Diapositiva 1 - Cagliari Calcio

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Cagliari: La storia

1980-1990

8


Pietro Paolo Virdis non si è mai inserito nella Juventus, complici una serie di infortuni. Boniperti,

suo grande estimatore, decide di mandarlo ancora a Cagliari per rigenerarlo, nel fisico e nel morale.

Mario Tiddia si ritrova dunque con una batteria di attaccanti da fare invidia alle grandi: Virdis, Piras

e Selvaggi. Addirittura in alcune occasioni, il tecnico di Sarroch li schiera contemporaneamente, alla

faccia del tatticismo. Tutto è possibile, del resto, quando si ha in squadra un elemento duttile e

generoso come Gigi Piras. I tre attaccanti sono in campo nella prestigiosa vittoria del Sant’Elia

contro la Roma di Falçao. Il gol vincente è proprio di Virdis, che brucia il suo marcatore – a zona –

deviando di testa in rete un traversone dalla fascia. E’ il momento più alto di un campionato più che

positivo. La squadra gioca a memoria, si muove su meccanismi rodati. Ancora Piras e Virdis segnano

i gol coi quali il Cagliari viola il terreno del Torino. Virdis non fa sconti a nessuno.

Franco Selvaggi

Fa tremare la sua Juventus, che raggiunge al

“Comunale” i rossoblu solo nella ripresa, e va in

gol pure sette giorni dopo contro l’Inter. Un altro

in grande forma è Selvaggi, convocato in

Nazionale da Bearzot. Saranno 8 alla fine

dell’anno i suoi centri. La crisi invernale, ormai

un classico, impedisce di puntare più in alto,

ma il 6° posto è un piazzamento rimarchevole.

Sarebbe valso il passaporto per l’UEFA, ma da

qualche stagione sono solo due le squadre

italiane qualificate per la competizione continen-

tale, quindi il Cagliari resta fuori.

1980-81


Grandi novità bollono in pentola a livello

societario. Alvaro Amarugi, un imprenditore

toscano con interessi in Sardegna, acquista

il pacchetto di maggioranza della Società e

ne diventa Presidente. E’ un uomo dotato di

forte personalità, che vuol dettare legge.

Entra subito in conflitto con Riva e col

nuovo allenatore, Paolo Carosi, ex della

Fiorentina. Virdis è tornato alla Juventus,

Selvaggi, il cui passaggio alla Juventus è

sfumato negli ultimi giorni di mercato, forse

è un po’ demotivato, lo stesso Corti non è

più il portiere-saracinesca che si conosce. Il

Cagliari è l’ombra della squadra degli anni

precedenti, e si ritrova a lottare per la

salvezza. Alcune ottime prestazioni (a

Firenze, pareggio con gol di Piras, abbonato

a segnare ai viola; e a Milano con l’Inter,

vittoria per 3-1) vengono annullate da prove

sconcertanti. Come il 2-4 casalingo contro

la Roma, o la sconfitta con lo stesso

risultato ottenuta a Torino. Brugnera è agli

ultimi fuochi: Carosi prova il giovane Loi

come libero, e il ragazzino se la cava bene.

Alla 29° giornata, i rossoblu passano

largamente ad Avellino. Gli ultimi 90 minuti

decideranno le sorti del campionato.

1981-82

Oreste Lamagni dopo il gol in Cagliari-Ascoli


Roberto Quagliozzi durante Cagliari-Inter

Al Sant’Elia arriva la Fiorentina, che

deve assolutamente far sua l’intera

posta in palio per sperare nello scudetto.

Al Cagliari basterebbe anche il pareggio.

La partita è un inno al non gioco. Carosi

ha il centrocampo a pezzi, alterna Bellini

e Quagliozzi, che hanno solo 45 minuti

di autonomia a testa. La Fiorentina

sembra spenta, non spinge come

potrebbe e dovrebbe. Per la verità

Graziani va in gol, ma l’arbitro annulla,

per un’irregolarità apparsa veniale. Lo

0-0 resiste sino al termine: il Cagliari è

salvo, anche se con tanta fatica e

batticuore. E’ stato il primo anno con il

nome di uno sponsor sulle maglie. Il

battesimo è toccato all’Ariostea, azienda

reggiana di ceramiche.

