La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 185

plebe come nei teologi; l'ellenismo invece, sorto dall'erudizione,

imbevuto di misticismo, non conobbe

le astuzie della ragion pratica, e pose in vita una

religione astratta, ricca di un simbolismo arcano e

di una teologia complicata; una religione senza au-

torità, senza leggi, senza dommi, che doveva ine-

vitabilmente soccombere nel conflitto.

Tuttavia, l'aver per un istante vivificato il Pan-

theon che il sincretismo religioso di Roma imperiale

aveva innalzato, l'aver fatto ancora una volta rivi-

vere, pur con mutate sembianze, gli antichi Iddìi

della Grecia classica, insieme con quelli del mondo

orientale, forma il pregio imperituro dell'ellenismo,

ed eleva il significato di quel sogno generoso di un

nucleo di eruditi, che vissuti tra le auree tradizioni

elleniche, ridavano alla madre patria quella vita che

ne avevano attinta.

2. Sincretismo religioso. — Il periodo ultimo

della filosofia greca è caratterizzato da un'alleanza

superiore delle dottrine precedenti, sotto un comune

impulso religioso, che le vivifica e le rinnova. L'avviamento

a questa alleanza si preannunziava già

nelle scuole eclettiche e scettiche, tendenti a riunire

in una stessa approvazione o riprovazione i frutti

della scienza del passato. Ma il segno nettamente

distintivo del nuovo sincretismo è dato da un senso

profondo di religiosità che rianima le morte raccolte

e ne subordina gli elementi al piano di un'unica e progressiva

rivelazione divina; mentre prima, il legame

che le teneva unite non era che un superficiale inte-

resse letterario nell'ambito dell'eclettismo, o un'in-

transigente opposizione, in quello dello scetticismo.

La filosofia di Platone, di Aristotile, degli stoici,

forma il principale contenuto speculativo di queste

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