La filosofia greca

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La filosofia greca

Vili. GLI EPICUREI 137

nenti di una umanità felice. Essi non realizzano

quella felicità che si proponevano di realizzare, e

neppure riescono a dare, come gli stoici, un signi-

ficato di nobiltà e di decoro alla loro rinunzia. In

essa infatti non sta la loro forza, ma la crisi finale

della loro impotenza. Resta, al di là della rinunzia,

il desiderio vano di quello a cui son costretti a ri-

nunziare. Vorremo noi chiamare virtuosa questa

condotta? anzi, è la contraffazione della virtù, che

coincide con la virtù nel risultato apparente, e profondamente

ne discorda nel suo motivo.

Contro gli epicurei insorse, con parole di disprezzo

e di biasimo, il pensiero dell'antichità, da Cicerone

a Plutarco. Seneca, che pur molta stima professa

per Epicuro, non si astiene tuttavia dal dire, in uno

slancio di sincerità: non de ea philosophia loquor,

quae civem extra patriam posuit, extra mundum deoa,

quae virtutem donavit

1

voluptdtì ).

( E così dicendo

compendia, in pochi e vivi tratti, tutto l'epicureismo.

(1) Sen\, Ep., 90, 35.

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