cuore batteva però sotto al Carevolo e così ha voluto essere sepolto

accanto alla moglie Maria Bertotti che aveva sposato a Curleti e morta nel

1999. Ora, dai monti del Paradiso ci mostrano il sentiero della vita.

il Gruppo G.M.alta Valnure primo classificato

alla marcia del parco Nazionale delle 5 terre


gaMbaro

Un grido: pane e libertà

E’ il grido dei giovani del Nord Africa e

del mondo arabo di ben 15 nazioni che

sfidano regimi dittatoriali e bombe per

affermare la propria incomprimibile sete

di libertà. “Ch’è si cara, come sa chi per

lei vita rifiuta”, cantava il poeta.

Un’aspirazione che ha i suoi valori, i

suoi tempi, i suoi modi, la sua cultra.

E’ l’avvio di una primavera che non sarà

lineare, anche perchè la cricca di chi li

governa non cederà facilmente, poi non

c’è una via tracciata da seguire e la mancanza

di libertà ha impedito qualsiasi

dibattito e la formazione di partiti politici.

Ma la marea di giovani che abbiamo

visto nelle varie piazze e quelli che

dopo essere stati torturati o incarcerati si

sono dati alla fuga sui barconi in cerca

di libertà e molti di essi finiti in fondo al

mare è il segno evidente di un mondo

che cambia.

“C’è bisogno di dare segni di apertura”

diceva Voltaire, che pur essendo un ac-

Le “mascherine” hanno vivacizzato

il carnevale a Gambaro.

Il Circolo Anspi

invita tutti a Gambaro

alle feste paesane:

sabato 23 luglio 2011

16 agosto, San Rocco

Vi aspettiamo tutti

ontagna

Nostra

canito anticlericale, fu uno spirito fortemente

religioso e nella religione vedeva

il fondamento della società. Universalmente

è stata accolta quella sua conclusione:

“Non condivido le tue idee, ma

sono pronto a dare la vita perchè tu le

possa sostenere”.

Preghiera a Dio

Ormai non mi rivolgo più agli uomini,

bensì a Te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i

mondi e di tutti i tempi, se mai è lecito a

deboli creature, sperdute nell’immensità

e impercettibili al resto dell’universo, di

ardire chiederti qualche cosa, a Te, che

hai dato tutto, a Te i cui segreti sono immutabili

ed eterni.

Se i flagelli della guerra sono inevitabili,

non odiamoci, non laceriamoci a vicenda

in seno alla pace e impieghiamo

l’attimo della nostra esistenza a benedire

in varie lingue, dal Siam alla California,

la Tua bontà che ci ha accordato questo

attimo.

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ontagna

Nostra

Vive congratulazioni a Laneri Gaia che si è laureata a pieni voti lo scorso

26 aprile (il giorno del suo 23 compleanno) in

Scienze Linguistiche presso l’Università Cattolica

del Sacro Cuore di Milano.

Ecco il nostro Angelo Barbieri,

meglio conosciuto come

“Pagetto”, pittore e grande barzellettiere,

mentre sta conversando

con l’amico “Ciarli” che

stazionando sulla spalla ne è il

suo ... portavoce,


Scaglia Andrea

n.22.05.1933 -

m.19.04.2011

A quattro mesi dalla perdita

della sorella Angela, ci ha

lasciato il nostro caro zio

Andrea.

La sua somparsa inaspettata

ha destato dolore e sgomento

in tutti noi, in tutte

le persone che lo hanno conosciuto

e soprattutto al fratello

Anselmo che per tanti

anni ha curato e accudito con tanto

amore e dedizione. Anche se la sua

precaria salute qualche volta lo condizionava,

Andrea sorretto da tanta fede

e da tanta buona volontà, non ha mai

voluto separarsi da Anselmo e dalla

Ricordiamoli

ontagna

Nostra

sua montagna.

Per questo zio continueremo

a seguire i tuoi esempi con

fermezza senza mai deluderti,

consapevoli che dal

cielo ci aiuterai e pregherai

per tutti noi nei momenti difficili.

Ti ricorderemo sempre

con infinito affetto. Vogliamo

ringraziare con tutto il cuore

la cara cugina Angela Preli,

i figli e soprattutto Guido

per l’affetto, l’amicizia e l’assistenza

prestata in tutti questi anni.

Inoltre un grazie particolare agli amici

Carlino e Maria, Renzo e Cristina,

Mario Maloberti e tutte le persone che

hanno partecipato al nostro dolore.

I tuoi familiari

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ontagna

Nostra

Maloberti Fiorenzo

PER PAPA’ FIORENZO

57 anni di matrimonio

festeggiati il 20 febbraio

2011.

Trascorsi nella semplicità,

nell’onestà, nella rettitudine,

nella laboriosità e nella

sopportazione delle malattie

degli ultimi anni. Spezzati

solo dalla morte giunta

in silenzio il 19 marzo,

quando eravamo pronte

a festeggiare la “festa del

papà”.

Grande esempio di vita abbiamo avuto

in eredità noi figlie che ci auguriamo di

portare avanti nel tempo e di poterlo trasmettere

ai nostri figli e nipoti.

Grazie papà e mamma per averci fatto

nascere e crescere in una GRANDE FA-

MIGLIA. Niente e nessuno potrà farcelo

dimenticare. Norma e Marilena

PER NONNO FIORENZO

Era il 19 marzo.

Da due giorni eri ricoverato in ospedale.

La terribile notizia che nessuno si

aspettava e che nessuno di noi avrebbe

voluto mai sentire. E pensare

che esattamente un mese

prima avevamo festeggiato

tutti insieme il Vostro 57°

anniversario di matrimonio.

Attoniti e increduli, non riusciamo

ancora ad accettare

la tua scomparsa così repentina

e prematura, noi che ti

vedevamo sempre giovane e

solare, sempre con la battuta

pronta, disponibile a stare

bene in compagnia e

molto ospitale. Il nonno

che ci ha voluto

molto bene, che ci ha

trasmesso insegnamenti

di vita da conservare

caramente.

Che gioia era per te

essere circondato da

tutti noi insieme, dai

tuoi nipoti e dalle tue

adorate piccoline! Eri

molto fiero di essere

un bisnonno in gamba!

E così, serenamente e senza mai

lamentarti, hai raggiunto i tuoi cari,

sei partito per la casa del Padre, quasi

per voler togliere il disturbo.

Hai lasciato un vuoto incolmabile in

tutti noi. I giorni passano, i mesi passano

ma non ci sembra vero. E’ difficile

da accettare. Anche se sei invisibile

sei sempre con noi ovunque.

E sempre sarai nei nostri cuori.

Guidaci e proteggici da lassù.

Ciao nonno. Non ti dimenticheremo

mai. Mirka, Gabriele, Stefano

Brigitta e Beatrice


grondone

Esperienze di missione in montagna

La missione: una proposta di riflessione,

offerta a tutto il territorio diocesano,

per rinverdire l’impegno di essere

cristiani attraverso un rapporto più convinto,

più coinvolgente con il Signore.

La missione si sostanzia su una pluralità

di iniziative che, insieme all’approfondimento

sulla conoscenza della Parola,

aiutano a far ricadere nella quotidianità

della vita personale gli insegnamenti del

Vangelo.

Una quotidianità che si concretizza nelle

situazioni ambientali, religiose, culturali

specifiche di un particolare territorio sul

quale vanno contestualizzati i messaggi

di cambiamento nei contenuti, nella metodologia

per l’attuazione della proposta

e nelle possibilità di comunicazione.

Grondone: un piccolo paese a 1000 metri

nel comune di Ferriere che da alcuni

mesi non ha più un parroco ed è affidato

alla cura di tre sacerdoti che, alternandosi,

offrono la loro missione sacerdotale

in 18 parrocchie con una popolazione

che vive esperienze di vita in cui è importante

l’attenzione alla persona. Fedeli

con una fede religiosa radicata anche

in manifestazioni che appartengono alle

tradizioni e che meritano di essere mantenute

nel rispetto della fratellanza cristiana

e dell’identità religiosa della montagna..

Recentemente, in questa piccola comunità

di montagna, si è dato vita a due

iniziative missionarie:

- una Via Crucis in un venerdì di quaresima

alla sera, con le fiaccole, dalla chiesa

al cimitero;

- un incontro con tanti amici, l’otto maggio,

davanti al sacello dedicato alla Ma-

ontagna

Nostra

donna dell’amicizia.

La Via Crucis, guidata da don Giuseppe

Calamari, con testi pensati per quell’occasione

e in quell’ambiente, ha richiamato

tutta la gente del paese.

Un percorso di preghiere e di riflessioni

su una strada testimone del dolore e delle

lacrime dell’ultimo saluto, ha messo in

evidenza il rapporto fra la terra e il cielo,

fra la vita e la morte, fra il buio del sepolcro

e la luce della Resurrezione.

Una esperienza di particolare spiritualità

che rendeva quasi tangibile l’unione della

Comunione dei Santi.

Lassù, alla porta del cimitero, quando la

luce delle fiaccole nelle mani dei vivi, si

confondeva con quella dei lumini sulle

tombe, mentre Don Giuseppe parlava

della Resurrezione che smuove la pietra

del sepolcro, è emerso, senza discorsi

complicati, il senso della missione che

è poi il senso della vita in un cammino

di tanti passi segnati dalla fragilità del

dolore, del dubbio, della delusione, da

cadute e da riprese, ma anche dalla certezza

di tante resurrezioni personali per

rimuovere l’indifferenza, l’apatia, il senso

di abbandono, per indirizzare i passi

verso la speranza e il perdono.

C’eravamo tutti noi di Grondone, accomunati

dalla sensazione di aver ritrovato

il significato di tanti valori di fede lasciati

in eredità, in tutte le famiglie, dai nostri

cari che ora godono la luce del cielo.

Anche l’esperienza vissuta l’otto maggio

per onorare la Madonna dell’amicizia si

è svolta nell’atmosfera della missione.

C’è una piccola cappellina sul sagrato

della chiesa di Grondone in una posi-

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ontagna

Nostra

zione che, quando le porte della chiesa

sono aperte, si trova in continuità

con l’altare. Un sacello, costruito cinque

anni fa, che racconta una storia di dolore

fisico e morale illuminata dalla presenza

di tanti amici che hanno portato

luce e conforto, che hanno testimoniato

la relazione fraterna.

Una storia che s’avvicina, come nella

vita di ogni uomo, al percorso della Via

Crucis in cui le cadute trovano mani

tese per rialzarsi in tanti Cirenei e Veroniche

che s’incontrano nelle tappe

della vita.

Un percorso di incontri che si ripetono

da cinque anni nel segno dell’amicizia

per dire grazie alla “Madonna degli

amici” di averci fatto incontrare per

condividere, per arricchirci nello scambio

di quelle diversità e carismi personali

che il Signore ha donato a ogni sua

creatura.

L’amicizia, che riunisce tante persone

la seconda domenica di maggio intorno

al sacello della Madonna, è un dono di

relazione.

Amici che si ritrovano, che

si presentano ad altri amici,

relazioni che si allargano

in un’atmosfera in cui

nessuno è più forestiero,

nessuno è più estraneo.

Nell’incontro della Via

Crucis e in quello dell’8

maggio tanti amici hanno

condiviso il dono di volersi

bene, un dono garantito

dalla promessa del Signore

“Quando due o più sono

uniti nel mio nome io sono

in mezzo a loro” E dove si

lascia entrare il Signore c’è

pace, c’è amore, c’è speranza.

Il prossimo appuntamento in chiave di

amicizia-missionaria alla prima settimana

di agosto con la recita del rosario sotto

le stelle. Dina

Famiglie venute da lontano per onorare

la Madonna insieme agli amici.


ontagna

Nostra

Da New York a Grondone per conoscere e incontrare i parenti

“Saluti, mi chiamo

Robert Mc Devitt.

La famiglia di mia

madre proveniva

da Grondone Sopra.

Domenico Calamari

era il mio bisnonno.

Aveva due fratelli,

Angelo e Giuseppe.

Domenico ha sposato

Annunziata

Carini. Si sono trasferiti

a New York ed

hanno avuto sei figli.

Giuseppe, uno di

questi ha avuto una

figlia, Lucilla che

è mia madre. Mia

moglie ed io verremo

a Ferriere con i nostri due bambini.

Visiteremo Grondone Sopra il 23 aprile

2011 e speriamo di vedere alcuni luoghi

di cui abbiamo tanto sentito parlare”.

