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Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena

Mensile di critica e attualità sportiva - €uro 2,00

MPS&Siena MPS Siena

il punto da cui ripartire

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209

maggio 2005


editoriale

Direttore

Mario Ciani

Direttore responsabile

Paolo Corbini

Direzione – Redazione – Fotolito

Bernard & Co.

Strada di Busseto 18 -C2/7 – Siena

Tel. 05.77.28.53.74

Fax 05.77.22.10.14

E-mail: redazione@mesesport.it

Edito e stampato presso

Arti Grafiche Ticci

Loc. Pian dei Mori 320 - Sovicille (Si)

Tel. 05.77.34.92.22

Fax 05.77.34.93.66

Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430

del 27.01.1983

Hanno collaborato a questo numero:

Raffaele Ascheri, Corrado Bagella,

Duccio Balestracci, Luca Bianchin, Mauro Bindi,

Andrea Bruschettini, Mario Ciani, Chiara Cicali,

Vincenzo Coli, Fabio Fineschi, Stefano Fini,

Riccardo Giacopelli, Emilio Giannelli,

Daniele Giannini, Antonio Gigli, Mario Lisi,

Francesco Lissi, Luca Luchini, Maurizio Madioni,

Mauro Mancini Proietti, Augusto Mattioli,

Andrea Monciatti, Andrea Pecciarini,

Paolo Ridolfi, Roberto Rosa, Gigi Rossetti,

Andrea Sbardellati, Senio Sensi, Jacopo Sordi,

Antonio Tasso, Matteo Tasso, Francesco Vannoni.

Fotografie di

Paolo Lazzeroni/Chechi

e Augusto Mattioli

Collaborazione fotografica: Fabio Di Pietro

Editing: Francesco Vannoni

Sito web: Olivia Agnelli

Progetto grafico: Bernard Chazine

numero

209

maggio 2005

ANNO XXIII

www.mesesport.it

Fra ottimismo

e realismo

Quando non succede niente, quando anche troppo.

Intendiamoci, non è che manchino i motivi di interesse

finchè si continua a giocare ai massimi livelli

dei più importanti sport nazionali, ma per

una serie di circostanze marzo aveva lasciato in

sospeso diversi interrogativi, e così ci sembrava

di essere rimasti in debito di qualcosa: dagli

sviluppi della rincorsa del Siena, al recupero in

chiave europea della Montepaschi, fino al pronunciamento

delle prime sentenze. Unico indizio,

la prima doppietta vincente della stagione

da parte delle due beneamate datata 19 e 20

febbraio. Un segno di inversione di tendenza

che tuttavia poteva esaurisi lì.

Ed invece quello che non era successo in sei mesi,

accade due volte in soli 30 giorni. Sì, perché il

17 aprile Siena e Mens Sana si sono ripetute,

rispettivamente contro Milan e Cantù, aprendo

di fatto una memorabile ‘quattro giorni’ proseguita

con il bliz dei bianconeri all’Olimpico

contro la Roma, e conclusa con quello dei biancoverdi

a Milano contro l’Armani Jeans.

Quattro giorni in cui la piccola Siena si è imposta

praticamente alle squadre simbolo delle

due metropoli, e pazienza se

qualcuno ne ha parlato e

scritto più in termini di

sconfitta loro che di vittoria

senese. Resta il fatto

che il mese di aprile ci ha

regalato una botta di visibilità

che le nostre squadre in

passato non avevano mai

avuto.

Questo per dire cosa? Che i giochi sono fatti e

che si può già mettere lo spumante in frigo?

No, più semplicemente che rispetto ad

un mese fa la situazione è più fluida,

meno ingessata, forse più incoraggiante.

Il Siena, ad esempio, era entrato in

zona serie B all’altezza della sconfitta col

Milan dell’andata, e proprio coi rossoneri

(dopo 19 turni) è uscito a riveder

le stelle… Anche se deve stare

attento a coprirsi le spalle. La

stessa Montepaschi, estromessa

dalle Final Four di Mosca e

con il passaporto per l’Europa

ormai… scaduto, un

mese dopo la ritroviamo esattamente

dove è sempre stata

negli ultimi quattro anni, cioè a

fianco delle grandi del Continente.

Con tutto quello che vuol dire,

anche a livello di mercato, partecipare all’Euroleague.

E sul piano psicologico quanto conti

in chiave play off. Qualcosa dunque si è mosso,

ed i segnali che si attendevano sono puntualmente

arrivati.

Intanto si chiariscono le posizioni delle altre

realtà, dopo la promozione già conquistata dal

Cus volley femminile: della Virtus, terremotata

dall’arrivo di un nuovo coach e chiamata ora

all’ultimo decisivo scatto d’orgoglio; del Costone,

che dopo aver inseguito per l’intera stagione

i play off deve accontentarsi di superare indenne

i play out; del Cus basket, che al

contrario va avanti e medita di far male a qualcuno

anche quest’anno; della stessa Ducato,

mortificata dall’assurda cancellazione dei play

off; ed infine del tennis tavolo, rimasto saldamente

ancorato alla serie A2 in quello che può

definirsi un anno di transizione.

Insomma ce n’è abbastanza per affrontare l’ultimo

mese di impegni con malcelato ottimismo.

Ma anche con sano realismo. Tutti gli obiettivi

sono ancora alla portata di tutti, ma solo sulla

carta. E per tradurli in

realtà l’impegno da solo

non basta. Ci vuole

anche un po’ di

cuore. ■


Che non sarebbero state tutte

rose e fiori, si sapeva. Nonostante le

gratificanti vittorie contro Milan e

Roma. Non per questo la delusione è

stata meno grande quando, a seguire,

la squadra bianconera ha dovuto

abbassare la testa prima con l’Udinese

in casa e poi a San Siro contro

l’Inter. Non che ci sia qualcosa di

mortificante di per sé, perché l’una e

l’altra costituiscono due realtà fuori

dalla portata del Siena, ed il… bonus

dei miracoli era già stato speso

tutto. Il problema è che ci sarebbe

molto da eccepire sul ‘come’ queste

due sconfitte sono maturate, so-

prattutto in ragione dei riflessi negativi

che potrebbero avere sull’ultimo

tratto di strada che resta ancora

da percorrere prima di tagliare il traguardo

della salvezza.

In pratica la squadra di De Canio

è apparsa tanto concentrata e cinica

contro rossoneri e giallorossi, quanto

presuntuosa con gli udinesi e rilassata

con i nerazzurri. Non si può

gettare al vento tutto il lavoro di una

settimana per una leggerezza.

Ci togliamo subito il dente perché

in questo spazio dedicato all’analisi

di quanto è successo nel mese

precedente, le immagini degli ultimi

impegni, senza il filtro del tempo,

sono sempre quelle più nitide.

Prendiamo la partita contro gli

uomini di Spalletti. Con il senno di

poi viene da chiedersi se per cercare

di vincere ad ogni costo valesse davvero

la pena rischiare di perdere,

com’è puntualmente avvenuto, oppure

non conveniva accontentarsi di

un punto. Stante anche la particolare

serataccia della difesa.

Contro l’Inter è stato invece un

problema di concentrazione, anzi di

vero e proprio approccio sbagliato

alla partita, se è vero che Portanova

è andato con una mollezza suicida

calcio

Dopo aver battuto il Milan al ‘Franchi’ e la Roma a domicilio, i bianconeri danno segni di appagamento

Ma il 29, alle trifore,

vuole esserci anche la Robur [ Mario Ciani ]

sulla prima, innocua, palla della partita,

tanto da costringere Manninger

al fallo di rigore. Ma se quello poteva

sembrare un episodio legato ad

un singolo, è stato il prosieguo dell’incontro

ad evidenziare un Siena

sempre in ritardo su ogni pallone,

attendista, portato a sbagliare anche

gli appoggi più facili. Mai una volta

che qualcuno andasse incontro alla

palla o trovasse un guizzo che giustificasse

le ragioni di una squadra

che ha il dovere di cercare i punti

dove sono senza guardare in faccia il

nome dell’avversario. Insomma non

è stata tanto la sconfitta in sé a me-

3


4

calcio

ravigliare (questo sì che sarebbe da

presuntuosi), quanto la levità con la

quale è sceso in campo e la mancanza

di una reazione convinta, se non

a partita già chiusa.

Tutto il contrario di quello che

aveva fatto vedere contro la squadra

campione d’Italia e quella di Conti,

quando fece dell’anticipo e dell’intensità

di gioco la sua arma migliore.

Sicuramente si tratta anche di

una questione di testa, perché se è

vero che De Canio aveva saputo gestire

al meglio le energie del gruppo

nella settimana degli ‘incontri ravvicinati’,

dopo il doppio impegno con

Milan e Roma il Siena è apparso

quantomeno più appagato.

È la cosiddetta sindrome di…

Montaperti, secondo la quale dopo

aver vinto coi viola, tutto il resto

passa in cavalleria? Non ci crediamo,

ma ci sono tutti i sintomi del malessere,

mentre le avversarie che seguono

stanno ritrovando, quasi

tutte, lo smalto migliore. Le uniche…

soddisfazioni continua a darcele

proprio la Fiorentina, ma l’insistenza

con la quale si sono rifatte

sotto Chievo, Parma e Brescia è un

campanello d’allarme da non sottovalutare.

Rispetto alle varie ipotesi

che si prospettavano prima dell’ultimo

turno, questo ha registrato le seguenti

variazioni: fra le squadre che

potenzialmente potevano scavalcare

i bianconeri n classifica (Chievo, Fiorentina,

Parma e Brescia), solo gli

emiliani ci sono riusciti; fra quelle

che potevano raggiungerli a quota

36 c’era solo il Chievo, e c’è riuscito;

fra quelli che li potevano avvicinare

a meno 1 (Fiorentina e Brescia), il

colpo è riuscito solo alla seconda.

A quattro giornate dal termine la

situazione si è fatta dunque più arti-

colata, complici tutti quei risultati a

sorpresa che negli ultimi turni finiscono

per stravolgere ogni previsione.

Per quanto riguarda i bianconeri,

che restano tuttavia padroni del

proprio futuro dovendo affrontare

in sequenza Chievo, Parma e Atalanta,

resta la convinzione che non si

siano imborghesiti al punto da buttare

a mare tutto quanto di buono

sono riusciti comunque a fare. Restiamo

infatti dell’idea che non

avrebbe senso compiacersi di aver

superato Fiorentina, Milan e Roma,

per poi retrocedere.

Semmai c’è un altro aspetto: a

forza di considerare già perse in partenza

certe partite (poi magari non è

neppure vero, come dimostrano appunto

le vittorie prestigiose di cui

sopra) si è finito per restringere a

poche altre possibilità il sogno di confermarsi

in serie A. Ecco, all’Ardenza

contro il Livorno, non deve succedere.

E se gli amaranto avranno validi

motivi per voler riscattare il set perso

a Parma…, i bianconeri dovranno

averne altrettanti (ed anzi di più) per

muovere una classifica tornata a farsi

pesantemente rischiosa.

Negli ultimi 180 minuti De Canio

non ha avuto risposte univoche dai

singoli, però come non sarebbe giusto

gettare la croce addosso a qualche

elemento specifico, neppure

deve fare concessioni a quanti non

dovessero farsi trovare pronti alla

sua chiamata. Anche alla luce di quelle

condizioni climatiche che da qui al

29 maggio rischiano di fare più

d’una vittima.

Insomma a questo punto non c’è

più tempo davvero. Se qualcuno durante

l’anno ha abusato nello spacciare

come ‘partita dell’anno’ o ‘par-

Per Flo una dedica inattesa

tita da ultima spiaggia’, uno dei tanti

confronti che poi non decidono niente,

rimarrà a corto di argomenti. Di

una cosa siamo certi: o la Vecchia

Robur trova la forza interiore per

rialzarsi, forte anche del sostegno di

alcune prestazioni di grande spessore,

o porrà fine alla sua breve esperienza

in serie A.

Le partite in calendario da qui

alla fine del mese sono tutte difficili,

e tre di queste hanno addirittura il

pregio (?) di valere…sei punti.

Come si capisce bene, lo zoccolo

duro dei fedelissimi di ieri e di oggi

non basta più, Qui ci vuole una mobilitazione

di massa, un coinvolgimento

di tutta quella città che così

larga parte ha sempre avuto nei successi

più importanti dello sport senese.

Un’ultimo sforzo ed è fatta

anche stavolta.

L’ultima domenica di maggio alle

trifore del Comune, in occasione

dell’ estrazione delle contrade per il

Palio di luglio, non devono esserci

dieci bandiere soltanto. Ma undici….

, e sotto quella siamo sicuri che si riconosceranno

tutti. ■

È una bella domanda per lo sport di oggi, e un quesito delicato nel calcio

moderno, sempre meno incline ai sentimenti o ai gesti di riconoscenza

e gratitudine tra il fuoriclasse del momento, l’idolo della piazza e gli

sportivi che ora ne esaltano le gesta e domani , da avversario, potrebbero

discuterne il valore. E a chi dovesse asserire che è “così per tutti”,

Siena saprebbe già come rispondere per smentire un troppo semplicistico

luogo comune: Tore Andre Flo, ecco l’eccezione. Se non ci credete

chiedetelo a Daniele Massari, neolaureato in geologia presso la Facoltà

di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’ateneo senese,

tifosissimo della Robur (oltre che montonaiolo doc), che all’attaccante norvegese,

suo idolo sin dagli anni della Premier League inglese, ha perfino

dedicato la tesi sullo studio geologico della parte meridionale della città,

con particolare riferimento al Terzo di S. Martino. Sissignori. Il primo pensiero,

quello della frase a cui affidare sinteticamente una persona o un momento

che ci piace richiamare per questa o quell’altra ragione, Daniele lo ha

indirizzato al ‘magico ariete bianconero’.

“ Volevo essere originale. Per quanto sia immensamente grato ai miei genitori (le

figure che in molti scelgono di citare) – puntualizza il fresco Dottore –. Flo mi è sembrata

la persona più adatta a cui dedicare questo mio lavoro”. La curiosità del cronista

non può far a meno di sospettare che, tra le molte “perle” di Flo in bianconero,

sia stata la più recente, quella con la Fiorentina, a suggerire l’idea.

Potrebbero pensarlo tutti, ma forse per questo sarebbe troppo facile e scontato.

Oltre ad essere stato il primo giocatore di fama internazionale arrivato a Siena, si dimostra

una persona esemplare per umiltà e dedizione. Si è calato perfettamente in quest’esperienza senese

ed ogni suo gol lo festeggia esultando sotto la Curva”.

Grinta, determinazione e volontà: ciò che serve al Siena per raggiungere la salvezza e che Flo incarna

pienamente. Allora la dedica diventa quasi una dichiarazione di intenti da sottoscrivere. Anche per Daniele,

al quale facciamo le nostre congratulazioni e mille in bocca al lupo! (FV)


a tutto campo

Le due facce della Robur

Senio Sensi

LE COCCOLE AI VIOLENTI

La violenza negli stadi, e fuori di

essi, c’è perché, pericolosamente, chi

accende le micce è troppo spesso protetto.

Da chi ? Vediamo. Intanto “accendere

le micce” non è una frase che mi è venuta

a caso. Di quasi-bombe si tratta

quando una curva intera, poichè la

squadra del cuore meritatamente

perde, si sfoga buttando in campo una

pioggia di bengala accesi che se colpiscono

(vero Dida), fanno davvero male.

E poi motorini lanciati dall’alto delle

curve; assalto alle forze dell’ordine;

gesti vandalici di ogni genere; distruzione

di parte degli stadi e ora anche esposizione

di simboli politici di ogni genere

come se si trattasse di una campagna

ideologico-elettorale. Qualcuno deve

dire a questi signori che stiamo giocando

al C A L C I O! Capito? Sì, che la

posta in palio è alta; che ci sono sotto

valanghe di euro; che c’è l’orgoglio per

una “fede” sotto forma di maglia e tanto

altro. Ma sempre di C AL C I O si tratta.

Allora: il governo distribuisce “cartellini

rossi” ai più violenti: espulsione dagli

stadi e, se colti in flagranza di reato, arresti.

Le Società di calcio (e talvolta i

singoli calciatori di quella squadra) dovrebbero

condannare certi episodi che

portano danni non solo economici. E invece

inizia il balletto dei “distinguo”. Sì,

ma c’era la provocazione; l’arbitro l’ha

fatta grossa; sono esasperati…. eccetera.I

club più ultras fanno lo sciopero del

tifo criticando la “repressione”. Gli allenatori

non hanno il coraggio di mandare

messaggi duri e fermi perché temono

la reazione dei più violenti e, in

qualche caso, le rimostranze della Società.

Le forze dell’ordine arrestano, rischiando

talvolta la loro incolumità, ma

qualche giudice (pochi per la verità) non

se la sentono di applicare fino in fondo

la legge.

Queste altro non sono che coccole ai

violenti. I quali vanno, invece, isolati, puniti

non solo con l’allontanamento dagli

stadi, ma con misure di detenzione pari

alla gravità del danno procurato. A chi?

Ma a tutti e soprattutto al buon senso;

allo sport; ai giovani che sono portati ad

emulare certi gesti.

Finché non finirà questa sorta di nascosta

protezione non sarà possibile

parlare di recupero del tifo/tifo. La violenza

si sconfigge con l’esempio quando

è possibile e se no con le necessarie

misure restrittive. Questo ci ha

insegnato l’Inghilterra degli hooligans e

questo dobbiamo imparare. Allo stadio

ci dobbiamo andare, tutti, senza rischiare

di incontrare, incolpevolmente,

la “guerra”.

Siena, anche in questo, insegna. Almeno

fino ad oggi.

SIENA CHIAMA UDINE

Sì, proprio lo scambio di cortesie tra

i gemellati club (e non solo) Udinesi e

Senesi sarebbe un esempio di cosa dovrebbe

essere il calcio. Ma mentre si è

visto, in tv e su tutti i quotidiani, centinaia

e centinaia di volte la furia dei tifosi

dell’Inter e di altre squadre, le emittenti

(statali o private, fa lo stesso) non

hanno mostrato un fotogramma che sia

uno dell’incontro avvenuto sotto Palazzo

Comunale tra due comunità bianconere

che sanno interpretare i valori del

calcio e dello sport in generale. Quello

era un esempio da contrapporre alla

violenza. Ma si sa, non fa notizia per i

grandi talk show dove si mostrano nani,

ballerine, veline, allenatori ed arbitri falliti,

giornalisti alla ricerca – oltre che del

gettone – della benevolenza di questo o

quel potente. Vergogna.

SPUTI, TESTATE E CAZZOTTI

Roba che nemmeno sul “gioco” che

va più di moda in tv, il wrestling, è dato

vedere. I “signorini” da dieci miliardi l’anno

si lasciano andare ai peggiori gesti

possibili per dimostrare odio, mancanza

di rispetto per l’avversario, nervi deboli.

Tutto l’opposto dei valori dello sport.

Non vorrei essere accusato di facile

moralismo, ma ciò che sta avvenendo

nei campi di calcio, specie quando l’arbitro

sembra non vedere, è almeno il

“cerino” per accendere la miccia di cui

si diceva prima. Ma anche in questo

caso si trovano, incredibilmente, difensori

d’ufficio. “Sono stato provocato”;

“non è giusto applicare la prova televisiva”;

“i giocatori sono stressati dalle

tante partite che debbono giocare”;

“sentono troppo la reponsabilità”, e via

beatificando. Poverini; vuoi mettere

quanto stanno peggio dei muratori, dei

carpentieri e degli addetti agli alti

forni…..

Ecco, si torna alle “coccole” di cui dicevo

prima. E allora il marcio della violenza

non può venire estirpato.

LE DUE FACCE DELLA ROBUR

Ormai “i nostri” ci hanno abituato:

due gare tutto cuore, organizzazione di

gioco, grinta e volontà e altre due opache,

quasi giocate per dovere, senza

mordente e con la presunzione di essere

già salvi.

Alla prima specie appartengono

gare come quelle con Fiorentina, Lazio,

Milan in casa e Brescia, Chievo e Roma

fuori casa. Poi ci smarriamo e si assiste

a prestazioni assurde come quelle in

casa col Parma e il Brescia e fuori come

quelle con la Juve e l’Inter. Insomma

siamo: o bianchi o neri, mentre li vorremmo

sempre bianconeri.

Ci eravamo risollevati con due gare

prodigio da sei punti (Milan e Roma) e

poi ci siamo persi con Udine e Inter. Si

può vincere o perdere, dato che si tratta

di un gioco e quindi gli episodi sono

determinanti, ma non si riesce a capire

come si possa essere così diversi sul

campo da una domenica all’altra.

Questi alti e bassi hanno condizionato

tutto il nostro campionato, sia con

Simoni che con De Canio. E nessuno sa

trovare la terapia, visto che si ignora l’origine

della malattia.

Ma le analisi non contano più: ora occorrono

quattro gare con “gli occhi della

tigre”, come dice De Luca, o da “undici

leoni” come si invita dagli spalti. La serie

A è un bene prezioso e i primi ad esserne

convinti debbono esserne i calciatori

che giocano in questa categoria.

Il Siena si può salvare, anche se appare

più difficile di due gare fa. E credo

che ci salveremo. Ma una cosa pretendiamo,

comunque, da chi veste la maglia

della centenaria Robur: sul campo si

deve offrire ogni energia fino a che l’arbitro

non fischia la fine. E vorremmo che

chi di dovere fosse più energico verso chi

di questo sentimento non fa uso.■

5


Se i giocatori della Robur volevano

mettere seriamente alla prova

le coronarie dei loro sostenitori,

dobbiamo ammettere che stanno

centrando in pieno l’obiettivo. Così

come stanno rendendo difficile il lavoro

a chi, poco importa se per professione

o per diletto, si deve sbilanciare

in pronostici e previsioni.

Esaminando l’ultima parte del

campionato, infatti, le contraddizioni

del gruppo bianconero sono

emerse forti e, spesso, imprevedibili.

Dopo la tanto sognata vittoria con

la Fiorentina, infatti, il Siena sembrava

aver imboccato la strada giusta

per raggiungere la salvezza

senza dover patire fino in fondo, ed

invece arrivarono alcune docce fredde,

culminate nella devastante sconfitta

interna con il Brescia.

A quel punto molti dettero

ormai per spacciata la formazione di

De Canio, ed invece la reazione del

Siena fu di grande spessore con una

serie di pareggi e la vittoria interna

con la Lazio che fornirono nuova

linfa alle speranze dei tifosi, anche se

la squadra doveva affrontare un

poker di gare sulla carta quasi tutte

proibitive.

Poteva essere il crollo totale ed

invece le vittorie con Milan e Roma

fecero gridare ad una salvezza abbastanza

vicina; e forse proprio l’eccessivo

ottimismo ancora una volta

non ha fatto bene alla causa bianconera.

Le due successive gare con

Udinese ed Inter, infatti, che potevano

rappresentare il passo definitivo

per l’agognata salvezza, non solo si

sono risolte con due sconfitte, ma

hanno messo in mostra atteggiamenti

contrastanti e negativi che

preoccupano molto per la volata finale

del campionato.

Un eccesso di presunzione fu infatti

sicuramente alla base della sconfitta

interna con l’Udinese. Nonostante

i forti segnali di pericolo giunti con

le due prime reti dei friulani, giocatori

e mister, illudendosi di poter vincere,

concessero agli avversari sconfinate

praterie nelle quali i veloci, ed

anche abbastanza increduli, attaccanti

di Spalletti si gettarono senza farsi

pregare facendo sfracello della nostra

difesa. E quanto sarebbe stato importante

conquistare un punto lo

possiamo apprezzare guardando la

classifica a quattro giornate dal termine

del campionato!

A Milano, invece, il Siena ha fatto

la classica figura dei provinciali che,

arrivati per caso alla Scala del calcio,

sembrano avere l’unico scopo di

contenere il passivo, facendo molta

attenzione a non infastidire e far

male ai titolati avversari per la paura

che al termine della partita questi

non regalino loro la maglia ricordo.

Sicuramente in questo tanto discusso

campionato dei nerazzurri,

nessuno era riuscito a far fare così

bella figura alla squadra di Mancini,

padrona assoluta del campo fino a

che non si è adeguata al ritmo ed allo

spessore degli avversari. Ma dove

sono finiti gli “occhi di tigre” che dovrebbero

rappresentare la prima

arma delle formazioni in lotta per la

salvezza? E come si può sottovalutare

le qualità di autentici campioni

(vedi la velocità di Martins) regalan-

do un rigore, con rischio anche di

espulsione del portiere, dopo neppure

un minuto ad una squadra come

l’Inter?

Senza la giusta mentalità si va

poco lontani, come dimostrano i cugini

di Firenze che, fortunatamente

per noi, continuano ad annaspare

nei bassifondi della classifica nonostante

le decine di milioni di euro

spesi da Della Valle.

Adesso restano soltanto quattro

gare da disputare ed il Siena, nonostante

gli ultimi due scivoloni, conserva

ancora un minimo vantaggio sugli

ultimi della classe. Le squadre da incontrare

nella volata salvezza sono

tutte alla nostra portata, ma rappresentano

anche tre scontri diretti ed

un derby. Vale a dire che nessuno ci

regalerà nulla e commettere ulteriori

autocastrazioni come quelle delle

partite interne con Parma e Brescia

vorrebbe dire retrocessione sicura.

Riusciranno i nostri eroi a trovare

il giusto equilibrio tattico-psicologico?

Sapranno essere giustamente

“cattivi” e determinati senza cadere in

quelli sciocchi errori che in un recente

passato hanno fatto collezionare

ammonizioni e squalifiche del tutto

inutili alla causa? Ce la faremo, final-

calcio

mente, a battere qualche diretta concorrente

dando la svolta definitiva ad

un torneo nel quale retrocedere sarebbe

un autentico delitto sportivo?

Il destino dei bianconeri è adesso

soltanto nelle loro mani. Per

molti giocatori senesi non raggiungere

la salvezza potrebbe voler dire

un definitivo ridimensionamento

delle loro aspirazioni professionali

ed, inoltre, siamo fermamente convinti

che il gruppo a disposizione di

De Canio, dopo gli importanti ritocchi

di gennaio, sia sicuramente superiore

a diverse altre formazioni di

serie A, comprese alcune che si trovano

a lottare per la Coppa Uefa!

Sulla carta, dunque, ci sono tutte

le possibilità di salvarsi per continuare

il grande sogno bianconero.

Eccessivo ottimismo? Speriamo di

no. A mister De Canio ed ai giocatori

bianconeri il compito di confermare

il loro valore. A Siena tutta, il dovere

di fornire un totale, caloroso e

costante appoggio a chi rappresenta

la nostra città. I tifosi faranno sicuramente

il loro dovere. Auguriamoci

di poter dire altrettanto dei nostri

giocatori. ■

7

La sconcertante prestazione di San Siro

getta un’ombra sinistra sul futuro dei bianconeri

Dove sono finiti

gli ‘occhi di tigre’?

[ Luca Luchini ]


8

calcio

In attesa di salvarsi sul campo,

il Siena conquista la promozione più bella

Una salvezza di

nome solidarietà

[ Augusto Mattioli ]

“Per favore fate un’offerta per

comprare la campagnola per la missione

di Don Ugo Montagner in Brasile”.

Giovanissime sorridenti e gentili

in occasione della partita

casalinga del Siena contro l’Udinese

rivolgevano questa richiesta agli

spettatori che entravano allo stadio.

Una delle tante iniziative benefiche

che ruotano attorno al calcio della

massima serie. Che ha Siena hanno

un regista, Don Gaetano Rutilo, parroco

senese, ma anche, da appassionato

di calcio e di sport in genere

(soprattutto il basket del Costone),

uno dei componenti del consiglio

d’amministrazione della società

bianconera .

