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Mensile di critica e attualità sportiva - Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena www.mesesport.it

maggio 2009 – n. 250 – 2 00 Euro

Alice, meraviglia

fra le meraviglie MPS e SIENA


Direttore

Mario Ciani

Direttore responsabile

Paolo Corbini

Direzione – Redazione – Fotolito

Bernard & Co.

Strada di Busseto 18 – Siena

Tel. 05.77.28.53.74

Fax 05.77.22.10.14

E-mail: redazione@mesesport.it

editoriale

Edito e stampato presso

Arti Grafiche Ticci

Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si)

Tel. 05.77.34.92.22

Fax 05.77.34.93.66

Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430

del 27.01.1983

Hanno collaborato a questo numero:

Corrado Bagella, Duccio Balestracci, Roberto Barzanti Mauro Bindi, Giancarlo Brocci, Andrea Bruschettini,

Mario Ciani, Chiara Cicali, Vincenzo Coli, Stefano Fini, Emilio Giannelli, Daniele Giannini, Antonio Gigli,

Mario Lisi, Luca Luchini, Augusto Mattioli, Francesco Oporti, Paolo Ridolfi, Roberto Rosa, Gigi Rossetti,

Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Luigi Toscano, Francesco Vannoni, Giacomo Zanibelli.

Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli

Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Bernard Chazine, Pietro Cinotti.

In copertina: Alice Volpi

Progetto grafico: Bernard Chazine

250

numero

maggio 2009

ANNO XXVII

Senza parole

Se non fosse per quello che è successo in terra d’Abruzzo, non

avremmo difficoltà a definire lo scorso aprile un mese decisamente

positivo.

Positivo per le nostre squadre – s’intende - e per lo sport senese

in genere, argomento sul quale solitamente ci intratteniamo su

queste pagine. Ma il pensiero di quella tragedia ci impedisce di

accostare anche timidamente una soddisfazione effimera come

la nostra ad un evento che ha sconvolto la vita, quando non l’ha

tolta del tutto, di migliaia di persone.

E pensare che tutto è successo nella notte di una domenica felicemente

vissuta dalle nostre grandi e medie realtà, con i bianconeri

che superano con agilità la Lazio e fanno un bel passo

avanti verso la salvezza; la Mens Sana che passeggia sul campo

reatino a poca distanza dai luoghi del sisma; la Virtus che conquista

contro il Sant’Antimo uno storico secondo posto in stagione

regolare; il basket femminile che va a vincere sul campo

della capolista Pontedera; il Costone che si assicura una insperata

terza posizione; il Cus volley che vede aprirsi nuovi orizzonti

sia in campo maschile che femminile; il tennis tavolo

sempre più vicino ai propri obiettivi stagionali, ecc.

Insomma sarebbe stata una bella giornata di sport in tutti i sensi,

e forse non solo di sport, per una città che si identifica sempre di

più in quel ‘paese delle meraviglie’ di cui la schermitrice Alice

(Volpi) sta diventando la massima espressione a livello di discipline

individuali e dove le meraviglie sono rappresentate dalle

due punte di eccellenza Mens Sana e Robur.

Certo non sappiamo se la giovane schermitrice cussina riuscirà

a rinverdire i trionfi di Margherita Zalaffi, però le tre medaglie (di cui due d’argento e una di

bronzo) con le quali è tornata dai recenti Campionati Europei Cadetti, under 17 - oltre al titolo

italiano di categoria - confermano la bontà di una scuola di cui è stato un importante alfiere

anche Davide Burroni.

Detto questo, resta il fatto che se la data del 6 aprile 2009 poteva entrare a pieno diritto nella

piccola-grande storia di questa stagione come punto di snodo di tante situazioni, dopo il

dramma che si è abbattuto sulla gente abruzzese resterà per sempre una data di morte e basta.

E nessun risultato sportivo potrà mai ribaltare questa triste realtà.

P.S. Mesesport festeggia questo mese l’uscita del suo 250° numero. Un traguardo davvero storico

per tutti noi e per l’editoria senese che mai era arrivata a tanto con una propria testata,

presente in edicola da ben 26 anni. Numeri questi che danno benissimo il senso del tempo che

passa, un tempo scandito dai diversi temi che lo sport di volta in volta ci propone, ma purtroppo

anche da taluni eventi come quello che qui, nel nostro piccolo, abbiamo voluto ricordare.


Il Siena è salvo. Anzi no, ma potrebbe diventarlo

già dal prossimo turno con il Palermo.

Con buona pace di chi ha fatto del

catastrofismo fino all’ultimo, sia pure giustificato

in parte dalle due battute d’arresto che

hanno intervallato le vittorie con Bologna e

Napoli. In realtà quelle contro Chievo e Torino

sono state due sconfitte che hanno sofferto,

nel primo caso, di quella sindrome da

vittoria esterna di cui a suo tempo avevano

beneficiato gli stessi bianconeri a Catania, nel

secondo di un atteggiamento così irrazionale

rispetto alle potenzialità della squadra, da apparire

perfino indisponente.

Ma il Siena vero, per fortuna, non era né

l’uno né l’altro. Forse è solo una questione di

personalità – come lascia intendere lo stesso

Stronati quando dice “mi sono stancato di

questa vita da quart’ultimo posto” – nel

senso che una volta raggiunto, o avvicinato,

l’obiettivo principale, la tensione tende fatalmente

a calare. E se è vero che poi è soltanto

questo che conta davvero, resta il fatto che

certe cadute di stile andrebbero evitate. A

prescindere. Contro il Chievo, ad esempio,

non si possono mettere uno dietro l’altro 459

passaggi (contro 306) e troppi cross (39 a

17), ma soprattutto è inconcepibile che si

conceda all’avversario il 57% dei contrasti

quando ci sono in gioco le sorti di un’intera

stagione. Di Torino abbiamo già detto, anche

se la passione e l’attaccamento di quelle

poche decine di tifosi al seguito non meritava,

oltre alla pioggia e al freddo, una prestazione

tanto sciatta.

Intendiamoci, nessuno ha mai inteso salvarsi

senza soffrire, anche se c’è chi si è stupito

di fronte a certe sconfitte quasi

fisiologiche. Ma questa è un’altra cosa.

Sono soprattutto certi comportamenti

minimalisti a indispettire i tifosi, non le sconfitte

patite contro avversari realisticamente

più forti. Contro i quali spesso non basta

neppure un…concorso di colpa per avere la

3 calcio

Manca solo la matematica certezza, poi per la Vecchia Robur

sarà la definitiva consacrazione in A

Sconfitti

anche i catastrofisti

Mario Ciani

meglio, com’è successo anche con il Napoli.

Bisogna che il Siena in queste circostanze

garantisca il cento per cento delle proprie

possibilità e solo allora, con la complicità

dell’avversario, può spuntare quei risultati

che soprattutto quest’anno hanno legittimato

la presenza e la permanenza in serie A

per il sesto anno consecutivo.

La doppia sconfitta di quest’ultimo mese,

Dedicato a quelli che l’avevano detto

È curioso. Non è che sia mai stato apertamente contestato (ci mancherebbe!), ma siccome si fa sempre

più fondato rischio che l’anno prossimo sieda su una panchina più prestigiosa, tutti si sono improvvisamente

accorti della bontà del lavoro svolto da Marco Giampaolo. Prima no.

Fino ad oggi quella parte della tifoseria cosiddetta …silenziosa, quella

che non va in curva ma che non rinuncia a manifestare, sempre e comunque,

il suo proverbiale mal di pancia per qualsiasi tecnico della Vecchia

Robur, c’ha provato anche quest’anno ad inquinare il terreno dei

rapporti fra ambiente e allenatore. Ma forse non è neppure il caso di definirla

tifoseria. È piuttosto quella parte di opinione pubblica che, pur non

frequentando abitualmente il Rastrello, sparge giudizi solo spirito di contraddizione.

A parte il sacrosanto diritto di pensarla in modo diverso , se

non fosse che talvolta sconfina nel grottesco.

Il problema è che questo tipo di atteggiamento non è la prima volta che

emerge, tanto è vero che in tempi diversi ne sono rimasti coinvolti tutti gli

allenatori che in questi primi sei anni di serie A hanno guidato la navicella

bianconera verso l’approdo della salvezza. Oppure ci siamo già scordati

delle critiche e delle polemiche sui vari Papadopulo, De Canio e Beretta? Il

tutto per poi dire, eventualmente: “Io l’avevo detto”.

Ma quando qualsiasi persona di buon senso arriva a ‘sperare’ di perdere

pur di dimostrare la validità delle proprie idee, vuol dire che ha toccato il fondo.

Meglio loro che i bianconeri.


4 calcio

non è bastata comunque a ridimensionare l’importanza dei successi

contro Bologna e Napoli, di cui il primo ancora più funzionale del secondo

ai fini della lotta per la salvezza. E se già in occasione del bliz

di Catania un autorevole quotidiano sportivo aveva scritto che

“Giampaolo può considerarsi l’artefice primo di questa piccolagrande

rivelazione avviata verso una salvezza tanto anticipata quanto

meritata”, quello in terra emiliana ha lasciato sbigottiti per praticità,

cinismo e senso tattico. Una prova che, cementata dall’assetto forse

più congeniale per i mezzi a disposizione di Giampaolo (quello con

Zuniga e Del Grosso esterni di difesa con Portanova e Brandao in

mezzo, del centrocampo a tre formato da Vergassola, Codrea e Galoppa,

e di Kharja dietro alla coppia d’attacco Maccarone-Calaiò), ha

inferto una svolta in senso positivo alla stagione dei bianconeri. Che,

al di là dei legittimi timori, per la verità non è mai stata così poco a

rischio come quest’anno. Basti pensare che il vantaggio dalla terz’ultima,

dall’11a giornata in poi, non è mai sceso sotto i 5 punti (con

l’eccezione di un +4 alla 18a), fino a salire fino a +11 alla 31a.

Insomma una continuità di rendimento che premia non solo le

scelte fatte dalla società in estate, ma anche le capacità di un tecnico

costretto prima di tutto a vincere la diffidenza di quanti gli preferivano

Beretta, e quindi di certo non agevolato nel suo lavoro. Un allenatore

che il presidente Stronati ha fortissimamente voluto per sua

libera scelta senza farsi influenzare da una piazza (e di questo Mesesport

gli ha dato atto fin da subito, convinti com’eravamo che se doveva

sbagliare era meglio lo facesse con la propria testa…), pronta –

come tutte le piazze – a voltargli le spalle nel caso fosse andata male.

E poi il successo sul Napoli, ultimo anello di una catena comprendente

anche Roma, Fiorentina e Lazio (… aspettando Inter e Juventus).

In vista del quale lo stesso Giampaolo aveva chiesto

esplicitamente una prova d’orgoglio e di carattere. Risposte che sono

puntualmente arrivate al di là dello stesso risultato finale, saldamente

in mano ai bianconeri anche nei rari momenti di apparente difficoltà.

Con una squadra rinnovata per cinque undicesimi (di cui solo Ficagna

e Coppola erano le novità vere, oltre ai recuperati Curci, Zuniga

e Maccarone), il Siena è apparso

ispirato fin da subito, con un Kharja

autore di un gol che non avrebbe sfigurato

in…Real Madrid-Barcellona del

giorno prima. E mentre Coppola dimostrava

che senza tanti teatrini

avrebbe potuto dare un contributo più

continuo e concreto alla causa bianconera

(importanti e puntuali i suoi recuperi

a centrocampo) , Maccarone

dava ulteriore lustro al suo girone di ritorno

con un gol di rara bellezza

(anche questo!) che impietriva il buon

Navarro. Detto che il Napoli, fresco

giustiziere dell’Inter, è stato di una pochezza

disarmante, si tratta di stabilire

quale e quanto sia stato il merito dei

bianconeri in quest’opera di ridimensionamento.

Ma forse non è neppure

importante.

L’importante è che la Vecchia Robur

ce l’abbia fatta un’altra volta, pur in

mancanza della matematica certezza.

Ma dopo aver atteso cento anni per

meritarsi la serie A, figuriamoci se non

sopravviveremo ad un’attesa di qualche

giorno. Convinti sempre di più

che se arrivare nella massima serie era

un sogno, restarci (intanto) sei anni

cos’è?


atuttocampo senio sensi

ORGOGLIO BIANCONERO

SUPERLEGA, MA A NOI

CONVIENE?

Rottura tra la Serie A e la Serie B. I grandi

presidenti, stanchi di fare mutualità alla serie cadetta,

hanno deciso una scissione che si dovrà

concretizzare con l’arrivo del Commissario Straordinario

della B e con il campionato 2010 –

2011. Per noi, poveri mortali, non è troppo

chiaro ciò che succederà, però si capisce che i

soldi (tanti) in arrivo per i diritti televisivi saranno,

dalla suddetta data, di quasi totale appannaggio

della “A”. Si legge testuale dalla grande stampa:

“la serie A ormai si rapporta con l’Europa, ha bisogno

di eccellenza per vendere i propri diritti

anche all’estero… La B è una specie di serie A

degli anni cinquanta, felicemente provinciale….”.

E ancora (riassumo): per la A del futuro ci dovranno

quindi essere solo grandi club e che le

provinciali rimangano in B o sotto! Anzi c’è chi

prefigura che dal campionato suddetto siano solo

due le squadre che retrocederanno, facendo intendere

una “pulitura” contro le piccole; e allora

per Chievo, Siena e poche altre sarà dura mantenere

la serie superiore, piena d’oro. Ma, si sa,

a Siena siamo bravi a vincere contro tutti.

PORTE CHE VANNO

E PORTE CHE VENGONO

Sono quelle dell’incontro di calcio Juve-Lecce.

Si è giocata a porte aperte dopo la “riammissione”

del pubblico (in attesa di ulteriore sentenza)

decisa dalla Corte di Giustizia della FIGC

contro il giudice sportivo Tosel. Si tratta di una sospensiva

che potrà rientrare quando saranno

chiarite le motivazioni del primo giudice.

Ci si riferisce alla squalifica…dei tifosi bianconeri

che, a dire del calcio apicale, avevano offeso

Balotelli nell’incontro con l’Inter al Comunale

di Torino, macchiandosi di RAZZISMO.

Al di là delle ridicole e contraddittorie sentenze

e contro-sentenze di organi affini (e ancora

non è finita), le offese a Balotelli non avevano

niente di razzista. Erano solo espressioni – volgari

quanto volete ma non con il marchio dell’odioso

razzismo – contro un giocatore che deve

ancora imparare a non provocare giocatori e

pubblico ed a rispettare gli avversari. Il suo comportamento

fu (e non è la prima volta) criticabile

e quello dei tifosi allo stesso modo. Ma confondere

le offese per antipatia con quelle di razzismo

ce ne corre. Lo stesso Mou, Mister dell’Inter,

derubricò le offese e così fece il colored Seedorf

(sponda Milan) dicendo che il provocatore fu

Mario, tra l’altro italianissimo, e che anche altri

giocatori sono spesso presi di mira (come Materazzi

e Gattuso per la loro…veemenza). Quindi

ristabiliamo le giuste proporzioni senza invocare

“reati” mai commessi.

MISTER DUE MILIARDI AL MESE

Sono quelli, del vecchio conio, che porta a

casa sua Ibrahimovic: 12 milioni di Euro netti all’anno

per far vincere lo scudetto all’Inter. Niente

da eccepire se, il grande campione, tra i più

grandi visti in Italia ha deciso di cambiare aria.

Forse non gli giova alla salute quella di Milano,

forse cerca la consacrazione in Europa e la sua

squadra attuale non raccatta pallino fuori dal patrio

suolo. Oppure la busta paga gli sembra un

po’ leggerina…si sa in tempi di crisi.

Ma sono fatti suoi e di chi gli corrisponde lo

stipendiuccio, quasi una paghetta!!!!

E lui cosa fa: siccome per settanta minuti gira

in campo come un fantasma, sbagliando le cose

più semplici (può accadere anche ai “mostri

sacri”), il suo pubblico (gara con la Lazio) accenna

a qualche fischio che, vista la compartecipazione

al suo stipendio, è legittimo. Lui si

incavola perché, forse, offeso per lesa maestà. Inventa

un gol dei suoi (e li sa fare…) e poi zittisce

i suoi contestatori con il classico gesto del dito sul

naso e, non volendosi far mancare niente, ci aggiunge

anche qualcosina di poco fine, ma molto

chiaro, ritmando la mano all’altezza dei genitali.

Bel colpo. E ora? La Società lo punirà con durezza,

si pensava. Il Mister, invece, lo perdona

subito dicendo che è stata una reazione a caldo.

Il presidentissimo Moratti aggiunge che il ragazzo

si è sentito colpito e non deve chiedere scusa a

nessuno. Quindi niente multe, anzi quasi un incentivo

a proseguire contro quei villani dei tifosi.

Da leggere così: il calcio è davvero scuola di vita.

Viva il fair play, viva l’educazione, viva chi riempie

questi personaggi di soldi della comunità (almeno

un pochi).

Sotto, l’esultanza di Kharja dopo il gol agli azzurri

MA NOI….SIAMO NOI

Saremo piccini, saremo provinciali, saremo

antipatici…ma siamo grandi. Non ce ne frega se

non si viene citati per il nostro innato fair play:

domandatelo ai tifosi, ad esempio, di Udine e

Genoa eccetera che vengono a Siena a fare una

gita di piacere. Domandatelo a chi gode della solidarietà,

magari silenziosa, che giocatori, società

e tifosi bianconeri mettono in moto ad ogni evento

grave. Per ultimo domandatelo ai ragazzi delle

zone terremotate presenti sugli spalti del Franchi,

in città, nelle Contrade ad apprezzare Siena e i

senesi. E non si accendono i riflettori se a cinque

giornate dal termine la Robur è praticamente

salva (lo era anche, di fatto, due domeniche fa)

compiendo un’impresa che grandi club…del nord

ancora non hanno realizzato (né, tutti, realizzeranno)

alla barba delle loro spese folli. Non si

sono accesi, i riflettori, nemmeno per il gran gol

di Karja, uno che ha preso la palla nella nostra

area di rigore e, saltando come birilli gli avversari,

ha scaricato un tiro alla…Ibra!!! Se il gesto

tecnico lo avesse fatto un big di una squadra big,

i commentatori tv farebbero ancora gli straordinari

per mostrarcelo. Nessuno parla di ‘miracolo

Siena’ almeno come per anni hanno parlato di

miracolo Chievo. Pazienza: a Siena ci piace essere

antipatici a quelli delle stanze dei bottoni. E

speriamo di continuare ad esserlo. Aggiungo solo

(stavolta l’ho fatta lunga), in attesa di ritornarci:

Grazie Ragazzi, Grazie Mister, Grazie Società

(tutta: dal Presidente, ai suoi collaboratori, ai medici,

ai magazzinieri, a chi pensa al campo…a

tutti) per la gioia dell’ennesima serie A ormai, di

fatto, conquistata. Ci basta questo. E la stima

della gente che ama il calcio davvero. Al di sopra

delle cupole, dei giochi di potere, degli arbitri incompetenti

(?) dei guardalinee distratti. Noi siamo

noi…e tali resteremo.


Dottor Jekyll e Mister Hide. L’eterna storia

della doppia personalità che da sempre

ha affascinato il genere umano, in

questa ultima fase del campionato sembrava

aver colpito in pieno la compagine

bianconera. Così un grave tormento

aveva assillato nelle scorse settimane i sostenitori

della vecchia gloriosa Robur su

quale fosse il vero Siena di questa stagione

2008 – 2009. Quello spumeggiante, bello

a vedersi, quadrato, organizzato alla perfezione

che aveva strapazzato Lazio e Bologna

(quest’ultima addirittura a

domicilio), o quello impacciato, timido,

arruffone, privo di mordente e rabbia agonistica

capace di rivitalizzare non soltanto

il brillante Chievo (al Rastrello!), ma anche

l’informe accozzaglia assemblata dal presidente

Cairo al termine di schizofreniche

faraoniche campagne acquisti?

Dare una risposta sembrava difficile,

anche se il brillante campionato della

compagine di Giampaolo, la salvezza raggiunta

molto prima di quanto l’arida matematica

potesse concedere e le

prestazioni offerte giocando alla pari con

tutte le “grandi” del campionato (anche

quando il punteggio finale ci aveva penalizzati,

come nella gara interna con il

Milan), ci portavano ad essere ottimisti.

Fortunatamente la splendida prestazione

offerta contro il Napoli, illusosi di essere

tornato grande dopo aver piegato i campioni

d’Italia, ha tagliato la testa al toro,

riconsegnandoci una formazione tonica,

frizzante, piacevole a vedersi e abbastanza

concreta, anche se ad un certo punto ha

gigioneggiato in maniera eccessiva rimettendo

i già rassegnati avversari in partita.

Cosa era accaduto dunque nei due

black out con Chievo e Torino che hanno

rischiato di sciupare la bella immagine che

il Siena è riuscito a conquistare al termine

di un duro campionato e di creare qualche

tensione con la tifoseria che, giustamente,

pretende sempre il massimo

impegno? La prima causa di queste due

brutte prestazioni va ricercata senza dubbio

nell’appagamento dei ragazzi dopo la

trionfale trasferta di Bologna che voleva significare

la quasi certa salvezza. Molto

probabilmente la formazione di Giampaolo

aveva abbassato il livello di attenzione

ed affrontato i due importanti

impegni senza la consueta concentrazione

e cattiveria agonistica. Grave peccato, da

non replicare, utile soltanto se servirà per

il futuro, sia quello immediato (è obbligatorio

terminare in maniera seria e dignitosa

questo splendido campionato) sia,

soprattutto, per la prossima stagione.

