La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE! 7

veraente sospettato, egli prevenne il bando, e si rifu-

giò a Calcide nell'Eubea, dove possedeva una villa,

lasciando nel frattempo, a capo della sua scuola, Teo-

frasto. Ma l'anno seguente (322) egli moriva nel suo

esiglio, per una malattia di cui soffriva da tempo, e

non per suicidio, come si è da taluni sospettato.

La nota differenziale della personalità mentale di

Aristotile rispetto a quella di Platone non è costi-

tuita, come a torto si crede, dall'interesse empirico

prevalente nell'una e assente dall'altra, caratteriz-

zata a sua volta dall'arditezza degli slanci specu-

lativi. Son due fole, riunite in una, quella che

Aristotile rasenti troppo la terra e che Platone si

elevi troppo in alto. L'uno e l'altro hanno slanci

egualmente arditi, e nello stesso tempo amano la

casistica dei fatti minuti. Per Platone, basterebbe, a

provare quest'ultima tendenza, la minuziosità dei

particolari di cui abbonda la Repubblica, o la sot-

tigliezza filologica del Cratilo, o la pedanteria clas-

sificatoria del Politico. Platone, non si dimentichi,

è scolaro di Socrate, e come lui ha il gusto del par-

ticolare, del plurale, pur compreso nell'universale e

nel singolare. Ed Aristotile, non che divergere dai

due maestri, ne continua e ne sviluppa l'opera.

Soltanto, ed è qui la vera differenza, egli intende

diversamente da Platone il rapporto del particolare

e dell'universale, e cioè li compenetra più profondamente

l'uno nell'altro, di modo che l'uno si dimo-

stra assai più essenziale all'altro, che non nella dot-

trina platonica. Donde la conseguenza che, mentre in

Platone l'interesse empirico non è intimamente col-

legato al sistema "èTMi a quindi un valore secondario,

in Aristotile invece occupa un primissimo posto. Il

che gli conferisce, da una parte, un più ampio ed

organico sviluppo nel pensiero stesso di Aristotile;

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