La filosofia greca

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La filosofia greca

Vili. OLI EPICUREI 135

Questa aperta negazione della vita sociale è un

momento assai significativo nella storia del pensiero.

Essa è il riconoscimento schietto e brutale, che nessuna

idea nuova forma il contenuto del cosmopoli-

tismo ellenistico, che anzi, per la sua astrattezza, si

converte nel proprio opposto, nell'estremo individua-

lismo. Nessun'altra ragione danno gli epicurei del

loro astensionismo dalla vita sociale, se non il turbamento

e l'inquietudine ch'essa arreca alla vita

dell'individuo. Il dramma del pensiero e della co-

scienza stoica è cessato: resta l'atarassia, senza lo

sforzo della negazione, ma soltanto come un sot-

trarsi furtivamente alla pena dell'affermazione. Il

motto della tita è il: Xd0e (3icóaa?, latenter vivendo.

E con lo Stato, Epicuro abbatte ciò che lo stoicismo

aveva lasciato come ultima consolazione al saggio,

la famiglia, che pur rientra nello spirito di un moderato

individualismo.

Malgrado la convergenza finale dell'epicureismo

verso l'indirizzo stoico, pure quanta differenza di

forza e di nobiltà separa l'uno e l'altro! L'assenteismo

dello stoico dalla vita ha ancora il valore di

una partecipazione: egli si sottrae a un dramma,

ma per crearne un altro, nell'intimo della sua co-

scienza. Nell'assenteismo dell'epicureo invece si sente

tutta la passività e l'indifferenza del suo atteggia-

mento: egli guarda l'affermarsi degli altri, lo sforzo

ansioso del mondo per vivere, pago che tutto ciò

non turbi la serenità del suo spirito, anzi lieto di

essere immune dal dolore e dal lavoro degli altri.

Come dice Lucrezio nei notissimi versi:

Soave mari magno, turbantibus aequora ventis

E terra magnimi alteriti* spedare laborem.

Non quia vexari quemquam est iucunda voluptas,

Sed quibus ipse malis careo, quia cernere suave est.

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