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LASSÙ QUALCUNO CI GUIDA

La prossima rivoluzione si chiama Galileo: 30 satelliti per aiutarci in ogni necessità

FEBBRAIO 2007

Ci troviamo in pericolo? Ci hanno

appena rubato la macchina e non

sappiamo a che santo votarci? Ci

siamo persi nel traffico? Niente paura,

una stella ci salverà. Ma le stelle del terzo

millennio sono costruite dall’uomo, sono

macchine sofisticate che orbitano nel cosmo

a migliaia di chilometri dalla Terra e

vigilano sul pianeta, pronte a dare l’allarme

in casi di emergenza ma anche a monitorare

ogni giorno trasporti ferroviari, aerei,

marittimi e, come molti già sanno, il

traffico stradale grazie, per il momento, al

Gps (Global Position System), la costellazione

satellitare Usa. Esiste anche il russo

Glonass, in via di completamento. Entrambi

nati all’epoca della guerra fredda, sono

gestiti dalle strutture militari dei due Paesi,

che ne concedono l’uso ai civili.

Ma proprio in questo sta il problema: in

caso di eventi bellici o di minacce alla sicurezza,

i sistemi possono essere oscurati, anche

temporaneamente, con conseguenze catastrofiche

nell’erogazione dei servizi. Per

questo l’Europa ha avvertito l’esigenza di

elaborare un proprio programma di navigazione

satellitare: con un progetto da 4 miliardi

di euro tra satelliti e stazioni di terra,

a cui partecipano le più importanti imprese

europee (tedesche, francesi, italiane,


[SCIENZE]

Nella foto grande: lo schema

della costellazione di Galileo.

Qui sotto: anche gli agricoltori

potranno ricevere dallo spazio

informazioni sul clima

CLUB3 CLUB3 FEBBRAIO 2007

DI NEDA ACCILI

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[SCIENZE]

Galileo, a differenza di Gps e Glonass, sarà un sistema destinato esclusivamente all’uso civile e commerciale

TELESPAZIO

Telespazio è l’azienda

di riferimento di

Finmeccanica per i servizi

di navigazione e

localizzazione, e in tale

ruolo partecipa al progetto

Galileo. Presso il Centro

spaziale del Fucino di

Telespazio verrà realizzato

uno dei due centri di

controllo dei 30 satelliti

della costellazione di

Galileo. Con circa 50

antenne dedicate e una

flotta di mezzi mobili,

Telespazio realizza e

gestisce impianti per la

diffusione, la distribuzione

e il trasporto via satellite di

segnali televisivi, per circa

il 90% del mercato radio

televisivo nazionale. Uno

dei settori consolidati è

l’osservazione della Terra. I

servizi offerti dal centro,

rivolti a istituzioni e

aziende private, riguardano

il controllo delle aree a

rischio idrogeologico,

l’erosione delle coste,

l’evoluzione delle frane.

CLUB3


spagnole) nei primi anni Novanta nasce Galileo.

Quando nel 2011 i 30 satelliti saranno in

orbita, permetterà di localizzare qualunque

persona o mezzo di trasporto in movimento

e di conoscerne la direzione e la velocità.

L’Italia ha un ruolo da protagonista nel

programma con la partecipazione di Alenia

Spazio, e uno dei due centri di controllo della

costellazione di satelliti sarà presso il Centro

spaziale del Fucino di Telespazio, in provincia

dell’Aquila. L’azienda, del gruppo

Finmeccanica, sta realizzando le infrastrutture

a terra e sviluppa le applicazioni più innovative

di Galileo, quelle destinate a cambiarci

la vita. Per saperne di più, Club3 ha incontrato

l’ingegner Francesco Malvolti, project

manager Ricerca e Sviluppo in Telespazio.

Che cos’è il progetto Galileo?

