La filosofia greca

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La filosofia greca

228 LA FILOSOFIA GRECA

lia in ciò il suo perchè. Ivi non v'è questo e pò*

quello; ma la causa è insieme con l'effetto; e il

tutto si riferisce al singolo e il singolo al tutto. Per

cui nulla è disgiunto, e gli effetti hanno in sé le

cause, e ogni cosa è tale che ha quasi la causa senza

causa (olov dvamcog tt]v aiuav e/ w eiv) ('). In questo co-

spirare di tutte le cose tra loro, Plotino fa consistere

insieme la perfezione e l'universalità della loro es-

senza e la loro

2

bellezza ( ).

Giunti a questo punto, è lecito chiedersi se Plo-

tino abbia saputo mantenersi in una tale posizione

speculativa. So così fosse, sarebbe assai sconfortante

il pensare che diciassette secoli di vita mentale dopo

di lui non hanno nulla accresciuto e sviluppato di

quel ch'egli ha con piena coscienza veduto; appena

oggi noi osiamo parlare del pensiero coi termini di

Plotino.

Ma non si danno nella storia anticipazioni così

prodigiose. Plotino ha intuito il miracolo della mente,

ma della mente greca, della mente che non s'intende

come soggetto pienamente autonomo, persona, spi-

rito, centro assoluto del reale, ed ha fuori di sé

un'oggettività, una trascendenza inesplorata. Egli è

la coscienza di tutto l'immenso lavoro filosofico che

va da Socrate a lui: ma il lavoro della mentalità

cristiana, del pensiero moderno, non è vano; la sua

novità è irriducibile.

La grecità di Plotino sta in questo, che il magni-

fico sviluppo da lui dato al principio energetico della

metafisica d'Aristotile, trova i suoi limiti nelle linee

fondamentali dell'intuizione platonica, che sono i

limiti stessi della mentalità greca. L'unità sintetica

(1) vi, 7, s.

(8) VI, 7, 3.

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