La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 225

l'intelligibile. Il vero intelletto (vovq òleOivóc) pen-

sando intende se stesso, senza porre un intelligibile

fuori dell'intelligenza, perchè l'intelligibile non è

che la stessa intelligenza (*).

Questa immediata compenetrazione del pensiero e

del reale, in quanto non è lavoro discorsivo, sforzo

d'indagine e di conquista, ma si dà nella traspa-

renza luminosa di un'intuizione sempre presente a

se ed agli oggetti, e tanto più a sé quanto più agli

oggetti (-), implica una certa svalutazione dell'atti-

vità, nel momento stesso che 1 !a eleva al vertice della

speculazione. Di nessuno, dice Piotino, è laboriosa

la vita quando è vita pura; ivi infatti la vita è

sapienza, ma sapienza non apprestata da nessuna

argomentazione, perchè sempre intera e totale, nò

deficiente in nessuna parte per cui si renda necessaria

l'indagine; ma sapienza prima, non da altra pen-

3 dente, e tutt'una con l'essenza ( ). La suprema at-

tività è anche il supremo riposo: come per Aristotile,

rèvÉQYsia non è che la tranquilla e riposata contem-

plazione.

Tuttavia, malgrado questo quietismo, quale pro-

fonda e non mai superata comprensione del pensiero!

Il pensiero vede non per mezzo di altro, ma

per sé, senza uscir fuori di se medesimo. La vita è

l'atto della mente, è luce che riluce per prima a se

stessa, lucente insieme e illuminata (taxptov ò[iov xaì

i

taiproiVevov) ( ). Nessun pensatore ha mai avuto una

concezione dell'autonomia del pensiero così viva come

Plotino. Il pensiero non riposa su di altro che sopra

(1) il, 9, 1.

(2) v, 6, 1.

(9) V, 8, 4.

(*) V, 8, 8.

G. de Ruggiero, La filosofia greca a.

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