Sono attività e iniziative che

vanno in controtendenza rispetto ad

una realtà del calcio che appare

sconcertante. Un gioco duro con i

calciatori che rischiano spesso la loro

incolumità, un’atmosfera sempre

più tesa e litigiosa sia in campo che

fuori, tifoserie nelle quali la violenza

Don Rutilo dietro a Galliani in occasione di Siena-Milan

sembra prevalere, e pesantemente

inquinate dalla politica estrema, cosa

impensabile solo pochi anni fa in uno

stadio di calcio. Per finire agli atteggiamenti

stupidi di giocatori esibizionisti

che si iniettano medicine,

certamente non proibite, ma comunque

tese a raggiungere prestazioni

migliori. Riprendendo tutto

con una telecamera. Un cattivo

esempio che fa credere soprattutto

ai più giovani che sia facile ottenere

risultati senza troppi sacrifici, ma

solo aiutandosi con sostanze medicinali

proibite e non.

Di fronte a tutto questo c’è però

chi cerca di organizzare cose che

fanno pensare che esiste anche una

faccia diversa, più rassicurante di

questo pianeta calcistico. La faccia

della solidarietà, del gesto di aiuto

verso chi ha bisogno, di chi soprattutto

nei paesi del terzo mondo ogni

giorno lotta con grande difficoltà

per sopravvivere. In America del

sud, in Africa, in Asia, nella parte

meno sviluppata dell’Europa . Senza

dimenticare anche situazioni nel nostro

paese che coinvolgono soprattutto

gli immigrati E qui entra in

scena, per quanto riguarda il Siena,

don Gaetano. “Il mio ruolo nel consiglio

d’amministrazione della società

bianconera – spiega - è quello

di occuparmi specificamente delle

varie iniziative relative alla solidarietà.

Devo dire con tutta sincerità

che io non sapevo che nel calcio esistessero

questi aspetti. Ma ho scoperto

che esistono, e sono molte attività

del genere, non solo a Siena”.

Ad essere coinvolti sono le società, i

tifosi, e anche gli stessi giocatori.

Che spesso non pubblicizzano ciò

che fanno. Un lavoro impegnativo

per don Gaetano che, da sacerdote,

deve seguire a Siena le anime di

quattro parrocchie del centro storico.

“Certamente – aggiunge – si potrebbe

fare molto di più. Ma gli impegni

di lavoro non mi mancano. Al

Siena posso dedicare poco tempo .

Ma quello che mi interessa molto

sono proprio queste iniziative per

aiutare gli altri. L’anno scorso ad

esempio fu dedicato agli anziani. E

tutte le società italiane si dettero da

fare per realizzare case di riposo,

una al nord, una al centro e una al

sud. Noi in particolare ci siamo dati

fare con il Campansi al quale la società

ha regalato un maxischermo

per gli anziani per vedere la televi-

sione”. L’elenco delle iniziative benefiche

sulle quali ha lavorato Don

Gaetano comprende anche una raccolta

di fondi a favore di una ragazza

che aveva necessità di un intervento

all’anca negli Stati uniti,

l’offerta a suor Ginetta che si occupa

dei poveri a San Girolamo di un

intero camion di vestiti per i poveri,

le adozioni a distanza fatte dal club

di tifosi di Montaperti, la raccolta di

fondi da parte di tifosi di Castellina

per realizzare una scuola alla periferia

di Manila diretta da una suora.

“Questo calcio devo dire che non è

solo violenza. Io sono dentro al

Siena per questo impegno” ricorda

don Gaetano. “ Poi ci sono anche i

giocatori del Siena, di cui non posso

dire il nome, che si danno da fare. E

fanno molto. Ad esempio Gattuso

del Milan ha una fondazione per fare

beneficenza tanto per parlare di un

giocatore famoso. Molti giocatori

del Siena vengono da me e mi chiedono

come potersi muovere in questo

settore. E fanno delle belle offerte.

È successo a Natale e Pasqua.

Questi giocatori non dobbiamo vederli

solo come dei mercenari e

basta. Ma c’è anche chi pensa a

opere di carattere sociale. Per me è

un’esperienza meravigliosa. Non

avrei mai creduto che lo sport fosse

così. Per questo e per quanto posso,

mi ci impegno. Anche per lanciare un

messaggio positivo”. ■


10

calcio

ARCHIVIO SERIE A

30a giornata

LECCE-SIENA 2/2

(pt 10’ Konan, 18’ Maccarone; st 10’ Paci, 36’ Taddei)

31a giornata

SIENA-MILAN 2/1

(st 18’ Crespo, 27’ Chiesa, 41’ Cozza)

32a giornata

ROMA-SIENA 0/2

(st 12’ Maccarone, 43’ Chiesa)

33a giornata

SIENA-UDINESE 2/3

(pt 6’ Di Michele, 9’ Maccarone; st 8’ Di Michele, 12’

Taddei, 21 Iaquinta)

34a giornata

INTER-SIENA 2/0

(pt 2’ Cruz su rig, 31’ Vieri)

Classifica: Milan e Juventus 76; Inter 62; Udinese e

Sampdoria 56; Palermo 49; Messina 44; Livorno 43; Cagliari

42; Lecce e Lazio 41; Bologna, Roma e Reggina

40; Parma 37; Siena e Chievo 36; Brescia ; Fiorentina

34; Atalanta 31.

Massimo Maccarone


l’angolo tecnico

S.O.S. : si salvi chi può!

Riccardo Giacopelli

APNEA!!

Un finale di campionato da percorrere

in apnea! Questo è ciò che aspetta

Chiesa &C. da qui al 29 maggio. Se ci è

consentito un paragone ciclistico, potremmo

pensare ad uno sprint in salita,

una salita breve ma ripida, lungo la

quale è vietato voltasi indietro per vedere

cosa fanno gli avversari ed è invece

fondamentale concentrarsi sulla

linea del traguardo, spingendo al massimo

sui pedali, in apnea appunto.

E se alla squadra, come ha puntualizzato

lo stesso mister De Canio, sarà

concesso di pensare solo a se stessa,

senza fare calcoli o tabelle, con un

unico obbiettivo, che è quello di fare più

punti possibile, a chi invece tenta di fare

una valutazione oggettiva della situazione

(per quanto possibile) sarà consentito

dare solo uno sguardo “in casa

d’altri” per fare un’analisi delle avversarie

dirette alla corsa alla salvezza.

E ALLORA GUARDIAMO

Tra le squadre che lottano per non

retrocedere, quella che ha destato

maggiore sorpresa è la nuova Atalanta

di Delio Rossi che, proprio da quando

ha cambiato la guida tecnica, è passata

da un ultimo posto in completa solitudine

(e per molti con un piede e

mezzo, per non dire due, in serie B) ad

una posizione che, è sempre di fondo

classifica, ma con gancio collegato al

resto del gruppo. I bergamaschi hanno

inanellato una serie di risultati utili con-

secutivi, subendo una lieve flessione in

concomitanza con i problemi fisici di

Makinwa, ma adesso che il bomber

sembra recuperato, è lecito attendersi

un finale da…..”o la va o la spacca”.

Poco più su il Brescia , una squadra

forse “Di Biagio-dipendente” e che, proprio

per questa sua caratteristica, potrebbe

avere qualche problema nella

fase finale del campionato, anche perché

l’ex interista potrebbe sommare alle

sempre più frequenti e probabili assenze

per squalifica (le diffide a ripetizione

a fine campionato divengono quasi fisiologiche

per un difensore), il calo tipico

che i giocatori oltre la trentina accusano

con i primi caldi. Oltretutto alle

Rondinelle è mancato l’apporto di un’attaccante

di esperienza come Del Vecchio

che giunto alla corte di mister Cavasin

in gennaio, a causa di problemi

fisici, è stato utilizzato con il contagocce.

E passiamo al Parma. La squadra di

Carmignani punta tutto sul talento e la

classe di uomini come Morfeo e Gilardino,

circondati da un gruppo di giovani di

belle speranze e da tre-quattro giocatori

che hanno sempre garantito un rendimento

costante ma senza grandi acuti.

La difesa che non offre grandi sicurezze

(escluso Frey) e l’incognita coppa

UEFA (quanto potrà influire sia nelle

gambe che nella testa dei gialloblu?)

potrebbero alla fine costituire una zavorra

troppo pesante da portarsi dietro.

Per i “vicini di casa” viola, invece, la situazione

è andata complicandosi in

modo inaspettato nella seconda parte

del campionato ma le avvisaglie, a parere

di chi scrive, erano evidenti fin dall’inizio.

In riva all’Arno, il presidente Della

Valle sceglie di confermare un tecnico

(Mondonico) del quale la dirigenza non è

mai stata convinta fino in fondo e poi,

dopo che la situazione spogliatoio diviene

di difficile gestione, si affida a Buso,

un tecnico preparatissimo, ma del quale

tutto si può dire tranne che sia un motivatore.

E la linea viene mantenuta anche

dopo l’esonero dell’ex tecnico del Bologna,

affidando la squadra a Zoff altro mister

che tra le numerose ed indubbie

qualità non annovera certo quella dell’uomo

che scuote lo spogliatoio. Ed il

problema della Fiorentina potrebbe essere

proprio questo: aver continuato a

pensare all’ UEFA anche quando si trovava

più vicina alla zona retrocessione.

Arriviamo al Chievo. La squadra è

guidata da un tecnico emergente e preparatissimo,

un tecnico che ha creduto

fin dall’inizio nel “progetto Chievo” continuando

il lavoro dei suoi predecessori.

La forza dei gialloblù è sempre stata

quella di mantenere una propria identità

aldilà delle qualità dei singoli giocatori,

un assetto ed un’organizzazione collaudati

che però potrebbero scricchiolare

complici le paure e le tensioni dell’incubo

serie B.

E qui ci fermiamo anche se chi sta

poco più su (leggi Lecce, Reggina e

Roma) non possono essere considerate

del tutto “fuori gara”. ■

11


12

calcio

I giorni che hanno segnato il cammino della squadra bianconera dalla nascita a oggi

Sei date per fare la storia

La storia è fatta di episodi e di

numeri, ma soprattutto di date.

Esattamente come quella di una società

sportiva. Ed il Siena non fa eccezione.

Senza andare troppo indietro nel

tempo (diciamo dal dopoguerra ad

oggi), quali sono state allora le date

che, nel bene e nel male, hanno segnato

il cammino della Vecchia

Robur e che di conseguenza sono rimaste

maggiormente scolpite nella

memoria dei sostenitori bianconeri?

Non tantissime, e per questo ancora

più facili da ricordare.

La prima è quella del 3 giugno

1956, quando al Motovelodromo

Appio di Roma la Robur di Vinicio

Viani supera per 5 a 1 il Chinotto

Neri e torna trionfalmente in serie C

dopo quattro anni di Quarta Serie.

Cinque reti di Gento-Tambani, che

hanno il potere di scuotere un ambiente

già incamminato altrimenti

sulla strada dei ricordi. Quelli della

serie B ormai lontani

Tre anni dopo, esattamente il 29

giugno 1959, è lo spareggio con

l’Ozo Mantova per salire in serie B ad

accendere l’entusiasmo dei tifosi

bianconeri che in seimila raggiungono

Genova per sostenere la squadra

di Oronzo Pugliese. Ma nel capoluogo

ligure le cose non vanno per il

verso giusto. Un gol di Fantini al 78’,

spenge infatti le ambizioni di una

città e la gente se ne ritorna malinconicamente

a casa con le bandiere

arrotolate.

Quarant’anni dopo, al culmine di

altretrettante stagioni trascorse fra

Serie D, C2 e C1, Antonio Sala firma

il capolavoro di riportare la Robur in

serie B, dalla quale si era separata

nel 1948. Il giorno dell’apoteosi è il

7 maggio 2000, cioè quello della vittoria

per 2 a 0 sul Sandonà (con reti

di Ghizzani e Pagano) che garantisce

la matematica promozione. Scrive

Mesesport nel numero unico approntato

per l’occasione: “La città, e

non solo il tradizionale zoccolo duro

dei tifosi, è mobilitata per non far

mancare ai propri beniamini il sostegno

di cui avranno bisogno. Il colpo

d’occhio del Rastrello, con seimila

sugli spalti ed una coreografia che

mette i brividi... La Vecchia Robur in

soli dodici mesi, è passata dai play

out per restare in C1 alla serie B. Applausi

a tutti”.

Ma la nuova categoria non ammette

distrazioni, e l’anno successivo

il rischio di tornare subito nella

terza serie si fa così concreto da produrre

due cambi in corsa nella conduzione

della squadra: Giuseppe Papadopolo

prima , Vincenzo Guerini

dopo e poi di nuovo Papadopulo. Ma

dopo tanta attesa il sogno non può

esaurirsi nello spazio di una sola stagione

e così il 2 giugno 2002, a parziale

rivincita dello spareggio perso

43 anni prima con l’Ozo Mantova, il

Siena torna a Genova contro la

Sampdoria e con un gol di Scalzo si

conferma meritatamente in serie B.

La festa, iniziata a Marassi, si conclude

a notte fonda in un Campo ricolmo

di gente come per una seconda

ideale promozione.

Intanto quello che non succede

in cent’anni, tanti quanti ne celebra

il club nel 2004, accade in soli 12

mesi: il 24 maggio 2003, mentre

dalla Piazza salgono alte le note di

melodie indimenticabili presentate

da Pippo Baudo, ancora una volta a

Marassi, crocevia della storia bianconera,

si materializza contro il Genoa

il più straordinario dei sogni: il Siena

è promosso a sorpresa in serie A,

quando appena due anni prima

avremmo messo tutti la firma per

festeggiare il centenario nella serie

cadetta.

La galleria dei ricordi, belli e

brutti, sembra finita qui. Saliti sul

massimo palcoscenico del calcio italiano,

è difficile aspettarsi di più e di

meglio. Invece no, perché dopo

un’attesa di oltre mezzo secolo, ar-

riva anche il momento per “regolare”

i conti con quella Fiorentina che

da sempre ha guardato dall’alto in

basso i cugini senesi. È il 20 febbraio

2005, ed oltre 13.000 persone

fanno da cornice ad un ‘evento’, al di

là delle motivazioni storiche abbastanza

forzate, a cui nessuno vuole

mancare. A siglare il gol della vittoria

ci pensa un attaccante venuto da

lontano come Tore Andre Flo, norvegese,

e tanto basta per entrare

anche lui nella piccola-grande storia

del calcio senese.

Ma non è finita, perché il 17

aprile 2005, nel tentativo di legittimare

la loro presenza fra i grandi del

calcio italiano, arriva anche la prima

vittoriosa impresa da quando milita

in serie A contro una ‘grande’, la più

grande del momento, se è vero che

scende al Rastrello con lo scudetto

cucito sul petto: il Milan di Ancelotti

e Galliani.

A seguire, appena tre giorni dopo,

quella non meno importante contro la

Roma all’Olimpico che, per quanto clamorosa,

non regge però il confronto

con il successo sui rossoneri.

L’elenco delle date da ricordare e

mai dimenticate per ora si ferma

qui, ma chissà se presto o tardi se ne

aggiungeranno altre. Nel tal caso,

solo di segno positivo. ■


Finora si credeva, evidentemente a torto, che la

frammentata, mitica Italia dei Comuni medioevali e

delle Signorie rinascimentali, ci avesse lasciato solo

un’eredità fatta di magnifici palazzi, centri storici millenari

ed una messe di opere d’arte uniche al mondo.

Invece bisogna prendere atto che di quel lontano

passato porta i segni anche l’Italia del pallone, mai

così piena di campanili in accesa competizione tra

loro a dimostrazione che, fatta l’Italia, l’invito “a fare

gli italiani” non è stato mai preso molto sul serio. Figuriamoci

adesso, in epoca di “devolution”…

E così non è raro sentir identificare una squadra

di calcio attraverso il casato che in quella certa

città la fece un tempo da padrone: per esempio gli

“scaligeri” del Verona rimandano a quel Can Grande

della Scala del quale anche il Chievo ha pensato

bene di far stampigliare l’immagine sulle maglie

gialloblù dei propri giocatori. A Parma, invece, scendono

in campo i “ducali”, definizione senz’altro più

elegante del troppo gastronomico termine di “parmigiani”.

Ma la fantasia dei cronisti, amanti dell’iperbole,

ha fatto fiorire anche uno stuolo di altri appellativi e,

se non è stato difficile fare riferimento all’emblema

sociale (gigliati, grifoni o aquilotti che dir si voglia),

altre volte è venuto loro in soccorso un qualche riferimento

geografico (da qui lagunari, lariani, salentini,

etnei…) o araldico, vedi quel “rossoalabardati”

riferito ai calciatori della Triestina immortalati

dai versi di Umberto Saba.

Da qualche tempo però, per una di quelle strane

degenerazioni del buongusto che sempre più

spesso arrivano indesiderate ad affliggere lo sport,

è il credo politico delle frange più estreme delle tifoserie

che rischia di dare ad alcuni club una certa immagine

piuttosto che un’altra.

Ricordo di aver avuto occasione di visionare per

caso, già diversi anni fa, una collezione di gadget e

adesivi degli ultrà di ogni parte d’Italia in cui si sprecavano

svastiche e fasci littori, simboli celtici ed effigi

di minacciosi guerriglieri sudamericani. Per

quanto pericolose, si trattava pur sempre di circoscritte

bizzarrie di giovani un po’ sbilenchi mentre

oggi il fenomeno pare aver contagiato intere curve

di aficionados. Basti pensare al demenziale spettacolo

offerto poche settimane fa da una parte del tifo

laziale che, nel “derby politico” con il Livorno, non ha

trovato di meglio che inneggiare alla propria squadra

(appena salvata dal fallimento grazie alla scandalosa

legge cosiddetta “spalmadebiti”…) inalberando

vistosi striscioni che si richiamavano al

tristemente famoso ventennio. Davvero un bel colpo

d’occhio, non c’è che dire, per la Città che, soltanto

pochi giorni prima, era stata teatro di ben altre immagini

in occasione dell’ecumenico omaggio di folla

al defunto Pontefice.

13 immagini

Il Palio

come segno distintivo

Nemmeno da parte amaranto si è stati da meno

sventolando a sproposito, del resto come ogni domenica,

i rossi vessilli con falce e martello, palesemente

mischiando, in questo caso, il proverbiale

fondoschiena con le altrettanto celebri Quarantore.

Per analogia, allora, dagli ultrà milanisti – secondo

lo stile caro al patron rossonero – dovremmo

aspettarci scenografie di irreprensibile aplomb, tutte

nuvolette e cori celestiali; niente sciarpe, magari,

ma pettinature cotonate e faccine di uomini e donne

di buona famiglia che gorgheggiano sorridenti

“Forza Milan!”. Macchè, anche a San Siro, come altrove,

va spesso in scena la gazzarra.

Ben diverso (e si potrebbe aggiungere “fortunatamente”)

è invece il destino del Siena considerato

che, da che Robur è Robur, ad ogni latitudine la

squadra bianconera è abbinata ossessivamente al

Palio, con buona pace degli odierni sponsor. Da

Grosseto a Poggibonsi ieri come dall’Olimpico al

Delle Alpi oggi, per molti noi siamo i bruti che fanno

rompere ai cavalli l’osso del collo, gli incivili che si

azzuffano tra loro per un pezzo di stoffa, che corrompono

e si fanno corrompere sperperando milioni.

Nell’immaginario collettivo delle altrui tifoserie

non schieriamo sul terreno di gioco un portiere,

centrocampisti, attaccanti e difensori come tutte le

altre squadre, ma fantini di pessima reputazione.

Così magari, se il nostro capitano si avvicina ad un

avversario o, peggio, al direttore di gara, qualcuno

può pensare che ci scappi l’indecente proposta di

qualche bigliettone. Come al canape, insomma, e

forse qualcosa del genere deve averlo pensato

anche chi sguazzò oltre il dovuto nella storia di calcioscommesse

che tanto ha agitato la scorsa estate

dell’A.C. Siena.

Quale unica variazione dal tema del Palio, va

detto, ho sentito talvolta sfottere i senesi facendo riferimento

anche al panforte di cui il pubblico di molti

stadi, evidentemente, ci ritiene famelici ed insaziabili

divoratori, procacciatori di lauti guadagni a pro

dei dentisti. A questo proposito ricordo quasi con

nostalgia un curioso aneddoto che coinvolse un

amico di contrada il quale, in occasione di una trasferta

toscana del Siena vissuta in incognito come

una volta si poteva ancora tentare di fare, subì per

tutta la partita senza batter ciglio le angherie verbali

di un bilioso signore del posto che di continuo,

avendolo forse riconosciuto per senese, accompagnava

il proprio tifo con ironiche allusioni al più concittadino

dei nostri dolci. Finalmente, quando il fischio

finale dell’arbitro sancì la sofferta vittoria del

Siena, l’amico non si trattenne più e sbottò all’indirizzo

del fastidioso vicino con un ringhioso “E se il

panforte ‘un ti piace, ‘un lo mangia’!!!” che concluse

trionfalmente il pomeriggio meglio di qualsiasi sberleffo.

Incredibile ma vero, tra vinti e vincitori tutto finì

di lì a poco in una risata. Ma erano altri tempi!

Mario Lisi


L’impegno del Settore Giovanile e

Scolastico della F.I.G.C. nella programmazione

di progetti da realizzare

in collaborazione con le Istituzioni

Scolastiche, è finalizzato alla realizzazione

di attività che portino i giovani a

praticare lo sport serenamente e divertendosi,

utilizzando forme di educazione

all’affermazione agonistica

basate su una reale visione delle proprie

capacità e limiti, accentandosi per

quello che si è e che si può dare, aspirando

a migliorare senza esasperazioni

e senza essere costretti a prestazioni

oltre le proprie possibilità.

La realizzazione di attività sporti-

14 iniziative

“Fuoriclasse Cup”,

un progetto che coinvolge

ve in ambito scolastico e con la collaborazione

di altre agenzie educative

del territorio, può favorire processi di

crescita utili alla prevenzione della dispersione

scolastica, dell’abbandono

sportivo, del disagio giovanile. Il calcio

praticato nella Scuola, prevede la partecipazione

di tutti, favorendo l’inserimento

dei ragazzi “diversamente abili”

per divertirsi e star bene senza per

questo sentirsi in dovere di diventare

un campione.

Nell’ambito delle suddette attività, il

Settore Giovanile e Scolastico (SGS) e

la Coca Cola (sponsor della manifestazione),

d’intesa con la Lega Nazionale


Professionisti F.I.G.C., il C.O.N.I., l’Associazione

Italiana Calciatori ed in collaborazione

con l’UNICEF Italia, organizza “Fuoriclasse

Cup”, un progetto rivolto a studenti e famiglie

con lo scopo di riscoprire, attraverso il gioco

del calcio, valori talvolta dimenticati ma appartenenti

al calcio genuino come la lealtà, il rispetto

delle regole e dell’avversario, l’integrazione

tra culture diverse. “Fuoriclasse Cup” ha

come scopo principale quello di portare a diretto

contatto i ragazzi delle scuole con il

mondo del calcio professionistico di serie A e

B e con i suoi campioni.

L’iniziativa cerca di stimolare, contemporaneamente

al gioco del calcio, anche attività

espressive letterarie, musicali ed artistiche, rivolte

in particolare a temi rappresentativi dei

suddetti valori etici, sociali e culturali di cui il

calcio e lo sport in genere sono e dovrebbero

essere portatori. La manifestazione, che impegna

alunni e professori da gennaio a maggio,

è articolata in tre fasi: la prima, interna alle

scuole, dove vengono organizzati tornei di calcio

a 5. La seconda fase provinciale metterà a

confronto le varie scuole senesi partecipanti

sia sul piano didattico che su quello sportivo

per indicare la scuola che parteciperà alla

terza ed ultima fase nazionale, durante la

quale sarà decretata la scuola vincitrice. In

tutte le fasi del “torneo”, le due anime del progetto,

quella sportiva e quella didattica, hanno,

ai fini della graduatoria finale, lo stesso peso

(50% ciascuna) e saranno valide per la determinazione

dei vincitori, che potranno entrare a

far parte della nuova Nazionale delle Scuole e

che, grazie alla collaborazione con l’UNICEF,

sarà nominata ambasciatrice UNICEF.

Il Comitato Provinciale di Siena F.I.G.C., in

collaborazione con l’A.C. Siena, fin da quando

la Società bianconera fu promossa in serie B,

ha felicemente aderito a questa iniziativa che

ha visto lo Stadio “Franchi” pieno di ragazzi e

ragazze delle scuole elementari, medie e superiori

della provincia senese, sia in campo

che nella tribuna coperta.

Nel 2004 hanno preso parte a questa manifestazione

circa 300.000 studenti, per ben

15.000 classi provenienti da 1.600 Scuole di

45 città italiane che coincidono con le squadre

iscritte ai Campionati Professionistici di calcio

di A e B. Siena si è classificata 10a nella classifica

sportiva e 17a in quella didattica. Nella

classifica complessiva finale 16a.

Nella fase di qualificazione senese, nel

2004 hanno partecipato 17 Scuole, 32 squadre

di calcio, 100 classi, con un coinvolgimento

complessivo di circa 2.000 studenti. All’edizione

del 2005 hanno aderito 20 Scuole, 37

squadre, 150 classi e circa 2.500 studenti. La

15 iniziative

manifestazione è articolata in tre fasi distinte.

La classifica generale di categoria è stata stilata

sommando aritmeticamente i punti incamerati

nella classifica sportiva, ai punti della

classifica didattica, quest’ultimi ottenuti tramite

la realizzazione del “Fuoriclasse Cup News”

in base a specifiche tabelle contenute nel regolamento.

Gli studenti partecipanti hanno organizzato

una piccola redazione per analizzare ed elaborare

il loro giornalino “Fuoriclasse Cup News”.

A differenza degli anni precedenti, quest’anno

hanno potuto scegliere lo strumento di comunicazione

attraverso cui sviluppare uno dei cinque

temi sui seguenti valori: passione, abnega-

zione, divertimento, movimento, rispetto delle

regole. Per svolgere la parte didattica si sono

potuti utilizzare più strumenti, tutti ugualmente

stimolanti. Fuoriclasse Cup News non sarà solo

un giornale, ma potrà diventare un servizio televisivo

o radiofonico, un lavoro creativo, un disegno

od un servizio WEB a seconda delle diverse

inclinazioni, competenze ed interessi.

Con lo scopo di aiutare i ragazzi nello

sviluppo del progetto, alle scuole

iscritte è stato consegnato un CD-

ROM nel quale si propongono suggerimenti

utili per lo sviluppo del progetto

didattico, interviste e filmati

realizzati in collaborazione con la

Gazzetta dello Sport, RTL 102 e

SportItalia.

Gli studenti si sono impegnati per

la realizzazione del loro giornale scolastico,

predisponendo fascicoli, disegni

e presentazioni in “power

point” di notevole spessore. Tutti gli

elaborati prodotti sono stati esposti e

presentati alle autorità durante la

conferenza stampa tenutasi presso

la Saletta del Palazzo Berlingeri. La

parte sportiva si è svolta presso lo

Stadio “Franchi”, dove ragazzi e ragazze

hanno dato vita a gare di calcio

di buona intensità agonistica, ma

soprattutto hanno avuto modo d’incontrare

le autorità cittadine presenti,

alcuni dirigenti e giocatori dell’A.C.

Siena, compreso l’arbitro internazionale

Matteo Trefoloni.

Grazie a queste iniziative, che richiedono

alla F.I.G.C. significativi investimenti

economici ed organizzativi,

il calcio diventa uno strumento

educativo-comunicativo, ma, soprattutto,

ritorna ad essere un gioco

di gruppo da praticare in allegria e

spensieratezza collegato ad uno

stile di vita attivo, espressione dei

benefici che l’attività sportiva ed il

movimento in genere possono portare

alla crescita fisica e psicologica

degli studenti.