Questa la sintesi della lettera arrivata in

una decina di copie lo scorso gennaio

ai “Calamari” di Grondone Sopra individuati

con l’ausilio di internet. La comunicazione,

da cui traspare il desiderio

di “scoprire” le proprie origini, ha trovato

pratica rispondenza in due famiglie

“interessate” di Grondone Sopra che

hanno prontamente risposto allo “sconosciuto”

cugino. E così, rispettando il

programmato calendario, Robert, arrivando

a Grondone ha trovato Carolina

Calamari (con il marito Giorgio e i figli)

e don Giuseppe Calamari con i suoi fratelli

desiderosi di una conoscenza che

allargava di fatto le loro famiglie. Un

abbraccio spontaneo e caloroso ha su-

perato il primo momento di meraviglia:

il resto della loro permanenza è stata la

testimonianza più forte di quanto fosse

in loro il desiderio di conoscenza di una

terra e di un ambiente di cui avevano

solo sentito parlare. A Grondone Robert

è stato ospite dei cugini, ha partecipato

alle funzioni religiose nella stessa chiesa

in cui il bisnonno Domenico ha ricevuto

i primi sacramenti, ha visitato il camposanto

ed ha prelevato un sacchetto di

terra per la mamma Lucilla rimasta oltreoceano.

Il tempo trascorso a Grondone

è servito anche per un approfondimento

della reciproca conoscenza per il lavoro

svolto da Celso con la stesura dell’albero

genealogico (che arriva sino al 1850) e

per il ruolo della nipote di Carolina, Roberta,

nelle funzioni di interprete. Commovente

è stato il momento del congedo

superato dal reciproco desiderio di in-

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ontagna

Nostra

contrarsi ancora presto.

Arrivati all’aeroporto Marco Polo di Venezia, Robert e famiglia hanno visitato anche

un “pezzo di Italia”

prima di arrivare a

Ferriere e ora stanno

completando questo

loro soggiorno italiano

con la visita ad

altre città prima di

imbarcarsi da Roma

per far rientro in

America.

Paolo


ontagna

Nostra

Ripristino dell’oratorio di San Rocco a Grondone sotto.

In tutte le frazioni della nostra montagna

restano testimonianze di fede realizzate

dai nostri antenati nella costruzione delle

chiese e degli oratori. Indipendentemente

dal valore storico e architettonico che

possono avere, sono capitali preziosi che

i “nostri vecchi” hanno saputo realizzare

in tempi di ristrettezze economiche che

noi non possiamo nemmeno immaginare

e che ci hanno lasciato in eredità con

la speranza che le generazioni future le

avrebbero custodite. A Grondone Sotto

l’oratorio dedicato a San Rocco è un

piccolo gioiello architettonico che, come

tutte le opere di antica costruzione, merita

di essere conservato, non fosse altro

nel rispetto di quei vecchi “grondanini”

che non conoscevano il sapore della bistecca,

ma vivevano la fede come forza

che assegnava un senso alle loro fatiche.

Recentemente all’oratorio sono state fat-

te opere di manutenzione importanti per

la sistemazione del tetto, per la sostituzione

delle grondaie, per la posa di una

perlinatura necessaria per impedire l’infiltrazione

dell’acqua piovana. L’iniziativa

è stata presa dal Comitato di Grondanini

che organizzavano la festa di agosto

e sovvenzionata con un fondo cassa rimasto

dopo gli incassi della stessa festa.

E’ stata un’iniziativa molto lodevole quella

della festa di agosto che richiedeva la

dedizione di molto tempo e di tante fatiche

da parte degli organizzatori, ma custodiva

l’identità di un paese, continuava

la storia di tradizioni antiche e provvedeva

al decoro della chiesa, dell’oratorio

ed anche del paese. Un grazie a tutti

quelli che hanno lavorato per questa iniziativa

che, purtroppo, da anni non si

ripete, con l’augurio che ritorni il desiderio

di ricominciare. Dina

Purtroppo il bel lavoro eseguito sull’Oratorio è stato “profanato” dalla rottura

delle vetrate: un gesto vandalico e anonimo che non fa certo onore al paese.

Ricordiamola

Lanfranchi Sabina

n.15.04.1916 - m.12.05.2011

A Grondone si sono svolti i funerali di Sabina, proveniente

da Milano e accompagnata dai figli e dalle

rispettive famiglie, ma anche da tutti i grondanini

che non vogliono mai mancare all’ultimo saluto alla

loro gente. Sabina ha passato parte della sua vita in

Argentina, ora riposa nella sua terra natale accanto

ai suoi cari.

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50

E’ estate!

ontagna

Nostra

solaro

L

Foto e testi di Paola Bonetti

a neve è andata via e l’estate si fa spazio.

In questa stagione tutto rinasce: gli uccellini cinguettano, le rondini tornano a

casa, i ruscelli sono pieni di acqua, spuntano i funghi e la natura fiorisce. Si aprono le

finestre, e come i fiori seguono il sole per aprirsi e mostrarsi nella loro bellezza, così

le persone diventano più raggianti. In mezzo a Solaro c’è un campo grande grande

dove un tempo venivano tutti a festeggiare Maria Bambina (8-Settembre) che si riempie

di giallo e passeggiando sulla strada principale ti accorgi che l’inverno è finito.

EVENTI ESTIVI:

Serate danzanti: tutti i sabati dal 18 Giugno al 27 Agosto

Festa Albareto:

Sabato 13 agosto: Gastronomia, aquiloni

Domenica 14 agosto: Santa Messa, Gastronomia, aquiloni, giochi

Lunedì 16 agosto (New): Gastronomia, giochi

Torneo di Pallavolo:

Sabato 20 agosto: Partite - Domenica 21 agosto: Semifinali e Finali

Festa Solaro:

Sabato 20 agosto: Serata Danzante - Domenica 21 agosto: Sagra del paese


Dalla giacca si passa al maglioncino e

poi alla maglietta e con la zappa in spalla

o un cestino si va in giro per il paese.

I solaresi diventano un pò artisti e tirano

fuori il loro spirito creativo: sui balconi,

nelle aie, nei giardini con i fiori creano

tanti giochi di colori che rallegrano e

abbelliscono il paese.

Tanti anni fa, i nostri nonni a fine Aprile

iniziavano a portare le mucche al pascolo

e smettevano di andare a scuola, oggi

a Solaro è rimasta un’unica stalla, solo

Giacomo tiene ancora le mucche.

Si può invecchiare ma l’amore per la

propria terra non finisce mai, così tutti

Passata la festa delle donne, in paese è nata un bella

banbina di nome Beatrice figlia di Matteo, il nipote

dell’Angiolina e Ivaldo, e di Simonetta.

Qualche anno fa stavamo sulla chiesa per ore a parlare

e scherzare e si scommetteva su chi sarebbe stato

il primo di noi a far famiglia..ed ecco la risposta:

Matteo e Beatrice Maggio 2011- Bravo Matteo fai respirare

l’aria buona di Solaro alla tua piccola.

ontagna

Nostra

si rimboccano le maniche e preparano

gli orti e puliscono i campi.

Eccovi un pò di belle donne riunite per

mangiare e brindare per la loro festa.

Da sinistra: Maria, Irma, Paolina, Angiolina,

Livia, Piera, Albina, Rosetta, Rosetta.

A fianco Beatrice, tra le

braccia di Ivaldo e Angela,

bisnonni per la terza volta.

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ontagna

Nostra

Per Pasqua il paese si

è riempito e sull’onda

dell’allegria abbiamo

fatto feste per tre giorni.

Il 25 Aprile abbiamo

festeggiato, come da

tradizione, il compleanno

della Claudia, nipote

di Riccù e come

ogni anno è stato un

successo, non mancava

neanche Sara, che

per l’occasione ha abbandonato

gli inglesi

per tornare con i solaresi.

Il tempo vola e per chi va a scuola si

avvicinano le vacanze, e con l’estate in

paese tornano anche la nostra Giulia e

la nostra Giorgia, queste belle ragazzine

sono le nipoti di Cristoforo e Maria.

Giulia quando avrai la patente verrai a

trovarci un pò più spesso.

Le sorelline Giulia e Giorgia Canepari

Simona, Elisa, Sara, Paola e al centro

Claudia

Un paio di settimane dopo si passa a

brindare Chiara, o meglio la Chiaretta,

che festeggiare i suoi 19 anni.

Alice, Chiara e Daiana:

ma come siete belle!


ontagna

Nostra

Garilli Chiara e si è laureata il 31 marzo u.s. presso la Facoltà di Scienza dell’Educazione

all’Università di Milano Bicocca. Questa la tesi: “La formazione pedagogica dell’operatore

sociale. Il caso specifico del volontario sociale con esperienza”. In foto Chiara con le

cugine Sara, Claudia e Cinzia.

Le feste che caratterizzano la vita delle famiglie nei mesi di maggio e giugno (Prima

Comunione e Cresima) sono anche l’occasione per tanti fratelli e sorelle di ritrovarsi

tutti assieme come ai tempi della fanciullezza. E’ capitato così anche fratelli Bongiorni

di Solaro, che li vediamo in foto. Da Sinistra: Giacomo, Giuseppina, Marco, Paola,

Giuseppe, Alba e Marino.

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ontagna

Nostra

Ciregna - Metteglia

U n carissimo saluto a tutti, all’inizio di questo periodo estivo che ci vedrà tornare

in molti ai nostri paesi per trascorrere un po’ di ferie e di riposo ritrovando amici,

familiari e compaesani: un’occasione per tutti di riscoprire sempre di più le nostre radici

familiari e le belle tradizioni che hanno reso ricca di umanità la nostra montagna.

Giorni di pace e di serenità in cui magari ritrovare anche un po’ di fede e di Vangelo,

cosa che magari ci è più difficile nella confusione abituale della vita cittadina. Buona

estate a tutti!

Il nuovo campogiochi di Ciregna

Grazie alla disponibilità e all’interessamento del nostro consigliere Giancarlo Opizzi,

e al lavoro di un buon gruppetto di ‘operai’ di Ciregna, prende finalmente forma

il campo giochi nel prato che era della chiesa, sopra al paese, un terreno ampio al

confine delle case, che è stato spianato e lavorato nelle settimane scorse, e dove si è

anche già provveduto a far arrivare l’acqua. Nel momento in cui stiamo scrivendo, sul

lavoro della ruspa non è ancora cresciuta l’erba ma è già stata seminata, e farà presto

capolino. Il paese avrà così a disposizione uno spazio per il gioco dei ragazzi (pallone,

pallavolo ecc.) e l’incontro degli adulti, al cui abbellimento tutti siamo chiamati

a partecipare, magari con un fiore, o con una panchina ricavata da un vecchio trave,

oppure con qualche altro piccolo lavoretto necessario. Lo abbiamo anche pensato

come spazio adatto a un campo scout, anche se è oggettivamente molto, forse troppo,

vicino alle case. Ma questo non è importante: gli scout potrebbero venire a giocare in

questo campo, piantando le tende in un’area appena più discosta dalle case. La conca

di Ciregna è davvero molto bella, e non sarà difficile identificare i luoghi adatti. Uno

lo abbiamo già trovato, ma potrebbero essercene anche altri. Probabilmente quest’anno

non li avremo ancora come ospiti, soprattutto perché siamo partiti soltanto dopo

Pasqua, quando ormai molti accordi erano già stati presi (e i pochi che hanno visitato

il posto hanno forse avuto la sensazione di vedere una specie di cantiere, perché la

ruspa era appena andata via..) però, pensando a quanto è accaduto quest’anno a

Metteglia e predisponendoci per tempo, non sarà difficile trovare chi sosterà da noi

nell’estate 2012.


ontagna

Nostra

A Metteglia arrivano gli scout: prepariamoci!

L

’estate di Metteglia quest’anno

si presenterà sicuramente

diversa dal solito, perchè sarà

vivace e popolata come forse

mai era accaduto. Nell’inverno

infatti, attraverso internet, si era

provato a proporre più posizioni

per i campi scout attorno al

recinto di Fontana Marenga, che

essendo ritornato pascolo, al

momento non è più utilizzabile

come campo per le tende. Ma

nessuno avrebbe potuto pensare

che avremmo avuto tanto successo

e tante richieste. E infatti ad ora sono

ben sei i gruppi che hanno confermato

la loro presenza, e potrebbe addirittura

essercene

Q

un settimo!

uesto significa che dalla metà di luglio

alla fine di agosto la nostra vallata

sarà animata ininterrottamente dalle

grida, dai giochi e dalle attività di decine

di ragazzi in divisa che hanno scelto di

trascorrere da noi il loro “campo”, cioè

un periodo di circa 10 giorni di attività

educative e di svago.

