La filosofia greca

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La filosofia greca

142 LA FILOSOFÌA greca

scrisse in confutazione di ciascuna

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un'antitesi ( ).

Nulla riconobbe come vero, né dei sentiti, né dei

pensati; fluida (Qsvoxr\\) chiamò la sostanza delle cose,

mutevole e mai identica a sé (-) Donde, la conseguenza

eraclitea, che noi conosciamo soltanto come

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le cose appaiono e mai come sono ( ). Mova 8è xà redOtj

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Yivvtóoxo|x8v ( ): noi non siamo in contatto che coi nostri

stati soggettivi, senza rapporto con la realtà in sé.

Questo estremo soggettivismo si ritorce sopra se

medesimo: poiché il soggetto non può uscire dai

proprii confini, il solo atteggiamento mentale che gli

sia consono è l'éniQX'n, la sospensione del giudizio.

Al contrario, gli ripugna il criterio positivo dell'as-

senso ammesso dagli stoici; infatti, se non y'è altra

fonte di conoscenza che il senso, e tra due sensazioni

opposte non v'è nulla che decida (e chi mai deci-

derebbe: il senso stesso?), il criterio della ovyKaxdQeai^

esorbita dall'uso legittimo dei mezzi conoscitivi di

cui l'uomo dispone. E pertanto alla v.o.xd'kr^ic, gli

scettici contrappongono l'àxataA-TJijjia, l'incomprensi-

bilità delle cose, la quale implica, nel soggetto, la

sospensione del giudizio, VèizoyJ]. Che, se poi al cri-

terio degli stoici si vuol dare un valore sopraor-

dinato alla certezza dei sensi, e cioè un valore ra-

zionale e mentale, si ripresenta sotto un aspetto

nuovo la stessa incongruenza già osservata: qual è

mai il terzo che decide tra i sensi e la ragione?

Epperò, Timone irride l'idea di coloro che pretendono

ammettere l'autorità dei sensi col beneplacito

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del pensiero ( ).

(1) Epiphan., Adr. haeres., ni, 18, p. 591 D.

(2) Hippol., Pkilosophumenon, 23, 1-?, p. 572 D.

(!) DlOG., IX, 104.

(4) Ibid., ix, 103.

(5) Ibid.. ìx, 114.

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