«È un sistema di navigazione satellitare,

capace di fornire all’utente,

in qualunque parte del globo,

la sua posizione con elevata

accuratezza e a bassissimo costo,

nel caso più semplice al

solo costo del ricevitore. Al

contempo è uno strumento

molto preciso per la misura

del tempo. Si basa su una costellazione

di 30 satelliti e un

segmento di terra composto

da 2 centri di controllo e stazioni

di riferimento sparse sull’intera

superficie terrestre. Il

segnale, trasmesso da almeno

4 satelliti contemporaneamente,

consente a un ricevitore

(nelle versioni più semplici,

ELATERRA

RINGRAZIA

un chip che può essere inserito in un cellulare)

di determinare la sua posizione. Il progetto

risale agli inizi degli anni Novanta ma è oggi

a un punto cruciale: il primo prototipo di

satellite è già in orbita, un secondo verrà lanciato

entro i primi mesi del 2007. I primi 4 satelliti

definitivi e gli elementi base del segmento

di terra saranno disponili entro il

2008, il sistema completo sarà pronto per i

primi anni della prossima decade».

Quali sono i vantaggi per l’Europa?

«Galileo garantirà un enorme passo avanti

al settore tecnologico e all’industria europea

e attuerà una trasformazione nella società

paragonabile solo all’avvento della telefonia

cellulare. La navigazione satellitare si è affermata

grazie al Gps, ma ora sentiamo tutto

il limite di questo sviluppo, dovuto al fatto

che il Gps, come il gemello russo Glonass, è

Frane, inondazioni,

incendi, erosione costiera

sono solo alcune delle

emergenze che minacciano la

salute del pianeta. Anche in

questo settore, però, sono

molte le possibili applicazioni

della navigazione satellitare.

Analizzando i ritardi del

segnale trasmesso dai satelliti

è possibile misurare

operato da militari. I servizi offerti alla comunità

civile, quindi, non sono garantiti né in

qualità né in continuità. L’Europa ha quindi

ritenuto necessario realizzare un sistema alternativo,

completamente civile e commerciale

ma anche “inter-operabile”: Galileo

non interferisce con gli altri sistemi e anzi

usa ricevitori che utilizzano indistintamente

satelliti appartenenti alle tre costellazioni».

Quali vantaggi presenta Galileo rispetto

a Gps e Glonass?

«Il primo vantaggio è proprio di essere un

sistema civile, quindi libero da decisioni legate

alla sfera militare. Sarà operato in concessione

da un ente privato indipendente dalle

autorità pubbliche (che restano però proprietarie

del sistema) e in grado di sostenersi;

sarà quindi primariamente interessato (e

nel contempo obbligato dal contratto di con-

L’eruzione del vulcano

Tungurahua (Ecuador)

fotografata dallo spazio

pressione, densità e umidità

dell’aria e avere una base di

dati molto importante per le

previsioni meteorologiche e

per monitorare mutamenti

climatici. Mediante l’impiego

di boe dotate di ricevitori è

possibile valutare

l’andamento di maree e

correnti, oppure seguire il

movimento dei profili delle

calotte polari o dei ghiacciai.

Con l’ausilio di collari è

possibile monitorare animali

selvatici protetti o studiarne i

cessione) a garantire massima continuità al

servizio. Il secondo vantaggio è tecnico e sta

nella maggior copertura e nella maggior precisione

rispetto ai predecessori. Ma la differenza

principale sarà dovuta alla cosiddetta

“informazione di integrità” del segnale trasmesso

da Galileo. Ciò consentirà di conoscere

lo stato del sistema mentre si sta calcolando

la propria posizione e di avere un’idea

di “quanto bene” la si sta calcolando. Quando

un navigatore satellitare ci dice che siamo

all’incrocio tra via del Corso e via Condotti,

nessuno può garantire, con il solo Gps, che

l’informazione sia esatta e precisa. Con Galileo

potremo valutarlo immediatamente».

Galileo aumenterà i livelli di sicurezza?

«Sì, soprattutto attraverso i servizi di safety

of life, ad esempio nel trasporto aereo.

La comunità aeronautica finora ha rifiutato


flussi migratori. Infine sarà

possibile seguire in tempo

reale il trasferimento di

materiali inquinanti,

controllandone il percorso e

verificando al contempo lo

stato del carico, avvisando le

autorità in caso di problemi.

Ma anche applicazioni legate

ad altri settori possono

portare benefici all’ambiente.

Si pensi all’aeronautica:

l’utilizzo della navigazione

satellitare consentirà di

ridurre la congestione delle

Da sinistra: uno dei 30

satelliti di Galileo, le antenne

paraboliche del Centro

spaziale del Fucino e la sala

di controllo del sistema

principali rotte aeree,

minimizzando i tempi di

attesa in volo e quindi i

consumi, e in definitiva

riducendo l’inquinamento.

