La filosofia greca

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La filosofia greca

Vii. gm stoici 105

Xr\xxixr\) ('), che si può rendere col termine moderno

di percezione, dove convergono insieme la sensibilità

e l'intelletto. Noi ritroviamo qui, come abbiamo

già. trovato nel peripatetico Stratone, un'intima uni-

ficazione delle due potenze dell'anima, conforme allo

spirito immanentistico dell'aristotelismo. Non v'è da

una parte una mera sensibilità, dall'altra un puro

intelletto: non v'è, dice Crisippo, un sentire che non

sia un assentire, una fantasia che non sia catalet-

tica (•). Questo principio è di grande importanza:

esso raccoglie e concentra in un sol foco spirituale

ciò che Aristotile, contro le stesse premesse della

propria psicologia, dissociava, in ultimo, con la dot-

trina del voti; separato.

Ma v'è tuttavia questa persistente inferiorità di

fronte alla dottrina dello Stagirita: che la fusione

della sensibilità e dell'intelletto s'opera a scapito

di quest'ultimo. La teoria aristotelica dell'intelletto

separato ci trasferiva, sì, nel dominio della trascen-

denza, ma svolgeva qui un tema d' inesauribile ric-

chezza spirituale. Nella- filosofia stoica invece, l'in-

telletto si è semplificato e ischeletrito. Tutto ciò che

lo spirito aggiunge al contenuto della rappresentazione

non è che una tensione (róvo?) soggettiva, una

adesione, una credenza. Col concetto del criterio,

noi siamo infatti nel campo della mera soggettività;

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l'assenso è tutto riposto in noi ed è volontario ( ). Ec-

coci di fronte ad una filosofia della credenza. E in-

tanto, l'antico presupposto oggettivistico, che già si

palesava nella definizione della rappresentazione

(1) Si-:vr., Adi- malh., vili, 390.

(2) Sensus tpso.; adsnnsus esse (Cic, Acad. pr., li, 108); non v'è sen-

tire che non sia y.axaXr\7tzi^iòi (Galenus in Hippocr., De medie, officina,

voi. svili, B. Gol K).

(3) Cic, Acad. post., i, 40.

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