L’analisi fatta sarebbe però troppo semplicistica

se non analizzassimo anche

l’aspetto tecnico. Volenti o nolenti, i due scivoloni

con Chievo e Torino hanno coinciso

con alcune gravi assenze dei bianconeri

(Curci e Maccarone in ambedue le occasioni

e Zuniga che si è aggiunto ai primi

due nella trasferta in Piemonte). Apparentemente

l’assenza del giovane portiere azzurro

(Peruzzi è ormai divenuto un assiduo

del Rastrello proprio per valutare le sue prestazioni,

oltre a quelle di Galloppa) non

sembrerebbe aver pesato perché non ci

sono state dirette responsabilità dei suoi

due sostituti, ma la tranquillità che Curci riesce

a conferire all’intera squadra con la sua

autorevolezza e tranquillità non va sottovalutata.

L’assenza di Zuniga (un vero piacere

vederlo giocare!) ha limitato invece la spinta

offensiva della squadra che, una volta in

svantaggio, non è riuscita mai a rendersi

pericolosa sulle fasce. Infine, sicuramente

l’assenza più grave, a nostro parere fondamentale,

quella di Maccarone. Senza il cannoniere

la formazione bianconera perde

totalmente profondità e pericolosità. Maccarone

riesce a tenere alta la squadra, impegna

per tutta la gara almeno due

difensori, “affonda” ogni volta viene lanciato

a dovere e, soprattutto, vede la porta

7 calcio

I bianconeri si confermano in Serie A per il settimo anno consecutivo...

...a dispetto dei Santi

Luca Luchini

come nessun altro. La controprova l’abbiamo

avuta con il Napoli. Se è vero che

tutta la squadra ha giocato meravigliosamente

bene, con veloci scambi rasoterra

che hanno annichilito gli avversari, con un

centrocampo elegante ed aggressivo ed

una difesa in grande spolvero, è altrettanto

vero che Maccarone ha dimostrato quanto

sia importante (basilare?) la sua presenza

per ottenere grandi risultati.

Lo ricordino gli eterni scontenti, gli inguaribili

critici, pronti a gettargli la croce

addosso nel momento in cui, pur impegnandosi

al massimo (come sempre) e offrendo

il suo valido contributo ai

compagni, non riusciva a segnare.

Il nuovo eccezionale miracolo calcistico

bianconero, dunque, ora è davvero realtà.

Onore al merito per mister Giampaolo

che, dopo non pochi mugugni e sospiri di

numerosi “nostalgici”, sembra finalmente

essere riuscito a conquistare, come meritato,

gli apprezzamenti e la stima di una

piazza non facile. Onore anche alla dirigenza

che, pure in questo caso fra assurde

recriminazioni (le vicende private di Stronati

a noi non devono interessare) e inutili

polemiche, ha messo in piedi un parco

giocatori (adesso quasi tutto di proprietà)

di indubbio valore, anche patrimoniale, e

con interessanti prospettive future.

Un grazie, infine, ai giocatori che con il

loro impegno, la loro abilità e la voglia di

emergere hanno fatto ancora una volta

grandi i colori di una piccola provinciale

che, a dispetto dei santi, continua a restare

nella massima serie dandoci enormi soddisfazioni.

Con un’unica preghiera. Anche se

la salvezza è raggiunta il campionato finirà

fra quattro giornate. Onorate fino in fondo

la maglia che indossate e la città che vi ha

adottato con affetto e simpatia.

Il gol

di Maccarone,

al volo, contro

il Napoli


pallonate

CON L’ABRUZZO IN MENTE

INFORMAZIONE - Dall’11 aprile 2009 il calcio italiano annovera,

fra i tanti, un altro record. Commentando su Sky la sonora sconfitta dei

rossoblu ad opera del Siena, nessuno dei cinque intervenuti (lo stesso Mihajlovic

ed il suo intervistatore dallo stadio, più Sconcerti, Mauro e la

D’Amico dallo studio ) ha mai citato il nome della squadra che così sonoramente

aveva battuto i felsinei. L’unica cosa certa è che hanno perso per

1-4 ma sull’identikit dei vincitori niente di niente. Ma il bello è che dopo il

2-1 sul Napoli si sono ripetuti tutti, compreso lo stesso Donadoni. Complimenti!

CHI L’HA VISTO? - A Siena era arrivato nell’estate 2007 con la

fama di aspirante sostituto di capitan Maldini al Milan (!), ma Leandro

Grimi - esterno sinistro in prestito dal Milan - in bianconero si fermò giusto

il tempo che rimase anche Mandorlini. Poi il ritorno in rossonero e da

qui allo Sporting Lisbona in prestito dove recentemente è tornato agli onori

delle cronache per guida in stato di ebbrezza, arresto, patente ritirata per

tre mesi e multa di 800 euro. È davvero il caso di dire che il Siena l’ha

scampata bella!

RECORD - Altri magari a queste cose non ci tengono, da noi sì: la

squadra bianconera è l’unica ad aver preso finora un solo cartellino rosso

(Maccarone alla prima giornata a Bergamo) fra tutte le squadre di serie

A. Anche di ammonizioni nessuno ne ha prese di meno, appena 56.

Come si vede, una squadra all’altezza dei suoi…tifosi, statisticamente i

più corretti della massima serie.

ROSETTI- Qualcuno si è positivamente meravigliato per la presenza

col Chievo in casa del miglior arbitro al mondo (!), Rosetti. Noi ad esaltarci

aspettiamo che lo mandino a dirigere il Siena quando deve affrontare

Inter, Milan e Juve, magari in trasferta. Capito Collina?

QUIZ .- . Cos’hanno in comune Milan e Inter nel contesto della polemica

scoppiata in questi giorni fra Berlusconi e Moratti fra chi ha ricevuto

più favori dagli arbitri? Il Siena, naturalmente. Che subisce due discussi rigori

dai rossoneri (quello di San Siro che chiude il match e quello del Rastrello

che lo apre), ed il gol decisivo di Maicon nella gara di andata con

un intero…condominio in fuorigioco. Se non è par condicio questa!

SOLIDARIETÀ - Certo fa un bell’effetto vedere nella curva degli

ospiti tanti ragazzini, specie se provenienti dalle zone terremotate, invitati

dalla società e dal Comune di Siena in collaborazione con le contrade. A

dimostrazione che si può essere 15esimi in classifica e primi per solidarietà.

Contesto nel quale si inserisce anche la consegna al sindaco di San

Pio delle Camere (AQ) di un pulmino Oper Vivaro 2000 CDTI 120cv

Combi a 9 posti frutto dell’apposita raccolta fatta dai club bianconeri e del

contributo di calciatori e staff bianconero, Finanziaria Senese di Sviluppo,

Fondazione Mps e Auto Europa.

RISULTATI E CLASSIFICA SERIE A

27a giornata

CATANIA-SIENA 0-3

(Pt 10’ Maccarone; st 25’ Ghezzal, 45’ Jarolim)

28a giornata

SIENA-MILAN 1-5

(Pt 6’ Pirlo (rig), 48’ Inzaghi; st 10’ Pato,

17’ Maccarone, 26’ Inzaghi, 33’ Pato)

29a giornata

FIORENTINA-SIENA 1-0

(St 27’ Mutu)

30a giornata

SIENA-LAZIO 2-0

(Pt 25’ Calaiò; st 40’ Maccarone)

31a giornata

BOLOGNA-SIENA 1-4

(Pt 6’ Calaiò, 11’ Portanova, 21’ Marazzina;

st 17’ Ghezzal, 37’ Kharja)

32a giornata

SIENA-CHIEVO 0-2

(Pt 22’ Pellissier; st 2’ Pellissier)

33a giornata

TORINO-SIENA 1-0

(Pt 10’ Bianchi)

34a giornata

SIENA-NAPOLI 2-1

(Pt 11’ Kharja, 25’ Maccarone; st 35’ Pià)

Classifica: Inter 77; Milan 70; Juventus 66; Fiorentina 61;

Genoa 60; Roma 53; Palermo 52; Cagliari 49; Udinese 48;

Lazio 47; Atalanta 44; Napoli 42; Sampdoria 41; Siena e

Catania 40; Chievo 35; Torino 30; Bologna 29; Lecce 28;

Reggina 27.


febbre alta antonio gigli

CONSIGLI PER IL MERCATO

CUORE BIANCONERO

La netta vittoria con il Napoli sancisce che un

campionato capolavoro sta per giungere al traguardo.

Ma visto che siamo tifosi e anche scaramantici,

vogliamo aspettare la matematica per

festeggiare e parlare d’altro, per esempio di

aspetti su cui, a volte, i mass media nazionali sorvolano.

Stiamo parlando, per esempio, del

grande cuore dei tifosi del Siena. Nel fine settimana

precedente la gara con il Napoli, circa ottanta

ragazzini abruzzesi, abitanti di paesi colpiti

dal terremoto, sono stati ospiti della nostra città.

Hanno visitato le contrade di Chiocciola e Tartuca,

sono stati ospiti insieme a coetanei senesi

allo stadio. La solidarietà bianconera non si è fermata

qui. Nel corso della partita, infatti, la raccolta

di fondi delle settimane precedenti, alla

quale hanno collaborato fattivamente i club bianconeri

dei Fedelissimi, Val d’Arbia, Corrente

Bianconera e Curva Robur, ha fatto sì che al sindaco

di uno di paesi più colpiti, San Pio delle Camere,

fosse consegnato un pulmino che sarà

utilissimo per i bisogni dei terremotati. Un piccolo

gesto nel mare della solidarietà, ma particolarmente

importante in quanto ha visto protagonisti

i tifosi di calcio, a volte troppo vituperati, e perché

concreto, vero, da toccare con mano. Fatto questo

di non secondaria importanza. Non è la

prima volta che episodi del genere accadono,

giacché in passato i tifosi senesi hanno contribuito

alla realizzazione di pozzi in Africa, a conferma

della diversità positiva dei supporter bianconeri.

IL FUTURO

SI COSTRUISCE ADESSO

È in questo periodo di fine stagione che si gettano

le basi per il prossimo campionato. Ovviamente

è difficile azzardare cosa succederà di

concreto, noi possiamo solo consigliare o esporre

i nostri sogni, senza dimenticare che siamo il

Siena e non il Barcellona. L’intelaiatura della

squadra, mister compreso, c’è, e ha buone probabilità

di durare ancora qualche anno, pur sopportando

alcune cessioni necessarie per motivi di

bilancio. Crediamo che difficilmente il colombiano

Zuniga possa rimanere in bianconero, viste

le richieste, ma crediamo anche che possa essere

ceduto per una cifra adeguata al valore. Per il

giovane Brandao il discorso è diverso. Le sue ottime

prestazioni hanno svegliato l’interesse di

molti osservatori, ma il Siena può tranquillamente

resistere e aspettare magari un anno in più, aumentandone

il valore. Le colonne Portanova, Vergassola

e Maccarone saranno ancora assi

portanti del Siena 2009, questa è una certezza.

Tra Codrea, Coppola e Galloppa forse uno dovrà

lasciare la maglia del

Siena, ma l’acquisto di

giovani talenti come

Genevier potrebbero

compensare una partenza

(non di più,

però). In attacco resta

da capire il futuro di

Calaiò, mentre ci sarà

da sostituire un elemento

prezioso come Frick in

scadenza (come Jarolim).

Ghezzal a rigor di logica,

dovrebbe rimanere.

Anche per lui fioccheranno

le richieste, ma un anno in più

non potrebbe che fa bene alla punta esplosa quest’anno

in arrivo dalla serie C1. Un altro capitolo

importante sarà quello del portiere. Tutto dipende

da cosa vorrà fare la Roma di Curci, mentre sia

Elle che Manitta dovrebbero lasciare Siena, salvo

ripensamenti. Questi sono solo alcuni spunti,

prendeteli come volete, l’importante è credere assolutamente

che non ci sarà una smobilitazione,

noi ne siamo certi.

STAMPA BIANCONERA

In aprile ha compiuto trent’anni Il Fedelissimo,

la testata dell’omonimo club. Il fatto è stato festeggiato

adeguatamente da tutte le componenti

del tifo e della società. Non poteva essere altrimenti,

visto l’impegno che viene profuso da Nicola

Natili e c. per pubblicare una testata che si

è ritagliata un vero e proprio spazio nel mondo

editoriale cittadino. Sempre libero e indipendente,

il Fedelissimo ha tenuto aggiornati i tifosi

sin dal lontano 1979, da quando gli avversari

avevano nomi e carature ben diverse. Il più

grande merito, però, è di essere riusciti a durare

per trent’anni. Non è facile per nessun giornale,

figuriamoci per una pubblicazione dove

il volontariato è la caratteristica

principale. In

bocca al lupo per altri

trent’anni e anche di

più.


CANALE CHE VAI, PARTITA CHE TROVI

di Mario Lisi

11

Una volta (anni 60 o giù di lì, tanto per intenderci)

l’attesa di una partita in eurovisione era

davvero tale, nonostante che poi le immagini

comparissero sui nostri antidiluviani teleschermi come

provenienti da un altro pianeta, filtrate com’erano da

una sorta di leggera nebbiolina che tutto sfocava. E,

come se non bastasse, spesso le riprese in diretta si alternavano

a corpose interruzioni annunciate da un serioso

cartello mentre l’audio del telecronista era

disturbato costantemente dal rumorio del tifo in sottofondo,

quasi una bolgia indistinta. Tuttavia è così che ci

sono diventati familiari stadi come il Santiago Bernabeu

di Madrid o il vecchio Wembley londinese e con

essi le magie di Suarez e Corso, di Sivori e di Altafini.

Più in generale, in quell’epoca di rari e spartani divertimenti,

le partite in TV (fossero di serie A o di

Coppa Campioni, di un mondiale o di un campionato

europeo) esercitavano un fascino tutto particolare sull’appassionato

di calcio; era, infatti, come se nel salotto

buono di casa si materializzasse un piccolo stadio personale

in bianco e nero per serate che il primo timido

avvento del colore rese ancor più elettrizzanti quanto la

fantozziana prospettiva di sedersi davanti al video con

cena a base di frittata, boccale di birra e “rutto libero”.

Tutto ben diverso, insomma, dal calcio che oggi

passa a più non posso il variegato convento televisivo,

fatto di vere e proprie overdosi di pallone per spettatori

sempre più sazi e perciò distratti e annoiati: calcio nostrano,

spagnolo ed inglese, Bundesliga e

campionati sudamericani, Under 21 e Under

19, tornei giovanili e calcio femminile, gratis

ed a pagamento, in chiaro e in digitale..., insomma

canale che vai, partita che trovi.

Certo le immagini non sono più quelle rigorosamente

standardizzate di un tempo, lo

spettacolo (peraltro quando si può definire veramente

tale...) è ora fruibile da mille angolazioni

diverse, con spreco di replay e attenzioni

verso particolari prima del tutto trascurati o

ignorati come, ad esempio, l’espressione degli

occupanti delle panchine, gli atteggiamenti

del pubblico più colorito, magari perfino il

cane poliziotto a bordo campo con la lingua

di fuori o il “vaffa” del titolato campione in

faccia all’arbitro.

Ed al bombardamento di inquadrature e

zoomate si accompagna ormai l’inevitabile

commento a più voci con il telecronista ufficiale,

ridotto a mero presentatore di giocate e

parate, affiancato dall’illuminato bla bla dell’esperto

di turno, in genere un ex calciatore

in doppiopetto e cravatta o più spesso un allenatore

in temporaneo parcheggio. Quanta

nostalgia però, nel sentire gli schiamazzi di

Salvatore Bagni o le seriose argomentazioni

di Sandro Mazzola, per il poco professionale

ma umanissimo “Quasi gol!” del buon Niccolò

Carosio e perfino, venendo ad anni più

recenti, per quel triplice “Campioni del

mondo!” urlato col cuore da Nando Martellini

nella finale del Mundial di Spagna ‘82!

Lo strappo epocale, insomma, si è ormai

abbondantemente consumato e la partita in

TV, come recentemente ha fatto notare anche un critico

televisivo di prim’ordine come Aldo Grasso sulle pagine

del “Corriere della Sera”, non è più limitata alla

semplice copertura informativa dell’evento sportivo. Al

giorno d’oggi essa è piuttosto un prodotto da confezionare

al meglio e da vendere come tanti altri, con il potenziale

cliente (cioè lo spettatore) in veste di soggetto

attivo dal momento che può scegliere di vedere la partita

su questa o quella rete, pubblica o privata, secondo

un’offerta sempre più diversificata per dovizia di immagini,

taglio del commento e disponibilità di approfondimenti

pre e post gara. Il discorso, ovviamente, si

può estendere per analogia a diversi altri sport.

Senonché ai benedici effetti della cosiddetta concorrenza

ed alla innegabile libertà di opzione goduta dal tifoso

si accompagnano anche negativi effetti collaterali

che sono da un pezzo sotto gli occhi di tutti come i continui

litigi per la spartizione dei diritti televisivi, a cui

non sono estranee nemmeno certe turbolenze interne

alla Lega, con gli scomodi e mal frequentati stadi italiani

che nel frattempo appaiono desolatamente semivuoti;

fino al famigerato progetto, carezzato da taluni

potenti del nostro calcio, per una Serie A alla quale partecipino

solo squadre di grandi città, ricchi bacini di

utenza per l’imperante mercato calcistico televisivo.

Progetto a cui proprio la nostra beneamata Robur,

per fortuna, non si è per ora stancata di mettere, anno

dopo anno, il bastone tra gli ingranaggi. •


Il presidente neroverde interviene con una lettera sul caso che lo

vede coinvolto con il San Miniato

“Io, accusato per colpa

e non per dolo”

La formazione

degli Allievi

Regionali

vittoriosi

ad Ischia

12 calcio

Gentile Direttore,

Riguardo agli articoli apparsi sulla

stampa locale e nazionale, afferenti a vicende

che hanno interessato il calcio giovanile,

in merito ad alcune ‘scritture

private’ su giovani calciatori, dove viene

accostato il mio nome a quello del G.S.

San Miniato da me presieduto, mi preme

precisare quanto segue:

Innanzitutto sono orgoglioso del

metodo da me adottato, un metodo formato

da buoni costumi e da sani principi

che mi hanno sempre distinto e dato

grandi soddisfazioni in cariche Istituzionali

ricoperte dal sottoscritto in passato.

Quello che ho fatto, cioè, scritto e fotocopiato,

di cui vengo incolpato, l’ho voluto

e dovuto fare al solo scopo di

amministrare con la massima trasparenza

una Società all’epoca in grave crisi

finanziaria.

L’ho fatto anche per non deludere le

aspettative dei rappresentanti delle maggiori

Istituzioni senesi per la stima e la fiducia

riposte in me per gestire e

amministrare con serietà e onestà una Società

che per Siena è sempre stata il fiore

all’occhiello, sia dal punto di vista della

serietà e della qualità dei suoi tecnici, sia

dal punto di vista organizzativo nello

svolgere l’attività calcistica giovanile indirizzata

al solo scopo di far fare esperienza

formativa caratteriale, senza speculare

sulla pelle dei ragazzi, dove vincere o perdere,

per il G.S. San Miniato, deve servire

ai giovani solo a far crescere loro in momenti

di aggregazione e di amicizia.

Adottando questo metodo (i risultati

amministrativi apparvero subito evidenti,

e lo sono ancora oggi) sapevo di disattendere

alcune norme federali e, sia pure

con la contrarietà del segretario generale

e del D.S. Tosoni, ho sottoscritto, in perfetta

sintonia con il direttore amministrativo

Del Gaudio, documenti atti solo ed

esclusivamente a mettere a conoscenza la

dirigenza della Società di un impegno morale

assunto fra due Società sportive,

come ho dichiarato verbalmente nel corso

delle indagini preliminari al Procuratore

Federale Dr. Steno Nencini di Firenze.

Oltretutto adottare questo sistema

serve anche a sgomberare qualsiasi

ombra di intrallazzi o di accordi illeciti che

possono dare adito a sospetti

di ogni genere che,

purtroppo, affliggono

ancora oggi il mondo del

calcio in generale.

Infatti, se non avessi

firmato quella scrittura,

non onorata dalla Società

Valdarbia, cosa

avrebbero sospettato

oggi i genitori dei ragazzi

e l’opinione pubblica

sul comportamento

del G.S. San Miniato?

Gli stessi genitori dei ragazzi in questione,

prima di firmare la lista, furono

messi a conoscenza di una scrittura privata

dove si precisava che, pur figurando

un trasferimento definitivo, in realtà non

era che un ‘prestito’ per un anno, col diritto

di riscatto da esercitare da parte di

quella Società entro i termini stabiliti nella

scrittura medesima (31 maggio 2008).

Altra precisazione: i genitori erano a

conoscenza del valore della cifra del riscatto

del cartellino, cioè l’equivalente del

premio di preparazione stabilito dalle

norme federali, circa 1900,00 euro e,

sono sicurissimo, mai avrebbero immaginato

che la Società Valdarbia, non

avendo esercitato il diritto di riscatto, e

quindi senza alcun diritto, potesse chiedere

loro la somma di euro 6000,00 per

lasciare liberi i propri figli di andare a giocare

altrove.

L’unico addebito che mi è stato attribuito,

per colpa e non per dolo, è quello di

non aver depositato la scrittura in Lega,

tutta qui la colpa mia e di conseguenza

del San Miniato!

Grazie per l’ospitalità

Luigi Toscano

Presidente G.S. San Miniato

Ora il calcio

è anche donna

Il calcio senese di vertice si arricchisce di una

nuova…costola: quella femminle.

