La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 205

di esigenze speculative autonome. Così la religione

d'Israele concepiva un Din supremo, dapprima le-

gato, come Padre e Figlio, al suo popolo particolare.

Ma, via via che l'idea divina si universalizzava e

si elevava a una potenza creatrice e regolatrice del-

l'universo, cominciava, a distaccarsi da essa una se-

conda potenza, destinata a presiedere a! lavoro della

creazione. Sorgeva così l'ipostasi della sapienza di-

vina, che foggia le cose pontiere, numero, mensura,

ed a cui il robusto senso della personalità, proprio

del popolo ebraico, conferisce un rilievo e una indivi-

dualità di gran momento per la storia del pensiero.

Infine, una terza nebulosa si andava distaccando

dalle due prime: a misura che Dio si elevava sul

mondo, la sua rivelazione agli uomini, che prima

era del tutto immediata, assumeva un nuovo carat-

tere di mediatezza, compiendosi per mezzo dello

spirito di Dio, che parla per bocca dei profeti.

È facile intendere come si siano potute infiltrare,

attraverso queste vene originali di pensiero, le dot-

trine greche, e il Dio del platonismo assimilarsi con

Jahve; e la Sapienza convertirsi nel Logo, assumendo

così una più precisa determinazione ipostatica; e in-

fine lo Spirito profetico, per la sua stessa efficienza

mondana assumere i caratteri della divinazione stoica.

L'intrinsecazione, nell'ambito del giudaismo, non può

tuttavia considerarsi come compiuta; tale sarà sol-

tanto quando il Cristianesimo, con le sue nuove e

decisive esperienze spirituali, attrarrà a sé, con rin-

novata forza, le due correnti speculative.

Ma già nella letteratura giudàica, in tutte le

varie raccolte dei così detti Libri sapienziali, non

sono disconoscibili gl'influssi greci. Manca tuttavia

una vera intenzionalità di rapporti, il che rende

assai malagevole determinare la misura di quegl'in-

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