La filosofia greca

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La filosofia greca

112 I-A FILOSOFIA ORECA

In quanto identico a Dio, il mondo vien definito

come essere razionale, animato, perfettissimo (*); ed

all'anima del mondo (per analogia con l'anima

umana) viene accordato un principio centrale, attivo,

da cui s'irradia tutta la sua vita: xò t\ye\ioviìtóv, l'ege-

monico, riposto da Crisippo nel cosmo, da Cleante

nel sole (-). E sole ed astri sono divinizzati ed elevati

ad entità razionali e viventi.

Nel microcosmo valgono gli stessi principii che

presiedono al mocrocosmo. L'immaterialità è dovunque

bandita, o almeno confinata nel campo dell'ir-

realtà. Immateriali vengono infatti riconosciuti il

pensato, il vuoto, lo spazio e il tempo; ma pur con-

statando la loro presenza nel pensiero o tra gli enti,

vien slegata la lóro realtà come sostanza. Dall'anima

umana è ammessa l'esistenza, ma non più a titolo

di una realtà immateriale. Essa è definita da Zenone

come soffio infiammato (m'eù^a

:i

ev0eQjxov) ( ), Crisippo

vi aggiunge il carattere della

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razionalità (votjqóv)

( )

che del resto vi era già implicito; e cerca di dimo-

strare la sua corruttibilità dopo la morte, con queste

testuali parole: «La morte è separazione dell'anima

dal corpo; niente d'incorporeo si separa dal corpo,

né mai si congiunge al corpo l'incorporeo; ora

l'anima si congiunge e si divide dal corpo; dunque

e

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corpo ( ) ». È l'argomento platonico, coi segui

mutati; Aristotile vi avrebbe riconosciuto la figura

dell'elenco sofistico. Tuttavia, negli stoici, la con-

siderazione morale prende il sopravvento sulla con-

cezione fisica: ammettere con la morte la separa-

ti) Diog., vii, 142;

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