La filosofia greca

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La filosofia greca

IX. SCETTICISMO BD ECLETTISMO 165

all'anima, ma che non è veramente l'anima. E il

disprezzo del corpo che per Platone era saggezza,

per Seneca diviene

(

libertà ( ).

Una nuova deviazione dall'antico stoicismo si

osserva nella concezione di Dio. Seneca spiritualizza

il Dio stoico, che era troppo aderente alla materia;

quindi il suo immanentismo acquista, a volte, un

rilievo diverso dalla teologia panteistica dei modelli

greci e sembra anticipare laminosamente alcune intuizioni

cristiane. Così, la divinità è intesa come

presente alla vita umana, arbitra dei nostri destini,

osservatrice delle nostre vicende, arbitra della nostra

moralità (-'). Nessuno è buono senza Dio; ecco una

dipendenza, che formerà il centro dell'etica cristiana.

Eppure, con queste massime, altre ne coesistono

d'intonazione diametralmente opposta, che tendono

a ridurre a una vana testimonianza la presenza del

divino nell'uomo e ad assicurare al saggio una per-

fetta autonomia e una sufficienza orgogliosa a se

medesimo. Lo stoicismo è ancora la solida terra su

cui si riposa il pensiero di Seneca, quando non

regge più allo slancio mistico.

Le lettere di Seneca formano la parte più impor-

tante della sua vasta opera. Gli altri scritti morali

gravitano intorno ai concetti ivi formulati. Così il

De Ira svolge il motivo stoico della negazione del

itdOo;; il De Consolatione, scritto durante l'esilio del

filosofo in Corsica, enuncia l'indifferenza del saggio

di fronte alle contingenze esteriori; il De Providentia

agita l'antitesi della provvidenza e del fato; il De

Clementia tenta di salvare questa virtù, col separarla

(1) Ep., 65, 22.

(3) Ep., 41, ep., 87.

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