La filosofia greca

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La filosofia greca

VII. SU STOICI 115

vieti la parola di Dio ('), anzi s'identifica talvolta

con lo stesso Dio (*). Inoltre, conseguenza del fato,

e insieme prova della sua esistenza, è la inantica

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(uavrixTJ)

( ), il vaticinio.

Ma di fronte al fato, urge il problema della sog-

gettività: nam, si fato vivimus, quid agunt merita?

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si pensamur merilis, quae vis fati? ( ). Un problema,

che diverrà tormentoso nel periodo cristiano, quando

il soggetto sarà inteso in tutta la sua potenza. Nella

filosofia stoica, invece, l'oggettivismo è ancor troppo

vivo nel ricordo, e non è scosso nelle sue fondamonta;

donde una certa tendenza a sviare il pro-

blema, anziché ad affrontarlo con tutte le forze.

Il fato richiama il suo opposto, il caso {rvyr\): la

necessità oggettiva è 'incapace a cancellare la pos-

sibilità soggettiva; e gli stoici ammettono Puna e

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l'altra ( ), rivelando, nell'unità indifferente degli op-

posti, l'incertezza della propria posizione.

Tuttavia, contro le più gravi conseguenze della

dottrina del fato, che implicano negazione di ogni

responsabilità e libertà

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( ), essi sentono il bisogno

d'insorgere. Così Crisippo ammette l'impulso neces-

sario del fato, ma sostiene in pari tempo che questo si

modifica a seconda della nostra natura mentale; ed

accorda pertanto all'uomo il libero arbitrio. Egli si

vaio dell'esempio della pietra lanciata, il cui cammino

non è tracciato soltanto dall'impulso meccanico,

ma ancora dalle varie contingenze della pietra e della

(V 0eòv J-éyeiv xf,v etnaQ|xévriv (Alex. Aphrod., De fato, cap. 3').

(2) Schol. in Hom. lliad., 0., 69.

(3) Calcid., Ad Timaeum, cap. 161; la mantica è dedotta anche dalla

bontà di Dio verso gli uomini (Cic, De divinai., i, 38, 82 segg.).

(4) Servius, Ad Yerg. Aeneid., ìv, 6, 96.

(5) Aét., Plac, I, 29, 7; Alex., De an., p. 179, 6 Burns.

(6) Alex. ApaROD., De fato, cap. 35, p. 207, -1 Burns; cap. 36, p. 210, 3.

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