La filosofia greca

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La filosofia greca

96 LA FILOSOFIA GRECA

con la tendenza a impersonalizzarsi, a fondersi nel

concerto del tutto. La concezione della vita politica

e morale, come armonia e contemperamento di forze,

integra la struttura oggettivistica della JtóÀig, in

quanto implica un decentramento della soggettività

e dell'individualità; il che toglie ogni conflitto tra

l'individuo e lo Stato, armonizzando l'uno e l'altro,

cioè adattando l'uno all'altro. E il pensiero aristo-

telico, se nella particolarità delle sue esplicazioni

devia talvolta da questo indirizzo, nel suo complesso

però lo ribadisce e lo completa, elevando a natura

umana quell'armonia morale che Socrate e Platone

avevano intuito, e segnando col conce! to del citta-

dino i limiti insuperabili della nóXiq greca; ultimo

baluardo della classica civiltà ellenica contro l'espan-

sione ellenistica.

Tuttavia, mentre nel pensiero si eternavano i va-

lori della vita greca, nella storia si dissolvevano.

Con la guerra del Peloponneso, distrutta la potenza

di Atene; l'egemonia di Sparta, sorta sulle rovine

delle mura ateniesi, riaffermata dal genio militare,

di Agesilao, ma non così durevolmente che il vecchio

re non potesse assistere alla rovina della sua opera;

passata come una meteora la gloria militare di Tebe.

La battaglia di Mantinea (362) segna l'ultimo compromesso

delle grandi egemonie elleniche, principio

del loro totale esaurimento, che si compie in poco

più di due decenni. Eppure, questi venti anni sono

i più belli della storia greca: l'imminente pericolo

macedone riunisce ancora una volta i greci in un

pensiero concorde, risolleva in atto l'unità nazionale,

già scissa e logorata dalle lotte intestine. Campeggia

la figura di Demostene, l'ultimo rappresentante dell'antica

e grande Grecia. Questa reviviscenza ha un

significato drammatico e morale più alto che non la

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