Ai ragazzi che prenderanno

parte a questa manifestazione rimarrà

il ricordo di una parentesi di

sana vita sportivo-scolastica, agli

organizzatori del Comitato Provinciale di

Siena F.I.G.C. la soddisfazione per le adesioni

delle scuole, la significativa partecipazione dei

ragazzi e la speranza che queste iniziative

servano veramente per formare gli uomini, gli

atleti e i dirigenti del futuro. ■

Maurizio Madioni


febbre alta

Quando è meglio una sana bicchierata

Antonio Gigli

Il mondo del calcio,

per l’ennesima volta, si

interroga sul fenomeno

della violenza negli stadi.

L’argomento, purtroppo,

non è nuovo e si ripropone

allorché i fatti sono di

un clamore inaudito e in

questo caso, semifinale

di Champions League,

siamo veramente ai massimi

livelli. Come sempre

accade in Italia, via libera

alle varie opinioni, ai rimedi

più o meno intelligenti

e opportuni, e,

come sempre in Italia,

misure eccezionali in vigore

da subito. Insomma

il fenomeno “violenza

negli stadi” è così generalizzato?

Introdurre

norme che al primo lancio

di fumogeni, petardi o

altro, possono indurre

l’arbitro a sospendere la

partita, è utile? I primi

che dovrebbero dire la

loro sono i tifosi, quelli

veri, pacifici e passionali,

cioè la stragrande maggioranza

di quelli che frequenta

più o meno assiduamente

gli stadi

italiani. Della loro opinione,

però, le varie tv e

giornali non hanno tenuto

conto, meglio l’opinionista

di turno, meglio se

esperto di qualche cosa,

che premette di non aver

mai assistito dal vivo ad

una partita di calcio. Altro

luogo comune dei dibattiti

anti-violenza è l’Inghilterra,

ovvero la capacità

dei britannici di fermare il

fenomeno degli hooligans

che aveva davvero

strabordato.

Cosa avrebbero mai

fatto gli inglesi per togliere

la violenza dagli stadi

in pochi lo sanno veramente

e il governo calcistico

italiano fa finta di saperlo.

Innanzitutto in

Gran Bretagna hanno migliorato

enormemente gli

impianti sportivi. Provate

ad andare in uno stadio

qualsiasi, dalla Premier

League in giù, e vedrete

le differenze eccezionali

con i fatiscenti, a dir

poco, impianti italiani.

Gli stadi inglesi, poi,

sono di proprietà diretta

delle stesse società che

li gestiscono a proprio

piacimento con negozi,

ristoranti e quant’altro.

Per il resto non hanno

fatto altro che applicare

le leggi che vietano, logicamente,

ogni forma

di violenza fisica. Le misure

anti-violenza hanno

fatto sì che anche gli

steccati intorno al

campo non vi siano più.

Quello che più è cambiato,

però, è la mentalità

sportiva che in Inghilterra

fa in modo che

l’evento sportivo rivesta

grande, grandissima

importanza, ma il risultato

del match non la

fine del mondo come in

Italia. Infatti se potete

assistere anche in tv a

partite inglesi, potrete

vedere che incontri inutili

ai fini del torneo registrano

sugli spalti tantissimi

spettatori, così

come squadre ormai

condannate lottano e

giocano come nulla

fosse. In Inghilterra non

esistono, poi, i vari Processi,

gli innumerevoli

giornali sportivi, i vari

opinionisti che spaccano

il capello (vedi fotogramma

televisivo) per

sapere se era fuorigio-

co o no. Insomma quello che servirebbe

di più è una sana, vera, reale, cultura

sportiva. Facile a dirsi, ma difficile a

mettere in pratica in pochi giorni, ma

senza nemmeno provarci anche le recenti

misure risulteranno inutili. Per

esempio i tesserati potrebbero non andare

più in tv a parlare di fuorigioco, di

rigori dati o non dati, i dirigenti non do-

vrebbero gridare più al complotto ad

ogni partita persa per calmare i tifosi, i

giocatori non dovrebbero abusare, come

stanno facendo, della simulazione. Sembrano

sciocchezze ma tutte queste cose,

e i tifosi veri lo sanno, servirebbero molto

di più di misure eccezionali quanto banali,

visto che le leggi per tutelare l’evento

sportivo ci sono già.

Detto tutto questo, e senza fare i difensori

d’ufficio del calcio e dei suoi tifosi,

crediamo che riunire 20, 30, 40 mila o

più persone di due fazioni diverse in uno

spazio angusto come uno stadio, preveda

una percentuale di delinquenza e violenza

ne più ne meno di quella che si

trova nelle strade di ogni città italiana.

Solo il mondo del calcio, se fosse

fatto di dirigenti veri che non pensano

solo ai soldi dei diritti tv, può salvare

il…calcio. Purtroppo non lo farà, troppo

egoista e mentalmente ottuso come è,

contribuendo così come e forse di più di

un lanciatore di petardi, alla sua distruzione.

A Siena, e ne siamo orgogliosi,

preferiamo bere e mangiare con i tifosi

avversari, come abbiamo fatto con gli

amici udinesi e come faremo con quelli

del Chievo e del Parma, anziché scambiarsi

razzi anche se non fa audience. ■

17


18

calcio

Era la scommessa del Presidente,

e Gigi Toscano l’ha vinta. Gli Allievi

Regionali, dopo tanto patire,

sono salvi e così San Miniato può

fare festa. È stato un anno tribolato

per questa formazione, che costruita

in modo scellerato da chi aveva la

responsabilità di costruirla, ha trovato

il sorriso solo all’ultima giornata.

C’è voluto però del bello e del

buono per uscire dal pantano che ha

infangato questa stagione; ci sono

volute decisioni importanti quanto

coraggiose, come quella che in molti

hanno chiamato la “rivoluzione d’inverno”

e che hanno portato alla risoluzione

di due rapporti di collaborazione

e all’esonero dell’allenatore

sostituito poi, con decisione autonoma,

proprio dal Presidente che ha

puntato tutto su Romano Perini,

uomo che non ha deluso le aspettative

portando la barca neroverde,

che faceva acqua da tutte le parti,

sulla sponda della salvezza.

A questo punto il futuro è più

tranquillo e tutte le forze ora saranno

concentrate a dare basi ancor più

solide alla società, che in questi giorni,

ha stretto un importantissimo accordo

di collaborazione con il Siena

Piena soddisfazione di questo accordo

Presidente?

“Oggi, ci sono tutte le premesse

per essere soddisfatti. Questo accordo

non è un progetto blindato per

tre anni e lo dimostreranno le varie

verifiche periodiche che faremo nel

corso delle annate sportive ove si

potranno apportare, se necessario

Mentre il San Miniato di Gigi Toscano firma un importante accordo di collaborazione con

l’AC Siena...

Gli Allievi Regionali

si uniscono al brindisi [ Gigi Rossetti ]

ed utile, correttivi e migliorie soprattutto

nell’interesse dei giovani

calciatori. Poi, come giusto che sia,

saranno i risultati del campo, speriamo

positivi, a dare la sentenza.”

Non è la prima volta che l’A.C. Siena

ed il San Miniato ci provano: con

Cianciolo è stato facile?

“È vero, anche a me risulta che in

passato vi siano stati dei tentativi per

raggiungere un accordo di collaborazione.

Il sottoscritto negli anni passati

ha partecipato solo ad alcuni incon-

tri, peraltro infruttuosi, perché alcune

presenze, sponda San Miniato, evidentemente

non erano gradite o non

davano sufficienti garanzie. Quest’anno,

non solo con Cianciolo, ma anche

con il Vice presidente Claudio Mangiavacchi,

il D.S. Giorgio Perinetti ed

il Segretario Stefano Osti, con la benedizione

del presidente Paolo De

Luca, è stato molto più semplice. Infatti,

superata qualche piccola divergenza

iniziale, peraltro normale all’inizio

di una trattativa, abbiamo

siglato un accordo triennale che comprende

la collaborazione della Scuola

Calcio e la partecipazione a due Campionati

Professionistici che, al contrario

dell’accordo precedente con il

Sansovino, ci dà la garanzia di giocare

tutte le partite casalinghe nei moderni

impianti di San Miniato.

Cosa si aspetta il San Miniato da

questo accordo?

Prima di tutto una risposta positiva

in termini di iscrizioni alla Scuola

Calcio stessa, sia maschile che

femminile, (il Siena richiama sempre!).

La aspettiamo, questa risposta,

dal quartiere di San Miniato,

dalla Città tutta, dai Comuni limitrofi.

Poi vorrei che attraverso questa

collaborazione, San Miniato diventasse

allo stesso momento punto di

arrivo e di successiva partenza per il

coronamento dei sogni calcistici di

tutti i ragazzi che verranno da noi.

Infine, per il progetto comune che

abbiamo con il Siena, è scontato

nella quantità, speriamo di trovare

anche della buona qualità. ■

Due delle formazioni neroverdi di

quest’anno: Gli Esordienti B (a sinistra)

e Primi Calci 97/98 (in alto).


Era inevitabile che, viste le

illustri vittime della prova

televisiva e le circostanze

in cui questa viene fatta valere

in un finale di campionato testa

a testa e per il quale la squalifica

di tre giornate comminata a

Ibrahimovic sono state lette

come un pesante assist a favore

del Milan in previsione delle

scontro diretto, si finisse per

mettere proprio questa, ma soprattutto

il suo uso, sul banco

degli accusati.

E questo avviene proprio

quando il Presidente Federale

Carraro parla invece di una

vera e propria task force specializzata

nella prova tv. È la

novità del momento introdotta

con il dichiarato scopo di aiutare

arbitri e commissione disciplinare

nel valutare gli episodi

scorretti avvenuti in

campo. Si tratta di una squadra

di 30 persone della Federcalcio,

persone quindi interne

alla Federazione, che ogni domenica

monitorerà le 19 gare

del campionato di serie A e

serie B e che permetterà quindi

di non delegare ai media le

segnalazioni di eventuali irregolarità

in campo, raccogliendo

così in parte le richieste del

direttore generale della Juventus

Luciano Moggi, nella sua

inevitabile presa di posizione.

A rincarare la dose, come se

non bastasse, vi sono poi le dichiarazioni

del Giudice Sportivo

della Federcalcio Maurizio

Laudi, che estenderebbe la

prova televisiva non solo contro

la condotta violenta, ma

anche contro le simulazioni. A

dispetto dei suoi detrattori, ad

oggi viene pertanto ribadita la

regola che prevede l’uso della

prova televisiva da parte del

giudice sportivo, previo segnalazione

del Procuratore Generale

della F.I.G.C., in caso di

condotta violenta di un calciatore,

o di un tesserato, che non

sia stata rilevata dagli ufficiali

di gara e che sia avvenuta o a

gioco fermo oppure in un contesto

estraneo all’azione in

svolgimento. Rimane dunque

fermo il limite dell’azione non

vista dall’ arbitro e dai guardalinee,

anche se ancora brucia il

caso che ha suscitato la novità

della task force: quello dell’attaccante

della Juventus David

Trezeguet al centro, nei mesi

scorsi, della polemica dopo

una squalifica data e poi tolta.

La seconda novità introdotta

da Carraro va appunto in questa

direzione e serve per eliminare,

una volta per tutte, l’eccessiva

discrezionalità delle

decisioni: l’arbitro, convocato

dal Giudice Sportivo, “dovrà

farsi carico di rispondere per sé

e per i colleghi” su quanto visto

durante la partita. Ed è il caso

Trezeguet a fare in qualche

modo giurisprudenza. In pratica

non si potrà più ripetere

quanto accaduto in Lazio-Juve,

quando il Giudice Sportivo inflisse

una squalifica di due

giornate, poi annullate dalla

Disciplinare, sulla base di una

successiva testimonianza dell’assistente

dell’arbitro che

disse di aver visto l’episodio.

Il problema tuttavia rimane

sempre e comunque confinato

in quello che potremmo definire

l’ equivoco di fondo che attraversa

non solo il mondo

dello sport, ma anche quello

della giustizia ordinaria. E l’equivoco

è dato da un eccessivo

peso dato alla giustizia formale

rispetto a quello di

Tutto il mondo del calcio ne parla, ma la soluzione

ottimale ancora non c’è

Chi ha paura

della prova Tv?

di Mauro Mancini Proietti

giustizia sostanziale. In parole

povere, non ci si preoccupa

tanto se un determinato episodio

violento sia avvenuto o

meno, quanto piuttosto dell’

“assoluto rispetto delle regole

nelle modalità di acquisizione

delle prove”. Su questo viene

fondato lo Stato di diritto e la

certezza delle regole. Peccato

tuttavia che questo modo di interpretare

il diritto finisca sempre

di più col portare delle

conseguenze aberranti, che

sfuggono al più elementare

buon senso. Ed il buon senso

vuole che venga assolutamente

arginata, dentro e fuori dello

sport, qualsiasi manifestazione

di violenza ed aggressione

fisica. Contro la violenza in

ogni sua forma, sia contro i

beni così come contro le persone,

la tolleranza dovrebbe essere

assolutamente zero. E se

questo è l’obiettivo, ogni fine

che raggiunga lo scopo appare

decisamente lecito. Uno

Stato di diritto, così come il

mondo dello sport, ha il dovere

per la sua stessa esistenza e

quella dei propri cittadini o associati,

di mettere in atto tutti i

mezzi ritenuti idonei a raggiungere

lo scopo.

Ci sentiamo allora in linea

con il giudice Laudi quando

parla semmai di una estensione

della prova televisiva che

dovrebbe non solo coprire gli

episodi di palese simulazione

sfuggiti agli arbitri, ma anche

rimuovere il limite del requisito

che il fatto sia accaduto a

gioco fermo o lontano dall’azione.

Non si riesce infatti a

comprendere per quale motivo

la prova televisiva non

possa essere utilizzata di fronte

alla condotta violenta di un

calciatore avvenuta nel corso

dell’azione, sempre partendo

dal presupposto che l’arbitro

non abbia visto. In quest’ ulti-

mo caso infatti dovrebbe comunque

valere il suo giudizio

perché altrimenti il Giudice

Sportivo assumerebbe quasi

la figura di un secondo arbitro

a distanza di tempo e questo

non sarebbe opportuno. Stravolgerebbe

la regola fondamentale

che il giudice di gara

deve essere unico.

Semmai, sempre in termini

di considerazioni personali,

sarebbe altresì da aggiungersi

che andrebbero adottate

una serie di precauzioni al fine

di non dare possibilità di ingresso,

nel giudizio sportivo, a

quelle che sono le influenze

campanilistiche delle informazioni.

Oggi, ad esempio, il Procuratore

Federale ha tempo

fino alle ore 18 del giorno successivo

per fare i deferimenti

in base alle immagini tv. In

pratica sono più che plausibili

le forti pressioni a cui lo stesso

verrebbe inevitabilmente sottoposto

rispetto all’influenza

dei programmi televisivi. In

questo senso andrebbero ridotti

i tempi di intervento a

poche ore dopo la fine della

gara, proprio per evitare che

qualcuno possa pensare o

avere il dubbio che le segnalazioni

possano essere influenzate

anche dalle sottolineature

che avvengono nelle rubriche

televisive. Sarebbe meglio per

la trasparenza del sistema.

Inoltre, e qui le recenti dichiarazioni

di Totti rese all’indomani

della lunga squalifica meritano

delle riflessioni, bisogna

anche pensare che non sempre

un episodio di violenza è

figlio di se stesso. Se è giusto

punire la reazione violenta, è

anche giusto andare a colpire

quegli episodi (qualora vi fossero)

che tale reazione hanno

innescato.

In definitiva è lecito ritenere

che con la tecnologia oggi pre-

sente sul campo non vi sia

azione o episodio che possa

sfuggire completamente a

tutte le telecamere. Il calciatore

punito per condotta violenta

ha il diritto dovere di citare gli

episodi che hanno determinato

la sua reazione, così da permettere

al procuratore di andarli

a rintracciare nelle

immagini in suo possesso e di

segnalarle a sua volta al Giudice

Sportivo perché provveda

di conseguenza. E proprio

al fine di evitare denunce temerarie

o strumentali, il primo

calciatore andrà ancor più severamente

punito qualora venisse

accertato che la sua denuncia

non è veritiera o

assolutamente pretestuosa.

Quanto alla fonte delle immagini,

sono del tutto prive di

fondamento le lamentele del

dg bianconero sugli organi di

stampa. Qualsiasi immagine,

purchè ovviamente genuina,

autentica e non slegata e

quindi artefatta rispetto al contesto

di gioco, appare utile e

suscettibile di approfondito

esame da parte del Giudice

Sportivo. È Impensabile riempire

gli stadi anche di telecamere

federali. Tra l’altro questo

appare un problema del

tutto nostrano. Basti solo pensare

che in sede Uefa le cassette

con gli episodi di condotta

violenta arrivano

direttamente dalla squadra

avversaria e mai nessuno ha

sollevato dubbi sulla autenticità

delle immagini. Immaginiamo

allora cosa accadrebbe

in Italia se le immagini in questione,

nei casi di specie, fossero

state fornite dall’Inter per

Ibrahimovic e dal Siena per

Totti? Senza mezzi termini avverrebbe

un finimondo e di

questo il calcio, ed il mondo

che lo circonda, non ne hanno

davvero bisogno. ■

argomenti

19


Il ruolo e gli obiettivi dell’Unione Veterani dello Sport

negli anni duemila

‘No al doping,

sì al fair play’

di Chiara Cicali

Fare della propria passione

sportiva un patrimonio

da trasmettere

per l’aggregazione sociale è

l’impegno più autorevole al

quale l’Associazione Veterani

dello Sport, sezione “Mario

Celli” di Siena, adempie sin

dalle origini della sua quasi

trentennale esperienza.

Da pochi mesi si è insediata

la nuova dirigenza che

resterà in carica per il prossimo

quadriennio olimpico e

che dovrà intuire e raccogliere

le sfide e le tendenze che

la promozione sportiva, in

termini di confronto dialettico

e novità strutturali, porrà

di fronte.

Nel segno della continuità

e con consenso unanime,

sono stati riconfermati sia il

Presidente Federigo Sani,

che tutto il consiglio direttivo:

Bruno Bianchi e Luciana

Panichi, vice presidenti; Alberto

Pizzatti, segretario;

Mario Fontani, tesoriere; Ernesto

Rabizzi, Antonio Saccone,

Antonio Satta e Dante

Vannini, consiglieri; Andrea

Corsini, Claudio Cenni, Ro-

20associazionismo

berto Croci e Enzo Morelli, revisori

dei conti.

“Quella dei Veterani dello

Sport –esordisce Federigo

Sani - è un’organizzazione su

base nazionale e nasce con

lo scopo di tenere uniti tutti

coloro che in gioventù hanno

praticato un’attività sportiva,

agonistica o meno, e che

sono stati iscritti alle varie

federazioni”.

Sbaglia chi pensa che tale

tipo di associazione sia composta

da tanti “nonnetti canuti”

impegnati solo a guardare

lo sport; la sezione di

Siena, oltre che occuparsi di

sport, è presente e attiva in

molte discipline, individuali

e di squadra.

“L’Unione Veterani dello

Sport organizza, a livello nazionale,

oltre cento campionati

di varie discipline e per

varie fasce d’età.

La sezione di Siena è nata

sulla spinta di un gruppo di

sportivi, fra i quali Edoardo

Mangiarotti, ex grande

schermitore, e attuale presidente

nazionale. La sua levatura

ed il suo impegno hanno

costituito una spinta determinante,

almeno nella fase

iniziale della nostra attività

che, nel corso degli anni, è

riuscita a toccare anche oltre

i 250 iscritti.

Oltre alle attività di carattere

sportivo (atletica leggera,

nuoto, ciclismo, calcio,

tiro a segno, tiro a volo), l’appuntamento

più importante

dell’anno, a livello sociale, è

la Festa del Veterano: in

quell’occasione si premia

l’atleta dell’anno (in riferimento

alla stagione precedente)

che viene scelto da

una commissione di giornalisti

ed associati, secondo i

risultati che le varie federazioni

ci forniscono”.

Quest’anno è stato premiato

lo schermitore cussino Niccolò

Nuti e altri riconoscimenti

sono andati a Lisa

Angiolini (promessa del

nuoto senese, dell’associazione

Virtus Poggibonsi),

Margherita Rossolini anch’essa

nuotatrice della società

sportiva Poggibonsese,

Domitilla Bindi (ostacolista

della società Uliveto Uisp),

Beatrice Vannoni (Premio Prestige

come istruttrice, ed ex

atleta, della società sportiva

Mens Sana) e al Gruppo sportivo

Mazzola (come una delle

società più attive nel calcio

giovanile) e all’indimenticato

Bruno Ceccarelli, presidente

del Mazzola e solerte segretario

dei veterani senesi.

L’appuntamento della premiazione

dell’atleta dell’anno

si svolge in tutte le sezioni

e, nella stessa occasione

viene premiato anche l’atleta

distintosi a livello regionale:

due anni or sono fu la

pattinatrice senese Cristina

Giulianini (seconda ai campionati

mondiali) a ricevere

questo ambito riconoscimento

in rappresentanza della

Toscana sportiva.

“La funzione principale

che l’Associazione Veterani

svolge da oltre cinque lustri

– prosegue Sani - è quella, di

costituire un gruppo di persone

che abbiano varie occasioni

ed opportunità per ritrovarsi

in nome dello sport,

diffondendone i valori più

alti e sostenerne il ruolo educativo

e culturale alll’insegna

di due principi fondamentali:

no al doping, sì al

fair play.

Molti dei nostri sostenitori

sono attivi dirigenti di società

sportive, perciò chi meglio

di loro conosce le problematiche

e le implicazioni di

una realtà fondata, per

buona parte, anche sul volontariato”.

Un plauso particolare alla

neonata squadra di calcio

over 40, formata grazie anche

alla partecipazione di vecchie

glorie bianconere: l’anno

passato è arrivata seconda

alla finale nazionale

disputata ad Arezzo, contro i

pari età di La Spezia, dimostrando

fin da subito affiatamento

e buon gioco, nonostante

fosse alle prime

uscite; a maggio sarà presenti

ad un torneo che si disputerà

a Castiglion della

Pescaia e poi di nuovo al torneo

nazionale ove nutre forti

speranze di centrare la

prima posizione.

Anche nel tiro al volo la sezione

senese, ha rappresentato

la città della Balzana a

livello nazionale, vincendo,

per ben cinque volte, il titolo

italiano.

La prossima iniziativa in

cantiere, che vedrà protagonista

Siena come città ospitante,

è il campionato italiano

di tiro a segno in

programma per il prossimo

anno negli impianti di Torre

Fiorentina.

Infine, un’altra iniziativa

degna di essere sottolineata

e ricordata, è il Trofeo Momicchioli

(primo presidente

dei veterani senesi), un triangolare

di calcio fra squadre

di esordienti.

Una vivacità organizzativa

che consolida l’immagine

e la presenza dei veterani senesi

come una delle testimonianze

più autentiche di cultura

ed etica sportiva.

“Per il crescente interesse

che le nostre iniziative riscuotono

– conclude il presidente

provinciale -, mi corre

l’obbligo di ringraziare, a

nome di tutta la nostra associazione,

quanti ne sostengono

e ne favoriscono lo sviluppo,

ma in special modo la

Banca Monte dei Paschi e la

sede provinciale della Coldiretti

per il patrocinio e la collaborazione

prestata in tutti

questi anni”. ■

Il gruppo dei premiati alla festa del

Veterano 2005.


IL DIAVOLO K.O.

Stavolta i titoloni sono tutti

per il Siena. Il “banco” è saltato;

ogni pronostico è stato sovvertito

e i bianconeri (quelli della città

del Palio, s’intende) mettono in

scacco il Milan stellare.

Eccolo il “colpaccio” della

Robur atteso per tutta la stagione:

quel risultato sorprendente,

utile a scompaginare i piani altrui,

a spiccare un volo niente

male nella classifica delle pericolanti,

a regalare punti e morale in

una corsa lunga e difficile per la

quale professare ottimismo ora

non è più utopia.

Questo è lo spettacolo del calcio e la dissacrazione più solenne di tabelle

e programmi di qualsiasi genere. La “piccola” Siena rompe gli equilibri

del campionato e dimostra quanto il cuore possa, a volte, sopperire

ad un divario tecnico indiscutibile.

Per il Siena, dato per spacciato dai più, non doveva esserci storia e

invece, tra le imprese del centenario, il 2-1 ai rossoneri avrà senz’altro il

posto d’onore, nella storia per l’appunto. Per com’è maturato, il risultato

ha un che di epico.

Forse il gol di Crespo avrebbe spento le velleità di chiunque, non

quelle di un gruppo che sa di dover lottare strenuamente per uno scudetto

chiamato salvezza. Né la vittoria può essere, in qualche modo, inficiata

dall’errore arbitrale sul gol di Shevchenko: nel calcio degli umani

una svista può starci e poi a volte anche la ruota degli episodi gira a favore.

Per ribaltare lo svantaggio interno ci vuole una certa dose di fortuna,

ma se è vero che questa variabile aiuta gli audaci, allora il Siena se

l’è meritata tutta…e il credito sarebbe ben lungi dal considerarsi esaurito.

La rabbia con cui Chiesa ha scaraventato in rete il pallone del momentaneo

pareggio che sembrava doversi infrangere sul palo, è la fotografia

più eloquente di una caparbietà troppe volte mancata con avversari

più modesti al cospetto dei quali sarebbe servito maggior cinismo

per incamerare punti che avrebbero allontanato ogni attuale patema.

Non c’è tempo per i rimpianti; i punti non aspettano e qualche ulteriore

colpo grosso sarebbe ossigeno ad una classifica ansimante. Il Diavolo,

che almeno per una volta non sembra essere troppo…cattivo, comincia

a barcollare e Gigi De Canio, uno che le sue carte sa giocarsele,

ci prova e fa bene.

Il miracolo è firmato “Ciccio” Cozza, il suo colpo di testa, che vale

la vittoria e l’esplosione di gioia del Franchi, è un omaggio alla statistica:

al Milan aveva segnato il suo ultimo gol in serie A undici mesi or sono,

dal Milan è ripartito, alimentando le speranze del popolo bianconero che

affida anche al suo talento le chance di permanenza nella massima serie.

Corsi e ricorsi storici che caricano l’euforia collettiva con quel di più

che portano in dote i grandi eventi: la paura che diventa gioia, l’apprensione

che si libera in festosa esultanza; voci che si inseguono tra soddisfazione

e beata incredulità; fierezza da pronostico prima inconfessabile

e poi ribadito con fare naturale del tipo: “Io lo dicevo”. Per una volta

anche i risultati delle concorrenti passano in secondo piano. Il Siena ha

riagganciato alla grande il treno salvezza e lo ha fatto al termine di un

incontro proibitivo.

La necessità di non abbassare la guardia è un concetto elementare

che la truppa di De Canio pare aver assimilato. Ce ne sono di tappe difficili

da percorrere fino al traguardo, ma la determinazione dei nostri

sembra quella giusta di chi ha imparato a crederci. ■

21

fatti e personaggi del mese

a cura di Francesco Vannoni

ROBERTO CHIACIG

Il Capitano è sempre il Capitano:

concentrato di carisma,

esperienza ed affidabilità per guidare

la squadra in campo e, se necessario,

sobbarcarsene le sorti,

specie nei momenti non proprio

esaltanti.

