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vestirsi bene, a andare

vestirsi bene, a andare al ristorante, al cinema, al teatro, a leggere libri, e dunque, una volta ripreso a leggere libri, a andare al teatro, al cinema, al ristorante, a vestirsi bene, a viaggiare, una volta che il turismo avrà riaperto, l’industria si sarà risollevata, i consumi saranno ripartiti, l’economia ritrovato fiducia, la finanza risorta, saremo a nostra volta ancora più felici. Ecco, questo non è il solo catalogo (nobile figura letteraria ormai ceduta a titolo definitivo al marketing), o lista di istruzioni che ci suggerisce il marketing della felicità. Per raggiungere la felicità l’uomo del presente futuro ha molte più possibilità di qualsiasi altro uomo sia mai vissuto: può avere senza sforzo innumerevoli amici, addirittura fino 5000 su facebook, soddisfare i desideri appena li sente (come capita con la pipì), innumerevoli partner geolocalizzabili in pochi minuti, manufatti provenienti da qualsiasi parte del mondo acquistabili on line in pochi secondi, qualsiasi esperienza di vita acquistabile in comodi pacchetti vacanza con pochi clik o con pochi drin, qualsiasi sapere conoscenza informazione raggiungibile con pochi link, qualsiasi contenuto artistico con pochi veloci download; non solo, può contattare qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo con pochi spiccioli, può assaggiare qualsiasi cucina del mondo con brevi spostamenti; non solo, può entrare in un supermercato, un ipermercato o un megamercato e comprare tutte le cose di cui ha inopinatamente bisogno, un maglione rosso, una banana gialla, una torcia azzurra, un barbecue a carbone, un lampadario d’acciaio, un paio di guanti di lana, una zucca gialla, una confezione di bicarbonato, un dentifricio, un paio di scarpe da tennis, una pesca gialla, una racchetta da ping pong, un labrador, una forchetta per barbecue, un peperone giallo, una birra in bottiglia, un libro di Baricco, perché no, un voucher da donare a qualche povero bisognoso. Il catalogo – questa figura che assomiglia sempre più al boa che digerisce l’elefante, e che ormai è l’immagine che racchiude la nostra esperienza del mondo, anzi è l’immagine che racchiude il mondo – potrebbe continuare ad libitum, ma ci annoieremmo tutti. Perché i cataloghi, seppur bellissimi, alla fine annoiano, anche quando sono utili. Ne sa qualcosa Baricco, il geniale scrittore della felicità, che nella sua Iliade ha omesso tutti i cataloghi di Omero perché annoiavano il lettore moderno. Ecco, il lettore moderno si annoia dei cataloghi, e preferisce lasciarli inermi sullo sfondo, lasciarli organizzare e indicizzare per lui dagli algoritmi (tranne poi sorprendersi quando glieli raccontano sotto forma di statistica), preferisce pensare che è libero – libero di una libertà magnifica e inebriante – di accedere allo scaffale che preferisce quando preferisce. Eppure la sua vita scorre tra un catalogo e l’altro; nel senso che egli si aggira senza posa tra i cata- 54

loghi cercando tutto ciò che va cercato, ma anche nel senso che egli è incluso tra i mille cataloghi in cui si deve essere inclusi: ogni sua azione, ogni sua mossa, ogni sua parola, ogni sua occhiata è raccolta registrata vagliata analizzata sintetizzata diagrammata in uno e centomila cataloghi. Il marketing della felicità così lavora per lui, preparandogli sempre nuovi cataloghi in cui cercare e in cui essere incluso (e cercato), e allo stesso tempo raccogliendo registrando vagliando analizzando sintetizzando diagrammando senza posa, attivando in questo modo un inesauribile circolo virtuoso della felicità. Per la felicità di tutti, compresa la felicità stessa, che come un algoritmo, da oggetto del desiderio si fa soggetto reale e desiderante. Come l’algoritmo si è ormai fatto natura, la nostra terza o quarta natura ormai, o se si vuole natura 2 , natura esponenzialmente vera, natura ineludibile, anche la felicità si fa natura, diviene realtà al quadrato, figura solida a cui non si sfugge. La felicità ineludibile. Che come uno spettro si aggira tra gli scaffali del supermercato (in attesa magari che qualche altro spettro si aggiri per l’Europa), ripetendosi e ripetendoci all’orecchio, spettro, spettro delle mie brame chi è la più bella del reame? E che la più bella è lei ce ne accorgiamo subito. Nessuno sfugge al suo sguardo di medusa, anzi ognuno si affretta, tra gli scaffali, allungando inebriato la mano per afferrarla. Ma quella che l’afferra, era previsto e computato, è la mano di uno spettro. 55

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