La filosofia greca

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La filosofia greca

192 LA FILOSOFIA GRECA

pitagorismo è Apollonio di Tiana, del 1° secolo d. C,

almeno come ce lo ritrae, due secoli più tardi, Filostrato,

con la convinzione e l'entusiasmo di un

evangelista. Al 2° secolo appartengono Moderato e

Nicomaco.

La tendenza a santificare i maestri della scuola,

a vedere in essi il tipo ideale di una vita più vicina

a quella degli dèi che a quella degli uomini, ha la

sua ragione storica già nella tendenza dello stoicismo

e dell'epicureismo a idealizzare la natura umana, a

foggiare tipi esemplari di condotta virtuosa e saggia.

Ma elevandosi il moralismo degli stoici a religione,

l'ideale del saggio si eleva parimenti all'ideale del

santo; la virtù umana, che prima era la più alta

aspirazione della coscienza, vien degradata da fine

a mezzo; il vero fine dell'umanità è oltre la natura

umana, è la sublimazione dell'uomo in Dio, la sua

identificazione col divino.

L'antico concetto pitagorico della purificazione

riceve così nel neo-pitagorismo un significato nuovo,

conforme al preponderante interesse religioso dei

tempi; esso acquista il valore d'un mezzo per cui

l'uomo si libera dalla sua natura mondana ed è in

grado di porsi in contatto col divino. A questo punto

le virtù purificative o etiche cedono il posto alle

virtù superiori o teoretiche, per chiamarle nel lin-

guaggio aristotelico, che frequentemente ricorre nei

pitagorici: per mezzo di esse l'uomo si affisa in Dio

e s'immedesima con lui.

Questa trasvti lutazione, così del concetto pitago-

rico della catarsi, come della partizione aristotelica

delle virtù etiche e teoretiche, non è ancora com-

piuta ed esplicata nel neo-pitagorismo; l'urgenza del

problema religioso la renderà tale soltanto nella filo-

sofia neo-platonica.

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