1981-82


Carosi viene

inizialmente

confermato, ma poi il

tecnico sceglie di

andarsene. Troppi i

conflitti col Presidente

e con Riva. Amarugi,

giustamente,

rivoluziona una

squadra che sembra

alla frutta. Partono

Selvaggi, Bellini,

Longobucco e Corti.

Ammaina bandiera

anche l’ultimo degli

eroi dello scudetto,

Mario Brugnera. Si

ritira dopo avere

stabilito il record

assoluto di presenze

con la maglia del

Cagliari in

campionato: onore al

merito. Purtroppo i

nuovi acquisti non

paiono in grado di

rimpiazzare

degnamente i partenti.

Amarugi non ha tanti

soldi da investire sul

mercato. Si affida a

delle scommesse e a

Una formazione del 1982-83

1982-83

giocatori che hanno

già dato il meglio di

sé. Capitolo a parte i

due stranieri:

Waldemar Victorino,

centravanti

uruguayano di grande

fama, e Julio Cesar

Uribe, “La Perla Nera”,

terzo miglior giocatore

del Sud-America alle

spalle di Zico e

Maradona. Per la

panchina, Amarugi

pensa a Gustavo

Giagnoni, che corona

il sogno di una vita. Il

mister di Olbia si

rende subito conto

delle difficoltà del

compito. La squadra

ha chiari limiti tecnici,

soprattutto a

centrocampo, dove i

giovani Mariano

Marchetti, Mazzarri e

Rovellini non sono di

categoria. Victorino,

quasi a fine carriera,

finisce subito in

panchina e poi in

tribuna.


Diverso il discorso per Uribe, trequartista di purissima classe, ma inadatto ad una squadra che deve

lottare per salvarsi. Il peruviano regala comunque lampi notevoli, anche se i gol li segna l’eterno Piras.

Dopo una prima fase della stagione da dimenticare, il lavoro di Giagnoni inizia a pagare. Eccellente il

rendimento del portiere Malizia. A novembre, la rosa viene assestata con gli acquisti dell’ottimo

centrocampista Pileggi e del promettente attaccante Poli. Il Cagliari al termine del girone d’andata ha 15

punti, perfetta media salvezza. Stupendo il pari colto a Torino con la Juventus di Platini e dei Mundiales

azzurri, grazie al solito guizzo di Piras. Qualcosa inizia a rompersi in primavera. Uribe entra in rotta di

collisione con Giagnoni, reo di averlo escluso a Pisa, mentre la popolarità di Amarugi è ai minimi

termini, fomentata pure da un’intensa campagna di stampa. Alla 25° giornata, il Cagliari supera il

Verona e guadagna quattro punti sulla zona retrocessione. L’imperiosa rimonta di Genoa e Napoli

trascina però nuovamente i rossoblu nella mischia. Contro la Juventus al Sant’Elia, distratta dalla

prossima finale di Coppa Campioni, basterebbe il pari.

Vincono invece i bianconeri, mettendo nei guai la

squadra di Giagnoni. L’ultima partita in programma,

ad Ascoli, è uno specie di spareggio. Chi perde,

saluta la compagnia. Tocca al Cagliari, che conferma

la tradizione negativa in partite dentro o fuori.

L’Ascoli si impone 2-0, e in Sardegna cominciano i

processi. Anche perché un chiacchieratissimo Genoa-

Inter si risolve con un’archiviazione da parte della

Giustizia Sportiva che non prende alcun

provvedimento verso le due squadre.

1982-83

Lo staff tecnico di Gustavo Giagnoni


Julio Cesar Uribe tra il Presidente e un tifoso


Gustavo Giagnoni viene esonerato il

giorno dopo la sconfitta con l’Ascoli. Il

tecnico se ne va sbattendo la porta, gonfio

di risentimento verso Amarugi. Anche

Riva lascia la Società, solidale verso

Giagnoni. Il Presidente resta solo, e

procede all’ennesima rivoluzione. Partono

nove giocatori, tra cui Alberto Marchetti e

Malizia, ne arrivano altrettanti. Elementi

di categoria, come Guido Biondi dal

Campobasso (detto “Il Platini del Molise”),

ma anche qualcosa di meno. Si punta

tutto sulla voglia di riscatto di Uribe, e sul

ritorno in panchina di Mario Tiddia.

