La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 11

Platone avea ancora innanzi a sé i sofisti, e gì' incombeva

il compito di trarre la verità dalle opinioni,

epurarla dagli errori, e perciò dialettizzare i con-

trari, per crear la scienza.

Una volta compiuto quel grande lavoro e debellata

la sofistica, il compito della filosofia è diverso: svol-

gere la verità con le sue stesse forze, in una sfera

più alta di quella in cui vero e falso lottano nelle

opinioni degli uomini, in una sfera appartata, dove

non entra se non chi è iniziato alla scienza, e da

cui non parte nessuna luce per illuminare quelli

che si affannano nelle più basse regioni, tra gl'in-

terminabili conflitti del pensiero comune. La verità,

che con Socrate era discesa dal cielo sulla terra,

ritorna nell'empireo; essa non emerge più dalle

laboriose dispute della piazza, ma è conquista di

coloro che s'iniziano alla scienza e ne seguono la

dura disciplina. Ritorna la distinzione dell'esoterico

e dell'essoterico, già nella stessa composizione degli

scritti aristotelici ('). Ma la distinzione non ha più

lo stesso significato che nell'antico pitagorismo; non

è più l'esoterismo del rito, nella formula, bensì dilla

scienza; una differenza equivalente a quella che, nel

rispetto politico, intercede tra l'aristocrazia natura-

listica di casta e l'aristocrazia libera degl'ingegni.

2. La logica. — La logica c'introduce nel sistema

aristotelico. Essa è svolta nei seguenti scritti: Kate-

yoQiai o predicamene dei giudizi ; HeQÌ éQ\i^veiaq, sul-

l' interpretazione; 'AvaAimxà noóxeQa, sulla proposi-

(1) Questi si distinguevano in èlwxeQivtà e in àxQoaxixà : « è^coxegu'.à

dicebantur, qmip ad relhorìcas rm>ditaliones facultatemque argutiarum

ciciliumque rerum notitiam conducebanl; ày.goaxixà aulem vocabantur

in quibus phiiosopliia remotior subtiliorque agitabalur». Gellios, A". A.,

xx, 5.

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