La cosa è oggettivamente molto bella,

non soltanto per la vivacità che ci porterà,

ma anche perché dice la bellezza

dei nostri monti, che infatti è subito apprezzata

da chi passa a visitarli e ne rimane

affascinato per i grandi panorami,

le vallate tranquille, le pinete, i prati e i

tanti boschi. E questo è un tesoro che sul

piano turistico sarebbe davvero ancora

tutto da sfruttare…

Ma dobbiamo anche essere consapevoli

che quest’estate costituirà anche una piccola

sfida per tutti i residenti, e lo dico

per esperienza, dopo 17 anni di ospitalità

a Brugneto. Innanzitutto perché non

abbiamo mai ospitato tante persone, e

speriamo che tutto possa funzionare,

penso soprattutto agli acquedotti, perché

è come se i nostri paesi quasi raddoppiassero.

Ma di acqua i nostri monti

sono sempre stati ricchi. E poi perché i

ragazzi sono davvero simpatici, e di loro

ci rimarranno ricordi molto belli, ma

portano anche un po’ di confusione, e

quindi ogni tanto ci vorrà anche un pizzico

di pazienza. I loro responsabili di

solito sono bravi e capaci, ma qualche

volta sono fin troppo giovani, e allora è

necessario che ognuno di noi, in modo

molto discreto, sia attento e pronto a intervenire

con gentilezza se ce ne fosse

bisogno. E poi c’è sempre qualcosa nelle

attrezzature che non va come dovrebbe,

o qualcuno che non sta bene, e in

quel caso sarà molto importante che non

manchiamo di supportarli.

Insomma sarà un’estate bellissima, ma

sarà anche un enorme e continuato collaudo,

nel quale tutti dovremo fare la nostra

parte, per dimostrare quell’ospitalità

di cui solo i montanari sono capaci, e se

tutto riuscirà bene potrebbero essere in

vista ulteriori novità per l’estate 2012…

ma avremo occasione di parlarne; per

ora buona estate a tutti!

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ontagna

Nostra

Auguri Adelina!

Ecco la

n o n n a

bis Adele

Castelli

( l ’ A d e -

l i n a )

d a v a n t i

all’unica

candelina

che riassumetutti

le altre

88 che ci

sarebbero

volute in più per fare il numero giusto, e chissà quanto grande avrebbe dovuto

esser la torta per riuscire a contenerle tutte! Per soffiare invece non c’erano proprio

problemi, visti tutte le nipotine e i familiari di

cui è circondata: nella fotografia ci sono ben 4 generazioni

complete! Auguri Adelina di tanta serenità,

e di tanta gioia come quella di cui eri circondata in

quel momento!

A fianco pubblichiamo la foto di Carini

Ernesta deceduta lo scorso 17 febbraio,

ricordata sullo scorso bollettino, senza aver

pubblicato la foto che non era pervenuta in

redazione.

Lo scorso 12 aprile 2011, Ilaria Opizzi, figlia di

Opizzi Calo, nativo di Ciregna e di Greco Giovanna,

ha festeggiato i suoi 22 anni in compagnia dei suoi

amici più cari e della sua famiglia. Gli auguri più importanti

sono arrivati da Massi e da mamma e papà.

Un saluto da tutti noi sperando di incontrarti

quest’estate a Ciregna!


Dopo una lunga malattia

si è spento, attorniato

dai familiari che lo hanno

sempre accudito con ogni

attenzione, il carissimo

Domenico Giovisi. Originario

di Metteglia si era

poi dovuto trasferire, come

quasi tutto il nostro piccolo

paese, e con la famiglia

si era stabilito a Piacenza,

dove i suoi tutt’ora risiedo-

Improvvisamente ci ha lasciato il nostro

Arturo Rossi, uno degli ultimi

a risiedere sempre a Ciregna,

fedele al suo paese anche

durante il lungo periodo invernale.

Ultimamente gli acciacchi

si facevano sentire e

i periodi di permanenza in

casa diventavano via via più

lunghi, ma Arturo ha sempre

cercato di combatterli, e così

non era raro incontrarlo lungo

la strada, all’imbocco del

paese, come una sentinella, spesso

intento a fare qualche lavoretto, o impegnato

vicino al suo trattore. Contadino

e allevatore, ha conosciuto tutte

le fatiche della sua montagna, e piano

piano insieme alla moglie è riuscito

ad aprire un futuro per i suoi figli e

nipoti. A lui uomo forte e instancabile

auguriamo la pace e il riposo dopo

tanto lavoro, mentre ci stringiamo ai

familiari in questo momento così difficile.

Ricordiamoli

ontagna

Nostra

no, ma spesso faceva ritorno

a Metteglia, nella casa che si

era ricostruito, dopo che la

frana dei Viani aveva travolto

l’intera frazione. Lascia un

affettuoso ricordo nel cuore

dei suoi familiari e di tutti gli

amici, per l’umanità, la dedizione

al lavoro, e per la pazienza

con cui ha affrontato

la malattia.

E’ passato un mese dalla tua salita in

cielo nonnino, ci hai lasciato un grandissimo

vuoto che nessuno

mai potrà riempire; con la tua

scomparsa ti sei portato via

parte di noi e della nostra vita,

ci hai toccato il cuore nonnino

lasciandoci.

Non passa giorno in cui noi

non pensiamo a te, tu vivi nei

nostri ricordi più cari e meravigliosi

che custodiremo sempre

con cura. Sappiamo bene

che non ti vedremo più, ma sappiamo

che tu sarai sempre con noi perché sei

parte di noi. Ti ringraziamo per i consigli

che ci hai sempre dato, che si sono

sempre rivelati nel tempo utili e giusti.

Ci hai aiutato a crescere nel migliore dei

modi, donandoci tutto quanto possedevi

e grazie a te siamo delle brave persone.

Noi tutti speriamo un giorno di poterti

abbracciare dopo questa vita terrena.

Tu sarai sempre la stella che ci aiuterà

a scegliere la strada giusta e per sempre

ci proteggerai. Ti amiamo tanto, nonno

caro. Greta, Stefano e la piccola Asia.

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ontagna

Nostra

Festa di San Lorenzo

E

’ la festa che riunisce tutti i centenaresi

sparsi non solo in Italia ma anche

all’estero dove lavorano anche missionari

come Padre Pietro Sordi (Usa),

Padre Aldo Montanari (Australia), Padre

Amerio Ferrari (Belgio).

E’ una buona occasione per andare alla

scuola di un santo e ripensare al nostro

essere cristiani nella vita di oggi. San

Lorenzo è vittima della persecuzione

dell’Imperatore Valentiniano che nel 257

cerca di spogliare la nascente Chiesa di

Roma sospettata di aver accumulato segreti

tesori e chiede al diacono Lorenzo

di consegnare i beni.

Lorenzo si dimostra vero cristiano nel distinguere

la vera ricchezza della Chiesa,

raduna storpi, ciechi, malati, stranieri che

lui cerca di aiutare e dice all’Imperatore:

“ecco i tesori eterni della Chiesa che

non diminuiscono mai e che sono sparsi

dappertutto”. Ma le casse dello stato vogliono

ben altro e Lorenzo viene arrestato,

torturato, matirizzato. Lui che si era

adoperato per i deboli e aveva fatto della

vera carità, che non è elemosina, ma

aiutare e amare il povero, il bisognoso, il

diverso qualunque sia, ora vive l’ultima

delle beatitudini proclamate da Gesù:

In foto il nostro Gianni

Villa (dei Carlotti),

Guardia d’onore del

Panteon posa in Galleria

Vittorio Emanuele a

Milano con alcuni allievi

del Liceo Gioia di

Piacenza, nella metroli

lombarda per la “promozione”

del loro giornale

d’Istituto.

Centenaro

“Beati voi quando vi porteranno in tribunale

e sarete uccisi per il mio nome,

perchè grande sarà la vostra ricompensa

nei cieli”. Questa fu la strada seguita da

San Lorenzo ed è questa la principale

lezione che Egli ci dà, con tutta la sua

attualità: nel mondo odierno dove tanti

poveri disperati arrivano da noi costretti

a fuggire per la guerra e la fame. Dal coraggio

di San Lorenzo lasciamoci anche

noi liberare talvolta dal nostro egoismo,

dalle paure che ci impediscono di accettare

ed amare l’altro, il diverso.

Gesù ci ricorda sempre che su questa

terra “chi sa donare la propria vita per il

bene dell’altro lo conserverà anche per

la vita eterna”.

Un grazie alla Pro Loco sempre molto attiva

e ben organizzata che sa coinvolgere

tante persone nell’anfiteatro del campo

sportivo, dove hanno fatto tanti lavori in

questi anni, per tre sere con cena, balli,

lotteria, ecc. Così sarà anche quest’anno

per le giornate di 8, 9 e 10 agosto.

Inoltre per la giornata del 10 agosto, San

Lorenzo, festeggeremo anche Padre

Amerio Ferrari per il cinquantesimo di

sacerdozio. A lui uniremo anche tutte le

coppie di sposi, insieme da 50 anni.


Un grazie per chi ha servito la Patria

ontagna

Nostra

In occasione della festa del 2 Giugno, il Prefetto di Piacenza

ha provveduto, nel corso di una cerimonia ufficiale

in Piazza Cavalli alla consegna di medaglie concesse

ai deportati in campi di concentramento in Germania

durante l’ultima guerra mondiale. Fra gli “insigniti” anche

Giacomina Trioni che ha ritirato il riconoscimento

alla memoria

del

f r a t e l l o

D o m e -

nico. Ricordiamo

che Giacomina è coniugata con Giuseppe

Ferrari di Sangarino di Centenaro,

decorato della stessa medaglia lo scorso

26 gennaio in Prefettura.

In foto i coniugi Ferrari - Trioni che posano

in piazza Cavalli, al termine della

cerimonia accanto ad alcuni componenti

della banda “Ponchielli” di Piacenza: Mario Sordi di Centenaro ed i figli Alex ed

Emanuele e -a sotto - con le autorità e i parenti presenti alla cerimonia.

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ontagna

Nostra

Salviamo il dialetto di Centenaro

E’ questo l’appello lanciato recentemente su Facebook. Personalmente,

anche se non sono di Centenaro, ho aderito subito, convinto che le tradizioni

storiche e culturali di questa terra vadano salvaguardate. Auspico

che anche altre frazioni, ugualmente ricche di caratterizzazioni locali

valorizzino il loro passato nelle diverse forme. Paolo

Centenaro

di oggi

Battesimo di

Viola Cavaleri di

Francesco e Sabrina

Ferrari ricevuto

nella cheisa di San

Giovanni Battista a

Robecco sul Naviglio.

Centenaro

di ieri


Consiglio Parrocchiale

Ricordiamoli

ontagna

Nostra

Il lunedì dopo Pasqua si è riunito il Consiglio Parrocchiale, dopo che alla S. Messa era stato

rivolto l’invito affinchè altre persone ne facessero parte.

Questi gli argomenti trattati:

1) Con la morte del Presidente Luigi Maiocchi era necessario che qualcuno assumesse il nuovo

incarico. E’ stato eletto Domenico Sordi.

2) Con la partenza di padre Martial, la canonica è rimasta vuota, per cui si è ritenuto di eliminare

il telefono e di affittare metà canonica e metà lasciarla a disposizione di un prete che

volesse venire a fare un servizio settimanale o estivo. La Casa parrocchiale infatti si presta a

questa possibilità in quanto al primo piano rimane archivio parrocchiale più studio e sala che

può usarsi da cucina, mentre chi affitta ha ugualmente la sua cucina e sala con bagno in comune.

Al secondo piano il corridoio fa da divisione, da un lato stanza da letto per il sacerdote

con bagno e ripostiglio e dall’altra per l’inquilino, due stanze da letto con bagno.

3) Si è ritenuto giusto per la festa di San Lorenzo festeggiare i 50 anni di sacerdozio di Padre

Amerio Ferrari e di quanti ricordano i 50 anni di matrimonio.

4) E’ apparsa esagerata la tassa comunale rifiuti alla Parrocchia di € 2.270 e i due tecnici inviati

dalla Curia a fare un sopraluogo ai vari ambienti, alla partenza di Padre Martial, ritorneranno

nell’estate per incontrare le persone che occupano i locali parrocchiali al fine di regolarne la

situazione.

5) Un pensiero di ringraziamento si è avuto verso i parrocchiani per i vari lavori fatti negli

anni passati con l’augurio che la generosità di tutti possa permettere di affrontare altre spese

ordinarie qualcuna anche straordinaria come il rifacimento canali della Chiesa.