Con il successo per 3-0 sul campo del Salento, in Campania,

la formazione bianconera militante in serie B, ha

conquistato infatti con due turni di anticipo la serie A2.

Partita con ambizioni di salvezza, la squadra guidata da

Roberto Volpi pian piano ha acquisito la convinzione nei

propri mezzi ed all’altezza della nona giornata di ritorno

ha centrato l’insperato traguardo. A due turni dal termine,

il Siena femminile guida la classifica con 46 punti, seguita

dall’Atletic Montaquila a 36.


QUANDO PASSAVA IL GIRO

di Roberto Barzanti

13

Una storica immagine

del Giro del ‘54 con

Fausto Coppi all’uscita

di Porta Camollia

Questo Giro d’Italia del Centenario mi pare un bel

po’ scombinato. Il percorso non mi piace proprio.

Se per essere “rivoluzionari” bisognava rivoluzionare

la geografia e disegnare un itinerario a rovescio le trovate

paiono piuttosto lambiccate. Che fascino potrà avere

la parata di squadre nella cronometro inaugurale al Lido di

Venezia, tra il Des Bains e l’ Excelsior dal pacchiano orientalismo?

E perché chiudere con una cronometro individuale

destinata a non cambiar nulla nella classifica ai Fori Imperiali

quasi si dovessero tessere le lodi della Romanità come

ai “bei” tempi? . In questo Giro capovolto non mi ci ritrovo.

Torriani non l’avrebbe fatto. Figurarsi il Vesuvio al posto

del Mortirolo, e il quatto Appennino marchigiano al posto

delle aguzze Dolomiti e in mezzo Milano con una tappa

tutta chiusa nel labirinto cittadino. Quel ch’è peggio è che

non passa da Siena. Quando eravamo ragazzi – son consentiti

ricordi senza lacrime? – stavamo in attesa. Appena

usciva la comunicazione ufficiale del percorso via a compulsar

la “Gazzetta” sperando che transitasse da Siena o almeno

in prossimità. La carovana era un bel vedere.

S’andava ai bordi della strada ed era una gara ad acchiappare

caramelle e ninnoli vari, volantini pubblicitari e bandierine

colorate, cartoline pronte per l’autografo. Non era

frequente che il Giro passasse dalle nostre parti, ma talvolta

capitava ed era una festa. Nel ’48 gran volata allo stadio,

che allora era anche velodromo, con Leoni trionfante.

Questo Giro del Centenario toccherà Firenze in

provenienza dal Lido di Camaiore e poi via da Campi

Bisenzio alla volta di Bologna. La Toscana la sfiora

appena: arriverà nel capoluogo – che non riesce a esserlo

il 22 maggio, alla tredicesima tappa e poi se

ne andrà quasi avesse paura curvando verso nord.

Sarà la trentesima volta che i girini rendono omaggio

alla città gigliata. Alfredo Martini ha evocato l’anno

che più gli è rimasto dentro, il 1946: “Si vedevano

ancora le rovine prodotte dalla guerra. Passammo tra

le macerie. Nella tappa che da Montecatini puntava

su Prato, vinse Leoni e poi ci fu la Prato-Bologna

vinta da Coppi”. I nomi delle città si confondono con

quelle dei campioni. L’epica fa tutt’uno con il paesaggio.

E ovunque in vetrina specialità e tradizioni,

come in una Fiera nazionale.

La tappa più memorabile ospitata a Siena è,

forse, a mio modo di sentire, quella del 19 maggio

1952: la terza di quel Giro, il quarto vinto da

Coppi. La partenza con raduno nel Campo e il via

da Porta Romana fu uno spettacolo. Mi è capitato di

rievocarlo con Emore Baglioni che del ciclismo senese

è l’anima e il patriarca. Nella stanza che possiede

in via de’Servi si può visitare un piccolo

museo alla buona, pieno di cimeli da far invidia ai

collezionisti appassionati. Tra le fotografie e le pagine

esposte ecco quella che riporta la cronaca di

quella mattina del 20 maggio. La tappa l’aveva

vinta Bevilacqua, Nino Defilippis in rosa. Coppi si

era dovuto affacciare a più riprese dal balcone del

Continental (dove alloggiava con la sua squadra)

proprio come aveva dovuto fare, decenni prima,

Gabriele D’Annunzio. E giù applausi a non finire.

La partenza all’indomani era fissata a Porta Romana,

in mezzo ai paggi di Contrada e allo sventolio

dei vessilli. Il sindaco tardò ad abbassare la

bandierina perché i girini si erano fatti prendere dal

clima paliesco: tutti a indossare i berretti e a provarsi a

stamburare.

L’episodio più curioso riguarda Hugo Koblet che si

dava arie di divo ed era ammiratissimo dalle ragazze. Prima

della partenza Hugo era solito fare un’abbondante colazione.

E così fece. Prese posto ad un tavolo della Speranza

e con metodica calma ingurgitò con eleganza – così per ridere

– un pantagruelico menu: quattro bicchieri di latte,

quattro uova al burro, mezzo pollo lesso e una bistecca al

sangue con contorno di asparagi. “La folla – riferisce lo

scrupoloso cronista – ha sottolineato ogni portata con il suo

stupito ‘buon appettito’”. Altra benzina rispetto al doping

che oggi dilaga. La tappa fu funestata da un incidente terribile.

Orfeo Ponsin, della Frejus, scendendo velocissimo

lungo la Merluzza, presso Madonna di Bracciano, fu sbalzato

di sella e sbatté violentemente la fronte contro un albero.

Morì sul colpo. Prima di partire aveva detto alla

fidanzata: “Quest’ anno voglio finirlo il Giro, andrò cauto

fino a Roma. Poi tenterò le mie carte, per prendermi, se mi

riesce, una vittoria di tappa”. Il sogno di Orfeo, con quel cognome

squillante che più veneto non si può – era nato a

San Giorgio in Bosco, presso Padova, in una famiglia contadina

– si infranse contro un albero maledetto, lungo la

Cassia. Il Giro è stato teatro di stupende imprese e di

enormi fatiche, di ingenue gioie e brucianti delusioni.

Quanti nomi son scritti nell’albo centenario! •


Quando in televisione c’era un incontro di Mike Tyson lui era

lì, incollato al tubo catodico, a tifare e stringere i pugni per il campione

(almeno sul ring) americano; s’immedesimava in lui e seduto

sul divano emulava il combattimento.

Cresciuto qualche anno, Luigi Allegrini si presenta alla corte

di David Borgogni, ex pugile della Box Gold Gym ed oggi apprezzato

allenatore, e nel 2004 firma il suo esordio a San Giusto

di Prato nella categoria 51 Kg (per passare poi a quella superiore

dei 54 Kg), mentre l’anno successivo taglia il suo primo importante

traguardo classificandosi secondo ai Campionati Italiani

juniores.

Purtroppo la carriera del giovane è stata condizionata da una

serie di infortuni spesso capitati fuori dal ring, in specie incidenti

stradali, che non gli hanno permesso di fare, come si dice, filotto:

tutte le volte che doveva affrontare, dopo una precedente vittoria,

un avversario “di categoria”, ha dovuto sempre rinunciare per i

motivi sopradetti. Anche di recente, precisamente a marzo, in

Germania, nel corso del primo incontro in maglia azzurra, si è

infortunato addirittura alla prima ripresa (rottura del pollice della

mano destra proprio all’attaccatura del metacarpo), ma continuando

stoicamente a combattere fino al termine.

A dicembre del 2005, dopo il secondo posto ai Campionati

Italiani juniores, vince il suo primo incontro per K.O. contro un

pugile croato, Nikola Cagali, nel corso di una riunione a livello internazionale.

Dopo aver collezionato numerosi successi, nel

2007 viene convocato dalla Federazione Pugilistica Italiana a

Colleferro per la selezione al ‘Guanto d’oro’ alla quale partecipano

i migliori 8 pugili di ogni categoria. Dai vari incontri esce poi

l’atleta che verrà premiato con il prestigioso premio.

Allegrini risulta in quella occasione la rivelazione del torneo,

perché dopo aver battuto due grandi nomi dell’ambiente pugilistico

arriva in finale contro Nicola Cipolletta (reduce da diversi

incontri disputati in nazionale come juniores), e perde per soli 3

punti, due dei quali derivanti da un richiamo ufficiale per aver abbassato

la testa (ma cè da dire che Cipolletta era 15cm più basso

dell’Allegrini). Quindi tutto sommato perde per un solo punto!! Ma

al cronista della Rai, tale… Nino Benvenuti, non sfugge la prova

del senese, esaltato a gran voce per le spiccate doti tecniche e

atletiche.

Ed infatti Luigi ci riprova l’anno dopo, nel 2008, ancora selezionato

dalla Federazione dopo una brillante stagione caratte-

14 boxe

Chi è il giovane pugile premiato dal Gruppo

Stampa quale ‘Personaggio Sportivo 2008’

La ‘noble art’ senese

si rilancia con

Luigi Allegrini

rizzata da 5 vittorie (di cui una anche per K.O), su sei incontri disputati.

E questa volta non delude le aspettative né del suo allenatore,

che ben conosce le potenzialità del ragazzo, né degli

addetti ai lavori. Dopo aver incontrato e battuto Pio Antonio Nettuno,

che dal 2009 è diventato professionista, e il già cinque volte

campione italiano El Adibi Mohamed Alì, s’impone infatti nella finale

su Galvagno, che su 38 incontri contava due sole sconfitte,

e conquista l’ambito trofeo.

A fine anno dicembre si tengono intanto a Bologna gli incontri

clou della stagione, ovvero gli assoluti d’Italia, e dopo la bella

affermazione al ‘Guanto d’oro’, Luigi si sente pronto per confermarsi

a certi livelli, ma a causa di un brutto incidente automobilistico

è costretto giocoforza a dare forfait.

Partecipa quindi di diritto agli assoluti d’Italia che nel 2008 si

tengono a Milano: della sua categoria, i 54 Kg, sono in nove a

prendervi parte, ma lui, appena arrivato, è costretto a salire subito

sul ring (mentre le altre categorie riposano) per di più contro

un avversario, tale Vittorio Parrinello, primo ai Campionati Mondiali

Militari con la divisa dell’Esercito, che ha la meglio ai punti

e pone fine all’avventura tricolore dell’allievo di Borgogni con

grande rammarico di tutti.

Ma la tenacia è la marcia in più di Luigi, che riprende ad allenarsi

con grande impegno e sacrificio, tanto da meritarsi la

chiamata, nel gennaio scorso, di Francesco Damiani, c.t. della

nazionale italiana, che lo invita a partecipare agli allenamenti programmati

nella sede di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, uno

“stage” della durata di ben quindici giorni.

E due mesi più tardi la prima apparizione in maglia azzurra

nel dual match “Italia – Germania”, a Wittenhofen in Germania,

immeritatamente perso ai punti, 13 a 15, con una decisione contestata

dallo stesso pubblico di casa (quattro dei cinque arbitri

erano tedeschi), oltre che da uno stupito Maurizio Stecca, forte

del fatto che alla terza ripresa Allegrini era in vantaggio di quattro

punti.

Attualmente il giovane pugile senese vanta uno score di 34

incontri con 19 vittorie, 6 pareggi e nove sconfitte all’attivo. Dopo

l’operazione presso il C.T.O. di Firenze, da qualche giorno ha ripreso

a frequentare la palestra e ad allenarsi in vista del prossimo

incontro in luglio alle Ville di Corsano, località in cui abita.

Visti i risultati raggiunti in brevissimo

tempo e considerata la

giovane età, il Gruppo Stampa Autonomo

di Siena ha deciso di

“scommettere” e premiare questo

ragazzo con il riconoscimento di

Sportivo dell’anno’. Infatti nel

corso della conviviale prevista per

l’otto maggio presso l’Orto dè

Pecci, gli verrà consegnato il Sanese

d’Oro che tutti ci auguriamo

sia di buon auspicio per un futuro

“roseo ed azzurro” dell’atleta senese

d’adozione.

Chiara Cicali

Sotto, Allegrini in mezzo a

Damiani e Borgogni


Tra Pasqua e Pentecoste c’è il cambio di stagione. Arriva il tempo di metter mano

al guardaroba e riporre gli abiti pesanti: questione d’abitudini, di ritmi e tendenze.

Lo sport, a Pentecoste, deve ancora dare il meglio: emettere i suoi verdetti, premiare

il lavoro di un anno o evidenziarne valutazioni meno fortunate. Per questo la sua

essenza non può vivere di mode. E se il naturale cambio di stagione riguarda periodicamente

volti e programmi nel ciclico rinnovamento dei suoi organi, l’abito che lo sport

deve saper ‘indossare’ non consente molte variazioni sul tema: va confezionato su misura

e cucito con il filo dei valori, la puntigliosità degli insegnamenti etici ed educativi; l’occhio

attento di una cultura condivisa.

Il compito del Coni è simile a quello dello stilista di punta, impegnato a perfezionare

un prodotto finito che possa piacere, entusiasmare e ‘catturare’ la passione del pubblico,

non soltanto come spettacolo da ammirare, ma anche e soprattutto quale patrimonio di

crescita civile e sociale da promuovere.

Il Comitato Provinciale di Siena ha fatto da sempre, per storia, tradizione e appunto

cultura, di questi principi le proprie priorità. Il suo ruolo di coordinamento tra le diverse

anime di un territorio tanto vasto ed eterogeneo richiede lo sforzo costante per un’ offerta

sportiva che sappia incontrare esigenze diverse.

“Il grande lavoro di squadra – afferma il presidente Roberto Montermini – che tutto

il Comitato ha saputo realizzare in occasione della recente inaugurazione ufficiale dei

nuovi locali, avvenuta il 18 aprile scorso alla presenza di Maurizio Romano rappresentante

del Coni Nazionale, Ernesto Rabizzi ex presidente del Comitato Regionale Toscano

e accreditato di un’ ultratrentennale militanza nella famiglia Coni; degli assessori

allo sport della Provincia e del Comune di Siena Giorgio Del Ciondolo e Massimo Bianchi,

insieme al dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Luigi Sebastiani e all’avvocato

senese Massimo Carignani presidente provinciale del Coni di Terni, col quale intercorrono

ottimi rapporti di collaborazione tradotti nell’appuntamento canonico della ‘Staffetta

dell’Amicizia’ e in altre manifestazioni che ne consolidano i valori fondanti”.

“Tutti concordi – riprende Montermini – nel ribadire la completa unitarietà di intenti

e collegialità di obiettivi di tutte le istituzioni territoriali di riferimento con il Coni Provinciale,

dove passione e competenza, nello spirito autentico di uomini e donne di sport,

sanno integrarsi appieno per garantire quotidianamente e per molte ore al giorno, spazi

ed opportunità al servizio dell’intero movimento, con risultati soddisfacenti sotto ogni

punto di vista”.

La partecipazione assidua di moltissimi addetti ai lavori a tutte le iniziative promosse

dal Comitato, così come le occasioni di incontro e di confronto scaturite dalla

continua interazione fra le molte identità sportive presenti, attestano la viva e tangibile

esigenza che tale realizzazione è andata a colmare.

“Siamo davvero euforici per l’entusiasta risposta corale che la nuova collocazione

ha ricevuto. In questo momento conosciamo le potenzialità logistiche ed organizzative

che i nostri ambienti possono esprimere: ben 14 federazioni vi hanno concentrato la

loro operatività e, nel rispetto dei propri elementi identificativi, rappresentano gli anelli

di una catena diventata ormai supporto fondamentale al lavoro del Comitato”.

Sullo slancio di questo importante approdo, il Coni di Siena è pronto a ‘tuffarsi’ nella

16cinque cerchi

L’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Coni provinciale,

occasione unica per un bilancio di metà anno

Primo: crescere uomini veri

e sportivi autentici

fase decisiva della stagione guardando con rinnovata fiducia alle prossime impegnative

scadenze in calendario.

“I nostri programmi sono naturalmente legati all’attività scolastica: in questo senso

possiamo dire – evidenzia Montermini – di aver realizzato tutti i progetti che avevamo

messo in cantiere relativamente all’anno in corso e che entro la fine delle lezioni troveranno

il loro compimento”.

Un’opera a tutto tondo che, oltre ad allargare il ‘raggio d’azione’ del Coni ormai

estesa alla totalità del territorio, dimostra l’ottimizzazione gestionale tra le risorse disponibili

e i progetti finanziati, ad ulteriore riprova della convergenza tecnica e strategica di

una ‘squadra’ brava a razionalizzare le proprie energie.

“Mi riferisco, ad esempio, alle manifestazioni finali del progetto giocosport ‘Il Bambino

sceglie lo Sport’, intorno al quale abbiamo elaborato un interessante questionario

rivolto ai bambini, dei quali abbiamo voluto captare stimoli e motivazioni, ma in special

modo ai loro genitori per cogliere la rilevanza e le peculiarità che del progetto essi avevano

percepite - che ci vedranno in tutti gli istituti comprensivi del capoluogo e della provincia

non solo per un’occasione di festa, bensì come esempio di sinergia ed effettiva

reciprocità del binomio, rafforzata dalla particolare sensibilità da parte di tutto il corpo docente

col quale ci siamo relazionati”.

“Proseguendo sul filone sport-scuola, non dobbiamo dimenticare, tra gli appuntamenti

istituzionalmente previsti, i Giochi della Gioventù, la Giornata Provinciale dello

Sport per tutti, l’ultima domenica di maggio. Così come il progetto che avremmo in animo

di concludere denominato ‘Asma e sport in età pediatrica’ con la collaborazione ed il

coordinamento della Prof.ssa Mirella Strambi; e, ancora, l’intenzione di sensibilizzare la

pubblica opinione sul terreno del risparmio energetico, aspetto di interesse generale ma

per il momento solo marginalmente sentito, eppure sfida di grande rilievo per la stessa

sopravvivenza del nostro Pianeta”.

Un’altra postilla molto attuale e non meno importante alla voce ‘impegni’ del Coni

senese, riguarda la normativa inerenti alla tenuta del Registro delle Società Sportive.

“La particolare attenzione che la tematica richiede, comporta un lavoro capillare e

qualificato nell’interesse di tutti i sodalizi; per questo siamo consapevoli della necessità

di approfondire le conoscenze giuridico-legali annesse alla corretta gestione di tale strumento

e stiamo definendo un incontro con tutti gli incaricati da tenersi a breve, che riteniamo

possa essere utile a fornire le giuste direttive del caso”.

Non sarà certo un finale di stagione semplice, quello che il Comitato Provinciale del

Coni si appresta ad affrontare: al solito, si preannuncia, invece, il normale tour de force

di questo periodo. Ma la consapevolezza di un ‘gioco’ comune sostenuto dall’instancabile

entusiasmo che la causa dello sport, come ‘vocazione’ collettiva sa imprimere, porta

a Roberto Montermini la tranquillità di chi crede nel proprio lavoro.

“Come componenti di un organismo dirigenziale – conclude il presidente – abbiamo

il dovere di proporre e suggerire, attraverso lo sport, dei precisi ‘input’ che consideriamo

culturalmente validi per le giovani generazioni e per quelle che verranno. I frutti della ‘semina’

non saranno forse immediati, ma se innaffiamo il terreno col getto di questi principi,

potremo coscienziosamente dire di aver fatto crescere uomini veri e sportivi autentici”.

Francesco Vannoni

Tre immagini relative alla

cerimonia di inaugurazione


Non accenna a concludersi l’anno più bello nella storia del

rugby senese. Dopo aver chiuso il secondo campionato di serie C1

in modo molto diverso dal primo (sei vittorie e un pareggio quest’anno,

soltanto sconfitte la stagione precedente), Banca Cras Cus

Siena ha messo in cantiere una serie di appuntamenti dedicati alla

promozione della pallaovale fra i giovani ed i giovanissimi, cercando

di far conoscere loro i valori e la bellezza di questo sport.

In primo luogo è maturata l’idea di modificare la formula della

Coppa Aido, che per la terza edizione in programma il 31 maggio

al campo dell’Acquacalda, mantiene la sua natura di grande festa

del rugby senese, ma si trasforma in un torneo a 7 giocatori per

squadre Under 15. Una novità che qualifica ancora di più l’appuntamento

voluto dalla sezione provinciale di Siena dell’Associazione

Italiana per la Donazione di Organi tessuti e cellule, peraltro impegnata

quest’anno in un progetto denominato “Aido e sport”, che

l’ha vista presente anche a gare podistiche come “Siena di corsa

con i paracadutisti” e la “Scarpinata di Ravacciano”, al Meeting

“Città di Siena” di nuoto e al torneo di calcio femminile “Violante di

Baviera”, in corso di svolgimento sul campo di San Miniato.

E sarà anche un modo per chiudere in bellezza il primo campionato

– debutto assoluto - giocato dalla formazione Under 15 di

Banca Cras Cus Siena, allenata da Adrian Bielsa, che si è conquistata

sul campo la fama di “eroica” per la sua capacità di tener

testa ad ogni avversario, pur essendo costretta a giocare quasi

sempre in inferiorità numerica, con solo dodici elementi (causa

vari infortuni durante l’anno) contro quindici avversari. Vincenti o

sconfitti, i bianconeri sono sempre usciti dal campo fra gli applausi

degli appassionati e degli avversari, per la disciplina tattica, l’agonismo

sempre abbinato alla correttezza, lo spirito sportivo con cui

hanno onorato l’incontro fino al fischio finale, anche quando il passivo

era diventato pesante.

E se negli anni scorsi, la Coppa Aido rappresentava il momento

di chiusura della stagione, quest’anno il rugby senese prosegue

invece la sua attività anche a giugno, con un nuovo evento,

che è sicuramente destinato ad avere successo. Si tratta del

primo Torneo di rugby per Contrade, che si terrà sempre al campo

dell’Acquacalda a metà giugno e per il quale si sta ipotizzando

una formula curiosa e accattivante: quella di schierare tre squadre

in rappresentanza dei Terzi in cui è divisa la città di Siena.

