La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 19f>

alto, nell'intuizione di un'unità ineffabile e divina

che trascende le categorie dell'intelletto; infine l'intuizione

dualistica dei principii delle cose, compen-

diata nell'opposizione della monade e della diade:

son questi gli elementi della speculazione neo-pita-

gorica che hanno esercitato un'influenza notevole

sulla filosofia posteriore, pagana e cristiana.

4. Il platonismo religioso. — L'autonomia delle

singole scuole non esiste, in questo periodo, più che

nel nome; la tendenza generale del pensiero è di

cancellare le antiche divergenze dei singoli indirizzi,

in un eclettismo, la cui forza vitale è data dallo spi-

rito religioso, che vince con la sua identità sopraor-

dinata quelle differenze. Pitagora, Platone, Aristotile

si conciliano tra loro in un interesse più che umano,

non come pensatori, ma quasi come profeti, in ciascuno

dei quali ha parlato lo spirito divino. Sta qui

il carattere differenziale di questo eclettismo e del

sincretismo nella maniera di un Potamone.

Già nella dottrina neo- pitagorica noi abbiamo no-

tato un contenuto prevalentemente platonico. Non si

tratta di una infiltrazione involontaria di elementi

diversi dal pitagorismo ; ma di una sintesi coscientemente

voluta. Moderato di Cadige intendeva appunto

conciliare il platonismo con la filosofia pitagorica.

La stessa tendenza si osserva nei platonici, che

iniziano il tentativo — il quale non sarà poi più in-

termesso nel corso di secoli — di conciliare la filo-

sofia di Platone con quella di Aristotile, dando però

alla seconda un valore subordinato rispetto alla

prima. Questo programma viene, come si è detto,

agevolato dalla sempre crescente decadenza della

scuola peripatetica, che lascia irrimediabilmente di-

sperdere lo spirito animatore della filosofia dello

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