La filosofia greca

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La filosofia greca

148 LA FILOSOFIA GRECA

Gli stoici avevano fuso insieme Dio e il mondo,

nel loro panteismo fisico; anche più strettamente

Dio e l'uomo, nell'etica, adeguando la virtù umana

a quella divina. Contro queste assunzioni, Cameade

volge tutto l'acume della sua critica, che fruttifi-

cherà più al teismo mistico dell'età seguente che

non allo scetticismo ateo dei contemporanei. Che

cosa è quella divinità degli stoici, insieme corporea,

vivente, eterna, razionale? Ciò ch'è vivente, dice

Cameade, non può essere eterno, e tanto meno ciò

ch'è corporeo. Inoltre, se si pone Dio come vivente,

bisognerà attribuirgli anche la sensibilità e tutte le

passioni degli esseri organici. Ma neppure la ragione

o la virtù può essergli assegnata: quella, perchè

serve a concludere dal noto all' ignoto, mentre a Dio

nulla è ignoto; questa perchè appartiene solo agli

esseri imperfetti e giova a correggere e vincere la

loro imperfezione; ciò che non può dirsi

1

di Dio ( ).

Siffatte critiche non hanno nulla di ateistico; esse

anzi preparano la nuova teologia mistica, che pre-

dica della divinità soltanto determinazioni negative,

e ne fa un'essenza inconcepibile e inesprimibile, a

cui non si può adeguare che il rapimento dell'estasi.

In Cameade manca certamente questo momento po-

sitivo della negazione, come manca in generale a

tutti gli scettici; ma non sono perciò meno impor-

tanti le loro critiche contro la comune teologia, che

nel prossimo periodo di fervore religioso saranno

il tramite di una nuova e più alta intuizione teistica.

3. L'eclettismo. — Come acutamente nota lo Zel-

ici 1

il , né- né- degli scettici, in quanto esprime l'equi-

(1) Cic, de nat. deor., in, 12, 29; 13, 32; 15, 38. Sext., Math., ìx,

segg.

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