La filosofia greca

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La filosofia greca

136 LA FILOSOFIA GRECA

Ecco i nuovi spettatori della vita, ma quanto di-

versi dagli antichi! Un Platone, un Aristotile, nel

riporre il sommo fine della sapienza nella contem-

plazione, sentivano con ciò di partecipare alla divi-

ni:;'! dell'universo, sentivano nella visione il trasu-

manarsi dello spirito in Dio. E la visione pertanto

non era indifferenza, ma slancio dell'anima, commozione,

entusiasmo, era l'imperfetta adeguazione

della creatura al creatore, e come una grande no-

stalgia dell'azione. In questi decadenti, invece, la

vita è spettacolo a un vano e ozioso egoismo; l'azione

e svalutata e degradata: meglio il vederla fare che

il t'atia, ceco il monito di questa infingarda saggezza.

Non è l'estrema abdicazione di ogni forza e dignità

dello spirito?

E il tema del piacere, dopo le vive e armoniche

variazioni del periodo classico, si chiude con un

motivo di stanchezza e di nausea. Non più la ricca,

positiva esplicazione delle facoltà e degl'impulsi del-

l'anima, non più il sennato contemperamento delle

passioni che persuadeva a Socrate l'ora gioconda

del Coltrilo; ma l'amarezza ch'è in fondo al piacere

goduto, il timore dell'amarezza ch'è nel pensiero

del piacere da godere, la delusione che consiglia la

rinunzia. La riflessione non è più la forza di questo

piacere, non è, come per l'antico, la sua legittima-

zione di fronte alla realtà razionale; ma è la stessa

amarezza del piacere, è il pensiero della sua vanità.

11 socratismo sta nella filosofìa epicurea non come

forza viva, ma quasi come un castigo, come la pena

di Tantalo.

L'epicureismo è, in fondo, una filosofia triste e

pessimistica. Gli epicurei, uomini senza Dio, senza

patria, senza famiglia, non sono dei gaudenti, non

sono, nella stessa valutazione degli antichi, gii espo-

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