Questo Torneo sarà aperto ai giovanissimi con età compresa fra

9 e 13 anni, anche qui a sottolineare il grande successo registrato

durante l’anno dal minirugby di Banca Cras Cus Siena, i “Tigrotti”

(questo il nome che hanno scelto) allenati da Roberto Bartolomucci,

capaci già alla prima stagione di vincere un quadrangolare

sul campo di casa e un concentramento regionale a Sesto

Fiorentino. Così come ha saputo farsi onore, a livello regionale, la

17 rugby

Si preannuncia un’estate di grandi eventi

per la promozione della palla ovale fra i giovani

Quando la mèta

non è solo fare punti

Under 13 guidata da Luca Scarpelli, che ha pagato la minore

esperienza rispetto ai pari età di altre squadre, ma ha messo in

luce diversi giocatori con tecnica individuale e capacità tattica. A

livello Under 11 i bianconeri non hanno potuto sempre schierare

un numero di giocatori sufficiente ad avere una propria squadra,

e – come si usa in campo rugbystico – hanno “prestato” i propri

ragazzi ad altre squadre, permettendo loro di scendere in campo

e fare una preziosa esperienza.

Alla fine di agosto, invece, Siena ospiterà un grande evento

nazionale, anch’esso rivolto ai giocatori delle giovanili. Diego Dominguez,

uno dei più grandi giocatori italiani di sempre, grande

amico di Siena e della squadra del Cus, ha scelto la nostra città

per un “Camp” estivo che porta il suo nome e che è una specie di

stage per i giovani più promettenti del rugby italiano. Per un’intera

settimana, sotto l’occhio delle telecamere di Sky, i ragazzi avranno

come insegnanti tecnici e giocatori della nazionale.

Si è infine messa già in moto anche la macchina organizzativa

per la seconda edizione del Torneo nazionale Under 17 che si giocherà

a settembre sul campo di Sovicille e che grande successo ottenne

lo scorso anno per la presenza di società leader a livello

nazionale, come Petrarca Padova (vincitore del torneo), Parma e

Calvisano, oltre alle toscane Firenze, Prato e Siena. Quest’anno

potrebbe addirittura essere presente anche la Tablada Argentina,

che in quel periodo è in tournée in Italia, ovvero la squadra in cui

ha iniziato a giocare proprio Diego Dominguez.

Roberto Guiggiani


La ginnastica artistica, da sempre fiore all’occhiello della

polisportiva biancoverde, ha trovato finalmente la sua stella:

si chiama Giulia Leni e di lei in passato questa rivista si è

già interessata in occasione delle sue prime performance

agonistiche. A guidarla nel suo percorso formativo è Beatrice

Vannoni, figura di spicco dell’universo mensanino, nonché

punto di riferimento per tante giovanissime allieve che

nel tempo si sono cimentate in questa difficile disciplina.

Giulia, che ha compiuto da poco i 14 anni, è una ragazzina

molto attiva, disponibile, quotidianamente impegnata

con la sua insegnante a raggiungere il massimo dei risultati,

pur consapevole della tortuosità del cammino che deve ancora

percorrere. I suoi allenamenti sono quasi maniacali,

duri, spesso ripetitivi nella ricerca di quella perfezione che

forse neppure esiste, ma che ogni atleta tende sempre ad

inseguire. Se necessario anche per un’intera carriera. Peraltro

riesce ad eseguire esercizi molto difficili con una leggiadria

ed una posatezza nei movimenti che non passano

inosservati agli esperti del settore.

Pur allenandosi negli impianti della Mens Sana, l’allieva

della Vannoni gareggia da non molto in serie A1 per la società

Brixia Brescia, dove è seguita dal famoso tecnico Enrico

Casella e dove è impegnata, assieme alle compagne di

squadra, nella conquista del titolo italiano. Fra queste l’azzurra

Vanessa Ferrari, la prima ginnasta italiana capace di

vincere una medaglia d’oro ai Mondiali di ginnastica artistica.

Per quanto più grande di Giulia, l’è iridata ed oggi vice campionessa

d’Europa nel corpo libero, costituisce

uno stimolo naturale in più per la nostra

atleta della quale la sua istruttrice dice: “E’

una strada dura da perseguire, piena di

sacrifici e rinunce, ma la motivazione

di Giulia è forte e pur tra mille difficoltà

si riesce ad andare avanti”.

La giovane ginnasta, che di recente

si è esibita al palasport

nell’intervallo di Montepaschi-Cibona

di

Euroleague riscuotendo

un convinto

e prolungato applauso,

ha vinto il titolo

italiano allieve nel 2007 e si è classifica in buona posizione

nella categoria juniores nel 2008. Sicuramente è non

19 polisportiva

Si sta facendo onore la giovane ginnasta

mensanina compagna di squadra della

Campionessa del Mondo Vanessa Ferrari

Il sogno nel cassetto

di Giulia Leni Giacomo Zanibelli

solo la miglior ginnasta toscana ed una delle più valide promesse

italiane, ma con la sua allenatrice si è posta come

traguardi principali la partecipazione ai prossimi Mondiali

2011 ed alle Olimpiadi di Londra 2012. Traguardi del tutto

alla portata della mensanina, ben consapevole delle proprie

capacità e soprattutto sostenuta da uno spirito di sacrificio

non comune per una ragazzina di questa età.

Dunque una bella soddisfazione per lei, per Beatrice

Vannoni, sempre pronta a supportarla in ogni momento, per

la stessa Mens Sana 1871 ma anche per l’intera città che

proprio nello sport femminile ha raccolto finora i risultati più

prestigiosi: da Laura Perinti a Margherita Zalaffi, da Cristina

Cerpi a Cristina Giulianini.

Ed a conferma,

una volta di più, che

gli sport di squadre di

vertice non soffocano,

anzi stimolano,

la nascita di nuovi personaggi

anche a livello

individuale e in sport diversissimi

da loro.

In alto a destra: Giulia (al centro)

con Vanessa Ferrari (a destra)

Sotto: sul podio dei Campionati

Italiani Allievi con la sua allenatrice

Beatrice Vannoni

Nelle altre immagini,

momenti di gara


zapping vincenzo coli

TEMPI DURI PER IL CRETINO AL ‘FRANCHI’

Diciamo la verità: al mondo non c’è

popolo più incline del nostro a fustigarsi

sulle cose più sciocche, e ad autoassolversi

allegramente rispetto a

questioni davvero importanti. ‘Italiani

brava gente’ è uno slogan inventato

dalla pubblicistica nazionale, mica ce

l’ha attribuito il resto del mondo: chiedete

se sono d’accordo i somali soffocati

dalle armi chimiche mussoliniane

nella guerra coloniale del ’36. Vedere

per credere alla voce razzismo. Secondo

alcuni osservatori è un fenomeno

impossibile in una terra di

emigranti, povera gente che ha provato

sulla propria pelle come sa di sale

il pane altrui. Ma la memoria storica

non è il nostro forte, e allora non dobbiamo

meravigliarci se alla partita

della domenica una curva intera, non

quattro bischeri isolati, insulta un giocatore,

oltretutto italiano, perché ha la

pelle scura. La Juventus è stata giustamente

punita con la squalifica dello

stadio (ed aver fatto ricorso è una

mossa che svaluta la figura del presidente

Cobolli Gigli: dov’è finito lo stile

bianconero?) e aspettiamo la prossima

puntata in un qualsiasi stadio di qual-

siasi località italiana, striscioni deliranti

e cori grondanti idiozia. Non c’è dubbio

– lo suggerisce la legge dei grandi

numeri – che stadi e palazzetti siano

frequentati costantemente da schiere

poderose di imbecilli, ma generalizzare

non è giusto, e può capitare di incontrare

sensibilità e intelligenza dove

meno te le aspetti.

Un’altra legge, quella della prevalenza

del cretino dimostrata in un famoso

libro da Fruttero & Lucentini,

sembra proprio non valga a Siena,

dove le tifoserie, sia del calcio che del

basket, sono vibranti, fantasiose nell’arte

dello scherno e dell’insulto, ma

non menano le mani e sostanzialmente

si mostrano rispettose dell’etnia di chi

scende in campo. Non dimentichiamoci

il premio fair play vinto l’anno

scorso dalla Robur. Vogliamo raccontarci

la solita favola bella per cui Siena

è un’oasi di civiltà? In qualche caso

siamo stati costretti a dubitare, ma stavolta

fa piacere segnalare la sostanziale

serenità del contesto, e rubricarla

come prova a discarico. Insomma al

‘Franchi’ si può andare ancora con la

famiglia. Non siamo ai livelli del cal-

cio inglese o del football americano

dove si tifa per la propria squadra e

non contro quelle altrui, e nemmeno

possiamo confrontarci con la passione

caliente della Spagna, dove ci si reca

allo stadio – esperienza personale al

Camp Nou di Barcellona – col sorriso

sulle labbra, non esistono reti di recinzione

e anche di fronte a un arbitraggio

scadente, come quello che ha

penalizzato i blaugrana nella prima

semifinale di Champions league contro

il Chelsea, nessuno si agita più di

tanto. E soprattutto non esiste la drammatizzazione

dei media, non si vedono

negli studi televisivi accolite di

addetti ai lavori anziani e prostatici

che urlacchiano senza ritegno nel sottolineare

alla moviola lo sgambetto che

poteva cambiare il risultato. Quando

arbitro fischia, diceva il grande Boskov,

partita finita è. E fino alla prossima,

aggiungiamo noi, si pensa ad

altro, ci si dedica a moglie o fidanzata

o ai figli, si guarda un film, si legge un

libro, si va a un concerto, si frequenta

amici, si lavora, perfino. Se il lavoro

c’è. Poi, è chiaro, può essere la mancanza

di qualità della vita (disoccupazione,

analfabetismo di ritorno,

assenza di luoghi di aggregazione e

di occasioni culturali, violenza urbana)

a convogliare sugli spalti di stadi e palasport

la paura del futuro, e a trasformarla

in una brutta bestia. Ma quello è

un problema sociale che va affrontato

con soluzioni politiche, non bastano gli

interventi della forza pubblica e le

sventagliate di Daspo.

Balotelli e Zoro, due giocatori diversi per due squadre

diverse (Inter e Messina), ma una ‘colpa’ in comune:

essere neri.


Alice Volpi, protagonista ai Campionati del Mondo giovanili svoltisi in Irlanda

del Nord, a Belfast, dove la giovane fiorettista cussina conquista tre medaglie in

altrettante gare sfiorando la vittoria del titolo mondiale individuale under 20 dopo

una gara entusiasmante condotta in maniera estremamente matura per la sua

età.

L’atleta del CUS Consum.it, classe 1992, aveva ottenuto oltre alla scontata

convocazione nella prova “Cadette”, under 17, la fiducia del C.T. e del Consiglio

Federale anche per la prova individuale e per quella a squadre della categoria

superiore, gli Juniores (in Italia i “Giovani”), cioè gli under 20, categoria in cui del

resto capeggiava con pieno merito in ranking nazionale.

Bella prova anche per l’altra atleta cussina Gaia Fratini, coetanea di Alice,

convocata a rappresentare l’Italia nella prova di spada “Cadette” che, con una

prestazione di elevato livello, ha conquistato il 6° posto finale fermata ad un

passo dalla zona medaglie dalla compagna di nazionale, Camilla Batini, campionessa

d’Italia in carica, poi medaglia di Bronzo.

Nel dettaglio della prova “Cadette”, Alice Volpi, dopo aver conquistato al termine

del girone di qualificazione la prima posizione del tabellone di eliminazione

diretta, superava senza problemi nel primo incontro la ceca Bimova (15-2), mentre

nel tabellone da “16” durava non poca fatica ad avere la meglio sull’ostica cinese

Yun Shi (15-13); l’ingresso in zona medaglie non era mai in discussione

con la cussina che si imponeva per 15/7 sulla russa Alekseeva.

In quel momento la lunga pausa che prevedeva la cerimonia di apertura dei

campionati, la tensione e l’emozione giocavano un ruolo fondamentale per la senese

che nella semifinale contro la statunitense Kiefer non riusciva ad esprimersi

ai suoi livelli finendo per perdere 7-15. Alice conquistava comunque il bronzo, la

sua prima medaglia in un Mondiale, mentre l’oro veniva successivamente assegnato

per il secondo anno consecutivo alla statunitense Prescod impostasi per

15 a 6 sulla connazionale Kiefer.

Passano tre giorni e la cussina è di nuovo in pedana per la prova individuale

under 20; Alice dopo essere uscita dai gironi di qualificazione senza sconfitte, si

collocava al 9° posto del tabellone di eliminazione diretta da “64” atlete.

Poi un susseguirsi di incontri e vittorie impressionanti per arrivare alla finale iridata

con la Volpi che superava nell’ordine: la ceca Sabartova (15/4), la polacca

Rygielska (15/2), la francese Thibus (15/5), la statunitense, campionessa del

mondo under 17 solo tre giorni prima, Prescod (15/10) e la compagna di nazionale

Batini, (15/1).

Nella finale per il titolo, allo scadere delle tre frazioni da tre minuti, il punteggio

delle due atlete finaliste si fermava in perfetta parità, 9/9, e, nel minuto

supplementare la russa Kazhikina (classe 1990) trovava il tempo giusto per anticipare

di pochissimo l’attacco della più giovane avversaria, tanto che la stoccata

decisiva veniva assegnata dopo il ricorso alla moviola da parte dell’arbitro che visionava

le immagini rallentate prima di esprimere il proprio, corretto, giudizio.

Per Alice una bellissima medaglia d’Argento in una gara dove sono emerse

in maniera chiara quelle potenzialità che collocano la schermitrice cussina fra le

migliori interpreti giovanili internazionali della specialità. Dopo altri tre giorni è la

volta della prova a squadre e per Alice Volpi è ancora medaglia: un altro Argento

alle spalle degli Stati Uniti che nella finale per il titolo hanno superato le azzurre

per 45-40.

La formazione italiana composta dalla cussina e dalla solita Batini, Olga Calissi

(Livorno) e Valentina De Costanzo (Roma), era giunta alla finale dopo aver

superato negli ottavi la Gran Bretagna (45-20), nei quarti la Corea del Sud (45-

22) ed in semifinale la Francia proprio grazie ad una incredibile frazione della

fiorettista senese che nei tre minuti dell’assalto ribaltava letteralmente il risultato,

che vedeva sotto le azzurre per 8-20, rifilando alla francese Zouari un parziale

di 16-3.

L’Italia andava quindi in vantaggio di una stoccata, 24-23, e l’incontro da

quel momento in poi restava saldamente in mano a Volpi e compagne che chiudevano

la sfida sul 45-34,

Qualche dettaglio anche della prova di Gaia Fratini nella spada Cadette dove

la cussina al termine del girone eliminatorio con 5 vittorie ed una sola sconfitta

si collocava al 9° posto del tabellone di eliminazione diretta da 64 atlete.

La cussina superava nell’ordine: Lim (15-10) di Singapore, Ivchenko (15-

13) e Pantelyeyeva (15-4) entrambe ucraine; infine cedeva, come già detto, alla

compagna di squadra Batini (11-15).

Grande soddisfazione alla fine nel team italiano che ha messo a segno una

storica tripletta conquistando nell’ordine la leadership nel medagliere, il maggior

numero di medaglie e la Coppa delle Nazioni per il terzo anno consecutivo. In totale,

sono state 16 le medaglie vinte (4 ori, 5 argenti e 7 bronzi), distribuite quasi

equamente nelle due categorie (7 tra gli Under 17 e 9 tra gli Under 20), oltre che

nelle tre diverse armi.

Prima della manifestazione iridata si era svolta a Bari la seconda prova di

qualificazione ai Campionati Italiani Assoluti, che aveva visto Lorenzo Bruttini e

Vieri Vannoni nella spada ed Alice Volpi nel fioretto qualificarsi direttamente per

21 scherma

Alice Volpi ritorna dai Campionati del Mondo

Giovanili con tre medaglie mentre Gaia Fratini

conquista un brillante sesto posto

Il Cus protagonista

a livello iridato Daniele Giannini

le finali del campionato del centenario che si terranno a Tivoli (Roma) nel primo

week-end di giugno. La Volpi, con una prestazione che prelude a quelle poi viste

a Belfast, conquista il bronzo cedendo 14-15 alla bustocca Erba in forza alle

Fiamme Gialle.Nella spada maschile Lorenzo Bruttini centra la finale ad otto ed

è fermato solo dal “poliziotto” Gabriele Magni; bene anche Vieri Vannoni che nella

classifica finale delle due prove è sedicesimo rientrando così fra i 24 atleti ammessi

direttamente agli assoluti.

Degli altri cussini in gara Gaia Fratini nella spada,Giorgia Zizzo e Fabio Miraldi

nel fioretto ottengono direttamente l’ammissione alla fase finale della Coppa

Italia in programma a fine maggio a Rovigo.

Nella fase regionale della Coppa Italia svoltasi a Carrara ottengono la qualificazione

alla fase nazionale anche Irene Crecchi ed Erik Peruzzi rispettivamente

al 2° ed 8° posto nel fioretto, Alice Volpi vincitrice nella spada insieme alle

altre cussine Eleonora Pieracciani, 3ª, Lucia Cetoloni, 6ª, e Martina Bancheri,

16ª; qualificato anche Giovanni Cerretani, 23° nella spada maschile.

Gli under 14 della sezione scherma del CUS sponsorizzati da Banca CRAS,

hanno ottenuto buoni risultati nella seconda prova del trofeo nazionale under 14

di fioretto e spada conquistando un argento, due bronzi e tre finalisti.

Nella prova di spada, svoltasi a Salerno, Lorenzo Toracca nella categoria

“Maschietti” ha centrato la medaglia d’argento che gli ha permesso di conquistare

il Trofeo di categoria dopo che nella prima prova aveva conquistato l’oro.

Finale anche per Valentina Soldati, 5ª, mentre nei precedenti turni di eliminazione

diretta delle altre categorie si erano fermati Sergio Caoduro, Silvia Menchiari,

Rachele Rosso, Verdiana Simpatico, Elena Ferrini, Virginia Simpatico e

Bernardo Rosseti.

Prova di fioretto a Bolzano dove nella categoria “Bambine” si registra il

bronzo per Flavia Monaci e l’8ª posizione per Maddalena Valacchi. Bronzo anche

per la “Giovanissima” Elena Biagiotti e, nei “Giovanissimi”, buona prestazione di

Dimitri Tarantino 7° classificato.

Buone prove anche dagli altri piccoli cussini in gara; Lorenzo Giannini, Sofia

Monaci, Bernardo Crecchi Andrea Sperduti, Alessio Leone, Lorenzo Capra e

Francesco Pacciani.

Ancora under 14 con la 24ª edizione della coppa M° Perone, gara nazionale

di fioretto organizzata a Piombino.

Nella categoria “Maschietti” vittoria per Lorenzo Toracca che ha condotto

tutta la gara con autorevolezza. Nelle “Bambine” oro per Flavia Monaci che nella

finalissima ha sconfitto 10-4 la ligure Pisano,

Nelle varie categorie finale ad “8” raggiunta anche da Lorenzo Capra, Elena

Biagiotti e Bernardo Crecchi.

Fuori dalle finali ma spesso con buone prestazioni Maddalena Valacchi, Silvia

Menchiari, Carlotta Peri, Francesco Pacciani, Carlo Alberto Stortini, Lorenzo

Giannini e Ferdinando Picciolini, Sofia Monaci. Debutto infine in una gara ufficiale

per le prime lame Maria Vittoria Pennisi che ha centrato la finale classificandosi

8ª e Jago Peloquin 12° classificato.

Sempre in campo giovanile, si è

svolto a Carrara un trofeo riservato alla

categoria “Allievi” (1995 – 1996) che

ha visto, nella spada, la vittoria di Valentina

Soldati e, nel fioretto, il bronzo

di Bernardo Crecchi e il 7° posto di

Sofia Monaci.

Concludiamo con la 6ª prova Master

svoltasi a Torino con i tre senesi

partecipanti tutti sul podio: Argento per

Fabio Miraldi (over 40) e Franco Dei

(over 50) nelle rispettive prove di fioretto

e Bronzo per Filippo Carlucci

(over 40) nella sciabola.


22 ciclismo

Cresce la curiosità intorno al ‘Giro Bio’ che nelle

intenzioni dovrebbe ridare credibilità a questo sport

Perché nessuno dica

che non ci ha provato

Certo, pensare di riorganizzare il Giro d’Italia

dilettanti (o Under 27 che dir si voglia) a distanza

di 3 anni dall’ultimo fallimento è stato esercizio di

somma presunzione. Perchè anche le edizioni

2004 e 5 erano perite di morte violenta; e perchè

dilettanti, in questo caso, non significa solo la

qualifica tecnica dei ciclisti che vi parteciperanno

ma soprattutto lo status dei promotori, organizzatori

sedicenti armati quasi soltanto di velleità

ideali e incosciente passione.

Il 12 giugno, comunque, partirà questo “Giro

Bio”, che nel numero scorso abbiamo in sintesi

presentato e che, strada facendo (questa sì una

nota lieta) sta crescendo in interesse e curiosità

e sta assemblando uno staff medico-scientifico di

ben 47 laureati volontari, allettati dagli stimoli futuribili

di una avventura sportiva del tutto nuova.

