La filosofia greca

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La filosofia greca

116 LA FILOSOFIA GRECA

via. Similmente, l'ordine e la necessità del fato muovono

i generi e i principii delle cose, ma la volontà

e il temperamento moderano quell'azione (').

In tal modo, il problema della libertà comincia

a presentarsi proprio attraverso uua dottrina che nel

suo principio ne è la negazione, e in virtù sua si

risolve quella necessità che gli stoici medesimi hanno

posto. Se si vuol dare al soggetto una sfera propria

d'azione; se si vuole che esistono la virtù, la ragion

pratica, la scienza delle cose da fare e da non fare,

vuol dire che tutto non avviene secondo il fato (*):

l'el|.iaQj.iévTi si scioglie per dar luogo al èqp' r\\iìv, al

libero arbitrio.

Un simile mutamento si osserva nella dottrina

religiosa degli stoici. Dio, identificato con la causa

efficiente delle cose, è un principio puramente fisico,

ateleologico. Ma in Dio non s'accentra soltanto il

pensiero fisico degli stoici, bensì ancora il pensiero

morale. L'uno suggerisce la prova cosmologica della

esistenza divina: se v'è qualcosa che l'uomo non

può fare, colui che la fa dev'essere più potente del-

l'uomo: ma l'uomo non può fare le cose che sono

nel mondo; chi le ha fatte è maggiore dell'uomo,

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è Dio: dunque Dio è ( ). Ma il pensiero morale sug-

gerisce altre prove, tratte dall'efoépeia, dalla ógiótij;,

dalla Sixaioom'i], che in quanto esistono, testimoniano

l'esistenza di Dio ('); e principalmente il pensiero

morale postula un concetto morale di Dio, come fine

e provvidenza, e allontana dall'opera di Lui ciò che

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la causalità efficiente include: la causa del male ( ).

(1) Gellrs, N. A., vii, 2.

(2) Alex. Aphrod., op. cit, 37, 210, 14.

(3) Cic, De nat. deor., in, 10, 25.

(4) Sest., Math., ix, 123.

(5) Pi.i tarch., De stoic. repugn., eap. 33, p. ioli e.

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