La filosofia greca

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La filosofia greca

184 LA FILOSOFIA GRECA

virtù della sua storia passata, della sua tradizione

giudaica. E pertanto lo combatte nelle sue fonti,

iniziando quella critica razionalistica della Bibbia,

che sarà poi il modello di tutte le critiche venture

dell'ateismo e del deismo.

Ma il valore originale, incommensurabile rispetto

alle fonti, del Cristianesimo, si rivela nella sua at-

tualità prammatica, che trasvaluta le fonti e le con-

verte in momenti di azioni e di vita. Né allora, né

poi mai il Cristianesimo è stato in alcun modo scosso

dalla rivelazione delle assurdità della Bibbia.

L'ellenismo intuisce questo valore prammatico, e,

trasformando il carattere della sua opposizione, tra-

sforma se medesimo. Esso si converte in una reli-

gione; i suoi filosofi in preti, i suoi eruditi in apo-

logisti. E una necessità ineluttabile dell'azione questa

mimesi, per cui gli avversari assumono un'identica

fìsonomia e si portano sul medesimo piano; senza di

che non possono incontrarsi. Tuttavia una certa stra-

nezza in questa mimesi risalta, se si consideri quanto

fosse aliena dall'azione la mentalità ellenica. Dalle

forme classiche dell'intellettualismo, all'estremo mi-

sticismo (che non è altro se non intellettualismo esa-

sperato), essa si era svolta lungo la stessa via: e

quand'anche con Aristotile era giunta a concepire

il valore dell'azione, aveva subito convertito quel-

l'azione in una contemplazione (OeojQia ti?) Ora, nella

lotta col Cristianesimo, non si trattava più di pensar

l'azione, ma di compirla: si trattava di contrapporre

religione a religione, in una sfera prammatica, ac-

cessibile a tutte le coscienze. Il Cristianesimo, nato

come azione, avea saputo, tra le superstizioni po-

polari e le più astruse sottigliezze teologiche della

gnosi orientale, creare quella medletas necessaria ad

una vasta azione, che poteva trovar proseliti nella

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