Campo de'fiori

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Campo de'fiori

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Campo de’ fiori

LEI E’ IL LETTORE N. 500.000 E CON LEI

ALTRE 5.000.000 DI PERSONE HANNO

LETTO CAMPO DE’ FIORI

Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello, Soriano Nel Cimino,

Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano,

Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese, Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto,

Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano,

Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto,

Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni MET.RO. Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero,

inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura, dello sport e dello spettacolo.

I siti

www.campodefiori.biz e www.accademiainternazionaleditalia.it

sono già visitatissimi e da oggi è possibile vedere e scaricare tutti i numeri di Campo de’ fiori dal primo fino all’ultimo uscito.

E’ attivo il sito

www.campodefiorionline.it

Nuova testata giornalistica in rete, iscritta al Reg.Trib.VT n. 543. Editore Accademia Internazionale D’Italia,

Presidente e Direttore Sandro Anselmi, Direttore Responsabile Luca De Santis. Conterrà le news ed accoglierà tutte le

notizie che voi vorrete inviare agli indirizzi di posta elettronica

info@campodefiori.biz e info@accademiainternazionaleditalia.it

Mi auguro possa avere lo stesso successo del fratello Campo de’ fiori.

Sono stracolmo di gioia nel comunicare

che Campo de’ fiori è significativamente

presente nella capitale, oltre che in tutti i

paesi già elencati. Ho ricevuto, al proposito,

gentili conferme di amici lettori, sempre

più numerosi ed affezionati, che si sono

proposti di collaborare con impegno e passione.

E’ evidente così che anche Roma

aveva bisogno di un giornale che ricercasse

le tradizioni, le radici e desse spazio alle

cose pulite e belle. Se questo è il segreto

del nostro successo, sono soddisfatto di

averlo intuito fin dalla nascita del mio

Campo de’ fiori che è, e sarà, un giornale

per tutti e tutte le famiglie. E’ un giornale

che non serberà mai brutte sorprese a

nessuno, che è sempre vicino alle fasce più

deboli e disagiate, che non conterrà mai

parolacce, né immagini indecenti, né critica

gratuita, che è già strumento di lezione

nelle scuole, che non sarà mai servo di

partito e che non gode di

NESSUN FINANZIAMENTO PUBBLI-

CO!!! - Questo è orgoglio.

L’emozione che scaturisce da una forte

passione, ripaga ampiamente tutti dello

sforzo non indifferente necessario a realizzare

il “bel prodotto”, che cresce sempre

più. E’ come un bel gabbiano che vola

sempre più forte e sempre più in alto e ti

trascina nei cieli azzurri, liberi ed infiniti.

Sempre più amici stanno collezionando e

rilegando Campo de’ fiori e vorrei, però,

consigliare di sottoscriverne l’abbonamento,

per evitare, come sembra, che a molte

persone non arrivi a domicilio. Preciso, a

tal proposito, che la distribuzione è fatta

da personale serio e motivato ed in maniera

capillare, specialmente a Civita

Castellana dove, oltre al sistema porta a

porta, viene distribuito presso i negozi e gli

uffici pubblici. Il numero dei pezzi

distribuito nella nostra città è di

8.500 circa, numero di gran lunga superiore

a quello necessario che si stima in

6.500 circa. Una spiegazione può essere

quella che molte persone ne prendano più

copie per darle ai loro parenti ed amici che

risiedono fuori città, sottraendole magari

dalle cassette della posta dei vicini. Così

chi poi non l’ha ricevuto, viene a lamentare

la cosa in redazione, e qui riceve di

nuovo la copia.

E’ un po’ che non mi profondo nei ringraziamenti

ai collaboratori sempre più bravi e

numerosi, e mi scuso con gli autori degli

articoli che non vengono pubblicati solo

per mancanza di spazio. Voglio chiudere

perciò con un grosso GRAZIE a tutti: alla

redazione, ai grafici, ai giornalisti, ai distributori,

alla tipografia, ai collaboratori, ai

carissimi lettori ed ancora ai preziosi sponsor,

che riferiscono soddisfazione e riscontro

al loro messaggio pubblicitario e

sostengono e fanno crescere sempre più

questo mio grande sogno, contribuendo

anche alle attività sociali e benefiche

dell’Accademia Internazionale D’Italia e di

Campo de’ fiori. GRAZIE ANCORA.

Sandro Anselmi


La sconsolazione, il vuoto lasciato dalla

morte del grande Giovanni Paolo II, ha trovato

un dolce sollievo nella figura del

nuovo Pontefice Benedetto XVI. La manifesta

intenzione di voler proseguire l’operato

del suo predecessore, ha dato a tutti la

certezza che gli importanti equilibri esi-

Campo de’ fiori 3

L’amore di Cristo

è l’e terna luce

che non muore mai

stenti vengano mantenuti e rafforzati e che

il suo percorso sarà sempre chiaro e diritto.

E’ stato bello che Papa Ratzinger abbia

onorato la memoria del SUO AMICO, ricordandolo

subito appena eletto, ed è ancor

più bello avere appreso che, anziché attendere

i cinque anni previsti, abbia subito

avviato il processo per la sua beatificazione.

Quella luminosissima stella (come ho

detto nel numero 16 di Campo de’ fiori) è

divenuta stella polare ed indicherà per

sempre il cammino d’amore, di fede e di

speranza per il nostro Pastore che coltiverà

la vita e ci condurrà per le strade di Cristo.

i PAPARAzzi di PAPARAtzinger

M’è parso che il nuovo Papa, S.S.

Benedetto XVI, abbia subito rivelato un

carattere dolce e buono ed il timore del

suo rigore tedesco s’è subito dissolto.

I fotografi e le televisioni, hanno sapientemente

cercato i momenti più leggeri e

meno formali dei suoi comportamenti, aiutando

l’immediatezza del messaggio

mediatico.

Mi ha fatto molto piacere che tante persone di tutte le età, abbiano comunicato in redazione di aver molto gradito la copertina del n. 16 di

Campo de’ fiori, dove è raffigurato il Papa Giovanni Paolo II. Tante poi l’hanno voluta conservare per farci un quadro, altre ne hanno fatto un

santino da portare sempre con sé. Vorrei evidenziare una piccola curiosità: il Campo de’ fiori dove si commemora la morte del carissimo Papa

Giovanni Paolo II, è il n. 16 e XVI è il nuovo Papa…… Sandro Anselmi

Una luce nel buio

di Erminio Quadraroli

“Signor Quadraroli, ecco il suo pass”.

Inizia così un sabato mattina molto particolare

fatto di attese, speranze e intense emozioni.

Una camminata lungo Via della Con-ciliazione,

costeggiando l’imponente colonnato di San

Pietro, mi conduce nell’Aula Paolo VI.

Una struttura giovane ma dal gusto antico che

iniziava a traboccare di persone, accoglieva

anche me, proprio là, in quarta fila.

Ora non restava che...aspettare.

Nell’attesa, solo un leggero bisbigliare si insinuava

nelle orecchie dei presenti…ma, ad un

tratto, quella sala sembrò essere inghiottita da

una quiete irreale.

I rintocchi dell’orologio vaticano facevano

risuonare le undici quando, puntuale, ecco

apparire, da sinistra, la sagoma inconfondibile

di Sua Santità Papa Benedetto XVI.

Un Uomo magro, con un abito bianco che

lasciava intravedere le caviglie avvolte da candidi

calzini, stava guadagnando il centro del

palco…ecco arrivare uno scroscio di applausi.

Questo forte vibrare di mani spezzava il solenne

silenzio.

Le parole del Sommo Pontefice, interrotte a

tratti da una folla indisciplinata di giornalisti che

avevano fatto a brandelli il protocollo vaticano,

ci stavano mostrando la Forza e, nel contempo,

la semplicità e l’umiltà di Papa Benedetto

XVI.

I suoi ringraziamenti per il servizio reso durante

il difficile periodo in cui “Papa Giovanni Paolo

II ha chiuso serenamente la sua terrena esistenza

e…i Signori Cardinali hanno eletto me

come suo Successore”, hanno gonfiato gli occhi

dei presenti e spinto la voce a scandire ritmicamente

il nome di Papa Benedetto XVI.

In quelle parole, in quel volto, in quel sorriso,

tutti noi, abbiamo visto la Luce.

Papa Benedetto XVI, come il suo indimenticabile

predecessore Papa Giovanni Paolo II, stava

diventando per noi e per il mondo la lama di

luce che squarcia il buio.

Nei suoi occhi era viva la voglia di lacerare il

velo di oscurità dominato dai fantasmi dell’ipocrisia,

dell’egoismo e dell’abbandono.

Nelle sue parole, la certezza che si continuerà

a percorrere il lungo cammino verso la globalizzazione

religiosa lasciato in parte incompiuto da

Papa Giovanni Paolo II.

Dopo la recita del Padre Nostro e la

Benedizione, ci siamo dispersi in quella Piazza

tanto cara ai fedeli, portando nell’animo la consapevolezza

che era stata accesa una piccola

luce capace di illuminare la parte più buia del

cuore di ognuno.


4

Campo de’ fiori

Lando Fiorini:

Da ragazzo, la domenica all’ora di pranzo,

quando si era tutti insieme a tavola, si

ascoltava alla radio una famosa trasmissione

romana, “Campo de’ fiori”.

Non lo so se in qualche maniera questo

abbia contribuito a suggerirmi il titolo della

rivista, ma so che aspettavo quell’appuntamento

per ridere con le battute romane-

sche, ed ascoltare la bellissima sigla che mi

faceva sognare. Roma era allora per me

una città emozionante e piena di fascino…

era la storia, il passato, il futuro, lo spazio

infinito ed il luogo dei progetti sognati.

I filobus strisciavano fra i viali lasciando, la

sera, scintillare fiocchi di luce dai fili in

mezzo agli alberi. Il magico Tevere scorre-

va silenzioso e lento e le stelle e la luna vi

si specchiavano dentro. Un ponentino

dispettoso spettinava gli amanti e portava,

nell’aria leggera, una canzone romana ed

una voce calda ed appassionata cantava:

“…lungotevere dorme, mentre er fiume

cammina……o chitarra romana, accompagnami

tu”. Quella voce inconfondibile ed

unica, era quella di Lando Fiorini.

Tutto quel sogno me lo chiudevo dentro e

mi faceva compagnia, di nascosto, nella

quotidianità dei giorni.

Fra tante peripezie è arrivato poi il mio

Campo de’ fiori che, oggi, mi ha regalato

questo meraviglioso incontro con quel

grande uomo, quel vero artista. Gentile,

buono, disponibile, si è accomodato addirittura

ai miei impegni per potermi permettere

questa intervista e mi sembra, questa,

una prova di grande sensibilità. Lando è un

uomo eternamente giovane, non solo nello

spirito, ma anche nel corpo ed anche se i

suoi capelli neri, da classico “moro latino”,

hanno lasciato spazio ad una chioma brizzolata,

l’integrità del “personaggio” non è

stata minimamente intaccata. Chi non ha

mai intonato una canzone del grande

repertorio romano e non ha pensato per

una volta di imitare Lando? Lui ha magistralmente

“letto” le più belle canzoni, ha

composto ed interpretato le più dolci serenate

ed ha recitato le poesie più toccanti.

Quanti cuori ha infranto e quante storie d’amore

hanno trovato con lui l’incanto! La

dolcezza sublime della canzone romana è

volata in tutto il mondo con le note di NINA,

o quelle del BARCAROLO ed ancora

CASETTA DE TRASTEVERE e poi PUPO

BIONDO……

La sua voce toccante, calda, vibrante e mai

esasperata, è l’interprete ideale per quel

repertorio melanconico, romantico e sempre

attuale.

La sua vita artistica comincia molto presto

e da buon Trasteverino, nato in Vicolo del

Cinque, canta molte serenate e si allarga

proprio dalle parti di Campo de’ fiori che

frequenta con gli amici Bruno “il

Mattaccino”, Luciano “il Tarzan” e

“Felicetto”.

Ecco perché a Lando piace molto il nome

della mia rivista, perché “te becca subito” e

perché, comunque, per lui Campo de’ fiori

è “un pezzo de core de Roma”. Per Lando il

vero romano non è quello coatto che c’è

sempre stato proposto in maniera distorta,

ma quello che “se è necessario te dà ‘na

mano, che ha sempre vojia de scherzà e

che c’ha er sarcasmo de Petrolini… è quel-


Campo de’ fiori

er core de Romadi Sandro Anselmi

Festa per i vent’anni del PUFF

lo che se je dai ‘n carcio, te chiede perché

je lo hai dato, ma se je ne dai ‘n’ antro, te

lo ridà”. Lui ha cantato e difeso la canzone

romana in tutto il mondo e perciò se je tocchi

Roma, tocchi a corente, a lui che Roma

j’è moglie, madre e amante. Lando sa di

essere un uomo a cavallo di due generazioni

e, mentre si porta appresso un pezzo

d’antico, con tutto quello che è positivo, si

protende nel nuovo, nel futuro, con la sua

arte e i suoi successi attuali. Nonostante,

l’anno scorso, abbia dovuto prendersi una

lunga pausa per seri problemi di salute (per

fortuna pienamente risolti), ha ripreso la

sua attività recuperando alla grande.

Infatti i suoi due figli straordinari,

Francesco e Carola, hanno comunque

assicurato la stagione del PUFF, mitico

locale di Via G. Zanazzo,4 in Trastevere, con

lo spettacolo messo su da Francesco e nel

quale ha recitato anche Carola, bravissima

attrice. Quest’anno, però, è tornato a ruggire

il leone che ha battuto tutti i record di

pubblico e di critica con lo spettacolo “CIAK

…CI GIRA!!! ARIDATECE LA LIRA” (di

Longo-Natili-Fiorini, con Camillo Toscano,

Mela Battaglia, Valentina Sulli, musiche di

Vincenzo Romano, coreografia di Gabriella

Panenti, costumi di Graziella Pera, collaborazione

ai testi di W. Delle Donne, regia di

Lando Fiorini), che ha già messo in scena

innumerevoli repliche.

Enrico Montesano, Emy Eco e Lando Fiorini

Io l’ho visto e vi posso dire

che Lando è più bravo che

mai, che ha più voce di

prima ed ha ritrovato, dal

suo pubblico, dalla sua

Roma, tanto affetto e

tanto amore, che ad ogni

spettacolo, lui si commuove

sul palco ed il pubblico

in platea in un oceano di

applausi. Per Lando il

PUFF è un pezzo di

Roma, di quella Roma

autentica e senza tempo,

è la sua “isola”. Ha fatto molti sacrifici per

realizzare questo suo sogno iniziato nel

1968.

Si dovette vendere, piangendo, perfino la

casa della madre in Trastevere, dovette

avere il coraggio di rinunciare a molte tournee

e tanti film, ma restava fermo nel voler

realizzare questo grande progetto. I fatti gli

hanno dato ragione!! Lui che aveva avuto la

fortuna di avere maestri insuperati come

Garinei e Giovannini e quella di aver recitato

con mostri sacri come Aldo Fabrizi,

ebbe la costanza e la perseveranza di proseguire

per la sua strada. Al PUFF hanno

iniziato i più grandi dello spettacolo come

Enrico Montesano, Lino Banfi, Fiorenzo

Fiorentini, Toni Santagata, Gianfranco

D’Angelo, Tony Cucchiara, Nelly Fieramonti,

Toni Ucci, Leo Gullotta, Renato Cortesi,

Olimpia Di Nardo, Maurizio Mattioli……

Questa stagione è quella della rinascita e,

mentre ricorda commosso l’amore dei suoi

figli che l’hanno tanto aiutato nei moneti più

difficili, come quando all’ospedale gli dicevano

che andava tutto bene, nascondendo

gli occhi gonfi di lacrime, non ha pudore

nell’ammettere anche una grande fede in

Dio e negli Angeli, che gli hanno dato di

certo una mano. Scherza e poi dice che,

quando si è presentato lassù, non ce l’hanno

voluto perché forse il conto l’aveva già

pagato, ed allora gli hanno detto di tornare

giù per tutto quello

che aveva ancora da

fare. È un uomo di

rispetto e di fede

profonda e mai vantata.

Nello spettacolo

che è in scena al

Puff, ci doveva

essere una lettera

scritta a Bossi che

diceva: “ma che t’

avemo fatto, ma che

è corpa nostra se

qui c’è er Papa e c’e’

Sandro Anselmi e Lando Fiorini

5

er governo? Pijete er governo e lasciace er

Papa”.

Quando poi Bossi è stato male, allo spettacolo

è stata tolta questa parte.

Questo è l’uomo di rispetto!

Ricorda con tenerezza la sua visita a Papa

Giovanni Paolo II che, mettendogli una

mano sulla spalla gli disse: “Lei canti sempre

le cose belle della vita”.

Questo è l’uomo di fede!

Lando è forte del suo talento, della sua bellissima

voce, della sua filosofia di vita derivata

da enormi sacrifici ( alle spalle della

sua scrivania c’e’ una targa che riporta “Non

fate del bene se non sopportate l’ingratitudine”

) ma è forte soprattutto della sua

famiglia, unita, semplice, alla mano,

“cor core de Roma”.


Campo de’ fiori

“Di profilo sembra pazzo”

E’ questo il titolo della commedia dai toni

satirici sulla “video-dipendenza” che è

stata rappresentata a Roma, al Teatro

Manzoni, dal 12 Aprile all’8 Maggio.

Protagonisti eccellenti: Gianfranco

D’Angelo e Nadia Rinaldi, affiancati dai

brillanti Mario Scaletta e Rossana

Bonafede. A completare

il tutto, un promettente

corpo di ballo composto

da quattro elementi:

Cinzia Ricciardi, Giulio

Pangi, Chiara Rosignoli e

Andrea De Santis. La

trama è semplicissima e,

di tanto in tanto, viene

arricchita con delle entusiasmantiimprovvisate

umoristiche che, a

Gianfranco D’Angelo,

riescono perfettamente!

Siamo in un

manicomio e quindi,

tutto è un po’ “sopra

le righe”. I medici

sembrano i primi ad

essere pazzi e l’unico

paziente (D’Angelo) è

ricoverato a causa di

un’overdose da televisione.

L’unica cura

possibile è tornare dentro gli stessi programmi

che hanno condizionato le sue

giornate e provare a distruggerli prima che

questi abbattano lui! I medici tenteranno

questo esperimento, avvalendosi anche

dell’aiuto di una infermiera sexy (ben

interpretata da Nadia Rinaldi). Tra parodie

e reality show, programmi di Maria De

Filippi e film culto, lo spettatore assisterà a

quella che, a ben pensare (anche se qui

parodiata) è la nostra TV: una TV squallida,

monocorde e noiosa che, i nostri validi

personaggi, sanno rendere divertente e

goliardica. Al termine, il nostro paziente

tornerà alla normalità, mentre medici ed

infermieri……ne “usciranno” pazzi!!! Lo

spettacolo, 2 ore e 40 minuti circa, è

sapientemente “condito” di balletti e canzoni

che rendono il pezzo molto originale.

Sempre in forma e brillante l’umorismo

improvvisato di Gianfranco D’Angelo che

ha più volte strappato (meritatamente)

applausi a scena aperta. Una piacevole

sorpresa, per me (che la conoscevo solo

televisivamente), la naturalezza, la simpatia,

la bravura e la spigliatezza di Nadia

Rinaldi che

sembrava

pienamente

a suo

agio nei

diversi

ruoli

da lei interpretati,

e che non

ha avuto timori di sorta, nel ridere di cuore

anche quando il copione non lo prevedeva,

rendendocela veramente “genuina”, spontanea

ed accattivante. Una nota a parte

meritano i quattro ballerini. Bravissimi e

ben preparati.

In particolare, a mio modesto parere, un

plauso in più va ad Andrea De Santis: ballerino

dal talento notevole, molto “sciolto”,

quasi acrobatico, che, sicuramente, avrà

un futuro di successi in questo settore.

