La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 183

ragione, si ricongiungevano nel dominio d'un'esperienza

superiore, che nella storia è designata con

l'appellativo di mistica. Quivi si ricomponevano in

una nuova apparente immediatezza — in realtà mediata

da tutta la negazione scettica del pensiero —

la religione popolare e la teologia ; quivi le ricche

esperienze del misticismo orientale confluivano con

tutta la loro smagliante esuberanza di forme.

Bisogna tuttavia riconoscere, che se il pensiero

greco in questo periodo ha assimilato molti elementi

della mentalità orientale, non ha perduto, (tranne in

alcuni casi, come nel giudaismo alessandrino), la

propria autonomia e la coscienza del valore sopra-

ordinato della propria tradizione nazionale. Il neo-

platonismo, tanto alessandrino che siriaco che ate-

niese, è sempre formalmente greco, e trae dalla

mentalità greca la forma della propria riflessione

storica. Finché la sua autonomia non è minacciata,

esso accoglie in sé tutto quello che nel pensiero del-

l'oriente gli appare vitale e importante; ma resiste

alla corrente orientale con tutte le sue forze, quando

questa minaccia di travolgerlo. Così il giudaismo, che

aveva potuto mirabilmente accoppiarsi con l'ellenismo

nell'opera di una delle scuole di Alessandria,

non appena diviene, nella veste cristiana, un peri-

colo immediato per la civiltà ellenica, è assalito dalle

critiche più fiere dei platonici.

L'urto della mentalità cristiana e di quella ellenica

è uno degli episodi più stupendi della storia del pen-

siero. Ricco di tradizioni storiche secolari, e per la

sua stessa tendenza proclive al tradizionalismo, l'el-

lenismo dapprima non vede nel suo avversario — l'ul-

timo arrivato sulla scena della vita — un pericolo

diretto: e, conforme all'indirizzo della propria men-

talità, crede che il cristianesimo si legittimi solo in

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