La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 19

cose. Il pensiero non ha una legge autonoma che

regga la propria attività, ma si modella passivamente

sul suo oggetto. Epperò questa logica non è l'organo

della scoperta della verità, ma l'organo della verità

in se stessa, qual'era ab aeterno, indipendentemente

dal modo come noi possiamo apprenderla. Essa non

concerne l'attività del pensiero, ma la costituzione

dell'oggetto eterno del pensiero, cioè del pensato;

non ci parla della scienza in atto, ma dello scibile,

della scienza in potenza. Questo scibile ha nel pen-

siero aristotelico un valore sopraordinato rispetto a

quella scienza in atto, come per Platone l'idea ri-

spetto alla intellezione. Lo scibile, egli

1

dice ( ), precede

la scienza; tolto lo scibile, è tolta la scienza;

ma tolta la scienza, non è tolto lo scibile, che persiste

almeno al grado di possibilità di scienza. Av-

viene qui, soggiunge, come nel rapporto del sensibile

e del senso: tolto il sensibile è tolto il senso, ma

non viceversa; solo l'esistenza del sensibile rende

possibile l'attività del sentire.

La priorità della potenza sull'atto dimostra l'a-

spetto più caratteristico dell'oggettivismo. La po-

tenza, la mera possibilità, in cui noi non riconosciamo

che una modalità soggettiva del nostro apprendimento

delle cose, è trasferita nelle cose stesse; l'om-

bra, che l'attività del sapere proietta innanzi a sé,

è anticipata allo stesso sapere, come sua condizione

essenziale. In questo concetto della scienza come

potenza, noi riconosciamo ancora un altro aspetto

dell' idea platonica, immutevole ed eterna come un

pensiero pensato una volta per tutte. Perciò la logica

aristotelica ha una struttura così compiutamente

definita , perciò essa ha potuto sfidare venti secoli di

(1) Categor., 7, 7 b 24.

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