Anche se è una satira, c’è un fondo di

morale in tutta la rappresentazione: oggi

l’uomo e perfino i bambini, sono videodipendenti;

la TV è divenuta un oggetto

indispensabile, come il frigorifero, il gas, la

luce ecc. E’ una sorta di “droga” dalla

di Loredana Filoni

quale, per troppi, è difficile staccarsi. Così

questo che doveva essere un oggetto di

svago puro, e null’altro, è divenuto uno

strumento alle volte anche di disgregazione

familiare e, come ci fa notare, all’inizio

dello spettacolo lo stesso D’Angelo, molte

persone si siedono a tavola con la televisione

accesa che impedisce loro ogni sorta

di comunicazione. Al di là di queste disquisizioni,

lo spettacolo si segue con piacere,

non ci sono “lentezze”,

il tutto è molto

vivace e vario e lo

spettatore non ha

mai momenti di noia.

Com’è mia consuetudine

poi, da quando

ho cominciato a scrivere

di spettacolo, al

termine, vado a trovare

gli attori nei

camerini e, come

potete notare dalle

foto, ho “immortalato”

il momento insieme

ai due protagonisti.

Nonostante fossero

stanchi e provati

(2 ore e 40 su un

palco sono, indubbiamente,

una prova

fisica e psichica notevole)

mi hanno assecondata.

Ho ammirato e rispettato la grande

semplicità di Gianfranco D’Angelo che

mi ha subito ascoltata ed esaudita ed era

molto interessato al mio lavoro. Come già

detto precedentemente, una rivelazione

positiva per me è stata Nadia Rinaldi che,

in pubblico, appare, alle volte, forse un po’

aggressiva e troppo sicura di sé, ma che a

me, osservandola in camerino, è parsa una

donna timida, sensibile e quasi “da coccolare”.

Mi ha fatto molta tenerezza, tanto

che (Nadia mi scuserà) nel vederla, istintivamente

le ho dato del tu, perché l’ho sentita

vicina, umana e sincera. Tanti auguroni

di futuri successi sempre crescenti a

tutti.

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Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

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Campo de’ fiori

Il personaggio misterioso

Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:


Campo de’ fiori

QUINTE ALLA RIBALTA

di

Massimo Santini

Qualche settimana fa ero

comodamente sprofondato

in una poltrona di una delle

tante sale cinematografiche

di Roma; sullo schermo stavano

scorrendo i titoli di

testa di un atteso film di

Carlo Verdone ed un coppia

seduta alla mia sinistra parlottava,

sommessa, preda di

quella abituale frenesia che

libera la nostra ansia di attesa dell’inizio del

film: “Certo, quanta gente per fare un Film!”,

disse la ragazza mentre si alternavano i nomi

di scenografo e sceneggiatore, costumista ed

arredatore: “Si ma che strazio, facevo in

tempo a comprare i pop corn!” fu la risposta

lapidaria del compagno mentre l’assistente

alla regia scompariva dallo schermo. Ecco,

spesso le idee nascono semplicemente, da

episodi come questo! I commenti dei due giovani,

infatti, mi avevano convinto che era

necessario “rendere giustizia” a tutti coloro

che operano dietro le quinte dello spettacolo

e della vita, senza l’attività dei quali non ci

sarebbero ribalte. Presentare alcuni di loro al

grande pubblico dei lettori, dunque, significa

almeno in parte rendere omaggio al loro lavoro.

QUINTE ALLA RIBALTA, dunque e “Su il

sipario!”. Incontrare Maria Bruni è un esperienza

che non si dimentica!

Professionalmente è come incontrare l’enciclopedia

della musica, che lei usa per addolcire

o sottolineare i fatti della vita con sottofondi

sonori, filtrati da una straordinaria sensibilità

musicale – personale e sempre in perfetto

sincronismo con la natura dell’avvenimento;

caratterialmente è esplosiva nella sua

schiettezza e giovialità di persona adamantina

e da consigliare come cura per i depressi, in

quanto piena di “gioia di vivere” che esprime

in sonore risate divenute un “cult” per i colleghi

della RAI. Possiede, inoltre, un’ironia graffiante

ed una naturale propensione a non perdonare

interlocutori poco professionali, non

esitando ad apostrofarli con epiteti poco lusinghieri

(quando ce vò..ce vò..). Maria Bruni

lavora a Roma nel “mitico” centro RAI di Saxa

Rubra, edificato utilizzando un vecchio progetto

redatto per un “carcere di massima

sicurezza”; ed infatti venendomi incontro

all’ingresso con il suo sorriso smagliante, mi

apostrofa con un sonoro “ciao, benvenuto ad

Alcatraz!”. Giornalisticamente si comincia

bene! Giunti alla sua “cella – studio”, arredata

con migliaia di CD, vecchi 33 e 45 giri, e

colma di strumenti pieni di Led accesi, mi

viene subito spontaneo chiederle che cosa ci

fa una musicista come lei con due diplomi di

conservatorio (pianoforte e percussioni), concertista,

doppiatrice-cantante di films, specialista

in colonne sonore e, sospetto, anche

compositrice, in quella stanzetta di stile

monastico anche se computerizzata. Maria

sorride, lei se lo è già chiesto da tempo, ma il

suo destino di musicista è mutato nel 1970,

all’età di 25 anni, quando, più per curiosità

Vivere in musica: MARIA BRUNI

che per convinzione, “tentò” il

colpaccio, vale a dire partecipò

al concorso bandito dalla RAI

per “assistente musicale” e lo

vinse assieme ad altri due partecipanti

su 180 concorrenti.

Maria afferma, con modestia,

che fu molto assistita dal

cosiddetto “quoziente C…” ma

io son convinto, leggendo tra

le righe del suo colorito racconto,

che la sua esperienza è

stata simile al cinematografico

“DENTONE” di Alberto Sordi

(chi non lo ricorda!) dove il

clientelismo si inchina per una

volta, almeno al cinema, alla

bravura. Voglio ora conoscere la tipologia del

suo lavoro, dato che è lei a “rivestire” di musica

il TG1 il TG2 e il TG3 e tutte le rubriche che

fanno riferimento ai telegiornali che si svolge

dalle ore 15 alle ore 23,30 tra un forsennato

squillare del telefono e l’ascolto di musiche di

repertorio. La “scaletta” inizia dal servizio

giornalistico di cui Maria prende visione, quindi

lei fa appello alla sua esperienza, formatasi

dalla conoscenza personale di brani, o si

affida all’ascolto di ore ed ore di musica per

selezionare, alla fine, pochi minuti od addirittura

pochi secondi, adatti a “sonorizzare” il

servizio. A questo punto servizio giornalistico

e sottofondo musicale vengono affidati al

“montatore” che provvede a sincronizzare il

tutto prima di mandarlo in onda. Faccio un

calcolo mentale del suo numero dei TG e delle

rubriche trasmesse durante il lasso di tempo

che la riguarda e le chiedo in che modo fa

fronte a tutte quelle richieste. “A parte alcuni

periodi – mi risponde – in cui si può godere di

pause come nei servizi gestiti con i ‘coccodrilli’,

il segreto dell’efficienza si concentra nel

rapporto di fiducia e conoscenza degli addetti

ai lavori; vale a dire che ‘conosco i miei polli…’

ovvero, per esperienza di lavoro comune,

sono al corrente delle esigenze e dei gusti dei

singoli giornalisti e loro si affidano alla mia

professionalità”. Faccio i debiti scongiuri ed

un’altra domanda: “Maria hai mai composto

della musica tua per i servizi?” .

Maria salta quasi sulla sedia e scoppia a ridere

sonoramente: “No, no per carità!” afferma

con enfasi “possiamo usare solo musica di

repertorio, a tal punto che se anche fischietti

qualunque cosa che non lo è rischi il licenziamento

in tronco”. Alla faccia della creatività

personale! A questo punto dell’intervista è

inevitabile un salto nel passato, ai dieci anni

trascorsi alla radio in compagnia di grandi

attori, Romolo Valli, Paolo Stoppa, Roberto

Bertea; un lungo elenco di personaggi di

grande spessore artistico e poi una lunga

serie di concerti con l’orchestra della RAI culminati

nella grande, indimenticabile, esibizione

per l’inaugurazione del Centro Atomico

dentro il massiccio del Gran Sasso: “alla fine

ci sentiamo tutti pieni di ‘neutrini’”, ironizza

Maria con un sospiro immersa nei ricordi di

grandi spettacoli e di grandi professionisti.

Maria Bruni

Stiamo scivolando nel sentimentalismo molto

vicino ad onde fluenti di retorica ed è qui,

approfittando del momento rilassato, che sfodero

la domanda, che per tutto il pomeriggio

ho tenuto in serbo, aspettando il momento

opportuno per scodellarla con semplicità:

“Maria, personalmente, cosa ne pensi in

generale, dell’evidente decadimento di

qualità delle trasmissioni RAI e di professionalità

dei suoi partecipanti?!” .

Maria è troppo intelligente per cadere nella

mia ingenua, anche se amichevole, trappola

per ottenere dichiarazioni “forti” ; ma è anche

una cara amica ed a modo suo mi accontenta

raccontandomi due aneddoti a dir poco esilaranti

e che qui riporto fedelmente: “Un giorno

– racconta Maria - mi telefona un collega

giornalista chiedendomi se ho un brano musicale

intitolato LUSIN GAME (leggi lusingheim)

ed io sono costretta, nonostante la mia esperienza

a rispondere che, purtroppo non lo

conosco; lui insiste che si tratta di un brano

cantato da un napoletano del 1900, ed io

incredula chiedo: ma stai forse parlando di

Roberto Murolo? E lui di contro..si brava proprio

quello! Ed allora mi è scappato: sei un

idiota!!! Ed al suo come ti permetti…confermo

l’epiteto aggiungendo che: non solo stai parlando

di un interprete mondiale della canzone

napoletana, che dovresti conoscere, ma non

hai pensato che il titolo del brano si leggesse

“napoletanamente” Lusingàme!” Abbiamo

riso e pianto a lungo! Il secondo episodio raggiunge

punte incredibili di cinismo: “Una sera,

un altro collega mi telefona per avere un

brano musicale da usare come sottofondo ad

un servizio triste ed in parte macabro: il genocidio

di bambini Curdi andato in onda qualche

tempo fa. Io ritengo più adatto un silenzio

rispettoso, ma a causa della sua insistenza gli

ho trasmesso un adeguato brano lento nel

suo incedere, soffice nei toni, rispettoso nell’atmosfera

grave nelle immagini. Due giorni

dopo il collega mi richiama chiedendo un altro

brano; io chiedo se ha fatto un altro servizio

sullo stesso argomento e la sua risposta mi

lascia senza fiato: “no, Maria, il servizio è

sempre lo stesso, ma tu mi hai dato una musica

troppo triste…in fondo sono bambini………!!”

Ai lettore l’ardua sentenza! A Maria,

posso dire, GRAZIE SEI GRANDE!

9


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di Carlo Cattani

Accomodatevi signore e

signori ,l’ UNICORN ONE

scalpita ….affrettatevi,si

parte ! Allacciate le “selle

di sicurezza” ….destinazione

medioevo !

Il tempo di “astrazione” è previsto in 50 minuti,

circa; l’odierna luna piena ed alcune stelle

cadenti ci segneranno il percorso ; a destinazione

,l’epoca è turbolenta e non priva di fascino

, sono segnalate disfide e tenzoni , contee

in rivolta , innamoramenti malvisti , probabilità

di castelli e rocche sotto assedio , azzuffate

in taverne, procaci locandiere, processioni di

umani mantellati e bisacciati,appoggiati stancamente

ai loro bordoni ma convinti penitenti

alla conquista di “un anticipo di cielo” in quel di

“burgo Sancti Petri” , forche – gogne e roghi

brucia streghe , allegre fiere con puzzolenti

serragli, mendicanti e menestrelli sparsi ovunque

: raccomandiamo la massima attenzione

per gli oggetti personali ….….possibili ruberie

ed agguati in prossimità di boscaglie :evitate

passeggiate nelle ore notturne !

Al fine di rendere più piacevole la vostra permanenza

a “dorso “ dell’ UNICORN ONE ,sarà

disponibile una ricca boutique di oggetti in

cuoio , indumenti in velluto ,calzamaglie ,broccati

, cotte in ferro ,ampia varietà di piumaggi

decorativi ,copricapo, mazze di ferro-balestrestiletti

e cinture …..non esitate a contattare le

“assistenti di dorso” , caste donzelle a disposizione

delle signorie vostre durante tutta la

durata dell’imminente “astrazione”

………dimenticavo : un’eclettica selezione di

brani dalle atmosfere “medievaleggianti” sarà

eseguita da un ensemble di 7 abili , colti e raffinati

“musici” , opportunamente strumentati

di flauti , ghironde , liuti , cembali , tamburelli

, bassi e chitarre elettriche , batterie e incantevoli

melodie vocali ……monne e messeri a voi i

MIDDLE AGING …tenetevi forte : si parteee !

Beh a dire il vero,la storia dei nostri “medievaleggianti”

(traduzione letterale di Middle Aging)

ha origine, sicuramente, in un secolo e in un

millennio diverso dalla nostra attuale epoca ma

poi non così remota …………

Correva l’anno 1 9 9 9 quando messer Davide

Mortarino ,musico ed esperto manipolatore

di suoni , natio di Borgolavezzaro ,antico feudo

dei territori Italici del nord ovest nella contea

di Novara , raduna un manipolo di musicanti

che condividono

con Lui l’interesse

per le storie

e le sonorità

d’altri tempi ,

misteriose ed affascinanti

, dei racconti

popolari tramandati

di bocca

in bocca per opera

di estemporanei

cantori e giullari e

forma una prima

edizione della

Campo de’ fiori 11

banda a sette elementi . Scenari ideali per le

loro rappresentazioni : castelli , rocche ,chiese

e, naturalmente, borghi tipici ! Partendo da

un’idea di rivisitazione di melodie ,armonie e

temi tipici del medioevo e della successiva

epoca rinascimentale , i Middle Aging hanno

“lavorato” quella materia prima , apportandovi

correttivi per rendere più attuale e quindi fruibile

la proposta musicale finale , scrivendo

brani inediti ed inserendo la “corrente” nelle

loro esecuzioni ,venandole di sfumature rock

accattivanti , con opportune dosi di chitarra

solista spesso a duellar con flauti ed ottavini !

L’avventura musicale dei “ magnifici sette corrieri

medievali ” muove i primi passi con delle

autoproduzioni : “Ancient wind” (1999) seguito

da “Kingdom of desire” (2001)……ma è con

il cd del 2003 ,” THE CALL” che i MIDDLE

AGING concretizzano al meglio la loro rilettura

contemporanea del genere cosiddetto

“folk medievale” , forti di un repertorio rodato

e dell’amalgama di gruppo acquisita sul campo

per i numerosi concerti realizzati . “In the

castle ” ,brano strumentale introduttivo del

programma musicale di “THE CALL”, costituito

da un totale di 15 composizioni, sembra suggerirci

l’immagine di un ponte levatoio che lentamente

si abbassa e ci invita ad entrare

e……..…l’atmosfera ,dapprima ,sospesa ,realizzata

con un suono di tastiere in crescendo, che

introduce l’arpeggio di chitarra ,ci incoraggia a

proseguire a passo circospetto……quindi, il

ripetitivo giro d’archi e l’entrata in “rullaggio”

della batteria seguita da un ottavino solista , ci

confermano che non abbiamo nulla da temere…………..la

corte è in festa ……..si danza ! La

sequenza successiva è azzeccatissima : su

tutte, le più intense Over the town ,Few things

, Ancient wind , Greensleeves (rivisitazione di

un noto “ traditional “) ; come non dimenticare

l’introduzione e gli stacchi intermedi sinuosi

e ronzanti dello strumentale “Musicians”,

brano profumato d’oriente e di euforia danzereccia

, caratterizzato dal suono prodotto da

“tangenti e manovella” della ghironda , strumento

a corde di antichissima storia e remota

provenienza , dapprima sacro e poi divenuto

profano , fedele “compagna” tra le mani di

tanti cantastorie , estemporanei rimatori e

mendicanti , tanto fascinosa quanto difficile da

suonare, magistralmente “tastata” da un virtuoso

del “pezzo” qual è “mastro”

Francesco Basso ! Il cd ,alternanza di brani

strumentali e cantati, procede equilibrato e

spedito ,ora evidenziando la bella voce di

“monna Chiara Vecchio”, convincente ed

Middle Aging

Medioevo mon amour

avvincente cantore

solista , impegnata

su variegati fronti

interpretativi ,ora

palesando la composita

e gustosa

architettura musicale

del progetto e

la cifra degli esecutori

.

I “ fiati corti ” , flauto

traveso ed ottavino,

la fanno da

padroni ora allegri ora languidi, cedendo ,talvolta

e brevemente , il passo al ben più ingombrante

clavicembalo ……..intensi arpeggi e

contrappunti di chitarra classica sono disseminati

ovunque e la “cugina elettrica” bardata “a

solista” sguscia in ogni occasione di accelerazione

e spazio per un “ricamo”; avete voglia di

una allegra marcia ,abbiamo anche quella :

“Rois Louis” , cantato a due voci ,maschile e

femminile, in idioma Francese ! L’autonomia

dell’Unicorn One è in esaurimento e dobbiamo

dolcemente virare ….…la conclusiva “THE

CALL” ci accompagna a ritrovar il nostro presente

, quasi udiamo flebili saluti dalla varia

umanità evocata dai MIDDLE AGING ;

ammantati da una immaginaria progressiva

cortina di nebbia torniamo ai giorni nostri

….ma …ma…il viaggio può ripetersi ……”THE

CALL” e il suo universo vi attendono per ulteriori

“astrazioni ad personam”..….la stazione di

posta per l’attesa di una nuova partenza è :

www.middleaging.it . L’acquisto del cd è

possibile tramite il sito www.maracash.com

….affrettatevi , i Giapponesi stanno facendo

incetta di copie ! NOTIZIA DELL’ULTIMA

ORA: I Middle Aging saranno a Roma il 19

Luglio : nell’ambito di un tour che interesserà

varie città Italiane , suoneranno negli spazi adibiti

solitamente ai concerti nel parco di Villa

Ada in qualità di “special guest” di (Ritchie)

BLACKMORE’s NIGHT ,band del grande chitarrista

Inglese, già nei Deep Purple e nei

Rainbow ,ora co-leader con la compagna e

cantante Candice Night in questa formazione

.DA NON PERDERE ASSOLUTAMEN-

TE……..PRENOTATE PERCHE’ L’EVENTO E’

DI ASSOLUTO RICHIAMO !

Scheda sintetica

Formazione 2005

Chiara Vecchio - voce

Alberto Sempio - chitarra acustica ed elettrica

Davide Mortarino - basso

Renato Tassiello - batteria e percussioni

Stefania Bai - flauto ed ottavino

Davide Saccone - tastiere

Francesco Busso - ghironda

Discografia

-Ancient Wind (1999)

- Kingdom of desire (2001)

- The Call (2003)

illustratrice: Maestro Domizia Parri

http://xoomer.virgilio.it/domizia/

Sito band: www.middleaging.it

Per acquisto CD: www.maracash.com


12

La musica “Soul”, il

Rock, Il Rhythm

and Blues, I figli

dei Fiori, arrivavano

come ondate

gigantesche, quasi a

sommergere le melodie

e i gorgheggi

di Alessandro Soli

dei menestrelli nostrani.

Com’era diversa

quella musica che racchiudeva l’anima

“nera”, la cui voce, “arrochita” da secoli

di schiavitù, cercava pace e giustizia sull’opulento

palcoscenico del mondo.Quindi

“facciamo l’amore, non la guerra”,

“mettete dei fiori nei vostri cannoni”

erano questi gli slogans della protesta giovanile,

alla fine degli anni sessanta.

