La filosofia greca

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La filosofia greca

196 LA FILOSOFIA GRECA

Stagirita. Fino al 2° secolo d. C, non si ricordano

che figure mediocri di cementatori, come Aspasio,

Adrasto, Aristocle.

Soltanto al termine del secolo ci si palesa una

personalità di maggior rilievo: Alessandro di Afro-

disia, che, durante l'impero di Severo e di Cara-

calla, occupò, in Atene, una delle quattro cattedre

che gl'imperatori Antonino e Marco Aurelio avevano

creato per impartire l'insegnamento dei quattro si-

stemi principali dell'età classica: platonismo, aristo-

telismo, stoicismo ed epicureismo.

Ma anche Alessandro di Afrodisia s'impose al riconoscimento

dei contemporanei, fino al punto di es-

sere chiamato il secondo Aristotile, piuttosto per la

sua superiorità di fronte agli altri peripatetici che per

l'intima penetrazione della dottrina aristotelica. Mal-

grado la sua opposizione al naturalismo e al panteismo

stoico', egli subisce senza accorgersene l'influenza di

questa filosofia, ripigliando quei temi empiristici e

naturalistici degli antichi peripatetici, Aristosseno,

Stratone, Dicearco, in cui, come s'è osservato, già

si agitavano le esigenze mentali dello stoicismo.

Tale abbassamento della filosofia di Aristotile, al

livello del naturalismo, si osserva nella logica di

Alessandro, dove la sintesi dell'universale e dell'in-

dividuale è frantumata, e l'individuo, per se preso,

acquista una realtà primaria a detrimento dell'uni-

versale, che viene attribuito all'astratta riflessione

dell'intelletto. Lo stesso può ripetersi per l'etica,

nella quale Alessandro rivendica, sì, contro il de-

terminismo stoico, il concetto della libertà del volere;

ma, poiché fa consistere questa libertà in un

movimento senza causa (ùvcuuo; nivr\ai

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