Inoltre sarà possibile

disegnare più liberamente le

traiettorie di avvicinamento

agli aeroporti, svincolandosi

dagli attuali sistemi di aiuto

fissi al suolo che tracciano

nel cielo le “corsie” obbligate

per gli aerei. Sarà così

possibile evitare il sorvolo

delle aree ritenute sensibili.

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FEBBRAIO 2007 FEBBRAIO 2007

CLUB3


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[SCIENZE]

“ Le previsioni di

crescita del mercato,

l’anno scorso stimate

in 1.800 milioni

di utenti per il 2010,

saranno presto

da incrementare


CLUB3


di utilizzare a pieno la navigazione satellitare

proprio per il fatto che l’unico sistema utilizzabile,

il Gps, non è civile e non dà garanzie

sulla qualità del servizio. Per ovviare si sono

realizzati dei sistemi di “correzione” del Gps

(il Waas negli Usa, lo Egnos in Europa, ma

presto ne nasceranno in Giappone e India)

che però sono limitati a una scala regionale.

L’avvento di Galileo consentirà di intervenire

sui problemi di affollamento delle rotte aeree.

Ma ci sono altre possibilità: per esempio,

stipulare polizze assicurative legate all’effettivo

utilizzo dell’auto e persino al tipo

di percorso (strade più o meno trafficate,

quartieri più o meno a rischio, ecc.). Infine,

un ulteriore servizio di Galileo sarà il cosiddetto

search and rescue, per individuare persone

in difficoltà e soccorrerle in qualunque

parte del globo. È bene ricordare, però, che

spesso le nuove applicazioni si affermano solo

dopo l’ingresso nel mercato del sistema. È

probabile che le previsioni di crescita del

mercato, l’anno scorso stimate in 1.800 milioni

di utenti nel 2010 e 3.600 milioni nel

2020, saranno presto da incrementare».

Si arriverà a prevedere i terremoti?

«Sì, grazie alla precisione di Galileo si potrà

monitorare i minimi movimenti della superficie

terrestre, con un contributo inestimabile

alla predizione e prevenzione di catastrofi

come terremoti o eruzioni vulcaniche».

Nello spazio ormai

orbitano centinaia di

satelliti: non c’è pericolo

di scontri?

«In effetti anche nello

spazio iniziano a esserci

problemi di traffico, ma

questo non tocca Galileo,

che avrà i suoi satelliti

in orbite particolari,

le cosiddette Meo (Medium

Earth Orbit): orbite

ellittiche che hanno un apogeo (il punto

dell’orbita più lontano dalla Terra) compreso

tra 3.000 e 30.000 chilometri. L’affollamento

massimo riguarda i satelliti geostazionari,

molto utilizzati nelle telecomunicazioni,

che hanno un moto tale da consentire loro

di rimanere sempre al di sopra di uno stesso

punto sulla superficie terrestre, nonostante

la rotazione del pianeta».

Il mondo cambia e il cosmo cambia con

lui. Fino a vent’anni fa, un ingegnere aerospaziale

americano in Russia sarebbe

stato un evento. Fino a qualche anno fa, vederne

uno all’opera nei cosmodromi ex sovietici

di Bajkonur e Plesezka sarebbe comunque

parso strano. Poche settimane fa, invece,

se n’è visto un gruppo intero indaffarato

nella base di Svobodnyj, regione di Oren-

Giù le bombe e su l’hotel spaziale: l’ultimo passo della collaborazione Russia-Usa

Razzi sì, ma per turismo

burg, che ospita la Tredicesima divisione

missilistica russa, dotata dei micidiali missili

atomici intercontinentali RS-20. Quelli, per

intenderci, che la Nato aveva soprannominato

Satana. Che dire poi del fatto che ingegneri

americani e russi brindavano insieme,e

allegramente, al riuscito lancio di uno di questi

missili?

La spiegazione c’è e sta nell’incontro tra

lo spirito imprenditoriale e visionario di Robert

Bigelow, fondatore e proprietario della

Bigelow Aerospace, e la disponibilità dei russi

a riconvertire, se possibile guadagnando,

l’enorme apparato militar-industriale lasciato

in eredità dall’Unione Sovietica.

