RIVISTA UFFICIALE DEL CLUB ITALIANO ALLEVATORI AGAPORNIS

walter.amelie25

RIVISTA UFFICIALE DEL CLUB ITALIANO ALLEVATORI AGAPORNIS

Con i pellettati mi restano tuttavia aperti tre

problemi. Il primo è la tenuta. Non ho infatti

alcun riscontro sul lungo periodo, quindi mi

chiedo se, con il tempo, i pennuti possano

soffrire di noia o di qualche carenza alimen-

tare.

Il secondo, più pratico, è quello della som-

ministrazione. Uso da tempo le mangiatoie a

dispenser, ma ancora non ho trovato il mo-

dello che mi soddisfi completamente, e cioè

che consenta un facile accesso abbinato ad un

ridotto scarto.

Il terzo, appunto, è lo scarto. I pellettati non

generano di per sé scarto in senso stretto, ma

ovviamente qualche pezzo finisce in terra e

qualcuno fuori dalla gabbia. Del resto sono

pappagalli. Sul fondo della vaschetta o nel

raccoglitore di alcuni modelli di mangiatoia

a dispenser, si deposita inoltre un substrato

di polvere di mangime prodotto dalla tritu-

razione del prodotto da parte dei pennuti.

Considerando i costi, ho preso l’abitudine di

raccogliere tale residuo e di somministrarlo

inumidito, a mo’ di pappetta, con il risultato

di ottimizzare le risorse e fare cosa gradita ai

miei beniamini, che quando si tratta di infilare

il becco, e nonsolo quello, nella roba pastosa

e profumata, non si fanno certo pregare.

I canus non li ho ancora messi in riproduzio-

ne, quindi vedremo se anche con loro le cose

fileranno lisce come accaduto con i taranta.

In sostanza, quindi, mi sento di dire che il

passaggio ai pellettati è tutto sommato age-

vole ed il loro impiego comodo e privo di

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Per un pugno di pellet

particolari controindicazioni. Questo almeno

nel breve periodo. Vedremo in futuro come

cresceranno i miei pennuti e se godranno di

uno stato di salute pari, o migliore, a quello

che caratterizza i loro conspecifici alimentati

tradizionalmente.

Certo, il problema principale resta il costo.

Tolte le marche riservate ai capitani d’indu-

stria o ai vincitori di superenalotto, anche le

altre oscillano in media sui 5 euro al chilo, un

importo di gran lunga superiore a quello di un

buon misto semi. E contrariamente a quanto

sostengono alcuni, dubito che gli integratori

ed i vari pastoni, che pur hanno un costo e

che normalmente sono forniti in aggiunta ai

semi, possano rendere la spesa di un alleva-

mento tradizionale anche solo lontanamente

paragonabile a quella basata sui pellettati.

Fin quando si hanno pochi soggetti, come il

sottoscritto, il problema è relativo. Su numeri

importanti però la questione cambia…

Certo per ora mi trovo bene, ed il non vede-

re semi o bucce in giro mi dà parecchia soddi-

sfazione (ed allontana lo spettro del divorzio).

Per questo sono da qualche mese passato ad

un pasto unico anche con i ben più numerosi

pennuti di altre specie esotiche che allevo, ma

i risultati non appaiono al momento positivi

come quelli ottenuti con i pappagalli. Ma que-

sta è un’altra storia…

Roberto Condorelli

Socio CIAA

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