6) Un grazie ai giovani e meno giovani che con sacrificio e tanta disponibilità attivano le

strutture ricreative per la comunità, con particolare riferimento alla bella festa in onore di San

Lorenzo.

Cavanna Paolo

A mio Padre - Un altro grande anziano se n ‘è andato.

Grande, perché lunga è stata la sua vita. Una vita vissuta

in semplicità e nel lavoro. Era nato nel luglio 1916 a Cassano

di Centenaro. Ha fatto il militare durante l’ultima

guerra. Emigrato con la famiglia alla fine degli anni cinquanta

in Lombardia. Aveva aperto un piccolo negozio di

orologeria e oreficeria. Dopo aver fatto per 7 anni l’ambulante,

girando in bicicletta per le corti e le cascine di quella

zona. Quel tipo di commercio alla fine della guerra si limitava

alla vendita degli anelli per nuovi sposi, o all’acquisto

di qualche monile usato. Parlava volentieri della sua gente

per ore. Conosceva le famiglie, i fatti, le vicende del paese

di Centenaro. Su questo monti aveva passato la gioventù. La prima parte della sua

vita facendo il contadino. A quel tempo la frazione contava più di mille abitanti.

Era il barbiere del paese, sapeva ferrare i buoi. Parlava di suo padre emigrato a

Parigi per lavoro. Dei suoi due fratellini morti in tenera età, per le cure inadeguate

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ontagna

Nostra

di quei tempi. Di sua madre, che doveva provvedere ai 4 figli, alla stalla, ai campi.

Mi diceva: “Mia madre falciava il fieno come un uomo”. I bambini nel paese erano

tanti, e anche se scalzi giocavano fra loro. C’era serenità e allegria, non solo

tristezza. Ho conservato per molti anni una lettera scritta da suo padre Domenico

alla famiglia lontana. Anzi fatta scrivere da terzi, perché lui era analfabeta. Diceva

testualmente: “Cara moglie ti scrivo, io sto bene, spero bene anche di voi, presto

tornerò a casa. Fammi sapere di nostro figlio maggiore Paolo, se ti da damente gli

porterò le scarpe nuove. Ma se non ti dà damente non gli porterò niente. Slatta la

vitella, dòpera il latte per te e per i bambini. Sono contento che hai venduto bene i

buoi. Ti mando tanti saluti, tuo marito Domenico”.

Al ritorno del padre, il figlio più piccolo Luigi non lo riconosceva. Aveva timore di

quest’uomo che vedeva per la prima volta. Il padre era partito per Parigi che lui

era ancora in fasce. E ora aveva quasi 5 anni. Si era all’inizio degli anni ’30.

C’era una crisi mondiale . Non si poteva assentarsi dal lavoro. Si rischiava di

perderlo. Mio padre Paolo gli ultimi anni della sua vita li ha passati al suo paese

di Cassano, con la sua famiglia. Gli ultimi tre mesi sono stati per lui un calvario,

che ha percorso senza lamentarsi. Un sabato sera è spirato in mezzo a noi nella

nostra casa. I figli e i nipoti lo ringraziano per tutto quello che ha fatto per loro.

Sordi Angela

Angela nacque a Centenaro

(Vaio) ultimogenita di nove

(tra fratelli e sorelle) della famiglia

“Du Miccu” (Sordi Domenico).

Dopo la fanciullezza

e l’adolescenza, vissuti nella

frazione tra scuola, chiesa,

lavori nei campi e lavori domestici,

nel 1946, venendo a

mancare in un solo anno i genitori

ed il fratello Girolamo,

decise di trasferirsi con le sorelle

a Milano, dove già vivevano i fratelli.

Donna cordiale, allegra, temprata

dalla vita e di animo buono non fu

difficile per lei trovare occupazione in

una ditta farmaceutica dove da subito

si fece voler bene. Nel 1957 conobbe

Andrea Carini (“Darietto”) di Cassano

di Pontedell’Olio, formò la sua famiglia

allietata dalla nascita della figlia Lucia.

Negli anni ’90 per essere vicina

e di supporto alla famiglia

della figlia (ai nipoti Alessandro

e Francesca e al genero

Massimo) si trasferisce con il

marito a Pontedell’Olio. Nel

1998 rimase vedova. Conservando

le radici della sua terra

e secondo gli insegnamenti

appresi in famiglia, Angela

non disdegnava la pratica religiosa,

frequentando giornalmente

la messa pomeridiana

e facendo visita ai conoscenti ricoverati

in Clinica. Purtroppo la malattia che aveva

condizionato anni fa la sua vita non

ha permesso ad Angela di continuare ad

essere utile alla sua famiglia lasciando

un grande vuoto in tutti quelli che l’hanno

conosciuta. I funerali si sono svolti a

Cassano ed ora riposa accanto all’amato

marito in quel cimitero.


oCCa

Come ogni estate Rocca ed i Cerri si

rianimano, sono tornati i “francesi”.

Sono tornati come ogni anno a passare

le vacanze per ritrovare i loro parenti, i

loro amici e per far conoscere alle nuove

generazioni i luoghi che hanno visto

i loro natali, dove hanno vissuto la loro

infanzia e mantenere, così, il legame

con questa terra che hanno sempre nel

cuore .

Anche quest’anno, come ogni estate,

i”francesi” e tutte le persone che amano

Rocca trovano ospitalità e accoglienza

a “Le Querce ” di Pino Fumi, dove possono

scoprire e riscoprire il gusto dei

buoni sapori, della buona tavola e della

sincera amicizia.

Anche la chiesa, rimasta chiusa durante

l’inverno, spalanca le sue porte alle celebrazioni

liturgiche e, anche quest’anno,

come ogni anno, si farà la grande festa di

S. Cristoforo. L’appuntamento per onorare

il santo, per chiedergli di sostenerci

ontagna

Nostra

nel nostro faticoso cammino di vita, di

aiutarci a lasciare le nostre debolezze

verso nuove esperienze e, ovviamente,

per fare Festa insieme, è per Domenica

31 Luglio con S. Messa alle ore 17.

Buona Estate !!!

Lavori alla Chiesa

L’uragano del 31 ottobre 2008 aveva scoperchiato

anche la nostra Chiesa e l’acqua

entrata specie sopra la volta e le

pareti dell’altare scorreva lungo tutto il

pavimento provocando vari danni.

All’epoca si sono rifatti tetto e canali, ma

bisognava lasciare asciugare le pareti ed

ora stiamo rimettendo tutto a nuovo con

muratore (intonaco) e imbianchino.. Con

l’arrivo dell’estate e dei nostri emigrati,

potrà accoglierci rinnovata. La spesa è

stata elevata. Non potevamo non onorare

la memoria e i sacrifici dei nostri antenati

che si sono sempre impegnati con

amore alle necessità della loro Chiesa.

Ricordiamoli

Bocciarelli Andrea

n. 27.05.1945 - m.08.06.2011

“Rimanga nel cuore di chi lo conobbe, il ricordo della

sua vita onesta e laboriosa”.

La scomparsa di Andrea ha portato dolore in tutta

l’alta Valnure: dopo le scuole frequentate a Rocca,

Andrea seguì la famiglia trasferendosi a Novara.

Nella città piemontese ebbe modo di mettere a frutto

la sua voglia di fare, la sua grande passione per il

lavoro nel campo delle sementi. E proprio sul lavoro

“è caduto”: un malore fatale lo ha colpito mentre

svolgeva il proprio lavoro con un furgone. Legato

alla sua terra di Rocca, ha fatto ritorno per il riposo

eterno sabato 11 giugno u.s.

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64

ontagna

Nostra

Gianfranco Bonvicini

Ci sono persone che, alla loro

partenza verso il Cielo, lasciano

nel nostro cuore una

struggente nostalgia, un vuoto

non solo per la mancanza della

presenza fisica, ma di una

relazione di cuore, che lascia

sconcertati, quasi paurosi per

l’interruzione di un rapporto

che per noi era tanto importante.

Sono i carismi particolari della

bontà espressa nell’attenzione

verso l’altro, nella sensibilità

per il debole, per chi

attraversa momenti difficili,

per chi ha bisogno di conforto

per ritrovare la speranza.

Gianfranco possedeva questi

carismi, queste doti umane

che in lui erano cosi naturali

da farne la caratteristica principale

delle sue relazioni come

figlio, come fratello, come sposo,

come padre, come amico.

Sempre pronto ad essere vicino a chi si rivolgeva

a lui per un bisogno senza ricorrere

ad assicurazioni verbali, ma con la

garanzia del suo sorriso, di una stretta di

mano, dell’atteggiamento bonario di un

viso che dava assicurazione senza parole.

Personalmente l’ho avuto vicino con l’affetto

vero di amico in un momento doloroso

in ero incapace di scelte che non

rientravano nelle mie competenze. Pensando

a Gianfranco ricordo quei consigli

ricevuti e, mentre ancora lo ringrazio,

gli chiedo perdono perché forse non sono

mai stata capace di dimostrargli quanto

mi è stato d’aiuto e di conforto. Lo faccio

adesso, Gianfranco, insieme a tanti amici

che, forse come me, anche a causa del

tuo stile di vita che ti faceva

agire per bontà e non mai

per metterti in mostra, non

siamo riusciti a dimostrarti

la gratitudine che meritavi.

C’è anche un’altra testimonianza

che merita di essere

ricordata: ed è la grande

forza con cui Gianfranco

ha affrontato la malattia,

della quale quasi non voleva

parlare perché, conscio

della sua gravità, temeva di

rattristare le persone che gli

volevano bene e i tanti amici

che lo pensavano e che,

pur impotenti, avrebbero

voluto aiutarlo.

Ci sono tanti aspetti della

sua vita che meriterebbero

di essere citati, ma mi limito

ad assicurargli il mio ricordo

e la mia gratitudine per

i rapporti che ho avuto con

lui e con la sua famiglia.

Quella famiglia nella quale dalla nonna

Teresa, dalla mamma Vittorina, dal

papà Gisberto ha imparato quei valori

che hanno reso onesta la sua vita e costituiscono

quella ricchezza del cuore

per cui Beatrice, Gianna, Maria Teresa,

Emanuela, le persone che lo ameranno

sempre, possono pensarlo con l’orgoglio

di sorella, di sposa, di figlie. E’ la sorte

delle persone oneste che nel passaggio

dalla vita alla morte, ma anche dalla

morte alla vita, attraversa la Comunione

dei Santi, mettono in contatto la terra

con il Cielo e restano per sempre presenti

nel cuore di chi le ha conosciute ed amate.

Grazie, Gianfranco. Dina


Ugneto-CUrletti

CastelCanaFUrone

Carissime amiche e carissimi amici,

eccoci alle soglie dell’estate, per

molti un periodo di riposo e di ritorno

ai luoghi dell’infanzia, per altri invece un

momento di lavoro nei campi e in paese,

per tutti un tempo per gli incontri, e

un’opportunità da non lasciarci sfuggire

per rinsaldare i legami e le amicizie con

ontagna

Nostra

persone che normalmente sono lontane.

E poi, magari, la pace e la serenità

di questi monti possono anche essere

l’occasione per riscoprire un po’ meglio

qualcosa della nostra fede e del nostro

cristianesimo.

Auguri, che quest’estate sia un periodo

fecondo per tutti!

Cronache dai paesi

Dall’uscita dell’ultimo bollettino, non sono accadute grosse novità, ma vi sono tante

piccole ma importanti notizie da ricordare. Eccone qualcuna:

Festa Madonnina di Noce

A Brugneto e dintorni la prima domenica di

giugno è ormai diventata importante per la

festa della Madonnina del Boscaiolo. Ospiti

del paese di Noce che, capitanato da Giulio e

da Marisa, ha organizzato come sempre una

bellissima e grandissima festa, ci siamo trovati

al cippo di fronte al paese. I bambini hanno

guidato il rosario, mentre Pierluigi e Pinuccia

hanno intonato i canti, in una celebrazione

partecipata da tanti amici, provenienti un po’

da ogni dove del comune di Ferriere, e anche

da fuori comune. Peccato solo per il maltempo,

che quest’anno non ci ha favorito, ma che

ha comunque permesso di pregare senza bagnarsi.

Grazie a Giulio & Co. e a tutta Noce!

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ontagna

Nostra

Festa di Tornarezza

Mercoledì 1

giugno è stato

recitato il tradizionale

Rosario

alla Madonnina

di Tornarezza,

lungo la

strada. Di solito

la piccola

celebrazione si

tiene in Maggio,

ma è slittata

avanti a

causa del maltempo.

Ospiti

della famiglia

di Anna e Patrizio, sempre impeccabili nella disponibilità e nella gentilezza, abbiamo

trascorso una bella serata di quelle di una volta, dapprima con il rosario e poi con un

po’ di festicciola.