E noi? Ragazzi di provincia, assistevamo

da lontano, quasi distaccati, alle barricate

studentesche, quando si rivendicava il

diritto allo studio per tutti, subendo le cariche

e contrattaccando alle agguerrite forze

dell’ordine. Ci sentivamo solidali, ma impotenti,

e continuavamo a fantasticare un

futuro migliore, aggrappandoci ai nascenti

cantautori: dal “sognante” Paoli,

“all’incompreso” Tenco, dal “censurato”

De Andrè, ai “rivoluzionari” Bob

Dylan e Joan Baez. Non tutti però, avevamo

quella volontà ribelle, perché sentivamo

il bisogno di una evasione tipica

della nostra età. Allora vai, con “l’allegro”

Gianni Morandi, con la “scatenata”

Rita Pavone, con “il polemico”

Adriano Celentano, solo per citarne

alcuni. Eravamo felici coi nostri giradischi a

“valigetta”, con i pratici mangiadischi

portatili in plastica dai colori a tinte

forti, testimoni di tante, piccole e innocenti

avventure amorose.

I primi nelle sale o tinelli, dell’innamorato

di turno, i secondi nelle scampagnate

campestri, fatte di allegre “bische” che

aspettavano l’occasione propizia per un

abbraccio furtivo e un “ bacetto” volante.

Non a caso nel n°10 di “Campo de’

Fiori” ho definito la mia, “Beata

Gioventù”, perché ci si accontentava, in

amore, come nei divertimenti, di poco,

quel poco che allora ci faceva felici e beati.

Mentre scrivo queste cose, mi rendo conto

Campo de’ fiori

Come eravamo

I MITICI ANNI ‘60

Copertina originale del disco “Le Rondini Bianche”(1968) di “Aldo e i Falisci”

che difficilmente troverò un riscontro positivo

dalle nuove generazioni, è normale

che sia così. Ma il mio intento e lo scopo

di questa rubrica del “Come eravamo”, è

quello di cercare di ridare gioia ai miei

coetanei, eliminado la tristezza coi ricordi,

e suscitare se possibile, curiosità e interesse

in quelli che stanno perdendo questi

valori. Come già scritto nella puntata precedente,

gli anni ’60 hanno veramente

segnato un cambiamento radicale in tutti i

campi, dalla musica all’abbigliamento, dal

modo di vivere così lineare, quotidiano,

quasi “piatto”, all’effervescenza delle

idee, più progressiste e innovative, ecco

perché l’ho definito un secondo rinasci-

mento. Questo rinascimento, personalmente

l’ho riscontrato soprattutto nel

campo musicale, dove come dicevo sopra,

nuovi ritmi e sonorità, grazie all’intuizione

dei favolosi Beatles, hanno cambiato la

storia della musica. Ho voluto riproporre

qui a fianco la copertina originale del disco

“Le rondini bianche-Luter King”inciso

da Aldo e i Falisci complesso di Civita

Castellana cui sono particolarmente legato,

perché, anche se non ha avuto il successo

che avrebbe meritato, ha rappresentato

per noi giovani civitonici degli anni

’60, un ideale da seguire, un ideale fatto di

pace e di libertà.


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Storia e Geografia

Sai dirci in quale anno ci furono

“le cinque giornate di Milano?”

i primi tre che indovineranno e

ne daranno comunicazione in

redazione, riceveranno un simpatico

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13

Indovina l’Artista

Di lato è riportato il particolare

di un famoso quadro denominato

“Il balcone”. Sai dirci chi

l’ha dipinto? I primi tre che

indovineranno e ne daranno

comunicazione in redazione

riceveranno un simpatico

omaggio offerto dal Centro

Parati di Selli Vittorio


Campo de’ fiori

Civita Castellana. La posta vecchia

(1741-1898)

Offesa dalle ingiurie del tempo e degli uomini,

in Corso Bruno Buozzi, dirimpetto alla biblioteca

cittadina, si erge in tutta la sua bellezza l’edificio

detto della Posta Vecchia, antico

albergo e stazione di posta cittadina, dal 1741

al 1899 fondamentale punto di transito e

scambio per i viaggiatori diretti nei territori a

nord di Roma e verso la stessa capitale.

Nell’Archivio di Stato in Roma, sono conservati

importanti documenti che confermano la

rilevanza strategica della posta e della stessa

Civita Castellana, allora facente parte dello

Stato Pontificio e il Comune più popoloso dei

territori a nord dell’Urbe. Il primo documento

archiviale recita:“ISTRUMENTO DI CON-

CESSIONE PRIVATIVA A TERZA GENERA-

ZIONE DI POTER AFFITTARE PER USO

DELLA POSTA DEI CAVALLI E SPACCIO

DELLE LETTERE, L’OSTERIA DOPO FAB-

BRICATO IL NUOVO PONTE DI CIVITA

CASTELLANA PER L’ANNUO CANONE DI

DUCATI QUATTRO D’ORO, FATTA DALLA

REVERENDA CAMERA APOSTOLICA A

FAVORE DEL SIG. CONTE ALESSANDRO

PETRONI. 5 GENNAIO 1741”.

Il successivo documento: “CONCESSIONE

D’AFFITTO DELLA POSTA DEI CAVALLI

DI CIVITA CASTELLANA FATTA

DALLA REVERENDA CAMERA APO-

STOLICA A FAVORE DEI SIGNORI

CARLO E CAMILLO FRATELLI CIAN-

NI. 2 MARZO 1841”.

Ulteriori documenti e disegni riguardano

la realizzazione nel 1821 della TRA-

VERSA POSTALE, importante realizzazione

viaria, la prima strada di circonvallazione

a Civita Castellana, che mutò

profondamente l’assetto architettonico

ed urbano dell’ edificio. Nel 1741,

completato da alcuni anni il Ponte

Clementino, l’ALBERGO DEI TRE RE è

diventato insufficiente, ed il Conte

Alessandro Petroni, proprietario originario

del Palazzo Trocchi, chiede alla

Camera Apostolica in Roma di poter realizzare

una stazione di posta, nel terreno

di sua proprietà attiguo al palazzo.

Il CATASTO GREGORIANO del 1819,

mostra chiaramente la situazione originaria

dell’edificio: un rilevante corpo di

fabbrica prospettante su via del

Mattonato, l’attuale Corso Buozzi, e un

secondo organismo posto sul retro, su una

strada diretta al Ponte, l’attuale Via Minolfo

Masci. Nel 1821, la Camera Apostolica per

abbreviare il percorso verso il Ponte

Clementino, decide la realizzazione della

TRAVERSA POSTALE: le carrozze e i carri

non sono più costretti a percorrere l’attuale via

XII Settembre, disagevole specie in inverno, e

transitano nella nuova strada, via Masci, più

agevole e sicura, realizzando, inoltre, gli imponenti

muraglioni del giardino del palazzo

Trocchi e del Seminario Vescovile. Nel 1841,

scaduta la concessione d’affitto al Conte

Petroni ed eredi, la gestione della posta passa

ai fratelli Carlo e Camillo Cianni, originari di

Roma, che modificano profondamente l’organismo

architettonico portandolo alla situazione

attuale: un rilevante edificio urbano, a due

livelli, stalle al piano terra – alloggi al primo

piano, dominato dalla grande corte interna,

fornito di tutti i servizi allora necessari tra cui

una modesta cappella per la celebrazione della

Messa.

Nel 1898, con l’avvento della ferrovia e con l’istituzione

delle Poste Nazionali, l’edificio della

POSTA VECCHIA cessa le sue funzioni e viene

trasformato in alloggi, tuttora abitati.

Prof. Arch. Enea Cisbani

15

Nel periodo di massimo fulgore, 1780-1840, la

Posta Vecchia era un autentico gioiello organizzativo:

la grande corte interna, ciottolata,

per l’arrivo delle carrozze, i grandi ambienti

voltati a botte a piano terra, per ospitare i

cavalli e i carriaggi, la sala mescita e gli alloggi

al piano primo, a cui si accedeva dal caratteristico

ballatoio aggettante sulla corte interna.

La cappella interna provvedeva alle necessità

religiose dei viandanti.

L’amministrazione della posta provvedeva,

inoltre, allo smistamento della posta per i cittadini,

prima sotto l’Amministrazione Pontificia

e, successivamente quella Regia.

Per i corrieri papali e reali, provvedeva al cambio

del cavallo, considerando che, per arrivare

a Civita Castellana da Roma, occorrevano circa

5 ore di buon galoppo.

Il prospetto interno sulla corte è dominato, tuttora,

dal grande timpano arcuato superiore, un

rilevante segnale architettonico per i viaggiatori

provenienti dal Ponte Clementino.

La trasformazione in fabbricato abitativo verso

la fine dell’800, segna il tramonto attuale delle

funzioni della posta ormai anacronistica con

l’avvento della ferrovia.

Abbandonata e oltraggiata, come altre grandi

opere, la Posta Vecchia è la testimone diretta

di un glorioso passato, specie se confrontata

con quello attuale di Civita Castellana.

“IL CASTELLACCIO” già presente su Campo de’ Fiori n. 13/2004, è stato aperto al pubblico Domenica 14 Maggio. Le visite e

l’organizzazione di eventuali feste, manifestazioni con o senza catering, vanno prenotate all’Associazione IL CASTELLACCIO,

Via Terrano 4/A Civita Castellana -VT info: 348.0855695 - 328.6248061

The private grounds of “Il CASTELLACCIO”, is a spendid archeological and naturalist area. It is to be found near the

town of Civita Castellana in the province of Viterbo. The area extends from the Bridge Terrano to the Bridge Clementino

for about seven hectares. One may find many beautiful paths to explore, many of which are cut through the mass of tufa

(cut during the etruscan period). These grounds have splendid landscapes on a spur of tufa between two torrents, Rio

Purgatorio and Rio Maggiore, which cross the lenght of the town. “Il Castellaccio” is close to main roads in this area.

Connections tu Rome: SS n. 3 Flaminia - SS n. 311 Nepesina tramite la SS n.2 Cassia Bis, ferrovia CO.TRA.L.

Connections to Viterbo: ferrovia CO.TRA.L. - SP Fallarese - SP Corchianese. Connections to Terni: autostrada A1 e FFSS

(stazione Borghetto) - SS n. 3 Flaminia.

To be seen: 1- The remains of the Castellaccio (800-1000 d.C.) 2-Sepulchres as camera (necropoli of Terrano VII/III sec. a.C.)

3-Woods of holm oak and oak 4-Panorama of the area Castellaccio and the Forte Sangallo (end of XV century) 5-A tower

of control (medieval origins and other additions during the XVI century)


16

Campo de’ fiori

Album d

Civita Castellana - 1887 - il piccolo Ulderico Tuia

con la mamma Gelsomina De Vittori e le zie

Fabrica di Roma - Agosto 1953 - foto del Sig. Paolo Carosi

Civita Castellana - matrimonio dei primi anni ‘

foto del Sig. Luigi De Angelis


Campo de’ fiori

ei ricordi

50

1971 - Civitoniche in gita

1959 Civita Castellana - scuola di taglio e cucito Suore Francescane. Foto delle Sig.re Rosanna Darida e Sardi Gabriella

17


18

E’ proprio vero, che ,

se il buon giorno si

vede dal mattino, ciò

che sto per raccontarvi,

è la testimonianza

tangibile di quanto sia

veritiero questo antico

detto popolare. Fede-

di Alessandro Soli rico Rita ha compiuto

11 anni il 1° Aprile u.s.

è un grazioso bambino che frequenta la V

Classe della Scuola Elementare Don Bosco

di Civita Castellana, è studioso, pratica il

nuoto, frequenta con passione il corso di

pianoforte, gioca con la play station e i

video-games, è insomma un bambino normale,

come tanti suoi coetanei. Ma

Federico, è uno dei pochi bambini (personalmente

non ne ho mai conosciuti altri)

che è già un “poeta”, anzi, ha cominciato a

scrivere versi non appena ha imparato a

scrivere, cioè a 6 anni. Per ragioni di spazio

pubblichiamo solo alcune delle sue

poesie, ma permettetemi di affermare,

(avendole lette tutte ) che, nella loro semplicità,

esse denotano una predisposizione

all’arte poetica, un’arte fatta di sentimenti,

di rime, d’amore e di cuore. Nelle sue

composizioni noterete la rima ”baciata”

che applica con naturalezza, già si intravede

una precoce predisposizione alla “quartina”

dove la rima è “incrociata”, quindi più

difficoltosa, sicuramente col tempo la sua

tecnica si perfezionerà. Non voglio elogiare

a dismisura questo aspetto di Federico,

perché rischierei di creare attorno lui un

alone di “geniale diversità”, che potrebbe

influire negativamente sulla sua maturazione

e sui suoi rapporti col prossimo.

Voglio però ribadire la preziosa precocità

dei suoi sentimenti che lo hanno portato a

scrivere versi in una età così particolare. Il

sottoscritto per esempio, che si diletta a

scrivere versi, ha iniziato a

comporre,(dopo la parentesi adolescenziale

fatta di piccole poesie amorose), a 27

anni compiuti. Il mio augurio è quello che

Federico possa continuare su questa strada,

non tralasciando nulla, vivendo la sua

infanzia in modo normale, curando gli

interessi più disparati, continuando a praticare

sport, a studiare musica, a giocare

con i suoi amichetti, come sta facendo

adesso. Ma nello stesso tempo deve continuare

ad emozionarsi e scrivere su di un

pezzo di carta quello che sente, navigando

con la fantasia,

come faceva

quand’era piccolo,

piccolo,

quando rimaneva

attento e

incuriosito ad

ascoltare le favole

che nonna

Giovanna gli

raccontava.

Campo de’ fiori

Se il buongiorno si vede dal mattino......

Federico Rita

Filastrocca al mio papà

Oggi è la festa di tutti i papà

ed io con te la voglio festeggiare:

dai, tanto lo so che proprio ti va,

che come un tempo ti piace giocare.

Ormai lontane la pioggia e la neve,

di primavera il respiro più lieve

porta ai giardini profumi lontani,

riveste i monti, colora già i piani.

Su, forza usciamo, facciamo qualcosa:

la primavera risplende gioiosa!

Forse l’oceano possiam varcare

sopra una nave ch’è pronta a volare,

ad ondeggiare tra nuvole e uccelli,

portando noi con i sogni più belli.

Nell’aria tenera che ci accarezza

i nostri cuori, ormai pieni d’ebbrezza,

varcano lieti le soglie del cielo,

avvolti insieme in un magico velo.

Poi addormentarci per precipitare

tuffo d’azzurro nell’onde del mare:

alghe sfiorando, coralli e delfini,

ci sveglieremo tra i flutti marini.

Un nuomo mondo scoprire qui in terra,

dove sia pace, ma senza più guerra,

dove non l’odio, ma solo l’amore,

sbocci nell’animo come un bel fiore

E proprio allora, in groppa alle balene,

dirti potrò:”Papà, ti voglio bene!”

19.03.2005

Un Angelo (2003)

So che ora stai volando,

e insieme agli angeli stai giocando.

Tu sei sempre vicino a noi,

anche se vediamo che non ci sei.

Ci proteggi in ogni momento,

con le nuvole,

il sole e il vento

Alla mia mamma

Se io fossi il sole,

accarezzerei la mia mammina

toccandola solo con una manina

la stringerei,

la coccolerei

e in un cuore la metterei.

Ogni mattina che sorgerei

con tanto amore la saluterei.

Da lassù in cielo tanta luce farei

e tanta gioia le regalerei.

2002

Il sole birichino

Sole, Sole,

perchè ti sei nascosto?

Sposta le nuvole e torna al tuo

posto;

Sole, Sole,

io provo dolore

se tu non fai luce

col tuo bagliore;

Sole, Sole,

hai giocato a nascondino,

ti abbiamo trovato,

ma non fare più il furbino.

2002

La primavera

L’attesa primavera

è giunta

è arrivata!

Basta con piogge e nevicate,

le allegre rondini son tornate.

Felici intraprendono voli nel cielo,

coprendo la terra d’un magico velo.

Basta con gli alberi tutti innevati,

forte è il profumo del verde dei prati!

Gioioso si staglia da monti e colline,

ricopre le valli di margheritine.

Intenso il profumo di primavera

che dona allegrezza al mattino e alla sera

06.04.2004

La mia nonna (2002)

Tante cose io e nonna facciamo

e un sacco ci divertiamo;

poi giochiamo e rigiochiamo

e con la mente fantastichiamo...

Con la sua bella vocina

mi racconta di quand’era bambina,

che giocava coi suoi fratelli,

dispettosi e birbantelli.

Ma quando va in vacanza,

io sento la sua mancanza!


Campo de’ fiori

Le nozze d’oro della ‘Ceramica Flaminia’

Dott. Augusto Ciarrocchi

Il giorno venti Aprile sono stato invitato,

assieme ad altri colleghi, nella sede della

Ceramica Flaminia di Civita Castellana, alla

conferenza stampa per i suoi cinquant’anni

di attività. Ho conosciuto così la storia

dell’Azienda, presentata compiutamente

dal Dott. Augusto Ciarrocchi, dirigente,

nonché stimato collega per la sua attività

giornalistica. E’ stato un incontro semplice

e cordiale come nello stile del relatore, che

ha fatto gli onori di casa, brindando con

noi ai successi conseguiti dall’Azienda, in

special modo nei tempi recenti. Ha infatti

ricordato che cinquant’anni fa, e precisamente

il 1° Gennaio 1955, nasceva la

Ceramica Flaminia che oggi è, pertanto, la

ceramica, in funzione, con la più lunga

attività di servizio. Ho appreso di quanto

lavoro sia stato svolto e quanti sacrifici

siano stati consumati per poter essere

arrivati, oggi, ad una posizione leader nel

settore dei sanitari. Augusto Ciarrocchi ha

parlato con il cuore di chi è innamorato

dell’Azienda e gli è grato per la posizione

che in essa ricopre. Riconosce e rivaluta

con passione l’operato di tutti quei personaggi

che, per tutti gli anni di attività,

l’intervento del Prof. Luigi Cimarra durante la conferenza del 7 Maggio

hanno contribuito con lo spirito di gruppo

che è proprio delle famiglie sane. Ed è per

questo che a me piace intitolare questa

importante ricorrenza “Le nozze d’oro”,

per suggellare tutti i componenti della

Ceramica Flaminia, in una stessa importante,

solida famiglia. Il sette Maggio,

nell’Aula Magna dell’ITIS di Civita

Castellana, durante la conferenza dal titolo

“Capitale Sociale e Capitale Umano : il

caso di Civita Castellana”, promosso per il

cinquantenario, Augusto Ciarrocchi ha sentito

tutta l’emozione del momento e,

davanti ad un folto pubblico di studenti,

studiosi, giornalisti, alte cariche ed operai,

ha dovuto interrompere il suo discorso

introduttivo, per la visibile commozione

che lo ha assalito. La presenza di tanti

operai intervenuti,

ha sicuramente

contribuito a

riaccendere in

lui tanti e tanti

ricordi, anche

di quelli

che ora non

ci sono più.

Sono seguiti

l’intervento

del Sindaco,

Dott. Massimo

Giampieri,

che ha ricordato

la disponibilitàdell’Azienda

per i

19

di Sandro Anselmi

Conferenza del 7 Maggio - Aula Magna ITIS di Civita Castellana

da sx il Prof. Luigi Cimarra - Augusto Ciarrocchi (in un momento di commozione) - il Sindaco di Civita

Castellana Dott. Massimo Giampieri - il Prof. Salvatore Abbruzzese

suoi concreti contributi nel sociale, come

quello di aver donato all’Ospedale

Andosilla un ecotomografo. Il Prof. Luigi

Cimarra poi, ha percorso l’importante

cammino ceramico - artistico della nostra

città dalle sue origini fino ai nostri giorni,

evidenziando la capacità e la tenacia dei

civitonici nel superare i momenti di crisi

che hanno investito i vari settori dell’industria

ceramica nel passato, auspicando

una prossima risoluzione, anche per quella

attuale. Ha inoltre anticipato la pubblicazione

di una sua importante opera sul

dialetto locale, che verrà interamente supportata

dalla Ceramica Flaminia e verrà

pubblicata nel mese di Settembre prossimo.