L’ex Satana partito da Svobodnyj ha portato

in orbita il primo “pezzo” della stazione spaziale

Nautilus che, una volta completata, sarà

un mostro lungo 14 metri e alto quasi 7,

capace di ospitare fino a 30 astronauti.

Beh, astronauti... Certo, anche loro, oltre a

viaggiatori, turisti, miliardari annoiati e in

cerca di emozioni e chissà chi altro. Perché

Bigelow sta cercando di costruire la prima

stazione spaziale privata nella storia della

cosmonautica, un investimento da 500 milioni

di dollari per arrivare a un vero e proprio

hotel dello spazio, dove potranno attraccare

sia astronauti in missione per conto dei

propri Paesi sia, appunto, turisti intergalattici

dotati di un portafoglio sufficientemente

gonfio per sopportare il prezzo del biglietto:

8 milioni di dollari, andata e ritorno però.


In questa foto: il decollo dalla

base di Svobodnyj del missile

RS-20. In alto: il primo blocco

della stazione spaziale Nautilus,

che sarà pronta tra cinque anni.

Qui sopra: l’involucro della

testata atomica che un tempo

era montata sugli RS-20

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[SCIENZE]

In questa foto:

il volo del missile

RS-20. A destra:

americani e russi

festeggiano la riuscita

del lancio. Sotto: prima

del lancio, un sacerdote

ortodosso russo benedice

il missile e il primo tronco

della stazione spaziale

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FEBBRAIO 2007

CLUB3


Sembra una stravaganza? Una di quelle

imprese folli da esploratori gentiluomini, tipo

giro del mondo in 80 giorni? Aspettiamo

a giudicare, perché Bigelow pensa in grande.

Il suo Nautilus, intanto, sarà dotato di laboratori

con le più moderne attrezzature scientifiche,

proprio per attrarre i cosiddetti

“clienti istituzionali”, ovvero università,

istituti di ricerca, anche gli Stati che non volessero

e non potessero affrontare i costi di

una spedizione spaziale interamente organizzata

in proprio. E l’interesse con cui Canada,

Giappone ed Europa seguono il progetto dimostra

che le stime di Bigelow non sono proprio

campate in aria.

E poi ci sono i clienti “normali”, se così si

può dire. Il turismo spaziale è ormai uscito

dalla fase pionieristica, ha ormai dimostrato

che il viaggio cosmico è alla portata anche di

persone non più giovanissime e in normale

forma fisica. Per diffondersi ha bisogno di

una sola cosa: far calare i costi e portarli a misure

abbordabili. Otto milioni di dollari

non sono abbordabili per noi ma lo sono

per molte persone. E se teniamo conto del

fatto che gli ultimi viaggi turistici nello spazio

sono costati 25 milioni di dollari apasseggero,

cominciamo a credere che l’idea di

Bigelow possa anche funzionare.

Tra l’altro: noi, che facciamo i conti con

l’aumento delle bollette

e il caro-benzina, di certo

non ci caveremo mai

lo sfizio di andare nello

spazio. Ma chissà che

non ci venga voglia, prima

o poi, di approfittare

di altri servizi offerti da

Nautilus. Per esempio,

mandare una fotografia

di famiglia nello spazio,

o un oggetto che ci è

particolarmente caro e

che vogliamo sottrarre alla

caducità e deperibilità

delle cose della Terra.

Oppure ricevere fotografie

dallo spazio (per

esempio, quella della nostra città o del nostro

Paese visto da lassù), scattate dai macchinari

di Nautilus proprio per noi. Tutto questo,

e molte altre cose ancora, sarà fatto a

buon prezzo: 300 dollari.

Il primo tronco definitivo dell’albergo spaziale

sarà portato in orbita nel corso del

2007 da un altro ex missile atomico russo. Saranno

sempre i russi, in futuro, ad assicurare

i collegamenti con la stazione orbitale. Per il

momento sono andati in avanscoperta un

sacco di nostri involontari collaboratori. A

scopo di studio, infatti, gli scienziati hanno

spedito in orbita scarafaggi e formiche. Dicono

che se si trovano bene loro, ci troveremo

bene anche noi. Con una differenza: loro,

il biglietto, l’hanno avuto gratis.

Fulvio Scaglione

foto di Anatolyj Zhdanov

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