Perchè il ciclismo, il Grande Ciclismo visto

che si parla di un Giro che conta un albo d’oro

con nomi tipo Moser, Battaglin, Baronchelli, Casagrande,

Pantani, Simoni, Di Luca, ha accettato

di mettersi a nudo. Perchè la FCI, dai suoi presidenti

Di Rocco e Martini, dal suo commissario

Ballerini alle sue strutture tutte, quella medica in

Giancarlo Brocci

primis, hanno deciso che erano maturi i tempi di

uno scatto in avanti.

“Ricordate che abbiamo tanti debiti da pagare

al nostro grande pubblico” ebbe a dire il mitico Alfredo

al cospetto dei direttori sportivi, non tutti

convinti che i panni si sarebbero dovuti sciacquare

in pubblico, sporchi o consunti che fossero.

168 atleti tutti a mangiare e dormire assieme;

“come facenti parte della stessa squadra”

sintetizzò il dott. Luigi Simonetto, medico della

FCI che assieme al nostro Marco Bonifazi coordinerà

il lavoro di ricerca, tutto volto a dimostrare

al mondo che si può fare sport duro e di vertice in

modo naturale.

Di certo l’iniziativa promette di avere addosso

tanti occhi, molti dei quali non proprio di addetti ai

lavori ciclistici.

Ma ciò detto, uno degli slogan che hanno

convinto le ben 39 società italiane a far domanda

di partecipazione (saranno ammesse solo le 20

migliori) è stato quello di un obiettivo impagabile:

arrivare al traguardo del 21 giugno (Gaiole in

Chianti l’ultimo striscione) e poter dire: il ciclismo

ci ha provato, gli altri sport cosa fanno?

Perchè il vituperato ciclismo, fino a questo

ambizioso, contiamo rivoluzionario, “Giro Bio”, ha

comunque tentato di guardare all’interno delle

sue piaghe, provando almeno a curarle se non a

scattivirle. Di certo è lo sport più consapevole dei

suoi limiti di credibilità.

Ma qui vogliamo aprire, in modo obbligatoria-

mente succinto, una finestra sul nostro vizio di

sportologi a (quasi) 360 gradi; meglio dire sportofili,

chè qualcuno potrebbe chiosare sulle nostre

ulteriori presunzioni.

Un ematocrito serio fatto nel calcio, esami del

sangue veri, si pensa non abbasserebbero di un

bel pò quella frenesia che rende inguardabili un

sacco di partite? Si trova solo la cocaina del (povero?)

Carrozzieri ma qualcuno che facesse

un’analisi logica dei vari cicli e ricicli dovrebbe trovare

poca connessione tecnica fra, i troppi diversi

tipi di rendimento di inizio campionato e quell’infinità

di partite che per un’ora hanno un andamento

e che per la restante mezza sono proprio

un’altra cosa, tra quando pare che si decida di caricare

e quando si può allentare il morso dei soliti

(poveri?) cavalli. Che si infortunano a mezze

rose per volta, che faticano sempre più, assieme

ai loro tendini, a portarsi dietro muscoli da circo

Barnum. Tennisti? Hanno fatto piangere il (povero?)

Federer a forza di rispondere a qualsiasi

traiettoria, a ributtare di là con potenza ormai bionica

ogni tipo di pallina. Detto che il pugilato finì

col “mostro” Tyson, che il rugby, giustamente decantato

per principi di antica nobiltà, sta ora visibilmente

adattandosi alla botta di celebrità e si

gonfia; non solo d’orgoglio, credo.

L’atletica ve la risparmio: della Marion Jones

e dei suoi uomini abbiamo saputo, così come

della fine (39, magnifici anni) di Flo Griffith: andrebbero

sepolti con lei i suoi imbattibili record.

Non cito tutti i prodigi partoriti dalla Balco e dal

suo laboratorio e, soprattutto, mi ha preoccupato

lo sbarco in Giamaica di quel Conte (un altro, non

quello del Bari...) che ne era il Cagliostro; il tutto

è successo poco prima che i magnifici e simpatici

caraibici, magari anche straordinari atleti naturali,

si mettessero a vincere ogni cosa e non solo

con Bolt.

Del nuoto ho sentito in una recente riunione il

serbo Cavic (battuto di un pelo da Phelps nei 100

farfalla olimpici) dal vivo e quando ho visto le

spalle di quel francese del record sub judice (le

spalle, non il costume) son stato propenso a credere

anche a lui: “in 5 nuotatori su 900 abbiamo

accettato analisi del sangue facoltative. Troppo facile

barare”.

In una breve prefazione richiestami per un bel

libro sul doping, mi era capitato di scrivere che il

ciclismo si merita le nostre penultime energie; incertezze

ne avevo poche, ora nessuna.


Festa della Liberazione o Festa della Libertà? Chissà

come continueremo a chiamarla quella del 25 aprile, ma per

quanto ci riguarda la nostra scelta l’abbiamo già fatta. E non

poteva essere che nel solco di quella storia ben documentata

non solo nei libri ma anche nella memoria collettiva e

soprattutto nella Costituzione. Con buona pace di chi ha proposto,

con una tempistica abbastanza sospetta, un improbabile

cambio di nome.

E così, vada come vada, anche nel 2010 il 25 aprile a

Siena si continuerà ad organizzare il Meeting della Liberazione.

Al massimo potremmo soprannominarlo della “esplosione”,

un’esplosione di gioia, di potenza, di allegria dopo i

fantastici gesti atletici visti in questa edizione 2009.

Come definire diversamente l’esuberanza di Elisa Palmieri

che di fronte al pubblico di casa lancia finalmente il

martello al nuovo personale di 64,13m, quinta italiana di

sempre nella storia?

Oppure come non sottolineare con il medesimo termine

la contagiosa allegria di un campione come Nicola Vizzoni

che, venuto a Siena per inaugurare la stagione estiva, esce

dal campo con un impressionante 77,99m, lui che dall’argento

olimpico di Sidney 2000 è abituato da sempre ai

grandi palcoscenici e non certo al nostro piccolo contesto

provinciale.

E poi ancora le corse, i salti e i lanci dei tanti bambini

delle categorie esordienti, che, privi di stress e tensioni,

hanno gettato in gara solo l’entusiasmo del traguardo da raggiungere,

sotto gli occhi attenti – ma non esaltati - di genitori

e tecnici.

Tutto questo è stato il Meeting della Liberazione 2009,

un evento fortunatamente baciato da uno splendido sole che

ha accolto al meglio i quasi 600 iscritti. Come sempre gli organizzatori

(il comitato provinciale dell’Uisp e la Terrecablate

Uisp Siena) hanno cercato di tirare fuori il meglio, fornendo

un campo gara pulito nell’immagine e ben ordinato. Il resto,

come dicevamo, lo hanno fatto gli atleti scesi in gara, dai più

giovani fino ai più anziani. Tanto il pubblico presente in tribuna,

forse grazie anche a un gradito ospite, quel nome già

citato, Nicola Vizzoni, che ha calamitato l’attenzione degli

appassionati senesi dell’atletica, ripagandoli con una serie di

lanci di notevole livello tecnico. I lanci hanno forse fornito le

migliori prestazioni della giornata, visto che oltre ai già citati

Palmieri e Vizzoni, sono da annotare il 17,02m di Salvatore

Iaropoli (Virtus Lucca) nel peso allievi; i 45,63m di Carolina

Vita (Atletica Massa Carrara) nel disco femminile; e infine i

63,05m con cui Yohannes Chiappinelli (Terrecablate Uisp

Siena) si è aggiudicato la gara del vortex ragazzi. Le buone

prestazioni assolute sono giunte anche da altri eventi in programma,

come i 110hs dove Sergio Castronovo (Libertas

Catania) si è imposto in un notevole 14”46; i 3000m femminili,

gara particolarmente combattuta, che ha visto la vittoria

in 9’49”68 di Margherita Magnani (CUS Bologna); i 400m

maschili dove, tra gli oltre 40 partecipanti, ha primeggiato

l’atleta di casa, il ventenne Filippo Costanti, che -dopo quasi

un anno di assenza dalle gare, causa fastidiosi e ripetuti infortuni

- ha corso vicino al personale in 49”32.

Oltre ai risultati – la cui panoramica completa sarebbe

quasi inesauribile – è bene ricordare la presenza a bordo

campo di Nicola Silvaggi, ex direttore tecnico della nazionale,

che a fine competizione è stato abbracciato con vigore

dalla sua nuova allieva, Elisa Palmieri, la senese in forza all’Esercito,

che da pochi mesi si è trasferita ad Ascoli per al-

23atletica leggera

Nessun cambio di nome per la riunione

che il 25 aprile ha calamitato a Siena

oltre 600 atleti da tutta Italia

Sì, sarà Meeting

della Liberazione

anche nel 2010 Andrea Bruschettini

lenarsi con nuovi stimoli

con l’esperto allenatore

azzurro.

Insomma, per fortuna

o capacità degli organizzatori

(supportati come

sempre dalla Fondazione

Monte dei Paschi di

Siena, e nell’occasione

da Moto Fabbris, dal

gruppo agroalimentare

Casa Toscana e da Terrecablate),

il Meeting della

Liberazione 2009 è andato

in archivio nel migliore

dei modi ed anche

per il prossimo anno il 25

aprile a Siena si continuerà

ad organizzare il

Meeting della Liberazione,

senza innovative

distinzioni linguistiche….

Ma prima di arrivare al

prossimo anno, ci sarà da

concentrarsi sulla stagione

estiva appena alle

porte, iniziata appunto a

Siena, e proseguita già il

giorno successivo ad

Aulla, dove ha esordito la

quattrocentista di Bettolle Chiara Bazzoni, cimentandosi

(con vittoria) nei 300m, corsi in 40”6.

Insomma, tutto lascia presagire una buona stagione all’aperto

per l’atletica leggera senese.

Due immagini dell’ultimo

Meeting della Liberazione


24 tennistavolo

Stagione da incorniciare per il terzo sport di

vertice della nostra città

L’Abcd della Libertas

Adeyemo e Boyadzhiev,

punte di diamante della

Libertas

Corrado Bagella

La stagione volge ormai al termine, manca soltanto una

giornata alla conclusione dei campionati, ma i giochi sono praticamente

già fatti. È tempo di consuntivi, quindi, e, preliminarmente,

possiamo affermare senza tema di smentita che l’annata

2008/2009 è stata per la Libertas Siena senz’altro eccezionale.

Il quinto posto in A/1 femminile, le promozioni in A/2 e B/1 maschili

sono i risultati più prestigiosi conseguiti dalle squadre senesi,

ma anche il secondo posto, a pari merito con la Fortitudo

Bologna, della B femminile, il terzo della C/1 maschile ed il secondo

della D/1 regionale fanno da degno corollario e contribuiscono

a rafforzare la posizione della società fra le prime otto

d’Italia.

Nel campionato di A/1 femminile restano da disputare i playoff

per la conquista dello scudetto, ma a questa fase la Montepaschi

Libertas non è direttamente interessata, essendo

riservata alle prime quattro squadre classificate; fra queste, le

corazzate Sterilgarda, Castel Goffredo e San Donatese sono in

pole position per la finale. Peraltro, all’inizio dell’anno, l’ingaggio

della cinese Wang Yu e le conferme di Armine Makinyan ed

Anna Brzan erano state finalizzate allo svolgimento di un campionato

tranquillo, lontano dalla zona retrocessione, pronti, se

possibile, a sfruttare le occasioni favorevoli per l’inserimento nel

gioco dei play-off. Ma il progetto ha trovato da subito enormi difficoltà,

a seguito del grave infortunio al ginocchio sinistro della

Brzan, per cui coach Francesco Cosci ha dovuto fare a meno di

lei per tutto il girone di andata, sostituendola, di volta in volta,

con Eleonora Francini, Barbara Medaglini e Giada Ferri. E così,

malgrado gli ottimi risultati della Wang Yu, attualmente n. 2 nelle

classifiche delle straniere in Italia, e di Armine Makinyan, che

ha messo in campo tutta la sua esperienza ed il suo grande

cuore, la Montepaschi ha dovuto affrontare tatticamente diverse

partite con l’obiettivo minimale del pareggio. Certo è che, nel girone

di ritorno, con il recupero alla piena efficienza della Brzan,

la Montepaschi ha collezionato 2 vittorie e 3 pareggi: un ruolino

di marcia sicuramente da play-off, ma ormai la situazione era

decisamente compromessa ed il quinto posto finale va accolto

come il miglior risultato oggettivamente raggiungibile.

In B/1 maschile, la Montepaschi ha vinto il girone, con due

punti di vantaggio sul Ravenna e può altresì contare sul risultato

favorevole negli scontri diretti. La promozione in A/2 giunge perciò

dopo appena un anno di purgatorio in B/1, per merito soprattutto

del capitano Fatai Adeyemo, che ha registrato uno

score di 41 incontri vinti e 2 persi, con una percentuale di rendimento

del 95%. In tanti incontri Adeyemo ha rappresentato la

sicurezza, la garanzia quasi di poter partire dal 3 a 0 in favore

e, con questa certezza, i compagni di squadra hanno saputo

imporsi anche su avversari più avanti di loro nelle classifiche

nazionali. Alessandro Cerretti, per il suo tipo di gioco, ha trovato

talvolta difficoltà con i nuovi materiali imposti dalla Federazione;

Angelo Teatino, superati i problemi di allenamento, ha finito in

netto crescendo l’annata; ma chi ha stupito di più è stato un ritrovato

Francesco Amidei, tornato agli alti livelli di una volta e

con una serie di risultati positivi, particolarmente nel girone di ritorno,

si è attestato su una percentuale finale del 67% .

La formazione di B/2, sponsorizzata FAM, ha letteralmente

dominato il campionato, dall’alto di una superiorità schiacciante

ed ha conquistato matematicamente la promozione in B/1, con

largo anticipo. Per rendere meglio l’impressione dello strapotere

della FAM Libertas, basti citare alcuni numeri: 17 le vittorie consecutive

dall’inizio del campionato (manca soltanto l’ultimo impegno

casalingo contro il Ferrara, per completare l’en plein); 49

le partite vinte dal capitano Nikolay Boyadzhiev, unico atleta imbattuto

dei campionati nazionali; 6 i punti di distacco sulla seconda

(Modena), e 12 quelli sulla terza (Fortitudo Bologna).

Peraltro, la promozione in B/1 non rientrava nelle ambizioni iniziali

della FAM Libertas, ma è andata via via maturando in virtù

di un ruolino di marcia entusiasmante, che ha frantumato le avversarie,

premiando infine la formazione più forte e meritevole.

Oltre a Boyadzhiev, merita una citazione particolare lo junior Lorenzo

Becucci, il quale, dall’inizio del campionato, ha realizzato

notevoli miglioramenti tecnico-tattici, tanto che adesso scende

in campo senza alcun timore reverenziale, con la giusta convinzione

di potersela giocare alla pari con tutti gli avversari:

prova ne sia, l’alta percentuale di rendimento (61%) registrata.

Altri protagonisti del successo FAM sono stati Fabio Parronchi

e Francesco Cosci, i quali, nei momenti cruciali del torneo,

hanno saputo tirare fuori il meglio del loro repertorio conquistando

punti rivelatisi decisivi.

Riguardo al secondo posto ottenuto dalla squadra di B femminile

abbiamo detto, ma occorre precisare che ai play-off parteciperà

la Fortitudo Bologna, per il risultato favorevole degli

scontri diretti. Una vera disdetta per Eleonora Francini, Barbara

Medaglini e Giada Ferri, che avrebbero meritato la soddisfazione

di potersi confrontare con avversarie decisamente alla

loro portata.

Nel campionato di C/1 maschile la Libertas, partita con

l’obiettivo di mantenere le posizioni, ha finito con il conquistare

la terza piazza. Merito soprattutto del giovane Fabio Petreni, in

costante miglioramento, che, specialmente nel girone di ritorno,

ha spesso ottenuto triplette di notevole significato, pervenendo

ad una percentuale finale del 76%. Altri punti fermi della squadra

sono stati Massimo Ferri (con un rendimento del 62%),

Marco Buonazia e Claudio Doldo.

Una citazione, infine, per la formazione arrivata seconda in

D/1. Con tale piazzamento, Francesco Lorenzini, Lorenzo Lippi,

Carlo Petreni e Andrea Marzi hanno acquisito il diritto di partecipare

ai play-off per la promozione in C/2, l’ultimo traguardo

stagionale che, ne siamo certi, faranno di tutto per non lasciarselo

sfuggire.


La società di fronte alla concreta

possibilità di salire in B1 con la

squadra femminile e in B2 con

quella maschile

Che sia

il ‘New Deal’

del Cus? Francesco Vannoni

Ci sono numeri importanti, storie sportive piene di fascino e tanta voglia di lavorare

per il futuro dietro i successi che, nell’ultimo biennio, hanno rilanciato fortemente

le sorti della pallavolo in casa Cus. La stagione che sta per concludersi resterà

negli annali della società del presidente Gotti: la crescita generale della sezione ha

di fatto permesso che le sue due maggiori espressioni potessero riproporsi per le

posizioni che contano nei rispettivi tornei di riferimento.

Infatti, mentre la squadra maschile guidata da Raimondo Della Volpe ha già acquisito

la matematica certezza del primo posto nel campionato di serie C, raggruppamento

regionale a 14 squadre con un percorso praticamente perfetto di oltre venti

vittorie consecutive, quella femminile, neopromossa in serie B2 e impegnata a confrontarsi

con 16 formazioni sull’asse Tosco-Ligure-Emiliano, ha staccato il biglietto

per l’accesso ai play-off, dove potrà giocarsi le proprie chance e provare a ripetere

un altro storico ‘doppio salto’.

Non è ancora tempo di bilanci: per definire meglio i contorni della stagione agonistica

in corso è necessario attendere l’esito dei ‘prolungamenti’, ma proiettandosi

verso la post-season, la soddisfazione di Fabrizio Becatti, direttore tecnico del volley

femminile cussino, è quella di tutto il sodalizio.

“Siamo molto contenti del lavoro svolto in questi ultimi anni e dei traguardi raggiunti,

dopo un periodo difficile nel quale comunque non sono mancati l’entusiasmo

e il proposito di risalire a livelli più consoni per questi colori”.

La promozione in B2 della squadra femminile, ottenuta lo scorso anno dopo due

‘scivoloni’ consecutivi dalla serie B1 alla C, ha gettato le fondamenta di una ‘ricostruzione’

che sembra aver imboccato la strada giusta e al cui consolidamento i risultati

attuali daranno senz’altro la meritata continuità; così come lo strapotere dei

ragazzi di Della Volpe, avvalora una filosofia vincente ormai ritrovata.

E anche se per i maschi il cammino sulla strada della promozione dovrà passare

attraverso uno spareggio da disputare contro la vincitrice di un altro girone, cullare il

sogno della B2 non è certo proibito.

“Scaramanzia a parte, lo speriamo davvero – riprende Becatti – non soltanto dal

punto di vista societario, ma anche nell’interesse di tutto il movimento pallavolistico senese.

Nella nostra realtà la pallavolo soffre, almeno per la dimensione maschile, il predominio

di altre discipline come il calcio e il basket: la popolarità, la forza trainante e la

ricca tradizione su cui possono contare il rettangolo verde ed il parquet, anche considerando

la portata dei successi che Robur e Montepaschi hanno colto in questi anni

portando Siena ai vertici, catalizzano inevitabilmente le preferenze dei giovani e dei

giovanissimi che si affacciano alla pratica sportiva e riducono in modo considerevole il

‘bacino’ entro il quale, anche le altre società della provincia come Poggibonsi,

Castelnuovo Berardenga, Sinalunga e Montepulciano, possono ‘reclutare’

nuove leve. In tal senso abbiamo definito una sinergia con la Virtus

Poggibonsi per poter costruire la formazione under 18 che partecipa

anche al campionato di Prima Divisione”.

“L’auspicio è quello di stimolare interesse intorno ad una disciplina

per la quale – è bene ricordarlo, Siena ha già calcato, seppure in un passato

molto lontano, il palcoscenico della serie A e aumentare il numero

attuale di 50 tesserati. Di contro, le 190 giocatrici evidenziano, invece, la

numerosa e fiorente ‘ala’ femminile di una sezione che conferma la tendenza

di un volley ‘in rosa’ ”.

Passa anche da qui, il ‘new deal’ marchiato Cus, disegnato dalla

paziente programmazione di tecnici e dirigenti nel pieno rispetto di ruoli

e funzioni, dove le conoscenze individuali diventano patrimonio comune

da portare al servizio del progetto.

Uno dei principali artefici della ‘nuova era’ si chiama Guillermo Caceres,

il tecnico argentino al quale l’amico Fabrizio Becatti aveva chiesto

di risollevare le sorti cussine e con alle spalle una lunga e prestigiosa

esperienza vissuta anche come ex allenatore della Figurella Firenze

25 volley

negli anni della serie A.

A lui si deve il ritorno delle ‘citte’ cussine in B2 e l’ottimo campionato che le ragazze

stanno disputando nella categoria superiore.

La chiamata della ‘sua’ federazione, che ha deciso di affidargli la nazionale argentina

femminile juniores, ha costretto Caceres a concludere la collaborazione con

il Cus proprio sul più bello: prima della fine della stagione regolare e con l’entusiasmante

traguardo dei play-off già in tasca, ma nella certezza di aver creato i migliori

presupposti per lo sviluppo e la crescita del materiale tecnico a disposizione.

“Ci dispiace moltissimo aver dovuto rinunciare alla trascinante carica emotiva e

alla grande competenza di Guillermo; speriamo di potergli far visita nel suo paese.