Il Prof. Salvatore Abruzzese, illustre

ospite, infine, presentando il suo libro “I

soggetti e il loro contesto” (individualismo

metodologico e ricerca sociale), scritto

quando era ancora studente di sociologia

all’Università degli Studi di Trento, ha evidenziato

gli aspetti sociali della classe operaia

civitonica e sottolineato, con le testimonianze

riportate nel testo, lo stretto

legame fra gli operai salariati e gli operai

soci. L’appartenenza alla stessa organizzazione

politica ha caratterizzato quella

comunanza d’intenti che ha portato spesso

gli stessi operai salariati, a prestare

opera gratuita per aiutare la “loro”

Azienda. Sono testimonianze commoventi,

forse d’altri tempi, ma, come dice l’Autore,

Civita Castellana ha comunque “… il pregio

di avere una storia da ricordare.”


20

Campo de’ fiori

Album dei ricordi

Civita Castellana - anno scolastico 1937-38

foto del Sig. Alfonso Foggi

Civita Castellana - scuola elementare Sassacci anni 1960 -

foto della Sig.ra Vittoria Marchegiani


Campo de’ fiori 21

Le (dis)avventure del Sig. G.

L’ufficio del Signor G. era disadorno e disordinato.

Libri, riviste, videocassette, dischetti e

fogli ammassati in ogni dove, quasi a dimostrare

all’ospite la molteplicità dei suoi interessi.

In un angolo, nascosta quanto bastava

per attirare l’attenzione di chiunque entrasse,

una chitarra 12 corde, cimelio di una splendida

gioventù. Il Signor B. diventava man mano

più pensieroso mentre lo ascoltava: G. accusava

dal giorno prima delle pessime condizioni

di salute, che poteva forse cercare di

nascondere a sé stesso ma non certo agli altri,

tradito dal pallore del viso e dallo sguardo languido.

“Ho trascorso la notte in bianco, porca

miseria! Non è proprio un dolore acuto, una

fitta, ma un malessere generale che parte dal

petto e si diffonde in tutto il corpo. Non so

descriverlo meglio ma mi sta logorando i

nervi!”. elucubrava il Signor B., anche se la

domanda da porsi seriamente era questa:

seppure il lavoro ne fosse stata la causa, quali

conseguenze avrebbe comportato quella sensazione

diffusa di disagio psico-fisico? Poteva

considerarsi transitoria o preludeva al peggio?

“Dobbiamo assolutamente andare all’ospedale

dove potranno effettuare tutti gli accertamenti

del caso” sentenziò in modo perentorio il

Signor B. il quale, per sua natura, preferiva

sempre considerare i potenziali effetti negativi

di ogni vicenda. Si avviarono dunque, insieme,

tra le strade semideserte del sabato mattina,

con il cuore gonfio di apprensione e il

viso sferzato da una piacevole brezza primaverile.

Arrivarono nella sala d’aspetto del

pronto soccorso. I locali deputati all’attesa

delle visite erano malamente arredati con scomode

panche di plastica dura. I sedili erano

quasi tutti occupati e non si capiva bene chi

fossero gli accidentati e chi gli accompagnatori,

familiari o amici. Qualcuno aveva provato a

fare una battuta tanto per ammazzare il

tempo, ma nell’avvilimento generale l’unica ad

essere ammazzata era risultata la battuta

stessa. Il Signor G. salutò frettolosamente gli

astanti e suonò, inutilmente, il citofono dell’infermeria.

Quindi si sedette rassegnato ad

aspettare che qualcuno in camice bianco,

chiunque egli fosse e per un motivo qualsiasi,

aprisse quella benedetta porta. Intanto il

dolore continuava a dargli noia mentre lui

scrutava attento l’ingresso del gabinetto medico,

pronto a scattare al minimo cenno di apertura,

cosa che avvenne di lì a circa mezz’ora.

La signorina, mostrando una cortesia di fac-

Una giornata particolare

ciata, gli assegnò codice intervento verde

(sulla base di chissà quale considerazione,

visto che lo aveva a malapena guardato in faccia),

orinandogli di aspettare seduto il proprio

turno, cosa che fece fino a quando, un ora

dopo, viste le premesse, decise che poteva

anche recarsi in edicola a prendere un giornale.

Il Signor B. si era allontanato per una visita

ad un parente senza fare ancora ritorno. Si

immerse nella lettura del quotidiano, come

non gli capitava da anni, nonostante fosse

stato una delle sue attività preferite. Pensò

che il lavoro non gli lasciava troppi spazi da

riservare a sé stesso e se ne rammaricava. Nel

frattempo era trascorsa un’altra ora senza che

venisse chiamato a visita:>. A dire il vero si sentiva proprio

meglio, ancor più dal momento che nel corridoio

verde acqua della sala d’aspetto aveva

sorprendentemente incontrato la dottoressa

E., una sua vecchia fiamma nonché compagna

di scuola, attualmente brillante psicologa dirigente

dei servizi di assistenza sociale alla ASL,

con la quale si intrattenne amabilmente in

nome dei tempi andati. Mentre discorrevano

del più e del meno i loro sguardi si incrociavano

per ritrovare traccia della voglia di vivere di

trent’anni prima, quando la gioventù rendeva

tutto più facile e ognuno poteva aspettarsi il

meglio dalla vita: non scaturirono grossi risultati.


Già…chissà?

Ogni qualvolta capita di incontrare vecchie

amicizie, ciascuno di noi si pone intimamente,

in modo più o meno consapevole, questa

ricorrente quanto inutile domanda. Se la posero

pure loro, inutilmente. Proprio mentre salutava

simpaticamente l’amica, arrivò il Signor

B., stanco, sudato e affamato per aver passeggiato

in lungo e in largo tutto il nosocomio,

laboratori e centrali termiche comprese, il

quale annunciava la resa: “Guardi, Signor G.,

non è per cattiveria, ma devo proprio tornare

a casa.

Mi faccia sapere se ha bisogno”, e sconsolato

se ne andò. Primo pomeriggio di una insolita

giornata di marzo: G. era rimasto letteralmente

solo, cosa che non gli dispiaceva affatto,

nonostante avesse saltato pure il pranzo.

Era comunque riuscito a staccare la spina,

aveva avuto un’ottima scusa per spegnere il

telefonino e diventare irraggiungibile per tutti

– segretaria, clienti, familiari, amici -; si senti-

di Gianni Bracci

va piacevolmente disperso e andava meditando

su sé stesso, su quello che era riuscito a

combinare e su cosa veramente desiderava

ancora dalla vita. La sala d’aspetto si andava

letteralmente svuotando. Non veniva ancora il

suo turno mentre i pochi astanti rimasti,

alquanto alterati per la lunga attesa, si lamentavano

delle fastidiose inefficienze del Servizio

Sanitario. Era stanco dei discorsi qualunquisti:

si disse. Andò a prendere un caffè

quando, ancora casualmente, si ritrovò con

alcuni conoscenti, addetti alle pulizie dell’ospedale,

con i quali scambiò beatamente qualche

chiacchiera davanti a una birra nel giardinetto

del bar, come usava fare da ragazzo al

suo paese. Quindi fece una passeggiata nel

parco, scoprendosi un po’ invidioso dei malati

– quelli non troppo gravi – i quali potevano

condurre questa vita durante tutti i giorni della

degenza. Camminava e meditava quando

all’improvviso un richiamo al dovere gli balenò

alla mente, distogliendolo dalla leggerezza di

quei ragionamenti tra sé e sé: il Pronto

Soccorso, motivo principale per cui si trovava

lì. Lo stava pur sempre aspettando una visita

medica, perbacco! Vi fece ritorno immediato.

Un ragazzo dall’aria rattristata di chi sapeva di

averla combinata grossa aspettava una amico

al quale stavano facendo una radiografia. Era

il solo rimasto ad attendere ancora. Forse gli

infermieri non avevano trovato il Signor G.

quando era venuto il suo turno, o forse si

erano del tutto dimenticati di lui. Poco male.

Non riteneva di aver bisogno d’altro: si sentiva

benissimo. Quella giornata gli aveva gli

aveva restituito ottimismo e benessere.

Telefonò al Signor B. per comunicargli che

stava bene e che avrebbe fatto ritorno a piedi:

quattro passi erano quello che ci voleva per

chiuderla in bellezza. Arrivò a casa stanco ma

contento. La moglie stava stirando. La salutò

e chiese dei ragazzi, ma lei, memore della nottataccia

insonne trascorsa tra infusi di camomilla

e scatole di medicinali, domandò subito

ansiosa: “Allora? Come ti senti?”.

“Bene! Sono dovuto andare al Pronto

Soccorso, è vero, ma adesso mi sento benissimo”.

La moglie, stupita, prima lo osservò con attenzione

per rassicurarsi dell’effettivo miglioramento,

poi, mentre tornava a chinarsi sui

panni spiegazzati, commentò: “E poi dicono

che la sanità non funziona”.


22

L’Angolo misterioso

Nella foto sopra è riportata una via

di Civita Castellana. I primi tre che la

identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto

a ricevere un premio offerto dalla

Vinicola Mancini

Via M.Masci,19

Civita Castellana (VT)

T.0761.513182 Ab.T.0761.517601

Campo de’ fiori

Via della Repubblica, 6

Civita Castellana (VT)

Tel e Fax

0761.51.32.17

e-mail:

camponiricambi@libero.it


di

Andrea Picchetto

Il dizionario della lingua

italiana, alla parola

“diverso”, riporta ciò:

“estraneo alla comune

esperienza, mai visto o

udito”. A detta del dizionario,

il “diverso” sembrerebbe

qualcosa di nuovo,

di affascinante, però

molte, moltissime persone ne hanno paura.

Perché?

La paura del diverso è antica come l’uomo

e sempre dovuta a carenze culturali: ne è

esempio il timore che tutti avevano, a loro

tempo, di navigare, attraversate le

Colonne d’Ercole, verso ovest.

La terra era piatta. Per poter inserire il

“diverso” nella nostra società, dobbiamo

eliminare da quest’ultima quelle carenze

culturali che portano, poi, ad un “metus

diversi”; istruendo, ma soprattutto educando

le persone, già da bambini, a non

averne paura, ma a conoscerlo, a comprendere

che in natura è solo la diversità

che fa sopravvivere le diverse specie e

che, quindi, non bisogna aver paura del

diverso, ma riconoscerlo (ed apprezzarlo)

in quanto tale.

Una volta che la persona è cresciuta,

Campo de’ fiori 23

diversus

maturata, ed è preparata ad affrontare il

“diverso”, allora si può pensare a come

inserire questi nella nostra società, fra di

noi. Il suo inserimento richiede certamente,

come base, la tolleranza, la preparazione

culturale ed il rispetto. Però il vero

“inserimento” nella società si ha con il

coinvolgimento, con la convivenza e con

l’integrazione. A tal proposito, feste multietniche,

tese alla conoscenza ed all’interazione

con le varie etnie, potrebbero

essere un ottimo metodo di contatto fra

culture differenti e, quindi, di canoscenza.

“Incontri” in cui lo scopo principale sia

ricevere e dare un po’ della propria cultura,

in modo da superare quei pregiudizi

basati sull’ignoranza e conoscere, in modo

reale e dal diretto interessato, la sua

LA PENISOLA DEL TESORO

Domenica 15 Maggio, ha fatto tappa nella

nostra cittadina la manifestazione “La

Penisola del Tesoro”, organizzata dal

Touring Club.

Per accogliere i numerosissimi soci, già

dalle prime ore della mattina, sono stati

aperti vari stand, sia per la degustazione

sia per la vendita dei prodotti artigianali

tipici. Erano in mostra anche opere di artisti

locali. Per l’occasione la MET.RO. ha

ripulito ed allestito cinque carrozze e due

locomotori del 1932, che hanno trasportato

dalla stazione di Piazzale Flaminio di

Roma, i soci del Touring Club che hanno

potuto visitare i monumenti, le chiese,

nonché il Forte Sangallo che ospita un

interessantissimo museo dell’agro falisco.

Inoltre, in Piazza Duomo e Via Garibaldi, è

stata offerta ai visitatori una bellissima

esposizione di auto e moto d’epoca provenienti

dalle collezioni di privati quali

Tribolati, Galadini, Mindel, Frangioli,

Costantini e Chirichilli; in C.so Bruno

Buozzi hanno esposto il loro quadri i pittori

dell’Accademia Internazionale D’Italia

col patrocinio di Campo de’ fiori.

Gara di Judo a Monterotodondo

Domenica 15/05/05

si è svolta a Monterotondo

(Rm) una

gara di judo CSEN-

FIJLKAM, alla quale

ha partecipato

l’Associazione Sportiva

Yama Arashi di

Civita Castellana (Vt)

diretta dall’insegnante

tecnico M° Pistola

Giuseppe.

I risultati di questa

gara vedono sul

podio, per la prima

volta, dopo una lun-

“diversa” cultura. Mostre di oggetti locali,

balli e musiche sono un ottimo metodo per

conoscersi, ma, soprattutto, la cucina di

piatti tipici, con il suo delirio di odori e

sapori, riesce a togliere ogni diffidenza

anche ai più restii al confronto.

Se poi notiamo che diverso deriva dal latino

“diversus”, participio passato di divertere

– in italiano: divertire –, e capiamo che

il “diverso” non deve solo mettere paura,

ma può anche dare gioia, “divertire”, allora

potremo ritrovarci tutti insieme appassionatamente

ad usufruire della diversità di

ognuno (di noi), per gustare e vivere un

mondo migliore.

due diversi momenti della

“Festa delle Nazioni”

ghissima battaglia, vista la partecipazione

di circa 500 bambini, la piccola tigrotta

Michela Di Giovenale, 2° classificata nella

categoria ragazze 28 kg.

Altri bambini dell’Associazione, che hanno

partecipato a questa gara, facendo anche

loro vari ippon, sono: Livolsi Pierfrancesco,

Valentina Nelli, Mancini Pietro, Mancini

Stefano.

Il M° Pistola Giuseppe essendo molto soddisfatto,

preparerà questi ragazzi per la

prossima gara di Giugno, certo di risultati

positivi sempre più soddisfacenti.

foto M.Sardi


24

Campo de’ fiori

Residence “La Quercia” per la terza età

la Direttrice Sig.ra Gioia Sirolli

Abbiamo incontrato la Sig.ra Gioia che ci

ha illustrato le sue linee guida per la conduzione

del residence “La Quercia” e ci ha

trasmesso tanta positività e tanto ottimismo

che serve ad animare e dare “gioia”

agli ospiti di questa bellissima struttura.

Ci ha accolto con il suo sorriso gentile ed

aperto e ci ha raccontato dei suoi moltissimi

anni vissuti all’estero. L’esperienza da

Lei acquisita aiuterà gli anziani affinché

non restino abbandonati a se stessi ma

aiutati con terapie occupazionali ed integrati

in attività sociali.

E’ stato infatti provato che, le persone istituzionalizzate,

vanno incontro ad un grave

decadimento psico-fisico e così, nel rispetto

della legge 9 Settembre 1996 n. 38, la

Signora impegnerà tutte le sue energie per

la realizzazione del suo progetto.

01030 Faleria (VT) - Via Prati della Banditaccia

Tel. +39 0761 588989 Fax +39 0761 587879

info@cofisansanita.it

Il Residence “La Quercia” è la struttura del

Gruppo COFISAN, una casa di riposo a

pochi chilometri da Roma Nord, alle porte

di Calcata, immersa nel verde e nella pace

campestre. L’impegno che il Residence “La

Quercia” ha assunto con dedizione e professionalità

è di rendere il soggiorno gradevole

all’Ospite che qui trova un ambiente

ideale. Il Residence è circondato da uno

spazio verde e protetto, con appositi sentieri

in cui gli ospiti possono effettuare in

libertà e sicurezza passeggiate per circa un

chilometro, con l’opportunità di soffermarsi

sulle numerose aree di sosta, nella terrazza

della piscina o arrivare fino ai laghetti. Dalle

ampie terrazze e dalle verande panoramiche

si scorgono in lontananza i monti

Cimini. Gli spazi a disposizione degli ospiti

sono numerosi: sale polivalenti, sala proiezione,

bar-ristorante, biblioteca e sala visita

medica. Lo staff del Residence propone

quotidianamente molteplici attività occupazionali

e motorie, intervallate da iniziative

turistiche e culturali all’esterno. Le stanze

sono ampie ed eleganti con soffitti di legno

e tutte con terrazze, giardino ed ampie

finestre.

Sono tutte dotate di servizi privati con

vasca o doccia. Ciascun letto dispone di

autonomo dispositivo di chiamata in caso di

necessità. In ogni piano è posto un bagno

assistito oltre a speciali spazi e servizi per

disabili.

I servizi offerti INCLUSI nella retta sono:

- Assistenza medica (una volta a settimana)

- Attività motorie (tutti i giorni) -

Terapia occupazionale (tre volte a settimana)

- Servizio animazione e musica dal

vivo (una volta al mese e occasioni speciali)

- Servizio ristorante - Servizio bar -

Servizio lavanderia - Servizio in camera -

TV in camera - Servizio religioso (una

volta a settimana) - Servizio navetta (una

volta al mese)

I servizi NON INCLUSI nella retta sono:

- Servizio infermieristico (su richiesta

quando necessario) - Consulenze mediche

specialistiche (su richiesta) - Esami diagnostici

(su richiesta) - Servizio di catering

per feste private (su richiesta) - Servizio

parrucchiere/barbiere (un volta al mese) -

Servizio podologia (una volta al mese) -

Servizio telefonico - Assistenza personalizzata

- Materiale d’incontinenza -

Trasferimenti con l’accompagnatore.


L’angolo del Bebè

a cura della Pediatra

Dott.ssa Loredana Filoni

Questo mese voglio

parlare di alcune

delle manifestazioni

patologiche più

comuni che possono

verificarsi nei

primi mesi di vita

del neonato.

Innanzitutto si definisce

neonato, il

bambino fino ad un

mese di vita. I bisogni

di un neonato

sono abbastanza

ridotti: solitamente

mangia, dorme, piange quando ha fame o

deve essere cambiato. Un neonato che si

ammala è, fortunatamente, una evenienza

piuttosto rara, ma quando questo accade,

bisogna essere in grado di capirlo anche perché

i piccoli possono aggravarsi rapidamente

dall’insorgere dei primi disturbi. Inoltre, il fatto

che il bimbo non è in grado di spiegare i suoi

disturbi, rende il tutto più difficoltoso agli

occhi inesperti di un genitore. In generale, si

Nell’appuntamento di questo mese, inizieremo

ad occuparci in particolare della viticoltura della

nostra regione. La vite del Lazio era già coltivata

prima della “nascita” di Roma, anche se a

quei tempi le popolazioni erano prevalentemente

dedite alla pastoririzia. Ma la fondazione

della città eterna e il suo affermarsi, contribuirono

a dare al vino una svolta di fondamentale

importanza: infatti il prodotto della vite,oltre ad

essere impiegato nelle offerte sacrificali, cominciò

ad essere gustato dalle varie tribù. Questo

stimolò la diffusione della vite e ne migliorò le

tecniche colturali e questa prese ad espandersi

ed a dare più vino soprattutto sui colli dei

Castelli Romani. Fino al primo secolo

dell’Età Imperiale, i vini laziali ad eccezione

di quelli di Albalonga, furono però

scarsamente apprezzati dai Romani, che

preferivano i vini campani, infatti il poeta

Orazio ci dice che fossero il Cecubo, il

Caleno, il Falerno e il Formiano (considerati

vini di alta qualità che avevano l’attitudine,

al contrario di quelli laziali, a tollerare

bene l’invecchiamento ed il trasporto),

ad essere tra le grazie del popolo

Romano. Nel 92 d.C. venne promulgata,

sotto Domiziano, la “Lex Marciana”

che limitava la produzione eccessiva di

vino e ordinava la soppressione di metà

della vigna e imponeva il divieto assoluto

di impiantare nuovi ceppi. La vite Laziale

continua comunque a sopravvivere anche

dopo il crollo dell’Impero Romano e alle

invasioni Barbariche, fino ad arrivare al

suo rifiorire nel Medioevo, grazie ai monaci

Benedettini e agli ordini monastici. Col

passare del tempo e grazie a Papa

Gregorio XII che codificò nel 406 le corrette

norme per la tenuta della vigna nei

suoi “Statuti dell’Agricoltura” la vite della

nostra regione incominciò la sua rinascita;

con Paolo III Farnese nel XVI sec.

