La filosofia greca

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La filosofia greca

16 LA FILOSOFIA GRECA

cipio indimostrabile, che si definisce soltanto. Fi-

nito è il termine maggiore, perchè è l'universale,

la sostanza, che non è indefinita, in quanto si defi-

nisce. Finito è altresì il medio nelle premesse affer-

mative (*).

L'universale inoltre è meglio di ogni altro affer-

mativo, perchè la dimostrazione è per cause, e l'uni-

versale è causa. Infine la dimostrazione universale

si percepisce con l'intelletto, mentre quella partico-

lare col

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senso ( ).

La dimostrazione affermativa, che ha luogo nel

sillogismo della prima figura, è migliore della nega-

tiva; infatti la negazione non si fa nota che per

mezzo dell'affermazione, la quale è prior et notior:

la sua precedenza nel campo del sapere riproduce

la precedenza dell'essere sul non essere nel campo

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della realtà ( ). Una ulteriore conseguenza di questo

principio è la preferenza accordata da Aristotile alla

dimostrazione diretta di fronte a quella che procede

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per assurdo ( ).

L'organismo sillogistico riproduce l'ordine essen-

ziale della realtà, cioè la gerarchia dell'essenza e il

procedimento della natura dal suo principio, in senso

inverso all'ordine psicologico che in noi segue l'acqui-

sizione delle conoscenze. Per noi, in effetti, la co-

noscenza dei principii è l'ultima delle acquisizioni;

ciò che Aristotile dimostra, abbozzando nel 2° libro

degli Analytlca Post., una fenomenologia dello spirito,

che muove dall'immediatezza sensibile, comune

a tutti gli animali, e segue le ulteriori trasformazioni

(1) Anal. post., I, 22, 84 a 25.

(2) Ibid., i, 24, 85 b 26 — 86 a 30.

(3) Ibid., I, 25, 86 b 34.

(4) Ibid., i, 26, 87 a 27.

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