La filosofia greca

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La filosofia greca

IX. SCETTICISMO F.D ECLETTISMO 169

lazione, ma pronto ad accettare gli avvenimenti di

ogni ordine, come emanazioni della fonte dond'egli

stesso deriva (').

Questa subordinazione alla realtà naturale ha la

sua ragione nella divina provvidenza che regge

gli eventi, e che viene sovente magnificata da Marco

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Aurelio ( ); tuttavia non è necessario al saggio trovare

un teatro adatto alla propria azione. Se anche il

mondo fosse non già regolato e armonico, ma caotico

e confuso, l'uomo avrebbe il dovere e la potestà di

realizzare in se medesimo un mondo ordinato e orga-

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nizzato ( ). In lui infatti, e non fuori, esiste il principio

organizzatore; donde il compito di dirigere verso una

meta precisa gli atti e i sentimenti, e calcolare fin

le minime azioni, riferendole al fine supremo della

vita (*).

Qui si palesa l'influenza di Seneca. Quella di

Epitteto invece è patente nella critica delle opinioni.

Le cose in se stesse non hanno il benché minimo

contatto con l'anima nostra. Esse non hanno accesso

possibile; non possono né mutarla né muo-

verla. L'anima sola ha la potenza di modificare se

stessa e di darsi il movimento; ed in conformità

dei giudizii che essa crede di poter dare, si foggia

a suo 5 uso le cose esteriori ( ). Noi non siamo dunque

in contatto che con noi stessi e con le nostre opi-

nioni; la realtà non ci tocca. Di qui il precetto: sop-

primi l'idea e sopprimerai anche il fatto corrispon-

dente. Se sei ferito, sopprimi l'Io sono ferito, e

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