Appare la Carta dei Vini della Corte

Papale, nella quale vi si trovano vini come

Campo de’ fiori

può affermare che l’osservazione ed il controllo

da parte di mamma e papà e di eventuali

variazioni nel suo aspetto e nel comportamento,

forniscono elementi più che non, per

esempio, il grado di febbre. Come primo argomento

tratterò le “comunissime” coliche del

neonato. Di solito il lattante ha svariati episodi

di pianto durante i primi mesi di vita; escludendo

il pianto per fame o perché troppo

coperto o per un dolore acuto, potrebbe trattarsi

di coliche. In questo caso il neonato presenta

un pianto non spiegabile, che dura una

o due ore, soprattutto nelle ore serali; può

avere due episodi simili nella stessa giornata,

pur essendo ben nutrito, sereno ed allegro,

tra un attacco e l’altro. Il piccolo è difficilmente

consolabile: anche in braccio piange e si

dimena. L’insorgenza delle coliche si verifica

intorno ai primi 15 giorni e, di norma, si risolve

entro il 3° mese. Quando il lattante è preso

da questi disturbi, si comporta come se volesse

dormire, senza riuscirvi. Le coliche NON

dipendono dai gas intestinali, per cui non insistete

più di tanto a far fare i ruttini al bambino

che soffre. L’intolleranza al latte può essere

una causa ma, quasi sempre, il piccolo ha

anche vomito e/o diarrea. Le coliche tendono

a ridursi verso i 2 mesi, per scomparire, quasi

sempre, intorno ai 3 mesi di vita. Dato che è

L’angolo ... cin cin di

il Moscatello di Montefiascone, il Rosso di

Terracina, il Monterrano di Caprarola, il

Cerveteri, il Bagnaia, il Tolfa, il Bracciano,

l’Albano, l’Ariccia, ma spicca su tutti il vino della

Vigna della Magliana, (località che corrisponde

all’odierna zona dei Colli Portuensi), che fu fatta

impiantare da Leone X e venne considerata

eccezionale per il vino che produceva. Il quadro

vitivinicolo della nostra regione non cambierà

granchè nei secoli seguenti, anche tenendo

conto del fatto che lo Stato della Chiesa era

rimasto fuori dai movimenti scientifici ed innovatori

avvenuti nei secoli XVIII e XIX. Solo grazie

all’avvento dei Piemontesi si avrà aria nuova

Fettuccine dell’alpinista

Nella ricetta che vai a preparare,

ci son fettuccine pronte da gustare.

Si posson preparare in compagnia,

per poi gustarle in allegria.

Quando la pasta metti a lessare,

il condimento vai a preparare.

Ora tu metti in un pentolino,

il burro, lo speck e di sale un pochino.

Di quest’ultimo non abbondare,

e il parmigiano vai a grattugiare.

Quando il burro si sta sciogliendo,

aggiungi le fettuccine mescolando.

La cottura sta per finire,

e con parmigiano finisci di condire.

Di squisito odor la casa hai circondato,

e il vicin si è auto invitato.

A lui di no dir non puoi,

buon appetito a te e ai commensali tuoi.

Erminio Quadraroli

Letizia Chilelli

25

difficile eliminare completamente le coliche, si

può perlomeno cercare di dare un po’ di sollievo

al piccolo al momento degli attacchi. Con

il bimbo che piange per le coliche, i risultati

migliori si hanno coccolandolo e cullandolo.

Non sospendete l’allattamento al seno quando

il piccolo ha le coliche: non è mai stato dimostrato

che questa soluzione funzioni. Non fatelo

dormire a pancia in giù sopra materassini

molli o coperte: questa posizione può essere

pericolosa per la respirazione. Non utilizzate

sondini rettali per tempi lunghi, per far uscire

aria dall’ano: potreste provocare solo irritazioni.

Somministrate di tanto in tanto 20 gocce di

Mylicon 2 volte al giorno, dopo i pasti, ma

senza abusare. Infatti non bisogna pensare di

risolvere il problema con le medicine dato che

queste risolvono solo momentaneamente e,

alla lunga, divengono poco efficaci in quanto

provocano assuefazione. Quindi, con molta

calma, dolcezza e pazienza, il problema si

risolverà

spontaneamenteenro

il 3° mese

di vita.

di rinnovamento anche se ormai nel Lazio si

possono distinguere ben tre zone viticole:

Viterbo, i Castelli Romani e Frosinone. A Viterbo

ed a Frosinone troviamo le viti maritate, mentre

sui Castelli Romani si impiega il sistema

delle quattro viti in quadrato, legate a canna e

a forma di piramide che prende il nome di

Conocchia. Col trascorrere della storia si può

notare che la nostra Regione vanta anche un

“cliente” di tutto rispetto: nel 1923 infatti, la

Regina d’Inghilterra si innamora del Frascati e

lo pretende nella cantina di Corte. Ma in quegli

anni spira anche nel Lazio il vento della

Fillossera (malattia che colpisce e distrugge le

radici della vite) e cosi i vigneti sono

costretti a rinnovarsi per poter sopravvivere,

anche se purtroppo il cambiamento

sarà volto piu verso la quantità

che la qualità.

Per quanto riguarda l’ambiente pedoclimatico

possiamo dire che le zone più

avvezze per l’agricoltura sono le zone

collinari dei rilievi di origine vulcanica

che presentano caratteristiche di permeabilità

e buona struttura essenzialmente

lavico-tufacea. In particolare,

bisogna ricordare i terreni dei Colli

Albani che sono ricchi di potassio che

conferisce alle uve l’arricchimento aromatico

dando così origine ai vini laziali

di maggior pregio. Il clima è ovunque

temperato con differenza di temperatura

e di umidità tra la costa e l’interno,

dove sono più accentuate le escursioni

termiche stagionali. Tutto ciò

arricchisce quindi i nostri meravigliosi

grappoli che verranno poi destinati alla

produzione del vino. Appuntamento

quindi al prossimo numero dove faremo

un viaggio virtuale e particolareggiato

tra le zone vitivinicole della

nostra meravigliosa regione, al fine di

scoprire le tante meraviglie che ci

aspettano in ogni suo angolo.


26

Scopri l’Arte di

Maria Rita Innocenti

nasce a

Viterbo il 23

Marzo 1964, ma

è a Sant’Eutizio,

piccola frazione

di Soriano nel

Cimino, che tra-

Maria Rita Innocenti scorreràfelicemente la sua

infanzia. Durante gli anni delle elementari

ha la fortuna di avere un

insegnante che, amante della pittura,

mostra ai piccoli alunni le sue

tele, stuzzicando così la vena artistica

di Maria Rita e creando in lei

un trampolino di lancio per quella

che diventerà la passione della sua

vita.

Finite le scuole elementari, Maria

Rita frequenta per tre anni lo studio

di restauro del Prof. Antonio Cerica,

a Viterbo, dal quale ne apprenderà

le tecniche e l’importanza dei materiali

e dei colori da usare.

Maria Rita ricorda con gratitudine

ed affetto il Prof. Cerica per la passione

e la pazienza rivoltale nell’insegnamento

e, per ogni suo lavoro

non manca mai di ringraziarlo per

tutto ciò che di profondo le ha trasmesso;

soprattutto non dimenticherà

le sue parole: “impara l’arte e

non metterla da parte”, perché se si

crede veramente in qualcosa, se si

ha passione per qualsiasi forma

d’arte, questa si deve coltivare e

non la si deve mai abbandonare.

Oggi Maria Rita vive a Vignanello, è

sposata ed è mamma di due bellissimi

bambini e, nonostante gli

impegni quotidiani e pur non

togliendo l’amorevole cura alla sua

famiglia, riesce, grazie alla sua

grande passione, a ritagliare piccoli

spazi da poter dedicare alla pittura,

al restauro ed alla lavorazione della

creta.

Donna dolcissima, amante della

natura e degli animali, Maria Rita

plasma i suoi oggetti con amore

materno, tanto da paragonarlo ad

una carezza rivolta ai suoi figli.

Campo de’ fiori

Cristina Evangelisti

Madonna con Bambino in terracotta decorata con foglia d’oro

tempera su tavola

tegola decorata con disegno etrusco

specchiera in legno e pastiglia

restaurata

particolare della specchiera

prima del restauro


Campo de’ fiori 27

PARROCCHIA CARITAS U.N.I.T.A.L.S.I.

DI CORCHIANO (VT)

presentano

TRE GIORNATE DI SOLIDARIETA’

24 - 25 - 26 Giugno 2005 Corchiano (VT) - Piazza San Biagio

Venerdì 24 - 1°giornata

15,30 Triangolare di calcetto a cinque

per preadolescenti

18,00 Santa Messa

19,00 Apertura degli stand delle associazioni

di solidarietà

21,30 Concerto musicale di Don Giosy

Cento, Raffaella D’Ubaldi e Massimiliano

Isidori con la presentazione del nuovo

disco “La vela e il vento”

L’ingresso agli spettacoli è a offerta

Le associazioni interessate ad

organizzare il proprio stand possono

rivolgersi ai numeri:

0761.572126 - 335.6615243 -

339.3307118 - 338.9900508

Sabato 25 - 2° giornata

10,30 Visita agli anziani presso le loro

abitazioni

16,00 Visita alla casa di riposo di

Corchiano

17.00 Spettacolo di hobbistica promosso

da Giustozzi Arnaldo (Daddo): auto

radiocomandate

20,00 Stand gastronomico nel cortile

dell’oratorio con menù fisso ( bertolacce,

braciola di maiale con patate, fagioli

all’uccelletto, dolci locali ) per € 13,00.

Prenotazione entro Giovedì 23 Giugno ai

numeri 0761.572126 - 0761.572656 -

335.6615243 - 339.3307118

21,15 Spettacolo musicale tratto da

“Forza venite gente”

mitico locale di

Lando Fiorini

è nella rosa dei migliori locali

romani, dove potrete trovare

Campo de’ fiori.

Domenica 26 - 3° giornata

8,00 - 9,45 - 11,30 Sante Messe

10,30 Torneo di Ping Pong: categoria

‘92 e precedenti

13,00 Pranzo di solidarietà con i bambini

dell’Associazione Casa Famiglia

Murialdo di Viterbo

15,30 Spettacolo di animazione presso

il cortile dell’Oratorio (ingresso libero a

tutti)

18,00 Santa Messa

19,00 Premiazione dei concorsi culturali

di pittura e poesia dialettale

21,15 Spettacolo musicale con il gruppo

GM Generazione Musica

22,30 Estrazione lotteria a premi......

Finale a sorpresa offerto da Albino

Cotronè.

U.N.I.T.A.L.S.I. Sezione Romana Laziale - Sottosezione di Civita Castellana - CARITAS

GIORNATA DIOCESANA 02.06.2005 CIVITA CASTELLANA

Ore 10,00

accoglienza presso la Parrocchia

San Giuseppe Operaio (vicino campo

sportivo)

Ore 11,00

Santa Messa celebrata da

S.E. Rev.ma Mons Divo Zadi

Ore 13,00

Pranzo offerto agli invitati

Pomeriggio con animazione ed intrattenimento

con concerto straordinario

di Don Giosy Cento.

Ore 17,30

Estrazione vincitori della sottoscrizione

a premi (1° premio Viaggio a

Lourdes)

Ore 18,30

Conclusione giornata


28

Centro di Diagnosi e Terapia Neuropsichiatrica,

Psicologica, Logopedica, Psicopedagogica

Via T.Tasso 6/a - Civita Castellana (VT)

Tel. 0761.517522

a cura della Dott.ssa

Sandra Falzone -

Logopedista

LE ABITUDINI

VIZIATE E LE

MALOCCLUSIONI

DENTALI

La foniatria e la logopedia

notoriamente si

occupano della fisiopatologia

della comunicazione

umana: dai problemi

della voce a quelli

del linguaggio e del-

l’apprendimento. Come per qualsiasi altra

specializzazione medica il corpo dottrinale ed

applicativo è dinamico ed in genere nel

tempo approfondisce e allarga i propri confini.

Sono stati i paesi anglosassoni ad insistere

che ad occuparsi dei Disturbi della

Deglutizione fossero gli esperti del linguaggio.

I rapporti tra Odontoiatria e Logopedia

sono molto complessi; le due branche si

intrecciano rendendo possibile una collaborazione.

Se è, infatti, possibile che una terapia

ortodontica possa contribuire alla modificazione

di un’alterata produzione di un fonema,

è altrettanto vero che una terapia logopedica

possa ridurre una malocclusione delle arcate

dentali. Alterazioni muscolari possono interferire

con l’accrescimento osseo ed essere

causa delle malocclusioni dentali.

Molte abitudini viziate possono concorrere

alla formazione di disfunzioni

muscolo-scheletriche:

1.Deglutizione atipica;

2.Respirazione orale;

3.Suzione protratta;

4.Onicofagia (mangiarsi le unghie);

5.Disturbi dell’articolazione per le produzioni

verbali.

Campo de’ fiori

Classificazione delle Deglutizioni

Devianti che sono causa di

altrettanti tipi di malocclusione:

1.Deglutizione con spinta linguale

semplice;

2.Deglutizione con spinta linguale

complessa;

3.Deglutizione infantile residua.

Trattamento:

1.Eliminazione delle abitudini viziate:

-Respirazione buccale

-Suzione di succhiotti, labbra, lingua,

dita, oggetti

-Onicofagia

-Bruxismo (digrignare i denti)

2.Riequilibrio (miofunzionale) della muscolatura

buccofacciale:

-Attivazione dei muscoli sollevatori della

mandibola

-Riduzione dell’attività (dell’ipertono) dell’orbicolare

delle labbra, del mentoniero, di altri

muscoli mimici.

3.Apprendimento della deglutizione corretta

4.Miscellanea

-Esercizi respiratori

-Esercizi articolatori

5.Progressione da abitudine cosciente a

meccanismo automatizzato incosciente.

La durata della terapia varia a seconda della

severità dei sintomi dalle 6 alle 22 sedute,

più periodo di mantenimento

Alcuni esempi di malocclusione associate

ad abitudini viziate:

Morso aperto con interposizione linguale

Morso testa a testa

Morso aperto posteriore con

interposizione linguale

Morso aperto posteriore

Morso profondo

morso aperto

anteriore con

interposizione

linguale


Campo de’ fiori

L’Avvocato Bruno Flamini (1888 - 1915)

Lettere dal Fronte

L’Avvocato Bruno Flamini, Docente di

Materie Letterarie, fondatore con il Notaio

Ulderico Midossi e il Dott. Erminio Mariani

del locale Istituto d’Arte, nasce a Civita

Castellana il 25 Giugno 1888, figlio di

Angelo e Rosa Maggiori, rispettivamente

Direttore e Maestra della Scuola

Elementare, allora denominata “Regia

Scuola Elementare Tommaso Tittoni”, sita

nell’attuale via Gramsci.

All’età di nove anni, i genitori lo inviarono a

studiare a Roma presso una Zia materna,

per frequentare il Ginnasio “Umberto I”, che

compì regolarmente diplomandosi nel 1903.

Nel 1904, si iscrisse alla Scuola Normale di

Velletri dove ottenne il Diploma di Maestro

Elementare nel 1906.

Nel 1907 sotto la guida del Professor Giulio

Pedoni del Regio Liceo Umberto I, ottenne

la Licenza Liceale, fondamentale in quei

tempi per ottenere l’iscrizione alla Facoltà di

Legge, dove si iscrisse nell’anno accademico

1907-1908.

Dal 1909 al 1910, in qualità di Ufficiale di

Complemento, presta servizio militare in

Roma.

Congedatosi dall’Esercito, riprese gli studi

legali e l’attività di Maestro insegnando in

scuole allora di “frontiera”, come erano

quelle dell’Agro Pontino, allora dominato

dalla malaria e dalla povertà assoluta.

All’Esposizione Romana del 1911 ottenne

un importante riconoscimento dal

Ministero della Pubblica Istruzione per aver

creato la “Capanna Scuola”, una sorta di

istituto itinerante per dar modo ai bambini

sparsi nella vasta campagna Romana di

poter studiare e frequentare la Scuola.

Nel 1913 si laureò in Legge e ritornò così a

Civita Castellana dove aprì uno Studio

Legale in Piazza Matteotti e diventando nel

contempo Vice Pretore con Regio Decreto

del 20 Aprile 1913.

Iscritto al Tribunale di Viterbo, collaborava

con lo studio legale dell’Avvocato Raniero

Spolverini, allora Principe del Foro

Viterbese.

Nel 1913, con il Notaio Ulderico

Midossi e il Dott. Erminio Mariani,

fonda l’Istituto d’Arte, la cui sede originaria

fu ricavata all’interno della

Chiesa di San Giorgio.

Successivamente fu nominato dal Consiglio

di Amministrazione, Docente di Materie

Letterarie, cattedra che mantenne fino al

1915, anno della sua partenza per la I guerra

Mondiale.

Il 10 Maggio 1915, pochi giorni prima dell’entrata

in guerra dell’Italia - il 24 Maggio

1915 - partì per il fronte, assegnato come

Ufficiale di Complemento al 6° Reggimento

Fanteria di Linea, dislocato a

Gemona, Friuli, nella Valle del Tagliamento,

a 40 chilometri dal Confine con l’Austria. Per

una coincidenza singolare della Storia, lo

stesso giorno partì per il Fronte e assegnato

allo stesso reparto del Flamini, un’altro

Civitonico, padre di Famiglia ed Operaio,

Bonaventura Fantera. Il Plotone del

Tenente Flamini e del Fantera, fu assegnato

a presidio di una cresta rocciosa a 2500

metri di altezza, sottoposti al fuoco Tedesco

e all’inclemenza del tempo.

Il giorno 16 Settembre 1915 alle ore

16,00, sotto una pioggia battente, il 6°

Reggimento andò all’attacco di una postazione

Austriaca: “Sottotenente di

Complemento,…. con ardire supremo

il 16 Settembre 1915 conduceva un

manipolo all’assalto disperato di una

posizione nemica, una palla di

moschetto lo colpì nel mezzo della

fronte...”. Nello stesso attacco morì

Bonaventura Fantera.

Le lettere lasciate dall’Avvocato Bruno

Flamini, nei brevi mesi del servizio in zona di

guerra offrono un quadro eloquente della

vita dei soldati al Fronte.

Gemona 20 Maggio 1915 ore 22: “al

Giudice Portanova. Carissimo Giudice, eccomi

adunque sul teatro della nuova guerra

che divamperà per l’Europa,….Gemona è

nella Valle del Tagliamento….., la nostra

divisione comandata dal generale Lequio

dovrà operare in offensiva sull’alta Valle del

Fella ed espugnare due forti Austriaci di

confine……quanti ritorneranno di noi?

Pochissimi….a lei non nascondo quindi,

come invece ho fatto al Babbo e alla

Mamma, che siamo fra i più esposti……mi

Prof. Arch. Enea Cisbani

31

commuove vedere i genitori salutare i figli

che partono soldati……”. Gemona 25

Giugno 1915 ore 21: “Carissimo Flaminio,

(il Fratello n.d.r.), oggi 25 ho ricevuto una

tua carissima del 9. L’ho trovata all’alloggiamento

ritornando da una faticosissima marcia…..

siamo partiti dal ricovero questa mattina

alle 5, immersi nella nebbia fitta, poco

dopo a cominciato a stillare un’acqua sempre

fitta e talvolta violenta che ci ha accompagnato

per tutta la marcia, insistente,

opprimente…….nondimeno voglio dirti alcuni

miei desideri in caso di disgrazia mia…..

ho in questi ultimi tempi mandato a casa lire

900. Saranno di Giacomina, insieme a tutto

quello che potrete vendere, ………ciascuno

di voi dovrà avere un oggetto a mio ricordo

personale. Non ti impressionare di questa

mia, certo poco allegra, ma avevo proprio il

piacere di manifestarti tutto il mio animo

che, credilo, soffre ma sa vincere anche i

momenti di sconforto. Bruno”.

