La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 17

del senso, per opera della memoria, che vi si aggiunge

in taluni animali, particolarmente negli uo-

mini. Infatti dalle ripetizioni della memoria si ge-

nera l'esperienza (é^eioia); dall'universalizzazione

dei dati empirici, l'arte, e finalmente da questa

emerge la scienza con la necessità ed essenzialità

dei suoi 1

principii ( ).

Questo processo psicogenetico apre la via alla trat-

tazione, nei Topici, del sillogismo dialettico, che

conclude dal probabile, e dell'induzione, per cui si

procede dai singoli all'universale. E, conforme a

questo suo valore psicologico, l'induzione vien chiamala

uno strumento più atto a persuadere, più ri-

spondente alle esigenze del senso e più comune al

volgo; mentre il sillogismo ha una forza probatoria

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più stringente e rigorosa ( ).

Infine il De Sophistìcis elenchis chiude la serie

delle opere logiche con la trattazione degli elenchi,

sillogismi con la conclusione contradittoria. La rive-

lazione della verità non si compie che con la sco-

perta dell'errore.

La logica di Aristotile, che abbiamo qui tracciata

nelle principali linee, si dimostra, nella sua intui-

zione centrale, sostanzialmente platonica. La scienza

che in essa viene assunta a modello e criterio è la

scienza dell'universale puro, senza contatto col par-

ticolare dell'opinione e col singolare dei sensi, i quali

anzi vengono accuratamente esclusi dal suo dominio.

Il processo deduttivo o sillogistico non è che il per-

fezionamento di quella dialettica pura delle idee,

abbozzata da Platone, movente dai principii supremi

e procedente per via delle stesse specie, senza sus-

(1) Analyt. post., il, 19, 100 a 8; v. anche Metaph., i, 1, 980 a 21.

(2) Top., i, 12, 105 a 18.

G. de Ruggiero, La filosofia greca - li. 2

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