La filosofia greca

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La filosofia greca

182 LA FILOSOFIA GRECA

Greci, che, rinchiusi nel loro stretto intellettuali-

smo, avevano appena sfiorato il problema della di-

vinità, relegandolo, già con Platone, ai confini del-

l'ignoto.

Tuttavia ilpensiero greco aveva in quel tempo

rinnegato il suo ristretto, e pur tanto glorioso intel-

lettualismo, ed era ancora in grado di ricomprare

la sua libertà di fronte al problema di Dio. Lo scet-

ticismo, preparato dalle dottrine stoiche ed epicuree,

aveva dichiarate vane tutte le pretese di una cono-

scenza razionale della realtà; e gli stessi platonici

ripetevano che Dio solo è saggio e cbe la ragione

umana è impotente a conquistare il Dio ineffabile,

che vive oltre e fuori la sfera dell'intelletto. Non

poteva allora questo motivo scettico contenere in-

sieme una doppia istanza, negativa verso l'antica

scienza intellettualistica, positiva verso una forma

nuova di sapere, oltre l'intelletto, adeguata all'og-

getto ultra-intelligibile e divino? Questa speranza

rampollava immediatamente dalla disperazione scet-

tica e dal bisogno religioso, più che mai vivo negli

animi, in quel periodo delia storia che diede al mondo

la più alta delle religioni.

D'altra parte, con lo svalutarsi delle facoltà del-

l' intelletto umano, e con l'elevarsi, per conseguenza,

dell'idea divina ad altezze sempre più inaccessibili,

lo stesso bisogno religioso rendeva necessario uno

spontaneo e volontario manifestarsi di Dio agli uo-

mini, una volta che questi non erano in grado di

giungere con le proprie forze fino a lui.

Per vie opposte, gli sforzi del pensiero convergevano

nello stesso centro: ultrarazionale era la conoscenza

di Dio postulata dall'esasperazione scettica

del pensiero; ultrarazionale la manifestazione spon-

tanea del divino: così l'uomo e Dio, separati dalla

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