Ivan al Rally

Un ottimo esordio quello ottenuto

dal nostro Ivan Scaglia di Colla al

24° Rally delle Valli Piacentine, svoltosi

l’8 e il 9 aprile 2011 sull’Appennino tra

la val Nure e la val Trebbia. Si trattava

di una gara di livello internazionale, che

costituiva anche

l’apertura dell’International

Rally

Cup di quest’anno.

Alla prima

partecipazione il

nostro Ivan – che

pilotava una Peugeot

106 della

scuderia Teo Tic

Racing Team, ed

era in equipaggio

con Stefano Bertan - ha centrato infatti la

vittoria nella prova speciale svoltasi sulla

strada di casa, la provinciale del Mercatello,

e ha concluso con un magnifico

quarto posto, meritandosi un podio sul

quale era in effetti salito, e che ha poi

dovuto lasciare

in seguito ad

un discusso riordino

di classifica.

Un esordio coi

fiocchi per il

neo pilota cui

auguriamo una

grande carriera!


Matrimonio di

Alessandra e Marco e

battesimo di Maria Vittoria

Grande festa a Curletti domenica 29 maggio

per il matrimonio religioso di Alessandra

Scaglia e Marco Bernardi, e

per il contemporaneo battesimo della loro

piccola Maria Vittoria. Una celebrazione

partecipata da tanti amici, che a Curletti

non è nuova, e che porta sempre tanta

gioia in paese. Grazie agli sposi, alla bellissima

Maria Vittoria, e alla gente di Curletti,

sempre disponibile ad aprire i propri spazi

e il proprio cuore per momenti importanti

e belli come questi!

foto Gaudenzi

ontagna

Nostra

Battesimo di Eugenio e Leonardo

Nella parrocchia di Castelcanafurone erano ormai molti anni, ben diciassette,

che non si verificava un battesimo di due fratelli, se poi si pensa a una coppia

di gemelli non si sa di quanti lustri si debba andare indietro. Così domenica 22

maggio alla chiesa del Gratra è stata grande festa per Eugenio e Leonardo,

figli di Silvia e Gianluca

Zilocchi. Sono

amici di Piacenza

legati ai nostri monti

per più ragioni, e

così siamo stati felici

di ospitarli e celebrare

nella nostra

parrocchia un momento

per loro così

importante. Ecco i 2

piccoli in foto con

i genitori, padrini e

madrine.

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ontagna

Nostra

Un periodo di compleanni importanti

Auguri ad Antonio di Curletti

Eccolo, con

l’inseparabilefisarmonica,

mentre

taglia brillantemente

il traguardo

degli

80, portati

quasi senza

accorgersi…

Bravo Antonio,

Auguri

vivissimi!

Auguri a Dino e a Marina di Tornarezza

A Tornarezza il carissimo

Dino nello scorso

autunno ha festeggiato

il passaggio dei 95, vispo

e allegro come non

mai! In paese condivide

con Pino Scaglia - il

mitico ‘Ciaciaren’ - il primato

dell’età, si sta già

preparando al prossimo

passaggio e a tutti da

lezione di gioventù: Auguri

vivissimi al nostro

patriarca!

(che qui è accanto alla

sorella Marina, in occasione

del compleanno

di lei)


Il Compleanno di Marina

E auguri anche a Marina,

sorella di Dino, che sempre

a Tornarezza ha tagliato un

traguardo importantissimo

(ma non vi diciamo l’età,

perché non sta bene dirla

di una signora, diremo solo

che la classe è il ’21) anche

lei vivace, e dimostrando

un bel po’ di anni meno

di quelli festeggiati. Eccola

contenta tra i due figli,

Giancarlo e Natalina. Tanti

cari auguri alla nostra Marina!

Auguri a Marino di Lovetti

ontagna

Nostra

Anche per Marino di Lovetti è tempo di traguardi importanti: eccolo festeggiare

gli ottanta attorniato dai suoi familiari: auguri, carissimo Marino!

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ontagna

Nostra

Per un errore di redazione è ripetutamente saltata la pubblicazione della

fotografia di Marco Scaglia e Susanna Vitali, unitisi in matrimonio

nella Chiesa di Podenzano il 26 giugno 2010.

Ci scusiamo con gli sposi, augurando loro ogni serenità e ogni felicità!


Carini Edoardo di anni 95

A Belgioioso, dove era

emigrato da tempo, si è

spento il carissimo Edoardo

Carini, certamente da

annoverare tra i patriarchi

della nostra parrocchia

per l’età veneranda - di

classe era del ’15 - portata

però sempre con molta

leggerezza e simpatia.

E infatti il sorriso che

vediamo in questa sua bella

fotografia racchiude molto

della sua persona, affabile

e gentile, ed è il modo con il quale lo

vogliamo portare nel cuore, insieme

alla bella testimonianza di dedizione

alla famiglia, al lavoro e ai suoi monti,

cui ritornava non appena gli era

possibile. La vita di Edoardo ricalca

la vita di tanti nostri “montanari”.

Nato a Colla di Brugneto il 13 agosto

1915 da Cesare e Severina Carini, aveva

intrapreso la via dell’emigrazione per

ontagna

Nostra

motivi di lavoro. Sposato

con Cesira Mulazzi di

Ciregna il 4 gennaio 1947

emigrò nel Comune di

Nibbiano nel 1949. La

famiglia si è poi completata

con la nascita di quattro

figlie: Rita, Cesarina,

Mariuccia e Giuseppina.

Uomo buono, orgoglioso

della sua casa, del suo

paese di nascita, amava

la compagnia e amava

vivere con la gente. Da

Nibbiano si trasferì successivamente a

Belgioioso, dove si spense lo scorso

29 marzo alla “bella” età di 95 anni.

Dopo essere rimasto vedovo viveva

da solo, accanto alle figlie che non

gli hanno mai lasciato mancare una

premurosa e affettuosa assistenza.

Riposa nel cimitero di quel paese

accanto alla moglie.

Echi del nostro cantamaggio

Nella notte tra il 30 aprile

e il primo maggio nei

paesi tra Curletti e Ozzola

i cantori dei paesi sono

passati di casa in casa

cantando il Maggio secondo

l'antico uso. Eccoli

in una casa di Brugneto.

Complimenti e grazie per

mantener viva questa bella

tradizione. Per chi ha

internet è possibile vedere

ed ascoltare in alta definizione

il canto di inizio e quello finale in YouTube, basterà cercare in Google 'Brugneto

cantamaggio': sono i primi due risultati. Qualche immagine anche qui: www.

panoramio.com/user/5250091/tags/Cantamaggio

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ontagna

Nostra

Zanelli Dina

Cara Dina, mi piace ricordarti

e parlarti come quando

ci incontravamo e nei

nostri sguardi trapelavano

tante cose da confidarci,

tanto bisogno di trovare appoggio

una nell’altra, ma il

tempo, le distanze ci hanno

sempre tenuto troppo lontane.

Eppure io ti sentivo vicina

e ti volevo bene non solo

per il legame di sangue che

ci rendeva prime cugine,

ma soprattutto perché la tua serenità,

la tua capacità di donare sempre un

sorriso, il tuo ruolo di essere sempre

modello di sposa e madre esemplare,

mi faceva riflettere e mi aiutava a

dare alla vita un più profondo significato

di fede. Non ho mai capito il motivo

del nome in comune che ci univa.

A te, che eri nata qualche anno prima

di me, era stato dato il nome di

Celestina ed era il più adatto alla tua

persona che di “celestiale” possedeva

la capacità di capire, di accettare e di

amare il tuo sposo, i tuoi figli, i tuoi

parenti e i tanti amici che conquistavi

con la tua bontà

Quando ho appreso che eri arrivata

in Paradiso ad accrescere il numero

delle nostre famiglie che si stanno ricomponendo

lassù insieme agli angeli,

sono tornati tanti ricordi alla mia

mente. Ho pensato alla nonna Marietta

quando ci faceva le raccomandazioni

per prepararci ad affrontare

Ricordiamoli

le difficoltà della vita. Era

saggia la nostra nonna

e, siccome ci voleva bene,

desiderava che la sua esperienza

servisse a noi per

evitare gli errori e per allenarci

agli eventi dello nostro

futuro.

Ho gioito con te quando

ti sei sposata, quando sei

diventata mamma, ed ora

nei tuoi figli rivedo te silenziosa

educatrice che, con

la tua testimonianza di

semplicità e d’amore, li hai preparati

alla vita. Non potrò mai dimenticare

l’orgoglio con cui mi parlavi delle tue

nipotine, ti brillavano gli occhi con la

soddisfazione di essere la loro nonna.

Ora dal cielo, dove senz’altro godi

il merito di una vita tutta spesa

nell’amore, continua a volerci bene.

Resta vicino al tuo Gino per assicurarlo

che il legame che vi ha unito per

tanti anni non si è rotto perché l’amore

è più forte della morte. Fa sentire

la tua presenza e il tuo aiuto ai tuoi

figli: Gigi, Luciano e Carla che ti hanno

sempre voluto bene. Benedici le

tue nipotine con la loro mamma che

ti ringraziano di essere stata una

nonna che ha vissuto e testimoniato i

valori veri della famiglia.

Ricordati anche di me, salutami tutti

i nostri cari che ora sono lì con te e

perdonami se non sono stata capace

di dimostrarti tutto il bene che ti ho

sempre voluto. Ciao Dina


Val lardana

ontagna

Nostra

A Cassimoreno tre giorni di pulizia dei sentieri

Tre giornate dedicate alla pulizia. ACR.

Cassimoreno Roffi ha promosso anche

quest’anno con l’arrivo della primavera,

l’iniziativa ecologica rivolta a una delle

zone più belle delle nostre montagne, ma

che, come purtroppo tante altre, soffre

dei problemi dell’abbandono e dell’invecchiamento

della popolazione che è

ormai ridotta al lumicino. Ma ACR non

demorde, anzi ha ampliato il numero di

giornate dedicate alla pulizia: Domenica

17 Aprile e Sabato e Domenica 7 e 8

maggio.

Come in passato con il patrocinio del Comune

di Ferriere, il coordinamento del

Corpo Forestale dello Stato ed il sostegno

dei cacciatori dell’ATC n.11 un sostegno

quanto mai concreto e prezioso: con motoseghe,

roncole, carri agricoli, trattori e

quant’altro non risparmiando certo sudore

per tagliare rami, arbusti, rovi e piante

secche e riaprendo sentieri che il tempo,

l’inverno e le intemperie hanno chiuso.

L’evento è stato ampiamente

divulgato dal portale

della Provincia.

Le squadre sono state

formate presso l’Osteria

Dallavalle, che fungeva

egregiamente da centro

operativo, ristoro e foresteria,

e da lì partite per i

vari itinerari. Qualcuno, a

fine giornata si è fermato

a gustare i famosi manicaretti

e le leccornie prepa-

Il saggio e il rogo

rate meticolosamente da Caterina.

L’associazione deve fronteggiare mille

difficoltà, dovute soprattutto a forze esigue

e scarse risorse finanziarie. Dalla

sua ha la spinta dell’amore per questi

luoghi e per la sua gente. In questi anni

ha organizzato diverse iniziative per far

conoscere i due gruppi di case, Cassimoreno

e Roffi, arrampicati in splendidi

boschi e portare un turismo capace di

apprezzare la natura, le camminate, i silenzi,

i paesaggi incantevoli. In cantiere

ha progetti e tante idee, alcune davvero

suggestive. Meritano per esempio un

aiuto i castagni secolari, piante monumentali,

purtroppo malate che un tempo

davano da mangiare a diverse famiglie e

oggi stanno agonizzando.

Un ringraziamento sentito a tutti coloro

che si sono adoperati per la buona

riuscita delle giornate e un arrivederci

all’anno prossimo,

ACR.

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ontagna

Nostra

Cavanna Greta di

Moline ha ricevuto nella

chiesa di Farini dal

Vescovo mons. Gianni

Ambrosio la Cresima.

In foto Greta con la

madrina.

Il nostro Rambo

Guasto tecnico

Lagassu


ontagna

Nostra

Cassimoreno: a proposito della “festa del residenti”

Sullo scorso numero del bollettino abbiamo pubblicato l’idea di svolgere a Cassimoreno

la “festa dei residenti”. Ora, Paola Bracchi ci fa pervenire una riflessione personale:

è sempre ben accetto ogni contributo che sgorga dal cuore e dal desiderio di amore

e di attaccamento verso la propria terra.

Vorrei rispondere circa la festa dei residenti,

premettendo alcune considerazioni

riguardo ciò che per me rappresenta

Cassimoreno.