Gemona 16 Settembre 1915 ore 11,

ultima lettera ai Genitori, pochi ore

prima della morte: ”Miei cari Genitori,

anche stamattina m’è giunta tanta posta

vostra carissima e che mi ha allietato e mi

apprestavo a darvi una lunga lettera in

risposta e godere di questo unico godimento

che ora la situazione ci concede, quando

un improvviso ordine di operazione mi ha

impedito di farlo. Niente però di importante

o di grave. Spero quindi fermamente di

avere il tempo di farlo domani mattina o al

più lungo dopo domani. Vi bacio e vi

abbraccio con tutto il mio grande affetto di

figlio. Vostro Bruno.”

Dall’Archivio Militare: “ 6. Regg.to

Fanteria di Linea, Ufficio deposito. Al Sig.

Angelo Flamini, Civita Castellana. Palermo lì

27 Settembre 1915. Pregasi comunicare con

le dovute cautele alla famiglia del

Sottotenente di Complemento Flamini Sig.

Bruno la morte del suo caro congiunto,

caduto sul campo dell’onore il giorno 16

c.m. andando all’attacco delle formidabili

trincee nemiche…. Firmato il Colonnello

Ziliani”. Roma 12 Agosto 1916,

Ministero della Guerra: “Il Luogotenente

Generale di sua Maestà il Re, ha conferito la

Medaglia di Bronzo al Valor Militare al

Sottotenente Bruno Flamini del 6° Rgt di

Linea di Civita Castellana caduto nella

Battaglia di Monte Costa Alta. 5 Luglio

1916”.

Il giorno 11 Giugno 1923, alle ore 20,

presso la stazione, le salme di Bruno Flamini

e Bonaventura Fantera ritornarono a Civita

Castellana dove furono deposte all’interno

del Duomo, su di un catafalco oggetto di

devozione di una folla immensa che, come

narrano le cronache, “raggiunse proporzioni

poche volte vedute”.

Il 12 Giugno 1923 una solenne cerimonia

ricordò i due giovani Civitonici

caduti nei primi giorni di guerra.


32

Correva l’anno 1882, allorquando Giggi

Zanazzo, Poeta e Commediografo romano,

(1860-1911), nella sua “infornata ar Teatro

Nazionale”, ricorda come una turbolenta

platea bollasse con l’appellativo di Sor

Capanna l’annunciatore che si impegnava

nella presentazione ed illustrazione de “la

recita de domani”. Infatti, per certi misteriosi

motivi insiti nel parlar romano, con

tale appellativo erano chiamati, da sempre,

gli appartenenti a quella particolare

categoria di strimpellatori, cantanti e narratori.

Ma è Pietro Capanna, nato in

Trastevere nell’Aprile del 1865, che il popolo,

il suo popolo, al quale egli ricantava in

versi facilmente riproducibili gli avvenimenti

della cronaca cittadina e

nazionale, mettendo in ridicolo,

ora i dittatori della moda,

ora i successi o gli insuccessi

dei politici, che ribattezzò Sor

Capanna, pertanto, d’ora in

avanti, lui e soltanto lui sarà il

Sor Capanna. Una voce di strada

che resterà per sempre nel sentimento

e nella nostalgia dei romani; una

voce assolutamente rappresentativa di

un tipico atteggiamento romanesco; un

cantastorie che sceglieva, di preferenza,

l’angolo di una strada, un particolare incrocio

di vie cittadine o, l’ancora più stimolante

ambiente rappresentato dalle tipiche osterie

di quell’epoca. Molte pubblicazioni, realizzate

con l’apporto delle testimonianze dirette

di coloro i quali hanno avuto l’opportunità

ed il privilegio di conoscerlo, seguirlo e aiutarlo

durante il suo trentennale percorso cittadino,

hanno consentito di restituire un

immagine reale e assolutamente viva dello

stornellatore romano e, tra queste, il titolo

“Sentite che ve dice er Sor Capanna”, può

considerarsi una interessante inedita raccolta.

Ma chi è Pietro Capanna?

Nasce, come già detto, il 9 Aprile del 1865

al civico 47 di Via Luciano Manara, da genitori

di puro sangue trasteverino, il padre

lavorava nei forni del quartiere come pastellaro,

la madre Maria Rozzonico, era sigaraia

presso la Manifattura dei Tabacchi a Piazza

Mastai. Ultimate le scuole elementari il piccolo

Pietro, già stornellatore in erba, trova

una prima occupazione come macellaretto

e, stando alle voci tramandateci, dette subito

inizio a sperimentare quella sua particolare

vocazione per il burlesco raccontando

storielle e barzellette agli avventori che, per

porre più attenzione al suo dire, ne ponevano

assai meno alla bilancia. Poiché lavorava

soltanto al mattino, trascorreva le ore pomeridiane

all’osteria in compagnia di amici,

cantando canzonette in voga; la sera era

solito andare a zonzo per Trastevere, sempre

in compagnia di amici, strimpellando il

mandolino e facendosi le ossa di canterino

in quel particolare clima euforico della così

detta febbre edilizia che, per altro verso,

fruiva dello sfruttamento della classe ope-

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Sor Capanna, l’ultimo cantastorie

raia; donne impiegate per dodici ore al giorno

in mansioni di facchino, venivano compensate

con una paga compresa tra cinquanta

e settanta centesimi. In quel periodo

Pietro s’invaghì della bella trasteverina

Augusta, figlia del bibitaro dell’Arenula, tale

Pietro Sabatini che, da

ex papalino, aveva avuto

l’incarico, fin dall’anno

1846, di aprire e chiudere,

mattina e sera, i cancelli

del Ghetto; ma proprio

mentre accarezzava il suo

sogno d’amore, la situazione

a Roma precipitava

e, nel periodo

compreso tra

il 1887-

1888, vengono chiusi ben centottanta cantieri

edili dei quattrocentosessanta in attività

di fatto, questo, che coinvolge, oltre alla

massa dei lavoratori edili, anche altre categorie

di operai senza più lavoro e costoro,

dopo un raduno a Piazza Cavour, al grido

pane e lavoro, prendono d’assalto forni e

negozi. Quella Roma di appena trecentocinquantamila

abitanti, assume l’aspetto di una

città bombardata con case semidistrutte,

ricovero, la notte, di masse di disoccupati

fuggiti o cacciati dalle campagne; è proprio

in quel terribile quinquennio compreso tra il

1887-1892, che Pietro va plasmando la vena

sorcapannesca di quegli stornelli, documenti

di un’epoca sconvolgente vissuta e sofferta

in prima persona ed è proprio in quel

periodo, nell’occhio del ciclone, che a ventisei

anni sposa la donna di cui è innamorato,

era il 1891.

Allorquando a Roma viene istituita la

Camera del Lavoro, tra i settemila lavoratori

iscritti negli elenchi dei disoccupati, è compreso

anche Pietro Capanna che, essendosi

ammalato di una grave forma di congiuntivite,

non è più in grado di espletare il suo

lavoro presso la macelleria. Per tirare avanti

con la famiglia, aveva già un bimbo di nome

Alberto, fa l’aiuto manovale edile, il muratore,

il voltarolo ma, ancora una volta disoccupato,

eccolo apprendista costruttore di

carrozzelle, dal barrocciaio di Via delle

Vaschette e, quando ritiene di avere acquisito

un mestiere più sicuro, è costretto a mollare

tutto a causa dei suoi occhi quanto mai

lesi e, a Brunetta Redi, sua coetanea, ragazza

tra le più corteggiate di Trastevere, un

giorno confida: “ah Brunè, me sa tanto che

pe’ campà me ridurò a cantà pe’ l’osterie”.

di Riccardo Consoli

In effetti non aveva altra scelta poiché le

sue condizioni fisiche non gli davano altra

possibilità se non quella dello strumento che

suonava alla meno peggio oltre che: cantare,

cantare, cantare. Un giorno all’Osteria

dei fienili, incontra un suonatore ambulante

d’organetto, tale Umberto detto Pomidoro

che, al termine di una bicchierata, gli propone

di fare coppia con lui ed è così che, in

quella Roma con ancora meno di quattrocentomila

abitanti, comincia ad esibirsi il

duo di chitarra-mandolino dando inizio ad

un girovagare senza fine. E’ stato sempre

rimproverato al Sor Capanna di non aver

mai, per così dire, codificato le sue cantate,

quasi sempre portate all’improvvisazione a

caldo sull’avvenimento del giorno, sui fatti e

sui misfatti; in effetti, lo stornello costituiva

la scaletta dello spettacolo che si dava nello

spiazzo dove il pubblico si disponeva a ferro

di cavallo, lo stesso schema che, nel caso

della Commedia dell’Arte, era costituito da

un canovaccio sul quale gli attori improvvisavano

la loro recita rinnovandola, quasi

sempre, ad ogni spettacolo. Quella del Sor

Capanna è stata una lunga recita, durata

fino allo scoppio della prima guerra mondiale,

quasi sempre a tre voci, lui e due spalle,

uno spettacolo con tre attori in cui lui faceva

da mattatore, il tema ricorrente nei suoi

stornelli era la fame, un po’ per partito preso

e un po’ per sottolineare le condizioni di

estrema miseria in cui si dibatteva il popolo

romano, Sor Capanna in testa, a cavallo del

secolo umbertino.

Pietro Capanna non fu una macchietta come

generalmente si è portati a credere, ne un

semplice travestimento carnevalesco, ne un

caratterizzatore, sia pure originale, che si

possa accostare al Conte Tacchia, nobile

autentico, che sembrava avere ereditato il

gusto per gli scherzi crudeli dal leggendario

Marchese del Grillo; fu semplicemente un

personaggio vivo, pungente cantore di strada

che, per oltre venticinque anni, monopolizzò

un particolare spettacolo romano. Con

l’uscita di scena di Sor Capanna la strada

cominciò a perdere quella sua prerogativa

salottiera di sempre e non poteva essere

diversamente poiché il Sor Capanna, privato

del suo teatro, non avrebbe potuto resistere

oltre, egli è uscito, si potrebbe dire, al

momento giusto; finiva con lui un mondo

irripetibile poiché i suoi continuatori, o presunti

tali, non gliel’hanno fatta e non solo

perché non erano, di certo, alla sua altezza,

ma soprattutto perché non potevano più

battere il palcoscenico, cioè il selciato romano.

Ettore Petrolini definiva Pietro Capanna

“il mio maestro” e, avendone ripreso arte e

carattere, in una riuscitissima macchietta, lo

imprigionò in una registrazione discografica

con una voce duttile e beffarda, a modo suo

ben s’intende, come egli stesso avverte: “er

Sor Capanna, imitazione di un cantante

ambulante romano, musica di Petrolini,

parole di Ettore cantate da lui medesimo”


Mamma sconosciuta

Poesia

Antonio Guglielmo

Campo de’ fiori 33

Credenti o no...

Forse eri bionda, Mamma sconosciuta Il mondo intero si Ł mobilitato

e forse, nel lasciarmi, m hai baciatoper

ringraziare il Papa viaggiatore

ma non ricordo se t ho mai veduta, sotto la sua finestra ha pernottato

se le tue mani m hanno accarezzato. sperando di alleviare il suo dolore.

Da ogni parte, da ogni religione

Forsi eri bionda, Mamma sconosciuta Ł stato ringraziato il suo operato

che m hai perduto e non m hai piø cercato. ha sempre benedetto tutti quanti

Ritrovami ! Almen che io sappia alfine anche i mandanti di chi gli ha sparato.

qual Ł il tuo nome ignoto Mamma mia. I popoli piangendo hanno pregato

per ci che ha fatto per l umanit

Ascoltami ! Quel tuo piccin gi grande sempre che venga poi ricompensato

devi saper che t ama alla follia. riconoscendo la sua Santit .

Mamma, se vivi ancor,

Credenti o non credenti, tutto il mondo

vieni soltanto un or,

piange la morte di Giovanni Paolo II

che io posso un ora sola

che mentre sale in cielo sorridente

dormire in braccio a te.

pensa, laggiø come vivr la gente

Seduto accanto al padre Suo e nostro

fa cenno con la mano Wojtyla

che dice sar sempre il Papa vostro

la pace sia con voi e cos sia.

SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTO

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34

Campo de’ fiori

Giochi Antichi

il Nizzo

Questo gioco presente

un po’ in tutte le

regioni Italiane, assume

diverse denominazioni

“LIPPA”, “MAZ

e PINDOL” ecc. la traduzione

vignanellese

del termine “ NIZZA “

(in uso a Roma) risul-

di Emilio Annesi

ta “NIZZO“ e la dizione

esatta del gioco è

“MAZZA I NIZZO” ovvero la mazza ed il

nizzo.

MATERIALE OCCORRENTE :

Per la mazza, un pezzo di bastone abbastanza

dritto lungo circa 50 cm e di alme-

no 3 cm di diametro, può andar bene

anche un pezzo di manico di scopa, per la

nizza un tronchetto in legno lungo circa 15

cm e largo più o meno 5 cm

REALIZZAZIONE :

Realizzare con un coltello, delle punte alle

estremità del tronchetto come in figura.

REGOLE :

Il gioco consiste nel colpire con la mazza,

la punta del nizzo posta a terra, e colpirlo

nuovamente al volo cercando di lanciarlo

più lontano possibile, il gioco si può fare

sul singolo tiro o su più tiri successivi,

vince ovviamente che li manda più lontano.

Pillole di Sapienza

Da cosa deriva… “essere come un soldo

di cacio”?

L’Italia, prima della sua unità, era divisa in

tanti piccoli “staterelli”. Ognuno di essi era

governato da una famiglia nobile che cercava

di edificare un proprio Stato autonomo

in tutto e per tutto.

Questi aristocratici, inseguendo l’autosufficienza,

avevano un proprio codice di leggi

e un valoroso esercito alle loro dipendenze.

Nel territorio da loro controllato, facevano

battere moneta propria.

Qui circolavano contanti di diverso valore a

seconda del pregio del materiale che veniva

usato per realizzarli.

Nell’Italia settentrionale il conio a più

basso valore era il soldo.

Con esso si poteva acquistare ben poco.

Quando la popolazione dell’epoca, per lo

più povera, andava dal droghiere, preferiva

non prendere il soldo di resto e farsi

dare in cambio del formaggio.

La quantità acquistata era così esigua che

non veniva neanche incartata ed era data

al cliente come un pasto immediato.

Quel cacio serviva a mala pena a fermare i

brontolii della fame.

di Erminio Quadraroli


Gruppo castellese al Divino Amore

Castel Sant’Elia

Un Poster per la Pace

Nel mondo di oggi, dove ci sono guerre in ogni angolo

della terra, è possibile la pace?

Il mondo di oggi è pieno di conflitti, anche interni, causati dal terrorismo. Un

esempio riguardo a questo è l’attentato alle torri gemelle nel quale sono morte

tantissime persone innocenti. Il presidente americano Bush dice di voler portare

pace in Iraq e instaurare la democrazia e, come dice Norberto Bobbio, la

guerra non c’è laddove esiste la democrazia. I valori per avere pace dovrebbero

essere: tolleranza, non violenza, fratellanza e libero dibattito. Secondo me

Bush dice tante cose ma non le mette in pratica in quanto oggi non esiste una

vera democrazia, manca la fratellanza ed il dialogo. Il premio Nobel per la pace

sostiene che sarebbe bello che gente di nazioni diverse leggesse gli stessi libri

e, dopo averli letti, scoppiasse la pace nel mondo. Ma se fosse vero che la funzione

della letteratura è questa, bisognerebbe fare tanta pubblicità e libri e

libri, anziché prodotti voluti dal consumismo! Secondo me in televisione c’è una

pubblicità molto significativa dove viene utilizzato Gandhi, il più grande pacifista

del mondo che per lungo tempo ha sostenuto l’India nei suoi sforzi per raggiungere

la libertà con la non violenza, ed io mi chiedo sempre: che mondo

sarebbe stato se lui fosse in vita? L’immagine di Gandhi diffusa in tutto il

mondo dovrebbe affiancarsi a quelle mostrate quotidianamente nei telegiornali

dove siamo costretti a vedere gente dilaniata da bombe, macerie e bambini

che piangono. Io penso che se Lui fosse stato il capo del Parlamento europeo

sarebbe stato un mondo veramente diverso.

Liliana Mazzolini - II/C

Campo de’ fiori 35

Con una magnifica manifestazione, tenutasi presso la

palestra comunale di Castel Sant’Elia, il LIONS CLUB

CIVITA CASTELLANA “FALERI VETERES” ha premiato

Angelica Pieralisi come 1° classificata per il concorso

internazionale “UN POSTER PER LA PACE” E Liliana

Mazzolini per il tema scritto sulle opportunità di pace

nel mondo. Il presidente dei Lions Club, Franco Caprioli,

ha fatto gli auguri alle due ragazze consegnando loro

vari riconoscimenti.

Riccardo Pieralisi

Un poster per la pace - 1° Classe -

Angelica Pieralisi


Campo de’ fiori 37

CIAK SI GIRA

di Roberto Moscioni

IL VIGILE

Dopo aver trattato, sulle scorse uscite, dei

film girati nel territorio di Civita

Castellana,voglio, con questo articolo, continuare

a parlarvi dell’ interesse del mondo

cinematografico per il territorio della Tuscia

come set naturale. Da Civita Castellana ci

spostiamo quindi un po’ piu’ a nord, con un

film del 1961, girato interamente tra Viterbo

e Bagnaia.

Viterbo - Piazza San Faustino

Il film in questione e’ IL VIGILE, divertentissima

commedia interpretata dal grande

Alberto Sordi, e diretto dal Regista Luigi

Zampa. Il film: Otello Celletti, (Alberto

Sordi), disoccupato e con una famiglia da

mantenere, un giorno,per ricompensa del

gesto eroico compiuto da suo figlio Remo,

(Franco Di Trecchio) che salva dall’annegamento

il figlio di un asssessore comunale,

gli viene offerto un posto di lavoro come

facchino ai mercati generali ma, visto che lui

non e’ portato per i lavori di fatica, rifiuta

il posto per farsi affidare un altro tipo di

lavoro, meno faticoso. Così riesce ad ottenere

un posto come vigile urbano motocicli-

giardino del Palazzo Comunale di Viterbo

Alberto Sordi nei panni del Vigile

sta. Il vigile Celletti un giorno viene richiamato

all’ordine dal sindaco (Vittorio De

Sica) a causa del suo mancato senso del

dovere nei confronti di una bellissima attrice

(Sylva Koscina) trovata priva di carta di

circolazione ad un posto di blocco. Dopo

l’increscioso fatto il vigile Celletti, avendo

capito l’errore da lui commesso, decide di

diventare intransigente nei confronti di tutti

gli automobilisti incivili; costi quel che costi.

Piazzale Gramsci fuori Porta Fiorentina

E così un bel giorno durante un posto di

blocco ferma il sindaco che sfrecciava con

la sua spider , si proprio quel sindaco che lo

aveva richiamato all’ordine, multandolo per

eccesso di velocità……Tra gli interpreti del

film troviamo Marisa Merlini nel ruolo della

signora Amalia Celletti, Carlo Pisacane nel

ruolo del vecchio padre di Celletti, Nando

Bruno (cognato di Celletti), Mario Riva (se

stesso) , Lia Zoppelli (moglie del sindaco),

Mara Berni (amante del sindaco). La piazza

che si vede all’inizio del film, dove troviamo

l’abitazione della famiglia Celletti è Piazza

S. Faustino, sita nel centro storico di VITER-

BO. Poi possiamo vedere via S. Lorenzo

dove il regista ambientò la scena dell’oste-

ria, Piazzale Gramsci fuori porta Fiorentina

dove si girò la scena dell’ingorgo stradale

creato dal vigile Otello Celletti , poi il bellissimo

portico del palazzo comunale in pizza

del Plebiscito e molti altri scorci della città.