La “convalescenza” dei Campioni

d’Italia prosegue gradualmente,

alcuni importanti acuti

fondamentali per la classifica e

gli ottimi segnali che Roberto

Chiacig ha mandato nell’ultima

fase di stagione regolare, lasciano

ben sperare per il futuro della

Montepaschi. La grinta, la determinazione

e la continuità di rendimento del pivot friulano dovranno essere

di stimolo per un gruppo che cercherà di confermarsi attingendo

anche a quell’orgoglio che le grandi squadre hanno nel loro bagaglio e

che si fa comunque sentire come sovrappiù psicologico dove finiscono

tecnica e schemi.

I ragazzi di Recalcati, in vista dei play-off -dove difenderanno lo scudetto

conquistato lo scorso anno - dovranno dar fondo ad ogni risorsa,

anche psicologica, che appartiene a chi ha la consapevolezza di far parte

della squadra da battere. La concorrenza non manca di certo: Treviso,

Bologna e Milano sono attrezzate per puntare decisamente al tricolore,

ma Siena può giocarsela con l’esperienza, la maturità tecnica ed agonistica

e la forza del collettivo.

Un collettivo che in questa stagione ha dovuto fare i conti con vicissitudini

di varia natura: dai troppi inciampi, ai cali di forma di alcune colonne

portanti, passando attraverso infortuni, abbandoni e innesti in

corsa. Toccherà principalmente al coach perfezionarne gli equilibri con

le migliori alchimie, ma il ruolo di capitan Chiacig diventa determinante

per quanto riguarda la solidità del gruppo e l’inserimento dei nuovi arrivati.

Un pilastro come “Ghiaccione”, ormai addentro alle cose senesi, può

adempiere egregiamente a questo compito. Cinque anni di militanza

sotto le volte del Palasclavo, lo fanno ormai una bandiera del nuovo

corso mensanino che proprio col suo arrivo, nell’estate del 2000, comincia

a gettare le fondamenta di una rapida ed inesorabile crescita, in

Italia e in Europa. Guadagnati i “galloni” di capitano, Roberto Chiacig

contribuisce in maniera determinante al raggiungimento dei primi prestigiosi

traguardi della Montepaschi “targata” Ataman: la Coppa Saporta

(alla sua ultima edizione) nella storica notte di Lione, trofeo che avrebbe

segnato lo sdoganamento di Siena a livello continentale, e quella

Coppa Italia persa per un niente contro la corazzata Kinder. L’anno successivo

è quello dell’esordio in Euroleague: Siena mette sotto tanti mostri

sacri della “palla a spicchi” e centrano l’obiettivo delle Final-Four dimostrando,

da matricola, il piglio dei veterani. Nel 2004, Roberto è il

capitano dello scudetto mensanino: roba da brividi e da pagine scritte a

lettere d’oro con il “marchio” di Carlo Recalcati. Il cittì della Nazionale

arriva a Siena per un suo personalissimo tris e “Ghiaccio”, con il quale

in azzurro ha raggiunto il bronzo agli europei di Svezia, non lo tradisce

e, insieme ai suoi compagni, lo consegna alla storia sportiva di una città

e dell’intero movimento cestistico italiano.

Le robuste spalle del Capitano biancoverde dovranno distribuirsi il

peso di una squadra che dall’esempio di Chiacig (sempre più presente

anche in termini realizzativi, con un apporto di punti che ora arriva

anche dalla lunetta), dovrà trovare nuova fiducia e prendere coscienza

dei mezzi tecnici a disposizione per potersi meritare, anche quest’anno,

un posto da protagonista. ■


Prosegue senza soste e con ottimi risultati l’attività della

società senese spesso impegnata su pedane diverse

Cus, quantità e qualità

di Daniele Giannini

Periodo di intensa attività

agonistica per la sezione

di scherma del C.U.S.

Siena che continua a portare i

suoi atleti alla ribalta regionale

e nazionale in un susseguirsi

di competizioni che proprio

nei mesi di marzo ed aprile

trovano il suo culmine. Non

passa settimana senza che gli

schermitori cussini, sponsorizzati

da Montepaschi Vita e

Chiron Vaccines, si ritrovino a

calcare, spesso anche in località

diverse, le pedane in giro

per l’Italia.

A metà marzo si svolge a

Firenze la seconda prova regionale

di qualificazione alle

selezioni nazionali di Eboli

per gli spadisti che vede l’obbiettivo

centrato per Erik Peruzzi,

5°, ed il giovane Giacomo

Steiner, 11°.

Peruzzi e Steiner di nuovo

protagonisti ad Eboli insieme

a David Burroni e Marco Cetoloni

con la squadra del

C.U.S. Siena impegnata nel

Campionato Italiano di Serie

B1 a 16 squadre dove i senesi

per una sola stoccata, al termine

di un’incontro entusiasmante,

cedono a Genova la

qualificazione alla serie A2 riservata

alle prime quattro

squadre.

Nelle prove individuali, la

partecipazione degli schermitori

senesi porta ben 12 atleti a

qualificarsi per la fase nazionale

dei Play-off, dove i primi

otto atleti di ogni specialità

potranno accedere ai Campionati

Italiani Assoluti a “32”.

Nel fioretto maschile: Fabio

Miraldi, Alessandro Nespoli,

Niccolò Nuti, Erik Peruzzi; nel

fioretto femminile: Erica

Mazzi e Giorgia Zizzo; nella

spada maschile Ancora Erik

Peruzzi e Giacomo Steiner;

nella spada femminile: Martina

Bancheri, Barbara Galini,

Martina Giovannetti; nella

sciabola femminile: Elisa

Vanni.

Contemporaneamente alle

prove di Eboli, la sezione

22 scherma

scherma del C.U.S Siena, si

aggiudicava il “Gran Premio

Città di Firenze” per le categorie

under 14.

I giovani atleti del sodalizio

presieduto dal Prof. Francesco

Pulitini, precedevano Società

anch’esse di grande tradizione

e prestigio come il C.S.

“Fides” Livorno e l’U.S. Pisascherma.

I giovani atleti senesi,

seguiti in terra fiorentina

dal Vice-Presidente dott. Filippo

Carlucci e dal dirigente

della sezione Giancarlo Pigino,

hanno inanellato una serie

di vittorie, podi e piazzamenti

in finale tali da superare nei

punteggi accumulati tutte le

numerose Società in lizza.

Nella categoria “Maschietti”

di fioretto netta vittoria di

Guido Ferrini; nella spada

“Giovanissimi” argento per

Marco Tanfoni e 7° posto Roberto

Muzii; nelle “Allieve” di

fioretto oro per Alice Volpi ed

argento per Irene Crecchi,

che si ripetevano con identiche

posizioni nella spada “Allieve”

ed alle quali si aggiungeva

il 9° posto di Gaia

Fratini; infine nelle “Prime

Lame” di fioretto i “tre moschettieri”

senesi, Mattia Laurigi,

Bernardo Crecchi ed

Alessandro Zizzo concludevano

rispettivamente al 2°, 3°

e 5° posto.

Nei primi giorni di aprile,

Carrara ha ospitato la fase regionale

della Coppa Italia assoluta

e la Coppa Toscana

per le categorie “Allievi/e”.

Ed anche in questo caso i risultati

sono stati eccellenti:

due ori nella spada firmati

dalla famiglia Vannoni (Bianca

e Vieri), un argento nella

sciabola femminile con Federica

Parisi, un bronzo nel fioretto

maschile con Michele

Dei ed infine, in Coppa Toscana

allieve, altri due ori con

Gaia Fratini nella spada ed

Alice Volpi nel fioretto.

Nella spada femminile

Bianca Vannoni vince il suo

primo oro assoluto con una

condotta di gara attenta e

concentrata non lasciando

spazio alcuno alle proprie avversarie.

Per una sola posizione

di classifica, invece, non si

è qualificata la cadetta Giovanna

Dimitri. Nella spada

maschile, dopo tre anni passati

tra interventi chirurgici e

riabilitazione, è tornato sul

gradino più alto del podio

Vieri Vannoni; la sua è una

vittoria importante soprattutto

sotto il profilo psicologico, che

dovrebbe rilanciare l’atleta

cussino anche in campo nazionale.

Nella stessa gara

bella impresa dell’universitario

Caruso Tancredi che con il

quindicesimo posto staccava

il biglietto per la finale nazionale

di Casale Monferrato,

mentre Matteo Carducci, 28°,

per una posizione non si qualificava.

Nella sciabola femminile

bellissimo argento per la

cadetta Federica Parisi, che

per la prima volta sale sul

podio in una manifestazione

importante.

Nel fioretto maschile ottimo

ritorno di Michele Dei che, con

un’ottima condotta di gara, ha

portato a casa un bronzo qualificandosi

alla finale nazionale.

Nella stessa prova i cadetti

Niccolò Zanchi e Tommaso Vagaggini

non riuscivano per

poco a raggiungere la qualificazione.

Nella Coppa Toscana allieve

bellissima vittoria nella

spada di Gaia Fratini, atleta

che non accontentandosi

della vittoria ottenuta, partecipava

anche alla gara di fioretto

entrando in finale e classificandosi

7^.

Nel fioretto femminile ancora

oro cussino con Alice Volpi

che, dopo aver eliminato in semifinale

la livornese Cariello

15-7, batteva in un incontro da

cardiopalma la Monaco, del

Fides Livorno, per 13-11.

A completare il successo

cussino il 5° posto di Irene

Crecchi, superata per una

sola stoccata proprio dalla livornese

Monaco nell’incontro

valido per il podio.

Negli allievi di sciabola miglioramenti

anche per Cristiano

De Salve, Edoardo

Marri e Alex Breghi, che chiudono

rispettivamente 12° ,14°

e 18°; segno inequivocabile di

un’attenzione tattica più accorta

che sta dando i suoi

primi frutti, visto che sono al

primo anno della categoria.

Passano meno di sette giorni

ed i cussini qualificati a

Carrara si spostano a Casale

Monferrato per la fase finale

di Coppa Italia.

Nel fioretto maschile Michele

Dei sfodera una prestazione

maiuscola dimostrando

ancora una volta le sue ottime

capacità, che in passato lo

hanno visto protagonista a livello

internazionale, raggiun-

gendo la finale ad otto. Questo

risultato lo qualifica per i

play off del campionato italiano

assoluto. Nel suo cammino

si è sbarazzato di avversari di

valore come il pisano Macchi

ed il mestrino Tosoni per poi

arrendersi in finale, di misura

14-15, alla freschezza del mestrino

Vitulano.

Nella spada maschile un

ottimo Vieri Vannoni è tornato

a livelli assoluti con un significativo

6° posto su più di duecento

spadisti qualificati;

anche per lui questo risultato

apre le porte dei play off per il

campionato italiano assoluto.

Sempre nella spada Caruso

Tancredi non è andato più in

là delle qualificazioni, ma era

alla sua prima esperienza importante.

Nella spada femminile

Bianca Vannoni ha offerto

una buona performance su

un lotto altissimo di concorrenti

e si è classificata 25a;

buona anche la prova di Federica

Parisi nella sciabola

(28a) che si è dovuta arrendere

all’ex campionessa mondiale

a squadre, la romana

Colaiacomo.

Ancora un ringraziamento

allo sponsor tecnico Senarmi

– Allstar che, con la consueta

professionalità, fornisce la

manutenzione alle attrezzature

della sala di scherma dell’Acquacalda

e permette agli

atleti di scendere in pedana

con i materiali in perfetto stato

di funzionamento. ■

Gli atleti partecipanti alla Coppa Toscana.


Zì Rosa,

terzo giro

Tanto ormai ci siamo abituati a leggere lo

sport in chiave paliesca. Anzi, ci siamo talmente

abituati che non ci facciamo nemmeno

più caso quando chi non è senese ci guarda

come si guarderebbe un marziano (e pensa

che siamo matti: ma tanto siamo abituati

anche a questo e, per dirla tutta, non ci fa nemmeno

dispiacere perché in fondo in fondo

siamo convinti che ha ragione).

E allora continuiamo a leggere le vicende

delle nostre squadre senesi in chiave paliesca.

Siamo, nel calcio come nel basket, come

dire? al terzo giro alla Zi’ Rosa (sì lo sappiamo:

ora si chiama differente ma a noi non ce ne

frega un bel niente: quelli della nostra generazione,

magari nati, come chi scrive, nella

prima metà dello scorso secolo, continuiamo a

chiamarla la Zi’ Rosa e continueremo a chiamarla

così anche se un giorno ci dovessero

mettere il dipartimento di astronomia venusiana

dell’università). E allora: siamo al terzo giro

alla Zi’ Rosa per tutt’e due i campionati ma le

sensazioni, a onta dell’identica situazione,

24 similitudini

suonano, invece, in modo differenziato.

Cominciamo dal basket. La Zi’ Rosa al

terzo giro ci lascia la bocca un po’ agra e un

po’ dolce. Un po’ agra, perché (mentre scriviamo

manca ormai solo la partita con la bestia

nera Napoli, a Napoli: terque quaterque…

come si sbisoriava al liceo prima che c’interrogassero

a greco o a fisica) la conclusione di

regular season della squadra con lo scudetto

sulle maglie si aspettava un po’ diversa. Mica

si pensava che sarebbe stata la marcia dell’Aida

verso il primo posto come l’anno scorso

(siamo tifosi, ma bischeri no) ma ci si attendeva,

questo sì, che l’esito sarebbe stato un po’

migliore; magari al secondo posto anziché al

terzo; magari più a ridosso di quella bestiaccia

nerissima di Treviso che c’è stata mandata dal

Padreterno per la punizione dei nostri peccati.

Magari, anche che non sarebbe stato necessario

inghiottire bocconi amarissimi di

sconfitte con squadre qualcuna delle quali non

entrerà nemmeno nei play off.

E un po’ dolce, perché, qualche settimana

fa, s’era già salutata l’Eurolega dell’anno prossimo.

È stata riacchiappata per i capelli. Meno

male. Adesso aspettiamo i play off e speriamo

in Dio o in chi altri vi pare, perché non saranno

semplici. Comunque, l’obiettivo minimo è

stato acciuffato: la partecipazione europea è

salva. È forse meno di quel che ci aspettavamo;

è probabilmente più di quel che poteva essere

per come s’erano messe le cose.

Terzo giro alla Zi’ Rosa nel calcio.

Diversa musica.

In questo campo, il “palio” corso è stato modestissimo.

Davanti al palco delle comparse, al

terzo giro, era bell’andata: retrocessione sicura,

di quelle che non te le salva nemmeno papa

Wojtyla che deve fare fior di miracoloni se

vuole che lo selezionino per la Nazionale del

Paradiso: quella dove giocano i Santi. Poi le

cose sono cambiate: la squadra ha cambiato fisionomia;

ha smesso di essere la pittoresca

congrega di amici che disputava partitelle della

domenica mattina prima di andare a comprare

le paste dal Nannini, il giornale da Linda e andare

a pranzo. E ha cominciato a giocare come

una squadra seria. E a stupire: chi se l’aspettava

il 2-1 al Milan? E, di più, chi se l’aspettava

la vittoria sulla Roma di Totti-il-manesco nel

tempio dell’Olimpico? Peccato quel 3-2 con

l’Udinese: un pareggino sarebbe stato oro (ma

Mister! Benedetto il Signore! Lungi da noi l’idea

di darLe consigli! Lei il suo mestiere lo sa fare

e noi si chiacchiera per chiacchierare, ma

senza Tudor e Colonnese, quando si era sul 2-

2 si doveva proprio continuare a puntare sull’attacco?

ma non era meglio infittire il centrocampo

e vedere se si portava a casa il

pidocchioso pareggino? Intendiamoci: se Lei

ha letto diversamente la partita ha ragione Lei

che è un professionista, non noi che facciamo

parte della folta schiera dei 56 milioni di commissari

tecnici, come ironizzava decenni fa un

illustre giornalista). Comunque: mentre scriviamo

stiamo preparando lo zainetto con le birre

e i panini alla porchetta per la trasferta interista

di San Siro; poi c’è Stalingrado (come sarebbe:

cos’è Stalingrado? È la partita a Livorno col Livorno.

Resistere a Stalingrado: ordinò Stalin e

salvò l’URSS dalla disfatta; resistere a Livorno,

spero che intimerà il Mister e che salverà il

Siena in serie A) e poi…e poi, madonninasanta,

e poi ci sono gli scontri diretti che fanno una

paura boia. Ma al terzo giro alla Zi’ Rosa, in

questo campo, sentiamo che sotto abbiamo il

cavallo che risponde, che ha ancora fiato, che

lo spunto lo può avere, che ci si può fare. Bisogna

crederci, bisogna non sbagliare: sbracciata,

traiettoria stretta, appoggiare a quelli esterni,

capo in cassetta, dare di gambe e forse ci si

fa a levare in alto il nerbo. ■

Duccio Balestracci


Nel corso dell’incontro

tenuto a Roma con

tutti i presidenti dei

Comitati provinciali, il numero

uno del Coni, Gianni Petrucci,

ha richiamato l’attenzione

sulla necessità di

rafforzare ulteriormente il legame

con la realtà scolastica

di riferimento, quale irrinunciabile

spinta per il futuro

dello sport inteso come fenomeno

sociale di massa e fondamentale

patrimonio di valori

etici e formativi.

Anche alla luce di questo

monito, è interessante cercare

di tratteggiare, seppur a

grandi linee, un excursus

storico di un binomio, quello

tra sport - inteso nel senso

più alto ed ampio del termine

come espressione di un

apporto alla crescita fisica

ed intellettuale dell’individuo-

e scuola, che non sempre

ha attraversato momenti

particolarmente favorevoli.

Non di rado, anzi, è rimasto

prigioniero di retaggi ideologici

e politici che ne hanno

minato la solidità, ma che

oggi appaiono efficacemente

superati in nome di un

ruolo comune entro l’interesse

collettivo.

Tocca al prof. Francesco

Binella - Coordinatore per

l’Educazione Fisica presso il

Centro Servizi Amministrativi

di Siena e più volte relatore

di interventi sull’argomento

- individuare le tappe

più significative di un percorso

che non può dirsi an-

L’argomento oggetto di un approfondito studio di Francesco Binella,

Coordinatore per l’educazione fisica di Siena

Sport e scuola,

un binomio che viene da lontano

cora terminato, anche tenendo

conto dei continui

mutamenti socio-strutturali a

cui la specificità della materia

deve periodicamente sottostare,

ma che ha certamente

raggiunto buoni

livelli di efficienza.

“Per quanto riguarda il

nostro Paese – esordisce Binella

– i primi erudimenti di

educazione fisica sono strettamente

legati alla pratica

militare. Nel 1830, con l’istituzione

formale della leva obbligatoria,

viene chiamato,

in un’ Italia non ancora

unita, lo studioso svizzero

Rudolf Obermann il quale,

oltre a curare la preparazione

degli arruolati nelle truppe

del Regno di Sardegna,

avverte per primo la necessità

di costituire una vera e

propria società sportiva.

Posto che altri e di diversa

natura erano i problemi di

maggior urgenza che affliggevano

le popolazioni piegate

da un elevatissimo

tasso di analfabetismo, l’intraprendenza

di Obermann

riuscì comunque a richiamare

l’attenzione, anche legislativa,

su un adeguato approccio

verso la ginnastica.

Così, nel 1860, venne dispo-

sta, proprio nel Regno di

Sardegna, la prima bozza di

provvedimento ad hoc per

l’insegnamento dell’attività

fisica in tutte le scuole del

Regno. Per quelle elementari

si pensava ad una serie di

movimenti semplici e naturali

che riguardassero le articolazioni

del collo, del tronco;

mentre, per quanto

riguardava le scuole secondarie

ci si preoccupava degli

schieramenti, delle marce e

di affinare la tecnica degli

esercizi in attitudine di sospensione

come la sbarra

fissa, la scala e le parallele”.

Pur persistendo problematiche

di vario tipo inerenti limiti

sociali ed organizzativi,

l’interesse verso i cosiddetti

“giochi ginnici” cresce vistosamente

e in questo periodo

fioriscono alcune realtà leggendarie

del panorama

sportivo nazionale.

“In effetti – conferma Binella

– dopo la prima storica assise

sulla ginnastica, tenutasi

a Venezia nel 1869, nascono

sodalizi come la Società Trevigiana,

la Virtus Bologna, la

Società di Ginnastica e

Scherma “Bentegodi” e l’associazione

Ginnastica Senese

del 1871. Il radicamento sul

territorio accrebbe il ruolo

delle società sportive, che intervennero,

sempre più

profondamente e con generale

beneficio, nel contesto

sociale e seppero proporsi all’attenzione

degli organi dirigenti

del Paese. Nel 1878, il

ministro De Santis propone

un disegno legge che, approvato

in Parlamento, stabilisce

l’obbligo dell’educazione fisica

come materia di insegnamento

su tutto il territorio nazionale.

Il provvedimento,

tuttavia – vuoi per carenze interne

agli istituti stessi, vuoi

per una legittimazione eticoculturale

non ancora perfettamente

raggiunta in questo

campo- non sortirà gli effetti

sperati e dopo un decennio

dalla sua entrata in vigore

ogni forma di attività fisica

nelle scuole viene dapprima

resa facoltativa e successivamente,

di fatto, smantellata.

L’auspicata evoluzione,

anche terminologica, intorno

a questa tematica, avviene

sul finire dell’Ottocento

quando l’allora ministro Martini

istituisce la Commissione

per l’Educazione Fisica e propone

una nuova serie di programmi

opportunamente

pianificati per la promozione

di questa disciplina”.

In questi anni

emerge la figura dell’igienista

torinese

Angelo Mosso che,

convinto assertore

degli spazi aperti, si

impegno per diffondere,

anche in Italia,

pratiche sportive tipicamenteanglosassoni

che avessero appunto

la propria

connotazione in ambienti

esterni. Agli

inizi del Novecento il

proliferare delle discipline

e l’avvento

delle prime olimpiadi

dell’era moderna, impose

una nuova organizzazione

sia strutturale che ordinamentale

dello sport sul territorio.

“Il 1908 – prosegue - fu l’anno

di fondazione del Coni. A

quell’epoca era cambiato

anche il modo di rapportarsi

con lo sport in generale da

parte dei cattolici, prima

d’ora piuttosto distaccati dal

fenomeno ginnico che si andava

sviluppando: invitati

dalla “Rerum Novarum” di

Leone XIII a testimoniare in

ogni ambito o spazio operativo

i fondamenti della propria

fede, nascono entità sportive

che si richiamano, anche e

soprattutto nel nome, alla

matrice religiosa”.

L’Italia del Ventennio, in

tutt’altre faccende affaccendata,

non favorì la stabilizzazione

dell’attività fisica nelle

scuole, ma anzi sfruttò e solo

con finalità propagandistiche,

i successi sportivi che si

registravano in campo internazionale.

Nel 1947 la ginnastica

torna a vivere nelle

scuole e undici anni più tardi

viene promulgata quella

che è ancora oggi la più recente

disposizione legislativa

vigente in materia.

“Oggi – conclude Binella –

il larghissimo interesse popolare

che investe lo sport in

tutte le sue accezioni, pone

ogni componente che appartiene

a questa realtà di

fronte alla necessità di un lavoro

comune da ricercare

nella promozione di princìpi

e insegnamenti utili non solo

a preparare eccellenti atleti,

ma soprattutto ad educare

cittadini esemplari che sappiano

portare, anche attraverso

la propria testimonianza

di sportivi, il proprio

contributo alla costruzione di

un mondo migliore”. FV

cinque cerchi

25


QUANDO

IL CALCIO

È ANCHE

POESIA

È terminata con “Percorsi, Vita e Parole: i

ruoli del calcio”, la rassegna culturale e sportiva

organizzata dall’A.C. Siena nell’ambito dei

festeggiamenti per il Centenario della Robur.

“Tutte le strade portano a Siena”, tre momenti

unici ed importanti ideati dal giornalista

Stefano Romita in collaborazione con l’A.C.

Siena, si era aperta infatti con “Come nasce

un campione”, spettacolo dedicato ai bambini

e ragazzi tenutosi lo scorso 8 marzo al Pala-

Giannelli. Una nutrita partecipazione di giovani,

circa cinquecento, con le loro domande e

grazie alla straordinaria conduzione di Darwin

Pastorin, avevano così potuto toccare con

mano le esperienze personali di molti campioni

dello sport, della Robur e non.

Il secondo evento si è tenuto invece il 24

marzo presso il Teatro dei Rozzi, dov’è andato

in scena “Don Balon”, spettacolo teatrale

che ha fatto il suo debutto in teatro proprio a

Siena in occasione del Centenario della

Robur. Una rappresentazione che ha ripercorso

le storie di alcuni grandi campioni del

mondo calcio del passato, tratta dai libri di

Darwin Pastorin. Il giornalista sportivo, insieme

a Marco Cavicchioli, ha messo in scena la

storia e le esperienze di molti calciatori del

passato, arricchite da aneddoti e curiosità

molto appassionanti.

27 eventi

La terza ed ultima serata è stata appunto

una tavola rotonda, “Percorsi, Vita e Parole: i

ruoli del calcio”, tenutasi il 18 aprile scorso

presso la Chiesa della Santissima Annunziata

nel complesso museale del S. Maria della

Scala.

In questo incontro, che ha visto la partecipazione

straordinaria del prof. Omar Calabrese,

di Jorge Valdano, Darwin Pastorin, Paolo

Stringara e Giampiero Forte (come nella foto),

si è finalmente riusciti a mettere in risalto il

gioco del calcio nei suoi lati meno esaltati. Il

suo valore estetico, la sua bellezza come

sport che unisce popolazioni diverse, tutti elementi

che fanno di questa disciplina «La più

bella del mondo» quali- afferma Valdano, campione

argentino ai Mondiali di Messico 1986-

«il senso di appartenenza, l’incertezza del risultato

e la passione estetica», e continua

«uno sport capace di emozionare e contaminare

uno spettatore neutrale».

Il calcio quindi, visto quasi come un sogno,

fuori dai normali canoni.

Valdano ha raccontato per esempio il goal

di Maradona in Argentina – Inghilterra, nei

quarti di finale a Messico 1986, definito da tutti

il goal più bello della storia del calcio. Il goal

però, come se lo sono raccontati loro, giocatori

dell’Argentina, al termine della partita negli

spogliatoi, non avendo ancora visto le immagini,

ma consapevoli di aver vinto una partita

importantissima e soprattutto di aver vissuto

un’esperienza unica.

Ecco appunto, un’esperienza irripetibile,

che il pubblico presente quella sera ha potuto

carpire dalle sue parole.

Un’altra idea di calcio, una visione differente

che porta a vedere in questo sport

anche poesia, sogni e quei valori troppe volte

accantonati.

In entrambe le serate, sia durante lo spettacolo

teatrale del 24 marzo che durante la tavola

rotonda del 18 aprile, l’A.C Siena ha dato

inoltre visibilità a due enti di carità, a due progetti

importanti di Siena. La prima serata è

stata dedicata all’Associazione Italiana Sclerosi

Multipla - sezione di Siena che ha potuto

esporre la molteplicità di servizi che eroga gratuitamente,

ogni giorno, sul territorio. La seconda

serata invece è stata rivolta a Don Ugo

Montagner, coraggioso sacerdote nativo di S.

Donà di Piave, ma senese d’adozione, in missione

tra i poveri del Brasile.

Entrambe le serate hanno visto una buona

partecipazione di pubblico che con la sua generosità

ha potuto sostenere entrambi i progetti.


28

zapping

Chi non salta un cronista è

Vincenzo Coli

o lo adoro, Beniamino!”. Flavio Tran-

“Iquillo, prima voce Sky, con questo

omaggio all’energia e alla simpatia del

nostro Eze chiosava la telecronaca di

Armani-MPS. Dichiarazione di due secondi

che doveva bilanciare quaranta

minuti filati di simpatia pro Olimpia. Per

carità, una roba soft e sorvegliata; niente,

rispetto alle faziosità ‘avverbiali’

(“Purtroppo vince Siena”) specialità di

Marco Bonamico, però avvertibile facilmente

nell’anda e rianda del punteggio,

se una bomba di Djordjievic viene salutata

da un esplosivo ‘incredibileeee!’, e

la risposta da sotto di Chiacig si becca

un notarile ‘Siena non ci sta’, epigrafe

che si riserva alle vittime sacrificali. Per

non dire della malcelata mestizia alla sirena

finale.