Sono nata e vivo a Piacenza, quindi in

città; non per questo, il senso di appartenenza

a questo bellissimo paese è meno

forte di chi vi vive quotidianamente, in

quanto fin da piccola vi ho trascorso interi

mesi, e direi, i più belli della mia vita.

Il merito di questo grande sentimento

che mi lega a Cassimoreno va alla mia

famiglia, a cominciare dai miei nonni

e genitori, fino ad arrivare a tutti quelli

che animano il paese tutto l'anno e non.

E inevitabilmente, incontrando qualcuno

di questi amici anche in città, la mia

mente corre a Cassimoreno.

Sono tante quindi le persone che, fin

dalla mia infanzia, hanno animato queste

poche ma care case, in vari modi e vari

momenti, facendomene sentire tuttavia

parte integrante.

Gli anni sono passati ma non hanno

cambiato il bene che provo pensando a

questa grande casa.

I lavori e le fatiche di una volta sono

senz'altro un patrimonio da ricordare ma,

meno male, alcune cose sono cambiate

in meglio agevolando chi comunque ha

deciso di continuare a vivere in montagna

lavorando la terra e apprezzando la

semplicità di questa vita, impegnativa

quanto la vita di chi ha intrapreso altri

mestieri spostandosi verso il nostro capoluogo

o spingendosi più in la.

Chi torna puntualmente a Cassimoreno,

e questo penso valga per tutti coloro che

tornano nei propri paesi nativi, ci torna

perchè l'attaccamento alla propria terra

non è mai diminuito nonostante la vita

portasse lontano aumentando così questo

valore.

Chi sceglie di continuare a vivere in

montagna o di tornarvi a vivere ha sicuramente

il merito di continuare una tradizione

di affetti e abitudini senza i quali

questi paesi ne risentirebbero. Tuttavia

penso che la vita, oggi, sia difficile tra la

“dura e aspra terra” della montagna tanto

quanto nella grande pianura della città.

Scegliere, per chi ha il privilegio di farlo,

non è semplice: ci vuole lo stesso coraggio

per restare e per partire. Ma chi parte

ha sempre nel cuore una malinconia costante

che tiene l'anima divisa a metà. Il

merito, se c'è, va riconosciuto quindi, sia

a chi risiede in paesi come Cassimoreno,

sia a chi vorrebbe risiedervi ma non può,

spendendosi sempre però, per mantenere

buoni rapporti con i propri cari e le

sue care case.

Quindi si ad una bella festa, ma per Cassimoreno

e per chi lo ama.

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ontagna

Nostra

Festa della Coletta 2011

Anche quest’anno,

la prima domenica

di Luglio, si svolgerà

la Festa della

Coletta con la celebrazione

della Santa

Messa presso l’Oratorio

del paese e a seguire

la tradizionale

processione con imperante

la statua della

Vergine Maria venerata

nel sacello locale.

Don Gianrico Fornasari,

assistito dal fratello

Don Archimede,

sarà il celebrante

della Messa, come da

ormai cinquant’anni

a questa parte, e non

dimenticherà, durante

la lettura del Vangelo,

di ricordare il viaggio

compiuto da Maria

gestante per incontrare

la cugina Elisabetta.

Questa lettura è un

profondo messaggio

di Fede che oltre a richiamare alla memoria

l’intitolazione dell’Oratorio (visitazione

di Maria a Elisabetta), rappresenta

un messaggio di speranza per tutti

i giovani, non solo di Coletta, affinché

siano visitati nel proprio cuore dall’amore

del Signore come fece Maria con sua

cugina, colmandola di gioia immensa.

L’anno scorso, con grande partecipazione,

i paesani hanno predisposto un

pranzo sul prato retrostante l’Oratorio

con manicaretti speciali, musica a tutto

volume, canti montani e balli. Quest’anno

purtroppo, per ragioni puramente organizzative,

non sarà possibile ripetere

la bellissima esperienza dell’anno scorso

ma è in fermento già oggi il desiderio di

preparare una stupenda Festa della Coletta

2012 che rimarrà nei memoriali.

Siete tutti invitati in ogni modo alla

Santa Messa presso l’Oratorio di Coletta

alle ore 11,00 di Domenica 3 Luglio.

Claudio Gallini


ontagna

Nostra

Ritorno alle origini della famiglia Gallini di Mangiarosto

Una sorpresa non è tale quando è davvero

inaspettata: questo è quanto mi è

successo qualche giorno prima della Pasqua.

Tutto è cominciato con un’e-mail

di omaggi dopo l’avvenuta lettura del

libro “Antico Borgo Coletta” pubblicato

l’anno scorso, e il forte desiderio di conoscere

l’autore poiché porta lo stesso

cognome della scrivente dell’e-mail, Veronique

Gallini.

Veronique figlia di Enrico Gallini, originario

di Mangiarosto (paesello posto tra

Montereggio e Monecari in direzione di

Groppallo), è molto legata alla val Nure

quanto alle proprie origini.

Il padre, Enrico Gallini, discende dal

leggendario Leandro, il più importante

tagliapietra (“picasàss” nel dialetto locale)

ricordato in tutta l’alta val Nure; dal

trisavolo ha ereditato il mestiere di edile

che dall’età di sedici anni ha svolto nella

capitale Francese dopo esser partito dalle

nostre montagne e dove vive tuttora.

Veronique, sposata da tredici anni con

Bruno, abita nella campagna parigina

fuori dalla confusione metropolitana,

quasi volesse ritrovare una Mangiarosto

d’oltralpe pur non rinunciando a venire

in val Nure almeno due volte l’anno insieme

al papà Enrico.

Dopo aver consultato il padre assieme

ad una personale ricerca genealogica,

Veronique è arrivata alla conclusione di

un legame familiare tra i Gallini di Mangiarrosto

e Claudio Gallini del ramo di

Sassi Maddalena (entrambi nel comune

di Farini). Il “rendez-vous”, dopo un

veloce scambio di numeri di telefono e

segni di riconoscimento, è avvenuto sabato

23 Aprile sul Pubblico Passeggio di

Piacenza.

Veronique e Bruno, atterrati a Bergamo

Orio al Serio con un volo giunto

da Beauvais (Parigi), non hanno nascosto

l’emozione durante il loro viaggio,

commozione forte da entrambe le parti,

vinta immediatamente da un grande abbraccio.

Due tasselli della nostra famiglia si sono

uniti e ora insieme lavoreranno per dare

una figura più nitida a questo difficile

puzzle genealogico. Lei ha già ritrovato

altri cugini in America e la sua determinazione

l’ha portata, l’anno scorso,

a prendere l’aereo in direzione di New

York per conoscere altri discendenti di

Leandro. (A New York esiste addirittura

una via intitolata ai Gallini).

Veronique è una persona solare, sempre

sorridente e ti colpisce subito per il

suo perfetto italiano che fuorvia la sua

provenienza parigina e avvalora il forte

affetto verso l’Italia, verso la val Nure

terra degli avi; parlando con il marito

Bruno non nasconde anche il desiderio,

un giorno, di potersi trasferire a Mangiarosto

dove il padre ha già ristrutturato

una casa (e l’Oratorio del paese) con

lo stile e l’abilità inconfondibile tramandati

da Leandro Gallini.

Nella foto da sinistra: Claudio Gallini

con la moglie Stefania, Veronique Gallini

con il marito Bruno.

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ontagna

Nostra

Castagnola

Ricordiamo Padre Antonio cervini a due mesi dalla scomparsa

Una vita tra i poveri del Brasile

Padre Antonio Cervini, nacque a Castagnola

il 10 aprile 1919 da Agostino e

Margherita Casella.

Emise i primi voti religiosi a Crespano

del Grappa il 6 settembre 1938 e i voti

perpetui a Bassano del Grappa 8 settembre

1941, dove, il 25 giugno 1944, fu ordinato

sacerdote nel Tempio Ossario da

Mons. Carlo Zinato.

Rimase nella Casa Madre di Piacenza

fino alla partenza per il Brasile - 1946,

assieme ad altri 6 confratelli. Salparono

da Napoli sulla nave brasiliana Duque

de Caxias, una vecchia nave da guerra,

adattata alla belle meglio al trasporto di

truppe. "Impiegammo 18 giorni, avendo

un trattamento miserabile a bordo e

poca o nessuna igiene".

Destinato alla Provincia di San Paolo,

passò i primi sette anni di ministero

come assistente nella parrocchia di Riberão

Pires. Nel 1954 fu trasferito, sempre

come assistente,

alla parrocchia di Nostra

Senhora da Boa

Viagem a San Bernardo.

Nel 1956 gli fu dato

l'incarico di iniziare la

presenza scalabriniana

a Santos.

Dal 1977 al 1981 è

parroco a Iguaraçu. In

questi anni incontrò in

questa terra anche altri

due missionari ferrieresi,

che operando là,

avevano affrontato un

percorso di migliaia di

chilometri per andarlo

a salutare: don Alfonso Calamari e don

Giuseppe Calamari.

Ha trascorso gli ultimi cinque anni nella

casa per anziani al Recanto Scalabrini di

Jundiaí, dove è deceduto la mattina del

mercoledì santo, 20 aprile, dieci giorni

dopo aver compiuto 92 anni.

È stato sepolto la mattina del giovedì

santo nel cimitero di San Bernardo,

come era suo espresso desiderio, e dove

riposano altri confratelli.

Nei suoi scritti più volte, dall’inizio del

suo sacerdozio fino alla fine, ripete che

il suo lemma religioso era: “Nulla chiedere,

nulla rifiutare”.

Piena di affettuosa riconoscenza è stata anni fa

la sua concelebrazione (assieme a don Emilio

Silva e padre Pietro Sordi) della messa nell’abitazione

della maestra Ida Sbarbori Provolo, loro

insegnante elementare a Centenaro. (foto sotto)


Un riconoscente ricordo del nipote Padre Giuseppe Cervini

Ho conosciuto personalmente lo zio Antonio

quando ero già grandicello. Infatti,

quando lo zio Antonio il 25 giugno 1944

è stato ordinato sacerdote, io non ero ancora

nato.

Subito dopo la seconda guerra mondiale

egli era partito per il Brasile e tornò

in Italia solo dopo 8 anni (come era di

regola allora presso la nostra Congregazione

scalabriniana). Io avevo circa

10 anni e con la mia famiglia abitavo

a Centenaro di Ferriere, dopo che i miei

genitori si erano trasferiti da Castagnola

a Monte Pione in provincia di Parma e

da lì a Centenaro. Ricordo ancora molto

bene lo zio Padre Antonio, fratello di

mio papà Giovanni, vestito con la talare

bianca, che ci parlava del Brasile e delle

sue avventure in quella terra per noi lontanissima

e della sua traversata del mare

in condizioni pietose. Egli era molto legato

all’allora parroco Don Luigi Boldini,

che prima di venire a Centenaro era

stato lunghi anni a Castagnola e cono-

ontagna

Nostra

Uno dei tanti imbarchi di Padre Antonio

da Genova per il Brasile.

sceva tutta la nostra numerosa famiglia

e parentela. Era stato proprio don Luigi

Boldini ad indirizzarlo in seminario ed

aveva anche contribuito alla sua preparazione

agli esami di ammissione e anche

a un sostegno finanziario.

Io ero chierichetto e mi sembrava un

privilegio poter servire la Messa allo zio

Antonio, che per me e i miei fratelli era

come l’eroe dei quattro mondi. Noi eravamo

poveri, ma ci sembrava di essere

molto ricchi nei confronti dei ragazzi

del Brasile, di cui ci parlava lo zio.

Credo che da quella visita dello zio sia

nata anche la mia vocazione missionaria

e quando lui tornò ancora dopo 8

anni in Italia, io ero già in seminario a

Rezzano in provincia di Brescia ed avevo

come Vice-Rettore e professore di latino

P. Umberto Rizzi, compagno di studi

dello zio Antonio. Con lo zio Antonio ho

Un ricordo di padre Antonio con i fratelli

e le sorelle.

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ontagna

Nostra

sempre mantenuto uno stretto legame

dapprima epistolare e in seguito anche

telefonico. Fu un grande onore per me

averlo avuto alla mia ordinazione sacerdotale

il 18 marzo 1972 nella Chiesa

di S. Carlo in Piacenza e poi alla mia

prima S. Messa a Costamezzana di Noceto

(Parma), dove si era trasferita la mia

famiglia. Da quel momento non vedevo

l’ora che lo zio venisse in Italia per far

visita con lui a tanti luoghi e persone a

lui cari. I seminari di Bassano, Piacenza,

Roma, la casa dei Padri anziani di

Arco, ma anche a genitori e famigliari di

confratelli in Brasile. Dieci giorni erano

sempre riservati per me o in Svizzera o in

Germania dove io ero missionario.

