La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 181

greca in sedi lontane dai centri originarii, la tradi-

zione puramente ellenica si contamina di motivi

estranei, attinti alle storie dei popoli nei quali si è

propagata, e che la trasformano e l'arricchiscono va-

riamente, a seconda della varia reattività originale

del loro spirito. Persiani, Sirii, Caldei, Giudei, Egi-

ziani, popoli aventi una propria civiltà gloriosa, ac-

colgono l'ellenismo nel pantheon della loro storia

secolare, e lo assorbono o ne sono assorbiti, secondo

la forza della individualità nazionale di ciascuno.

Ila rutti insieme importano un elemento nuovo nella

civiltà greca: quello spirito contemplativo, estatico,

sfrenatamente mistico, che forma l'aspetto predomi-

nante della mentalità orientale, per cui si distingue

nettamente dalla greca.

Il terreno dove più facilmente potevano incon-

trarsi le due mentalità era certamente il terreno reli-

gioso, su cui quasi tutto il pensiero orientale s'era da

secoli fermato. E quivi molto avevano da apprendere

i Greci: essi possedevano una religioni/ popolare,

frutto d'ingenue e artistiche intuizioni, insufficiente

alle più alte esigenze del loro pensiero, che, allorquando

aveva affrontato il problema religioso, avea

dovuto sfrondare tutta l'inutile selva di miti e di

favole, e s'era fermato all'intuizione di un Dio unico,

immobile, sul limitare del mondo conoscibile, e della

stessa conoscenza filosofica, che ne abbozzava appena

le prime mal certe linee. Quanto più ricche invece

le esperienze religiose degli orientali, coi loro sistemi

. emanatistici, con le imponenti processioni di divinità,

con le serie immaginose di potenze sovrumane, mediatrici

tra l'uomo e Dio. Queste esperienze conden-

savano in una unità superiore la mitologia e la teolo-

gia, che presso i Greci erano in dissidio; esse rivelavano

una fonte più profonda di conoscenza, ignota ai

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