L’abbiamo scritto più volte: le ex scarpette

rosse sono a pieno titolo nel mainstream

mediatico impegnato a pompare

le magnifiche sorti e progressive della

Lombardia sportiva, tra Gazzetta dello

Sport, Corriere della Sera, Mediaset e

redazione sportiva Rai, che proprio da

Milano irradia. E Sky sarà pure dell’australiano

Murdoch, ma parla distintamente

meneghino. Del resto, se Armani,

Galliani e Moratti investono fior di quattrini

in una società salvata dal tracollo, la

testata giornalistica che pesca nella

stessa area geografica e della pubblicità

ha bisogno come del pane, cosa deve

fare? Primo, compiacersi di tanta generosità;

secondo, fare il tifo.

Tutto questo ricordiamocelo, quando

vediamo i nostri amici telecronisti -

Canale Tre, Antenna Radio Esse,

Radio Siena - saltare come tarantolati

in tribuna stampa, cuffie di traverso e

microfoni che schizzano nel parterre. E

cerchiamo di non giudicare severamente

un entusiasmo in apparenza

poco professionale. Parlano a un pubblico

amico, stessa lingua stessa passione,

è una complicità che non ha bisogno

di patti e codici preventivi. Certo,

il messaggio può infastidire nel caso si

rivolga a un destinatario non tenuto a

condividere: quante volte abbiamo sentito

il bravo giornalista da Reggio Calabria,

collegato con una nostra radio che

non aveva trovato un’anima da mandare

sullo Stretto, salutare gli amici toscani

all’ascolto, mantenersi stoicamente

imparziale per trentanove minuti

e sbracare negli ultimi sessanta secondi,

con tanto di Forza Viola! (nel senso

della società calabrese) sparato in dialetto.

Se la dimensione è circoscritta, e

media e pubblico sono rigorosamente

locali, essere faziosi è permesso, anzi

doveroso. Ma se la trasmissione è su

scala nazionale, e lo spettatore ha pagato

un canone, sarebbe il caso di

darsi una regolata.

Il povero Paolo Valenti tifava Fiorentina,

ma ce lo dissero dopo che era

morto, lui non aveva mai voluto pubblicizzare

“per rispetto degli ascoltatori”.

Oggi Giampiero Galeazzi parla di calcio,

entrando nel merito di rigori e moviole,

mai dimenticandosi di essere laziale,

fede più volte rivendicata a

telecamere accese. Il sospetto di doversi

attenere allo stesso codice deontologico

cui teneva tanto Valenti non lo deve

sfiorare, visto che, subito dopo Sessantesimo

Minuto, balla il boogie woogie

nel salotto di Mara Venier e resta allegramente

in mutande.

Dall’intonazione non sembrerebbe,

ma dice sempre qualcosa di interessante,

e di spericolato, il grande

Zeman. L’ultima: “Siena ha vinto due

volte in maniera sospetta, contro il

Milan e contro la Roma, così il campionato

è falsato”. Eh già, il Diavolo era

sceso al Franchi con lo scudetto in

tasca, e i giallorossi venivano da sette

risultati utili consecutivi, ad avversari

così rilassati è facile sfilare i tre punti.

Oppure, lo vedete Paperone De Luca

che nell’oscurità di un parcheggio

passa a quel poveraccio di Galliani una

busta di banconote in piccolo taglio?

Serbare un buon ricordo di Papadopulo

allenatore è cosa buona e giusta.

Rimpiangerlo come persona mica

tanto, dopo la dichiarazione da lui rilasciata

all’indomani della gazzarra nazista

inscenata dagli ultrà laziali durante

la partita col Livorno: “Io guardo la partita,

per me svastiche o banane sono la

stessa cosa”. Corrado Augias su Repubblica

ha proposto di mandare l’ex allenatore

bianconero a visitare il campo

di concentramento di Auschwitz insieme

a qualche scolaresca. La sensibilità

civile dei ragazzi di sedici anni forse gli

insegnerebbe qualcosa. ■

Dall’alto in basso: Tranquillo, Zeman

ePapadopulo.


Cus e pallavolo è sempre

stato un binomio

che ha accompagnato

negli anni le gesta sportive

senesi con grandi soddisfazioni

per atleti, città ed appassionati

di questo sport

estremamente spettacolare

ed affascinante, peraltro praticato

nella nostra provincia

da molti giovani. Ma oggi

parlare di Cus volley significa

soprattutto porre l’accento

sull’impresa compiuta dalle

splendide ragazze allenate

da Pino Santilli, che hanno

inesorabilmente “ammazzato”

il campionato di serie B2

nazionale guadagnando con

larghissimo anticipo la promozione

nella terza serie nazionale,

la B1.

Ma chi sono queste ragazze

che si sono cimentate con

estrema efficacia in un torneo

tanto difficile? Iniziamo

la carrellata con un taglio tra

il serio e il faceto delle protagoniste

che, giornata dopo

giornata, hanno fatto “tabula

rasa” di ogni squadra avversaria.

Tanto per dare un

po’ di spazio ai numeri, ram-

Nasce sotto la guida di Santilli la squadra

che hariconquistato con largo anticipo la B1

Un fiocco rosa sotto rete

di Andrea Sbardellati

mentiamo che, a sole tre

giornate dal termine del

campionato, la classifica le

vedeva in testa solitarie con

67 punti in 23 partite con un

distacco abissale sulla seconda

a 48.

Martina Semboloni lavora

presso l’Università di

Siena e divide la sua passione

per il volley con il tifo per

la Robur. È del Nicchio ed è

un genio del decoupage. L’unico

neo è che ha un po’

paura degli animali, fatti

salvi i pesci rossi. Il motivo?

Non è dato a sapersi. Forse

perché sono muti…

Rita Bartalini: è prossima

alla laurea in economia all’Università

di Siena, e sta

svolgendo un master di perfezionamento,

ma quando

c’è da divertirsi in maniera

sfrenata è sempre pronta.

Laura Monaci: nicchiaiola

purosangue e, come la Semboloni,

tifosissima del Siena.

Lavora nella “stanza dei bottoni”

come programmatore

nelle file dello sponsor Engineering.

Colleziona con

cura videocassette soprattutto

della Walt Disney. Il suo

passatempo preferito è la

regìa, la sceneggiatura e il

montaggio di divertenti e

spassosi filmati amatoriali,

molti dei quali con le gesta

sportive della squadra rivelazione

della stagione.

Francesca Rotellini studia

giurisprudenza all’Università

di Siena. Ha uno

splendido coniglio nano, al

quale è molto affezionata, di

nome Ercolino. Salvo poi

scoprire che invece apparteneva

al gentil sesso, diventando

così… Ercolina.

Elisa Ciabò si è da poco

laureata in giurisprudenza e

sta svolgendo l’apprendistato

in uno studio legale. Ha

grinta da vendere in campo.

È sempre piena di acciacchi

e dopo diversi anni giocati a

Certaldo, è venuta a “svernare”

a Siena: usando una

terminologia da reality

show, viene soprannominata

dalle compagne di squadra

“Anzianotti”.

Simona Bruzzone studia

cosmetica all’Università di

Siena. Ha tutto della protagonista

di “Sì, io parlo savonese!”

anche se lei dice di

parlare diversamente, tra lo

stupore di chi la conosce

bene. Gioca nel ruolo di libero.

In una foto di squadra è

stata “ripresa” dal “fotografo

ufficiale” un po’ distratto perché

aveva la maglia… diversa.

Claudia Ghiribelli è medico

all’Ospedale di Siena e

“come from Poggibonsi”. È

l’assenteista del gruppo e

viene giustificata dai massimi

dirigenti cussini con l’ormai

celebre frase: “la Ghiribelli

è a salvare delle vite

umane!”. È la veterana del

CUS; la leggenda narra che,

quando vide per la prima

volta il pulmino, disse: “E

questo è i’ bussino di’

Cusse?”. Sfoggiando il simpatico

accento valdelsano.

Valeria Carlozzi studia

lingue presso la nostra Università.

Ogni tanto esce

dallo spogliatoio dicendo

che deve andare a casa a

vedere dei film in russo. Ancora

c’è chi si chiede: ma

dove li trova?

Francesca Galdini è in

procinto di entrare come impiegata

da “Babbo” Monte.

Sfoggia pettinature com

segue a pagina 32

volley

29


ENGINEERING CUS VOLLEY

Stagione 2004/2005


da sinistra a destra:

Simona Bruzzone

Chiara Brandini

Ginevra Benvenuti

Valeria Carlozzi

Valeria Verdino

Laura Monaci

Laura Ulivieri

Francesca Galdini

Martina Semboloni

Elisa Ciabò

Rita Bartalini

foto: Paolo Lazzeroni


°plesse ad ogni partita e,

quando incomincia a conversare

non si ferma più.

Anika Lappon studia

scienze delle telecomunicazioni

all’Università di Siena.

È fissata con le lune e le stelle

ed ha sempre freddo,

tanto da presentarsi in palestra

con giaccone, sciarpa

coloratissima e guanti anche

quando l’aria sa di cacio.

Laura Olivieri studia al

Liceo Scientifico di Siena in

attesa della maturità. È allergica

al bagher e deve ancora

nascere la persona che la

vedrà arrabbiata. Una “pacifica”

nel gruppo fa sempre

bene.

Ci sono poi quattro giovanissime

baldanzose che

fanno parte dell’Under 17

campione provinciale. A

loro è spianata la strada di

una rosea carriera.

Valeria Verdino studia al

Liceo Classico a Siena; è lupaiola.

Se arriva all’allenamento

infuriata significa che

a scuola è andata poco

bene, cioè ha preso solo…

sette! Di lei si narra una

grande prova in regìa contro

le “nazionali” pari età del

Club Italia.

Ginevra Benvenuti, figlia

d’arte, studia al Liceo Scientifico

di Siena. Grande Capo

Scout nonché Papa-girl accanita.

È stata eletta a mascotte

del gruppo!

Fiamma Mazzini è una figlia

d’arte anche lei (papà

Massimo ha calcato i parquet

di serie A proprio nel

Cus come palleggiatore insieme

ad Antonio Benvenuti)

ed il suo ruolo non poteva

che essere lo stesso. È nata

nel novembre del 1989, è la

più piccola del gruppo, ma i

“cromosomi” sono quelli

giusti.

Chiara Brandini gioca

come centrale. Anche lei,

come la Mazzini, è sedicenne

e studia al Liceo Scientifico

di Siena. Sarà obbligata

dalle “anziane” a portare le

paste nello spogliatoio per

aver fatto un possente muro

durante la partita con il Club

Italia.

32 volley

Fin qui l’operazione “simpatia”

per avvicinare questo

fantastico gruppo che di

paste ne ha già date a non finire

ad ogni squadra incontrata

quest’anno. La conquista

della serie B1 per il Cus

rappresenta un ritorno nella

categoria dove aveva giocato

nel campionato 2000/2001.

Senza dubbio, il riproporsi

su questi palcoscenici, alle

soglie del professionismo,

come intensità ed organizzazione,

non sembra preoccupare

più di tanto l’allenatore

abruzzese Giuseppe “Pino”

Santilli, che, consapevole

degli equilibri e delle scelte

che la giusta dimensione del

sodalizio impone, ha in più

di un’occasione dichiarato:

“Per noi non cambierà

molto. La scelta della continuità

prima di tutto, ed è

questa la linea guida adottata

negli ultimi anni anche

quando percorrerla ha comportato

scelte difficili nel

dover effettuare una naturale

scrematura tra le giocatrici

che hanno scelto spontaneamente

di trasferirsi, e

quelle che via via sono state

dirottate verso altre realtà

più adatte al proprio bagaglio

tecnico”.

Giuseppe Santilli è senza

dubbio un’autentica istituzione

nella numerosa famiglia

cussina e può essere

considerato un profondo conoscitore

della realtà pallavolistica

senese, sulla scorta

dell’esperienza vissuta sulla

panchina della Mens Sana.

“Il Cus – ha detto Santilli –

è una vera e propria isola felice

della pallavolo. Sono orgoglioso

di lavorare in un

ambiente sano, dove la

grande capacità organizzativa

ha permesso, in questi

anni, di definire e realizzare

una crescita attentamente

programmata e della quale

tutto il nostro movimento

potrà giovarsi. Sento il dovere

di ringraziare sin d’ora le

ragazze per il sacrificio e

l’abnegazione che dimostrano

e per lo spirito di gruppo

che le anima in questa stagione

entusiasmante”.

Fare sport con pazienza,

impegno, e nel rispetto di va-

lori e regole, è da sempre la

prerogativa principale perseguita

ostinatamente in via

Banchi. Grazie alla competenza

del profesor Giuseppe

Gotti, presidente della sezione

volley, che per primo ha

costruito le fondamenta del

progetto centrando il “colpo”

Santilli, e all’opera di tanti,

qualificati collaboratori

come Massimo Machetti,

Antonio Benvenuti, Alfonso

Petrone e Massimo Giannini

che hanno messo le loro conoscenze

al servizio di un

meccanismo perfettamente

funzionante.

Il CUS riceve linfa vitale

anche da un nutritissimo settore

giovanile guidato da

Fabrizio Becatti, Claudio

Mei, Marcello Cervellin e

Annamaria Fusillo.

Da questo prezioso “serbatoio”

Santilli ha già attinto,

negli anni passati come nel

campionato attuale, con riscontri

molto soddisfacenti, offrendo

l’opportunità ad alcune

giocatrici, che pure devono

ancora maturare e migliorarsi,

di gravitare nell’ottica della

prima squadra.

“Che i successi del Cus

servano da traino per tutto il

movimento della pallavolo

senese”. È questo il commento

del presidente della

sezione senese della Federazione

pallavolo Fiorenzo

Montermini che prosegue:

“L’augurio è che il Cus possa

consolidarsi in serie B1 e che

possano essere gettate le

basi, perché no, anche per

un ulteriore salto di categoria.

Il fenomeno Cus non è

solo il fiore all’occhiello della

pallavolo senese, ma anche

dello sport cittadino al femminile.

I risultati del Cus non

hanno avuto uguali in altri

campionati nazionali. Il mio

augurio è che, trainati dalle

gesta del Cus, tutti gli altri dirigenti

sappiano trarre spunto

per produrre una crescita

di tutto il movimento”.

Alle ragazze del Cus, ai

tecnici e ai dirigenti non

resta dunque che stappare

lo spumante, senza mai dimenticare

che…: “l’appetito

vien mangiando”. ■


34

senesi in trasferta

Carignani, ‘uno di noi’

Francesco Vannoni

Scriveva Curzio Malaparte, argomentando

sui corregionali con il tratto

graffiante della sua penna:”Se è cosa

difficile essere Italiano, ben più difficile è

l’ essere Toscano”. Un distinguo che diventa,

a metà tra l’ironia e l’indulgenza,

il brillante ritratto di abitudini e comportamenti

che vien bene di parafrasare,

guardando per un attimo al vanto di

un’origine che tra le sue unicità ha così

spiccato il pregio di rispecchiare, in un

certo qual modo, carattere e personalità:

come dire che “Se è ben difficile essere

Italiano, ben più complesso è l’essere

Senese”…

Pensando ai “figli della Balzana”che

a questa guardano da lontano con un

pizzico di nostalgia alla quale, non appena

possibile, si risponde col cuore e la

passione cogliendo ogni opportunità per

un ritorno a casa, il nome dell’avvocato

Massimo Carignani è uno di quelli più

noti fra la larghissima schiera di esempi

sportivi disponibili.

Il lavoro lo ha portato a Terni da diversi

anni, ma l’inflessione umbra che la

voce ha inevitabilmente acquisito non

ne ha affatto scalfito l’autentica e squisita

senesità.

Massimo Carignani

è “uno di

noi” in trasferta,

Presidente del

Comitato Provinciale

Coni di

Terni, fresco di

rielezione per il

prossimo quadriennio.

A sentirlo parlare

con l’amabile

cordialità che gli

è propria, il suo

legame con la

nostra città esce

prepotentemente

esprimendosi in

un attaccamento

che non di rado

sfiora punte di

calorosa o addirittura

commossa

partecipazione

alle civiche vicissitudini.

L’esperienza di dirigente sportivo

(trascorsa anche al Centro Sportivo Italiano)

di Massimo Carignani, si articola

in moltissime altre tappe rilevanti di un

curriculum ricco e prestigioso.

“Mi corre l’obbligo di ringraziare –

esordisce Carignani – quanti, con consenso

unanime, hanno accordato al mio

nome la fiducia necessaria per prose-

guire nel difficile, ma stimolante compito

di guidare il Coni di Terni. Fa indubbiamente

piacere registrare il sostegno

arrivato da tutti gli enti di promozione

sportiva che, quest’anno per la prima

volta, entrano a far parte degli organismi

direttivi dei vari comitati provinciali”.

Del resto, gli undici anni trascorsi al

timone dello sport ternano e gli oltre

trenta vissuti all’interno della struttura

dirigenziale della realtà Coni (Carignani

è membro della Giunta Nazionale), rappresentano,

accostati all’incarico di assessore

allo sport del Comune ricoperto

nel ’98, la garanzia più alta per una

qualificata affidabilità operativa ed una

vivace capacità di proposte ed iniziative.

“Un obiettivo fondamentale al quale,

dal mio punto di osservazione, lavoro

costantemente è quello incentrato su

una crescente collaborazione tra i diversi

comitati, nell’intento di rafforzare il

confronto di temi comuni utili alla crescita

del movimento sportivo nel suo insieme.

È ovvio – prosegue – che il mio

sguardo sia rivolto, in questo senso, proprio

a Siena: la cultura e la tradizione

che in campo sportivo la mia città può

vantare e la larghissima partecipazione

popolare al fenomeno sport come opportunità

di aggregazione sociale, favorisce

evidentemente un continuo scambio

di spunti, tematiche ed esperienze

da condividere”.

Il riferimento è soprattutto alla “Staffetta

dell’Amicizia” che da alcuni anni

vede coinvolte alcune delegazioni di

studenti delle due città, espressione di

alunni appartenenti a scuole di ogni ordine

e grado, che si confrontano in diverse

discipline, unendo, al proprio

amore per lo sport nel perfetto equilibrio

tra sana competizione ed etica comportamentale,

anche un’occasione preziosa

per conoscere e apprezzare le bellezze

e il territorio.

“Sì, un’iniziativa davvero lodevole per

la quale ringrazio il Presidente del Coni

di Siena Roberto Montermini e tutti coloro

che annualmente ne assicurano il

regolare svolgimento. Per l’edizione

2005, sarà la delegazione senese a recarsi

a Terni e l’ormai rodato funzionamento

dell’intera macchina organizzativa,

mi conforta sul successo e l’ottimo

riscontro dell’iniziativa stessa”.

Vivere lo sport a tutto tondo, seguirne

le alterne vicende come tifoso e curarne

l’andamento in qualità di addetto

ai lavori, ha significato, per Carignani,

una simbiosi professionale sempre più

marcata, in particolare con il mondo del

calcio, dove non di rado si è occupato di

procedimenti a carico di società o singoli

calciatori.

Anche vice presidente della Ternana

dal ’98 al 2003, l’avvocato senese ne ha

prima curato la fase fallimentare del

1993 e poi è stato il principale artefice

del ripescaggio in serie B della società

rossoverde.

Si può comprendere in che misura il

nome di Massimo Carignani sia legato a

doppio filo con la storia dell’amata Robur

(che Carignani segue anche dalle tribune

del Franchi ogniqualvolta i molti impegni

glielo consentono), anch’essa non immune

da dispute tra campi di calcio e aule

giudiziarie: in tempi diversi, durante fasi

egualmente complesse, la sua esperienza

e il suo piglio oratorio hanno scacciato

gli incubi più neri dal futuro del Siena,

sul quale s’erano adombrate minacciose

prospettive.

“Il momento più difficile, poi conclusosi

brillantemente e senza conseguenze,

fu senza dubbio quello relativo all’accusa

di illecito sportivo caduta sul Siena nel

campionato ’85-’86, vinto sul campo conquistando

la promozione in C1: difendevo

l’allora direttore sportivo Efrem Dotti:

non mancarono momenti di tensione con

l’ex procuratore federale Carlo Porceddu

(rappresentante dell’accusa) che cercò

di interrompere più volte l’arringa, provocando

una mia reazione poco elegante.

Riuscii a smontare il castello accusatorio

e tutto si concluse per il meglio. In molti ricorderanno

il mio pianto liberatorio subito

dopo la sentenza.

Più recentemente, nella stagione

’99-2000, il campionato conclusosi

trionfalmente con l’approdo in serie B,

ho difeso la posizione di Nelso Ricci dai

sospetti riguardanti l’ormai nota partita

Pisa-Siena. Anche in quel caso la società

ne uscì pulita e poté finalmente

assaporare il sogno della cadetteria

come aveva ampiamente dimostrato di

meritare”.

Di Siena e per Siena. Il concentrato

chiaro e sintetico con il quale poter definire

Massimo Carignani che, in veste di

suo procuratore in Italia, avrebbe voluto

riportare sotto la Torre del Mangia,

anche le magie di André Pinga.

”Questa era, in effetti, la mia volontà

e, credo di poter dire, anche il desiderio

del giocatore, contento dell’ambiente e

del calore degli sportivi; qualcosa non

andò per il verso giusto e non se n’è

fatto di niente”.

Brillante eloquenza, un’amichevole

disponibilità alla conversazione, Siena

nel cuore e nel pensiero. La storia di

“uno di noi”. ■


L’Uliveto Uisp Siena, insieme al Comitato Provinciale,

hanno organizzato un riuscito Meeting della Liberazione

In ricordo dei caduti

di Montemaggio

di Andrea Bruschettini

ISono trascorsi 60 anni da

quando il 25 aprile 1945 il

Comitato di Liberazione

Nazionale (CLN) dell’Alta Italia,

dando l’ordine d’insurrezione

a tutti i partigiani appostati

nei monti, di fatto sancì il

loro ingresso nelle principali

città del nord Italia, e con esso

la conquista da parte delle

forze democratiche di quella

vasta parte di territorio italiano

ancora nelle mani dei nazifascisti.

Era la Liberazione, e quella

data simbolica viene an-

36atletica leggera

cora oggi celebrata, tra la

commozione e il ricordo di

quanti dettero la vita per la

costituzione di uno stato democratico.

L’Uliveto Uisp Siena e il

Comitato provinciale dell’Uisp

hanno voluto contribuire

in modo fattivo ai festeggiamenti

per il sessantesimo

dalla Liberazione, organizzando

appunto il Meeting

d’atletica della Liberazione.

La manifestazione, che si è

svolta il 25 aprile al campo

scuola “Renzo Corsi” di

Siena, è stata un vero successo,

grazie alla presenza

di quasi 500 atleti, ad un cospicuo

numero di appassionati,

nonché ad alcuni risultati

tecnici di assoluto valore.

Si temeva un po’ per le avverse

condizioni meteo, che

sin dalla mattina hanno contribuito

a riversare una fastidiosa

pioggia su Siena, ma

poi come d’incanto al pomeriggio

è spuntato un tiepido

sole che ha permesso al

meeting di andare in porto

nel migliore dei modi, come

se quei 19 giovani uccisi dai

fascisti sul Montemaggio nel

marzo del ‘44, ed alla cui memoria

era dedicata l’intera

giornata, avessero deciso di

accompagnare dall’alto lo

svolgimento di tutte le competizioni.

Alessandro Bracciali

(Fiamme Oro) ed Elisa Palmieri

(Uliveto Uisp Siena)

sono stati premiati per le migliori

prestazioni assolute

della manifestazione.

L’atleta in forze alla polizia,

già maglia azzurra della

4x400m, ha vinto i 100m

(10”94) e ha dominato i 400m

in 47”91; mentre la giovane

portacolori del club di casa,

ha addirittura ritoccato il suo

record regionale assoluto

del martello, portandolo a

60,50m, solo mezzo metro

meno del minimo richiesto

per andare ai Campionati

europei under 23 del prossimo

luglio.

Tra gli atleti di casa in

netta evidenza Lorenzo Morellini,

che nella categoria

ragazzi ha vinto in serie:

60hs (9”71), alto (1,50m) e lancio

del vortex (50,09), ma ottime

anche le performance di

Guglielmo Giovanni e Pierpaolo

Van de Nes che spesso

lo hanno accompagnato sul

podio. Oltre ad Elisa Palmieri,

tutti i lanciatori allenati da

Flamur Shabani hanno raggiunto

importanti traguardi:

Gianclaudio Petreni con

56,01m ha allungato ancora

il record dell’Uliveto Uisp

Siena nel martello, mentre

l’allievo Luca Calzeroni si è

portato nella stessa specialità

(ma con un attrezzo

meno pesante) a 59,70m,

cioè a soli 30cm dal limite richiesto

per partecipare ai

Campionati mondiali di categoria;

Arber Shabani, con

47,10m (record personale), è

stato terzo nel giavellotto davanti

ai compagni di squadra

Fiorenzani e Tognazzi.

Discorso a parte merita Serena

Tronnolone, che tornata

all’Atletica Valdelsa, ma

sempre seguita tecnicamente

dal bravo allenatore albanese,

ha gareggiato fuori

gara tra le allieve, lanciando

il giavellotto a 46,47m una

misura di vertice a livello italiano

assoluto.

Con i colori dell’Uliveto

Uisp Siena si sono affermate

Cristina Fornacelli nel lungo

assoluto con 5,33m (seconda

nei 100hs), Alice D’Auria,

che con 1,46m ha preceduto

la compagna d’allenamento

Elisa Pieri (1,43m) nell’alto

cadette, così come dominio

assoluto nel giavellotto cadette

per Sara Guerrini, davanti

a Marta Tanganelli,

Francesca Sanesi e Matilde

Bancheri

Bene anche Maurizio Cito,

che messa da parte la partecipazione

ai mondiali di

cross, è tornato a crescere in

pista con un ottimo secondo

posto nei 1500m assoluti in

4’08”; lo junior Emanuele

Magi, due volte secondo dietro

Bracciali nei 100m (11”21)

e nei 400m (49”96); e altrettanto

positivo Daniele Bellini

che nell’asta si è piazzato

dietro al vincitore con 3,40m.

Nei 100m femminili vinti

dalla portacolori dell’Esercito

Alessia Berti in 12”01, e nei

400m vinti dall’allieva di Angela

Fè Chiara Bazzoni –Toscana

Atl. Empoli- (57”60), ottimo

il comportamento delle

senesi Chiara Marzi (quarta

nei 400m e quinta nei 100m)

e Sara Gualandi (sesta nei

100m e nona nei 400m).

Nel complesso quindi il

Meeting della Liberazione –

che ha ricevuto il patrocinio

della Provincia di Siena, il

supporto di CNA Siena,

SMA, e, come tutta l’attività

istituzionale dell’Uliveto Uisp

Siena, della Fondazione

MPS - ha aperto in maniera

degna la stagione agonistica

all’aperto dell’atletica

leggera senese, mostrando

un programma gare ampio

(con oltre 50 competizioni)

dove hanno trovato una giusta

collocazione anche le

gare dei disabili, ed in cui gli

atleti de Le Bollicine ci

hanno ricordato, come recita

il vecchio motto dell’UISP,

che lo sport è veramente per

tutti. ■


In programma al ‘Pala Giannelli’

dal 13 al 15 maggio

Minibasket

nel nome di

Carlo Ciccarelli

Il “Memorial Carlo Ciccarelli”

si rinnova e chiama

a Siena 12 tra le migliori

società italiane di minibasket.