Abbiamo potuto celebrare il suo 50° e 60°

di sacerdozio a Castagnola, Cattaragna,

Centenaro, Costamezzana e nel seminario

di Bassano

del Grappa. Lo

zio Antonio ci

teneva tanto e

voleva tutti attorno

sé.

L’ultima volta

che venne in

Italia ci accorgemmo

tutti

che la sua salute

andava

scemando e sarebbe

stato desiderio

di tutti

noi che rimanesse

in Italia.

Gli feci la proposta

di venire

ad abitare con

me a Solothurn

in Svizzera. Egli però era troppo legato

alla sua gente e ai luoghi della sua missione

e decise di ritornare, ben sapendo

che forse era l’ultima volta che metteva

piede in Italia.

Negli ultimi tempi lo zio fu ricoverato

al Recanto Scalabrini (casa per religiosi

anziani) a S. Paolo (Brasile), dove rimase

fino alla sua morte, seguito amorevolmente

dai confratelli, in particolare dal

responsabile P. Girotto Emidio, che mi ha

permesso di essere in contatto con lo zio

Antonio. Anche nelle sue ultime volontà

ha lasciato scritto di voler essere sepolto

in Brasile. Per me lo zio Antonio è e rimarrà

la figura di un vero missionario.

Per la sua Missione ha donato interamente

la sua vita.

Padre Giuseppe Cervini (Padre Pino),

nipote.


Cattaragna

ontagna

Nostra

Sta tornando la voglia di sole e

sembra che questo 2011 non abbia

proprio voglia di regalarci un

pochino di Estate! Ci siamo lasciati

alle spalle la brutta stagione

e ogni raggio di sole che riusciamo

a scorgere tra una nuvola

e l’altra ci da motivo per pensare

alle sospirate ferie tanto attese!

Si ricomincia a lavorare la terra e

a darle un volto più colorato, il

verde della primavera rinvigorito

dalle piogge di questo periodo è

sempre più rigoglioso e avvolge

ogni lato della valle. Nelle sere

d’inverno, mi sono chiesto spesso

come Cattaragna e gli altri

paesini della Val d’Aveto fossero

nell’infanzia dei miei nonni,

camminando per le buie vette

del paese ho tentato di immaginare

come potesse essere quando

anche i pochi lampioni che

illuminano il paese non c’erano.

Mi è capitato di immaginare tutte

le piccole finestre di castagno

illuminate da flebili luci e da fumosi

camini che oggi non esistono quasi più. Ogni ciottolo che faticosamente emerge

dal nero asfalto, guardandolo dall’alto al basso, è come se mi raccontasse una lunga

storia fatta forse di povertà ma di tanta umanità che a fatica oggi è possibile “sentire”

nei nostri affannosi tempi moderni.

Una riflessione lunga un inverno, una speranza che rinasce ogni anno il primo fine

settimana quando ci si rivede al circolo e si è in numero sufficiente per un briscolone.

Sembrerà banale, ma per chi vive la montagna un po’ più spesso, anche questo è

qualche cosa di fortemente carico di emozione.

Tornando una sera verso casa, questi sono stai i pensieri che hanno attraversato la

mia mente e che mi hanno accompagnato in una camminata lunga tantissimi anni…,

ho ripensato a quante persone non ho più visto nel nostro paese e a quanti nemmeno

conosco che hanno lentamente “dimenticato” questi ciottolati che li hanno visti

crescere e andarsene verso nuove strade e nuove vite. Personalmente, non riesco a

pensare sia una cosa possibile, ma i tetti ormai ricurvi su loro stessi, le persiane ormai

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ontagna

Nostra

sbiadite e il muschio che ricopre parte

di vecchi viottoli è il risultato di questo

“evolversi” del tempo.

Abbiamo insieme pensato ad un’altra

estate ad altre feste che possano “inviare”

a tutte quelle persone, la curiosità di tornare

a quella casa che orgogliosa, aspetta

nel tempo, immobile, fredda ma pronta

ad essere di nuovo vissuta.

Iniziamo a vivere la nostra Estate 2011 il 2

Luglio, con l’inaugurazione di quel circolo

che come una fiammella, piano piano

sta cercando faticosamente di ridare luce

ad una stanza buia. Il nostro obbiettivo

è quello di rendere di nuovo accogliente

un posto che ha rischiato di spegnersi per

tutte le ragioni che ci hanno portato per

motivi diversi a migrare verso Piacenza,

Genova o fino oltre oceano. Ogni singolo

momento che passa attraverso un caffè

caldo o un bicchiere di vino bianco fino

alle feste estive è il risultato di una preparazione

meticolosa e a volte anche faticosa

che ha un unico obbiettivo, rendere

fruibile il nostro paese anche a chi lo ha un po’ dimenticato. Non avremo più “Buffolla”

con la sua pipa e il suo viso raggrinzito che ci lega ad un passato che è esistito e

che voleva continuare ad esserci, non vedrò più la “Gilona” o la “Conta” che prepara

il selciato con la “sguaseina” perché passava la Madonna, non ci sarà più “Gildo” che

con il suo “gonnello” e il suo mozzicone di sigaro che passa per le vie del paese con

la “marassa” sui calzoni di velluto, non ci sarà più nemmeno “Penna” o “Davidde”, ma

ci siamo noi a continuare le loro storie, ad essere i loro occhi e le loro braccia, ci siamo

noi a portare S.Anna a Luglio per il paese, ad ascoltare il coro cantare sul sagrato

della chiesa e ad essere la continuità di

una storia. Avrei potuto citarne molti altri

e mi scuso se non l’ho fatto. Almeno,

è così che vorrei e vorremmo fosse…, è

per questo che abbiamo pensato a queste

feste, anche per loro, ma soprattutto

per noi, per i nuovi Battista, per i nuovi

Ercolino o Clemente, credo ci farà piacere

se fra qualche anno, saremo noi ad

essere identificati con uno dei tanti volti


A fianco il nostro calendario

di manifestazioni che vogliamo

condividere con tutti quelli che

vorranno far parte di questa

nuova storia, che saranno interpreti

di un album di fotografie

che vorrei non arrivasse mai

all’ultima pagina…

Arrivederci ad ognuno di voi….

Gianluca Cervini


ontagna

Nostra

del nostro paese che ha attraversato il

tempo e che non si è spento in una

luce d’inverno.


















































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ontagna

Nostra


ontagna

Nostra

torrio Vivere in Appennino

Il 25 giugno, a Torrio, si è inaugurata la sistemazione interna

dell’“Appartamento dei Maestri”.

Torrio, (www.torrio.it), si trova al confine

delle province di Piacenza e di Genova

nell’alta Val d’Aveto, ai piedi del monte

Crociglia, in uno scenario paesaggistico

abbastanza unico in tutta la zona e dista

26 Km dal comune capoluogo.

Il suoi abitanti, riuniti dal 2003 nel

Consorzio Rurale, dopo aver ottenuto

dal Comune in comodato l’edificio della

ex scuola, si sono assunti l’onere della

sua ristrutturazione e trasformazione in

un Centro di incontro, mancando nel

paese qualsiasi possibilità concreta di

aggregazione sociale. La ristrutturazione

del primo corpo, (entrata-cucinaservizi-sala

multifunzionale), iniziata

nell’estate 2004, si era conclusa con la

sua inaugurazione nel giugno 2006. Da

allora, sia pure non senza difficoltà, il

Centro “La Scuola”, associato alle ACLI,

assolve dignitosamente la funzione nella

quale in tanti hanno creduto e lavorato.

A cinque anni di distanza, con il

contributo della Fondazione di Piacenza

e Vigevano, anche il secondo corpo

dell’edificio, il cosidetto “Appartamento

dei Maestri”, si è concluso. Come da

progetto dell’Ingegner Roberto Casazza,

esso comprende quattro locali, disposti

su due piani con i rispettivi servizi,

destinati all’uso della comunità. Lo

scopo dell’opera è chiaramente sociale,

ma anche socio assistenziale, in quanto

si prefigge di offrire una serie di servizi

agli abitanti e al territorio. L’attenzione

privilegiata è rivolta ai giovani perché

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ontagna

Nostra

trovino motivazioni lavorative e di

continuità dei legami storici, e anche

agli anziani, perché possano continuare

a trasmettere le loro esperienze e i valori.

Collegati internamente con la parte

comune del circolo, troviamo, al primo

piano, un locale per ambulatorio

medico-infermieristico e di assistenza

professionale alla popolazione, che

potrebbe servire all’amministrazione

comunale per funzioni decentrate;

sempre al primo piano, una sala di

ritrovo attrezzata, anche con strutture

multimediali e di facile fruibilità (PC,

videoproiettore, biblioteca), è il vero

perno di aggregazione, socializzazione,

svago e cultura. Un locale del

secondo piano è destinato a favorire

la residenzialità di una giovane coppia

che si assuma la funzione gestionale e

sia referente per servizi agli anziani e

per promozione turistico/naturalista;

un secondo locale è destinato al

pernottamento di soci, sia emigrati che,

Escursione

all’Angelo

del Crocilia

per cinque

amici di

Torrio.

a causa della famosa frana, non hanno

più la casa in paese, sia soci escursionisti

del territorio.

Nel corso dell’inaugurazione si è esibito

in concerto il coro ANA VAL NURE. I

Volontari del Consorzio Rurale hanno

preparato, al Centro sportivo del paese,

una cena di allegra convivialità per gli

ospiti e i partecipanti.

Giancarlo Peroni

presidente del consorzio rurale di

Torrio.


ontagna

Nostra

Chanson “la frana nell’anima” di Anna Maria Masera Brovelli

Non parlatemi di frana:

mi viene la frana all’anima!

E’ screpolata la mia terra,

con la mia gioventù.

Bei ricordi quelle estati:

due mesi a sognar!

come odorava il fi eno

sulle aie a seccar!

Si andava alla fontana

col bucato da lavar.

Passando sotto il castagno

mi fermavo a chiacchierar.

E per la prima d’Agosto

tutti in chiesa a cantar.

Poi tentar la lotteria,

mangiar i dolci e ballar.

Ma è venuta la frana:

tutti sono andati là,

Raccolti intorno a San Pietro,

sotto e sopra non si sta.

E la casetta materna,

nel sentirsi abbandonà,

ha chiamato ghiri e topi

a farci le festività.

Non parlatemi di frana:

mi viene la frana nell’anima.

Mi sento la frana al cuor

e non trovo il dottor.

Ma tra le case screpolate,

sebben vecchio, rinasce ancor,

è rinverdito il castagno,

miracolato non muore più.

Torrio: anni 70 Anna Maria alle Case di Sopra

La gioventù “francese” in vacanza a Torrio

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ontagna

Nostra

Ricordiamo Luisa

A Torrio e per i torriesi era la

Luisa di Michel. Luisa Ghetti in

Masera era nata ad Ostellaro

(Ferrara) il 10 ottobre del ’36.

Si erano conosciuti nel 1967

a Milano e dopo sei mesi di

fidanzamento si erano sposati

il 21 di ottobre a San Donato

dove avevano messo su casa.

Girolamo Masera (Michel per

tutti i torriesi) figlio primogenito

del noto muratore di Torrio

“Ricchin” a Milano era emigrato

per svolgere il lavoro di autista

di linea nelle Autoguidovie Italiane.

Luisa, invece, proveniva da Ferrara e a

Milano anche lei era emigrata con la numerosa

famiglia per lavorare come cuoca

in una mensa aziendale. Ultimogenita di

otto fra fratelli e sorelle quando la mamma

perse il papà andò a vivere presso di

loro fino alla fine; oltre quindici anni. Nel

1972 Michel cambiò sede di lavoro spostandosi

da Milano a Genova. Sulle strade

della Liguria e, in particolare della provincia

genovese, ha trasportato tantissimi

pendolari e pellegrini, in special modo,

sulla linea che da piazza della

Vittoria saliva al Santuario

della Madonna della Guardia:

il santuario dei genovesi.