Niente da fare. Il Cagliari fa fatica.

Incomprensibile la politica societaria.

Andrea Carnevale, il giovane centravanti

destinato ad una grande carriera, viene

ceduto al mercato di novembre dopo sole

7 partite. Addirittura ad un certo punto i

rossoblu scivolano ancora più in basso, a

lottare per tenere il posto in B.

Uno scontato pareggio a Monza e

un’altrettanta scontata vittoria nell’ultima

giornata sul demotivato Arezzo, salvano la

barca. Non preservano certo Amarugi

dalla contestazione crescente.

Tiddia, Reginato, Minguzzi, Valentini e

Bellini durante un allenamento

1983-84


1984-85

La rosa del Cagliari nella stagione 1984-85

“Don Alvaro” in estate finalmente riesce a sbarazzarsi della sua creatura. Il nuovo proprietario della Società è

Fausto Moi, impresario romano di chiare origini sarde. Per i tifosi del Cagliari, è come cadere dalla padella

nella brace. Moi è digiuno di calcio, e non può permettersi sciali. Con premesse del genere, logico che la

campagna di rafforzamento estiva non si possa considerare tale. Basti solo pensare che il fiore all’occhiello è

l’acquisto del libero ex Milan Maurizio Venturi. Gli altri sono nomi di contorno, portatori d’acqua dai quali non

è lecito attendersi troppo. L’allenatore Fernando Veneranda, detto “Il Gringo”, un duro, viene licenziato dopo

la qualificazione in Coppa Italia e cinque sconfitte consecutive in campionato. Arriva al capezzale dei rossoblu

un altro tecnico di grande personalità: Renzo Ulivieri. Il nuovo mister si preoccupa di recuperare alla causa

Roberto Quagliozzi, emarginato da Veneranda. Ulivieri vince bene la sua prima partita, ma appare evidente

che la salvezza non sarà una passeggiata. Nemmeno l’innesto del centravanti Gianni De Rosa, ex

capocannoniere del campionato, risolleva le sorti di una squadra nata per soffrire. De Rosa si presenta con tre

gol al Pescara all’esordio, farà ancora centro tre settimane dopo contro l’Arezzo, e stop.


Saluta la compagnia invece Uribe, che con la

squadra in piena bagarre, si aggrega alla sua

Nazionale per giocare le partite di qualificazione

ai Mondiali. Regge la baracca il “gatto magico”

Roberto Sorrentino. La rivelazione è Vittorio

Pusceddu, terzino-mediano di vent’anni, dal

sinistro al fulmicotone. Il Cagliari accusa un calo

nel finale, e giunge disperato all’ultima partita di

campionato. Deve battere il Catania al Sant’Elia

per salvarsi. Solo che gli etnei non possono

perdere, ed ergono un catenaccio d’altri tempi.

Ulivieri non ha praticamente attaccanti: De Rosa

e il giovane Branca sono infortunati. I rossoblu,

sospinti da uno stadio esaurito, ci provano sino

all’ultimo generosamente, ma non passano.

Lo 0-0 li condanna alla C, ma la buona novella è

dietro l’angolo. L’Ufficio Inchieste della FIGC

smaschera la combine nella gara Taranto-Padova.

I veneti sono retrocessi, il Cagliari è ripescato.

Salvo per il rotto della cuffia.

1984-85

Vittorio Pusceddu


1985-86

Renzo Ulivieri è confermato in panchina, e la squadra viene ancora una volta rifondata. Sono

ben 9 i nuovi arrivati. Anche gente di nome, come i centrocampisti Bergamaschi, Occhipinti,

Casale e Miani, il difensore Davin e l’attaccante Montesano. Atteso con curiosità il 21enne

mediano Ivo Pulga. Il direttore sportivo Vittorio Galigani è convinto di aver fatto le cose per

bene. Intanto dà il benservito ai gloriosi Quagliozzi e Piras: mosse che si riveleranno errori

grossolani. Gigi, giubilato da Ulivieri, si allena per conto suo. Ha solo 32 anni e un fisico

integro, non vuole ancora appendere le scarpe al chiodo. Lui fuori e in campo gente che non

ha un minimo attaccamento

alla maglia. Prima fase del

torneo con un’alternanza di

vittorie e sconfitte.