Sarà una scorpacciata

di canestri ad accompagnare

l’edizione 2005 di quella

che è ormai una classica del

calendario nazionale della

disciplina: in programma da

venerdì 13 a domenica 15

maggio ed ospitata nel palazzetto

“Gastone Giannelli”

e nel “PalaChigi”, la manifestazione

intitolata

all’indimenticabile dirigente

sportivo senese vedrà sfidarsi

le più accreditate formazioni

Aquilotti del centro

e nord Italia.

Pur se in un contesto che

rimane esclusivamente ludico

(è bene ribadire che lo

scopo principale del minibasket

è il divertimento e la socializzazione

tra i bambini,

che hanno comunque l’opportunità

di mettere alla

prova i fondamentali cestistici

appresi in palestra durante

la stagione), sfileranno

sui campi della Mens Sana,

società organizzatrice, le formazioni

di Don Bosco Livorno,

Libertas Liburnia Livorno,

Abc Castelfiorentino,

Limena Padova, Madonna

Alta Perugina, San Vincenzo,

Zetagas Pontedera, Use Empoli,

Poggibonsi Basket, Sbm

Modena e Africo Firenze. Di

scena, ovviamente, anche la

formazione della Mens Sana

allenata da Sergio Battestin

e Rosy Galasso, una compagine

talentuosa che si appresta

a fare gli onori di casa

dopo aver sfiorato il titolo regionale

alle finali di Castelnuovo

Garfagnana: gli Aquilotti

biancoverdi si sono

classificati al 2° posto, sconfitti

sul filo di lana (41-43) dall’Abc

Castelfiorentino al termine

di una final four che li

aveva visti battere per48 a

45, in semifinale, l’accreditata

Libertas Liburnia Livorno.

Tornando al “Memorial

Carlo Ciccarelli”, al termine

della prima fase, costituita

dalle sfide dei quattro

gironi eliminatori (venerdì

13 e durante la mattinata di

sabato 14), si procederà alla

disputa delle semifinali

(nel pomeriggio di sabato) e

delle finali dal 1° al 12°

posto (domenica 15). ■

La formazione Aquilotti biancoverde

Ancora una prestazione di rilievo,

a livello interregionale,

per le allieve biancoverdi di Beatrice Vannoni

Piccole ginnaste

crescono ..e vincono

di Matteo Tasso

Successo di

grande spessore

per la formazione

di ginnastica

artistica della s.s.

Mens Sana, che a

metà aprile, a Firenze,

ha dominato il

Campionato Interregionale

Fgi di Serie C

(categoria Allieve),

staccando così il BI-

GLIETTO d’ingresso

agli Assoluti 2005, in

programma ad Ancona

all’inizio di questo

mese di maggio.

Per la sezione

biancoverde, diretta

da Laura Giuntini, è

una delle affermazioni

più belle degli

ultimi anni, che premia

sia le giovani

agoniste del club, sia

le scelte effettuate

dal direttore tecnico

Beatrice Vannoni,

riuscita a plasmare

nel migliore dei modi

le sue “creature”

negli impianti della

polisportiva. A fare

la differenza, durante

la competizione, è stato il

livello tecnico e coreografico

decisamente superiore che il

quartetto senese ha saputo

esprimere nonostante la

minor esperienza rispetto

alle formazioni avversarie

scese in gara sulla pedana

fiorentina: la Mens Sana

punta infatti su di un gruppo

ancora molto giovane e sicuramente

futuribile, che sta

lavorando (e contemporaneamente

crescendo) anche

e soprattutto in previsione

delle prossime stagioni.

Schierando una sola atleta

classe 1993 (Rossella Ma-

sone), la squadra agoniste

biancoverde si è affidata

alla “linea verde” composta

da Margherita Giannettoni

(1994), Giulia Leni (1995) ed

Irene Belluomini (1996),

senza però risentire della difficoltà

e della pressione derivante

dall’importanza dell’impegno:

nella già nutrita

bacheca della società è così

finito in bella mostra l’ennesimo

titolo per quella che è la

più antica disciplina praticata

dalle parti di viale Sclavo.

Scendendo nel dettaglio, è

da rilevare l’ottimo punteggio

(9.570) di Belluomini al

cavallo, miglior prestazione

singola di tutto il campionato,

così come è stato di assoluto

spessore il comportamento

in gara di Leni, unica

tra le quattro biancoverdi ad

affrontare i quattro attrezzi.

Sprazzi di grande qualità

anche per Masone alla trave

e per Giannettoni al libero,

con risultati rivelatisi fondamentali

nel successo finale

di squadra. ■

polisportiva

37


Conclusi i campionati

a squadre, gli atleti

della Libertas Siena

sono impegnati nelle rispettive

categorie dell’attività individuale,

sia a livello internazionale,

che a quello

nazionale e regionale.

E così, Saida Burhanhodjaeva,

confermatasi campionessa

dell’Uzbekistan, è in

questi giorni a Shanghai per

i 48i Campionati Mondiali,

sponsorizzati dalla Volkswagen.

In realtà, di fronte allo

strapotere delle giocatrici

dell’Estremo Oriente (cinesi

in testa, ma anche giapponesi,

coreane, indonesiane,

e chi più ne ha più ne metta),

le chances di Saida appaiono

piuttosto limitate. È chiaro,

infatti, che in casa loro, di

fronte al proprio pubblico,

rappresentato da milioni e

milioni di praticanti, gli atleti

cinesi vorranno confermare,

e certamente confermeranno,

la loro supremazia sul

resto del mondo. E questo,

anche e soprattutto in prospettiva

del grande appuntamento

olimpico di Pechino

2008, per il quale stanno preparando

schiere di giovani

atleti, al momento sconosciuti

in campo internazionale,

ma che, in quell’occasione,

saranno chiamati a

sostituire i vari Wang Liqin,

Kong Linghui, Zhang Yining,

Cao Zhen, ritenuti ormai già

“vecchi”, pur essendo ancora

under 30.

Pronostico scontato, quindi,

e medaglie d’oro già as-

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segnate, salvo clamorose

defaillance, nei singoli maschile

e femminile e nei

doppi maschile, femminile e

misto. Alla nostra atleta,

semmai, si può chiedere - al

massimo - di superare i gironi

di qualificazione, in modo

da poter accedere al tabellone

dei 64: ma sarà dura,

molto dura !

Chi a medaglia c’è andata,

è la coppia Eleonora

Francini ed Elisa Caraffa, le

due atlete che ben si sono

comportate nel campionato

di A2 (concluso al terzo

posto, è bene ricordarlo). Ai

Campionati Italiani Giovanili,

infatti, il duo senese ha

conquistato la medaglia di

bronzo nella gara a squadre

Under 21, superate in semifinale

dal Kras Sgonico (squadra

militante in A1), al termine

di un incontro sempre

incerto e con punteggi spesso

finiti al quinto set.

Le stesse medaglie, però,

sono loro sfuggite del Doppio

Under 21, dove sono state

battute dalla Cavalli (ex

compagna di squadra della

passata stagione) e dalla Saviola,

tesserata per lo Sterilgarda

Castelgoffredo, prima

società d’Italia. Grande rammarico,

quindi, per un risultato

decisamente alla portata

delle nostre portacolori,

ma che è sfuggito più per demeriti

propri, che per la superiorità

delle avversarie.

Sempre ai Campionati Italiani

Giovanili, c’è stato il debutto

ufficiale della coppia

Archiviati i campionati, le atlete della Libertas si stanno

cimentando nell’attività individuale

Un pezzetto di Siena

a giro per il mondo

di Corrado Bagella

della categoria Giovanissimi,

ossia Under 10. Giada

Ferri e Martina Amabili, affacciate

per la prima volta

ad un proscenio così prestigioso,

hanno dovuto pagare

il noviziato nella gara a

squadre, dove sono state superate

dalla formazione di

Napoli. Due giorni dopo,

Giada Ferri si è presentata

al via della gara di singolo,

in rappresentanza della Toscana,

avendo conseguito la

qualificazione nei tornei regionali.

Anche in questo

caso, nel girone le è toccata

la testa di serie n° 1 (e qui

non c’è stata partita, tanto il

divario esistente) ed una piccola

napoletana, alla quale

invece è riuscita a strappare

un set.

Chiaramente la Libertas

ha voluto fare questa esperienza,

perché, in proiezione

futura, tornerà utile alla giovane

senese, così come di

grande utilità si sono dimostrati

i concentramenti della

D/2 regionale. In queste

competizioni, disputate a

San Giovanni Valdarno, Volterra,

Poggibonsi e Siena, i

giovani del vivaio curato da

Andrea Del Tomba hanno

affrontato i pari età delle

altre società. Logicamente i

primi incontri hanno registrato

risultati negativi, soprattutto

legati all’emozione

del momento, ma poi, Francesco

Lorenzini, Pietro Vannini,

Leandro Tripodi e la

stessa Giada Ferri hanno

preso le misure agli avversari

e sono venute le prime vittorie,

salutate dai ragazzi con

entusiasmo sempre crescente.

E questo, a dimostrazione

che la strada tracciata dalla

Libertas è quella giusta, perché

l’allenamento costante

ed assiduo alla fine paga e

produce risultati positivi, con

grande soddisfazione soprattutto

dei ragazzi. ■

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tennis tavolo

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basket

ARCHIVIO SERIE A1

28 a giornata

MONTEPASCHI SIENA-LAURETANA BIELLA 78/63

29 a giornata

CLIMAMIO BOLOGNA-MONTEPASCHI SIENA 80/65

30 a giornata

MONTEPASCHI SIENA-VERTICAL VISION CANTÙ 87/78

31 a giornata

ARMANI JEANS MILANO-MONTEPASCHI SIENA 68/72

32 a giornata

MONTEPASCHI SIENA-SOLIDAGO LIVORNO 87/85

33 a giornata

MONTEPASCHI SIENA-SCAVOLINI PESARO 91/68

34a giornata

POMPEA NAPOLI-MONTEPASCHI SIENA 82/84

Classifica finale regular season: Treviso 56; Bologna e

Siena 50; Milano 48; Cantù 44; Roma 36; Roseto e Napoli 32

(che accedono ai play off); Pesaro e Teramo 30; Livorno e

Avellino 28; Reggio Emilia, Varese e Udine 26; Biella e Reggio

Calabria 24; Jesi 22.

(Retrocedono in Lega 2 Reggio Calabria e Jesi).

Gregor Hafnar, guardia


Che i playoff siano un “campionato” a parte è

un dato di fatto, che la Mens Sana Montepaschi

abbia disputato l’ultima, decisiva, parte del torneo

in corso, come se fosse in “pre-campionato”

è un altro dato di fatto.

Certe volte il contorno serve ad esaltare il sapore

di una pietanza e nel caso della squadra biancoverde,

il contorno, non desiderato, è stata la

miriade di infortuni che si sono innestati in un

momento nemmeno tra i più facili dal punto di

vista ambientale, agitato com’era dal divorzio

consumato con Myers.

Quindi il contorno poteva rilevarsi amarissimo,

spingere l’annata senese verso una direzione inimmaginabile

ad inizio stagione, lontano dalle primissime

piazze in campionato e soprattutto fuori dall’orbita

Euroleague, che comunque nella logica con

cui dovremo giudicare alla fine questa stagione,

non poteva non avere un suo peso specifico.

La realtà, che imponeva alla squadra senese

un cammino quasi immacolato nelle ultime sette

partite, ci ha consegnato non solo la possibilità di

accarezzare fino all’ultimo la speranza di afferrare

il secondo posto in classifica, ma soprattutto di

conquistare per la quarta volta consecutiva il pass

per la prossima stagione di Euroleague e ancora

più importane ci ha restituito fiducia ed entusiasmo

per la parte finale della stagione.

Certo ora più che mai, ci sarebbe bisogno di

salute, quel tanto che permetta a tanti protagonisti

in maglia biancoverde di tornare su livelli fisici

competitivi, ma purtroppo saldare il conto

con la sfortuna non è mai una questione né aritmetica,

né improntata a considerazioni di equità

circa la frequenza e la gravità degli infortuni.

Quello che è importante è comunque vedere una

reazione positiva alle difficoltà e questa, fuori da

ogni dubbio, c’è stata ed i risultati sono davanti

agli occhi di tutti.

Dobbiamo dare atto alla società di essersi

mossa con tempestività e soprattutto centrando

obiettivi qualitativamente apprezzabili, in un contesto

non ricco di grandi individualità.

Negli ultimi giorni di regular season quasi

tutte le maggiori squadre del campionato, da Treviso

a Milano, sono tornate sul mercato per coprire

qualche buco nei propri organici, ma oltre

alla considerazione che quello che si era aperto

nel roster senese non era un buco, ma bensì una

autentica voragine, ce n’è un altro aspetto che è

importante valutare ed è quello del riferimento

La squadra esce

dall’emergenza

con rinforzi mirati

eguarda

con fiducia agli

imminenti playoff

MAURO BINDI

41

basket

MPS, un mix

di esperienza

e gioventù

temporale nel quale la società mensanina ha

posto rimedio ai problemi di organico, rispetto a

chi ha atteso la fine dei vari campionati per tamponare

qualche lacuna.

La migrazione di fine campionato, o per meglio

dire di fine regular season, è uno dei fatti

emergenti e ormai assodati del “nuovo corso” del

basket italiano ed europeo, un prolungamento

stagionale per chi fuori dai giochi per la conquista

dei rispettivi campionati di appartenenza o

fuori dai giochi interni della propria squadra, va

cercare altrove una manciata di soldi e soprattutto

di future opportunità d’ingaggio.

È stato un mercatino marginale come movimenti

e importanza degli stessi fino ad oggi, nella

stagione in corso invece il fenomeno si è fatto più

corposo, ma rimane sempre il dubbio di una validità

tecnica tutta da verificare, anche perché normalmente

soggetti in grado di poter realmente

cambiare in corsa gli equilibri di una squadra non

ce ne sono normalmente molti.

In questo panorama sicuramente in evoluzione,

soprattutto sotto l’aspetto della mentalità dei

giocatori, oggi più propensi ad accettare rapporti

anche di brevissima durata e delle stesse società

che non vogliono lasciare nulla di intentato nella

rincorsa dei propri obiettivi, si inquadra la realtà

di una squadra come la Mens Sana che si è trovata

a gestire nell’arco dell’ultimo mese e mezzo

una serie di problematiche che ne hanno rivoluzionato

l’organico in lungo e largo, con la necessità

di dover cercare in un “pozzo” né profondo,

né capiente, le soluzioni per non gettare al vento

un’intera stagione.

Quel mese e mezzo di anticipo con il quale la

società biancoverde ha dovuto cominciare la sua

cerca, non è marginale, ha voluto dire anticipare

i tempi rispetto al momento diventato ormai accettato

dei rilasci consensuali da parte di alcune

squadre, ha voluto dire soprattutto operare su di

un mercato ancora più ristretto e questo alla luce

dello scenario senese all’indomani dell’ultima partita

disputata da Carlton Myers, che ha segnato

una svolta tecnica all’interno della squadra, è

stato un indubbiamente un problema aggiuntivo.

Oltretutto l’uscita della guardia riminese è

coincisa anche con l’inizio di un travagliatissimo

periodo contraddistinto dall’accavallarsi di infortuni

fortemente penalizzanti per i giocatori coinvolti

e quindi per la squadra, e ciò ha voluto dire

gettarsi in un mare sconosciuto dove, come ha ri-

cordato Ferdinando Minucci, dopo diverso tempo

non sono stati gli agenti a proporre il fantomatico

affare, ma bensì la volontà e le capacità del

caso a favorire qualche affare.

Intuizioni sulle quali spesso si sono concentrate

le attenzioni di più squadre e quindi in un simile

contesto il record finale di Siena assume una

sua rilevanza assoluta, una sola sconfitta nelle ultime

otto partite, maturata oltretutto a Bologna,

contro un avversario dalle ovvie motivazioni e con

una squadra senese a quel tempo priva di quello

smalto fisico e mentale rispetto al quale si nutrivano

i dubbi più pesanti.


42

basket

Ci piace sottolineare l’affermazione “a quel

tempo”, perché a dispetto di appena un mese e

mezzo fa, lo scenario è assolutamente cambiato,

non certo in meglio sotto l’aspetto della salute dei

giocatori, tuttora deficitaria, ma perché è completamente

mutato l’aspetto morale della vicenda,

con la constatazione di un entusiasmo rigenerato

e tanta voglia di giocarsi le proprie

opportunità con ritrovata convinzione.

Al di là dei meriti tecnici dei vari Hafnar, Petrovic,

Jackson e perché no, Eze, che sono inconfutabili,

la ventata di novità si sente proprio nella

sensazione di essersi scrollati di dosso quell’insostenibile

pesantezza che si percepiva a livello emotivo

sulla squadra, oggi reattiva e soprattutto rivitalizzata

da una fiducia che progressivamente

aveva abbandonato molti dei suoi componenti e soprattutto

tutto il gruppo nel suo insieme.

A risentirne positivamente anche i cosiddetti

vecchi, tra i quali fa veramente piacere sottolineare

l’importanza del recupero di Giacomo Galanda

ed il ruolo assunto da Roberto Chiacig in

questa fase di pericoloso passaggio dalla vecchia,

alla nuova identità.

Certo quello che colpisce è la ventata di “sana

salute” portata dai nuovi, consistenti ed esuberanti,

in un contesto incredibile di sfortune varie.

Salutiamo Vanterpool, campione in campo ed

anche fuori, il cui attaccamento alla causa biancoverde

in qualche momento forse gli ha fatto commettere

anche qualche errore nel scorso della sta-

gione, ma la sua partecipazione è importante,

anche ora che il ginocchio lo ha tradito per la

parte rimanente della stagione, nell’augurio di

poterlo avere pronto all’inizio del prossimo campionato

ad onorare l’ultimo anno del biennale sottoscritto

alla fine del trionfale torneo scorso.

Intanto facciamo i conti su di un Gregor Hafnar

che ha sempre goduto di buona considerazione,

ma che mai ha potuto proporsi a livelli qualitativi

quali oggi gli offre la Montepaschi e occorre

evidenziare come lo sloveno abbia risposto a questa

sfida offrendo non solo una concreta esuberanza

fisica, ma anche un atteggiamento estremamente

positivo, contraddistinto dalla capacità

di inserirsi nella squadra con molta intelligenza e

personalità, tanto da diventarne già un punto di

riferimento importante, addirittura essenziale in

chiave difensiva, per gli equilibri ridisegnati da

Carlo Recalcati.

Accanto a lui un Petrovic ancora più debordante

dal punto di vista fisico, un giocatore abituato

ai livelli di gioco di Eurolega e che risulta avere

una multidimensionalità derivante proprio dalla

grande consistenza fisica e anche dall’interpretare

un basket fatto chiaramente di molta vigoria e

ritmo ed anche di iniziative che con il passare dei

giorni sono sempre più intuibili anche dai suoi compagni

di squadra, che cominciando a conoscerlo,

seguono le sue scorribande in mezzo all’area avversaria

per ricevere degli scarichi ottimali.

Strappato a Milano, piccola vittoria nella vittoria

nei confronti del club che sta a molto a cuore

allo “squalo” Galliani, al quale Siena quest’anno ha

regalato non poche delusioni, Petrovic è giocatore

dall’utilità inconfutabile, è capace di dare una

mano reale a rimbalzo ed è proponibile in difesa

anche sui 4, mentre in attacco, oltre alle considerazioni

già fatte, può sommare un tiro da tre

punti, forse non molto fluido nel suo movimento

di esecuzione, ma comunque da non sottovalutare,

perché in carriera ha già dimostrato di poter

far molto male anche sul perimetro.

Il più sconosciuto dei nuovi era David Lee

Jackson, accreditato di una esperienza europea

insignificante alla corte di Ergin Ataman durata 4

partite di Eurolega e da una buona carriera a livello

CBA. La scoperta è stata quella di un giocatore

forse non al top fisico, ma che ha le caratteristiche

per le quali la Montepaschi si è messa

sulle sue tracce, cioè una pericolosità perimetrale

concreta, ma oltre a ciò l’ex Sioux Falls Skyforce

ha evidenziato buone caratteristiche di passaggio

ed una disponibilità anche in chiave difensiva che

può crescere con la forma fisica e la conoscenza

del basket italiano.

Intanto è intuibile come Jackson sia uno di

quei giocatori che diventano devastanti quando

trovano la giornata ed il momento propizio all’interno

della gara per segnare con continuità da distanze

inusuali rispetto alle nostre abitudini, in

più però ha già dimostrato di non disdegnare il

gioco in velocità, una riscoperta questa del gioco

in transizione, importante per la squadra senese,

che tra le buone notizie di questo periodo deve

annotare anche la sua accresciuta solidità sotto

canestro e principalmente a rimbalzo.

In questo senso l’arrivo del tanto sospirato

passaporto a Benjamin Eze è stata la migliore delle

opportunità che si sono offerte in questa parte finale

di regular season alla Montepaschi. Il neo italiano

sprizza atletismo e entusiasmo da tutti i pori,

una esuberanza fisica non fine a se stessa, che

passa sulla testa degli avversari come una grandinata

e questi dimostrano di temere le sue lunghe

braccia, i suoi muscoli incontenibili e soprattutto il

suo tempismo, che veramente per certi frangenti

di gara annebbia la vista a tutti gli avversari.

Quello che riesce a produrre Eze in certi momenti

delle partite è veramente incredibile, il canestro

senese diventa quasi invalicabile e l’entusiasmo

che riesce a generare intorno è realmente

contagioso e non c’è nulla di meglio quando l’esaltazione

centuplica le tue forze e distrugge le

certezze degli avversari.

Logicamente ancora il rendimento di Eze è

fatto di picchi e qualche caduta di tensione, ma la

sua consistenza ha già fatto segnare dei consistenti

passi in avanti e questo aspetto forse agevola

anche il compito di Recalcati nell’ottica del recupero

di tutti gli effettivi a sua disposizione e dell’inevitabile

problema di soprannumero che si crea nel

roster, principalmente alla voce comunitari.

Con un Chiacig che ci auguriamo di ritrovare

dopo l’infortunio sui livelli di questi ultimi mesi,

con un Eze già insostituibile, con Galanda in evidente

crescita ed un Kakiouzis, per cui vale lo

stesso augurio fatto per Chiacig, il candidato alla

tribuna diventa Rentzias, anche lui condizionato

da un infortunio, ma soprattutto da un rendimento

che non è mai veramente decollato nel

corso dell’intera stagione.

Centrato l’obiettivo Eurolega, ora c’è da tentare

l’impresa più difficile che corrisponde alla difesa

del titolo conquistato un anno fa, un compito

difficile, che passa con ogni probabilità da una

duplice vittoria esterna su campi come Bologna e

Treviso, non prima di aver regolato la pratica Lottomatica

Roma di un Pesic che da vecchio volpone

qual’è, ha già cominciato a lavorare psicologicamente

la serie, professando una sfiducia di

facciata nei confronti dei suoi uomini, ma coltivando

ovviamente le proprie speranze.

Per provare l’impresa possiamo fare affidamento

sull’entusiasmo dei nuovi e la ritrovata

convinzione dei vecchi e sulla considerazione che

gli avversari, per quanto temibili, sono ampiamente

alla portata senese, con un dubbio interno

legato a come i molti infortunati usciranno dai rispettivi

problemi. Intanto una conferma c’è già.

Anche in questa occasione Carlo Recalcati è riuscito

a superare una situazione estremamente

complessa ed intrigata con la forza delle sue scelte

e della sua caparbietà. Ma non è tutto, soprattutto

oggi che ancora la storia del campionato

deve essere scritta nelle sue pagine più importanti,

ma rispetto alla sua storia è già un segno di

continuità, che intanto ci deve far apprezzare gli

sforzi della società che ha supportato le sue scelte

e dall’altra ci dà una convinzione in più alla vigilia

della volata finale. ■


Sei vittorie consecutive per iniziare, cinque

quelle messe in fila per chiudere la regular season.

Sono le due più consistenti serie positive

collezionate dalla squadra campione in carica.

Momenti d’oro che nascono da situazioni e

squadre molto differenti. Quella che ha iniziato

in quinta la stagione è la Montepaschi stra-favorita

secondo tutti gli addetti ai lavori. Quella

che, sulla carta, doveva dominare in Italia. Nel

mezzo ci sono i ben noti problemi di equilibrio,

la rinuncia a Myers e l’immane serie degli infortuni.

Poi di nuovo una Montepaschi vincente.

Questo lo dicono i numeri, al di là di sensazioni

soggettive o parziali. Che al processo di rinascita

abbiano partecipato anche i volti nuovi

è infine ben più di una sensazione. Hafnar, Petrovic,

Jackson e il finalmente italiano Eze

hanno fornito al gruppo quella scossa di entusiasmo

che ha di fatto simulato l’inizio di una

nuova stagione. A loro va dunque riconosciuto

un indubbio merito morale. Adesso la squadra

deve confermarsi a quei livelli di reattività, aggiungendo

la continuità e la sagacia tecnica che

l’anno scorso permisero il grande slam nei playoff.

I nuovi inserimenti hanno mostrato di essere

qualcosa in più di un’iniezione di fiducia. E

le loro doti tecniche si stanno già delineando all’interno

del progetto che Recalcati ha sapientemente

modificato in corsa. Per tutti si tratta

anche di una sorta di prova per assicurarsi il futuro.

Sulla carta infatti solo Eze, in virtù anche

del suo passaporto, ha la quasi certezza di restare

a Siena. Gli altri tre sanno invece di giocarsi

sì uno scudetto, ma anche la possibilità di

essere confermati in una squadra di primo livello

in Italia e in Europa. Ciò che offre Hafnar

in chiave play-off è già chiaro. E’ di fatto il giocatore

che si è mostrato maggiormente pronto

alle rinnovate responsabilità. Forte dell’esperienza

italiana ad Avellino, e di un buon numero

di altri campionati disputati in giro per l’Europa,

è diventato da subito uomo da quintetto.

A Siena è stato subito visto di buon occhio, in

quanto per caratteristiche fisiche e tecniche ricorda

da vicino l’amato Gorenc. Rispetto a lui

ha forse qualcosina in meno in fase conclusiva.

Ma in compenso è un difensore di prima levatura,

l’unico in grado di sostituire Zukauskas,

prendendosi in cura ogni volta l’esterno avversario

maggiormente pericoloso. In attacco poi

forza meno del buon vecchio Boris. Ma, come

già sperimentato in gare giocate punto a punto,

non ha paura di prendersi tiri decisivi, malgrado

sia uno degli ultimi arrivati. Tutto questo fa

di Gregor, il più vecchio dei nuovi. Tanto per

dire che è l’uomo su cui Recalcati può fare maggiore

affidamento. Sta crescendo di giorno in

giorno la considerazione intorno a Petrovic.

L’acquisto forse più prestigioso sulla carta, sta

mostrando anche nei fatti di meritare attenzione.

Il serbo-greco è un tre, che Recalcati usa

anche da quattro come arma tattica. Difensore

discreto, anche se non ai livelli di Minda, si fa

I nuovi Hafnar,

Petrovic, Jackson

ed Eze

hanno portato

nella squadra

una ventata

di freschezza

FABIO FINESCHI

apprezzare soprattutto per il grande lavoro che

svolge negli spazi. Di sicuro è giocatore che si

esalta in campo aperto. Ma ha una serie di movimenti

e un senso della posizione, che gli permettono

di sfruttare ogni pertugio. Ottimo

dunque a rimbalzo, sfrutta questa sua caratteristica

anche per trovare la maggioranza dei

suoi punti. Lui che non è un vero tiratore viaggia

con ottime medie da due. Proprio perché si

sta prendendo solo le sue conclusioni, costruite

sulla velocità e il tempismo. Il tiro non fa invece

difetto a David Jackson. Di fatto il più dotato

tecnicamente fra i quattro. Ma probabilmente

anche il giocatore che più deve essere inserito in

una realtà totalmente estranea, quello che

resta maggiormente da scoprire. Quattro

scampoli di gara con l’Ulker non cambiano di

fatto molto per questo neofita del basket europeo.

