La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 213

alto. Sopra di essa, v'è la saggezza pura e inconta-

minata, la contemplazione ineffabile del divino, in

una parola, l'estasi. Essa non è una concessione ar-

bitraria di Dio : è un frutto divino che la virtù sola

può maturare. I suoi caratteri risentono potentemente

del misticismo orientale. Per virtù di essa, il saggio

è profeta : egli non trae nulla dal suo fondo, ma in

lui abita lo spirito divino, ed egli vibra senza suo

volere, come le corde di uno strumento. Lo stesso

Filone ci descrive vividamente i suoi momenti di

estasi: a volte, vuoto d'idee, egli si poneva al la-

voro, e d'un subito si sentiva riempito; i pensieri

venivano invisibilmente dall'alto e cadevano come

la neve e la semenza; invasato da un Dio, simile

ai coribanti, egli dimenticava il luogo dov'era, le

persone presenti, e se stesso, e ciò che aveva detto

1

e scritto ( ).

Con l'estasi, la negazione del finito, della materia,

del male, è compiuta; e l'uomo trasumanato si an-

nega nell'infinito da cui si origina.

6. La scuola di Alessandria. — La tradizione

giudaico ellenistica di Filone si continuava ancora

in Alessandria allorché sorse la scuola neo-platonica

ad eclissarne la gloria. Alessandria, nel tempo in

cui Ammonio Sacca iniziò il suo insegnamento, era

divenuta il vero Pantheon della sapienza universale.

Quivi fiorivano gli studi letterari e filologici; quivi

Clemente e Origene iniziavano con consapevolezza

(1) Questo passo del de Migr. Abroh. trova riscontro in un altro del

de opif. mundi, nel tinaie tuttavia, pur con la stessa analogia dello

slancio spirituale con l'ebbrezza coribantica, vien posta in rilievo una

certa razionalità del processo, inteso come uno sforzo della sostanza

sensibile per adeguarsi a quella intelligibile. (Cfr. specialmente p. iti

M. 71).

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