Successivamente, inizia per il

Cagliari una crisi

apparentemente senza

ritorno, tecnica e finanziaria.

Ulivieri ci mette l’anima, ma i

suo giocatori non

rispondono, ad eccezione di

Bernardini e Montesano.

Nulli De Rosa e Casale, sui

quali molto si faceva

affidamento.

Ulivieri guida un allenamento


1985-86

Il Presidente Gigi Riva esulta al termine della vittoria

sulla Lazio

Contemporaneamente, la gestione di Moi è al capolinea. Il Presidente lascia terra bruciata. Irrompe una

cordata di imprenditori con alla testa Gigi Riva. Il bomber diventa il nuovo Presidente della Società. La prima

mossa è di richiamare in panchina Gustavo Giagnoni; la seconda è di richiamare dall’esilio forzato Gigi Piras.

Il Cagliari comincia una rincorsa che sembra impossibile. Il nuovo spirito si vede subito: una doppietta di

Montesano stende a domicilio la forte Triestina. La salvezza viene comunque guadagnata in casa. I rossoblu

vincono le ultime sette partite al Sant’Elia, senza incassare nemmeno un gol. Piras è ancora una volta l’eroe

dell’impresa, coi suoi 8 gol in 14 partite. La gioia per la permanenza in B dura lo spazio di un mattino.

Scoppia infatti un altro scandalo legato al calcio scommesse. Stavolta è implicato anche il Cagliari, con l’ex

allenatore Ulivieri, il difensore Chinellato, e l’ex Presidente Moi. La partita sotto accusa è Perugia-Cagliari di

due anni prima. C’è il rischio della retrocessione a tavolino. Grazie al lavoro degli avvocati Delogu e Bellu, la

Società se la cava con una penalizzazione di 5 punti, da scontare nel prossimo campionato. Cinque anni

invece per Ulivieri, poi ridotti a tre; altrettanti a Chinellato; radiazione per Moi.


1986-87

Il nuovo campionato prende il via tra tanti dubbi e molte paure. Il bilancio della Società un immenso buco

nero. I nuovi dirigenti (Sarritzu, Carta, Simonetti, Demontis, Cogliolo e Tonino Orrù) mettono pezze ovunque,

per consentire il pagamento degli stipendi arretrati e l’iscrizione della squadra al campionato. Gigi Riva, dopo

aver ottenuto un contratto di sponsorizzazione triennale dalla Regione,lascia definitivamente la Società: ci ha

messo la faccia nel momento più difficile. La ricapitalizzazione del sodalizio di via Tola è affidato al professor

Lucio Cordeddu. Come è immaginabile, la campagna acquisti è di basso profilo. Tre centrocampisti

(Maritozzi, Pallanch e Pecoraro), e il giovane attaccante Massimo Pellegrini, dall’Inter. Davvero non un

granchè, specie in considerazione dell’handicap del -5 di partenza. Un macigno impossibile da scrollarsi di

dosso. Il Cagliari totalizza sul campo 36 punti che sarebbero bastati per la salvezza. La penalizzazione

inchioda i rossoblu all’ultimo posto. Si torna in Serie C, dopo 25 anni. Semplicemente incredibile il cammino

in Coppa Italia. Il Cagliari fa fuori il Torino (1-0 e 0-0), la Juventus (1-1 e 2-2, con gol di Piras nel finale), e si

arrende in semifinale soltanto al Napoli di Diego Maradona. I partenopei, neo campioni d’Italia, espugnano il

Sant’Elia con gol del fuoriclasse argentino e demoliscono 4-1 in casa i rossoblu.


