La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 13

dall'altro, e l'uno non fa che riprodurre l'altro. Qui,

come si vede, non siamo fuori dal platonismo, cioè

dalla concezione per cui il pensiero riproduce la

realtà, ma non è esso stesso la realtà.

Il sillogismo rappresenta, rispetto alla proposi-

zione, una più alta istanza mentale. Mentre infatti

la proposizione è una congiunzione immediata di due

termini, il sillogismo è una congiunzione mediata di

essi, e cioè un procedimento riflesso del pensiero, che

collega soggetto e predicato mercè la loro conve-

nienza a un terzo termine. Esso consta pertanto di

due proposizioni aventi un termine comune, e, ciò

che più conta, della loro sintesi, che non essendo

naturalmente in nessuna delle due, è pura opera del

pensiero. Nelle due proposizioni: l'uomo è animale,

Tizio è uomo, l'ulteriore inferenza: dunque, Tizio

è animale, è lavoro riflesso della mente che, in virtù

della propria legge, ha la capacità di trarre, dai ter-

mini posti, qualcosa di diverso da essi, senza bisogno

1

per altro di alcun sussidio estraneo ( ). Questa legge

è la legge dell'identità, che, nel sillogismo, si applica

non ai termini, bensì ai loro rapporti. Nella formula

sillogistica: A è B, B è C, dunque A è C, il criterio

dell'inferenza è l'identità del rapporto AB e BC.

Quel che però sfugge al sillogismo, in quanto forma

il suo non discusso presupposto, è il criterio della

convenienza dei singoli termini tra loro: perchè A

è B? Il sillogismo dunque presuppone la verità del

giudizio, o per meglio dire, la lascia indiscussa. Per

conseguenza, l'illazione mentale che forma l'origi-

nalità del sillogizzare, è affatto sterile, in quanto la

sua sintesi comprende l'identico (i rapporti) ma si

lascia sfuggire il diverso (i termini).

(1) Anal. pr., i, 1, U b 18.

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