La filosofia greca

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La filosofia greca

220 LA FILOSOFIA GRECA

tività avulsa dagli oggetti^ ma nella realtà piena del j

tuo essere, in cui si condensa tutto il mondo. Plo-

tino ha dato per primo questa interpretazione e que- :

sto infinito valore al pensiero socratico ('); e ne ha

fatto la divisa della sua milizia speculativa. Dov'è

che il « Conosci te stesso » si realizza nella sua pie-

nezza, in quale forma di conoscenza il soggetto in-

clude senza lasciar residui tutta l'oggettività, quindi

qual è il sapere che merita veramente il nome di

filosofico: ecco il problema iniziale della sua ricerca.

Egli passa in una rapida rassegna le varie facoltà

che la psicologia gli offre, per vedere quale di esse

soddisfa a quel compito. La sensazione ha il proprio

oggetto fuori di sé; essa colpisce una semplice im-

magine, un'apparenza, che può dar luogo a un'opi-

2 nione non già ad una vera scienza ( ). L'immagina-

zione è un che di mezzo tra il senso e l'intelletto,

per cui subentra all'impressione sensibile la forma

già mediata dal ricordo; ivi la dualità sensibile, se

pur attenuata, persiste tuttavia, togliendo la possi-

bilità di una vera compenetrazione. Nel ragiona-

mento, l'anima tocca gli oggetti, ma perde se stessa;

discorrendo nell'esterno e nella pluralità, essa di-

3

mentica la propria funzione di conoscere se stessa ( ).

L'anima si conosce, conoscendo insieme le cose,

soltanto nel pensiero. V'è qui tuttavia una ulteriore

distinzione da fare, tra ragione e pensiero o intelli-

genza (vovg). Per ragione noi intendiamo un'atti-

vità essenzialmente umana, espressione adeguata del-

l'anima nostra; per intelligenza invece un'attività

il; Ennead., v, 3, 1.

E tuttavia anche della sensazione egli rivendica il carattere

attivistico, già implicito nella dottrina di Aristotile. Essa è un'èvég

yeia non un jiàBo;.

(3) Ibid., v, 3, 2.

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