La filosofia greca

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La filosofia greca

VII. GLI STOICI 99

l'uomo alla patria è spezzato: che giova più l'opera

del singolo nella vastità del tutto? Quali ragioni og-

gettive incarna più la sua opera? E la forza delia

sua individualità si ritorce sopra se medesima, si

esaspera della propria solitudine, diviene un fattore

di rinunzia. In un mondo troppo vasto per lui, a

cui il suo essere e la sua mentalità non son più ade-

guati, l'uomo comincia a intendere di non potere

affermare se stesso che con la rinunzia al mondo,

col chiudersi, col trincerarsi entro di sé, conqui-

stando nel disdegno della solitudine quella sua su-

periorità di fronte all'ambiente, che poi è l'esaspe-

razione della sua inferiorità. Sorge così una filosofia

tutta negativa, che fa della negazione la sua più

forte affermazione. Negando la sua vita esteriore,

l'uomo cerca di affermarsi, ma in realtà egli non si

afferma nella pienezza del suo essere, nella efficacia

della sua opera nel mondo, nella concretezza di tutto

il reale, bensì nella propria ombra, nell'assottiglia-

mento delle sue forze.

Con l'affermazione dell'individuo, rientra nella

filosofia greca l'idea del soggetto, dopo il grande

oggettivismo classico, ma vi rientra senza un compito

proprio, positivo, senza una missione, un'idealità

nuova; vi rientra come negazione di tutto il passato,

e insieme come nostalgia di quel passato. Questo

soggettivismo non apre un'era nuova del pensiero

greco, ma chiude l'antica: è la crisi finale dell'og-

gettivismo.

La prima e più immediata negazione si esplica

nella vita pubblica. Di fronte alla nuova patria, così

poco intima a lui, l'uomo non sente più il dovere

di consacrarle la propria azione. Alla partecipazione

attiva e impetuosa dei tempi passati subentra l'indifferenza

più completa. Questa indifferenza è me-

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