Esternamente colpisce per la sua disponibilità,

evidentemente pure lui convinto di gio-

carsi una grande occasione. Ha poco tempo per

adattarsi alla nuova realtà. A suo favore gioca

in particolare il tiro. Mentre le doti di penetratore

e di difensore restano da testare. Il più

noto ai senesi è ovviamente Eze. Anche se quello

del campionato sembra un giocatore un po’

diverso rispetto a quello visto in Eurolega. Il

quoziente di difficoltà del torneo è un po’ più

basso, ma indubbiamente lo stesso Ben ha fatto

passi in avanti. Le sue doti verticali lo rendono

devastante in difesa. Dove sta viaggiando a un

ritmo di stoppate da dominatore del campionato.

Miglioramenti evidenti anche a rimbalzo.

In attacco è prontissimo alla schiacciata, ma

deve ancora crescere. Il suo tallone di Achille

restano i liberi , malgrado quei due segnati a

Milano, e rivelatisi decisivi per il terzo posto. ■

Due degli ultimi acquisti: Petrovic (a sinistra) ed Hafnar.

basket

La Mens Sana

cala il poker

43


tiri liberi

Se l’Eurolega vi sembra poco

Antonio Tasso

Et voila!... Quando le più nere previsioni si

affollavano intorno ai destini della Beneamata

in biancoverde, quando i più foschi scenari

delineavano un bilancio sportivo in rosso

della squadra scudettata, quando la più cupa

disillusione aveva preso campo fin nell’animo

dell’ultimo, inguaribile affezionato mensanino,

con un “coup de foudre” degno delle migliori

messe in scena mozzafiato, la Mensanona che

nel cuor ci sta va a vincere sette delle ultime

otto partite giocate, sbanca la Milano dei miliardi

e della moda e, con il terzo (o secondo)

posto nella regular season, conquista per la

quarta volta in quattro campionati l’Eurolega.

E tutto questo in attesa di giocarsi lo scudetto

che, volenti o nolenti, ancora campeggia

sulle nostre canotte perché….i campioni d’Italia

siamo noi! E perché mai tarparsi le ali di un

sogno che potrebbe ancora ripetersi?

Intanto, Eurolega!

Ma ci pensate: quattro partecipazioni in

quattro anni, due final four, un terzo ed un

quarto posto e, l’anno che sembra essere andata

peggio, ancora fra le “top sixteen”, in una

stagione nella quale non ci saranno squadre

italiane a Mosca, né Treviso né Bologna o, tantomeno

(ci mancava anche questa!) Pesaro.

Eppure, nessuna di queste altre “consorelle”

ha sinora parlato di bilancio deficitario: è vero,

Treviso ha vinto la Coppa Italia ma noi s’è vinto

la Supercoppa e proprio contro di loro, non ce

lo dimentichiamo! L’anno scorso una città,

Cantù, impazzì per quasi una stagione gloriandosi

della stessa Supercoppa che noi abbiamo

vinto a settembre e che –ingrati!!- abbiamo

già scordato…

Ma l’avete vista la faccia di Galliani al Palalido

dopo i tiri di Beniamino Eze?? Due batoste

in una settimana da parte della stessa città di

provincia devono essere state davvero troppo

per lo “Zio Fernsten” milanista ed il ghigno terreo

ne denotava tutta la rabbia.

Niente, comunque, a confronto con quella

dello “stilista principe” che, fino a cinque minuti

dalla fine, in piedi e con la mano fasciata

(forse un vezzo, una nuova moda o un problema

come un mortale qualunque?) non la smetteva

di sbracciarsi incitando tutta la claque meneghina

a festeggiare una vittoria… mancata!

E il “Sor Gino”??.... Distrutto, imbalsamato

nel ghigno termale che da anni gli percorre la

“facies”, a lamentarsi (loro!!!) dell’arbitraggio.

Quell’arbitraggio che, a dirla tutta, era stato

manovrato fino all’ultimo giorno utile cambiando

un signor fischietto già designato!!!!

Ma lasciamo perdere.

Noi si va in Europa, ancora una volta, per

diritto acquisito. Loro –la Milano che già tutti

avevano dato per “europea”, da Pittis (e ti

credo, è milanese nell’anima) al signor Flavio

che era quasi….Tranquillo del risultato delle

scarpette rosse e si poteva anche permettere

battute sui passaggi a…Recalcati, a tutto lo

studio televisivo di Sky eccezion fatta per il

buon Davide Pessina che da queste parti c’è

stato, ci s’è trovato bene e conosce quale sia

lo spirito mensanino- loro, dicevo, per il momento

sono a casa e se vogliono “europeizzarsi”

devono pagare i diritti alla Virtus di Bologna

o….(mi vien che ridere) vincere lo

scudetto!!!

Come canta la curva?? “Siamo qua, siamo

qua, se volete se volete siamo qua!!”….

Gli Juniores di Pianigiani, Griccioli e Oldoini

(ma anche di Billi, Menghetti, Pippo Borghi

e Bencardino e, perché no?, Beppe Galasso)

le stanno suonando di brutto a tutti, in Italia,

ma anche i visitatori stranieri che toccano i

parquet del Bel Paese, quando c’è la Mens

Sana dei giovani, pagano dazio.E lo pagano

caro e ci restano male…

A Rho, in quel di Lombardia (ma lo sapete

che c’è nato Letterio Visigalli?), va in scena

uno dei tornei giovanili più prestigiosi d’Europa:

vengono squadre dall’Est e dall’Ovest, dall’Italia

e dall’estero; c’ è Kiev, c’è Bologna, c’è

Boston c’è –udìte udìte- Mosca , i giovani del

CSKA, onusti di gloria e fama, pieni di attenzioni

e riguardi da parte della stampa e degli

organizzatori in quantochè –praticamente-

Campioni d’Europa l’anno scorso a Tel Aviv.

Ci sono, naturalmente, anche i nostri, ma

dopo il girone di qualificazione e nonostante le

prove date la previsione degli esperti è unanime:

Mosca è imbattibile, la più forte in assoluto

e giù –bla bla bla- a parlare dei campioncini

dell’Armata Rossa, della loro statura, della loro

classe infinita, del loro strapotere.

Lo stesso sito internet del CSKA –quello in

russo però perché l’altro in inglese è molto soft

e asettico- tesse già da tempo le lodi infinite di

una squadra pressochè invincibile, superiore a

tutti ed i tifosi russi, nel loro forum, non fanno

altro che contare le vittorie che mancano per

aggiungere un altro prestigioso trofeo ad una

bacheca infinitamente ricca di cimeli. “Battuta

Kiev, battuta squadra italiana MONTEPASKI,

battuta Boston la finale sarà uno scherzo. Chi

è il Montepaski?? Nessuno davanti a noi, onorata

ARMIA!”..

E invece gli Juniores biancoverdi gli fanno

lo sgambetto e che sgambetto! Si vince ai supplementari

e si rimanda a casa una squadra

praticamente imbattibile che partecipa solo

per vincere, che vuole vincere ancora al torneo

europeo di Mosca..

I tifosi russi, nel loro forum internet, sono

sconcertati: tanta era stata la boria e la baldanza

dopo la vittoria con Boston, tale la sicumera

prima della finale –per loro già vinta- e

tanta e tale è la delusione dopo la sconfitta. La

cronaca sembra un bollettino di battaglia: “abbiamo

perso con gli italiani (sì la MONTEPA-

SKI!) torniamo a casa a preparare il torneo im-

portante di Mosca” E quello di Rho che, fino al

giorno prima, era un “Torneo Prestigioso”,

come d’incanto –voila- declassato a “preparazione”

del “Vero” Torneo con la T maiuscola,

quello da vincere in casa. Stop.

L’hanno presa davvero male: peggio

–forse- del Sor Gino, di Galliani e di

Giorgio”stile”Armani, dopo i tiri liberi di “Faccetta

Nera” Beniamino Eze, se è vero, com’è

vero, che Bazarevich (sì proprio lui) nel salutare

gelidamente i nostri ha sibilato:”Vi aspettiamo

a Mosca!”

L’occhio era gelido, la mano durissima, il

baffetto scivolante alla “tatara”…

Stalin o Berija non avrebbero potuto far

meglio, ma Griccioli non crolla: “Ci vediamo a

Mosca!!” e via a festeggiare!

Una signora, amica da una vita, che per una

vita ha legato i suoi destini domenicali al

basket mensanino, davanti all’infinita serie di

infortuni che hanno falcidiato la squadra del

Charlie negli ultimi tempi, disperata mi ferma e

mi fa: “ Lo vedi??? Lo dicevo io che la colpa è

stata tutta nel prendere Lui!..”

Lui, naturalmente, è il Carlton –ora spagnolo-

scommessa estiva della Società.

Trasecolo, perché non mi pare esistere relazione

di sorta fra il “portabandiera di Sidney”

e gli infortuni di Minda, Kakkio, Vanterpool,

Ghiaccio etc etc…

Cerco chiarimenti: “Come no!.. È la Maledizione

di Myers che ci ha colpito! La sua Vendetta

dopo l’addio!...Non bisognava confondercisi

con uno come quello!!!”

Carlton – Montezuma mi sembra un’equazione

azzardata ma, nella mente sui generis

delle tifose, a passare dalle stelle alle stalle ci

vuole un niente.

E pensare che la signora in questione era

stata una delle più estasiate dal “molleggiato”:

“Con quel fisico…quel sorriso…che bel ragazzo!!!”

–questo a settembre, ora, l’anatema del

riminese ha colpito la Mens Sana e tutti i mali

provengono dalla sua maledizione: roba che il

Carlton ci riderebbe su per un anno intiero..

Proprio il fisico e gli apprezzamenti della signora

mi suggeriscono un diversivo: “Ma hai

mai visitato il sito internet di Vlado Petrovic?

Guardalo, è interessante, per una come te!”

Evidentemente avevo colpito, o meglio ha

colpito Vladimir Petrovic con le sue foto seminudo

in internet: la signora non pensa più alle

jatture Myersiane e non fa altro che dire:“ Però,

Petrovic, con quel fisico…con quel

sorriso…che bel ragazzo!!!”

Volete provare anche voi?? Ci vuole poco e

vi passano i pensieri:

www.vladimir-petrovic.com

Ah, dimenticavo: Vlado sa anche giocare a

basket, eccome! Per referenze chiedere a Pesaro.


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46

basket

La squadra

di Pianigiani batte

i giovani moscoviti

al Torneo di Rho

che premia

Datome come

miglior giocatore

STEFANO FINI

Gli Junior biancoverdi

prendono le misure

al CSKA

Questa volta non ci sono né “se” né “ma”;

all’ International Meating Victor Basket di Rho

gli juniores della Montepaschi si sono imposti

vincendo un torneo tanto importante e significativo

quanto bello ed entusiasmante. I giovani

biancoverdi hanno battuto in finale il Cska di

Mosca considerata, da tutti gli addetti ai lavori,

la più forte squadra junior d’ Europa. Il livello

del gioco è stato medio-alto grazie ad un

buon numero di giovani interessanti ed alla

presenza di tecnici preparati. Su tutti due

nomi: Luigi Datome (giocatore), Simone Pianigiani

(coach).

Datome è stato semplicemente strepitoso;

ha realizzato, nella finale contro il Cska di

Mosca, 29 punti con canestri fatti da oltre 7

metri, con schiacciate, stoppate, assist e tutto

quello che di meglio il repertorio del basket

può offrire. Se “grande” è stato Datome nel

contesto degli atleti, altrettanto lo è stato il

tecnico della Montepaschi Simone Pianigiani,

che ha saputo creare non poche difficoltà tecnico-tattiche

ad una squadra super-attrezzata,

super-selezionata ed altrettanto ben condotta

come il Cska di Mosca.

Gli junior dalla Montepaschi erano stati

battuti di 11 punti nel girone di

qualificazione dagli stessi moscoviti

a seguito di una partita discontinua

nel punteggio e nel gioco: da -

18 del 2° quarto siamo passati al

-8, fino al definitivo -11. La finale

ha avuto, invece, un andamento

costante con le due squadre che

hanno lottato punto a punto per

l’intero incontro conclusosi a favore

dei senesi (69-67) dopo un

tempo supplementare. Dei giovani

mensanini, oltre alla prestazione

“sopra le righe” di Da tome, meritano

di essere menzionati un po’

tutti poiché una grande prestazione

nel basket è sempre il risultato

di un atteggiamento collettivo positivo.

Comunque vorremmo ricordare

le tre invenzioni decisive nel

finale gara di Circosta, come la tripla

messa nel supplementare da Cigliani,

abile anche nel caricare di

falli gli avversari; vorremmo ricordare

anche l’apporto fondamentale

che ha avuto sotto le plance Ammanato

nel contenere i lunghi del

Cska (Kashirov 214 cm, Astaflev

211 cm, Nelyubov 207 cm, Voron

208 cm) riuscendo anche a realizzare

ben 10 punti comprensivi di

una tripla. Un discorso a parte lo

vorremmo fare su l’altro giovane

pivot mensanino Eliantonio a seguito

dell’ottima prestazione for-

nita nel quarto di finale contro Gumenyuk

Roman, pivot di 220cm del Kiev, che il bravo

Giacomo ha saputo contenere pur non riuscendo

mai a vederlo in faccia (data l’altezza).

Fra le altre squadre, molte e qualificate,

che hanno preso parte all’International di Rho

diversi sono stati i giovani che si sono ben

comportati: dalle dinamiche guardie di Boston,

Lakitis e Montrel, a quella esplosiva del Partizan

Belgrado, Paunic, vincitore della gara delle

schiacciate della passata edizione: da Fabler,

buon tiratore da tre dell’Alba Berlino, al play

del Cska, Urazmanov, unico piccolo in una

squadra di giganti.

Delle altre squadre italiane c’è veramente

poco da dire, dato che la talentuosa Lauretana

Biella non ha superato il girone di qualificazione

e la Robur Varese, priva di Rosignioli, si è

dovuta accontentare del 6° posto.

Come al recente torneo internazionale di

Lissone, anche in questo di Rho, ha fatto da cornice

alla manifestazione un “All Stars Game”

comprendente la gara di tiro da tre punti, vinta

da Iliya Gusev (Cska) con gli stessi canestri realizzati

da Valerio Circosta (Montepaschi) ma in

tempo inferiore (6 secondi), ed una gara di

schiacciate vinta dall’ala di 206cm Yaroslav Korolev,

ottimo giocatore totale del Cska, che ha

effettuato “l’affondo a canestro” dopo aver saltato

sopra a due compagni. Sempre in questo

contesto, più spettacolare che agonistico della

manifestazione, Luigi Datome è stato premiato

come il miglior giocatore del torneo.

Prima di partecipare a questo Trofeo, i giovani

del Cska Mosca avevano effettuato diverse

partite in Spagna, confrontandosi e vincendo,

sempre nettamente (dai 20 ai 30 punti),

con tutte le maggiori formazioni giovanili iberiche;

la sconfitta nella finale del “Trofeo Garugo”

a Rho è stata, per loro, un evento sportivo

negativo molto pesante. Gli junior del

Cska avranno l’opportunità di rifarsi a Mosca

in occasione del più importante Torneo giovanile

stagionale, il “Kamkabel Tournament”, che

si disputa in concomitanza delle final four di

Eurolega. Per i giovani mensanini di Pianigiani

ripetersi sarà difficile....difficile ma non impossibile.


Chi sono

e quali ambizioni hanno

le otto squadre promosse

ai playoff 2004-2005

LUCA BIANCHIN

Diciamoci la verità: i playoff 2004 passeranno

alla storia come i più noiosi dell’era moderna,

oltre che i primi a premiare Siena e la

sua Mens Sana. Se avete dei dubbi in merito

non dimenticate che, mentre in città si festeggiavano

Andersen e compagni, nel resto d’Italia

andavano in scena serie di playoff rigorosamente

chiuse, tra gli sbadigli collettivi, sul 3-0.

L’unica eccezione fu il quarto di finale tra Pesaro

e Napoli, vinto solo nella decisiva gara5 da

una Scavolini che, già preoccupata per la salute

di Alphonsino Ford, intuiva che espugnare il

palaSclavo sarebbe equivalso ad un mezzo miracolo.

Dodici mesi dopo i valori in campo sembrano

essersi decisamente livellati e, grazie

anche alla cattiva sorte che nelle ultime settimane

sembra aver trovato casa a Treviso, i

playoff 2005 si preannunciano tra i più equilibrati

degli ultimi anni. Sky, tra gli altri, ringrazia

sentitamente…

Prima anche per infortuni

Una favorita, a dire il vero, ci sarebbe ed è

quella Benetton che, messi da parte molto presto

gli scetticismi che circondavano l’anno zero

della nuova gestione Messina, ha semplicemente

dominato una regular season chiusa con

28 vittorie e 6 sconfitte. Quando la “missione

primo posto” di Bologna, Siena e Milano era

ormai fallita, sono però intervenuti gli infortuni

che hanno costretto Goree, Garnett, Morlende

e Bargnani ai box per problemi più o

meno gravi: se la matematica non inganna

sono due titolari e due più che importanti riserve.

Gherardini, al solito, non ha perso

tempo e, constatati i problemi (seri) di Morlende,

ha firmato il redivivo Denis Wucherer,

destinato ad essere un cambio nel settore

guardie per la serie dei quarti che il playmaker

francese, a differenza di Garnett e Marcus

Goree, non dovrebbe fare in tempo a giocare.

Infortuni a parte, la sensazione di fondo è che

il destino della Benetton sia quasi tutto nella

prontezza del duo Messina-Bulleri, mente e

braccio di una squadra che ha già dimostrato

di soffrire le controprestazioni del suo play.

Quelli che… il fattore campo

Alle spalle della Benetton quattro squadre

hanno lottato per oltre un mese al solo scopo

di conquistare la seconda posizione possibile

nella griglia dei playoff che, come noto, porta

con sé l’indubbio privilegio di giocare in casa

un’eventuale gara5 di semifinale. La vittoria

basket

Treviso favorita,

Siena in agguato

parziale della Climamio significa fondamentalmente

due cose. Primo: Bologna giocherà i

playoff con l’etichetta di principale alternativa

al dominio Benetton. Secondo: la Mens Sana,

se vorrà difendere fino in fondo il suo titolo,

dovrà espugnare il Paladozza, evento non impossibile

ma comunque raro nella recente storia

della serie A. Definito con largo anticipo invece

quello che, secondo logica, dovrebbe

essere lo scontro più interessante dei quarti: in

un derby di Lombardia quanto mai interessante,

l’Armani Jeans Milano cercherà di sfruttare

il fattore campo contro una Vertical Vision

che, reduce dal mese più difficile della sua stagione,

vede le sue quotazioni in netto ribasso.

Spettatrice interessata sarà ovviamente Treviso

che, anche conoscendo le croniche difficoltà

mostrate da Milano contro le grandi (5 sconfitte

in 6 gare contro le prime tre della classe),

potrebbe essere ben felice di evitare Cantù.

Il nuovo centro avanza

Detto delle cinque favorite, occorre parlare

della rinascita del centro-sud che, invocata a

gran voce da molti dirigenti e addetti ai lavori,

ha avuto come terreno di conquista le (scomode)

posizioni dal sesto al nono posto. Roma, Napoli,

Roseto e Teramo si sono giocate all’ultima

giornata l’accesso ai playoff, obiettivo poi svanito

per coach Pancotto e la sua Navigo.it che,

nella serata peggiore della sua annata, ha fatto

harakiri sul campo della Vertical Vision. Particolare

la condizione di Roseto che, partita con un

roster da serie B1, si scopre l’unica, vera mina

vagante dei playoff; il merito è quasi tutto di

Mahmoud Abdul Rauf, Ansu Sesay e Duane

Woodward che, dopo un grande 2005, possono

auto-proclamarsi “il nucleo di americani più

forte del campionato” senza troppo timore di

essere smentiti.

Capitolo Mens Sana

Momento agrodolce in casa mensanina: se

l’addio alla stagione dato da Vanterpool e la

condizione degli infortunati trevigiani (quasi

tutti in netta ripresa) farebbero pensare ad

un’altra squadra biancoverde come grande favorita,

non si possono non annotare alcune

considerazioni positive. Su tutte le recenti prestazioni

di Stefanov e compagni, il puntuale inserimento

del trio Hafnar - Petrovic – Jackson

e l’accoppiamento dei quarti con Roma, squadra

talentuosa ma costantemente scossa dai

tormentati rapporti fuori dal campo. Ultimo capitolo

della saga la lite Pesic-Edney che, seppur

formalmente risolta, potrebbe spaccare uno

spogliatoio che appena un mese fa ha “ripudiato”

Maurice Carter. La Lottomatica, contro una

squadra profonda come la Mens Sana di oggi,

ha un solo vantaggio sullo scacchiere della serie:

l’affinità elettiva stabilitasi tra Edney e l’ultimo

arrivo David Hawkins che, nella recente vittoria

contro Reggio Emilia, hanno cooperato per 49

punti. Contenere il duo americano per Stefanov

e compagni potrebbe garantire il biglietto di ingresso

al Paladozza: Bologna, ammesso e non

concesso che sbrighi la pratica Roseto, attende

impaziente. ■

49


50

basket

Mercoledì 11 scattano i playoff che si concluderanno ad inizio giugno

con l’assegnazione dello Scudetto n. 86

Nel segno

dell’equilibrio

Benetton Treviso

4 Siskauskas Ramunas Guardia 1978 198 95 LIT

5 Morlende Paccelis Playmaker 1981 191 90 FRA

6 Ilunga Olivier Playmaker 1984 189 98 SVE

7 Soragna Matteo Ala 1975 198 100 ITA

8 Marconato Denis Centro 1975 211 115 ITA

9 Bulleri Massimo Playmaker 1977 188 85 ITA

10 Wucherer Denis Guardia 1973 196 96 GER

11 Bargnani Andrea Ala 1985 211 105 ITA

12 Garnett Marlon Guardia 1977 188 90 USA

13 Blutenthal David Ala 1980 201 USA

16 Sottana Luca Playmaker 1982 185 77 ITA

18 Goree Marcus Ala 1977 205 105 USA

19 Beard Joey Centro 1975 207 110 ITA

20 Corradini Francesco Guardia 1986 195 80 ITA

D’Incà Alberto Playmaker 1987 190 80 ITA

Cuccarolo Gino Centro 1987 214 98 ITA

Magro Daniele Ala 1987 200 80 ITA

Monzardo Cesare Guardia 1989 193 80

All.: Ettore Messina

Armani Jeans Milano

5 De Lorenzo Marco 1985 ITA

7 Mercante Stefano Playmaker 1987 186 78 ITA

8 Coldebella Claudio Playmaker 1968 198 90 ITA

9 Mc Cullough Jerry Playmaker 1973 178 80 USA

10 Singleton James Ala 1981 206 100 USA

11 Alberti Paolo Centro 1972 206 106 ITA

12 Maravic Marko Guardia/Ala 1979 201 95 SLO

13 Fajardo Diego Ala 1976 208 103 SPA

14 Priuli Alessandro Centro 1986 202 100 ITA

15 Blair Joseph Centro 1974 210 110 USA

17 Calabria Dante Guardia 1973 195 90 ITA

18 Gigena Mario Ala 1977 198 90 ITA

19 Djordjevic Aleksandar Playmaker 1967 188 80 SPA

20 Cavaliero Daniele Playmaker 1984 188 83 ITA

Matteucci Luca Ala 1984 200 95 ITA

Ferrarese Simone Guardia 1987 183 75 ITA

Schultze Sven Ala 1978 208 110 GER

All. Lino Lardo

Climamio Bologna

4 Rombaldoni Rodolfo Playmaker 1976 193 96 ITA

5 Basile Gianluca Play/Guardia 1975 190 90 ITA

6 Mancinelli Stefano Ala 1983 203 97 ITA

7 Cotani Simone Ala 1981 198 100 ITA

8 Smodis Matjaz Ala/Centro 1979 205 112 SLO

9 Belinelli Marco Play/Guardia 1986 195 85 ITA

11 Bagaric Dalibor Centro 1980 216 130 CRO

12 Pozzecco Gianmarco Playmaker 1972 185 78 ITA

13 Vujanic Milos Playmaker 1980 190 85 YUG

14 Rancik Martin Ala 1978 205 100 SVK

15 Lorbek Erazem Ala/Centro 1984 208 110 SLO

16 Piazza Alessandro Playmaker 1987 ITA

17 Chiumenti Alberto Ala 1987 202 ITA

18 Cortese Riccardo Guardia 1986 197 90 ITA

20 Douglas Ruben Guardia 1979 193 90 USA

All.: Jasmin Repesa

Montepaschi Siena

4 Stefanov Vrbica Playmaker 1973 188 76 MKD

5 Zukauskas Mindaugas Ala 1975 202 98 LIT

6 Galanda Giacomo Ala 1975 210 110 ITA

7 Hafnar Gregor Ala 1977 195 83 SLO

8 Eze Benjamin Centro 1981 208 115 ITA

9 Vanterpool David Guardia/Ala 1973 194 85 USA

11 Thornton B. Marvis Guardia 1977 195 88 USA

12 Petrovic Vladimir Ala 1977 196 GRE

13 Datome Luigi Ala 1987 202 90 ITA

14 Chiacig Roberto Centro 1974 210 116 ITA

15 Kakiouzis Michalis Ala 1976 206 102 GRE

17 Barozzi Domenico Ala 1989 198 ITA

18 Lamma Davide Playmaker 1976 191 88 ITA

19 Gergati Francesco Play/Guardia 1987 190 ITA

20 Rentzias Efthimios Centro 1976 212 118 GRE

Circosta Valerio Playmaker 1987 188 ITA

Colli Andrea Guardia 1988 203 ITA

Galli Andrea Guardia 1989 192 ITA

Jackson David Lee Guardia 1978 190 USA

All.: Carlo Recalcati


Lottomatica Roma

5 Edney Tyus Playmaker 1973 178 78 USA

6 Giachetti Jacopo Playmaker 1983 190 82 ITA

7 Hawkins David Play/Guardia 1982 193 95 USA

8 Tonolli Alessandro Ala/Centro 1974 202 99 ITA

9 Righetti Alex Ala 1977 198 98 ITA

10 Sconochini Hugo Guardia/Ala 1971 192 101 ITA

11 Bonora Davide Playmaker 1973 188 83 ITA

12 Evtimov Vassil Centro 1977 208 121 FRA

13 Garri Luca Ala/Centro 1982 207 104 ITA

14 Van Den Spiegel Tomas Centro 1978 214 114 BEL

15 Barton Lubos Ala 1980 200 98 CEC

16 Chiminello Giacomo Ala 1986 200 84 ITA

18 Helliwell Wade Centro 1978 211 118 ING

19 Bonessio Daniele Guardia 1988 197 98 ITA

20 Tusek Marko Ala/Centro 1975 203 118 SLO

All.: Svetislav Pesic

Vertical Vision Cantù

4 Cesana Gabriele Guardia/Ala 1986 190 75 ITA

5 Rogers Shawnta Playmaker 1976 163 73 USA

7 Morandais Michel Guardia/Ala 1979 195 92 FRA

8 Jones Phillip Ala 1974 196 94 ING

9 Kelecevic Sinisa Ala 1970 208 98 CRO

10 Miralles Albert Centro 1982 207 108 SPA

11 Gay Dan Centro 1961 207 109 ITA

12 Blizzard Brett Play/Guardia 1980 190 91 ITA

13 Kaukenas Rimantas Guardia 1977 192 92 LIT

15 Michelori Andrea Ala 1978 202 112 ITA

16 Intini Valerio Play/Guardia 1987 193 77 ITA

17 Pozzi Jacopo Ala 1987 202 85 ITA

18 Colombo Davide Centro 1986 204 87 ITA

19 Arnaboldi Marco Play/Guardia 1987 190 83 ITA

20 Stonerook Shaun Ala 1977 201 109 USA

Bosa Andrea Play/Guardia 1988 185 ITA

All.: Stefano Sacripanti

Pompea Napoli

basket

5 Fevola Danilo Guardia/Ala 1985 195 92 ITA

7 Morena Domenico Ala/Centro 1970 208 115 ITA

8 Gatto Ivan Ala 1978 206 100 ITA

9 Spinelli Valerio Playmaker 1979 185 73 ITA

10 Allen Jerome Playmaker 1973 192 92 USA

11 Albano Corey Ala/Centro 1975 204 96 ITA

12 Rocca Mason RichardAla/Centro 1977 204 107 ITA

14 Carter Keith Guardia 1976 194 90 USA

15 Dalipagic Davorin Ala 1976 203 109 SLO

16 Conlon Martin Ala/Centro 1968 211 111 IRL

17 Penberthy Mike Guardia 1974 192 87 USA

18 Andersen Michael Centro 1974 212 123 DAN

20 Trepagnier Jeff Guardia/Ala 1979 195 95 USA

All.: Maurizio Bartocci

Sedima Roseto

4 Borromeo Raffaele ITA

5 Abdul Rauf MahmoudPlay/Guardia 1969 185 USA

6 Morri Mauro Guardia 1977 187 92 ITA

8 La Selva Silvano Guardia 1987 188 97 ITA

9 Sesay Ansu Ala 1976 205 102 USA

10 Di Giuliomaria Christian Ala/Centro 1979 208 108 ITA

12 Arigbabu Stephen Centro 1972 205 109 GER

13 Chiavazzo Francesco Ala 1987 186 91 ITA

15 Woodward Duane Guardia 1976 190 92 USA

18 Nikagbatse EyinmisanGuardia 1982 192 91 GER

19 Giorgini Mattia ITA

20 Mutombo Patrick Guardia 1980 197 92

All.: Neven Spaijia

51


52 basket

Le tappe

verso lo Scudetto

QUARTI DI FINALI SEMIFINALI FINALE

Benetton Treviso

Pompea Napoli

Armani Jeans Milano

Vertical Vision Cantù

Montepaschi Siena

Lottomatica Roma

Climamio Bologna

Sedima Roseto

Gara 1 - merc. 11 e giov. 12 maggio Gara 1 - mer 25 e gio 26 maggio Gara 1 - mer 8 giugno

Gara 2 - sab 14 e dom 15 maggio Gara 2 - sab 28 e dom 29 maggio Gara 2 - sab 11 giugno

Gara 3 - mar 17 e mer 18 maggio Gara 3 - mar 31 mgggio e mer 1 giugno Gara 3 - mar 14 giugno

Ev Gara 4 - gio 19 e ven 20 maggio Ev Gara 4 - gio 2 e ven 3 giugno Ev Gara 4 - gio 16 giugno

Ev Gara 5 - sab 21 e dom 22 maggio Ev Gara 5 - sab 4 e dom 5 giugno Ev Gara 5 - dom 19 giugno


Scampato il pericolo della retrocessione diretta,

la Virtus torna a cimentarsi nei play-out. Le

ultime tre giornate, tra l’altro compresse in una

settimana, non sono state affatto positive per i

rossoblù, che con altrettante sconfitte non sono

andati al di sotto del quindicesimo posto.

