La filosofia greca

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La filosofia greca

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lismo, contratto nell'opposizione della monade e della

diade, si sparpaglia in una distinzione di quattro

principii: l'uno o Dio, le idee o i numeri, l'anima

del mondo, la materia o la diade.

Ma il pitagorismo, depositario ed interprete dell'antica

misteriosotìa, ha anche importanza come

tramite di un potente influsso delle religioni orien-

tali sulla filosofia ellenistica. Con le sue dottrine d'ori-

gine orfica dell'anima-deinone, della trasmigrazione,

del peccato originale, delie metamorfosi divine, già

accreditate da una tradizione più volte centenaria,

esso agevola l'assimilazione dell'immaginoso e mistico

contenuto teologico dell'oriente, in un tempo

in cui l'unificazione politica del mondo, sotto l'im-

pero romano, pone la civiltà occidentale in più immediato

contatto con quella orientale. Così, le fan-

tastiche costruzioni della demonologia trovano il

loro presidio nella credenza diffusa in un mondo di

spiriti; e insieme vien suscitata la coscienza di po-

tenze soprannaturali fatte per dominare la natura.

Mentre il fatalismo stoico, ancora diffuso, mantiene

in onore l'astrologia, che subordina il destino umano

al corso invariabile degli astri, il soprannaturalismo

dei pitagorici ripone in vita la magia, l'arte cioè

di mutare, con l'aiuto di forze superiori, il corso

della natura. A Pitagora si attribuisce di aver ap-

preso quest'arte a Babilonia e di averla praticata

con successo. La magia poi, a sua volta, non è che

una veste pseudo-scientifica, con cui si legittima la

credenza popolare nei miracoli, i quali hanno un

posto importante nelle Vite di Pitagora e di Apol-

lonio, scritte sotto l'ispirazione neo-pitagorica e neo-

platonica.

L'animismo in basso, cioè nel punto in cui il

sopramondo s'innesta nel mondo; il misticismo in

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