La filosofia greca

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La filosofia greca

IX. SCETTICISMO ED ECLETTISMO 153

condo potò affermare Cicerone che, salvo poche mutazioni,

egli era germanìssimus stoicus (»). Tuttavia

questa affinila esiste molto più con la media che non

con l'antica Stoa.

Filone tessalo si rifugiò a Roma durante la guerra

mitridatica, e vi godè grande considerazione. Da Ar-

eesilao e da Cameade egli attinse il motivo scettico

della sua dottrina, e, contro il suo scolaro Antioco,

che gli rimproverò d'aver deviato dall'indirizzo pla-

tonico, sostenne che la scepsi non negava già. la co-

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noscenza platonica delle cose in sé ( ), ma solo il

criterio degli stoici. E in effetti, egli si limita a ri-

pristinare le vecchie critiche degli accademici alla

fantasia catalettica dello stoicismo (?). Ma da Carneade

si discosta nella concezione del criterio posi-

tivo della verità, che per lui non è la verosimiglianza,

ma l'evidenza.

Più grande è ancora il distacco dallo scetticismo

in Antioco, che pure ne fu per un certo tempo fau-

tore, ma se ne ricredè, volendo ritornare a Platone.

Tuttavia, se egli si dimostra abile nel combattere le

degenerazioni del platonismo, e particolarmente il

concetto accademico della verosimiglianza — il quale

presuppone quello della verità che vorrebbe sostituire

— ; non ha poi tanta forza speculativa da poter

penetrare nello spirito della filosofia platonica, e rie-

sce a un eclettismo che riassume in sé i motivi di

diverse filosofie. Così nell'etica, egli viene a un compromesso

di motivi stoici con motivi platonici e pe-

ripatetici : accoglie il concetto zenoniano della virtù,

ma nega l'eguaglianza di tutti i peccati e restrema

(1) Cic, Ac Pr., li, 33.

(2) Cic, Acad.. li. 4. 12.

(3) Sext., ibid.; Cic, Acad. Pr., n, ù.

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