Siamo consapevoli che l’opportunità offertagli è di quelle da non rifiutare: per quanto

ci riguarda lo ringraziamo calorosamente per le gioie sportive che ci ha regalato, ma

anche e soprattutto per lo spessore delle sue qualità umane dimostrate dentro e fuori

dal campo, nello stile di un comportamento assolutamente esemplare”.

“Il mio ruolo di direttore tecnico – puntualizza poi Fabrizio – prevede la definizione

delle proposte utili a stabilire il calendario stagionale dell’attività e la scelta

delle competizioni alle quali prender parte, richiede anche il monitoraggio costante

di un’altra risorsa imprescindibile per il sistema Cus, il settore giovanile: società come

la nostra devono saper valorizzare il vivaio come garanzia di un futuro fatto ‘in casa’,

nell’intento di ottimizzare il risultato sportivo con il budget di cui possiamo disporre”.

Tre squadre maschili: Under 18, Under 14 e Under 13 e ben otto compagini femminili,

di cui cinque squadre che, oltre al relativo campionato di categoria, partecipano

anche alle divisioni provinciali.

Le ragazze dell’Under 16 A protagoniste assolute in Prima Divisione, dove

hanno vinto la fase provinciale raggiungendo le finali regionali e potrebbero guadagnarsi

il diritto di andare a Jesolo, sede delle finali nazionali dal 4 all’8 giugno, concludendo

una stagione largamente positiva in modo addirittura eccezionale.

L’Under 16 B e l’ Under 14 capaci di ben figurare in Terza Divisione, l’ Under 13

e l’Under 12 (quest’ultime guidate da Fabrizio Becatti responsabile anche dei tre corsi

CAS). Un’ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell’efficacia ricettiva

di una ‘mission’ la cui sostanza trova compimento, specie a livello giovanile, nel

‘totem’ di valori sociali e educativi che del Cus costituiscono la storia e caratterizzano

la tradizione.

In alto la squadra di B2 e

sotto le formazioni Under 16

in occasione della

finale provinciale


Terrel McIntyre, miglior play

d’Europa per il secondo anno

consecutivo

2004

2007

2008...

Il poker è servito?


28 basket

Le polemiche create ad arte alla vigilia dei play off non scalfiscono minimamente la serenità del gruppo

MPS, forte delle proprie certezze

■ Mauro Bindi

Tempo di attesa, tempo di preparazione.

Stoppata la rincorsa alle Final Four di Euroleague

da parte del Panathinaikos di Obradovic

(laureatosi Campione d’Europa e autentica ‘bestia

nera’ per Ettore Messina ed il suo Cska) la

Montepaschi, comunque presente a Berlino

con il suo piccolo grande condottiero Terrel Mc

Intyre, ancora una volta sul tetto d’Europa a livello

individuale e con la nidiata degli juniores

a confermare la qualità del progetto senese, ha

affrontato un mese tra i più particolari della sua

stagione. Archiviata con grandissimo anticipo

la pratica relativa al primo posto in classifica,

l’obiettivo primario è stato rappresentato dalla

necessità di “pareggiare” lo stato di forma fisico

di chi nel corso della stagione, per infortunio

o semplice stress da super impegno,

aveva accusato un calo di rendimento rispetto

ai propri standard.

Con un occhio rivolto ai playoff, ne è venuto

fuori un turn over tutt’altro che preventivato,

ma che è stato gestito con la consueta

razionalità e soprattutto con lo spirito di chi

comunque non vuole far venire meno il proprio

impegno.

Necessità di non lasciarsi alla spalle coni

d’ombra e soprattutto tanta professionalità,

alla quale forse non si è nemmeno tanto abituati

nello sport italico, rimane il fatto che

desta, per lo meno stupore, vedere associato,

in una fase totalmente ininfluente per la squadra

senese, il nome della Montepaschi a polemiche

così piene di acredine, come quelle

generate dalla vittoria dei bianco-verdi sul

campo della Virtus Bologna.

L’emblema di quella partita non è il fallo

fischiato a Mc Intyre sullo scadere del match

e che ha visto l’arbitro Mattioli a fare una

marcia indietro sbagliata, ma comunque lecita

per i tempi tecnici nei quali si era materializzato

quel fischio, ma bensì l’errore volutamente

cercato da Stonerook dalla lunetta dopo

il primo libero sbagliato e la beffa del rimbalzo

preso da Kaukenas che ha impattato una

gara tutta in salita per Siena.

In quella azione ci sta tutta la differenza tra

una squadra che finora ha sempre dimostrato

una convinzione assoluta nei propri mezzi,

unita alla capacità di saper sfruttare ogni chance

che le viene offerta, rispetto a chi invece trova

giustificazioni alle proprie sconfitte, senza guardarsi

dentro. Il livore nei confronti della Montepaschi

è tanto ingiustificato, quanto

incomprensibile perché dare una lettura delle

vittorie senesi in chiave di presunti vantaggi arbitrali,

non trova nessun riscontro in un vantaggio

che anno dopo anno è sempre più abissale

rispetto al resto del gruppo.

Solo la considerazione che in tre anni di

gestione Pianigiani il totale delle sconfitte sia

pari a 8, con un record di 88 vinte su 96 partite

giocate, rende veramente troppo flebile il grido

levatosi principalmente a Bologna su questo

presunto scandalo arbitrale.

Si è parlato di tradizione, di investimenti

traditi in nome di un pernicioso vantaggio

concesso alla Mens Sana, ma il vero scandalo

è pensare che passato e soldi giustifichino una

simile richiesta, visto e considerato che ad investire

non ci pensano solo a Bologna e che

quanto a tradizioni anche altri potrebbero pretendere

condizioni di vantaggio.

Il problema è che rode vedere Siena primeggiare

in campo, tra i tavoli dove si decidono

le sorti del basket italiano ed europeo,

insomma con una marcia in più rispetto al

resto del movimento.

Quello che sorprende è che invece di inneggiare

ad una squadra che ha fatto e continua

a fare il proprio dovere dal primo

all’ultimo impegno, anche quando la logica

renderebbe accettabile pure qualche caduta di

tensione, si cerca di intorpidire le acque per

creare intorno alla Montepaschi un clima sempre

più pesante, proprio alla vigilia dei playoff.

È questo il rischio più tangibile di questo

momento e cioè che alla fine si crei una sorta di

prevenzione al contrario nei confronti senesi,

che troverebbe la sua più deleteria espressione

nella fase culminante della stagione e che invece

di sedare gli animi, contribuirebbe a rinfocolare

ulteriori polemiche. Tecnicamente,

visto che sotto accusa viene messa costantemente

la difesa senese, non troviamo appigli

giustificabili a certe argomentazioni.

La Montepaschi ha un assetto difensivo

che ha trovato un suo equilibrio tra campionato

ed Eurolega, è un sistema la cui qualità è

riconosciuta trasversalmente in questi due tornei

così diversi per impatto fisico e tecnico,

in più nel corso di questi anni ha assimilato

tempistiche e movimenti tali, per cui parlare

ora di una colpevole connivenza arbitrale è

una vera eresia tecnica.

Il rispetto è un qualcosa che in qualsiasi

sport si conquista sul campo e questo è quanto

avvenuto a Siena nel corso di questi anni. La

sudditanza, se è giusto parlare in questi termini

rispetto alla Montepaschi, è legata non

tanto al presunto potere, ma alla capacità di

proporre livelli di gioco che si adeguano perfettamente

al modello di basket che tecnicamente

viene gestito a livello arbitrale.

Siccome la tesi di accusa parte dalla considerazione

che soprattutto in chiave difensiva

alla Montepaschi viene concesso di tutto, occorre

andare al di là delle valutazioni viziate

da troppo pressappochismo.

Un basket quello senese certamente fisico,

di contatto, ma che non eccede nell’utilizzo

delle mani, con degli interpreti assolutamente

unici nel panorama del basket europeo come

Stonerook e Sato ed un intimidatore come Eze

che pochi possono dire di avere.

Una difesa dove non si percepisce come

un problema la misura sotto taglia di Mc Intyre

o Finley, cosa che invece non possono

dire ad esempio a Bologna con Boykins e

dove giocatori non riconosciuti come grandi

difensori, come ad esempio Kaukernas e Lavrinovic,

sono cresciuti moltissimo, tanto da

essere interpreti non secondari di uno scacchiere

difensivo della squadra che rimane tale,

a dispetto dei suoi interpreti in campo.

Insomma ci troviamo di fronte ad argo-


mentazioni fragili, come sono i nervi di chi le

pronuncia. L’augurio, rivolto principalmente

al proprietario bolognese Sabatini, è che la

vittoria nell’Eurochallenge riesca a mitigare

la rabbia inglobata in questi anni passati ad

organizzare manifestazioni senza riuscire a

portare a casa nulla in termini di vittorie sportive.

Può sembrare una battuta, ma un fondo

di verità c’è e se Sabatini vuol continuare a

recitare il ruolo di colui che in campo cerca di

evitare rischi più grossi (vedi il suo intervento

pro Minucci nella gara di Bologna), sarà bene

che da qui alle prossime settimane faccia

grande opera di persuasione sui suoi tifosi, per

evitare che un’eventuale sfida Montepaschi-

La Fortezza non diventi qualcosa di diverso

di un evento sportivo. Una cosa è certa: Siena

non ha nessun motivo per portare qualsiasi

sfida su binari diversi da quelli strettamente

sportivi e in questo ambito sono gli altri che

devono preoccuparsi.

Per una Montepaschi che si può occupare

di definire secondo le migliori modalità il proprio

piano di attacco ai playoff, con un unico

rischio, quello del farsi travolgere dalla monotonia

di un lavoro caratterizzato da nessun

impegno ufficiale per quindici giorni a cavallo

delle Final four di Berlino, quindi palesemente

distante dal ritmo vertiginoso con il

quale si è disputata la stagione finora e con il

quale si concluderà, il resto del gruppo degli

inseguitori (Roma, Teramo, Bologna, Milano,

Treviso) invece dovrà lottare fino alla fine

della regular season per accaparrarsi la migliore

posizione. E questo contribuisce ad aumentare

il peso di un percorso già molto

impegnativo per tutti. Intanto diciamo bravi a

Teramo, che raggiunti i playoff per la prima

volta nella sua storia, lo fa addirittura contestando

ad avversari sulla carta più agguerriti

la seconda posizione, in un lotto che, più che

nelle passate stagioni, si presenta omogeneo

in termini di competitività.

Questa è sicuramente la novità più importante

dei prossimi playoff, perché escludendo

forse le ultime due squadre della possibile griglia

finale, Cantù e Biella, per il resto è possibile

assistere a serie molto ravvicinate in

termini di valore assoluto.

Intanto lo staff tecnico senese ha tirato

fuori l’ennesima valida intuizione, portando il

gruppo lontano da Siena per 4 giorni. Un diversivo

importante per superare i rischi sopra

ricordati e che dimostrano come uno dei valori

più significativi che contraddistinguono la

Montepaschi, è la capacità di vivere ogni momento

del proprio impegno partendo da una

reale felice condivisione della vita in comune.

Un fatto tanto evidente quanto non scontato

e che assume una importanza non secondaria

quando soprattutto all’interno si possono

creare situazioni complesse come nel caso di

Domercant, messo spalle al muro nei confronti dei suoi problemi

di carattere fisico e quindi anche di rendimento, ma che

ugualmente non è stato scaricato né dallo staff tecnico, né

tanto meno dal resto del gruppo, che anzi ha dimostrato in

più di una occasione di cercarlo con insistenza per fargli ritrovare

quella confidenza con le proprie caratteristiche che

non possono essere scomparse nel giro di pochi mesi.

Il giocatore ha lavorato pesantemente a livello fisico in

questo periodo. L’obiettivo è ritrovare forma e soprattutto convinzione,

perché anche Siena non può prescindere dall’ottimale

apporto di tutti i suoi effettivi e l’ex Dynamo Mosca è un

fattore che finora ha inciso relativamente, ma quando l’ha fatto

è risultato decisivo come a Bologna in Coppa Italia, e questo

potrebbe essere il momento per riscattare una stagione oggettivamente

sotto tono.

Anche perché rimane la considerazione di fondo che dall’inizio

dei playoff alla loro conclusione, potrebbero intercorrere

la bellezza di ben 17 partite. Una pura follia che si porta

dietro una miriade di incognite, una su tutte quella degli infortuni.

Per cui avere l’intero organico al massimo delle proprie

potenzialità, è condizione indispensabile per affrontare con

convinzione l’atto finale del campionato.

Partiamo quindi per realizzare un fantastico grande slam

tutto di marca italiana e per costruire una nuova pagina della

storia del basket italiano, qualora arrivasse il terzo scudetto

consecutivo. Che sembra roba da fantascienza, ed invece può

essere semplice realtà in un orizzonte dove ormai i sogni hanno

contorni sempre più concreti. •

ERRATA CORRIGE

A parziale rettifica di quanto

pubblicato nel numero scorso (e

per quanti collezionano la nostra

rivista), si ripropongono i

risultati conseguiti dalla Montepaschi

nei quarti di finale dell’ultima

Euroleague:

Gara-1

PANATHINAIKOS ATENE-MONTEPASCHI SIENA 90-85

Gara-2

PANATHINAIKOS ATENE-MONTEPASCHI SIENA 79-84

Gara-3

MONTEPASCHI SIENA-PANATHINAIKOS ATENE 53-72

Gara-4

MONTEPASCHI SIENA-PANATHINAIKOS ATENE 84-91

Risultato finale:

PANATHINAIKOS ATENE BATTE MONTEPASCHI SIENA 3-1


vista da lontano rudi simonelli

PARAGONI IN LIBERTÀ ASPETTANDO L’ULTIMO ATTO

Nicholas Cage, nel bel mezzo di uno dei suoi

film più interessanti, the Family Man, recita un dialogo

dove si dichiara tifoso dei NJ Nets, e del suo

scudiero Keith Van Horn. Catturo quell’immagine

per prendere da quei Nets spunti di pensiero.

Passati i momenti gloriosi degli anni 70 con

Doctor J, i Nets, dopo un breve periodo di successi

legato alla vita prematuramente spezzata di

Drazen Petrovic, ritrovarono momenti interressanti

proprio all’inizio degli anni 2000 con Keith

Van Horn. La seconda squadra di New York ha

disputato due finali NBA consecutive, nel 2002 e

nel 2003, ed una semifinale epica con i Detroit

Pistons nel 2004. In quei tre intensi anni, due dei

suoi uomini chiave, il già citato Keith Van Horn e

il lungo Kenyon Martin furono ceduti a seguito di

alcune partite chiave di quei playoffs nelle quali

essi furono al di sotto delle aspettative. Ma la loro

cessione, in particolare quella di Kenyon Martin,

non costituì un ritocco vincente, bensì, rivista a

posteriori, la fine di un ciclo.

Oggi la MPS potrebbe trovarsi di fronte ad

una situazione simile. Una sensazione mi ha portato

a questo paragone quando ho osservato, durante

i quarti di finale di Euroleague più la gara

di Bologna, come in 4 partite Terrel Mc Intyre

abbia avuto 27.7 di media punti partita, corrisposto

al fatto che l’unica partita in cui non ha

fatto almeno 20 punti sia stata gara 3 (13 punti

segnati) , che guarda caso è stata l’unica a non

avere avuto storia, visto il dominio imbarazzante

dei greci. Come già spiegato su questo mensile,

non ci sono particolari obiezioni al fatto che una

squadra possa avere solidi equilibri e organizzazione

di gioco pur avendo un cannoniere da 25

ppg, ma nel caso della MPS, come ormai in tutte

le squadre di alto livello europeo, non sembra

questa situazione una componente della normale

visione di gioco dei suoi atleti. Insomma qualcosa

sembra essere cambiato in corsa senza che fosse

previsto. Già Luca Chiabotti sulla rosea aveva presagito

questo quando, commentando la gara che

diede l’accesso della MPS ai quarti, venerdì 6

marzo scrisse “ McIntyre, (29 punti) trascina Siena

in un primo quarto senza respiro. Gioca praticamente

da solo...” La realtà e chè Terrel è uno straordinario

playmaker, in grado di fare assist

stupendi che innescano i compagni sia sulle ali

che sotto canestro, come di realizzare in contropiede,

in uno contro uno, da tre punti sia in transizione

che in esecuzione di schemi, insomma

completo e coinvolgente, che però ama equilibrare

il gioco con i suoi compagni. Questa improvvisa

ed eccessiva dipendenza dai suoi punti,

mi ha portato a prendere in cosiderazione un arco

di 6 partite importanti che va da Bologna Virtus di

Coppa Italia passando attraverso le 4 gare di Eurolega

per ritornare a Bologna Virtus di campionato,

per vedere quali situazioni abbiano portato

il play senese a sobbarcarsi questi straordinari,

come e se si siano rotti certi automatismi.

Ecco quindi i risultati dell’analisi: Domercant,

brillante nella semifinale e finale di Coppa

Italia è poi praticamente scomparso nelle altre

partite, tranne una breve apparizione in gara 3

col Pana. Sato, dopo l’incredibile gara uno di

Atene non è più arrivato neppure una volta in

doppia cifra, viaggiando a 7 ppg. E sebbene

come in gare del tipo gara-4 abbia fatto regolarmente

i suoi 33, 34 minuti in campo, ha giocato

praticamente alla Cannavaro, solo per la

difesa. Stonerook ha fatto 2 su 7 da tre in gara

1, 1su 5 in gara 2, 1 su 4 in gara 3 ed infine 0

su 4 in gara 4, cioè 4 su 20(!!!) lui che tira molto

bene da tre. In contrasto ha avuto le due doppie

doppie vincenti contro la Virtus, 10 punti e 14

rimbalzi in Coppa, 16 punti e ancora 14 rimbalzi

nel ritorno di campionato

Kaukenas è stato disastroso in Coppa Italia,

poi statisticamente si è ripreso segnando con

continuità a 15,00 ppg nelle restanti partite, ma

tirando solo col 42% dal campo, lui che spesso

tira da molto vicino all’anello, se escludiamo la

gara-2 di Atene dove peraltro segnò in contropiede

primario. Lavrinovic dopo l’infortunio è

rientrato con la commovente gara vinta ad Atene

ma poi e stato travolto dalla negatività generale,

3 su 18 (!!!) fra gara-3 e 4 e trasferta a Bologna,

lui uno dei migliori tiratori del campionato.

Queste mancanze offensive possono aver determinato

un aumento nel senso di responsabilità

sentito da TMac, ma al di là di questo è facile individuare

come la delusione potrebbe coglierci

visto l’alto numero di elementi chiave che sono

mancati quando non dovevano, e va capita la bravura

di Pianigiani nell’insistere sul lavoro di recupero

come ha fatto contro Avellino, il giorno del

recupero di uno splendido Domercant, il giorno

dell’insistenza nel far giocare Kaukenas, il giorno

dello spazio date nelle rotazioni a Luca L. un ra-

gazzo che con più grinta potrebbe far parte dei

cambi naturali richiesti in questa squadra.

Ma l’importante non sarà compiere un’errore

simile a quello dei Nets: i prossimi playoffs permetteranno

di dare altre opportunità, non affrettiamo

giudizi, come fatto anche da Massimo

Oriani sulla Gazzetta di lunedì 20 aprile quando

ha scritto “Siena ha 18 punti di vantaggio ..ma è

uscita abbastanza nettamente nei quarti in Eurolega:

è una grande squadra ma non grandissima”…

Ho già voluto dimostrare nel numero

scorso come questa MPS non è propriamente l’Inter

del basket (dominante in Italia ma perdente in

Europa, mi dicono i colleghi di lavoro) perché

probabilmente non è arrivata a Berlino per una,

dicasi una, strana e misera partita persa a Zagabria,

dopo aver abbondantemente dominato

molte gare anche in Euroleague. Fosse arrivata a

Berlino, non vedremmo manifeste certe riserve da

parte della stampa nei confronti di una squadra

che negli ultimi tre anni sta vincendo un numero

impressionante di partite.

Però ricordiamoci una cosa: c’è anche un giornalista

come Claudio Limardi, che dopo la trasferta

a Bologna di Aprile in campionato ha scritto:

“Se Siena non perde quan do sta sotto praticamente

39 minuti, an che di 12, quando alcuni

uomini - segna tamente Lavrinovic e ancor di più

Do mercant - sono in serata negativa, quan do ha

problemi di falli, quan do mai potrà perdere?” Un

bel riconoscimento.

Ripartire con questa tenacia, con questa mentalità

è quello che sembra Pianigiani stia facendo.

Questo brutto calendario della Lega, (troppo

tempo perso, per me le finali finiscono troppo in

là e la gente pensa al mare), comunque ci permetterà

di riavere uomini che si giocheranno la

“seconde chance”. È giusto.


tiri liberi antonio tasso

FINALMENTE NON CI SARÀ PIÙ TEMPO DI ANNOIARSI

È vero: sarebbe stato meglio, ma parecchio

parecchio meglio, essere qui a scrivere di Berlino

e delle emozioni provate nella Halle delle finali a

quattro anziché girarsi l’anima per trovare spunti

interessanti capaci di riempire la pagina che –benevolmente-

da vent’anni il direttore mi riserva

ma…. tant’è!!

Altre sono le Capitali andate alle… Finalone:

la “terza Roma”, capitale di tutte le Russie, guidata

da quello Zar italiano che, da qui in avanti,

sarà il caso di smettere di offendere e fischiare

ogni volta che arriva al Palasclavo; la Città del

Partenone, culla di tutte le civiltà e di tutte le divinità,

che (esagerata!!) di squadre a Berlino ce

n’ha portate addirittura due e una di queste –il

Pana- esageratamente ricca ed esageratamente

antipatica e per questo si potrà tranquillamente

continuare ad offenderne e fischiarne l’ineffabile

allenatore ogni volta che tornerà dalle nostre

parti!!; e poi la Capitale della Catalogna,

con i suoi assi, il suo sole e i suoi

soldi che, di tutte, ci è forse la più simpatica

perché ci ricorda la nostra prima, incredibile

e… sfortunata (?) ( no, direi

rubata dal piedino sulla riga di un altro

simpaticone a nome Bulleri) Finale di Eurolega.