Un epilogo inatteso che ha dato vita all’ennesimo

cambio di panchina. Dopo la sconfitta con Pistoia,

infatti, si è dimesso Umberto Vezzosi, il tecnico

che nelle ultime due stagioni aveva portato la

Virtus alla salvezza e che l’estate era stato riconfermato

alla guida dei rossoblù. La società, in un

primo tempo, ha provato a respingere le dimissioni,

poi si è convinta che fosse la strada migliore

da intraprendere e lo ha sostituito con Giovanni

Gebbia, tecnico di esperienza quasi ventennale,

che ha accettato la sfida.

Quindicesimo posto significa play-out tutti

in salita. Ferma al primo turno, la Mpv aspetta

la perdente di Latina-Ragusa. Le restano due

turni, ed in entrambi avrà il fattore campo a sfavore.

La strada per la salvezza è insomma molto

complicata, perchè per restare in B1 i virtussini

dovranno far centro in trasferta e non fallire in

casa, ma soprattutto dovranno mantenere i

nervi saldi e la testa sulle spalle, se necessario

fino a fine maggio.

“Ho deciso di dimettermi - ha dichiarato Vezzosi

- per azzerare tutti i meriti acquisiti dai singoli

fino a questo momento e togliere dalla testa

di tutti gli alibi che si erano venuti a creare.”

Insomma il tecnico di Poggibonsi non aveva

più la fiducia della squadra. Specialmente in questo

finale di campionato, le sconfitte hanno evidentemente

avuto effetti molto negativi e,

anche se l’impegno non è mai mancato, qualcosa

si è rotto nei meccanismi interni. Così, serviva

evidentemente qualcosa che potesse invertire

la rotta.

La mossa di cambiare allenatore è chiaramente

volta ad ottenere dei risultati nel breve periodo.

Gebbia è un tecnico molto esperto, ha il carisma

giusto per affrontare queste situazioni, ed

è venuto a Siena perchè crede nella salvezza.

Il rendimento della squadra, nella parte finale

della stagione, non è stato particolarmente

negativo. Tutte le sconfitte sono arrivate nel finale

di gara, se si esclude quella con Pistoia,

squadra che si è resa protagonista di una grande

partita. Semmai si è sentita l’assenza di Ra-

Terremoto in casa

rossoblù alla

vigilia dei playout:

Vezzosi lascia

e gli subentra

Giovanni Gebbia

ANDREA MONCIATTI

schi, che per un colpo al gomito subito a Matera

ha dovuto saltare gli ultimi tre impegni di

campionato. Nei play-out la Virtus troverà squadre

alla portata, e forse, in certi casi anche inferiori,

almeno sulla carta.

Certo, il fattore campo a sfavore

potrebbe essere un problema,

ma piuttosto saranno

importanti le motivazioni e la

capacità di far fronte comune,

soprattutto nelle difficoltà.

La Mpv tornerà in campo

dopo tre settimane esatte di

inattività, anche se ovviamente

ha provato ad ingannare

l’attesa con una serie di

amichevoli, mentre la sua avversaria

non ha, in sostanza

mai smesso di giocare. Potrebbe

essere un problema,

soprattutto in gara uno, per

quel che riguarda il ritmo

partita. Ma chissà che questo

lasso di tempo non sia utile

alla Virtus a risolvere tutti i

suoi problemi, e al nuovo

tecnico Gebbia (che tra l’altro

è proprio un ex di Ragu-

sforzo

sa), per capire come intervenire. ■

In basso a sinistra il nuovo tecnico Gebbia con il suo vice

a destra. Sotto: Davide Bruttini.

basket

La Virtus

chiamata

all’ultimo,

decisivo,

53


54

basket

Luigi Piatti

fa il punto

sui campionati

giovanili alla luce

delle sue prime

esperienze

virtussine

STEFANO FINI

I rossoblù

nel ruolo di

‘mina vagante’

Luigi Piatti è uno dei volti nuovi del basket

giovanile senese; ha qualche anno in più dei

giovani che notoriamente vengono reclutati

dalle due maggiori società senesi e questo perchè

arriva a Siena nelle vesti non di giocatore

ma di allenatore delle giovanili della Virtus, in

quella che è considerata una delle maggiori società

italiane che operano nel settore giovanile.

Luigi nasce a Varese il 3 gennaio 1966; la

sua crescita cestistica avviene nella Robur Varese,

pratica basket a livello agonistico fino al-

l’età di ventitre anni in serie B1, prima a Varese

poi a Modena e San Benedetto del Tronto.

Inizia la carriera di allenatore nel 1995 nel

Treginaro Basket Scandiano, società in provincia

di Reggio Emilia dove, con la squadra femminile,

in tre anni e con due promozioni consecutive

raggiunge la serie A2. In tale

occasione conosce Siena ed il suo basket, disputando

numerose partite contro il Costone

femminile. Successivamente si trasferisce a

Fiorenzuola dove ottiene la promozione alla

serie B nazionale e nella stagione in corso, volendo

approdare al basket giovanile maschile,

sceglie Siena.

A questo punto della stagione chiediamo a

Luigi Piatti di farci un consuntivo della prima

fase, quella regionale, dei campionati juniores

e cadetti: quali sono state le sorprese, quali le

conferme, quali le annotazioni:

“Sorprese vere non ce ne sono state; la

sorpresa, forse, è che tutto è andato come doveva

andare, nel senso che a livello junior la

Montepaschi ha una squadra attrezzata per rivincere

il titolo e di conseguenza ha vinto tutte

le partite della prima fase. Noi della Virtus

siamo stati e continuiamo ad essere “l’ incognita”;

una squadra con ottime potenzialità

quando potrà mettere in campo tutti i suoi effettivi

persi per svariati motivi, dagli impegni

con la prima squadra (Bruttini), agli infortuni

(Spinelli, Cutolo). Tuttavia sia la Mens Sana

che noi della Virtus , con il primo e secondo

posto, ci siamo assicurati l’ accesso diretto alle

finali nazionali senza passare per l’interzona.

Anche nel campionato cadetti le due squadre

più forti della regione sono state le due senesi;

qui forse c’è stata la sorpresa della sconfitta

della Mens Sana contro Livorno, ma occorre

tener presente che questi sono ragazzi che

hanno 15/16 anni e, anche se bravi talentuosi

e fisici, sono pur sempre ragazzi. Una delle

doti maggiori di noi allenatori delle giovanili

deve essere la pazienza; pertanto non ne farei

un dramma, come credo non l’ abbia fatta il

tecnico dei cadetti della Mens Sana, se una

squadra perde una partita non preventivata.”

Le altre squadre toscane come si sono

comportate in questa prima fase e com’è il livello

del basket senese e toscano?

Io posso fare un confronto con le realtà

che conosco personalmente: Emilia Romagna

e Lombardia; in Toscana si lavora decisamente

meglio e Siena è sopra a tutte grazie ad una

programmazione pluriennale con strutture organizzative

complesse e finanziariamente solide.

Livorno, con una miriade di società (Basket

Livorno, U.S.Livorno, Don Bosco Li., Junior2000,

Alfa Acli Stagno, Liburnia, Pallacanestro

Li., Meloria Li., DLF Livorno), rimane

una delle piazze dove si lavora tanto e bene. Vi

sono anche altre realtà più piccole, come Ghezzano;

qui, pur limitandosi a reclutare in un ambito

territoriale limitato, hanno saputo ottenere

ottimi risultati; ci hanno messo in difficoltà

e sono rimasti in corsa per tutto il campionato.

Firenze ha due, tre squadre ; potrebbe fare

grandi cose se assemblasse le proprie risorse”.

I prospetti più interessanti della Toscana

quali sono?

“Escludendo quelli della Virtus e della Mens

Sana direi, che Firenze ha un paio di giocatori

interessanti, come Ghezzano e Tempestini, Livorno

Vannini ed Aspidi, Montecatini D’ Ercole,

ma ce ne sono altri, forse meno talentuosi

rispetto a quelli della passata stagione ma …

ce ne sono”.

Passiamo alle prossime finali nazionali junior

che si disputeranno a Legnano Sabbiadoro:

quali saranno le squadre ed i talenti da seguire

con particolare attenzione.

“Le squadre che dovevano qualificarsi nelle

altre regioni, lo hanno regolarmente fatto; così

avremo dalla Lombardia l’Olimpia e Casalpusterlengo,

dall’Emilia la Fortitudo Bologna, dal

Piemonte Biella, dal Veneto la Benetton, dal

Lazio la Virtus Roma. Queste si giocheranno il

campionato insieme alle due senesi, la Montepaschi,

come favorita, e noi come outsider. I

campioncini che vedremo saranno, oltre ai senesi

Datome (Mens Sana) e Bruttini (Virtus

Siena), Guffanti (Olimpia Milano), Bonessio

(Virus Roma), Ganeto, Quaglia, Persico (Biella)

e Gallinari (Casalpusterlengo). Quest’ ultimo è

un giovane già abituato a lavorare sul suo talento,

un ragazzo che a me piace oltre che per

le sue indiscusse qualità, soprattutto perché capace,

come già detto, di fare grandi sacrifici…

lo considero il talento più futuribile” . ■


Simona Albertazzi e la squadra Bam

vice-campione regionale


Il finale di stagione della Ducato è di quelli

con il botto, anche se va detto che - spettacolo

a parte - i fuochi d’artificio sono di limitato

effetto. Senza l’opportunità di far valere una

quarta posizione conquistata con grande spirito

di sacrificio, la Ducato si appresta a chiudere

il quinto campionato consecutivo di serie A2

con la consapevolezza che avrebbe potuto rimettere

tutto in discussione nei play-off che

invece non ci saranno a causa di una formula

che abbiamo già abbondantemente contestato,

ma che - pur storcendo la bocca - deve essere

accettata così com’è.

E pensiamo di non eccedere nel dire che la

squadra senese avrebbe potuto confrontarsi

con chiunque, la promossa Viterbo compresa,

in un’ipotetica seconda fase, visto gli ultimi risultati,

ma soprattutto vista la qualità del

gioco espresso dalle ragazze di Zani, che tornate

a proporsi con un organico adeguato,

hanno fatto piazza pulita delle avversarie incontrate

negli ultimi due mesi; unica eccezione,

il confronto esterno con Pozzuoli, dove

Siena si è dovuta arrendere ai supplementari

per due soli punti e con tante cose da recriminare

nei confronti di una coppia arbitrale che

non ha convinto affatto. Ma questi aspetti

fanno parte del gioco e tutto sommato, a bilancio

quasi ultimato, degli arbitri quest’anno

c’è poco da lamentarsi, a conferma che il movimento

qualitativamente sta crescendo.

Sarà dunque un mese questo dove la Ducato,

dopo aver facilmente regolato la pratica

Rende il 1° di maggio al PalaCus, chiuderà il

torneo con la trasferta di Pozzuoli dove incontrerà

una compagine in cerca disperata di punti

in chiave play-out. Peccato però per le romane,

che dovranno vedersela con l’ostinata volontà

delle costoniane, quanto mai intenzionate

a mantenere la quarta posizione in classifica;

dopo di che le giocatrici di Zani proseguiranno

negli allenamenti in vista delle final four di

Coppa di Lega che si terranno a Cavezzo nei

giorni 21 e 22 maggio.

Di questo concentramento si conoscono già

gli abbinamenti, derivati dalle posizioni in classifica

al termine del girone di andata; la Ducato

se la dovrà vedere con la forte compagine di Vicenza,

prima del girone A e tutt’ora impegnata

nello sprint decisivo per la promozione alla serie

A1, mentre l’altra semifinale sarà una questione

tra Cavezzo e Pozzuoli. La società non nasconde

l’ambizione di poter conquistare il trofeo

di Lega ed il suo presidente Luciano Grezzi,

senza mezzi termini, ha chiesto a tutto il gruppo

di effettuare un ultimo sforzo al fine di presentarsi

nelle migliori condizioni a questo ultimo

appuntamento agonistico.

Tra la fine del campionato di A2 e le final

four di Coppa di lega, la società organizzerà

alla palestra dell’Arbia il Torneo Chicco, giunto

alla sua seconda edizione e dedicato al dirigente

scomparso Franco Rocchigiani; sarà questa

Anche

l’ultimo mese

ha confermato

l’ottimo

rendimento

della formazione

di Zani

ROBERTO ROSA

l’occasione per vedere all’opera tutto il movimento

del minibasket societario, di cui fanno

parte i gruppi di Siena e dell’Arbia.

Ed infine ci pare doveroso sottolineare il risultato

acquisito dalla squadra Bam che si è

laureata, nel concentramento di Prato, vicecampione

regionale, perdendo la sola finale

con S.Giovanni Valdarno. Il secondo posto consentirà

comunque alla giovane formazione senese

di proseguire il cammino nella “Conference”

Interregionale dove incontreranno il

Basket Perugina (andata sabato 7 maggio all’Arbia,

ritorno il 14 a Perugia). La vincente

avrà il diritto di disputare le finali nazionali. ■

basket

Ducato,

un

pensierino

alla Coppa

di Lega

57


Stanno finendo le fasi regolari dei campionati

giovanili a cui partecipa l’A.s. Costone e la situazione

è a dir poco esaltante.

Nel campionato juniores regionale la squadra

di Riccardo Bani ha già acquisito il diritto di partecipare

alla fase successiva, essendosi classificata seconda

alle spalle dell’Usic Certaldo. È stato un girone

di qualificazione molto positivo perché oltre

ai risultati la squadra ha saputo trovare un equilibrio

che le ha permesso di conseguire questo importante

traguardo: indubbiamente la crescita tecnica

di alcuni elementi ha poi fornito al gruppo dei

validi punti di riferimento a cui appoggiarsi nei momenti

di difficoltà.

La seconda fase presenta un girone a sei

squadre con Dlf Firenze, Fiorentina Bk, Green

Team Pt ed Usic Certaldo, oltre alla formazione

costoniana; in caso di risultato positivo, si aprirebbero

le porte delle final four regionali.

La stagione dei Cadetti allenati da Gianluca

Panti sta volgendo al termine e qui si parla addirittura

di record, visto che ancora la formazione

costoniana non ha perso partita ed ha dominato il

girone senza particolari problemi. La qualificazione

alla seconda fase è ormai un fatto assodato; il

frutto di un lavoro che il giovane coach ha svolto

metodicamente in palestra potendo così tirare

fuori il meglio da ogni atleta.

In questo caso la formula prevede una gara

che il Costone potrà giocare in casa, probabilmente

contro il San Casciano, e solo in caso di

vittoria si giocherà fuori casa l’accesso alle final

four facendo visita alla prima classificata del girone

grossetano-livornese.

Detto delle squadre Juniores e Cadetti 1989

Due squadre

ammesse alla

seconda fase

dei Campionati

Giovanili e

tante altre novità

all’orizzonte

JACOPO SORDI

, occorre soffermarsi sull’altra squadra cadetti

che il Costone ha schierato con il nome di Chianti

Basket tutta composta da atleti nati nel 1990

ed allenata da Francesco Prestigi. Questi ultimi

hanno partecipato ad un campionato affrontando

squadre, per lo più, composte da elementi di

un anno più grandi ma, dimostrando grande spirito

di squadra e voglia di lavorare, hanno lottato

fino all’ultima giornata per ottenere l’accesso

alla seconda fase.

La squadra ha comunque disputato una stagione

positiva, confermando peraltro di possedere

notevoli margini di miglioramento e di

poter contare su individualità di spicco come

Luigi Bruttini, figlio d’arte, che nonostante la

giovanissima età ha già sostenuto alcuni allenamenti

con il team di Surico.

Un’altra menzione va fatta per gli Allievi, nati

1992-1993, che stanno facendo molto bene nel

loro campionato e che hanno tutto il tempo di

crescere e di imparare.

Questo gruppo è stato seguito da Prestigi e

Filippo Franceschini che hanno saputo indubbiamente

insegnare molto e bene ai loro giovani

atleti: la sofferenza per la differenza di età che in

questi campionati si patisce in modo molto evidente,

è stata progressivamente colmata proprio

con uno spirito di gruppo invidiabile.

Insomma, si cominciano a vedere i primi

frutti di un lavoro paziente e continuo che il Costone

sta portando avanti già da qualche anno

con rinnovato impegno e con l’obiettivo dichiarato

di migliorare la qualità del lavoro, soprattutto

in funzione della costruzione del Palazzetto

di Montarioso che diventerà il cuore di tutta

l’attività giovanile costoniana.

Molte infatti sono le novità in cantiere per la

prossima stagione, alcune delle quali prevedono

proprio un’importante collegamento con il territorio

che si estende a Nord di Siena, grazie alla

disponibilità e sensibilità dimostrata dal Comune

di Monteriggioni. ■

basket

Il Nord

nel mirino

del Costone

il punto di Raffaele Ascheri

Più rimpianti che soddisfazioni

Siamo arrivati ormai alla fine di questa annata cestistica 2004-2005 per il Montepaschi Vita Costone Siena. Per essere chiari fino in fondo, diciamo

subito che si è trattato di un’annata deludente, conclusasi con la disputa dei play out e non dei play off, come i programmi societari avevano legittimamente

auspicato. Invece che entrare nelle prime otto, la squadra senese non è riuscita neanche a classificarsi nona - ultimo posto utile per non

dover disputare i play-out - ed è stata quindi costretta ad impegnarsi in questa frustrante coda di campionato.

Per quanto concerne il discorso dei play out, il Costone di Maurizio Surico se l’è cavata indubbiamente bene, nel senso che sono arrivate due vittorie

- perentoria la prima in casa, di nove lunghezze, la seconda in trasferta - con la squadra dell’entroterra ligure di Levante basket Follo: due successi

rinfrancanti e convincenti, i quali però non hanno fatto altro che accrescere il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere e non è viceversa

stato. Invece del Follo, doveva esserci il… Follonica: al di là delle battute, sin troppo facili, è vero che una squadra come quella costoniana era

attrezzata per competere a ben altri livelli, e non doveva certo concludere mestamente il suo campionato al cospetto di una squadra tanto motivata,

quanto oggettivamente modesta sul piano tecnico (per chi non avesse seguito le vicende del campionato regolare, il Follonica si è effettivamente

qualificato per i play-off, a differenza del Costone).

Abbiamo già ripetuto ad abundantiam la litania degli infortuni: è vero, ci sono stati, sono stati pesantissimi - Dell’Aquila, Sensi, Filippo Franceschini, e

non solo loro - e di fatto concomitanti, il che ha aggravato non poco le cose. Resta però il fatto che evidentemente i sostituti non sono stati all’altezza, e

questo significa che la squadra, nel suo complesso, ha fallito. Si potrebbero fare anche altri esempi, ma si prenda fra tutti la trasferta di Reggello, terz’ultima

partita della stagione regolare secondo il calendario, penultima di fatto a causa della sospensione dovuta alla morte di Giovanni Paolo II: il Costone

si giocava moltissimo, di fronte non si trovava certo una squadra irresistibile - anche perché in questo girone della C1 ben poche, forse nessuna come

individualità lo era - eppure è arrivata la sconfitta, più per i demeriti della difesa che per quelli dell’attacco.

Siamo in sede di commento finale della stagione, di una stagione opaca come detto, in cui le ombre hanno superato le luci, e da tanti da cui ci

si aspettava una maturazione poco si è avuto -Campini, Ciabatti, Chianese, Niccolò Franceschini -, da altri da cui ci si aspettava una conferma del

proprio valore, si e` avuto ancora meno - e qui si parla di Costantini, pochissime volte decisivo come nel passato -, altri ancora hanno fatto vedere

cose buone solo a sprazzi, ed in certi momenti solo con il contagocce ( Sensi, Dell’Aquila, Filippo Franceschini ). A dirla davvero tutta, pur con evidenti

limiti, gli unici che ci pare abbiano realmente interpretato al meglio l’annata sono stati Firmati da una parte e Spampani dall’altra, esempi di serietà

e di atleti che si sono espressi al meglio delle loro possibilità tecniche. Un discorso a parte merita il capitano Sandro Castri, che forse segna meno di

qualche anno fa, che spesso mette insieme percentuali tutt’altro che positive, però gioca con una determinazione ed una vis agonistica che è sempre

bello vedere sul parquet.

In conclusione, archiviata quest’annata avara di soddisfazioni, per il prossimo anno il problema più impellente è senz’altro quello del tecnico: sarà

ancora Maurizio Surico l’allenatore dei costoniani, con i meriti e con gli errori della stagione appena trascorsa?

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Si è concluso con il successo della squadra

del coach-sponsor Claudio Candidori il 22° Torneo Uisp di basket

Per la Casa del Materasso

non solo sogni ...tranquilli

conclusivo del 22°

Campionato di Basket

L’atto

UISP ha avuto luogo al

PalaCeccherini (ex CONI), di

fronte ad un buon numero di

spettatori. Nelle semifinali,

svoltesi con la formula dell’andata

e ritorno, l’Odissea

di uno stratosferico Luca

Cantagalli, ha avuto la meglio

sull’Allegra Fabbrichetta,

allenata da Matteo Bucalossi,

ma sicuramente priva

delle rotazioni possibili invece

per coach Mario Bruni.

L’altra semifinale, diventata

ormai una classica, vedeva

di fronte la Ghibellina dei

vari Cocchia, Angiolini, Lazzeri,

ecc., e la Casa del Materasso

degli ex costoniani

Frati, Puccetti, Bruttini, Lorenzetti.

Le due sfide hanno

visto prevalere i gialli di

coach Claudio Candidori,

seppur con scarti esigui: la

Casa del Materasso ha raggiunto

così per la prima volta

la finalissima. Prima della

disputa della finale per il titolo

provinciale, si è svolta la

finale per il 3° e 4° posto.

Dopo un’iniziale resistenza

dell’Allegra Fabbrichetta, la

Ghibellina di Toscano ha

preso decisamente il comando,

chiudendo il match con

60sport per tutti

una ventina di lunghezze di

scarto. Come si è detto, a

contendersi il titolo, si sono

trovate di fronte l’Odissea e

la Casa del Materasso.

È stata una partita bella e

godibile, dove la Casa del

Materasso ha imposto la sua

superiorità a rimbalzo, con

Fabio Colonnello che ha

permesso molti secondi tiri e

tanti contropiedi al funambolico

Michele Fiorini, autore

di ben 18 punti. Le difese

variate di Bruni non hanno

sortito effetto, grazie anche

alla capacità di Bob Bruttini

di tirare con l’uomo addosso,

per lui alla fine 17 punti. I

tanti palloni recuperati ed i

vari assist, sono valsi al talentuoso

Federico Frati la

palma di MVP della finale,

conclusasi sul punteggio di

53-48, decretando così la

prima storica affermazione

della Casa del Materasso in

15 anni di partecipazione. La

serata si è conclusa con la

premiazione di tutti i partecipanti

alla presenza di Renzo

Bechini Presidente Provinciale

Lega Basket UISP, Nicola

Tesi Presidente del Comitato

Regionale UISP e Paolo

Ridolfi Presidente del comitato

UISP di Siena. Doveroso,

a questo punto il ringraziamento

a tutti gli arbitri, vecchi

e nuovi, che, con gli addetti

al tavolo, hanno

permesso la buona riuscita

dell’intero torneo.

Per le formazioni senesi

arriva, a questo punto, il momento

di confrontarsi con le

altre realtà regionali per il titolo

toscano, con la speranza,

mai sopita, che qualche

senese torni, nella successiva

fase nazionale, a rinverdire

i fasti di qualche anno fa

con la conquista del magico

triangolino tricolore.

Continua intanto l’attività

provinciale con i play off di

A2, giunti alle semifinali, al

termine dei quali sarà possibile

conoscere la griglia definitiva

per la serie A1 del

prossimo anno.

Tutto questo in attesa di

uscire dalle palestre e “invadere”,

verso la metà di giugno,

l’oratorio del Costone

per l’edizione 2005 del summerbasket.


La Casa del Materasso in festa

el’Odissea, brillante seconda

(sotto)

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