Geriatria extraospedaliera - Associazione Geriatri Extraospedalieri

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Geriatria extraospedaliera - Associazione Geriatri Extraospedalieri

Ipertensione arteriosa e

disturbi cognitivi nell’anziano

Introduzione

A parte il riconosciuto ruolo nelle malattie cardiovascolari e renali,

l’ipertensione è stata implicata anche nello sviluppo di un’alterata

funzione cognitiva e demenza vascolare nei pazienti geriatrici.

La demenza vascolare (VaD) rende ragione del 30% di tutti i casi di

demenza, seconda soltanto alla malattia di Alzheimer (Alzheimer’s

disease – AD).

I Centers for Control and Prevention hanno riportato nel 1999 che

una demenza si era verifi cata nel 2.8% degli individui di età compresa

tra 65 e 74 anni e nel 28% degli ultraottantacinquenni.

La classica, netta distinzione tra AD come demenza degenerativa e

VaD come processo secondario a lesioni ischemiche cerebrali non è

valida nell’anziano: è, infatti, indiscutibile la presenza di una considerevole

patologia cerebrovascolare anche nell’AD sporadico, inclusa

la malattia dei piccoli vasi e microinfarti che suggeriscono una sovrapposizione

tra AD e VaD.

Il riconoscimento, nella storia naturale della malattia di Alzheimer,

di una fase preclinica (MCI) e la presenza di fattori di rischio vascolari

nella sua patogenesi, ci permette di poter attuare la prevenzione

su tali fattori che si potrebbe ripercuotere favorevolmente sull’evoluzione

della malattia degenerativa.

Tra i fattori di rischio vascolari, l’ipertensione mostra in vari studi

una forte associazione con il declino cognitivo non soltanto agendo

sulla malattia cerebrovascolare, ma anche infl uenzando i meccanismi

fi siopatogenetici neurodegenerativi: tuttavia la relazione tra elevati

valori pressori e demenza non è ancora del tutto chiara.

Trias clinici randomizzati hanno dimostrato che un trattamento farmacologico

attivo dell’ipertensione, in età giovane-adulta, può ridurre

il rischio di demenza e/o ritardare la progressione della malattia.

Ipertensione arteriosa e declino cognitivo

Il decadimento cognitivo e la demenza sono destinati a raddoppiare

nei prossimi 30 anni fi no a diventare una delle priorità sanitarie

mondiali. (1)

L’identifi cazione di fattori di rischio che potrebbero essere oggetto di

interventi preventivi è attualmente oggetto di ricerca.

Fino a qualche tempo fa era comunemente accettata una netta separazione

tra meccanismi fi siopatogenetici responsabili delle forme

neurogenerative e vascolari di demenza ma oggi una chiara distinzione

sembra impossibile: molti studi concordano che la demenza di

Alzheimer e la demenza vascolare abbiano fattori di rischio comuni

(2) (Fig. 1).

Fig.1 - Kivipelto, Acta Neurol Scand 2006

6

IV CONGRESSO AGE

F. Lamenza, S. De Bonis e G. Zannino- Unità Complessa di Geriatria per acuti e riabilitazione geriatrica– Rossano – ASP Cosenza

contatto: geriatria.as3.rossano@virgilio.it

Dal punto di vista anatomo-patologico, il 60-90% dei pazienti con

malattia di Alzheimer sporadica presenta anche segni di patologia

cerebrovascolare (malattia dei piccoli vasi, lesioni della sostanza bianca,

microinfarti o infarti cerebrali) mentre i pazienti con diagnosi di

demenza vascolare possono presentare le lesioni caratteristiche dell’Alzheimer

(depositi di amiloide e degenerazione delle neurofi brille)

(Fig.2).

Fig. 2 Continuum tra demenza di Alzheimer e demenza vascolare

Il punto di unione fra le due forme di demenza potrebbe essere rappresentato

dalle lesioni vascolari secondarie all’invecchiamento e ai

fattori di rischio vascolari che comportando ipoperfusione del parenchima

cerebrale favorirebbero la formazione delle lesioni dell’Alzheimer.

La prevenzione dei fattori di rischio classici della VaD gioca,

quindi, un ruolo di fondamentale importanza anche nella prevenzione

delle demenze degenerative.

Alcuni studi hanno indicato che le lesioni neurodegenerative e quelle

vascolari, quando è presente ipertensione arteriosa, possono agire in

modo sinergico e determinare lo sviluppo di demenza, anche quando

ciascun tipo di lesione, presa singolarmente, non sarebbe così grave

da portare a demenza.

L’ipertensione arteriosa è il più noto dei fattori di rischio della malattia

cerebrovascolare. La malattia cerebrovascolare e l’AD sono comuni

nei pazienti anziani e spesso coesistenti: la malattia cerebrovascolare

può essere la principale causa di demenza nel paziente anziano

ma può anche rappresentare una condizione aggiuntiva in grado di

determinare una riduzione delle capacità compensative del tessuto

cerebrale già compromesso dal danno degenerativo dell’AD (3).

Nei paesi occidentali la pressione arteriosa sistolica (PAS) aumenta

progressivamente con l’aumentare dell’età sia nel sesso maschile che

in quello femminile, mentre la pressione diastolica (PAD) aumenta

fi no a raggiungere un picco nell’età media per tendere poi a ridursi

nell’età avanzata: come risultato la prevalenza di ipertensione sistolica

isolata (ISI) aumenta con l’età, soprattutto nelle donne può arrivare

ad interessare anche il 30% degli individui in età superiore agli

80 anni (4).

Oltre a ciò, la pressione diff erenziale (o pressione pulsatoria -PP) vale

a dire la diff erenza tra pressione sistolica e diastolica aumenta con

l’età. I dati del Framingham Heart Study (5) e del Cardiovascular

Health Study (6) hanno rilevato come l’ipertensione sistolica sia un

importante fattore di rischio non solo di mortalità ma anche di morbilità

(eventi non fatali) per patologia vascolare (ictus, eventi coronarici,

CHF, insuffi cienza renale ed arteriopatia periferica) in soggetti

sopra i 65 anni di età.

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