1987-88

Non c’è solo la retrocessione. La Società attraversa una crisi economica senza precedenti e rischia di non

potersi iscrivere al campionato. Alla fine, Tonino Orrù si accolla tutti i debiti, grazie anche all’opera di

convincimento di Riva e alla generosità dei soci che regalano le loro quote. Orrù coinvolge nella nuova

avventura la sua famiglia: il padre Mario, i fratelli Ninnino, Carlo ed Efisio col nipote Giammario. Il Cagliari

respira, dopo tanto patire. Naturalmente all’inizio ci sono lacrime e sangue. La maggior parte dei giocatori ha

traslocato verso altri lidi. Anche Piras è al passo d’addio. Della vecchia guardia restano soltanto Valentini,

Pulga e il capitano Bernardini.

L’allenatore è scelto all’ultimo momento: Enzo Robotti,

vecchio terzino della Fiorentina. I rinforzi sono l’esperto

libero Zandonà, il baby attaccante Saurini, la punta

Barozzi e il portiere Ielpo. La preparazione viene svolta

frettolosamente a Monte Urpinu. Un calvario la Coppa

Italia, dove i rossoblu vanno incontro a sconfitte in

serie. Pessimo anche l’esordio in campionato a

Cosenza, complice un Ielpo febbricitante.

La squadra procede tra alti e bassi. Robotti non è

comunque l’uomo giusto per questa compagine

sfilacciata e arruffona. Orrù decide per l’esonero, e

richiama per la terza volta in panchina Mario Tiddia.

Con “Cincinnato” alla guida, e l’acquisto del

centravanti Guglielmo Coppola, i rossoblu risalgono la

china, scacciando i fantasmi di una nuova clamorosa

discesa. I due derby con la Torres finiscono in parità:

0-0 a Sassari e 1-1 a Cagliari, con rete del libero

Zandonà.

Pani e Festa in allenamento


1988-89 Tiddia

Claudio Ranieri

ha finalmente esaurito il suo lungo

ciclo. Lascia dopo avere compiuto

l’ennesima impresa. Adesso urge gente più

giovane e motivata, che possa aprire una

nuova era di successi. Il Presidente Orrù,

coadiuvato dal ds Carmine Longo, vara un

progetto triennale. Serve un allenatore

capace e voglioso di affermarsi. La scelta

ricade sull’ex terzino di Catanzaro e

Catania, Claudio Ranieri. Ha solo 36 anni,

ed è fresco di esonero dal Campania

retrocesso in C2. Ranieri però non ha colpe:

con la sua media punti, la squadra si

sarebbe salvata. Orrù e Longo si rivolgono

alla Roma per portare forze fresche, salutati

alcuni veterani stanchi. La tradizionale

prolificità del vivaio giallorosso non si

smentisce. Vestono il rossoblu il

centrocampista Massimiliano Cappioli,

l’attaccante Fabrizio Provitali e il difensore

Gianluca Pacioni. Dei tre, solo l’ultimo sarà

una meteora. Importantissimo l’arrivo in

mezzo al campo del roccioso mediano

Luciano De Paola. Ci vuole uno come lui ad

una squadra troppo abituata a giocare di

fioretto. Per la difesa, torna dal prestito

dalla Fersulcis un giovane difensore

cresciuto in casa, forse grezzo

tecnicamente, ma ammirevole per tenacia,

combattività, attaccamento alla maglia:

Gianluca Festa. Fa coppia centrale con il

navigato libero Maurizio Giovanelli.


1988-89

Non c’è in giro molto entusiasmo, ma i più lungimiranti ostentano fiducia. Questa squadra di ragazzini merita

rispetto. Il Sant’Elia è chiuso per i lavori di ristrutturazione in vista del Mondiale. Si torna a giocare

all’Amsicora, rimesso a nuovo a tempo di record. Il vecchio stadio conferma di essere un talismano prezioso,

quasi voglia dare una mano ai nipotini degli assi che hanno portato lo scudetto trent’anni prima.Il Cagliari

parte in sordina. 1-1 a Monopoli, 2-0 sulla Salernitana, 0-1 a Giarre, 1-0 sul Casarano, 0-1 a Campobasso.

