La filosofia greca

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La filosofia greca

118 LA FILOSOFIA GRECA

dal materialismo iniziale, per le esigenze proprie

della pura soggettività. Come nella logica il sogget-

tivismo dell'adesione e della credenza lasciava in-

tatto l'oggettivismo del sapere; così nell'etica la

libertà umana e la provvidenza divina lasciano in-

tatta l'oggettività dei rapporti necessari tra le cose;

e solo la coscienza riflessa dello storico può, nella

deviazione quasi inconsapevole dai principi! fisici

del sistema, riconoscere il progresso verso una po-

sizione speculativa più avanzata.

6. L'etica stoica. — Qui l'antico cinismo riap-

pare ringiovanito, elevato a maggiore dignità e ad

espressione storica della vita greca.

Campeggia nell'etica stoica il concetto della virtù,

definita come disposizione dell'anima congrua alla

natura umana, o, nella ellittica espressione di Cri-

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sippo: 5td8s0iv ójxota>YoiHiéviiY ( ). Questa idea della di-

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sposizione dell'anima, detta anche potenza (Suvams) ( )

ci ricorda Aristotile; ma più che in Aristotile è vivo

il senso della soggettività da cui essa deriva, e della

ragion pratica ((fQÓv\}oiq) che la traversa.

Tutti i mezzi termini dell'aristotelismo, transazioni

del soggetto e dell'oggetto, sono banditi. La

vita è sospesa a un'alternativa non attenuabile tra la

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virtù e il vizio; oltre gli estremi, nulla v'è di medio ( ).

E la valutazione della personalità umana si modella

su questa antitesi: non esistono che uomini virtuosi

e viziosi ; ovvero, per quella conversione dei termini

morali in termini mentali che forma l'aspetto pre-

cipuo dello stoicismo: saggi e sciocchi (aocpol xaì

cpaùAoi).

(1) Diog., vii, 89.

(2) Plutarch., De viri, mor., cap,

(3) Diog., vii, 227.

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