La filosofia greca

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La filosofia greca

110 LA FILOSOFIA GRICCI

lava nella fìsica aristotelica, e che costituiva insieme

la sua deficienza e il suo pregio: perchè il fine delle

cose si spostava, sì, fuori delle cose stesse, ma era

tuttavia il fine di una razionalità superiore, che tendeva

a liberare il mondo dalla sua pesante materialità,

ad innalzarlo al divino. Qui invece l'imma-

nentismo è conquistato, ma a grave prezzo, perchè

il divino è degradato fino alla materia. Siamo nel

più schietto panteismo: Dio non è che quest'anima

del mondo, questa materialità più sottile e attiva

clie circola per tutte le membra dei grande orga-

nismo. Tutte le esistenze sono parti del divino e

concorrono a formare una sola unità, superiore in

perfezione a ciascuna di esse, ma della loro mede-

sima sostanza.

L'intera natura vien così divinizzata; e il poli-

teismo trova per la prima volta la propria giustifi-

cazione razionale nella distribuzione delle funzioni

che si distaccano dal nucleo centrale dell'anima co-

smica. I vari dei non sono che personificazioni delle

varie potenze cosmiche: in realtà è sempre un sol Dio

che, come causa della vita, si chiama Zeus, come

presente nell'etere si chiama Atena; nel fuoco, Efesto;

1

nell'aria, Era; nella terra, Demetra e Cibele ( ). Nati

da una personificazione ingenua e fantastica degli

elementi, gli dei della Grecia ritornano alla loro fonte,

attraverso le istanze critiche del monoteismo, per

mezzo di quella stessa riflessione razionalistica, che

pareva li volesse bandire dall'Olimpo. La teologia

degli stoici, incorporata alla loro fìsica, ci rida, tra-

sfigurate dalla riflessione, le divinità dell'antica teo-

gonia. Essa godrà per lungo tempo il favore della

(1) Plutarch., De Plac phil., i, 7; DiuG., vii, 147, ecc.

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