La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 227

soggetto, che allora si conosce quando si realizza,

conoscendo e realizzando in se l'universo. Un momento

importante della scienza socratica giova qui

considerare, per meglio comprendere l'arditezza del

genio di Plotino. Socrate aveva scoperto il concetto

della definizione; Platone aveva concepita la definizione

come esplicatrice dell'essenza delle cose; ma

tanto per lui, quanto per Aristotile, l'essenza era il

puro intelligibile, la potenza e non l'atto. Nella nuova

logica dell'attività, mentale, l'antico concetto della

definizione non trovava più posto, e tuttavia Aristo-

tile lasciava coesistere nel suo pensiero l'Organo e

la Metafisica, senza intenderne il grave dissidio.

Plotino comprende l'alta esigenza di trasvalutare

nel nuovo spirito i vecchi valori logici. Egli iden-

tifica la cosa e il perchè della cosa (tò Ttgay^a xaì

tò òià ti Tcyùtóv): il perchè infatti è essenza, intesa

dinamicamente, causalmente; e l'essenza coincide

con la definizione. Donde il profondissimo e nuovo

principio: °0 yàg èaxi exaotov, 5ià toùtó éan, ciò che

ciascuno è, per ciò è ('). La ragione sta in ciò che,

svolgendosi qualunque specie, vi si ritrova il suo

perchè (òià ti). Ciò che infatti ha vana e inefficace

essenza non possiede compiutamente il suo perchè; e

inversamente. Così il pensiero possiede in se il perchè

le singole cose che in lui sono siano così: queste

infatti sono il pensiero stesso, ed hanno quindi, in-

sieme con l'esistenza, la forza della legittimazioin'

del proprio essere. Ed anche ciò che della mente

partecipa ha un'egual natura. Così nel mondo, com-

posto di molti, tutte le cose sono tra loro connesse,

ed ogni particolare, in quanto si riferisce al tutto,

(1 vi, 7, 2.

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