La troupe cinematografica , finito di girare le

scene in città, si spostò fuori Viterbo, per

l’esattezza in località La Quercia e per ultimo

a Bagnaia, dove si girò la famosa scena

del posto di blocco, nei pressi della curva

della morte, al malcapitato Sindaco (V. De

Sica).Tra gli sceneggiatori, oltre a Luigi

Zampa, troviamo Tonino Guerra e Rodolfo

Viterbo - Via San Lorenzo

Sonego, autore fra l’altro anche del soggetto

del film ispirato ad un fatto di cronaca,

del 1959, che in quel periodo suscitò molto

scalpore e che vedeva come principale

imputato, un vigile urbano romano che

multò il Questore di ROMA, provocando

così un procedimento giudiziario mai visto

prima. All’uscita del film ci furono azioni

giudiziarie verso la produzione, da parte di

chi riteneva essersi riconosciuto nei personaggi

del film, ma tutto poi finì nel migliore

dei modi.

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38

Dott.ssa

Giulia Radice

D. Mi è arrivata a casa

una cartella esattoriale

relativa ad una infrazione

del Codice della Strada

compiuta qualche anno

fa. Vorrei sapere come e

quando è possibile fare

opposizione.

e-mail Sig.ra

Marianna

R. La cartella esattoriale

è lo strumento con cui l’amministrazione

riscuote forzatamente i verbali di accertamento

di violazione (relativi a contravvenzioni

per violazioni al codice della strada) non

pagati o non opposti nei termini dall’automobilista.

Avverso la cartella esattoriale è

ammissibile l’opposizione con ricorso al

Giudice di Pace entro 30 gg. dalla notificazione

ma solo in alcuni specifici casi: non si può

ricorrere al Giudice di Pace adducendo vizi

relativi al verbale di accertamento di violazione

(per esempio mancata contestazione

immediata della violazione) in quanto per

queste ipotesi l’automobilista avrebbe dovuto

proporre l’opposizione direttamente avverso

il verbale. Quindi, come si può proporre

opposizione avverso una cartella esattoriale

relativa ad infrazioni del codice della strada

mai pagate o mai opposte? Modalità del

ricorso: il ricorso è proponibile, personalmente

o a mezzo di un avvocato munito di

procura alle liti, al Giudice di Pace del luogo

in cui la violazione è stata commessa e deve

essere proposto nei confronti dell’Ente creditore

( vale a dire l’ente che ha rilevato la violazione

-per esempio Polizia Municipale del

Comune di Roma- e che va distinto dall’Ente

esattore -per esempio Monte dei Paschi di

Siena- ) nel termine di 30 gg. dalla notifica

della cartella esattoriale. Il ricorso può essere

iscritto al ruolo recandosi personalmente

presso l’Ufficio del Giudice di Pace competente

oppure per posta tramite raccomandata

a.r. (la procedura è esente da bolli e tasse).

Campo de’ fiori

Il consulente di Campo de’ fiori

Cartella Esattoriale: Come e Perchè Opporsi?

Attenzione però ai motivi da porre fondamento

del ricorso! E’ fondamentale leggere

attentamente la cartella esattoriale al fine di

verificare la presenza di una delle seguenti

ipotesi: 1. la cartella esattoriale è stata emessa

per violazioni al c.d.s relative a verbali

notificati a distanza di oltre 5 anni dalla notificazione

della cartella esattoriale. In questo

caso gli importi nella stessa contenuti devono

considerarsi prescritti (secondo il combinato

disposto di cui agli artt. 209 c.d.s e 28, L.

689/81), con conseguente annullamento

della cartella stessa. Se alla cartella non è

allegato il verbale di accertamento di violazione

di riferimento, per verificare il decorso

del suddetto termine, è fondamentale un’attenta

lettura della parte della cartella relativa

alla descrizione delle somme da pagare.

2. il verbale di accertamento di violazione

sotteso alla cartella esattoriale non è mai

stato notificato al destinatario (il verbale di

accertamento di violazione deve, infatti,

essere notificato entro 150 gg. dal compimento

della violazione a pena di nullità)

oppure è stato notificato irregolarmente.

Anche in questo caso è importante leggere

attentamente la cartella esattoriale, soprattutto

qualora alla stessa sia allegato il verbale

di violazione di riferimento. Infatti, bisognerà

verificare che la notifica dello stesso

sia stata fatta nei termini (entro 150 gg. dal

compimento della violazione) e regolarmente

( ad esempio, verificare se la notificazione sia

stata fatta a persona abilitata o meno) a

pena della sua stessa nullità. Per le cartelle

esattoriali relative a verbali notificati regolarmente

è possibile opporsi all’esecuzione a

norma dell’art. 615 c.p.c., per fatti estintivi

sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo

( per esempio morte), o agli atti esecutivi

a norma dell’art. 615 c.p.c., per vizi di

regolarità formale della cartella esattoriale.

In questi casi sarà però competente il

Tribunale. 3. La cartella esattoriale è stata

emessa relativamente a verbali di multe già

pagate o avverso i quali era stato proposto

ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto.

Spesso accade, infatti, che nonostante il

regolare pagamento della multa o l’accoglimento

di eventuali ricorsi l’ente creditore (per

esempio Polizia Municipale) trasmetta ugualmente

gli atti all’ente esattore per la successiva

esecuzione. In questi casi il motivo del

ricorso sarà, o l’avvenuto regolare pagamento

della multa comminata, o l’accoglimento

del ricorso in opposizione alla stessa. In queste

ipotesi può, tuttavia, anche rivolgersi

direttamente all’ente creditore. In particolare,

nel caso di contravvenzione già pagata è

anche possibile ricorrere direttamente alla

autorità amministrativa che ha emesso il

ruolo, oppure al Prefetto se la contravvenzione

è stata elevata dai Carabinieri o al

Comune se si tratta di Vigili Urbani. La relativa

domanda dovrà essere redatta in carta

semplice e con la prova del pagamento. Nel

caso, invece, di contravvenzione pagata in

ritardo (oltre i 60 gg. dalla notifica del verbale

di accertamento di violazione) il destinatario

della cartella esattoriale potrà fare ricorso,

atteso che il c.d.s (art. 389) prevede l’invio di

un nuovo verbale con la differenza da pagare

(pari a quella tra l’importo versato e la

metà del massimo della sanzione prevista).

Inoltre, è utile sapere che la L. 311/04 ha

previsto che la notifica della cartella esattoriale

debba avvenire, ad opera del concessionario

dell’esattoria, entro 12 mesi dall’iscrizione

al ruolo, pena la decadenza. In questo

caso sarà necessario instaurare una causa

ordinaria innanzi al Tribunale competente.

In alternativa al ricorso al Giudice di Pace,

contro le cartelle esattoriali relative contravvenzioni

al codice della strada è possibile

ricorrere all’Agenzia delle entrate. In questo

caso il ricorso deve essere redatto su carta da

bollo e spedito tramite raccomandata a.r.

senza busta, chiedendo l’annullamento della

cartella (da allegare in fotocopia) e la

sospensione del pagamento).


Campo de’ fiori

39

M E S S A G G I

Tantissimi auguri alla signora Adriana Domizi che a

Giugno compie 60 anni, dai figli,

il marito e da tutti i parenti.

Auguri alla signora Adriana dalla

redazione di Campo de’ fiori

Tanti auguri a

Gustavino che

ha compiuto gli anni

il 14 Maggio

da tutti i parenti e dalla

redazione di Campo de’

fiori

Tantissimi auguri a Elio Mosca

di Bolzano che il 7 Maggio ha compiuto gli

anni. Auguri dagli amici e i parenti di

Civita Castellana. Un augurio particolare dalla

redazione di Campo de’ fiori all’amico Elio che ci

segue sempre con molto interesse.

Tanti auguri a Veronica

Biasco che ha compiuto 18

anni il 7 Maggio. Dai genitori,

il fratello, amici e

parenti. Auguri Veronica

per i tuoi meravigliosi anni

dalla redazione di Campo

de’ fiori.

Tanti auguri alla signora Luciana, che ha

compiuto 51 anni il 10 Maggio, dall’amica Marisa e

dalla redazione di Campo de’ fiori.

Auguri di buon compleanno a Gabriele che compie

31 anni, dai suoi cari e da Michela.

Ti vogliamo bene.

Auguri di buon compleanno alla signora

Marisa Menichelli che ha compiuto 51 anni il 20

Maggio, dalla sua famiglia, dall’amica Luciana e

dalla redazione di Campo de’ fiori.

Tanti auguri alla neo dottoressa

Anika Luceri che il 28 Aprile ha

conseguito la laurea in Disegno

Industriale con 110 e lode. Dai

famigliari, gli amici e

dalla redazione.

Il 13 Maggio ricorreva il

16° anniversario dell’entrata

nella Diocesi di Civita

Castellana del nostro

Vescovo S.E. Mons. Divo

Zadi. A Lui l’augurio dei

fedeli della Diocesi e di

tutta la redazione di

Campo de’ fiori.


40

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42

di

Maria Cristina Caponi

Le Crociate

USA 2005, regia di

Ridley Scott; con

Orlando Bloom, Eva

Green, Liam Neeson,

Jeremy Irons, Edward

Norton; sceneggiatura

di William Monahan;

genere drammatico.

L’effige-simbolo dell’atteso

movie a base

di cappe e spade, fir-

mato da Ridley Scott è in sintesi espressa

nell’alterato e marziale ciglio del prode paladino

cristiano Balian d’Ibelin, interpretato sul

grande schermo dal sex symbol hollywoodiano

Orlando Bloom. L’attore inglese, al suo

primo ruolo da protagonista, indossa lo

scudo, l’elmo e la corazza di un cavaliere teso

alla difesa di una Gerusalemme assediata,

alle soglie del XIII secolo. La traversia ha

principio nell’anno del Signore 1184, in un

solitario e romito villaggio della Francia. Qui

ha luogo un’agnizione fra il difensore di fede

cristiana Goffredo d’Ibelin (Liam Neeson) e il

figlio illegittimo abbandonato anni or sono:

un fabbro di professione, ridotto alla disperazione

in seguito alla perdita del figlio e della

moglie. Il destino del giovane uomo è compiuto:

calcare le orme della figura paterna, e

combattere al fianco dell’anziano genitore

per neutralizzare i colpi sferrati dal feroce

Saladino (Ghassan Massoud). In Terra Sacra,

Balian convoglia a giuste nozze sposando

Sibylla (Eva Green), regina alla corte del lebbroso

sovrano di Gerusalemme Baldovino

(Edward Norton);il cui volto è celato da un

imperturbabile maschera di ferro. L’indomita

sposa è una figura fuori dagli schemi, anticonvenzionale

nel suo cavalcare alla maniera

degli uomini, o indossare vesti arabe da cui

trapela una vellutata epidermide tinta a base

di hennè e altre sostanze naturali. Ma le

scene cruente e suggestive non possono che

svolgersi sul campo di battaglia, dove affiora

l’estro coraggioso di Balian, che tenta di perseguire

una linea di tolleranza nei confronti

dei musulmani. Su idee opposte si allineano i

Templari, guidati dal villoso comandante

Campo de’ fiori

Reynald; per questi aggressivi combattenti

gli infedeli vanno tutti combattuti e sterminati,

senza alcuna discrezione. Avvalendosi di

questo credo, vengono deliberatamente

assalite le carovane col fine di compiere razzie,

stuprare le donne e uccidere i bambini. A

quel punto il cavaliere d’Ibelin diviene lo strenuo

difensore della città.

In fondo, come ha proferito l’attore Jeremy

Irons nel corso di una dichiarazione rilasciata

ai giornalisti, “la storia del film è quella di

persone che si uniscono in clan e che combattono

gli altri perché diversi”. Impossibile

non cogliere i riferimenti espliciti alla realtà

odierna, in merito al conflitto fra Occidente e

Islam e al clima d’intolleranza che attanaglia

il Medio Oriente. A monito di ciò, è inevitabile

menzionare la serie d’aspre proteste, da

parte d’alcuni gruppi religiosi, che accompagnano

il progetto sin dai suoi primordi. Le

polemiche giungono anche da ambienti lontani

all’integralismo islamico, bensì prossimi

alle sedi accademiche: è il caso dello studioso

Khaled Abu el

Fadl, docente in

possesso di una

cattedra alla prestigiosa

University of

California. Egli si

scaglia violentemente

contro il film

in questione, ritenendolounicamente

una summa degli

stereotipi di

Hollywood sugli

arabi e musulmani: nocivo in quanto raffigura

gli infedeli come idioti, retrogradi, insomma,

incapaci di elaborare concetti complessi.

L’occasione per controbattere a tali virulente

affermazioni è affidata al professore gesuita

Gorge Dermis, una delle cinque personalità

che ha avuto il privilegio di leggere lo script

del film. Il reverendo, infatti, ha recentemente

espresso un parere positivo e si augura

che dalla fazione musulmana non giungano

obiezioni; in quanto, dal suo punto di vista, il

film non reca alcun genere d’offese.

Al di là del focolaio di critiche e polemiche, il

lungometraggio è ineccepibile per quanto

riguarda la resa delle immagini e l’impatto

emotivo che genera nello spettatore è strabiliante.

Un merito va indubbiamente all’accurata

ricostruzione degli esterni, che ha reso

possibile l’ideazione di una Gerusalemme in

dimensione reale, a pochi km dalla città

d’Ourzate, in Marocco. Il regista Ridley Scott,

grazie all’esperienza maturata sul set de Il

Gladiatore, si è dimostrato abile nel coordinare

i movimenti di massa, dirigendo migliaia

di comparse nelle scene di battaglia. Nel cast

stellare spicca la verve attoriale d’Orlando

Bloom, di nuovo nei panni di un umile maniscalco,

dopo l’exploit de La maledizione della

prima luna. La sua interpretazione immancabilmente

richiama alla mente un altro personaggio

che lo ha consacrato agli altari della

fama: l’elfo Legolas di Il signore degli anelli.

Il riferimento, d’obbligo, è dovuto ai combattimenti

in stile fantasy, con epiche mischie

medioevali sullo sfondo di un cupo deserto

assolato. Ci auguriamo che il pubblico gradisca

questo fine prodotto, invertendo una

recente tendenza che accompagna i film storici,

vedi Troy, King Arthur, Alexander, grandiosi

negli intenti, ma flop ai botteghini.


il Dirigente Scolastico

Prof. Orlando Pierini

Finestre sul Liberty

Questi disegni vogliono essere un invito a

guardarci intorno per scoprire come i grandi

temi della Storia dell’Arte si possono riscoprire

in un’insegna, nelle curve sinuose di una

cornice o in particolari architettonici che,

fino a quel momento, avevamo beatamente

ignorato. Questo lavoro, che parte da ciò che

abbiamo intorno, sviluppa negli alunni la capacità

di guardare l’ambiente sotto il profilo di

bene artistico e culturale. Il disegno dal vero,

inoltre, sviluppa nel ragazzo delle preziose

abilità disciplinari come la capacità di osservazione,

il coordinamento occhio-mano, il

senso compositivo. Questo naturalmente vale

per il lavoro sul liberty, ma anche per le vedute

che gli alunni di Corchiano e Faleria hanno

fatto del loro paese.

Il borgo di Faleria è protetto

dal magnifico castello degli

Anguillara del XIII sec. Nel

corso degli anni ha subito

varie trasformazioni, attualmente

necessita di essere

restaurato. Andrea Belardi

Civita Castellana

abitazione in

Via Pisacane.

Alessandro Urbani

IIIE

Campo de’ fiori 43

Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di

Civita Castellana e sezioni associate

di Faleria e Corchiano

Insegna in Piazza Matteotti di Civita Castellana - Giammaria Imperio IIIE

Civita Castellana - facciata di villa in Via Roma

Claudia Mezzanotte IIID

Resti del Castello di Santa Bruna fatto costruire nel 1200 dalla

famiglia dei Celli. Divenuto molto influente il castello cominciava ad

occupare i territori del feudo di Corchiano e di Gallese. La strada di

collegamento per Nepi, Falerii Novi, Corchiano ed Orte, passava a

ridosso delle mura di Santa Bruna ed i Celli facevano da padroni esigendo

un pedaggio da tutti i carri che passavano. Nel 1201 i capi

degli eserciti di Gallese e Corchiano si allearono contro i Celli e

distrussero il Castello di Santa Bruna annettendone il territorio al

feudo di Corchiano. I gallesini ebbero alcune terre a sud del fosso

delle Chiare Fontane dove oggi è la tenuta Pesci.

Loredana Benedetti

CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE

situata nella zona agricola del paese, a metà

della strada che collega Corchiano a

Gallese, viene aperta solo in particolari

occasioni, come la festività dedicata proprio

alla Madonna delle Grazie che ricorre il

15 Settembre.

Costruita in un periodo medievale in stile

austero romanico, nel 1682, sotto il governo

dei Farnese, fu dotata, insieme alla chiesa

della Madonna del Soccorso, di un altare in

stile barocco ad opera del corchianese

Lorenzo Costantini il quale, dopo aver viaggiato

per l’Europa ed averne visitato le cattedrali,

volle abbellire le due chiese legate

al culto della Madonna,

da sempre venerata nel paese.

Infatti ne conserva un antico affresco sulla

parete retrostante l’altare, insieme ad altri

raffiguranti Santi su quelle laterali, recuperati

durante il recente restauro effettuato

ad opera dell’ex parroco

Don Domenico Anselmi.

Maria Grazia Bedini


44

Campo de’ fiori

Amarcord i luoghi dell’infanzia - LE COLONIE A CIVITA CASTELLANA

1940 - colonia estiva di Civita Castellana. Foto del Sig. Dagoberto Carabelli

Era circa il 1948 quando, Massimo Conti e

Fabrizio Mosconi, che avevano poco più di

cinque anni, vissero la prima esperienza

della colonia estiva diurna a Civita

Castellana.

Questa era organizzata dalla Pontificia Opera

di Assistenza che, grazie ai beni di prima

necessità forniti dall’America dopo la

Seconda Guerra Mondiale, riforniva le colonie

di pasta, latte liofilizzato ed altri generi

alimentari.

L’allora direttore della colonia era il maestro

Pietro Bravini che, puntuale, tutte le mattine,

aspettava impaziente l’arrivo dei bambini

di ogni età e stato sociale. Questi si riunivano

tutti davanti all’edificio delle scuole elementari

XXV Aprile e, in fila indiana, con i

Indovina Indovinello...

Qual è quel luogo dove: l’acqua non bagna, il fuoco non

brucia, le spade non feriscono, la gente muore parecchie

volte e resta viva, i re regnano per poco?

tamburini in prima fila

che tenevano il tempo

di marcia, si dirigevano

verso Piazza

Matteotti per assistere

alla prima messa della

mattina che si teneva

nella chiesa di San

Francesco. Dopo la

messa, in fila per due,

di nuovo in marcia per

raggiungere il

“boschetto”. I ritardatari

aspettavano ai

balconi l’arrivo del

“battaglione” accodandosi

al suo passaggio.