Ranieri lavora per mettere a punto un’auto ancora poco affidabile. E’ solo una questione di tempo. Il Cagliari

non conosce avversari, in casa e fuori. Le altre grandi, Foggia, Palermo e Brindisi, devono cedere il passo.

Resiste solo la Torres di Zola, che costringe a due stiracchiati pareggi la squadra di Ranieri. E’ un trionfo: il

Cagliari vince il campionato con il bilancio di 16 vittorie, 10 pareggi e 3 sconfitte, l’ultima delle quali a torneo

già in bacheca. Il bomber è Coppola, con 11 gol, coadiuvato dal furetto Giampietro Piovani, idolo della Curva

Nord per l’impegno che mette a tacere le amnesie in zola gol. Non è finita. Sullo slancio, il Cagliari conquista

pure la Coppa Italia di Serie C. La Spal si arrende in finale: 3-0 a Ferrara, 2-1 al Sant’Elia che ha riaperto i

battenti in tempo per la grande festa promozione.


La festa negli spogliatoi


Sopra, i tifosi affollano le strade

della città. A destra, la tradizionale

vestizione della statua di Carlo

Felice in Piazza Yenne


1989-90

Restano tutti i protagonisti della promozione, a parte Coppola e Piovani, l’uno ceduto al Taranto, l’altro

rientrato al Brescia per fine prestito. La Società non può permettersi sprechi. Ranieri fa di necessità virtù, e

promuove titolare in pianta stabile Provitali, accompagnandolo da un altro ragazzino, l’interista Paolino. Una

coppia d’attacco frizzante e vitale, ma a detta di tutti gli osservatori, inadatta per la Serie B. Longo e Orrù

finiscono nel mirino di critica e tifosi. I dirigenti vanno avanti per la loro strada, forti dei risultati fin qui

conseguiti. Giovani e smaniosi di mettersi in mostra: ecco l’identikit dei giocatori adatti per il Cagliari.

Arrivano anche un altro prodotto del vivaio interista, Pasquale Rocco; i difensori Aldo Firicano (Udinese) e

Carlo Cornacchia (Reggiana); il terzino sinistro Maurizio Poli (Frosinone); il centrocampista Alfonso Greco

(Lazio); l’attaccante Francesco Pisicchio (Bari). Tragico sarà il destino di quest’ultimo, ragazzo simpatico e

umile, che perirà in un incidente stradale due anni dopo.


1989-90

Maurizio Poli abbracciato dai compagni

Paolino, Provitali e Valentini dopo un gol

L’inizio del campionato pare dare

ragione agli scettici. Dopo una

secca sconfitta ad Avellino, i

rossoblu battono la Reggina, ma si

inceppano dinanzi al Cosenza e

perdono ancora, sul campo del

Licata. Insomma, non certo la

crema del campionato. In realtà, è

l’esatta fotocopia del torneo

precedente. Una partenza lenta, cui

segue un’accelerazione bruciante:

cinque vittorie e un pareggio, che

proietta i rossoblu in cima alla

classifica. Esaltante la vittoria sul

terreno del favoritissimo Brescia,

firmata proprio dalla discussa

coppia gol Provitali-Paolino. Un

mini ciclo negativo (1 punto in 3

gare), è superato brillantemente.

Vanno bene anche i pareggi, tutto

fa brodo. Il Cagliari ne inanella

quattro consecutivi, contro le altre

regine del torneo, Torino e Parma.

Poi due rigori dell’infallibile

Bernardini matano Padova e Como.

Nessuno può più fermare la marcia

degli uomini di Ranieri. Il punto

della matematica promozione arriva

a Pisa, terz’ultima giornata. Un 2-2

con gol di Valentini e Provitali.


Indimenticabile l’abbraccio che i tifosi riservano in aeroporto ai rossoblu di ritorno dalla

Toscana. E’ una grande festa di popolo. Meritata, dopo tante amarezze e avere visto da

vicino lo spettro della sparizione. A Claudio Ranieri è riuscita l’impresa di Silvestri: dalla

Terza Serie alla A nel giro di due stagioni. Degno erede di cotanto esempio.


Tutte le foto sono tratte dal libro

“ROSSOBLUOTTANTACINQUE” di Valerio Vargiu

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