Anche noi s’era Capitale ( l’ultimaprima

di Venezia- a cedere la sua libertà

allo straniero ) ma è passato tanto tempo

da quel 1555….

E poi, a dirla tutta, non ci saremo andati

con la prima squadra ma i giovani di

Giulio Griccioli, quelli che rappresentano

il fiore all’occhiello del grande lavoro

svolto, per tutto il movimento, dalla Mensana

“che nel cuor ci sta” , a Berlino

c’erano e hanno lottato da pari a pari con

tutta la crema della pallacanestro giovanile

europea.

Unica squadra italiana!

E c’è ancora chi ha il coraggio di dire

che Ferdinando Minucci non investe nei

giocatori italiani??!!... o trovatene un’altra

di società che, come la Mensana, possa

mettere in mostra un settore giovanile competitivo

con le grandi realtà europee….

Ma poi, vi siete scordati di Lui??!!

Il nostro mitico… “nano” T-Mac è entrato, ancora

una volta, nell’Olimpo del canestro… e noialtri,

alla fin fine, siamo arrivati fra le prime

“otto” del vecchio continente… Roba da niente???

Sì, va bene: “ A Siena –come dice il Brocchi

della Giraffa- un siamo secondi a nessuno! “ ma,

ogni tanto, diamoci una regolata!

In fin dei conti, in Italia, la più … “vicina” è

staccata di diciotto punti: Vi sembrasse po’o!..

Ne conosco tanta di gente che, ormai da

tempo, sopporta di malanimo lo striscione ed il

conseguente mezzo minuto di silenzio della

Curva per le “Sue Tigri”.

E va be’…. Di questi tempi, l’anno scorso a

Madrid, la polizia spagnola non ci andò leggera

e c’è ancora tanta gente che ricorda quegli attimi

di tensione, di paura e di randellate a tutto spiano

nel bel mezzo delle Finali di Eurolega.

Ma per una parte degli spettatori che siedono

sui gradoni del palamensana e che, qualche

volta, assistono annoiati all’ennesima vittoria

della PianigianiBanchi- Band sarebbe ormai il

caso di “farla finita” col ricordare cose capaci

solo di esacerbare gli animi.

“Ma che vogliono, quelli del Commandos?-

Basta con questa sceneggiata! Facciano il tifo e non

smettano di cantare! Siamo venuti per il basket !”.

L’ho sentita spesso questa litania ripetuta da

quelli che “c’erano a Sant’Agata, c’erano a

Vigna di Valle, erano amici di Cosmelli e di Zat-

teroni e a Bologna contro la Gamma andarono

in venti, trenta, quaranta pullmans….”

Dio che noia questi ragazzi sudati e scamiciati!

Ma che esempio si dà a tutta l’Italia? Via,

via…bisogna crescere senno non si diventerà mai

una “grande” come Varese, Milano, Bologna…

Già, Bologna!!

Virtus, naturalmente, perché quelli della Fortitudo

(e mi dispiace per tutto l’impegno del sempre

“buon” Cesare Pancotto) ormai sono alla

canna del gas e mi sa tanto che o mettono mano

al portafoglio e comprano il titolo da quelli di Rieti

oppure, l’anno venturo, la giratina qui a Siena

‘un ce la fanno di certo.

Grandi e di classe come la Virtus, quindi… e

basta con le sceneggiate da ragazzi!

Già, “grandi”, ma intanto staccati di diciottopunti

da noialtri…. Grandi ma dopo aver mischiato

qualche anno fa le carte in tavola con

l’accorpamento di Castelmaggiore…

Grandi?!?...

Forse perché non gradiscono in tribuna il Presidente

della Federazione, che per il solo fatto di

chiamarsi Meneghin avrebbe diritto di sedersi a

vita dove gli pare?

Grandi?!?...

Forse perché un giorno sì e l’altro pure la tifoseria

di Casalecchio ha il sangue alla bocca fin

dalla palla a due ed è convinta (forse per esperienze

proprie ormai passate) che Siena goda di

protezioni e favori arbitralfederali?

Grandi?!?...

Forse perché un giorno tagliano un giocatore,

l’altro lo reintegrano e l’altro ancora lo licenziano?

O forse perché minacciano di

licenziare l’allenatore? O ritirano la

propria candidatura alle finali di

Coppa Italia quando non riescono a

vincerla?

Grandi?!?...

Forse perché il loro “non tesserato”

proprietario ne fa e ne dice di

cotte e di crude negli spogliatoi dove

non dovrebbe stare, minacciando

anche a mezzo stampa una giornata

di “disubbidienza” dei tifosi?

Grandi?!?....

Forse sì, solo per una cosa: che

dopo aver minacciato tutti e tutto

dagli arbitri alla Federazione all’ultimo

usciere della lega questo signore

(un ganzo, alla fin fine) riesce

addirittura a farsi ridurre la squalifica

del campo ad una multa…

Grandi?

No, guardate: preferisco le nostre

“piccole” e provincialissime tigri

della Curva Nord e se loro stanno

“in silenzio” diamoci da fare noialtri,

e smettiamola di ….annoiarci!!

Siamo ormai arrivati al dunque: scattano i

play off ed ancora una volta siamo di gran lunga

davanti a tutti gli altri.

Da settimane i giornali e le tivvù si sbracciano

per trovarci un avversario degno di questo

nome… Roma è in crescita, Milano è al completo,

Bologna è pronta, e poi ci potrebbe essere la sorpresa

Treviso …

Ci potrebbe, ci dovrebbe, magari….se ne

parlerebbe a lungo.

Io ci credo po’o: per me, c’è solo la Mensana!

E comunque la caccia è aperta: come diceva

quello? “Come sei, sei… alle nove dietro il pagliaio!!”

Noi ci siamo da tre anni!!

Ci si rilegge alla fine!


RISULTATI E CLASSIFICA SERIE A1

18a giornata

MONTEPASCHI SIENA-BANCA TERCAS TERAM 99-80

19a giornata

CARIFE FERRARA-MONTEPASCHI SIENA 75-103

20a giornata

GMAC BOLOGNA-MONTEPASCHI SIENA 67-63

21a giornata

MONTEPASCHI SIENA-LOTTOMATICA ROMA 93-88

22a giornata

PREMIATA MONTEGRANARO-MONTEPASCHI SIENA 70-81

23a giornata

MONTEPASCHI SIENA-ANGELICO BIELLA 76-62

24a giornata

MONTEPASCHI SIENA-AIR AVELLINO 4-68

25a giornata

SOLSONICA RIETI-MONTEPASCHI SIENA 54-69

26a giornata

SCAVOLINI PESARO-MONTEPASCHI SIENA 90-100

27a giornata

MONTEPASCHI SIENA-ELDO CASERTA 91-75

28a giornata

LA FORTEZZA BOLOGNA-MONTEPASCHI SIENA 86-89 DTS

Classifica: Siena 54; Roma e Teramo 36; Milano e Virtus Bologna 34;

Treviso 32; Biella e Cantù 28; Avellino, Pesaro e Ferrara 24;

Montegranaro e Caserta 22; Rieti e Fortituto Bologna 18; Udine 12.

33 basket

Marco CXarraretto, guardia


PARTONO I PLAY OFF: SI RIGIOCA IL CACIO GIÀ VINTO

di Duccio Balestracci

35

Il basket è lo sport più impietoso; se preferite, il più

sadico. Fai un campionatone, arrivi davanti alle altre

di una caterva di punti, ti spolmoni a vincere a rotta

di collo e quando arrivi in fondo ti battono una pacca

sulla spalla e ti dicono “o bravo nini: ora si comincia a

far sul serio”.

È la legge spietata dei play off: si guarda la classifica

della regular season a un soffio dalla sua fine e si resta

strabiliati. Fra la Montepaschi Mens Sana e le inseguitrici

non c’è un distacco. C’è una voragine. Al momento

in cui stiamo scrivendo (29 aprile: festa di santa Caterina

dell’Oca) i biancoverdi viaggiano con 18 punti di

distacco dalla seconda, avendo perso una sola partita (e

come avranno fatto, contro quella Fortitudo-Bologna

che annaspa per non retrocedere, lo sanno solo loro e il

Padreterno), e quand’anche ne perdessero una o più

d’una di quelle che rimangono da giocare (mano sinistra

al gioiello di destra subitissimo! persone eventualmente

impedite dalla fisiologia si arrangino come possono in

modalità suppletive ed equivalenti) sarebbe stata comunque

una stagione da favola, di quelle che non rientrano

soltanto negli annali di una società e di una città,

ma che reclamano a buon diritto il loro posto nella storia

del basket italiano di tutti i tempi.

Fosse accaduto nel calcio, poniamo, la prima squadra

sarebbe già da tempo in vacanza ai tropici, e in

campo scenderebbero la Primavera o, addirittura, i Pulcini.

Invece, adesso, c’è da ricominciare da capo. Il rito

gladiatorio dei play off pretende sangue (metaforico, per

fortuna), adrenalina a mille fino all’ultimo, ansia e timore

e tremore fino all’ultima sirena. In altri sport in

cui sono previsti i play off, peraltro, quando il distacco

è così marcato, nemmeno si procede e si riconosce la

vittoria ex lege a chi ha vinto così tanto. Nel basket è

diverso. Purtroppo e per fortuna.

Purtroppo. Perché alla fine di una stagione mai vista

prima – come questa – tutto quel che ti sei guadagnato

è il vantaggio del fattore campo e del testa-coda che ti

permette di affrontare per prime le squadre peggio piaz-

zate. Poi, però, te la vedi di nuovo con quelle che ti

hanno inseguito e lì è una tombola. Basta una giornata

no e lo stesso fattore campo si ribalta (qualcuno ha ancora

imbarazzanti tracce fisiologiche sull’abbigliamento,

che nessun Vanish né Ariel è riuscito a

rimuovere del tutto, lasciate dalla reazione di puro terrore

che colse gran parte di noi – in altro campionato –

quando una sconfitta in play off regalò il fattore campo

alla squadra che poi, per fortuna, fu debitamente sculacciata

in corso d’opera). Basta che la resa di qualche

giocatore si abbassi rispetto agli standard abituali perché

tutta la fatica di un anno possa rischiare di essere rimessa

in discussione. Se non è sadismo questo; se non

è circense eccitazione gladiatoria, ditemi voi cos’altro è.

A monte di tutto questo, poi, ad aumentare il dispetto

per quest’invenzione, c’è anche la consapevolezza che

i play off fanno cassetta e che tutto questo accrocco è inventato

anche (non solo: ma anche) per allungare il

campionato; moltiplicare le dirette televisive; far girare

un altro bel po’ di quattrini. È la dura legge del basket,

ragazzo: o così o pomì.

E per fortuna. Perché i play off spettacolarizzano il

campionato; lasciano aperte le porte dello scudetto a più

squadre, anche quando ce n’è una (ma è la nostra! ci

pensate? stiamo parlando della Mensanina di Sienina!

ma ve ne rendete conto gente?) che cannibalizza il campionato

stesso. Insomma, quelli di Roma, di Bologna, di

Milano o di Teramo, senza i play off, avrebbero già cominciato

ad andare al mare, la domenica. Invece sono

ancora lì a guardare come va a finire, perché fino all’ultimo

secondo il campionato di basket non finisce.

Senza dire che l’invenzione dei fottutissimi play off, insieme

all’assenza del pareggio (ma che s’aspetta a introdurre

questa norma anche nel calcio? di che s’ha

paura?), ha anche l’altro merito di rendere più difficili

le combine: quando dai anche all’ottava la teorica possibilità

di arrivare al tricolore, aggiustare un campionato

è parecchio, ma parecchio arduo.

E allora prendiamola con filosofia. Facciamo davvero

finta che finora s’è scherzato perché tutto comincia

adesso. Pianigiani l’ha già detto (e figurati se il Gatto

di Lornano poteva dire qualcosa di diverso...): adesso

arriva il bello, e col bello ci sarà da ridere poco e penare

parecchio.

Rassegnatevi gente: le farmacie hanno già fatto una

scorta supplementare di ansiolitici: ricordatevi di dare il

codice fiscale, almeno un altr’anno le potete scaricare

dalle tasse.•


36 basket

In attesa di affrontare le finali nazionali Under 19

(presente anche la Virtus), i giovani biancoverdi si fanno onore a Berlino

Sfortunati, ma gli unici

fra le quattro migliori

■ Stefano Fini

La formazione

Under 19 al completo.

Ingrosso è il secondo

da destra in alto

Momento importante per il basket giovanile

senese che possiamo collocare in una

fase di passaggio, di breve transizione temporale,

racchiusa fra il coronamento del lavoro

svolto nella prima parte della stagione e

l’introduzione alla seconda che terminerà con

le finali nazionali delle varie categorie. Questo

periodo intermedio fra le due fasi è iniziato

il 19 aprile con il Basket Ball

Generation Day, l’ultimo evento della stagione

“BBG” che ha radunato negli impianti

sportivi senesi (Pala MensSana, Pala Giannelli,

Pala Chigi, Pala Costone) più di 3.000

persone fra ragazzi, istruttori, dirigenti e genitori;

atto conclusivo di un evento di primaria

importanza nazionale per il movimento,

che ha visto la Montepaschi ampliare il proprio

raggio operativo e coinvolgere, oltre alle

realtà cestistiche della Toscana e dell’Umbria,

anche quelle del Piemonte, del Veneto e

dell’Emilia Romagna.

Questa fase che si è conclusa il 3 maggio

con la partecipazione della Montepaschi al

Nike Junior Tournament di Berlino, dove le 8

migliori formazioni giovanili europee si sono

incontrate in concomitanza ed a coronamento

delle Final Four di Euroleague. Nel bel mezzo

di questi due avvenimenti si sono disputate

due “partite chiave”, una per la Mens Sana e

l’altra per la Virtus, che hanno consentito alle

due formazioni senesi di qualificarsi anticipatamente

per le finali nazionali Under19. Due

belle partite, combattute, incerte nel punteggio,

con momenti di bel gioco e soprattutto con

il gusto finale della vittoria, riportata contro la

Fortitudo Bologna (93/85) da parte della Mens

Sana e contro la Trenkwalder Reggio Emilia

(78/74) dalla Virtus Siena.

Fase anche di riflessione, che ci permette

di formulare un teorema, se non matematico,

sportivo: il movimento cestistico senese con

al vertice la Montepaschi Mens Sana non solo

si conferma ma migliora rispetto alle altre realtà

nazionali ed europee. La nostra non è una

considerazione o una formulazione di parte

ma, come tutti i teoremi che si rispettino, ha

una sua implicazione logica. A Berlino, per

l’Eurolega, c’erano le 4 “migliori” del basket

europeo (Cska, Panathinaikos, Olympiacos,

Barcellona), nessuna di queste aveva una formazione

giovanile che le rappresentasse al

Junior Tournament; ampliando il raggio osservativo,

passando alle migliori 8 europee,

constatiamo che solo la Montepaschi Mens

Sana è l’unica ad avere una squadra junior di

pari valore.

Questo significa che nel basket continentale

dei grandi numeri la piccola Siena,

tale per dimensione urbanistica e per risorse

economiche che questa impiega in rapporto

alle altre, è la prima in Europa. È la regina

d’Europa. Prima nell’ottimizzazione delle

stesse, e poi risorse, nel saperle distribuire

non solo a beneficio della prima squadra ma

anche del proprio settore giovanile. Senior

(prima squadra) ed junior, entrambe nelle

otto migliori d’Europa, nessun’altra è riuscita

a fare altrettanto.

Agli Under18 della Montepaschi di Giulio

Griccioli, al pari della prima squadra di

Simone Pianigiani, dopo il raggiungimento

delle Final Eight, è mancata un po’ di fortuna

per poter fare ancora meglio: qualche infortunio

di troppo, qualche elemento non al massimo

della condizione, il sorteggio non

favorevole delle squadre da affrontare.

A Berlino i giovani biancoverdi hanno

vinto con i padroni di casa dell’Alba (82/76)

e perso contro l’Unicaja Malaga (71/83) e

contro i riconfermati campioni dell’Fmp di

Belgrado (61/78). La vittoria contro gli spagnoli

avrebbe rappresentato il “top”, come

sottolinea coach Giulio Criccioli: “Se avessimo

vinto contro Malaga sarebbe stato un

successo, così abbiamo dimostrato di essere

al livello delle altre”. In effetti la vittoria sull’Unicaja

Malaga avrebbe proiettato la squadra

senese ai vertici dell’Olimpo e la cosa

sarebbe stata possibile se Metreveli e Iannuzzi,

i due lunghi, non si fossero infortunati

contemporaneamente nel momento conclusivo

della gara, dopo il recupero causato da

una partenza ad “handicap”, nel momento del

sorpasso e della probabile vittoria.

Come nel caso della prima squadra,

anche i giovani si sono trovati lungo il percorso

di avvicinamento alla finale la squadra

più forte, quella che poi ha vinto il titolo europeo,

il Panathinaikos per i senior e l’Fmp

Belgrado per gli junior; e questo non ha certo

favorito tale percorso di avvicinamento.

Nell’Olimpo del basket Tiche , divinità

greca della fortuna, ci ha voltato le spalle ma

non ha importanza; i risultati raggiunti sono

ugualmente ottimi e tutto serve per imparare,

fare esperienza e migliorare.

A conclusione di questa fase intermedia

della stagione senese e mensanina in particolare

sono arrivati i riconoscimenti, i premi;

come Terrell Mc Intyre è stato premiato ed

inserito nell’ All Euroleague First Team anche

il giovane Tommaso Ingrosso è entrato nel

miglior quintetto dell’ Euroleague Nike Junior

Tournament , insieme a Musli e Milijenovic

dell’ Fmp, e Valanciunis e

Peciukevicius del Lietuvos Rytas, seconda finalista.

Tommaso nell’arco di tutte le partite

del Torneo ha totalizzato solamente 21 punti;

a riprova che nel basket “mettere la palla dentro”

non sempre è la cosa più importante

come ci dimostra, assai bene, nella prima

squadra capitan Stonerook •


Campionato terminato, “avventura”

play off conclusa. Ricominciamo ripartendo

da…. tre come il mitico Troisi (da

zero sarebbe ingeneroso verso una squadra

che ha comunque lottato pur con i limiti

più volte rimarcati in questi mesi.

Ricominciare per sviluppare subito un

progetto finalmente vincente per il basket

femminile senese. Non vogliamo ripercorrere

le ‘tappe’ del campionato appena

trascorso; dovremmo utilizzare troppa

statistica ripetendoci in “litanie” numeriche

anche se repetita juvant ; una sola osservazione

in merito al bilancio finale che

parla di 15 partite perdute e solo 11 vittorie:

nella sostanza dovrebbe essere il peggiore

risultato ‘storico’ della squadra

dopo la promozione in A2 conseguita nell’anno

2000.

Questo non è un giudizio sulla squadra

o sulla guida tecnica, assolutamente

no! I giudizi sono ‘sentenze’ che portano

soltanto polemiche e risentimenti, mentre

una riflessione pacata e costruttiva è

la base per analizzare le ‘criticità’ (numerose)

e le cose positive (numerose anch’esse)

registrate in questo lungo tour

appenninico dominato dalla “nemica”

Pontedera.

Per onore di verità è giusto aggiungere

qualche aggettivo alla statistica in

particolare per le quindici sconfitte subite

alcune delle quali maturate nei minuti finali

con episodi al limite dell’incredibile;

ha ragione coach Fattorini quando afferma

che mancano almeno tre/quattro partite

“quasi vinte” che avrebbero permesso al

team costoniano rosa di posizionarsi nella

parte più alta della classifica.

Abbiamo parlato di progetto esclusivamente

per contribuire con qualche mattoncino

alla causa comune, ripartendo

appunto da …tre, in primis dal settore

giovanile linfa indispensabile per avere

un futuro da grandi protagonisti; poi dalla

presenza attiva all’interno delle scuole senesi

(che poi è l’altra faccia della medaglia

giovani) per implementare l’interesse

verso uno sport spesso catalogato (erroneamente)

come

maschile mentre la pallacanestro

nasce in una scolaresca americana, oltre

un secolo fa, alla pari fra ragazze e ragazzi.

Terzo punto, questa è una nostra fissazione

ormai quasi ‘storica’, (ci permettiamo

di ripeterla con rispetto ) circa la

possibilità di costruire una squadra “di-

37 basket

Uscita al primo turno dei play off,

per la squadra femminile del Costone

inizia ora il periodo di riflessione

L’APF

ricomincia

da tre

■ Francesco Oporti

versa” a livello d’impostazione globale,

cioè con minore vocazione perimetrale,

meno veloce ma più strutturata sotto il

ferro. Una squadra impostata sulla fisicità

e sulle giocate per le atlete dai tanti centimetri,

chiaramente senza trascurare

l’apporto delle play (oggi in troppe occasioni

indispensabili per la vittoria finale).

Il basket che abbiamo definito, sicuramente

con qualche imprecisione tecnica,

“verticale” e quasi sempre il modulo vincente

in A2, e il campionato appena trascorso

ne costituisce ulteriore dimo strazione.

Ricominciare per pensare in grande.

Le donne e gli uomini con idee e voglia di

grandi progetti non mancano, le risorse

nemmeno. Forza pallacanestro femminile!

