La filosofia greca

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La filosofia greca

IX. SCETTICISMO ED ECLETTISMO 159

inenti, dà la sua impronta nella determinazione del

destino finale dell' nomo, inteso, non più secondo la

dottrina degli stoici, ma secondo quella di Platone.

Contro il solo atomismo però egli insorge con

una insospettata violenza: nulla gli ripugna quanto

la concezione di un mondo privo di fini, dove il

cieco caso è legge regolatrice e formatrice di tutto.

Può forse un'arbitraria connessione delle lettere del-

l'alfabeto darci il poema di Ennio? ('): così il suo

buon senso si fa ragione dell'assurdo atomistico, e

gli suggerisce una mordace ironia su quella decli-

nazione degli atomi con la quale Epicuro credeva

di poter sfuggire alle conseguenze deterministiche

del proprio sistema.

L'uomo egli concepisce bipartito in anima e corpo;

e l'anima a sua volta distinta in una parte irrazio-

nale, che comprende la funzione vegetativa e la sen-

sitiva, e in una parte razionale che comprende l'at-

tività intellettuale, nelle sue forme discorsive e

intuitive e nelle

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sue determinazioni pratiche (

). Ma,

mentre l'anima irrazionale è più aderente al corpo,

con cui divide l'origine e il destino, l'anima razio-

nale si contrappone a entrambi, come una diversa

sostanza, non terrena, ma infuna nel corpo dall'alto,

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per dono divino ( ). E da questa sua natura immateriale

ed origine divina vien dedotta la sua eter-

nità, coi noti argomenti del platonismo. Infine, si

legittima così anche l'esistenza, nell'anima, di idee

innate, in cui si amalgamano insieme il concetto

della reminiscenza platonica e le nozioni comuni

degli stoici.

(1) De nat. deor., n, 37.

(2) Tmsc, i, 24, 56; i, 20, 46; n, 21, 47 e passim.

(3) De fin., v, 21, 60; Tusc, i, 27, 66; Leg., I, 8, 24.

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