Michel e Luisa in quel periodo

hanno condiviso la loro vita a

Gattorna in Val Fontanabuona

finché un grave incidente

sul lavoro di Michel, in una

strada di accesso alla città,

lo lasciò inabile al lavoro di

autista. Trasferitisi, in seguito

a questo a Lavagna, i due

coniugi hanno sempre mantenuto

e rafforzato il legame con Torrio e il

nostro territorio trascorrendo le estati al

nostro paese. Luisa, generosa e di compagnia,

ha affrontato il male che l’aveva

colpita da oltre cinque anni con coraggio

e positività confidando sempre nella

guarigione. Purtroppo il male ha vinto

la sua caparbietà e Luisa ci ha lasciato

il 20 marzo. Ora riposa nel cimitero di

Lavagna. A Michel e ai loro congiunti va

la partecipazione affettuosa dei torriesi e

di M. Nostra al loro lutto. P.G.

Il brutto tempo ha

condizionato ma non

annullato la giornata

dedicata al 2° gemellaggio

Torrio - Selva.

Punto di incontro delle

due comunità non

ha poturo però essere

il Crocilia bensì Selva:

l’Oratorio per la celebrazione

religiosa e gli

attigui spazi ricreativi

hanno fatto da sfondo

al pomeriggio di festa..

anche se un po bagnato.


etorto-selVa

roMpeggio-pertUso

Tradizioni da mantenere

Le feste, che per fortuna sono ancora

partecipate con entusiasmo, rimangono

i momenti, a dire il vero sempre più rari,

che ci riportano alle nostre tradizioni

più belle: “Ai nostri tempi…” Così di

solito si commenta la perdita di alcune

tradizioni che si appezzano soprattutto

quando si perdono.

L’aspetto più importante di queste gior-

ontagna

Nostra

nate è la possibilità di vivere momenti di

autentica “festa comunitaria” caratterizzati

da tanta condivisione e superamento

di differenze per età, ceto, provenienza…

E questo riguarda sia i momenti

delle celebrazioni liturgiche che quelli

più “profani” fuori chiesa, dove ci si ritrova

a cantare, mangiare o ballare…

Ed eccoli i momenti della festa della Madonna di Caravaggio 2011 a Selva

La concelebrazione

dei parroci dell’Alta

Val Nure

guidata dal Vicario

Generale della Diocesi

don Giuseppe Illica

con l’introduzione

di don Roberto e il

momento dell’offertorio.

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Un altro momento“comunitario”

della

festa: l’aperitivo

cantato

al Bar

ontagna

Nostra

La processione al termine della

messa e la benedizione dei bambini

alla funzione del pomeriggio


La benedizione finale sul sagrato a tutti i presenti.

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

Altri momenti di

festa per tutta la

Comunità particolarmentepartecipati

sono stati:

a Selva la Prima

Comunione di

Sara Pareti il 12

giugno e il matrimonio

che celebreremo

in luglio

(riportiamo per

ora solo la fotoricordo

finale di

Sara con genitori,

sorella e nonni)

La Celebrazione dei sacramenti

Anche la stupenda natura, vestita di un verde intenso, colta dall’obiettivo fotografico

del nostro collaboratore sembra voler partecipare ai nostri momenti di festa.


ontagna

Nostra

Mentre a Pertuso, il giorno prima, avevamo vissuto una giornata di autentica festa

comunitaria per il battesimo di Agnese Schiavi, come documentato dalle foto: Agnese

con i genitori, padrini e don Roberto; sotto: tutta la comunità ha preso parte alla

celebrazione.

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ontagna

Nostra

Lunga marcia in alta Valnure

Quattro percorsi una sola passione

La lunga marcia in alta Valnure del Gaep, la più rinomata marcia non competitiva

piacentina, ha superato di oltre 300 il numero di 20.000 partecipanti di ogni età, che

complessivamente hanno animato le 41 edizioni della sua lunga storia. Gli amanti

delle sane e buone passeggiate offerte dal crinale appenninico in un susseguirsi di

sentieri secolari tra pascoli, boschi, paesi dalle caratteristiche case in sasso, sono stati

738; in 507 sono partiti dal Passo del Cerro, 83 dal Passo della Cappelletta e 148 dal

Passo del Mercatello. Percorrendo rispettivamente 33-25 e 11 km. con passo libero

perché non contava arrivare primi o ultimi; la cosa importante era l’occasione, favorita

da un’eccezionale giornata di bel tempo, di assaporare le magnificenze visioni e i

profumi del nostro bell’appennino.

Positivo esordio per la prima edizione dell’”ultra trail” (corsa oltre i 42 km), organizzata

in collaborazione con “I Lupi dell’Appennino”, che partendo da Bettola ha raggiun-


to il Mercatello per innestarsi sul percorso

dei 33 km per poi lambire il rifugio

Gaep di Selva, puntare al monte Bue attraverso

Fontana Gelata, Rifugio Sacchi

e concludere un percorso di 55 km con

una “somma altimetrica di 3000 metri di

salite” al Rifugio V. Stoto meta comune

di tutta la manifestazione. I “Runner”, gli

appassionati di questa specialità che coniuga

montagna e corsa sono stati 57.

Anche i percorsi non competitivi hanno

le prestazioni straordinarie, in particolare

sui 33 km ha prevalso il nostro Mario

Bricchi di Retorto, in sella alla fida

Mountain Bike che ha bissato il risultato

degli ultimi anni fermando i cronometri

sul tempo di 3 ore e 25 minuti

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

Pertuso e l’alta Valnure

festeggiano il centenario Ernesto Ponzini

Non è cronaca di tutti i giorni

sentire raccontare dall’interessato

– con estrema lucidità

– un secolo di storia, vissuta

in salute e quasi unicamente

nello stesso paese, nella stessa

casa, a lottare ogni giorno per

promuovere economicamente

e socialmente il proprio

ambiente di vita.

Durante le festività pasquali,

Pertuso si è stretto attorno al

suo concittadino Ernesto Ponzini,

che in salute e attorniato da nipoti,

parenti, Sindaco, vice Sindaco, parroco

e tanti tanti amici, ha festeggiato i cento

anni di vita.

Una giornata di festa vissuta nello spirito

di un paese unito che partecipa ad ogni

occasione agli eventi felici e ai momenti

tristi della propria comunità in uno stile

di grande e unica famiglia.

Ernesto nacque a Pertuso il 23 aprile

1911 da Lorenzo e Margherita Cagnolari,

in una tipica e numerosa famiglia: con

lui i fratelli Carlo e Giovanni (emigrati

in vita a Genova), Clotilde (in

Francia), Andrea e Giovanna

rimasti a Pertuso.

All’età di 15 anni Ernesto seguì

alcuni compaesani emigrati a

Genova per lavoro trovando

occupazione nella cucina di

un negozio di torte e farinata.

Nella città ligure frequentò di

sera, dopo il lavoro, la scuola

“Lorenzo Garaventa” e nel

maggio del 1929 ottenne il Diploma

di 6° elementare. Sempre

a Genova e di sera, frequentò con

profitto la scuola “Gerolamo Boccardo”

dove nel giugno del 1932 ottenne il Certificato

di Licenza Tecnica.

Nello stesso anno fu chiamato a militare

ad Alessandria e dopo un breve periodo

fu trasferito a Roma. Fu congedato dopo

due anni.

Nell’ ottobre del 1935 l’Italia dichiarò

guerra all’Etiopia e dopo qualche mese

Ernesto fu richiamato alle armi e mandato

in Etiopia. Vi rimase due anni.

Nel 1938, rientrato in patria, dopo un


ulteriore periodo a Genova sempre nel

settore della Farinata, si trasferì definitivamente

a Pertuso per fare l’agricoltore.

La resa economica dei piccoli appezzamenti

dei terreni posti ad oltre mille metri

di quota rendevano poco, ma la passione

e l’orgoglio di vivere a “casa sua”

furono più forti delle prospettive e delle

possibilità offerte dalla città ligure.

Nel 1965 sposò Luisa Vaccari ma dopo

appena sette anni rimase vedovo.

Una sua grande passione è sempre stata

la ricerca dei funghi, confidandoci che

un giorno ne raccolse ben 49 chilogrammi.

A giustificazione del ricco bottino Ernesto

ci ricorda che “allora” non esisteva

strada carrozzabile per Pertuso e quindi

la provvida natura riservava questa abbondanza

ai soli residenti.

Ernesto seppe anche mantenersi allenato

culturalmente dedicandosi ad una

approfondita conoscenza della Divina

Commedia.

La “festa centenaria” è iniziata – come

ogni manifestazione nella frazione – è

iniziata con la celebrazione della messa,

durante la quale il parroco don Roberto

Scotti, oltre al commento delle sacre

letture si è complimentato con Ernesto,

testimonianza del vivere a lungo in mon-

ontagna

Nostra

tagna. “Scortato” dai nipoti, il centenario

ha poi raggiunto il punto centrale del

paese, coreograficamente addobbato a

festa, dove in tanti lo attendevano, complimentandosi

e condividendo con lui il

ricco buffet preparato per l’occasione.

Anche in questa occasione la disponibilità

dei titolari della trattoria Cavanna

ha avuto un ruolo centrale per l’organizzazione

di tutta la manifestazione. Il

Sindaco Antonio Agogliati, donando a

nome dell’Amministrazione una targa ricordo

ha cercato di “scoprire” da Ernesto

i segreti di tanta longevità.

Purtroppo, ha commentato

sfiduciato il Sindaco, il

suo stile di vita “mangiare

poco, fare movimento a

piedi, prendere poche medicine,

ecc” non è simile al

mio e quindi “non so quali

possibilità ho io di arrivare

al secolo”. Musica e balli

hanno poi trattenuto i presenti

fino a tarda ora.

Paolo

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ontagna

Nostra

A giorni, il 28

giugno 2011

Preli Pierina di

Rocconi compirà

80 anni:

“Per una nonna

speciale, che ci

ha seguito ed

amato per tutti

questi anni, è

stata di esempio

e di conforto

sempre e sempre

la sarà! Auguri

nonna cara!”

I tuoi nipotini

Liana e Eric.

Maloberti Alessandro,

dopo la laurea in

Medicina e Chirurgia

conseguita lo scorso

14 luglio 2010 con

la votazione di 110 e

lode, ha brillantemente

superato l’esame

di abilitazione a pieni

voti lo scorso 21 febbraio.

In foto Alesandro con

il fratello ed i nonni

Giovanni e Anna.


Ricordiamoli

ontagna

Nostra

E’ scomparso a Camogli il 14 aprile 2011

Enrico Guidotti, all’età di 90 anni. Giovane

di Azione Cattolica, aderì alla Resistenza, nella

divisione Cichero. Durante l’inverno del ’44

fu nascosto da una famiglia di Rompeggio, i

Paluccia, insieme a tre compagni. Lì conobbe

Paola, che sposò nel gennaio del 1951, in un

mare di neve. Ogni occasione vedeva la famiglia

attraversare le montagne per raggiungere la

casa di Rompeggio, dove i tre figli, Ubaldo,

Giuseppe e Maria Enrica, hanno assorbito

i valori contadini del lavoro, del rispetto e

dell’onore. La gente di Rompeggio lo ricorda per

il suo carattere allegro, l’affabilità dei modi, la

curiosità sempre viva. Amava le montagne, le

tradizioni e le storie della gente della vallata, che citava spesso a esempio di

onestà e saggezza. La morte della amatissima moglie, nel 1989, ha segnato i suoi

ultimi anni di vita, ma ha trovato consolazione nella costante, amorevole cura

della sua figlia più piccola, che lo ha accompagnato fino all’ultimo giorno, e

nella presenza dei figli maggiori e delle loro famiglie. Ora è tornato a Rompeggio,

dove riposa accanto alla sua Paolina.

Toni Tomaello

A Toni. Ora che, con le parole di San Paolo, possiamo

dire di te che hai concluso la tua corsa,

dopo aver combattuto la tua buona battaglia, senza

perdere la tenerezza; ora che la tua vita è compiuta

e che – a me sembra – sia stata fino all’ultimo

quella di un giusto; ora lasci a me che resto

il compito di esserti leale, di essere fedele a quel

che hai regalato, che mi hai mostrato; e tocca a

me testimoniare, con le cose che dico e che faccio,

continuare i tuoi sentimenti, proseguire a metterli

in pratica.

Chiamo a mio conforto le persone che ti hanno

amato, chi ti ha conosciuto, mamma Lina e gli

affetti che hai vissuto; e chiedo loro di farmi compagnia.

Ogni volta che qualcuno mi chiederà: “Chi era tuo padre?”, che possa

esser degno di rispondere: “Un uomo speciale, di Vetrego, un paesino nei pressi

del Brenta. Ma adesso sono io, adesso provo ad esserlo io. Roberto

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Particolare

curioso a Pertuso:

Agnese

Schiavi (nata

a Pavia il 5

gennaio 2011)

nelle braccia

di Ernesto

Ponzini (classe

1911): generazioni

separate

da un secolo

di vita e di

storia.

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