Siena vuole raggiungere questo obiettivo,

un canestro da tre difficile.Possibile.•

Grazie per il tuo sorriso, Jenny

Una serenità che ti contagiava. Jenny De Angelis,

la “silenziosa Jenny” (questo era il nome di ‘battaglia’

nel mitico dream team costoniano 2004/2005)

che entrava in partita con entusiasmo anche per pochi

minuti, che tirava da tre ben oltre la linea, che timidamente

leggeva gli articoli che la nominavano.Il terribile

terremoto nella

sua bella terra

d’Abruzzo ha fatto

salire la nostra Jenny

nel parquet del cielo

con la maglia numero

sei; la notte è un po’

più lunga ma il suo

sorriso resta per sempre

luminoso.

Ciao Jenny

Kristina Vengryte


38 basket

Ancora impegnata nelle semifinali con Ferentino,

la squadra di Billeri non vuol sentir parlare di promozione

Virtus,

un obiettivo alla volta

■ Augusto Mattioli

Indipendentemente da come andranno

i play off (al momento la squadra di Marcello

Billeri è impegnata ancora con Ferentino

nelle semifinali al meglio delle

cinque partite) si può

dire che anche questa

stagione sportiva è stata

decisamente positiva

perché ha confermato

che la Virtus è una società

solida e ben organizzata.

Una ricchezza

per il basket di casa nostra e che tra qualche

settimana concorrerà con la Mens

Sana per la conquista dell’ennesimo scudetto

giovanile.

Ma una ricchezza

che forse dovrebbe essere

maggiormente apprezzata

da chi segue il

basket cittadino. A partire

dallo sponsor. Nella

prima partita delle semifinali

con Ferentino

c’era al palasport della

Mens Sana un buon pubblico

richiamato dall’importanza

dell’evento, ma

nessun rappresentante

dello sponsor Consum.it.

La Virtus è arrivata

alle semifinali dei play

off con Ferentino battendo,

nonostante l’as-

senza di Marcante per squalifica e qualche

problema fisico per Tomasiello e il giovane

Cournooh, molto impegnato anche

nella Mens Sana avendo il doppio tesseramento,

il Levoni Potenza, una squadra che

si è dimostrata meno arrendevole di

quanto si pensava all’inizio dei play off.

L’impegno con Ferentino è indubbiamente

più difficile come si è potuto vedere

nelle partite giocate sia a Siena che in trasferta.

I laziali infatti costituiscono una

squadra solida, ben costruita che ha dietro

una società che punta in alto. Come sottolinea

anche il presidente virtussino Fabio

Bruttini. Lo si è visto in particolare nel secondo

incontro che i rossoblù

hanno giocato in trasferta. Ferentino

ha vinto in maniera molto

netta ma l’82 a 61 è maturato solo

nell’ultimo quarto della partita.

Prevedere come finirà questa

sfida è roba da indovini. Si tratta

di due squadre che comunque si

equivalgono. Del resto lo dimostra

anche la classifica della prima fase

del campionato: 34 punti per la

Virtus, 34 per Ferentino precedute

ambedue da Latina.

La strada per arrivare alla possibilità

di essere promossi in Lega

Due è ancora molto lunga, a causa

di una complicata formula di questa

fase finale del campionato.

“Non faccio neanche un pensierino

alla promozione”, risponde

Bruttini alla nostra provocazione.

“Ora viviamo alla giornata. I nostri

obiettivi li abbiamo raggiunti.

Certo se riusciamo a giocare come

sappiamo con Ferentino possiamo

farcela”.

La squadra di Billeri ne ha certo

le possibilità. Tra l’altro, come abbiamo

spesso sottolineato, il gruppo

virtussino proprio nei momenti più impegnativi

dà sempre il meglio di sé. •


40 basket

Come per la squadra femminile, finisce qui l’avventura del Costone

in Serie C dopo uno straordinario recupero

Ma la Consum.it

non riparte da zero

Si chiude a Gara-3 dei quarti di finale

con una rocambolesca sconfitta interna

dopo 2 tempi supplementari e con un tiro

sul fil di sirena, l’avventura della Consum.IT

Costone nei play off della Serie C

Dilettanti. Un epilogo amaro che di certo

non cancella una stagione eccellente sotto

tanti punti di vista.

La squadra costoniana ha infatti terminato

al terzo posto la stagione regolare

frutto di un crescendo rossiniano iniziato

alla fine del girone d’andata e mantenuto

in tutto quello di ritorno.

La squadra di Zanotti & Naldini è risultata

la miglior difesa del girone addirittura

tra le prime cinque di tutta la serie C

Nazionale: gli allenatori sono riusciti ad

amalgamare il gruppo con tanto lavoro,

umiltà e spirito di sacrificio.

Durante la stagione è stato evidente il

miglioramento del collettivo ma anche dei

singoli; molto interessante anche il progressivo

inserimento di alcuni giovani che

hanno potuto fare esperienze nella prima

squadra acquisendo maturità ed esperienza.

La società gialloverde è ora attesa da

un periodo di riflessione e di lavoro per

pianificare il Costone 2009/2010; c’è sicuramente

la voglia di fare tesoro dello

spirito costruito in questi mesi, ripartendo

quindi dal tanto lavoro buono fatto e cercando

di aggiungere quei tasselli che possano

portare la squadra della Piaggia a

scalare la classifica ed a recitare un ruolo

da protagonista anche nei play off. •

Camp estivi al Costone 2009

“Un’estate per vivere insieme,

un’occasione per crescere”

Finisce la scuola, inizia

l’estate e ritornano i Camp

estivi al Costone. Anche

quest’anno l’Associazione

Costone, in collaborazione

con l’Apf Costone e l’As

Costone, organizza per il

mese di giugno dei camp

estivi a cui potranno partecipare

bambine e bambini

dai 5 ai 12 anni di età (anni

1996-2004). L’intera attività

si terrà presso lo storico Ricreatorio,

facilmente raggiungibile

da Fontebranda tramite la risalita meccanizzata.

Questi i periodi di svolgimento: 1° turno: dal 15 al 19 giugno, 2° turno: dal 22

al 26 giugno, 3° turno: dal 6 al 10 luglio, con orario 8,30-17,30. La quota di iscrizione

è di 125 euro, comprensiva dei pasti (colazione, pranzo, merenda) e della

copertura assicurativa. Il programma giornaliero delle attività (dalle ore 8,30 fino

alle ore 17,30) prevede animazione, tempo libero, esercizi, giochi, gare e tornei con

relative premiazioni, momenti formativi; previste anche uscite per brevi gite o

giornate da trascorrere in piscina.

Le iscrizioni, insieme alla quota di partecipazione e al certificato medico, dovranno

pervenire entro il 5 giugno alla segreteria del Costone, tel. 0577 42073 (orario

15-19), oppure alle responsabili Masciulli Lucia: 339 5427055, Galasso Rosy:

320 6986762, Corbini Laura: 338 8679870. Tra gli animatori saranno presenti

anche istruttori qualificati e tesserati Fip. Gli impianti sportivi del Ricreatorio del

Costone rimarranno, per i suddetti periodi, riservati in via esclusiva ai partecipanti

ai camp estivi.


41 solidarietà

Alcuni ospiti di Villa Rubini e de La Mimosa, invitati

da Siena e Mens Sana a due pomeriggi diversi

Anche da anziano è bello

In questa città può succedere davvero di tutto, oltre che di più. Mentre in altre realtà si disputano partite

a porte chiuse per i più svariati motivi e più recentemente per ragioni di razzismo, a Siena può succedere,

al contrario, che certi luoghi siano frequentati non solo da chiunque, giovani ed anziani quindi,

ma che questi ultimi siano addirittura invitati dalle rispettive società.

È successo, per quanto riguarda il Siena, in occasione del vittorioso incontro con la Lazio del 5

aprile scorso, esperienza felicemente replicata il 19 al palasport per Montepaschi-Caserta.

Nonne e nonni provenienti dai due centri anziani del Comune di Siena e gestiti dal Consorzio Archè,

Villa Rubini e La mimosa, hanno sostenuto in modo educato e civile i propri beniamini in maglia bianconera

e biancoverde, trasmettendo loro una energia insospettata, ancorché sprigionata da persone

con un’età variabile fra gli 80 e i 90 anni.

Accompagnato dalla coordinatrice dei due Centri Raffaella Luchini, dalla volontaria Antonia Banfi e

dall’educatrice Antonella Vanni, il gruppo di anziani ospiti del Siena hanno così trepidato, gioito ed infine

esultato per un risultato che potrebbe rivelarsi decisivo per la permanenza dei bianconeri in serie

A. Un dettaglio con risvolti anche scaramantici quindi, visto che quella era la prima volta di questi atipici

ed emozionati tifosi seduti sui gradoni del vecchio Rastrello.

Non meno felice è stata l’esperienza vissuta al palasport in occasione di Montepaschi Siena-Eldo

Caserta. Con i suoi colori, le sue voci ed i suoi canti, è stato uno spettacolo che ha risvegliato l’attenzione

e la partecipazione di questi ospiti un po’ speciali, orgogliosi alla fine di aver contribuito anche

loro a creare intorno alla squadra di Pianigiani un singolare entusiasmo, oltre ad aver arginato, per

quanto possibile, quello dei tanti tifosi campani al seguito dei propri beniamini.

Dunque due ‘uscite’ decisamente originali per il gruppo di anziani di Villa Rubini e de La Mimosa,

rese possibili grazie alla disponibilità delle due società che non si sono limitate ad agevolare l’accesso

e l’uscita dai rispettivi impianti, ma offerto un supporto logistico di prim’ordine.

Collaborazione così preziosa e spontanea, da indurre la coordinatrice del Centro a ringraziare singolarmente

i due sodalizi attraverso le figure del direttore generale bianconero Roberto Zanzi, e del presidente

della Montepaschi Basket Ferdinando Minucci. Che ora, però, devono sentirsi moralmente

impegnati a dare un minimo di continuità a questa bella ed apprezzata iniziativa.


Il direttore tecnico della scuola M° Roberto Benocci, 5°Dan

di Shotokan e Renshi di GoshinDo, allievo diretto del M°Hiroshi

Shirai, con cui persegue costantemente il suo perfezionamento

tecnico culturale, è arbitro nazionale e membro della

commissione tecnica nazionale.

Svolgendo un ruolo di prim’ordine nella formazione dei

quadri tecnici federali FIKTA in qualità di corresponsabile del

collegio docenti e coordinatore dell’attività di ricerca avanzata

nel Karate, in collaborazione con LAFAL ( Laboratorio di Anatomia

Funzionale dell’Apparato Locomotore dell’università di

Milano) e il dipartimento di Fisiologia e Neuroscienze dell’università

di Siena.

Il M°Benocci è affiancato nell’insegnamento e nell’organizzazione

dal M° Laura Massai, anche lei 5°Dan Shotokan e

Renshi di GoshinDo, arbitro nazionale e allieva diretta del

M°Shirai. La sua funzione è fondamentale per l’associazione

senese, docente ISEF e specialista nell’insegnamento ai bambini

e ragazzi, dirige personalmente anche i corsi agonisti che,

da oltre un decennio, hanno raggiunto un livello veramente

ragguardevole piazzandosi sempre nelle zone di vertice in

competizioni di ogni sorta.

Completano l’organigramma tecnico dello Shinan Karate

Kai il prezioso e insostituibile contributo degli istruttori federali

e assistenti: Daniele Girelli, 4°Dan, responsabile tecnico del

Gruppo Karate Buonconvento e Monteroni, affiancato dall’istruttore

federale Antonio Massai, 3°Dan, e dall’assistente

Roberta Tommasi, 2°Dan. L’istruttore federale Simone Sestini,

3°Dan e l’aspirante istruttore Domenico D’Auria, 2°Dan, entrambe

impegnati nella sede centrale di Viale Toselli a Siena.

L’anno 2009 non poteva esordire meglio che con la presenza

a Siena nel mese di gennaio del grande maestro Hiroshi

Shirai per lo svolgimento dello stage annuale di GoshinDo.

Oltre 100 selezionati atleti e maestri si sono impegnati per

ben tre ore in una lezione esemplare, in cui venivano punto

per punto analizzati e sviscerati dal maestro aspetti tecnici dei

Kata di Goshindo quali: la postura, la dinamica e la transizione,

la respirazione e l’atteggiamento mentale, nonché le svariate

soluzioni tattiche applicate all’autodifesa, secondo i rigorosi

principi delle arti marziali del Budo. È proprio la conoscenza

profonda e l’autenticità di tali principi che il maestro Shirai possiede

a far emergere sempre nelle sue lezioni quella particolare

e magica atmosfera di entusiasmo e voglia di apprendere,

frutto di oltre 50 anni di insegnamento, studio e ricerca, collocati

nell’ambito di una continuità storica nella cultura delle antiche

arti marziali che, come Giapponese della vecchia

generazione, ha ereditato direttamente dai propri maestri.

Dopo questo buon augurale esordio ed una adeguata e

ben periodizzata preparazione specifica la squadra agonistica

dello Shinan, cominciava entusiasta nelle sue innumerevoli

trasferte a mietere risultati mediamente in tutte le categorie.

Per il secondo anno consecutivo l’asd Shinan Karate Kai

di Siena si aggiudica l’ambita coppa della Befana, il prestigioso

trofeo regionale di Karate Tradizionale, che ha coinvolto

un folto gruppo di società Toscane.

L’associazione senese partecipava alla gara con 28 atleti,

di cui ben 22 hanno raggiunto posizioni di podio permettendo

alla società di realizzare il più alto punteggio ed aggiudicarsi

di nuovo la coppa che per un anno era stata conservata

presso i locali di Viale Toselli e di nuovo rimessa in palio.

43 associazionismo

Un anno ricco di iniziative e di rilevanti risultati tecnici quello dell’Associazione Shinan Karate Kai

Uno spicchio di Sol Levante

in Viale Toselli

È poi la volta di una importante selezione di due atleti cintura

nera senesi al trofeo Masina di Bologna, gara ad invito, di

altissimo livello tecnico, in cui un nostro atleta riesce ad entrare

nella difficilissima finale che vedeva in pedana atleti di

straordinaria levatura della nazionale Italiana.

Da ricordare che a novembre 2008 vi erano già stati risultati

importanti con la conquista di 4 primi posti, 4 secondi e 4

terzi ai campionati Toscani, per cui quattro atleti nell’individuale

e la squadra serie A di diritto si qualificano per i nazionali

FIKTA di Casale Monferrato.

Non mancano poi le partecipazioni alle varie gare negli enti

di promozione che hanno visto ai regionali Aics imporsi i nostri

atleti con ben tre primi classificati, due secondi e due terzi.

Lo stesso vale per il trofeo regionale Carnevale, svoltosi a

Strada in Chianti, che ha visto protagonista lo Shinan Karate

Kai con 5 primi, 5 secondi e 6 terzi posti nelle categorie dei

bambini e ragazzi.

Cinque atleti cinture nere vengono poi selezionati nella

rappresentativa Toscana per il trofeo delle regioni FIKTA a Salsomaggiore,

importante gara nazionale per le categorie giovanili

e due di loro si piazzano al quarto posto nel

combattimento libero.

Nelle molte gare regionali i nostri atleti fanno esperienza

agonistica specifica riportando sempre risultati di primo piano

come al trofeo regionale

FIKTA di Forte dei Marmi in

cui ben 2 oro, 3 argento e 2

bronzo sono stati i piazzamenti

ottenuti.

Anche la gara regionale

cinture marroni e cinture colorate,

delle categorie preagonisti

e agonisti, svoltasi a

Capannori (Lucca), ha visto la

compagine senese conquistare

2 oro, 3 argento e 3

bronzo.

Un altro risultato di rilievo

è quello riportato al trofeo regionale

FIKTA under 14 svoltosi

a Lucca, con un totale di 4

secondi classificati e 6 terzi.

Infine il risultato recente

più importante, quello riportato

ai regionali cinture nere FIKTA

di Strada in Chianti con ben 5

primi posti, 7 secondi e 4 terzi

e ben 7 atleti qualificati per i

nazionali di Bassano del

Grappa Tra i primi Tommaso

Montisci, Francesco Chiavoni,

Veronica Rossi (Kata e Kumite)

e la squadra di Kumite maschile d’Auria, Montisci, Marchi,

secondi Domenico d’Auria, Filippo Belli (Kata e Fukugo),

Francesco Chiavoni (Kumite), Daniele Migliaccio (Kumite e Fukugo),

la squadra di Kata maschile Belli, Chiavoni, Meli, terzi

Francesco Cerretani, Francesco Marchi (kata e kumite), Domenico

d’Auria (Fukugo).

Due gruppi di giovani atleti


44sport per tutti

Cosa c’è alla base del progetto educativo

che ispira l’edizione 2009 di Estate Sport

In vacanza con la Uisp

Paolo Ridolfi

Si avvicina l’estate e, soprattutto per i più piccoli, il banco

di scuola sembra sempre più scomodo, il livello di attenzione

si abbassa e lo sguardo si sposta sempre più dalla cattedra

verso la finestra. Per molti bambini senesi si avvicina il momento

di Estate Sport.

Anche quest’anno l’appuntamento storico organizzato

dalla Uisp si ripete anche se con modalità di iscrizione leggermente

diverse. Le adesioni saranno infatti raccolte direttamente

presso il comitato Uisp di Siena (per informazioni

ed iscrizioni telefonare allo 0577271567 o spedire una mail

a uispsiena@uisp.it). Come ogni anno si partirà alla metà di

giugno fino alla fine di agosto con le attività articolate in 5

turni e con la possibilità di scegliere il full time (mattina e

sera) o il matineè (solo la mattina).

Per chi non conosce il progetto si tratta di un percorso

educativo attraverso lo sport ed il gioco che si svolge tra il

“pratone”, le piste e le pedane del camposcuola di via Avignone,

la piscina di piazza Amendola e le escursioni al mare

o al fiume. Il tutto supportati da educatori specificatamente

formati. Estate Sport è sinonimo di attività sportiva (atletica

e nuoto) che si sviluppa attraverso il gioco. In questo contesto

è facile per i ragazzi arricchire il proprio bagaglio di conoscenze

motorie e sensoriali. Mettere assieme in uno

stretto rapporto lo sport ed il gioco consente di dare stimoli

e far crescere i ragazzi. Sport e gioco con Estate Sport diventano

sinonimi, come dovrebbe essere, ma come troppo

spesso non è, anche a livello dei più piccoli. Apprendere le

basi dell’atletica leggera è una esperienza indimenticabile

per tanti bambini che poi, nel corso della giornata, proseguono

i giochi in piscina in un circuito nel quale non ci si annoia

mai. Il venerdì c’è poi l’escursione, si sale tutti insieme

in autobus e si va al mare o al fiume. Anche qui si gioca e ci

si muove tutti insieme negli stupendi contesti naturali della

nostra provincia. Alla sera, raccontano i genitori, nessuno fa

storie per andare a letto ed i sonni sono molto , molto profondi.

Gia molte sono le iscrizioni giunte al comitato, c’è

tempo fino al 15 maggio per confermare la propria adesione.

A proposito di contesti speciali la Uisp organizza a Casa

Giubileo, sul Montemaggio, altre attività estive per minori.

La più famosa è quella del “Bosco fuori tempo” che si sviluppa

in quattro turni di una settimana ciascuno durante i

quali operatori specializzati accompagneranno i partecipanti

in un percorso tematico del quale si conosce solo l’inizio. Saranno

poi gli stessi ragazzi, che, con gli operatori, svilupperanno

e porteranno avanti il tema con giochi vari costruzioni

di temi e realizzazione di scenari. È così che attorno a Casa

Giubileo potranno sorgere castelli, nascere mostri, apparire

strani marchingegni, tutti destinati ad essere popolati e

mossi dai bambini. Anche la notte del Bosco Fuori tempo si

anima. Tra gli alberi, all’interno di percorsi appositamente

studiati, i bambini andranno in cerca di mostri e di tesori,

guarderanno le stelle tutti insieme sdraiati sul prato al caldo

delle coperte, poi, al mattino, si sveglieranno e troveranno

sempre qualche sorpresa. A qualcuno è capitato

di svegliarsi con strani punti rossi sul viso che,

grazie ad una pozione magica, sparivano in un

attimo. Anche i genitori, per recuperare i propri

bimbi, dovranno misurarsi in giochi divertenti per

poi partecipare tutti assieme alla festa di fine

turno.

A Casa Giubileo i posti sono limitati, qui si sta

insieme giorno e notte e la ricettività è di una ventina

di ragazzi per turno. Le informazioni e le iscrizione

si raccolgono presso la Uisp ai numeri ed agli

indirizzi già indicati.

Sempre a Casa Giubileo, per due settimane, si

svolgerà il “Summer Camp”, una opportunità per

imparare l’inglese senza spostarsi troppo da casa.

Infatti i ragazzi saranno coinvolti in giochi ed attività

di vario tipo da operatori madrelingua che comunicheranno

con loro strettamente in inglese. Il tutto in

un contesto naturalistico ed ambientale indimenticabile.

Anche al summer camp si sta insieme tutto

il giorno, si dorme e si mangia a Casa Giubileo in

un full immersion di inglese nei boschi del Montemaggio.

Iscrizioni presso la Uisp.

La novità di quest’anno è costituita, alla fine di agosto,

da un soggiorno mirato al ritorno a scuola. Un modo per riabituarsi

all’apprendimento scolastico dopo le vacanze ed attutire

in qualche modo il trauma del primo giorno di scuola.

Maggiori informazioni su tutte le iniziative sono disponibili

sul sito del comitato WWW.uispsiena.it.

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