La filosofia greca

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La filosofia greca

IX. SCETTICISMO ED ECLETTISMO 157

Panezio e Posidonio, li attrasse a soddisfare alle loro

modeste esigenze mentali. L'eclettismo era quella

vernice di cultura filosofica che meglio si confaceva

ad uomini nuovi agli studi, pei quali teatro della

filosofia era la Grecia e non il proprio spirito. Epperò

fu tanto più ad essi gradito il vedere come

nell'eclettismo convergeva con la Stoa la scuola peripatetica,

e principalmente la più recente Accade-

mia, con Filone ed Antioco. Il miscuglio dei vari

temi speculativi non era così neppure un lavoro da

compiere, ma un lavoro già compiuto e approntato.

Non occorreva che tradurre in latino, e questo com-

pito fu assunto da Cicerone negli ultimi anni della

sua vita.

Con rara modestia egli riconosce questa sua attribuzione

di traduttore. 11 suo intento non è che il-

lustrare literis latinis l'antica filosofia iniziata da

Socrate 0): quel che v'è di più nel latino illustrare,

rispetto all'italiano tradurre, non è che il contributo

della verbosa facondia ciceroniana.

Un simile compito non poteva essere condotto a

termine che con un criterio filosofico di egual por-

tata, senza pretesa di rigore scientifico; ed all'uopo

benignamente soccorreva il criterio logico degli ac-

cademici: la verosimiglianza, che nell'amplificazione

ciceroniana si esprime come: quod aut verum sit aut

ad id quod proxima accedat.

Ma la verosimiglianza ha per Cicerone una por-

tata ben diversa che per Cameade. Quest'ultimo se

ne serviva come di un'arma contro i dominatici, e,

criticando la loro pretesa di conquistare la piena

oggettività del vero, dava alla scienza il compito più

modesto di connettere empiricamente i dati della

(1) Ac. Post., i, 2.

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