L’evento rendeva

felici mamme e

bambini; le prime, perché potevano svolgere

il lavoro domestico o di campagna in tutta

tranquillità non dovendo badare anche ai

propri figli che avrebbero, se non altro, fatto

un pasto decente all’ora di pranzo, i secondi,

perché potevano giocare tutto il giorno felici

e indisturbati. Arrivati al boschetto, cantando

l’inno di Mameli, si procedeva con il rito

dell’alza bandiera, sia di quella Italiana che

di quella Vaticana, veniva servita una colazione

a base di caffè-latte e biscotti e i più

grandi venivano fatti marciare per circa un’ora,

mentre ai più piccoli venivano riservati i

“bagni di sole”. Finita l’ora del dovere, si passava,

con grande gioia al piacere, che consisteva

in giochi organizzati dagli assistenti

come “ruba bandiera”, “nascondino”, “tiro

di Cristina Evangelisti

alla fune”, “schiaffo del soldato” etcc. Alcuni

bambini si creavano un proprio giardino zoologico

scavando delle buche sul terreno,

mettendoci dentro insetti, lucertole e cavallette

e ricoprendole poi con delle lastre di

vetro. Tra giochi e divertimenti si arrivava

all’ora di pasto in cui veniva servita una gran

quantità di pasta asciutta americana, condita

con del buon sugo italiano. Dopo il pranzo

il riposino era d’obbligo ed i giochi potevano

riprendere solo dopo le quattro, quando

era stata servita la merenda a base di

pane e marmellata, pane burro e zucchero e

fino all’ora in cui, calato il sole, si doveva

ritornare verso casa. Si riabbassavano le

bandiere, le file si ricomponevano ed il piccolo

esercito, marciando, ritornava alle proprie

case. Una volta giunti davanti all’edificio

scolastico, il Direttore scioglieva le righe ed

ogni bambino si dava appuntamento per il

giorno successivo. Fabrizio e Massimo ricordano

alcuni brani di quelle canzoni che venivano

intonate durante la marcia verso il

“boschetto”: “……marcia, marcia, marcia

soldatin e ogni bimba gli fa l’occhiolin……” ,

“……apri il mio scatolon, con i soldati che

son la, quando dalla strada vien il suono di

una banda militar, s’arresta di giocar, s’affaccia

per guardar, son tanti soldatin, son

veri quelli li. Soldatini di ferro son qui, quelli

marcian ma questi stan qui. Dice il bimbo

papà per favor, sono fatti di ferro anche lor?

I soldati d’Italia son così, son di ferro, son

fatti così……”

i primi tre che, telefonando

in redazione, daranno la

soluzione dell’indovinello

riportato qui a fianco, riceveranno

un simpatico

omaggio offerto dalla profumeria

GLAMOUR.


Campo de’ fiori

Ancora un viaggio nel mondo delle note

Andrea Ginevra racconta la musica,

con il sogno di diventare come Nicola Piovani

Ancora musica,

ancora sogni.

Semplicemente

ancora voglia di

esprimersi per

quello che si è.

Ancora voglia di

emozioni, con la

fatica di percorrere

di Tamara Gori una strada e la

testardaggine di

voler andare fino in fondo. Con la forza di

capire se stessi e la volontà di vivere una

vita senza scendere a compromessi con

quelli che ti vogliono arrivato, solo se hai

uno stipendio fisso a fine mese. Sperando

di raggiungere dei risultati, dei traguardi

che sembrano lontani come il sole e, forse

come il sole, sono altrettanto abbaglianti.

Il mondo della musica accoglie tanti di

questi mondi, tante di queste sfumature e

spesso è il rifugio di chi altrove non trova

espressione di sé; quasi un’ancora di salvataggio,

non necessariamente per essere

illuminati dalle luci della ribalta, ma anche

solo per affermarsi, rimanendo “nell’ombra

dorata” della musica. E in quest’ombra

continua il nostro viaggio.

“Mi chiamo Andrea Ginevra. Ho 29 anni

e vivo a Corchiano”.

D: Come è iniziata la tua passione per

la musica?

“Ho avuto un maestro d’eccezione: mio

padre. Con lui, a sei anni, suonavo già la

chitarra a 12 corde, sulle canzoni di De

Gregori. Poi le scuole medie e Andrea

Mercanti, il mio insegnante di musica, che

mi ha guidato per tre anni nella conoscenza

della chitarra classica. A scuola non

sono mai stato un campione, ma in educazione

musicale i voti sono sempre stati

ottimi. E’ stato lui a consigliarmi una scuola

più importante, e così sono approdato al

Conservatorio di Santa Cecilia, superando

gli esami di ammissione e usufruendo

della possibilità di suonare con i più grandi

della musica, come Carlo Carfagna, uno

dei primi cinque chitarristi al mondo. Ho

fatto diversi concerti, anche accompagnando

cantanti famosi. Ma poi, per un

disguido burocratico legato alla mia partenza

per il servizio militare, sono stato

radiato dal Conservatorio per

aver superato le 21 assenze non

giustificate”.

D. E il tuo percorso come è

continuato?

R. “ Ho iniziato a suonare con

diversi complessi locali, lavorando

sulle cover dei Guns’ and

Roses. Con uno di questi mi

sono esibito nell’estate di due

anni fa a Corchiano, ricevendo

un premio dal Maestro Nicola

Piovani, in occasione del

Fescennino d’Oro. Poi ho suonato

con la Alex Big Band, esibendomi

sui pezzi di Santana come

solista. Attualmente sto facendo

piano bar nei locali; mi diverte e

mi considero fortunato: mi

pagano per fare un lavoro che

mi piace”.

D. E oggi quali sono i progetti

per il futuro?

Insomma, cosa vorresti fare

da grande?

R. “ In realtà non mi interessa

diventare famoso. Il mi sogno è quello di

comporre musica per altri; naturalmente

ad alti livelli e per vari generi musicali. Ho

già iniziato in questo campo in realtà,

componendo le musiche per un balletto di

una suola di ballo; ho fatto esperienze di

compositore a Calcata, che da questo

punto di vista offre un mondo molto vivace.

Una mia canzone, “Mille sogni”, è già in

mano ad un impresario e verrà utilizzata

per il lancio di una cantante. Con Federico

Longhi ho composto le musiche di “Non

saprei”, che è passata su Radio Punto

Zero. Quello della musica è un mondo

incerto, che nell’immediato non paga sicuramente,

ma spero si concretizzi sempre

più. Il mio sogno sarebbe quello di emulare

un Maestro per me impareggiabile

come Nicola Piovani. Per piccole coincidenze

ci siamo trovati sempre vicini: tu ci

hai intervistati entrambi, mi ha consegnato

un premio; quindi spero di continuare a

seguire il suo percorso e la sua maestria.

Magari fino all’Oscar!”.

D. Credi che il tuo modo di fare musica

sia diverso da tanti altri che pro-

45

Andrea Ginevra

vano ogni giorno ad entrare in questo

mondo?

R. “Il mio modo di fare musica non è diverso;

è solo diverso il mio modo di esprimermi,

sono diverse le emozioni che cerco

di trasmettere. Gli artisti devono essere

tanti per questo, ognuno con la sua personalità

da mettere in musica e questa è l’unica

libertà di pensiero che ci è rimasta,

forse l’ultima. Poi sta a chi ascolta scegliere

ciò che più gli appartiene. E’ per questo

che è importante continuare a credere

nella possibilità che la musica diventi un

sogno da seguire”.

D. Cosa vorresti aggiungere di te per

permettere agli altri di capire il tuo

modo di fare musica?

R. “Tanti ascoltano le canzoni in inglese. Io

ascolto Elisa; non capisco le parole, ma mi

emoziona lo stesso. C’è chi non ha fatto il

conservatorio, ma non per questo non può

ascoltare musica. La musica non va capita,

va solo ascoltata; vanno ascoltate le emozioni

che ci procura. Per questo credo che

niente di me sia così necessario; solo la

voglia di lasciarsi andare alle note”.


46

Campo de’ fiori

Una Fabrica di ricordi

storie e immagini di Fabrica di Roma

Fabrichesi in pellegrinaggio al Santuario della Madonna Ad Rupes di Castel Sant’Elia

Dopo le ultime scaramucce dell’inverno,

pian piano il tempo si aggiusta e, giorno

dopo giorno, arriva il dolce clima della

bella stagione. Il vento tiepido e lieve,

accarezza i prati ammantati di verde e di

fiori, e lambisce gli alberi lussureggianti

vestiti di foglie, ancora piccole e lucide. È

tutta una esplosione di colori e di profumi,

e le crisalidi che hanno sfidato l’inverno,

regalano farfalle leggere. Il ricordo delle

feste di Maggio mi riporta a quella dei

lavoratori che veniva accompagnata dai

discorsi, fatti per l’occasione dal palchetto

addobbato, come tutta la piazza, con

tante ginestre. La voce del comiziante

veniva amplificata con le vecchie trombe

Minelli, ma non arrivava a noi ragazzi che

venivamo puntualmente esortati da qualche

sbruffone più grande di età, a “ piantare

maggio”. Noi non capivamo minimamente

il significato malizioso di quelle

parole e cercavamo, invece, di accaparrarci

qualche pagnottella di quelle che

venivano distribuite gratuitamente vicino

al venditore di anguille.

Questo si metteva di solito con il suo

bigoncio di legno, vicino alla catena, in

cima alle “scalette”, nello stesso posto

dove il venerdì mattino veniva venduto il

pesce. Incartava le anguille sotto aceto

Fabrichesi in piazza dopo un comizio

di Sandro Anselmi

nella carta paglia che si ammollava tutta,

ed i vecchi se ne andavano con il loro cartoccio

sgocciolante e profumato a fare la

tradizionale “bevuta” al Cunicello (più tardi

all’ Ortale ), con il vino fornito dalle loro

stesse cantine. Finivano poi con il gioco

della morra, contenti di essersi riposati nel

giorno della loro festa. Altra cosa era la

devozione che il popolo portava alla

Madonna nel mese di Maggio, onorandola

con preghiere quotidiane davanti agli

“Altarini”. Questi venivano allestiti in ogni

rione usando spesso l’immagini sacre

delle edicole già esistenti, inghirlandate

con coroncine di “mortella” e fiori e, dove

queste non c’erano, si poneva una statuina

o un quadro della Vergine sopra un

tavolo o la classica “scaletta” della cantina,

addobbate con le tovaglie migliori. Al

tramonto, dopo aver preparato la cena

per gli uomini che tornavano dai campi, le

donne uscivano di casa portandosi la

sedia per recitare il rosario davanti agli

“altarini” e finivano poi con un canto alla

Madonna. Durante tutto il mese le chiese

erano frequentatissime dalle giovani

ragazze, che mettevano il loro futuro nelle

mani della Madonna.


Da studente

avevo fatto

diversi lavori

quali quelli dei

censimenti dell’agricoltura,

della popolazione,

delle forze

del lavoro ed

altri, che mi

di Sandro Anselmi avevano permesso

una sufficiente

indipendenza economica, un lavoro

che avrebbe però segnato per una parte il

mio futuro professionale fu quello che

svolsi per l’ Alleanza Assicurazioni.

Poco ricordo e poco sapevo delle formule

tecniche e dei rendimenti delle polizze, ma

scoprii però con mia somma sorpresa, la

relativa facilità con cui la gente mi accordava

la sua fiducia nello stipulare i contratti.

All’epoca ero molto favorito dal fatto che

fossi una “faccia nota” per la mia attività

canora e questo era, nonostante la timidezza,

il mio lasciapassare.

Ricordo con tenerezza il mio superiore,

Maresciallo in riserva Roberto Bernardini

che, quale capo settore, era padrone delle

tecniche di vendita e dei prodotti e così,

insieme, eravamo una potenza.

Quasi tutti i pomeriggi veniva da Viterbo

Campo de’ fiori

a Viterbo con

Amore e Nostalgia

per aspettarmi a casa che io tornassi dall’università

per uscire a lavorare insieme e,

nel frattempo, si intratteneva a parlare con

mio nonno.

Era una persona simpatica ed estremamente

buona; ricordo però che fumava

moltissimo e per questo motivo, scommetteva

sempre con mio padre, anche lui

fumatore, che avrebbero smesso insieme.

Agenti della Alleanza Assicurazioni

47

Si era talmente affezionato che mi prestò

le sue automobili per permettermi di lavorare,

una FIAT 500 ed una FIAT 124 nuova

di zecca.

Io d’altra parte non lo deludevo vista la

produzione, anche perché il suo settore

era formato soltanto da me.

In quel periodo mi tolsi delle belle soddisfazioni

perché, nonostante gareggiassi

solo contro tutti gli altri settori, formati

ognuno da diversi produttori, vedevo

segnato il mio nome sempre in vetta sulla

lavagnetta che riportava le “quote” della

produzione mensile.

Venni premiato con la medaglia d’oro nei

locali dell’Agenzia Generale che era in Via

San Francesco a Viterbo e provai un’ imbarazzante

soddisfazione, perché non mi

sembrava di essermi meritato tanto.

In effetti, da solo, mi accollati gli incassi

mensili di molti paesi come Fabrica,

Carbognano, Corchiano e Viterbo centro

che, ripensandoci oggi, non riesco a capire

come facessi.

Mi ricordo come fosse ora, le scale di peperino

scavate dal tempo delle case della

città dei Papi e le gite a Castel d’Asso all’ora

di pranzo, per consumare il panino che

mi ero portato da casa.

Quanta stanchezza ma quale soddisfazione

la sera, quando raccontavo a mio padre di

quante cose e quanta gente avessi conosciuto.


48

Campo de’ fiori

Sandro Anselmi

P.zza della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT)

Tel./Fax 0761.51.31.17

e-mail : sandro_anselmi@libero.it

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Campo de’ fiori

CITTA’ DI MAGLIANO SABINA

Associazione Turistica Pro Loco A.P.T. Rieti A.C.A.I. Lazio U.N.P.L.I. Rieti

Chiesa di San Liberatore

Con bolla Papale emessa da Alessandro VI il 15

Settembre 1495, il Comune di Magliano Sabina

fu elevato a Città e la chiesa di San Liberatore a

Cattedrale di Sabina.

Si trattò di un provvedimento importante poiché

è noto a tutti che l’antica sede episcopale di

Sabina risiedette fin dai tempi dell’imperatore

Teodosio in Foronovo (Vescovio) e qui si innalzò

a tanta gloria ed importanza da avere 72 tra

chierici e sacerdoti per l’adempimento dei sacri

riti. La scelta di Magliano, rifacendosi a crona-

che del tempo, è dovuta al fatto che il suo territorio

era abbastanza popoloso e ciò poteva

assicurare continuità di culto ed inoltre a

Magliano si trovava eretta la chiesa collegiata di

San Liberatore, avente un capitolo di sei canonici

che si dimostrò atta all’elevato onore di

Cattedrale.

E’ inutile aggiungere che la collegialità veniva

conferita dal Papa ad una chiesa che si trovasse

in una città o in un paese abbastanza importante,

con popolo numeroso e molte persone di

riguardo. Anche la stessa posizione di Magliano

poteva in certo qual modo garantire e rassicurare

la comunità religiosa da possibili e temute

distruzioni. Da questa situazione la nostra città

trasse grandi vantaggi ed onori.

Si notò un notevole aumento della popolazione

dovuto alle nuove persone attratte da motivi

legati al culto. Dal punto di vista estetico molti

furono i nuovi apporti, iniziati con la costruzione

della sede per il vescovo ed il capitolo e terminati

nel 1593 con la costruzione dell’importante

complesso del Seminario Sabino. Infine il

titolo di città, ambitissimo da ogni comunità,

dette lustro agli abitanti. Ma molto forti si dimo-

incontriamoci a Magliano

Domenica 12 Giugno 2005

Scopri l’Arte

Rassegna Artistica a cura dell’Accademia InternazionaleD’Italia

(A.I.D.I.)

Per contatti Pro-Loco: Tel. e Fax 0744.910021 e-mail: prolocomagliano@tiscali.it

328.5472482 - 3395963387

Per prenotazioni ed informazioni sul mercatino: Mario 349.5394955 - 338.6179337

49

strarono subito le ostilità di tutta la diocesi sabina

contro questa nuova situazione e d’altra

parte ciò non ci stupisce affatto. Leone X nel

Breve del 21 Giugno 1521 rivolto al Cardinale

Beniamino Carvajal, nuovo vescovo di Sabina,

mise in evidenza quel clima di odio e di rancori

della diocesi intera contro Magliano, che sfociarono

in scontri armati ed in saccheggi. Siamo

tutti d’accordo nel ritenere veritiera la notizia di

Leione X.

Dobbiamo perciò aggiungere che forse

Alessandro VI, incitato a ciò dal Cardinale

Carafa, avrà esagerato nel mostrare Vescovio

abbandonata e inospitale, affinché fosse giustificato

il passaggio della sede vescovile a

Magliano, voluto in realtà per motivi economici.

Questa, e ciò è indubbio, si rivelò più prospera

e ricca di Vescovio. Si può anche pensare ad

una lotta di odio di quelle comunità contro

Magliano innalzata all’onore di “città”. Per ritornare

ad un sano e necessario equilibrio si giunse

a dichiarare Santa Maria di Vescovio “Antica

Cattedrale dei Sabini” e San Liberatore “Nuova

Cattedrale dei Sabini”. Fu questa, a parer di

tutti, una soluzione affatto convincente.

RADUNO FIAT 500

a cura del

Numeri Utili

Comune 0744.910336

Vigili Urbani 0744.910032

Archivio Storico 0744.910336

Biblioteca Comunale 0744.910108

Carabinieri 0744.91333

Ospedale 0744.9121

Teatro Manlio 0744.910344


dati e notizie sul CEFASS

Un infaticabile organizzatore

a cura del

Prof. Michele Abbate

Se finora la struttura

organizzativa

del Centro Falisco

di Studi Storici,

ossia il CEFASS, ha

sempre funzionato

perfettamente,

soprattutto quando

c’era da preparare

ed allestire

Seminari e Convegniinternazionali,

il merito è di

Aldo Filosa. Membro del Consiglio di

Amministrazione, vice presidente del

CEFASS e responsabile dell’intera macchina

operativa dell’Ente di Ricerca, Aldo

Filosa è un instancabile e provetto organizzatore.

Dotato di notevoli capacità e di uno spiccato

dinamismo, ha saputo in ogni occasione

creare le premesse perché un

Seminario o un Convegno internazionale

andasse sempre nel migliore dei modi.

Impeccabile e preciso nel gestire la “macchina”

che prepara tutto quello che necessita

per la buona riuscita di simili iniziative

culturali, Filosa ha

dimostrato di essere

veramente l’uomo

giusto al posto giusto.

Impegnato fin

da giovanissimo in

attività associative,

tanto sul piano

sociale che su quellopolitico-amministrativo,

ha saputo

trasfondere queste

sue doti caratteriali

nella gestione tecnico-organizzativa

del

CEFASS.

Queste doti emergono

con chiarezza

ogni volta che Filosa

deve gestire la fase

operativa dell’allestimento

di un

Seminario o di un

Convegno.

In occasione di

quattro Convegni

internazionali organizzati

al Centro

Falisco di Studi

Storici, Filosa è

stato il loro infaticabile

preparatore.

Altrettanto dinamico

e costruttivo si è

rivelato nella preparazione

dei Seminari

annuali che si ten-

gono ad Orte nella

bella cornice del

Campo de’ fiori 51

medievale

Palazzo Roberteschi.

In questo suggestivoscenarioarchitettonico

come in

quello dell’Aula

Magna della

Università della

Tuscia, oppure

negli sce-

Aldo Filosa

naripittoreschi ed incantevoli

del Monte Soratte e di Sant’ Oreste

fino ad arrivare a quelli imponenti e stupendi

della Fortezza del Sangallo a Civita

Castellana, i tanti studiosi stranieri ed italiani,

che sono stati invitati a questi incontri

di alta cultura storiografica, hanno

potuto apprezzare, sicuramente e ripetutamente,

anche le bellezze di questa parte

dell’Alto Lazio.

E il merito di tutto questo è tanto di chi ha

ideato e promosso tali incontri, quanto di

chi ha curato tecnicamente la loro gestione

organizzativa..

suggestivo scorcio del Palazzo Caccia - Canali di Sant’Oreste

sede del Museo di Storia Naturale

Campo de’ fiori

Periodico Sociale di

Arte. Cultura

ed Attualità edito

dall’Associazione

Accademia

Internazionale

D’Italia

(A.I.D.I.)

senza fini di lucro

Presidente

Fondatore:

Sandro Anselmi

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Responsabile:

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Redazione

e Coord:

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del 2/6/89

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